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Full text of "Memorie della Accademia delle Scienze di Torino"

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MEMORIE 

DELLA   REALE   AGCADEMIA 

DELLE     SGIEIVZE 

DI    TORINO 


^.IIOCI-^-^'- 


MEMORIE 


OW.IA 

.        / 


llEALE    ACCADEMIA 

DELLE    SCIENZE 


DI   TORINO 


SERIE  SECONDA 


ToMO    I. 


TORINO 
DALLA    STAMPERIA    REALE 

MDCCCXXXIX. 


f^ 


SACRA  REAL   MAESTA 


SlRE_, 


]Se\  dar  principlo  ad  una  nuova  serie  di  Meniofle 
dopo  il  quarantesimo  volume  venuto  teste  alia  luce, 
la  Vostra  Accademia  delle  scienze  si  reca  a  sommo 


onoiv  ill  porla  sollo  ai  Regal!  ausplzl  freglandola 
tloir  Aii"iislo  Nome  tlella  Maesta  Vostra. 

L'allaemuiiiricenrissima  prolezione  onde  Vostra 
Maf.sia  non  ha  cessato  mai  cli  onorare  e  di  favoreg- 
oiarc  le  scienze  ed  i  cullori  di  esse ,  e  per  rAcca- 
domla  sicurisslmo  pegno  della  Sovrana  bonta  colla 
quale  Ella  si  degnera  di  accoglierne   Tomaggio. 

Noi  siamo  e  saremo  costantemenle 


Della  Maesta  Vostra 


umilissimi  servitori  e  sudditi  fedelissimi 
CLI    AcClDEiMICI. 

la  aduajaxj  di  cliisi  unite,  add!  iC  di  giugDO  dcU'aDOO  M  '  DCCC  '  XXXIX. 


V 

CLASSE  DI  SCIENZE  FISICHE  E  MATEMATICHE 


INDICE 


D 


edica pag.  iii 

Elenco  degli  Accademici  Nazionali  e  Slranieii »       vii 

Mulazionl  accadute  nel  Corpo  Accademico  dopo  la  pubblicazione 

del  precedente  volume »     xvi 

Doni  fatli  alia  Reale  Accademia  delie    Scieiize   dal    i.°  di    giugno 

1 838  sino  al  3o  di  aprile   iSSg »      six 

Nolizia  Storica  intorno  ai  lavori  della  Classe  delle  Scienze  Fisiche 

e  Matemaliche  nel  corso  dell'anno   i838,scritta  dal  Professore 

Giuseppe  Gene  ,  Segretario  Aggiunto »    xxxv 

Programiiia  di  fisica  con  assegnamento  di  premio      .     .     .      .     »       i,xi 

Id.  di  bolanica  id.  .      .      .      .      n    l.wii 

Osservazioni  Geologiche  e  Mineralogiche  sopra  i  monli  posli   tra 

la  valle  di  Aosta  e  quella  di  Susa  in  Piemonte;  del  Professore 

Angelo  SiSMONDA »  r 

De  quibusdani  Inscctls  Sardiniae  novis  aut  minus  cognitis.  Fasc.  II; 

auclore  Josepho  Gene »        /^Z 

NoUzie  intorno  a  due  fossili  trovati  nei  colli  di  Santo  Stefano  Roero; 

del  Professore  Angelo  Sismokda »       85 

Memoire  sur  sis  noiivelles  especes  de  cephalopodes  tronves  dans 

la  Mediterranee  a  Nice;  par  Jean  Baptiste  Veraky  .  .  »  91 
Memoire  sur  deux  nouvelles  especes  de  cephalopodes  trouves  dans 

rOcean;  par  J.  B.   Verany         »       gg 


/^ 


▼I 

Sulla  slniUma  c  posi/.ionc  dcgli  orgnni  dciriulilo  c  della  \lsta  nci 
principal!  gcneri  ilei  inamniiferi ;  Riflessioni  fisiologichc  del 
Medico  Carlo  Francesco  Bei.i.ingeri pag.      io3 

j;io"io    Storico    deirAccadcniico    DoUoro    Carlo    Bertero  :    sciitlo 

D  ^ 

daUAvvocalo  Collcgialo  Luigi  Coli.a »      io3 

Illustrazione  di  xui  nuovo  celaceo  fossile  proposta  dal  Medico 
Gioanni  Domenico  Bruno  ,  Applicalo  al  Museo  Zoologico  della 

R.  Universita »      i^d 

Observations  thcrmometriques  faites    a  Saint-Jean  de    Maurienne 

dc   1826  a   i838 »      iGi 

Menioire  sur  les  rapports  cntre  le  pouvoir  conducteiir  des  liquides 
pour  les  courans  electricpies  el  la  decomposition  chiniique  qu'ils 
en  eprouvent ;  par  le  Professeur  Botto  et  le  Cliev.  Avogadro  »      i  "Jq 
Studii  su  talune    variazioni    offerte   da   molluschi   fluvialili   e  ter- 

rcslri  a  conchiglia  univalve;  di  Carlo  Porro »      219 

Synopsis  Replilium  Sardiniae  indigenorum;  auctore  Josepho  Gene  »      25^ 
Primitiae  Hepalicologiae   Italicae  ,  auctore  Josepho  De  Notaris  »      287 
Memoire  sur  I'ecpiilibre  des  colonnes ,  par  M.  Pagani        .     .     »     355 
Saggio  suirapplicazionc  del  carbonc   animale  per  estrarrc  il  prin- 
cipio  amaro  del  Camepiteos ,  e    suU'azione    del   medesimo    sul 
solfalo  di  cliiniua  c  di  cinconina  ;  di  Vineenzo  Griseri  ,  Far- 
macista  in  Chieri >>     3^3 


eaog 


VII 

ELENGO 

DEGLI    ACCADEMICI    NAZIONALI 

AL    XXX    DI    APRILE    MDCCCXXX.IX.  , 


Presidente. 

Saluzzo,  Conle  Alcssandro,  Grande  di  Corona,  IMinistro  di  Stalo, 
Luogotenente  Generale,  Cavaliere  di  Gran  Croce  decorate  del  Gran  Cor- 
done  dell'Ordine  de'Ss.  Maurizio  e  Lazzaro,  Commendatore  dell'Ordine 
Imperiale  di  Leopoldo  d' Austria,  Presidente  della  Sezione  dell'Interno 
iiel  Consiglio  di  State,  Vice-Presidente  della  Regia  Depiitazione  sovra 
gli  sludii  di  Sloria  patria. 

I'ice-Presidentc. 

Rossi  J  Francesco,  Cliirurgo  delle  LL.  MM.  e  della  Reale  Faniiglia, 
Professere  emerito  di  Chirurgia  nella  Regia  Universita ,  Cliirurgo  generale 
de'  R.  Esercili,. Vice-Presidente  del  Censiglie  Superiere  Militare  di  Sanita, 
Cavaliere  dell'Ordine  dc"  Ss.  Maurizio  e  Lazzaro,  Cavaliere  e  Consigliere 
dcir  Ordiue  Civile  di  Savoia. 

Tesoriere. 

Peyron",  Abate  Amedco,  Teologo  Collegiate,  Prefessore  di  Lingue 
Oriental!  nella  Regia  Universita,  Membro  della  Regia  Deputaziene  sovra 
gli  studii  di  Storia  patria,  Cavaliere  dell'Ordine  de'Ss.  Maiu-izio  e  Laz- 
zaro ,  e  dell'Ordine  Civile  di  Savoia. 


VIM 

CLASSE  DI  SCIENZE  FISICHE  E  MATEMATICHE 


Direttore 

Rossi  Francesco ,  predetto. 

Segretario 

Carena  Giacinto,  Professore  di  Filosofia ,  Professore  straordinario 
dcgli  Studii  Fisici  nella  Regia  Accadcmia  Militare,  Segretario  Perpeluo 
della  Reale  Societa  Agraria  di  Torino,  Cavaliere  c  Consigliere  dell'Ordine 


Civile  di  Savoia. 


Segretario  aggiunto 


Geke,  Dottore  Giuseppe,  Professore  di  Zoologia,  Direttore  del  Museo 
Zoologico  della  Regia  Universita ,  Vice-Scgretario  e  Bibliolecario  della 
Reale  Societa  Agraria  di  Torino. 

Accademlci  residenti 

MiCHELOTTi  Ignazio  ,  Ispeltore  generale  nel  Corpo  Reale  degli 
Irigegneri  Civili  e  delle  Minierc  ,  Intendenle  generale ,  Direttore  dci 
Regii  canali,  Membro  della  Societa  Italiaiia  di  Scienze  residente  in 
Modena ,  e  della  Reale  Societa  Agraria  di  Torino,  Membro  del  Con- 
gresso  permanentc  d'acque  e  strade,  c  del  llcgio  Consiglio  degli  Edili, 
Decurione  della  Citta  di  Torino,  Cavaliere  doU'Ordine  de'Ss.  JIaurizio 
c  Lazzaro. 

Rossi  Francesco ,  predetto. 

BiDONE  Giorgio  ,  Professore  d'Idraulica  nella  Regia  Universita,  ^Icrnbro 
della  Reale  Societa  Agraria  di  Torino ,  Cavaliere  dell'  Ordinc  Civile  di 
Savoia. 


I\ 


Plana  Giovanni,  Regio  Astronomo,  Professore  d'Analisi  nella  Rcgia 
Universiti  ,  Direttore  gcnerale  degli  Studii  nella  Regia  Accademia  Mili- 
tare,  Commendatorc  deil'Ordine  Mililare  de' Ss.  Maurizio  e  Lazzaro , 
Cavalicre  c  Consigliere  dell'  Ordine  Civile  di  Savoia ,  Cavaliere  della 
Corona  Ferrea  d'Austria. 

MiCHELOTTi  ■Vittorio,Professoi-e  di  Chimica  Medico-farmaceulica  nella 
Regia  Universita  ,  Capo  del  Magistrate  del  Protoiiiedicato,  Membro  Slra- 
ordinario  del  Consiglio  Superiore  Mililare  di  Sanita,  Membro  della  Reale 
Socicti  Agraria  di  Torino  e  del  Consiglio  dclle  Miniere  ,  Cavaliere 
deil'Ordine  dei  Ss.  Maurizio  e  Lazzaro. 

Carena  Giacinto ,  predetto. 

CisA  DI  Gresy  ,  Cavaliere  Toinmaso,  Professore  emerito  di  Mecca- 
nica  nella  Regia  Universita  ,  Cavaliere  dell'  Ordine  Mililare  dei  Santi 
Maurizio  e  Lazzaro. 

Belmngeri,  Dottore  Carlo  Francesco,  Medico  di  Corte,  Membro  e 
Consigliere  del  Collegio  di  Medicina ,  Medico  Ordinario  dell'  Ospedale 
Maggiore  dell'  Ordine  Equestre  de'  Ss.  Maurizio  e  Lazzaro. 

AvoGADRO  DI  QuAREGNA ,  Cavaliere  Amedeo ,  Professore  circrito  di 
Fisica  Sublime  nella  Regia  Universita,  Mastro  Uditore  nella  R.  Camera 
de'  Conti  ,  Cavaliere  dell'  Ordine  Civile  di  Savoia. 

CoLLA  Luigi  ,  Avvocato  Collegiato,  Membro  della  Reale  Sociela 
Agraria  di  Torino. 

MoRis  Giuseppe  Giacinto,  Professore  di  Materia  Medica  e  di  Botanica 
nella  Regia  Universita  ,  Consigliere  nel  Magistrate  del  Protomedicato  , 
Direttore  del  Regio  Orlo  Botanico ,  Membro  della  Reale  Sociela  Agraria 
di   Torino  ,  Cavaliere  dell'  Ordine  Civile  di  Savoia. 

Lavini  Giuseppe,  Dottore  in  Filosofia,  Professore  Sostituito  di  Chi- 
mica Medica  e  Farmaceutica  nella  Regia  Universita  ,  MenJiro  Straor- 
dinario  del  Consiglio  Superiore  Militare  di  Sanita  per  la  parte  Chimico- 
Farmaceutica ,  Membro  della  Reale  Societa  Agraria  di  Torino. 

Cantij  Gian  Lorenzo ,  Doltor  Collegiato  di  Medicina,  Membro  del 
Consiglio  delle  Miniere,  Vice-Direttore  della  Reale  Societa  Agraria  di  Torino. 

Ferrero  della  Marmora  ,  Cavaliere  Alberto ,  Colonnello  nel  Corpo 
Reale  dello  Stato  Maggiore  Generale,  Membro  del  Consiglio  delle  Mi- 
niere, Membro  del  Real  Ordine  Militare  di  Savoia  ,  Cavaliere  dell'  Or- 
dine de' Ss.  Maxmzio  e  Lazzaro,  Cavaliere  e  Consigliere  deil'Ordine 
Civile  di  Savoia. 


Gene,  Dottore  Giuseppe,  predetto. 

BoTTO,  Giuseppe  Domenico,  Professore  di  Fisica  nella  Regia  Uni- 
vcrsita  di  Torino. 

SisMoxDA,  Aiigelo,  Professore  di  Mineralogia,  Direttore  del  Museo 
Miiieralogico  della  Regia  Univci'slla  di  Torino  ,  Membro  del  Consiglio 
dclle  Miniere. 

Martini  ,  Lorenzo  ,  Professore  di  l\Iedicina  Legale  nella  R.  Universila, 
Consigliere  del  Protomedicato  ,  Membro  della  Giunta  di  Slatistica  ,  e 
della  R.  Commissione  di  Revisione  dei  libri  e  delle  stampe  ,  Conserva- 
torc  del  Vaccino  in  Piemonte,  Segrelario  della  Direicione  Generale  delle 
vaccinazioni ,  Cavalicrc  dcU'  Ordine  de'  Ss.  Maiirizio  e  Lazzaro. 

Menabrea,  Luigi  Fedcrigo,  Capitauo  nel  Corpo  Reale  del  Genio 
Militare,  Dottore  Collegiato  di  Mateniatica,  Pi'ofessore  di  Meccanica  ap- 
plicata  nella  Scuola  Complementare  della  Regia  Accademia  Militare. 

De  Notaris  ,  Giuseppe ,  Dottore  in  Medicina ,  Assistenle  all'  Orto 
Bolanico  della  Regia  Universita  di  Torino. 

Accademici  Nazionali  non  residenti  in  Torino. 

MuLTEDo  Ambrogio,  Professore  emerito  di  Matematica,  Cavaliere 
deir  Ordine  Civile  di  Savoia ,  a  Genova. 

BoRGNis  G.  A.,  Ingegnere  Civile,  Professore  di  Meccanica,  a  Pavia. 

Bouvard  Alessio  ,  Membro  della  Legion  d'Onore,  dell' Istituto  di 
Francia   e  dell'  Ullicio  delle  Longitudini ,  a  Parigi. 

Bertoloni  Antonio ,  Professore  di  Botanica,  a  Bologna. 

ViviANi  Domenico,  Professore  di  Botanica  e  di  Storia  Naturale  nella 
R.  Universita  di  Genova,  Cavaliere  dell' Ordine  Militare  dei  Ss.  Maurizio 
e  Lazzaro,  a  Genova. 

Marianini  Stefano,  diMortara,  Professore  di  Fisica  e  di  Matematica 
applicata  nella  Ducale  Universita  di  Modena. 

Magistrini  Giambatista,  di  Maggiora,  Professore  di  Calcolo  Sublime 
nella  Pontificia  Universita  di  Bologna. 

Pareto  ,  Marchese  Lorenzo ,  a  Genova. 


XI 

CLASSE  DI  SCIENZE  MORALI,  STORICHE  E  FILOLOGICHE 


Direttore. 

Sauli  d'  Igluno  ,  Cavaliere  Lodovico ,  Consigliere  di  Legazione  , 
Commissario  Generale  de'  ConGni ,  Membro  della  Regia  Deputazione 
sovra  gli  studi'i  di  Storia  palria,  Cavaliere  dell'Ordine  de'Ss.  Maurizio  e 
Lazzaro,  e  deU'Ordiue  Civile  di  Savoia. 

Segretario. 

Gazzera*  Abate  Costanzo,  Professore  di  Filosofia,  Cavaliere  dell'Or- 
dine de'  Ss.  Maurizio  e  Lazzaro ,  Membro  e  Segretario  della  Regia 
Deputazione  sovra  gli  sludii  di  Storia  palria,  e  della  Giunta  d'Antichita 
e  Belle  Arti,  Assistente  alia  Biblioteca  della  Regia  Universita. 

Accademici  residenti. 

RoERO  DI  Revello  ,  Conlessa  Diodata ,  nata  Saldzzo. 

Saluzzo  ,  Cavaliere  Cesare,  Luogotenente  Generale,  Gran  Mastro 
d'Artiglieria ,  Governatore  delle  LL.  AA.  RR.  i  Duchi  di  Savoia  e  di 
Genova,  Cavaliere  di  Gran  Croce  decorato  del  Gran  Cordone  dell'  Ordine 
Militare  de'  Ss.  Maurizio  e  Lazzaro ,  Cavaliere  dell'  Ordine  Civile  di 
Savoia,  Ispeltore  della  Regia  Accademia  Militare,  Presidente  della  Regia 
Deputazione  sovra  gli  studii  di  Storia  patria,  IMembro  della  Giunta  d'Anti- 
chita eBelle  Arti,  e  delConsiglio  delle  Ai'ti,  Segretario-Perpetuo-Direttore 
della  Reale  Accademia  delle  Belle  Arti ,  Decurione  della  Citta  di  Torino. 

Carena  Giacinlo,  predetto. 

Pevhon  ,  Abate  Amedeo  ,  predetto. 


MI 

CoRDERO,  de'Coiiti  di  San  Qointino,  Cavaliere  Giulio,  Membro  della 
Reale  Sociel;i  Agraria  di  Torino. 

BiONDi,  Conte  Luigi,  Marchese  di  Badino,  Maggiordomo  e  Sopra- 
intendenle  Generaic  dolla  Casa  ed  Azicnda  dclla  fu  S.  A.  R.  la  Duchessa 
del  Cliiablcse,  Commcndatorc  dell' Online  Militarc  de'Ss.  Maurizio  e  Laz- 
zaro,  Sovrintendenle  genei-ale  de'Regii  stiidii  d'Arte  in  Roma,  Membro 
dolla  Giiinta  d' Antichita  e  Belle  Arli,  Socio  onorario  della  Reale  Ac- 
cademia  delle  Belle  Arti. 

(iAzzERA  Coslanzo ,  predetlo. 

SoMis  DI  Chiavrie,  Conte  Giambalista  ,  Presidente. 

Manxo,  Barone  e  Presideiile  Giuseppe,  Reggente  di  Toga  nel  Supremo 
Consiglio  di  Sardcgna,  Commendatore  dcU'Ordine  ISlililare  de'Ss.  IMaurizio 
c  Lazzaro,  Cavaliere  e  Consigliere  dell'Ordine  Civile  di  Savoia,  Membro 
dclla  Regia  Deputazione  sovra  gli  studii  di  Storia  patria,  e  della  Giunta 
d  ADiicliita  e  Belle  Arti. 

Sauli  dIgliano,  Cavaliere  Lodovico,  predetlo. 

ScLOPis  DI  Salerano,  Conte  Federigo,  Senatore  nel  Real  Senato  di 
Piemonte  ,  Membro  della  Regia  Deputazione  sovra  gli  studii  di  Sloria 
patria,  Cavaliere  dell'Ordine  de'Ss.  Maurizio  c  Lazzaro,  e  dcH'Ordinc 
Civile  di  Savoia. 

Bai.bo,  Conte  Cesare ,  Colonnello  ne'Regii  Eserciti ,  Membro  della 
Regia  Deputazione  sovra  gli  studii  di  Storia  patria ,  Cavaliere  dell'  Ordine 
Civile  di  Savoia. 

CiBRARio,  Nobile  Giovanni  Luigi,  CoUaterale  uella  Regia  Camera 
de'  Conti  ,  Sostituito  del  Procuratore  Generale  di  S.  M.  ,  Membro 
e  Segretario  della  Regia  Deputazione  sovra  gli  studii  di  Storia  patria, 
Membro  della  Giunta  d'  Antichita  e  Belle  Arli ,  Cavaliere  dell'  Ordine 
Civile  di  Savoia.    - 

Saluzzo,  Conte  Alessandro,  predetlo. 

Ff.rrero  della  Marmora,  Cavaliere  Alberto,  predetlo. 

Law,  Filippo ,  Alaslro  Udilore  nella  Regia  Camera  de'Conli,  Membro 
del  Consiglio  delle  Miniere ,  Cavaliere  dell'  Ordine  de  Ss.  Maurizio  e 
Lazzaro. 

Arri,  Teologo  Giananlonio,  Assistente  alia  Biblioleca  della  Regia 
Universila  di  Torino. 

Baudi  di  N'esme,  Cavaliere  Carlo,  Membro  della  Regia  Deputazione 
sovra  gli  studii  di  Storia  patria. 


XIII 

Bertolotti,  Davide. 

pROMis ,  Domenico  Casimiro ,  Bibllotecario  di  S.  M. ,  Membro  della 
Regia  Deputazlone  sovra  gU  sludii  di  Sloria  patria ,  e  dclla  Regia  Com- 
missione  di  Revisione  de' liliri  e  stampe ,  Cavaliere  dcH'Ordine  de' Ss. 
Maurizio  e  Lazzaro. 

Petitti  di  Roreto  ,  Coute  Carlo  Ilai'ione ,  Consigliere  di  Stato  Or- 
dinario ,  Comiiiendatore  dcU'  Ordine  de'  Ss.  Maurizio  e  Lazzaro  ,  Cavaliere 
deir  Ordine  Civile  di  Savoia. 

ytccademici  Nazionali  non  residenti  in  Torino. 

De  Maistre,  Conte  Saverio,  Generale  negli  Eserciti  dell' Imperatore 
di  tutte  le  Russie,  Cavaliere  dell' Ordine  Civile  di  Savoia,  Socio  onorario 
della  Reale  Accademia  delle  Belle  Arti  di  Torino,  a  Pietroburgo. 

SpoTORNO,  D.  Giambatlista,  Bililiotecario  e  Professore  di  Eloquenza 
lalina  nella  Regia  Universita ,  Segretario  della  Regia  Deputazione  sovra 
gli  studii  di  Storia  patria  a  Genova ,  Cavaliere  dell' Oidine  de' Santi 
Maurizio  e  Lazzaro. 

Canina,  Cavaliere  Luigi,  Architetto,  Accademico  di  merito  resi- 
deule  della  PontiCcia  Accademia  di  S.  Luca ,  Socio  ordinario  della  Pou- 
tiflcia  Accademia  di  Aixheologia ,  a  Roma. 

Tadini,  S.  Em.  il  Cardinale  D.  Placido  Maria,  Carmelitano,  Cava- 
liere di  Gran  Croce  decorato  del  Gran  Cordone  dell'  Ordine  de'Ss.  Mau- 
rizio e  Lazzai'O ,  Arcivescovo  di  Genova 

Varese  ,  Carlo  ,  Doltore  in  Medicina ,  Cavaliere  dell'  Ordine  Civile 
di  Savoia ,  a  Voghera. 

Coppi,  Abate  Antonio,  Membro  della  Pontificia  Accademia  di  Ar- 
clieologia  ,  a  Roma. 


XIV 

ACCADEMICI   STRANIERI. 


Classe  di  Scienze  Finche  e  Matematiche. 

De  Candolle  ,  Augusto,  Membro  della  Legion  d'Onore  ,  Professore 
di  Bolanica ,  a  Ginevra. 

Arago,  Domenico  Francesco  Giovanni,  Uffiziale  della  Legion  d'Onore, 
Membro  e  Segretai'io  deil'Istituto  di  Francia  per  le  Scienze  Fisiche  e 
Matematiche,  Membro  dell' Uffizio  delle  Longitudini,  a  Parigi. 

Berzelio  ,  J.  Jacob,  Ufliziale  della  Legion  d'Onore,  Professore  di 
Cliimica ,  a  Stoccolma. 

Sati  ,  Gaetano ,  Cavaliere  dell'Ordine  del  Merito  sotto  il  titolo  di 
San  Giuseppe ,  Professore  di  Botanica ,  a  Pisa. 

Di  Humboldt,  Barone  Alessandro,  Ufliziale  della  Legion  d'Onore, 
Membro  deil'Istituto  di  Francia  e  della  Reale  Accademia  delle  Scienze 
di  Berlino. 

PoissoN,  Simeone  Dionigi,  Pari  di  Francia,  Ufliziale  della  Legion 
d'  Onore ,  Membro  dell'  Istituto  di  Francia  ,  e  dell'  Uflizio  delle  Longi- 
tudini ,  a  Parigi. 

Gauss,  Consigliere  Carlo  Federigo,  Direttore  della  Specola  Astro- 
nomica  e  Professore  nell'  Universita  di  Goltinga. 

Venturoli  ,  Cavaliere  Giuseppe,  Professore  eraerito  nella  Pontificia 
Univci-sita  di  Bologna  ,  Presidente  del  Consiglio  degli  Ispcttori  d'Acque 
e  Slrade,  a  Roma. 

GAY-LussAC,Luigi  Giuseppe,  Pari  di  Francia,  Ufliziale  della  Legion 
d^ Onore,  Membro  deil'Istituto  di  Francia,  a  Parigi. 

Classe  di  Scienze  Morali,  Storiche  e  Filologiche. 

Deperet,  Professore  emerito  ,  a  Parigi. 

De    Gerando,  Barone    Maria    Giuseppe,    ComandaiUe    dcUa    Legion 
d'Onore,  Membro  deil'Istituto  di  Francia,  a  Parigi. 
.Mai,    j.  Em.  il  Cardinale  Angelo,  a  Roma. 


XV 

BuuGiERE  Di  Barante,  Baronc  Amabile  Guglielmo  Pi-ospero,  Uffiziale 
della  Legion  d' Onore  ,  Mcmbro  tlell'Isliluto,  Pari,  e  Ainbasciatore  di 
Fiaiicia  presso  S.  M.  rimperatore  di  tutle  le  Russie,  a  Parigi. 

Pastoret,  Marchesc  Claudio  Emanuclc  Giuseppe  Pietro,  G.  C.  della 
Legion  d'Onorc,  Mcmbro  dell'Isliluto  di  Francia  ,  a  Parigi. 

Manzoni  ,  Conte  Alessandro,  Accademico  della  Crusca,  a  Milano. 

Savigny  ,  F.  C.  Professorc  nella  Ilegia  Universita  e  Membro  della 
Ileale  Accademia  delle  Scienze  di  Berlino. 

Letroxne,  Giovanni  Antonio,  Membro  dell'Istituto  di  Francia  e  della 
Legion  d' Onore,  Conservatore  della  R.  Biblioteca,  a  Parigi. 

BoRGHESi ,  Conte  Bartolomeo  ,  a  Roma. 

SiMONDE  DE  SisMONDi ,  Gian  Carlo  Leonardo ,  Socio  corrispondenle 
dcir  Istiluto  di  Francia,  a  Ginevra. 


XVI 

MUTAZIONI 


ticcadule  net  Corpo  Accademico  dopo  la  pubhUcazione 
del  precedente   f^oliime. 


jMorfc  di  Accademici  resident!. 

28  luglio  1 838. 

Marchesc  Agostino  Lascaris  di  Ventimiglia,  Presidente  deH'Accatlemia. 

4  settembre   i838. 

Marchese  Tancredi  Falletti  di  Barolo  ,  Membro  della  Classe  delle 
Scienze  Morali,  Storiclie  e  Filologiche. 

Morle  di  Accademici  non  residenti. 

14  marzo  iBSg. 
Cavalicre  D.   Lodovico  Baille  ,  a  Cagliari. 

24  aprile  i83g. 
Cavaliere  Giorgio  Maria  Raymond,  Professore,  a  Sciainberi. 

Morte  di  Accademici  slranieri. 
a  I   fcbbraio   1839. 
Commendatore  Pietro  Paoli,  a  Pisa. 


xvn 
ELEZIONE    DI   UFFIZIALI 

H  Contc  Alcssanth-o  Sai-uzzO,  eletto  il  i8  novembre  i83&  a  Presidente 
perpetuo  delt Accademia. 

Il  Professore  Cavaliere  Francesco  Rossi,  eletto  il  4  mai'zo  i838  alia 
carica  triennale  di  Divettore  delta  Ctasse  delle  Scienze  Fisiche  e  Mate- 
matiche  ,  etl  il  i8  di  novembre  dello  stesso  anno  nominato  alia  cai'ica 
pur  triennale  di  Vice-Presidente  delV Accademia. 

II  Cavaliere  Lodovico  Sauli  d' Igliano  ,  eletto  il  32  novembre  i838 
alia  carica  triennale  di  Direttore  della  Classe  delle  Scienze  Morali  , 
Sioriche  e  Filologiche. 

li  Professore  Giuseppe  Gen6,  eletto  il  ^5  novembre  i838  a  Segre- 
tario  Aggianto  della  Classe  delle  Scienze  Fisiche  e  Matematiche. 

NOMINE  DI  ACCADEMICI 

Bertolotti  Davide,  nominato  il  22  novembre  i838  ad  Accademico 
residente  per  la  Classe  delle  Scienze  Morali ,  Storiche  e  Filologiche. 

Promis  Domenico  Casimiro ,  Bibliotecario  di  S.  M. ,  Membro  della 
Regia  Deputazione  sovra  gli  studii  di  Storia  patria ,  Cavaliere  dell'  Ordine 
dei  Ss.  Maurizio  e  Lazzaro  ,  nominato  il  medesimo  giorno  ad  Accademico 
residente  per  la  stessa  Classe. 

Martini  Lorenzo,  Professore  di  Medicina  nella  R.  Universita,  Con- 
sigliere  del  Protomedicato  ,  Cavaliere  dell'  Oi-dine  de'  Ss.  jMaurizio  e 
Lazzaro,  ecc. ,  nominato  il  q  dicembre  i838  ad  Accademico  residente 
per  la  Classe  delle  Scienze  Fisiche  e  Matematiche. 

Menabrea  Luigi  Federigo,  Capitano  nel  Corpo  Realc  del  Genio 
Militare,  Dottore  CoUegiato  in  Malcmatica,  Professore  di  Meccanica  ap- 
plicata  nella  Scuola  complementare  della  Regia  Accademia  Militare , 
nominato  il  17  febbraio  1839  ad  Accademico  residente  per  la  stessa 
Classe. 

De  Notaris  Giuseppe,  Dottore  in  Medicina,  Assistente  all'Orto  Bo- 
taijico  della  Regia  Universita,  nominato  il  17  marzo  1839  ^^  Accade- 
mico residente  per  la  stessa  Classe. 

Petitti  di  Roreto  ,  Conle  Carlo  Ilarione,  Consigliere  di  Stalo  , 
Commendatore  dell' Ordine  de'Ss.  Maurizio  e  Lazzaro,  Cavaliere  dell' 
Ordine  Civile  di  Savoia ,  nominato  il  18  aprile  1839  ad  Accademico 
residente  per  la  Classe  delle  Scienze  Jlorali  ,  Storiche  e  Filologiche. 

3 


k 


xviir 

Varese  Carlo,  tli  Voghera,  Dottoi-e  diMedlcina,  Cavalierc  tlcH'Oi- 
dine  Civile  di  Savoia,  nominato  il  12  giugno  i838  ad  Accademico  ISa- 
ziotiale  non  residente  per  la  Ciasse  dcUe  Scienze  Morali ,  Storiche  e 
Filologiclic. 

Coppi  Abate  Antonio,  di  Andezeno,  Socio  della  Ponlificia  Accademia 
di  Archeologia  di  Roma ,  nominato  il  medesimo  giorno  ad  Accademico 
Aazionale  non  residente  pei-  la  stessa  Ciasse. 

Magistrini  Giainbalista ,  di  Maggiora,  Professorc  di  Calcolo  Sublime 
nella  Pontilicia  Universila  di  Bologna,  nominato  il  7  aprile  iSSg  ad 
Accademico  Nazionale  non  residente  per  la  Ciasse  delle  Scienze  Fisiche 
e  Matcmatiche. 

Pareto  Marchese  Lorenzo,  di  Genova,  nominato  il  medesimo  giorno 
all  Accademico  Nazionale  non  residente  per  la  stessa  Ciasse. 

SiMONDE  DE  SiSMONDi,  Gian  Carlo  Leonardo,  di  Ginevi-a ,  nominato 
il  18  novcml)re  i838  ad  Accademico  straniero  per  la  Ciasse  delle 
Seienze  Morali,  Storiche  e  Filologiche. 


XIX 

DOIVI 

FATTI 

ALLA    REALE    ACCADEMIA    DELLE    SCIENZE 
DI    TORIIVO 

DAI.    1."   DI   GIUGNO    1838    SINO   AL    2o   DI   APRILE   18o9. 


XJa  Reale  Galleria  di  Torino ,  illustrata  da  Roberto  d  Azeclio.  Fascic.         s.  M.  n,  Re 

,  „   _,     .  _,,  .   .  ,,.  „„         /.  ,     ^  CARLO  ALBEKTO 

12.  ,   i3.  ,   i4-    Torino,  Chirio  e  Mina ,  i838,  lol.  fag. 

Genera  et  species  Palmarum  quas  in  itinere  per  Brasiliam  annis   1817- 

18.10  jussu  et  auspiciis  Maximiliani  Joseph!  I.  Bavariae  Regis  Augii- 

stissimi  suscepto  collegit ,  desci-ipsit  et  iconibus  illustravit.  Dr.  C.  F. 

Ph.  De  Martins.  Fasc.  VII.  Monachii,   i838,  fol.  fig. 
Giostra    corsa    in   Torino    addl    xxi  di  febbraio  m  dccc  xxxix    nel    pas- 

saggio  di  S.  A.  I.  e  R.    Alessandro    Gran-Duca   Principe    Iniperiale 

Ereditario  di  Russia.  Torino,  Chirio  e  Mina,   iSSg,  foh  fig. 
Monographic  des  Chabasits ;  von  Dr.  Fr.  Tauinau  in  Berlin.   Stuttgart,  Scions 

Schwcizerbart ,   i836,  8.° 
De  AnimalcuHs  infusoriis  pro  summis  in  philosophia  honoribus  rite  im- 

petrandis  disputabat    J.    A.    Lorent.    Mannheiniis,  Hoff  et  Heuser, 

.837,  4° 
Theod.  Ludov.   Wilh.   BiscoiT  commentatio  de  novis  quibusdam  experi- 

mentis  chemico-physiologicis  ad  illustrandam  doctrinam  de  respira- 

tione  institutis.  Heidelbergae  ,  Mohr,   1837,  4-° 
Bcilrag  zur  kenntniss  der  Corallineen  und  Zoophyten  der  siidsee  nebst 

ahbihUuigcn  der  neuen  artcn  ;  von  Christ.  Ferdinand  Fi'iedr.  Krauss. 

Stuttgart,  Schwcizerbart,   1837,  4° 


XX 


Z.\>TroBsr.iii 


Lascarii 


I'xDUt* 


I'ozxi 


BlOT 


Bit  HC 


Schiariuicnli  del  Professore  Zautedescbi ,  ad  una  Nola  insci'ila  nella 
Biblioleca  Italiana  dal  signer  De  Kramer.  Milano ,   i838,  8." 

Associazione  al  novello  Giornale  La  Biblioteca  Savda.  Prospectus,  i 
fogl.  8.° 

Farac  Jolianais  Fraucisci  Si»ssaren&is  do  Gliorographia  ,et  rebus  Sardois; 
ex  reeensione  Victorii  Angius.  Tom.  I,  Carali,  Montcverde,  i838,  8." 

Su  i  solidi  caricati  vcrlicalmente  e  su  i  solidi  di  ugual  resistenza  ;  Me- 
moria  di  Fortuiiato  Padula.  Nnpoli ,   1837  ,  4-° 

Cciiiii  sui  liucato  tol  vapore,  c  sovra  una  macchina  presentala  all'espo- 
sizione  piibblica  dell' industria  nazionale  del  i838  in  Torino;  dell' 
Intendenle  generate  Cav.  Pozzi.  Torino,  Favale,   i838,  8.° 

Wenioirc  sur  la  condilion  dcs  esclaves  et  des  servileurs  gages  en  Chine; 
par  M.  Edouard  Biot.  Paris  ,   i838  ,  8." 

Kcsiune  des  principaux  trailes  Cliinois  sur  la  culture  des  muriers  et 
I'educalion  des  \ers  a  soie  ;  par  M.   S.  Julien.  Paris,   i838,  8.° 

Memoire  sur  la  po]nilation  de  la  Chine  et  ses  variations  ,  depuis  Pan 
3400  avant  J.  C.  jusqu'au  XlIP  siecle  de  notre  ere ;  par  M.  Edouard 
Biot.  Paris,   i838,  8.° 

Memoire  sur  le  sysieme  monejaire  des  Chinois;  par  Mi  Edouard  Biot. 
Paris,   iSSy,  8." 

Address  delivered  at  the  anniversary  meeting  of  the  Royal  Society,  etc. 
par  M.  Edouard  Biot ,  8." 

Experimental  illustrations  of  the  i-adiiUing  and  ahsoi-bing  powers  of  sur- 
faces for  heat ,  of  the  ell'ects  of  transparent  screens  ,  of  the  con- 
ducting power  of  solids  ;  by  A.  D.  Bache.   Philadelphia,   i835  ,   8.° 

Historical  Notes  on  the  of  Doctor  Franklin's  observations  on  N.  E. 
Storms.  Of  a  Hypothesis  to  explain  the  greater  quantity  of  Rain 
which  falls  at  the  Surfice  of  the  Ground.,  etc.  On  the  Discovery  of 
the  Non-conducting  power  of  Ice  ;  by  A-  D.  Bache.  8." 

Note  of  the  elfect  upon  the  Magnetic  Needle  ,  of  the  Aurora  Borealis, 
visible  at  Philadelphia,  on  the  17^1  of  May  i8j3;  by  A.  D.  Bache.  8." 

Evpeiiments  on  the  ellicacy  of  Peilons"  steam  boilers,  or  circulators; 
by  A.  D.  Bache.  8.° 

Report  of  experiments  on  the  Navigation  of  the  Chesapeake  and  Delaware 
canal  by  steam;  by  A.  D.  ]5ache.  Philadelijhia ,  Harding,  i834,  8.° 
Safety  apparatus  for  steam  boilei-s ;  by  A.  D.  Bache.  8." 
Diagrams  for  illustrating  a  register  of  the  direction  of  the  wind ;  by  A. 
D.  Bache.  Philadelphia,    i836,  8." 


XXI 


I.-TITIIO    FhaMLIH 


Replies  to  a  Circular  in  relation  to  the  Occurrence  of  an  unusual  Me- 
teoric Display  on  the    ,3th  of  November  ,    ,834,    addressed  by  the 
Secretary  of  War  to  the  Military  Posts  of  the  United  States  ,  ^vith 
other  facts  relating  to  the  same  qnostion  ;  by  A.  D.  Bache.  8." 
Obseivations  upon  the  facts  leccnily  presented  by  Professor  Olmsted,  in 
relation  to  Meteors  seen  on  the  i3th  of  NovemJjer,  i834 ;  by  A.  D.  Bache 
Notes  and  Diagrams,  illustrative  of  the  Directions  of  the  Forces  acting 
at  and  near   the    surftAcc    of  the    Earth,   in    dilferent    parts   of  the 
Brunswick  Tornado  of  June    19th   ,835;  by  A.  D.  Bache.  4." 
Observations  to  determine  the  Magnetic  Dip  at  Baltimore,  Philadelphia 
New-York,    West-Point,    Providence,   SpringGeld    and   Albany  ;  by 
A.  D.  Bache,  and  Edward  H.  Conrtenay.   4.° 
On  tlie  relative  horizontal  intensities  of  terrestrial  Magnetism  at  several 
Places  in  the  United  States,  with  the  investigation  of  corrections  for 
temperature,  and  comparisons  of  the  methods  of  oscillation  in  full 
and  in  rarefied  air;  by  A.  D.  Bache,  and  Edward  H.  Courtenay.  A  " 

Repor-t  of  the  Managers  of  the  FrankUn  Institute,  of  the  State  of  Penn-      .- .„«. 

sylvania  ,  for  the  promotion  of  the    Mechanic    Arts ,  in  relation   to  '"  '^''"'''^" 

Weights  and  Measures.   Philadelphia,  Harding,   i834     8° 
General  Report  on  the  explosions    of  steam.],oilers,    by 'a   Committee 
of  the  Franklin  Institute  of  the  State  of  Pennsylvania  for  the  p,-o- 
mot.on  of  the  Mechanic  Arts.  Philadelphia,  Sherman  ct  C,   ,836    8  " 
Mernoires  de  I'Academie  Impenale  des    Sciences   de   Saint-Petersbourg 
VI    Sane.   Premiere  partie  :    Sciences    mathemaliqucs  et  physiques       , 
lorn,  1,  Livr.  4,0    et  G  ;  Tome  II,  Livr.   i"  et  2".   Saint-Peters-        d.  j'ieuoOurgo 
boui-g,   1 836- 1 838,  4.° 

Memoires  de  I'Academie  Imperiale   des    Sciences  de  Saint-Petersbou,- 

^^  Serie.  Seconde  partie:  Sciences  naturelles.    Tome  II,  Livr.  3% 

4',  5'  ct  6".   Saint-Petcrsbourg,    1 836-1 838     4° 
Memoires  de  I'Academie  bnperiale   des   Sciences  "de  Saint-Petersbour.. 

VI  Sene.  Sciences  Politiques,  Ilistoirc,  Philologie.  Tome  III,  Livr  6- 

Tom.  IV  ,  Livr.   i%  2"  et  3°.  Saint-Petersbourg,   ,836-1838,  A-      ' 
Me.no,res  presentes  >a  I'Academie  Imperiale  des  Scieiaces  de  Saint-Peters- 

boiMg  par  divers  savans.    Tome  IIL    Six  Livr. ;   Tom.  IV  ,    Livr.    i' 

et  y.  Saint-Petersbourg,   ,837,  4.° 
Recueil  des  actes  des  seances  publicines  de  I'Academie  L  des  Sciences  de 

i,amt-Petersbourg,  lenues  le  3o  decembre   ,836,  et  le   29  decembre 

1S37.  Saint-Petersbourg,    iSSn-iSSS  ,  2  vol.  4." 


n.  SoCIITl'   AcitllllA 


LlSCAKIS 


I'.    MltTIICI 


Brizi 


Sjivi 


MtncnKLLi 


Atocidiio 


EsTliAKr.ln 


BiRorKi 


ACCAOCMIA    Realk 
<f  Irtnnita 


PoocioLf 


AccADtviA   Rr.4Le 

di  BruxelUs 

Net-MATa 


\\n 

Slellarum  iluplirium  ct  miiltiplicium   mensurae  micromeli'icae  per  ma- 

gmim  Fnumlioferi  tiibuui  aunis  a   1824  ad   1887  in  specola  Dorpa- 

tensi  instilntae;  ailjecta  spiopsis  observationum  cle  stellis  coinposiiis 

Doi-pali  annis    i8i4  ad  1834  perfcctaium;  auctore  F.  G.  W.  Slnwe; 

eiiitac  jussii  et  cxpensis  Acadeiniac  Scietiliarum  Caesareae  Pelropo- 

lilanae.  Pctropoli  ,   1837  ,  in  fol.  ,  fig. 
Calendario  Gcorglco  della  R.  Societa  Agraria  di  Torino  per  I'anno  i838. 

Torino ,  Cliirio  e  Mina  ,  8.° 
Catalogo  dci  prodotti  dell'  industria  de'  R.  Slaii ,  ammessi  alia  pubblica 

esposizione  dell'anno   i838.  Torino,  Chirio  e  Mina,  8.° 
Biografia  Sarda ;  del    Dott.    Pietro    Martini,    Tomo    2.°   e  3."  Cagliari , 

"^1838,  8." 
Nuova  Guida  per  la  citla  di  Arezzo ;  del  Tenente  N.  Oreste  Brizi.  Arezzo, 

Bdlotti,   1 838,  1  vol.,  18.° 
Due  memorie  Geologiclie,  del  Prof.  Paolo  Savi ,  su  i  terreni  slratilicati 

dipendenti   0    annessi    alle    masse    serpenlinose  della    Toscana ,  ecc. 

Pisa  ,  Nistri,   i838  ,  8.° 
Di  Elisahetta  Benaio.  Lcttera  di   Antonio  Meneghelli   al    Cav.  Pierales- 

sandro  Paravia.  Padova,   i838,  8.° 
Johannes  Bajitista  Amossi,  Juris    Civilis   Antecessor   ad  juris    utriusque 

Lauream  Equitis  Philippi  Avogadro  a  Quarenia  et  Cerelto  in  Regie 

Taurinensi  Athenaeo,  idib.  junii   i838,  8.° 
£tudes  archeologiques ,  historiques  et  statistiques  sur  Aries  ,  contenant 

la  description  des  monuments  antiques  et  modernes ,  ainsi    que  des 

notes  sur  le  territoire ;  par   M.  J.  J.  Estrangin.    Marseille ,   Olive , 

1 838,   I  vol.  8.° 
Cenni  di  xina  peregrinazionc    autunnale    da    Torino  a  Pesth  ecc.  ;    del 

Prof.  G.  F.  Barufll.    8.°    (  Estr.  dal  Subalpino  giornale  di  scienze , 

lettcrc  cd  arti  ). 
Proceedings  of  the  Royal  Irish  Academy,  for  the  year  1 837-38.  Part.  II. 

Dublin,  Graisbcrry,   i838,  8.° 
Pcn<iicri  sulla  causa  della  chimica  aflinita  e  congetlure  a  determinare  la 

forma  atomica  dei  varii  corpi ;  del  Dottor  Domenico  Poggioli.  Roma, 

1 838,  8." 
Programme  des  Questions  proposces  ,  pour  le  concours  de    i83g,  par 

I'Aradcmie  Royale  des  Sciences  et  Bellcs-Lctlrcs  de  Bi-uxelles.  4-° 
Xolizie  bionrafiche  Icltcrarie  sul  commediografo  Gamillo  Federici  ;  Me- 

moria  di  Neu-Mayr.  Venezia,  Alvisopoli ,   i838,  8.° 


xxiir 
Ceuni  sulla  organografiu  e  fisiologia  delle  Alghe;  del  Dotlore  Giuseppe  M.^.c.„». 

Meneghini.  Pailova,   i838,  fol. 
Sulla  dispeisione  delle  due  eleltricili  e  sui  residui  delle  scariche  delle  Br.u 

Loce.e  di  Leida;   Sperienzc   del    Dottore    Giuseppe    Belli.    ISIilano 
i837  .  8." 
I  treni  di  Ge.emia  Profeta ;  versione  dell'Areiprete  Domenico  Morgana.  Mo.c«. 

Geneva,  Ferrando,  i838,   i2.° 
Memoire  sur  la  chaleur  solaire  ,  sur  les  pouvoirs  rayonnants    et  absor-  Po....„ 

bants  de    I'air  atmospherique ,  et    sur    la   temperature  de  I'espace  • 
par  M.  PouiUet.  Paris,  Bachelier ,   i838,  4.° 
Die  diesjaehrige  sechszehnte  versamndung  der  Teutschen  Naturforscher 

und  Aerzte.  Freiburg,  den  i5  August  i838,  4.° 
Delie  rotture  del  cuore  ;  Commentario  preceduto    dalle  piii  receuti  in-  f,„... 

daguii  d'anatomia  e  di  fisiologia  del  cuore  ;   del  Dottore    M.  A.  Fi- 
uella.  Saluzzo,  Lobetti-Bodoni,   i838,   i  vol.  8.° 
Analyse  chimique  des  eaux  minerales  d'Aix  en  Savoie  ;  par  J.  Bonjean.  «„„,„ 

Chambe'ry,  Puthod,  i838,   I  vol.  8.° 
Pesi  c  Misure,  origine  e  vantaggi  del  sistema  metrieo  decimale.  Risposta  Bcoo,. 

-     alle  obbiezioni  che  si  fanno  contro  questo  sistema ;  di  G.  F.  Buconi 

Piacenza,  Del  Muino,  1837,  8.° 
Syllabtis  museorum  in  Italia  et  in  insulis  eireumstantibus  hueusque  eo-  d.  No..., 

gnitorum ;    auctore  J.  De  Notaris  M.  D.    Taurini ,  Canfari      i838 
I  vol.  ,8.°  '  ' 

Delia  restituzione  del  nostro  sistema  di  misure,  pesi  e  monete  alia  sua       a..  „.  r.,... 
antiea  perfezione ;  del  Commendatore  Carlo  Afan  de  Rivera.  Napoli 
1 838,   I  vol.,  8."  ^     ' 

Progelto  della  restaurazione  dcllo  Emissario  di  Claudio  e  dello  scolo  del 
Fucino;  del  Commendatore  Carlo  Afan  de  Rivera.  Napoli,  ,836, 
I   vol. ,  8.°  con  due  carte  topografiche. 

Considerazioni  su  i  mezzi  da  restituire  il  valore  proprio  a'  doni  che  ha 
la  natura  largamente  conceduto  al  Regno  delle  due  Sicilie  del  Com- 
mendatore Carlo  Afan  de  Rivera.  Napoli,    ,833,  vol.  prime    8  ° 

Prospetto  delle  lezioni  di  aritmetiea ,  algebra  ,  e  geometriJ  teorico- 
pratica;  d,  Andrea  Cozzi.  Firenze ,  Ciardetli  ,   iSSy      8° 

Nuovo  metodo  per    traspostare   sul   zolfo   le  stampe  litografiehe ,  ed    in 

rame,  e  lo  scrilto  a  g.Uato  di  ferro  ;  di  A.  Cozzi. 
Anahsi  qualitativa  ,  e  quantilatlva  della  miniera  di  rame    di  Montevaso 


XXIV 


MilltTTI 


l,AtCD0.1l 


PciM-FiBSnosi 


DeMom'iLLE 


SoCIETa'     GcOLOGlCl 

di   Francia 

Sct'OLA     PoLITKCMCA 

di  Francia 


AcciDBMiA   Rule 
DI  Storia 
</i  Mtulrid 


Societa'    Filosopica 

Americana 

dt  FiimUIJia 


AcCADEUIA    GlOEKlA 

di  Catania 


BlOVDI 


Zastidi**  lit 


RfAtK    AcCADC^fli 
DKLLC    Sc:E!IZ* 

di  Bavttra 


ill  Toscnna  ;  del  Prof.    A.    Cozzi.    Fircnze ,  vedova  Batelli  e  Figli  j 
1 838,  8." 
Imperalori  ct  R<'p;i  Ferdinantlo   I.    :ul   Coronam  Fcrream   suscipiendam 

aiigusto  conspeclu  jModiolaiium  illustraiili  gratulatio  Anlonii  Mazz,elti. 

Mediolaiii ,  typis  Rivoltianis,   i838,  8.° 
Osservtizioni  sopra  le  Monete  aiitiche  di  Atene;  di  D.  Celestino  Cavcdoni. 

Modeiia,  crcdi  Soliani ,    i836,  8." 
Spicilcgio  Niimisinalico  o    sia    osservazioni    sopra  le  Monete  antiche  di 

Cilia ,  Popoli  e  Re ;  di  D.  Celestino  Cavedoni.  Modena ,  eredi  Soliani , 

1 838,  I  vol.,  8.° 
Memovia  intorno  ad  un  maleriale  alto  a  rinniovere  il  pericolo  d'incendio, 

scgnatamente  nclle  navali  coslruzioni ;    di   Leopoldo   Pclli-Fabbroni. 

Firenze  ,  tipografia  Galileiana  ,   i838  ,  8.° 
Resume  de  la  Physique  de  la  creation  ;  par  Demonville.  Paris ,  Decoiir- 

chaiu  ,  i838,  8.° 
Memoires    de    la    Societe    Geologique    de    France.    Tom.  3%  i^  partie, 

Paris,  Bonrgogne  ct  Martinet,   i838,   ^°  .ojiloqi«£jKi 

Journal  de  I'Ecole  Royale  Polyteclinique ,  public   par   le  Conseil   d'ins- 

truclion  de  cet  etablissement.  aS"  Caliier ;  Tom.  XV.  Paris,  Bache- 

lier,    1837,  4.° 
Discurso  leido  a  la  Real    Academia    de  la   historia,    per  su  Director  el 

Excmo  Senor  Don  Martin  Fernandez  De  Navarrette Madrid  , 

Aguado,   1 838,  8.° 
Transactions  of  the  American  Philosophical  Society,  held  at  Philadelphia, 

for  promoting  useful  knc    ledge.    New    Series ,    Vol.   VI  ,   Part.  I.' 

Philadelphia,  Kay,  Jun  ce  Brother,    i838,  4-'' 
A  Dissertation  on  the    nalur    and    character    of  the  Chinese    system    of 

writing Philadelphia,  Carty  and  Davis,   i838,    t   vol.,  8.° 

Relazione  Accademica  per  I'anno  XIV  della  Accaderaia    Giocnia ,  Ictta 

nella  tox-nata  dei  3o  maggio   i838.  Catania,  Giuntinl,   i838,  8.° 
De  coloniis  Romanorum  tempore  liberae    reipublicae  deductis  commen- 

latio   quam    themate    proposilo    elucubravit    F.    Ruperti ,    quamque 

Collegium    Pontificium    antiquitatibus   Romanis    explicandls  praemio 

donavit  anno    i838.   Roinae  ,    i838  ,    i  vol.,  4-" 
Ricerclie  sul  lermo-cletlricismo  dinamico  e  luci-magnetico  cd    elettrico; 

«li  Francesco  Zantedcsrhi.  Milano ,  Pirotta  e  Comp.  ,    i838,  8.° 
Gelehrte  Anzeigen  hcrausgcgelicn  von  Mitgliedern  der   K.  Bayer.    Aka- 

demie  der  Wissenschaftcn.  Miinchen,   1 835- 1837,  cinque  vol. ,    4-° 


AbhantUungen  dcr  Hislorischen  Classe  der  Koniglicli  BayerischeuAka- 

deiuie  der  Wissenschaften  in  dcr  reihe  der  denkscluiften  der  XIV 

band.  IMiinchen,    i83'j  ,   i   Vol.,  4-° 
Abliandlungen    der    Philosophisch-riiilologisehcn    Classe    der    Koniglich 

Bayerischcn    AKademie    der    Wisseiischaflen.    Vol.     i.°,    Miincheu , 

i835,  4.° 
Catalogue  de  N.°   iGoi    Medaillcs  antiques  romaines ,  la  plupart  a  fleur- 

de-coin  ,   formant  la  deuxieuie  collection  |)rivee  en  importance,  ra- 

rete  ,  etc.    du    Piemont ;    par   Joseph    L.  Etherington-Curt.    Turin  , 

i838,  4.° 
The  transactions  of  the  Linnean  Society  of  London.  Vol.  XVIII,  part.  I." 

Loi\don  ,   1 838,  4-° 
Analisi  storico-topogralico-antiquaria   della    carta   de'dintorni  di   Romaj 

di  A.  Nibby.  Roma,    1837,  3  vol.,  8."  con  carta. 
Grammaire    egyptienne  ,    ou    principes    generaiix    de    I'ecriture    sacre'e 

egypticnne  appliqiiee  a  la  representation    de    la   langue  parlee,  par 

ChampoUiou  le  J'  ,  publiee  sur  le  MS.  aulographe ;   par    M.  Cham- 

poUion-Figeac.  Deuxierae  partie ,  Paris,  Didot,    i838,  fol. 
Progi-amme  des  prix.  proposes  par  rAcadeuiie  des  Sciences  de  I'lnstitul 

R.  de  France,  pour  les  annees   i838  et   i83q,  4-° 
Memorie  dell'  I.  R.  Isiituto    del   Regno    Lombardo-Veneto.    Volume    V , 

Milano,   i838,  4.° 
Memorie  sul  bonificamcnlo  delle  Maremme  Toscanc.    Firenze,  ^lolini, 

1 838,    I  vol.,  fol.,  Gg. 
I  dieci  libri  delle  Lettere  di  C.  Plinio  Cecilio  Sccondo;  tradotte  ed  il- 
lustrate   dal    Cavaliere    Pier    Alessandro    Paravia ,    coUe    annotazioni 

de'varii,  aggiuntevi  quelle  di  E.  Gros.    Venezia,  Antonelli,   1837, 

I    vol. ,  4°  pice. 
Sopra  le  proprieta  dei  periniclri  dci  due  metalli  costiluenti  gli  elementi 

Voltiani ;  memoria  del  Professore  Ab.  Salvatore  Dai-Negro.  Padova  , 

i838,  4.° 
Su  di  un  caso  di  laccraziotie  del  perineo  curala    con  la  sutui-a    incavi- 

gliata;  lettere  del  Dottore  Carlo  Biagini.  Pistoia ,  Cino,   i838,  8." 
Notice  sur  la  statue    equestre    d'Emmanucl    Philibert ,  Due  de  Savoie  , 

surnomme  Tete  de  fer  ou  le  Prince  a  cent  yeux ;  par  M.  le  Comte 

do  Fortis.  Paris,  Everat  et  Compagnie,   i838,  8.° 

4 


CCRT 


SoCIETa'    LlKNEA^A 

t/i  Londva 


NlB8\ 


ChASII'OLLIO.X    FlGEAC 


IsTITCTO 

lU  Francia 


I.    R.     ISTITITO 
DI    SciE>ZE 

tii  Miiano 
S.  A.   I.  E  R. 

II.    Gr.ATfDlCA, 

iii  Toscnnu 
Pakama 


Dal-Necco 


Bl  lOlM 


Ga/zkrv 


Pl»XI.Lt 


R.    CAMERA 

u'AcnicuLTLitA 

K  CoVM>Rt:io 

Ji   Torino 


iIo>T  4 


LiKtr.l 


Loiie:il 


Bct-ulll 


Dl:    GrRi^ot.  I 


CuSTXRIt* 


VlVIAM 


Z>:<rtD»CHi 


5>.  (^risTlKO 


DfL    CfllAVI*« 


Rli^HI!il 


Trallalo    dclla    ilignita    cil    allri    inediti  scuitti  (U  Torqualo    Tasso ;  del 

Cav.  Costanzo  Gazzcra.  Torino,  Tijjogiafia  Reale ,  i838,   i  vol.,  8.° 
Delia  liforma  ila  iiilrodursi  ncila  Giurispriuicnza  in  consec,nenza  di  ([uclla 

clie    venne    elleltuala    nella    Lcgislazione    civile;    oiazione    dctla  dal 

Conle  e  Senaloie  Pinelli.  Toiino,  Favale,   i838,  8." 
Giudicio  della  Regia  Camera  di  Agricoltura  e  di  Coinmcrcio  di  Torino 

sul  ]>rotl()lti  dfirin<lnslria  do' Regii  Stati,  ammessi  alia  piibblica  espo- 

si/.ioiie  dcll'anno   i83<S.  Torino,  Cliirio  e  iMina,  8.° 
Sa£<gi  suU'aerosUtica  e  suiraeroniiiitica  ;  del  Cav.  IMarco  Antonio  Costa; 

con  una  a|ipendicc  alia  scconda  parte  del  saggio  2.°    Napoli,  slam- 

peria  del  Fibreno ,   i83'j-iS38,    i   vol.  ,  8." 
Spcrinicnli  sopra  le  jiroprieta  elellriclie  della  Torpedine ;    del  P.  Santi 

Linari ,  con  due  supplenienti.  Siena,   i838,  4-" 
Noiizie    slorico-lstruttive  intorno  In  inlroduzione,  la  inoltiplicazione,  la 

coltura  del    gelso    delle    isole    Filijipine  ;   del  Dott.  Ignazio   Lomeni. 

Milano,  Lampalo,   iSS^,  8.° 
Rnpporto  lelto   dal  Segretario    Ab.  Fruttuoso  Becchi,  nell'adunanza   te- 

niila  daU'Accadcniia  dclla  Criisca    il    di  26    giugno    i838.    Firenze , 

Tiatli,   i838,  8." 
Anmiaire  dc  la  Soricte  Royale  et  Centrale  d' Agriculture.   Annee   1837. 

Paris,  Madame  Iluzard,   1837,  8.°  .wpholen' 

Statna  della  Vittoria  Piadenese;  osservazioni  di  Bartoloiumeo  Conterio, 

Scullore  in  metalli.  Torino,  Favale,   i838  ,  8." 
Memoria  s6pra  alcuni  plagi  in  Botanica ,  con  alcune  riflessioni ,  che  ne 

conseguitano,  esposte  in  un'appendice ;  del  Prof.  Dotnenico  Viviani . 

Milano,  Rusconi,   i838,  8.° 
Dei  prinoipii  gcneratori  delle  umane  cognizioui ;  inemoria  dell'Ab.  Fran- 
cesco Zanledesclii.  Milano,    i838,  8." 
Cenni  intorno  al  Commercio  dei  Lucchesi  coi  Genovesi  nel  XII  e  XIII 

secolo  .  .  .  Lezione  della  nella  Reale    Accademia    Luccliese  il  di  27 

febbraio   1837  dairAccademico  Giulio    di    S.  Quinlino.  Lucca,  Ber- 

lini,   1 838,  8." 
Della  vita  di  G.  Rasori ,  Libri  sei,  compilati  da  Giuseppe  Del  Cliiappa. 

Milano,  Molina,    i838,    i   vol.,  8.° 
Commcnlario  di  ])reparazioui,  analisi  ed  osservazioni  chimiche  e  farnia- 

<euticlie ;  di  Gioanni  Riahini.  Milano,  Molina,    i838,  8.° 


XXVII 


Islruzioni  dogmalklic ,  morali,  parrocchiali  del  sig.  Teologo  e  Cavaliere 

D.  Michele  Piano.  Torino,   1887-1 838,  2  vol.  4.° 
Ceiini  suUe  cagioni  della  peslc  e  sopra  i  mezzi  per   dislruggerla.    Letti 

all'Accademia  Rcale  di  Mcdiciiia  in  Parigi  dal  sig.  Cavaliere  Parisef. 

Traduzione  del  Dolt.  De-Rolandis.  Torino,   i838,  8." 
Lettei'a  sul  mendicantismo ;  del  Dolt.  Dc-Rolandis  (Estralto  dal  Subal- 

pino),  8." 
Rccueil  do  Mcmoircs  ci  d'observations  de  physique  ,    de   meteorologie , 

d'agricullure  et  d'histoire  naliirelle;  par  le  Baron  J.  A.  d'Hoinbres- 

Finnas.  Nismes,  Ballivet  ct  Fabre,   i838,   i    vol.,  8.° 
Della   lingua  ilaliana  ncl  secolo  XIX.    Discorso  storico-critico  di   Barto- 

lommco  Bona.  Torino,  Chirio  e  Mina,    i838,  8." 
Oijservations  sur  Ics  maladies  auxquelles  sont    sujets    les  ouvriers   em- 
ployes dans  la  Manufactui-e  Royale  de  labacs ,    a  Lyon ;    par   J.    P. 

Pointe.  Lyon,  Rossary,   1826,  8.° 
Annotations  de  Medecine,  pour  servir  a  I'histoire  des  maladies  mentales; 

et  observations    et    vellexions    sur    six    cas  de  suicides  arrives    dans 

rarrondissement  de  Cremieux,  pendant  les  trois  premiei's  trimestres 

de   1 833  ;  par  M.  Pointe.    Lyon,   Pitrat   (Extiait  de    la   Gazette  du 

Ljonnais  du   2 1   novembre )  ,  8.° 
Notice  historique  sur  les  Medccins  du  Grand  Hdtel  Dieu  de  Lyon  ;  par 

J.  P.  Pointe.  Lyon,  Pitrat,    1826,  8.° 
Fragment  pour  servir  a  I'histoire  de  Lyon,  pendant  les  evenements  du 

mois  d'avril   i834;  par  J.  P.  Pointe.  Lyon,  Batcl,   i836,  8." 
Recherches  sur  les  accidens  produits    par    I'usage  des  preparations    de 

charcuterie  avariecs.  Lyon,  Boitel ,    i835,  8.° 
Leltre  historique  sur  rcnseignemcnt  des  sciences  medicalcs  a  Lyon ,  et 

projet  d'etablissement    dune    faculle    dans    la    meme    ville;    par  "SI. 

Pointe.  Paris,  Dezauche,    i83i,  8." 
Relation  Medicale    d'un    voyage    de   Lyon    a    Alger;    par    J.    P.  Pointe. 

Lyon,  Boitel,    i836,  8." 
Thomae    Vallaiirii    de    Carolo   Bouchcrono.    Taurini,    Chirio    et    Mina, 

1 838,  8.° 
Studii  su  talune  variazioni    offerle    da    molluschi  fluviatili  e  terrestri  a 

conchiglla  univalve;  di  Carlo  Porro.   Torino,   i838,  4.° 
Recherches  anatomiqucs    et    piiysiologiques  sur  la  maladie    contagiense 

qui  attaquc  les  vers  a  soie  ,  el  quon  designe  sous  le  nom  de  Mu- 

scardiae;  par  M.  Victor  Audouin.  Paris,  Renouard,  i838,  8."" 


I'lAKO 


^E-K0lA^DIS 


O'HuMBRts-Fir.Mis 


BoKA 


rm.NTE 


Vallaibi 


I'or. 


AfDdvm 


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SuclCTt'     RtVl-E 

u'Drfu-Olti  HA 

«/i    Lieift 


MoRBF-K 


R.  Societa' 

d'A*;iiiculti  r& 

f/i   Ltone 


PlLDlSsini 


CAMrcmo 


LcM 


Gkimik'-   ei  Huv 


Nouvellcs  esperienccs  sur  la  nature  de   la    iiialatlic  coulagieuse   ([ui  ai- 

luiiue  Ics  vers  ;i  soic  ,  ct  qu'on  designe  sous  le  nom  de  Muscardine; 

par  M.  Victor  Audouin.  Paris,  Reiiouard,   i838,  8.° 
Notice  sur  les  ravages  causes  dans  quehiues  cantons  du  Miiconnais  par 

la  Pyrale  de  la  vigne,  et  sur  les  moyens  qui  ont  ete  jugcs  les  plus 

couvenables  pour  arrcter  le  fleau;    par  M.  Victor  Audouin.    Paris  , 

Ronouard,    iSS^  ,  8." 
Considerations  nouvellcs  sur  les  dcgats  occasionnes  par  la  Pyrale  de  la 

vigne  ,    particulieremcnl   daus    la   comraune    d' Argcnteuil ;    par   M. 

^"iclor  Audouin.  Paris,  Rcnouard,    183^  ,  8." 
Catalogue  de  la  premiere  exposition  de  fruits   et    de   legumes  ,  ouverle 

los    i5,   i6    et    17  octohrc   1837    a    la  grande  salle  Acaderaique   de 

rUuiversite  de  Liege.  Liege,  Dessain,   (837,  8." 
Notes  sur  la  cataiepsie  des  Dracoccphalum  austriacum  et  tnoldavicum; 

par  Cli.  Morren.  8." 
Considerations  sur  le  mouvement  de  la  seve  des  dicotyledones;  par  Cli. 

Morren.  8.°    oI»  allsvaon    aoaqza :  atiu   ansb    al'isfuoosb   ^  v>\no)'! 
Annates  des  Sciences  Physiques  et  Naturelles,  d'Agriculture  et  d'lfldu- 

strie ,  publities  par  la   Sociclc    Royale    d'AgricultiU'e    etc    de   Lyon. 

Tom.  r,  Livraison    i^  Lyon,   j838,  8j° /((ii^ripori  ^'MipiJon*? 
Inlorno    al    generc    BuUea    di   Lamark ;    nota    di    Francesco  Baldassini 

(  estratta  dagli  Annali  ilelle  Scicitzc  del  Regno    Lombavdo-Veneto  , 

Tom.  VIII),  4." 
Necrologia  di  Domenico  Scina ;  di  Francesco  Baldassini  (articolo  estratto 

dalle    Esercitazioni    dell'Accademia    Agraria    di    Pesaro ,    anno    VI, 

semestre  IT ) ,  8." 
Osst-rvazioni    intorno  ad   un    articolo    anonimo   che   ha  per  titolo  :    Dei 

riinedi  contro  la  caresiia;  di  Francesco  Baldassini.    Pesaro,  Nobili  , 

1 838,  8.°  -    itj  sitoil  i\ 

Rap|)orto  all'Accademia    Agraria    di    Pesaro    intorno  ai  suoi  lavori  dall' 

fj)oca    dclla    sua    Ibiidazione;    del    Segrclario    Francesco    Baldassini. 

Pesaro,  Nobili,   i838,  8." 
L'assassinat    serat-il    puni    de    inort?    Dissertation    par    Ph.    Camperio. 

Gene>e  ,  Viguier  ,    i833,  8." 
Remarks    on    the    classification     of    the    dillcrenl    branches     of    human 

knowledge;  by  J.   \V.  Lubbock.  London,    i838,  8.° 
^  ocabnlary  of  names  of  places  ,  etc.  in  Moghribu-1-Aksa  or  the  Empire 

of  Marocco ;  by  Gracbcrg-of-Hemso.  London,    i838,  8." 


XXIK 


Storia  dcUa  Repubblica  di  Genora,  dalla  sua  origine  sino  al  i8i4; 
scrilta  da  Carlo  Varese.  Geno\a,  Gravicr,  i836,  Tom.  V-\'III,  8.° 

Ccntuiic  dc  plantes  celhilaires  exoliqxics  nouvcUes ;  par  Camillc  MontagTic 
(Exlr.  des  Jnn.  des  Sc.  Nat.   i837-i838),  8." 

Des  organes  milles  du  genre  Targionia  decouverls  sur  une  espece  nou- 
velle  du  Chili ,  par  Camille  Montagne  (Extr.  des  ^nn.  des  Sc.  Nat. 
1 838),  8." 

IMonograpliic  du  genre  Conomitiium ,  de  la  famille  des  Mousses ;  par 
C.  Montagne  (Extr.  des  Ann.  des  Sc.  Nat.   1837),  8.° 

Rapport  sur  divers  travaux  entrepris  au  sujct  de  la  maladie  des  vers 
a  soic ,  connue  vulgairement  sous  le  nom  de  Muscardine  ;  par  M. 
Dutrochct  (Extr.  des  Ann.  des  Sc.  Nat.   i838),  8." 

De  I  organisation  et  du  mode  de  reproduction  des  Caulerpees,  et  en 
particulier  du  Caulerpa  fVebbiana ,  espece  nouvelle  des  iles  Ca- 
naries; par  C.  Montague  (Extr.  des  Ann.  des  Sc.  Nat.  i838)>  8." 

Rapport  sur  un  Memoirc  concernant  les  organes  males  du  genre  Tar- 
gionia ,  decouverls  dans  une  espece  nouvelle  du  ChiU  ;  par  C. 
Montagne  (Extr.  des  Comptes  rendus  de  f Academic  des  Sciences 
de  Paris,  i838),  4.°  ■!- 

Dipteres  exotiques  nouveaux  ou  peu  connus  ;  par  J.  Macquart.  Paris  , 
i838,  Tom.  I.  part.   1%  8.° 

Storia  della  Filosofia ;  per  Lorenzo  Martini.  Milano,  Pirotta  e  Comp.  , 
1 838,  2  vol.,  8.°  '    -tnoi 

Memorie  Mediche ;  del  Dottore  G.  Francesco  Girelli.  Brescia ,  Ventu- 
rini,   i833,  8." 

Resume  de  la  physique  dc  la  cre'ation ;  troisieme  parlie  du  vrai  sys- 
teme  du  monde ;  par  Demoijville.  Suivi  d'un  exameii  de  la  notice 
sur  le  tonnerre.  8.° 

Notizie  intorno  alia  vita  di  Bona  di  Savoja  moglie  di  Galeazzo  Maria 
Sforaa  Duca  di  Milino ;  confcrmate  con  dociunenli  autentiri  dal 
Marchese  Felice  di  San  Tommaso.  Torino,  Favalc ,    i838,  8." 

Breve  notizia  intorno  un  frammeato  di  Papiro  funebre  Egizio  esistente 
nel  Ducale  Museo  di  Parma;  del  Dottore  Ippolito  Ilosellini.  Parma, 
Garmignani,  i838 ,  fol. 

Bulletin  de  la  Societe  Imperiale  des  Naturalistes  de  Moscou.  N."  I-VIII , 
1837;  e  N.°  I-III,   1 838,  8." 

Recueil  d'observalions    magneliques    faites    a    Saint-Pelersbourg  el  sur 


Mo!(TjlG^f. 


MACl^rART 


L.  Martiwi 


GlBELLt 


DeMO>A  ILLE 


b.  Tommaso 


RosELLi.11 


SoCICTa'    iMPCriALE 

DEI  Katcbalimi 
Ji  Mosca 

Di  Cavcihiib 


x\x 


SoDOFrsBT 


BcRTULoTTl 

Betti 


R.  So*ikta' 
f/i  LonJva 


St.ntTA*    Bb:tamiica 


Marioixi 


CAflRil 


ACLAOflilA    Ro«IA*A 
Ol'  AKCHCbLtiv.lA 


d'autrcs  points  de  rciii|iirc  de    Russie ;    par   A.  T.    Kiij)ir«r.    Sainl- 

Petei-sboiirg ,    1837,  N."  I,  4-" 
Elimologischc  Uiilcrs\irliuiij;cn    uebcr  die  GiiUiinf;siiamcn    dcr  Schmet- 

t(nliiii;e  ;  von  Dr.  W.  Sodoll'sky  (Ausdem  ISullclin  der  Kaiserlichen 

naturlbrscliciuk'n  Gesellschaft  zu  Moskau ,   183^,  N.°  VI,  besonders 

aligcdruckt ),  8." 
Alcunc  rime  di  Davidc  Berlolotli.  Torino,  eredi  Botta,  i838,  i  vol.  18. ° 
Intonio  ira  denaro  della  gentc  Tizia.  Disscrtazione    lelta  alia   Ponlificia 

Accademia  Roniana  di  Archcologia  da  Salvatore  Betti.  Roina,  i838,  /(." 
Philosophieal  transactions  of  the  Royal  Society  of  London.  Part.  I  and  II. 

London,  Richard,    1837,    i    vol.,  4-" 
Proceedings    of  the    Royal    Society.    N."    2C)-3o-3i.    April  -  December , 

1837, 's." 

Abstracts  of  the  papers  printed  in  the  Philosophical  transactions  of  the 
Royal  Society  of  Loudon ,  from  i83o  to  1837  inclusive.  London, 
1837  ,  8." 

Address  of  his  Royal  highness  the  Duke  of  Sussex ,  K.  H.  etc.  the  Pre- 
sident read  at  the  anniversary  meeting  of  the  R.  Society,  on  thursday 
november  3o  ,   1837.  Lontlon ,    1837,  8." 

Address  to  her  Majesty  referred  to  in  the  Address  of.  H.  R.  H.  the 
President  of  the  R.  Society.  8."  nv  «!  oi 

Defence  of  tlie  resolution  for  omitting  Mr.  Panizzi's  bibliographical 
notes  from  the  Catalogue  of  the  Royal  Society.  8." 

Report  of  the  sixth  meeting  of  the  British  Association  for  the  advan- 
cement of.  Science  ;  held  at  Bristol  in  august  i836.  Vol.  V,  London, 
1837,  8.° 

Memorie  di  Csica  spcrimentale  ;  del  Prof.  Stefano  Marianini.  Anno  i .°, 
fascic.  2°  Modena,   i838,  8." 

Malacologia  terrestre  e  fluviale  della  provincia  Comasca;  di  Carlo  Porro. 
Miiano  ,  Guglielmini  e  Redaelli.    i838  ,   i   vol.,  8.° 

I.e  Propagateur  de  I'industrie  de  la  soie  en  France,  Journal  mcnsuel  .  .  . 
redige  par  une  Societe  de  <!ultivaleurs  ,  d'educatcurs  ct  de  Glateius 
des  departeniens  du  midi  de  la  France  ;  directeur  M.  Amans  Carrier; 
Tom.  I",  cahiers  1-6,  janvier-decembrc  i838;  cahiers  7°  et  cf , 
Janvier  et  mars    i83g.  Rhodcz  ,  Carvere  ,  8.° 

Disserlazioni  della  Ponlificia  Accarlemia  Romana  di  Arclieologia.  Tonio 
oltavo.  Roma,   i838,   i  vol.,  4" 


XXXI 


Ari/ibica  aualecta    incdila    c    Iribus   munuscriptis  gencvensibus    in  usum 

lironum  edidit  Joh.  Ilumberl.  Parislis,  ex  lypograplua  Regia,  i838, 

I    vol.  ,  8.° 
Guide  de  la  conversation  Arabe  ,  ou  Vocaliulaire  Francais-Arabe,  con- 

leuaul  les  lernics  usucls ,  classes  par  ordre  de  malieres,  el  marques 

<lcs  signes-voyelles  ;  par  Jean  Humbert.    Bonn  ,  F.  Baaden ,  i838  , 

I    vol.  ,  8.° 
Coniptes   Rendus  des  Iravaux  de  la  Socictc  Philotechniqiie;   seances  du 

n   deceinbre   i836  ,    et    du   23   decembre    i833  ;   par  le  Baron  De 

Ladoucelle.  Paris,   1837-1839,  2  broch.  ,  8.° 
Delia  solidiCcazione  dci  corpi  auimali;  Memoria  di  Bartolommeo  Zanon. 

Belluno  ,  Deliberati ,   i83g,  8." 
Sul  porlo  Ncroniano  di  Auzio  e  sui  roslri  del  Foro  Romano;  Disserta- 

zione  del  Cav.  Luigi  Ganina.  Roma,  i83'7,  4-"  fig- 
Sulla  slazione  delle  navi    di    Ostia :  siU   porto   dl  Glaudio    con    le  fosse 

indicate  nella  iscrizionc  scoperta  I'anno   i83G:  e    sul    porlo  interno 

di    Traiano    e    la    fossa    distinla   col   nome    di    questo    Imperatore  ; 

Disscrtazione  del  Gav.  Luigi  Gauina.  Roma,   i838,  4-'   fig- 
Descriziouc  di  Gere  antica  .  . .  ;  deU'Arcliitetto  Gav.  Luigi  Ganina.  Ronaa, 

dai  tipi  dello  stesso  Ganina,    i838,  fol. 
Notizie  intorno  la  vita  e  gli  studii  del  Gav.  Giuseppe   Cortcsi ;    scritla 

da  Gaelano  Buttafuoco.  Piacenza,  Del  Majno  ,   i838  ,  4-" 
Antecessoris    Johannis   Francisci    Vacliini ,    Oratio    habita    in    R.    Taur. 

Atlicnaco  idib.  dec.  i838,  quum   leclissimus  pi-olyla  Joseph  Augustus 
ic  Nouiis  Gomes  Cossillae,  Juris  utrinsque  Doctor  i-enuntiarelur.  Taurini, 

Ghirio  ct  Mine,   i83g ,  8." 
Gostruzione  ed  usi  del  tcrmosifone  ossia  calorifero  ad  acqua ;  cenni  del 

Prof.    Michele    Saint-Martin.     Torino,    Ghirio    e    Mina  ,    iSSg,    4." 

pice.  fig. 
Theorie  de  la  grelc ,    el    nioycns    assures    de    la  prevenir ;   par  I'Ablie 

J.  P.  Genevois.  Turin,  impriinerie  Royale,   i838  ,  4." 
Leitre  a  M.  le  Docteur  Labus,  sur  unc  Inscription  luneraire  du  ]\lusee 

de  Lyon,  qui  parait  avoir  apparteuu  a  une  femme  chrelienne;  par 

J.  G.  H.  Grcppo.  Lyon,  Barret,   i838,  8." 
Notice  sur  le  corps  de  Saint  Exupere  ,    martyr  ,  donne  par  S.  S.  Gre- 

goirc  XVI  a  I'OEuvre   de   la  Propagation    dc  la  Foi ;    par    J.  G.  H. 

Greppo.  Lyon  ,  Pelagaud  el  Lesne ,   1 838 ,  8.° 


HlMBE 


I.ADOlfETTE 


Zakos 


Camna 


BlTTAFtOLO 


Nu»lia   DI  CossiLr.A 


Saint-Martis 


Gt>EV01S 


GttPro 


SoClETA* 
MiDlLU  -  CHIRt'ltClCA 


IsMVtil 


CuAEBcnc    DC   HtUsij 


MAs^i  Salcxio 


Rl'SCUKI 


Affcita 


dt    yetiezia 


McmciLi 


Soau 


Mcmorie  dclla  Societu  Mcdico-Chinirgica  cU  Bologna  ,  seguito  agli  opu- 
scoli  da  essa  pubblkati.  Vol.  3.°,  fasc.  i.°  Bologna ,  Nobili  e  Comp. 
1 838,  8."  gr. 
Disscrtazione  di  Felice  Isnardi  ond'  e  cliiarito  il  liiogo  precise  delia 
Liguria  inariltima  occidentale  ove  nacque  Crisloforo  Coloniho.  Piiie- 
rolo  ,  Gliighclii ,  i838  ,  8.° 
La  cagionc  dciraccaitonoiia  in  Geneva  e  il  modo  d'eslirparnela ;  Ragio- 

nainento  di  Felice  Isnardi.   Geneva,  fratcUi  Pagano  ,    i838,  8." 
Risposta  di  Felice  Isnardi  alia  risposta  deirAvvocato  Antonio  Silva  alia 
38""  delle  Lettcrc  onde  si  componc  il  viaggio    nella   Liguria  marit- 
tima  ;  di  Davide  Bcrlololti.  Geneva,  Pagano,    i838,  8." 
Kisposta  di  Felice  Isnardi  airarticolo  inserito  nella  Gazzetta  di  Francia 
del   i3  giiigno   i838  onde  lo  storiografo  svezzese  sig.  Folsom  si  pro- 
pone di  togliere  a  Cristoforo  Colombe  il  merito  della  scoperta  dell' 
America.  Gcnova  ,  Pagano,    i838,  8.° 
Notice  Biographique  sur  le  Cemte   Jacques    Graeberg  de  Hemso.  Flo- 
rence, Pezzati  ,   i834,   i6.° 
La  Divina  Conamedia  di  Dante    Alighieri   col    Comento  del  P.  Pompeo 
Venturi ,  ccc.  (art.  estr.  dal  Nuovo  gioniale   de' Letterati  di  Pisa, 
N.°   10 1,  setlembre  e  ottobre   i838),  8." 
Elogio  del  Cav.  Gio.  Battista  Zannoni ;  detto  da  Fnittuoso  Becchi.    Fi- 

rcnze  ,  lipi  dclla  Galileiana,   i838,  8." 
La  Poesia  vendicala ,  canti  trc ;  del  Cav.  Lcopolde  Massa  Saluzzo.  Torino, 

Baglione  e  Comp.,    1839,  ^•° 
Lettre  de  M.  Rusconi    a   M.    Dumeril    sur  le  mode  de  fecondation   des 
batraciens    urodeles,  etc.  (Estr.    dal  Tom.  X.    Fasc.    LV  del  Gior- 
nale  delle  Scienze  Mcdico-Chiriwgiche).  Pavia  ,    1839,  8.° 
Farac  Johannis    Francisri    Sassarensis    de    chorographia    Sardiniae  libri 
duo  et  de  rebus  Sardois  libri  IV ;  ex  recensione  P.  Victorii  Angius. 
Carali ,  ^lontcverde ,    i838  ,  2  vol.,  8.° 
Hiblioteca  Sarda.  Fasc.    1-4.  CagUari,  Monte verdc,    i838-i83g,  8." 
l%sercilazioni  scientifiche  c  lelleraric  dell'Ateneo    di   Venezia.    Tom.   II  , 

Venezia  ,  Alvisopoli ,   i838  ,   i   vol.,  4-° 
.\nnali  urbani  di  Venezia  ;  di  Fabio  MutincUi.  Seeolo  dccinioscsto.  Ve- 
nezia ,   1 838 ,   I  vol. ,  8.° 
Epilatlo  del  Cav.  Paolo  Bella,  allievo  della   Regia  Mililare   Accademia ; 
scrilto  da  Giambatista  Soinis.  Torino  ,  Chirio  e  Mina  ,  fob 


xxxiir 


<//  Lotidra 


B.-LLl 


Bki-.ti'Lom 


C\R>EVALE-Ar.ELH 


Slalislica    Mcdica   di   INFilano    dal    secolo   XV   fino  ai  nostii   giorni ;  del  rrBmiuo 

Dottor    Giuseppe    Ferrario.    Milano ,    Bernardoni ,    i838,    vol.    i." 
Fascicoli   i-5,  8." 
Companion  to  the  Almanac  for  iSSg.  By  J.  W.  Lubbock.  Libbu.h 

Address  of  his  Royal    Highness    the   Duke    of  Sussex ,  K.  G. ,  etc.    the 
President,  read  ai    the    anniversary    meeting  of  the    Royal  Society, 
on  Friday,  November  3o,   i838.  London,   i838,  8.° 
Proceedings  of  the  Royal  Society.  N."  35.  November   i838,  8.° 
Corso  clcraenlarc  di  fisica  sperimentale  ;    di    Giuseppe    Belli.    Vol.  III." 

Milano,   i838,   i  vol.,  8."  fig. 
Antonii  Bertolonii  Flora  Italica  ,    sistens    plantas    in  Italia  et  in  insulis 
circumstantibus  sponte  nascentes.    Vol.  II   et  III.    Bononiae,  i835- 
i837  ,  2  voL,  8." 
Storia  dell'eleltricila ;  di  Antonio  Carnevale-Arella.  Alessandria,  Guidetti, 

i839  ,  vol.  i.°,  8." 
Fenomeni  della  visione  ,  ccc.  Memoria   proposta  agli  scienziati   di  tutle 

le  colte  nazioni  ,  da  Luigi  Brenia.  Milano,  Manini ,    i838,  8.° 
Fisica  de'corpi   ponderabili ,    ossia    trattato    della   costituzione    generate 
de'  corpi ;  del  Cav.  Amedeo  Avogadro.  Tomo  second©.  Torino ,  Stam- 
peria  Reale,    iSSg,   i   gr.  vol.,  8.°     "^'^^  - 
ArticoU  estratti  dagli  annali  di  Giurispnidenfei'  di   Torino  ,  scrilti  sulla 
riforma  delle  carceri,  dal  Conte  Petitti  di  Roreto.  Torino,  Mussano 
e  Bona  ,    i838  ,  8." 
Intorno  alia  vita  ed  agli  scritti  di  G.  B.  De  Cristoforis,  ecc. ;  Memoria 

di.Cesare  Rovida.  Milano,  Bernardoni,    i83g,  8.° 

Ossei-vazione  di  oftalmia    scrofolosa   cronica    accompagnata   da    intensis- 

sima  folofobia,  guarita  coll'  idrocloi-ato  di  barite  condolto  dalle  correnti 

galvaniche  ;  del  Dottore  G.  CeiTuti.  Torino,  Fontana,   1839,  8." 

Memoires  couronnes  par  l' Academic  Royale  des  Sciences  el  Belles-Lettres 

de  Bruxelles.  Tom.  XI-XII-XIII.  Bmxelles  ,  i837-i838,  3  vol.,  4." 

Nouveaux  Memoires  de  i'Acaddmie  Royale  des  Sciences  et  Belles-Lettres 

de  BruxcUi's.  Tom.  X.  Bruxelles,  Hayez  ,   1837,   i   vol.,  4.° 
Programme    des    questions    proposees    pour    le    concours    de    i838  par 

I'Academie  Pioyale  des  Sciences  et  Belles-Lettres  de  Bruxelles.  4° 
De  Pinfluence  des  saisous  sur    ia   morlalite    aux    diflerens  ages   dans  la  QtETEirr 

Belgique;  par  A.  Quetelet.  Bruxelles,  Hayez,   i838,  4.° 


Bkhnta 


AvocAiino 


Petitti 


Ko\  tUA 


Ct    IDEMIA    ReaLK 
Ul    SciEN/E 

Belle-Lettere 
di  lini-t  eltes 


X\XIV 

Anriiilcs  dc  TobseiTatoire  de  Bruxelles  ;    par   le   Directeur  A.  Quetclet. 

Tom.  I,  2.*^  partie,  Bruxelles,    1837,  4-°  ' 

Anuuaire  dc  robservaloire    dc    Bruxelles  ,    pour  Pan   i838  ;  par  le  Di- 
recteur A.  Quetclet.  Bruxelles,  Haycz,   1887,   i6.° 
Eiici  Istruzione  sui  parafulmini ;  Leltera  del  sig.  I'rof.  Elice  al  P.  C.  Dentone. 

Genova  ,  Ferrando,   1839,  8.° 
Oapiom  Protesia  del  Marchcsc  Gaelauo  Capponl    contro  quella  del  Prof,  signor 

Giovanni  Rosini  (  inserita  nel  Giornalc  di  Commercio  di  Flrenze  ). 
Firciize,  Pezzati,    1839,  8."  ■'''^■'    'n* 

Tr.n*  Storia  d' Italia  del  medio  evo;  di  Carlo  Troya.  Vol.   i.",  pai-te   1.'  e  2.' 

Napoli,  Tipografia  del  Tasso  ,   1889,  2  vol.,  8." 
Un  l:^^c«l^E  Observations  meteorologiques  et  magneliques   faites    dans   I'etendue   de 

rEnipii-e  de  Russic  ,  redigees  et  publiees  par  A.  T.  Kupffer.  N.°  II. 
Saint-Petersbourg,  1837,  4° 
Di  Lioj  Antico  monumcnto  sepolcrale  da  poclii  anni  scoperto  presso  la  citta  di 

Padova ;  illustrato  da  Giuseppe  Furlanetto,  e  pubblicato  da  Giuseppe 
Da  Lion.  Padova,  CarteUier  e  Sicca,   i838,  fol. 
N».  «.i  Storia  dclle  campagne  e  degli  assedii  degl'italiani    in   Ispagna  dal   1808 

al    i8i3,  corrcdata  di  piani  c  carte  lopograficlie  ;  di  Camillo  Vacani. 
^lilano,  Slaniperia  I.  e  R.  ,   i823,  3  vol.  fol.,  con  atlante  topografico 
militare,  fol.  mass. 
Bc^,,„,  Elogio  di  Carlo  Botta ,  delto  dal  Segretario  dell'  I.  e  R.  Accadcniia  della 

Crusca,  Ab.  Fruttuoso  Becchi.  Fireiize  ,  Piatti  ,    1889,  8.° 
Ma.tic*  Conspectus  Regni  vegetabilis,  secundum  characteres  morphologicos,  pi-ae- 

sertim  carpicbs,  in  classes,  ordines  etfamilias  digesti,  adjectis  exemplis 
nominibusque  plantarum  usui  medico,  technico  et  oeconomico  inscr- 
vienlum  ;  auctore  Dr.  C.  Fr.  Ph.  INIartius.    Norinbergae  ,    i835  ,  8." 
Ros»ETri  Suir  idraulica  ;  trattato  ad  uso  dci  giovani  Ingegneri;  conipilato  dall'In- 

gcgnere  Giuseppe  Rosselti.  Milano  ,   1839,  4-° 
Museo  Numismatico  Lavy  appartenente  alia  Realc  Accadeinia  delle  Scienze 
di  Torino.  Parte  prima.  Descrizionc  dellc  niedaglie  Greclie.  Torino, 
Stampcria  Reale,   1889,    i   vol.,  4"  fig- 
Mc«cHi«os  The  Silurian  system ,  founded  on  geological  researches  in  the  counties 

of  Salop  ,  Hereford,  Radnor,  Montgomery,  Cacrmarthen ,  Brecon, 
Pembroke  ,  Monmouth  ,  Gloucester  ,  Worcester  ,  and  Slaiibrd  ;  by 
Rodei-ick  Impey  Murchison.  London,  Murray,  1839,  P^'"*^-  ■•'  ^  ^•' 
in  2  vol.,  4-°  con  tre  carte  geologiche  coloralc. 


Memoiies  ct  Dissei-lalions  sur   les  anliquiles    iialionales  et    elrangercs  , 

puhlies  par  la  Sociele  Royale  des  Antiquaircs   de  France.    Nouvelle 

stirio,  Tome  4-^  Paris,  Duverger,    i838,    i   vol,  8."  fig. 
Discurso  lido  em    i5  de  uiaio  de   i838    na  sessao   publica  da  Acadcmia 

Real  das  Sciencias  de  Lisboa ;  por  Joaquim  Jose  da  Costa  de  Slacedo. 

Lisboa ,   i838,  4-°  piec. 
Sulla  costiiuzione  gcologica  della  pianiira  e  delle  colline  della  Lombar- 

dia;  Mcmoria  del  Dolt.  F.  De  Filippi.  Milaiio,  Lampato,   iSSg,  8.°, 

fig.  color. 
Conchiologia  Fossile  ;  Sulle  conchiglie  fossili  e  siii   terreni  di  Lessona  , 

Cossato,  Ceretto  ,  e  Valdengo   nella  provincia    di  Biella ;    Osserva- 

zioni    del    Prof'essore    Giovanni    Florio    (  Estratto    dal    Subalpino  ). 

Toriao,  1839,  8." 
Della  Economia   Politica  del   medio  evo,   libri  III,   che  trattano    della 

sua  coadizione  politica,  morale,  economica;  del  Cav.  Luigi  Cibrario. 

Torino,  Stamperia  Reale  ,    1839,   i   vol.  8." 
Dell'origine  de'Crostacei  di  Anton-Lazzaro  Moro;  Dissertazione  epistolare 

inedita  pubblicata  dal  Prof.  Girolamo  Molin.  Padova,   i838,  8.° 
Lettere  di  Giuseppe  Bossi  ad  Antonio  Canova;  pubblicate  da  Forlunato 

Federici.  Padova,    1839,  8.° 
Lettere  inedite  di  Leopolcio  Cicognara  ad  Antonio  Canova  ;  pubblicate 

da  Fortoualo  Federici.  Padova,   i83g,  8." 
II  Primo  Libro  delle  Istorie  Seuesi  di  Marcantonio  Bellarmati;   pubbli- 

cato  per  cura  di  Fortunato  Federici.  Padova,    1839,  8." 
Impcratori  et  Regi  Ferdinaiulo  I.    ad    Corouam  Ferreaui    suscipiendam 

augusto  couspectu  Mediolanum  illustranti  gratulatio  Autonii  Mazzetti. 

Editio  a.°  Mediolani  ,  typis  Rivoltianis ,   i838,  8.° 
Bulletin  des  Seances  de  TAcademie  Royale  de  BruxcUes  ;  annee    1 838  , 

N."  4,  6,  7,  8,  9  et  10.  -  Annee   1839,  N."  3,  8.° 
Annales  de  la  Societc  Entomologique    de  France.    Tome  VII,    premier 

et  second  trimestie.  Paris,   i838  ,  8.° 
Annales    des    mines  ;    ou    Recueil    de    memoires    sur   I'exploitation    des 

mines,  et  sur  les    sciences   et  les  arts  qui  s'y  rapportent,  redigees 

par  les  Ingenieurs  des  mines.  3."  serie,  Livr.  1-6,  formant  les  Tomes 

XIII  et  XIV.  Paris,   i838,  8.° 
Auuales  des  pouts  et  cbaussees ;  Memoires  ct  Documcns  relatifs  a  I'art 

des  constructions  et  au  service  de  1'  Ingenicur  :    lois  ,    ordonnances 


Sill  lETl' 
DE'.LI    Amii^i-ABII 

di  J-'rancia 


De  M  ut.do 


J)p.   Fii.ii'Pi 


Flub 


CiSRARIU 


MoLIK 


Federici 


Mazzetti 


.\CCADEUIA     BeaLE 
OELLB     SCIE>ZE 

t/i  BruxelUs 

Soc.  ENTOM0L0CIC4 

(ii   yrancia 
Ammisistbazio.ve 

Ge,\.    UELLE    MlMEEE 

di  Fraud  a 


Ay\u>;siBAZi<>Nc 

DC*  PU>T1     B    >TRAIIE 

di  i-'rancia 


\XXVI 


Cl>lKC  SiLCUO 


S.  M.  IL  Rr 
IIailo   Alsebio 


Sacchi 


SorlBTA* 

ni    GcOORAFIfc 

di  Parigi 

SoCirTi"     GlOtOGICA 

di  Franda 
Socim" 

MsDli'n  -  CHlBCKGtCA 

di  Bologna 


Db  TirALDO 


BiGVZZOSI 


SOCIET*' 

h'Orticolti  ba 
di  Parigi 


el  autres  actes  concernant  radministi-ation  des  ponts  ct   chaussees. 

Premiere  serie.  Cahiers  de  septembre-dcceinbre,  N.°  V  et  VI.  Paris, 

1837,  8.° 
i'-king ,  Chou-king,  Tchun-tsieou ,  Lj-kj  ,    et    Cld-king  ,   antiquissimi 

Sinarum  libri ;  Sinice.  36  fasciculi ,  8." 
Monumenta  historiae  patriae  edita  iussu  Regis  Caroli  Alberti.  Sci-iptores. 

Augustae  Taurinorum,  e  Regio  Typographeo  ,    iSSg,   i   vol.  fob 
L'Arco  della  Pace  ,  a  INIilano  ,  descrilto  da  Defcndenle  Sacclii ,  e  pub- 

blicato  per  la  fausta  inaugurazione  fatta  da  S.  M.  I.  R.  A.  Ferdinando  I. 

Wilano,  Manini ,   i838,   i  voL ,  8.°  fig. 
BuUelin  dc  la  Soci^te  de  Geographie  de  Paris.  Deuxieme  serie.  Tomes 

IX  et  X.  Paris,   i838,  2  vob  8.° 
Bulletin  de  la  Societe  Geologique  de  France.  Tome  IX,  feuilles  i5-32; 

Tome  X,, feuilles   1-4.  Paris,   i837-i838. 
BuUetlino  delle  Scienze  Mediche  pubblicato  per  cura  della  Societa  Medico- 

Cliirurgica  di  Bologua.  Vol.  V,  fascicoli  di  marzo-lugllo  i838.  Vol.  VJ, 

fascicoli  di  agosto  e  seltembre   i838,  8." 
Biografia  degli  Ilaliani  illustri  nelle  scienze  ,  leliere  ed  arti    del    secolo 

XVIII ,  e  dei  contemporanei ,  compilala  da  Letterati  italiani ,  e  pub- 

blicata  per  cura  del  Professore  Emilio  De  Tipaldo.  Vol.  V,  fascicoli 

2.°  e  3.°  Vol.  VI,  fascicoli   i.°  e  2.°  Venezia,  Alvisopoli,   i838  ,  8.° 
Annali  delle  Scienze  del  Regno  Lombardo-Veneto.  I  bimestri  di  jnarzo- 

dicembre.  Padova ,   i838,  4-° 
Repertorio  di  agricoltura   e  di    scienze  economiclie    ed  industriali ;    del 

Professore  Rocco  Ragazzoni.  Dal  N.°  4^  al  48    (  giugno-dicembre  ). 

Vigevano,   i838,  8.° 
Annales  de  la  Societe  d'Horticulture  de  Paris,  etc.  De  la  li\raison   laS* 

a  la  iZb"  ( fevrier-decembre ).  Paris,  )838,  8.° 


SCIEIVZE 


FISICHE    E    MATEMATICHE 


XXXVII 

NOTIZIA   STORICA 

inlorno  ai  lavori  dilla  Classe  delle  Scienze  Fisiche  e  Matematiche 
nel  corso  dell'anno  i838,  scrilta  daW Accademico  Giuseppe  Ger6, 

Segretario  aggiunto. 


J_ja  indebollta  salute  del  Segretario  Cav.  Carena  toglie  in  quesl'anno 
airAccademia  il  piacere  di  udire  esposti  e  parlicolareggiati  da  lui  i  la- 
vori ,  ai  quali  essa  si  c  dedicala  dope  1'  impressione  del  volume  XL° 
delle  sue  Memorie.  Cliiamato  al  nobile  uflizio  di  supplirlo  io  lo  pigliero 
a  modello :  che  se  non  mi  sai'i  date  di  imitarlo,  non  che  di  uguagliarlo, 
in  quella  pui-ezza  e  in  quella  mascliia  qualila  di  stile  che  lo  fecero  sa- 
lire  in  fama  d'uoino  doltissimo  e  benemerito  della  italiana  letteratura  , 
io  spero  almeno  che  riusciro  a  riprodurre  la  sua  esaltezza  nella  espo» 
sizione  dei  fatti ,  e  la  sua  semplicita  nel  modo  di  ordinarli. 

Due  vie  si  tengono  dai  Segretarii  delle  Accademie  in  questo  genere 
di  lavori.  La  prima  consiste  nel  riunire  solto  a  un  solo  punto  di  vista 
le  materie ,  delle  quali  devesi  comporre  la  nanazione  storica,  e  nell'or- 
dinarle  in  un  solo  discorso  classiGcate  secondo  le  loro  analogic;  I'altra 
si  limita  ad  esporre  le  cose  con  quell'ordine  e  con  quella  successione, 
con  cui  venncro  trattate  nel  seno  delle  Accademie  medesime.  Certa- 
menle  la  prima  di  queste  maniere ,  come  la  piii  ornata ,  cosl  e  la  piu 
gradita  dall'universalita  dei  lettori  ;  ma  senza  tener  couto  dello  sforzo 
che  cosla  non  di  rado  quel  dover  coUegare  fatti  e  cose  disparatissime, 
essa  non  conviene  se  non  in  que'  casi ,  ne'  quali  abbiasi  o  lunga  serie 
d'anni  a  riandare  ,  o  copia  grande  e  svariata  di  lavori  a  ricordare. 

L'Accademia  nostra  non  puo  di  certo  essere  tacciata  d'inoperosita, 
e  nemmeno  puo  essere  tacciata  di  lenlezza  nel  falto  delle  sue  pubbli- 
cazioni ,  le  quali  dalla   fondazion   sua   non  cessarono  di  succedersi  con 


xxxvm 

regolarila  e  costanza.  Ma  per  cio  appunto,  c  pel  loilcvolc  uso,  clie  cb- 
bero  sempre  i  suoi  Segretarii ,  di  premettere  ad  ogiii  volume  la  iiotizia 
storica  tlei  lavori  ,  piccolo  riesce  lo  spazio  di  leinpo  c  non  gran  fatto 
iiumerosc  le  inaloric  die  dall'mia  pul)blic:izioiic  aH'altra  sopravanzano. 
Per  ordinario  Ic  uostre  iiolizie  storichc  non  conipreiidoiio  che  i  lavori 
di  uno  o  due  aiiiii  :  e  dei  lavori  d'un  solo  anno  io  devo  cjuesia  volta 
occuparnii.  Qiicslc  ragioui  aduiKjue,  die  io  credo  esserc  quelle  stesse 
die  indusscro  il  Cav.  Carkna  a  scguire  il  metodo  piu  scmplice  o  sia  il 
cronoldgioo  ,  fanuo  die  io  pure  lo  segua,  a  piofercnza  di  queU'altro 
piii  Inrgo,  pill  attraente  e,  se  si  vuole,  pii  dignitoso. 

Ill  qucsta  notizia  perlaiito  ,  come  in  quelle  die  fin-ono  scritte  dal 
iriio  illustre  Collega',  si  riferiranno,  solto  la  data  di  ciascuiia  adunanza, 
i  Pareri  Ictti  dalle  Giunte  accademidie  intorno  a  scientifici  lavori  ine- 
diti ,  die  Autori  nazionali  o  stranieri  desiderarono  sotloposti  al  giudizio 
deir.Vcradeinia  ,  cosi  pure  intorno  a  qiiegli  argonienti  di  industria  nuova 
die  suddili  e  non  suddili  diiesero  di  inlrodurre  con  privilegio  iici  Regii 
Slati. 

Delia  Memorie  accademidie,  che  sono  stampate  in  disteso  in  questo 
volume  ,  si  riferir;\  il  solo  titolo. 

Quanto  allc  trasraesse  Memorie  inedite,  si  fara  menzione  solamente 
di  quelle  siiUe  quali  i  deputati  diedero  favorevole  giudizio ,  confermato 
dalla  Classe.  E  lo  stesso  si  fara  dei  Pareri  concernenti  a  domande  d'  in- 
troduzione  di  industria  nuova.  Se  non  clic ,  per  accrescere  ])regio  e 
utilitu  a  quesle  pagine  ,  io  Terro  sponendo  un  po'  distesamcnte ,  e  il 
piu  dclle  volte  colle  parole  stesse  dei  Relatori ,  quel  nuovi  metodi  o 
quei  nuovi  meccanismi,  che  in  ragione  dcUa  loro  provata  o  probabile 
utilil;i  meritarono  piu  o  meno  I'approvazione  delle  Giunte. 

Quanto  alle  opere  stampate  che  Autori  e  nazionali  e  forestieri  van 
donando  frequcntemente  all'Accademia ,  esse  sono  registrate  nel  prin- 
cipio  d'ogni  volume ,  postovi  accanto  il  nome  de'  donatori ,  cui  I'Accademia 
compiacesi  di  dare  della  sua   gratiludine  questa  pubblica  significazione. 


XXilK 

21   gennaio. 

1- II  Professore  Gene,  deputato  col  Cav.  Carena  ,  legge  il  parere  in- 
torno  a  una  Meinoria  del  Conic  Carlo  Poitno ,  di  Milano  ,  inlilolata : 
Studii  su  taliine  variazioid  qfferte  <lai  niolluscJu  Jluvialili  e  terrcstii  a 
conchiglia  univalve. 

II  Professore  Gene,  continiiando  la  illustrazione  degli  oggetli  naturali 
da  lui  raccolti  ne'  suoi  viaggi  in  Sardegna ,  legge  la  descrizione  di  qua- 
ranlacincjuc  insetti ,  per  la  inaggior  parte  inediti ,  col  titolo  :  De  ejui- 
busdam  iiuectis  Sardiniae  novis  aut  minus  cogniiis.  Fascic.  alter  (i). 

Questo  lavoro  c  stampato  nel  presente  volume  a  pag.  43. 

1 1    fcbbraio. 

■roj.Il  Cav.  AvoGADRo,  deputato  col  Cav.  Bidone,  legge  il  parere  intorno 
a  una  Memoria  del  signor  Pacani,  Professore  di  Matematica  a  Lovanio, 
Sur  Vequilibre  des  colonnes. 

II  Professore  Gene  ,  condeputati  i  Professori  Botto  e  Sismonda  ,  fa 
relazione  intorno  ad  un  lavoro  del  signor  Giovanni  Battista  Canobbio, 
Corrispondente  deirAccademia  ,  intitolato  :  Topografia  fisica  delta  citlu 
di  Genoi'a  e  de'  suoi  contorni.  Esso  e  diviso  in  otto  capitoli ,  i  quali 
trattano:  i.°  della  topografia  di  Genova  e  della  sua  posizione  geografica 
in  generale;  a.°  della  costituzione  geognostica  del  contraflbrte  dell'Apen- 
nino,  su  cui  Genova  e  fabbricaia;  3.°  della  niaggior  parte  delle  piante 
che  crescono  spontanee  o  che  sono  collivate  dentro  di  Genova  o  nei 
suoi  contorni ,  non  che  dei  quadrupedi ,  uccelli  ed  insetti  die  vi  si 
trovano ,  e  dei  pesci  del  suo  porto  e  del  suo  golfo  ;  4-°  '^^'l^  strade  , 
piazze  ,  passcggi  pubblici ,  cbiese ,  stabilimenti  di  pubblica  istruzione  , 
tcatri ,  j)rigioni  ,  abitazioni  ,  cloache  ,  porto  ed  opere  pie  ;  5.°  dell' aria 
atmosferica ,  con  isperienze  analitiche  suU'acqua  piovana;  6.°  dell'acqua 
tanto  delle  sorgenti  naturali,  che  del  pubblico  acquidotto;  7.°  dei  venti, 
della  quanlila  annua  dell'acqua  piovana  ,  delle  osservazioni  termome- 
triche,  barometriche  ed  igrometriche  ,  delle  mcteore  acquee  ed  ignee  , 
con  una  tavola  delle  principali  fi-a  le  medesime;  V8.°  ed  ultimo  capitolo 


(■)  Vcggasi  il  Fascic,  I,  Del  Volume  39.  pag.  iGi. 


XI. 

conliene  un  brcvc  ragguaglio  comparativo  cli  Geneva  moderna  con  Ge- 
nova  roniana,  del  medio  evo  ,  del  i4oo,  del  1800,  e  da  codeslo  anno 
a  tutlo  il  1837.  —  Pi'ecedc  alia  Iraltazione  di  questi  argouienti  il  ca- 
talogo  di  trentaqiiattro  opere  stampale  e  di  alciini  manoscritti ,  clie  dall' 
Autore  furono  consultali  pel  sue  lavoro;  lo  cliiudono  poi  alcune  anno- 
tazioni  spiegativc,  il  catalogo  dei  minerali  di  Geneva,  la  pianta  di  questa 
Citla  incisa  da  Zucoli  e  pubblicata  dal  libi-aio  Beuf  nell'anno  i836, 
ed  una  carta  I'atta  a  mano  per  sei'vire  di  schiarimento  alia  geognosia 
del  contrafForte  dell'Apenuino  ,  sulla  di  cui  falda  e  fabbrieata  la  snd- 
detla  Cittu. 

La  Giunta  e  d'avviso  clie  questo  lavoro,  il  cjuale,  a  non  dubilarne, 
deve  aver  costato  al  signor  Canobbio  lunghe  ricerche  e  grandissima  fa- 
liea,  nieriti  nou  piccola  lode  si  per  I'ordine  con  clie  le  materie  vi  sono 
ilislribuite ,  che  per  la  dottrina  ,  con  clie  ad  una  ad  una  vi  sono  svoltc 
e  traltate.  II  capitolo  che  riguarda  la  coslituzione  geognostica  del  ter- 
rene di  Geneva ,  e  1'  altro ,  nel  quale  si  espengono  le  esservazioni 
chiniico-igieniclie  fatte  daU'Autore  interne  aH'accjua  del  pubblico  acqui- 
delto  di  queila  grande  Citla ,  si  raccemandano  in  ispecial  naodo  per 
r  importanza  dei  fatti  che  rivelano.  L'argomento  pero  non  sembra  ai 
Depulati  appartenere  nella  sua  integrita  a  quegli  studii  ,  dei  quali  per 
istituto  si  occupa  rAccademia  :  come  ognun  sente  ,  esse  spetta  essen- 
zialmcnte  alia  stalistica.  Ora  ,  essendo  stata  da  S.  M.  instituita  luia  Su- 
periore  Commissione  per  la  Statistica  dei  Regii  Stati,  pare  ai  Deputati 
essere  cenveniente  che  I'opera  venga  restituita  all'egregio  Autore  col 
suggerimento  di  rassegnarla  alia  Commissione  suddelta  ,  e  coUa  giunta 
di  lutli  <jue'  maQ,giori  ringraziamenti  ,  con  che  TAceademia  suel  testi- 
licarc  la  sua  i-iconescenza  agli  Autori  delle  piii  gradite  e  piu  importnnti 
comunicazioni. 

In  questa  medesima  adunanza  il  Cav.  Avogadro  Icgge  una  Memoria , 
da  lui  fatta  in  comune  col  Professere  Botto  ,  intitolata  :  Memoire  sui- 
tes rapports  entre  le  pouvoir  conducteur  des  liquides  pour  les  coiirans 
clectriqiies  et  la  decomposition  chimique  quails  en  eprouvent. 

E  stampata  in  questo  volume  a  pag.    179. 

4  marzo. 
II  Cav.  Avogadro,    deputalo  col  Profcssore   Botto  ,  legge   il  parere 


XLI 

intorno  a  una  domanda  di  privilegio  esclusivo  fatia  al  Governo  dal 
signor  Pielro  Clrtii.uet  d'Albcrt-Yille  per  I'uso  di  una  veltiira  a  vajiore 
di  parlicolar   costruzione. 

Quesla  veltura,  della  quale  il  siipplicante  ha  preseiitato  un  inodello 
in  legrio,  e  deslinata  a  muoversi  sulle  slrade  ordinaiic,  seuza  rotaie  di 
ferro. 

Tra  le  diverse  difllcolla  clie  si  sono  incontrate  neU'applicazione  della 
forza  del  vapore  a  questa  sorta  di  vetturc,  e  clie  ne  luiiino  senza  dubbio 
fin  qui  I'itardala  la  generale  sosliluzione  a  quelle  che  si  fanno  niuovcre 
sulle  stradc  ferrate,  il  signor  Curtillet  si  studio  parlieolarmciile  di 
diininuire  quella  di  dirigerle  nei  giri  o  curvature  clie  possono  preseu- 
tarsi  nelle  slrade  che  esse  debbono  percorrere ,  e  ad  un  artilizio  per 
tale  oggetto  si  riduce  propriamente  cio  che  v'  ha  di  nuovo  nella  costru- 
zione  da  lui  proposla. 

In  vece  di  un  tiraone  infisso  nell'asse  delle  due  ruole  aiiteriori  , 
mobile  nel  suo  punto  di  mezzo  attorno  ad  un  asse  verlicale,  e  per  cui 
si  faccia  prendere  al  sistenia  di  queste  ruole  ,  e  quindi  alia  vcllura 
Slessa  che  esso  si  Irae  diclro  ,  la  direzione  coiivcnienle ,  il  signor 
CuRTii.i.iiT  rcnde  il  piano  di  ciascuna  di  esse  ruole  mobile  altorno  atl 
un  asse  verticale,  in  maniera  di  far  loro  prendere  una  situazione  obli- 
qua  relativamenle  al  loro  asse  comune  ,  che  rimane  fisso.  Per  fare  die 
cio  sia  possibile  si  richiede  necessariamcnte  un  parlicolar  niodo  di  ar- 
licolazione  dci  mozzi  dcUe  ruole  col  meccanismo ,  per  cui  la  macchina 
a  vapore  deve  loro  comunicare  il  moto  di  rolazione ,  e  un  tal  raodo 
di  ai'ticolazione  fu  appunlo  imaginato  dal  sig.  Curtillet  ed  eseguilo  iicl 
suo  modcllo. 

L'  invenlore  si  persuade  che  con  qucsto  mezzo  rendendosi  nieiio 
esteso  il  molo  del  limone  deslinato  a  produrre  il  cangiamcnlo  di  dire- 
zione nel  piano  delle  ruote,  e  potendosi  esso  operare  con  minor  forza, 
ne  debba  risultare  una  maggiore  facilila  per  regolare  il  molo  della  vel- 
tura nei  giri  o  cm'valure  che  occorrera  di  farle  percorrere. 

I  Depulali  hanno  esaminalo  il  modello,  e  coU'opera  dello  slesso 
supplicante  lo  hanno  altresi  spcrimenlato  sul  pavimento  di  una  stanza  , 
per  quanlo  la  sua  qualila  di  semplice  modcllo  lo  pcrmetlcva  ,  e  per 
quanlo  I'azione  della  mano  poteva  supplire,  nello  imprimergli  il  moto , 
all  ellello  della  macchina.  Essi  dichiaraiio  di  non  avcre  alcuna  ragione  spc- 
ciale  di  dubilareche  rarliQzio  del  sig.  Curthxet  per  lo  scopo  summenloVato 

6 


11. Tt 

lion  possa  avcrc  la  sua  npplicazione  ail  una  macchina  eflettlva  ,  c  ere  ■ 
ilouo  possibilc ,  ed  aiiche  probabile  ,  die  da  lale  applicazione  possa  ri- 
sidtare  quella  niaggior  facilila  iicUa  direzione  del  moto  di  una  \ettura 
a  vaporc  ,  the  cgli  si  e  proposlo  di  otlenere.  Siccome  pero  si  possono 
prcsoiilaie  iieH'esecuzioiie  e  neiruso  di  opere  di  tal  gencre  diflicolla 
all'ailo  imprevedute  ,  die  nell'  ispczione  e  nella  prova  di  un  semplicc 
iiioddio  non  si  possono  in  alcun  modo  ravvisare,  cosi  i  Depnlati,  menlre 
j^iudicano  degni  di  lode  lo  zelo  e  1'  induslria  con  die  il  sig.  Curtillet 
si  adopero  ncUo  studio  di  questo  importante  oggetto  di  meccanica  ap- 
jilicala,  crcdono  di  non  polere  positivamente  asserire  die  I'ideato  arti- 
lizio  possa  iutrodursi  con  buon  successo  e  con  vantaggio  nella  costru- 
zionc  delle  vctture  a  vapore  deslinate  a  muoversi  sulle  strade  ordinarie. 
Tin  principio  d'esecuzione  che  1' ingegnoso  Autore  dia  all'invenzion  sua 
pbtra  solo  far  ragione  dci  dubbi  della  Giunta  e  del  merito  della  do- 
niaiida. 

II  Professore  Cantij  prende  data  di  un  suo  lavoro  leggendo  una 
breve  ]\ota  sopra  alcuni  licheni  indigerti  atti  alia  preparazione  delVo- 
ricella ,  e  produce  alcuni  saggi  di  liquidi  colorati  con  essa  in  altrettante 
;iui|iolline  e  tubi  di  vetro. 

II  Scgretario  legge  la  Memoria  del  Dottore  Giandomenico  Bruno  , 
applicato  al  Museo  Zooiogico  della  Regia  Univcrsita ,  intitolata  :  Illu- 
stvaziouc  di  un  nuovo  cetaceo  fossile. 

E  stampata  in  questo  volume  a  pag.   i43. 

11  Professore  Gene  leg£;c  la  Memoria  del  Conle  Porro  ,  sulle  va- 
riazioni  the  si  osservano  nei  molluschi Jluviatili  e  terrestri  a  conchiglia 
univalve. 

\\  siampata  in  queslo  volume  a  pag.  219. 

18  marzo. 

11  Cav.  Prof.  Vitiorio  Michelotti  ,  deputalo  coi  Profcssori  Lamm  e 
Cantu  ,  fa  relazione  favorevole  inlorno  a  una  domanda  di  privilegio , 
j>reseiitala  al  Govcrno  di  S.  IM.  dai  signori  Giambatlista  Canonica  e 
Luigi  Rambaudi,  per  la  fabbricazione  deH'oricella  e  del  cudbear,  a  uso 
lintorio  ,  tratti  da  alcuni  licheni  che  vegetano  nei  Regii  Slali. 

Jl  Spgrctario  ,  a  richiesla  dei  dcputati  Avvocato  Coi.la  ,  e  Cavalicre 
Moris,  che  da  ima  indisposizione  di  salute  sono  impcdili  dallo  intervcnirc 


XLIII 

aU'tiilunauza  ,  legge  il  parere  da  loro  trasmesso  intorno  a  una  ^lemoria 
del  Doltore  Giuseppe  De  Notaris  ,  inlitolata  :  Primitiae  Hepalicologiac 
Italicae. 

II  Profi^ssore  Gene,  depulalo  col  Cav.  Carena,  fa  rclazione  inlonio 
a  un  lavoro  del  signer  GiamljaUista  Verani  Sur  deux  noiivellcs  especcs 
tie  Ce.plialopodcs  trouvees  (  par  lui  )  dans  VOcean. 

11  suddcllo  Professore  Gene  legge  una  sua  Meniovia  iiUilolata :  Sj- 
nopsis  Reptilinm  Sardiniae  indigenorum. 

12  stampata  in  questo  volume  a  pag.   aS^. 

Da  ultimo  il  DoU.  Beli.ingeri  comincia  la  lettura  di  un  sue  lavoro 
Sulla  fecondita  e  sulla  proporziotie  del  sessi  nelle  nascite  del  cani. 

I  apiile. 

In  quesia  aduuanza  il  Dotiore  Bellingeri  conlinua  la  lettura  del  la- 
voro poc'  anzi  menzionato  Sulla  fecondita  e  sulla  proporzione  del  sessi 
nelle  nascite  del  cani.  Legge  ♦poi  anclie  la  prefazione  di  un'altra  sua 
opera  sullo  stesso  argomento  ,  ma  esiesa  agli  aniraali  vertebrati  in  ge- 
nerale,  che  egli  si  propone  di  stampare  separatamente  ,  perche  troppo 
volumiuosa  pel  volume  accadeniico. 

II  Segretario  legge  la  Memoria  del  Doltore  De  Notaris  ,  intitolata : 
Primitiae  Hepaticologiae  italicae;  quella  del  signor  Pagani,  Professore 
a  Lovanio ,  Sur  tdquilibre  des  colonnes ,  e  la  Description  de  deuce 
noui>'elles  especcs  de  Cephalopodes  trouwes  dans  VOcean  ,  del  signor 
Giambaitista  Verani. 

Queste  ire  Memorie  sono  stampale  nel  prescnie  volume ,  la  prima 
a  nag.   aS'j  ,  la  seconda  a  pag.   355  ,  la  terza  a  pag.  gi. 

L  Accademico  Prof.  Cantu  legge  una  Nota  sulla  prepdrazione  del 
tornasole  colV  impiego  dei  licheni  nostrali ,  e  sulla  sua  applicazione 
alia  lintura.  L'Autoi'e  dichiara  esser  questa  una  pai'te  di  niaggiore  e 
pill  osteso  lavoro,  di  cui  egli  intende  fin  d'ora  di  prender  data,  e  chiede 
r  inscrzione  della  Nota  predetta  nella  pane  storica  del  volume  accade- 
mico. Essa  e  del  lenore  seguente: 

«  Per  lungo  tempo  si  e  creduto,  che  il  tornasole  in  pani  fosse  pre - 
»  .parato  colla  materia  colorante  ricavata  con  cliimico  artiGzio  dal  Croton 
»  tinctorium.  Chaptal,  avendo  dimostrato  che  la  natura  di  tpieste  due 
))   uiatcrie  coloranti    e    assai    diversa,    cd    essendo    in    oltre    rinscito    a 


XI. IT 

»  prepai-nre  il  lornasolc  in  pani  coU'uso  della  varlolaiia  orcina ,  si  pu6 
))  litre  con  ragionc ,  ch'osli  e  stalo  il  primo  a  dissipare  qucU'anlico 
H   errore. 

n  L'analisi  cbimita  della  vaiiolaria  laltca  nostrale,  e  I'esame  esplora- 
»  livo  di  varii  aliii  liclieiii  iiidigcni  avcndomi  fatto  conoscere  I'aiialogia 
»  di  natura  chimica ,  die  cpiesti  hanno  coUa  variolaria  orcina,  adoprata 
))  ncll'Alveinia  ed  in  allri  pacsi  di  Francia,  per  preparare  il  torna- 
»  sole  ,  m  hanno  natnralmcnte  condotto  a  tentare  la  stessa  cosa  colla 
»  variolaiia  laltea  nos'lrale  ,  cd  il  successo  oltenuione  avendo  corrisposto 
)'  alia  mia  espeltazione ,  mi  reco  ad  onore  di  parteciparne  i  risultali  a 
»    qiiesta  Reale  Accademia. 

»  E  nolo,  die  gli  alcali  fissi  principalmente ,  reagendo  siil  malcriale 
)i  inimodialo  coloiigeno  dei  lidieni ,  al  contalto  dell'aria,  lo  modificano 
»  in  modo  particolare ,  e  lo  fanno  volgere  al  colore  azzurro  violaceo. 
»  Partendo  da  cpiesto  dato  ,  ho  mescolato,  in  convenient!  proporzioni , 
»  della  variolaria  laltea  polvcrizzata,  deirallume  di  feccia  puro,  e  calce 
»  spenia  all'aria  ;  v'  ho  qulndi  aggiunta  tant'orina  ,  quanta  baslo  per 
))  forniarc  una  pasta  moUe  ,  e  scorrevole  ;  e  rivolgendo ,  da  quando  a 
»  qiiando  ,  la  materia  riposta  in  un  vaso  di  doppia  capacita,  posto  in 
).  un  aiiibientc  ,  la  cni  temperatura  si  manteneva  dalli  i5  ai  20  gradi, 
).  ho  ollenulo  ,  nello  spazio  di  10  giorni,  una  pasta  di  elegante  color 
»  azzurro  violaceo ,  la  quale  seccata  e  ridotta  in  polvere ,  e  quindi  in 
»  pni  qiiadrato-oblunghi ,  a  foggia  di  qucUi  del  commercio,  m' ha 
»   oflerto  i  prodotLi ,  che  ho  I'onore  di  presentare  alia  Classe. 

»  Qucsti  prodoiii,  comunque  non  ancora  perfettissimi ,  applicati  alia 
«  lintura  in  seta  ed  in  lana,  ed  alia  preparazione  della  carta  tornasole, 
«  di  cui  si  servono  i  Chiniici  come  reailivo  atlo  a  svelare  la  pre- 
Tt  sen/.a  dcgli  aridi ,  mi  prcsentarono  risnltati  confonni  a  quelli,  che 
«  s'ottengono  dal  tornasole  del  commercio;  anzi,da  cjualche  lato,  po- 
»  trei  dire  liu  d'ora,  che  sono  anche  piu  soddisfacenti.  Sto  ora  tentando 
It  qncsta  medesima  preparazione  senza  I'aiuto  dcU'orina,  e  gi^  mi  pare 
)i  die  il  successo  sia  jicr  essere  parimenti  felice  ,  come  lo  fu  quelle  , 
»  ch'ebbi  iidla  picparazlone  dcU'oricella  c  del  cudbear ,  la  quale  ha 
r>  riuscito  benissimo,  tan  to  coli'orina,  quanto  senza  il  soccorso  di  qncsto 
1)  liquor  escrementizio,  e  col  solo  use  deU'ammoniaca  liquida  allungata 
.1  ndl'acqua,  siccoine  qucsta  Reale  Accademia  ha  polulo  convlnrcrsene 
n   coU'esame  delle  dcLle  matcric  tintorie  presentale  dai  siguori  Canonica, 


»   e  Rambaudi,  ai  quali,    jicr  ordine    deirAutorila   superiore  ,  io   aveva 
»   comunicato  tutti  i  risultali  tie'  miei  lavori  ». 

22   aprile. 

Gli  Accademici  Cav.  Avogadro  e  Professore  Botto  presentano  il 
progetto  di  un  osservatorio  magnetico  die  proporrebbero  aversi  a  sla- 
bilire  per  cura  dell'Accademia  nostra ,  ad  imitazione  di  eio  che  vanno 
facendo  altri  Isliluli  foreslieri.  La  Classe  approva  in  massima  qiiesto 
progetio  ,  riserbandosi  pero  di  sottoporle  aU'esame  del  Congresso  d'Am- 
uiinistrazione. 

II  Dottore  Bellingeri  presenta  una  Tavola  della  fecondita  di  pa- 
recclii  mamrniferi  acconij)agnandola  della  seguente  Nota  : 

«  Ho  I'onore  di  prcsentare  all'Accademia  la  tavola  della  fecondita 
»  dei  mamrniferi  divisi  secondo  il  metodo  deU'immortale  G.  Cuvier  , 
»  tavola  da  me  redatta,  la  quale  e  divisa  in  dodici  colonne  ;  la  i."  in- 
»  dica  i  mamrniferi:  la  2."  I'epoca  atla  alia  genei'azione  nei  maschi,  e 
»  nelle  femmine :  la  3.'  la  durata  della  gravidanza :  la  4-'  il  nvimei'o  dei 
»  feti  per  ciascun  parto:  la  5." I'epoca  in  cui  cessano  di  generare  i  maschi, 
»  e  le  femmine:  la  6.*  la  durala  della  vita:  la  ^."  I'epoca  degli  amori  e 
»  del  parto :  1'  8.'  il  numero  ,  e  la  posizione  delle  mammelle  :  la  9.'  il 
»  cibo:  la  10."  il  connubio  :  la  ii."  la  patria :  la  12."  I'abitazione  o 
r>  luogo  del  soggiorno.  Questa  tavola  coinprende  cento  sessanta  mam- 
»   miferi  tra  generi  e  specie. 

»  Prcsento  questa  tavola  all'oggelto  di  prender  data  di  questo  mio 
»  lavoro ;  e  desidero  die  questo  mio  scritlo  venga  inserito  nella  parte 
»  storica  del  volume  dell'Accademia  n. 

Lo  stesso  Accademico  ripiglia  e  termina  la  lettura  del  suo  lavoro 
Sulla  feconJUa  e  sulla  proporzione  dei  sessi  nelle  nascite  dei  cant. 

10  giugno. 

Assiste  a  questa  adnnanza,  introdottovi  dopo  la  lettura  dell'atto  ver- 
bale,  il  Cav.  Giuseppe  Francr,  Coiisigliere  di  Stato  di  S.  M.  rimpcratore 
delle  Russle,  Professore  di  Medicina ,  corrispondcnte  di  questa  Rcale 
Accadcmia ,  ecc. 

Si  fa  lettura  di  una  leltera  del  Primo  Scgretario  di  Stato  per  gli 
affari  di  Guerra    e  Marina  ,    il    quale   manda    alfAccademia  il    giornale 


XI.VI 

tlelle  osscrvazioni  meteorologiche  stale  fatte  a  bortlo  tlella  Regia  Frcgata 
Y Euridice  ilurante  il  suo  viaggio  nel  mar  allantuo. 

II  Cav.  1).  Luiiii  Ponti,  Aiicnte  e  Console  Generale  ill  S.  M.  a 
Tangori ,  die  ncU'aprile  ilello  scorso  anno  ha  gia  comunicato  a  questa 
Reale  Accacleuiia  i  risuliamenli  delle  osservazioni  meteorologiche  da  hii 
fatte  ncl  i836  in  qnella  Citta  spettantc  all' Impero  di  Maiocco ,  trasmelte 
ora  con  sna  Icttera  del  12  aprilc  i838  alcvine  nolizie  sulla  qualita  degli 
slromenli ,  de'quali  lia  Hitto  uso  per  codeste  osservazioni  c  sulla  ma- 
iiiera  con  cui  li  ha  osservali  e  con  cui  ne  ha  dedolte  le  indicazioni  mas- 
sime,  minime  c  medie.  A  qucsti  schiarinienti ,  stati  richiesti  dall'Acca- 
deniia  ,  il  Cav.  Ponti  unisce  il  registro  delle  osscrvazioni  harometriche 
e  ternionietriche  da  lui  continuale  nella  stessa  cilta  di  Tangeri  nel  corse 
deirintero  anno   iSS^. 

II  Cav.  Vittorio  Michelotti,  deputato  coi  Professori  Lavini  e  Cantu, 
legge  il  parcre  steso  da  quest'ultirao ,  intorno  a  una  memoria  inviata 
all'Accademia  dal  signer  Vincenzo  Griseri,  Chimico-Farmacista  in  Chieri, 
intitolala  Suggio  sidV appUcazione  del  carbone  animale  per  estrarre  il 
principio  amaro  del  Camepiteos  ( ajuga  chamaepithys ,  W. ). 

II  signor  Guillacme  avcva  sul  principio  di  questo  anno  fatta  al  Go- 
verno  di  S.  M.  una  domanda  di  privilegio  esclusivo  per  l'  introduzione 
nei  Regii  Stati  di  uii  particolar  pi'ocedimenlo  inventalo  dal  sig.  Sorel, 
per  preservare  dalla  iniggine  il  ferro  e  racciaio ,  e  I'Accademia  richiesta 
di  dare  il  suo  parere  sul  merilo  di  quesla  domanda  e  di  questo  proce- 
dimento ,  aveva  dichiaralo  di  non  poter  compiere  I'ufficio  suo  senza  il 
previo  esame  di  qualche  oggetto  slato  preparato  col  proposto  metodo. 
■),  II  signor  Guillaume,  cui  fu  fatta  conoscere  questa  riserva  dell'Acca- 
demia,  non  tardo  a  trasmetlere  diversi  pezzi  di  ferro,  cioe  laslre,  chiodi, 
viti ,  ecc.  intonacati  di  zinco  e  con  questo  mezzo  prcsei-vati  dalla  rug- 
gine,  quantunque  stati  esposli,  come  egli  assicura  ,  alia  intemperie 
ilelle  stagioni  per  piii  mcsi ;  cd  a  piii  chiara  prova  dell'  efficacia  di 
([ueir  intonaco  prcscnlo  pure  altri  pezzi  di  ferro,  i  quali  avendo  sog- 
giaciuto  ,  senza  la  suddetla  preparazione ,  alle  stesse  vicende  atmosferiche, 
si   veggono  notabilmenle  irrugginiti. 

II  Cav.  Avogadro,  il  Cav.  Vittorio  Michelotti  e  il  Prof  Lavini  ,  i 
(juali  vennero  incaricati  dopo  queste  prcscntazioni  di  stendere  il  chicsto 
parere ,  non  credono  potersi  dubitare  che  lo  strato  di  zinco  di  cui  sono 
rivcsliti  quefcrri,  e  che  pare  dover  essere  dotato  d'una  maggiore  solidita 


I 


~xr.v(i 
o  (lurevolozza  clic  non  una  vcniicc  non  mctallira  ,  valga  realiiiente  a 
prcsei'varli  per  lungo  tempo  ilalla  I'nggiiic,  sia  coH'impcdire  il  contaito 
immedialo  tleH'aiia  iiiuida  coUa  loro  superficic  primiliva,  sia  fors'anche 
esercilantlo  sul  ferro  un'azione  galvanica  tendente  a  prcscrvare  dall'os- 
sidazione  quc'piinli  clie  vcnissero  per  caso  ad  essere  spogliali  di  quel- 
r  intoiiaco.  Quindi  i  depiitatl;  scnza  approvare  interamente  le  idee  degli 
aulori  di  un  tal  procedimento  riguardo  alia  teoria  di  si  falta  preseiTa- 
zione,  ne  credere  in  alcun  modo  couveuiente  il  nome  di  galvanizzazione 
del  ferro  ,  con  ciii  essi  lo  lianno  indicato,  sono  d'avviso  die  esso  prc- 
senti  un  utile  applicazione  e  meriti  percio  I'invocato  privilegio. 

II  Dotiore  Bellingeri  presenta  una  tavola  della  feconditii  dei  mam- 
miferi  ,  che  dichiara  essere  una  aggiunla  a  quella  presentata  nelle  pre- 
cedenti  adunanze. 

Egli  poi  legge  una  breve  notizia  suUa  generazione  dei  pesci  e  delle 
rane ,  die  poscia  suggella  e  rimetle  nelle  mani  del  Segretario ,  perclie 
sia  conservata  negli  arcliivii  dell'Accademia. 

I  luglio. 

II  Professore  Botto  ,  deputato  coi  Cav.  Vittorio  Michelottf  ed 
AvoGADRo,  fa  relazione  intorno  ad  una  domanda  di  privilegio  del  signer 
Teodoro  Bronzet  di  Lione,  per  la  preparazione  del  gaz  illurainante  col 
eoncorso  del  vaporc  acqueo. 

II  tnetodo,  indicato  dal  sig.  Bronzet,  die  per  quanto  egli  asserisce 
darebbe  con  pari  dispendio  di  combustibile  un  prodotto  di  gaz  triplo 
di  quello  die  ottiensi  col  metodo  ordinario,  fondasi  sulla  reazione  che 
si  manifesterebbe  tra  il  vapore  acqueo  scomposto  dal  carbone  su  i  pro- 
dotli  gazosi  dclla  dislillazione  secca  degli  olii  c  bilnmi  liquidi ,  non  che 
delle  altrc  niaterie  grasse  o  resinose  che  il  richiedente  specifica  col 
nome  di  materie  carburanti. 

Arriverebbe  in  fatti  che  codesti  prodotti  reescendosi,  neU'atto  e  rel 
recipiente  stesso  in  cui  si  svolgono ,  con  quclli  deU'arqua  come  sopra 
sconi]>osta  ,  il  carbonic,  che  sempre  si  separa  e  si  sublima  nella  dislil- 
lazione accennata,  invece  di  deporsi  snlle  pareti  interne  del  distillatoio 
e  dei  tubi  che  \i  comunicano,  entrerebbe  in  combinazione  coU'idrogeno 
fonnundo  il  gaz  olcifico,  che  e  appuuto  il  gaz  d'illuminazione. 


ii-vni 

Percio  il  sig.  Bronzet  dispone  iin  numero  convcnienle  cli  fornclli, 
ciascun  ile'(]iiali  riscakla  sci  cilinilri  \crlicali  mctallici  formanli  due  serie 
di  tre  ciliiulri.  I  cilindii  di  una  stcssa  scric  cornunicano  fra  di  loro  , 
cioe  il  priiuo  col  sccoiulo  per  la  pane  infcriore  ,  il  secondo  col  terzo 
per  la  parte  superiorc,  inentrc  il  priino  ed  il  Icrzo  cornunicano  quelle 
con  una  caldaia  a  vapore  inferiormente  ,  cjucsto  inferiormculc  col  gazo- 
nielro  e  supcrionncnlc  col  sifonc  ,  per  cui  cola  e  si  rivcrsa  dcnlro  di 
esso  il  liquido  carburaiUc.  Per  si  fatta  disposizione  si  vedc  i."  die  re- 
call i  ciliiulri  alia  convenienle  tcinpcralura  del  rosso-scuro ,  con  entro 
del  carbone  che  li  riempia  ,  il  vapore  acqueo  che  dalla  caldaia  passa 
nel  priino  cilindro  e  poi  nel  secondo  e  nel  terzo,  forzato  com'e  a  pas- 
sare  a  traverso  il  carbone  a  quell'alta  tempcratura ,  si  scompone  in 
idrogcne  ed  in  ossigeno  die  subito  cangiasi  in  ossido  di  carbonic; 
2."  die  nel  terzo  cilindro ,  operandosi  nel  tempo  stesso  la  scomposizione 
della  sostanza  ivi  introdolta  e  die  si  distilla  ,  i  gaz  per  essa  svolli  si 
trovcranno  in  presenza  di  quelli  provenienli  dal  primo  cilindro.  Ora 
egli  e  appunto  in  qiiesta  congiuntura  che  il  sig.  Brokzet  asserisce  ope- 
rarsi  la  reazione  da  principio  accennala  fra  i  gaz  commisli,  per  cui  il 
gaz  olcifico  ,  il  quale  ndla  dislilla/.ione  secca  dcgli  olii  e  dellc  soslanze 
le  pill  atle  a  somministrarlo  in  abbondanza,  non  forma  die  il  lerzo  del 
volume  dei  gaz  svikippali,  risulterclibe  tripllcato  per  la  giunla  di  lutto 
il  carbonio  contenuto  nelle  soslanze  adoperate. 

I  deputali  tralasciano  di  particolareggiare  lutte  le  altre  disposizioni 
e  modificazioni  die  si  rifcriscono  al  proposto  melodo  ,  e  die  vengono 
dal  sig.  BnoNZF.T  specificate  nella  sua  doinauda.  Solo  si  limilano  a  dicliia- 
rare  che  tuUe  seinbrano  appropriate  ai  loro  fini  e  alia  cconomia  del 
combustibile.  Cos!  ,  acconcio  par  loro  il  modo  con  cui  si  regola  ,  me- 
diante  un  molo  d'orologeria  ,  lo  scolo  deiracqua  da  vapoiizzarsi  ndla 
caldaia,  e  qudio  dd  li(|uido  da  dislillarsi  nel  suo  dislillaloio ,  come 
trovano  ben  ideata  la  disposizione  dei  ciliiidri  ,  la  quale  olti-e  fra  gli 
altri  vantaggi  qucllo  pur  anche  di  farli  servire  alia  distillazione  dcgli 
Scisti  bituminosi. 

Ma  soifermandosi  essi  sul  principal  fatto,  in  cui  sla  la  vera  cconomia 
di  lutto  il  processo,  e  che  formercbbe  il  principal  litolo  dd  ricorrente 
at  conseguimenlo  del  chiesto  privilegio  ,  cioe  sul  iiotabilc  aumento  di 
gaz  illumiuante  ,  dovulo  alia  sovraesposla  influenza  w\  vapore  accpieo  , 
faniio  osservarc ,  che  sebbene  un  tal  falto  prcscntisi  come  conforme  ai 


MIX 

<leltaml  tcorlci,  apparliene  tutlavia  a  quella  classe  di  risultamenti  com- 
plessi ,  le  di  cui  circostanze  detenninanli  non  possono  essere  assegnatc 
the  dalla  osservazione ,  o  che,  quanlunque  comprese  nelle  previsioni 
della  scienza  ,  vogliono  daU'esperienza  essere  confermate  prima  di  servir 
di  base  ad  una  speculazione  industriale  cjualunque.  E  perche  i  deputali 
credono  che  a  si  fatla  I'iflessione  cedar  debba  ogni  altra  considerazione 
teorica ,  conchiudono  col  proporre  che  sia  dilFerita  al  sig.  Bronzet  la 
concessione  del  chiesto  privilegio,  in  Cno  a  che  egli  non  abbia  provalo, 
sia  con  esperimenli  da  farsi  in  presenza  di  delegali  deirAccademia,  sia 
con  testimonianze  autorevoli ,  la  pratica  realta  dei  vanlaggi  che  il  suo 
apparecchio  e  il  suo  nietodo  teoricameule  promettono. 

12    agosto. 

In  questa  adunanza  vien  comunicata  alia  Classe  la  seguente  lettera 
della  Regia  Segreteria  di  Stato  per  gli  aifari  dell'Interno  al  Presidente 
della  Reale  Accademia  delle  Scienze. 

i3  lugUo  i838. 

»  La  Regia  Segreteria  di  Stato  per  gli  alFari  di  Guerra  e  Marina  mi 

»  annunzia  che  avendo  S.  M.  destinato  la  R.  Fregata  la  Regina  a  fare 

»  un  viaggio  di  circumnavigazione  da    intraprendersi  verso    la  fine    del 

»  prossimo  oltobre,  e  volendo  nell'alta  sua  saviezza  unire  all'interesse 

»  della  nazionale  navigazione  ed  al  luslro  della  R.  Bandiera  il  vantaggio 

»  che  ne  possono  ricavare  le  scienze ,  si  e  degnata  ordinare  che  prcn- 

»  dano  imbarco  su  di  essa  Fregata  il  sig.  Casaretto,  Medico  Genovese, 

»  vantaggiosamente   conosciuto   per   gli  studi   da  lui  fatti  nelle   scienze 

»  geologichc  c  botaniche ,  ed  il  sig.  Gaffer  ,  nativo  della  provincia   di 

n  Pinerolo ,  gia  assislente  del  sig.  Professore  Gene  nel  Museo  Zoologico 

»  della  R.  Univei-sita.  La  prefala  R.  Segreteria  mi  fa  cpiindi  presenlc, 

»  che  in  conformita  di   quanto  si    pratico  in    occasione   della    partenza 

»  della  R.  Fregata  1'  Euridice  per  le  coste  meridional!  dell'America  ,  e 

>'  per  renderc  questo  niiovo  viaggio  il  piu  che  si    possa  proficuo    alle 

))  scienze  sarebbe  opportune  che  da  codesta  R.  Accademia  e  dai  Dirct- 

))  tori  dei  Gabinctti  di    Storia  Naturale  venissero  date   ai   detli    signori 

')  Casaretto   e  Caffer   quelle  islruzioni   che   si   credessero   poler   loro 


»  servirc  lU  liimc  e  cli   guiila  si  ncllc    osscrvazioni  die   nelle  ricerche , 

«  alle  quali  ciascuno  di  essi  sara  per  attendere  nei  divei'si  paesi   dove 

))  porranno  piedc  ,  e  dove  faranno  piii  o  meno  Iiinghe  stazioni  n. 

^^  Piemuroso  di  assccondare,  siccome  feci  allorche  si  tratto  del  viaggio 

»  dell"  Euvidice ,  questa  savissima  proposta  della   R.  Segreteria   per  gli 

»  all'ari  di  Guerra  e  Marina ,  io  mi  affrctto  di  partecipare  quanto  sovra 

»  alia  S.  V.  111.™^  pregandola  di  voler  invitare  cotesta  R.  Accademia  a 

)i  compilare    le    sovraccennate    istruzioni    da     comunicarsi    ai     signori 

11  Casaretto    e  Caffer  ,  i  quali  dovranno   poi  cedere   in  proprieta    del 

»  Governo,  per  essere  riparliti  ecollocati  nei  Regii  Musei,  gli  oggelli 

»  clie  avranno  raccolto  .    .  .  ». 

Pel  Primo  Segretario  di  Stato  per  gli  jiffari  delCInlemo 

It  Primo  Ufficialc 
CRISTIANI. 


A  (juesta  Icttcra  e  unita  la  seguente  indicazione  dei  porti  o  rade  che 
la  Rcgki  Fregata  visltera  durante  il  suo  viaggio: 

((  Apres  avoir  franchi  Ic  detroit  de   Gibraltar  (  en  se  reservant  de 

»  relacher  dans  celle  baie  a    son  retour  )    la  Fregate    ira   toucher   aux 

»  lies  Cat\aries  pour  y  completer  son  eau ,  s'y  procurer  les  rafraichis- 

))  semens  dont  elle  pourrait  avoir  besoin ,  et  y  rectifier  la  marche  des 

»  chronometres   au   moyen   d'observations    astronomiques    combinees   a 

)>  terre  et  a  bord  ». 

«  La  Fregate  fera  ensuite   route  vers   I'Amerique  meridionale ,    en 

»  prenant  pour  point  d'alterage  I'lsle  S.  Catherine  .  .  .  dela  elle  pourra 

»  louclier    a  Montevideo  ,    son  apparition    dans  ce    port   frequente    par 

»  nos  batimens  marchands  ne  pouvant  qu'etre  avantageuse  au  commerce 

))  des  sujels  du  Roi  .  .  .  Prolongeant  en  suite  la  cote  de  la  Patagonie 

»  en   recoimaissant  Ics  lies  Falck-latuls ,  elle  ira  doublcr  le  Cap  Horn, 

»  et  revenant  sur  I'Amerique  die  prolongera  les  coles  du  nouveau  Chili 

»  reconnaissaiit  I'ile  du   Chilae  ,   lialdivia  et   la  Conception  et    viendra 

))  allerer  a  Valparaiso:  dela  die  se  rendra  a  Lima  et  a  Guayaquil  .  .  . 

»  Elle  visitera   cgalemcnl    Paita  ,    Jcapulco  ,  S.  Bias  de  Californie   et 

)>  les  autres  ports  de  la  cote  du  CliiU  ,  du  Perou  et  de  la  c6te   owest 

»  du  Mexiquc   .  .   .   ». 


«  Travei-sant  ensuite  le    grand  Ocean    cei.tral  clle   visllera  Ics    iles 
.)  Sandwich,  les  lies  Mulgraves ,   et  les  iles  Mariannes,    et  se   renclra 
)>   aux  lies  mUppincs  et  visitera  Manille  (ile  ile  Lugon).  Dela  entrant 
.)   dans  les  n.crs  de  la  Chine,  ellc  visitera  Macao,  Canton,   les  c6tes 
»   de  la  Cochinchlne,  I'ilc  Borneo  et    sc  rcndra    a  Batavia ,    d'ou    elle 
»   ira  dans  la  mer  des  Indes  en  traversant  le  delroit  de   Malacca      ou 
>.   celu.de  la  Sonde.  Elle  visitera  quelquesuns  des  prineipaux  co.nntoirs 
»   dugolfe  du  Bcngale;  en  preniier  lieu  Calcutla,  Madras,  Tile  de  Cerlan 
).   et  les  comptoirs  les  plus  Aequentes  de  I'lndoslan,  tels  que  Cochin 
>.    CaUcut,  Goa,Bon,bej,  Surate ,  deli  elle  se  rendra  a  Mascat  dan^ 
)>   le  golfc  dOrmus,  visitera  Vi\^  Kirmis  dans  le  golfe  Persique,  et  fera 
).   route  ensu.te  pour  la  Mer  Rouge  ,  ou  elle  visitera  Moka  a  Tembon- 
»  chure  de  cette  mer  ». 

«  De  Moka  la  Fregate  fera  route   pour  le    canal  de    Mozambique 
«  visuera,  s.  elle  en  aura  assez  de  temps  ,   les  ports  S.  ^ugustin ,   et' 
»   Port-Dauphin  et  I'ile  de  Madagascar  ,    et  se  rendra    ensuite  au    Cap 
«   de    Bonne  Esperance.    Du  Cnp  de   Bonne   Esperance    la    Fre«ate    se 
>.   d.ngera  sur  I'ile  de  S.  Heleue,  et  dela  fera  route  pour  Gibraltar  ->. 

In  conseguenza  di  queste  comunicazioni  ,  nelle  quali  I'Accademia 
non  puo  a  n.eno  di  riconoscere  una  nuova  e  luminosa  leslimonianya  . 
dell'amore  e  del  patrocinio,  di  cbe  I'augustissimo  noslro  Sovrano  onora 
le  Sc.enze ,  il  Direttore  della  Classe  invita  i  socii  Colla  ,  Moris 
AvoGADRo,  BoTTo,  Belungeri,  Gene  e  SiSMONDA,  a  stendere,  ciascuno 
].er  la  parte  die  r.sguarda  le  scienze  naturalL  da  loio  professate  o  spe- 
cahnentc  coltivate  ,  le  istruzioni  che  pei  signori  Casaretto  c  Gaffer 
si  chiedono  dal  Governo. 

Dope  di  cio,  il  Cav.  AvoGADRo,  deputato  col  Cav.  Vitlorio  M.chelotti 
e  coi  Professori  Lav.ni  e  Cant6  ,  leggc  il  parere  iutorno  a  una  domanda 
d.  pnvileg.o  fatta  al  Governo  di  S.  M.  dal  sig.  Eligio  Br.nel,  a  nome 
e  in  quahta  di  Socio  del  sig.  Decoussv  abitante  in  Parigi  ,  per  lintro- 
duzione  nei  Regii  Stati  dun  apparecchio  pel  gaz  porlatile  compresso 
per  la  illuminazione. 

Qucsto  apparecchio  ha,  secoudo  I'allegazione  del  ricorrenlc,  il  van- 
tagg.o  di  somministrare  11  gaz ,  compresso  in  un  serbatoio  portatile , 
sotto  forma  di  una  corrente  di  forza  coslanle  ed  uulforme  ,  comunquc 
^ar.i    il    numci-o    deUe    Camme    che    si    vogliouo    con    esso    alimuntare 


I II 

contemiioraneamenlo,  c  uon  ostawte  la  successiva  diminuzione  di  pressioiic, 
che  deve  accadcre  nel  scrbatoio  stesso ,  a  misura  che  ne  e  gia  uscita 
una  maggior  quantil;i. 

II  sig.  Brinel  ha  ]neseiitato  la  descrizione  e  i  disegni  di  quest'ap- 
pareccliio  ,  ed  ha  soUojioslo  I'apparccchio  slesso  all'csame  dei  deputati. 
L'artifizio  consislc  essenzialniente  in  cio ,  che  il  gaz  condensato  nel  scrba- 
toio non  passa  immedialamcnte  nei  tubi  deslinati  a  condurlo  ai  becchi  ove 
deve  abbruciarsi,  ma  beusi  in  una  capacita  intermedia,  in  cui  esso  e  man- 
tenuto  ad  una  donsita  coslante  per  mezzo  di  un  regolatore  formato  da 
una  membrana  che  fa  parte  delle  pareti  di  questa  capacitJi,  e  che  ele- 
vandosi  piii  o  raeno  per  la  pressione  del  gaz  medesimo  fa  muovere 
nn'animella  in  maniera  da  restringere  od  allargare  I'apertura  posta  tra 
il  scrbatoio  e  quesla  capacita ;  cosicche  se  per  i'acci'esciuto  riumero  dei 
becchi  in  attivita  ,  o  per  la  diminuzione  della  pressione  nel  ricettacolo, 
la  densila  del  gaz  in  quella  capacita  intermedia  tende  a  diminuirsi, 
tale  elFetto  resla  compensato  da  una  piu  larga  comunicazione  col  ricet- 
tacolo medesimo  risuUaule  dall'abbassaniento  della  membrana, 

II  ricettacolo  o  scrbatoio  ,  il  quale  puo  collocarsi  in  una  parte  qua- 
lunque  dell'edifizio  da  illuminarsi  e  che  fornisce  per  mezzo  dei  conve- 
nienli  tubi  il  gaz  alle  diverse  fiamme  ,  di  cui  I'edifizio  stesso  puo  aver 
l)isoguo  ne'suoi  diversi  membri,  e  composto  di  piu  cilindri  di  lastre  di 
I  anie  ,  il  che  gli  da  maggior  forza  ,  a  capacita  eguale ,  per  resistere 
alia  pressione  interna  del  gaz  ,  e  tende  a  diminuire  il  danno  che  po- 
Irebbe  risultare  da  una  esjjlosione,  della  quale  pero  si  rimove  il  pericolo 
per  mezzo  della  solita  prova  ,  a  cui  si  sottopone  I'apparecchio,  di  una 
pressione  maggiore  di  quella ,  sotto  cui  si  \uole  che  esso  abbia  ad 
o|)erare. 

II  sig.  BnoNEL  non  ha  potuto  mettere  in  attivita  il  suo  apparecchio 
sotto  gli  occhi  dei  deputati ,  a  motivo  d'un  guasto  ch'esso  aveva  patilo 
an-identalmente  nel  suo  trasporlo  da  Parigi.  Egli  ha  pero  arrccato  in 
lavore  dcU'efficacia  ,  del  vantaggio  e  della  sicurezza ,  con  che  il  mede- 
simo opera  ,  molte  tcstimonianze  assai  autorevoli  ,  e  particolarmente 
<{uella  di  una  deputazione  del  Consiglio  di  Sulubrilu  di  Parigi ,  che  ha 
assistito  alle  sperienze  fatlene  nill'agosto  del  iSSy,  in  seguito  alia  quale 
venne  con  Decreto  della  Prefettura  di  Polizia  di  quella  Citta  permesso 
ad  una  Societi  ,  pcrcio  formatasi  nella  medesima ,  di  mettere  in  attivita 
gli    apparecchi  di    cui  si  tratta  ,    colla  condizione    di  non    ispingere    la 


r.iii 

ronijn-ossione  del  gaz  ollre  a  venti  atmosferc  ,  c  coU'obbligo  di  alcuiic 
ohi'c  precavizioni  per  cvitare  ogiii  pcricolo  di  esplosione. 

Qualche  tempo  dopo  la  prcsenlazione  dcUa  sua  domanda ,  il  ricor- 
reiite  ha  ancora  comunicalc  ai  deputati  alcuiie  carte  ,  tra  le  quali  \iu 
memoriale  sottoscrillo  dal  sig.  Becquerel,  membro  deirAccademia  dellc 
Scienze  di  Paiigi  c  dai  I'lofcssori  Francoeur  e  Peclet,  Periti  nominati 
da  uno  dei  Giudici  di  Pace  di  Paiigi,  in  occasione  di  una  contestazioue 
di  prioriti  Stata  mossa  contro  alia  suddctta  Societa.  In  questo  memoriale 
vien  pienamente  compi-ovata  la  novila  e  rcfficacia  del  procedimento  di 
cui  trattiamo. 

In  tale  stato  di  cose  i  deputati  sono  di  parere  che  si  possa  conce- 
dere  al  sig.  Brtjnel  I'invocato  privilegio  per  anni  i5,  coU'obbligo  di 
tutte  quelle  precauzioni  direlte  ad  impedlre  lo  scoppio  dellapparecchio, 
the  il  Governo  di  S.  M.  giudichcra  di  imporre  al  supplicante,  e  a  con- 
dizione  che  si  fatto  privilegio  non  abbia  a  recare  alcun  pregiudizio  alia 
libera  fabbricazione  del  gaz  e  all'uso  di  esso  in  qualsiasi  altra  manicra. 

In  qucsta  medesima  adunanza  il  Segretario  legge  una  memoria  del 
sig.  Vinccnzo  Griseri  gi;i  stata  faTorevolmente  giudicata  da  ima  Giunta 
e  intitolata  Saggio  sulV appUcazione  del  carbone  animale  per  separare 
il  principio  amaro  del  Camepiteos  (  Ajuga  chamaepytlieos ,  W. ). 

E  stampata  in  questo  volume  a  pag.  3'j3. 

25  noTciiibre. 

II  Cav.  AvoGADRO  ,  deputato  col  Prof.  Botto  ,  porge  alia  Classe  un 
succinto  ragguagUo  delle  osservazioni  meleorologiche  state  fatte  a  bordo 
della  R.  Fregala  VEuridice  nel  suo  viaggio  lungo  le  co^te  deU'America 
nieridionale  negli  anni   1836-37. 

II  registro  di  queste  ossei"vazioni  c  preceduto  da  una  relazione  sot- 
loscritla  dal  sig.  Todon,  Primo  Luogotcnente  di  Vascello,  in  cui  si  da 
un'  idea  degli  stromcnti  per  esse  adoperati ,  c  dcUa  nalura  delle  osser- 
vazioni stesse  che  col  loro  mezzo  si  sono  eseguite. 

Da  questa  relazione  risulta  che  alcuni  dcgli  stromenli  fatti  costruire 
daU'Accademia  e  da  essa  inviali  alia  spedizioue,  non  lianno  potuto  essere 
adoperati  ,  e  non  lo  furono  che  per  poclie  os.scrvazioni ,  sia  perche  le 
circostanze  non  si  trovarono  quali  il  loro  uso  le  richicdeva,  sia  perche 
alcuni  di  essi  si  sono  rolli  0  dcteriorali  nel  corso  del  viaggio. 


I. IV 

La  spedizione  perb  era  muuita,  oltre  coJesli  stromenii,  ili  baromclii 
t  Icrinomelii  cLe  furono  adoperali,  unitanienle  a  una  parte  di  quelli 
foriiili  dairAccademia ,  alle  osservazioni  gionialiere  di  3  in  3  ore,  tanlo 
di  "ioino  clie  di  nolle.  Ollre  due  barometri  ,  coi  tcrmonielri  loro  an- 
uessi ,  fu  osservato  uu  leniiomelro  libero  ,  e  un  igiomelro  a  capello 
di  Saossure. 

Si  sono  liUle  alcune  osservazioni  termometriche  per  dcterininare  la 
temperatura  annua  media  di  alcuni  luoghi  a  terra ,  dove  la  spcdizionc 
approdo  ,  per  mezzo  di  cpulla  del  suolo  ad  una  piccola  profondila  , 
come  era  state  suggerito  dall'Accademia.  Cosl  a  Rio-Janeiro  qucsta  tem- 
peratura ,  per  una  media  di  diverse  osservazioni  di  queslo  genere 
fatte  li  i6  oitobre  i836,  fu  trovata  di  23",  76.  C.  —  A  Bahia  la  tempe- 
ratura annua  media ,  secondo  le  osservazioni  fatte  dal  Console  Sardo  ivi 
residente,  si  riferisce  essere  24°,  76  C.  e  a  Fernanbuco  la  temperatura 
media  osservata  pure  dal  Console  si  dice  essere  25°,  6.  C.  —  Li  27 
liiolio  1837  fu  esplorata  col  mezzo  accennato  la  temperatura  media  annua 
a  S.  Luis  di  iSIaranliau  sulle  sponde  del  mare,  e  fu  riconosciuta  di  28", 
16  C.  ;  dal  Console,  a  5o  piedi  di  maggior  elevazione,  era  stata  trovata 
tli  27°,  66  C;  dalla  temperatura  dei  pozzi  poi  risultava  di  27°,  3.  C.  Fi- 
nalmente  il  Dottore  Arbukcle  in  due  anni  che  rimase  in  quel  paese 
lion  ha  mai  veduto  il  termometro  al  di  sotto  di  24°  ne  al  di  sopra  di 
3i°,  di  cui  la  media  tornerebbe  27  X  C. ;  li  20  luglio  la  temperatura 
annua  del  Pai-a ,  per  una  media  di  20  esperienze,  fatte  a  quel  che  pare 
nel  modo  suddetto  ,  si  e  trovata  di  27° ,   i   C. 

Non  si  sono  faite  osservazioni  regolarl  suUa  tempeiatura  deU'acqua 
ilel  mare,  per  mancanza  di  termometri  a  massimo  e  a  minimo  a  cio 
adattati. 

La  spedizione  non  essendo  neppur  proweduta  di  alcuno  stromenlo 
per  la  determinazione  dell'inclinazione  dull' ago  magnctico,  non  pole  fare 
alcuna  osservazione  di  questo  genere  ;  e  quanto  alia  intensila  magnetica 
orizzontale  non  si  pote  far  uso  per  determinarla  dei  cilindri  magnetizzati 
forniti  per  tale  oggetto  dairAccademia  ,  per  essersi  cssi  trovati  in  cat- 
livo  state  all'arrive  in  America. 

Fra  i  fenomeni  metcorologici  straordinarii  osservali  dalla  spedizione 
si  possone  annoverarc  alcune  stelle  cadenti,  e  alcuni  casi  di  alone  lunare. 

II  rcgislro  ricevulo  dall'Accademia  ,  ronlicne  inoltre  due  rclazioni 
sottoscrittc  dal  Cav.  Serra  Comandantc  dcUa   Regia  Fregala.  La  prima 


si  rifcriscc  alle  malaltic  cui  sono  soggetti  gli  abitanti  di  alcuni  dei 
paesi ,  in  cui  la  spedizione  si  fermo ,  e  jiarticolai-raente  al  lirasile  ;  la 
seconda  espone  lo  stato  delle  relazioni  cominerciali  dci  Genovesi  in 
quelle  |)arti.  Su  i  quali  argomentl  aveva  I'Accademia  desiderate  di  ol- 
lenere  qualche  informazione. 

I  depulati  terminano  il  loro  ragguaglio  col  proporre  che  delle  ac- 
cennate  osservazioni  abbiasi  a  fare  onorevole  menzione  nella  Notizia 
Storica  di  questo  Volume  ,  e  clie  abbiasi  a  ringraziare  il  R.  Ministero 
di  Guerra  e  Marina  per  la  comunicazione  che  ne  ha  falto  all'Accademia. 

II  Cav.  AvoGADRO ,  ancora  deputato  col  Prof.  Botto  ,  fa  relazione 
interne  ai  Movimenti  barometrici  e  termometrici  osservati  a  Tangeri  dal 
Cav.  Luigi  Ponti  nel  corso  dell'anno  iSS^.  La  Giunta  loda  grandemcnle 
lo  zelo  e  la  diligcnza  del  Cav.  Ponti  e  propone  che  I'Accademia  abbia 
non  solamcnte  a  ringraziarlo  di  questa  nuova  comunicazione  ,  ma  ben 
anche  a  pregarlo  di  continuare  per  I'avvenire  le  sue  belle  ed  impor- 
tant! esservazieni. 

La  medesima  Giunta  fa  rapporto  intorno  a  una  memoria  del  signer 
Canonico  Cav.  Rendu  di  Ciambery  ,  intitolata  Theorie  des  glaciers  de 
la  Savoye. 

La  tcoria  esposta  dall'autore  circa  I'origine  e  i  fcnomeni  dei  ghiac- 
"ciai  che  si  sleudono  dalle  alte  sommila  delle  Alpi  fin  nelle  lore  valli  , 
non  scmbra  ai  deputati  sostanzialmente  diversa  da  quella  che  fu  pro- 
posla  da  Saussure  ,  e  die  pare  oggidi  generaimcnte  adottata.  L'autore 
perc)  esamina  distintamcnte  tutti  i  fenomeni  che  accompagnano  il  nio- 
vimente  di  questi  ammassi  di  ghiaccio  e  si  studia  di  dimostrare  come 
essi  vadano  d'accordo  coi  principii  della  teoria  anzidetta.  I  deputati  tro- 
vano  degnissimo  d'eiicomio  queslo  lavoro  del  Cav.  Rendu  ,  nel  quale  si 
rinvcngono  con  bell'ordine  e  con  elegaiiza  di  stile  compcndiatc  tutte  o  Ic 
niigliori  cogiiizioni  che  si  hanno  intorno  ai  ghiacciai.  Considerando  pero 
che  le  osservazioni  nuove  e  proprie  dell'autore  sono  in  esso  lavoro  in 
piccel  riumero  relativamente  alia  sua  mole  ,  e  non  credcndo  percio 
che  esso  sia  di  tal  natura  da  peter  essere  inserile  fra  le  memorie  che 
I'Accademia  stampa  ne'  suoi  Volumi ,  la  Giunta  propone ,  e  la  Classe 
approva ,  che  se  ne  abbia  a  fare  in  qnesla  Notizia  Storica  onorevolis- 
sima  menzione. 


l.VI 

II  Cav.  Moms  depulato  coU'Avvocalo  Colla  e  col  Prof.  Genk  ,  fa 
rapporto  f;ivorevoIe  iiitorno  a  due  scritli ,  rune  del  Prof.  Pietro  Savi 
di  Pisa,  Taltro  del  Cav.  Amici,  suWesistenza  dcgli  stomi  in  alcunc  piante. 

Da  ultimo  il  Cav.  Carena,  deputato  col  Cav.  Avogadro,  fa  relazione 
iiitorno  a  un  particolare  meccanisnio  per  migliorare  la  trattura  della  seta, 
proposto  dal  sig.  Keller  di  Keli-erer  ,  Milanese,  c  pel  quale  egU  do- 
luaiula  uii  privilcgio  csclusivo. 

II  sig.  Alberto  Keller  ,  nella  passata  primavera  ha  esposlo  al  Go- 
verno  di  S.  M.  aver  egli  inventato  un  iiuovo  metodo  di  filare  la  seta 
dci  bozzoli  ,  il  quale  ne  rende  piu  vantaggiosa  la  trattura  ,  perclie  la 
fa  escute  dai  cosl  detti  capi-doppi ,  che  sono  piii  o  meno  frequent!  nel 
metodo  fin  qui  praticato,  e  die  sono  cagionali  dalle  inevitabili  rotture 
di  essi  capi. 

Questo  metodo  del  sig.  Keller  in  sostanza  consiste  nel  tenere  se- 
parati  i  due  capi  o  fili ,  ciascuno  dei  quali  s'incroccia  su  di  se  mede- 
simo,  e  ambedue  vanno  separatamente  a  formare  suU'aspo  le  due  matasse. 

Gib  ottiene  il  sig.  Keller  mediante  una  macchinetta  la  quale  consiste 
in  un  asse  o  anche  in  un  semplice  telaio  ,  che  si  adatta  sul  piano  del 
fornello  attorno  alia  caldaia  o  bacinella ,  ovvero  anchc  in  due  grossi 
regoli  di  legno  ,  paralelli  e  posti  lateralinente  alia  medesima  :  alle  due 
eslremita  di  ciascun  regolo  sorge  un  barbino  ,  cioe  un'aslicciuola  me- 
tallica,  alta  circa  un  palmo,  e  superiormente  terminata  in  uncino  rav- 
Tollo  in  due  giri  di  spira:  nella  meta  della  lunghezza  del  regolo  ,  ma 
alquanto  in  fuori ,  sorge  mi  colonnino  di  oltone  con  inginoccliiatura  a 
pnlla,  girevole  in  ogni  verso  fra  due  ganasce  emisfcriche ,  da  serrarsi 
pill  o  meno  contro  la  palla  ,  mediante  una  vite  di  pressione.  Su  di  un 
corlo  fusto  saldato  in  alto  su  la  palla  e  fermata  una  spranglietta  oriz- 
zonlide  dello  stesso  metallo,  ovvero  anche  di  legno,  lunga  circa  quattro 
oncie  ,  alle  due  estremita  della  quale  s'innalza  verticalmente  un  brac- 
eiuolo  d'oltone  ,  lungo  poco  piu  di  mezz'oncia ,  e  nella  meta  di  questa 
lunghezza  e  iiifilata,  in  ciascuno  do' bracciuoli ,  una  giiellina  metallica  di 
piccolissimo  diametro,  la  cui  gola  e  alia  slessa  altezza  del  corrispondente 
barbino.  Nel  modello ,  e  a  modo  di  variazioue,  uno  dci  bracciuoli, 
invece  della  girellina,  ha  un  tubetto  mcialUco  girevole  che  ne  fa  le  veci. 

la  questa  disposizione  di  cose  il  lilo  o  capo ,  composto  del  voluto 
nninero  di  bave,  dopo  sortito  dal  foro  della  lama  o  guida,  si  fa  passare 


vvn 

nel  piu  prossimo  ilei  due  barbini,  poi  suUa  girellina  del  pii  lontaiio  brac- 
ciuolo,  ripicgaiulolo  da  deiitro  in  fuori,  quindi  si  fa  passare  da  fuori 
in  denlro  sulla  girellina  opposla,  poi  si  ripiega  verso  il  barbino  piii  lon- 
tano,  ma  a  mczza  via  si  fa  incrociare  piu  volte  su  di  se  coi  polpastrelli 
del  poUice  e  dell'indice,  c  fiiialmentc,  fatto  passare  nel  barbino  suddetto, 
inandasi  a  dipanare  suU'aspo. 

Nell'or  descritto  meccanismo  ,  quando  uno  dei  due  fill  si  rompesse , 
cessa  esso  di  andare  suU'aspo ,  senza  esservi  strasciuato  dall'allro  fdo  , 
sicconie  accadc  nel  metodo  ordinario,  cio  clie  obbliga  poi  a  sgirar  I'aspo 
per  togliervl  quclla  qiianlila  di  capo-doppio  che  vi  si  e  avvolla  ,  con 
sensibile  pcrdita  di  roba  e  di  tempo. 

Qucsti  vantaggi,  che  la  sola  ispezione  della  macchinetta  fa  presumere, 
trovaronsi  confermati  da  una  prova  fatta  dal  sig.  Keller  medesimo  in 
presenza  di  una  Giunla  della  R.  Camera  d'agrieoltura  e  commercio  di 
questa  Citla,  c,  mcglio  ancora,  da  un  grande  sperimento  stato  escguilo 
in  una  fllanda  di  Novi  per  cura  e  sotlo  la  vigilanza  deH'Intendente  di 
quella  Provincia.  Percio  i  deputati  sono  d'avviso  : 

i.°  Che  la  seta  tratta  col  metodo  del  sig.  Keller  debba  dirsi  in 
nulla  inferiore  alia  niiglior  seta  che  sia  tratta  secondo  la  pratica  ordi- 
uaria. 

1."  Che  resclusione  che  il  metodo  Keller  da  ai  capi-doppi,  tlebbc 
necessariamenlc  aumentare  la  quantila  della  seta,  tratta  da  un  deterini- 
nato  peso  di  bozzoli,  il  quale  aumento  compensera  forse  la  maggior  spesa 
del  nuovo  metodo. 

3.°  Che  nella  macchinetta  proposta  dal  sig.  Keller  al  pregio  di 
una  certa  semplicita  sembra  accoppiarsi  quelle  pure  di  una  assoluta 
invenzione.  E  cio  dicono  i  deputati  sembrar  loro,  non  perche  da  essi  si 
voglia  dubitare  della  novita  dell'  invenzione  proposta  dal  sig.  Keller  , 
jna  piuttosto  per  acccnnare,  cosi  per  modo  storico,  a  due  invenzioni , 
c  una  di  esse  antichissima  ,  nelle  c|uali  si  scorge  il  germe  di  questa 
che  or  propone  il  Keller.  Infatti  I'idea  del  signor  Keller  di  evitare 
la  formazione  dei  capi-doppi ,  ha  molta  analogia  a  quella  di  impedire 
che  ,  formati  ,  non  vadano  a  dipanarsi  suU'aspo ,  ma  ad  avA'olgersi  sul- 
I'asse  di  esso.  Cio  ajipunto  ha  fatto  il  sig.  Armand  ,  son  pochi  anni 
passati. 

Quanto  poi  all' idea  del  sig.  Keller  di  non  incrociare  i  due   capi  o 


k 


i.vifr 

fill  della  seta  Tnno  suiraUro ,  ma  ciascnno  su  di  se,  c  mandarli  sepa- 
raUimente  suil'aspo,  quest' idea  altri  \oiTi  forse  dirla  compresa  in  quella 
di  lilare  a  un  solo  capo ;  la  qua!  cosa  fu  gia  messa  in  pialica  in  Torino 
piu  di  un  sccolo  c  mezzo  fa ,  come  risulta  dal  Manifesto  della  Regia 
(>anieia  de'Conti ,  del  19  di  maggio  1G81  ,  nel  qnale  airarlicolo  5  si 
li'ggono  quesle  parole :  «  E  quando  dette  Filatrici  volessero  imparare 
il  modo  di  fdar  la  seta  ad  un  fdo  solo,  la  quale  tie  piu  ne  meno  sar^ 
Jina  ,  e  U  cocconi  ,  come  ci  c  stato  rappresentaio  ,  renderanno  venti^ 
per  cento  di  piu,  die  a  fdarla  a  duefili,  potvanno  portarsi  tiella  casa 
di  Rifugio  ,  ossia  Albergo  di  Virtu  ecc.  » 

Ma  ragion  vuole  che  si  dica  che  I'uso  di  filare  la  seta  a  un  solo 
capo  non  istette  molto  a  essere  smesso ,  ne  si  sa  da  noi  se  aliora 
I'unieo  capo  s' incrociasse,  e  inqualniodo;  ed  ora  che  questo  metodo 
vien  di  nuovo  posto  in  campo,  dopo  tanti  e  tanli  anni,  e  da  un  fora- 
sliero,  puo  ragionevolmente  supporsi  imraaginato  interaniente  da  lui, 
e  niesso  in  opei'a  con  tali  aweitenze  da  farne  sperare  migliore  e  piii 
durevole  il  successo,  siccome  jiare  gia  fin  d'ora  dimostrato  dall'esservi 
in  Novi,  e  fors'anche  alirove,  grosse  (llande,  in  cui  questo  nuovo  modo 
e  con  buon  successo  ado]iei'ato. 

Bensi  polra  accadci-e  che  la  continuata  esperienza  moslri  I'opportu- 
nila  di  qualche  utile  variazione,  oltre  quelle  gia  falte  dal  Keller  nie- 
ilesimo.  Cos!  ,  per  dirnc  una  ,  i  depuiati  pcnsano  che  non  si  tardera 
molto  a  sopprimei-e  alFatlo  l'  inginoccliiatura  a  palla  dei  due  colonnini , 
ov\cro  sosliluirvi  una  mastieltatura  meno  dispendiosa. 

Intanto  essi  deputati  conchiudono  che  I'ingegnoso  meccanismo  pro- 
]>oshi  dal  sig.  Alberto  Keller  di  Kellerer  e  degno  di  lode  e  di  inco- 


raggiamento. 


9  dicerobfe. 


It  Cav.  AvoGADRO,  deputato  col  Cav.  Carena  c  col  Prof  Botto  , 
la  relazione  intorno  a  una  domanda  di  privilegio  fatta  dai  sig.  Balcuerie 
«'  compagni  di  Bordeaux  per  la  introduzionc  nei  Regii  Stati  di  un  nuo\o 
sistema  di  sale  per  le  ruote  de'  carri. 

11  vantaggio  ,  che  con  questo  sistema  si  e  cercato  di  ottenere ,  con- 
sistc  cssenzialniente  nella  diminuzione  del  fregamento  della  superficic 
(rilindrica  dcirassc  coU'iaterno  del  mozzo  della  ruota. 


LIX 


La  G.unU,  cu,  vonnc  confule.izialmeute  fatto  conosccre  rartifizio 
.m.nHS.„ato  dai  Richiedenli,  lo  credo  alto  per  sua  natura  a  procu- 
rare  1  mdicato  vanta-io ;  e  sicoome  il  buon  successo  pralico  pare  es- 
serne  g.a  stalo  con.provato  da  esperienze  fatlo  in  Francia,  cosl  i  depu- 
tat.  conchmdouo  per  la  favorevole  accogUenza  della  domanda. 

Tl  Prof  S..SMONDA  comincia  in  questa ,  e  ler.nina  uella  successiva 
ad,u.a„/.a  del  giorao  ^3  la  lett.u-a  d'una  sua  memoria  intitolata  Ossen'u- 
z,oru  ijcologiche  e  minevalogiche  per  se,vire  alia  fonnazione  della  Carta 
gpologica  del  Piemonte. 

Quesfa  memoria  sari  stampala  nH  seguent.-  volume  accademico. 


AC€ADE3IIA  REALE  DELLE  SC1£I«ZE  DI  TORIHO, 


CLASSE  DELLE  SCIENZE  FISICHE  E  MATEMATICHE. 


QUESITO   DI    FISICA   CON    ASSEGNAMENTO    DI   PREMIO. 

Determinare  sperimeiitalmente  il  calore  specifico  del  maggior  numero 
possibile  di  gaz  perinanenti ,  sia  semplici ,  sia  composti. 

Si  desidera  che  almeno  per  alcune  delle  sostanze  gazose  venga  de- 
terminaio  separatamente  il  calore  specifico  sotto  pressione  costante  e 
sotto  volume  costante,  per  vcrificare  la  relazione  stabilita  da  Dulong 
tra  queste  due  sorta  di  calori  specifici  dei  gaz  ,  e  per  la  quale  dato 
una  di  essi  per  un  gaz  qualunque  si  potrebbe  conchiudere  Valtro^ 


Le  ricerche  relative  al  calore  specifico  delle  diverse  sostanze  hanno 
acquistata  una  grande  iinportanza  presso  i  Fisici  e  i  Chimici ,  dope  die 
le  sperienzc  di  Dulosg  e  Petit  hanno  dimostrato  esservi  una  slretta 
conncssione  Ira  il  calore  specifico  dc'  coi-pi  solidi  e  le  masse  de'  loro 
alomi  od  equivalent!  chimici ,  quali  erano  state  determinate  dalla  con- 
siilcrazlouc  delle  loro  proporzioni  iielle  combinazioni. 

1  visullainenti  di  cjueste  speiieuze  parvero  atti  a  rinauovere  in  parte 
cio  die  era  ancor  lasciato  di  arbilrario  da  quella  considerazione  nella 
scella  tra  i  diversi  mollipli  o  sommoltipli  delle  masse  di  cjuegli  atomi , 
e  il  celebre  Cliiinlco  che  lanto  gia  aveva  coutribuito  coll'esatlezza  delle 
sue  analisi  allavanzamento  e  alia  precisione  della  teoria  atomistica  ne 
fu  condolto  a  modificare  egli  stesso  la  slima  da  lui  prima  seguita  degli 
atomi  della  maggior  parte  dei  metalli  rdativamenle  a  quello  deU'ossigeno, 
riducendoli  alia  niela  del  valore  che   loro  avea  atlribuito. 

Tultavia  I'ossigeno  non  essendosi  potuto  ancora  oltenere  alio  state 
solido  ,  ci  e  ignolo  il  calore   specifico  che    esso  avrebbe  in    tale  stato , 


e  solo  coughictturalmente  si  possono  con  esse  paragonare  a  tale  riguardo 
le  altrc  sostanze ,  die  non  si  hanno  al  contrario  die  alio  stato  solido  , 
o  ili  I'ui  noil  si  i  poluto  esaminarc  il  calore  sjiecifico  alio  stato  gazoso, 
<]iiali  soiio  la  niaggior  parte  ili  esse. 

Quiiuli  iiiteressantissime  per  la  tcoria  atomistiea  ilebbonsi  riguarilare 
le  sperienze  sul  calore  specifico  di  corpi  alio  stato  aeriforme  o  gazoso; 
tanto  pill  die  questi  corpi  per  la  naliira  slessa  della  loro  aggregazloiie 
paioiio  escliulerc  iiitieramenle  l'  influenza  tlella  coesionc  die  Ibrse  non 
perinette  ai  corpi  solidi  di  presentare  in  tiilta  la  lor  semplicita  le  leggi 
del  calore  speciGco  relativamente  alia  niassa  dei  loro  atoml;  e  gia  lo 
stesso  Dui.ONG  aveva  fornito  uu  dato  imporlante  a  questa  teoria  ,  coUe 
Sue  sperienze  sopra  alcune  sostanze  gazose ,  colic  quali  egli  pare  aver 
tolto  queMubbii,  die  ancor  potevano  aver  lasciati  le  sperienze  di  Berard 
e  De  la  Roche  ,  e  di  alcuni  aUri  fisici  sull'uguaglianza  di  calore  specifico 
a  volume  iiguale  dei  gaz  sernplici  pin  conosciuti ,  compreso  il  gaz  ossi- 
geno  ,  e  suUa  disuguagliaiiza  al  contrario  ,  die  si  osserva  generalmente 
Ira  i  calori  specifici  de'gaz  composli  paragonati  sia  tra  loro,  sia  coi  gaz 
sernplici. 

I  corpi  gazosi,  secondo  I'opinione  ora  quasi  generalmente  ricevuta, 
contenendo ,  solto  un  ugual  volume ,  a  pressione  e  temperatura  data ,  un 
ugual  numero  di  molecole  integrant!,  questo  I'isultamento  viene  es- 
senzialmente  ad  estendere  la  costanza  del  calore  specifico  degli  atomi 
de'corpi  sernplici ,  gia  indicata  dalle  sperienze  sui  corpi  solidi ,  alle  mo- 
lecole iategranti  di  que'coipi  gazosi  die  oirrirono  quest'uguaglianza  di 
calore  speciGco,  e  non  lascia  quasi  piii  dubilare  die  per  essi  le  mo- 
lecole integranti  gazose  siano  i  loro  veri  atomi  Gsicamente  indivisibili , 
o  siano  formate  di  un  egual  numero  di  questi  atomi,  onde  il  I'apporto 
dei  pesi  di  quelle  molecole  rappresentati  dalle  densita  dei  gaz  medesitni 
sia  appunto  quello  stesso  che  passa  tra  i  pesi  de'loro  atomi. 

E  quanto  ai  gaz  composti ,  se  ad  essi  si  estende,  come  e  naturale, 
il  priacipio  deU'uguaglianza  del  numero  di  molecole  integranti  sotto  vo- 
tune  uguale  ,  si  polra  cercar  di  dedurre  ,  dal  paragone  de'  loro  calori 
qjecifici ,  la  legge  piu  complicata ,  die  questi  debbono  presentarci  re- 
lativamente alia  composizione  di  ciascuna  di  qucste  molecole,  e  quindi 
auche  ricavarne  il  calore  speciGco  die  ofl'rirebbero  alio  stato  gazoso, 
e  con  miolecole  similmente  coslituitc,  quelli  de'loro  componenti  che  finqui 
uoa  si  sono  oltcnuti ,  od  esaminati  in  tale  stato  isolatamente. 


I.AIII 

Ma  le  soslaiizc  gaeose  seinplici  tli  cui  si  e  finqui  determinalo  il  ca- 
lore  speoilico  si  riducouo  a  due  sole,  ollre  I'ossigeno  con  cui  debhono 
para'gonarsi,  cioe  I'azoto  e  i'idrogcno,  che  per  altra  parte  no  anch'essi 
furono  fuujui  ridoUi  alio  slalo  solido :  ed  e  possihile  clie  quella  ugua- 
gliaiiza  del  caiore  S|iecirico  a  volume  uguale  non  si  avvcri  in  quesli  gaz, 
se  non  in  quanto  le  loro  molecole  integranti  si  Irovino  avere  tra  loro 
nn'analogia  di  cosliluzione ,  di  cui  si  rende  molto  dubbiosa  I'estensione 
a  tulti  i  gaz  di  sostanze  semplici,  dopo  le  determinazioni  dellc  densita 
di  alcuni  vapori,  latte  da  Dumas  e  Mitscherlich.  Pochi  sono  pur  anche 
1  gaz  composti,  a  cui  si  estesero  le  spcrienze  di  qnesto  gencre ,  ed  essi 
non  coinprendono  tra  i  loro  compouenti,  fuori  delle  tre  sostanze  sud- 
detle  gia  ossei-vate  alio  slato  gazoso,  che  un'altra  sostanza  sola,  il  car- 
bonio ,  onde  i  risultamcnti  ad  essi  relativi  non  possono  riguardarsi  come 
suflicientt  a  stabilire  con  certezza  la  legge  del  caiore  speciGco  degli 
atomi  composti,  ne  a  dedurne  quello  di  altre  sostanze  semplici  consi- 
derate nello  stato  gazoso. 

E  dunque  indispensabile  pel  progresso  della  teoria  atomislica  che  si 
latta  determinazione  dei  calori  specifici  de'gaz  sia  semplici ,  sia  composti , 
si  estenda  al  maggioi-  nuraero  possibile  di  essi ,  e  che  vi  si  compren- 
dano  per  esempio  tra  i  gaz  di  sostanze  semplici  il  cloro ,  e  tra  i  gaz 
composti  il  gaz  acido  sollbroso  ,  il  gaz  idrogeno  solforato  ,  ossia  acido 
idrosolforico  ,  I' idrogeno  fosforato,  1' idrogeno  arseniato  ,  il  gaz  ammo- 
niaco,  ilgaz  acido  idroclorico,  il  gaz  acido  idriodico,  ilgaz  fluosilicico  ecc.^ 
per  poterne  poi  dedurre  la  massa  degli  atomi  de'corpi  che  ne  fanno 
parte. 

L'Accademia  nel  proporre  tpieste  ricerche  per  oggetto  di  prcmio  , 
uou  se  ne  dissimula  la  grande  difficolta  ;  qiiindi  essa  non  richicde  as- 
solutamente  che  se  ne  esaurisca  tulta  I'estensione,  anche  relativamcnte 
ai  gaz  permanenti  a  cui  ne  liniita  I'applicazione.  Essa  desidererebbe  solo 
che  Ic  sperienzc  comprendesscro  mi  numero  alquanto  considerevole  di 
questi  gaz,  alio  stato  della  piu  grande  purezza,  onde  poterne  trarre 
fondate  induzioni.  Le  Memorie  doTranno  versare  principalmente  sulla 
parte  sperinientale,  come  quella  che  sola  puo  sei-vlrc  di  base  alle  spe- 
ailaziom  teoriche  di  cui  altri  volesse  occuparsi ,  senza  che  si  vogliano 
percii)  escludere  quelle  riflessioni  che  nascessero  imrnediatamente  dai 
risultati  mcdesimi  delle  sperienze. 

Tra  1  divcrsi  mctodi  finqui  adoperati  per  la  determinazione  decalori 


LMV 


specifici  de'corpi  gazosi  quello  clie  si  offrc  naturalmcnte  come  11  i)iu 
semplice  ed  immciliato  e  scnza  dubbio  il  procedimento  impiegato  da 
Berard  c  De  r.A  Roche  ,  clic  consiste  nel  far  passare  il  gaz  elevato  ad 
uii  dato  grado  di  temperatura  per  un  calorimelvo  in  cui  esso  depone  il 
suo  calore ,  e  neU'esamiuare ,  colle  dovute  precauzioni  e  correzioni ,  la 
lemperatura  clie  esso  comunica  al  liquido  contenulo  nel  calorimetro;  ma 
rapplirazione  di  quesio  melodo  potrebbe  variarsi  in  molle  iiianici'e,  e 
spetlera  alio  sperimenlatore  lo  scegliere  qnella  (.he  si  trovei'a  presentare 
niaggior  facilita  nelle  operazioni  senza  niiocere  aU'csallezza  dei  i-isultatL 

Qiianlo  al  metodo  delle  vibrazioni  sonore  di  cui  Dulong  si  e  con  si 
buon  successo  servito  per  tpiesta  dcterminazione  ,  esso  ricliiedc  cogni- 
zioni  ed  operazioni  troppo  estranec  alle  occupazioni  ordinarie  dei  Fisici, 
perche  si  possa  credere  che  altri  vi  si  appigli  preferibilmente.  L'Accademia 
non  esclude  del  reslo  ne  questo  ,  ne  qualunque  altro  modo  che  si  ve- 
iiisse  ad  imaginare  per  le  sperienze  di  cui  si  Iralla,  purche  i  risultati 
ne  siano  posli  fuori  d'ogni  dubbiezza. 

Ma  il  melodo  di  Berard  e  De  i.A  Roche  non  da  immediatamente 
se  non  il  calore  speciGco  dei  gaz  sotlo  pressione  coslante  ;  quello  di 
Dulong  al  contrario  indica  il  rapporto  tra  il  calore  specifico  a  ])ressione 
costante  ,  e  quello  a  volume  costante ,  cioe  quale  si  osserverebbe  ,  se 
non  si  permcttesse  al  gaz  di  dilatarsi  pel  calore;  e  solo  indiretlamente, 
e,per  mezzo  d'un  ragionamento  del  resto  assai  probabile,  ne  dedusse 
Dulong  che  la  quanlitu  assoluta  di  calorico  clie  forma  la  dilferenza  di 
queste  due  specie  di  calore  specifico ,  fosse  la  slessa  per  tutti  i  gaz,  e 
che  Televazione  di  temperatura  prodotta  dalla  compressione  dei  varii 
gaz  non  potesse  essere  diversa  ,  come  cio  accade  pei  gaz  composti,  se 
non  in  ragione  del  loro  divcrso  calore  specifico  a  volume  coslante,  onde 
egli  ebbe  a  conchiudere  ad  un  tratto  dalle  sue  sperienze  la  misura  di 
ciascuno  di  questi  due  calori  specifici,  come  avenli  tra  loro  una  cono- 
sciuta  relazione. 

Questo  stesso  principio  applicato  ai  risultati  delle  sperienze  sul  ca- 
lore specifico  a  pressione  costante ,  ci  conduce  pure  a  quello  che  gli 
corrisponde  a  volume  costante.  Sarebbe  pero  desiderabile ,  conforme- 
mente  ai  termini  del  quesito ,  che  la  verita  di  questo  principio  fosse 
dimostrata  piu  direttamente  coUa  dcterminazione  del  calore  specifico 
dell'una  e  deU'allra  specie  sopra  un  certo  numero  di  sostanze  gazose , 
e   poiche    sarebbe    forse  dilhcile    eseguire  sperienze    dirette    sul  calore 


I.  XV 

specifico  d'un  gaz  ritenulo  sotto  volume  coslantc,  si  polrebbe  per  tale 
oggctto  dopo  aver  deterniinato  il  calore  specifico  del  gaz  a  pressione 
costante  ,  fissarc  pure  sperimentalincnte  I'clevazione  di  temperatura  in 
esso  prodolta  da  uu  dato  grado  di  condensaziorie,  per  vedere  se  questa 
elevazione  di  temperatura  si  trova  in  ragione  inversa  del  calore  specifico 
a  volume  costante,  die  secondo  la  rcgola  di  Dulong  si  dedurrebbe  dal 
calore  specifico  a  pressione  costante  gia  dcterminato  coUa  sperienza. 

Per  questo  si  ricliiederebbero  pei  gaz  che  si  volcssero  sottoporre  a 
tal  prova,  sperienze  del  genere  di  quelle  fatte  prima  da  Clement  e 
Desormes  ,  e  poi  da  Gay-Lussac  e  Welter  sull'aria  ,  consistenti  nel 
misurare  la  sua  forza  elastica  nel  momcnlo  stesso  della  subitanea  con- 
densazione  o  dilatazione  cagionata  dall'  iutroduzione  od  espulsione  di 
luia  porzione  d'aria  in  un  recipiente  in  cui  si  sia  prima  rarefatla  o  con- 
densata;  esperienzc  da  cui  La-Place  e  Poissox  dedussero  il  rapporto  dei 
due  calori  specific!  di  questo  fluido,  clie  introdolto  nella  formola  stabi- 
lita  da  La-Place  suUa  considerazione  dello  svolgimento  del  calore  nelle 
vibrazioni  sonorc,  per  la  velocila  del  suono  nell'aria,  somministro  per 
questa  velocila  un  valorc  a  un  dipresso  conforme  alle  sperienze  dirette. 
Clement  e  Desormes  aveano  gia  fatto  essi  medesimi  un'esperienza  di 
questo  genere  sul  gaz  acido  carbonico,  di  cui  si  puo  facilmente  mostrare 
I'accordo  approssimato  col  principio  di  cui  si  tratla ,  e  cio  tanto  piu 
dee  incoraggiare  a  tentar  di  confermarlo  sopra  alcuni  alti-i  gaz,  e  con. 
quella  maggior  csattezza,  di  cui  tali  sperienze  siano  suscetlibili. 

Ed  e  poi  da  notai'si  che  stabilito  una  volta  questo  principio,  le  spe- 
rienze stesse  con  cui  si  e  proposto  di  confermarlo,  estcse  ai  diversi 
gaz,  di  cui  non  si  conosca  ancora  altrimenti  il  calore  specifico,  costi- 
tuirebbero  esse  medesime  uno  dei  metodi  e  forse  il  piu  facile,  per  de- 
terminarlo  ,  poiclie  se  iie  dedurrebbe  immedialamente  il  calore  specifico 
a  volume  costante  ,  e  quindi  anclie  quelle  a  pressione  costante  ,  che 
per  lo  stesso  principio  vi  si  coUega:  e  il  metodo  stesso  di  Dulong  noa 
e  che  un'applicazione  indiretta  di  questo  principio  medesimo,  che  i 
risultati  delle  sue  sperienze  I'hanno  condotto  ad  ammettere. 

I  lavori  che  si  manderanno  al  concorso  dovranno  essere  inediti, 
scritti  in  lingua  latina,  italiana  ofrancese,  e  conlrassegnati  da  una  epi- 
grafc  ,  la  quale  sara  ripetuta  sopra  un  biglielto  sigillato  contenente  il 
nome  e  I'indirizzo  dell'autore.  Se  il  premio  non  sara  vinto ,  la  polizza 
non  si  aprira  e  sara  bruciata. 

9 


L.xv  r 

I  soli  Accailemici  resident!  sono  esclusi  dal  concorso. 

Gli  scritli  dovranno  csscre  consegnali,  fianchi  di  porio  e  si^illaii , 
alia  Segieteria  della  Rcale  Accademia  delle  Scienzc ,  non  pix\  tardi  del 
giorno  3i   di  dicembrc  dcU'anno   i84i. 

II  premio  sara  di  L.  1200. 

Torino,  U  ai  aprile  iSSg. 


Il  Presidente 
CONTE  ALESSANDRO  DI  SALUZZO. 


L' Accademico  Segretario 
Cavaliere  Giacinto  Carena. 


Lxvir 


ACCADEMIA  REALE  DELLE  SCIEIVZE  DI  TORTOO. 


CLASSE  DELLE  SCIENZE  FISICIIE  E  MATExMATICIIE. 


Lc  Flore  dellc  province  itallane  trovausi  ora  o  compiute  o  prossime 
ad  esserlo  dal  lato  delle  piante  fanerogame ,  non  cosi  da  qucllo  d.ll,- 
crittogamc  ,  di  cui  alcune  mancano  affatto  ,  altrc  lascian  tuttavia  mollo 
a  desiderare.  A  riempire  tal  lacuna  sorsero  in  questi  ultinii  tempi  va- 
lenti  Botanici ,  per  opera  de'cpiali  eominciarono  a  rifiorire  ^li  stiuli 
cnttogamici  in  Italia,  dov'ebbero  la  culla  :  ma  poiclie  vastissimo  campo 
m  tal  materia  rimane  aperto  alle  ricerche  ed  agli  studi,  I'Accademia 
Reale  delle  Scienzc  di  Torino,  a  titolo  d'incoraggiamento  ,  propone  il 
premio  d.  una  medaglia  d'oro  del  valore  di  lire  600  all'autore  delia 
mighor  Monografia  di  una  tribk  di  criuogame  italiane,  e  specialmente  ' 
di  afdle. 

Lc  specie  nuove  o  mal  note  dovranno  esserc  corredatc  di  figure. 

I  lavori    chc    si  manderanno    al  concorso    dovranno  cssere    inediti 
scritti  ni  hngua  latina  o  italiana ,  e  contrassegnati  da  una  epigrafe      la 
quale  sara   r.petuta  entro    un  biglietto   sigillato  contenente    il  nome    e 
1  mdinzzo  dell'autore.  Sc  il  premio  non   sara  vinto ,   la  polizza  non    si 
apnri  e  sara  bruciata. 

I  soli  Accademici  resicj.enti  sono  esclusi  dal  concorso. 

Gh  scritti,  coi  disegni  e  cogli  esemplari  chc  gli  autorL  crederanno 
opportune,  d.  mviare ,  dovranno  esserc  consegnali,  sigillati  e  franchi  di 
porto,   alia  Segreteria  delia    Reale  Accademia    delle  Seienze  ,    non  pi.\ 
tard.  del  g.orno  3o  del  mesc  di  giugno  deU'anno   ,84.. 
Torino,  il  21  aprile   1839. 

Il  Preside.nte 
CONTE  ALESSANDRO  DI  SALUZZO. 


//  Scgrelario 
CaV.    GiACIXTO    CAnENA. 


OSSEUVAZIOIVI 

GEOLOGICHE    E  MmERALOGICHE 

SOPRA  I  MONTI  POSTI  TRA  LA  VALLE  DI  AOSTA  E  QUELLA  DI  SUSA 
IW   PlEiMOMTE 

DEL     PBOFESSOHE     DI     HIBEB  AlOCIl 

ANGELO  SISMONDA 


l-ette  neWadunanza  del  23  apriU  1837. 


X^a  valle  della  Chiusella  ^  aperla  appie  dei  monti  di  Cogno  acquanen 
dent,  verso  la  bella  e  spaziosa  pianura  del  Piemon.e ;  ivi  si  estende  1 
cu,que  :u  sei  leghe,  e  shocca  poscia  nella  piccola  pianura  p4so 
BaUbssero  nel  Canavese.  Sulla  radice  de'n.onti  ,  che  fLchegginno  U 
torrente  e  tagl.ata  una  bellissi.na  strada,  per  la  cpale  si  arriva'dlanti- 
clnssima  m.n.era  di  ferro  ossidolato  (ferrato  di  ferro ,  Bekzbu.s)  che 
S.ace  nel  cuore  d'un  monte  granitico ,  le  cui  aoque  sono  ricevute  nel 
orrentello  detto  la  Bersella,  il  ,uale  va  a  scariear^i  nella  Chiusella  poeo 

alle  faldo  della  propagg.ne ,  che  si  avanza  tra  i  due  accennati  torrenti 

Non  s.  e  ancora  d'accordo  se  la  ,ninicra  sia  un  filone  oppure  un 
am^asso.  Gh  Auton  che  ne  parlarono  sono  discordi  ,  e  la  vogli'no  chi 
nelluno  e  ch.  nell'a Uro  n.odo.  II  sig.  Rob....x  (:),  ogni  c,uaf  volta  ne 
d-seorre,    nom.na   .1    giacin^ento    ua  filone  ;    D'A.bu,sso.  (.)  i„vece  lo 

(.)  V.  volu™,  r  aolle  Memoric  dcIU  Rc.lo  Accadcnu.  ddle  Scica«  di  Torino 
(>)  V.  journal  dcs  mines,  vol.  39.  pag.  33j. 

Serie  II.  Tom.  I. 


2  OSSERVAZIONI    GEOI.OGICHE     E    MINERALOGICHE 

consldera  deGuilivainente  per  un  ammasso.  Noi  ablnamo  procurato  tli 
esaminare  tutii  i  fatti  per  conoscere  da  qiial  parte  fosse  la  ragione ;  e  ci 
siamo  conviiiti  ck'essa  propende  dal  canlo  del  sig-  Robilant,  senza  che 
pero  abbiasi  a  dire  assolutamente  errore  quanlo  disse  il  sig.  D'Aubuisson, 
imperocche  ivi  si  osserva  bensi  iin  cospicuo  animasso  d'ottima  miniera  ; 
ma  facilmente  si  scopre,  ch'esso  e  I'unione  in  un  solo  punto  dei  molti 
filoni  serpeggianti  per  quel  monte.  Varii  stralicelli  di  sostanza  lalco- 
serpentlnosa  interposti  in  queirammasso ,  lo  dividono  in  falde  piu  o 
nieno  grosse.  Una  consimile  soslanza  foi'ma  le  salbande ,  ossia  1'  in- 
tonaco  delle  pareti  era  graniliclie  ed  ora  semplicemente  quarzose , 
fra  le  quali  sorio  incassali  i  filoni.  Alcune  difl'erenze  mineralogiche  di- 
stinguono  quella  del  tettoj  da  quelia  del  muro.  La  prima  e  una  serpen- 
tina di  color  azzurro  intenso,  resa  piii  bella  per  trovarsi  impastata ,  e 
per  far  corpo  con  una  varieta  della  stessa  pietra  tinta  in  giallo,  e  per 
I'ontenere  una  moltitudine  di  esili  fill  e  venule  di  calcare  spatico  bianco. 
La  supcrCicie  rivolta  verso  11  Clone  e  rigala  perpendicolarmente  all'al- 
lezza  di  esso  ;  e  possiede  un  lustro  ,  che  si  giudiclicrebbe  opera  dell' 
iiomo.  Nell'interno  poi  sono  disseminati  granelli  ,  e  cristallini  ottaedri 
di  ferro  ossidolato ,  per  cul  la  pieli'a  attrae  a  se  I'ago  calamilato.  La 
seconda  ,  ossia  quella  interposta  tra  il  Clone  ed  il  muro,  e  un  talco 
compatto  ,  che  si  ravvicina  alia  steatite;  la  tinta  ne  e  bigia  verdognola, 
le  mostre  da  me  state  raccolte  nella  cava  del  sig.  Avvocato  Gallino  , 
non  conlcngono  ne  calcare,  ne  ferro  ossidolato,  ma  in  toro  vece  esiste  un 
talco  a  piccole  lanielle  verdi  e  lucentf,  le  quali  a  hiogo  a  Iwogo  sono 
radunate  in  massolette.  La  superficie  infine  e  lisfcia  ,  coperta  dj  una 
sottilissima  pellicola  di  talco  bianco  argenltno ,  molto  eonsimile  alia 
tosl  delta  nacrile. 

La  direzione  del  filone  principale  e  dal  N.  20°  O.  al  S.  ^5°  E.  con 
una  leggiera  indinazione  tra  FE.  ed  rl  N.  Vari  altri  filoni  meno  grossi, 
e  che  si  polrebbero  avei-e  in  conto  di  diramaztoni,  ailontanandosi  piii  o 
meno  dalla  notata  posilura,  indurrebbcro  a  credere,  che  non  sleno  tutlL 
eontemporanei  ;  ma  la  natnra  delle  sostanze  clie  li  riempie  ,  il  riunirsi 
poi  in  un  solo  punto  ,  sono  certe  condizioni  ,  le  quali  tolgono  ogni 
apj)iglio  conlrario  a  qnesto  modo  di  vcdere ,  senza  mtocere  nienonr.a- 
uientc  alia  leoria  ideata  e  provala  dal  sig.  EuA  di  Beauuoinx  intorno 
al  parallellisrao  dei  soUevamenli  conletnporanei. 

11  granito  piu  >icino  ai  filoni  e  ricchissimo  dt  mica  nera ,  la  quale 


DEL    PnOFESSORE    A.    SISMONDA  3 

possiede  un  lucido  tulto  parlicolare  ,  analogo  a  quelle  dell'  anfibolo , 
donde  appunlo  io  credo  sia  nata  la  confusione,  clie  alcuni  fcceio 
di  questo  granito  colla  sienite.  Egli  e  bensi  vero ,  che  al  primo 
aspctto  \i  si  ravvisa  una  certa  soniiglianza ,  die  iie  lascia  dubliiosa 
la  distiuzioiie,  laulo  pii  se  la  frattuia  e  fatta  perpendicolarmtule 
alle  laminelle ;  ma  operaiulone  la  fusione  al  dardo  del  cannello  fer- 
ruminatorio ,  il  niodo  con  cui  procede  I'operazione,  cd  il  globiciiio 
scoriaceo  die  si  forma,  nou  permetlono  piu ,  die  si  tenga  per  an- 
fibolo la  soslanza  nera,  die  ilsicamente  presenta  con  esso  qualdie 
lontana  soraiglianza.  Gli  altri  due  principii ,  il  quarzo  cioe,  ed  il  fdspalo 
sono  presso  a  poco  in  eguali  proporzioni ,  e  non  ritengono  gia  la 
siruttura  laminare ,  od  allra  a  quesla  vicina ,  ma  sono  in  piccoli  c 
niinuti  graiiclli  bianchi  laltali,  e  posseggono  un  aspelto  prcssoclie  ve- 
iroso ,  die  di  alia  roccia  molto  di  qiiello  aspetto  cosl  bene  deciso ,  e 
tanto  caratleristico  ncile  roccie  vulcaniche.  Vi  sono  incorporali  granelli 
e  cristallini  di  ferro  ossidolato  disceniibili  a  mala  pena  mediante  una 
buona  lente  ,  ma  sensibilissimi  all'ago  calamitato ,  il  quale  n'e  altratlo 
piutlosto  con  energia ,  in  ispecie  se  gU  si  approssima  la  roccia  per  cerli 
versi ,  die  gli  metlono  in  prospetto  alcuni  gi-uppi  elissoidi  ,  composti 
delle  stcsse  soslanze ,  ma  con  struttura  cosl  filta  e  fina ,  die  il  tulto 
sembra  fuso  insieme. 

II  dorso  del  monte  non  e  piii  di  granito ,  imperocche  uno  degli 
cssenziali  component!  di  tale  roccia,  il  mica,  e  quasi  mancante,  ed 
appena  se  ne  vedoiio  alcuue  esilissime  pagliuzzc  brune  qua  e  la  disse- 
minate ;  ed  in  suo  luogo  havvi  il  talco  in  quantita  sufficiente  per  co- 
stituire  la  protogina ,  tal  quale  e  caratterizzata  dal  sig.  Jdrine.  II 
quarzo  non  presenta  particolarita.  II  felspato  e  in  lamelle  piu  o  nieno 
grandi  debolissimamento  rosee.  Si  trovano  accideiitalmente  sparsi  il 
ferro  ossidolato  riconoscibile  soltanto  coU'ago  calamitato  ,  il  ferro  piri- 
toso,  e  talvolta  alcuni  pellegrini  granelli  d'una  sostanza  gialla  tendente 
al  verdognolo,  con  aspetto  vetroso  grasso,  die  non  saprei  dire  a  quale 
delle  specie  iniuerali  sia  analoga ,  ma  che  si  manifesta  molto  consimile 
alia  cimofana. 

II  sig.  Brongniart  dice ,  che  questa  roccia  e  spesso  stratificata  ir- 
regolarmente.  Nel  monte  di  Traversdla  e  bensi  divisa  in  falde ,  o 
piuttosto  in  banchi  grossissimi;  ma  noi  non  acconscntiamo,  che  questa 
dlsposizione    sia    una    vera    stratiGcazione    quale    oggidi    s'  iutende    in 


4  OSSERV.VZIONI    CEOLOGICHE    E    MIWERALOGICHE 

Gcologia  ,  ma  bensl  fessure  originate  tlalle  scosse  e  dagli  urti,  a  cui  la 
roccia  soggiacque  dopo  il  suo  consolidarnento  ;  e  maggiormenle  ce  nc 
siaino  persuasi ,  quando  abbiamo  riconosciuti  alcuni  Gloui  pirossenici  , 
ed  amfibolici  ,  L  quali  attravcrsano  quello  del  ferro  iiella  direziont- 
O.  i5°  S.  E.  i5"N.  Se  questa  non  fosse  la  vera  causa  di  quelle  divisioni, 
se  invece  il  raflrcddamcnto ,  ed  il  restringitnento  vi  avessero  ancor  essi 
coucorso  esscnzialmenle ,  le  divisioni  non  dovrebbero  essere  pressochc 
tuUc  nello  stesso  verso,  ma  camminerebl)ero  indislintaniente  per  tutte  le 
direzioni,  ciocche  non  esiste ,  clie  anzi  vi  si  nola  una  direzione  regolare 
e  costante,  come  I'andamcnto  dei  Gloni,  cbe  le  produssero. 

I  filoni  teste  menzionali  si  eslendono  paralellamenle ,  ed  in  varii 
luoglii  sono  visibilissimi  o  pcrchc  escono  dal  mezzo  del  monte  istesso, 
oppm'c  perche  le  scavazioni  sono  in  esso  talmente  inoltrate ,  cbe  li 
raggiunsero.  La  rcgione  delta  di  Motaieu  e  conosciutissiir.a  ,  non  solo 
pel  ricco  Clone  di  ferro  cbe  poco  lontano  ,  nclla  rcgione  del  Giasso 
del  Gallo ,  si  colliva,  ma  eziandio  pel  bellissimi  e  svarialissimi  cristalli 
di  pirosseno  e  di  gi-anato  (i)  di  cui  oggimai  si  arricchirono  tulti  i 
Musei  d'  Europa  ;  e  qncste  cosi  ricercale  e  desiderate  sostanze  ingem- 
mano  i  vcntri  e  i  ventricini  di  quel  fdoni  composii  quasi  unicamente 
di  pirosseno  or  compatto ,  ed  or  granoso ,  die  si  direbbe  la  varieta 
coccolite  del  sig.  D'ANnuADA.  Sono  quasi  semprc  accompagnati  da  cal- 
care  spatico  e  da  ferro  ossidolato;  ma  qui  vuole  essere  avvertito  ,  cbe 
qucsti  minerali  sono  distribuiti  con  molta  disuguaglianza ,  lalcbe  in  al- 
cuni sili  appena  appena  il  calcare  si  mostra  in  massoletle  od  in  vene, 
mentre  in  altri  signorcggia  talmente,  die  il  pirosseno  diventa  accessorio, 
onde  sarebbe  facile  confondere  i  piccoli  saggi  col  calcifiro  pirossenico 
«lel  Broxgniart,  se  la  base,  ossia  il  calcare  non  ritencsse  una  strut- 
tm-a  spatica  piia  o  men  bene  decisa.  I  granati ,  benche  si  rinvergano 
per  tutia  la  lungliczza  del  filone,  rimangono  pero  di  preferenza  la,  dove 
abbonda  maggiormente  il  ferro.  Almeno  cio  e  quanto  potei  riconoscere 
io  stesso  nella  ispczione  di  quci  filoni,  e  che  mi  fu  in  seguilo  confer- 
mato  da  cbi  si  occupa  di  raccogliere  quelle  magnifiche  cristallizzazioni 
per  venderle  jioscia  a  caro  prczzo.  Faccndo  qucste  osservazioni  ni'accorsi, 
che  il  ferro  predomina  in  quelle  porzioni  dei  filoni,  che  si  deve  credere 


(i)  V.  Borsoa  ,  Catalogue  raivoDnc  de  lu  CollLTtion   raincralogique  du   Musee  d'Htstoirc  Nalu- 
relic  <le  la  R.  Uoiveraite  de  Turin.  Turin,   i83u. 


DEL    PROFESSORE    A.    SIS:vrONDA  5 

tie  abbiano  atlraTcrsato  la  niinicra  :  tUffatli  mano  mano  clic  sc  nc  allon- 
Innano,  iie  iliventano  altrcsi  poveri ,  e  finiscono  poscia  con  mancarne 
afTallo.  Ora  io  non  voglio  gia  dire  essere  cosa  impossibile,  ch'esso  pro- 
venga  diiUe  \isccre  terreslri  in  un  colle  sostanze  tk'i  filoiii  ,  chc  il 
conlengono ,  ma  sono  piuttosto  d'avviso ,  ch'csse  I'ubbiano  tolto  alia 
ininiera  per  rui  passarono,  altrimenli  in  uno  cosi  ristrctto  spaz.io  di 
terreno  tanla  diversita  non  saprei  donde  provenga. 

Nolle  regioni  plu  basse  del  monte  ,  come  sono  quelle  dl  CastigUone 
e  di  Riondello  bisogna  inoltrarsi  negli  scavi  per  vedere  i  Cloni ,  che 
per  ret;\  e  pel  giacimento  corrispondouo  a  cpielli  di  pirosseno  ,  clie 
verso  la  velta  sono  rasenti  il  suolo.  Colle  opportune  indagini  si  scopre 
facilmente ,  die  sono  composli  della  rdccia ,  che  Brongniart  chiamo 
amfibolite  ,  la  quale  ivi  non  ha  nc  la  tinta,  ne  la  strutlura  determinate 
e  fissc,  ma  variant!  a  luogo  a  luogo  ,  e  ancora  secondo  il  verso  nel 
quale  si  rompe.  La  linta  in  generale  e  verde  con  ticchi  lucenti  e  pii 
scuri  di  amfibolo  lamcllare  ;  e  siccome  esse  appariscono  nel  solo  caso, 
chc  la  roccia  sia  spezzata  paralellamente  alle  grandi  faccie  ,  ne  avviene 
in  conseguenza ,  che  roUa  in  un  altro  verso ,  la  strutlura  comparisce 
tutt'altra  dalla  accennata.  Questo  amfibolite  sprofondandosi  nella  terra 
pare  subisca  un  mnlaniento  uotevolissimo.  NcUo  scavo  poco  sopra  la 
Bersella  si  e  fatto  ini  pozzo ,  che  discende  sotto  il  filone  dell'amfi- 
bolite.  Io  non  \\  sono  disceso ,  ma  prcgato  un  minatore  di  estrarmi 
un  pezzo  della  roccia,  come  dicono  essi  e  molto  propriamente,  che 
taglia  la  miniera,  quando  l' ebbi  m'av\idi  essere  un  quarzo  grasso 
pieno  zeppo  di  piccoli  granelli  e  crislallini  d'anifibolo  nerissimo ,  rac- 
colli  ora  in  massolette ,  ed  ora  disseminati  capricciosamente  per  la 
massa.  II  ferro  ossidolato ,  che  abbiamo  dello  csistere  spesse  volte  co- 
piosamenle  nei  filoni  pirossenici ,  Io  trovai  pressoche  mancante  nell'am- 
fibolite  e  nel  quarzo  ;  e  questi  sempre  piii  ne  scarseggiano  a  misura 
che  s'inoltrano  nelle  radici  del  monte ,  il  che  rende  piu  probabile  la 
gia  dichiarata  idea ,  che  non  provenga  colle  sostanze  dei  Cloni  dcJle 
viscere  terrestri. 

La  protogina  sofferse  poi  notevoli  cambiamenti  in  quelle  parti,  che 
si  trovarono  in  contatto  colle  malerie  dei  filoni ,  quando  ignescenti  si 
sollevavano  cd  aprivano  il  monte.  Le  porzioni ,  che  furono  toccate  da 
questi  per  una  certa  grossezza  si  mutarono  in  una  sostanza  tutta  parli- 
colare  ,  che  On  ora  non  venne  con  ispecial  nome  distinta.  Essa  e  gialla 


6  OSSERVAZIONI    GEOLOGICHE    E    MINERALOGICHE 

con  tendenza  al  verdognolo  ;  compalta  con  pori  o  vuoli  di  una  forma 
tale  ad  annuncLare  I'uscita  per  essa  di  un  fluido  gassoso.  Kon  scintilla 
coiracciarino  ,  anzi  e  friabile.  Al  caiinello  boUe,  e  lascia  una  specie  di 
scoria  gialliccia,  e  lucenle.  A  Montajen  dove  notai  cjiiesta  sorla  di  nio- 
dificazionc  ,  vidi  parimenli  la  protogina  altcrata  da  quegli  agenti 
per  una  considerevole  grossezza.  I  componenli  sono  di  un  aspetto 
siii  generis.  La  tiiita  ne  e  violacea,  e  per  entro  sonovi  distribuitc  vene 
di  una  pielra  verde,  mollo  simile  alia  serpentina;  scintilla  pero  coll' 
acciarino ;  e  al  cannello  si  fonde  in  un  vetro  bianco  sucido  punieggialo 
di  nero;  siccome  poi  in  questo  filone  pirossenico  si  rinviene  altresi 
qualche  poco  d'amfibolo  ,  io  quindi  traggo  motive  di  credere,  clie  le 
vene  verdi  in  discorso  sieno  nn  mescuglio  di  questa  specie  coi  compo- 
nenli proprii  della  protogina. 

Ho  infine  fatto  alcune  indagini  per  conoscere  I'epoca  di  formazione 
di  questi  filoni ;  e  la  cosa  non  mi  riuscl  malagevole ,  imperocche  la 
loro  direzione  ,  clie  doveva  guidarmi  al  desiderato  rltrovamento ,  e  ivi 
i-egolarissima  nel  verso  dei  due  sistcmi  delle  alpi.  Col  piii  antico  di  essi 
ossia  coUe  alpi  occidentali  legasi  la  rainiera  ,  ed  il  nionte  che  la  rin- 
serra  ,  come  dinotano  molti  visibilissimi  segni.  CoU'altro  invece  ,  ossia 
colle  alpi  oricntali ,  si  uniscono  i  fdoni  pirossenici  ,  gli  amfibolici,  ec. 
E  che  uscissero  in  due  rivoluzioni  lontanissime  lo  dimostra  parimente 
la  penetrazione  di  quesli  ncUa  niiniei-a,  la  quale  resta  percio  separata  ; 
e  questo  e  uno  di  quei  preziosi  fatti  tenuti  in  gran  conto  per  distin- 
guere  la  varia  eta  dei  fdoni;  imperciocche  vuolsi,  ed  e  ben  naturale  il 
crederlo ,  che  quando  in  un  monte  piii  fdoni  s'  intersecano  con  un 
angolo  qualunqiie,  il  piu  anlico,  od  i  piu  anlichi  sieno  i  divisi.  Nelle 
nostre  alpi  questi  accidenti  ripetonsi  ad  ogni  passo;  ed  ogni  qual  volla 
ne  incontrai ,  seinpre  riconolibi,  che  per  una  costanle  direzione  esistono 
nel  suolo  delle  disposizioni  presso  che  identiche ;  e  ben  soventc  mi 
avvenne  di  presagire  come  un  filone,  ch'io  aveva  sotto  gli  occhi,  avesse 
agito  a  eerie  dislanze,  e  con  non  poca  maraviglia  e  soddisfazione 
ulleriori  riccrche  provarono  quanlo  la  Icorica  unita  alia  pralica  m'ave- 
vano  suggerilo. 

Immediatamente  addossato  a  questo  monte  vi  e  la  pegmatite  grafica 
nella  quale  ,  malgrado  le  assidue  ricerche  ,  non  ho  scorto  la  bcnche 
minima  pagliuzza  di  mica.  II  felspalo  e  bianco  sucido ,  tendcnte  al 
bigio ,    il  quarzo  e  vetroso ;    tutti    e    due   sono    dislribuili   in    faldelline 


nEL    PnOFESSORE    A.    SISMOKDA  n 

non  continue,  ma  lU  tanto  in  tanto  rolte,  sicche  I'lma  non  seguita  la 
linea  dell'altra,  ma  si  trova  o  piu  in  basso,  o  pii  in  alto.  Non  potrei 
dire  qiianlo  spazio  occupi  qnesta  roccia,  imperocche  tantosto  un  teireno, 
e  tantosto  un  altro  la  nascondono;  ma  molli  massi,  cd  alcune  falde  ,  clie 
stanno  per  ro^inare  ,  coprono  la  protogina  presso  gli  sca\i  di  Riondello. 
Alcune  altre  testate  delle  falde  di  questa  roccia  scopersi  pure  altrove  in 
quei  monti ,  e  sempre  piii  m'ayvidi,  ch'cssa  rimpiazza  lo  gneiss  cosi 
couiune  nelle  nostre  valli ;  non  e  poi  impossibile  anzi  e  probabilissiino, 
ch'essa  per  I'aggiunla  del  mica  si  converta  in  questo,  ch'  io  pcro  non 
trovai ,  e  forse  non  lo  vidi  perche  sul  dorso  di  tutti  quei  monti  abbon- 
dano  piuttosto  i  terreni  di  piA  recente  formazione,  permodoche  non 
resta  possibile  di  scoprire  quale  roccia  ad  essi  soggiaccia.  Ora  le 
principali  roccie  di  questi  terreni  meno  antichi,  cli'io  considero  come 
giurassici,  senza  pero  determrnarne  la  serie  non  essendovisi  mai  trovato 
un  fossile,  sono:  il  micascisto,  ed  il  calcare  alternante  con  alcune  altre 
roccie. 

Ma  qui  temo,  che  non  si  abbia  per  buona  la  mia  opinione,  e  che 
non  si  ammelta  per  giui'assico  il  micascisto.  Amch'io  su  questo  punto 
dubito  moltissimo,  e  tanfo  piu  che  celebratissimi  Geologi  lo  pon- 
gono  col  tcireno  primitive  ;  ma  se  questo  debba  piuttosto  cogli 
uni  a  cogli  allri  dci  terreni  nonmnati  collocarsi ,.  io  non  mi  sento  da 
tanto  per  dirlo;  cosicehe  conoscendo  qaesta  mia  insofficienza,  senza  punto 
decidere ,  do  una  brcTe  dcsnriziooe  della  sua  couoposizione  e  del  suo 
giacimenio ,  lasciando  poi  ch'ognnno  conchiuda  quel  tanto  ,  cbe  gli 
paiTa  piA  Terisimile.  II  quarz»  ed  il  mica,  come  in  tuUi  i  micascisti, 
formano  suoli  alternati.  II  primo  ora  e  bianco  lattato  con  strultura  gra- 
nosa,  ora  e  vitreo.  II  mica  e  in  piastrelle  piottosto  larglie  ,  bianche  d'ar- 
gento  e  lucentissime.  A  luogo  a  luogo  il  pcrossido  di  ferro  idralo  ne 
ottura  i  molti  vani,  fra  cpiali  se  ne  ratyisano  non  pochi  con  figura  en- 
bica,  cio  che  mi  fece  veiiii'e  m  pensiei'o^  che  vl  annida&sero  piriti,  ora 
decomposte  per  I'azione  dcgli  agenti  atmosfericL  Non  sono  in  case  di 
dire  qual  roccia  codesto  micascisto  rivesta,  non  essendo  capitate  in  luoglii 
ove  sia  profondiimente  rolto  o  corroso,  ma  arrivandosi  ad  esso  j>er  passaiggi 
insenslbili  della  pegmatite,  egU  e  assai  naturale  il  credere,,  cbe  a  questa 
sia  appoggiato,  seppure  esso  non  e  cambiamento  della  medesima,  conoe 
lasciano  sospctlare  alcuni  fatti  nei  monti  situati  alia  deslra  dtlia  Chiusella, 
come  si  dira  a  suo  tempo. 


ft  OSSERVAZIONI    GEOLOGICHB    E    MINERALOGICHE 

Al  Colle,  detto  dclle  Fontane,  siuialo  al  N.  N.  E.  di  Traversella, 
e  per  cui  si  discende  nella  valle  d'Aosta  ,  questo  bcllissimo  micascisto 
soggiace  al  calcarc  giurassico  ,  il  quale  pe'suoL  caraltcri  mineralogici  si 
divide  in  due  varietii.  Una  c  un  calcarc  bianco  bigio,  saccaroideo,  molto 
micaceo  c  poroso ,  Taltra  contiene  ancora  del  mica  bianco-argentino , 
ma  possiede  una  linla  gialla  ,  cd  a  luogo  a  luogo  raccluude  arnioni  di 
qiiarzo  compatto,  oppiirc  ventricini,  sullc  parcti  dci  quali  csistono  talvolta 
coucrczioni  della  stessa  sostanza.  L'inclinazione  qui  pendc  tra  I'E.  ed  ilN. ; 
ma  ad  ogni  passo  inula,  ed  a  non  piccola  impresa  s'accingerebbe  chi 
volesse  seguirne  tulli  i  cambiamenti ,  ed  io  clie  ine  ne  occupai ,  la  ri- 
conobbi  tale  in  tutti  quei  monti  a  far  credere  ,  die  la  massa ,  che  li 
alzo  e  clie  li  dispose  in  giiisa  di  semicircolo  colle  falde  dispiegale  a 
foggia  di  ventaglio  ,  sia  la  protogina. 

Dope  aver  pcrcorse  le  vette  di  quelle  spazioso  circiiito ,  costeggiai 
per  buon  tratto  la  schiena ,  che  lo  separa  dalla  valle  della  Cliiusella  , 
e  per  un  torluoso  viottolo  discesi  al  Rio  della  posta;  ma  poco  prima  di 
arrivarvi  lo  scisto  micaceo  si  nasconde  sotto  il  calcai-e,  nel  quale  sono 
interposte  falde  d'arenaria  alteratissima ;  e  dove  il  terreno  alluviale 
non  impedisce  di  vedere ,  scorgonsi  banchi  dun  calcarc  saccaroide 
bianchissimo  ed  appcna  micaceo.  Quivi  non  potei  riconoscere  da  qual 
parte  dell'orizzonle  inclini ,  ma  piu  solto  in  grazia  d'alcuni  scavi , 
ilonde  si  estrae  per  converlirlo  medianle  la  torrcfazione  in  calce,  si  ab- 
bassa  al  S.  25°  E.  La  slruttura  di  questo  e  piu  fitta  e  salda.  II  mica 
scarseggla  da  vantaggio  ;  ma  vi  si  vedono  qua  e  la  vene  azzurrognole 
prodotte  da  squamette  di  talco ,  nelle  quali  sono  principalmenle  im- 
jirigionalc  piccole  piriti  di  ferro. 

Dal  luogo  ,  detto  il  Casino  ,  discendendo  verso  lo  sbocco  della  valle  , 
s'incontrano  tutlo  al  lungo  della  strada  nuova  ,  le  medesime  roccie  , 
ina  per  lo  piii  nascoste  da  abbondantissima  alluvione ,  vestita  da  ricca 
vegetazione.  Poco  piu  d'un  quarto  d'ora  sotto  questo  luogo  gli  strati  in- 
cTiuano  ancora  al  S.  35°  O.  e  sono  divisi  da  fessure,  le  quali  si  disLen- 
dono  nel  verso  dall'E.  all'O.  Proseguendo  le  mcdcsinie  indagini  osservai 
i-lie  gli  stcssi  strati  piii  sotto  giacciono  pcndcnti  al  S.  4^*  E.  Ma  un'allra 
parlicolarita  a  mio  giudizio  niollo  itnporlanle  consiste  nclla  decompo- 
bizione  piu  o  meno  avanzata  dcUo  scisto  micaceo  nei  monti  sii  cui  la 
uicnzionata  strada  c  tagliala ;  ed  il  lisultamenlo  si  e  un  tcrriccio  rosso 
giallognolo  ,    vale    a    dire ,    della    stessa    liuta    del    perossido    di    fcrro 


DEL   PnOFESSORE    A.   SISMONDA  g 

poco  idrato.  Non  puo  chiamarsi  un'  argilla  ,  e  molto  si  sbaglierebbc  chi 
con  queste  terre  lo  confondesse  ,  ma  ritlene  pero ,  quanclo  inzuppala 
sia  d'acqua  ,  molto  di  quel  glutinoso,  e  di  quella  dolcezza,  die  carat- 
terizza  specialmentc  quelle  terre. 

Sc  si  esplorano  i  inonli  alia  destra  della  Chiusella  non  s'inconlrano 
noTita  di  sorta.  lo  ascesi  il  Colle  della  Maddalena ,  die  da  adito 
alia  vallc,  per  cui  scorre  la  Savenca,  le  acque  della  quale  vanno  ad 
accrescere  la  Malosna  poco  prima  di  Castdlamonte.  Nella  salita  ,  die 
si  fa  per  un  torluoso  viollolo  ,  si  comincia ,  dove  la  vegetazione  non 
^  d'impedimeoto,  a  vedere  banchi  di  calcare  or  bianco  ,  cd  or  bigio 
inclinati  all'  E.  25°  S. ,  inclinazione ,  die  si  conserva  nello  scisto  mi- 
caceo  ,  die  compare  circa  alia  meta  del  dorso  del  monle.  Ma  quando 
si  giuiige  al  Colle  le  cose  prendouo  ben  allro  aspetto.  Quivi  il  calcare 
e  bianco  bigio ,  zcpjx)  di  mica  argenlina ;  e  come  quello  del  Colle  delle 
Fontane  e  ■coperto  da  falde  della  stessa  materia  gialla  e  cavernosa.  La 
roccia  soggiacente  e  parimente  il  micascisto  ;  ma  dal  dissotto  di  esso 
escono  alcune  testate  d'una  roccia  di  cui  difficilmente  si  puo  dislingucre 
la  specie ,  essendo  essa  in  pwfettissima  decomposlzione.  Ora  siccome 
poco  tempo  prima  erano  cadute  abbondanti  pioggie ,  essa  conservava 
una  dolcezza  di  tatto ,  ed  una  certa  duttilita  terrosa,  die  un'argilla  si 
sarebbe  giudicata.  Raccoltone  un  saggio  e  fattolo  disseccare,  divenne  sfari- 
uabile  alia  menoma  pressione ;  e  poiclie  vi  si  dislinguono  il  quarzo  ed  il 
mica  inalterati,  io  mi  sarei  dato  a  giudicarlo  un  granito,  se  la  sirutlura 
scislosa,  e  la  disposizione  stratiforme  del  mica  non  m'avessero  avvertito , 
die  pill  s'approssima  alto  gneiss,  chc  non  al  granito.  Ne  esposi  varii  pez- 
zcttini  al  dardo  del  cannello;  certuni  provarono  una  tpiasi  completa 
fusione;  e  lo  smalto  palesava  il  fdspato,  ciocdie  pero  non  arrive  sempre 
per  causa  forse  della  completa  scomposizione  del  principio  fusibile,  cli'io 
cercava  di  scoprire. 

II  dorso  del  monte  acquapendente  nella  Savenca  e  pur  esso  coperto 
di  calcare  consimile  ai  teste  descrilti  ,  e  come  qucUi  riveste  lo  gneiss, 
il  quale  pero  quivi  e  cosl  ricco  di  talco ,  che  a  prima  vista  pare  piul- 
tosto  uno  scislo  talcoso ,  die  uno  gneiss  con  tale  sostanza  predominaule. 
Alia  base  del  monte,  dove  mcglio  che  altrove  c  ossei'vabilc  questa 
varieta  dello  gneiss,  io  notai  frapposti  varli  strati  duna  roccia  molto 
pill  analoga  alio  gneiss  ordinario  ,  la  quale  sta  dccomponcndosi  ,  e  si 
risolve  in  ten-iccio  bianco  j  le  porzioni  piii  internatc  nella  teira  sono 
Sfiue  II.    Tom.  I.  B 


10  OSSERVAZIONI    GEOLOGICIIE    E    MINEIULOCICHE 

uieno  alterate  e  posseggono  abbastanza  di  solidita  e  lenacila  per  scin- 
lillare  coll'acciarino  :  e  sono  tli  un  bianco  lattato  con  macchie  c  licchi 
di  fciTO  pcrossidato.  Tanta  poi  e  I'analogia ,  dalla  solidita  in  fiiori ,  di 
qucsta  roccia  con  qnclla  della  sorannla  del  monte  ,  cli'io  le  reputo 
idenliche. 

Un'  imminenle  pioggia  m'iinpcdi  d'csplorare  quel  monti  fino  al  prin- 
cipio  della  valle  ;  mi  liniilai  pertanto  a  liccrcare  tra  i  mass! ,  e  i  ciot- 
toli  die  gli  agculi  atmosfirlci  nc  distaccauo  ,  e  che  le  acqiie  conducono 
poscia  al  basso,  se  alcuni  ve  nc  fosscro  di  roccie  non  vcdutc  nel  suo 
posto  nalurale.  Ma  nessuno  mi  cadde  sotto  gli  occlii ,  che  non  fosse  in 
({uei  luoghi  slato  da  me  osseivalo ;  m'aspettava  inolire  di  trovare  In 
serpentina,  avendo  riconosciulo  cosi  ricco  di  talco  lo  gneiss,  e  sapendo 
che  di  essa  sono  composti  i  monli  situati  alio  sbocco  della  valle  della 
Chlusella  ,  donde  si  estcndono  poi  per  buon  tratto  di  strada  tanto  alia 
destra  ,  quanto  alia  sinistra  di  esso  ;  ma  nemmcno  un  pezzcttino  ne 
rinvcnni  ,  onde  si  pub  fondatamente  conchiudere  ,  che  qnei  monti  ne 
sieno  affatto  sprovveduti.  Tutto  il  ciottolame  che  ingombra  straordina- 
riamenlc  il  Ictto  dcUa  rovinosa  Savenca  e  un  mescuglio  di  gneiss  talcoso, 
di  micascisti  ,  e  di  altrc  consimili  roccie  della  formazione  primitiva. 

Varcaio  il  torrente ,  c  tcnendo  il  sentiero  ,  che  per  cespugli  e  di- 
rupi  conduce  sul  doi'so  dei  monti  acquapendenti  al  Sud,  si  fiancheggia 
e  si  cammina  sopra  uno  gneiss  di  composizione  identica  a  qiiello  teste 
descritto ,  dal  quale  dilTcrisce  pero  nella  struttura  non  cosi  fissile ,  o 
nel  soprabbondare  a  prcferenza  di  quarzo  e  di  felspato.  Dalla  parte 
del  sud  e  coperto  dallo  scisto  micaceo  ,  il  quale  ,  quando  non  e  na- 
scosto  dairalluvione  abbondanlissima  in  quelle  region!,  come  alia  Cravaria , 
ai  Piani ,  ec,  si  nota  aver  jnir  esso  subito  quella  carta  altcrazione,  c\n'- 
cambio  il  tnicascisto  della  Chiusella.  Nulladimeno  I'incliuazione  rimane 
visibilissima  verso  I'E.  i5"  S.  Faccndo  questa  traversata  si  gode  d'una 
veduta  sorprendente.  Si  hanno  infatti  sotto  i  piedi  i  monlicclli  terziarii 
superiori  (i)  di  Caslcllamonte,  conosciutissiml  per  le  oLtime  argille,  le  quail 
alternano  cola  oi'a  con  ocre,  ed  ora  con  sabbie,  ghiaje  e  ciottoli;  e  cpiesti 


(i)  Lc  argille  e  Ic  ocrc  di  qucstc  localitu  crano  da  me  crtdute  allnviali  ,  come  gli  stiali  di  ciot- 
toli,  die  lc  coprono  ;  ma  ,  mrglio  csploratc,  vi  rinvcnni  uno  strato  composto  di  sabbia  raolto  mi- 
cacca  f  il  quale  fra  esse  piii  volte  si  altcrua,  con  cntro  le  segucJiti  chiocciole:  Buccinum  mutabile ; 
Cancellaria  cancellaia;  Purpura  hemasloma ;  Pecten  JlabeUiformis ;  Pectunculus  violacescens  j  Te- 
rekra  iluplicala  ;   Terebra  fuscala  ;  lc  ((uali  carattcrizzano  nella  mauieru  da  noi  seguita  quci  tcrrcni. 


DEL    PROFESSORE    A.    SISMONDA  I  I 

deposit!  sono  adilossali,  ossia  aiiivano  fiiio  al  nionle  ilello  delle  Figlie, 
(loncle  si  rilira  uu  eccellenle  culcare  compalto  per  la  calcina  ,  ed  un 
altro  bruuo  quasi  nero ,  Gssile ,  che  s'impicga  in  quei  montani  paesi  per 
tegole.  Tanto  difl'eriscono  quesli  calcaii  da  lulti  quelli  esistenti  nelle 
altre  parti  di  quelle  valli,  cli'io,  quantunque  non  vi  avcssl  riconosciuti 
fossili ,  mi  sarei  deciso  a  crederli  di  formazione  piu  recente ,  come 
sarebbc  della  creta,  se  non  conoscessi  al  di  li  dei  mouli  serpeulinosi  di 
Baldissero  la  medesima  sostanza ,  e  col  medcsimo  aspetto  (i)  ,  la  quale 
c  stata  dichiarata  dell'epoca  giurassica  dai  signori  Beaumont,  Dufrenoy, 
Lamarmora,  quando,  alcuiii  anni  sono,  io  andai  con  essi  ad  esaminarla. 
Bello  e  il  vedcre  da  quella  allezza  i  poggi  terziarii  superiori  di  Castel- 
lamonte  divisi  e  solcati  dalle  acque;  ma  piu  bcUa  e  graziosa  si  presenla 
la  vasla  piauura  del  Piemonie  ,  che  di  cola  si  scopre  Gn  contro  il  co-rso 
del  Po  dove  per  la  coUina  I'orizzonte  finisce.  L'immeuso  accimndamento 
di  ciottoli  cosi  diversi  e  di  natui'a  e  di  ir.ole  che  compongono  insieme 
con  varie  terre  I'alluvione  ricoprente  i  poggi  terziarii,  non  si  puo  altrinienli 
spiegare ,  che  per  una  straordinaria  inondazione  calala  dalle  alpi ,  la 
quale  dopo  un  certo  tempo  lavoro  a  dislruggere  quanto  avca  formato ; 
laic  almeno  e  la  congetlura ,  che  suggeriscono  la  seiTa ,  la  vauda  ,  e 
gli  alvci  degli   altuali  torrenti  che  scorrono  per  quei  luoghi. 

Poiclie  ebbi  terminate  le  indagini ,  che  proposto  m'cra ,  disccsi  a 
Sale ,  e  quindl  per  Cintano  e  Collareto  andai  a  Borgicdto.  Tutlo  al 
lungo  del  cammino  non  vidi  mai  altre  roccic  fuori  delle  nominate ,  e 
quasi  sempre  in  disfacimento.  Sotto  Sale  il  terriccio  e  bigio  verdo- 
gnolo  grasso  e  fa  pasta  coU'acqua.  Cercando  sotto  qual  roccia  lo  gcue- 
rasse ,  con  tutta  facililu  la  trovai ,  e  sebbene  gia  un  poco  alterata 
anch'essa,  cio  non  pertanto  e  ricouoscibile  per  uno  gneiss  lalcoso,  sul 
quale  posa  il  micascisto  inclinato  all'E.  i5°  S.  Sotto  Cintano ,  ed  al  liiogo 
dove  si  varca  il  ton-eulcUo  Piove  per  andare  a  Collareto  ,  escono  dal 
micascisto  varie  testate  di  gneiss  cementatissimo  di  lalco. 

I  monti  nei  coutorni  di  Borgiallo  sono  essi  pure  formati  di  terreno 


(i)  II  sifi.  Adolfo  Bronckiaut  nella  sua  opera,  Histoire  dcs  vcgctoux  fossUes  pap.  Ii6.  vol.  i  , 
cita  per  trovalo  in  questo  luogo  Vequiselum  coltinware  \  alia  pag.  119  deH'opera  stessa  dire,  che 
la  posizioiic  della  luagucsile  non  e  aucora  ben  (h-termiuata.  Noi  uon  s^ppiaiuo  la  couscguenKa  so 
il  vegetabtle  sia  stato  trovato  nei  calcari  ,  oppurc  in  qualchc  ultra  roccia.  Lc  no^trc  riccrchc  per 
rinvenirnc  riuscirono  infruttuosc. 


k 


13  OSSERVAZIONI    CEOLOGICHE   E    MINERALOCICIIE 

prlmitivo,  gneiss,  e  micascisto,  scambiato  in  temccio  rossigno ,  dis- 
posto  in  faille  inclinate  all'E.  lo"  S.  di  60°  le  qunli  sono  fessurate  uella 
direzione  dall'E.  i5°  N.  all'O.  i5°  S.  Questi  falti  meglio  che  altrove  si 
discernono  ncUa  porzione  dei  monti  fiancheggianti  la  strada  di  Boi'giallo 
a  Cliiesanova. 

Nel  discendere  a  Courgne  ,  citta  posta  quasi  alio  sbocco  delia  valle 
deirOrco,  non  si  scopre  gi-an  cosa,  stante  la  vegetazione  che  veste  il 
peiidlo  de'moiiti  ;  ma  da  quanlo  si  vede  puo  congetturarsi  con  assai  di 
fondaiTicnto,  che  essi  si  compougono  di  roccie  primitive ,  delle  quali  poi 
e  formata  la  maggior  parte  di  quelli,  che  fiancheggiano  il  torrente;  dico 
la  maggior  parte,  imperocchc  molti  di  essi  sono  -vestiti  di  falde  giu- 
rassiche  ,  e  ti-amezzati  da  filoni ,  oppure  da  allre  raaniere  d'essere  delle 
roccie ,  che  noi  appelllamo  di  soUevamento ,  perche  le  crediamo  causa 
immediata  dei  varii  contorcimenti  e  delle  varie  inclinazioni ,  che  riten- 
gono  i  terreni  sedimeutosi,  e  stratificati.  E  di  tale  natura  si  e  appunto 
il  granite  rosso  del  monte  a  ponente  di  Valperga,  il  quale  si  trova  com- 
prcso  nella  linea  della  serpentina,  ch'ha  pur  essa  un'  identica  origine. 

Non  mi  dilunghero  di  Iroppo  in  descrivere  le  roccie  di  quel  paese ; 
ed  es])0rr6  quelle  sole  cose,  che  al  mio  debole  giudizio  pii!i  paiono  alte 
a  dilucldare  i  molti  e  svariati  accidenti  del  suolo,  i  quali  pero  derivano 
da  cause ,  che  sempre  nella  stessa  guisa  operarono. 

Per  seguire  oia  I'interrotlo  Clo  della  mia  descrizione,  fo  osservare,  che 
lo  gneiss  inclinato  al  S.  25°  E.  e  la  sola  roccia  de'monti ,  che  si  elevano 
daU'una  e  dall'altra  banda  del  rovinoso  Oreo  ;  e  benche  a  luogo  a  luogo 
I'urto  e  gli  agenii  almosferici  non  abbiano  avuto  la  forza ,  e  I'energia 
da  spogliarlo  dei  depositi  giurassici ,  egli  e  solo  nelle  vicinanze  di 
Ponte  che  ne  esislono  banchi  potentissimi ,  i  quali  vestono  la  parte 
di  un  semicircolo  generate  dalla  curva  delle  due  catene  laterali  ;  da 
quella  della  sinistra  si  avanza  per  mezzo  di  esso  im  poggio,  su  cui  e 
fabbricato  in  parte  il  paese  di  Ponte.  Ma  prima  d'arrivarvi  s'incontrano 
diverse  qualita  di  gneiss  ,  che  difieriscono  per  la  tessitura  ,  e  per  la 
maggiore  o  minor  copia  delle  latninette  di  fclspato  ,  ch'cntrano  nel  suo 
impasto.  Questo  poi  guardato  a  una  luce  piuttosto  viva  appare  d'un 
lustro  particolare,  e  molto  consimile  a  quello,  che  in  pari  circoslanza 
r  tramandato  dalla  variela  di  esso  detta  opalina  ;  ed  a  qucsta  pietra 
maggioruiente  lo  rav-vicina  la  sua  tinta  ,  la  quale  tende  al  bruno.  Clo 
si  ravvisa  assai  distintamente  nelle  mostre  ,   dove  il  felspato   e  dissemi- 


rifcti    PROfESSORE    a.    SISMOIfDA  1 3 

nato  in  piccoli  pai'allclepipedi;  ma  alloraquando  la  sua  maniera  tlessere 
not!  e  tale  ,  come  quantlo  h  riilotlo  a  piccolc  e  sotlili  laniinelte  irrego- 
larmente  disjierse,  la  roccia  somiglia  piullosto  alia  sienite  ,  ma  il  mica 
ed  altre  circostanze  non  perinettono  una  cosi  strana  confusione. 

II  terreno  alluviale ,  che  in  grande  abbondanza  e  accnmulato  siil 
pendio  dl  que'  monti  ,  non  e  di  lieve  inciampo  a  chi  si  propone 
d'indagarne  la  natura;  siccome  pero  di  quando  in  quando  \i  sono  canalelli 
formati  dalle  acque ,  e  massi  sporgenli  ,  per  questi  se  ne  pub  scoprirc 
I'indole ;  ed  egli  e  appunto  in  qucsto  mode ,  die  noi  arrivamino  a  co- 
noscere  quel  lanlo  ,  che  ne  abbiamo  dichiarato,  anzi  per  tal  mezzo 
abbiamo  ancora  riconosciato  nei  monti  a  destra  del  torrente  alcuni  fi- 
loni,  se  si  vogliono  cosi  chiamare,  oppure  banclii  d'una  roccia  pii  scistosa, 
meno  pregna  di  folspafo,  pochlssimo  quarzosa,  ed  in  Tcce  doviziosissima 
di  piccoli  e  minuti  filelti  neri ,  lucidi  ,  che  il  decidere  sc  sieno  d'am- 
fibolo ,  oppure  di  tormalina  e  pressoche  impossibile ,  non  riuscendosi  a 
staccarne  ,  che  scerri  siano  dcUe  altre  sostanze  accennatc.  lo  ne  fusi 
tiUtavia  un  pezzettino  dove  cranvi  diversi  di  cpicsti  filctti ,  i  quali  si 
comporlarono  piuttoslo  come  la  tormalina  ,  che  come  I'amGbolo. 

II  poggio  ,  o  piuttosto  la  propagine  ,  che  si  parte  dalla  catena ,  e 
suUa  quale  e  in  parte  il  paese  di  Ponte,  e  attomiato  verso  il  Nord  dal  tor- 
rente  Soana  ,  che  deriva  dal  colle  di  Cogne,  ove  prende  origine  uno 
dci  rami  della  valle  chiamata  col  nome  istcsso  dell'acqua,  che  per  essa 
scon-e  ;  questa  valle  sbocca  poi  presso  il  summentovato  paese,  la  dove 
i  signori  Duport  lianno  la  loro  filanda  di  cotone.  lo  la  corsi  Cno  al 
colle  di  Cogne  ,  e  mi  sarei  parimente  inoUralo  nel  ramo ,  che  da  Val- 
prato  estendcsi  verso  il  N.  N.  E.,  se  la  pioggia  ed  allre  contrarieta  non 
m'avessero  mio  malgrado  obbligato  a  rinunciare  a  quanto  erami  prefisso. 
Nella  parte  esplorata  notai  molte  di  quelle  cose  ,  che  s'  incontrano 
lunghesso  la  valle  dell'Orco  ;  per  lo  che  io  procurero  ,  per  quanto  mi 
e  possibilc,  scnza  nuocere  alia  chiarezza  dello  scritlo  ,  di  rammentarc 
coUetlivamente  quel  tanto  ,  che  mi  venne  dato  di  osservare  nell'una, 
e  nell'altra  valle. 

Lo  gneiss  molto  carico  di  mica  verde-scuro  e  ancora  la  pietra,  che 
forma  il  poggio  teste  nominate  ,  ed  e  ancor  esso ,  che  compone  Tossa- 
tura  de'monti  lanlo  nclla  valle  deU'Orco,  come  si  e  gia  detto ,  che  in 
qnella  di  Soana.  Alcunc  falde  di  scisti  piu  modemi  coprono  qua  e  la  lo 
gneiss  alio  sbocco   di  qiiesla  valle  ;    ma  quando   si  e    in  essa   penetralo 


l4  OSSERVAZIONI    GEOI.OGICHE    F,    MINEI\ALOCK:IIE 

per  lo  spazio  d'un  ora  di  caminino  circa  ,  lo  si  ti'ova  rotto  e  scoxnpa- 
s>inato  dalla  serpentina ,  che  per  Inion  Iratto  di  strada  soUo  e  sopra 
Ingria  ne  forma  i  monli.  La  sua  tinta  tendo  al  bigio  giallognolo  ;  csier- 
iiamentc  pero  e  di  colore  di  rugginc ,  la  quale  ha  ponetrato  la  sostanza 
fino  alia  profondita  di  due  a  Ire  liuee,  x'endcndqla  jvi  quasi  sfarinubile. 
Tra  le  altre  cose  di  minor  rilicvo ,  e  che  percio  ometto  di  ricordare, 
iiolai  la  serpentina  fessurata  nel  verso  deirinclinazioue  dei  tcrreni  slra- 
tificati  ch'e  al  N.  ao°  O.  di  ^5".  Tal  fatto  mi  confermo  inaggiormenie 
noU'idea  d'un  movimento  od  urto  provato  dal  suolo  di  quelle  contradc 
posteriormente  al  consolidameuto  della  serpentina,  locche  m'era  gia  stato 
suggerilo  daU'csistenza  d'alcuni  filoni  di  rame  piriloso  ,  nei  quali  sono 
tuttora  aperte  le  antiehe  gallerie.  lo  tentai  d'entrare  in  una  di  esse  , 
che  si  Irova  quasi  rasente  la  slrada ,  ma  dopo  essermi  con  molto  stento 
ineltrato  alcuni  passi  dovetti  ritirarmi  a  cagione  dei  dirupamenti  occorsi, 
rhe  ne  chiudono  il  passaggio,  onde  nen  potei  rilevare  la  benche  menoma 
cosa  inlorno  alia  disposizione  e  giacitura  di  quel  filone. 

Ritomando  aU'accennala  inclinazione  osserveremo,  che  a  poco  a  poco 
si  volta  al  Nord.  Lo  gneiss  ora  poi  contiene  molte  venule  di  talco  duro, 
die  si  dircbbero  di  serpentina.  Al  luogo  delto  il  Pisce,  dove  cio  appare, 
esse  I'acchiude  eziandio  iufmita  d'arnioni  prcssoche  formali  di  puro  quarzo 
con  indizi  di  sostanza  talcosa;  Tallro  componcnte ,  ossia  il  feispato  manca 
o  per  lo  meno  io  nol  vidi  in  tutti  quelli ,  die  ruppi  espi-essamente  per 
saggio.  Le  venule  talcose  seinbraiio  disposte  suUa  linca  N.  25°  0.  al 
S.  25"  E. ;  la  qual  cosa  pero  non  ardisco  accertare,  ma  posso  bensi  as- 
sicurare  ,  che  quelle  roccie  sono  in  tale  verso  fessurate  ;  poco  sopra  il 
Pisce  le  falde  del  terreno  primitivo  riassumono  la  pendenza  poc'an/.i 
citata  (i). 

Queste  roccie  sebbene  in  molti  luoghi  siano  visibilissime,  non  essen- 
dovi  ne  alluvionc,  ne  altro  terreno  ,  che  le  copra ,  sono  poi  in  altri 
vestite  di  strati  giurassici ,  che  le  tolgono  aU'osservazione ;  e  quest! 
consistono  in  calcari  €('scisti  modificati,  modificazione  pero,  che  csscndosi 
operata  in  gradi  diversi  ,  fa  si  che  compaiono  a  prima  vista  roccie  to- 


(i)  Qui  debbo  avvcrtirc  ,  che,  per  una  iinprov\'isa  accidcntalilii ,  alcune  papine  del  mio  gior- 
nalc  rimangoiio  qua  c  la  illeggibili ,  diinotlocbi:  iion  posso,  senza  multi  dubljii ,  dire  sc  rinclina- 
■/.ione  dello  gncias  sia  al  N.  30''  O. ,  oppurc  al  N.  30''  E.  Circa  alia  iiatura  delle  roccie  non  v'c 
pcricolo  d'crrorc  avcndone  preto  mcco  Ic  moslrc. 


nEi.  pnoirssoRE  a.  sismonda  i5 

talinenic  tlilFercnti ;  ma  quando  si  csplorano  su  gran  parte  della  loro 
estensione ,  e  che  si  verificano  i  luoghi ,  dove  giacciono ,  subilo  si  ri- 
conosce  ,  che  tutto  cio  proviene  unicamente  dalUessersi  essi  Irovati  piCi 
0  meno  vicini  ai  tcrreni  di  sollevaijiento  ,  die  ne  furono  la  causa  efi'i- 
ciente.  Esistono  diflatli  in  quests  valle  calcari  e  scisti  d'aspclto  varialis- 
simo.  11  calcare  addossato  al  pendio  del  monle  Sparone  ,  che  si  Irova 
a  un'ora  e  mezzo  circa  di  cammino  nella  valle,  e  bianchissimo  ,  sacca- 
roideo  ,  cd  otltmo  pei  lavori  di  scullura ,  come  lo  diir.ostrano  queili 
slupendi  ,  che  esistono  nella  Galleria  della  del  Beaumont  nel  palazzo 
Reale  di  Torino,  non  che  qnelli,  che  ornano  il  Sanluario  di  Superga,  ec. 
Negli  scavi  regi  ora  abbandonati ,  oltre  al  marmo  bianco,  se  ne  trova  ancora 
del  leggermente  verdognolo  pel  talco  clie  racchiude  ;  e  qnesto  talvolla 
e  radunato  in  foglie  con  diverse  gradazioui  d'una  stcssa  linta  ,  e  talvolla 
in  lamelle  irregolarmente  sparse;  ed  infine  se  ne  trova  anche  del  bigio  piu 
o  meno  scuro.  Tutti  quesli  banchi  posano  sul  gneiss,  il  quale  ivi  e  molto 
maggioniiente  alterato,  che  allrovc  nella  slessa  valle,  dove  non  ha  un  gia- 
cimento  identico.  Resta  perb  ancora  a  vedersi,  se  la  roccia,  di  cui  io 
qui  intendo  discorrere,  sia  un  vero  gneiss,  oppure  uno  scisto  giurassico 
alteralisslmo.  Molte  ragioni,  come  si  vedra  qui  appresso,  lo  fanno  giu- 
dicare  uno  gneiss,  e  non  uno  scisto  modificato  ;  tuttavia  non  voglio  eri- 
germi  io  in  giudice  ;  ne  faccio  la  dcscrizione ,  lasciando  che  ognuno  ne 
pensi  come  piil  gli  parra  probabile.  I  monti  dall'una  e  dall'altra  parte 
del  torrcnte,  come  gia  si  e  notato,  sono  di  gneiss  fin  presso  la  serpen- 
tina;  ma  a  qucsto  punto  il  mica  e  in  gran  parte  rimpiazzato  dal  talco, 
ii  quale  divieiie  sempre  piii  copioso,  a  misura  ,  che  lo  gneiss  s'appros- 
.  sima  alia  serpentina,  o  negli  strati  sottostanti  al  calcare  delle  menzio- 
nate  cave  scompare  poi  intieramente,  e  la  roccia  rassomiglia  mollissimo 
alio  stcascisto  del  Brongniart  ,  che  molti  riguardano  come  giurassico 
modificato.  CoU'acciarino  esso  appena  scintilla;  al  cauuello  le  picrole 
scheggiole  fondono  come  il  felspato;  polverizzato  non  fa  eirervescenza 
coU'acido  nitrico.  Queste  propriela  e  quesli  caratteri  annunziano  nella 
roccia  I'esistenza  del  tparzo,  e  del  felspato  ;  il  talco  poi  e  visibilissimo , 
laonde  non  le  nianca  nessuno  di  quel  caratteri,  che  coslituiscono  lo  gneiss 
talcoso.  Tra  quesla  roccia  cd  il  calcare  rimangono  Strati,  che  non  sono 
idcntici  ne  coll'una ,  ne  coU'altra,  ma  sono  composti  di  tutte  e  dtte , 
vale  a  dire  contengono  molto  calcare,  poco  talco  e  poco  qnarzo.  L'in- 
clinazionc  di  tntli  quesli  bairchi  per  quauto   si  puo    verificare  e    al  N. 


1 6  OSSERVAIIONI   GEOLOCICHE    E    MINERALOGICnE 

10°  E.  Nellacava  delta  Rwa  di  Strobba,  situata  alia  sinistra  del  lor- 
rente,  e  quasi  diriinpctto  aH'acccnnata ,  le  cose  rimangono  presso  a  poco 
nella  foggia  di  quelle  teste  descrilte. 

II  pciiilio  de'moiiti  pi-esso  Pontc  e  formato  di  bancLi  calcari  meno 
belli  di  quelli  della  valle  di  Soana ,  si^  per  le  lore  liiilc  scure  e  sfu- 
mate,  sia  per  le  sostauze  eterogenee  che  i-accliiudouo,  come  sarebbe  a 
dii-e ,  mica  bianca  argeutina  e  pirili  di  ferro.  Nei  monti  della  regionc 
di  Ri%>a  alia  destra  dcU'Orco  si  conta  una  successione  di  banchi  inclinati 
al  S.  aS"  E.  di  4"° ,  i  quali  difleriscono  pel  colore  C  pella  strutlura. 
Alcuni  di  essi  sono  d'uu  bianco  sucido  ;  allri  giallognoll  con  sottili  la- 
strelle  spatiche  facilinente  divisibili  in  romboedri ;  ed  inCne  ve  ne  sono 
dei  bigi  scuri  zeppi  delle  accennate  sostanze  eterogenee.  Quelli  si  ado- 
prano  per  preparare  la  calcinaj  qucsti  ultitnl  invece  si  usano  come  pietrc 
da  taglio.  Per  questi  istessl  usi  se  ne  cavano  bellissimi  massi  e  fukle 
presso  la  Chicsa  Pairocchiale ,  dove  se  ne  trova  piuttosto  abbondante- 
mente. 

I  banchi  nella  reglone  di  Riva  sono  fessurati  nella  direzione  del  N. 
1 5°  E.  al  S.  15°  O.,  e  queste  fessure  sono  ripiene  ed  otturate  da  un 
scisto  quarzo  micaceo  impregnatissinio  d'ocra  fcrruginosa.  Essi  poi  sono 
comprcsi  fra  banchi  di  scisti.  I  superior!  sono  dolci  al  tatto,  neri  e  di  un 
lucido  particolare  ,  che  li  rende  mollo  simili  agU  scisti  antracitosi ,  i 
quali,  giusla  il  mio  avviso,  provengono  da  una  profonda  allerazione  dcllo 
scisto  argilloso.  Gli  infcriorl  sono  giallognoli ,  e  contengono  mollo  quarzo, 
di  cui  i  primi  sono  quasi  privi.  Presso  Villanova  di  Ronco  in  luogo  di 
questo  scisto  si  trova  dell'arenaria  (gres)  bigia  chiara,  alteratissima,  la 
quale  ora  giace  in  conlalto  immedialo  col  calcare  ,  ed  ora  n'e  separata 
da  scisti  consimili  a  quelli  della  regione  di  Riva.  La  sua  inclinazione  e 
verso  IE.  20°  S.  ;  e  talc  si  ravvisa  eziaudio  nel  calcare  saccaroideo  bigio 
scuro,  ed  in  quelle  micaceo  chiaro ,  che  frammezzati  di  scisti  formano 
il  pendio  dei  monti  fin  ollre  Ronco.  Altraverso  di  questi  strali  escono 
(jua  c  la  massi  della  piclra  ,  che  costiluisce  I'ossalura  di  quc'monti ,  e 
sempre  vidi  essere  essa  di  gneiss  0  di  serpentina ;  ma  di  quesla  sono 
d'avviso  sia  in  massima  parle  composta.  Le  rosurc  e  le  solcature  fatte 
dalle  acque  permetlono  la  vcrificazione  di  qucsta  asserzione,  ed  io,  che 
per  accertarmene  non  lasciai  passare  inosservaLa  nessuna  di  quelle  cose, 
ciie  polevano  manifestarmi  la  veritA,  cereal  lungh'esse  quanto  in  allro 
inodo   soi^pettava  di  non    iscoprire ,  e   vidi   abbaslanza  per  persuadermi 


i 


nEl-    PROFESSOUE   a.    SiywONDA  in 

vlejiiaggiorincnte ,  che  le  su  accennate  roccie  cd  in  ispecie  la  serpentina 
sono  il  fondamento  di  quelle  giogaje.  Tra  la  Cappella  di  Liorena,  cd  ii 
villaggio  di  Valprato  escono  dagli  strati  giurassici  inclinati  all'E.  20° 
N.  massi  di  gneiss ,  il  quale  presso  Villanova  di  Ronco  »;  immediatamente 
coperto  dalla  citata  areuaria  modificala.  Ai'rivaudo  poi  presso  il  lerritorio 
di  Campiglia  io  gneiss  cessa ,  e  si  vede  la  serpentina  ,  che  al  luogo 
detto  le  Fontane  trovai  cssere  doviziosa  di  cristallini ,  e  di  venule  di 
ferro  ossidulalo.  Essa  perb  si  nasconde  poco  sopra,  sotlo  roccie  strati- 
ficate  alteratissime  ,  e  piu  non  comparisce,  clie  nella  pianura  del  paese 
istesso  di  Campiglia  ,  dove  sotto  la  strada  ne  sorgono  massi  rotondali 
di  mole  straordinaria  ;  i  monti  di  queirallo  piauo  non  presentauo  che 
roccie  scistose  inclinate  all'E.  20°  N. 

Sopra  Campiglia  havvi  un  altro  piano  attoruiato  da  monli  piuttosto 
elevati,  detto  Alpe  di  Campiglia  ,  il  quale  per  la  sua  conformazione  si 
giudichereiibc  essere  stato  la  sede  d'un  lago,  dissecatosi  poi  per  la 
rottura  degli  argini ;  e  questa  rotlura  e  benissimo  rafllgurata  nell'aper- 
tura ,  per  cui  in  esso  si  penetra  :  quivi  ollre  alle  solite  roccie ,  che 
formano  i  monti  tutto  al  lungo  di  quella  valle,  come  sono:  serpentina, 
gneiss ,  scisti ,  ec.  ,  si  troTa  anche  «n  bcUissimo  granite  ,  che  esce  dal 
mezzo  di  falde  d'arenaria  inclinate  al  S.  20°  E. ;  di  cjueste  falde  quelle, 
che  sono  in  contatto  immediato  col  gi'anito  sono  bigie ,  le  piu  superiori 
hanno  invece  una  tinta  scura.  L  contatto  di  roccie  cosi  dissimili  e 
per  natura,  e  per  formazione  mi  obbligo  a  qualche  severe  csame  di 
quella  localita ,  dove  non  rilevai  cose  di  maggiore  importanza  delle 
narrate  ,  se  non  I'esistenza  di  certi  ai'nioni  uel  granito ,  molto  consimili 
all'arenaria  che  lo  ricopre ;  ma  conobbi  poscia  ch'essi  hanno  la  stessa 
composizione  del  granito. 

Nei  monti ,  che  dividono  qnesta  valle  da  quella  di  Cogno  insiede 
molta  serpentina  ,  la  quale  per  la  sopraossidazione  del  ferro  vesti  ester- 
namente  una  tinta  rossa  distinguibile  ad  una  certa  distanza.  Tra  i  ciot- 
toli  e  i  massi  sparsi  per  quel  piano  elcvatissimo  ,  come  parimente  per 
quello  del  villaggio  Campiglia  ,  ne  vidl  moltissiini  di  amGbolite  granatico : 
tultoehe  io  non  abbia  trovata  questa  roccia  nel  suo  giacimenlo  natiu'ale, 
i  massi  hanno  pero  una  tale  configuraziooe  da  non  lasciar  credere  ,  che 
siano  cola  stali  strascinati  dalle  acque  alinviali  ,  come  si  congetturano 
trasporlati  molti  dei  massi ,  che  si  trovano  sul  pendio  del  Giura  e  di 
Seiue  II.  Tom.  L  c 


1 8  OSSEHVAZIONI    CEOLOGICHE    E    MINERALOGICHE 

altri  luoghi,  e  dei  quali  si  occuparono  Saussure  e  varit  allri  distintis- 
simi  Geologi. 

Dopo  avere  accennato  la  qualita  dclle  roccie  e  quegli  altri  fatti  pii 
interessanti  della  valle  Soana,  riprendiamo  di  bel  nuovo  il  filo  dell'  in- 
terrolta  desci-izioiie  delle  cose  ,  che  luiighesso  la  valle  dell'Orco  si  os- 
servano.  Per  buon  tratto  sopra  Ponte  il  pendio  dei  monti  e  pressoche 
vestito  di  faldc  giurassichc  calcari  e  scistose.  Al  rocco  poi  delto  di  Ponte 
si  osserva  una  roccia  parlicolaro  ,  che  non  saprei  pronuiiziarc  se  sia  un 
arenaria  talcosa  alteratissima  ,  oppvire  uiio  gneiss  quasi  compatlo  ,  coUa 
fraltnra  scheggiosa.  Essa  giace  inclinata  al  N.  20"  O.,  la  sua  tinta  e  bigia 
resa  leggermente  verdognola  da  piccole  squamette  di  lalco.  CoU'alito 
tramanda  rodorc  argilloso.  Al  caimcllo  alcune  minutissime  particelle  si 
liquefanno  come  il  felspato,  ed  alire  come  il  mica.  I  banchi  sottostanti 
sono  di  gneiss,  il  quale  presso  il  ponte  di  Sparone,  dove  questa  roccia 
forma  un  proraontorio  ,  che  si  avanza  dalla  fianchcggiante  catena ,  in- 
clina  al  N.  25°  O.  di  4o°'  Quello  dei  monti  poco  sopra  il  villaggio  Spa- 
rone inclina  verso  il  N.  20°  E.  e  mano  mano,  che  si  avvicina  aLocana, 
i  cui  monti  sono  di  serpentina  ,  esso  si  abbassa  verso  il  N.  ao°  O.  Ma 
qui  si  ])rescnla  opporiuna  rcnumerazione  di  alcuni  fatti  importantissimi 
perche  somminislrano  induzioni  assai  appropriate  suUa  cpigenia  delle 
roccie.  Lo  gneiss,  che  abbiamo  teste  citato  esistere  presso  il  ponte  di 
Sparone,  non  solo  cambia  d'inclinazione  accostandosi  alia  serpentina,  ma 
prova  un'altcrazione  nella  composizione,  la  quale  non  e  impossibile,  che 
gli  sia  procacciata  dalla  sostanza  scrpentiuosa  o  talcosa,  che  in  esso  si  e 
accomodata.  Se  si  confronta  insieme  quello  dei  due  capl  estremi ,  le 
diBerenze  si  Irovano  tali  da  non  giudicarlo  idcntico,  ma  se  ci  facciamo 
a  seguilarlo  passo  a  passo  su  lutta  la  sua  eslensionc  avremo  certezza, 
che  e  sempre  la  slossa  roccia  piu  o  meno  modificata;  cosicche  a  Locana 
invece  dello  gneiss  ordinario  ,  i  monti  sono  coperti  di  steascisto  felspa- 
tico  quarzoso.  Questa  roccia  presso  la  Chicsa  della  "Vergine  delle  Grazie, 
che  si  trova  lungo  la  strada  di  Locana  a  Ponte,  e  deiuulala  dei  deposit! 
giurassici  e  alluviali ,  per  cui  si  scorge  la  sua  inclinazlone  ,  ch'e  verso 
I'E.  20°  N. ,  e  le  falde  cosi  abbassate  sono  divise  da  una  mollitudine  di 
fessurc  nella  direzione  dell'E.  3o"  N.  all'O.  3o"  S. 

Non  m'occorse  di  notare  particolarita  ne'moiUi  Ira  Locana  e  Novasca, 
ma  oltre  quest'ullimo  paesc  la  stralificazione  e  in  varia  guisa  rotta  e 
sconvolia;  non  pertanto  parvemi  poter  rilevare  in  mezzo  a  quella  con- 


DEL  professoue  a.  sismonda  ,„ 


fiisione,  che  I'lnclinazionc  sia  verso  I'E.  20°  S.:  aimeno  questa  maniera 
d'essere  e  qi,ella,  che  si  palcsa  per  la  pii  ordii.aiia,  e  la  mcglio  deter- 
ininata.  Nel  lello  del  rio  del  rocco,  ollre  alio  gneiss,  rimangono  ciottoli 
e  pezzi   d.   serpentina ,    che  quelle   acquc   tolgono    ai   monli   superiori  ■ 
ma  uei  mouti,  alia  cui  radice  e  lagliata  la  stiada,  non  apparisce  di  la! 
sostanza  il  benche   miiiimo  indizio.    Una  roccia    pei  o  di    sollcvamento , 
ed  e  un  bellissiiuo  granito  serge  dal  mezzo  degli  strati  di  roccie  allerate 
alcpanlo    sotto    Ceresole  ,    anzi  di  esse  e    per  gran    parte  composta    la 
propagine,  su  cui  monla  la  strada  delta  le  scale,  che  mette    a   questo 
paese.  Un  simile  granito  avendo  io  ancora  incontrato  neUa  valle  della  Stura, 
che  per  buon  tratto  caminina  parallellaniente  a  quella  dell'Orco,  io  credo 
di  dover  qui  riunirc  le  osservazioni  flute  intorno  ad  esse  tanto  nell'una 
che   neU'allra    valle.    La    comparlizione    dei    componenti    e    molto    ine- 
gualc.     II  felspato    predoinina   coslantemente ,    e   con    debolissima    tinla 
scura.  II  quarzo  ha  I'aspello  e  la  frallura  vetrosa  ;    il  mica  infme  e    in 
squamette  brune,  le  quaU  sono  piu  o  meno  numerose  secondo  i  diversi 
siti.    Una    tal  distribuzione  ,  non    che  simili    proi.orzioni   caratlerizzano 
il   granito    del  Monte-Bianco,    cosiche   quando  questo    si    confronta  coi 
sumnientovati  non  si    rileva  una    differcnza    per    distinguerli ,    e  si  di- 
rebbcro  tolti  nello  stesso  sito  ,  e  distaccati  dallo  stesso  masso.  Fessurati 
iniatti,  o,come  alcuni  dicono,  stratificati  sono  i  graniti  del  Monte-Bianco: 
fessurato  Io  e  parimente  quello  del  luogo  delle  scale,  c  quello  eziancUo, 
che  esce  dal  mezzo  di  terreni  antichi  e  stratificati  alia  Balma  cC UngJiiasse , 
sul  dorso    del  monte ,  che   versa  acqua    nella  Slura    prtsso  Bonzo.    La 
causa  ,  per  cui  propendo  di  preferenza  a  credere  fessure  le  divisioni  o 
oommettiture  del  granito,  si  k  I'avere  ossei-vato  qua  e  la  filoni  di  varia 
materia ,  i  quali  ritengono  la  stessa  dirczione  di  esse.  II  filone  metallico 
del  monte  Cocagna ,  ed  altri  talcosi  racchiudenti    laminette   ed    amioni 
di  felspato  osservabili  al  lago  d^Unghiasse  mi    suggerirono  quesla    idea, 
che  non  rigetto  ,    perche  pii    d'ogni  altra    parmi  verisimile  ,    e  perche 
nessuna  ne  eonosco  ,  che  meglio  di  questa  spieghi  la  loro  origine  ,  es- 
sendo  ceito  ,  o  per  il  meno  assai  naturale  ,  che  codcsli  filoni  elevandosi 
abbiano  rotto  e  diviso  in  varia  guisa   tutto  cio  ,  che  loro  si  opponeva  ; 
la  qual  cosa  essendosi    operata  attraverso    un  suolo    gii  consolidalo    ed 
indurito  ,   non  e  piii  stato  possibile ,  che  le  parti  disgiunle  si  saldassero 
insieme  ;  e  se  talvolta  iono  otturate  ,  egli  e  i)€rche  un  fluido  lapidescentc 


aO  OSSERV.VZIONI    GEOLOGICHE    E    MIBERALOGICHE 

deposito  in  esse  tali  sostanze ,  che  per  lo  piu  difieriscono  o  per  natnra 
o  sempUcemeiite  ]icr  struUura  da  qiiella,  di  cwi  e  formato  il  monte.  E 
che  gU  strati  di  quei  monti  abbiano  provati  movimenti  'violcnti  e  gagliardi, 
dopo  .il  loro  coasolidameato  ,  lo  tcslifica  un  certo  pulimenlo  o  brunitura 
apparentissima  sulle  pareti  di  combaciamcnto  ;  e  qui  non  e  il  caso  d'at- 
tribuirne  la  causa  alle  correnti  e  niassi  alluviali ,  conciosiacosaclie  anche 
le  lalde  interne  sono  in  qiiesto  stalo  ,  come  m'assicurai  io  stesso.  Nel 
granite  dellc  scale  vi  sono  qua  e  la  ticchi  e  venule  di  sostanza  talcosa, 
che  noi  pcro  crediamo  accidentalc  ,  non  esscndo  costante,  e  mostrandosi 
in  cerli  luoglii  piA  copiosa,  che  in  cci-ti  altri,  senza  che  le  altre  circo- 
stanze  di  strultiira  e  di  giacitura  cangino  menomamente.  Quello  della 
Balnia  cV  Uiighiasse  non  ne  contiene,  ma  racchiude  in  se  ai'nioni  di  -varia 
forma  e  di  varia  mole ,  bigi  scuri ,  e  di  struttura  granosa.  Esplorandoli 
coUa  Icntc  si  I'iconoscono  distintamente  due  componenti  del  granite , 
il  mica  ed  il  quarzo  ,  e  qucsto  talvolta  forma  anche  piccoH  noduli  per 
lo  piii  elissoidi ;  il  lerzo  ,  ossia  il  felspato  si  palesa  sollanto  quando  si 
assoggctta  un  pezzettino  della  sostanza  al  dardo  del  cannello.  Io  credei 
a  tulto  prima  che  quesli  arnioni  fossero  di  roccie  state  awiluppate  dal 
grauito,  avuto  riguardo  alia  loro  struttura  talvolta  scistosa ;  la  loro  com- 
posizione  pero  mette  fuor  d'ogni  dubbio,  che  non  esiste  diversila  di  sorla 
tra  essi  ed  il  granilo ,  onde  li  tengo  per  nn  effelto  della  cristallizzazione. 

Non  e  di  poco  momento  il  determinare  la  tlirezione  ossia  I'asse 
maggiore  di  questo  granito  ;  da  quanto  ho  potuto  scorgere  ,  pare  ,  che 
si  distenda  dal  N.  al  S. ;  almeno  egli  e  su  questa  linea,  che  lo  vidi  in 
piu  luoghi  dcnudato  degli  altri  terreni.  Infatti  al  luogo  delle  scale  entra 
sollo  alio  gneiss  dei  monti  posli  alia  diritla  dell'  Oreo ,  e  va  poscia  ad  uscire 
nel  dorso  acquapcndente  nella  Stura ,  come  si  puo  vedere  in  piii  siti  di 
quel  monti ,  ma  specialmente  alia  Balma  cT  Unghiasse  sopra  Bonzo ,  nel 
qual  sito  e  diviso  da  screpolature  diretle  in  parecchi  versi ,  ma  fra 
quesle  in  maggior  numcro  sono  quelle  ,  che  corrono  giusla  I'asse  del 
sistema  dellc  Alpi  Orientali. 

Lo  gneiss,  che  sovrasta  al  granilo  nel  luogo  delle  scale,  e  in  falde 
talmenle  tortuose  e  scouvolte  ,  che  rcsta  difiicilissimo  fissarne  I'inclina- 
zione.  Alia  Halnia  ,  delta  del  Becco  si  direbbero  dislocate  nel  verso 
delle  Alpi  Orientali ;  io  credo  pcra ,  che  il  pezzo  del  monte ,  dove  cio 
si  moslra,  sia  franato  dalla  catena  laterale  ,  imperocehe  da  quel  lanto, 
che  si  scorgc    in  parecchi    sili  di    quel  luogo    tullo  diruj)ato  ,    gli  strati 


DEL    PROFESSORE    A.    SISMONDA  21 

pentlono  vferso  I'O.  35°  N.  e  sono  divisi  da  fessuie  che  vanno  dal  S.  3o°  E. 
al  N.  3o°  O. 

Nei  monti  presso  Ceresole  ,  e  la  precisamente  doTC  zampilla  una 
polla  d'acqua  impregnatissima  di  gaz  acido  caibonico  ,  gli  strati  si  ab- 
bassano  all'O.  io°  S.  di  35",  ma  quegli  del  luonte,  sul  cui  dorso  e  tib- 
bricata  la  chiesa  pavrocchiale ,  pendono  all'O.  i5°  N.  ed  lianno  fessure 
nel  verso  deU'E.  i5°  S.  all'O.  i5°  N.  Le  mic  ricerchc  per  iscoprire 
I'origine  di  qucsta  diflereiiza  riuscirono  infruttuose  fintantoche  mi  li- 
mitai  a  indagare  il  terreno  nel  ))asso,  ma  quando  salii  al  monte  Cocagna, 
ivi  vidi  tali  cose,  che  mi  sembrano  atlissime  a  risolvei-e  ogni  questione 
intomo  alle  anomalie  della  stralificazione  di  quei  monti.  Sorge  cola  un 
Clone  di  galena  nella  direzione  istessa  delle  suaccemiate  fessure.  Codesto 
fatto  mi  suggcri  toslo  ,  che  il  filoue  potesse  essere  la  causa  di  quel  di- 
sordine ,  e  quiudi  fatto  osservatore  pii  attento  e  diligenlc  non  mi  fii 
difficile  il  persuadermene.  Ogni  cosa  dinota  ch'esso  si  soUevb  oblitjua- 
mente  alia  direzione  degli  strati  precedentemente  alzati  ,  ed  in  un  de- 
terminato  modo  disposti ;  e  per  cause  non  facilmente  riconoscibili  gli 
uni  pii  degli  alti-i  sono  stati  da  quello  urtati  e  mossi  ;  laonde  la  parte 
maggiormcute  percossa  dovette  per  necessita  voltarsi  alquanto  ,  rompersi 
e  fessurarsi  nel  verso  istesso  dclla  sua  andatura;  quclli  invece,  che  non 
soggiacquero  alia  potenza  motrice  ,  ov\'ero  che  ne  furono  debolissima- 
mente  colpiti  se  ne  reslarono  colla  primiera  disposizione  ,  ed  in  tal 
modo  reputo  prodotla  quella  specie  di  discordanza  nella  stratificazione 
da  me  avvertita.  Non  so  come  si  trovera  quesla  mia  opinione  ,  ma 
chiunque  visiti  quelle  regioni  son  certo  converra  meco  ,  imperocche  i 
fatti  sono  cosi  diiari  e  precisi ,  che  una  volta  ammessa  la  teorica  dei 
soUevamenti  ,  non  e  piii  possihile  di  negare  in  que'  dislocauienti  il 
(joncorso  di  due  spinte ,  che  corsero  pressoche  perpeudicolarmente  Tuna 
all'altra. 

Lo  gneiss  e  la  sola  roccia ,  che  apparisca  in  que'disaslrosi  monti; 
e  dove  ralluvione  non  lo  copre,  si  conosce,  che  la  direzione  degli  strati, 
abbenche  piii  si  convenga  col  verso  delle  Alpi  Occidcntali  ,  che  dclle 
Orientali ,  nulladimeno  propende  per  cpialche  poco  verso  di  quegto , 
e  lo  diviene   ognora  pii  uegli  strati  che  awicinano  il  Clone  metidlico. 

II  lelto  -ed  il  muro  del  Clone  sono  di  qnarzo  grasso  ,  il  quale  con- 
tiene  in  se  del  talco  bianco  leggermente  verdognolo  ,  che  il  contatto 
dell'ana  ,    dopo    qualche    tempo    cambia  in    giallo   sporco.   Vi   sono   poi 


22  OSSERVAZIONI    GEOLOGICHE    E    MINEBALOGICHE 

moltissimi  vcntricini  tutti  ingemmati  di  ferro  spatico  lenticolare.  Colla 
galena  e  congiunta  la  Bomonite ;  qucsla  quadrupla  sostanza  presen- 
lemente  e  copiosissima ;  giova  sperare ,  che  a  rnisura  si  andrii  piA 
iiinanzi  nei  lavori ,  e  gli  scavi  saranno  maggipnncntc  sprofondati ,  essa 
sparira ,  se  non  del  tulto ,  almeno  in  tale  quantita  che  la  coltivazione 
ridondi  vantaggiosa. 

L'inclinazione  del  Clone  e  al  N.  N.  E.  di  "jo" ,  menti-e  che  le  roccie, 
fra  cui  giace,  hanno  una  pendcnza  di  soli  3o°.  Questa  discordanza  vicne 
in  sostegno  della  nostra  opiuione  intorno  allc  anomalie  delle  dislocazioni 
di  quelle  rcgioni. 

Questi  falti  mi  parvero  di  cosi  grande  interesse  pello  sviluppo  ed 
incremento  della  teorica  geologica,  che  non  voUi  uscire  da  quella  valle 
senza  prima  avenie  esplorato  il  terrene  palmo  a  palmo  ,  e  quanto  ne 
abbia  avuto  ad  essere  soddisfatto  lo  dimostrei'anno  i  fatti,  che  sto  per 
narrare ;  pronto  pcro  scmpre  ad  abbandonare  ogni  mia  preconcetta 
opinione,  se  qualcuno  con  migliori ,  e  piii  appropriate  ragioni  dimostrera 
erronee  le  mie  induzioni  ,  oppui'e  appoggiatc  a  non  abbastanza  severe 
osservazioni ,  abbenche  io  sia  conscio  d'essei'mi  adoperato  in  ogni  ma- 
niera  ,  e  senza  riguardo  ai  pericoli  quando  m'occorreva  per  iscorgere 
dappresso  I'indole ,  o  la  posizione  d'una  roccia ,  da  me  giudicata  atta 
ad  istruirmi  suU'andamento  seguito  dalla  natura  ncUe  sue  svariatissime 
opcrazioni. 

I  monti  dunque,  che  fiancheggiano  la  strada  di  Ceresole  al  Chapuy 
o  Ciap'i  superiore,  sono  composli  di  terrene  primitive  ossia  gneiss  piii 
o  meno  modificato.  I  ghiacci ,  che  coronano  una  pai'te  della  catena , 
che  divide  naturalmenle  il  Piemonte  dalla  Savoia,  occultano  il  terrene; 
ma  fra  i  ciottoli  di  continue  menaii  al  basso  dalle  acqne,  nessuno  ne 
conobbi  del  terreno  giurassico.  Un  filone  pi-essoche  di  pure  ferro  spatico 
con  alcuni  piccoli  indizi  di  Bomonite  si  mostra  nei  monti  primitivi  presso 
al  Chapuj.  Crislalli  di  quarzo  ne  ingcmmano  gli  sgonfi  ;  essi  deggiono 
essere  posteriori  alia  materia  del  filone  ,  imperocche  i  suoi  cristalli  ne 
sono  velati. 

II  terreno  giurassico  comincia  a  comparire  in  brani  e  scpiarci  f^WAlpe 
iletto  Baslellona  o  Stallone  ,  nia  non  diviene  abbondante  che  nei  vallone 
superiore  a  qucslo,  e  i)cl  quale  si  arriva  al  colle  della  Gran-croce.  Sono 
strati  altemativi  di  scislo  argilloso,  di  arenaria  e  di  calcare  alteratissimi,  ed 


DEL    PROFESSOnE    A.    SISMONDA  23 

incliiiati  all'O.  35"  N.  di  45°.  Un  banco  cli  stisto  talcoso  frammczzato  da 
slraticelli  tli  quarzo  e  sparse  cli  granato  ,  e  iH  una  molliiudine  di  piriti  in 
decomposizione ,  li  separa  dallo  gneiss,  il  quale  forma  le  due  propagini  late- 
ral! del  vallone.  Questi  banchi  si  prolungano  per  esse  verso  il  N.  N.  0.  c 
vanno  a  fuiire  Ira  due  monli  di  teneno  primitive,  clie  fianrheggiano  il  bello 
e  spazioso  piano  del  Nivolct ,  dove  prcnde  la  sua  origine  la  valle  di  Suva- 
ranche.  Lo  scisto  argilloso  per  gli  agenti  modificatori  acquislo  una  tin  la 
bigia  scura  ,  ed  il  suo  quarzo  si  e  disposto  in  faldelline ,  Ic  quali  pero 
consorvano  la  struttura  granosa.  Le  medesimc  cause  mutarono  I'arenaria, 
in  una  roccia  rossiccia  senza  ch'abbia  perduta  la  struttura  granosa  ;  il 
mica  ,  ch'c  in  poca  quanlila  ,  ha  I'aspelto  argentine  ,  e  nen  conserva 
regolarita  nella  massa.  II  calcare  infine  e  giallognolo  ,  tutto  cavernoso  , 
colla  struttura  saccaroide  piu  o  meno  bene  detcrminata.  In  esso  sono 
imprigionati  certi  arnioni  composti  di  amlibolo  actinoto ,  e  di  un'allra 
sostanza  ressigna  raolto  analega  alia  pasta  del  granato  ,  la  quale  non 
mi  riusri  di  distinguere  essendo  in  niinuiissimi  granelli  conficcata  nel 
calcare.  Questa  riunione  mi  sembro  singolare  e  molto  intcressante  ,  e 
percio  nc  faccio  menziene ,  onde  si  possano  trarre  quelle  induzioni  che 
il  fatto  da  per  se  solo  suggerisce  senza  altra  spiegazione. 

II  piano  del  Nivolet  e  i  monli ,  che  lo  confinano  verso  la  valle  di 
Reme  ,  e  verso  la  Tarantasia  sono  formati  di  gneiss  molto  talcoso,  che 
ognuno  di  leggicri  confondcrebbe  coUo  steascisto  porfiroideo  di  Brongmart. 
Per  esso  serpeggiano  in  vari  luoghi,  con  direzione  presso  a  poce  dall'E. 
all'  O.  ,  filoni  di  una  roccia  verde  scura  ,  ruvida  al  tatto  ,  pesantissima , 
che  alitata  tramanda  odore  argilloso  ;  non  scintilla  ceiracciarino  ;  al  dardo 
del  cannello  si  fonde  come  gli  anifiboliti.  Filoni  di  roccie  non  affalto 
con  questa  identiche ,  ma  molto  consiraili  ,  li  notai  parimente  a  traverse 
lo  gneiss  nel  vallone  e  gola  del  colle  della  Gran-croce.  IMostrandosi  di 
essi  le  sole  testate ,  non  mi  riusci  di  sceprire  verso  qixal  parte  ne  sia 
I'inclinazione  ,  oppure  se  giacciano  verticali,  pero  lo  gneiss  che  li  rac- 
chiude  pende  aUO.  35°  N.  di  55°. 

Le  cime  di  molti  di  quei  monti  sono  coperte  di  terrene  ,  ch'io 
repute  giurassico.  Un  fatte  piu  curioso  d'ogni  altre  fin  qui  ricordato  , 
si  essei-va  alia  Roccia  bianca ,  piccolo  monte  della  catena,  che  separa 
la  valle  dalla  Savoia.  Queslo  monte  domina  YAlpe  detto  Pra-fiorito  e 
tpiello  piu  al  basso  chiamato  jilpe  del  Charruc  Esso  e  parimente  cem- 
posto  di  terrene  primitive  ,  e  di  falde  giurassiche  ,  ma  per  esso  si  cleva 


24  OSSEHVAZIONI    GE0I.OGICHE    E    MINEHAI.OGICHE 

una  inieiione  di  serpentina  ,  la  quale  comjiarisce  solamenle  ncllc  falde 
giurassiclic  ,  chc  squarcio  c  scompagino  e  modiGco  cosi  cssenziahncnte 
da  noti  essere  riconoscibili.  Le  modificazioni  consistono  in  infiltrazione 
di  sostanza  talcosa  o  seqiontinosa  tanto  ncgli  scisli ,  quanto  nel  calcarc, 
il  quale  dove  u'c  lil)cio  ritiene  la  struttura  saccaroidc ,  ed  e  bianco  , 
oppure  giallognolo  come  quello  del  vallone  sotto  il  colle  della  gran  Croce\ 
ma  cpiando  ne  conticnc  sia  poca,  sia  molta',  e  quasi  sempre  cambiato 
in  ferro  spatico  ;  certo  per  la  combinazione  di  una  dose  pii  o  mcno 
grande  d'ossido  di  ferro ,  chc  poscia  acquistb  I'acido  carbonico  esalalosi 
o  contemporancauientc  o  posterioraiente  dalle  viscere  terrestri,  qualora 
non  le  sia  stato  soinministrato  dall'atmosfera  istessa.  Siccomc  questa 
sorta  d'epigenia  non  e  dappertutto  nello  stesso  grado  ,  egli  e  facile  il 
procurarsi  una  serie  di  niostre ,  che  palesano  e  comprovano  I'accennata 
operazione  della  natura.  Nei  pezzi  cosi  modificati ,  oltre  il  talco  havvi 
una  sostanza  verde  ,  fibrosa ,  chc  le  rieerche  al  dardo  del  cannello  mi 
diniostrarono  esserc  actinoto.  Si  ricordi  il  leltore  ,  che  cogoli  di  qncsta 
specie  mineralc  stanno  imprigionati  nel  calcare  del  vallone  poco  lonlano 
sotto  la  Gran-croce.  Snperiormente  poi  alle  falde  givirassiche  di  Rocca 
bianca  trovasi  uno  scisto  molto  cruarzoso,  disseminato  di  alcune  poche 
laniinette  di  felspato.  Ognuno  lo  giudichercbbe  primitivo  ,  e  se  tale 
veranientc  fosse  ,  io  non  saprei  spiegame  la  sua  altuale  posizione  ,  a 
meno  di  supporre  un  rovesciamento  cola  prodotto  dall'uscita  dei  filoni 
auifibolici,  che  la  lore  direzione  palesa  posteriori  al  sollcvamcnto  della 
serpentina  ,  la  cui  originc  in  quel  luoglii  a  mio  credere  non  e  piu 
antica  dellc  Alpi  Occidentali. 

Ho  ancora  percorso  gran  parte  dei  monti  fiancheggianti  la  desti*a  sponda 
deirOrco  ,  scnza  pero  aver  inoonlrato  cose  o  falti  di  particolare  interesse. 
Salii  pure  al  colle  della  Crocctla  seguitando  il  tortuoso  viottolo,  che 
f>assa  ora  sul  dorso  ed  ora  nei  burroni  dei  monti  dirimpetto  alia  Chiesa 
parrocchiale  di  Ccresole.  L'ossatura  di  quel  monti  e  di  gneiss  in  falde 
per  lo  pill  inclinalc  all'E.  aS"  S.  Fra  i  ciottoli  e  i  massi,  die  da  quelle 
ciine  dirupano  sul  pendio  dell'opposta  parte,  e  fino  al  lago  detlo  Fer- 
cellina,  alcani  ne  innvenni,  su  cui  v'era  come  una  spalmatnra  di  piccole 
laminelte  di  feiro  oligislo  ,  del  quale  per  qtianto  abbia  ccrcato  ,  e  do- 
uiandato  alia  mia  guida  non  rinscii  a  scoprire  il  giarimento.  Per  lo  chc 
mi  Tfune  in  pcnsiero,  ch'esso  sia  una  di  <fnelle  sublimazioni  cosi  fre- 
qneDti  nelle  fcssurc   dei  monti  di  tal  natura  ;   non  essendo  probabile , 


DEL    PROFESSOHE    A.    SISMONDA  25 

che  iu  monti  cosi  frcquentati  nella  bclla  stagione ,  aiizi  in  un  sito  dove 
i  pastori  soggioniano  piu  mesi  deU'anno  riinanga  sconosciuta  e  celata 
una  mmiera ,  qualora  veramente  esislessc.  Proscgucnilo  a  discendere 
verso  Bonzo  si  passa  ,  cpiando  si  voglia  ,  al  lago  d'  Unghiasse  ,  cd  alia 
Balnia  dello  stcsso  nonie,  dove  altra  volta  ho  dctlo  uscii'e  da  traverso  lo 
gneiss  il  granito  identico  a  quello  del  luogo  delle  scale  ,  e  come  cjuesto 
screpolato  in  modo  da  parere  stralificato.  Lo  gneiss  inclinato  all'E.  25°  S. 
ora  riticnc  la  strultura  scistosa,  ma  filta  c  salda,  ed  ora  i  suoi  componenti 
sono  come  appialliti  e  cosl  larghi  che  sembrano  piastrelle.  11  felspato 
somiglia  a  quclla  specie,  che  Hauy  chiamo  felspato  tenace.  La  me- 
desima  roccia  costituisce  i  monti  dell'una  e  dell'altra  pai-te  della  valle 
sino  al  suo  nascere ,  die  e  prccisamentc  soUo  i  colli  Gerard  verso 
il  Nord,  ed  Insea  verso  il  Sud.  La  strnttura,  come  pure  Taspetlo 
del  felspato,  non  si  mantengono  sempre  gli  stessi  ,  ma  cambiano  da 
luogo  a  luogo  ,  al  che  influisce  anche  la  soprabbondanza  degli  uni , 
o  degli  altri  de'  suoi  componenti  ,  soprabbondanza  che  taKolta  fa 
cambiare  di  natura  la  roccia,  come  si  vede  al  boigo  di  Gros-Cavallo , 
dove  il  quai'zo  costituisce  strati  di  considerevole  grossezza,  verso  la 
radice  di  uno  sporgimento  de'  monti  sopra  il  cortile  attiguo  ad  una 
casipola  situata  quasi  all'uscire  del  paese  rimontando  la  vallc.  SiiTatti 
strati  in  certi  luoghi  s' impiccioliscono ,  e  degenerano  in  venidc,  nia 
si  gli  uni ,  che  le  altre  seguitano  I'inclinazione  dei  monti ,  ch'ivi  e  al- 
l'E. 20°  N.  In  un  monte  situato  accanto  il  Santuario  di  Gros-Cavallo 
una  specie  di  filone  di  felspato  tagUa  quasi  perpendicolai-mente  lo  gneiss. 
Egli  e  bianco  lattato  con  venule ,  filetti ,  c  ramificazioni  di  tormalina 
nera.  Non  ebbi  il  tempo  di  montare  su  quella  cima  a  verificare  se  sia 
un  vcro  filone,  oppure  un  senipllce  masso;  da  cpianto  pero  potei  distin- 
guere  facendo  la  breve  salita  del  Santuario,  lo  debbo  credere  im  filone, 
e  non  gia  un  masso  ,  sebbene  in  cosl  fatti  terreni  non  sia  cosa  rara  il 
trovame.  Fra  i  ciottoli  e  pezzi,  che  sdrucciolano  dalle  vette  di  quelle  gio- 
gaie  nel  torrente  alcuni  ne  notai  di  serpentina;  ma  dove  poi  li  trovai 
frequenli,  si  e  lungo  la  scala  tagliala  nel  dorso  della  propaginc  sn  cui 
sta  il  Santuario ;  la  qual  cosa  innanzi  tempo  palesommi  I'esistenza  di 
tal  roccia  in  quel  luoghi;  del  che  mi  convinsi  quando  scorsi  I'attigua 
valle  d'Jla  ,  alia  cui  origine  havvi  il  jnano  della  niassa  attoniiato  di 
monti  unicauiente  composti  di  serpentina  ;  e  sicconie  un  tal  sito  rorris- 
ponde  perfettamente  al  luogo  del  Sautuaiio ,  rcsta  pcrtauto  svelala  la 
Serie  II.    Tom.  I.  o 


a6  OSSERVAZIOm  geologiche  e  miheralogiche 

provcnienza  dei  ciottoli  tU  questa  roccia ,  che  cola  uon  mi  venne  di 
riconoscerc. 

Discenilcndo  la  valle  fino  a  Ceres  ,  I'ossaUira  de'monti  dell'una  e 
dell'allra  parte  dcUa  Slura  si  compone  priucipalmente  di  gneiss  sva- 
riatissiuio  per  Taggiunta  d'alcune  sostanze ,  o  per  la  diminuzione  e  quasi 
maiicanza  d'alcuni  de'suoi  componcnti.  Per  quei  monti  iiotai  di  quando 
in  qiiando  filoni  di  sostanze  dillcrcnti  nella  dirczione  istessa  delle  Alpi 
Orientali  ;  e  sicconie  i  monti  serpentinosi  della  contigua  yalle  d'Ala 
sono  parimenti  attraversati  da  filoni  nella  stessa  direzione  ,  a  questi 
parmi  si  debbano  altribuire  tutte  le  modificazioni  degli  slogamenti ,  e 
le  fessure ,  die  con  identica  disposizione  dividono  cpiclle  catene.  In 
cerli  siti  escono  da  sotto  lo  gneiss  falde  di  steascisto  granatico;  la  me- 
desima  cosa  avrerandosi  nella  valle  d'Ala,  dove  m'aceertai  ch'esso  divide 
il  terreno  primitivo  da  quello  di  sollevamento ,  ossia  dalla  serpentina, 
come  si  svcla  in  tutti  qnei  posti  dove  le  acque  rosicchiarono  profonda- 
mentc  il  pendio  dei  monti:  resta  pertanto  molto  probabile,  che  una 
tale  frapposizione  si  raantenga  costante  tutto  al  lungo  di  quelle  giogaie. 

Sopra  ai  prati  della  via,  e  nel  luogo  detto  il  Fragnh,  terrilorio  di 
Cantoira,  vm  masso  di  roccia  tutta  particolare,  ricchissimo  d'amfibolo 
actuioto,  di  talco,  di  felspato,  e  con  poco  (piarzo  si  mostra  in  mezzo  a 
banclii  di  gneiss  alteratissimo ,  e  molto  somigliante  alio  steascisto  porfi- 
I'oideo,  lo  che  io  opino  sia  una  metamorfosi  dello  gneiss  ordinario  in 
conscguenza  del  talco,  che  si  e  ad  esso  mcscolato,  alloraquando  si  sol- 
levarouo  le  serpentine.  Io  ebbi  gia  occasione  di  notare  un  tale  cambia- 
mento  od  alterazione  dello  gneiss,  ed  allora  come  adesso  non  tacqui 
questa  mia  opinione  snggeritaini  principalmente  dalla  costante  ripetizione 
d'un  tale  fatto,  in  tutti  quei  siti  ove  trovansi  le  opportune  roccie  per 
originarlo.  Appressandosi  a  cpiella  roccia,  che  la  sua  natura,  la  distri- 
buzione  de'suoi  componenti ,  e  piii  di  tutto  ancora  il  disordinamento 
degli  strati  delle  roccie  vicine  testificano  di  sollevamento,  si  sente  un 
forte  c  spiaccvole  odorc  d'acido  solforoso,  proveniente  dalla  scompo- 
sizione  delle  piriti  in  essa  annidate.  II  solfalo  acido  ,  che  si  genera 
unito  agli  agenti  atmosferici  facilita  lo  sfacelamento  della  roccia,  la  cpiale 
infatti  frana  e  dirupa  in  tutta  la  sua  altezza.  II  sig.  Robilant  racconta  (i); 
che  auticamcnte  qucUa  pirite  si  scavava  per  conlo  della  casa  Graneri; 

(i)  V.  Mcmoircs  dc  I'Acadc'inie  Rojralc  des  Sciences  dc  Turin.  Tom.  I.  pog.  2G9. 


DEL    PROFESSOnE    A.    SISMONDA  2n 

ora  pero  non  rcstano  plil  indizi  nc  di  scavi,  nc  d'altro  lavoro,  che 
siasi  fatlo  per  rilirame  il  mincrale,  ma  ogni  cosa  e  stata  dislrutta  dalle 
rovine,  che  si  direbbero  elevarsi  in  nuovi  monli.  La  siratificazioDe  in 
quel  luogo  e  pressoche  verticale ,  e  come  mi  assicui'ai ,  la  direzione  si 
estende  dallO.  3o"  S.  all'E.  So"  N. 

L'alluvione  coprc  in  piu  luoglii  il  dorso  di  que'monti.  Tra  i  cioltoli 
che  la  compongono  se  ne  trovano  moltissimi  di  granito,  che  chiunque 
riconosccrebbe  esscre  idenlico  a  queUo  dnW^lpe  (V  Unghiasse  ;  di  questo 
granito  cosi  avvollo  negli  strati  alluviali  ne  iiippi  piu  e  piu  ciottoli  e 
massi,  e  quasi  sempre  m'avvenne  di  scorgei-\'i  piu  o  meno  intemamente 
di  quegli  arnioni,  che  per  I'aspetto,  e  per  la  struttura  sono  somiglianti 
all'arenaria ,  la  cui  composizione  comprova  tuttavia  essere  anch'essi  di 
granito. 

Sul  dorso  del  monte  sopra  Cantoira  sono  adagiati  banchi  di  calcare 
bianco  siicido,  cristallino  e  molto  talcoso.  Esso  e  adossato  alio  gneiss, 
il  quale  n'e  in  piu  luoghi  denudato,  ma  specialmente  alia  radice  del 
monte  su  cui  passa  la  strada.  La  stratificazione  di  quel  calcai-e  e  in 
millc  guise  piegata,  cosicche  molto  diflicihnente  si  pub  conoscei'e  da 
qual  lato  si  diriga,  parvemi  perb  che  egli  andasse  nel  verso  del- 
IE.  i"5°  N.  all'O.  1 5°  S.  In  csso  poi  si  distingue  uno  stralo  d'una  roccia 
soverchiamente  talcosa,  la  quale  perche  contiene  felspato  e  cpiarzo  so- 
miglia  alio  gneiss;  I'inclinazione  secondo  le  mie  osservazioui  e  verso  il 
N.  20°  E.,  ciocche  stabilisce  una  discordanza  col  calcare  fra  cui  giace, 
e  che  io  non  saprci  diversamente  spiegare  ( qualora  sia  uno  strato  e 
non  un  filone)  se  non  aiiimeltcndo  un  dislocamento  del  terreno  pri- 
mitivo ,  primache  si  depositasse  il  calcare.  Questa  non  e  la  sola  roccia 
giurassica  dei  monti  pi'esso  Cantoira;  un'arenaria  dcUa  slessa  cpoca  e 
modificalissima  esisle  su  quelle  velte,  donde  si  toglie,  e  si  fa  in  lastre 
per  coprire  il  tetto  delle  case. 

Nelle  viscere  piu  profonde  degli  stessi  monti  deve  rimanere  Famfi- 
bolite  granatica  ,  giacche  coi  massi ,  pezzi  e  ciottoli  di  gneiss ,  ne 
trovai  di  tale  roccia  lungo  il  botro,  die  disccnde  dal  coUe  di  Per- 
locana.  Non  essendo  arrivalo  a  quella  cima  mi  e  impossibile  il  di- 
chiai'are  come  cpiesta  roccia  di  soUevamento  si  eslenda ;  ma  certo 
essa  occupa  uno  spazio  ancora  considerevole  ,  imperocche  esce  alle 
radici  del  monte  di  S.  Cristina  situato  alia  destra  della  Stura ,  e  quasi 
rimpetto   al   summeutovato    colle.   Laonde   si   pub    molto    naluralmente 


28  OSSERVAZIONI    GEOLOGICHE    E    MINEHALOGICHE 

arguire,  che  sia  lo  stesso  filonc ,  se  tale  e  ,  oppure  il  segui'to  dellaf 
stessa  roccia,  che  altraversa  la  valle  sotto  il  terreno  primitivo.  Puo 
beuissimo  essere  ,  che  in  queslo  tragitto  cssa  lo  abbia  in  cpialchc  punto 
squarcialo,  ma  la  grande  quantita  d'alliivione  imjiedisce  d'assicurarsene. 
La  soinmita  di  quel  monte  e  copcrta  di  falde  giurassiche  ;  qiieste 
piu  non  si  vedono ,  che  iil  ponte  di  Procaria ,  e  conslstono  in  nn 
calcare  vcrdognolo  ,  cristairmo.  Tiitti  i  monli  fra  qiicsti  due  punli 
frappostl  sono  di  gneiss ,  sul  quale  rlposa  abbondante  alluvione.  In  uno 
di  essi  al  Nord  di  Procaria  ,  doTC  manca  ralluvione  ,  la  stratificazione 
si  osserva  quasi  vertlcalc  ;  e  siccome  il  monte  si  degrado  d'lina  ma- 
niera  straordinaria  ,  ragione  volcva  che  di  questa  si  cercasse  la  causa  , 
non  polendone  essere  la  composizione,  mentre  il  monte  e  di  un  gneiss 
come  i  suoi  vicini  non  cosl  rovinati.  lo  altro  non  seppi  vedere,  ch'una 
moltltudine  di  fessure  ,  e  per  la  maggior  parte  nel  verso  dell'E.  25°  N. 
all'O.  25°  S.,  e  questa  circostanza  puo  per  se  sola  aver  facllitato  quel  di- 
rupamcnto.  Fra  i  massi  distaccati  ne  trovai  con  vene  d'epidoto  verde 
giallognolo,  ciocche  e  frequente  nei  monti  di  gneiss,  specialmente  quando 
sono  vicini  alia  serpentina,  e  qui  e  appunto  il  caso,  come  diremo  fra 
poco  parlando  del  monti  della  valle  A' Ala,  la  quale  viene  a  sboccare 
accanlo  di  Pi-ocaria. 

Entrando  dunque  per  le  due  giogaie  di  questa  valle  ,  a  cui  meglio 
starebbe  il  nome  di  spaccatura  (  taille  )  ,  lo  gneiss  si  converte  poco  a 
poco  nello  scisto  micaceo  ,  il  quale  scisto  in  molti  luoghi  si  nasconde 
sotto  falde  giurassiche  di  varia  natura.  A  Vorragjio  sono  di  calcare  in- 
clinate  all'O.  25°  N.  lo  ne  presi  meco  alcune  mostre  di  quello  bigio 
scuro  ,  il  quale  ,  come  il  bianco ,  si  torrefa  per  averne  la  calce  ,  che 
al  dire  di  quegli  abitanti  e  bensi  grassa  ,  ma  quando  sia  mescolata  a 
conveniente  quantita  di  buona  sabbia  produce  un  ccmento  assai  buono. 
Avendolo  trovato  ruvidissimo  al  tatlo  e  di  strultura  granosa,  mi  venne 
in  pensicro  ,  che  contenesse  magnesia  ;  e  diffatti  esaminato  coi  mezzi 
ordinarii  per  dislinguere  la  dolomia  ,  ne  riconobbi  I'esistenza.  La  grande 
vicinanza  della  serpentina  ci  spiega  come  in  quel  posto  possano  trovarsi 
banchi  di  dolomia,  ossia  d'un  calcare  a  questa  roccia  molto  affine.  Altrove 
la  serpentina  penetro  in  cosi  grande  proporzionc  nei  terreni  stratificati, 
che  gli  sfiguro  talmente  da  render  ora  impossibile  il  distinguere  se  sicno 
primitivi,  oppure  d'una  formazione  piii  recente.  I  banchi  che  nascondono 
I'ossatura  serpcntinosa  della  Cresta-Pejan  ,  detta  anche  monte  Invian , 


t 


DEL   PROFESSORE    K.    SISMONDA  3g 

nessuno  li  gimlichercbbe  cli  icrreno  primitivo,  se  in  mezzo  alia  grande 
quanlita  di  talco  non  si  scoprissero  coUa  leiilc  alcuni  ticchi ,  e  punti 
bianchi  lucenli  ,  i  qiiali  per  quanto  permeltono  d'essere  studiati ,  si 
manifestano  di  felspato. 

Varii  Cloni  diiiotano  esscre  succedute  in  qiic'luoglii  encrgiche  con- 
vulsioni  posleriormente  al  soUevamcnto  delle  serpentine ,  permodoclie 
esse  ne  rimasero  considerevolmente  scompaginate.  Presso  alle  case,  dette 
le  fucine ,  sorge  dalla  serpentina  scistosa  un  filone  composto  di  pasta 
di  granato  e  d'  idocrasia  ;  e  siccome  n'c  visibile  la  sola  testata ,  non 
riuscii  a  distinguernc  in  mode  soddisfacentc  la  direzione ;  ma  due 
sistemi  di  fessure  dividcnti  i  monti  di  1;\  del  ponte  delle  Scale ,  mi 
persuasero  ,  cW  egli  sia  contemporaneo  delle  Alpi  orientali  ;  ed  a  cio 
credere  vieppiu  m'indussero  alcuni  di  cssi  altrove  in  quei  monti  esistenti. 
I  due  sistemi  di  fessure  si  prolungano  :  le  une  dal  S.  3o°  O.  al  N.  So"  E. 
ma  queste  sono  poche  ;  le  altre ,  ed  in  maggior  numero,  corrono  dal- 
I'E.   i5°  S.  all'O.   1 5°  N. 

La  corta  salita  del  ponte  delle  scale  e  sul  dorso  d'nn  poggio  ser- 
pentinoso,  o  meglio  forse,  suUa  radiee  di  piii  elevali  monti  di  tal  natura, 
che  dominano  I'entrata  del  paese  ^Ala.  Uno  c  la  Corbassera  ;  rallro 
il  Morosso.  Non  piccola  cosa  sarebhe  il  fare  la  dcscrizionc  di  tiitle  le 
Tarieta  di  serpentina,  di  cui  questi  monti  sono  composti;  basti  il  dire, 
che  dalla  compatta  e  verde  scura  si  arriva  per  gradi  a  \arieta  scistose 
chiare  con  entro  actinoto  radiato  ,  per  cui  in  quel  paese  vien  chiamata 
pietra  stellata.  Nel  monte  Corbassera  poi  srrjieggiano  filoni ,  cbc  inte- 
ressano  del  pari  il  Geologo  ed  il  Mineralogo.  II  Geologo ,  perche  gli 
oflTrono  facile  e  naturale  mezzo  per  ispiegare  le  rotture,  e  le  fessure  di 
que'monli ;  il  Mineralogo ,  peixhe  in  essi  si  sono  scoperti  minerali  im- 
portanti  c  curiosi  per  la  natura ,  forma  ,  e  tinta  loro  ;  e  questi  con- 
sistono  in  granale,  cpidoto,  titanio  siliceo  calcare,  calce  fosfala,  arbesto, 
amianto ,  cc.  oggetti  tutti  ricercatissimi  per  Tiniporlante  studio  della 
oritlognosia.  Che  a  cpiesti  filoni  granatici ,  congiuntamente  agli  allri  citati 
con  simile  direzione  nel  eorso  di  questo  scritto  si  dcbbano  attribuire  le 
fessure  di  que'monti ,  e  forse  anche  I'aperlura  di  quelle  valli  ,  io  non 
ne  dubito  ;  ma  siccome  qui  non  e  il  luogo  opportuno  di  dilungarci  su 
tale  argomento,  io  solo  awertisco  il  Icttore  di  fissarsi  suUa  loro  direzione, 
che  trovera  combiuai'si  con  quella  della  vallc,  ch'e  dall' E.  all'O.  presso 
a  poco.  II  vaonic  Morosso ,  anch'csso  serpentinoso,  e  situato  sulla  destra 


3o  OSSERVAZIONI    GEOLOGICHE    E    MINERALOGICnE 

del  lorrente  e  quasi  dirimpelto  alia  Corbassera.  Verso  la  sua  cima , 
?mAlpe  iletto  Radis  regione  di  Lusignelto  si  scavb  in  piu  luoghi  il  ferro 
ossidolato.  Esso  non  coslituisce  massi  d'una  mole  ad  animare  le  scava- 
zioni ;  almcno  i  tenlativi  qua  c  la  falti  non  ebbcro  buon  csito,  perche  vi 
si  possano  fondare  speranze  ;  cosicche  quando  io  cola  sletti  si  era  cessato 
dal  lavorare  ,  e  fui  lasciato  molto  dubbioso  ,  se  si  sarcbbero  riprese  le 
ricerche.  I  massi  d'ossidolo  di  ferro  sono  di  forma  elissoide ,  ed  il  loro 
massimo  asse  e  prcsso  a  poco  nella  dirczione  dell'E.  aS"  S.  all'O.  25°  N. 
Esaminando  tal  cosa  procurai  ogni  mezzo  per  evitai-e  I'azionc  del  mine- 
rale  di  ferro  suU'ago  calamilato  della  mia  bussola ,  tuttavia  lemo  di  non 
essere  arrivato  ad  annichilarla  come  avrei  voluto  ,  pcrloche  non  posso 
troppo  assicurare  la  precisione  e  I'esattezza  di  questa  direzione. 

Ora  sc  ci  facciamo  ad  indagarc  quale  terreno  esisla  Ira  i  due  ac- 
cenaali  monti  serpentinosi  ,  Corbassera  ,  e  Morosso  ,  noi  vi  troviamo 
falde  di  terreno  primitivo  vestite  di  strati  giurassici ,  die  I'urlo  non  e 
stato  abbastanza  gagliardo  per  espcUere,  e  chc  le  catastroG  posteriori 
non  ebbero  bastante  energia  per  distruggere.  Cos!  al  piano  dei  Soleri, 
sul  dorse  del  Morosso,  e  su  vari  altri  punti  sotlo  e  sopra  di  questo  luogo 
una  corteccia  di  gneiss  molto  aSinc  alio  steasclsto  copre  la  serpentina, 
e  su  esso  volta  a  volta  sono  adagiate  falde  di  scisti  mica-calcari,  i  quali 
ne  ritengono  I'inclinazione  ,  ch'e  all'O.  35°  S.  di  45" ;  dal  mezzo  dello 
gneiss  si  scava  del  quarzo  grasso  per  uso  della  fonderia  del  ferro. 

Alcuni  brani  di  scisto  mica-calcare  giacciono  eziandio  alia  radice 
della  Corbassera.  Dirimpetto  alio  stabiliraento  del  ferro  si  sono  fatti 
alcuni  scavi  per  eslrarre  la  sabbia  copiosissima  in  quella  alluvione  ;  cio 
nonostante  non  mi  riuscl  di  conoscere  I'inciinazione  degli  scisti  calcari 
ivi  soltostanti ;  io  pero  opino  ch'essi  si  abbassino  verso  il  torrente,  e  siano 
rilevali  contro  la  CoT'bassera. 

II  ferro  ossidolato  non  cessa  di  palesarsi  in  tutti  quei  monti  serpen- 
tinosi ,  e  quando  non  vi  si  trova  in  massi ,  e  disseminato  in  grani  e 
cristallini.  Alia  Giaia  presso  il  ponte  del  Cresto  forma  un  giacimento 
di  qualche  considcrazione,  donde  se  ne  e  scavato  ragguardevole  quantlta, 
come  appare  da  una  galleria  oggimai  rovinata.  Lo  gneiss  del  pari  e 
frequente  :  alia  rocca  del  Cresto,  cd  alia  Giaia  la  stratificazione  ne  e 
cosi  disordinata  ,  che  non  mi  riusci  di  conoscere  in  modo  positive  verso 
(jual  parte  dcU'orizzonte  si  abbassi ,  quantunquc  sia  scoperta  per  le  con- 
tinue frane ,  che  si  staccano.  Piu  che  altrove  Irovai  lo  gneiss  abbondaiiie 


DEL   PnOFESSORE    A.  SISMONDA  3 1 

alia  Gola  di  Mondrone  ,  dove  la  Stura  i  in  csso  profondamente  incas- 
sata ,  e  sul  piano  tra  il  monte  Rosso,  e  I'Uia,  il  quale  o  naturalmente 
diviso  in  tanli  compartimenti  appellali  piuTii  o  alpi  di  f^asnera  di  Pian- 
prato,  delle  Frere ,  ec.  Esso  e  seraj)re  niodificato  dal  lalco,  e  pel  solilo 
inclina  al  N.  4^°  O.  di  So".  La  piii  gran  parte  delle  vette  di  que'monti 
sono  di  serpenlina  ,  sicche  si  direbbe  ,  che  lo  gneiss  \i  poggia  imme- 
diatamenle  sopra.  lo  non  voglio  gia  negare  questa  soprapposizione,  tanto 
piu  ,  che  ripetuti  falli  la  dimostrano  abbastanza  a  malgrado  di  altri  , 
che  paiono  provare  il  conlrario  ;  come  alle  Molette  e  a  Borgone ,  o 
Borgione  che  sia ,  dove  tra  la  serpentina  e  lo  gneiss  e  compreso  uno 
scisto  talcoso  granatico ,  corrispondente  alio  steascisto  granatico  del 
BnoNGNunT.  Non  si  puo  asserire  essere  questo  un  fatto  generale  per 
que'monti;  egli  si  ripete  pero  cosi  sovente  da  fame  dubitare;  e  noi  I'ab- 
biamo  gia  avvcrtito  ne'monti  a  quesli  opposti,  die  versano  I'acqua  nella 
valle  grande  di  Lanzo. 

Le  roccie  giurassiche  ricompariscono  in  falde  sulla  cima  del  monti 
presso  la  Balma.  II  calcare  e  gli  scisti  sono  i  soli  terreni  di  questa 
formazionc  ;  ma  ivi  il  calcare  oltre  il  mica  di  cui  e  dovizioso  ,  ritiene 
del  quarzo  ,  onde  coU'acciarino  scintilla.  II  fondo  della  valle  e  coperto 
daU'alluvione  ,  nella  quale  non  iucontrai  un  solo  ciottolo  estraneo  alle 
roccie  di  que'monti. 

Per  siffatti  terreni  si  arriva  al  piano  della  Mussa ,  il  quale  merila 
tntta  I'attenzione  del  Geologo  ,  e  merita  di  essere  fatto  oggetto  di  se- 
verissimo  esame  ;  iraperocche  la  sua  ronformazione  e  tale  da  lasciar 
luogo  a  l)cUissime  ed  importantissime  induzioni ,  che  per  avere  in  lore 
appoggio  falti  incontrastabili  aoquistano  una  tale  probabilita,  che  poco 
si  scosia  dalla  certezza.  Quel  piano  lungo  un  miglio  e  mezzo,  largo  un 
quarto  di  miglio  circa  e  elevalo  91 3  tcse  sopra  il  mare  (i).  Lo  circon- 
dano  da  ogni  ])arte  nionli  serpcnlinosi,  i  quali  su  jiiii  luoglu  paiono  ar- 
tificialmenle  pulili.  lo  non  sono  avido  di  novita,  tuttavia  quando  entrai 
in  quel  piano,  e  piii  di  tutio  dopo  averne  esaminata  la  confoi-mazione, 
o  lo  stalo  dci  monti,  mi  persuasi,  che  anticamente  fosse  sede  dun 
lago  ,  disseccatosi  poscia  per  la  rottura  delle  sue  sponde  ,  operata  dal 
sollevamcnto  delle  Alpi  oi'ientali ,  le  quali  ,   al  mio  credere  ,   apersero 


(1)  V.  KUrcs  sur  les  Talliits  dc  Lanzo,  par  I^uu  Francesetti  comte  de  Mezicnile.  Turin,  i8a3. 


3a  OSSERVAZIONI   GEOLOGICHE    E    MINERALOCICIIE 

aacora  la  valle.  Nessuno  cerlamcnle  negherebbe  a  quel  luogo  il  nome 
di  cratere  di  soUevamento  ,  dalo  a  consirnili  siti  dal  sig.  De-Buch,  op- 
pure  quello  di  valle  d'eld'azione  del  sig.  Buchland.  Io  non  voglio  di- 
sculere  quale  del  due  nomi  mcglio  si  convcnga  al  piano  dclla  Mussa  , 
perclie  secondo  me,  ambt  espi-imono  una  siessa  cosa,  cosioclie  li  tengo 
per  sinouiiui  ;  ma  voglio  piutlosto  dame  minuta  descrizione  ,  onde  fis- 
sare  raltenzione  dei  Geologi  sopra  un  puuto  delle  nostre  alpi ,  ch'io 
repiito  d'un  iutercsse  lullo  particolare. 

La  catena  circostante  a  quella  pianura  e  in  jnu  luoglii  profonda- 
mente  tagliata  e  dlvisa ,  cosicche  pare ,  clie  si  elcvino  su  essa  tanti 
inonliceUi,  die  in  vero  altro  non  sono  ,  clic  reffetto  della  dctcrio- 
razionc  della  medesima.  Ciascuuo  riceve  nomi  particolari,  clie  ti'alascio 
di  accennare,  non  importaudo  al  nostro  scopo.  Vei'so  i  lati  del  capo 
superiore  del  piano  ,  per  due  profondi  intagli  detti  Collarin  uno  , 
e  Col  J^Arnas  lallro  ,  si  discende  pel  primo  nella  valle  grande  di 
Lanzo,  ovvero  al  principio  di  quella  della  Moi'iana ;  pel  secondo  in 
quella  di  Viii,  oppure  anche  nella  Moriana,  tenendosi  nel  vallone, 
che  discende  verso  ponente.  Queste  salite  sono  diflicili,  ed  anche  di- 
sastrose  dovendosi  arrampicare  per  dorsi  e  fianchi  di  nionti  franati 
e  carichi  di  rovine ;  nondimeno  io  consiglio  di  superarc  questi  osta- 
coli  a  clii  brama  vudcre  e  conoscere  un  curiosissimo  fallo  geolo- 
gico,  il  quale  compensera  le  sofferte  fatiche  ;  quanlunque  sia  dlflicile 
cosa  il  renderne  conto  minuto ,  esatto  e  cliiaro  ,  tutlavia  tcnto  di 
riuscirvi,  e  abbastanza  mi  terro  soddisfatto  se  giiignero  ad  invogliare 
alcuno  di  fare  a  quei  siti  una  visita.  Uno  gneiss  moditicatissimo  dal  talco 
copre  e  veste  lutto  il  pendlo  csteriore  della  catena  altorniante  il  piano 
della  IMussa;  permodoclie  sia  che  si  pass!  nclla  valle  grande  di  Lanzo, 
sia  che  si  cali  nclla  Moriana  ,  sia  inline  che  si  traversi  in  quella  di 
Viik ,  come  io  feci  nel  mio  giro,  nessuna  alli-a  roccia  si  trova,  che  I'ac- 
cennato  gneiss  piu  o  meno  alterato  ,  sul  quale  secondo  i  sili,  esislono 
falde  giurassiche  compostc  di  scisli  allernali  con  calcarc  saccaroide  e 
micaceo.  Oltrc  a  qucsta  disposizione  circolare  dei  terreni  stralificali , 
indlcala  principalmente  dalla  inclinazione  loro  ,  appariscono  in  essi 
delle  fessure  presso  a  poco  dall'E.  all'O. ,  le  quali  si  ripetono  eziandio 
nei  monli  serpcntinosi;  ma  nei  primi  nc  csistono  di  quelle  quasi  verti- 
cali ,  non  piu  profonde  della  grossezza  degli  strati ,  e  queslo  e  uno  di 
quei  tali  fatti  stimali  di  molto  valore  per  la  licoguizioue  dei  soUevamcnli 


DEL    PROFESSORE    A.    SISMOKDA  33 

circolari.  E  per  avei'e  una  piii  giusta  idea  di  quesla  nostra  opinione  , 
poiche  circostanze  parLicolari  iinpediscono  per  ora  di  aggiungcre  a  queslo 
scritto  la  carta  del  terreiio  percorso^  si  consulti  quella  del  sig.  Raymond, 
e  si  trovcra  ,  che  da  tuttc  le  parli  questa  locallla  c  piu  o  meno  solcala 
da  profondc  gole  o  valloui,  che  finiscono  nelle  valli  lalcrali  o  in  quella 
della  Moriana ;  c  qucsti  secondo  noi  non  ebbero  origine  divcrsa  da 
quella  delle  suramentovate  fessure  ,  vale  a  dire ,  sono  rolture  o  spac- 
cQture  in  conseguenza  d'un  soUevamento  circolare  atlraverso  d'un  suolo 
consolidato  ,  e  non  gia  opera  delle  acque,  come  taluni  le  lerrebbero  , 
mentre  le  medesime  cose  non  si  ossei-vano  in  cerli  siti ,  dove  sonovi 
cascale  ,  o  corrcnli  d'acqua  ,  delle  quali  molte  ragioni  ci  obbligano 
ad  ammettere  I'esistenza  fin  dall'epoca,  in  cui  le  cose  si  stabilirono 
nello  stato  in  cui  oggi  le  vediamo. 

Ritorniamo  ora  ai  monli  serpenlinosi  del  piano  della  Mussa ,  meri- 
tandolo  certi  filoni  di  pasta  di  granato  ,  ch'io  giudico  causa  delle  loro 
fessure  ,  e  di  quelle  dei  terreni  stratificati  nella  direzione  dell'E.  all'O. 
cloc  a  dire  nel  verso  prcsso  a  poco  delle  Alpi  orienlali  ,  a  cui  non 
temo  di  attribuire  I'origine  della  valle  ,  che  in  tale  verso  si  estende  : 
diffalli  abbiamo  in  essa  cilati  varii  filoni  con  questa  direzione  ,  e  varii 
altri  forse  ne  esistono,  che  sfuggirono  alle  nostre  indagini.  Sebbene 
si  sia  di  quelli  parlato  separatamcnte ,  la  loro  azione  essendo  stata 
idenlica  e  contemporanea,  si  devono  coUettivamente  considerare,  quando 
si  voglia  avcre  una  soddisfacente  idea  dei  grandi  loro  cffetli. 

I  filoni  del  piano  della  Mussa  non  sono  tutti  della  stessa  natura,  e 
nerameno  mi  e  parso  ,  che  camminino  nella  stessa  direzione.  ]\el  pic- 
colo promontorio  sporgente  dalla  catena  laterale ,  delto  Rocco  nero ,  ne 
esiste  uno  composto  principalmcnte  di  pirosseno  mussile ,  or  lamellare 
ed  or  compalto  con  ingemmamenti  di  piccoli  cristalli  di  Topazolili  (i) 
stati  riconosciuli  per  una  varieta  gialla  del  granato  ordinario.  Nel  fianco 
rivolto  a  ponente  del  monte  Testa  ciarva  sorgono  varii  filoni  di  pasta  di 


(i)  Coi  grnuati  gialU  ne  sono  associati  alcitni  vcrdognoli ,  cd  altri  dove  talc  Unta  c  intcnsa 
al  pari  di  quella  de'piu  belli  sineraldi,  lo  la  credci  sul  moinento  dovuta  all'ossido  di  cromo,  ma 
alcune  riccrchc  rai  provarono  ,  ch'essi  sono  alfatto  privi  dcU'ossido  di  qucsto  raetallo.  Questa  rara 
varieta  di  granato  i  pure  stata  conosciuta  dal  Professorc  Bonviciko,  e  ne  parla  nel  Journal  de  PhjT' 
tii/ue,  lie  Chimie,  d' Ilistoire  naturelle  et  des  Arts  de  M.  J-C.  Delvjietuebie.  Paris,  Janvier,  1606. 
Sehie  II,   Toil.   I.  E 


34  OSSERVAZIONI    GEOLOGICHE    E    MINEIVALOGICHE 

grauato  rosso  ,  nei  cpiali  bene  spesso  s'  incontrano  v«oti  tappezzati  di 
brillanti  cristalll  dodecaedri  romboidali  della  stessa  soslaiiza,  ai  quali 
talvolta  souo  associati  bellissimi  prismi  piiamidad  di  pirosseno  alalite. 
Sul  doiso  poi  del  medesimo  monle  spunta  il  filone  d'idocrasia  ,  donde 
si  estrassero  rristalli  regolai-issimi  di  tale  raineiale.  La  serpentina  in 
contatto  immediato  di  questi  filoni  dimostra  una  sensibile  allerazione  ; 
in  gcnerale  si  e  fatta  ruvida  al  tatlo ,  e  bene  esplorata  coUa  lente  ap- 
pare  con  istruttura  quasi  granosa  ;  anche  la  sua  tinta  e  cambiata ;  essa 
partecipa  del  colore  delle  sostanze  ,  che  compongono  i  filoni  ,  cosicclie 
quella  di  Testa  nera  e  verde  livida,  essendo  bianca  leggennente  verdo- 
gnola  la  mussite;  quella  presso  i  filoni  granatici  accpislo  un  rossiccio 
alFatto  estraneo  alia  serpentina  quando  e  nello  stato  suo  di  pui'czza ; 
codesti  fatti  cominciano  a  rendei'e  molto  probabile ,  clie  i  filoni  sieno 
posteriori  alia  roccia,  che  li  racchiude  ;  ma  quelle,  die  quasi  I'aflerma 
sono  ccrte  vene  di  ferro  ossidolato  nella  serpentina ,  le  quali  si  conti- 
nuano  fino  alle  fessure  ;  quivi  poi  invece  di  proseguire  s'interrompono, 
e  la  parte  corrispondente  si  trova  piii  in  basso ,  o  piii  in  alto  secondo 
il  pezzo  di  monte  che  si  osserva  ;  di  piu  notai  le  pareti  di  queste  fes- 
sure lastrate  ,  come  se  fossero  Tune  sull'altre  sdruccioiate. 

II  Professore  Bonvicino,  che  fece  il  primo  conoscerc  i  preziosi  cri- 
stalli  di  tutti  questi  filoni  (i),  dice  pur  esso  ,  che  quel  piano  e  stato 
anticamcnte  il  fondo  di  un  lago ,  e  noi  con  esso  lui  ci  accordiamo  in 
questa  opinione  ;  ma  non  sappiamo  uniformarci  alia  sua  idea,  che  siasi 
disseccato  per  I'accumulamento  delle  roccic  fii'anate  dai  monti  circostanti, 
mentre  noi  siamo  di  parere  ,  che  cio  provenga  dalla  rotlura  delle  sponde. 

La  serpentina  si  estende  verso  il  Sud,  e  forma  il  nocciuolo  de'monti, 
che  da  una  parte  calano  nella  valle  di  Viu.  Un'iucamiciatura  del  solito 
gneiss  la  nasconde  ,  ed  e  solo  nelle  profonde  rotture  del  dorse  e  dei 
fianchi ,  e  sulle  vette  dei  medesimi ,  ch'essa  apparisce.  Nei  punti  di 
contatto  di  queste  due  roccie  ,  la  serpentina  per  lo  piu  c  scistosa  ,  e 
con  tale  strutlura  possiede  un  verde  meno  inlenso.  In  ccrti  luoghi  pero 
un  soltile  strato  d'amianto  piu  o  meno  filamentoso  divide  la  serpentina 
dallo  gneiss;  cio  almeno  e  quanto  ho  notato  presso  il  lago  di  Ovarda , 
dove  lu  serpentina  e  coperta  da  falde  di   gneiss  inclinate   al  N.    35"  O. 


(i)  V.  Journal  de  Pliysiqiic ,  dc  Cliimic ,  etc  ,  dc  M.  DuAV^THEniE,  p.-ig.  420.  Paris,  jamiir,   1806. 


DEL    PROFESSORE    A.    SISMONDA  35 

di  45'  >  Ic  quali  conipongono  il  monle  Sarda  di  la  non  molto  lontano. 
Ognuu  sa  quantc  ipotcsl  siansi  emesse  intorno  alia  formazione  deiramianlo, 
e  tra  esse  quante  ve  ne  sieno  puramenle  favolose;  ebbene  quclla  che 
niu  di  Uilte  si  e  creduta  stravagaiite ,  jierche  lo  coiisiderava  come  uno 
sUUO  |)iu  o  incno  avanzato  della  rnalurazione  delle  roccie  magnesiache, 
e  quella  ,  in  cui  io  veggo  una  certa  tal  quale  probabilila  ,  qualora  si 
trasporli  queslo  modo  d'csprimersi  del  nostri  anienali  nel  linguaggio 
ScicntiGco  alluale  ,  vale  a  dire  qucUo  ,  ch'essi  cliiamavano  maturazione 
piii  o  meno  avanzata  ,  da  noi  sia  chiamato  decomposizione  in  gradi 
diversi.  Diifatti  io  propendo  molto  a  ciedere ,  che  la  massima  parle 
dell'amianto  sia  per  tal  modo  originato ;  ed  in  questa  opinione  vie 
maggiormente  i-estai  conviiito ,  avendo  ne'  miei  alpesti'i  viaggi  quasi 
sempre  trovato  I'amianto  giacere  nelle  commissure  di  due  roccie  diverse, 
dove  lo  sviluppo  delle  correnti  elettro-chimiche  sono  costanti ;  e  come 
ci  fecc  conoscere  il  sig.  Becquerel  moltissimi  minerali  devono  la  loro 
csistcnza  a  siffatte  naturali  correnti  ,  mei'ce  cui  la  natura  niorta  si  fa 
attiva.  I  pirosseni  fra  i  miuerali  cristallizzati,  sono  quelli,  ne'quali  succede 
ben  sovcnle  questa  alterazione.  A  Traversella  se  ne  trovano  di  quelli 
intieramcnle  scambiati  in  amianto  ,  ed  altri  in  cui  la  pane  interna  ri- 
mane  inalterata ;  oi'a  se  non  fosse  di  questa  circostanza  ,  si  avrebbero 
delle  dillicolta  ad  ammettere  una  tale  mutazione  ,  la  quale  viene  poi 
ancora  dimostrata  dalla  disposizione  delle  fibre  stesse  di  quell' amianto, 
che  sono  coUcgate  nella  medesima  foggia  che  lo  sono  le  faide  nci  cri- 
stalli  originarii. 

Un  iinpasto  di  calce  carbonata  spatica ,  di  fcrro  ossidolalo  ,  e  di 
talco  riempie  una  spaccatura  del  monte  serpentinoso  Ovarda.  La  strut- 
tura  e  la  riunione  di  lutte  queste  sostanze  e  fatta  in  modo  da  non 
lasciar  congetturare  con  fondamento  e  probal)ilita ,  che  il  calcare  vi  sia 
infiltrato  ,  ma  bensl  sublimato  in  un  cogli  altri  minerali ,  ai  quali  nes- 
suno  ricusa  d'attr'd)uii"e  una  tale  origine.  L'opinlone  di  calcari  primilivi 
presentemente  pare  sbandita  dalla  scienza  ;  e  si  pretendono  di  una  o 
di  ua'altra  delle  posteriori  formazioni.  Tale  cosa  mi  sembra  un'assurdila , 
a  meno  che  i  Geologi  non  siansi  bene  espressi ,  imperocche  donde 
vogliono  derlvare  I'immensa  quantita,  che  ne  esistc  ,  se  non  lo  risguar- 
dano  crcato  da  principio  con  tutti  gli  altri  materiali  del  noslro  globo, 
esscndosi  presentemente  condannale  c  rigettaie  tutte  quelle  supposizioni 
capricciose  di  metamorfosi,  di  facolta  procreatrice  conceduta  dagli  antichi 


36  OSSERVAZIONI   GEOLOGICHE    E    MINERALOGICHE 

all'acqua,  ec. ?  lo  dunque  opino,  die  il  calcarc  sia  priinitivo  al  pari  dello 
gneiss ,  ma  che  ,  per  essere  facilniente  disaggregabile ,  e  per  divenire 
in  certe  condizioni  facilmenle  solubile  ,  sia  staLo  ncUe  varie  rivoluzioni 
tolto  dal  posto  suo  priinitivo ,  e  poscia  abbandonalo  qua  e  la  alio  stalo 
o  cristallino ,  o  compalto,  o  polverulento.  Esso  ritiene  poi  reliquic  di 
varie  generazioni  di  esseri  organizzati  se  ando  soggctto  alia  sola  azione  delle 
acque;  se  invece  contril)uirono  a  modificarlo  le  roccie  di  sollevamento , 
si  dislrussero  e  scomparirono  ogni  spoglia,  ed  ogni  segno  degli  antichi 
abitanti;  dove  finalmente  la  sua  posizione  lo  soUrassc  ai  dissolventi,  e 
ad  ogni  causa  capace  di  cambiarne  il  giacimenlo ,  come  in  cerli  filoni, 
mi  pare  si  debba  dire  primitivo,  quantunqiie  compavso  suUa  superficie 
dclla  ten-a  posteriormente  aU'esistenza  degli  esseri  organizzati,  come  si 
dicono  molti  graniti ,  tuttoche  coprenti  falde  con  esseii  organizzati;  laonde 
Tepiteto  di  primitivo  aggiunto  al  calcare  del  filone  deWOvarda,  gli  e  coii- 
venientissimo,  come  pure  si  conviene  a  quello  dei  filoni  granatici  della 
Mussa ,  e  a  quello  dell'interno  delle  miniere  di  Traversella ,  non  essen- 
doviluogo  a  supporre  in  questi  diversi  sili  un'infdtrazione  di  tale  materia. 

Sul  picciolo  piano  alle  falde  del  colle  sono  sparsi  massi  e  pezzi  di 
varia  mole  delle  roccie,  che  compongouo  i  vicini  nionli.  Tra  essi  ne  notai 
molti  attraversati  da  grosse  vene  formate  di  sostanze  eterogcnee  come 
Epidoto  verde ,  Sfeno  ,  Ferro  ossidolato  e  Talco.  La  tessitura  di  questo 
impasto  e  tale,  che  malagevole  cosa  sarebbe  il  riconoscere  le  diverse 
sorta  di  minerali ;  ma  per  buona  ventura  vi  si  trovano  crislalli  regolari 
di  ciascuno  di  essi.  Una  imminente  pioggia ,  ed  il  lungo  cammino,  che 
ancora  restavami  da  fare,  m'impedirono  di  cercare  donde  derivassero 
cosilTatli  massi,  laonde  ignoro  se  staccati  sieno  da  un  filone,  oppure  da 
un  ammasso  di  mole  maggiore. 

Quando  si  percorre  I'opposto  pendio  di  questo  monte,  che  di- 
scende  sopra  Usseglio  nella  valle  di  Viii  si  mirano  a  un  diprcsso 
Ic  stesse  cose  gia  accrnnate.  La  serpentina  qua  e  la  si  mostra,  o  perche 
vi  sono  slati  dirupamenti,  ovvero  perche  vi  esistono  delle  grandi  spac- 
cature  ,  che  dalla  medesima  si  possono  credere  originate  ;  almeno  cosi 
mi  parve  di  vcdere  nel  monte  detto  Torre  della  Novasca ,  nel  piano 
di  Venaus  ,  cd  in  pii!i  siti  del  vallone  dcllo  slesso  noma,  per  cui  si 
disccnde  in  una  borgata  d'Usseglio;  discesa  difficilissinia  e  quasi  impra- 
ticabile  per  gli  abitauli  stessi  di  quel  luoghi  ,  i  quaii  quando  passano 
dall'una  noiraltra  valle  tensono  un  ben  diverso  cammino  ,    che  le  niie 


DEL   PROFESSOUE    A.   SISMONDA  3-1 

guide  ignoravano ,  e  chc  la  folta  nchbia  impedl  di  vcdere.  Verso  il  flne 
poi  di  qucsto  vallonc  si  alzano  quasi  perpendicolarmente  scisti  bigi  e 
liicenli  alteniali  con  calcare  scuro  e  saccaroide.  Gli  strati  dello  gneiss 
soiio  lalincnte  disordinaii,  clie  non  venni  sempre  a  capo  di  noiarnc  la 
pcndenza  ,  ma  dove  polei  eonoscerla  mi  si  presento  verso  I'O.  35"  N. 
Gli  scisti  quasi  verticali  stanno  invece  direlti  presso  a  poco  dall'E.  all'O., 
ed  hanno  fessiirc  a  tali  direzioni  perpendicolari. 

NeU'esplorazione  della  valle  conobbi ,  ehe  i  monti  si  compongono 
degli  stessi  ten-eni  accumulali  nelle  giogaie  gia  descritte;  locche  tmta-Nia 
uoii  mi  dispcnsercbbe  dal  pai'larne  parlitamente ,  se  non  fossero  rap- 
presentati  dalle  slcsse  roccie  ,  e  nella  stessa  guisa  modifieate  ;  laonde 
mi  limitero  a  narrare  solo  quelle  cose,  ehe  mi  paiono  riunire  maggiorc 
interesse  per  lo  schiarimcnto  dell'adottata  leorica. 

Moltissimi  sono  i  luoglii  ,  dove  comparisce  la  serpentina  ,  e  sia  ehe 
si  percorrano  le  falde  ,  il  dorso  ,  o  la  cima  di  que'raonti  avvien  sempre 
di  trovare  qua  e  la  una  lal  roccia  di  sollcvamento  o  denudata  aifatto  , 
oppure  uscire  piu  o  meno  dai  terreni  stratiGcati ,  i  quali  per  lo  piii 
inclinano  al  N.  35°  O.  di  4"°  a  5o".  Tralasciando  di  parlare  dei  siti, 
ove  forma  solamente  vene ,  io  cilero  alcune  di  quelle  localita  ,  nelle 
quali  essa  si  mostra  per  buon  tratto  denudata.  Cosi  si  vede  alle  radici 
delle  catene  fiancheggianti  la  valle  presso  il  luogo  appcUato  il  Ciabert, 
come  parimentc  si  trova  alle  Trapelte ,  alle  fontane  cliiamate  collo  stesso 
nome ,  nella  gola  delta  Costa-Soleri ,  al  Balzo  della  Colombaia ,  al 
Pis-Madai ,  al  Monte  delle  Coppe  pel  quale  si  Iraversa  a  Bussoiino  nella 
valle  della  Dora  ,  ec.  Quivi  poi  tutlo  par  favorire  una  niia  opinione  , 
ehe  la  serpentina  cioe  si  continui  solto  le  falde  dello  gneiss  (ino  nelle 
viscere  del  monte  Rocciamelone ,  il  quale  dalla  parte  della  valle  di  Viu 
e  vestilo  di  falde  giurassiche  su  piii  punti  rose  dalle  acque,  per  le  cui 
rosure  si  scoprc  lo  gneiss  soltogiacente.  Oltre  a  cio  ivi  si  scopre  ancora 
im  allro  fatto  da  me  in  piu  luoglii  osservalo  ,  senza  pero  cli'io  abbia 
niai  potato  iutenderne  bene  la  causa.  La  serpentina  piu  superficiale,  e 
spccialmente  quclla  in  contatto  irnmediato  coi  terreni  stratificati,  invece 
il'essere  compatla  e  coUa  linla  vcrde  oscura,  e  scistosa  e  livida. 

Dalle  narrate  cose  si  puo  gia  comprendere,  ehe  il  nocciuolo  di  quelle 
catene  e  di  serpentina;  ma  qualora  i  fatli  in  complesso  cilati  si  giudi- 
cassero  insuflicienti,  e  non  abbaslanza  estesi  e  frequenti,  come  si  vogliono, 
per  iscliivare  ogni  obiezione  ehe  a  questa  asserzione   si  possa  opporre. 


38  OSSERVAZIOrtl    GEOLOGICUE    E    MINERALOGICIIE 

io  raccomando  di  csaininarc  la  natura  de'inonli  siliiati  quasi  alio  sbocco 
tlella  valle  ,  i  qiialL  meglio  chc  qualunque  ragionameuto  ,  ch'io  sappia 
fare  ,  la  diinostrauo  in  una  maiiiera  incontrastahile ,  impci'ocche  sono 
anoli'essi  compiutamente  di  serpentina  ,  alia  quale  verso  ponentc  slanno 
addossale  falde  di  gneiss.  E  cio  non  solaincnte  presso  il  Colic  delta 
Ciarinetta  sopra  Viu,  ma  ben  anclic  nella  eoniinuazione  dcUe  "iogaie  , 
chc  vanuo  poseia  a  formare  il  montc  di  S.  Ignazio,  la  cui  cima  sovrasta 
a  Lanzo.  E  dove  poi  lo  gneiss  non  permctte  di  vedere  la  roccia  solto- 
stante ,  la  si  pu6  presumere  dal  niodo  iu  cui  esso  e  modificato.  La 
sostanza  talcosa  non  si  e  sempre  limitata  al  solo  gneiss  ,  ma  modifico 
pur  anche  le  falde  giurassiche  ,  clie  iu  piu  luoghi  il  vclano.  Io  non  cito 
tutti  i  sili ,  dove  I'uno  o  I'altro  di  questi  due  terreni  si  prcsenlano  , 
conciossiachc  di  essi  se  ne  trova  iu  molti  luoghi  della  valle,  conservando 
quasi  costantemente  1' inclinazione  piu  sopra  indicata.  Nel  piano  pero 
di  Malciaussia  notai  un  fatto  euriosissinio.  Tra  le  falde  indubitatatnenle 
giurassiche  del  monte  Faisasse ,  e  di  quello  dctto  Bauso  delt  Orso  che 
sembra  chiudcre  la  valle,  la  quale  tuUavia  si  continua  fino  alle  giogaie, 
che  ci  limitano  coUa  Savoia,  ed  in  cui  si  puo  altraversare  passando  il 
coUe  di  Lautaret  ,  giacciono  banchi  formati  di  sotlilissiini  slrali  d'una 
roccia  ricchissima  di  talco  con  poco  fels|)ato.  Un  talc  incontro  mi  rese 
dubbiosissimo  sull'epoca  dello  steascislo,  non  solo  di  queslo  luogo,  ma 
eziandio  di  tutti  quelli  altrovc  trovali ,  e  ch'io  sempre  congetturai  di 
terreno  primitive  modificato;  laonde  cercando  se  v'erano  fatti  per  dilu- 
cidarmi  un  cosl  inaspcttato  giacimento  ,  scopcrsi  infine  nel  sito  appellato 
Pietra  morta  la  roccia  talcosa  intercalata  collo  gneiss  ordinario  in 
disaggregazione  ,  il  quale  ,  siccouie  le  falde  giurassiche  ,  si  abbassa  al 
N.  25°  O.  di  45°;  lo  strato  talcoso  inclina  pur  esso  nello  stesso  verso, 
ma  di  55°.  Qualora  non  mi  sia  sbaglialo  nell'ossei'vare ,  e  che  vera  sia 
una  tale  discordanza,  resta  dimostrata  I'indipcndenza  tra  la  roccia  talcosa 
e  quelle  che  la  racchiudono ;  pertanlo  non  sembrami  fiior  di  proposito 
il  credere,  che  vi  sia  cola  stato  un'iniezionc  di  sostanza  talcosa,  la 
quale  passando  per  li  diversi  strati  tolse  a  ciascun  di  essi  qualcuno  dei 
componenti ,  conteneudo  felspato  nello  gneiss  ,  felspato  e  calcare  nelle 
falde  giurassiche. 

Nel  vallone  A'Amas  ,  chc  volli  anche  vedere  ,  la  natura  dei  monli 
e  la  stessa  dei  lin  qui  mentovati.  Secondo  i  varii  luoghi  si  trova  0  dello 
gneiss  talcoso,  o  dcllc  roccie  giurassiche  come  scisti  e  calcari,  ma  nou 


DEL    PROFESSOnR    A.    SISMOKDA  3g 

sempi'C  nello  slato  ordinario.  Spcsso  racchiudono  anch'esse  della  sostanza 
talcosa  ,  die  loro  di  un  aspelto  molto  consimile  a  qucllo  dello  gneiss, 
dal  quale  pert)  si  distiuguono  e  perclie  mancano  di  fclspato,  e  perche 
coutengouo  faldelliue  di  calcare  granoso  ;  di  qucsta  soslanza  lulta  la 
roccia  n'e  iiapregnata,  cd  i  pczzcltiui  che  ne  sembrauo  privi,  la  palesano 
poi  mediante  I'acido.  nitrico. 

Qnoslc  roccie  dove  esistono  franano  molto  facilmente  ,  il  che  meno 
duUa  loro  nature,  die  dalle  utuncrose  fessure  dipendc.  La  borgata  delta 
ChiapeUa  ,  siluata  sotlo  un  monle  in  massima  parte  composlo  di  tali 
roccie  ,  sembra  debba  restare  sepolta  sotto  la  prodigiosa  quantita  dei 
massi ,  die  si  staccano  e  prccipitano  al  basso.  Gli  strati  pendono  al 
N.  25°  O.  di  4"°  '^'^  quesla  pendcnza  uon  e  costante ,  anzi  bene 
spcsso  cambia  e  divienc  anche  confusa,  oosa  die  aumenta  nei  nionli  di 
Bassiiieto  c  della  Mulatcra ,  ed  in  quelli  eziandio  a  questi  viciui.  La 
cagione  di  lutti  quel  disordinameati  paroii  risieda  nei  filoni  ,  die  ser- 
peggiauo  deutro  i  summeutovali  monli.  II  coballo  (i),  di  cui  essi  sono 
ricclii,  forma  ])rcsentemente  Foggelto  delle  scavazioni  ;  il  ferro  spatico 
di  cui  sono  maggiorniente  doviziosi,  non  si  cura.  I  filoui  tengono  varie 
direzioui  incompatibili  fra  loro  ;  ma  qimndo  sL  studiano  sembca  tuttavia 
clie  sicno  lutti  deU'epoca  dellc  jllpi,  orientali  ;  impetocGhe  il  maggiore 
di  essi,  oggidl  abbandonato,  si  estcade  presso  a  poco  dall'E.  all'O.  ;  gli 
altri  si  scostano  bensi  da  questa  direzioiie  ,  ma  ad  esso  sono  congiunti 
in  tal  modo  da  far  congetturare  ,  die  ne  siano  diramazioni.  Almeno  cosi 
mi  parvc  di  vedere,  quando  andal  a.  \isitare  quella  minieiia  ;  siccome  pero 
Bon  potel  esaminare  la  localita,  come  mi  era<  proposto  per  bene  assicurarmi 
del  giacimento  dei  filoni,non  e  improbabile ,.  e  noa  mi  farebbe  maraviglia, 
die  si  riconoscesse  essere  l  Oloui  di  cobalto  tagliati  da-  quelli  del  ferro ; 
anzi  avvertisco ,  die  moltc  delle  cose  su  cui  appoggio  il  mio  giudizio  , 
le  seppi  dal  caporale  minatone  ;  cdi  ognun  sa  coine  sia.  difficile  il  farsi 
inteiidere,  ed  inteiuiere  queste  pcrsone ,  Ife  qualii  per  lo  piui  nascoudono 


(i)  U  cobalto  arsonicalc  c  ilbigio,  che  formauo  I'oggclto  deilc  speculaiioni  sono . a»sociati  al  Diicolo 
arscnicalc  ,  €  a  piriti.  Tulli  questi  minerali  vanno  soggetti  a  uii'altcraziouc  per  cwi  si  producono 
del  coballo  arseuiato  distingiiibile  pella  sua  tilita  di  fiori  ili  pcrsico  ;  del  Piicolo  arscniato  Verde, 
c  del  ferro  solfalo.  Questi  canibianienti  succcdono  per  la  flssazionc  dcll'ossigeno ,  ciie  i  mijierali 
ac<{uistaDO  dalfaria ,  0  da  qualclie  altro  corpo ,  ina  il  ferixi  carbonato  invecc  si  decomponc ,  pcrde 
il  suo  acido  ,  c  vi  subeiitra  dell'acqua  ;  di  (jucsti  fenonieni  ne  accadoiio  costautemente  nellc  viscere 
della  terra,  come  fccc  conoscerc  il  sig.  BEC(^>DEnEL,  die  ne  diedt;  una  soddisfaccntissima  spiegazione. 


4<>  0SSERVA2I0WI    GEOLOGICHE    E    MINEUALOGICHE 

la  verila  ,  temendo  di  rivelare  un  segreto ,  od  altro ,  die  loro  possa 
nuocere.  Se  vere  dunque  sono  le  dichiarazioni  del  caporale,  le  diramazioni 
prolungate  verso  il  Sud  abboudano  di  cobalto,  nel  mcntre  die  le  op- 
poste  soao  ricche  di  ferro:  ma  il  fatto  si  e  die  cjuesle  sostanze  si  trovano 
nelle  une  e  nelle  allre,  come  m'assicural  io  stesso.  Quale  poi  sia  il 
miiierale,  che  riempie  il  Clone  principale  diretto  dall'E.  all'O.  non  saprei 
dirlo  con  sicurezza,  non  aveudo  scoito  gli  opporluni  indizii.  In  uii  Iralto 
di  esso  scoperto  ,  dove  solo  rimangono  le  due  pareti  laterali  in  tale 
stato  da  far  giudicare,  die  per  qualcliecosa  vi  abbia  coutrlbuito  I'opera 
deH'uomo,  Irovai  qua  c  la  pezzi  di  ferro  perossidato  bruno  stalaltifornie , 
ed  allri  ylobosi  e  radiati,  ossia  la  varieta  delta  da  taluni  sjevosiderite. 
Questa  apcrtura  o  intaglio,  dice  il  sig.  De-Robilant,  gia  csisleva  quando 
nel  1753  si  scoperse  la  miniera  di  cobalto,  lo  die  fa  sospettare  ,  che 
gli  anliclii  scavassero  in  quel  sito  sostanze  metallidie.  Io  non  voglio 
entrare  in  ragionamenli  storici ,  poiche  mi  mancano  i  documenti  oppor- 
luni per  sostenere  una  qualunque  opinione  ;  solo  diro,  che  la  guida  mia 
m'assicuro  d'avere  dissotterrato  in  un  suo  podcrc  presso  il  T  illaretlo  varii 
pezzi  di  piu  libbre  dipeso,  di  ferro  metallico  informe,  insieme  a  scorie 
vetrose  ,  rottami  di  malioni  ,  tcgole  ,  cc.  Io  jiassai  sul  sito  medesimo , 
e  quantunque  non  abbia  fatto  smuovere  e  scavare  il  terreno ,  nulladi- 
meno  esplorandone  le  ripe  m'accertai ,  che  in  tale  racconto  non  havvi 
nientc   d'improbabile  ,  e  nemmeno  d'esagerato. 

Su  tpellc  elevate  regioni  mancano  le  falde  giurassiche  e  la  serpentina , 
ed  altra  roccia  non  compare  che  lo  gneiss  modiflcato ,  il  quale  giace 
con  tale  positura  da  rendere  sempre  piu  dimostrato  il  solleA'amento 
circolare  della  serpentina  del  piano  della  Mtissa  ,  a  cui  sta  a  ridosso. 
Esli  e  bensi  vero  ,  che  stando  alia  attuale  sua  indinazione,  non  vi  sono 
troppc  ragioni ,  perche  il  nostro  modo  di  vcdei-e  rimanga  saldo  alle 
obiczioni  ;  ma  convicne  ponderare  i  cambiamcnti  apporlali  dai  filoni  , 
(he  sorsero  posteriorinente  ai  fatti  di  cui  noi  parliamo  ,  c  dci  quali  una 
bellissima  testimonianza  si  ravvisa  nelle  niolte  screpolature  di  ([uelle 
giogaie ,  ed  infine  cio  compi-ova  il  vallone  sicsso  ,  die  secondo  noi 
ir  stato  originato  dalla  maniera  con  cui  si  sollevarono  le  serpentine 
ilflia  Mussa. 

I  monti  di  quella  valle  ,  die  noi  abbiamo  csplorati  Gno  a  Viu  ,  non 
presentano  fatti  mcritevoli  di  particolare  mcnziouc ,  tanlo  piu  che  le 
roccie  si  conservano  sempre  le  stesse.  Passando  il  coUe  della  Ciannetta 


DEL    PnOFESSOnE    A.    SISMONDA  ^I 

per  I'ilornaic  nella  valle  di  Lanzo  di  quando  in  quando  lungo  quel 
montc  ,  c  da  ambe  le  parti  di  esso  ,  la  serpentina  spunta  traverso  lo 
gneiss,  11  qimlc  quivi  si  scompone  ,  e  si  caml)ia  in  terriccio  giallognolo; 
lo  chc  succeile  parimente  presso  il  monte  di  S.  Ignazio  ;  ed  e  [)recisa- 
incnte  sotto  il  Santuario,  ihe  noi  l'abl)iamo  ossei-valo.  L'incUnazioiie 
degli  «trati  in  questi  ultimi  sili  e  al  N.  25°  0.  di  48°.  Tal  cosa  farcbbe 
ci'«derc  lo  slogameiilo  indipendente  dalle  serpentine,  ciocche  e  falsissimo, 
e  questa  falsita  si  rileva  subilo  badaudo  alia  forma  della  massa  serpen- 
linosa  ,  la  quale  e  clissoidale  ,  permodoclie  i  terreni  stralificati ,  che  si 
trovano  ai  due  estreini  capi  dell'elissoide  debbono  per  nccessita  ritenere 
una  posizione  perpendicolaie  a  quella ,  che  ritengono  le  falilc  situate 
sui  fianclii  del  mcdesimo. 

Ho  tralasciato  di  accennare  il  terrene  alluviale  ,  che  in  piu  luogiii 
copre  le  falde  dei  monti  della  valle  di  Viii ,  non  avendo  in  esso  scorto 
cosa  alcuna  di  parlicolare  interesse;  ma  non  e  cosi  di  quelle,  che  glace 
sotto  11  monte  di  S.  Ignaiio  alio  sbocco  della  valle  di  Lanzo.  To  cbbi 
gla  a  parlare  di  simile  terreno  in  questa  valle  ,  ma  qui  un  fatto  non 
altrove  osservato  vuole,  che  mi  trattenga  a  darne  ragguaglio.  Sul  pendio 
adunquc  dell'accennato  monte  risguardante  il  torrente  Tasso  sono  ac- 
eumulati  massi,  ciottoli,  ghlala,  sabbia  e  terra  in  falde  alternative  colle 
stesse  irregolarita  ,  che  gia  possedeva  11  suolo  prima  del  loro  deposlto. 
In  codesti  materiali  piovenienti  dalle  superiori  montagne  ,  sono  sepolti 
i  vegetabill,  che  crescevano  in  quel  luoghl  anlerlormente  alia  rivoluzlonc, 
a  cui  si  devc  un  tale  accumulauicnto  dl  soslanze  cosl  differcntl ,  che  pel 
lungo  spaeio  di  tempo ,  e  per  altre  cause  non  cosi  facihnente  determi- 
nabili  soflersero  una  tale  alterazione ,  chc  11  scaniblo  nel  I'icercatlssimo 
-combuslibile  fossile  detto  lignite.  E  cpiantunquc  non  si  possa  dubitare 
che  quel  terreno  non  sla  in  un  punto  plu  che  nell'altro  stato  soggelto 
alle  varle  cause  ,  che  su  esso  poterono  opcrare  ,  nulladimcno  i  vegeta- 
blli  ivi  racchiusi  non  posscggono  tutti  il  mcdesimo  grado  d' alterazione; 
ciocche  provienc  forse  dall' Indole  stessa  delle  piante ,  sapendosi  che 
non  tutti  i  Icgni  posli  in  condlzioni  Identichc  provano  eguali  altera- 
zioni  ;  e  quamranche  cio  arrivassc  ,  gli  uni  plii  degli  altrl  vi  reslstono. 
Gil  strati  del  combustiblle  si  ripelono  poi  molle  volte,  e  sempre  accom- 
pagnati  da  due  sottili  strallcelll  dl  sostanza  argillcsa  fra  cui  sono  racchiusi. 
Nelle  altre  sostunze  non  notal  ne  particolarila  di  natura  ,  nc  glaclmcnto 
^ERiE  II.  Tom.  I.  J 


42  OSSERVAZIONI    GEOI.OGICItE    E    MINFn  W.Or.KHi: 

siiigolaie,  solo  clic  si  allcrnano  ,  seiiza  distribuzioiic  die   siiggcrisca  ;il- 
<iiii;i  iinpoilantc  considurazione. 

CONCLUSIONE 

I  falli  iiarratl  conferinano  scm]ire  piu  la  teoria  del  soUevaineiUi 
ogi;iinai  adoltata  da  tutti  i  Geologi ,  invece  della  Nelimniana  ,  die  net 
leiiipi,  ill  cui  la  corteccia  del  globo  era  meno  coiiosciuta,  doiuinava  in  Uittc 
lo  scuolc.  Questi  stessi  fatti  svelano  ancora ,  die  in  questo  piccolo  spazio 
\i  fui'ono  almeno  Ire  soUevamcnti ;  imo  delle  serpentine  conlemporaiieo 
al  sislcma  delle  Alpi  occidentali ,  avvenuto  subito  dopo  la  formazione 
terziaria  media  ;  I'altro  consiste  nei  vai  ii  filoni ,  i  quali  come  il  palesa 
la  direzione ,  uscirono  all'occasione  deU'ultima  grande  rivoluzione  detla 
•lal  signor  Elia  di  Beaumont  delle  Alpi  orientali.  Ma  oltre  questi  due 
soUevamcnti,  noi  ne  crediamo  in  quci  luoghi  un  terzo  ad  essi  anleriore , 
imperocche  ivi  mancano  i  terrcni  crctacei  e  terziarii  mcdii,  ciocche  noii 
dovrebbe  essere  ,  se  quelle  rcgioni  fossero  state  in  quelle  epoclie  im- 
uiei'se  neltc  aequo,  in  cui  siOatti  terreni  si  depositarono ;  e  infiiie  i 
fossili  rinvcuuti  provano  clic  nell'epoca  terziaria  superiore  il  mare  arri- 
vava  lino  allc  falde  della  catena  alpina,  come  ci  proponiamo  di  dirao- 
slrarc   nella  continuazione  di  questo  scritto. 


--TavSTT— 


43 
DE   QUIBUSDAM  INSECTIS  SARDINIAE 


NOYIS  AUT  MINUS  COGNITIS 

Fasciculus    II. 
AUCTORE  JOSEPHO  GENE 


Exliih.  die  Qr  idiiuarii  )838. 


I. 

Cymindis  Marmorae ,  Nod. 

Tab.  I,   Cg.  I. 

j\igra  ,  nitida  ,  capitc  tJioraceque  obscure  ferriigineis  ^  eljlvis  striato- 
pimctatis  ,  interstitiis  parce  punctulatis  ,  margine  exteriorc,  inactila 
humerali  apicalique  ,  antennis  pedibusque  dilute  ferrugineii. 

Longit  3/, -4  li'i-  —  Lalit.    i  "/,  liu. 

Frequcns  sub  lapidibus  in  siiminis  \\\<^\s  del  Genargentu ,  mm.  iiiiiio 
et  iulio. 

Descr.  Species  quoad  elylrorum  jiiciuram  Cjin.  laterali  el  binotaUie 
Fischeri,  nee  non  Cjm.  maculaii  Manucrlieimi ,  afTinis,  sed  ah  hisce 
insectis  rossicis  diversa  capile  llioraccque  impunclalis,  abdomine  nigro, 
jiubescentia  nulla.  —  Caput  oliscurc  ferrugincuui ,  iiilidum  ^  sub  iente 
\ix  punctulatum,  circa  oculos  longitudinal'iler  rugosum,  antennis  dilute 
ferriigineis.  Thorax  capili  concolor,  sulculo  longitudinali  lugulisque  un- 
dalis,  Iransversis ,  irapressus,  marginibus  pracscrlim  poslicis  sublilissiuie 


44  KE    QUIDl'SDAM    INSECTIS    SAUDINIAE    ETf,. 

ruguloso-punctalis.  Elytra  mgro-castanea ,  niluTa ,  profumle  punclalo- 
Striata,  intcrstltiis  parce  et  vix  sensim  punclulalis,  macula  humcrali 
oblonga  cum  inarglne  lalerali  coliercnte,  margine  ipso  lineolaque  apicls, 
inter  striam  2.="  el  3.""  ut  plurimnin  incliisa  ,  dilute  ferrugincis.  Ab- 
domen nigrum,  nilidum.  Pedes  anlenuis  macnlisque  cljlvorum  con- 
colores. 

Spcciem  dixi  in  honorem  Viri  et  Conlegae  praeslantissimi  Eq.  Albevti 
dclla  Marmora  ,  qui  iniprobis  laboribus,  omnigeiiaque  doctrina  Sardiniae 
historian!  naturalem  et  ciTilem  imentis  et  observationibus  summi  prctii 
ditavit. 

II. 

Lebu  nigricolUs ,  Nob. 

Tab.   I  ,  fig.  a. 

Nigra,  iiilida  ,  antennarum\ai-ticulo  primojerrugineo ;  coleoptris JIavis- 


Longit.  2  '/j  liii.  —   Lalit.   i  '/j  li'i- 

Algore  correptam  semel  legi  in  nive  del  GenargenUi ,  ilieunte  iulio, 
Descr.  Lebiae  onines  ,  quotquol  ad  nostram  hacteniis  aetatem  ab 
auctoribus  proditae  sunt,  prothorace  rufio  vel  testaceo  gaudent:  species 
nostra  e  contra  banc  corporis  partem  penilus  nigram  habet,  ideoque 
pcrquam  distinctissima  et  primo  intuitu  dignosccnda  inter  congeneres 
evadit.  —  Caput  parvum,  nigrum,  piinctalum ,  punctis  latis  ,  confluen- 
tibus  ,  ore  peiiitus  concolore.  Antennae  iiigrac  ,  articulo  primo  ferni- 
gineo.  Thorax  niger,  subtransversus,  capite  vix  latior,  utrinqiie  ro- 
tundalus  ,  marginatus  ,  marginibus  reflexis  ,  angulis  anticis  rotiuidatis , 
posticis  rcclis,  profunde  foveolalis,  supra  in  medio  longitudinalilcr  sul- 
calus,  sul)tilissime  transversini  rugulosus.  Sculellum  parvum,  triangu- 
lar e ,  acutum,  nigrum.  Coleoptera  nigra,  striato-punctata ,  interstitiis 
parce  cl  sulitilissinie  punctulatis  ,  macula  magna  humerali  alteraque 
apicali  in  singulo  clytio  ilavis.  Abdomen  et  pedes  nigri ,  ungulis  dum- 
taxat  rnfis. 


AUCTORF.    J.    GENB  45- 

Olisov.  Nix  G cnaigeii tea ,, quae  in  seram  acstdtem  sacpissimc  per- 
dm-at  ,  attenlis  ocalis  lustrala  pluriinas  et  sane  perraras,  quandocpie 
ctiam  prorsus  novas  insectorum  species  mihi  obtutit.  Utnim  vento  per- 
rulsa  illic  tot  animalculn  conciilant  ,  an  nivis  ipsius  nilore  rapla,  uli 
id  ol)llncl  apud  nonnulla  Lejiidoptera  diurna  qiiac  candidis  linlcis  e 
longinquo  advolant,  me  omnino  latet.  Utcuinqne  Tcro  id  accidat,  dolet 
de  Insectis  co  mode  et  loco  inventis  ne  verbiim  quidem,  qnod  ad  mores 
vei  vitae  oeconoiniani  spectct  ,  dici  posse. 

III. 

Caradus  Genei ,  Dej. 

Tab.   I,  fig.    3. 

Oblon^o-ovatas  ,  niger  ,  nitidus ;  thorace  subquadrato ,  rugoso;  cljlris 
conjerlissime  striato-piinctatis ,  interstiiiis  interruptis  ,  Uneolis  majo- 
ribus  elevatis  triplici  serie. 

Longit.    ID- 1 1   lin.  —  Latit.  4-5  ''D- 

In  montibiis  di  Limbara  frequens  ineunte  primovere;  reliquis  anni 
teinporibus  aeque  in  monlilius  obvius ,  sed  admodum  rarns. 

Descr.  Hoc  insectum  idem  esse  ac  Carabum  quemdam  a  clariss. 
Doctore  Ramburio  in  Corsica  inventuin  et  a  Comite  Dejcan  in  2.'  Ca- 
lalogi  sui  editione  Rambnrii  nomine  indigitatum ,  patriae  \icinitas  et 
nonnuUorum  Eutomologorum  sententia  primum  mihi  persuaserat.  Op- 
portune altamen  de  hac  synonymia  serins  dubitavi;  species  enim  cele- 
berrinio  Parisicnsi  Entomologo  commiinicata  a  Carabo  corsico  diversa, 
thorace  in  primis  sidjquadralo  (i),  habila  fuit  mihique  bcne\olenter 
dicata.  —  Corpus  totum  nigrinn  ,  nitidum  ,  supra  vix  sensim  metalle- 
scens  ,  oblongo-ovatum  ,  magnitudine  et  forma  Carabi  Rossii ,  Bon. 
Caput  parvura  ,  inter  octilos  parce  et  vage  punctulatum  ,  pone  ocnlos 
rugulosum.    Antennae  nigrae  ,    articulis   ultimis    brvmneo-pubescentibus. 


(1)  Thorax  Carabi  Hamburii  valde  coriliformis.  Dc).  in  litt. 


46  DE    QUIBUSDAM    INSECTIS    SARDrwiAE    ETC. 

Tliorax  subqiiatlralus  ,  lalus ,  antice  posticeque  cmargiiialus ,  angulis 
anlicis  rotundalis,  poslicis  dilalatis,  subrcflexis  ,  fere  reclis  ,  liiica  media 
lon"iludiiiali ,  punclis  confertis  rugulisqiie  flexuosis  impressus.  Sculelhim 
pavvum,  transversum.  Elytra  convexa,  ihorace  Iriplo  longiora,  confer- 
tissime  slriato-punclata,  slriis  punctisquc  minutissimis :  inlerstitia  ele- 
vala ,  inlerrupla ,  in  lineolas  seriales ,  oculo  armato  postice  aculeatas  , 
divisa,  lineolis  tertii,  seplhiii  et  decimi  maioribus  magisque  elevatis. 
Pedes  nigri  ,  nitidi. 

Obseiv.  Faleoi-  me  noii  sine  quadam  repugnanlia ,  immo  invilo 
prorsus  animo ,  specicbus  mild  dicatis  locum  in  hoc  fasciculo  dedisse : 
sed  necesse  id  milii  erat  praestandmn  ,  eo  enim  tempore  quo  cl.  Dejean 
banc  honoris  significationem  largiebatur,  icones  iam  aeri  absolverat 
caelator. 

IV. 

Nebria  Genei ,  Dej. 

Tab.  I ,  ng.  4. 

Testacea  vel  ferruginea   eljtris  obscuvioribus ;   thorace  postice  valde 
coarctato;  pectore  nigro  ,  nitido. 

Longit.  4-4'/.  bn.  —  Latit.   1  /,  lin. 

Secus  torrentes  et  rivulos  montanos  Sardiniae  boreabs  et  mediae 
sub  lapidibus  frequens,  ram.  iunio  et  iulio. 

Observ.  Hauc  speciem  ISebriae  pectoralis  nomine  in  Museo  Tauri- 
nensi  atque  in  blleris  designaveram  :  cum  vero  nonnuUa  einsdem  spe- 
rimina  Comiti  Dejeanio  misisscm ,  Vir  clarissimus  aliam  iam  extai'e 
Nebriam  itidem  nuncupatam  monens  inventoris  nomine  distinctam  re- 
inintiavit. 

Descr.  Nebriae  Schrebei'sii  Dahlii  colore  aliquantum  aflinis,  sed 
statura  minorc,  thoracis  forma  longe  alia,  abdomineque  testaceo  abunde 
dislincta.  —  Color  in  speciminibus  iiuper  exclusis  flavescens  vel  dilute 
lirrnginfus ,  in  rcliquis  rufo-brunneus  ,  elytris  obscurioribus.  Caput 
giabrum  ,  inter  antennas  bifoveolatum  ,  verlice  pauUisper  et  transversim 
dcpresso.  Thorax  brevis ,  glaber  ,  in  medio  sulcatus ,   postice    confertim 


ALCTORE    J.    CE.NE  / 

4? 


punctalus  ateribus  late  marginatis,  .nargine  elevato  ,  .eflexo  ante 
meduun  valde  dilatatus  ,  poslice  truncatus  ,  vaUle  cons.rictus,  a'n.ulis 
i-ec US  :  C.SCO  m  perfectissimis  individuis  nigrescente.  Colcoptra  angustc 
ovata  thoracis  basi  duplo  latiora  ,  apice  Icniter  sinuata,  subangustata 
supra  depress.uscula,  punctato-striata,  ialerstitio  tertio  punclis  c.uatuor 
V.X  consp.cuis  impressis.  Corpus  sdHus  cum  pedibus  dilute  ferru-i- 
neum,  vel  testaceum ,  mcsothorace  et  metathorace   nigris,    nitidissiml. 

V. 

NoTioPHiLus  marginatus ,  Nob. 

Tab.  II,  fig.   ,. 

Supra  aeneus,  nitidus  ;  fronle  prof  undo  striata;  eljtris  cjaneis ,  pimctato- 
strums,  bijovcolath ,  plaga  suturall  nitidlssima  ;  marginibus  extimo 
et  apicali  late  Jlavescentibus. 

Longit.  3  '/„  lin.  —    Latit.  7,  lin. 

Semel  lectus  prope  rivukim  in  montibus  di  Corruboi,  m.  iunio 
Descr.  Notiophilo  biguttato  Fabr.  n.inor.  _  Caput  cupreo-aeneum 
Ironte   inter    oculos    profunda    et   longitudinaliter  striata.    Antennae  ni- 
giae,    uifenus    lestaceae.    Thorax    aeneo-virescens ,    cupreo    perfusus 
pmiclat,ssnnus,  antrorsum  in  medio  productus  ,  acumiualus,  longitudi- 
nahter  obsolete  nnpressus ,  postice  anguslatus ,  utrinque   subfoveolatus 
angul.s  rect.s.   Elytra  cyanea,    nitidissima;    iuxta    suturam  stria    Integra 
I'unctata;  dem  spatium  latum,  laevissimum,  politum;  superficies  reliqua 
exterior  rcguianter  punctalo-striala,  vilta  flaveseenli  ab  angulo  humerali 
ad  ap.cem  producta,  ibique    valdc    dilatata  :  paullo  ante  medium    disci 
lovcola    magna    unpressa  ,  altera    autem    minor    prope    apicera.    Corpus 
infra  nigro-aeneum,  nitidum.  Pedes  nigro-aenei  til)iis  testaceis. 

Species  haec  vilta  elytrorum    fiavescente    a    congeneribus    hucusquc 
cognius  adco  et  tam  perspicue  diflert,  ut  vix  fusa  descriptione  indigeat. 


48  OJE    QUIBUSDAM    INSECTIS    SARDINIAE    ET<:. 

VI. 

Chlaenius  auricollis,  Dahl. 

Tab.  I,  fig.  5. 

Capile  viridi-aeneo  ,  iiitido  ;  thovace  concolore  vel  cupreo  nitente  , 
glabro  ,  puree  punetato  ,  pimetis  in  series  lovgitiulinales  digeslis  ; 
eljtris  t>iridi  vel  cupreo-aeneis ,  pubescentibus ,  striatis ,  striis  subti- 
lissime  granulatis  ,  margine  Jlavo ;  anteniiis  pedibusque  dilute  testaceis, 
geriiculis  tarsisque  Juscis. 

Longit.  6;/ -7  lln.  —  Lalit.  2^/^-3  I'm. 

Secus  amnes  et    paliides    in    Sardinia  pi'aesertim  austi'ali  et  media , 
toto  anno ,  -vulgatissimus. 

Descr.  Chlaenio  festivo  ,  Fabr.  valde  afllnis  ,  sed  snadente  innix- 
merorum  speciminum  inspccti-one  ad  propriam  et  distinclam  specieni 
rei'erendus.  —  Color  capitis  constanter  viridi-aeneus,  nilidiis,  numquani 
vero  ,  ut  in  Chlaenio  festivo  ,  cupreus  vel  cnpreo-perfusus.  Antennae 
testaceac.  Thorax  capiti  intei-dum  concolor ,  saepius  cupi'eo-pei'fusus  , 
parcissime  rugidosus  ,  sub  lente  subtilissime  et  confertim  pnnctulatus  , 
punctorumque  maiornm  seriebus  sex  vel  ocio  longitudinalibus ,  fere  re- 
gularibiis,  impressus.  Scutelluin  aeneum.  Elytra  viridi  vel  cupi'eo-aenea, 
pubescentia ,  striata ,  interstiliis  subtilissime  granulatis,  margine  flavo 
posticc  pauUo  latiore.  Corpus  infra  nignnu  ,  nilidum,  abdomiue  pcnitus 
concolore ,  nee  flavo  aut  testaceo-marginato.  Pedes  dilute  testacei , 
geuiculis  tarsisque  iufuscalis> 


AUCTORE   J.    GENE  ^g 

VII. 

Agelaea  ,  Nob. 

Novum  genus  e  Feroniarum  tribu. 

Cliaracteres  essentialcs. 

Tarsorum  anticorum  articuli  tres  primi  in  mare  ililalali,  coitli- 
foniies. 

Palpi  clongati ;  maxlllarcs  externi  articulo  2.°  crasso ,  incurve  ; 
3."  obconico  ,  4-°  fusiformi ,  acute,  vix  truncate;  labiates  articulo  ul- 
timo subulate. 

Jntcnnae  filiforines,  corporis  dimidio  longiores  ,  articulo  i."  incras- 
salo  ,  mciliocri;  3.°  brevi;  3.°  omnium  longiore. 

Labium  prominulum ,  quadratum,  anlice  recta  truncalum. 

Mandibulae  porrectae ,  trigonae  ,  parum  arcuatae  ,  acutae. 

Mentum  emarginatum,  dente  medio  acutissimo. 

Descr.  Caput  elongalum,  fere  rhombeidale  ,  oculis  par\is,  dcpla- 
natis ,  neuliquam  promiuulis ,  ciista  seu  cannula  superoculari  anguslis- 
sima  ,  parura  elevata  ,  vix  conspicua.  Antennae  corporis  dimidio  lon- 
giorcs  ,  articulo  i.°  incrassato,  cylindrico  ,  mediocri  ;  2.°  brcvi;  tertio 
omnium  longiore.  Labium  prominulum  ,  quadratum  ,  anlice  transverse 
cl  omnino  recta  truncatum.  Mandibulae  porrectae  ,  trigonae  ,  parum 
arcuatae ,  acutae ,  latere  interne  vix  crenulatae.  Maxillae  elengatae , 
acutissimae ,  inlus  pectinatac.  Palpi  maxillares  externi  valde  elongati , 
articulo  secundo  magno  ,  crasso,  depresso  ,  incurve  :  3.°  obconico,  te- 
reti ,  sequenti  parum  breviore  ;  4  "  fusiformi ,  acute  ,  apice  vix  sensim 
truncate  :  maxillares  interui  ct  labiales  articulo  ultimo  fusiformi,  subu- 
late. Jlenlum  laic  emarginatum ,  dente  medio  producte ,  acutissimo. 
Thorax  valde  clongatus  ,  cenvcxus  ,  anlice  posticeque  recta  truncatus  , 
lateribus  marginatis,  pone  medium  anguslatus.  Coleeplra  oblongo-evata, 
capite  tUoraceque  latiora,  convexa:  alae  nullae.  Pedes  validiusculi ,  clon- 
gati ,  libiis  antlcis  latere  interne  profunde  excisis.  Tarsi  infra  valde  se- 
losi  :  j)oslicorum  nrticuli  clongali ,  subcylindrici ;  inlermcdiorum  bre- 
viusculi ,  obconici ;  anticorum  in  ulroque  sexu  obcordali ,  in  mare 
Serie  II.  Tom.  I.  o 


5o  DE    QUIBUSDAM    INSECTIS    SARDINIAE    ETC. 

cHlalati,   i.°  rcliquis  crassiore ,  2."  et  3.°  transversis.  Ungues  longiusculi , 
gracilcs  ,  ncutiquam  scrrali. 

Nonien  ab  A'^^Xafo;  -  grcgarius. 

Observ.  Quoad  habitum  genus  hoc  geneil  Stomis  Clairv.  quam  pro- 
xiine  accedit  :  ab  eo  tamen  ditrert  antennarum  articulo  3.°  omnium 
iongissimo  ;  palporum  maxillarium  et  labialium  articulo  ultimo  subulato, 
oculis  planis  ,  etc. 

Locus  in  methodo  inter  Cephaloddes  et  Stomides. 

Agelaea  fulva ,  Nob. 

Tab.  II  ,  fig.  a. 

Fulva ,  eljtris  striatis. 

Longit.  3  '/^  ■  3  /I  lin.  —  Latit.   1  lin. 

Frcquens  hoc  insectum  et  saepe  gregarium  occurrit  in  arborum 
truncis  marcescentibus  ,  secus  rivulos ,  in  editioribus  del  Genargentu  , 
mm.  iunio  et  iulio. 

Descr.  Caput  glabrum  ,  inter  antennas  bifoveolatum.  Thorax  in 
medio  sulcatus  ,  linea  semicirculari  entice  impressus ,  postice  obsolete 
transversim  impressus  ,  angulis  obtusis  ,  subrotundatis.  Elytra  striata  , 
interstiliis  glabris^  margine  laterali  seriatim  foveolato.  Color  ubique 
fulvus,  oculis  nigris. 

VIII. 

Anisodactylus  virens ,  Dej. 

Dejean,  Spec.  gen.  des  Coleopt.  T.  IV.  pag.  i35.  n.°  2.  —  Eiusd. 
Jconographie  des  Coleopt.  T.  IV.  pag.  67.  lab.   176.  fig.  2. 

De  hac  specie,  quamvis  nee  nova,  nee  in  Europa  meridionali  rara, 
mcnlionem  obiter  facere  opportunum  existimo,  ut,  quo  egregie  et  con- 
slanter  a  oongeneribus  differt  ,  character  innotescat.  Clarissimus  Dejean 
qui  primiter  hoc  insectum  descripsit ,    colore  tantum  et  thoracis  forma 


AUCTOHE    J.    CENE  .'j  I 

(Hsliuxit :  scil  color,  Icslc  ipso  clavissimo  Auctore,  saepissiine  liulil  nunc 
viriiU-aencus  ,  nunc  obscurus ,  alias  cupreus ;  thoracis  aulem  forma , 
angulis  scilicet  poslicis  rotundatis,  fere  eadem  in  plcrisqup  Anisodactylis 
recurrit.  Finnissiinam  ct  longe  meliorem  notam  ad  hanc  speciein  di- 
i"uoscendam  suppcditat  spina  apicalis  interna  tibiarum  anlicaruni ,  quae, 
simplex  in  reliquis ,  lata  et  evidenter  Iricuspis  in  hoc  Anisodaclyio 
conspicilur. 

Frequens  occurrit  cum  Jnisod.  heroe  ct  btnotato  in  locis  uliginosis 
et  secus  paludes  totius  Sardiniae  ,  jirimovcre  et  aestate. 

1%. 

AcMAEODERA  Borji  ,  Brulle. 

Confer  Fascic.  I.""',  num.   ii. 

Acmaeoderam  Sardoara  ,  quam  eamdem  cum  Acmaeodera  Borji  cl. 
Brulle  esse  existimavi ,  propiiam  et  distinctam  speciem  constituere , 
romparalionis  opportunitate  habita ,  cl.  Spinola  litteris  significavlt.  No- 
mine ergo  Acmaeoderae  Prunneri  ,  quo  primitus  designaveram,  resti- 
luto ,  speciei  nostrae  diagnosis  et  descriptio  haec  erunt  : 

AcMAEODERA  PrunueH ,  Nob. 

Tab.  I,  fig.  G. 

Elongata  ,  convexa  ,   nigro-aenea  ,  pubescens ;   eljiris    sub-coeruleis  , 
profunde  punctato-striatis  ,  interstitus  punctato-rugosis. 

Longit.  3  /.  lin.  —  Latit.   i  '/s  hn. 

Circa  Iglesias  primum ,  dein  in  agi-o  Karalitano  invenla. 

Descr.  Magnitude  et  forma  Acmaeoderae  i8-guttatae ,  Herbst.  — 
Corpus  subtus  planiusculum ,  supra  convexum ,  punctatissimum ,  pube- 
scens, pube  rariuscula,  erecta,  supra  nigrcscente,  subtus  albida.  Cajuit 
turn  antennis  et  ore  nigro-aeneum  subnilidum.  Thoi-ax  concolor,  aniice 


52  DE    QUIBUSDAM    INSECTIS    SARDINIAE    ETC. 

posliccque  Iruncatus ,  basi  utrinque  obsolete  foveolatus ,  lateribus  sub- 
dilalatis ,  i-otundatis.  Coleoptra  subcoerulea ,  iiitida ,  profunde  striato- 
puiiclala ,  intersliliis  punctalis  ,  rugulosis,  pone  medium  declhia,  mar- 
t;inc  exlcnio  versus  apiccni  argute  serralo.  Abdomen  nitidum  ,  peclore 
pedibusquo  obscurioribus. 

Lconardus  de  Prunner ,  Augustanus  Svevus,  gallico  bello  adpropin- 
quante  pedcmontana  inivit  stipendia.  Olia,  quae  vcl  praesidla  vol  breves 
induciae  dabanl,  Insectorum  studio  navus  iropendidit ,  Lepidopterorum 
in  j)rimis  ordincm  colens,  scriptisque  editis  illustrans  (i).  In  Sardiniam 
cum  Teutonica  Legione  de  Brempt ,  anno  1799,  transveclus  Musaeum 
Karalitanuni  ,  iubeute  Cauolo  Felice,  insulae  prorege,  incohavit,  auxit, 
ditavit.  Obilt  Karal'Jjus  anno  i83o,  Pro-tribunus  pedilum  et  Eques 
Maurilianus. 

X. 

Anthaxia  scutellaris  ,  Nob. 
Tah.  I,  fig.  7. 

Oblongo-ovata ,  depressa ;  thorace  supj'a  coeriileo  ,  linea  media,  longi- 
tudinali  inarginibusque  viridi-aeneis ;  eljtris  rubro-cupreis ,  nitidis- 
simis  ,  macula  circa  scutellum  triangulari  viridi-aenea. 

Longit.  2  ■/.  -  3  lin.  —  Latit.  '/,  lin. 

In  floribus  sat  frequens,  aestate. 

Descr.  Stalura  et  forma  Anihaxiae  niddidae ,  Fabr.  —  Corpus 
lolum  ,  abdomine  excepto,  creberrime  rugoso-punctulatum ,  subtus  viridi- 
aeneuni ,  nitidissimum ,  supra  viridi ,  cocinileo  ,  cupreoque  varium. 
Caput  in  foeuiinis  nigro-coerulescens ,  liueola  media  vcrticali  viridi- 
aenea  ,  in  maribus  viridl-aeneum.  Thorax  supra  parum  convexvis ,  pone 
medium  utrinque  obsolete  foveolatus ,  cocruleus,  linea  media  longilu- 
diuali ,  margine    antico    lateribusquc    viridi-aeneis.    Scutellum    parvum , 


(1)  Lepidoptcn  Pcdcniontana  illustrata.  Augustac  Tauiiuorum ,  apiid  GuaiU ,  1798. 

Dellc  Larvc  d*  Europa  finora  dcscrittc  dagli  Aulori  di  Storia  Naturalc  coll*  indicc  dcUc  piantt- 
di  cui  si  nodriscono.  Torino  ,  1793  ,  daila  Stampcria  di  Oiiorato  Dcrobsi. 


^  AUf.TORE   J.    CENK  53 

sublriangulare  ,  obscure  aencum.  Coleoplra  parum  convexa ,  rubro- 
ciiprea,  niliiUssima  ,  macula  magna  circa  sciitcUum  triangulari ,  viridi- 
aenea.  Pedes  obscure  viriiU-aeiiei :  femora  crassiuscula :  t'd)iae  foemi- 
Jiarum  subrcctae  ,  simpliccs  ;  murium  ,  cxceptis  iiilermediis  ,  Talde 
arcualae,  anticis  intus  miiuilissime  dcnticulalis  ,  posticis  dente  parvo  , 
obtuso  ,  prope  apicem  inslruclis. 

Anlhaxia  Passerinii ,  quam  solertissimus  Pecchioli  in  Hetruria  nuper 
detexit ,  quamque  egomet  in  Sardinia,  superiori  aestate,  bis  obviam 
habui,  Anlliaxiae  huic  nostrae  cquidem  acccdil  colore  elylrorum  ruljro- 
cupreo  ,  maculaque  circa  sculellum  \iridi-aenea;  sed  abunde  differt 
i.°  statura  raaiore  ct  laliore;  2.°  thorace  viridi-aeneo  vittis  duabus  coe- 
rulesccnlibus  ;  3.°  elylrorum  margine  laterali  tenuissime  viridi  aeneo. 
An  convcniat  vcl  dilt'erat  femorum  quoque  tibiarumque  slruclura  ,  me 
latet  ,  quot  enim  specimina  Imius  insecli  in  collectione  mea  extant  turn 
e  Sardinia  relata,  turn  ex  Hetruria  accepta,  tot  faeminas  esse  videntur, 
ideoque  dubiis  illis  dirimendis  vix  apta. 

XI. 

Anthaxia  ferulae ,  Nob, 

Tab.  I,  fig.  8. 

Ohlongo-ovata  ,_depressa  ,  aeneo-a.<ifidis ,    mitdissima;    thorace  iitrinque 
cupveo-auruto  vittis  duabus  coerulescentibus. 

Longil.   2  -  3  /,  lin.  —  Latit.   '/j  -  i   lin. 

In  cycladiis  Ferulae  vulgaris  freqnentissima  et  gregaria  ,  ineunte 
aestate.  —  Lurem  vel  aerem  abhorrere  hacc  species  vidctur,  numquam 
enim  contigit  earn  alibi  vel  aliter,{piam  in  foliis  illis  convolulis  abscon- 
ditam  ,  invenire. 

Descr.  Praecedenli  ul  plurimum  minor.  —  Caput  in  maribus 
\iridi-aeneum  ,  in  flieminis  cupreo-auratum  ,  conferlissime  punctatum  , 
fronte  saepius  excaA'ata.  Antennae  viridi-aencae.  Thoi'ax  panmi  convexus 
ulrinque  longitudinaliter  obsolete  inipressus,  glaber ,  viridi-aeneus  in 
maribus,  saepissime  cupreo-auratus  in  faeminis ,  vittis  duabus  coerule- 


54  DE    QUIUUSDAM    INSECTIS    SARDINIAE    ETC. 

scenlibus  iu  dorso,  niarginibusque  externis  lale  ouprco-auralis.  SciUelliiin 
viridl-acncum  ,  tiiangulare ,  apice  obluso.  Coleoplra  ihoracc  vix  laliora, 
secus  basim  transverse  impi-essa,  pone  meilium  aiiguslata,  planiuscula, 
s;labra  ,  margine  lateral!  punclato ,  vir'ull-aenea.  Corpus  infra  viricli- 
aeneam  ,  iiiliilisslmum  ,  pedibus  concoloribns ,  iu  utrocpie  sexu  simpli- 
cibus ,  liliiis  subrectis. 

XII. 

Trachys  rejlexa ,  Nob. 

Tab.  II  ,  fig.  3. 

Obscure-aenea  ,  niiida  ;  eljtris  fasciis  undatis  albido-pilosis  ,    callo   hu- 
merali  magno  ,  elevato ,  reflexo. 

LoDgit.    I  /,  lin.  —  Latit.   i   lin. 

Freqiiens  in  Sardiniae  montosae  salicibvis,  quorum  folia  depascitur: 
aestate. 

Descr.  Species  a  congeneribus  forma  omnino  insolita  discedens. 
Corpus  totum  obscure-aeneum,  nitidum,  postice  deplanatum,  attenuatum. 
Caput  parce  pvmctatum  ,  fronte  late  et  profunde  excavata.  Thorax  bre- 
vissimus  ,  transversus  ,  antice  angustior  ,  lateribus  argute  marginatis , 
postice  valde  sinuatus ,  lobo  intermedio  production  ,  acuminato  ;  supra 
modice  convexus,  inaequalis  ,  parce  in  disco  confertim  secus  margines 
punctalum.  Scutellum  punctiforme.  Elytra  thorace  ^vix  latiora  ,  versus 
apicem  sensim  angustata ,  fere  Iriangularia ,  basi  ti'ansverse  gibbosa , 
humeris  valde  dilatatis  ,  erectis ,  leflexis  ,  auriformibus  ,  vage  et  late 
punctata  ,  pone  medium  secus  margines  extimos  callosa ,  fasciisque  an- 
gustis  undulatis  e  pills  rigidis  depressis  albidis  variegata.  Pedes  gi'aciles 
corpori  toncolorcs. 


AUCTORE    J.    GENE  55 

XIII. 

Cantharis  Genei,  Dejean  in  lilt. 

Tab.   I,  fig.  9. 

Nigro-Jusca ,  piibescejis ;   capite    antice,    tliorace    supra,    abdomineque 
testaceis. 

Lougit.  4  "  4  /'a  '"!•  —  Latit.    i  -  i  '/^  !'"• 

In  Sardinia  montosa  sat  frcquens,  incuntc  aestale. 

Descr.  Canth.  praecoce  Nob.  maior.  Corpus  tolum  lenue  pube- 
scens.  Caput  ci'ebre  punctatum ,  nigro-fuscum,  nitidum  ,  antice  seu  ab 
antcnnarum  insertione  testaceiim ,  antennis  palpisque  nigris.  Thora.v 
supra  convcxus ,  inaequalis,  anlerius  declivis,  late  marginatus,  marginc 
omni  reflexo  ,  angulis  anticis  rotundatis  ,  posticis  obtusissimis  ,  iiifiis  , 
inimaculatns.  Scutellum  nigrum  ,  ti'iangulare.  Elytra  elongata ,  thorace 
pauUulum  latiora  ,  paiiim  convexa ,  nigro-fusca ,  creberrime  ruguloso- 
punctata  ,  margine  laterali  basi  tenuissime  testaceo.  Alae  nigro-fuscae. 
Truncus  infra  nigro-fuscum ,  abdomine  penitus  testaceo.  Pedes  nigri 
femoribus  basj  ungulisque  testaceis. 

Observ.  Mas  diflert  a  faemina  statura  allcjuantum  minore,    antennis 
longioribus  oculisque  magis  prominulis. 

XIV. 

Cantharis  incidta  ,  Nob. 

Tab.  I  ,  fig.  10. 

Testacea ,  elytris  stramineis ;  antennis,  pectore ,  tibiis  tarsisque  nigris. 

Longit.  4  ■  4  /»  li"-  —  Latit.    i  -  i  'j^  lin. 

In  montibus  ,  aestate ,  frecpicns, 

Descr.  Magniludo  et  forma  Cantharidis  Genei.   —   Corpus  lotum 
tenuissime  pubesccns.  Caput  crebre  et  laeviter  punclulalum ,   nitidum , 


56  DE    QUIBUSDAM    INSECTIS    SARDINIAE    ETC. 

lestaceum ,  pone  oculos  iit  jiluritnum  nigrescens.  Antennae  nigrac ,  ar- 
liculo  primo  saepe,  interdum  cliara  gcqiienlibus  Iribus,  subtus  tcslaceis. 
Thorax  ut  in  Canth.  Genci ,  tostaceus,  nitidus,  iinmaciilalus.  SculcUum 
fusciun,  triangulare.  Elytra  elongala ,  llioracc  paulUiUun  laliora,  pai'um 
convcxa  ,  straniinea ,  creberrime  ruguloso-punctata ,  pone  medium  in- 
ternum nonnihil  infuscata.  Alae  nigro-fuscae.  Corpus  infra  lestaceum  , 
mesothoraoc  et  metalhorace  nigi'is  ,  nitidis.  Pedes  teslacei ,  genubus, 
tibiis  tarsisque  nigris  ,  unguiculis  rufis. 

Obsen:  In  nonniiUis  individuis  ,  forsan    nuper  exclusis  ,    pectus   le- 
staceum est.  —  DilTcrentiae  sexuales  eaedem  ac  in  Cantli.  Genei. 

XV. 

Cantharis  chlorotica  ,  Nob. 

Tab.  I  ,  fig.   II. 

Luteo-rufa  ,  nitida,  eljtris  stramineis ;  antennis  ,  palpi s ,  clytrorum 
summo  apice ,  pectore ,  tibiis  tarsisqiie  fuscis  ;  thorace  postice  angu- 
lato ,  angulis  obtusis.  6j. 

Longit.  4  lin.  —  Latit.  '/,  lin. 

Ubique  locorum  ,  sed  praesertim  in  montanis ,    obvia  primovere  et 
ineunte  aestate. 

Descr.  Magnitudine  et  facie  Cantharidi  melanurae  pi'oxime  acce- 
dens.  —  Caj)ul  thorace  angustius,  lulco-rufumj  iiilidum  ,  pnnclulalum, 
fronle  inter  oculos  bifoveolata.  Pal}>i  obscure  fiisci:  oculi  globosi,  nigri, 
maris  magis  ]>rominnli.  Antennae  corpore  parum  breviores,  omnino  ni- 
gricantes.  Thorax  anticc  rotundatns,  postice  trmiratus,  angulis  obtusis, 
undiqnc  lenue  niarginatus,  disco  fere  piano  \n  Jiicmina ,  postice  elevato 
in  mare,  in  medio  obsolete  impressus,  punctulatus,  rufo-luleus,  nitidus. 
Scutellum  triangulare ,  obtusvnn ,  stramincum.  Coleoptra  thoracis  basi 
vi\  laliora,  \aldc  elongala  ,  crebre  rugoso-punrlata,  slraminea,  summo 
apice  infuscalo.  Alae  nigricanles.  Corpus  subtus  luleo-rufum  ,  pectore 
nigro  ,  nitido.  Pedes  nigro-fusci  ,  femoribus  basi  rufescentibus. 

Obscrv.  Coloris  diU'crentia  in  sexubus  nulla. 


AUCTORE   J.    GENE  57 

XVI. 

Dasytes  cinctus ,  Nob. 

Tab.  II ,  Cg.  4. 

Niger,  nitidus  pubescens;  eljtrorum  vitta  submarginali  tibiisque  testaceis. 

Longit.  I  74  lin.  —  Latit.  ^  lin. 

In  herbidis  baud  rarus  alia  Scaffa  prope  Karales ,  ineunte  iulio. 
Descr.  Dasjt.  haemorrhoidali  affinis ,  sed  longe  minor  et  aliter 
pictus.  —  Corpus  supra  nigro-subaeneum ,  nitidum,  crebre  punctulatum  j 
pubescens,  pube  longiuscula,  nigra.  Caput  deflexum,  planiusculum,  crebre 
punctatum,  an  tennis  concoloribus ,  subserratis,  thoracis  basim  vis  attin- 
gentibus ,  a  basi  ad  apicem  sensim  crassioribus.  Thorax  convexus ,  crebre 
et  profundius  punctatus ,  lateribus  rotundatis.  Scutellum  nigrum.  Cole- 
optra  thoi-ace  vix  latiora,  convexa,  confertim  sed  subtilissime  punctulata, 
vitta  utrinque  submai-ginali ,  lata  ,  ab  angulo  humerali  ad  apicem  pro- 
ducta ,  rufo-testacea.  Corpus  infra  niginim  ,  nitidiim ,  subtilissime  pun- 
ctulatiun,  parcius  pubescens,  tibiis,  summo  apice  excepto ,  testaceis. 
Tarsi  testacei  nigro-maculati. 

XVII. 

Dasytes  Jlavescens ,  Nob. 

Tab.  II  ,  fig.  5. 

Elongato-ovatus  ,  pubescens  ,  sordidejlavus ,  ocuUs ,  pectore  abdomineque 
nigris. 

Longit.   1  /,  lin.  —  Latit.  X  lin. 

Semel  lectus  in  herbidis  prope  Mandas,  exeimte  iunio. 

Descr.  Species  forma  et  colore  a  relicpiis  congeneribus,    Europae 
incolis  ,  facillime  dislinguenda. —  Corpus  fere  lineare ,  depressum,  \)\x- 
bescens,  minutissime  i-uguloso-punctatum.  Caput  declive,  antice  rotiui- 
Serie  IL  Tom.  L  h 


jfd  DE   QUIBUSDAM   INSECTIS    SAHDINIAE    ETC. 

datum  ,  sordide  flavum  ,  palpis ,  ociiHs  inaculnque  occipitali  nigris. 
Antennae  thoracis  basim  vix  superantes,  subseri'atae,  articulis  brevibus, 
a  basi  ad  apicem  sensim  crassioribiis ,  flavae  ,  apice  infuscato.  Thorax 
capite  paulluKim  latior ,  convexiusculus,  utrincpie  leniter  rotundatus , 
sordide  flavus.  Scutelluin  nigrum.  Coleoptra  thorace  vix  latiora  sed  triple 
longiora ,  evidentius  punctulata ,  punctis  confertissimis ,  inordinatis  ,  di- 
lutius  flava.  Cor()US  infra  mesothorace,  metathoracc  abdomineque  nigris, 
segmento  ultimo  supra  sordide  flavo.  Pedes  omnino  flavi. 

XVIII. 

NECROpaORus  funereus ,  Nob. 

Tab.  I,  fig.  la  6;  fig.  i3  9. 

Niger,  nitidus ;  eljtris  fascia  ante  medium,  macula  reniformi  apicis , 
margineque  injlexo  inter  fasciam  et  maculam  ferrugineis ;  antennarum 
clai'a  ferruginea. 

Longit.  g/,  liu.  —  Lalit.  3  '/j  lin. 

In  Sardiniae  montosis  sub  cadareribus  sat  frequens,  ra.  iunio. 

Descr.  Neci-ophoro  maritimo  Eschscholtzii  ,  cuius  patria  America 
borealis  occidentalis ,  summopere  afiinis.  —  Capitis  forma  et  color  ut 
in  Necrophoro  vespillone  Fabricii ,  macula  tamen  clypei  omnino  nulla 
iu  faemina.  Articuli  tres  ultimi  clavae  antennarum  feiTuginei.  Thoracis 
struclura  eadcm  ac  in  specie  nunc  memorata  ,  marginibus  dumtaxat  in 
mare  lalioribus  et  magis  explanatis ,  quam  in  faemina.  Scutellum  ma- 
gnum ,  triangulare  ,  valde  obtusum  ,  nigrum ,  subtilissime  et  confertim 
punclatum.  Elytra  crebre  punctulata ,  nigra ,  fascia  ante  medium  macu- 
laque  reniformi  apicis  a  marijine  lalerali  versus  suturam  paullulum 
oblique  adscendentibus ,  ferrugineis  :  fascia  in  mare  interrupta,  videlicet 
maculai-is  ,  sensim  ab  initio  altenuata  et  usque  ad  scutelli  apicem  fere 
|)roJucla;  la  faemina  laliuscida  ,  continua  ,  vmdulato-dentata  ,  a  sutura 
longius  remota :  macula  apicis  transversa ,  a  sutura  ilidcm  discreta ,  re- 
niformis  ,  antice  bisinuata  ,  postice  sinualo-angulata ,  sinu  sive  angulo 
recto  :  elytrorum  margo  inflexus   basi   niger,    inter  fasciam  et  maculam 


ACCTORE   J.    GENE  5q 

apicalem  ferrugineus.  Corpus  infra  nigrum,  nilidum,  metalhorace  dense 
flavo-aureo-villoso.  Pedes  nigri ,  validi ,  condylis  femorum  posticorum 
brevibus  ,  apice  emarginalis;  tibiis  I'cctis. 

Obscrv.  Necrophorus  maritimus  Eschschohzii ,  cuius  specimen  fae- 
naineum  a  clarissimo  Faldermann  missum  in  Musaeo  Taurinensi  adser- 
vatur,  diflert  a  faemina  huius  nostri  clypeo  macula  parva  testacea  no- 
tato;  thorace  angusliore  angulis  anticis  rotundatis ;  fascia  elytrorum 
macular!  sensimque  attenuala  ut  in  move  speciei  noslrae;  macula  apicali 
transversa  magis  angusta  et  elongala;  margine  demum  inflexo  elytrorum 
ab  humeris  usque  ad  apicem,  idest  per  totam  longitudinem,  fernigineo. 

XIX. 

Attagemos  fallax  ,  Nob. 
Tab.  II,  fig.  6. 

Ch'atus ,  niger  ,   tlioracis    basi    albo-notata;    macuUs    in  singula  elytro 
duabus  dicljmis ,  rufis  ,  pube  alba  oblcctis. 


Longit.   I  '/3  lin.  —  Latit.   i   1 


m. 


Sub  ai-ljorum  cortice  hyeme ,  in  floribus  primovcre  et  aestate  fiequens. 
Descr.  Corpus  ovatum,  parum  convexum,  conferlissime  et  subti- 
lissirae  punctatum,  tenue  pubescens.  Caput  parvum  ,  deflexum ,  nigrum, 
tuberculo  frontali  solitario  ,  nitidissimo ,  ocelliformi.  Antennae  nigrae. 
Thorax  brevis ,  antice  emarginatus  ,  postice  duplo  latior ,  sinuatus ,  tri- 
lobus  ,  supra  convexus  ,  niger  ,  margine  posteriori  4-maculato ,  maculis 
parvis,  albo-villosis ,  internis  evidentioribus.  Scutellum  albo-villosum. 
Coleoptra  modice  convexa,  nigra ,  maculis  iu  singulo  elytro  duabus 
didymis  sou  geminatis ,  quainim  prima  obliqua,  humero  proxima,  altera 
subtransversa  ,  ultra  medium  disci  posita ,  ruGs,  pube  densa,  alba  ob- 
tectis.  Pedes  nigri,  tarsis  rufescentibus. 

Obseiv.  Color  rufus  macularum  elytrorum  In  integerrimis  individuis 
a  pube  alba  tegilur,  in  detritis  munde  emicat. 


6o  DE    QUIBDSDAM   INSECTIS   SARDINIAE    ETC. 

XX. 

Attagenus  maritimus ,  Nob. 

Tab,  11 ,  Gg.  7. 

Breviter  ovatus  ,  valde  convexus  ,  brunneus  ,  dense  cinereo-pubescens , 
antennis  pedibusque  testaceis ,  tibiis  latis  ,  extiis  serratis. 

Longit.   I  '/i  lin.  —  Latit.  "/j  lin. 

In  herbidis  alia  Scaffa  prope  Karales ,  m.  iulio. 

Descr.  Animalculiun  singulare  ,  ad  proprium  et  distinctum  genus 
forte  referendum.  —  Corpus  breviter  ovatum  ,  valde  convexum,  Byrrhum 
referens  ,  brunneum,  sed  pilis  brevibus  ,  prostratis,  confertissimis  , 
cinereo-argenteis  supra  ct  infra  obtectum.  Caput  parvum  ,  deflexum , 
planum,  tuberculo  frontali  solilario,  ocelliformi ,  nitidissimo  (i);  palpis 
rufis.  Antennae  testaceae  ,  clava  interdum  fusca.  Thorax  brevis  ,  Irans- 
versus,  convexus,  antice  emarginatus  ,  postice  latior  ,  sinuatus  ,  lobo 
praescutellari  valde  produclo  ,  acuto.  Scutellum  minutum ,  fere  incon- 
spicuum.  Elytra  antice  oblique  truncata,  valde  convexa  ,  in  individuis 
derasis  dilute  brunnea.  Pedes  testacei,  femoribus  tibiisque  breviusculis, 
compressis ,  dilatalis ,  harum  latere  externo  conferte  spinoso  ,  seri'ato , 
tarsis  tibiis  longioribus,  gracilibus. 


(i)  In  AtUgcnis ,  in  Tiogodermatis  ,  in  Antbrenis  constanter  recurrit  tuberculum  sen  punctum 
hoc  oceUiforuic  ,  dc  quo  ,  si  bene  lucmini ,  silent  Auctores. 


AUCTOUE   J.    GENE  Qj 

XXI. 

HlSTER  pUStUloSUS,    NoB. 
Tab.  I  ,  flg.  14. 

Niger,  nitidus;  thorace  antice  subangustato,  stria  laterali sesquiallera  ■ 
eljtris  tri-striatis,  macula  hiunerali  alteraque  subapicali  rotimdis' 
rubris.  ' 

rariat  elytrorum  stria  interna  obsoletissima. 

Longit.  3/,-4  lin.  —  Latit.  2  '/^  -  2  K  lin. 

In  stercore  bubulo  et  equino  Sardinlae  borealis  et  mediae  non  fre- 
quens,  primovere  et  aestate. 

Descr.   Stalura  et  magnitudine  Hist,    /[.notati  ,  Payk.  ,  sed  pauUo 
angust.or.  -  Caput  parvum  ,  defle.um  ,  fronte  plana,  linea  scmicircu- 
lan  impressa,    antice    interrupta.    Antennae   nigrae  ,  articulo  2."  et  3» 
rufis.  Thorax  mger,  nitidus,  convexus  ,  laevis ,  antice  in  mare   late  et 
profunde  emarginatus,  postice  truncatus,  lateribus  subrotundatis,  lineis 
duabus  utnnque    impressis,    exteriori    tenui  ,    abbreviata,    medium  non 
attingente  ,  interior!  profunda,  fere  ad  basim    producta.    Elytra  ni^^ra 
n.t.da,  subconvexa,  tri-striata,  striis  integris ,    interna  saepe  obsoletis- 
s.ma  :  m  medio  smguli  elytri  maculae  duo  rotundae,  rubrae ,  una  prope 
basun,  altera  prope  apieem.  Pedes  nigri,  tibiis  anticis  tri-dentatis,  den- 
tibus  smvi^hcibus,  obtusis   in   mare,    acutissimis    in  faemina:  tarsi  duo 
antici  rufi. 

XXII. 

Geotrupes  geminatus,  Dej. 

Tab.  I ,  fig.  ,5. 

Niger,  subnitidus;  thorace  ^age  punctata,  inermi ;    eljtrU  punctata- 
striatis  ,  striis  per  paria  appraximatis. 

Longit.  5  /,  -  7  lin.  —  Latit.  3  ^  -  4  /,  lin. 

In  editioribus  mentis  Genargentu  yulgatissimus  mm.  iunio  et  iulio 
aliDJ  rarus. 


6a  DE    QUIBUSDAM    INSECTIS    SARDINIAE    ETC. 

Descr.  Species  a  coiigeneribus  egregie  distlncta  et  primo  intuitu 
facile  dignoscenda  elytrorum  striis  per  paria  approximatis.  Magnitude  et 
slatura  Geotr.  laevigata  quam  proxime  accedens.  Corpus  totum  nigrum, 
subniticlum.  Caput  planum ,  crebre  punctatum ,  punclis  latis  saepe  con- 
fluentibus,  tuberculo  medio  obsoletissimo,  interdum  nuUo.  Thorax  utrin- 
que  rotundatus  ,  antice  in  medio  pauUisper  retusus ,  postice  interdum 
obsolete  canaliculatus ,  vage  punctatus,  punctis  hue  illuc,  et  praesertim 
versus  latera ,  maioribus.  Scutellum  triangulare,  aequilaterum ,  pai-ce 
punctulatum.  Elylra  anguste  marginata,  marginibus  reflexis,  transversim 
sed  parce  rugulosa,  punctato-stiiata ,  striis  per  paria  approximatis  ,  in- 
terstitiis  latis,  planis  ,  impunctatis. 

X1LIII. 

Elaphocera  obscura,  Nob. 
Confer  Fascic.  I.  n.°  29. 

Mouuerunt  nonnulli  Entomologi  genus  nostrum  Elaphocera  idem 
omnino  esse  ac  genus  Leptopus  clarissimi  Dejeanii ,  speciemque  nogtram 
sardoam  Melolonthae  denticorni  Duf. ,  idest  Leptopo  deriticomi  Dej. , 
respondere.  —  De  priori  sjTionymia ,  scilicet  de  generum  identitate  , 
nihil  est  in  praesens  quod  dubitem :  cum  vero  nomcn  Leptopus  ad 
aliud  genus  designandum  in  Cimicidum  familia  iampridem  usurpaverit 
cl.  Dufour,  ita  nostrum  esse  conservandum  unicuique  facile  palebit, 
non  itidem  omnino  sentio  quoad  synonymiam  speciBcam  ,  de  qua  nihil 
certi  eruere  valuisse  ingenue  fateor,  speciem  enim  Dufourianam,  quam 
ineditam  nee  nisi  nomine  evulgatam  leor  ,  nondum  comparare  vel  sal- 
tern inspicere  mihi  licuit.  Fidem  utique  Viris  perillustribus ,  qui  harum 
specierum  idcntitatem  nuntiant,  habere  vcllcm,  sed  eorum  sentcntia,  ni 
fallor ,  nominis  tantum  convenientiae  innilitur ,  quae  an  certissimum 
synonymiae  argumentum  conslituere  possit  vehementer  dubilabunt  qui 
permulias  et  prope  dicam  innumei'as  diilerentiarmn  sedes  et  rationes 
in   Insectorum  classe  meniinerint. 

Sed  quoquo  modo  se  res  habeat,  de  genere  Elaphocera  a  me  con- 
dilo  et  de  specie  sardoa  eodem  relata  nonnulla  et  quidem  momentosa 
hie  sunt   diccnda   quae   tertium    seu   novissimum    per  insulam   iter   et 


I 


ACCTORE   J.    GENE  gj 

hispanica  quaedam  species  a  me  nuper  accepta  docuerunt.  Charactcics 
in  priiiiis,  quibus  genus  superstruitur ,  emcndandi  sunt  lum  quoad 
sexuum  dilTerentias ,  turn  quoad  vilae  rationem.  Perperam  et  insolita 
hallucinatione  deceptus  anlennas  in  utroque  sexu  spina  ab  articulo 
tertio  prominenli  instructas  dixi.  Specimen,  quod  faeniineum  ratus  prae 
oculis  time  tcmporis  habebam,  marem  esse  monstrosum,  clava  nempe 
antennarum  abbreviata  abdominecpie  valde  inflate,  serius  animadverti. 
Faemina  genuina,  superiori  tantum  aestate  a  me  inventa,  a  mare  muito 
magis,  quam  fas  erat  coniectare,  discrepat,  caret  enim  spina  antennali 
et  alis,  tibias  praesertim  posticas  crassissimas  habet,  tarsisque  instruitur 
tibias  longitudine  vix  aequantibus.  Spinam  igitur  antennarum,  cum  al- 
tenus  dumtaxat  sexus  propria  sit ,  inter  essentiales  generis  characteres 
non  amplius  esse  recensendam  satis  liquet.  Sed  nova  atque,  ut  ita 
dicain,  decretoria  accedit  ratio,  qua  character  memoratus  a  diagnosi 
generica  omnino  expungcndus  sit.  Mas  speciei  hispanicae,  quam  a  cl. 
Dufourio  Melolontham  Bedeau  nuncupalam  Leptopis  adnumerat  clariss. 
Dejean,  spina  anlennali  penitus  caret,  uti  id  videre  est  in  specimine  a 
cl.  MaximiUano  Spinola  mihi  nuperrime  misso.  Quae  ciun  ita  sint,  spina 
antennali  ad  characteres  tantummodo  speciGcos  amandata,  genus  reli- 
quis  notis  innixum  supererit,  inter  quas  praestant  numerus  et  forma 
articulorum  funiculi  antennarum  et  structura  palporum  maxillarium. 

Nunc  operae  pretiura  est  nonnulla  de  speciei  raoribus  edisserere. 
—  Faemina  Elaphocerae  obscurae ,  more  faeminarum  Cebrioniun,  rilara 
subterraneam  degit ,  cuniculos  inhabilans  vi  propria  effossos ,  quibus  ne 
nuptiarum  quidem  tempore  egreditur:  qua  in  re  non  satis  iimquam 
miranda  elucet  Divini  Auctoris  sapienlia  ,  qui  libiis  ,  ut  supra  memo- 
rav,,  crassissimis  ideoque  ad  fodiendam  terram  a,,prime  idoneis  animal- 
culum  donavit.  Summum  interea  est  marium  negotiiun  facminas  sic 
absconditas  quaeritare  et  inventas  procare.  Mense  iunio,  vespcrtino  dilu- 
culo  accedenle,  in  aridioribus  Sardiniae  plagis  ingens  marium  multitudo 
e  iatibuhs,  qu.bus  diem  peregerunt ,  ad  auras  evadit.  Venere  exciti 
terram  hmc  mdc  incerto  et  praepeli  volatu  radunt  ,  et  si  dcmum  ol- 
factu ,  visu ,  vel  alio  quovis  sensu  moniti  faeminae  habitaculum  nacti 
sunt,  dluc  praecipiles  ruunt.  Tunc  strenuum  oritur  et  spectatu  dignum 
certamen:  cum  enim  plures  eodem  tempore  undequaque  superveniant 
mares,  cuniculi  autem  ostium  et  interior  capacitas  uno  dimitaxat,  nee 
plunbus   sunul,   aditum   permittant,   tota    iUic   coacei-vatur    amasiorum 


64  DE   QUtBUSDAM   INSECTIS   SAnDINUE   ETC. 

turba  magnaque  fit  contentio  ut  quiscpie  aemulos  retrudat  ostioque  po- 
tiatni".  Quo  ab  uno  tandem  vel  vl  vcl  ingenio  consecuto,  copula  initur, 
quae  usque  ad  sequentem  diem  producitur.  —  Cetera,  quae  ad  histo- 
riam  liuius  specie!  pertinent,  ignoro ,  sed  certissimum  prope  est  faemi- 
nam  ova  in  ipso  cuniculo  parere  larvasque  ex  illis  proditas  ,  Rhisotro- 
gorum  more,  plantarum  radicibus  vesci. 

XXIV. 

Cetonia  Sardoa,   Dabl. 

Tab.  I ,  fig.  i8. 

Nigra ,  nitida ,  saepissime  subcoerulea  vel  obscure  virescens,  breviter 
ovata,  subconvexa;  eljtris  immaculatis  confertissime  strlato-punctatis , 
interstitiis  nonnulUs  subelevatis. 

Longit.  8  lin.  —  Latit.  5  lin. 

Gory    et    Percheron  ,    Monogr.   des    Cetoines,    pag.    5g    et  216. 
pi.  40.  fig.  3. 

In  plerisque  Compositis  cynarocephalis  atque  in  umbellatis  frequens, 
aestate. 

Descr.  Species  in  hoc  genere  distinctissima.  Corpus  breviter  ova- 
turn  ,  convexiusculum  ,  nigrum  ,  saepissime  subcoeruleum  ,  interdum 
obscure  virescens  ,  nitidura,  unicolor,  slrigis  vel  punctis  albis  omnino 
carens.  —  Caput  crebre  et  late  punctatum,  planum,  quadratum,  clypeo 
antice  marginato  ,  sursum  reflexo,  emarginato  ,  antennis  palpisque  piceis. 
Thorax  antice  valdc  angustalus ,  latcribus  in  medio  subdilatato-rotun- 
datis ,  lenuissime  mai-ginatis,  postice  sinuatus,  ante  scutellum  emargi- 
natus ,  disco  crebre  et  vage  punctato  ,  punctis  versus  basin  et  ad  latera 
numerosioribus ,  lineaqiie  longitudinali  subobsoleta  elevata.  Scutellum 
triangulare  ,  acutum  ,  glabrum.  Laminae  cuneifonnes  {Epiineres,  Add.) 
punctis  lineolisquc  profundis  inipressae.  Coleoptra  thoracis  basi  latiora , 
a  basi  ad  apicem  sensim  anguslata,  convexiuscula ,  interstitiis  nonnullis 
obsoletissime  elevatis ,  glabris ,  sutura  humerisque  laevibus ,  parce  pun- 


i 


AUCTORE    J.    GENE  Q^ 

ctulatis ,  alibi  confertissime  et  vage  striato-punctala  ,  fossula  prope  su- 
turam  nuUam.  Pygidium  crebre  rugulosum,  marginatum.  Corpus  infra 
nitidum,  parcc  viliosum,  mclastemo  laevi,  canaliculate,  lateribus  con- 
ferlim  strigoso-punctalis.  Pedes  puuctali,  femoribus  latis ,  sublus  mar- 
ginatis  pubecpe  densa  flavescente  ciliatis. 


XXV. 

Cetonia  carthami ,  Dahl. 

Tab.  I,  fig.   1^. 


Laete  viridi-aenea ,  vel  coerulea;  thorace  punctis  duobus,  eljtris  strigis 
plurimis  transversis  albis ;  sutura  costisque  duabus  postice  conjluen- 
tibus ,  elevatis. 

Longit.  7  -  7  /.  lin.  —  Latit.  4  -  4  '/.  lin. 

Gory  et  Percheron,  Monographie  des  Cetoines ,  pag.  6i   et  343. 
pi.  46.  fig.  I. 

Cum  praecedenti  ubique  vulgatissima ,  aestate. 

Descr.  Hanc  Cetoniam  Cet.  auratae ,  Fabr.  varietatem  credit  cl 
Dejeaa  (i)  ,  sad  vix  rite.  -  Color  laete  virldi-aeneus,  vel  cupreus 
vel  coeruleus,  nitidus.  Caput  et  thorax  ut  in  Cetonia  aurata ,  in  hoc 
tamen  puncta  duo  alba  in  disco  transversim  posita.  Elytra  punctis  et 
luuulis  crebris  impressa  slrigisque  albidis  transversis  notata ,  sutura 
costisque  duabus  evidentissimis ,  supra  callum  apicalem  confluentibus  , 
elevatis.  Pygidium  albo-maculatum.  Corpus  infra  pilosum,  segmentorum 
abdominalium  marginibus  utrinque  albis :  pectus  conferte  sirigoso-pun- 
ctatum,  metaslerno  laevi,  canaliculato :  abdomen  glabrum  ,  punctis 
aliquot  sparsis  impressum.  Pedes  punctati ,  femoribus  sublus  pube  fla- 
vescente ciliatis. 

Observ.  Varietas  coerulea  aeque  ac   viridi-aenea  frequens  occurrit  ; 
rarius  cuprca. 


JO  Catalogue  dcs  CoIdopU-res ,  troisiime  edition,  pag.  .92. 

Serie  II.  Tom.  i. 


66  DE    QUIBUSDAM    IRSECTIS    SARDINIAE    ETC. 

XXVI. 

Tricsius  fasciolatus ,  Nob. 

Confer  Fascic.  I.  n.°  3i.  fig.  32.  6. 

Perperam  liuiic  Tricliium  ineditum  iuilicavi:  invenusla  quidem  icone, 
sed  descriplione  aflabre  tllgesta  illustnUus  exlat  sub  nomine  Trichii 
zonatl  in  Fasciculo  XIV.  n.°  3.  Faunae  Inscctoi'um  Eiwopae  clarissimi 
Gerinarii,  (juatn  serins  tantiim  consulere  ])otui.  Nomen  ergo  a  celeber- 
riuio  IJalfiisi  Professore  iampridem  indilum,  meo  sublato  ,  servandum : 
cum  vero  Vir  clarissimus  marem  dutntaxat  noverit  et  descripserit ,  nee 
fgoract  alterum  sexum  ,  nisi  aestate  anni  i836,  Fasciculo  n^mpe  i.° 
iam  evulgato ,  observaverim ,  specici  diagnosim  et  descriplionem  se- 
quenti  modo  reformatas  el  auctas  prodere  consultum  duco  : 

Trichius  zonatus  ,  Germ. 

Tab.  1,  fig.  l6.    Ij. 

Niger ,  Jlui'o-hiftus ;  thorace  infaeminis  depili,  utrinque  flavo-marginato  ; 
eljtris  atris ,  holosericels ,  macula  magna  lunata  baseos  fusciaque 
interrupta ,  abbreviata  ante  apicem ,  luteis. 

Longit.  5-5  '/^  lin.    —   Latit.  3  lin. 

f^'ariat  |3.  Elytrorum  fasciis  angustissimis ,  obsoletis. 

Variat  y.  Eljtris  penitus  nigris. 
In  floribns  praesertim  Cislorum  et  UmbcUatarum  Sardiniae  borealis 
et   mediae    frctpiens    m.    iunio.    —   Larvae    vita    ct    melamorphoses    in 
Quercus  suberis  cortice. 

Descr.  Caput  deflexum,  nigrum,  dypeo  producto,  quadrate,  mai-- 
ginato,  apice  leviler  emarginato ,  vcrtire  (lavo-hirto.  Antennae  rufae  , 
basi  apircque  nigro-piceis.  Tliora.\  olilongtis  l)asi  jjisinualus,  anlrorsum 
angustalus  ,  puncLatus  ,  uiger,  in  mare  flavo-iurtus ,  unicolor  ,  va  fae- 
minu  depilis,  margine  laterali  flavo.  Scutellum  triangulare  apice  obtusiun, 


I 


AUCTORE   J.    GENE  67 

parce  pilosum.  Elytra  atra,  holoseiicea ,  subliliter  et  obsolete  striata  , 
macula  lunata  humerum  chigente  ,  fasciaque  intra  medium  et  apicem 
utrinque  abhreviata  medioque  interrupta ,  luteis.  Pygidium  albo-liirlum 
ill  mare,  apice  pilis  rarioribus  obsituui ;  flavo-hirtum  In  Jliemina ,  apice 
denudalo  ,  iiigro.  Corpus  subtus  nigrum,  flavo-hirtum,  abdomine  magis 
denudato  ,  segmenti  penultiml  basi  in  mai-e  maculis  duabus  ftilvo-tomen- 
tosis.  Pedes  nigri ,  tibiis  exlus  dente  obluso  armalis. 

Varietas  p  non  admodum  rara:  variolas  y  semel  tantum  lecta  inter 
Tcmpio  el  Terrauova  in  mentis  decUvitate  dicta  la  Scala. 

XXVII. 

DoKcus  musimon,  Nob, 

Confer  Fascic.  I.  n.  32.  Gg.  aS.  9. 

Sunt  uonnullae  in  lusectorum  classe  sexus  differentiae  ,  quas  nullo 
mode  a  priori  prospicere  vcl  coniectura  assequi  peritissimi  etiam  na- 
turae scrutalores  valent.  Ubi  enim  analogiae  praevia  desunt  exeuipla, 
vel  ubi  haec  eadem  exempla  differentiis  sexuallbus  in  uno  vel  allero 
genere  statos  limites  constituere  videntur,  insolitam  naturae  oeconomiam 
suspicari ,  novasque  foriiias  coniectare ,  otiosiun  esse  unusquisque  facile 
sentiet.  Ab  hisce  scxuum  difl'erentiis  non  antea  perspectis  plures  utique 
erroi-es  in  methodum  manaverunt  et  iugiter  manant ,  sed  huiusmodi 
errores  excusatione  digni  sunt ,  scienliaeque  potius  quam  Aucloribus 
Iribuendi.  —  Hisce  obiter  sed  non  inconsulto  meuioratis ,  minime  pudet 
diagnosira  speciGcam  Dorci  musimonis  iu  Fascicule  I.°  a  me  edilam 
omnino  mancam  declarai'e.  Specimen  quod  prope  Iglesias  legeram  anno 
i835,  faemina  erat ,  sed  longissune  aberam  quin  earn  ab  altcro  sexu 
toto  coelo  diversam  animo  el  cogitatione  efiingerem  ,  uti  id  serins,  in 
secundo  scilicet  itinerc  ,  mauifeste  didici.  Elytrorum  elcgantissima  scul- 
ptura ,  quam  uli  notam  praecipue  speciGcam  et  egrcgie  difl'erentialem 
praebui ,  in  faeminis  quidem  conslantissime  occurrit  ,  sed  in  maribus 
deest.  Quapropter  sequenles  speciei  cbaiacteres ,  utrique  sexui  accom- 
jnodati ,  prioribus  erunt  suflicicudi : 


68  DE    QUIDUSDAM    INSECTIS   SARDINIAE    ETC. 

DoRCus  musimon  ,  Nob. 

Tab.  I,  fig.   19    6. 

Niger,  iiitidus ,  depressus;  mas  capite  magno ,  transversa,  inermi , 
antice  late  truncato  ,  mandibuUs  capite  longioribiis ,  dente  medio  , 
elevato  ,  supejme  instructis  ,  clytris  glaberrimis  ;  faemina  capite  an- 
guslo  ,  rotundato  ,  variolosa  ,  tiiberculo  frontali  elevato  ,  mandibuUs 
brevibus  obsolete  dentatis ,  eljtris  confertissime  et  profunde  striato- 
pimctatis. 

Longit.  maris  7X-  i3  |^  I'm.  —  Latit.  3  -5  lin. 
»      faem.    8  /.  -  1 1   lin.  —  Lalit.  3  -  4  '/»  ''"■ 

Singulare  hoc  insectum ,  rai'ura  uti  videlui-  in  Sardinia  auslrali , 
avesarium  et  numerosissimum  inveni  sub  cortice  Ouercuum  emortuaniin 
in  sylvis  monlanis  Gallurae  ,  Montis-aculi ,  Goceani ,  Ollasti'ae ,  etc. , 
primovere  ct  aestate. 

Descr.  maris.  —  Facies  Dorci  parallclepipedi ,  sed  magis  elon- 
gatus.  —  Corpus  totura  nigrum,  nitidum ,  laevissimum,  impunctatum. 
Caput  latitudine  fere  thoracis,  dechve,  clypeo  deflexo,  transverso ,  bre- 
vissimo  ,  lato  ,  abrupte  truncato.  Mandibulae  capite  parum  longiores , 
validae  ,  acuminatae  ,  dente  miico  ,  medio  ,  obtuso ,  adscendente.  Thorax 
transversus ,  latus,  undique  marginatus,  lateribus  subrcctis,  angulis  po- 
slicis  oblique  truncatis.  Elytra  subdepi-essa ,  thorace  fere  angustiora , 
angulo  humerali  prominent!  ,  acuto.  Pedes  valid! ,  tibiis  spinosis. 

f^ariat  interdum  elytrorum  basi  punctato-slriata:  hanc  vero  anoma- 
liam  in  speciminibus  minimae  magnitudinis  dumtaxat  observavi. 

Quoad  faeminam  confer  descriptionem  in  Fasciculo  I.°  editam. 

Observ.  Species  haec  Uropodis  {Acarus  vegetans,  De  Geer. )  miri- 
fice  infestatur.  Sunt  mihi  nonnuUa  specimina  hisce  Parasitis  adeo  obsita 
ut  vix  dignosci  queant. 


AUCTORE   J.    GENE  6g 

Tentyria  monticola  ,   Nob. 

Tab.  II  ,  Gg.  8. 

Nigra  ,  nitidissima  ;  thorace  globoso  ,  oblongiusculo  ,  margine  postico 
integerrimo  i  eljtris  oblongo-ovatis ,  a  basl  ad  apicem  seriatim-foveo- 
latis  ,  intcrstUus  elevatis. 

Longit.  6-7  I'm.  —  Latit.  2  '/» -  3  lin. 

Tenlyriae  omnes,  quas  novi,  planitics  mari  conlerminas  liltoi'aque 
ipsa  maritima  inhabitant.  Haec  species  e  contra  quam  allissime  supra 
maris  libcUam  ,  nee  alibi,  occurrit.  Pi-imum  reperi  in  caeumine  mentis 
Spada  ,  cuius  alliluilo  iGoo"'  circiter  aequat,  dein  frequentissimam , 
ineunte  iunio ,  in  montibus  qui  page  Baunei  supereminent. 

Descr.  Tentjriae  Floresii ,  dc  qua  in  Fascicule  I.°,  simillima  , 
seel  colore  longe  nitidiore,  statura  maiore  ,  elytrorum  punctis  evidentio- 
ribus,  etc. ,  diversa.  —  Color  uliique  ebeninus,  nitidissimus.  Caput  supra 
laeve,  subtiliter  punetulatum,  linea  superoculari  elevata,  basi  subtus 
foveolatum.  Thorax  globosus,  oblongiusculus  ,  laevis,  subtiliter  punctatus, 
tenuissime  marginatus ,  postice  attenuatus,  basi  integerruna.  Scutellum 
minutum,  laeve.  Elytra  thorace  latiora,  oblongo-ovata  ,  postice  subpro- 
ducta  ,  attenuata ,  seriatim  foveolata ,  foveis  profundis  ,  saepe  linearibus , 
interstitiis  elevatis.  Foveolarum  series ,  quae  in  Tentyria  Floresii  paullo 
ultra  basin  elytrorum  incipiunt,  in  hac  specie  e  baseos  ipsius  margine 
exoriuntur. 

XXIX. 

AsiDA  glacialis ,  Nob. 

Tab.   I,    fig.    ii    6,   fig.   »a   O. 

Oblongo-ovata  ,  nigra,  interdum  liitosa;  thorace  punctata,  basi  sinuato, 
lobo  intermedia  subtruncato ,  angulis  posticis  acutis ,  praductis ;  eljtris 
costis  tribus  elevatis,  interna  breviore. 

Longit.  5-6  lin.  —  Latit.  2  '/«  -  3  lin. 

In  summis  iugis  del  Genargentu  ad  nivem  deliquescentem ,  mm. 
iunio  et  iulio,  irequens. 


no  DE    QUIBUSDAM    INSECTIS    SARDINIAE    ETC. 

Descr.  Corpus  supra  nigi-um ,  pulvere  grisescente  adspcrsum  , 
rarius  lutosuni  sive  indumento  argillaceo  obductuni.  —  Caput  puuctatis- 
siinuin,  puaclis  lalis ,  profunde  excavatis,  fronte  inaequali ,  sinuose  iin- 
pressa.  Auleniiae  piceae  ,  apice  dllutlori.  Thorax  convcxus,  marginatus, 
antice  pauUo  angnstatus,  postice  sinuatus,  lobo  intermedio  lato,  sub- 
truncato ,  augulis  acutis,  sensim  ultra  basin  productis.  Elytra  pone 
medium  paullulum  dilatata ,  depressiuscula ,  obsoletissime  granulata , 
costis  in  singulo  tribus  elevatis  ,  vix  undulatis:  interior  a  margine  ba- 
silari  stalim  prodiens  vix  ultra  medium  elytri  recta  extenditur  ;  inter- 
media ,  pone  humeros  exorta,  ol)lique  suturam  versus  progreditur,  ab- 
rupteque  in  elytrorum  descensu  longe  a  sutura  evanescit;  exterior  , 
antice  praecedenti  adnata ,  margini  lateral!  fere  parallela  excurrit,  apicem 
intermediae  vix  sensim  transgreditur ,  longcque  a  sutura  itidem  eva- 
nescit. Corpus  subtus  nigrum,  subtilissime  punctatum.  Pedes  concolores, 
unguibus  dumtaxat  rufescentibus. 

Observ.  Mas  differt  a  faemina  statura  iugiter  minore  et  aogustiore, 
elytris  magis  depressis ,  lineolaque  iuxta  suturam  utrinque  elevata  , 
obsoleta. 

XXX. 

AsiDA  rustlca ,  Nob. 

Tab.  II,  fig.   I. 

Oblongo-ovata ,  nigra,  saepius  lutosa ;  thorace  puiiotalo  basi  sinualo  , 
lobo  intermedio  subtruncato  ,  angiUis  posticis  acutis ,  productis  i  eljtris 
planiuscuUs ,  costis  duabus  elevatis  ,  interna  breviore. 

Longit.  5-7  lin.  —  Latit.  3  '/a  "  3 /.  lin. 

In  apricis  Sardiniac  borealis,  et  praesertim  circa  Tenipio,  frequcns 
sub   lapidibus  ,  aestate. 

Descr.  Caput  et  lliorax  fore  cadem  ac  in  Asida  glaciaU.  Coleoplra 
dorso  planiuscuio,  sublilissimc  granulata,  costis  in  singulo  elylro  duabus, 
obsolete  tubcrculalis :  interior  ,  aeque  a  sutura  et  a  margine  laterali 
distans ,  a   l)nsi    slalim    exorilur  ,    et    paulio    ultra  medium    producitur ; 


I 


AUCTORE    J.    CE.NE  yr 

exlima  a  marglne  basilar!  tlisiimcla ,  ol)liquo  progredilur  ct  in  desccnsu 
elytrorum  evancscit:  inter  costain  extcriorem  et  marginem  lateralem 
series  exlat  tuberculorum,  saepe  obsoleta.  Rclicjua  ut  in  specie  prae- 
ccdenti. 

Observ.  Mas  dilTert  a  faeiiiina    coleoptris    ut    pliirimum   ihorace  aii- 
gustioribus  ,  dcplanatis  ,  latcribusque  subparallelis. 

XXXI. 

AsiDA  Combae ,  Nob. 

Tdb.  II  ,  fig.  lo. 

Ohlongo-ovala ,  griseo-nlgra  ;  ihorace  punclato ,  last  sinualo  ,  loho  in- 
termedio  subrotundato ,  anguUs  posticis  acutis  ,  productis  ;  efytris 
plant iiscuUs  costis  duabus  elevatis ,  interna  brevissima  ,  pUcaeformi. 

Longit.  5  7^  -  6  7,  lin.  —  Latit.  2  7^  -  3  7^  lin. 

In  agris  et  viis  sabulosis  prope  Lanusei ,  m.  iunio  ,  baud  fi-equens. 
Descr.  Magnitude  Asidae  rusticae.  Corpus  totum  confertissime 
punctulatum  ,  nigrum  ,  pidvere  et  pube  grisescente  ,  minulissima  ,  ad- 
S]>ci'sum.  Caput  transverse  impressum  ,  minus  crebre  sed  profundius 
punctatum.  Thorax  convexus  ,  inarginatus  ,  antice  paullo  angustatus  , 
postice  sinuatus,  lobo  intermedio  lalo,  leniter  rotundato ,  angulis  acutis 
ut  in  speciebus  praecedentibus.  Coleoptra  pone  medium  pauUulum  di- 
latata ,  planiuscula ,  minutissime  punctata  ,  punctis  nudo  oculo  incon- 
spicuis  :  in  singulo  ely tro  costae  duo  elevatae ;  extima  ab  angulo  hume- 
rali  exorta  oblitpe  progreditur  et  in  descensu  elytrorum  ,  paullo  ante 
apicem  ,  abrupte  desinit ;  interior,  acque  a  sutui-a  et  a  margine  laterali 
distans,  a  margine  basilari  prodit  et  illico  absoUitnr,  vix  lineae  dimidium 
longa  :  inter  costam  extcriorem  et  marginem  lateralem  series  extat  tu- 
iificulorum  ut  in  Asida  rusdca.  Reliqua  ut  in  hac  specie. 

Observ.  Mas  faemina  angustior. 

Franciscus  Comba ,  in  Musaeo  Taurinensl  rebus  taxidermicis  prae- 
positus  ,  me  in  omnibus  Sardinlae  iliner'djus  secutus,  et  mira ,  qua  cx- 
cellit ,  in  animalibus  quaeiilandis    et   pingeudis    dexteritate  summopere 


'J3  DE    QUIBUSDAM   INSECTIS    SARDINIAE    ETC. 

auxilialus  est.  Comiti  ergo  et  adiutori  strenuissimo  speciem  hanc  gratus 
nuncupo  et  dico. 

XXXII. 

Philax  nivalis  ,  Nob. 

Tab.  II,  fig.  II. 

Nigei- ,  subnitidus  ;   capite    thoraceque   granulatis  ;   eljtris  granulatis  , 
obsolete  striatis ,  interstitiis  alternis  elevatis. 

Longit.  3  '/^  -  4  'h  ^'"-  ■"   Latit.  2  lin. 

Ad  nivem  deliquescentera  del  Genargentu ,  cum  Asida  glaciali , 
frequentissimus  ,  aestate. 

Descr.  Facies  Opatri,  charactei'cs  attamen  Philacis  ,  teste  clariss. 
Solier.  —  Caput  breve ,  subtransversum ,  lateribus  sinualis  ,  antice  pro- 
funde  incisum ,  granulatum  ,  fronte  transverse  impressa  :  labrum  emar- 
ginatum  ,  absconditum.  Antennae  obscure  piceae.  Thorax  coleoptris 
interdum  latior,  utrinque  rotundato-marginatus  ,  basi  sidisinuatus  ,  an- 
gulis  posticis  rectis ,  dorso  convexiusculo  ,  subinaequali ,  crebre  et  con- 
cinne  granulatus.  Scutellum  parvum,  transvei'sum  ,  granulatum.  Coleoptra 
vage  et  parcius  granulata,  obsolete  striata ,  costis  tribus  in  singulo  elytro , 
idest  interstitiis  alteruis  elevatis.  Corpus  infi-a  granulatum  :  pedes  spi- 
nulosi ,  tibiis  anticis  apice  dilatatis  ,  unguibus  omnibus  rufis. 

Observ.  Hoc  insectum  nive  evanescente  mori  videtur,  in  montibus 
enim  ,  vel  in  ciusdem  monlis  partibus  nive  nupennmc  exoneratis  ,  fre- 
quentissimum  rpidem ,  sed  sub  lapidibus  exsiccatum  reperitur. 


AUCTORE   J.    CENE  _3 

XXXIII. 

Cheirodes  sardous ,    Nob. 
Tab.  II  ,  Cg.  ,3. 

Oblongo-ovatus ,   comexus,  niger,   vage  punctatus ;    clypeo  profunde 
cmarginato;  antennis,  palpis  tarsisque  rufis. 

Longit.  2  /,  lin.  —  Latit.  i  '/j  lin. 

Ill  locis  aridis  et  sabulosis  prope  TortoU  frequens  ,  m.  maio. 

Descr.  In  hoc  genere  a  cl.  Dejean  in  Heteromerorum  Taxicornium 
lamiha  condito  (,)  tres  tantum  numerantur  species,  omncs  a.Umc  ine- 
d.tae,  una    scilicet    ex    Senegal    (^Ch.  scavabacoidcs ,    Dej.),    altera  ex 
^gypto  {Ch.  cmarginatus,  eiusd.),  tertia  ex  Ilispania  ( CA.  o/7«iroiV/e* 
eiusd. ).    Ab  us  singillatim    diffeire    animalculum   nostrum  recentissimis 
Lttens  monuit    cl.    Aube  ,    qui    in    Collectione  Dejeaniana  speeimina  a 
nob.s  m,ssa  attenta  comparatione  lustravit.    _  Facies  ^phodii  elevati  , 
1-abr.  Corpus  oblongo-ovatum ,  supra   valde   convexum  ,   piceo-nigrum  , 
mtulum  ,    capite  ,    thorace    clytrisque   crebre    et    vage  punclatis.  Ca-nU 
dechvc  margmatum,  margine  rotundato  ,  reflexo  ,  clypeo  late  in  medio 
et  profunde  exc.so  ,  antennis  apice  crassioribus    palpisque    dilute    rufis 
fhorax  capite  latior ,  transversus  ,  utrinque    rotundatus  ,   pilis   rufis   ci- 
liatus,  post.ce  subangxistatus.  Scutellum  triangulare ,  glabrum.  Coleoplra 
thoracis    latitudine  ,    tenuissime  marginata  ,  striis  omnino  nuUis.  Abdo- 
men   mfra    parce    punctulatum.    Pedes    picei,    intus    rufo-ciliati  ,  tibiis 
valde  compressis,    a    basi  ad  apicem    extrorsum   dilatatis ;  anticis  latio- 
ribus,  5-dentatis,    denticulis  3    primis    minutissimis  ,  oculo  armato  so- 
lummodo  conspiciendis,  4.°  magno  ,  5.°  maximo,  obtuso ;   reliquis ,  in- 
termedus  nempe  et  posticis,  extus  late  et  profunde  excisis.  Tarsi  dilute 
rufi. 


(.)  Confer  Dejean  ,  Catalogue  dc»  Colcoptcrcs  ,  troisieme  ddit.  nag.  2,0. 

Serie  II.  Tom.  I. 


■^4  DE   QUIBDSDAM   INSECTIS   SARDINIAE   ETC. 

XXXIT. 

Helops  Genei ,  Dej.  in  litt. 

Tab.  I  ,  fig.  20. 

Depress  US ,  vigro-siibaeneus ,  niddus ;  capite  thoraceque  conferte  pun- 
ctatis  ;  el/tris  striato-punctatis  ,  interstitiis  planis ,  vix  sensim  pun- 
ctulatis. 

Long'it.  3  -  4  'A  ''"•  —   Lalit.    i  '/a "  ^  ''"• 

Sub    arborum    cortice    in    Sardinia   boreali    et    media    sat    frequens 
vere  et  aestate. 

Desch.  Species  Helopi  carahoidl  snbsimilis,  sed  ab  illo  et  a  reli- 
quis  congeneribus ,  quos  novi ,  discedens  corpore  depresso ,  parum 
convexo,  Tenebrionem  potius  quam  Ilelopem  prirno  intuitu  referente. 
—  Color  supra  et  infra  nigro-subaeneiis  ,  nitidus.  Caput  confertissime 
et  conciune  punctatum ,  fronte  inter  antennas  transverse  impressa. 
Antennae  et  palpi  piceo-rufescentes.  Thorax  capite  latior,  brevis,  trans- 
versus,  antice  truncatus,  posticc  subsinuatus,  utrinque  aiiguste  margi- 
natus ,  angulis  posticis  subrcclis,  punctalissimus,  punctura  eadem  ac 
capitis ,  intei-dum  bifoveolatus ,  foveolis  in  medio  dorsi  transverse  po- 
sitis.  Scutellum  par>'um,  triangulare,  punctulatum.  Elytra  antice  thorace 
vix  laliora ,  a  basi  ad  apicem  sensim  dilatata ,  marginata ,  punctato- 
stiiata,  interstitiis  planis,  sub  lente  vis  sensim  punctulalis.  Pedes  obscure 
picei,  tarsis  rufescentibus. 

XXXV. 

AwTHicus  mjrlabrinus ,  Nob. 

Tab.  11  ,  6g.   i3. 

Niger,  nUuIiis ,  tenue  pubescens ;  antennarum  basi,  thorace  ,  cljtroruin 
fasciis  duabus  transversis  pedibusque  riifis. 

Longit.   I  7i  bn.  —  Latit.  '/^  lln. 

Frequens  in  arenosis  alque  ad  littora  paludiim  Sardiniae  orienlalis, 
vere  et  aestate. 


J 


ACCTORE   J.   GENE  ^5 

Descr.  Inter  elcgantiores  huius  generis  species.  —  Caput  glo- 
bosum,  nigrum,  nitidum,  subtilissime  et  crebre  punctulatum,  anten- 
narum  articulis  sex  prirais  i-ufis.  Thorax  oblongus,  corclatus ,  capite 
angustior,  latcribus  inamarginatus  ,  ante  medium  dilatatus,  poslice  an- 
gustatus,  Talde  convexus ,  supra  et  infra  laete  rufus  ,  nitidus,  tenuis- 
sime  pubescens.  Scutellum  parvum,  nigrum,  apicc  rotundatum.  Coleoptra 
thoracis  basi  diiplo  latiora  ,  convcxiuscula ,  nigra ,  nitida  ,  lenue  pube- 
scentia  ,  creberrime  sed  vis  conspicue  punctulata  ,  fasciis  duabus  traiis- 
versis,  rufis ,  prima  basi,  altera  apici  proxima.  Corpus  infra  nigrum, 
nitidum,  pcdibus  rufis,  femoribus  intcrdum  obscuris. 

XXXVI. 

Bruciids  meleagrinus,  Nob. 

Tab.  II ,  fig.  14. 

Niger i    thorace  subtrapczifomii ,  inermi ,    macula  praescutellafi  albo- 
villosa  ;  coleoptris  punctis   quatuor  fasciaque   postica  Jlexuosa  ,  ad 
sutiiram  interrupta,  albo-villosis ;  aiitennarum  basi pedibusqua  rufis, 
femoribus  posticis  inermibus. 

Longlt.   1  - 1'/,  lin.  —  Latit.  '/^  -  i  lin. 

In  floribus  praesertim  Rosacearum,  aestate:  rarus. 

Descr.  Pulchra  et  egregie  picta  species  ;  quoad  coi-poi'is  formam, 
Brucho  histrioni  et  Brucho  jocoso,  Schon. ,  Sardlniae  Itidem  incolis,  af- 
finis.  —  Corpus  supi-a  nigrum ,  subnitidum.  Caput  oblongum,  deflexum, 
creberrime  punctulatum ,  oculis  lunatis ,  in  6  prominulis.  Antennae 
longitudine  fere  corporis,  nigrae,  articulis  tribus  vel  quatuor  baseos 
rufis  vel  rufo-maculatis  ,  sequentibus  gradatim  maioribus  ,  compressis , 
in  6  interne  acuminatim  productis  ,  ultimo  elongato  ,  apicc  attenuato. 
Thorax  confcrte  punctatus  ,  anticc  angustatus  ,  angulis  anterioribus  ro- 
tundatis  ,  posticis  acutis ,  basi  bisinuatus ,  lobo  medio  producto ,  sub- 
truncato,  dense  albo-villoso.  Scutellum  rotundatum,  dense  albo-villosuni. 
Coleoptra  cviilenter  striata,  interstitiis  planis ,  alutaceis,  maculis  paullo 
ante  medium  rjuatuor  (duo  in  singulo  elytro)  transverse  positis,  extcnia 


m()  DE   QUIBUSDAM    IKSECTIS    SARDINIAE    ETC. 

seu  inarginali  didyina  ,  interna  ,  sulurae  proxima,  oblongiuscula  ,  lon- 
gitudinali ,  fasciaque  prope  apicem  transversa  ,  flexuosa  ,  ad  suturam 
interrupta,  dense  albo-villosis.  Pygidium  fuscum,  maculis  duabus  dense 
albo-villosis.  Corpus  infra  nigrum,  pubescens  ,  mesothoracc  et  meta- 
ihorace  albo-villosis.  Pedes  rufi :  femora  poslica  edentula  ,  omnino  vel 
basi  tantum  nigra :  tarsorum  articuli  ultimi  nigri. 

XXXVII. 

Rhynchites  ilicis ,  Nob. 

Tab.  II  ,  fig.  i5. 

Nigro-aeneus  ,  subpubescens ;  capite  quadrato  ;  thorace  profunde  pun- 
ctato  ;  eljtris  postice  latioribus,  j'ugidosis  ,  vage  punctatis. 

Longit.    I  '/^  lin.   —  Latit.  '/j  lin. 

In    gemmis   et  foliis  nuper  exclusis   Quercus  ilicis    frequens ,  vere 
et  aestate. 

Descr.  Elytromm  punctura  Rjnch.  poUto ,  Stev.  ,  cuius  patria 
Tauria  (i),  aflinis.  —  Corpus  totum  nigro-subacneum  ,  nilidum ,  pube 
brevissima  ,  nigra  ,  ope  lentis  conspicua  ,  oblectum.  Caput  quadratum  , 
convexum,  punctatum,  ante  oculos  abrupte  constrictum  ,  vertice  obso- 
lelissime  canaliculato  :  rostrum  capite  duplo  et  ultra  longius  in  9  ,  ca- 
pite sescuplex  in  6,  depressum,  apice  paullisper  dilatatum  ,  striolatum, 
inter  antennas  obsolete  canaliculatum  :  oculi  in  9  subplani ,  in  6  glo- 
bosi  ,  prominuli.  Antennae  nigrae,  longius  pilosulae ,  basi  proj)ius  quam 
medio  rostri  insertae.  Thorax  capite  vix  latior,  latitudine  longior,  sub- 
cylindricus  ,  basi  aptce([ue  truncatus ,  pone  medium  utrinque  subdila- 
tatus ,  confertissime  et  profunde  punetatus.  Coleoptra  thoracis  basi  la- 
tiora  ,  disco  anlerius  deplanato  ,  postice  dilalata ,  convexa,  crebre  et 
vage  punctulala ,  intcrstitiis  subelevatis ,  rugulosa.  Pedes  longiusculi , 
pilosuli ,  validi  ,  femoribus  pauUulum  incrassatis  ,  corpori  omnino  con- 
colorcs. 


(i)  Schonbcrr  ,  Curcul.  T.  i.  pars  i.  piig    -iib.  n.  36. 


AUCTORE   J.    GENE 

XXXVIII. 

Erirhinus  atomarius ,  Nob. 

Tab.  11,  Gg.  i6. 

Niger  ,  opacus  ,  tenuissime  pubescens ,  antennis  tarslsque  rufo-piceis; 
eljtris  striato-punctatii  tubercuUs  nigro-holosericeis  adspersis ;  tibiis 
basi  apiceque  griseo-pilosis. 

Longit.  3  7,  lin.  —  Latit.    i  /,  lin. 

Bis  lectus  sub  arborum  cortice  prope  Iglesias ,  Iiyeme. 

Descr.  Caput  breve,  nigrum,  punctatissimum,  antice  attenuatum, 
fionte  obsolete  impressa ,  oculis  plaiiis  :  rostrum  nignim ,  longitudine 
capitis  cum  ihorace  ,  teres,  arcuatum,  punctatissimum,  parce  setosum. 
Antennae  rufo-piceae.  Thorax  latiuuline  vix  brevior,  conferlissime  gra- 
nulatus,  supra  paruni  convexus,  pone  oculos  constrictus  ,  dein  rotim- 
dato-dilatatus  ,  angulis  posticis  fere  rectis.  Scutellum  parvum  ,  ovatum  , 
cinereo-pubescens.  Coleoptra  thorace  latiora ,  humeris  compresso-sub- 
prominulis,  rainulissimc  granulata  ,  eleganler  striato-punctata  ,  punctis 
immersis,  dongatis ,  subcalenatis  ,  nitidis,  interstiliis  j.lanis,  atra,  pilis 
brevissimis,  prostratis,  cincrascenlibus  adspersa,  tuberculisque  nigro- 
holosericeis,  creliris,  variegata.  Corpus  infra  confertissime  et  concinne 
granulaluni ,  nigrum  ,  subnilidum.  Pedes  concolores  ,  breviter  selosi , 
feuioribus  muticis:  tibiae  rectae ,  basi  angustissirae  albo-annulatae,  apice 
late  grisco-flavcsceuti-pilosac  :  tarsi  rufi  ,  griseo-pilosi. 


•yS  DE   QUIBUSDAM    INSECTIS    SARDINUE    ETC. 

XXXIX. 

Stenopterus  decorus  y  Nob. 

Tab.  I ,  Gg.  a3. 

Nitidus  ,  pubescens ,  rufo-testaceus ;  capite  ,  pectore  pedibusque  nigris; 
el/tris  paralletis ,  viridi-cjaneis. 

Longit.  3  -  4  K  lin.  —  Latit.  7,  -  i  '/^  lin. 

In  floribus  umbellatis  Sardiniae  montosae ,  secus  ainnes ,  rarus : 
aestate. 

Descr.  Elegantissima  species  Sterioptero  cjaneo  Fabr.  itiagnitudine 
et  forma  simillima.  —  Corpus  totum  nilitlum ,  pilosum  ,  pllis  rariusculis, 
longis,  erectis,  griseis.  Caput  nigrum,  crebre  punctatum,  punctis  latis, 
confluentibus.  Antennae  nigrae,  articulis  5  apicalibus  fere  depilibus, 
i.°  crasso,  punctatissimo.  Thorax  supra  et  lateribus  i-ufo-testaceus , 
infra  niger,  antice  posticeque  coarctatus,  linea  submarginali  transversa 
impressus ,  punctatus ,  tuberculalus  ,  tuberculis  utrinque  binis,  quorum 
superi  maiores  ;  quinto  solilaiio  ,  in  medio  dorsi  prope  basin  posito. 
Scutelliun  parvum ,  triangulare  ,  obtusum ,  dense  pubescens.  Elytra 
thorace  laliora ,  postice  ncutiquam  attenuata ,  plana  ,  viridi-cyanea , 
confertissime  punctato-rugosa ,  punctis  latis,  erosis,  confluentibus,  apice 
vix  deliiscente.  Alae  fuscae.  Mesothorax  et  metathorax  infra  nigri.  Ab- 
domen flavo-testaceum ,  segmento  i.°  maximo,  reliquis  simul  sumptis 
longiore  ;  2.°  brevissimo  ,  confertissime  villoso ,  villis  erectis,  laciniatis, 
crispatis ,  flavo-aureis.  Pedes  nigri  ,  longius  pilosi  ,  femoribus  modice 
clavatis. 

Mas  differt  a  faeniina  statura  minore ,  villisque  segmenti  secundi 
abdominis  longe  paucioribus. 

Observ.  Struclura  abdominis ,  eadem  in  hac  specie  ac  in  Slenoptero 
cjaneo  ,  a  structura  abdominis  Stenopterorum  gcnuinorum  toto  coelo 
diversa  :  elytra  insuper  nee  subulata,  ncc  attenuata.  Nonne  ad  proi)rium 
et  dislinctum  genus  refcrendi  ? 


AUCTORE    J.    GENE  ijg 

XL. 

Adimonia  sardoa  ,  Dahl. 

Tab.  I  ,  fig.  a5. 

Nigra;  thorace  rugoso,  trifoveolato  ;  eljrtris  punctatis  ,  coitis  quatuor 
elevatis  ,  postice  per  paria  confluentibus. 

Longit.  5  -  5  V,  lin.  —  Latit.  3  -  3  /.  lin. 

In  Caaj)haliis  allisque  Compositis  corymbiferis  sat  frequens ,  aeslate. 
Descr.  Ilanc  speciem  ad  Galerucas  ab  iuventore  Dahlio  rclatam 
j^dimoniis  Laicharlingii  numei'ant  recentiores.  —  Corpus  totum  Qigrum , 
nitidum ,  postice  valde  dilatatum  ,  obtusum.  Caput  parvum,  punctato- 
rugosum,  punctis  scilicet  confeitissimis  ,  latis,  profundis ,  confluentibus, 
linea  verticali  impressa.  Antennae  nigrae.  Thorax  capite  latior ,  brevis, 
transversus ,  ulrinque  marginatus,  marginibus  latis  ,  subreflexis,  sinuosis, 
in  medio  rotundato-dilatalis,  angulis  anticis  obtusis,  posticis  subrectis , 
punctato-rugosus  ,  trifoveolatus  ,  foveola  media  oblonga ,  lateralibus  sub- 
rotundis.  Scutellum  quadrilaterum  ,  transversum  ,  punctulatum,  sulculo 
longitudinal!  saepius  bipartitum.  Elytra  ihorace  latiora ,  argute  margi- 
nala,  margine  reflexo,  punctata,  punctis  latis,  profundis,  parimi  con- 
fertis  ,  in  series  lere  regulares  dispositis ,  sutui-a  coslisque  quatuor  in 
singulo  elcvalis  ,  postice  per  paria  confluentibus.  Corpus  infra  nigrum  , 
nitidius  ,  pedibus  concoloribus. 

XLI. 

Chrysomela  stachjdis ,  Isob. 

Tab.   U  ,  fig.    .7. 

Nigra  vol  cjanescens ,  nitida ;  thorace  laevissimo ,  later ibus  incrassatis, 
punctatis;  eljtris  seriatim  punctatis,  seriebiis  per  paria  approximatis ; 
antennarum  articulis  i.°  et  2.°  rufo-macidatis. 

Longit.  3-4  lin.   —   Latit.  3-2  '/^  lin. 

Larva  et  imajjo   frequens    in    faetidissiraa    Stachjde  glutinosa  ,  qua 
vescitur.  In  monlibus  dell'Oliaslra  ,  m.  maio. 


8o  DE    QUIBUSDAM    INSECTIS   SAIIDINIAE    ETC. 

Descr.  Corpus  totum  nignim ,  nilidum ,  subcoerulcum  ,  rarius 
obscure  virescens.  Caput  lacve ,  inacqualc ,  fovcola  oblongaj  punctiilata, 
oculis  contigua,  lineaque  froutali ,  recta,  imprcssis:  clypeus  punctulatus , 
linea  arcuata  profunde  impressa  a  frontc  distinctus.  Anlenuae  corpori 
concolores  ,  articulis  i."  et  2.°  anticc  rufo-maculatis.  Thorax  convexius- 
cuUis  ,  disco  glabcrriino,  lateribus  per  totam  longitudinein  incrassatis 
et  punctatis  ,  punclis  latis,  profundis,  inaequalUer  congcstis.  Scutellum 
triangulare  ,  angiistum  ,  elongatum ,  subtilissime  et  parce  punctulatutn. 
Elytra  valde  convexa  ,  glaberrima ,  punctis  lalis  et  profundis  in  series 
10  digestis  impressa,  scrie  prima  suturae  contigua  decimaque  omnino 
marginali  solitariis ,  reliquis  gcminatis  ,  sen  per  paria  approximalis. 
Alae  albidae.  Corpus  infra  nitidissimura  ,  subcoerulcum  ,  tarsis  subtus 
rufo-spongiosis. 

Obseiv.  Ab  omnibus  Chrysomelis  mihi  cognitis ,  quibus  elylrorum 
puncta  in  series  duplices  disposita  sunt,  difiert  haec  nostra  i."  thoracis 
Jateribus  per  totam  longiludinem  incrassatis  et  punctatis;  2.°  elytrorum 
inlerstitiis  glabenimis,  impunclatis;  3.°  antennarum  articulis  1."  et  a.' 
rufo  maculalis. 

XLII. 

Spartophila  lineata  ,   Nob. 

Tab.  II ,  fig.   18. 

Sordide  Jlava  ;  capite  postice,  thorace  punctis  duobiis,  sutura  'vittisque 
qiiatuor  in  singula  eljtro  interrupts  nigris ,  interna  brevissima. 

Longit.   2  ^/,,  lin.  —  Lalit.   J  '/^  lin. 

In  nive  del  Genargentu  pluries  lecta  ,  m.  iunio. 

Descr.  Chrjsomelae  lo-punctatae  Fabr.  aflinis.  —  Corpus  supra 
et  infra  sordidc-flavum.  Caput  vagc  punctatum,  oculis  maculaquc  inter 
oculos  transversa,  medio  siiuiala,  nigris.  Antennae  sordidc-flavae.  Thorax 
punctatus,  punctis  versus  lalora  conferlis  ,  profunde  excavatis,  in  disco 
rariusculis  ,  evanidis  ,  macula  jiarva  rotunda  ,  nigra  ,  utrinque  notatus. 
Scutrlluin  rufcscens,  inlcrdum  fusco-maculalum.  Elytra  profunde  striato- 


I 


AUCTORE   3.    CZTit  8^1 

punctata,  striis  per  paria  approximatis ,  intcrslitiis  convexis,  glabeni- 
rais  ,  longUiidinaliter  nigro-lineata  ,  sutura  neinpc  ,  interstitiisque  i.° 
3.*  5.°  ^.".que  interrupte  nigris  ,  intcrstitio  i.°  basi  tantum  maculato  : 
margo  inflcxas  tenuissime  etiam  nigricat.  Pedes  sortlide  flavi  tibiis  mediis 
poslicisque  a  basi  ad  apicein  dilatatis ,  Iriangularibus,  angulo  interno 
apicali  acuto  ,  incurvo ,  externo  magis  producto  ,  laliorc  ,  calcariformi : 
calcarc  in  6  inaiorc. 

Observ.  Mas  variat  interdiim  thoracc  punctis  quatuor  notato,  internis 
minoribus. 

XLIII. 

Labidostomjs  centromaculata ,  Dahl. 

Tab.  I,  fig.  24. 

f^iridl-aenea ,  nitida ;  coleoptris  testaceis  ,  piincto  humerali  ,  macula 
magna  ovata  ad  suturam ,  strigaque  marginali  lUrinqiie  ,  obscure 
viridi-aeneis. 

6  capite  magno ,  cljpeo  bicorni,  mandibulis  exsertis ,  pedibusque 

an  tic  is  longissimis. 
9  capite  parvo ,  cljpeo  inermi ,  mandibulis  abscondilis ,  pedibusque 

anticis  reliquos  subaequantibus . 

Longit.  a'/,  lin.  —  Latit.   i   lin. 

Freqiiens  in  Erica  scoparia ,  ineunte  aestale. 

Descr.  Caput  viridi-aeneum,  rugosum,  inaequale,  fronte  late  in- 
tmsa  ,  clyjieo  in  6  bicorni ,  in  9  leniter  emarginato  :  mandibulae  in  6 
magnae ,  exsertae ,  arcuatae  ,  longitudinaliler  adscendentes  ,  subtus  angu- 
latae,  intus  dcntalae,  in  j  parvae ,  absconditae.  Antennae  coerulescenli- 
aeneae ,  basi  testaceae,  aut  testaceo-maculatae.  Thorax  capili  concolor, 
vage  et  profunda  punclatus ,  brevis  ,  transversus ,  capitis  laliUulinein 
aequans  in  6,  capite  latior  in  9  (fig-  24  ,  a),  anticc  recta  fere  Irun- 
catus  ,  poslicc  sinuatus  ,  undiquc  tenue  marginalus  ,  lateribus  roluii- 
datis,  angulis  baseos  reflexis.  ScutcUum  obscure  viridi-aeneum,  niliduin, 
Serie  II.   Tom.  I.  l 


8a  DE    QUIDUSDAM    INSECTIS    SARDINIAE    ETC. 

punctulaluni ,  obtusum.  Colcoplra  ihoiace  duplo  longiora ,  crebie  et 
\age  jninclala,  pimctis  versus  ajiicera  evanidis,  testacea ,  nitida,  punclo 
humerali ,  inacula  magna  ovata  ad  suturam ,  slrigaque  marginali  iiec 
basini  iiec  apicem  attingente  ,  obscure  viridi-aeneis.  Corpus  subtus 
viridi-aeneum ,  albido-pubescens.  Pedes  antici  in  6  valde  elongati,  tibiis 
incui-vis ,  in  9  reliquis  vix  sensim  longiores ,  tibiis  rectis. 

XLIT. 

Smaragdina  Ferulae,  Nod. 

Tab.  11  ,  fig.   19. 

f'iridi-aenea ,  nitida;  ore,  antennarum  basi ,  thorace  pedibusque  riifis. 
Longit.  2  lln.  —  Latit.    i   lin. 

TIabilat  frcquens  in  foliis  Ferulae  vulgaris  antequam  planta  haec 
in  incultis  Sardiniae  vulgatissima  caulem  emittat. 

Descr.  Caput  thorace  minus  in  9  ,  thoracis  latitudinem  aequans 
in  6,  perpendiculai-e,  inter  oculos  depressum,  confertissime  rugulosum, 
griseo-subpubescens  ,  virldi-aeneiim ,  nitidum  ,  mandibulis  ,  palpis  men- 
to(|ue  rufis.  Antennae  viridi-aeneae,  articulis  tribus  primis  rufis.  Thorav 
nilide  rufus  ,  glaberriraus ,  transversus,  antice  posticeque  subtruncatus , 
lateribus  rotundalis ,  tenue  marginatis.  Scutelhim  adscendens ,  nigro- 
aeuemn  ,  nitidum.  Elytra  viridi-aenea ,  nitida  ,  punctato-rugosa.  Alae 
fuscae.  Pectus  (mesolhorax  el  raetalhorax  )  et  abdomen  viridi-aenea, 
villis  densis,  ereclis,  sericeis,  minutissimis  obtecta.  Pedes  omnino  rufi. 

Observ.  Mas  differt  a  faemina  non  soKjm  capite  latiorc  ,  sed  etiam 
ocuhs  magis  prominulis  ,  mandibulis  pedibusque  anticis  sensim  longio- 
ribus  ,  etc. 


ALCTORE   J.    GENE  83 

XLV. 

PAPn.io  Hospiton ,  Nob. 

Tab.    II,    fig.    20    larva;    fig.    21     imago    O. 

Alls  supra  fuscis;  primoril)us  maculis  tvibus  prope  marginem  anticum  , 

fascia    discoidali    interrupla    lumiUsque    submarginalibus    8 ,  Jlavis ; 

posterioriljus  caudatis  ,  fascia  discoidali  postice  atteniiata    lunulisque 

submarginalibus  (j,  Jlavis ,  maculis  coeruleis  interpositis ;  angulo  avail 

macula  parva  ,  semilunari ,  crocea. 

Amplit.   6  poll.   2,  lin.   4- 
»        J  poll.  3,  lin.    I. 

Larva  viridissima  ,  spinosula  ,  tentaculata  ,  tentaculis  Jlavis  ,  lineolis 
nigrh  longitudinalibus  interruptis ,  maculisque  in  singula  segmento 
quatuor  rubris,  variegata. 

Habitat  fiequens  in  Ferula  vulgari,  cuius  follis  vescitur,  mm.  iunio 
et  ineunte  iulio. 

Descr.  Pap.  Machaoni  afliiiis.  —  Corpus  subtus  et  lateinbiis  fla\o- 
villosum  ,  supra  nigrum.  Caput  flavo-villosuin  ,  linea  occipitali  et  frontali 
nigra.  Antennae  nigrae.  Alae  supra  pro  maxima  parte  fuscae  ,  atomis 
flavis  irroratae.  iV»H07'C5  oblriangulares  ,  integerrimae,  flavo-variegatae  : 
iuxla  marginem  anticum  maculae  tres  inaequales ;  interiore  maiore  , 
subrecta ;  metlia  semilunari ,  praccedcnti  opposita  ;  extima  rotunda , 
parva  :  iuxta  marginem  extimum  lunulac  octo  parvae ,  in  disco  autem 
maculae  g  ,  oblique  digeslae,  ab  angulo  antico  ad  medium  marginis 
posterioris  sensim  latiorcs  ,  transversae  ,  parallelae  ,  secunda  tertiaque 
obsoletis  ,  seu  nigro-obductis.  Alae  posteriores  denticulatae  ,  brcviter 
caudatae,  Havo  ,  coerulco  ct  croceo  variegatae  :  discus  fascia  triangulari 
flava  obliqua  ,  versus  angulum  analem  altenuata ,  coloralus  :  margo  ex- 
ternus  tennissimc  fla\us  ,  maculis  submarginalibus  sex  lunulatis,  eius- 
deui  coloris:  angulus  analis  macula  semilunari,  crocea,  parva,  notatus: 
inter  tiiscum  autem  et  lunulas  submarginalcs  maculae  septem,  subobso- 
letae ,  coeruleae.  Alae  infra  dilutius  coloratae  ,   maculis   fasciisque  flavis 


84  DE    QUIBUSDAM    INSECTIS    SARDINIAE    ETC. 

latioribus  :  posteriores  maculis  coeruleis  ci'oceo-marginatis.  Pedes  nigvi 
albido-lincali. 

DilFert  a  Pap.  Machaone  i.°  larva  spinosa  ,  alilerque  picta;  2. "  f'asciis 
discoidalibus  in  supcriori  alarum  paghia  angustioribus  5  3.°  angulo  anali 
macula  lantuin  semiluuari  picto. 

Marem  Cisto  Monspelliensi  insidentem  reperl  in  viciniis  di  Torloli 
die  20  m.  inaii:  faeminam  Icgi  in  Barbagia  Ollolai  propc  Gavoi,  ineunte 
iunio.  Plura  alia  et ,  uti  rcor ,  nuper  exclusa  huius  Papilionis  specimiila 
cominus  vidi  in  montibus  qui  inter  Ovodda  et  Desulo  assurgunt ,  sed 
ingens  et  repente  elFusus  imber  me  impedivit  quominus  ea  insectarer 
et  prehenderem. 

Observ.  Haud  absonum  visum  est  insignem  banc  speciem  Hospitonis 
nomine  indigitare,  utpote  quae  montanas  Sardiniae  regiones  inhabilat  , 
quibus  seculo  VI  praefuit  HospUon ,  Barbaricinorum  Dux. 


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Qnmin    f     SAt9^i*T»*t'    rit^ . 


IVOTIZIE 

INTORNO    A    DUE    FOSSILI 

TROVATI  NEI  COLLI  DI  SAN  STEFANO  ROERO 


DEL    I'BOI'ESSORE    DI    MlXEr.ALOCrA 


AnCEIiO    SISMOUDA 


l^tte  netVadunanza  del  lo  di  liiglio  iS3(i. 


in  tutti  i  tempi  furonvi  Autori,  che  trallarono  con  piii  o  meno  di 
erudizione,  con  maggior  o  minor  successo  delle  ossa  fossili,  ma  im  tale 
Studio  non  fu  elevato  a  quel  grado  sublime ,  ch'  oggi  ha  fi-a  le  scienze , 
non  gli  fu  mai  attribuita  1' importanza ,  clie  merita,  sc  non  dopo  le 
osservazioni  del  celebre  Cuvier,  il  quale  si  contenio  non  solo  in  cerlo 
qual  raodo  di  richiamare  a  nuova  vita,  e  quasi  quasi  direi  di  ricosti'urre 
certi  esseri  organizzati  distrutti  nellc  riyoluzioni  geologiche,  ma  riuni  le 
sue  ossel-^'azioni  in  corpo  di  dottrina ,  nella  quale  il  fdosofo  trova  ab- 
bondante  materia  per  meditare  cd  appagare  il  suo  spirito,  cd  il  natu- 
ralista  Geologo  la  pi-ova  certa  di  quelle  riyoluzioni,  che  la  posizione  e 
la  natura  svariata  dei  terreni  gia  gli  facevano  sospettare. 

Nelle  due  formazioni  terziarie  del  Piemonte  si  trovano  di  tanto  in 
tanto  fossili  avanzi,  piii  o  meno  bene  conservati,  di  animali  intiera- 
mente  scomparsi  dalla  supcrficie  terrestre ,  ed  a  cpiesti  ve  ne  sono  sempre 
conginnti  altri ,  i  cui  generi  vivono  luttora ,  e  talvolta  perfino  le  specie 
si  rironoscono  tnttavia  esistenti.  II  defunto  Accadcmico,  Prof  Stefano 
BonsoN ,  ne  illustro  un  buon  mnncro ;  ma  tuttodi  se  ne  vanno  scoprendo 
dei  Quovi,  ed  ultimamente  due  di  genen  assai  rari  furono  mandati  in 


8(i  KOTIZIE    INTOKKO    A   DUE    lOSSILI    ECC. 

iloiio  al  Museo  ilella  R.  Univcrsila  dal  dolto  cultore  dclle  scienze  natu- 
rali,  il  sig.  Doltore  Gioanni  Fi-ancesco  Nizza  da  S.  Slcfano  Roero,  pio- 
vincia  dAlba. 

Pensando  cssere  cosa  molto  utile  per  la  scicnza  il  f;u'  eouoseere 
qiiesti  due  fossili ,  non  volli  tralasciai-e  di  fai^i  sopra  alcune  ricei'che  , 
onde  venni  a  dedurne  che  uno  appartiene  al  genera  Trionjx ,  genere 
Ibrmato  dal  sig.  Geoffroi-Saint-Hilaire,  col  togliere  da  quello,  che  il 
sig.  Brongniart  noinino  Emjs,  tuUi  gU  individui ,  clic  hanno  tre  dita 
annate  di  unghie ;  il  qual  genere  venne  poscia  dcnouiinalo  Gjmnopiis 
dal  sig.  DuMERiL,  per  indicare  la  costante  nudita  di  alcune  parti  di 
quesli  auiniali.  L'allro  e  un  crostaceo  del  genere  Cancer,  come  meglio 
diremo  nel  seguito  di  questo  scritto. 

Qucsti  due  animali  sono  del  numero  di  quei  pochi ,  che  scamparono 
id  quasi  totale  estcrminio  sopravvenulo  per  le  grandi  catastrofi  geolo- 
giche.  Gli  analoghi  vivono  presentemente  in  contrade  hen  diverse  dalle 
nostre ,  dal  che  pare  si  possa  supporre,  che  prima  di  queste  grandi 
catastrofi  ,  le  condizioni  atmosferiche  dei  nostri  paesi  fossero  in  altro 
state;  cio  che  e  state  piu  o  men  chiaramente  supposto  dal  sig.  Cuvier, 
ed  in  cpiesti  ultimi  anni  presso  che  accertato  dal  sig.  Adolfe  Brongniart, 
il  c|uale  essendosi  applicato  a  fermare  la  flora  antidiluviana ,  cenobbe 
che  il  pill  gran  numero  delle  piante  fossili  d'Europa,  hanno  ora  le  loro 
consimili  nelle  regioni  equaioriali;  la  medesima  cosa  ritrovarono  colore, 
che  pui  specialmente  indirizzarono  le  loro  ricerche  intorno  alle  ossa  ed 
altri  aTanzi  degli  antichi  animalL 


TRIONICE    fTrionjjcJ. 

Fig.   I  e  a. 


Si  e  trovato  solamente  il  modulo  d'un  individuo  di  questo  genere, 
nel  quale  la  parte  superiore  del  guscio  e  cosl  bene  stampata,  da 
peter  a  prima  giunta  tcner  in  ferse  1'  osservatore  sc  sia  un'  argilla 
sclciosa  (  molassa ,  arenaria )  modcUata ,  opjmre  il  vero  guscio  dell' 
nnimaie.  In  un  altro  pczzo  della  stessa  roccia  apparc  1'  impressione 
delle  parti  sottestaali  al  guscio,  vale  a  dire  le  vertebre ,  le  coste,  e   1 


DEL    PnOFESSORE    A.    S^SMO^'DA  8^ 

conftiil  di  queste  :  dimodoche ,  eccetluati  lo  sleino  e  gU  sporgimcnli 
delle  cosle  ,  si  hanno  in  esso  figiirate  lutle  le  parti  dell'anijiiale  ,  clie 
nella  naturalc  operazione  della  fossilizzazione  ciano  capaci  di  lasciare 
di  se  qualclie   Iraccia. 

Dal  modulo  appare  ben  distintamenle ,  clic  il  guscio  dcirauimule 
avea  la  forma  ovale  alquanto  allargata  laleralmenle.  EgU  e  liingo  o,38o, 
0  largo  0,345.  La  saetta  delia  curva  e  un  deciino  presso  a  poco  della 
corda.  Questa  misura  e  stata  presa  nel  centre  del  guscio  ,  il  quale  e 
]ier  tulto  il  lungo  alquanto  rilevato ,  dimodocliij  rimane  da  ambi  i  lati 
una  depressione  o  ibsso,  il  quale  induce  a  credere,  che  Tanimale  vivenle 
avesse  una  concavita  od  un  solco  nel  verso  della  spina  dorsale. 

Lc  piastre  o  lamelle  costali  sono  nove.  La  prima,  che  corrisponde 
all'ultima  vertebra  cervicale,  c  iin  poco  guasta  e  rolta  sul  margine,  ra- 
gione  per  cui  la  larghezza  di  o,o4o,  che  noi  vi  abbiamo  riconosciuto,  nou 
e  la  vera.  Questa  piastra  s'unisee  e  s'ineastra  nella  susseguente  foi'mata 
dall'estcnsione  della  prima  costa :  il  confine  n'  e  scgnato  da  un  pic- 
colo cordoncino  che  si  rivolge  verso  la  parte  anteriore  del  guscio. 
La  medesima  disposizione  osservasi  nel  secondo  cordoncino  forniato  al 
combaciamento  della  prima  coUa  seconda  costa.  Le  quattro,  che  vengono 
subito  dopo ,  sono  perfettamente  trasversali  alia  spina  dorsale  ,  e  si 
dilatano  avvicinandosi  all'orlo  dello  scudo,  pcrmodoche  I'ampiezza  delle 
piastre  cresce  a  misura  che  vanno  allontanandosi  dalla  loro  radice.  Gli 
ultimi  due  cordoncini  sono  anct'essi  curvati,  e  guardano  verso  Testrcmit;!, 
posteriorc  deU'animale. 

Le  scaglie  longitudinali  o  vertebrali  tolalmcnle  visibili  sono  sci ; 
meta  della  settiraa  e  tutta  I'ottava  sono  ricoperte  e  nascosle ,  ed  in  loro 
hiogo  appare  una  sottile  striscia  ,  come  si  osserva  in  molte  delle  testug- 
gini  viveuti ,  ove  per  la  loro  et;\  le  due  ultime  piastre  costali  si  sono 
congiunte  e  rassodate  insieme  sul  dorso. 

La  superficie  del  nostro  impronto  e  fittamente  rugosa  in  ogni  sua 
parte,  e  lc  rughe  tutte  nodose  e  serpeggianti  sono  piu  filte  e  piu  fine 
sui  margini  di  quanto  nol  sieno  nel  mezzo  ,  onde  apparisce  tulto  allin- 
torno  del  disco  un'  orlatui-a  larga  circa  mi  pollice  formata  dalla  conti- 
guita  di  piccoli  e  stretti  bernoccoli. 

Nel  pezzo  di  arenaria,  su  cui  sta  impresso  lo  schelctro  interno  dcl- 
lanimale,  appariscono  ben  distintamente  le  otto  costc,  i  punti  uci  quali 
queste  s'inseriscono  I'una  uell'altraj  e  inline  si  vedc  un  canalctto   Ion- 


88  KOTIZIE    INTOnNO    A    DCE    FOSSILI    EC. 

gitudinale,  nel  quale  I'imangono  ancora  alcune  verlebre.  La  grandezza 
e  la  curva  di  qucslo  pezzo  sono  perfettamente  consimili  a  quelle  teste 
descritlo,  il  quale  vi  si  adatta  e  combacia  in  tutti  i  punti  nel  miglior 
modo  possibile. 

Da  quanto  abbiamo  riferito  si  rileva,  che  il  nostro  fossile  spetta  in- 
dubitalamente  al  genera  Trionjx.  Quanto  alia  specie  essendo  cosa  dif- 
ficile il  portarne  sicuro  giudizio  ,  ci  accontentercmo  di  dire  csser  esso 
molto  analogo  al  Trionjx  jEgjptiacus  del  sig.  GeoffRoi-Saint-IIulaire. 

Questo  genere  di  fossile  non  era  stato  finora  ritrovato  nei  terreni 
del  Picmonte.  L'individuo,  die  il  sig.  Bourdet  ha  yeduto  nel  gabinetto 
del  sig.  Deluc  a  Ginevra,  e  che  e  stato  dissott-errato  nei  colli  sabbiosi 
d'Asti ,  ci  pare  dalla  figura  e  dalla  descrizione  ,  che  abbiamo  sotto  gli 
occhi  (i)  inlierameutc  diverso  dal  nostro.  Lo  stesso  sig.  Ccvier  muove 
dei  dubbii  su  quanto  i-iferisce  il  sig.  Bourdet  intorno  a  quel  fossile,  e 
pare  che  sia  portalo  a  credcrlo  un  Emjs  d'Eui'opa  (3).  Noi  riposiamo 
sicuri  di  non  incorrere  in  simile  sbaglio  ,  e  siamo  cerli  che  il  nostro 
impronto  e  di  un  individuo  del  genere  Trionjx ;  tutto  al  piu  come 
gia  si  disse  ,  rimangono  dei  dubbii  sulla  specie ,  non  potendosi  questa 
precisamente  definire  coiresamc  del  solo  scudo ,  ne  col  soccorso  delle 
pochc  mutilate  verlebre  ,  che  di  esso  ancora  rimangono. 

GRANCHIO    (CancerJ. 

Fig.  A  e  B. 


li  guscio  del  granchio  ,  che  noi  intraprendiamo  a  far  conoscere  non 
e  dei  meglio  conservati :  della  parte  superiore  rimangono  tratto  tralto 
alcuni  pezzetti  sulla  arenaria,  che  ne  invesli  la  parte  interna,  assumen- 
done  pero  la  figura  in  modo  csattissirao.  Lo  stcrno  e  similmente  rico- 
perto  dalla  stossa  roccia  ,  e  si  vedono  soltanto  Ic  zampe  e  la  coda. 

L'anlmale  ,  come  appare  da  questo  involuero  ,  era  lungo  0,11  ,  e 
largo  0,16.  La  parte  antcriore  e  semiellittica ,  e  finisce  ai  due  lati  in 
im  angolo,  donde  i  bordi  si    avvicinano  I'epentinamcnle    fino   al  primo 


(1)  V.  Bulletin  lies  Sciences  par  la  Societe  Pliilomaliqnc  de  Paris.  Annec   1822,  pap.  gg. 

(j)  V.  Cuvicr,  OssemcDS  foisilcs,  secoode  parlic  du  vol.  5,  p.  238,  dcuxieme  edit.  Paris  iS24- 


nEL    PROFESSORE    A.    SISMONDA  89 

iioilo  della  coda ,  dove  si  allai-ga  comeche  fosse  troncato.  I  margini  , 
lanlo  ranteriore  chc  i  laterali  sono  guerniti  di  piccoli  rilevamenti  ricciali 
alquanlo  iniitilati,  per  cui  non  c  possibile  il  dire  ron  «pial  figura  si  ter- 
miiiassero.  Lo  spazio  interorbilalc  e  0,008 ;  e  le  orbite  sono  liUtora 
sormontate  da  una  piccola  prominenza  alquanto  sporgente  in  avanti.  11 
c;uscio  ossia  le  piccolo  pezzelte,  che  di  esso  ancora  rimangono  sono  sparse 
di  punti  iniiniti  e  filli  ,  che  osservati  colla  lente  appariscono  concavi. 
Nella  parte  di  dietro  rimangono  tre  protuberanze  longitudinali,  le  quali 
indicano  ove  giacessero  gli  organi  principali  dell'animale.  I  signori 
Brongniart  e  Desmarest  si  giovarono  di  queste  protuberanze  per  stabi- 
11  re  le  specie  fossili  di  questo  genere. 

La  parte  inferiore ,  ossia  lo  sterno ,  come  si  e  detto,  e  ricoperla  da 
un  grosso  strato  di  arenaria  sensibilmente  calcare,  la  quale  e  talmente 
salda  da  dissuadere  ogni  tentativo  ,  che  eseguii-e  si  volesse ,  per  denu- 
(iarne  le  parti  sottostanti.  Sono  \isibili  le  due  prime  falangi ,  a  cui 
univansi  le  tcnaglie  ,  e  sei  di  quelle  delle  zampe  ;  tutte  liscie  e  leg- 
gicrmente  schiacciate  :  delle  ultimo  due  non  rimane  piii  segno.  La  coda 
e  abbastanza  larga  ,  perche  I'individuo  si  debba  supporre  una  femmina  ; 
e  forniala  di  sette  articolazioni  ossia  l.iraelle.  Le  due  ultime ,  ma  in 
specie  la  penultima  e  piii  larga  delle  altre. 

Noi  crediamo  tpiesto  fossile  identico  a  quello,  che  il  sig.  Desmarest 
chiama  Cancer  punctulatus  (i).  Vi  hanno  bensi  alcune  piccole  diffe- 
reiize,  come  e  quella  di  esscre  il  Cancer  punctulatus  del  sig.  Desmarest 
soltanto  dentato  o  festonato  nella  parte  anleriore  del  guscio  ,  mentre 
in  quello,  che  facciamo  conoscere,  apparisce  ben  dislintamente  che  la 
dentatura  si  continua  pur  anchc  posteriormente  ;  ma  noi  non  opiniamo 
esserc  cio  abbastanza  cssenziale  perche  se  ne  abbia  a  creare  una  nuova 
specie  ,  quando  lutti  gli  altri  caralteri  combinano  col  punctulatus  ;  d'altra 
parte  una  simile  cosa  puo  anche  procedere  dallo  stalo  di  conseivazione, 
in  cui  si  trovano  gli  individui.  Dalla  figui'a  data  dairautore  francese , 
noi  scorgiamo  ,  che  il  fossile  del  Piemonte  e  in  nno  slato  raigliorc  di 
conservazione  ,  ed  in  conscguenza  ci  spieghiamo  la  presenza  di  alcuni 
segni,  che  sono  stati  distrutti  in  quelli  esaminati  dall'accennato  dislin- 
lissirao  aulore  francese. 


(i)  V.  Hisloire  NaturcUe  dcs  crustaciis  fossiles  par    MM.    Desmarest    ct  Brongniart  ,    pog    <ji  , 
T.  VII  ,  fig.  3  ct  4. 

Serie  il  Tom.  I.  m 


go  NOTIZIE    INTORHO    A    DUE    FOSSII.I    EC. 

Lc  due  spoglic  auimali  ilesorille  soiu)  stale  rilrovate  nei  colli  di 
S.  Stefano  Roero,  piccolo  paese  sulla  loniiazione  terziaria  supei-iore,  al 
S.  S.  E.  di  Torino. 

La  tesluggine  e  slala  ricavata  dagli  strati  piu  iuferiori  composti  di 
argilla  azzurra  poco  sabbiosa,  la  quale  coH'accpia  costittiisce  una  pasta 
]>iuttosto  tenace  p  grassa.  II  crostaceo  proviene  dagli  strati  piu  supe- 
riori ,  i  quali  in  quelle  regioni  sono  pressoclie  composti  di  sola  sabbia , 
dcbolmenle  agglutinata  da  ccmcnto  caloare. 

Nei  nostri  terrcni  sovente  si  Irovaiio  iusicme  fossili  niarini  e  d'acqua 
dolce.  I  Geologi  osservarono  una  tal  riunione  in  molti  paesi  :  il  che 
ben  faciliuenle  si  spiega,  quando  si  ponga  mente  alia  eont'usione  sii- 
sc'itala  nelle  acque  aU'occasione  dell'ultimo  calaclismo  ;  le  marine  e  le 
dolci  si  mescolarono  e  lasciarono  suUo  slesso  fondo  gli  animali,  che  in 
esse  vivevano  ,  sui  quali  a  loro  Tolta  si  disposero  altri  ed  altri  strati 
terrosi. 


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9» 

MEMOIRE 

SUR    SIX    NOUVELLES    ESPECES 
CEPHilXOPODElS 

TBOUVI-S       DANS       L*       MiOITERRAHEE        i       MICE 

Pin 

JEAN    BAPTISTE    YERANY 


Xm  i/an«  la  seance  du  iG  Jevrier  1837 


ELEDON  GEN  EI.  —  VEiuasv,  llg.  i.' 


■t^ac  ovoide  ,  arrondi  ;  region  cephalique  mediocre  ,  munie  de  deux 
yeux  globuleux  assez  grands;  la  peau  qui  les  cnloure  est  assez  traiispa- 
rente  pour  laisser  apercevoir  le  globe  de  loeil ;  elle  est  couronnee  par 
Jiuit  bras  prcsque  egaux  ,  munis  d'une  seule  rangee  de  cupules  ,  ct 
reunis  par  une  membrane  qui  en  embrasse  '/s  ^t  se  prolonge  jusques 
aux  '/j  de  leur  longueur.  Un  tres-petit  tubercnie  est  place  sur  I'oeil. 

La  partie  dorsalc  de  ce  moUusque  est  d'un  blanc  livide ,  nuage  de 
rouge  jaundtre  par  la  reunion  de  trcs-petits  jioints  cromopheres  rou- 
ge;itres;  la  parlie  inferieure  est  d'un  blanc  de  perle,  entierement  couverte 
de  points  cromopheres  rouges  bruns  ,  passant  au  rouge  laque ;  ils 
nianc(ucnt  a  la  region  cephalique,  la  on  se  termiiie  Tenlonnoir.  Les 
bras  d'une  belle  couleur  lilas  sont  egalement  couAerts  de  points  cro- 
mopheres rouges  jaunatres  qui  devicnnent  plus  grands  et  clairsemes 
vers  la  rosace  ct  disparaissent  vers  son  cenli-e;  les  cupules  sont  blanches. 
La  membrane  formant  la  rosace  est  transparcntc ,  blanchatre  vers  le 
centre  ,  passant  au  lilas  vers  son  bord  ,  irregulierement  tachetee  de 
Jblanc  opaque  siu-  les  4  palmurcs  dorsales;  elle  est,  sur  son  bonl,  clairseinee 


gy  MEMOIRE    ETC. 

de  poiuls  cromopheres  rouges.  La  longueur  totale  dc  cc  mollusque  est 
de  9  a   II  pouces. 

Cette  espece  tres-rai-e  a  Nice,  oi  je  n'ai  rencontre  qu'un  individu 
pris  a  une  graiulc  profondeur ,  est  plus  commune  sur  la  cote  sablon- 
neuse  de  Wenton  ,  ou  elle  est  connue  dcs  peclieurs  sous  le  nom  de 
Nouscarin  J'oiis.  EUe  se  distingue  tres-facilement  du  Moscatus  par  sa 
couleur,  par  Ic  manque  d'odeur  de  muse,  et  le  manque  de  la  bordure 
bleu-clair  qui  longe  la  membrane    du  Moscatus  ct    de  I'Aldrovandi  de 

DEI.I.E-CHrAIE. 

Je  n'ai  pu  encore  parvenir  a  en  avoir  un  individu  vivant ;  je  crois 
que  dans  cet  etat  la  partie  dorsale  du  sac  doit  etre  couverte  de  petits 
tubercules ,  et  I'inferieure  doit  etre  sans  points  cromopheres.  Je  I'ai 
dedi«»  a  un  tres-digne  membre  de  I'Academie  ,  M.  le  professeur  Gene. 

J'avais  communique  cette  nouveUe  espece  a  M.  le  Baron  de  Ferussac 
avec  le  doute  que  ce  fut  I'Aldrovandi  de  Delle-Chiaie,  mais  lui  etant 
arrivee  pendant  les  derniers  instants  de  sa  vie  ,  il  ne  put  me  donner 
son  avis. 

OCTOPUS  CJRENJE  —  Verany  ,  fig.  2.^ 

Sac  arrondi  a  ouverture  tres-grande  ,  region  cephalique  mediocre  , 
inunie  de  deux  grands  yeux  globuleux  a  iris  argente  ,  et  couronnee  de 
8  bras  libres,  dont  la  i."  paire  (dorsale)  est  le  double  du  reste  du 
corps,  la  2.d<^  et  3.""^  paires  sont  ^/,  de  la  i.'"-'  paire,  la  4™"  est  '/, 
plus  longue  que  la  i."=  paire  ;  elles  sont  munies  d'une  double  rangee 
de  cupules  allernes.  Le  3.""=  bras  de  la  droite  est  remplace  dans  eel 
individu  par  un  tubercule  ovale  arrondi  et  pedoncule  ;  ce  court  pe- 
doncule  est  muni  dc  cupules. 

l^e  corps  de  ce  mollusque  est  assez  transparent  pour  laisser  voir  a 
travers  le  sac  les  organes  iiiterieurs  ;  il  est  bleuatre  en  dessus  ,  et 
blancliatre  en  dcssous  avec  quelques  reflets  argentes,  il  est  entierement 
rouvert  de  points  cronioplicres  bleus,  qui  sont  plus  clairsemes  sur  la 
partie  infcrieure  du  sac  et  sur  I'entonnoir ;  de  grands  points  cromopheres 
rougeatres  se  voient  le  long  dcs  bras;  de  scmblablcs  points,  mais  plus 
petits,  nuagent  le  sac  et  le  tubercule,  couvrcnl  les  bras,  surtout  a  la 
partie  inl'erieure  ,  et  se  voient  sur  I'iris  qui  est  argente. 


PAR    J.     B.    VEHANY  g3 

La  longueur  totale  de  ce  mollusque  est  de  3  ponces. 

J'ai  rencontre  cet  individu  au  marclie  parmi  les  petits  poissons:  il 
a  etc  pechc  sur  la  plage  de  galets  de  Nice  le  lo  avril  i836.  Je  lai 
dedie  au  digne  Secretaire  de  rAcademie  M.  le  Chevalier  Cahexa. 


OCTOPUS  SALUTII  —  Verany  ,  fig.  Z." 

Sac  arrondi  a  ouverture  tres-grande,  region  cephalique  munie  de 
deux  yeux  mediocres  tres-peu  saillants,  a  paupieres  oblongues,  iris  glo- 
buleux  argente  ,  pupillc  trcs-dilatee  ;  8  bras  presqu'egaux ,  garnis  de 
ileux  rangecs  de  petites  cupules  sessiles  et  alternes,  couronnent  la  tete; 
la  i.«  paire  (dorsale)  la  plus  courte,  la  2.™=  paire  N.  PJ.  ( ces  deux 
bras  etaient  coupes),  la  4""^  paire  un  peu  plus  grande  ,  et  la  3.™"=  la 
plus  longue  de  toules  ;  ils  sont  reunis  a  leur  base  par  une  membrane 
qui  en  lie  '/s  et  se  prolonge  longitudinalement  a  la  partic  laterale  et 
exterue  de  cliaque  bras  jusqu'a  leur  extremite' ;  cette  membrane  est 
tres-visible  sur  la  i."""^  paire  el  va  diminuant  progressivement  sur  chaque 
bras ,  de  maniere  qu'elle  est  peu  scnsililc  sur  la  4'"°  paire.  La  region 
cephalique  est  garnie  sur  les  yeux  de  deux  petits  lubercules  aigus. 

La  partie  dorsale  de  ce  mollusque  est  couverte  de  taches  verru- 
ceuses  blanches ,  tres-irregulieres  ;  ces  taches  sont  plus  grandes  plus 
clairsemees  et  moins  sensibles  sur  les  bras ;  elles  disparaisscnt  a  la 
jiartie  inferieure.  Le  dessus  de  ce  poulpe  est  dun  jaune  citron  nuance 
de  violet  et  de  bleu  ,  il  est  nuage  de  rouge  jaunatre  par  la  reunion 
des  points  cromopheres  de  cette  coulcur  ,  le  dcssous  est  dun  blanr 
rose  tres-finement  pointille  dc  rouge  laque,  I'extremite  de  I'entonnoir 
est  cerclee  de  rougeatre  par  la  gi-ande  reunion  de  points  cromopheres. 
Les  bras  sont ,  a  I'iuterieur ,  d'une  belle  couleur  violette  avec  des 
taches  rougc-jaunatre  plus  claires  que  celles  du  sac  et  de  la  rosare. 

La  longueur  de  ce  mollusque  est  de    10  i)0uces. 

Cet  individu  a  ete  peche  a  I'hamecon  vers  Ic  soir  du  22  decembre 
1 835.  Les  pccheurs  qui  le  prirenl  furent  liappes  de  sa  belle  couleur 
jaune  d'or ,  et  me  lapporlcrent  ;  il  etait  mort  quaiul  je  le  coloriais , 
mais  les  pccheurs  ayant  vu  mon  dessin  Gni  tci  que  laniinal  etait  alors, 
ni  out  assuie  <|ue  pendant  la  vie  il  etait  dun  jaune  plus  brillant,  que 
les  taches  rouges  etaient  errantes,  et  tpie  les  verimcs  elaicnt  plus  sensibles. 


g4  MEMOIRE    ETC. 

Je  crois  que  cette  espece  est  le  petit  polype  tachete  d'Aristote  que 
Ferussac  tlit  (pag.  5 1  de  son  hisloire  naturellc  generale  et  particuliere 
des  mollusques)  n'etre  pas  encore  reconnu;  ne  pouvant  baser  la  de- 
nomination de  cette  espece  sur  'le  caractere  des  taches  verruceuses , 
caractere  ti'op  coinmun  a  d'autrcs  especes  ,  je  I'ai  dedie  a  I'illustre 
Chevalier  Cesar  de  Saluces  ,  membre  de  I'Academie  de  Turin. 

LOLIGO  COINDETII  —  Verany  ,    fig.  4' 

Sou  corps  est  oblong ,  cylindriqne  ,  pointu  a  son  extremite  qiii  est 
t^arnie  de  deux  nageoires  forniant  un  coeur  un  pcu  evase  :  la  region 
ceplialique  est  garnie  de  deux  yeux  assez  grands,  argentes  ,  et  de  lo 
bras,  dont  2  lentaculaires  ;  la  i.>«  paire  et  la  4"*"  sont  d'egale  lon- 
gi»eur,  la  2.'''  un  peu  plus  longue  et  la  3.""=  la  plus  longue  ;  ils  sont 
munis  d'une  double  rangee  de  tres-petites  cupulcs  pedonculaires  qui 
deviennent  imperceptibles  vei-s  leur  exlremite.  Lcs  bras  tentaeulaires 
sont  presqne  du  double  plus  longs  que  les  autrcs ,  ils  sont  munis  d'une 
douzainc  de  cupules  assez  grosses,  disposecs  sur  deux  rangs,  et  d'une 
viuijlaine  de  Ires-petites  qui  precedent  et  bordent  lcs  aulrcs  :  nn  espace 
nu  d"a-peu-prcs  '/,  de  la  longueur  totale  terminc  les  bras  lentaculaires. 
Son  corps  est  blanchatre  ,  transparent,  finemcnt  poinlillc  de  bleualre 
et  de  laque ;  est  parseme  de  grands  points  irreguliers  bruns  rougeatres, 
dont  quelques-uns  sont  cerclcs  de  la  meme  coulenr  plus  obscure. 

La  lame  cornee  est  presque  lineaire  ,  un  pcu  dilalee  a  la  partie 
superieure  ;  elle  approche  beaucoup  de  celle  du  Loligo  Todarus.  — 
La  longueur  totale  de  ce  moUusque  efM, ,  y  comjH-is  les  bras  tentaeu- 
laires, de  5  pouces. 

Cette  espece  est  tres-voisine  du  Subulata  par  sa  couleur  el  sa  tuillc, 
elle  en  dill'ere  par  la  longuein-  des  bras  tentaeulaires  qui,  dans  celle 
espece,  sont  plus  courts  ;  par  la  position  des  cupules  qui  ne  sont  pas 
a  rextremit«  des  bras ,  et  par  la  forme  de  la  nagcoire  qui  est  en  coeur. 

Cette  belle  espece  s'approciie  dc  notre  liltoi-al  convert  dc  galels  , 
pendant  lcs  mois  de  inai  ;  on  la  |ireiul  dans  les  filets  avec  la  Poutiu<t 
(  CInpee  ,  sardine  jeune  ).  Je  I'ai  dediee  au  celebre  Docteur  Coindet  (i<- 
Geneve  qui,  pendvmt  les  dorniers  instants  de  sa  vie,  m'honora  ■de  s<n\ 
..uiuitie. 


PAR    J.     B,    VERA5Y  r)5 

LOLIGO  MARMORAE  —  Ykkany  ,  fig.  5." 


Son  corps  est  ovale  ,  oblong  ,  rylindrique  pendant  la  vie  ,  lirs- 
nplali  apres  la  mort :  son  exlremilc  posterieure  est  aiguc,  garnic  de 
deux  nageoires  occupant  la  nioilie  du  sac,  et  quelqucs  fois  davantage, 
Ibrmant  un  coeur  tres-aigu.  La  region  cephalique  est  garnie  de  deux 
yeux  argcntes  ,  dont  la  prunelle  est  en  parlie  couvertc  par  une  petite 
metribrane  arrondie  et  aussi  argentee  ;  I'organe  interieur  de  I'oeil  pen- 
dant la  vie  de  ranimal  est  marcpie  par  une  grande  tache  bleu-vert  , 
chatoyante  au  milieu  ,  et  doree  au  centre  ;  cetle  tache  devient  bleu- 
noiratre  apres  la  mort. 

Dix  bras ,  dont  deux  tentaculaires  pouvant  rentrer  en  entier  dans 
le  corps,  couronnent  la  region  cephalique.  La  i/«  paire  est  la  plus 
courle  ,  la  2.''<=  un  peu  plus  longue,  la  4-'°'  encore  plus  loiigue ,  enfin 
la  3.""^  la  plus  longue  de  toutes ,  et  double  de  la  i."  paire;  ces  bras 
sont  munis  d'une  double  rangee  de  cupules  pedonculaires  ;  une  mem- 
brane carissale,  a  peine  visible  sur  la  2 A  paire  de  bras,  longe  la  3."' 
et  4°"^  paire.  Les  bras  tentaculaires,  cinq  fois  plus  longs  que  la  i." 
paire  ,  sont  munis  a  leur  extremite  de  cupules  irregulieres  ,  qui  sont , 
ainsi  que  les  autres  ,  finement  dentelees    a    I'interieur  du  cercle  corne. 

La  bouche  est  couronnee  d'une  membrane  octogone  qui  se  ratlache 
aux  8  bras. 

Tout  le  corps  de  ce  mollusque  pendant  la  vie  est  d'un  blanc  rose 
jaunatre  transparent ,  parseme  dans  sa  partie  dorsale  de  tres-petits 
points  cromopheres  jaunes,  roses,  et  quclques-uns  laque  obscure,  surtoul 
sur  les  yeux  ;  les  bras  sont  pareillcment  poiutilles  de  couleur  rose  et 
de  laque  obscure  ,  corame  aussi  I'extremite  des  bras  tentaculaires.  La 
partie  inferieure  est  clairsemec  de  points  roses;  de  beaux  points  laque 
assez  grands  sont  presque  rcgulierement  parsemes  sur  tout  le  sac  et  les 
bras;  ces  points  disparaissent  sur  les  nageoires,  sur  la  partie  inferieure 
du  sac  et  sur  la  region  cephalique. 

La  lame  cornee  est  lineaire  lanceolee. 

La  longueur  de  ce  Cephalopode,  nou  compris  les  bras  tentaculaires, 
est  de  4  a  5  pouces. 


q6  MEMOIHE    r.TC. 

On  peclie  celte  espece  communemcnt  pendant  la  niiit  ,  sur  la  plage 
de  galets  dans  les  mois  d'aoAt  i  novembre:  sa  chair  est  Ircs-eslimee. 

Je  I'ai  dediee  i  M.  Ic  Chevalier  Albert  dc  la  Marmora,  membre  de 
lAcademie  de  Turin. 

LOLIGO  BERTHELOTII  —  Verany  ,  llg.  6." 

Son  corps  est  oblong  ,  rond  a  son  exlremile  posterieure  qui  est  garnie 
de  deux  nagcoires  formant  un  quarre  a  faces  paralleles  et  a  angles 
tres-arrondis ,  la  region  cephaliquc  est  garnie  de  deux  yeux  grands  ar- 
gentes  ;  le  globe  de  I'oeil  pendant  la  vie  est  marque  par  une  grande 
tache  bleu-vert  chatoyante  au  milieu  ,  et  doree  au  centre  ,  qui  colore 
les  cotes  de  la  region  cephalique.  II  a  dix  bras,  dont  deux  tentacu- 
laires  et  I'entrants  entierement  dans  le  corps.  La  i."  pairc  (  dorsale  ) 
est  la  plus  courte,  la  2.^^  et  la  4-'"'  qui  sont  egales,  sont  plus  longues 
que  la  i.«,  la  3.°"  est  la  plus  longue  et  le  double  de  la  i."  paire. 
Tous  ces  bras  sont  munis  d'une  double  rangee  de  cupules  pedoncule'es ; 
une  petite  membrane  carissale  longe  la  2.A<^  et  la  4-"'  paire  de  bras,  et 
fst  beaucoup  plus  pi-ononcee  sur  la  3.°"=  paire.  Les  bras  tentaculaires, 
qui  sont  du  double  plus  longs  que  la  3.™<^  paire  ,  sont  munis  a  leur 
cxtremite  d'une  quantite  de  tres-petites  cupules,  et  de  quelques-unes 
plus  grandes  vers  le  centre.  Get  organe  est  muni  a  sa  parlie  dorsale 
dune  petite  membrane  caiissale.  La  bouche  est  garnie  dune  membrane 
octogone  qui  se  r attache  aux  bras,  et  qui  est  couronnee  de  8  lobes,  dont 
6  aigus,  et  les  2  qui  correspondent  a  la  4""  paire  sont  plus  petits  et 
arrondis. 

Tout  le  corps  est  convert  a  la  partie  dorsale  de  tres-petils  points 
cromopheres  jaunes ,  peu  visibles  h.  I'oeil  nu  ,  de  points  d'une  belle 
eouleur  de  laque  et  de  gi-ands  points  bruns  ,  particulierement  a  la 
region  cephalique  ct  le  long  de  la  ligne  mediane  du  sac;  el  sur  les 
bras ,  ces  points  sont  cercles  de  la  memc  teinte  plus  obscure  ;  dans 
la  partie  laterale  et  inferieure  du  sac  les  grands  points  bruns  sontl 
dune  belle  eouleur  de  laque  et  sur  la  partie  cenlralc  ils  sont  jaiuies ; 
les  bras  sont  finement  lachetes  de  laque,  el  dc  quelques  points  jaunes; 
les  bras  tentaculaires  sont  tachclcs  dc  laque  a  leur  cxtremite  ;  lenlon- 
noir  est  lachete  vers  son  ouverture  de  laque  et  de  jaune. 


PAR    J.    D.    VERANV  07 

La  lame  corn^e  est  ovale ,  lanceolce,  et  ressemble  beaucoup  a  celle 
du  L.  vulgaris. 

Sa  taillc  est,  tout  compris  ,  de  a'/,  u  3   pouces. 

J'ai  rencontre  quatre  individus  de  cette  nouvelle  espece  parmi  les 
petits  poissons  que  Ton  prtnd  la  nuit  sur  la  plage  de  galets  des  enri- 
rons  do  Nice  dans  les  mois  dc  septcmbre  n  noveinbre. 

Je  I'ai  dediee  a  mon  ami  M-  Berthelot,  auteur  de  rHistoire  Natu- 
rellc  des  Ilesi  Canaries. 

A  ces  CepljalopodcB  je  pourrais  ajouter  quelques  aulres  nouvelles 
especcs  que  j'ai  communiquees  u  M.  Ic  Baron  de  Ferussac  :  mes  figures 
sent  deja  publiees  dans  son  Histoire  Naturelle  generale  ct  parliculi^re 
des  Mollusques ,  et  je  ne  doute  pas  que  leurs  descriptions  ne  le  soient 
bienlot  par  son  continuateur. 

Les  plus  remarquables  sont  le  Crangia  BonellU,  et  le  Loljgopsis 
f^eranjr ,  Fer.  ,  que  j'ai  trouve  dans  le  courant  de  i834:  ce  savant  les 
a  presentes  a  I'Academie  des  Sciences  de  Paris,  le  :iq  octobre  i834, 
et  publics  dans  le  Magasin  de  Zoologie ,  CI.  V.  PI.  65  et  GQ. 

Ij  Octopus  Catenulatus ,  Fer.  PI.  6  bis  et  ter ,  Tuherculatus  de 
Delle-Chiaie  ,  figure  par  ce  savant  sous  le  nom  de  Ferussacii  ,  mol- 
lusque  qu'il  dit  connaitre  depuis  1822  ,  et  en  reponse  de  la  commu- 
nication diupiel  M.  de  Ferussac  lui  ecrivit  (i)  :  Quant  au  pouipe  que 
vous  aviez  la  bonte  de  nommcr  de  inoti  nom  ,  je  le  connaissais  dejct 
et  en  avals  deux  belles  planches;  je  tai  recu  de  Nice  et  je  I'ai  nommi 
Catenulatus  etc. 

Cette  espece  n'est  pas  le  Tuherculatus  de  Risso  comme  le  dit  Delle- 
Chiaie.  M.  Risso  ,  malgre  les  immenses  decouvertes  qu'il  a  failes  dans 
nos  mers  ,  n'a  lencontre  ce  pouipe  que  dans  le  courant  de  i835.  C'est 
en  1824  que  j'ai  trouve  deux  individus  de  cette  belle  espece,  dont  j'en  en- 
voyai  un  de  suite  au  Prof.  Bonelli  pour  le  Miisee  de  Turin,  et  je  conservai 
Tautre  dans  ma  collection.  Je  le  montrai  a  M.  le  Doct.  Wagner  a  son 
passage  i  Nice ,  lui  faisant  remarquer  les  deux  orifices  qui  sont  places 
sur  les  cotes  de  I'entonnoir  ,  orifices  qui  m'avaient  f'raj)pe.  Ces  obser- 
vations lui  donnerent  occasion  de  piiblier  un  article  dans  le  vol.  XIX. 
pag.  387   du  Bull,  des  Sc.  Natur.    du  B.  de  Ferussac,  dans  leqiiel ,  en 


(i)  Mcniorie  sulla  storia   e   notomia  degli  animali  sciwa  vcrtebre  del  regno  di  Napoli.    Vol.  4. 
pag.  !^1. 

Serie  IL   Tom.  I.  h 


qB  MtMOIRE    ETC.    PAR    J.    B.    VERANY 

parlant  de  celte  espece  qu'il  appellc  0.  Vevanj ,  il  donne  quelques 
lumieres  sur  I'appai'cil  acqueux  ,  coiitre  lequel  reclame  Delle-Chiaie  , 
pag.  94-  vol.  4  tic  Touvrage  cite. 

Li'Octopus  p^elifer ,  Fer.  PI.  ig  ,  que  je  renconlrai  vers  la  fin  de 
1829  et  que  je  communiquai ,  le  2  fev.  i83o,  a  M.  de  Ferussac  ,  lequel 
m'a  anaonce  que  M.  Rang  venait  de  le  relrouver  en  Afrique. 

U Onjchoteutliis  Lischestenii ,  Fer.  ,  que  j'ai  assez  coiumuiiemeiit 
trouve  a  Nice ,  en  reponse  de  la  communicalion  duquel  M.  Fer.  m'ecrivit; 
Je  mattendais  chaque  jour  a  cclle  du  Calmar  a  crochet ,  parceque  deja 
BeUon  t avail  mentiomie  ,  mais  depuis  lid  personne  ne  Vavait  retrouve 
dans  la  Mediterranee  etc. 

Je  me  tais  aussi  siu-  une  nouvelle  espece  (VElledon  et  iVOclopus 
tres-petits,  sur  lesqviels  je  n'ai  pu ,  malgre  une  infinite  d'observations , 
acquerir  encore  toute  la  certitude  voulue  pour  en  faire  des  especes 
nouvelles. 


c).>A.\  rH'f'  <\((i  Xi.-(u< .  CT.w>> ..■>;  X>)llw.s  ?ri.,.vt,nii.l.  •i^'.'JeiU 


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3. 


^CZtJ.     I    C^Oulilo    I^IA.1U"I«'1U'  ll«vl.) 


HmfU. 


Omiia-lit^ 


r^utriiu    lit-Bn^.tt    C 


99 

HIEHIOIRE 

SUR   DEUX   NOUVELLES   ESPECES 

DE 

Ci:PHi!kL.OPODES 

TBOUV^ES   DAKS   l'0C£4I< 
PAR 

J.    B.    VERANY 

ASSOCIE    COKRESPORDAKT    DE    l'aCADEUIB    HOTALE    DES    SCIENCES    DB    TVnm 


LOLIGOPSIS  BOMPLANDII  —  Verany,  fig.  1.-= 


V><orps  oblong  ,  cylindrique,  extremite  posterieure  garnie  de  deux  na- 
geoires  occupant  un  pen  plus  de  la  moitie  du  sac  en  forme  de  coeur 
tres-evase  a  lobes  un  peu  angvileux.  Region  cephalique  mediocre,  garnie 
de  deux  yeux  a  globe  noir,  a  prunelle  fauve,  et  a  iris  tres-saillant, 
couronnee  par  8  bras  presqu'egaux  ,  dont  la  i."  paire  est  de  la  lon- 
gueur du  sac  non  compris  la  nageoire  ,  la  2.^'=  paire  est  un  peu  plus 
longue ,  la  3.™«  paire  encore  plus  longue ,  et  la  4'°^  paire  plus  coiute 
que  la  1.'^'=  paire;  ils  sont  munis  dune  double  rangee  de  tres-petites 
oupules  jaunalres  au  nombre  d'environ  6o  par  rangees ,  ils  sont  termines 
par  un  petit  tubercule  noiratre  allonge  et  pcdoncule,.et  sont  tous  de- 
pourvus  de  membiane  carrissale.  Une  membrane  arrondie  entoure  la 
bouche  et  se  raltache  aux  8  bras.  La  lame  coraee  a  les  '/s  superieurs 
lanceoles  et  les  Ys  inferieurs  lineaires  se  dilatant  un  peu  a  son  ex- 
tremite. 


100  MEMOIRE    ETC. 

Tout  Ic  corps  est  gelatineux,  Icllcment  transparent  qu'il  laisse  A'oii', 
a  travers  la  region  cephaliquCj  partie  du  syslumc  nervcux,  et  a  travers 
le  sac  tous  les  organes  qui  y  sont  contenus. 

II  est  iVun  blanc  vitre  entieremcnt  convert  do  petlts  points  cro- 
uiophcrcs  blcuatres ,  qui  disparaissent  sur  la  region  cephalique  cmre  les 
yeux  :  on  ea  voit  aussi  sur  la  membrane  qui  entoure  la  bouche ; 
quclques-uns  plus  marques  se  voyent  le  long  des  bras.  Quelque?  points 
cromophcres  rougeiitrcs  ,  et  plus  grands  ,  sont  clairsemes  sur  la  nageoire 
et  sur  Ic  sac,  ils  sont  plus  colorics  le  long  de  la  partie  dorsale  et  sur 
la  region  cephalique. 

J'ai  rencontre  ce  Cephalopode  mort  sur  la  surface  de  I'Oce'an,  par 
29  deg.  Lat.  Nord,  et  89  Long.  O.  par  un  temps  tres-calme. 

J'ai  scrupuleuscment  cherche  les  bras  tentaculaires  ou  du  moins 
quelques  traces  de  ces  organes,  toutes  mes  recherches  ont  ete  infruc- 
tueuses,  et  je  puis  avancer  avec  certitude  que  cette  espece  en  est  de- 
pourvue.  Je  la  rapporte  neanmoins  au  genre  Loligopsis  definitivement 
etabli  par  M.  de  Ferussac  avec  le  Loligopsis  Feranii  que  je  lui  com- 
muniquai ,  et  sur  lequel  existaient  les  bras  tentaculaires  qui  n'avaient 
jamais  ete  apercus ,  et  qui  firent  rapporter  ce  genre  a  Tordre  des 
Dccapodes;  de  nouvelles  decouvertes  et  des  observations  plus  minu- 
tieuses  sur  le  Loligopsis  guttata  de  M.  Grant,  et  le  Leachia  Cjclura 
de  Lesueur  ,  sur  lesquels  on  n'a  pas  apercu  ces  bras  ,  donneront  de 
nouveaux  eclaircissemens  ,  et  le  manque  positif  de  ces  organes  de- 
finitivement constate  autorisera  retablissement  d'un  nouveau  genre 
dans  I'ordre  des  Octopodes.  J'ai  dedie  cette  nouvelle  espece,  comme 
un  temoignage  de  ma  gratitude,  au  digne  compagnon  de  M.  De  Humboldt, 
au  celebre  prisonnier  du  Docteur  Francia  ,  a  M.  Bompland  ,  que  j'ai 
eu  le  i)onhcur  de  rencontrer  sur  les  bords  de  la  Plata,  et  qui  m'lio- 
nora  do  son  amitie  et  de  ses  conseils. 

ONYCIIOTEUTJIIS  MORISII  —  VzKKm,  fig.  2.^ 

Corps  oblong  ,  extremile  anterieure  assez  cvasee  ,  angle  dorsal  tres- 
obius ,  et  extremite  posterieure  aigue  garnie  de  deux  nageoires  im- 
plante'es  a  la  partie  dorsale  du  sac  a  une  petite  distance  I'une  de  I'autre, 
et  dont  les  extremites  poslerieures  sont  aigues,  et  les  antericures  arrondies 


PAJl    J.    B.  VERANY  101 

avec  line  e'cliancrure  a  angle  droit  a  la  parlie  interne;  les  deux  ferment 
uiie  fleche  qui  occupc  un  peu  plus  des  'j,  du  sac.  Region  cephalique 
munic  de  deux  yeux  asscz  grands  a  iris  argente  ,  couronnee  par  dix 
bras  ,  dent  deux  leutaculaires ,  la  i."  paire  de  la  longueur  dc  la  na- 
geoirc,  la  2.''*  paire  un  peu  plus  longue,  la  3.""=  paire  encore  plus  longue, 
et  la  4'°'°  paire  la  plus  longue  et  Ic  double  de  la  i."  paire.  Les  bras 
tcntaculaires  ont  qualre  fois  la  longueur  de  la  i."  paire,  ceux-ci  sont 
garnis  d'unc  rangec  alternante  dc  tres-petits  crochets  au  nombre  de  16 
a    18. 

La  boiichc  est  couronnee  d'une  membrane  fcstonee  et  octogone  assez 
grande  qui  se  rattache  aux  8  bras.  EUe  est  d'une  couleur  brune  noi- 
ratre  a  angles  blanchatres.  La  lame  cornee  est  d'un  rose  terne,  le  sac, 
I'-entonnoir  et  la  region  cephalique  sont  nuage's  de  rouge  vineux  pas- 
sant au  brun  le  long  du  dos  entre  les  deux  nageoires.  La  partie  dorsale 
du  sac  est  clairsemee  de  quelques  points  cromophtrcs  rougeatres,  qui 
sont  plus  i-approches  et  plus  visiblcs  a  Tinferleure:  la  region  cephalique 
en  est  couverte,  sauf  vers  le  centre,  les  memes  points  couvrent  I'ex- 
tremite  de  I'entonnoir  :  une  belle  serie  de  ces  memes  points  cromo- 
pheres  se  voient  le  long  de  la  partie  externe  des  8  bras. 

Cette  belle  espece  se  rapproche  beaucoup  de  Y Onjchoteuthis  Banksii, 
Smithh,  et  Leptura  de  Leache,  desquelles  elle  differe  principalement  par 
la  membrane  qui  couronne  la  bouche.  J'en  ai  rencontre  plusieurs  dans 
I'estomac  d'un  dauphin  ordinaire  que  nous  primes  dans  I'Ocean ,  par 
3g  deg.  Lat.  N.  et  20  Long.  O.  Je  I'ai  dediee  comme  un  temoignage  de 
mon  respectueux  devouement  a  I'estimable  auteur  de  la  Flore  de  la 
Sardaigne ,  M.  le  Docteur  Moris. 


a«:A^  i-)!''  O^m  Sexen^    C^fo.W  .>,  Jo.  ^r/'Cal    .>jr.,  f\n„  .  f/i-  .V-^.', 


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io3 

SULI.A 

STRUTTURA  E  POSIZIONE   DEGLI  ORGAM 

DELL'  UDITO    E    DELLA    VISTA 

NEI  PRINCIPALl  GENERI  DEI  MAMMIFERI 
RIFLESSIOm     FISIOLOGICIIE 

DEL       MEDICO 

CARLO   FRANCESCO   BELLINGERI 


^iUtte  ntlV adunanza  del  i8  di  giu^no  1837. 


PREF^ZIONE 


v/uesta  memoria  venne  preseutata  a  quesla  Reale  Accaileinia  nell'oc- 
casione  deU'adunanza  generale  onorala  dalla  Maeslu  del  Re  il  3i  di 
oltobre  del  i833  ,  come  consta  dal  prograninia  pubblicato  in  tale  cir- 
costanza ,  programma  che  venne  ripetuto  dall'  Institut  nel  foglio  dei  7 
dicembre  i833,  in  cui  si  diede  I'elenco  dei  titoli  delle  meinorie ,  che 
erano  in  pronto  per  leggei"si  in  tale  occasione.  Per  mancanza  di  tempo 
pero  non  ebbe  luogo  la  lettura  di  questa  inia  ineinoria,  come  risuUa  dal 
Vol.  XXXVII  di  questa  R.  Accademia,  pag.  (xx).  Venne  posoia  letta  nell' 
adunanza  a  Classi  unite  dei  24  novembre  di  detto  anno,  come  risulta 
dal  processo  verbale  di  detta  adunanza  accademica.  Fu  sospesa ,  secondo 
il  costume  ,  la  votazione  di  essa ,  e  desiderando  io  poscia  di  dare  una 
magglore  eslensione  a  si  fatto  genere  di  ricerche ,  ho  tralasciato  di  pro- 
muoverne  la  pubblicazione. 


io4 

Ora  vedendo  io  anaunziata  uel  foglio  ihW  Insiitut  dei  19  aprile  del 
corrente  anno  la  iiicinoria  del  signer  Dubueuil,  Profcssorc  di  Medicina 
a  MonpcUieri ,  inlitolala  :  Etudes  anatornujues  dc  teles  ajant  appartenu 
a  des  indii'idus  de  races  humaines  diverses  ,  nella  quale  si  annunziano 
le  due  seguenti  proposizioui  principali  :  La  premiere  est  que  la  forme 
du  trou  occipital  repete  presque  toiijours  celle  du  crdne  ,  et  la  donne 
par  consequent  (*).  La  deuxicme  est  que  dans  les  races  humaines  plus 
('intelligence  est  diiveloppee ,  plus  le  trou  auditif  est  voisin  de  f occiput; 
non  voglio  percio  pii  ritardare,  per  quanto  e  in  me  ,  la  pubblicazione 
di  una  tale  mia  memoria  ,  e  la  do  Ictteralmente  quale  fii  essa  presen- 
tata  neU'epoca  indicata ,  aggiungendo  soltanto  in  altrettante  note  sepa- 
rate le  prove  ed  addizioni ,  che  dopo  ho  creduto  di  fare  a  quel  mio 
scritto  ,  e  che  mi  sono  trovato  costretto  a  redigere  in  breve  tempo  , 
perche  non  era  ancora  mia  intenzione  di  consegnare  alle  stampe  questo 
mio  lavoro. 


('J  Osst^rvnziooe  qucsU  gia  f.itta  tU  Soemheriiikc. 


io5 
RIFLESSIOIVI    FISIOLOGICHE 


SULLA 


STRUTTURA  E  POSIZIONE   DEGLI  ORGANI 


DELL'  UDITO   E    DELLA   VISTA 


NEI  PRINCIPAL!  GENERI  DEI  MAMMIFERI 


;Lia  (livina  uiteltigenza,  clie  presieJelle  alia  creazione  del  mondo  e 
degli  esseri  ,  da  cui  e  abltato  ,  incgUo  forse  ancoia  die  neH'oidine ,  la 
■variela  e  V  iinmensiti  degli  oggelti ,  si  palesa  maravigliosamente  nel 
fercare  la  ragione  di  cose  in  appaienza  niinime  e  lievi.  Gia  disse  Plinio, 
<he  la  natiira  e  aniinirabilc  nelle  cose  piccole  ;  e  die  cio  sia ,  ne  sa- 
rauiio  novella  prova  le  brevi  liflessioni  fisiologidie  suggeritemi  dall'e- 
same  della  posiziouc  e  struttura  degli  organi  delludito  e  della  vista 
nei  priucipali  generi  dei  maminiferi.  Argomenlo  ,  il  quale  puo  in  suUe 
prime  aversi  per  istcrile  e  liniitato ,  ma  die,  meditandovi  sopra  ,  offre 
non  poclie  ragguardcvoli  induzioni. 

La  struttura  e  posiziouc  dcU'orcccliio  esteruo  e  niolto  varia  nei  di- 
versi  mammifcri.  Sono  in  loro  Ic  orecdiie  acute  o  rotoiidate  ,  ritte  o 
pcndole,  larglie  o  ristretle,  espansc  od  accartocciate  ,  di  forma  emisfe- 
rica  o  conica  ,  diversamente  lunghe  o  cortc  ,  poste  alia  sominiti  od  ai 
lati  del  capo,  ]>iu  o  meno  posleriormente  od  anleriormenle,  distanti  o 
Serif.  II.  Tom.  I.  o 


JoG  RIFLESSIONI    FISIOLOGtCHE 

ravvicinate  tra  dl  loro.  Sono  acute  e  ritte ,  lunghissime,  poste  alia  som- 
inila  del  capo ,  e  molto  vicine  tra  di  loro  nei  lepri ,  conigli  ,  e  ncl 
geiiere  c.ivallo.  Sono  acute,  ritte,  lunghe  e  jioste  alquaiito  ai  lati,  nella 
giralla  .  nelle  gazzelle  ,  nei  daini,  ccrvi  e  buoi,  ed  in  aleune  specie  di 
capre  ,  e  di  cani.  Sono  lunglie  ,  larglie  cd  acute  alia  loro  estremila, 
pendole  e  nia!:!gionnente  posle  ai  lati  dclla  lesta  nella  pecora,  in  alcunc 
specie  di  cani,  e  ncl  inaiale  comunc.  Sono  Ic  oreccliie  larglie,  espanse  , 
quasi  eniisieriche  ,  posle  ai  lali  del  capo  ,  e  vie  piu  infcriormenle  ,  e 
piu  iontane  Tuna  daU'allra  nell'  elcfanle ,  nelle  scimic ,  e  specialuientc 
neiruomo. 

Una  talc  diversa  strultura  e  posizione  deiroreccliio  eslcrno  negl'  in- 
dicati  animali  ha  i  suoi  grandi  significati.  Cosi  le  oreccliie  ritte,  lunghe, 
))osle  alia  somniila  del  capo,  all' indietro,  e  molto  ravvicinate  tra  di 
loro ,  e  vanno  congiunte  con  udito  finissimo  ,  e  significaiio  docilita  ,  ti- 
iiiidita  e  poco  ingegno  :  tali  noi  le  osserviamo  nei  lepri  ,  nei  conigli  , 
in  nioiti  generi  di  pipistrelli ;  e  nello  slesso  genere  cavallo  !a  maggior 
iunghezza  del  padiglione  concorda  colla  timidita ,  codardia  e  goflaggine; 
e  viceversa  I'oreccliio  piu  corto  si  connette  nello  slesso  genere  col  mag- 
gior coraggio  ed  intelligenza.  Sono  pure  animali  tlmidi  le  pecore  ,  le 
rapre  ,  i  daini ,  le  gazzelle  ,  i  cervi  ,  e  la  giraffa ,  ed  in  tulti  questi 
animali  I'orecchio  e  prolungato.  Un  lungo  orecchio  indica  timidita  e 
docilita  tanto  maggiore ,  quanto  piu  esso  e  lungo  nello  slesso  genere 
di  mammiferi ;  cosi  ad  esempio  nei  cani  quanto  piu  e  lungo  il  padi- 
glione ,  tanto  piu  sono  essi  timidi  (i). 

Tanto  e  vero  che  un  lungo  orecchio  indica  docilita  c  timidita,  come 
e  vero  altresi  che  un  corto  orecchio  indica  ferocia  e  selvatichezza. 
Cosi  noi  osserviamo  che  negli  orsi,  nei  leoni ,  nelle  ligri,  nei  leopardo, 
e  nei  terribile  jagoar  dell'  America  I'orecchio  esterno  c  corto ,  come 
troncato  ,  e  si  direbbe  reciso  colle  forbici ;  e  questi  animali  sono  in- 
domiti  e  feroci  (2). 

Una  pai-i  indicazione  relalivamente  all' indole  degli  animali  desunla 
dalla  varia  Iunghezza  delle  orecchie  e  pur  costanle  nello  slesso  genere 
di  animali :  le  orecchie  del  lupo  sono  iiiolio  piu  corte  di  quelle  dei 
cani ,  ed  e  il  lupo  feroce  cd  il  neuiico  ilei  cani  ;  c  questi  quanlo  piu 
corte  ,  ritte  e  strelte  hanno  le  orecchie  ,  tanto  piu  sono  fieri ,  caltivi , 
ed  a  temersi  (3).  Cosi  pure  nei  genere  bue ;  I'orecchio  e  corlissimo  ,  e 
come  troncato  nei    bue    bisonte    d'America  ,    ed    e    quesli  un   animale 


DEL    MEDICO    C.    F.    BELLINCEni  I07 

fierissinio  ;  parimcnli  nel  genere  cinghiale  si  osseiTa  ,  che  quanto  piu 
sono  corte  le  orecchie  ,  riltc  cd  acute ,  tanto  maggiore  c  in  cssi  la 
ferocia  (4). 

Le  orecchie  penilole  nei  ruminanti ,  e  nci  cani  indicano  doinesticita , 
o  stato  (li  servilii ,  cost  pure  nel  genere  cinghiale  (5). 

Un  lungo  orecchio  si  connette  in  generate  con  estremita  lunghe  e 
sottili ,  e  cosi  colla  velocila  nel  corso  :  osservasi  una  tale  corrispon- 
(ienza  fra  la  strultura  delle  orecchie  e  quelia  delle  estremita  nelle  capre  , 
nei  cani  ,  nel  cavallo ,  nelle  lepri  ,  nei  conigli  ,  nei  daini  ,  nelie  gaz- 
zelle  ,  nci  cei-vi ,  e  nella  girafia ,  aniniali  tutti  di  cui  noi  aminjriaiiio 
la  velocita  somma  nci  corso.  Sembra  che  la  natura  abbia  in  questi  ani- 
niali connesso  orecchie  lunghe  ,  udito  fmissiino  ,  ed  estremita  lunghe  e 
sottili,  e  grandissima  velocita  al  corso,  perche  esscndo  essi  animali 
timidi  ed  inermi  ,  c  potessero  essere  cosi  piu  facilmente  conscii  dei 
pericoli ,  che  gli  minacciano  ,  e  sollrarsi  a  loro  con  una  rapida  f'uga. 

Invece  corte  orecchie  si  congiungono  in  generale  con  grosse  e  corte 
estremita  ,  e  colla  forza  dei  movimenti  :  una  tale  corrispondenza  si  os- 
serva  nei  leoni ,  neila  lince  ,  nella  tigre ,  nel  cinghiale  ,  negli  orsi  ,  e 
nel  hue  bisonle  d'America.  Negli  animali  fiei'i  vuolsi  molta  forza  nei 
movimenti  ,  onde  possano  far  preda  ,  exl  assoggeltare  gli  altri  ani- 
mali (6). 

Uh  padiglione  ampio  ,  largo  ,  piu  o  meno  €misferico  ,  e  che  si  al- 
larga  posteriorraenle  ,  posto  ai  lati  della  testa  ,  e  piii  anteriormente  , 
distanle  I'uuo  daU'altro  ,  e  collocate  inferiormentc  nel  capo  ,  indica  in- 
gegno  ed  intcUigenza  tanto  maggiore  quanto  piil  sono  eminenti  i  detti 
caratleri.  L'orecchio  esterno  e  largo  in  alcune  specie  di  cani ,  animali 
questi  intelligcntissinii ,  c  quanto  pii\  in  essi  e  largo  l'orecchio  ,  tanto 
piu  sono  inielligcnli  ;  siane  in  esempio  la  specie  del  cane  bracco  ,  e 
del  can  barbone.  E  indizio  di  maggiore  inlelligenza  ,  alloraquando  il 
padiglione  si  estende  e  si  allarga  poslerionfientc  ,  ed  assume  tosi  una 
forma  piii  o  mcno  emisferic-a.  Talc  c  la  coslruzione  dellorecchio  nell' 
clefante  ;  e  noi  ammiriamo  la  capaciu'i  intellettuale  di  qvieslo  animate  ; 
se  non  che  neU'elefante  non  ha  l'orecchio  una  forma  antropomorfa, 
e  non  presenta  cosi  una  figura  quasi  semicircolarc ,  cssendo  il  suo  lobo 
troppo  prolungato   (■7). 

Nelle  sciniie  I'oVccchio  e  cspanso  ,  ed  ha  una  figura  piu  o  mcno 
eniisferica ,  ecj  e  inoltre  I'oi'ccchio  posto  ai    lati  ,  cd  iuferiormente  nel 


I(>8  Rin.ESSIONI    FISIOLOGICIIE 

capo  ;  cd  w  rajrgnardcvolissima  la  loro  iiilelligenza  ;  die  anzi  osser-rasi 
rliiaraiDciilc  ,  c-lie  nelle  scimic  quanlo  piu  I'orecchio  c  anlropoinorlo  , 
V  poslo  pill  in  l)asso  lu'l  capo  ,  taiito  niaggiore  e  la  loro  intelligcnza. 
(]osi  nel  gruppo  orang-outangs,  in  cui  la  forma  ileU'ovorchio  e  analoi^a 
a  quella  cU'iruomo  ,,e(l  c  poslo  pii\  in  basso  che  nellc  altrc  scimie,  «; 
allresi  fra  quesle  la  specie  ,  die  c  ilotata  ili  maggiove  inlelligenza.  Al 
coiilrario  nclle  altre  scimie  ,  in  cui  ossei-vansi  le  oreccliic  posle  piu  in 
alio  ,  eppercio  pii\  ravvicinate  tra  tli  loro  ,  e  che  perdcntlo  la  figura 
emisferica  ,  rendonsi  acuminate  alia  loro  eslrcmila  superiore  ;  ■vedian>o 
pure  decrescere  in  loro  ,  in  proporzione  ,  1'  inlelligenza  (8). 

E  neH'uomo  ,  che  I'orecchio  si  allarga  posleriormente,  presenta  una 
figura  quasi  semicircolare  ,  Irovasi  poslo  piu  inferiormente,  e  piii  avanti 
nel  capo  che  negli  altri  animali  ,  ed  e  percio  maggiore  la  distanza  vi- 
cendevole  ;  ed  e  pure  neU'uonio  massima  1' inlelligenza  e  1' ingegno  (9). 

Dal  sin  qui  delto  ne  risulta  ,  che  le  orecchie  lunghe  ,  rislretle  ,  e 
ravvicinate  ti-a  di  loro  ,  posle  in  alto  ,  od  alia  sommilh  del  capo  ,  in- 
dicano  pora  inlelligenza  ,  e  lanlo  minore  quanlo  pii!i  sono  pronunziati 
i  delti  caratleri  nei  diversi  ordini  ,  generi  e  specie  di  detti  animali  : 
ed  invece  un  largo  orccchio,  espanso  posleriormente,  di  figura  emisfe- 
rica ,  dislante  I'uno  dall'altro,  e  posto  piu  inferiorraente  ,  e  mcno  po- 
sleriormente nel  capo  ,  indica  inlelligenza  tanto  maggiore  quanlo  piu 
sono  evidenli  i  detti  segni :  liene  I'uomo  per  queslo  rapporlo  il  primo 
luogo;  succedono  le  scimie;  lien  dielro  felefante,  poscia  il  genere  cane, 
succedc  il  genere  galto  ;  quindi  il  genere  cavallo;  e  per  ultimo  I'ordine 
de'  ruminanti  non  cornuti ,  poiche  i  cornuti  sembrano  costituire  un'ecce- 
zione  :  1' inlelligenza  in  lutli  questi  animali  liene  pure  lo  stesso  ordine, 
principiando  da  quelli  ,  in  cui  e  maggiore  (10). 

I  significali  desunti  dalla  posizione  delle  orecchie,  quanlo  alia  loro 
distanza  ed  altezza  nei  principal!  generi  dei  mammiferi  relativamente 
alia  loro  inlelligenza  ,  danno  il  risullalo  inverso  dei  significali  desunti 
alio  stesso  oggetto  dalla  varia  posizione  degli  occhi  quanlo  alia  loro  si- 
tuazione  elevata  nel  capo  ,  e  vicendevole  distanza.  Abbiaino  vedulo , 
che  le  orecchie  rpianlo  piu  sono  posle  in  basso  e  piii  dislanli  I'una 
daU'allra ,  tanto  maggiore  e  1' inlelligenza  negli  animali;  gli  occhi  invece 
indicano  sempre  piu  maggiore  inlelligenza  ,  quanlo  piu  sono  posti  in 
alto  ,  ed  approssimati  tra  di  loro  :  cosi  si  osserva  nell'  uomo  e  nelle 
scimie  :   negli    altri  principal!   generi   di  mammiferi   la    posizione   degli 


DEL    MEDICO    C.    F.    BEI.I.INCEnr  I  r>r) 

occhi  tiene  il  segncnte  ordiiie  jirincipianilo  da  quelli,  rhe  li  lianno  piu 
rlevati  :  i."  gcnere  cane:  2.°  pecora :  3.°  capra :  4."  genere  gallo  : 
5."  clnghiale  :  6.°  genere  anlilope  :  ij."  genere  cei-vo:  8.°  orso  :  g.°  ran-.- 
incllo  :  10."  cavallo  :  ii.°  l)ue  :  12.°  lepri  e  conigli.  In  tutti  qucsli  ani- 
innli  iioi  osserviamo  che  gli  occhi  sono  posti  piu  o  meno  al  dissolto  della 
linea  dclle  orecchic;  nelle  scimie  sono  gli  occhi  e  le  orecchie  posle 
quasi  alio  stcsso  livello,  soltanlo  neU'uonio  trovansi  Ic  orecchie  jioste 
al  di  sotto  della  linea  degli  occhi;  da  qneslo  quadro  ne  risulta,  rhe 
quanto  piu  gli  occhi  sono  elcAati  nel  capo,  ed  in  conseguenza  in  mag- 
giore  vicinanza  del  cervello ,  tanto  inaggiore  e  I'inlelligenza  negli  animali. 
Abbiamo  considcrata  la  posizione  piu  o  meno  elevata  dcgli  occhi  ; 
dobbiamo  ora  considerare  la  maggiore  o  minore  reciproca  loro  distanza: 
tieue  essa  il  seguente  ordine  principiando  da  quelli  che  li  hanno  piu 
ravvicinati  :  i.°  scimie:  2.°  uonio  :  3.°  genere  galto  :  4-°  genere  cane: 
5.°  cinghiale  :  G.°  orso:  •^."  capra:  8.°  pecora:  g.°  elefante  :  io.°  bue. 
Dal  che  noi  ne  dedurremo  che  gli  occhi  quanto  piu  sono  approssiuiati 
yiccndevolniente,  tanlo  maggiore  e  in  generate  la  vivacila  degli  animali. 
Fa  a  questa  regola  eocezionc  il  cavallo.  Da  quanto  si  venne  diccndo 
•scorgesi,  che  si  deve  fare  unadislinzione  fiarintelligenza  ela  vivacita  (i  r). 
Risulta  pero  scnipre  da  questanalisi,  die  gli  occhi  piu  clevali  nel 
capo,  (I  pill  ravvicinati  tra  di  loro,  indicano  maggiore  sviluppo  di  una 
facolla  deU'anima;  e  che  tali  carallcri  relalivamenle  alia  posizione  delle 
orecchie  danno  il  risultato  inverso.  L'occhio  deve  rsser  posto  in  mag- 
giore vicinanza  del  cervello  per  Iramandargli  sensazioni  piii  pronte  e 
piu  dislinte ;  I'Drecchio  deve  essere  piu  lontano  per  produire  sensazioui 
pii'i  giuste  ed  armoniche  (12). 

I'erche  mai  la  natura  nell'uomo  colioco  l'occhio  al  di  sopra  dell'orec- 
chio,  e  nei  quadrupcdi  pose  rorecchio  al  livello  0  al  di  sopra  delloc- 
chio?  II  cei'vcllo  nell'uomo  e  posto  al  di  sopra  del  cerselletto  ,  I'inversn 
ha  luogo  negli  animali:  l'occhio  dipendc  dal  prinio,  mentre  le  orecchie 
sono  in  relazione  col  ccrvelletto.  Fatlo  qnesto  provalo  daU'origine  del 
nei-vo  ottico  ed  acuslico;  Torigine  del  primo  e  dal  cervello,  quella  del 
secondo  dal  cervelletlo.  Lo  provano  inoUre  le  stesse  deviazioni  della 
natura  ;  se  e  doppio  il  cervelletlo  ,  sonovi  quattro  orecchie  ,  e  due  oc- 
chi sollanto ;  se  vi  sono  quattro  lobi  cerebrali ,  vi  sono  anche  quattro 
occhi ,  e  due  sole  orecchie. 

HagtOQ    vuolc ,  che    noi    iDdaghiamo ,    perche    la    maggior    disiauza 


I  I  0  niFLESSIONI    FISIOLOGICHE 

viccnclevole  delle  orccchic  ,  e  la  loro  posizione  pii  inferiore  nel  rapo 
indica  niaggiore  iiilelligenza. 

Abbiamo  veduto  die  I'orecchio  e  in  x-elazione  con  il  cervelletlo;  la 
posizione  deH'orecchio  la  natnra  la  voile  in  vicinanza  di  quest'  organo. 
Nell'iionio  stanteche  i  lobi  posteriori  del  cei-vello  si  allargano  assai,  e 
si  prolungano  all'  indietio ,  e  vanno  cosi  a  coprire  il  cei-velletto  slcsso, 
necessariainente  rorecchio,  che  dipende  dal  cervelletto  ,  ed  e  con  esso 
in  relazione ,  devc  trovarsi  piu  in  basso  e  pii!i  lontano  I'uno  dalT  allro. 
Iiivece  ncgli  animali  i  lobi  del  cervello  che  sono  posteriori,  sono  nieno 
anipii ,  c  nieno  prolungati  airindietro,  e  non  coproiio  cbe  in  parte,  o  tor- 
cano  soltanlo  il  cervelletto ;  e  le  oreccliie  in  loro  esser  possono  quindi 
collocate  pill  in  su,  e  pii  ravvicinatc  tra  di  loro.  Eppercib  la  niaggior 
distanza  vicendevole ,  e  la  posizione  piu  inferiore  dell'  oreccliio  indica , 
che  i  lobi  cerebrali  posteriori  sono  mollo  piii  sviluppati  in  ogni  senso  , 
di  lunghezza  ,  di  grandezza  e  di  spessezza.  II  maggior  sviluppo  dei  lobi 
cerebrali  posteriori  porta  seco  maggiore  intelligenza ;  e  se  I'angolo  lac- 
ciale  di  Camper  indica  una  maggiore  o  minore  capacita  intellettuale  , 
perche  indica  il  maggiore  o  minore  sviluppo  dei  lobi  cerebrali  ante- 
riori ;  le  orecchie  parimenti  quanto  piu  sono  poste  in  basso ,  e  quanto 
pill  sono  lontane  tra  di  loro  indicano  pure  una  maggiore  capacitii  in- 
tellettuale ,  in  quanto  che  sono  cosi  esse  un  segno  fatto  dalla  natura  , 
che  i  lobi  cerebrali  posterioi'i  sono  piu  sviluppati  ,  e  quanto  piu  gli 
emisferi  cerebrali  hanno  un  maggiore  sviluppo  ,  tanto  maggiore  e  I'in- 
telligenza,  poiche  qucsti  emisferi  costituiscono  I'organo,  di  cui  si  serve 
fanimo  durante  la  vita  per  eseguire  le  sue  funzioni. 

Gil  occhi  quanto  piii  sono  elevati  nel  capo  e  quanto  piili  sono  rav- 
vicinati  tra  di  loio  indicano  maggiore  intelligenza,  o  maggiore  vivacita, 
in  quanto  che  pare ,  che  I'ocehio  esser  debba  in  maggiore  vicinanza 
del  cei-vello  per  produrre  in  esso  sensazioni  piii  pronle  e  piii  distinte  , 
e  debbano  essere  ravvicinati  tra  di  loro,  aflinche  le  sensazioni  trasmesse 
dall'uuo  e  daU'atlro  occhio  siano  piu  giuste  e  piu  uniformi.  Non  sola- 
niente  noi  vedianio  ,  che  negli  animali  piii  perfetti  la  natura  pose  gU 
occhi  in  maggiore  vicinanza  tra  di  loro  ,  ma  voile  altresl  che  i  ncrvi 
ottici  I'un  lalli'o  si  mischiassero.  L'origine  di  questi  due  nervi  e  molto 
vicina  ;  invece  bavvi  una  ragguardevole  distanza  fra  I'oi'igine  del  nervo 
aciistico  di  ciascun  lato  ;  e  cosi  il  solo  modo  di  origine  di  quesle  due 
paia  di  nervi  relativo  alia  distanza,  ci  suggeriscc,  che  gli  occhi  debbono 
essere  approssimati ,  e  le  orecchie  poste  in  lontananza  I'uua  dallallra. 


DEL    MEDICO    C.    F.    BELLINGERI  III 


IfOTE 


(i)  A  quesla  regolafa  eccezione  il  genere  cammello,  in  cui  le  orccchie  sono 
corie ,  come  ironcate ,  poste  ai  lati  del  capo ,  e  distanli  fra  di 
lore ;  e  non  ostante  il  cammello  e  di  sua  indole  animate  timido 
e  docile. 

(a)  Fa  eccezione  a  questa  regola  la  jena,  in  cui  le  orecchie  sono  piut- 
losto  lunghe  ;  ina  io  riflelto,  che  sebbene  la  jena  sia  un  animale 
molto  carnivoro  ,  essa  perb  e  di  una  vile  voracita ,  come  dice 
Lesson  ,  e  si  nutrisce  a  preferenza  di  cadaveri  umani ,  che  va  a 
ricercare  nei  cimiteri. 

(3)  Le  orecchie  corte ,   ed   artaloghe   a    quelle   del  lupo  osservansi   nel 

cane  afincrtno ,  e  nel  cane  famigliare  in  istato  di  selvatichezza. 

(4)  Cosi  nel  cinghiale  (  Sus  aper)  I'orecchio  e  corto  ,  come  troncato , 

ed  o  esso  un  animale  ferocissimo ;  mentre  il  majale,  che  ha  orec- 
chie lunghe  ,  non  e  feroce. 

(5)  BuFFON    disse :    Les  oreilles   pendantes    qui    sont   le   signe   le   plus 

general  et  le  plus  certain  de  la  servitude  domestique ,  ne  se 
troui'ent-elles  pas  dans  presque  tons  les  chiens  ?  Sur  environ 
trente  races  differentcs  ,  dont  Vespece  est  aujourdhui  composee , 
il  n'y  en  a  que  deux  ou  trois  qui  ajent  conserve  leurs  oreilles 
primitives;  le  chien  de  berger  ,  le  chien  loup  et  les  chiens  du 
riord  ont  seals  les  oreilles  droites  (a)  n.  Aggiunge  altresl  Biffon, 
riie  il  cosi  detlo  cane  turco ,  o  piccolo  danese ,  e  tutti  i  cani  di 
qualunque  razza  ,  e  di  qualunque  paese  essi  siano  ,  perdono  il 
loro  pelo  nei  paesi  estreniamente  caldi,  e  perdono  anche  la  voce: 
il.t  sembleiit  par    cette    alteration   se    rapprocher  de  leur   e'lat  de 


(a)  Disrours  ^eiiciMux    Tom.  3    p.  i58. 


«ia  RIFLESSIONI    FISIOLOGICHE 

nature  ,  car  Us  changent  aussi  pour  la  forme  el  pour  r instinct: 
Us  deviennent  laids ,  et  prennent  tous  des  oreUles  droites  et pointues. 
Le  chien  de  berger ,  le  chien  loup  et  V autre  espece  de  chien  loup, 
<]ue  nous  appeUerons  chien  de  Siberic,  nejhnt  aussi  tous  trois  quun 
meine  chien:  on  pourroit  meniej  joindre  le  chien  de  Laponie ,  celui 
du  Canadh ,  celui  des  Hottentots  et  tous  les  autres  chiens  qui  out  les 
oreiUes  droites  faj.  Onde  ne  risulta,  clie  i  can!  in  islato  selvaggio 
haano  le  orecchie  dritte,  le  quali  rendonsi  pendenli  col  rimanere  a 
lungo  in  istato  ili  domcslicita.  Parla  inoltre  Buffon  di  galti  alle- 
Tali  nclla  China  e  molto  domestici ,  nei  cjuali  le  orecchie  sono 
pendole. 

Lo  stato  di  schiavitu  produce  pure  lo  stesso  effetto  iiel  gonere 
oinghiale  ;  le  orecchie  del  porco  comune  sono  pendole,  ed  abbas- 
sate  ,  sebbene  di  sua  natura  le  piii  costrutte  per  rimaner  dritte. 
E  un  fatto  talmente  riconosciuto,  che  la  servilii,  la  dipendenza, 
e  Tumiliazione  rende  in  generale  nei  mammiferi  le  orecchie  basse 
€  pendenli  ,  che  per  metafora  dicesi  pure  deU'uomo,  il  quale  in 
un  conflitto  ,  od  in  un  dissidio  si  ritiri  confuso,  umiliato  ,  e  mor- 
tificato ,  e  volgare  il  dire :  ei  se  ne  undo  -via  colle  sue  orecchie 
basse. 

Lo  stato  di  domeslicita,  di  reclusione  ,  o  di  servitu  degli  ani- 
mali  influisce  grandemente  nei  cambiare  la  direzione ,  la  lun- 
^hezza ,  la  larghezza  e  la  forma  dell' estremita  superiore,  o 
dell'apice  dell'orecchio  in  molti  animali.  In  generale  in  quei  ge- 
nei'i  di  animali,  in  cui  nello  stato  selvaggio  le  oi'ecchie  sono  ritte, 
tese  ed  elevate,  passando  essi  alio  stato  di  domesticita,  o  di  schia- 
vitu ,  si  rendono  pendole  ,  come  osservasi  nei  genere  cane ,  nei 
^enere  cinghiale ,  piu  di  raro  nei  genere  gatto  ,  come  osservammo 
con  BoFFON  ;  e  come  notai  io  pure  nei  genere  montone ,  nei  qua! 
genere  vidi ,  che  nei  montone  selvaggio  le  orecchie  sono  perpen- 
ilicolari  e  rille ,  e  nei  montone  domestic©  sono  orizzonlali ,  » 
pendenli. 

Lo  stato  di  schiavilii  inoltre  influisce  suUa  larghezza  dell'orec- 
thio  ,  e  la  rende  maggiore :  le    medesime    specie    di    cani   hanno 


{a)  BurFO>   ,  urt.  Chun. 


BEL    MEDICO    C.    F.    BELLIKCERI  Il3 

orrccllic  iiiu  liirylie  viveiido  in  islalo  ili  domcslic-ita  ,  c  Ic  hanrio 
pifi  juLCole  i-imanendo  ncUo  stato  sclvagglo;  cosi  pure  osservasi  ml 
gallo,  secondo  die  esso  c  domestico  o  selvaggio.  Lo  stesso  ossein asi 
pure  nel  gcnere  inontone.  Un  tal  fallo  c  manifestissinio  iicl  t^e- 
«ere  Sus  ;  nel  cuiiiUiale  rorcccliio  e  ristrcllo  ,  mcntre  e  ampis- 
6uno  nel  inajale,  cl»c  pero  disccndc  e  proviene  dal  cinghiale.  Lessok 
fa  la  nicdesinia  osserva/.ione  qxianto  al  coniglio ,  dicendo,  die  nel 
(•onii»lio  doiueslico  le  oteccliie  soiio  sempie  piu  graudi,  die  ucUo. 
specie  scUaggia. 

IjO  stalo  di  dotiieslicita  ,  o  di  schiavilu  itioUre  aumenia  gran- 
dfuiciile  la  Itingliezza  tldrorecclilo  :  questo  e  evident*  nei  eaiii , 
secondo  die  essi  vivono  nello  stato  di  domeslicita  ,  o  di  sclvali- 
cliezza,  cosi  pure  iicl  nioutone  doiiicslico  le  orccdiie  sono  alquanlo 
pill  liinghe ,  die  nel  selvalico  ;  se  uc  lia  uii  escmpio  ancora  piii 
cvidenlc  nel  gencre  Sus;  nel  cinghiale  roreccliio  c  coito^e  come 
•reciso ,  il  quale  rendcsi  pcndvJo,  ainpissiir.o  ,  e  lungliissiivio  nd 
porco  coiBune  ,  die  pur  proviene  dal  cinghiale  selvalico  ,  ma  da 
inolli  secoli  ridotlo  alio  slato  di  Ecliiavitu.  Le  «recchie  sono  pure 
corlissiuie  nel  hue  bisonlc  d' America,  aninialc  fiero  e  selvaggio; 
'C  sono  assai  piu  lungke  e  piu  larghe  nel  bue  comune  ,  e  domc- 
slico ,  e  piu.  lunghe  e  piii  larghe  in  questo  che  nd  bufalo. 

Fiiialmente  Taltra  variela  ,  che  indtice  ndlc  orecchie  lo  slato 
'<li  douicslicila  ,  o  di  srhiavitit  degli  animali  ,  e  die  rciule  piu 
ottuso  e  ineno  acubo  I'apicc  del  padiglionc.  Si  e  gia  veduto  con 
iBuFFON ,  die  nei  rani  quando  da  domeslici  diventano  selvatici , 
Vorecchio  si  reiide  aguzze ;  c  rorcccliio  e  mclto  plii  agui^zo  nd 
■ringhiaie ,  die  nd  porco  comune. 

Sono  adunque  quallro  Ic  principali  mulazioni  che  induce  lo 
slato  di  domeslicita ,  o  di  schiavitii  nell'  orccdiio  dci  inamtiii- 
feri,  cioc  lo  rende  pendolo,  piu  largo,  piii  lungo,  e  meno  aguzzo. 

Dalle  quali  cose  noi  conchiuderenio  ,  die  I'orecchio  rilto  ,  ri- 
-slrello,  corlo  ed  aguzzo  e  segno  di  sdvalicliezza;  mcntre  lorec- 
cliio  |)€ndolo,  piii  Inrgo ,  piu  lungo,  meno  aguzzo,  o  subrolondo 
al  suo  apice  e  segno  di  domeslicita  ,  o  di  schiavilu  degli  animali. 

L'nrecdiio  aguzzo  alia  sua  estrcniila  supcriore  prova  la  petu- 
■lanza  c  la  lascivia  ,  siccome  si  osserva  ndlc  scimic  ,  uegli  asini  , 
-cavalli,  muli,  gatti ,  e  caproni;  cosi  noi  vediamo  che  gli  aiuidii 
Serie   II.    Tom.   I.  p 


1  I  4  niFLESSIOiSI    nSIOLOGICIIE 

figurarono  nci  satiri  le  orccchie  aguzze  a  ilinotarc  la  peUilanza  c 
lii  lascivia.  La  pctiilanza  ladombrarono  gli  aiiticlii  ncl  fatlo  di 
Marzia  saliro  veimto  a  contesa  del  la  inusica  con  Apoliine,  e  scor- 
tirato  dal  Dio  ;  come  pure  nel  fatto  di  Mida ,  a  cui  attribuivano 
orecchie  asinine. 

(())  La  (tresenza  del  padlglione  indica  niaggiorc  intcUigcnza  negli  anl- 
niali  ,  come  la  sua  asscnza  la  indica  miiiore.  L'  orcccliio  cstenio 
esistc  sollanto  nei  inammiferi ,  pochi  eccettuati  ;  cioe  fra  i  carni- 
vori  inscUivori  manca  il  padiglionc  nel  gcnere  Scalops,  Chrjsocloris, 
Condylura;  e  nel  genere  Taipei;  e  niauca  j)ure  nel  Setliger  inauri.t; 
e  fra  li  carnivori  digitigradi  manca  nel  genere  ISljdaus.  Tra  li 
carnivovi  anfibii  non  havvi  padiglionc  nci  generi  Calocephalus , 
Stenorjnchus  ,  Pelagius  ,  Steinmatopits ,  Macrorhmus ,  c  Plioca  ; 
come  pure  ncl  genere  Trichecns.  Nell'ordine  dei  roditori  manca 
il  padiglionc  nello  Spermophlliis  citillus,  nel  Gcorjclius  tjphlus , 
i»el  Bathjergus  copetisis ,  nello  Hjpudaeus  Hudsonii,  nel  genere 
Diplostoma  ,  ncWOnil/itra  ,  naW Erethison  dorsatum  ,  nel  Coendii 
prehensilis ,  c  nello  Sphjggui-us  wllo.ia.  Nell'ordine  sdentati  non 
liavvi  oreccliio  esterno  ncl  Clamiphorus  truncatus  ,  ncl  Prio- 
dontes  giganteus ,  nel  genere  Manis ,  e  nci  Monolremi.  Manca 
finalmente  il  padiglione  in  tutti  i  Celacei.  Manca  pure  il  padi- 
glionc negli  uccelli,  e  nei  retlili  in  generate ,  ed  in  tulli  i  pesci. 
Havvi  soltanlo  nn  rudimento  di  oreccliio  esterno  nella  civetta  , 
Strix  ullula  di  Linneo  fra  gli  uccelli,  e  nel  cocodrillo  fra  i  ret- 
tili.  Or  ben  si  sa  ,  die  e  di  gran  liinga  maggiore  in  generale 
I'inlelligenza  dei  mamniiferi  a  quella  dcgli  uccelli ,  dei  rettili ,  e 
dei  pesci ,  nei  tpiali  e  minima  ,  o  milla.  Cos!  pure  i  mammiferi 
privi  di  orecchio  esterno  hanno  pure  in  gener.ilc  un'inteliigenza  di 
gran   lunga  minore  di  quelli  clie  sono  provvisti  di  nu  padiglionc. 

(7)  L'oreccliio  poslo  iu  basso  nel  capo  ,  cioc  al  livcUo  ,  od  al  disotto 
della  linea  degli  occhi  indica  inlelligcnza  negli  anitnali.  Talc  e 
nelle  foche  ,  nelle  (piali  lorecchio  o  pinttosto  il  forame  ndiiivo 
esterno  trovasi  poslo  nelle  varic  specie  di  foche ,  c  nel  gciicrc 
ottaria  ,  o  poco  sopra  al  livello  o  perfcttamenlc  al  livello  dclla 
linca  dcgli  occhi ;  c  le  foche  e  le  ottarie  sono  fia  i  mammiferi 
delate  di  ragguardevole  intelligenza.  NeU'elefante  sebbene  le  orec- 
chie siano  postc  molto  sopra    al  livello    della  linea    degli  occhi  , 


DEL    MEDICO    C.   F.    BELI.lNGEni  ll5 

non  oslanlc  essentlo  in  esso  le  orcccliic  inolto  espansc,  c  <li  forma 
quasi  cmisfcrica  ,  e  I'elcfante  un  maminifero  inlelligenlissimo. 

Dalle  quali  consUleraziouL  nc  risulta  essere  tUie  principalmeule 
i  caralteri  dcsunti  dalle  orcccliic  ,  i  quali  indicaiio  I'inlclligenza 
nei  mammiferi.  Uno  desuulo  dalla  loio  posizionc  ncl  capo,  sia  in 
senso  orizzontale  die  perpcndicolare  ;  e  quauto  piu  esse  souo 
poste  iu  basso  ncl  capo  ,  cioc  al  livcUo  o  al  dissolto  della  linea 
degli  ocelli,  o  qiianlo  pin  soiio  posle  in  avanli  ,  cioe  piii  verso 
gli  ocelli  clie  verso  I'occijnte;  e  qiiindi  quaiilo  piii  sono  distanli 
le  orecclue  tra  di  loro  sia  in  seaso  perpendicolare  che  orizzontale, 
lanto  maggiore  c  rintelligenza  nei  mammiferi.  ]|  secondo  carat- 
tere  si  dcsume  dalla  ligura  ,  forma  ed  espausionc  del  padiglione; 
e  quanto  piu  quesla  si  accosta  alia  figura  cmisferica,  ed  antrojio- 
morfa,  tanto  maggiore  e  I'intelligenza;  e  vie  piii  rainoi'e,  quando 
si  scosta  dalla  forma  emisferica,  e  prende  esso  una  forma  piii  <> 
nieiio  conica. 

Uiniarrebbe  ora  a  ricercarsi  quali  facolta  iulellettuali  indiehi 
-di  )>rt;ferenza  la  posizionc  bassa  cd  anlcriore  delle  oreecbie  ;  e 
quali  allre  facolta  indirhi  la  forma  del  padiglione  larga,  espansa, 
e  di  figura  cmisf^'rica.  A  questo  rigiiardo  si  dovrcbbero  parai,oiiare 
le  facolta  inieliettiiali  iloUe  foclie  con  quelle  degli  <defaiili.  lo  (['li 
osservo  che  il  cranio  deU'elefante  e  convesso  alia  regione  frontale, 
e  parietale;  menlre  invcce  il  cranio  della  foca  e  convesso  ai  lali, 
e  pialto  alia  sua  somitiila  ,  come  gia  osservo  lo  stesso  Lessos  , 
parlando  del  gonere  Calocephalus. 

II  padiglione  cspanso  posteriorir.ente  coincide  col  maggiore 
sviluppo  del  cranio  ,  e  cpiindi  del  cervello  in  senso  verticale  : 
mciitre  la  posizionc  dcU'orecchio  in  basso  ncl  capo  coincide  collo 
sviluppo  del  cranio  e  del  cei'vello  in  senso  laterale  od  orizzontale; 
cosi  osservasi  che  oelle  foche,  come  pure  nei  delfini  gli  emisfeii 
cerebral!  sono  mollo  larglii  ed  espansi  ai  lali. 

Quando  ambedue  le  circoslanze  di  posizionc  c  di  forma  del 
padiglione  si  riuniscono  insieme,  e  massima  linlelligenza,  cosi  si 
osserva  nelle  scimie ,  e  specialmcnle  neiruomo. 
(8;  Osservo  die  le  scimie  del  nuovo  Conlinenle  e  specialmcnle  quelle 
comjjrese  nella  divisione  Siipajou  ,  fia  Ic  quali  il  genere  Ccliw; , 
Saguinus ,  /t teles,  M/cetcs ,  hanno  le  orcccliic  posle  piu  in  basso, 


IlG  RIFLESSIONI    FISIOLOGICnE 

p,  pii\  anleriormente  nel  capo  ,  e  quindi  I'una  dairaltra  piii  lon- 
tanc  in  senso  trasversale  ed  antcro-posteriore  ;  ed  inoltre  hanno 
le  orecchie  in  esse  una  forma  pii\  emisferica  ed  anJropomorfa  che 
le  sciniie  deU'anticoContinente,  eccetluaio  rorang-oiitang.  Le  scimio 
d'Ainerica  sarebbero  esse  in  generale  piu  intelligcnti  rhe  le  scimie 
dell'Asia  ,  e  deirAfiVica  ?  Ai  cjuadrumani  dell'antico  Continentc 
s|>eUano  il  genere  Lemur,  il  genere  Galago ,  il  gencre  Tarsius  cc. 
iu  cui  le  orecchie  sono  poste  piii  verso  la  soininita  del  capo  ,  c 
Terso  I'occipite  ,  che  nelle  scimie :  e  nel  Tarsiere ,  e  nel  Galago 
sono  inollre  coniche ,  accartocciate ,  lunghe,  aguzze,  membranose, 
e  j»nn  carltlagince ,  come  osserva  G.  Cuvier  ;  e  sono  qiiindi  di 
forma,  e  di  tessuto  analoghe  a  quelle  dei  pipistrelli;  e  nel  Galago, 
e  nel  Tarsiere  rinfelligenza  e  molto  minore,  che  nelle  scimie. 
(y)  NcH'iiomo  stesso  qvianto  piu  le  orecchie  sono  poste  in  alio  ,  epper- 
oio  piu  vicinc  Ira  di  loro  ,  semhrano  esse  indicarc  una  minore 
capacita  intelleltuale.  Noi  vediau:o  nelle  statue  c  nelle  mummic 
cgiz.iane  ,  che  I'orecchio  e  posto  al  livelio ,  od  anche  piu  in  su 
delta  linea  degli  occhi,  poiche  questa  cade  sul  forame  uditivo  es- 
terno  ;  ed  il  popolo  egiziano  si  distinse  bensi  in  opcre  grandiose 
nialeriali,  ma  non  pare  aver  progredito  nelle  scienze  e  nelle  arti , 
di  cui  conosceva  i  principii.  Sono  inollre  le  orecchie  negli  Egi- 
ziani  molto  lunghe  ,  e  specialmente  nella  sua  parte  superiore.  h. 
anche  lungo  e  grosso  il  lobe.  Le  orecchie  si  dilatano  assai  poco 
all'indietro  ,  e  sono  ristrette  specialmente  nella  regione  che  cor- 
risponde  al  meato  udilivo  esterno. 

(lia  DuREAU  DE  LA  Malle  Hlevo  la  suddetla  osservazionc  quanlo 
«lla  posizione  delle  orecchie  in  alcune  statue  e  teste  degli  antichi 
l'',giziani ,  e  nelle  teste  degli  Ebrei ,  che  spettano  alia  razza  Cau- 
casica  ,  ramo  Armcno  ,  Medo  ,  od  Egiziaco  (a). 

WiNKEi.MAN  fu  colpito  dulla  posizione  elevata  delle  orecchie 
nelle  statue  delle  teste  degli  Egiziani  ,  c  lo  credelle  un  errore 
d«'gli  scultori ,  esso  ebbc  a  dire  cosi  :  «  Slraordinaria  certamente 
•>\  sarebbe  stata  nella  testa  degli  Egizi  la  posizione  delle  orecchie , 
»    se  le  avesscro  avute  collocate  si  in  alto  ,  quali  si  vedono  nelle 


i a)  Aiuiali-j  des  Science*  NaturcUct  T.  a*!,  p.    I'i  \  el  Compte  rcnJu  rlcs  travauL  Je   rAcadc'iuio 
d.:«  ^cieiiccK    Fiuc.  ifaprite  iSSj. 


Dr.i.  MEDICO  r..  r.  uEi.i.iNCKRr  1 1 - 

n  loro  statue  ,  c  priiicipalinenlc  in  due  che  io  posscggo.  In  una 
»  testa  tlella  villa  Altieri ,  che  ha  gli  occhi  incassati  ,  ed  in  una 
«  figura  sedente  sotto  la  punta  dell'obelisco  Barbeiini  ,  le  ore<- 
n  chie  sono  si  alte ,  che  il  lobo  viene  ad  essere  al  livello  dej^li 
n  occhi  (a)  ».  Nelle  statue  che  si  consci-vano  in  queslo  R.  ^Tuseo 
Egiziano  ,  sono  pure  le  orecchie  poste  inollo  in  alto  ncl  capo,  ed 
in  generale  il  forame  uditivo  eslerno  c  posto  piii  o  meno  al  livelln 
della  linea  degli  occhi  ,  cosl  pure  ncllc  mummie  Egiziane. 

Osservai  io  pure  in  alcuni  neri  Aflricani,  che  Torecchio  e  col- 
locato  alquanlo  plii  in  alto  che  negli  Europei  ,  ed  il  foro  uditivo 
e  in  loro  quasi  al  livello  della  linea  degli  occhi  ;  e  la  iiaxione 
AiTricana  non  si  distingue  nelle  scienze  e  nelle  nrti. 

Nella  razza  olivastra  e  niongolla  le  orecchie  sono  poste  in  alto, 
oreilles  elevees  dice  Virey,  c  dice  pure  che  nelle  donne  del  Ma- 
labar le  orecchie  sono  poste  niollo  in  alto  nel  capo.  La  razza 
mongolla  e  poco  capace  di  elevati  concepimenli  di  genio;  la  col- 
tura  delle  scienze  e  delle  arti,  e  di  tutte  le  cognizioni  uniane  e 
rimasla  presso  i  Chiuesi  costantcmcntc  stazionaria,  ed  in  illio  stato 
sin{;;oliire  di  jneiiiocrila  e  di  iiii|)erfezione.  Cosi  il  citato  Virey  {b). 

rs'egli  Euro|)ei  quasi  tutto  il  padiglione  e  poslo  al  dissotto  del 
livello  della  linea  degli  occhi,  se  non  il  padiglione,  scmpre  il  fo- 
rame uditivo  esterao  e  piii  o  ineuo  al  dissotto  del  livello  di  delta 
linea. 

Da  qnesti  fatti  ci  vediamo  indotli  a  conchludcre  che  nella  razza 
^ialla  ()  mongolica,  come  pure  nella  razza  nera  oil  AiTricana  le 
orecchie  Irovansi  poste  in  alio ,  ed  il  forame  uditivo  csterno 
carlilagineo  quasi  al  livello  della  linea  degli  occhi;  nienlre  nella 
razza  bianca  o  Caucasica  trovasi  il  delto  foro  uditivo  csterno 
ro.stanleuienle  al  dissotto  della  linea  degli  occhi ,  piii  o  meno  se- 
condo  i  diversi  rami  di  essa  razza.  Ma  la  razza  bianca  o  Caucasica 
si  distingue  per  il  talento  so])ra  la  razza  olivastra  ,  r  nera.  Qui 
\i  sarcbbe  un  cslcso  campo  di  ricerche  nel  consideraro  la  posi- 
zione  ,  struttura  ,  figura  e  forma  dell'orecchio  esteruo  in  liitte  Ic 
razze  ,  ed  in  tutti  i  rami  del  genere  umano.   Ma  un  siniil   lavoro 


(o)  Slorii   dilli;   arti  dil  discgno    T.    I.  p.   Sg. 

(i)  Y.  DiL'tiouB.tir<;  il<>  iicicaccs  Ucdic.>lc».  T.  ii.  p.  «49- 


Il8  niFI.ESSIONI    riSlOT.OCKIIE 

lui  comlnrrebbe  Iroppo  a  liingo ,  e  uon  avrei  inezzi  suflicienti 
per  coinpicrlo  ;  lascio  clie  lo  faccia  altri  in  migUore  posizione  di 
me. 

Non  lasciero  cpicslo  argomento  scnza  osservare  con  Buffon,  che 
il  gusto  per  Ic  orecchie  luiighe  e  comune  a  tutti  i  popoli  (lell'O- 
riente  ;  e  che  se  le  prociiraiio  lunglie  arliflcialmente  ,  praticando 
iiel  lobo  ainpii  hucli'i  ,  ed  appciulcndovi  oggctli  pesanli  ;  cosicche 
prosso  alfuni  popoli  Oricnlali  il  lobo  (idle  orecchie  giimge  a  toe- 
care  le  spalle;  forse  praticano  cosi  questi  popoli  per  conlrobilan- 
ciare  la  naluralc  loro  posizione  elevata  delle  orecchie. 

Bi'FFON  dice,  rhe  in  alcune  provincie  della  Spagna  in  vicinanza 
del  Giinie  Bidassoa  gli  abilanii  hanfio  le  orecchie  di  una  grau- 
dezza  smisurata.  Le  orecchie  grandi  sono  anche  proprie  dci  La- 
poni,  cosi  il  traduttore  di  Millin.  Non  conosceiido  I'indole  di  tali 
jiopoli  mi  astengo  dal  fare  dediizione  dalla  grandezza  delle  loro 
oreccliic. 

(lo)  Da  quanlo  ho  linora  csposlo  relativamente  alia  posizione  dell'orec- 
chio  esterno  uei  principali  generi  del  manniiiferi  ,  risulta  che 
in  scauito  alle  mie  cousiderazioni  sono  slalo  condotlo  a  conclu- 
sioni  afliuto  opposle  a  quelle  del  Professore  DuBREun, ;  conchiuse 
egli  che  nelle  razze  uuiane  c  tanto  piii  sviluppata  rintcUigenza, 
quanto  piu  il  foro  uditivo  osseo  e  vicino  aU'occipilc  ;  io  dedussi 
essere  tanto  niaggiore  rintelligenza  mi  mammiferi  ,  qnanto  piu 
I'orecchio  od  il  loro  uditivo  e  |iosto  in  basso,  e  piii  anteriormenle 
nel  capo  cioe  ])iii  verso  gli  occlii. 

E  per  verita  nei  uiamniireri  degli  ordini  superiori  I'orecchio 
trovasi  coliocalo  ai  lali  ed  in  basso  nel  capo  ,  e  precisameiile  fra 
Tocchio  e  I'occipite  :  nei  nianiniiferi  degli  ordini  inedii  trovasi 
posto  ai  lali  del  capo  alquanlo  piu  in  su  ,  e  niaggiorinente  verso 
I'occipile  ;  e  nei  niannniferi  degli  ordini  inferioii  Irovansi  le  oi-ec- 
cliie  alia  sonnnilu  del  capo  ,  vie  piCi  verso  I'occipite  ,  e  quasi  a 
contatto  fra  di  loro. 

(ii)  Gli  occhi  molto  ravvicinati  Ira  di  loro,  e  connivenli  diniostrano 
la  lascivia  ;  tali  noi  gli  osserviaino  nelle  scimie  ,  e  nelle  antiche 
teste  della  Vcncrc  Peta.  Nel  genere  Pilhecus,  e  nel  P.  suljrus , 
giusta  la  figura  data  da  F.  CuvnoR,  gli  occhi  sono  posti  piultoslo 
in  basso  ,  alquauto  distanti  fra  loro,    e   del    tulLo  costriilii    coiue 


nr.i-  MEDICO   c.   c.  iiF.i.i.ixGEni  i:cy 

iKillc  sciiiiic  ,  come  dice  il  cilato  Cuvier.  Nel  gcncrc  Hjlohales 
souo  grossi ,  posli  in  alio  ,  c  clistanli  fra  <li  lore  ;  sono  posli  in 
alto  ,  grossi  c  ravvicinati  Ira  loro  nel  genere  Cevcopithecus  ,  e 
ncl  genere  Cercocebus.  Nel  genere  Macacus  sono  yiosti  pure  in 
alio  ,  piuUosto  piccoli  c  ravvicinali  tea  di  lore  ;  cosi  pure  nel 
genere  Cjnocephalus  ,  e  nel  genere  Iiiuus  :  nel  genere  Semno- 
pUhccus  gli  ocelli  sono  posli  piu  in  basso  ,  ])iu  grossi  e  piii  di- 
stanli  fra  loro  chc  nci  prcdelli  gcicri,  e  cpiesti  generi  apj)arten- 
gono  alle  scimie  deU'antico  Conlinente. 

Invecc  nelle  scimie  o  quadrumani  d' America  gli  occhi  in  gene- 
rale  sono  posti  pill  in  basso  ,  piu  grossi  e  jiiu  dislanti  fra  loro 
ohe  nelle  scimie  deU'antico  Cotitiiiente.  Cosi  nel  genere  Aides  c. 
Mjcctes  gli  ocelli  souo  posli  [liii  iu  basso,  piu  grossi,  e  piu  di- 
slanti I'eciprocamenle.  Soltanlo  nel  genere  Cebus  e  PilJiecia  nW 
ocelli  sono  posti  in  basso  si ,  ma  grossi  ,  e  piuttosto  dislanli  fra 
di  loro ,  c  cosi  pure  sono  collocali  e  grossi  gli  occhi  nel  genere 
Midas. 

Le  scimie  deU'antico  Continenlc  banno  in  generale  gli  occhi  posli 
]iiu  in  alto,  e  piu  ravvicinali  Ira  loro  che  le  scimie  del  nuovo  Conti- 
nenlc; c  cosi  le  prime  si  accostano  piu  delle  seconde  alia  forma 
uuiana,  se  non  chc  gli  occhi  sono  in  esse  Iroppo  ravvicinali.  Hanno 
esse  per  lo  conlrario  le  orccchie  che  per  la  loro  posizione  elevala 
ncl  capo,  e  per  la  forma  agiizza  si  alloutanano  grandemente  dalla 
forma  umana  ,  ecccUualo  il  genere  PUhecus. 

luvece  le  scimie  del  nuovo  Continenle  hanno  gli  occhi  che  per 
la  loro  posizione  posta  alquanto  piu  in  basso  ed  nn  poco  piu  <li- 
slaiile  rcciprocamente  si  accostano  piu  ai  caratleri  dei  manimiferi 
spctlanli  agli  ordini  inferiori  ai  quadrumani :  ma  per  lo  conlrario 
hanno  Ic  orecchie,  la  di  cui  posizione,  strutlura  e  forma  e  molto  an- 
tropomorfa. 

Ora  adunque  sc  noi  riflellianio  ,  che  cscluso  il  genere  PUhecus, 
le  scimie  deU'antico  Conlinente  sono  uicno  intelUgenli  e  piu  bru- 
tali  in  generale  delle  scimie  del  nuovo  Conlinente  ,  fra  le  quali  si 
dislinguono  per  rintelligenza  e  doeilila  il  genere  Hjlobates,  Atelcs , 
Mycctcs  ,  Cebus  ,  e  spccialmcnte  il  genere  Pitlucia  ;  da  (jmpsIo 
confronlo  noi  ne  dedurreino  ,  che  la  posizione  e  forma  dell'orec- 
chio  iiidica  il  grado  delle  facolla  inlellelluali  di  prefcrenza  clie  la 


lao  Hiri.EssioNi  Fisioi.OGir.nE 

posizione  e  strutlura  deH'occhio.  Per  vcrita  sebbenc  siaiio  niollc 
le  vai'ieti  clie  si  osservaiio  nei  inainmiferi  quanlo  alia  posizioiie  , 
t;rossez7.a  e  struUnra  deirocchio ,  sono  esse  scmpre  minori  relati- 
Taniente  alle  variela  die  si  osservaiio  (jiianto  alia  posizione,  slnit- 
lura,  figiira  e  foiina  dcllc  oreccliie. 

Da  qitcsto  paragone  della  posizione  degli  occhi  nellc  sciiuir  del- 
Vantifo  e  del  iniovo  Conlinente,  chiaro  risulla  <he  le  sciinie  dcl- 
ranlico  Conlinente  liaiino  gli  occlii  posli  piu  in  alio  e  piu  rav- 
■vicinali  tra  di  loro  ,  e  sono  nel  tempo  stesso  pifi  Lrntali ,  piu 
lascive  ed  in  generale  piii  vivaci  delle  sciniie  del  niiovo  Conlinente, 
le  quali  lianuo  gli  occhi  posli  piu  in  basso  nel  capo  e  pivi  distanti 
fra  di  loi"o. 

Onde  vie  piii  conxincevsi,  clie  gli  orclii  posli  in  alio  nel  capo 
-c  ravvicinati  tra  di  loro  intlicano  niolta  vivacita  ed  agilita ,  cd  in- 
vece  gli  occlii  posli  in  basso  nel  capo  e  niolto  distanli  fra  di  loro 
indicaao  torpore  e  lentezza,  basli  fare  il  paragone  fra  la  posizione 
tlegU  occhi  nei  quadrumani  ,  fra  i  quali  havvi  il  tarsiere  ,  che  al 
dire  di  G.  Covier  e  fra  i  tnammiferi  qncllo  che  ha  gli  occhi  piu 
i-aVvicinatl  (rt) ,  e  la  posizione  degli  occhi  nel  genere  Bradippo  , 
nel  qual  genere  havvi  il  Bradjpus  didactjlus  e  triductjlus , 
Vnaii ,  e  Paresseux  dei  Fiancesi ,  nei  quali  gli  occhi  sono  posti 
molto  in  basso  nel  capo  e  molto  distanti  fra  di  lore;  e  sono  essi 
animali  lenti,  pigri ,  e  tardivi ,  come  diinoslra  lo  stesso  noine  di 
Paresseux  o  di  Adieus  che  venue  ad  esso  imposto  da  F.  CuviEn, 
desumcndolo  dal  nome  di  un  Greco  pigro  e  stupido  secondo  la 
favola. 

Havvi  un  allro  caratlere  desunto  dagli  occhi  che  indica  il  grado 
di  magaiore  o  miuore  elevatezza  nella  scala  dei  mainmiferi  ,  e 
cpiesto  si  -desuine  dalla  posizione  della  fissura  e  commissura  dcllc 
palpcbre  ;  trovasi  quesla  divei'sameute  situata  nei  varii  maiiiiniferi: 
e  essa  orizzontale  neH'uonio  ed  in  inolli  gcneri  di  quadruinani  , 
voine  pure  nel  genere  Bradippo ,  cioe  nei  tnammiferi  dctli  anlro- 
pomorfi  da  Linneo  :  trovasi  posla  in  scnso  oblicjuo  in  niolli  car- 
•uivori  ,  cosi  nel  genere  cane  ,  nel  genere  gatto  ec. ,  anche  in  al- 
cuni  paclndermi,  cosi  ad  eseiripio  nel  cavallo:  ed  e  posla  in  scnso 

■(41)  A&atom.  «4>iiipar.  T.  1.  p.  'i')\- 


DF.t-    MEDICO    C.    F.    BELL1.NGEHI  121 

quasi  perpendicolare  in  alcuiii  ruininauli;  c  maggiormente  nei  ro- 
sicanli ,  geuere  lepre  ec.  Senibra  clic  si  possa  stabiliie  iii  gene- 
rale  ('he  la  commissiu-a  orizzontale  dcUe  palpebrc  e  carattere  tlei 
mammifcri  degli  ortliiii  superior!;  la  commissiira  obliqua  caratiere 
dfi  inauimifuri  degli  ordini  inedii ;  e  la  commissura  perpciulicolare 
caraltere  dei  mammifcri  degli  ordini  iiifcriori. 
(la)  L'orccchio  dell'uomo  c  per  tal  modo  costrutto  che  distingue  le  mo- 
dulazioni  le  piu  variate  dei  suoni ,  onde  deve  ripolersi  la  per- 
feltibilita  della  voce  umana,  che  non  esiste  ad  im  si  alto  grade 
in  nessun  animale ;  rorecchio  degli  altri  mammiferi  e  costrulto 
non  gii  per  distinguere  I'armonia  ,  ma  bensi  per  la  maggiore  acu- 
Iczza  dell'udito  :  per  I'armonia  1'  orecchlo  esser  doveva  posto  piu 
lontano  dalTencefalo  ,  come  osservasi  neU'uomo  ;  c  per  I'acutezza 
deU'udito  esser  dovea  poslo  in  maggiore  vicinanza,  e  rjuesto  ha 
liiogo  nei  bruti;  quindi  un  piccolo  riimorc  li  spaventa,  e  li  fa 
fuggire,  propagandosi  esso  al  cervclletto  die  e  lor^ano  ed  il  ceutro 
dclla  I'orza  molrice. 


Serik  II.  Tom.  I. 


ELOGIO  STORICO 

DELL'  ACCADEMICO 

DOTTORE  CARLO  BERTERO 

Sl.BITTO 
DALL'  ACCADEMICO    AVVOCATO    COLLEGIATO 


Letio  netle  aJunanze  delU  3  diccmbre  183^  ,  e  7  gennaio  i838. 


X  er  due  distiiite  vie  si  giiinge  ad  acquistare  cclebrita  nelle  scienze: 
o  per  i  lavori  clie  si  faniio  o  dagli  Autori  o  da  allri  per  essi  di  pub- 
Idica  ragione  ;  ovvero  ,  ma  piu  di  rado  ,  iiierce  iiuove  scoperle  ,  merce 
invenzioni  di  cose  che  le  facciano  progredire  ;  e  cjuella  celebrita  c 
sciiipre  in  ragione  della  niaggiorc  ulilila  che  ad   esse   si  arreca. 

Per  cjuanto  riflctte  in  particolare  le  scienze  della  nalura,  la  seconda 
via  di  celebrita  e  piCi  frequente  die  per  le  all  re  ;  e  sebbeiie  in  gene- 
rale  i  pill  sagaci  eullori  delle  scienze  naturali  abbiario  talvolta  l)aUule 
ainendue  le  accennate  vie  ,  ve  ne  ha  pero  di  quelli  che  colle  sole  loro 
scopcrte  sparscro  maggior  luine  allc  scicnzc  nalurali  di  ([uaiilo  abbiuno 
i'atlo   i  pritni. 

Sono  dcssi  appunlo  i  piu  dcgni  di  grandissinia  lode  ,  ed  ai  quali 
inaggiormenle  convcnga  uno  slorico  elogio.  Le  scritte  si  conoscono  c  si 
couscrvano  ;  le  scoperle  ,  se  non  sono  pubblicate  dalle  scojjritore  .  o 
»a<'ono  ,  alnieno  in  gran  parte,  in  obblio,  ovvero  sparse  si  ritrovano  in 
varie  distinte  opere ,  e  parecchie  volte  ancora  come  se  fossero  propric 
di  colui  che  le  pubblica :  lanlo  piio  la  vanita  degli  uomini  per  duo 
circa  le  cose  della  natura  ! 

Tra  i  piu  valorosi  viaggiatori  che  abbiano  falte  vantaggiose  scoperte 
ia  Botanica  ,  primcggio  il  nostro  Doltore  Carlo  Bertero,  del  cui  elogio 
slorico  ,  Chiarissimi  CoUeghi  ,  Voi  mi  avete  ,  sono  prcssoche  due  anni , 
incaricato.  Era  cerlamente  dover  niio  di  compiere  ai  vostri  giusti  desi- 
diTJi  fra  iin  piu  breve  termine  di   quanto  io  feci ;   ma   il    complcsso  di 


I  a/(  Fi.ocTO  sTomno  del  dott.  c.  bertero 

alcunc  posscnli  cagioni  non  mc  lo  permise.  E  pi-imamente  qiiclla  spe- 
ranza ,  ultima  a  perJersi  iielle  cose  gradevoli  ed  ancora  possibili ,  che 
egll  fosse  giunto  a  salvarsi  tla  quel  naiifragio  che  fatalmente  eel  tolse; 
e  poi  la  Lrania  lii  coiisegnare  iiei  Voslri  alii  la  gia  inlrapresa  tleseri- 
zione  e  le  figure  ilolle  pianle  piu  rare  fra  quelle  ch'egli  ci  aveva  spe- 
dite  dal  Chill;  c  poi  ancora  i  miei  lavori  pel  compimento  dell'Erbario 
del  Piemonle  ;  cd  iiifuic  le  notizie  che  dovelti  con  non  poca  soUecltu- 
dine  e  ricerche  procurarmi. 

Cessate  in  oggi  qucsle  cagioni,  io  seeondo  i  Voslri  voti,  per  quanlo 
mel  concedono  le  forze  niie. 

Ebbe  il  Bertero  i  suoi  natali  nell'anno  1789  in  S.  Villoria,  Provineia 
d'Alba ,  da  onesli  ed  amorosi  genitori. 

Ma  orbato  ancora  infante  del  Padre  suo,  lutta  la  cura  di  Ini  cadde 
suUa  tencra  geiiilrice  ,  la  quale  nulla  inlralascio  di  clo  die  potesse  con- 
eorrere  alia  di  lui  educazione  ,  in  proporzione  de'di  lei  mezzi. 

Compili  gli  studi  di  fdosofia  in  Alba  sotto  1'  insegnamento  del  ce- 
lebre  Dottore  Gardini  ,  egli  intraprese  in  Torino  il  corso  di  Mcdi- 
cina  in  quesla  Univcrsita  ,  ed  ivi  fu  che  cgli  diede  i  prinii  non  am- 
bigui  saggi  de'suol  rari  talenti,  e  di  una  costanle  volonta  di  distinguersi 
fra  i  suoi  coi'ipagni  ;  e  per  quanlo  in  tutle  le  parti  della  scienza  me- 
diea  egli  dimostrasse  una  potente  superiorila  sugli  allri ,  nulladimeno  il 
genio  suo  lo  traeva  parlicolarmente  \erso  la  Storia  Naturale  ,  e  piu 
speclaliueiite  verso  lo  studio  de'vegclabili,  quale  tendenza  fu  ben  tosto 
conosciuta  daU'incompai'abile  Balbis,  che  d'allora  in  poi  gli  fu  Meceuate  («). 

Anche  gli  allri  profcssori  ammiravano  i  progrcssi  che  il  Bertero 
ogui  dl  faceva  in  lulli  i  rami  della  scienza,  ed  andavano  a  gara  nel 
dargli  quelle  dimostrazioni  che  valessero  a  meglio  incoraggiarlo. 

Infatli  appena  nciranno  181  £  egli  fu  decoralo  della  Laurca  ,  che 
gli  fu  proposto  di  continuare  i  suoi  lavori  pel  caso  in  cui  si  pcrmet- 
li-ssero  nuovamenle  le  aggi-cgazioni  al  Collegio  di  Medicina ,  le  quali 
pochi  anni  prima  erano  state  sospese ,  giovaudogli  poi  sempre  i  lavori 
inedesirai  nel  caso  negativo  per  fpialunque  rarricra  relaliva  alia  scienza 
niedica  fosse  egli  stato  per  intraprendere;  si  fu  allora  che  cgli  maggior- 

(a)  Nillc  vac:inzr  (Uirulliino  anno  <li  filosoGa  il  Prof.  Gaiidi.m  aveva  londulto  scco  il  suo  aluiino 
ill  S.  Dainiaiio  d'Asli  <li  lui  patiia ;  ivi,  contiaUa  aniiciiia  col  DoUorc  Camisola  ,  il  giovanc 
Br.iiT«no  apprcsc  da  csso  i  priiui  clcmcnll  drlla  Bolanica  ,  onde  ncUe  inlcrrogazioni  che  il  Bai«s 
/accva  agli  scol.iri  ,  Behtp.ho  primc^'giava  siipli  allri  per  la  pronttzia  c  vcrila  dcllc  sue  risposlc. 
^  Lcllcra  del  DoUorc  Camisola  del  i.°  lii;;lio  i838  ). 


scniTTO  dai.l'avv.  I..  coi.i.A  laS 

mente  inijicgnossi  ad  cntrare  nelle  viscere  ilelle  scienze,  ad  analizzare, 
a  ricercarc ,  a  consultare  e  gli  antichi  ed  i  moderni  scriltori,  frequen- 
tando  tuttavia  le  scuole  die  gli  andavano  piu  a  genio  ,  seguendo  Balbis 
nelle  sue  corse  botaniche  ,  Giobert  uellc  sue  chiiniche  espericnze , 
Canaveri  ncUc  lezioni  di  scienza  lisiologico-anatomica  ,  e  peicorrendo 
gli  ospedali  per  addentrarsi  nelle  cliniche  osservazioni,  esercitandosi  sotto 
valenti  chirurgi  alia  flebotomia  ,  alle  operazioni  chinirgiche ,  ed  alia 
parte  oslctrica,  e  facendo  ripclizioni  di  Medicina  agli  alunni. 

Queste  sue  cure  gli  avevano  intanto  glu  mcritalo  Tonorevole  e  deli- 
cato  impiego  di  Segretaro  del  Jury  de  Medecine  che  in  quel  tempo 
equivaleva  al  nostro  Magistrate  del  Protoinedicato.  Ma  all'epoca  delle 
variazioni  seguite  ncl  i8i4  circa  al  piano  dull' Universita  ,  afllilto  il 
Uertero  per  la  diinessione  de'suoi  prediletli  niaestri ,  e  noii  da  altro 
spirito  guidalo  nelle  sue  indefesse  fatiche ,  se  non  che  dal  santo  c  pure 
auiore  delle  scienze  a  lui  piu  care  ,  per  cui  era  cliiamato  a  piu  alte 
cose  ,  a  quelle  appunto  che  resero  poscia  imniorlale  il  suo  nome  ,  ab- 
bandono  il  pcnsiero  d'enlrare  nel  CoUcgio  novellauiente  ristabilito  , 
sebbene  gli  amici  ed  anche  i  nuovi  Professori ,  ed  il  CoUegio  stesso 
cercassero  di  aniinarlo. 

Egli  rinelleva  fra  se  di  quanta  ulilila  sareljbero  stati  i  suoi  studi 
spccir.li  della  Bolanica  ,  se  fosse  giunto  a  scoprire  nuove  piante  onde 
arricchire  la  scienza  ;  ma  il  suolo  del  Picmonte  che  da  tanti  celebri 
uoinini ,  ed  in  ispecie  daU'Ai.LiONi  e  dal  Balbis  era  stato  in  tutte  le 
sue  parti  anche  le  piu  aride  minutamente  invcsligalo',  era  di^enuto 
sterile  per  lui,  e  non  gli  dava  speranza  di  ottcncre  il  pi'oposlosi  fine; 
egli  avrcbhe  desiderate  di  percorrere  lerre  poco  conosciute  ma  propria 
j)el  loro  cliuia  ad  una  straordinaria  vegetazione;  e  gia  pareva  deciders! 
jx.T  le  equino'ziali  ;  tuttavia  voile  prima  csaminarc  ogni  angolo  delle 
nostre  terre,  e  principalmente  le  catene  de'monli,  tanto  per  accertarsi 
sulla  stazione  delle  piante  descriltc  od  annoverate  dai  Bolanici  che  In 
jTCCcdettero,  quanto  nella  lusinga  di  poler  aumentare  la  nostra  Flora; 
cpianta  fosse  la  sua  soUccitudine  in  cotali  ricei'che  ,  e  quale  il  suo  co- 
raggio  nello  avventarsi  ad  ogni  pericolo  ,  e  nel  superai'c  ogni  ostacolo 
che  \i  si  presentava  frammezzo  alle  scoscese  rupi  alpine,  ne  fui  io  stesso 
tcstimonio  in  alcune  corse  botaniche  fatte  con  csso,  e  spccialmente  sul 
uonle  Ccnisio  c  circoiivicini. 

Finabncnlc  nell'estate  del    1816,    nulla  pole    piu  Iraltencrlo    didl'e- 


I  jG  elogio  STonico  uei.  dott.  c.  BEnTF.no 

secuziotie  ile'suoi  progeUi,  onde,  ilato  seslo  agli  aifaii  di  famiglia,  parti 
per  Parigi  con  al(Mine  coinmeadatizie  ai  priraari  Botanici  di  quella  Citta, 
noil  avenilo  pur  auche  delenninalo  in  quale  fi'a  Ic  parli  equinoziali  del 
globe  egli  avrebjje  prescclto  di  slanciarsi. 

Fu  solamente  in  quella  reggia  dellc  scienze ,  e  fra  i  circoli  clie  vi 
tenevano  sommi  Naluralisli ,  in  tpiali  circoli  egli  era  state  presentato  dal 
cclebre  Persoon  conispondente  ed  amico  del  Bai.dis  e  di  me ,  che  egli 
rolse  la  propizia  occasionc  di  recarsi  ncUe  Anlille  sidla  proposla  fal- 
lagli  dal  Gencralc  Fouj.vs  de  S.  Fond  ,  il  (juale  poco  prima  era  state 
noininato  Comandante  dcUa  Guadalupa  ,  e  che  ainava  le  scienze  iiaturali. 

Scelto  il  Bertero  dal  Generale  per  medico  ordinario  della  gente  a 
hordo,  rd  iinbarcatosi  da  Hds've-le-Grdce  per  qutllc  isole,  ebbe  un  tragitto 
poco  liivorevole  ,  essendovisi  manifcstata  la  febbrc  gialla,  da  cui  non 
audi)  escnte  egli  stesso;  se  non  che  il  metodo  di  cura  che  egli  intraprese 
riusci  cesi  felicementc  ,  che  nemmcno  uno  dcgli  infermi  peri  ,  circo- 
stanza  questa ,  cui  diede  grande  pubblicita  il  Generale  giunto  che  I'u 
alia   Granile-terre. 

Scriveva  il  Bertero  in  una  sua  prima  lettera  (a),  come  fosse  stato 
accolto  da  quegli  aliilanti  dellisola  —  «  nulla  a  me  manca  ,  diceva  , 
»  /a  medicina  sola  mi  rende  died  volte  qitcllo  che  dovrei  spendere  per 
X  la  mia  sussisteiiza  » .  —  E  gia  dava  egli  scgni  della  sua  sagacita ,  e 
del  piano  che  si  era  formate  circa  le  cose  che  inlendeva  descrivere ; 
gia  iiii  parlava  della  principale  coltivazionc  ,  come  della  canna  dello 
zuccaro ,  poi  delle  piante  che  servone  alia  nutrizione  de'Neri(i);  e  gia 
prometteva  una  nota  delle  stirpi  nuove  che  egli  aveva  scoperte  e  determi- 
nate, accoppiandovi  le  notizie  sul  site,  suUe -virtu  laiilo  demestiche  che 
uiediche,  sulli  nouii  veruacoli ,  suUiveleni,  sui  frutti  buoni  a  mangiarc  , 
sui  legni  di  reslruzioue ,  sid  tempo  dolia  fioritura  e  simili ,  c  promet- 
teva pure  I'invio  di  200  nacchetli  di  semi  di  specie  rare  che  gia  aveva 
raccolti. 


{a)  LrtUra  del  3o  gonnajo   1817  srritU  dalla   Granrle-tnre. 

(/<)  Egli  anniivi'ia  fra  Ic  piincipaii  la  Jaliopha  Maiiivth  ,  pli  yJnim  .Srgitiniim,  escldcnlum  c  sa- 
gitli/olium  ;  il  Com'olfidus  Batatas  ;  la  Dioscorea  saliva  j  1"  loslic  ilrlla  Basflla  rubra  c  lucida  ; 
quelle  del  Talinum  patens  ;  il  frutto  drl  S'llaiinm  Lycopersicum  ,  c  AT<:larigriia  ,  e  d-lV /Jiliiscus 
ticuUntut  e  Sabdariffa;  il  DoUchos  roseus  ;  il  Cytisus  Cayan  ;  gli  .ImaraiUhus  spinosus  cd  ale- 
raetui  ,  U  Spiliutlies  olaacea  ;  c  parecckic  specie  di  Cucurbita  e  Cucumis. 


SCRITTO    DAI-I.  AW.    I..    <:OLLA.  1 27 

In  altra  missiva  (a)  egli  parlava  dei  fenomeni  meteorologici  ohe  sono 
si  frequenti  in  quell'  Isola ,  fia  i  quali  e  da  notarsi  la  quantila  della 
pioggia  clie  vi  cade  in  iin  anno,  cguale  a  108-120  pollici  cubi  nello 
spazio  contenuto  in  sole  84  leghe  di  circonferenza ;  descriveva  lallez/.a 
e  il  diainetro  di  cerli  alberi  die  sono  veramenle  smisurati  (b)  ;  anno- 
verava  le  piante  le  piu  rare  che  adomano  quelle  selve ,  c  che  faccva 
ascendere  a  piu  di  3oo ;  annunziava  la  spcdizione  di  piante  secche  per 
Balbis  e  per  mc,  le  quali  di  fatto  ci  pcrvennero  poco  dopo  —  d  con 
»  tal  mezzo,  soggiungendo  egli,  spero  p/waivi  il  desiderio  che  nutro  di 
»  rendermi  utile  agU  amici ,  alia  patria  ,  alle  scienze  »  ,  —  desiderio 
che  solo  peri  con  esso ,  e  di  cui  egli  diede  con  efietto  non  interrolle 
e  yeraci  prove  (c) ;  conlinuava  egli  qucsla  missiva  col  novero  dei  legni 
di  costruzione,  come  uno  degli  oggelli  de' piu  preziosi  che  esistano 
nella  Guadalupa  {d)\  e  lerminava  coR'annunziare  un  progellato  e  quindi 
eseguito  viaggio  nelle  piu  interessaiUi  Anlille  ,  cioe  Maria  Galante ,  la 
Dominica ,  la  Martinica ,  S.  Lucia  ,  S.  Vincenzo  ,  la  Barbada  ,  la 
Grenada  ,  Tabago  ,  la   Trinila  Spagnuola ,  e  le    bocche   dell'  Orenoco. 


(a)  Lottcra  dol   i5  aposto  1817  scrilla  da  Petit  canal. 

(fr)  «'  Per  farti  una  idea  dclla  grandczza  che  possono  avcrc  ccrli  albeli  di  queslo  pat'Se,  ti  basli 
n  satpCTC  che  ho  misurato  io  stesso  il  tronco  di  un  Ficus  bengalensis  \  esso  e  otto  dcUc  niie  braccia 
»  (  a(j  picdi  cirra  )j  nn  Frontager  ^  ossia  Bombax  prntandvum  c  piu  di  quattro  volte  il  primo  ; 
»  V Adansonia  digitata  fa  spavento  ;  il  tronco  di  un  albt-ro  scavalo  fa  uua  nave  cajiace  di  portare 
«   ig  bariques  di  peso,   tooo  libbre  caduna  »  (Lcttcra  suddctta  ). 

la  ultra  lcttcra  poi  del  i3  maggio  1818}  scriveva  iu  proposito;  —  «  Ti  bci  tu  forsc  giammai  immagi- 
M  iiato  un  albero  il  cui  tronco  sia  di  8  piedi  di  diaraetro,  c  i5o  d'altczza  non  conipresc  Ic  rami- 
»  fieazioni  ,  file  abbia  piu  di  So  piante  parasilirhe  suUa  sua  corleccia  ,  dinuidocbe  la  suprrficie 
M  <ua  sia  ulfattu  copcrla  da  Epidcndri  ,  Cilnbidii  ,  Stelis  ,  Dendrobii  ,  Tradescanzie  ,  Piper  ecc.  i* 
»  una  tal  cosa  e  troppo  ordiuaria  d. 

((■)  Soggiungcva  ancora;  —  "  Sc  TAccademia ,  o  la  Socicla  d' Agi-iroUura  ^olcssero  inrarirarsi 
»  delle  «pi:se  di  traspurto,  polrei  spedir  cose  che  loro  liou  sarcldn'iu  distarc  ,  p.  e.  imniensa  lopia 
»  di  conehiglic  marine  e  iluviatili  vivcnti  o  fossili  ,  pclrificazioni  ,  roccic  ,  madrepore  ,  I'olipi  di 
»  mare,  pe^ci ,  uccelli  ,  e  rcttili  >. 

(</)  «  Qui  abbiaino  V Acajou  Cedrel  (  Ccdrela  odorala  )  ,  il  tendre  Acajou  (  Juga  anguslifoli.i  )  , 
>'  V Acajou  S.  Vomin^ue ,  (  Scmecarpus  Auacardiuni),  la  Pommc  d^ Acajou  (  Anacardium  occiden- 
•  lale),  V Acajou  Mahagon  (  Swietcnia  Maliagoni  ),  il  Coitrbaril  (  Hjraenoea  Courbaril  ),  le  Bois 
'  d" Inde  (  Mjrtui  Pinicnta  ,  coriacea  ,  el  acris  ),  il  Guajaco  (  Guajacum  oflicinale  )  ,  il  Noyer 
»  (  Zaiiloxjriuin  juglandifoliuni  ),  Boh  defer,  Bois  marbrc  ccc. ,  il  tessuto  de'quali  c  eslremamenle 
»»  onituj  le  tavole,  le  scdic  ecc.  non  sono  faltc  che  con  qucsti  legni;  vi  sono  di-Ue  case  in 
«  legno  di  Acajou.  Si  scavano  nei  pautaui  vicini  ai  inari  dei  tronchi  d'alberi,  fra  i  quali  il  Gri/;ri 
»  (  BiK^ida  Bucrras  )  ove  sono  srpolti  da  un  secolo  forse  ;  essi  sono  cosi  duri  che  il  Icrro  cede  ; 
»  il  primo  fra  i  legni  di  chatToiiiige  i-  il  Poirisr  (Bignuuia  peuUphyUa}.  Facciu  una  tolKzioue  Ji 
"  tulli  i  legni  ,  il  cui  cumero  puo  aiceudcre  a  ajo  ». 


128  ELOGIO    STOmCO    DF.T,    DOTT.    C.  T.ERTERO 

Per  abllitarsi  vie  p'lii  il  noslro  Bertero  a  conoscere  i  pacsi  che  egli 
jicrcorrcva  ,  e  s\\  oggclli  lU  cui  avulava  in  riccrca  ,  fu  una  dclic  sue 
[uiiiic  cure  quellu  ili  janfezionarsi  nelle  lingue  inglese  c  spagnuola  di 
cui  avcva  gia  atliiili  gli  elcnicnli  in  Purigi  e  ncl  Iragillo ,  onde  gU 
riusci  |)oi  di  pailare  e  scrivere  queste  due  lingue  come  il  franccsc  cd 
il   latino  che  gli  erano  faniigliarissinii. 

Quante,  e  come  rare  e  preziose  siano  le  pianle  clic  cgU  scoprl  in 
cpiesto  suo  viaggio  ,  sarebhe  cosa  Iroppo  lunga  per  Voi  il  senlirlo  ;  vi 
hasti  sapere  clie  esse  sono  piu  di  Lre  mila  ;  die  furono  raccolle  e  spe- 
ditc  in  Europa  a  moltiplici  cseniplari  di  cui  io  cbbi  una  discreta  parte; 
che  riguardo  ai  semi,  niolli  si  conservarono  perfettamcnle  ,  e  pai'ccchi 
gennogliarono  nel  mio  giardino;  che  alcune  piante  nate  da  questi  semi 
crcbbero  discrctamente  ,  ed  alcune  eziandio,  ma  pochissime,  fruttifica- 
rouo ,  e  di  queste  io  dicdi  la  descrizione  nel  mio  Hortiis  ripidensis  (a). 

Intanto  che  il  nome  del  nostro  Viaggialore  stava  fra  le  Ijocche  di 
tutli  nelle  Aiitille  e  per  le  stupende  cure  che  egli  prodigava  agli  in- 
fermi ,  c  per  I'amore  verso  la  scienza  che  merce  delle  sue  scoperte  e 
coUe  dolci  sue  manierc  insinuava  nelle  persone  che  qualche  inclinazione 
segiiavano  per  la  Storia  Naturale ;  intanto  che  se  gli  oO'rlvano  e  premii 
ed  iinpieghi  anche  di  somma  convenienza  per  lui,  c  che  egli  li  rifiu- 
tava  per  non  interrompere  le  sue  ricerche  (b)  ;  intanto  che  spediva  ai 
Bolanici  d'  Eurojia  ,  c  principalmenle  al  Bai.bis  in  Lione  la  massima 
parte  dci  frutii  di  sue  fatiche  ;  quel  nome  suo  si  celebrava  parlmenti 
in  questa  parte  del  globo  nelle  opera  de'  piii  I'inomati  fra  essi.  Ecco 
come  procedette  la  cosa. 

Io  ne  diedi  gia  un  ccnno  nell'elogio  di  Balbis  (c)  ;  ora  Io  dirb  piu 


(a)  Lc  piu  rare  di  qucslc  souo;  Acacia  Bancrofiiana  (p.  i  );  Achyranthes  capituUJlora  (p.  4)» 
t.  8  );  Bonellia  Cavanillesii  (p.  21 );  Carica  Papaia  vera  (p.  29);  Cassia  Berleri  (p.  3o  t.  24))' 
Cornfolfutus  pterocarpits ,  ct  ventricosus  (p.  37);  Erythrina  Cor allodendron  (p.  53);  Helicteres 
xemitriloba  (p.  65  ) ;  Hibiscus  clyppntus  ,  diversifoUtls  ,  et  pcntaspernuis  (p.  65 ,  &i)s  fllascagnta 
americana  (p.  85  ,  86  )';  Mrlnchia  (lijj'usa  (p.  83  )  ;  Seriaiia  polyphylla  (  p.  101  )  ;  Sida  elegant 
ct  pulchra  (p.  129);  Tenvrea  Dcrteri  (p.  iSj);  Cassia  grai'eolcns  (app.  II,  p.  343);  Convolvulus 
returns  (  app.  lU  ,  p.  3i  )  ;  Glycine  duhia  (  a]tp.  Ill,  p.  3^  ). 

(4)  «  II  Govirnatorc  mi  fcce  rolTprta  ddla  iiln?zionc  del  giardino  botanico  c  gatinctto  di  Storia 
»  Naluralc  con  alIo;;gio  inagniBco,  otto  o  dicci  siiiiavi  pid  nianualc,  un  giardinicre  ,  c  20,000 
»  liri;  colonial!  all'anuo  ;  non  so  sc  dcbba  acccttarla  ,  inrcbc  sarci  costrclto  a  fissarmi  alia  Gua- 
»  dalupa  per  due  anni  ainieno  »  —  Lcltcra  del  i3  maggio  1818.  Scppi  dipoi,  che  egli  la  rifiuto. 

(c)  Vol.  XXXVI  dogli  Atti  dclla  R.  Accademia  dcllc  Scicnic  di  Torino,  pag.  xiviii,  vers,  ed 
in  proposito  di  queste  comunicazioni. 


SCMTTO    DAl.L  AW.    L.    COLLA.  I  9.9 

tli  proposito.  Alicno  come  era  il  Bertero  da  ogni  cupidigia  di  gloria , 
e  solo  al  progresso  dclla  scienza  tutlc  le  sue  mire  Volgendo,  erasi  im- 
inaginalo  ,  piu  fucilincnte  polcr  rcndcrc  paf;lie  le  sue  brame  coUa  co- 
rounicazione  delle  sue  scoporlc  agli  allri  liolanici,  aiizi  clie  tencrrie 
csclusiva  raccolla  ,  e  quindi  pubhlicarle  egli  slcsso ;  lo  die  nessuno  di 
lui  avrcbbe  potuto  inogUo  eseguire  sia  per  avere  esaminate  le  pianie 
vivcnli  di  cui  teucva  gli  esemplari  ,  sia  per  la  somma  facilila  e  nili- 
dczza  nel  descriverc  "(a)  ,  sia  per  quelle  spccialila  che  si  richiedono  io 
una  isolata  descrizionc.  Cosl  la  grandc  sua  inodestia  ,  a  vece  di  profit- 
tare  di  molto  alia  scienza  ,  rischio  di  comprometlcrla.  Ed  ella  e  cosa 
piu  sorprendenle  ,  come  il  Balbis,  che  tanta  aflczionc  portava  verso  il 
suo  prediletto  Alunuo  ,  ohc  tanlo  lo  slimava  ,  e  che  lanto  conosceva 
il  pericolo  di  aflidarc  a  niani  cstranec  le  sue  scoperte  ,  abbia  preferito 
di  dislribuirle  ,  plutlosto  che  intalte  scrbarle  pel  Bertero  ,  il  quale  al 
suo  rilonio  ,  aiiimato  anclie  da'  suoi  amici  ,  si  sarebbe  forse  determi- 
nato  di  jiubblicarle  egli  slcsso.  Ma  gia  si  sa  quanto  buono  e  generoso 
fosse  il  Balbis  ,  e  quanto  pronto  nelle  sue  deterininazioni ;  i  suoi  cor- 
rispondenti  sapevano  che  egli  possedeva  la  massima  parte  ed  anche 
moltiplicate  le  piante  del  Bertero,  tultodi  gUe  ne  ricercavano,  ed  egli, 
che  nulla  poteva  ncgare,  le  largiva  a  piene  mani.  Falto  e  che  al  ritomo 
del  Bertero  ,  ncssun  doppio  esisteva  piu  prcsso  Balbis  ,  c  che  Bertero 
istesso  mi  iissicuro  ,  non  averne  egli  ritenuto  alcuno  ,  avcudogli  anche 
rimcssi  que'  pochi  che  egli  avcva  portato  seco. 

Da  (piesla  male  intcsa  generosila  nacque  naturalmenle  un  doppio 
assurdo  ,  quello  cioe  dclla  imperfezione  nelle  dcscrizioni  o  nelle  I'rasi , 
e  qucUo  maggiorc  ancora,  che  Irovaudosi  parccchie  piante  nuove  trat- 
tate  da  piu  scrittori  senza  rcciproche  comuuicazioni  ,  e  scgucndo  essi 
lalvoUa  mclodi  diflcrcnti ,  seguir  ncccssarianicnlc  dovelte  una  confusione 
di  cose  e  di  nomi  a  danno  dclla  scienza  ;  lo  die  av\cnnc  pure  circa 
una  gran  parte  delle  piante  del  Chili  ,  nia  per  altra  cagioue  ,  siccome 
vedrassi  a  suo  luogo. 

Sc  non  che  quanto  alia  celebriti  del  Bertero  ,    essa  si  rcse  ancora 


(a)  Vcggansi  Ic  I'Oilu:  ilocri^ioni  vcramcnlc  «uc,  che  dalli-  liuc  m  licilc  io  copiji  fcildirculc  ucl- 
I'lJ'irtui  ripulfiisis,  dclVjiclij-ianthes  capitulijlora,  dclla  Loncilia  Cni'aiiillcsii ,  dcW llilictcrei  sc- 
milriloba  ,  e  dclla  Maicagnia  amcrkana ,  sovra  citalc  ;  coinc  pure  alcuuc  di  quelle  del  CLili ,  di 
cui  farler6  infra. 

Serie  II.  Toil.  1.  Jl 


I  3r>  ELOGIO    STORir.O    HEI.    DOTT.    C.   DF.nTEHO 

piii  gcncrale ,  non  cssemlovi  orniai  nioderno  aulore  botanico  clie  non 
ahbia  rt'gislrato  nellc  opere  sue  ,  o  niemorie  accadeiniche  e  le  di  lui 
piante  ,  cd  il  di  lui  nomc;  ne  famio  fede  Londra,  Parigi  (a),  Vienna, 
Pielroborgo  ,  Berliuo,  Torino ,  e  quante  cilta  ove  vi  hanno  scriltori  di 
Bolanica  o  Societa  scientifiche. 

Ma  ritornianio  iiclle  Antllle  ove  lasciamnio  momentaneamente  il 
iioslro  Collega  ;  egli  aveva  mosso  iu  parecchic  di  quelle  isole;  in  una 
sua  lellera  del  3o  luglio  i8i8  da  iS".  Tommaso  ,  ne  dava  una  generale 
e  bene  circoslanziata  statislica  ;  la  diceva  intieramente  priva  d'alberi  ; 
non  Irovarvisi  clie  una  terra  rossigna  ed  una  quantila  smisurala  di  roccie 
a  base  porfirilica ;  \edersi  all'allezza  di  cento  tese  dal  livello  del  mare 
strati  immensi  di  roccia  calcare  e  qualche  concliiglia  maritlima  alio  stato 
fossile ;  esisteni  una  miniera  di  rame  pressoche  puro;  ie  sommita  delle 
inoiilaqne  non  presentare  clie  una  nuditu  perfetla  ,  cioe  masse  enormi 
di  porlido ,  pochissiuio  granito ,  e  nessun  ordine  osservarvisi  tranne 
quelle  protlotto  da  uno  sconvolgimcnto  occasionato  dai  terremoti  che 
ivi  si  sentono  ben  sovenle  ;  non  trovarsi  alcun  vestigio  volcanico ,  non 
esservi  lava  ,  mancare  inlteraniente  lo  zolfo  ed  ogni  sorgente  d'acqua , 
pssere  il  ferro  alio  stato  di  ossidazione  pressoche  massimo,  onde  il  color 
rossigno  ed  ocraceo  della  terra ;  essere  percio  la  vegetazione  inisera 
assai.  NuUadimeno  pervenne  egli  a  raccogliere  pareccliie  specie  in  gj-an 
parte  erbacee,  alcune  delle  qnali  poco  conosciute  e  di  cui  trasmise  uu 
elenco  (/<). 

Solcava  il  Bertero  per  S.  Croce  e  per  le  altre  isoie  sovra  indicate , 
terminando  le  sue  esplorazioni  in  qucUa  di  Porto-Rico  ,  d'ove  conti- 
iniava  a  spedire  in  Europa  e  seirii  e  piante  secche  e  fossili  ed  altri 
prezlosi  oggetli  di  storia  naturaie  ;  ma  j^oco  soiliiislatto  dello  slato  della 
vegetazione  di  quella  ,  cd  ancor  meno  della  popolazione,  tanto  solamenle 
vi  si  feniio  quanto  gli  fit  indispensabile  per  raccogliere  i  pochi  vege- 
iabili   die  vi  erescono.   11  quadro  rlie  egli  mi  fece    in   ima  sua    missiva 


fa,  L-'odirnm  I'riiicipc  dcll.i  Bol.imca  ij  Uk-(;ami(>i.i  p  ,  Iu  il  pruiici  .1  drilicnroli  un  iiiiovo  ge- 
HPre  col  nouic  di  Beuteboa  (  sy^l-  It.  p.  290). 

(I>)  Lc  princip:iU  sono  V  liflicteres  janttiicensis ,  vjric  Eufhrbic  ^  :tlcnni  Croton  ^  la  Cnscat'ta 
serrutnta  ,  la  Coinncladia  integrifolia  ,  parrnrhi  Sotnni  ,  pocln-  y4i)0cinLC  ,  una  sola  OmbeUifern  , 
iiiiJ  PauUinia ,  qualrhc  Eulfenid.  con  allif  piichn  MirlacKc,  una  varicla  r(»picua  di'Ua  Brun.tfelsia 
Minnicana  a  foijlir  nlusi'  <•  toini'utosc  al  di  soUo ,  I'Jngn  uiifiuis  Caci ,  Iri"  nunvc  specif  di  Acacia. 
Kon  altre  poibr  Li-guuiiiiuic  ,  due  specie  di  Lattgenu  ,  molti  EdUuri  ^  ed  alcune  Cordie. 


scniTTO  dall'avv.  l.  colla  i3i 

(latnta  da  Patillas  il  i5  gennaio  1819  c  veramcnlc  patetico  :  —  u  qui 
■)!  tuUo  e  incoUo ,  deserto  ;  gli  abitanti  non  si  possono  dir  peggiori  ; 
»  nu  iiidl  intcso  dirilto  dl  natura  e  il  loro  codice;  rozzi,  vendicativi , 
«  di  mala  J'ede i  in  una  parola  la  razza  di  quesCisola  e  una  t'cra  dc- 
n  generazione  delict  specie  iimana ;  non  ti  parlo  dellainniinistrazione 
1)  civile  pevche  la  ptira  e  sempUce  verita  scrilta  da  penna  iwpavzialc 
»  parrebhe  lo  scrilto  il  piii  infamatorio ,  una  diatriba  la  piii  vile  die 
»    dire  si  possa  ;  tntlo  l-  dispotico  ;  il  fanatismo  e  alVcccPSSO   )i.  — 

Abbandoiiale  le  Antille,  j)iacquc  ancoi-a  al  Bertero,  accoslandosi  luag- 
•gioniiente  all'Equalorc,  di  visitare  una  parte  della  cosi  detia  Terra-fevma , 
e  specialmente  la  provincia  di  S.  Marta  ,  di  P^enezuela  ,  e  di  Bogota 
clio  ora  spettaiio  alia  Repuiiblica  di  Colombia;  nia  I'atroce  guerra  clie 
ardcva  allora  in  quelle  contradc  iuipedi  che  vi  facesse  lungo  soggiorno ; 
egli  si  detennino  pertiinto  nel   1820   di  ripatriarsi. 

'  La  fortuiia  e  liiidustria  che  avevano  favorito  il  Bertero  nellesercizio 
della  mediciua  interna  ed  eslerna  non  solo  gli  avevano  pi-ocuralo  una 
vita  agialissiuia  cd  i  mezzi  onde  praticare  con  juinore  iucomodo  le  cou- 
linuc  sue  esplorazioni,  ma  ancora  di  fare  risparmii  di  qualche  conside- 
razione  ,  parte  dei  quali  gli  riusci  di  spedire  alia  ^ladre  sua  per  cui 
era  sviscerato;  ed  altra  jiarle  portava  seco  nel  ritorno  in  Europa  ;  nia 
queste  ed  altre  cose  preziose  gli  furon  rapite  per  viaggio  con  minaccic 
di  morte. 

Disastroso  assai  fu  il  suo  Iragitto  vei-so  1' Europa  ,  e  piu  voile  vide 
prossimo  il  pericolo  di  naufragare ;  giuntovi  al  fine  nel  jirincipio  del 
1 82 1  ,  si  fernio  quasi  tutto  qucUanuo  in  Francia  ,  e  specialmente  in 
Lione  coiramico  Balbis,  rimettendogli,  come  gia  dissimo,  quanto  aveva 
])Otuto  salvare  fra  le  cose  botaniclie,  e  couuinicandogli  tutle  quelle  spe- 
cialita  die  egli  aveva  omesse  ne'suoi  inanoscrilti ;  nia  anclie  quesle  pre- 
ziose  nolizie  furono  perdule  per  la  scicnza. 

Come  egli  sia  slato  accolto  da'suoi  amici  in  Piemonte ,  ^'oi  ne  fosle 
tcstimonii,  0  clnarissiini  CoUeglii;  tutli  ambivano  di  seco  lui  conveisare , 
c  giustamenle  ,  pcrclie  lanlc  crano  le  cose  clie  egli  aveva  investigate 
nella  sua  lunga  assenza,  lanlo  era  i-elto  il  giudicio  che  sovra  ciascheduna 
di  esse  egli  portava  ,  tanta  la  veraciti  ,  chiarezza  e  seuijdicita  de'suoi 
racconti  ,  die  anche  i  piii  orgogliosi  saccenliizzi  lo  udlvano  quale  ora- 
colo  ed  iudinavano  I'altcra  fronle. 

La  sua  diuiora  in  Piemonte  non  i'u  che  di    pochi  anni  _,    ma  non    fu 


I?)?.  F.LOGIO     STOniCO     DEI.    DOTT.    C.     BF.RTEHO 

intVulluos.T  ;  egli  percorsc  tulla  la  parle  degli  Apennini  che  ci  diricle 
dalla  Liguria,  lutto  quel  litorale,  le  successive  calenc  tlelle  Alpi  fino  al 
Monte  Biauoo,  e  quelle  coUine  e  pianurc  che  ]>riiTia  della  sua  partcuza 
per  le  Antilli;  avcva  per  cosi  dire  soltanto  sfiorato  ;  la  messe  che  ne 
colse  fu  prodigiosa  non  tanto  in  piante  quanto  iu  scnii ,  ed  essa  avrebbe 
fornito  uu  ampio  malcriale  per  compilare  una  compiula  Flora  del  Pie- 
inonte,  progetlo  clic  io  gli  aveva  suggerilo,  cui  cgli  aveva  aderito  con 
che  io  gli  fossi  d'aiulo  nel  lavoro  ;  e  la  cosa  erasi  cosi  comblnala  ,  e 
vi  contribuiva  eziandio  il  Balbis  colle  note  che  ci  avrebbe  trasmesse  da 
Lione;  ma  le  successive  vicende  mi  lasciarono  solo,  coUa  raccolta  pero 
che  il  Bertero  mi  aveva  prcparata  («). 

Durante  qucsto  periodo  egli  faceva  la  sua  ordinaria  dimora  nclla 
cilta  d'Alba  colla  Madre,  verso  cui  usava  le  piii  assidue  cure,  e  di  cui 
pianse  posoia  amaramente  la  morte  prima  della  di  lui  partenza  pel  Chili, 
e  lion  Irascurava  intanlo  i  suoi  prediletti  studi  di  botanica,  giuntivi  pu^ 
anche  quelli  degli  altri  rami  della  storia  nalurale ;  e  fu  appunto  in 
quesl'epoca,  che  Voi  degnamente  raccoglieste  nel  voslro  seno. 

Fraltanto  il  nostro  Governo  aveva  manifestata  la  sua  intenzione 
perche  si  compilasse  la  Flora  della  Sardegna,  grave  lavoro  di  cui  ebbe 
ad  incaricare  11  nostro  chiarissimo  Collega  il  Professore  Moris,  il  quale 
cii  ne  pubblico  un  volume  universalmente  ammirato  (b)  ;  e  vi  aveva 
destinalo  per  coUaboratore  il  Bertero  ,  di  cui  fece  onorata  menzione 
Io  slesso  Professore  iiella  sua  prefazione;  uia  particolari  cagioni,  che 
e  soverchio  di  annoverare,  determinarono  il  Bertero  di  abbandonare 
la  Sardegna  dopo  parecchi  mesi  di  lavoro,  e  di  far  ritorno  in  Patria. 

Egli  aveva  gia  piii  volte  segnata  I'idea  di  intraprendere  un  nuovo 
viagi^io,  da  cui  soltanto  Io  dislraeva  I'eta  senile,  e  Io  stato  infermiccio 
della  cara  Madre;  spenta  questa,  senza  piCi  parti  egli  in  luglio  iSs'^ 
per  Parigi,  incerto  ancora  quale  fra  le  terre  australi  del  globo  avrebbe 
preferibibnentc  scclto  di  percorrere,  se  cioe  quelle  del  Capo,  M Austra- 
lasia,  ovvero  M America  meridionale ,  Gsso  allroude  di  portarsi  al  di  Iu 
dell'  Equalore. 

Mon    fu    che    a    Parigi  che,   preso  anche  consiglio  da    quc'Bolanici , 


(a)  Vcggasi  i^  niia  prcf.tzionr  M*  Herbarium  pedemoiitnnum ,  jtag.   ii.  iii. 

(6)  Vf[;(;asi  I'cslraUo  rhc  io  nc  feci  ucl  a.   ii.   (  scric  IV   vol.  1.  p.  a^6  )   del  Repcrlorio   dellc 
Sciriae  futco-mcdiuhc  d«i  I'ieiuouU'. 


SCRrTTO    DALI.  AW.    L.    COLLA  1  33 

ed  in  ispecie  dal  De-Candolle  che  allora  ivi  si  ritrovava,  preferl  il  Chili  j 
e  rettamcnte  ,  avvegnache  da  molli  egregi  naturalisli,  fra  cui  parecchi 
protetti  e  sostenuli  dai  governi  ,  ed  avvalorali  da  ricche  societa  ,  si 
fossero  giii  percorse  le  terre  del  Capo  e  V Australasia;  c  poche  ricchezze 
egli  poleva  sperarc  di  aggiungei'C  scnza  allri  inczzi  clie  i  suoi  pvoprii  , 
a  quelle  accumulate  dai  celebri  Thunberg  {a),  La-Billardiebe  (6), 
R.  Brown  (c)  ,  ed  altri  illuslii  Botanici;  quando  che  in  quel  tempo  le 
icrre  del  Chill  potcvano  considcrarsi  quasi  vergiiii  dal  canto  della  sco- 
pcrla  de'vegctabili ,  non  conoscendosi  che  rancide  ed  imperfetle  descri- 
zioni  del  Feuillet  (J),  del  Molina  (e),  e  di  alcuni  oscuri  \iaggiatori, 
descrizioui  poco  conformi  alio  stato  attuale  della  scienza  {/). 

Parti  il  Bertero  da  Parigi  sul  principio  dl  seltembre  con  molte 
cointnendatizie  {g)  dopo  essersi  concerlato  col  sig.  Barone  Beniamino 
Delessert,  uomo  il  piu  aiFezionato  alia  Botanica  che  io  abbia  conosciuto, 
possessore  della  piu  ricca  collezione  d'erbarli  e  della  piii  scelta  biblio- 
teca  privala  che  esisla  in  Parigi  principalmente  in  opere  di  Botanica  (/i), 
il  quale  per  Ic  sue  corrispondenze  commcrciali  gli  procuro  tutti  i  mezzl 
di  facililazione  per  quelle  contrade.  Giunlo  ad  Hdvre-le-Grdce ,  noa 
perdettc  quel  tempo  che  ivi  passo  prima  che  potesse  imbarcarsi  aspet- 
landi)  il  vcnlo  propizio ,  mentre  esscndosi  ivi  trovato  per  occasione  il 
celebre  piltorc  in  Gori  Turpin,  esso  prese  da  questi  lezioni  di  disegno, 
c  ne  profitlo  quanto  bastasse  per  poler  abbozzare  dal  vivo  quelle  piaute 
che  avrebbc  nieglio  slimato. 


(a)  Flora  capcnsM. 

(b)  Novae  Holl.  plant,  spccim. 

(c)  I'rodr.  Vlur.ic  Nov.  lloll. 

(*/)  Journal  tics  obscrval.  torn.  1-3.  Paris  1714-1725. 

(«)  Saggiu  stiUa  sloria  n.iliirale  del  Clitli. 

(y)  Cont<'in|ioraneainente  j);'i'6  e  dtipu  il  Bertero  non  mancarono  distinti  Botaniri  i  qnali  ga- 
rrggiaixino  ueiresplorazione  del  Chili,  fra  eni  sono  degni  di  partieularc  inonzione  Bridges,  Cabsirc, 
PoKPPiifC  ,  MiF.ns  ,  Gay  dc  Dral^tiignan  ,  eirea  al  priino  viaggio  del  quale  vet;gasi  il  rapporto  che 
nr  fcec  it  sig.  A.  De-Jussieu  aUWccadcmia  delle  Scienzc  dell'luslituto  di  Fraucia  il  i  luglio  i833. 
(  Arcliiv.  dc  botanique  ,  aoill   i833  ,  p.   176). 

(^)  Aocbc  questa  B.  Aecadeinia  lo  avcvu  spontancamcntc  munito  di  leltcra  ,  la  quale  gli  servis&e 
di  generale  cuiumendali£ta  ad  ogni  Accadcniia,  ad  ogni  Podesta  ,  cd  a  qualunquc  personapyio  eui 
fossero  in  pregio  le  scienze  e  le  ulili  eo^ntzioni.  Veggasi  la  NoLizia  storlea  per  gli  anni  18J7-18 
del  Prof.  Caiieha,  vol.  XXXII!  p.  XXV. 

(.A<  Vcggjsi  il  ccuuo  che  se  ne  fa  nella  Notice  sur  L's  collections  botaiiiijuct  de  AJ.  Benjamin 
DsLwisBKT,  i.i«erU  iiegii  Arciuves  de  houniit/ue  ,  ptai  i833,  p.  ^tiS. 


1 34  ELocio  sTORiro  DEI,  nOTT.  c.  nr.nTKRo 

Per  cjuanto  grande  fosse  la  sua  ansicla  ili  loccarc  la  bramala  meta, 
pareva  pcro  die  egli  avcssc  una  cotal  prevenzione  sul  sinistro  die  a;li 
preparava  il  destiuo;  scrivrndomi  da  Parigi  in  ordine  al  tempo  del  sun 
soggiorno  al  Chili:  —  «  Jc  vais  I'liabitcr  pour  long  temps  (diceva),  si 
»  ce  n'est  pas  pour  toujours,  car  on  iic  pent  pas  prendre  dcs  arrange- 
»  mens  avec  la  uiort  («)  d  — ;  cd  in  allra  da  Ildvre-le-Grdce ,  mentre 
annoverava  le  indiscrete  cd  infinite  ridiieslc  die  i  naturalisli  di  Parigi  gli 
avevano  lalte,  soggiungcva:  —  «  Juge  niaintetiant  comment  an  indwidu 
»  sen!  it  la  nierci  dcs  wenemens ,  force  de  poinvoir  h  taut  de  depenses, 
«  expose  aiix  dangers  dim  si  long  vojage  ,  acec  si  peu  de  mojens  , 
»  pent  s'acqidtter  dhm  lei  favdcau ;  la  meilleiire  cliose  (jue  je  pnisse 
»  Jairc,  c\\^t  de  ne  plus  revoir  VEurope  ,  seiil  mojen  d'cviter  les  re- 
n  proches  que  Von  pourra  me  faire  ;  il  est  des  circonstances  qiCune 
))  mort  prematuree  contribue  pour  quelque  chose  ii  la  reputation  ;  con- 
»   dilion  assez   dure  mais  indispensable  (b)  ». 

Qucsta  dura  condizione  pero  non  era  in  lui  indispensabile  per  coii- 
tribuire  alia  sua  riputazione  die  egli  aveva  gia  in  gran  parte  acquistata, 
e  die  maggiormcnte  stabili  con  cpic'niezzi  die  egli  modestaniente  espo- 
neva  non   polcr  imjiiegare. 

Salilo  linainiente  il  Pieiiteiio  agli  ultimi  del  seltembre  sul  bastimento 
le  Fulgor ,  Capitano  Hoff  ,  giunse  a  S.  Jngo  dopo  uii  fdice  iragitto 
di  soli   1 1 2  giorni. 

Un  mese  appena  era  Irascorso  dal  suo  arrivo,  die  egli  gia  erasi  non 
solamente  formato  il  piano  principale  dci  luoglii  che  si  proponeva  per- 
correre,  cioe  le  terra  di  Rancagua,  J.  Fernando,  Talca,  Curico ,  Itata, 
Chilian  ,  e  la  Concezione  ,  ma  aveva  gia  raccolte  piii  di  i5o  specie 
ili  vegctabili  rari ,  fra  cui  parecdii  nuovi,  cd  aveva  preparali  loo  pa(v 
fliclti  di   semi  dcllc   piu  iuleressanti  (c). 

Ottenuta  poscia  non  scnza  difi'icolla  una  circolare  dal  Governo  a 
tutte  le  Autorita  constituite  del  Chili  per  le  necessarie  facilitazioni,  non 


(a)  Lcttora  8  agoslo    1827. 

{b)  Lpltcra    l4  settembrc    1827. 

(c)  Fra  Ic  specie  nuove  non  ancora  da  csso  dctcrniinatc  figtirano  una  Malheserbia,  una  MaU'O  , 
una  iloffmanseggia  cbc  egli  cbiam6  poscia  chilensis ,  una  himosclla ,  una  Bignoniacea  considcrata 
ilalFAutorc  come  gcnere  nuoTO ,  una  Zapania^  un  LeyiiUum  ,  un  Solidago  ^  un  Senecio  j  e  fra 
ijitelle  clic  egli  determin6,  la  Boerrhaavia  glultnosa  ,  la  Centaurea  chilensis  ^  la  Cassia /lexuosa , 
il  Lj  thrum  albicans,  e  la  Chara  clavata  (  LctLora  dclli  xi  marzo  iSiS  ,  da  S.  Jago  ). 


scniTTO  dAi.i.'avv.    r..  coi.t.a  r35 

meiio  die  la  j)crmissione  di  esercire  la  medicina,  paili  il   i3  maiito  i8a8 
per  Rancagua. 

A  malgrado  ilclla  pressochu  lotale  mancanza  di  mezzi  per  le  corse 
in  (piel  disastroso  e  quasi  selvaggio  pacse  situalo  ai  piedi  della  catena 
deilr  ali)cstri  ed  aridc  Cordclliere ,  c  die  fosse  il  Bertero  roslretlo  a 
prevalersi  di  sue  mediche  coguizioni  per  procurarsi  tenuissima  ricom- 
pensa  (a)  ;  tuitavia  in  maggio  del  1829  era  gia  egli  pervenuto  a  rac- 
coglierc  una  lal  niesse ,  che  lo  pose  in  grado,  giunlo  che  fu  poco  dope 
ill  f  ulparaiso ,  di  fare  una  spedizione  di  Ire  casse  al  sovracitato  sig.  Ba- 
rone  Dei.essert,  richiedendolo  di  far  parte  con  me  dcgli  esemplari  e 
semi  che  vi  si  contenevano,  parte,  assai  leniic  pero,  che  io  ebbi  a  suo 
tempo  (A). 

Reratosi  tpiindi  nella  provincia  di  Aconcagua  ,  e  percorsa  la  mag- 
gior  parte  del  Chili  seltcntrionale,  passo  I'lnverno  nella  citta  di  Quillota 
fostretto  ad  esercirvi  la  medicina,  e  fu  di  ritorao  a  f^nlparaiso  in  no- 
vcmhre  del  1829  dopo  essersi  appeua  rimesso  da  una  pericolosissima 
inalattia  cagionata  dalle  sue  disastrose  corse.  Scriveva  allora  possedere 
di  gia  18000  esemplari  circa  di  stirpi  rarissime  ,  fra  cui  parecchie 
nuqve  (c),  ed  annunziava  la  ti'iste  situazione  in  cui  egli  trovavasi  attesa 
la  gurrra  civile  clie  desolava  tuttc  Ic  provincie  di  quella  vasta  regione; 
cresceva  il  pcricolo  di  giorno  in  giorno ,  ed  egli  era  pcrcio  incerto  o\e 
avrehbc  mosso  il  plede;  si  determino  in  fine  di  abbandonare  per  allora 


(«)  «  Tout  est  sauvagc  dans  re  pays;  l:i  nature  rn^mc,  quoiquc  trcs  fcconde,  n*a  pas  ret  allrait 
y  riant  que  Ton  devrait  supposcr;  la  nionolouie  des  plainrs,  Televation  cl  raridile  dcs  Cordillicres, 
»  Ir  cliinat  n[;oureux  aiix  deux  exlieines  ,  tout  en(in  dej^oule  au  premier  abord.  Je  suis  I'orce  de 
n  fairc  le  mederin  ,  Ic  chiruTf^iun  cL  raimtliieaire  ;  mais  (-our  jouir  ici  dc  quelque  cjedif,  ij  faut 
j»  dan*  unc  visile  el  avce  un  seul  rejneile  Rui-jir  uue  nialadtc  prave  ou  de  pUisieurs  annees  .  ear 
)•  on  «e  las«c  du  medccin  au  boul  dc  l.\  heurts  si  on  n'esl  pas  inieux  ^t  (  Lcttera  i;  niaj^gio  i8jtf , 
da   Rancagua). 

(A)  Lc  stirpi  nunve  nienzionalc  ncllu  sovra  eitala  lellera  sono  le  sef^uenli :  Oxnlis  perdiciaria  , 
O.  gyrorhiza  ,  Molituva  Mict'ococus  y  Peziza  chamtelea  ^  Eceremocarpus  septum  j  buletus  populattu^ 
Puccinia  Ceilri  ,  Sphteviii  Cettri ,  Credo  Cesiri ,  Lauretta  serraLa  ,  ylcacta  CateniUy  Escalonia 
thyrsotdea  ,  Credo  Uydrocotylet ,  Pteris  triphylla  ,  I't.  cbilensis  ,  Mimulus  punctatiis ;  c  quelle 
Rotate  oclU  lcttera  !^  luglio  l8a8  da  Valparaiso,  sono  V  Eupatorium  chile  n  se  ^  VAdeimia  arborea , 
una  »)>feie  di  Myrltis  ,  un  Solano  ,  una  Coniposta  afline  alia  f'i^ut'era  ,  un  Bidens  ,  VAdenopsis 
CoUiquaJa ,  dne  Lolielie ^  un  Melocacttts  ^  un  nuovn  generc  di  Labiate  ,  un  GonoloLus,  una  CV*- 
troidea  ,  la  Colletia  Trcbtts. 

(c)  Lettera  'j8  novenibre  1819  da  Valparaiso  ,  in  rui  mi  (trevennc  fra  le  altre  rose  ,  essersi 
conipiaeiulu  di  dcdicare  un  nuovu  genere  a  niia  Figlia  sotto  il  norae  lii  7'ecophilaa ;  qucslu  ^ 
de»rrillo  c  fijurato  uelle  mic  Plantae  rariores  in  regiun.   ChiL  clt.  faac.  ult.  p.  ly.  I.  LV. 


1 36  ELOCio  STonico  del  dott.  c.  BF.nTF.no 

ii  Gontinentc  e  recarsi  all'  isola  Juan-Fernanrlcz  ,  qulndi  in  cjuella  di 
Mas  a  Fuera ,  ritornare  a  f'alparaiso ,  visitare  poscia  Otahili  e  le  isole 
degli   Amici ,  e  finalmente  ripatriarsi  {a). 

Fu  appunlo  in  quest'epoca  die  egli  ini  fece  la  principale  spedizionc 
ai  semi,  di  esemplari  ,  di  alcune  pianle  carnose  vivcnli,  e  di  parecchi 
odigetti  di  zoologia  e  mineralogia  ;  eravi  pure  per  la  Biblioteca  di  que- 
srAceademia  la  collezione  del  Mercwio  cltileno ,  qionialc  scicnlifico  die 
si  slampava  in  S.  Jago  ,  e  di  cui  egli  era  iino  dei  principal!  pi-oinotori 
e  collaboratori ;  ivi  e  inserto  dal  N.°  XIV  al  N."  XVF  un  catalogo  ra- 
zionale  per  ordine  alfabelico  in  lingua  spagnuola  di  tutlc  le  piante  del 
Chili  cominciando  dalla  lettera  A  sino  alia  /?;  forsc  egli  I'aveva  compito, 
nia  I'editore  del  giornale  rislette  dalia  conlinuazlonc  del  inedesimo.  II 
noma  botanico  delle  stirpi  non  e  accompagnalo  da  alcuna  descrizionc 
b  frase  scientifica  ,  ma  solatnente  dal  nome  vernacolo  ,  da  quello  del- 
I'auiore ,  dal  luogo  ove  crescono ,  con  savie  osservazioni  sidle  loro  virtfi 
ed  usi  ;  e  sotto  questi  riguardi  era  utilissimo  il  lavoro  per  quella  po- 
polazione  ,  troppo  rozza  ancora  per  essere  iniziata  nella  fdosofia  della 
scienza  (b). 

Nello  spazio  di  tre  mesi  di  dimora  nell'isola  Juan-Fernandez  ,  in 
•mezzo  a  mille  pericoli ,  a  mille  stenli  ,  a  mille  privazioni ,  raccolse  il 
Bertero  quante  piante  vi  pote  ritrovare  ;  esse  non  sono  in  gran  copia, 


(rt)  ha  IcUera  G  febbraio  i83o  pure  da  Valparaiso  conticnc  V  allora  altualc  quadro  politico  del 
Chili,  ed  il  progctto  del  Behtebo  ;  ecconc  uno  squarcio:  —  «  Ainsi,  pour  fairc  un  pelil.  resume 
>'  des  c'poques  reiuarquahlcs  de  inon  sejour  au  Ctiili  ,  je  dirai  qu'cn  juin  1828  clant  a  S.  Jago  ^ 
■  revolution,  combat  dans  les  rues,  deux  canons  places  devanl  ma  porte;  a  Quiliota  revolution  a 
»»  «S.  Felipe  chef-lieu  de  la  province;  dans  la  craintc  dc  me  trouver  sur  la  sCL^ne ,  j'ai  quitle 
»  QtUllota  en  sortaiit  dc  ma  maladic;  j'arrivc  a  Valparaiso^  ct  je  suis  tenioiu  oculaire  de  toutca 
»  les  liorreurs.  Est-cc  done  de  cetle  maniere  qu'on  fait  de  la  botaiiiquc  ?  Tu  mc  diras  dc  quitter 
jB  Je  pays,  mais  011  aller  ?  A  Lima  et  a  Buenos- Ayres  la  guerre  civile  est  encore  plus  sanglantc} 
»  au  Mexit/iie  les  Espagnols  vicnncnt  de  debarqucr,  et  la  gwcrrc  y  est  plus  meurtrierc ;  a  Bolivia 
»  tout  est  en  ddsordrc  ....  II  faut  pourtant  prendre  un  parti,  et  Ic  voici :  dans  quclqucs  jour* 
»  jc  parti  pour  Tile  de  Juan-Ferntmtlez  ;  )'y  dcnieurerai  deux  mois  au  moins  ;  je  visilerai  I'ilc 
»  de  Mas  a  Fuera\  la  jc  vivrai  en  vrai  RociNson,  jc  ramasscrai  des  planles  tant  que  jo  pourrai; 
»  jc  revicndrai  a  Valparaiso  -^  si  les  trouliles  conlinucnt  ,  et  si  mes  fniances  Ic  pcrnieltent,  apria 
w  avoir  envoye  ma  coU:'clion  en  Europe,  je  partirai  pour  I'ile  A*  Otahiti  ci  les  ili-s  des  Amis  ou  je 
•  pas«crai  six  mois  a  fairc  la  botaniquo  parmi  les  sauvages  ;  je  revicndrai  sur  Ic  mOnic  navire  a 
»  Valparaiso  et  alors  pcul-<Jlre  j'en  aurai  assez  et  ferai  route  pour  France  ,  de  sortc  que  »i  Id 
«  fort  no  s^amcliore  pas  prepare  toi  a  m'cnibrasscr  dans  i^  mois  d'ici  »  — . 

{b)  Vcggasi  negli  Annali  dctic  Scienze  uaturali  di  Bologna,  fascio.  V.  pag.  337,  c  fasc,  Xll.  p-  /)o3, 
la  traduziuiK  cbc  io  nc  feci  per  cstralto. 


srniTTO  dali.'avv.  i..  roi.i.A  iSy 

mn  tanto  piii  rare  e  singolari ;  per  escinpio  un  nuovo  geiiere  da  esso 
stabilito  ,  e  dedicato  al  fu  nostro  Collega  il  Professore  Re  coi  iioinc  d'l 
Rea ,  e  dcgiio  di  particolarissima  nicn/.ioiie  come  quello  che  couta  sctte 
m  otto  distiiite  specie  di  arhoscelli  piu  o  meno  grandi  die  spcllatm 
alio  Cicoracee ,  una  <lelle  piii  estese  tribu  fra  le  Composte  ,  nella  quale 
ncssuna  pianta  legiiosa  erasi  giammai  conosciuta.  Nella  spedizione  che 
cgli  ini  fcce  dappoi,  che  ricevetti  in  luglio  i83o,  oltre  i  semi  e  per- 
fctlissimi  esemplari  delle  stirpi  suddelte  e  di  inolte  altre,  sta\a  uu 
pezzo  di  slelo  della  Rea  macrantlia  del  diamctro  di  8  in  lo  oncie,  te- 
nuissimo,  ma  con  midollu  cenlrale  assai  abbondante.  Questo  genere  fu 
qulndi  IralUilo  ed  egregiamehte  Cgurato  dal  sig.  Decaisne  negli  Arch. 
Hot.  de  Paris  I  p.  5oc)  t.  9-10. 

Di  rilorno  a  p'alparaiso  ,  intraprese  tosto  Ic  sue  ricerehe  su  quel 
lilorale,  ove  rinveime  ([u;ilehc  nuova  specie  che  i-accolse  e  spedl  colle 
prccedcnti ,  e  con  pare<'clii  animali  e  minerali,  ed  alciine  monete  de- 
stinate  .per  il  noslro  Museo  (a),  avendo  contemporaneamente  diretta  a 
Loiidra  pel  eclebrc  Hooker  Professore  a  Clascow ,  una  ricchissima  col- 
Iczione  (b)  meree  cui  questi  pubblico  poscia  parecchie  delle  piante  del 
Bertero  nelle  sue  Exotic.  Flora ,  e  Miscellanea  botanica. 

Porlalosi  quinili  a  Quintero  e  eovitoriii  ,  fu  fi\i  breve  di  ritorno  a 
/  alparaiso  ali'oggetlo  di  prcndere  le  disposizioiii  necessarie  al  progel- 
tato  fatale  viaggio  d'Ota/iiti ;  e  lasciando  ivi  alia  casa  di  commercio 
Lebris  el  BARTiiAi'iME  qualfhe  fondo  ,  una  porzione  del  suo  cquipaggio, 
ed  il  suo  crbario  delle  piante  che  aveva  Gno  allova  raccolle  nel  Chill, 
fece  vela  verso  la  meta   del  sctlembre    i83o  per  quellisola  (c). 

D'allora  in  poi  non  si    ebbe  piii    alcuua  uotizia  di    lui  in    Europa , 


{a)  Le  specie  niiovp  sono  Li  Londvnia  anthytlmtles  ^  nnOrchidea.  iin  0.rtiUs,  l;i  Miersia  myodes ., 
)i)  Diomedea  thttrij'era  ,  l;i  Caiandrina  minima  ,  I'd  un  Cactus  (  Leltera  da  V:dparaiso  6  lujjlio 
l83o  );  degli  og^eUi  dcstinati  pel  Museo  e<i  esaminati  dalli  CoUeghi  Professor!  C^heha  c  Mori$  , 
si  fece  relaziuiic  liei  vostri  atli  ,  >ol.  XXXVl  pag.   Ml  della  parlc  storica. 

(/')  Lettera  suddeUa. 

(c)  Lettera  lo  seUeiiibrc  i83o  da  yalparaiso  —  m  Je  parts  samedi  matin  siir  le  Briek  ehilieii 
"  Ic  NapoUon  pour  Tile  A*Otahiti\  j*y  resterai  six  inois  au  moins,  je  visiterai  les  iles  voisines  et 
'•  je  revieiidrai  a  t'at/iaraitn  charf;u  dti  bulin  b<)taiii'|ur  que  je  ferai  pendanl  uiou  sejour  dans 
■  TArehipel  de  la  Si>ciete  ;  tu  dirit;eras  toiijours  les  lettres  a  MM.  Lebris  et  BARTnArUE.  Adieu  , 
t>  Itounc  sante,  un  Paler  et  un  /li^e  pour  mon  anie  dans  le  eas  qu'clle  soil  submerpee  »>  — .  Quest* 
fu  rulliina  sua  uiissiva !  A  questa  lettera,. per  quanto  eonei-riie  la  partenza  da  yalparaiso^  e  conforme 
un'allra  indiritia  a  questa  Accademia  dal  sig    Meeehuoct  da  Otaliili  il  ■ib  marzo   i83'J. 

Serie  II.  Tom.  I.  s 


1 33  ELOGIO    STORICO    DEI.    DOTT.    C.  HERTERO 

per  quante  diligcaze  siaiisi  praticate  da'suoi  amici ,  e  da  alcuni  corpi 
scienlifici,  e  nulla  di  posUivo  io  potei  ricavarc  da  alcuni  ccnui  nccro- 
logici  Si)arsi  iu  parccclii  scrilti  («) ;  si  se|ipe  sollanto  il  suo  naufragio 
avvenulo  ncirestale  del  i83i,  mcntic  da  Otahid  faceva  ritorno  a  Val- 
paraiso ,  senza  neoimeno  die  si  abbiano  Ic  circostanze  speciali  del  me- 
dcsimo  ,  lo  die  fcce  credere  ,  die  il  basliinciilo  su  cui  era  salito  siasi 
intieramenle  pcrdulo. 

II  piimo  clie  fece  pervenire  queste  vaghe  nolizie  a  Parigi  si  fu  la 
sovra  nicnzionata  casa  Lebris  et  Barthaume  die  le  trasmise  al  sig.  Baronc 
Delessert,  il  quale  me  le  partecipo  tosto  per  mezzo  del  sig.  Guili.emin 
disliiito  Bolanico  di  quella  citla  aniico  del  Bertero   e  di  me. 

Si  seppe  poscia  ,  die  la  nave  su  cui  si  Irovava  rinfdice  Bertero, 
era  propria  del  sig.  Moerenhout  ,  negozianle  Bclgio ,  nel  quale  egli 
aveva  eccitato  il  gusto  per  la  storia  natiiralc,  e  die  gli  aveva  prestalo 
qualcbe  aiuto  nel  raccogliere  pianle  in  Otahiti ;  una  parte  di  queste 
restarono  a  mani  dello  slesso  sig.  1Moerenhoi.it  clic  vei'so  il  fine  del  i833 
le  spedl  a  Parigi,  incaricando  la  persona  cui  le  avcA'a  dirette,  di  divi- 
derle  con  questa  Accademia  ;  alineno  tanto  risulla  da  due  di  lui  let- 
lere  (b) ;  ma  1' Accademia  non   le  ha   niai  riccvute  ,    sebbene   siasi   uni- 


(rt)  Bibliotcca  italiana,  luglio  i833  N."  CCXI  p.  i23  -  Annal.  dos  sricnc.  ralur.  avril  i834  p.  a53 
-  Histoirc  naliircUc  dil  Mays  par  M.  Bonafous  pag.  29  nota  2  -  Efleracridi  Gsico-incdlche  del 
Piemonte  N."  36  -  Rcpcrtorio  medico-chinirgico  del  Pieniontc  N."  l\i  p.  285 ,  ovc  il  D.  Deholaudi 
riferisce  pure  una  nota  del  Decandolle  ricavala  dalla  BiblioUca  universale  di  Gincvra  -  Idem 
n.*  3i3-i4  p.  5|3  ovc  lo  slesso  Derolamdi  colla  solita  sua  cnergia  cosi  si  esprime:  «  E  quel  Behteku 
*  il  quale  dopo  di  averc  percorsa  col  MoRis  la  Sardegna  sciolsc  per  la  seconda  volta  le  vcle  a«H 
w  americ^ni  liili,  ed  aiiimato  da  fervida  prepotente  braina  di  prendcre  il  dominio  delle  scienze 
■  naturali  ,  Davig6  verso  le  incognite  sirti  ilel  maritLinio  mondo  ,  noi  lo  compiangiauio  adesso  a] 
»   pari   di   Laperoise    smarrito  fra  quei  lonlani  inospitali  oecanici  scogli  -   w. 

\^b)  La  prima  e  quella  sovracitata  del  2^  iiiarzo  |832  iu  cui  egli  aiinun/ia  ojic  Behteho  parti  fla 
Otahiti  il  2  aprilc  i83i  sovra  una  Goclctte  da  120  tnnneaux  falta  ivi  coslrurre  dallo  slesso  Molhenhoit 
c  dcstiuala  per  yalparaiso ^  e  ebe  ne  cbbc  le  (dtiine  noti/ie  da  Cletca  una  dellc  is(»le  della  Socictd 
ovc  la  nave  prese  una  parLe  del  suo  carico  il  9  slesso  niese ,  ed  ove  Behteeo  diseese  per  poelie  ore 
a  raccogliere  piante  ;  dopo  talc  epoca  MoEtiEitnoux  non  cbbc  piu  notizia  della  sua  nave  ne  di  alcuuo 
tli  colore  chc  vi  erano  a  bordo ;  mi  compiaccio  di  qui  riferirc  uuo  squarcio  assai  iuleressaute  j)er  la 
uiemoria  di  Behteho  ;  -  «  II  merite  les  rcgreta  dc  lout  ami  des  sciences ,  cl  surtout  de  vous,  messieuri, 
»  et  dc  laPatrie^  jc  coitnoissais  les  sentiraens  Ics  plus  intimes  dc  cet  ami,ct  je  sais  qu'il  n'avail  d'autrcs 
»  passions  que  la  bolanifjiie,  ni  d'aulre  and>ilinn  que  dc  sc  rendre  dignc  et  de  vous  et  de  la  Palrie  ". 
L'altra  letlera  e  iu  data  del  27  niaggio  i835  indiritta  pure  da  Parigi  a  quesla  R.  Accademia,  Uf  Uj 
quale  neiraunun^iare  quanlo  sovra,  ehiede  nolizie  circa  lanaseila,  iparenli,  la  prima  edneazione  , 
e  gli  studi   Jtrl  Bertceo,  nienlrc  egli  &i  fosse  disposlo  a  publdieare  un'opera  sovra   \' Ocraiiica  ^   u- lla 


srniTTO  nAT.t/Avv.  i..  roLi-A  i  3o 

forinala  alle  indicaz.ioni  datele  nella  prima  di  esse  (a) ;  bensi  nc  cbhe 
una  parlc  il  sig.  Guili.emin  ,  siiUe  quali  egli  creo  la  Zepliilita  tliaitensis 
piibblicula  iiegli  Annali  dello  scienzc  iialurali   di  Parigi  (i). 

Estinta  ncUa  casa  Lpimis  ct  Berthaume  ogni  speranza  suU'esistenza 
lit  Vila  del  Berteho  ,  spcdi  essa  al  sig.  Delessert  quanlo  egli  le  aveva 
rinicsso  prima  di  sua  partenza  per  Otaliiti;  e  fra  questi  oggetli  il  piu 
prezioso  si  era  il  suo  crliario  ;  io  ebbi  occasione  di  esaniinarlo  nel 
iiiaggio  del  i834  ncUa  biblioteca  dcUo  stcsso  sig.  Delessert,  il  quale  colla 
rnassiina  cortcsia  che  gli  c  propria  lo  misc  a  iiiia  disposizione  ;  esso 
era  coinposto  di  i5,ooo  eseinplari  in  circa  in  oUimo  stato  (c) ;  le  specie 
distintc  potevano  ascendere  a  i5oo  circa,  fra  cui  moltissime  crittogame, 
tiitte  rare  ,  c  parecciiie  afTalto  luiove  (</).  Nelle  schede  e  mcmorie  chc 
vi  craiio  unilc  ,  PAutovi-  avcva  indicalo  ,  ollrc  il  nome  ,  il  luogo  pre- 
ciso  ed  il  tempo  in  cni  ciasclieduna  era  stata  raccolta,  con  qualche 
breve  osscrvazione,  ma  non  vi  andavano  unite  le  descrizioni;  quanto  a 
quesle  cd  allrc  note  ,  io  seppi  dal  sig.  Guii.lemin  clie  Bertero  glie  le 
avcva  indirizzale  parlicolarmenle  richicdendolo  di  non  rimetterle  ad  al- 
ouno  che  a  lui  solo  al  suo  ritorno,  ed  in  caso  di  sua  morte,  di  depo- 
sitarle  nclla  biblioteca  Delessert,  come  egli  esegui  (e).  Alcune  di  quesle 
descrizioni  trovansi  nel  volume  HI  dcUe  Iconcs  selectue  pubblicale  dalle 
stosso  Delessert  ,  e  spcriamo  nella  conosciula  fede  ed  abilila  di  quei 
due  Botanici  che  le  altre  non  saranno  perdutc  per  la  scienza. 

Riguardo  poi  aU'erbario  anzidetlo  ,  il  sig.  Delessert  mi  aveva  in- 
caricalo  di  parlarne  cogli  ercdi  del  Beutero  per  avere  le  loro  delibe- 
razioui,  se  prcfcrivano  chc  si  csponcsse  agli  incanti,  ovvero    che  fosse 


qiuli-  ii  proponcv.!  di  rcnilerr  oni.isgio  .nlla  sua  inomol  ia.  Non  so  se  qucst'opcra  sia  uscita  alia  luce ; 
fra  lo  noti/.io  ilio  io  mi  jono  rcccnlcnunlc  procuralc  Jal  prcdttlo  sig.  Giillehiii,  mi  si  parU 
Ai'\  sig.  MoEnEHHoiT  ,  ma  non  dclla  sua  opera. 

(rt)  Li-ttcre  dcir.Vccadomia  i5  dicembrc  i83»  indiriltc  al  sig.  DormiTBER  Console  Olandcse  a 
I'alparniso,  al  Minisiro  plenipolenziario  di  S.  M.  il  Re  di  Sardcgna  prcsso  il  Re  d'lugUilterra  , 
cd  alio  $tesso  sip.  MoRREnnot'T  a  Otahiti. 

(Il)  Lctlera  del  sig.  GoitLEMin  a6  ollotjrc  1837. 

(<■)  Ve|;g.isi  inollic  la  soviacitata  Xotite  lur  hs  collections  botamijuet  de  M.  BenjamiD  DcixiniT 
neiili  Archivei  ilc  boianiquc  mai  i833  p.  .'1-0. 

'</l  Sc  si  giudiea  da  quelle  dcserille  dalli  si.;nori  HooiEn  et  Ansorr  (  Miscell.  botan.  ),  le  »ol« 
r.merogamc  nuove  debbono  oltrcpassare  le  aoo ;  le  criUog;ime  poi  sono  assai  piii  nuraerose;  i  signon 
Moi<T4..iii:  e  Si;Hi5e.Eii  nc  pubblicarono  gii  gran  parte;  altrc  IrorajHi  fra  le  mie  Planlat  rar.  ehO. 

^ej  Lell«ra  del  lig.  Goiliihiii  a6  ottobre  1837. 


1 4o  EI.OOIO    STORICO    DET,    DOTT.    C.    rm'iERO 

loro  trasmcsso  ;  quest'uUiino  partito  tlovrcbbc  essere  stato  prcscelto  sin 
per  conservare  in  patria  una  cosl  preziosa  meiiioria  del  ilefunlo  ,  siu 
])oi  anclic  per  intcresse  ,  aveiulo  io  cercalo  di  loro  persuadcre  cLc  in 
PicQionte  o  dalia  Accadcmia,  o  da  qualche  amalorc  si  sarcbbe  loro  cor- 
risposto  quanlo  si  potesse  spcrare  da  incanti  falli  in  lontano  paesc  senza 
la  preseuza  dei  proprietarii  o  di  clii  "li  rapprescntasse  con  quelle  zclo 
chc  una  cosi  dclicala  operaziouc  ricliicdc  ;  ma  gli  eredi  vollero  gl'incanli 
a  I'arigi. 

Si  111  allora  chc  io  Vi  proposi,  o  Chiarissinii  Collegbi,  di  accoslarvi 
a  quegli  incanti  per  mezzo  di  un  qiialclie  noslro  corrispondcnte  ;  Voi 
avete  accolta  la  niia  proposla  con  queU'cntnsiasnio  die  e  proprio  dei 
vcri  sc'ienziali  quando  si  tralla  di  promuover  la  scienzaj  e  di  onorare 
ad  un  tempo  la  patria  ;  Voi  avelc  determinato  di  portarc  Tolierla  sino 
alle  lire  aSoo  (a).  ISIa  per  uno  di  quei  tro])po  frequent!  maneggi  clie 
succedono  all'asta  pubblica  ,  I'erbario  fu  deliberate  nel  niomcnto  prcciso 
lissalo  per  I'aperlura  dellincanto  pel  vile  prczzo  di  1 200  franchi  ad  una 
society  di  EssUngen  direlta  dallt  signori  Steudel,  et  Hociistett  (li)  clie 
Io  fcce  immediataraente  trasporlare  in  Gerraania  ,  ove  fu  dislribuito  ai 
ine:nbri  della  sociela  stessa. 

La  niaggior  parte  pertanto  delle  piante  con  tanta  sollecitudine  rac- 
colte  nel  Chili  da  quel  valoroso  Viaggiatore  ebbe  la  stessa  sorle  di  quelle 
delle  Ant'dle ,  ma  per  altra  cagione  ,  come  ve  nc  prcvenni. 

Parecchi  sono  gia  i  lavori  parziali  clie  si  pubjjlicarono  su  quelle 
piante  da  disiiiiti  Botanici,conie  specialmcnle  dalli  citali  Hooker  e  Arnott; 
Adrien  de  Jussieu  per  qualche  nuovo  genere  (c);  Montagne  per  le  crit- 
logame  (c/j,  GuiLLEMiN  (e),  De-Gandoli,e  (y")  egualmenle  |>er  qualche  ge- 
nere ,  c  Professore  Moris  per  otto  nuove  specie  (g). 

(a)  Adunanza  dolla  classc  fisico-matcmatica  dell'S  inarzo  i835. 

(4)  U  sic;.  Deiessebt  avcva  incaiiralo  lursoni'  di  sua  connjcliza  di  ulTriri'  fr.  aijooi  il  sig.  R.  Brohk 
lia  Londi'u  nc  oCTriva  aooo.  —  «  Mais  qiiand  nous  somiucs  arriYes  a  i'heurc  precisr  fixdc  par  le* 
•  avift ,  rooi  ,  M.  dc  Jussiec  cl  plusieiirs  pcrsonnagcs  qui  voulaient  encliurir  ,  on  nous  a  dil  qti* 
»  tout  ctait  terminc.  —  M.  DeLEssERT  a  etc  foil  coulrari<i  dc  ciil  incident  ,  surtout  a  cause  dp 
x  la  famillo  dc  BEnTEivo  qui  a  i\ji  ainsi  fruslrcc  ilc  plus  dc  la  moilie  dc  la  valeur  dc  I'berbicj  ». 
(  Lcttcra  suddclla  ). 

(c)  Arcliiv.  de  botaniquc  janv.    l833  p.  G5- 

(«/)  CiiT)'"?-  ^«  Juan-Fcrnandcz. 

{«)  Annal.  dcs  scicnc.  nat. 

(/)  Prodr.  syst.  nalar.  vol.  V,  VI  c  VII. 

{£)  Atli  dclla  R.  Acoadcmia  di  Torino  Yoi.  XXXVIl  p.  98  c  vol.  XXXVIII  p.  4.1. 


scniTTO  d.vli.'avv.  l.  coi.i.a  i.'ji 

A.nch'io  tcnlai  ,  c  forsc  il  prirno,  di  conlribiiirc  alia  gloria  dcHin- 
signc  noslro  Collcga,  col  prescnlarvi  la  ik-scrizione  e  le  figure  dellc 
piautc  pii  rare  fra  quelle  da  esso  dircttamente  Irasmesseini ;  ben  molle 
allre  me  ne  riinarrcbbero ,  ma  io  voili  fratlanlo  limilarmi  a  quelle  sole 
clie  Ic  mic  Icnui  forze  mi  permisero  per  ora  di  determinare  (aj  ;  non 
rinunciando  pero  alia  speranza  di  presentarvene  altre. 

Verra  il  tempo  ,  clie  ,  per  mezzo  del  confronto  delle  descrizioni 
sparse  in  laiile  Sfritlurc ,  (jual'lie  valrnle  Botanico,  tolla  ogni  confu- 
sione,  presenlera  al  ptdjblico  una  compita  flora  del  Chili,  la  quale  do- 
veva  essei'e  riserbata  al  Bertero  ;  e  quella  sara  I'onorata  sua  toraba. 

Era  il  Bertero  di  slatura  poco  pii\  clie  ordinaria,  le  sue  forme  re- 
golari,  la  sua  figura  inlcrcssante  ,  il  colore  piullosto  bruno-pallldo,  linla 
che  si  rese  piii  inleiisa  iiel  suo  soggiorno  alle  Antillc ,  gli  occlii  iieri  e 
vivacissimi ,  i  capelli  neri,  la  bocca  grandella  e  ridenlc ,  il  iiaso  me- 
diocre (b).  II  suo  carattere  era  eccellente  ;  dolce  verso  tutti,  generoso 
verso  gli  amici  ,  incapace  ad  arrecare  il  menomo  danno  a  cliiccliessia  , 
eloquentissiuio  senza  allellazione  ;  prodigiosamente  instrutto,  parco  nel 
viverc  ,  iuduralo  alle  faticlie;  egli  era  insomma  il  modello  dclle  \irtu 
sociali.  Destine  avverso,  perche  ce  lo  hai  cosl  subilamente  rapito  ! 


[rt)  Lf  piaiili-  di'l  Chili  ila  inc  dcscritte  uri  varii  fascicoli  dfllc  Plant,  rar.  Cliil.  in.scrti  nrgli 
aUi  di  qurst' Acratlcniia  sonu  in  nunu-ro  di  1^6,  fra  cui  ^5  iijiuralc  (  \ol.  XXXMI ,  pag.  4'  , 
^ol.  XXXVlll  paj;.   i   <•  ii;  ,  vol.  XXXIX  pag.   i  ). 

(/»)  Avrci  dfsidcralo  di  poler  unirc  iu  frontc  del  presentc  El()2io  il  ril ratio  di  Bei\tero  ;  I'unico 
clir  io  couosca  it  un  pei-fcttissinio  discgno  fallo  dalla  cclcbrr  Sofia  GioRDjuto  ;  richicsi  il  Clnaris- 
kimo  di  lei  marito  di  lasciarlo  litogrufarc  \  nia  ogli  mi  risposc  csscrc  determinate  di  farlo  incidcre 
lui  stesso  iu  rame.  avcndumi  gciicrosamentc  offcrlo  dcgli  escmplari.  Supplisco  con  un  fac  iimile. 


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1 43 

ILLUSTRAZIOAE 

DI    UN    NUOVO    CETACEO    FOSSILE 


DAL    MEDICO 

CilOAlKUl  domejuco  BRimo 

APPLICATO    AL    MUSEO    ZOOLOGICO    DELLA    R.    UNIVERSITA 


Letta  nell'adunaiiza  del  4  '/'  marzo  i838. 


lascii  d'Atlaliti'  , 

E  di  Tauro  le  spallc ,  c  in  minor  regno 
Contrassc  il  mar  Ic  sue  proccUc  c  Tiro  : 
Col  verdc  pian  I'altrice  terra  apparvc, 
Conobbe  Abido  il  Bosforo  j  ebbe  norae 
Adria  ed  Eusin 


O  egli  e  vcro,  die  uu  antico  occauo  abbia  prodolto  i»enerazioiii  ili  cc- 
tacei  assai  diverse  dalle  present! ,  convien  piir  dire ,  che  di  poche  e 
i;iunta  fiiiora  la  iialural  Glosofia  a  stabile  conoscimcnlo.  Ridotta  per  lad- 
(lietro  a  n'sidui  tli  men  compiula  significazione  non  ha  potulo  ex.  gr 
toudursi  alia  dctermiuazione  di  quei  cetacei  aOini  del  nostri  erbivori , 
che  aiidaroiio  perduli  allorcht;,  cessando  le  aequo,  einerse  il  presenle 
suolo  d'luiropa.  Vlcuiie  vertebre  ,  alcune  ossa  delle  estremila ,  qualche 
iVagiuciilo  di  loschio  privo  de'iuigliori  caratteri  ,  che  dalla  qualita  dci 
denti  si  ricavaiio ,  se  valsero  a  far  prova  dcUe  peitlite  segiiitc  in  <jucsla 
parte  del  roguo  animale  ,  nou  furono  poi  il  raso  a  ristaurarlc  con  ar- 
goinenli  di  scicnlifica  cogiiizioiie.  Anzi  per  dire  il  vcro,  i  residui  slessi 
ili  niaggior  nioineulo  seuza  i  nuovi  oonfronli  idtiuiauicntc  instiliiiti  sa- 
rebbero  ancora  con  pregiudizio  della  scicnza  rivncati  ad  animali   di   men 


l.|4  ILM'STRAZIOXE    DI    UN    NUOVO    CETACFO    FOSSII.E 

prossimi  gcneri.  Ma  il  sig.  Giulio  di  Christol  coUa  sua  dclerminaz'ione 
(leirantico  llalicore  ,  eil  il  sig.  di  Bt.AiNVii.r.E  ron  pii\  ])robal)ili  vcdutr 
suUa  uatiira,  e  zoologica ajipartencuza  del  Vino/herium  gigantaciun  liaiino 
jtoco  fa  inaspellalamcnle  arricchita  questa  parlc  piu  tlifetliva  della  Pa- 
leontologia.  Nuovo  incrcipeulo  le  \erra  ]!Cr  avvenlura  dalla  dcscrizione  , 
(•he  sono  pur  dare  di  uu  tiovnlo  fossile,  the  l'ill."'°  Professore  Giuseppe 
Gene  ebbc  a  grado  di  comnieltcniii  a  oggetlo  di  studio,  ed  alia  gcnli- 
lezza  del  qiiale  mi  chiamo  granderacnte  obldigalo  cosi  per  questo  mo- 
livo,  come  per  avermi  coiifortato  a  soguitar  luiovanieiite  hi  \ia  delle 
iiaturali  invesligazioni. 

II  fossile  J  die  qui  imprendo  a  descrivere,  venne  scavato  fanno  i8a8 
in  qiiolhi  dcllc  nostra  coUine  ,  che  ha  soprassedeiite  il  piccolo  villaggio 
di  IMoiitiglio,  siluata  quasi  uel  mezzo  a  queirampio  tratlo  di  lerre  iiiou- 
luosc,  che  stendonsi  a  declivio  cosl  al  di  qua,  come  al  di  la  del  liuinc. 
Tanaro,  e  sono  le  prime  di  quelle  terre  sottoapennine  ,  die  si  couli- 
niiano  hingo  il  dorse  d'ltalia  sin  oltre  negli  Abruzzi  e  nella  Puglia  (i). 
Trovavasi  nel  fiauco  di  essa  collina  verso  ponente  sepoUo  nella  marna 
argillosa  a  qiidla  molta  profondita  ,  die  dal  Piaccntiiio  Giuscj^pe  Cortesi 
furono  trovali  i  mirabili  schcletri  dci  delliui  e  della  balena  nci  colli 
dclla  Torazza  e  di  Pulgnasco  (2).  Primo  appariva  un  tronco  di  gros- 
sissimc  coste  formato  ,  disteso  orizzonlalmentc ,  e  come  dal  peso  di 
gravissinia  mole  schiaceiato  ed  infranto  ,  circondalo  per  ogiii  dove  da 
numerosi  fragmenti  di  coste  e  di  altre  ossa  ,  die  non  durarono  alia 
forza  distruqgitrice  del  tempo  ,  tanto  piii  che  I'acqua  ddle  pioggie  ve- 
niva  ad  immollarle  ,  e  consumarle  per  una  sfonditura  ,  che  <lalla  cima 
del  colle  disccndendo  spartiva  quasi  diagonalmcnte  il  tronco  stesso  nd 
suo  mezzo,  conforme  vedesi  nella  Fig.  1."  ddla  Tavola  II.  Piu  in  la  si 
rarcoglieva  un  teschio  per  grossa  argilla  informe,  presso  al  quale  erano 
tuflaria  un  residuo  della  mascella  inferiore ,  c  disjiersi  alcuni  rimasugli 
di  d«Miti. 

Sgombro  qucst'ultimo  dalla  grossa  c  tenace  argilla,  quale  si  mostra 
nella  Tav.  I  Fig.  i.*,  2*,  c  S.' ,  apparisce  di  forma  bislunga ,  largo 
aH'occipite  ,  simile  quasi  ad  una  piramidc  quadrilalei'a  tronca  ,  schiac- 
cialfl  V.  distorto  in  inodo  ,  che  posto  verlicalmente  in  piano  orizzonlalc 

(1)  Bi'occbi,  Concbiolog.  subapeun.  T.  i.' 
(1}  Cortc<i ,  Saggi  geologic. 


PHOPOSTA    DAL    MEDICO    G.     D.    DnUNO  j/J 

le  pareti  tklle    ample  sue  fosse   zigomaliclie  vi  cadono  sopra  parallela- 
mente  per  isghembo.  Esse  mi  forni  le  seguenti  misure : 

In  lunghezza  —  dall'occipite   al  marglne   anteriore    delle    ossa 
nasali 


0,22. 


daH'occiplte  aU'estrema  punta  del  rcsiduo  ma- 

scellare  ,  intennasccllare  (?) o  28. 

In  larghezza  —  da  una  sutura  temporo-occipilale  airaltra  .  .  .  o'22. 

da  una  cresta  lemporale  aU'aUia  ncl  sinclpite  0,09. 
In  altezza       —  dalla   volta   del   palato  al   maggior    colmo    del 

S'n'='P'te o,i3. 

riemesse  queslc  gencrali  indicazioni  se  passo  a  divisarne  con  qual- 
che  particolariti  la  strullura,  mi  si  affaccia  in  primo  luogo  una  porzione 
dell'osso  occipilalc  larga  o,i5  ,  alta  o,o5  ,  che  dal  margine  posteriore 
delle  ossa  paiielali  discende  quasi  pcipendicolarmente  foimando  con  esse 
un  angolo  non  lonlano  dal  retlo.  So  quesla  direzionc  sia  nalurale  o  for- 
tuilo  avvenimento  non  ardirei  fame  parola,  comecche  io  mi  senta  piut- 
tosto  inclinalo  a  crederla  effetto  di  quella  violenza,  che  pcrcosse  I'ani- 
male  non  anrora  finito  di  crescere ,  quando  in  quelle  ultime  catastrofi 
perdette  col  gcncic  la  vita,  e  che  come  il  restante  scheletro  malmeno 
questa  rcgione  del  teschio  spingendola  soverchiamente  in  dentro.  Ma  sia 
come  esseresi  voglia,  le  rimanenli  parli  dellosso,  che  dovevano  dai  lali 
congiungcrsi  colic  ossa  temporali,  inchiudere  per  disollo  il  forame  ol- 
cipilale,  e  concorrcrc  alia  formazione  del  l)asilarc  o  mancano  allalto,  o 
sono  tanto  sconce  da  non  jiolersi  in  alcun  modo  descrivere. 

Scguono  le  due  ossa  parielali  PP.  Tav.  I,  Fig.  2.'  distintissime  ed 
illese  ,  plii  larghe  posteriormcnte  alia  loro  congiunzione  col  margine 
superiore  dellosso  occipilale  ora  descriUo ,  ove  insieme  prese  hanno 
0,10  <ii  larghczza,  meno  in  avanli  ove  convergendo  alcun  poco  e  re- 
slringendosi  pordono  0,01  dcll'indicala  misura.  Dei  margini ,  gli  csterni 
ripicgaudosl  giu  per  le  fosse  tempondi  ad  angolo  retto  nc  forinano  i 
rontorni,  o  le  creste  supreme,  le  quali  camminano  lontanissime  lui 
dallallra  huighesso  tutla  la  regione  del  sincipile  ,  con  ordine  per  coi. 
scgucn/.a  al  luUo  diverso  da  qucllo  ,  che  osservasi  piii  parlicolanncni. 
nei  icschi  delle  (icrc.  I  margini  iiUcnii  sono  iongiludinalmcnte  unili  p.-r 
sutura;  gli  anteriori  profondainciUe  recisi  c<i  arlicolati  colic  due  ossa  frnn- 
lali  FF.  Tav.  I.  Fig.  2.' 
Serie  II     To.M.  I. 


1- 


I  jl)  ILLUSTRAZIONE    DI    UN    NUOVO    CETACEO    FOSSILE 

Qiiestc  rassembraiM)  a  tUic  triangoli  cogli  apici  loro  smussati,  rivolti 
iiulietro  c  formauti  insieme  un  margine  I'otontlo  ,  semicircolarc ,  che 
ciilru  a  coiinnettersi  ncUa  soprailcletta  profontla  recisioiie  aiiteriore  delle 
•  lue  ossa  parielali.  Dei  tre  laii  gli  cstenii  proliiiigando  in  avanti  le  crcste 
leinporali  vanno  gradatamente  sporgcndo  in  fiiori ,  tanto  che  danno  alia 
regtoue  del  sincipite  presso  alia  fronte  quella  inedesima  larghezza  di 
«>,io,  die  ha  presso  alia  sutura  delle  ossa  brcgmatichc  coU'occipitale  , 
0  conscgiicnlctneute  a  quelle  due  creste  la  siinilitudinc  di  due  archi 
Tolli  a  ritroso  )(.  Ma  a  questo  terinine,  ove  le  ossa  frontali  cominciano 
a  dilalursi  ed  isporgere  per  dare  conveniente  spazio  alle  ossa  nasali  , 
<•  iicl  tempo  stesso  concorrere  alia  forinazione  delle  orbite  ,  sono  in- 
franU; ,  ne  lasciano  altrainente  vedere  quali  correlazioni  di  strultura 
serbassero  colle  ossa  intermasccllari  e  mascellari  di  sopra.  I  lati  interni 
sono  aii'jhessi  uniti  per  mezzo  di  sutura  lougitudinale  ;  gli  anleriori 
similmenle  recisi  in  foggia  di  mezzaluna,  onde  ricevere  in  articolazione 
le  due  ossa  nasali  NN.  Tav.  I.  Fig.  2.'  piccole,  ovate,  avenli  la  figura 
di  due  mandorle  schiaccialc  ,  divej-genti  Tuna  daU'alti'a  ,  lunghe  o,o5  , 
lurghe  o,o4- 

Circoscrilta  superiormcnte  da  queste  due  ossa ,  inferiormente  dalle 
mascellari  ,  e  laleralinente  dalle  rovine  di  due  grandi  ossa  II.  Tav.  I, 
I'^ig.  I."  e  3.^  si  mostra  in  seguito  la  vasta  apertura  nasale.  Quelle  due 
f)ssa  maggiori  infrante  che  la  chiudono  dai  lati  o  sono  i-esidui  delle 
slcsse  mascellari,  o  anche  probabilmenle  delle  intermascellari ,  die  <o;i 
liinghissimi  process!  contornando  per  di  fuori  quell'apertura,  e  poggi;  n  lo 
per  davantl  sopra  le  occhiaie  si  recavano  alia  volta  delle  corrispon- 
(leiiti  apofisi  orbitarie  delle  due  ossa  frontali. 

Dall'osso  teinporale  destro  Tav.  I.  Fig.  i.*  e  10.' spiccavasi  quasi  oriz- 
zoulalinente  una  grossa  apoGsi  zigomatica  terminata  in  bella  voluta,  che 
insieine  con  un  osso  iugale  scabro,  di  figura  irregolare,  e  coU'apposito  pro- 
cesso  del  mascellar  superiore  concorreva  a  far  costrutto  un  grande  arco 
y.igonuitico ,  che  per  essere  guaslo  in  alcuna  sua  parte  non  mi  e  succeduto 
di  poler  conservare  inliero  nel  suo  sito  nalurale.  Cionondimeno  ho  falio 
ritrarre  nella  Fig.  lo.'della  Tav.  I  I'apofisi  zigomatica  in  disparte,  come 
(piella,  che  per  la  sua  forma  e  dignila  nella  determinazione  deiranimale 
merita  di  venire  piu  particolarmcnte  conosciuta.  Dopo  quesl'apofisi  la  dove 
il  leniporale  si  rommellc  coU'occipitale,  o  mcglio  ncllo  spazio  di  mezzo  tra 
I'lmo  e  I'allro,  mi  vcnne  impensalamcnle  scoperto  un  osso   C.  Tav.  I, 


PROPOSTA    DAL    MEDICO    C.    D.    BRUNO  1  .\- 

Fig.    I."  ravvolto  a  chiocciola,  e  senza  dubbio  appartenente  alia  interna 
iabbrica  deH'orccchio. 

Molte  parti  del  iiiascellare  insiemc  con  altre  ossa  mancano  a  sinistra 
quasi  intieramente  ,  essendo  stato  il  teschio  per  avventura  da  quel  lalo 
■inaggiormente  csposto  alle  ingiurie  dei  secoli ;  laz  per  contrario  a  deslra 
si  inantcnne  integro  il  processo  alveolare  lungo  0,07,  alto  o,o5,  largo 
dapcrlutlo  0,04,  rotondo  e  massiccio,  guernito  ancora  di  tre  denti  mo- 
lari  di  strultura  e  grandezza  dilFercnte.  CoUa  sua  estremita  posteriore, 
o  tubcrosita  va  ad  appoggiarsi  contro  iin  grande  processo  pterigoidco 
P.  Tav.  I.  Fig.  I.'  e  3.*  alto  e  robusto  ,  il  quale,  sebbene  mal  coniio 
per  rotture  ,  mostra  nondimeno  la  primitiva  sua  bipartizione  in  due 
grossc  ali  sorrette  da  un  lungo  e  grosso  ceppo  comune,  scanalato  po- 
steriorincnte ,  e  prcsso  a  cui  havvi  per  di  dentro  un  qualclie  rimasuglio 
dcllo  sfcnoide  S. 

Dei  tre  denti  il  priino  ,  come  I'ebbi  a  mia  sorpresa  discoperto  ,  mi 
die  a  vedere  una  corona  rotonda ,  coi'redata  ncl  margine  suo  esterno 
di  una  cotale  sporgenza  o  bitorzolo,  clie  altri  voglia  dire  (vedi  Tav.  I, 
Fig.  3.'  e  sopratutto  Fig.  4°>  ove  i  tre  denti  di  questa  mascella  sono 
ritratti  di  profilo  e  di  faccia  secondo  la  natural  loro  grandezza  ).  II  suo 
luano  masticatorio  era. bianco  e  liscio  senza  traccia  alcuna  di  quel  ri- 
cami  o  linee  circonflessc  ,  che  sono  I'ciretto  ordinario  del  logoramento 
ne'denti  formali  di  colline  ,  composte  esse  medesime  di  due  ditlei-enli 
sostanze ,  ossea  e  smalto.  Un  cerc'hio  tutt'al  piii  di  colore  ocracco, 
dovuto  alio  smalto,  faceva  contrasto  col  rimanenle  color  bianco  della 
corona.  Fu  vana  ogni  mia  diligenza  a  volerlo  conservare  intiero,  perche 
seguitando  i  lavori  necessarii  alio  scuoprimento  degli  allri,  strilolandosi 
I'interna  sostanza  fragilissima ,  e  sdruscendo  per  di  fuori  lo  smalto,  si 
sfascio  tutto  quanto  in  minuzzoli.  Eppcro  la  tavola  e  ridotla  a  rapprc- 
senlarne  Ic  rovine  presso  alia  radice. 

II  secondo  n:aggiore  assai  del  primo  ha  pre.ss'a  poco  la  medesima 
forma  di  corona  ,  vale  a  dire  rotondata  e  suernita  di  somiiilianle  latc- 
rale  sporgenza.  Divisa  per  traverso  in  due  lobi  0  porzioni  di  diflerenle 
grandezza  da  un  solco  largo  e  profondo  ,  cli(>  la  recide  iiel  suo  terao 
posteriore  ,  essa  presenta  nclla  porzionc  0  lobo  antcriore  un  aggrega- 
mento  di  molti  lubercoli  conici  a  puute  logore ,  disposti  ordinatauicnle 
in  due  fde  semicircolari,  dei  quali  il  pii\  corpacciuto  occupa  la  falda  esterna 
dclla  corona  forroandovi    la   sopraddetla  sporgenza    tuberosa.    NcllalUn 


»48  II.UrSTRAZIONK    1)1    UN    NUOVO    CETACEO    FOSSILE 

porzione  al  di  la  del  solco  scorgesi  da  prima  una  fila  trasversale  di 
qualtro  o  cinque  tubercoli ,  poi  a  tergo  di  essa  una  collina  simile  a 
cape;^zolo ,  alcun  poco  disgiunla  cd  appartata ,  scolpila  in  cima  di  minuti 
dcntelli ,  che  fa  ufli/.io  di  tallone  ,  cinge  c  termiua  la  corona.  II  dente 
rotlo  che  vedesi  alia  Fig.  5."  Tav.  I.  gli  era  per  avvcnlura  corrlspon- 
deute  nellopposto  lalo  della  mascella. 

L'ultimo  semprc  nella  stes.sa  proporzione  maggiore ,  scbbene  per 
essere  ancora  iuceppalo  ncU'alveolo  non  si  po.ssa  scorgcrc  tuUo,  lia  la 
corona  press'a  poco  fabbricala  ndlo  slcsso  niodcllo,  rotonda  e  gucrnita 
della  sua  sporgcnza.  Essa  e  formata  di  tubercoli  o  conici  o  pirainidali 
sconipartiti  da  due  solchi  in  tre  lobi  o  porzioni  dislinlc.  II  prime  solco 
parlcndo  dalla  tuljerosita  eslcrna  gira  in  arco  lungo  il  niargine  o  lembo 
anlcriorc  della  corona,  e  va  a  metier  foce  nell'allro  piu  largo,  che  la 
taglia  trasversalmente  a  mezzo  ,  formando  neirimboccarsi  un  angolo 
piuttosto  aperto.  Diviso  dai  tubercoli  centrali  per  tulta  I'ampiezza  del 
primo  solco  ergcsi  a  formare,  non  che  il  Icmbo  anieriore  della  corona, 
ina  eziandio  gran  parte  deU'intcriore,  un  seniiccrchio  di  cinque  o  sei 
tubercoli  raccozzati  insieme  a  simililudine  di  un  argine  merlato.  Nello 
spazio  Iriangolare  di  mezzo  stanno  interzati  pareechi  altri  tubercoli  oi-- 
dinati  in  semicerchio  secondo  la  direzione  del  solco  primaio  ,  e  varia- 
inente  coniugati.  L'eslerno  piu  grosso  forma  di  per  se  I'accennala  spor- 
gcnza, i  tre  che  seguono  hanno  uguali  proporzioni  di  forma  e  di  gran- 
dezza,  rullimo  e  come  occultalo  nel  seno  ,  che  si  apre  alia  imboccatura 
(lei  due  solchi.  Separalo  similmente  dai  tubercoli  di  mezzo  per  il  va- 
slissimo  solco  posteriore  s'innalza  di  poi  un  nuovo  ordine  dc'medesimi 
nel  segucntc  modo.  Uno  esterno  maggiore  occujia  I'estrema  falda  della 
corona  per  di  fuori,  ed  e  alcun  poco  scgregato  dai  suoi  vieini;  un  allro 
non  dis.similc  vien  fuori  dirimpcllo  ncH'opposla  falda  interna ,  e  tnlli 
due  metlono  in  mezzo  un  nuovo  gruppo  di  tre  tubercoli  accozzati  in 
foggia  di  una  piramidc. 

OJlre  ai  dcnti  iin  qui  descrilli  io  penso  doversi  riguardarc  come 
apparlenenli  alia  mascella  supcriore ,  cioe  alia  sua  porzione  foi-mata 
dalle  ossa  intermasccllari ,  i  due  denti  conici  della  Fig.  6.'  Tav.  I.  II  piu 
conservato  c  lungo  ancora  o,og,  largo  presso  alia  radice  o,o3;  Taltro  per 
contrario  e  rotto  nel  mezzo,  ma  lutli  e  due  vuoti  c  di  color  rugginoso 
inlernamenle  hanno  per  di  fuori  una  corteccia  di  smalto  ,  solcaia  jicr 
lungo  di  piccole  solcaturc  parallele.  A  prima  frontc  mal  si  distinguono 


/ 

PnOPOSTA    DAI.    MEDICO    C.    D.    DIIUNO  I  /fg 

dai  cU'iiti  incisivi  dcgli  ippopotaiiii ,  c  certamenle  se  avessero  le  punte 
mozze  per  scguita  logorazione  ,  c  piii  cilitulrici ,  sarebbc  iion  che  ma- 
lagevole,  quasi  iiiipossibile  il  diiFerenziarli. 

Gli  avau/.i  dclla  mascella  inferiorc  cousistono  ancora,  Tav.  I,  Fig.  i.", 
in  un  grosso  fragmento  del  suo  ramo  destro,  luiigo  i,o8,  alio  0,06,  ed 
in  alciuii  roltaiiii  spuguosl  del  sinistro  slrettameule  inceppati  ncll'argilla. 
Stando  alle  apparenti  probabilita  i  due  rami  dovevano  essere  insieme 
congiunli  in  un  angolo  di  sinfisi  a  4^  gradi,  per  la  quale  approssimativa 
eslimazione  cssi  verrebbero  giustamente  condolli  sotlo  ai  corrispondenti 
process!  alveolari  della  niascella  di  sopra.  Del  rimanente  pero  nel  ramo 
destro  stanno  ancora  radical!  quattro  denti  della  grandczza  e  slruUura, 
che  or  sono  per  divisare.  Ma  prima  e  giusto  cli'io  mella  in  considera- 
zione  ,  csser  qui  un  maggior  numcro  di  molari  impossibile  e  per  la 
forma  dclla  niascella  ,  e  per  ravanzato  lore  coUocamento  verso  la  sin- 
fisi ,  siccome  ancora  nella  mascella  superiore  per  la  strultura  del  pro- 
cesso  alveolarc,  che  si  termina  con  bel  contorno  presso  alia  radice  del 
primo  ,  mostrando  per  tal  modo  non  essere  abile  a  capirne  piu  di  tre. 
Ma  tornando  alia  mascella,  essa  ha  per  di  fuori  sotto  agli  alveoli  dci 
sopraddetli  quattro  molari  una  lunga  eminenza  tondeggianle ,  che  corre 
obliquamenle  disccndendo  verso  restremita  poslcriore  del  ramo,  ove  do- 
vcva  inconlrarsi  ncll'angolo  anteriore  dell'apofisi  coronoidea.  Sotlo  a 
quesla  rilevala  eminenza,  appunlo  lu  dove  prcnde  origlne,  si  aprono  due 
furanii  di  figura  ellittica,  sovrapposti  e  vicinissimi  I'uno  all'altro.  lo  non 
saprei  risolutaraenle  dccidere  se  questi  forami  siano  gli  analoghi  dell'or- 
dinario  uiciitalo  (inaxlU.  anlerius),  owero  relVelto  di  fortuita  cagione ; 
cionondimcno  il  silo  che  occupano  da  molla  probabilita  a  quella  prima 
su|)posiziono. 

Dei  quattro  denti,  Tav.  I,  Fig.  i.*  e  particolarmenle  Fig.  7.',  ove 
sono  rilraiti  dal  naturalc,  il  primo  ed  il  secoudo  avevano,  per  quanto 
c  possibilc  argomcntarne  dalle  rotture,  la  corona  di  figura  elillica,  col 
maggior  diametro  di  0,01  collocalo  di  traverse  alia  mascella.  Un  simil 
dcnte  trovato  fuori  di  alveolo  ,  e  corrispondente  per  avvenlura  al  sc- 
condo  neU'opposlo  lalo  della  mascella ,  avendo  la  corona  logorata  fin 
presso  alia  radice  ,  conforme  si  vcde  nella  Fig.  9."  della  Tav.  I.  mi  c 
forte  molivo  a  credere,  che  questi  denti  anteriori  alia  totale  uscita  del- 
rultinio  dovesscro  come  falsi  o  di  nnita  cascare ,  e  conscgnentcmente, 
clic  il  vero  numero  dci  molari  stabili ,  esscndo  Tanimalc  Cnito  di  cre- 
scwe  ,  fosse  potulo  ridursi  a  due  0  trc  per  parte. 


l50  ILLUSTHAZIOKE    Dl    UN    NUOVO    CF.TACEO    FOSSir.B 

II  terzo  ad  un  tratto  maggiore  del  doppio,  c  anche  di  piu,  ha  pari- 
mente  la  corona  di  figura  cUittica  ,  col  siio  maggior  diametro  ,  non  di 
traverso,  ma  secondo  la  mascella.  Rotta  iti  avanti  per  mettk  essa  mostra 
iiella  rimanente  ,  da  prima  un  qualclie  lavorio  di  ricami  ,  poi  iin  tu- 
bercolo  grandicello  simile  ad  un  capezzolo  ,  appaiiato  sulla  cstremita 
posteriore ,  regolarmente  addenlellalo  cd  alquaiito  logoro. 

L'ultimo,  che  srguendo  la  proporzione  e  il  massirao,  ma  non  in  tutto 
fiiori  di  alveole,  scgnita  ad  avere  una  stessa  forma  di  corona,  cioe  ovale, 
compressa  dai  lati  ,  e  col  maggior  siio  diamelro  secondo  la  mascella. 
La  sua  prima  porzione  o  lobo  formasi  di  tubercoli  conici  disposti  al- 
quanto  inordinatamente  in  due  file  semicircolari  ,  die  gii-ano  da  mezzo 
il  lembo  eslerno  a  mezzo  il  lembo  interno  di  essa  corona.  Contro  a  queste 
due  file  sta  obliquamente  adossato  ,  ma  un  poco  piu  dal  lato  esterno, 
«n  gi-uppo  di  tre  o  quattro  tubercoli  raccolti  insieme  nella  foggia  di 
una  piramide  ,  die  ha  la  base  avvallata  nella  grande  spaccatura  trasver- 
sale  del  dente ,  anzi  la  divide  e  trasforma  in  due  scni  aperti  sui  lembi 
esterno,  edinter,no  di  esso.  Al  di  la  dei  quali  sorgono  di  bel  nuovo  parecchl 
tubercoli  collocali  nel  raodo  scguente.  Due  insieme  congiunti ,  e  quasi 
immedesimati  costituiscono  cosi  per  di  fiaori ,  come  per  di  dcntro  le 
f'alde  estreme  della  corona,  serrando  in  mezzo  come  fi-a  due  maggiori 
piramidi  un  nodo  di  tre  tubercoli,  de'qiiali  i  due  da  lato  sono  piccoli 
e  bassi,  il  mediano  maggiore  ed  alto.  Al  postutlo  una  congerie  di  piu 
minuti  tubercoli  separati  dai  precedent!  per  un  solco  trasvei-saie  men 
largo,  forma  una  cotal  maniera  di  tallone  a  compimento  della  corona. 
II  bellissimo  dente  della  Fig.  g.' ,  Tav.  I,  accordandosi  in  tutto  e  per 
tutlo  nella  descritta  conformazione,  vuolsi  giustamente  avere  per  il  suo 
corrispondente  sinistro  ,  notabile  sopratuUo  in  cio,  die  lascia  scorgere 
con  qiialdic  foiidamento  di  certezza  I'eirettivo  numero  delle  sue  radici. 
Slando  agli  apparenli  conlrassegni  delle  rotture  esse  dovevano  essere 
due,  una  per  ciaschcdun  lobo  o  meta  di  corona,  c  se  si  pon  meule 
alia  posteriore  deU'ultimo  molare  destro,  cola  dove  pel  guasto  della  ma- 
.scella  trovasi  in  gran  parte  scopcrta  ,  bifoi'cate  alia  punta  e  di  grossi 
rebbi  rotondi. 

Dalle  particolarita ,  che  sono  venulo  in  sino  a  qui  mano  mano  di- 
Tisando,  manifestamentc  si  raccoglie,  che  qucsti  denli  molto  diffcriscono 
gli  uui  dagli  allri  nella  grandezza  ,  e  nella  slruttura  ,  e  quci  di  sojira 
da  qiielli  di  soLto    moltissiino  ancora    nella  forma  ;    la    essere    rotonili  , 


pnoposTA  DAI.  MEniro  c.  d.  bhuno  i5i 

guernili  di  parlicolare  sporijeiiza  eslerna  ,  qua  per  contrario  elUlici  e 
senza  alcuu  vestigio  di  essa;  che  composli ,  almeno  i  maggioii,  di  Ire 
lobi  o  disliiile  porzioni  ,  variano  cosi  per  la  distribuzione  dei  luber- 
coli  ,  conic  per  la  qualila  dci  solchi  inlercidenti ;  clie  la  consuiuazione 
dei  lubcrcoli  avra  bensi  polulo  produrre  laiili  piani,  quanti  sono  i  priu- 
cipali  sconipartiinenti  o  lobi  de'incdcsiini ,  c  da  ultimo  anche  un  piano 
solo,  largo  quaiito  ciasclicduna  corona;  ma  non  mai  alcuna  di  quelle  figure 
a  irifoglio,  clie  lanto  frequenlenicntc  si  osservano  ne'denti  molari  degli 
ippopotauii ;  clie  in  soiuina  sono  coniplicatissinii  e  fabbricali  secondo 
un  tipo  ,  che  ha  se  non  deirinsolllo ,  niolto  almeno  dello  speciale. 

II  Ironco  nella  prescnte  sua  uiutilazione  lungo  ancora  i ,  o,  largo  0,80, 
Tav.  II,  Fig.  I.*  consta  di  una  duplice  serie  di  grosse  coste  rolonde, 
massiccie,  pesanllssime,  incastrate  per  meta  nell'argilla  c&me  in  alti'et- 
tanti  proprii  modcUi.  Quelle  del  deslro  lato  in  numero  di  diciotto,  e  meglio 
ilisposte  secondo  la  natural  collocazioiie,  sono  dalla  prima  sino  alia  sesta 
assai  pill  poderose  ,  avendo  prcss'a  poco  un  diamelro  di  o,o5 ,  e  slanno 
per  Ic  ncurve  loro  estremita  superiori  conCccate  profondamenle  nell'ar- 
gilla,  ove  per  avventura,  prima  che  fossero  distrutte  dal  tempo,  dove- 
vano  inconlrarsi  ncUe  vertebre  corrispondenti  del  dorso.  Ma  la  verita 
si  e  ,  che  di  tutta  la  colonna  vertebrale  non  mi  e  succeduto  trovare 
piu  distinte  vestigia  di  quelle  ,  che  sono  espresse  nella  Fig.  2.'  della 
Tav.  II,  rimasugli  annulari,  cd  apofisi  spinose  appartenenti  a  vertebre 
della  cervice. 

Alle  prime  coste ,  che  tanto  si  allungano  da  arrivare  alia  misura 
ili  o,4o  (liinghczza  press'a  poco  di  tutte  Ic  susscguenti)  sta  pei'pendi- 
colarmente  sovrapposta  una  larga  omoplata  ,  che  ne'termini  suoi  piu 
discosti  ha  o,32  di  lunghezza  ,  e  0,20  di  larghezza.  II  coUo  ,  ancorche 
privo  in  parte  della  testa  o  condilo,  c  lungo  di  per  se  0,10.  Nel  mezzo 
di  essa  alia  dislanza  di  o,ot  dal  suo  margine  superiore  (posteriore  nella 
vera  collocazionc )  serge  una  cresta ,  che  va  gradatameute  innalzandosi 
a  misura  del  suo  avvicinarsi  al  coUo,  al  principio  del  quale  acquista  la 
niassima  altezza  di  o,o4;  poscia  ritornando  al  priniicro  abbassameiito  e 
ronlinuandosi  sopra  il  coUo  quaulo  c  lungo  ,  gli  dik  una  ligiua  quasi 
Iviangolare. 

Le  coste  del  sinistro  lato  sono  le  undici  posteriori ,  sminuite  di 
mole  ,  e  lutlc  pill  obliqiiamente  rivolle  in  dielro  ,  eccclluatcne  le  due 
o  tro  ultinic ,  malconeic  c  fuori  alquanto  dellordinaria  coUocazione.   lu 


1 5a  lI.I.tSTRAZIONE     n    UN    NUOVO    CETACEO    FOSSILE 

mezzo  ai  descriui  due  ortUni  tli  coste  corrc  una  lunga  serie  di  grossi 
pezzi  ossei ,  die  a  giudicarnc  dull'  apparenza  sembrano  lanle  porzioui 
annulari  di  grosse  vertcbie,  coUe  concavita  livolte  all'insu  (se  vi  fosse 
animale  di  cosi  smisurate  verlcbrc  fornito);  ma  ncl  vero  sono  seg- 
meuti  posteriori  di  coste  pii  propinqui  alia  spina ,  corredali  ne'margini 
posteriori  d'un  tubercolo  conico  assai  grosso.  Finalmcnte  due  altri  pezzi, 
uno  dci  quali  ha  tulti  i  contrasscgui  di  una  grossa  apofisi  spinosa  di 
vertebra  o  lombare  o  caudale  ,  I'altro  aU'opposlo  qucUi  di  una  cosla 
minora  e  piii  breve,  si  vedono  ncl  mezzo  del  Ironco  agli  ullimi  confini 
della  cstremili  poslcriore.  Tulte  tpicste  ossa  cosi  del  tronco,  come  del 
capo  hanno  un  colore  tra  bigio  e  rossigno,  sparso  qua  e  cola  di  mac- 
chie  scure,  rugginose,  ed  una  tessitura  compalta,  evidcntemente  fibrosa. 

Delle  ossa  appartenenti  alle  membra  non  ne  parlo ,  perche  o  furono 
altrove  portate  dalla  furia  rovinosa  delle  correnti  ,  o  se  rimaste  presso 
al  tronco  andarono  per  men  nole  cagioni  ,  o  per  quella  sopraccennata 
delle  pioggie  in  tolale  disfacimento.  Imperocche  fu  vana  ogni  diligenza 
fatlavi  iisare  dall'egregio  Prof.  Andrea  Bonelli  per  rintracciarle  ,  e  se 
dei  tJinti  fragment!  alcuni  possono  suggerirne  una  qualche  lontana  idea, 
la  troppa  loro  imperfezione  mi  distoglie  dal  i-ecarli  disegnali  nelie  se- 
guenti  tavole. 

Ora  die  mi  e  terminata  la  desciizione  degli  inconsunti  residui  di 
quest'antico  animale,  se  tento  per  via  di  progressiva  investigazione  di- 
chiararne  la  nalura  ,  e  collocarlo  in  conveniente  posto  ncUa  serie  zoo- 
logica  ,  mi  c  d'liopo  risolvere  mediante  comparalivo  esame  le  seguenli 
quistioni  :  quali  sono  nella  classe  dei  mammiferi  quelli  die  hanno  una 
simile  conCgurazionc  di  teschio  ?  e  fatto  questo  primo  passo  ,  sin  dove 
reggeri  lanalogia  nella  slrullura  dei  dcuti  e  della  mascella  infei'iore  ' 
qual  conferma  da  ultimo  prcstcranno  le  coste,  le  scapole  ai  caratteri 
generali  del  teschio,  cc? 

Primieramcnte  se  in  quelle  generazioni  d'animali  il  teschio  ,  e  Ic 
mascclle  gucrnite  dei  loro  deiili  sono  zoologica  e  fisiologicamente  parlando 
le  parti  dominalrici,  tulla  quanta  la  ragione  deiroiganisrao,  le  mie  con- 
siderazioni  dovranno  precipuamcnte  versare  intorno   alle  medesime   (i). 


(i)  En  Zoolojie  ,  quand  la  Icic  cl  suitout  I.s  ili'iiUi  et  Ics  inaclioiros  sont  donnccs,  loul  Ic  rr»l;- 
cit  bicn  pris  de  I'ilrc  ,  du  moins  pour  cc  qui  rcgardc  Ics  caractcrcs  csscutick  ;  aussi  n'ai-je  point 


PnOPOSTl    DAL    MCDICO    G.    D.    CnU.NO  ,^^ 

T.•o^at..>c  una  volla  la  pii  probabilc  sis.-inra/.ionc  ,  ad  essa  comoda- 
rueulc  s.  lifcriranno  Ic  rimancnli  pailicohuit;',  organlclie,  e  se  ne  polra 
ant.c.palamcntc  stal.ilirc  la  rcciproca  anm.nia.  II  perche  io  dico  dono 
moll,  confroi.li  instiiuili  apparirc  il  tescino  sopradescrilto  siimjissimo  a 
quello  ,|egli  od.enii  cclacei  crbivori  meglio  conosriuli,  ,]i^oni;l.i,  ,.  |n- 
inanlini  ,  cosi  ncUa  forma  del  ti.tto  ,  come  in  cjuclla  pii'i  ^wXak  delie 
smgolc  sue  ossa  (,).  II  vn.o  si  i,  die  rollo  per  .lavnnli  all'ailezza  dolle 
iiariri  ,  c  inivo  de'suoi  arclii  zigomatici  esso  presenlasi  nella  fignra  ,li 
una  puamide  quad.ilalera  tronca  ,  stretto  per  di  solto  alle  region!  l,a- 
Sdarc  e  palatina  ,  largo  a  quelle  del  sincipile  e  della  fronle  ,  appunlo 
cooic  suoie  avvcnirc  ne'predetti  rctacei.  In  quanto  ,>oi  alle  ossa  parielali, 
frontal.  ,  o  nasali  la  simililudine  noi.  polrebhe  essere  piu  manifesla! 
Ollrediche  sc  si  pon  meulc  all'ampiezza  e  profoi.dila  delle  fosse  tempo- 
ral, proportionate  a  largo  c  robusto  ponlc  zigomatieo,  ritorto  q.,al  e.a 
ncUa  foggia  deUa  lettera  s  italica;  alia  correlaliva  apoGsi  del  temporale  • 
alio  scostamenlo,  ed  alia  figu.a  delle  cresle ,  che  conlornauo  quelle  fosse 
al  vcrtue;  alia  coUocazione  delle  orbile  in  quesle  ullime ,  conforme  ap- 
pansce  ,1a  un  residue  della  destra  ;  a  quella  del  proeesso  alveolare  si- 
inato  ph\  .n  dentro  deU'orbita  stessa  ;    alia  vasla    spaccatura  nasale  ;    e 


.u    do    peine    a    reconnoitre  et    a   classer  les  verUbres  ,    ^un,!  „n,.  foi,  j'ai  bion    conna  la     ,a.. 

t..  Cut.  Oss.  foss.  Tom.  V.  part.  II. 

Mai,  cc  qui  e»t  surtout  imporUnt  i  remarqucr  cV-sl  eel...  Constance  admirable  d.s  lo.s  zoolo- 

piqae,,  qu.  nc  se  dement  dans  aucune  classc ,  dans  aucune  fa.nilb..  Je  n'avais  examind  ni  les  .or- 
Ubres,  n,  les  membres  ,  quand  je  n.c  suis  oecnpe  des  dents    et  d.s    .uaeboires ,  et  unc  seule  dent 

ma,  pour  a.nsi  dire,  tout  annoneJ.  Une  fois  le  genre  dJlermine  par  elle,  tout  lo  reste  du  squo- 
Ictte  est  en  quelque  sorte  venu  s'arranger  de  soi-meme  sans  peine  de  ma  part  ,  comme  sans  Lc- 
s.lat.on.  Jo  ne  pu.s  irop  insisU-r  snr  ees  lois  gencrales  ,  bases  et  principcs  des  methodes  ,  qui  dans 
cette  sconce,  eomme  dans  tontos  les  autrcs  ,  ont  un  intcrit  Lien  supericur  4  celui  de  toutes  le. 
d.icouverte,  partioul.ires  ,  quolque  piquanlcs  qu'ellcs  soicnt.  -  Luog.  eit 

(0  Pour,  d'une  tete  dc  ruminant,  arriver  a  former  une  t^e  de  lamantin ,  i}  faudrait  fain 
remonler  les  apopbjso,  nasales  des  inter-ma.^iUaires,  reduire  presque  i  rien  les  os  du  ne.  ,  ouvrir 
a,ns.  de  grandes  narines  exterieures  dan,  un  plan  presquo  borizon.al ,  faire  dosceudre  les  orbite, 
•  ux  cfites  de  cette  ouverture  ,  aggrandir  euormement   les    jugaux   dorriere  Torbite  ,  et  encore  plus 

apophyse  zygomatique  du  temporal,  etc.  Les  crCtos  ten.porales  sont  paralKles  pre.^que  jusqu^a 
1  occ,p,.al  ,  et  bordent  le  dessus  d.>  erine  .  qui  est  plat  ;  (  la  faee  oeeipilale  est  phis  large  que 
haute;  les  deux  arcades  eygomatiques  sont  i  peu-pres  paralloles  I'une  i  I'aatre  ,  et  surtout  d'unc 
«{«useur  et  dune  bauteur  ei.onne  ;  elles  couvrenl  une  bonne  parlic  de  la  face  latcralc  .  ct  s« 
relcvent  fortement  en  arriCrc  ,  de  fafon  que  lour  bord  superieur  est  sur  le  mCme  plan  horizontaJ 
que  la  crOtc  temporale.  .  .  I„,         j     i     .-.  •         ,  . 

^cs  OS  dc  la  tete  ,  quoiquc  les  sutures  soicut  cucarc 

marquees     sent  d  nne  densitc  rcmarqnable  ,  ainsi  que  eeux  du  squcKtlo G.  Cuvier  , 

l.c9on  d  AnaL  comp.  T.  11. 

Serie  II.  Tom.  I.  „ 


r."i^  II.IASTRAZIONE    DI    l\N    NIOVO    CETACEO    FOSSILE 

fmalmenle  alia  forma  doU'osso  appartcnentc  all'  interna  fabbrica  deiro- 
reccliio,  si  avranno  assai  valitlc  prove  a  creilerne  tlimostrata  la  congc- 
iierica  iJentita  anche  sen/.a  il  concorso  tli  quei  caratteri ,  die  dai  condili 
occipitali  si  dcrivano.  Anzi  volcndola  ])\i!i  spccificatamcnte  proscguire  si 
Iroveni  maggiore  col  teschio  dci  lanianlini  cos'i  per  la  piu  bassa  apertura 
nasale,  per  la  forma  delle  ossa  sue  propric  ,  per  I'ampiezza  e  maggiore 
piofondita  dcUe  fosse  zigomaticlie  ,  per  la  minor  depressionc  verticalc 
di'lle  grandi  ali  plcrigoidec,  come  per  la  mancanza  di  (piclTampia  soluzione 
di  continuila  compresa  al  dire  del  sig.  Gioi'g.  Cuvier  fra  le  ossa  ma- 
scellari,  frontali  ,  sfenoide  anteriore  e  palatine,  per  cui  e  via  di  comu- 
iiicazione  dalle  fosse  temporali  alia  cavita  dcUe  nari  (i).  Ma  se  tale  a 
non  duliitarne  c  la  natnra  del  teschio,  riniane  a  vedersi  fin  dove  dalla 
slrullui-a  dci  donli  c  della  mascella  inferiorc  venga  giuslificata. 

K  inutile  oramai  die  allri  vodia  tentar  confronti  delle  mascelle  e 
denti  sopradescritli  con  simili  parti  di  altri  animali ,  appartcnenti  per 
escnipio  aH'ordinc  dci  pacliidcrmi,  conciossiacosachc  la  natura  del  teschio 
parli  Iroppo  altamcntc  in  conlrario,  lie  possa  darsi  zoologo  a  cui  ripugni 
il  crederlo  effettiTamerite  di  cetaceo  erbivoro.  Cionondimeno  fatta  la  sup- 
posizione  che  si  tratti  unicamente  di  mascelle  e  denti  senza  piu,  io  ri- 
solulamentc  afTcrmo  in  nessun  modo  poter  reggere  a  seguitato  confronlo 
roile  ganascie  c  coi  denti  non  pure  degli  ippopotanii,  che  enoniii  iie  sono 
II'  differenze,  ma  nemmeno  di  altri  niinori  paehidermi.  Imperocche,  ollre 
chv  la  struttura  delle  prime  escludc  ogni  possibilita  di  vere  zanne  o  denli 
cauini  maestri ,  il  numero  deimolari,  qualuncpie  siane  la  rassomiglianza 
(•  1  approssimativa  ragionc  dei  tubercoli,  cli'io  non  dispulo,  c  soverchia- 
niente  dispaiato;  d'allronde  poi  la  total  mancanza  di  risalti  e  sponde  a 
iiii"  delle  corone  ,  e  per  contrario  l'  insolito  corredo  delle  sporgenze  la- 
tcrali  distruggono  aflatto  ogni  presunta  afliiiita  di  genere. 

Ne'lamantini,  per  tornare  al  mio  assunlo,  i  molari ,  che  dagli  stu- 
diosi  dclla  zootomia  si  pongono  olto  per  parte  in  ciascheduna  mascella, 
lianiii)  Ic  corone  di  figura  qiiadrata  ,  fatte  dall'appaiamento  di  due  col- 
line  lras\ersali,  divise  da  un  solco  ,  e  eomposte  esse  medesime  di  due 
o  Ire  luliercoli  ottusi.  Corre  una  qualche  dilferenza  Ira  quelli  di  sopra 
<•  quei  dissotto ,  che  sono  alcun  poco  bislunghi  e  nel  tempo   stesso  cor- 


(i>  G.  CuTier  ,  Rcclicrcb.  mr  lc»  on    fo>i-  T.   V.  1.  !*.• 


PnOPOSTA  DAL  MEDICO  C.  D.  DHUXO  1 55 

i-cdali  di  due  o  tre  tubercoli  posteriori  in  guisa  di  talloui.    Ai^fiuiice    a 
piu  compila  iiolizia  il  sig.    Federico  Cuvikr    (i)    due    esserne  la    radiri 
V  hiparlilc  alia  puiita.  Gli  ahhozzi  di  denli  incisivi,  che  portano  in  priina 
<>la  ,  sono  tioppo  iustahiU  per  peter  culrarc  in  ealoolo.  Invcrsa  nci  du- 
gonghi  t-  la  ragione  dei  dcnti,  porlando  essi  stabilmente  radicato  nelle  ossa 
intcrmascellari  iu  forma  di  zaiiue,  cio  clic  la  nalura  ha  lore  soltratto  dalle 
mascelic ,  negli  iiltimi  confini  dclle  quali  lianno  da  due  a  cinque  molai  i 
per  parte  secondo  Teta.  I  primi  souo  scmplici  e  conici,  roniposli  e  come 
falti  di  due  coni  insieme  aggiunti  gli  allri,   ironclii  tutti  e  lisci  ne'piani 
maslicatorj.  Quanti  tubercoli  e  con  die  ordine  s'inualzino  sulle  Ironca- 
ture  di  simili    coni    non  consta    per  ancora    tra  i  naturali  filosofi.    Ci<> 
poslo  chi  non  vedc  ipianto  i  denli  da  me  descrilli  siano  divcrsi  da  qnclli 
dei  lamantini,    die  i)ascono    oggiili  alle    foci  dei    liumi  piu    nieridionali 
della  terra  ,  c  da  quelli  dei  dugonghi,  cui  nutrica  attualmente  il  mare 
(Idle  Indie  .'  Se  pure  e  convenienza   con   questi  ultimi   pel  numero    dei 
niolari,  e    la    stabilita  ddle    zanne,  la  forma  luttavia   dei    primi  e    lon- 
lanissuna  dall'essere  semplice  o  doppiamcjite  conica  ,    anzi  con    ra"ione 
invcrsa  c  cjuasi  piu  larga  alia  cima  che    alia  base    ne'tre  della  mascella 
supcriore ;  ne  d'altronde  le  zanne  sono  compresse  dai  lati  verso  la  punta 
o  rcluse  direi  quasi  a  guisa  di  biscanti,  secondo  che  di  quelle  dei  dugonghi 
viene  alFermalo  dal  sig.  Federico  Cuvieu  (2).  Similmente  il  minor  numero, 
la  soverchia  complicazione  dcUe  corone ,  gli  esterni  sporgimenti  dei  supe- 
riori,  c  da  ultimo  i  due  grossi  incisivi  conici  stabilmente  radicali  nelle 
ossa  intermascellari  li  dipartono  da  quelli    dei  lamanlini.    Cionondimeno 
cgli  e  nincgabile  ,  che  anche  con  tulte    quesle    dillerenze   essi    seguono 
nella  forma  generale    il  lipo    proprio  ai    denli  degli    animali  di    questa 
famiglia  ,  e  sono  ,  se  non  tulti ,  almeno  i  maggiori  ,    composti  di    due 
lobi  priuci|iali  ,  corrispondenli ,   non  ostante   la  maggior   complicazione  , 
alle  due  colline  nolate  da  tutli  i  zoolomi  ne'denti  dei  lamanlini^  e  quci 
della  mascella  inferiore,  ollre  all'essere  di  figura  elillica,  hanno  anch'essi 
pui  manifesto  il  eorredo  dei  talloni  tcrminali,  e  due  le  radici   bipartite 
ni  punta.  Ne  quelle  sporgenze  dei  superiori  debbono    gran  fatio    allon- 
lanarci  dairammetlere    simile    generale  aflinitu ,    anzi  in  qualche    modo 


( I )  F.  Cuvier  ,  Dcats  dcs  Maaunii'. 
(3)  Luog.  ciut. 


I  ;■)(>  II.LVSTRAZIONF.    DI    IN    M'OVO    CETACF.0    FOSSU.F, 

sciiibraiio  concorrcre  a  giiislificarla.  A  chuinque  consideri  rordinc  segu'ilo 
cl.illa  iiatiiia  iicUa  roinpcnsazione  dclle  forme  oignniclie  non  parra  slraiio, 
ilio  c[iii  con  alouna  modificazione  ni'lla  forma  acccssoria  dci  dcnli  ab- 
hiaue  risarcilo  il  minor  luiinero  ,  e  per  allro  g\iiso  soildisfallo  coi  pochi 
allc  voci  dei  piii.  Certamente  avendo  volulo  nmnirf  qucslo  c-etatco  di 
iiiaggior  forza  nclle  mascclle  ,  oonfornic  a  noii  dubilarne  si  argomenta 
dalle  anipic  c  profonde  fosse  zigonialielie  ,  didla  grandezza  del  processo 
plerigoideo,  c  da  tpulla  rilc\ata  cmincnza  ii)  cui  s'afllgge  il  muscolo 
biiccinalore  ,  nop  poleva  con  piu  giuslo  spcdienlc  conciliare  la  ncces- 
saria  brevitii  dclle  mascelle  col  niaggior  numero  dei  deiiti ,  che  lia  il 
nencrc  piu  propinqno.  E  iion  inonta  iiicnlc ,  che  ne'ditgonghi  simile 
(larlicohuila  non  si  osscrvi  ancorclie  ahbiano  xni  minor  numero  di  mo- 
l;iri,  pcrclic  in  cssi  Ic  forze  che  servono  alia  masticazione  sono  di  gran 
liinga  minor)  ,  e  poi  la  iiatura  trovasi  quasi  sempre  procedere  con  or- 
dinate transizioni.  Eppero  io  porlo  opinione  non  potersi  per  questo  fatto 
iicgare  quclla  niaggior  rassoniiglianza  ,  che  ho  dello  apparire  piu  mani- 
festa  tra  qnesto  Icschio  e  quelle  dei  lamaiilini,  rassomiglianza  che  IroYO 
A  ie  maggiormcnte  cotifermata  ncUa  strulUira  della  masrella  inferiore. 
La  quale  essendo  pur  larga  quanto  bastereblie  pei'  cajiirne  un  qualche 
\esligio,  si  mosira  oniiinamcnte  sfornita  di  quell' atiipio  forame  mentale 
jiroporzionato  nei  dugonghi  alia  grandezza  dell'osseo  rivolgimculo  verti- 
cale  della  sinfisi  ,  c  per  contrarlo  i  due  foraini  cllilici  aperti  soUo  al 
piiiicipio  della  cmincnza  obliqua  mcglio  corrispondono  a  quelli,  che  si 
osservano  al  medesimo  luogo  nclla  mascella  inferiore  dei  lamanlini.  Ep- 
pero essi  doACTano  se  non  in  tullo  esclild^rfe  cfneiroSSea  mole  della  sinfisi, 
niodificarne  almeno  colla  forma  la  dirczione.  Non  c  gia  mio  inlertdiiYienlo 
con  queste  considerazioni  sforzarlo  a  stiracchiate  analogic,  anzi  giudico  aver 
queslo  cclacco  occupafo  un  posto  di  iViezzrt  tra  i  dugonghi  ei  lamanlini; 
<(ri*ie  qilcni  tSSfcrft  Stdtoi  Hii\rtito  di  tixuwc  ,  o  per  dir  mcglio  di  grossi 
denti  iftcJsiVi  marestri  siabili .  c  foT^e  piitisporti,  di  tpiatti-o  o  Ire  o  due 
niolrtri  per  parie  alia  mascella  ii^fmiore ,  di  tre  o  due  alia  saperiore  se- 
condo  I'eia;  come  i  second!  aver  ayuto  le  ossa  nasali  simili  a  mandorle 
seliiacciate ,  diTcrgenti  ,■  conforme  attesla  dei  lamanlini  il  sig.  Giorg. 
Ci  viKR  (i),  e  pill  bassa  rapcrtura,  che  si  apre  solto  alle  medesime  ,  e 
jier  altra   parte  csscre  stalo  privo  d'-lla  suln/.ionc  di  conlinuita  hclle  fosse 

(i)  G.  Cur.  ,  luog.  ctUt. 


PROPOSTA  riAi.  !Mi;n:co  n.   n    rrjNO  iSt 

tcmporali  prosso  allc  orbilc;  ossoisi  in  fine  diparlilo  dagli  uni  e  daj^li 
allri  cosi  j)cr  la  forma  degli  incisivi  e  |)arlicolar  comiilicazionc  dei  dciiti 
ninlari ,  come  pel  maggiore  svilinipo  di  qticUe  jiarli ,  che  confenscono 
aU'opora  dclUi  maslicazionc.  Sareliho  qui  terrninalo  il  presente  confronio 
sn  la  Palcoiitologia  aildilaiuloiui  lo  masccUc  AqW Ilalicore  Cuvicrii,  cd  il 
tcsi'liio  sciiza  fine  niaiaviglioso  del  Dinclheiinm  gigiinlaeiiin  trovalo  nellf 
sabhic  di  Eppelsneim,  iion  mi  cliiamasse  per  la  via  di  miovc  conside- 
razioiii. 

Ammessa  come  vera  Tidenlita  dclla  mascclla  infcriorc  dcW Hippopo- 
tamus medius  di  Nantes,  e  di  qiiella  piit  intcgra  trovata  dal  sig.  Giulio 
ni  CmSTOl,  nellc  sabbie  marine  superior!  di  Mompellieri ,  il  numcro   dei 
itiolari  vi   si  ridurrebbe    costantemente  a  Ire  ,    le  cOrone    dei   quail   piii 
lunglie,  die  lai-glie,  siccomc  avviene  ne'lamantini,  cosierebbero  di  due 
roUine  trasversalniente  siluale  Tuna  dopo  I'altraj  composte  la  prima    di 
due  ,   la  seconda  di    tre    litbercoli    accozzali  insicine.    Ollre  di    che  trc 
tubercoli  disprfsti  in  figura  di   trlaiigolo  coU'apicc    in  avanti    chiiidereb- 
berd  a  siniilitndinc  di  lalloni  le  corone  dei  due  ullimi.  Nissun  risalto  o 
rercine  a  pie  delle  corone,  ne  il  numcro  delle  radici  sopra  quello  dclle 
corrispondenti  coUine.   II  logoramento  Ic  avrebbe  da  prima    commulate 
in  alfrellanti  disclii  ,    poi    in    un    disco    solo    largo    (pianto    ciascheduna 
corona,  scnza  niai  indurvi  neppure  una    Iraccia  di  (ii^iirc  trifogliafe.    II 
prinio  di  cosi  falli  dcnii  sarebbc  lungo  o,oi8,  il  sCcoiido  o,025  —  0,028, 
il  lerzo  0,026  —  o,o3o.  Ora  Se    btMic  avviSo    il  sig.    Giulio  di    CunisTOi. 
nel  rivoeare  queste  mascelle  e  dcnti  a'drtgonghi  ,   qiial    tcrmine  di    ras- 
souiiglianza  vi  Irovero  io  coi  sopradcscrilti  .'  Eccctlnalo  per  avvcntura  lo 
Scompartimento  delle  corone  in  Ire    lobi  o    porzioni   dislinle  ,    nel   che 
Seguono  il  lipo  generale  dclla  famiglia  ,   eccetluala  I'approssiniativa   pa- 
t\\k  nel  nunvero ,  io  non  ci  trtrvo"  allro  caraltere  di  comune  apparlenefiza. 
lu.pcrocchc  se  si  guarda  al  numcro  cd  alia  distribuzionc  dei  lubcrcoli  una 
sola  occhiata  alle  susscgucnli  tavole  ed  a  quelle  del  sig.  Giulio  di  Christol, 
che  sono  nel  Totno  sec6ndo  degU  anhali  dclle  naturali  osser^ aititrtii  (f), 
baslcrh  per  fame  ravvisare  la  total  dillercnza.  Ben  Knigi  dall'esserfe  stola- 
mcnte  due   o  trc  per  ciasclicdun  lobo  o  collina  ,   sono  alizi  sCnza  iVrisnn 
paragone  moltissimo  piii  nunicrosi,  ne  sempre  disposli  a  file  regoiarmente 
trasversali.  Lo  stesso  dieasi  dei  solchi,  co'ine  qnclli  che  rcU'ettft  cssendo 

( r^  Mcmoiro  sitr  le  Moyi-ii  HijipopoUmc  fossilf  dc  C-uricr  ,    n-jiljce  au    genre    dcs    Dugougt  — 
Pjr  M.  Jules  dc  Cliristol.  Adu.  dos  scienc.  n.iUr.  i."  Serie  ,  T.   11. 


l58  ILLUSTRAZIOSE    DI    UN    KUOVO    CF.TAC.TrO    FOSSILE 

del  vai'io  assestamenlo  ilei  tubcrcoli  nc  scguono  in  tutlo  le  variazioiii ; 
lo  stcsso  dei  talloni,  ove  e  dalo  vcderli  j)iu  disliiiti,  vale  a  dire  iie'diie 
uUiiiii  inolari  della  uiasccUa  iiifcriorc.  Oltrc  di  clic  nioslrandosi  Ic  nui- 
scellc  dcsci'ille  dal  sig.  Giulio  di  Christol  in  liillo  siuiili  a  quelle  degli 
odierni  dugonglii  sussistcranno  in  pie  le  dillcrcnzc  sopra  nolale.  Conchiiulo 
adunque  non  aver  avuto  qucsli  cctacei  fossili  allri  caratteri  comuni,  che 
rapprossiiualivo  nuincro  ilei  molari ,  e  la  general  configurazione ,  che 
rijiete  cosUuilemeiilc  il  lipo  della  famiglia. 

Ma  se  il  leschio  di  quesio  nuovo  cclaoeo  fossile  e  prezioso  per  la 
sua  conservazione,  il  sig.  di  Bi.aimmi.le  non  mancliera  di  trovarvi  confer- 
iiiata  quella  doltrina,  che  propose  non  ha  guari  intorno  alia  naUira  del 
Dinotherium  gigantaeuin.  Ccrlauiente,  se  si  eccetlua  il  gigantcsco  delle 
l'orme,la  inaggior  seniplicila  de'raolari  e  quella  slranissiuia  coUocazione 
delle  zanne  nella  niascella  inferiore  presso  alia  sinfisi,  per  gli  altri  par- 
licolai-i  della  strultura  i  due  teschi  si  niostrano  non  poco  conformi ,  voglio 
dire  COS!  pel  maggiore  inuarcaniento  sincipitale,  e  p£r  la  qualita  delle 
fosse  zigoniatiche,  come  cziandio  pel  maggiore  abbassainento  dcU'apertui'a 
nasal e.  Ma  lasciando  di  queslo  il  giudizio  a  quei  zoologi  che  Thanno  potuto 
contemplare  d'appresso ,  io  quanto  a  me  non  posso  tralasciarc  di  dire, 
che  appcna  mi  si  paro  innanzi  un  abbozzo  di  cjuel  tcschio,  una  subita  con- 
vinzione  mi  trasse  ad  ammirare  la  perspicacia  di  quel  dotlissimo  invcsti- 
gatore ,  che  seppe  con  tanta  sicurezza  dimostrarne  la  natura  ,  e  col- 
locarlo  a  primo  genere  nella  seconda  famiglia  de'suoi  gravigradi. 

Resta  a  terminare  questo  confronto  ch'io  favelli  delle  ossa  apparte- 
neati  al  tronco  ,  cioe  della  vertebra,  della  scapola  e  delle  coste.  E  qui 
se  sta  la  significazione  del  teschio  c  delle  mascelle  si  dovranno  trovare 
Duovi  an;oiiicnti  a  suggello  della  proposta  determinazione.  Vale  a  dire 
se  il  teschio ,  le  mascelle  c  i  denti  fanno  di  quest'animale  un  cetaceo 
della  presente  famiglia  dcgli  erbivori ,  inlermedio  per  molte  ragioni  ai 
dugonghi  ed  ai  laraantini ,  anche  quelle  ossa  dovi'anno  con  iiuove  mo- 
dificazioni  correlative  avvalorarne   la  gencrica  dilTerenza. 

II  rimasuglio  di  vertebi^a  ,  che  si  vede  nella  Fig.  2.'  della  Tav.  II , 
e  tale  j>er  la  sua  forma  e  sottigliezza,  che  meritamenle  si  puo  credere 
porzione  annulare  di  vertebra  appartenente  alia  serie  cervicale.  Al  qual 
giudizio  son  mosso  dalTautorevole  consenso  del  sig.  Giorgio  Cuvikr,  af- 
i'ermante  essere  colali  verlebre  ne'dugonghi  e  lamantini  straordinariamenle 
sotlili   ed  imperfellc.  Presso  a  quel  rimasuglio  si   scorgouo  ancora   uno 


PnoposTA   nAr,  MRDrro  c.   n.  BRfno  i5r) 

o  Jue  pezzi  ossei,  che  i)er  la  fox-ma  si  convcngono  colle  j^rosse  ajxjfisi 
spinose  tlelle  prime  yertcbre  ccrvicali  c  molto  comribuiscono  a  porrc 
in  chiaro  la  nalura  della  vertebra  stessa. 

L'nmoplata  non  ostanti  le  sup  tlifTcrcnzc  si  ridnce  ancora  alI'ordinarif> 
jiiodello  ile'|)re(letli  lUic  gciicri.  11  margiiie  siio  aiUeriore  ,  o  per  tVir 
iiicglio  supcriore  nella  vera  collocazionc,  ha  molto  ileU'ellilico ,  api'imto 
coine  avviene  nei  dugonghi.  Tulto  it  divario  e  posto  nella  qualita  del- 
I'angolo  posteriore  piii  simile  a  rctlo,  nella  niinore  concavila  del  mar- 
gine  inferiore  ,  e  nel  proliingamento  dclla  cresta  sin  oltre  verso  il  con- 
dilo.  Del  riinanente  quest'ultima,  ancorclie  non  intiera  molto  si  convicne 
nella  direzione  e  nciraltezza  con  quella  de'medesimi  animali.  Notabile 
massimamente  c  il  colic  per  la  sua  lunghezza,  potendo  per  questo  falto 
mirabilinenle  corroborare  la  mia  delerminazionc  d'animale  celaceo  er- 
bivoro ;  coneiossiacosachc  difficilinente  allri  possa  concepire  ,  come  una 
tanta  mole  di  corpo,  quale  lanno  conghiettnrare  la  grossezza  e  lunghezza 
delle  coste,  abbia  potuto  reggersi  per  terra  sopra  membra  anteriori  di 
cosi  debolc  appoggio  fornite  alia  congiuntura  scapolare. 

Finalmente  se  e  giusto  il  nuinero  delle  coste  del  destro  lalo  si  avra 
un  varuhssimo  argomento  per  confennazionc  di  qucUa  verita.  Ne  la  forma 
lore  verra  punto  a  smentirla,  essendo  diuiostrato,  che  in  quei  due  ge- 
neri  le  coste  sono  grosse  e  rotonde,  senza  filo  di  margini  ne  anterior- 
nicntc,  ne  poslerionnente.  Piii  siniili  a  quelle  dei  dugonghi  per  la  mag- 
gior  mole  delle  prime,  e  pel  corredo  dei  tubercoli,  che  ho  detto  uotarsi 
ne'pcz7.i  ossei  della  serie  di  mezzo  ,  presentano  in  ultimo  una  tessitura 
compalta  e  inassiccia  ,  quale  dal  tante  volte  citato  sig.  Giorgio  Cl'\  ier 
venne  conosciuta  in  cotali  generazioni  di  nianiniiferi  marini.  Sicche  ancora 
<ia  (piesti  ultimi  confronti  si  raccoglie,  che  quest'antico  cetaceo  non  fii  ne 
lutto  dugongo,  ne  tutto  lamantino,  ma  panecipe  ad  un  tempo  della 
natiira  dell'uno  c  deU'altro  genere. 

Ora  per  raccogliere  il  tulto  in  poche  parole  dico  ,  die  esso  come 
il  Dinotheriuin  gigantacum,  e  come  YHalicore  Cuvievii  del  sig.  di  Christoi. 
■"appai-tenne  aH'ordine  de'cetacei,  c  di  qiiesti  alia  famiglia  che  i  Metodici 
cliiauiano  degli  erbivori ;  che  ofTre  nc'suoi  rcsidiii  tanta  co|)ia  di  sicuri 
rafaiieri,  oude  formai-e  da  se  un  nuovo  genere;  che  questo  nuo>o  genere 
vuolsi  porre  intermcdio  ai  due  ogt^idi  meglio  conosciuti,  dugonghi  e  la- 
manlAni  ,  cui  lega  insicme  con  bclla  armonia  :  che  i  caratteri  suoi 
generici  piu  essenziali  si  ricavano  dalla    non  comune    qualita    dei    denti 


I  Go  im.vstixaziom:  va:.  phoposta   dai.  iir.niro   c.   D.   unuNO 

tiiiito  inclsivi,  chc  iiiolari,  c  ila  quelle  parli  jiiu  svilniniatc  clie  scnouo 
all'ojiera  tlclla  maslicazione ;  clic  come  quel  iluc  gcueri  e  da  picsumcrsi 
lion  al>l)ia  avulo  jiiu  ili  iluc  ineinhra,  cioe  Ic  aiitei'iori,  slando  al  valorc 
ilel  coUo  ilclla  onioplala;  c  clie  auimcssa  qucsta  lagioncvolc  supposizione, 
\'olendo  seguitare  ruso  invalso  si  potrcbbc  con  apposilo  nome  chiainare 
Chcirolherium ,  (chc  vcrrcbbe  a  snonare  alcun  chc  di  simile  a  INIanatiis), 
e  difl  luogo,  ondc  fu  Irallo  ,  apparlciicnlc  alia  scric  dcllc  lerrc  dcscrilU; 
<-qn  laiiUi  nuicslria  da  Giiis.  Brocciu  ,  sub-apeiiiiinuin ,  capilc  brcviove 
tfuant  in  Manato;  dcntibus  incisms  superioribus  duobus  longius  (piani 
in  Ualicore  cxcrtis  i  maxillaribus  supra  utrinque  iribus  vol  duobus 
t'xlrinsecus  tuberosis,  infra  duobus,  tribus  vel  quatuor ,  e  tuberculis 
multijariam  distributis  compositls ,  sulcisque  nwnerosioribus  divisis]  ap- 
papatu  tnaxlUari  robustiori  instructum .  I  doUi  clie  lllustrano  di  tante 
nobili  scopeite  qi^esta  sublime  parte  della  natural  filosofia  vech'anno  sino 
a  qual  segno  questa  mia  fatica  polrassi  ineritare  la  loro  impai'zialc  appi'o- 
>azione.  Quanto  a  me  sara  senipre  molivo  di  coinpiacenza  I'avcrc  con- 
Iribuito  a  porre  in  luce  la  verita  di  quelle  parole  ,  die  ebbe  dettate 
nel  suo  classico  libro  intorno  alle  ossa  dei  cetacci  fossili,  quel  maestro 
juvesligatore  della  speuta  natura  il  Barone  Giorgio  Cuvier,  cioe  ch'egli 
si  cr^  finahnente  avvcduto  esscre  le  specie  dei  pcrduti  cetacci,  oltre  la 
coii;i^utae  estimazioue  numerose,  e  tutte  per  notabili  particolarita  di  strut- 
tijl'a,  degnf  deirattenzione  dei  natural!  filosofi  (i). 


(x)  EaGn  jc  mc  suis  apcr^u ,  qirU  e.\iste  pai-mi  Ics  debris  Jes  cetaciis  fossilcs  bcaucoup  plus  d'espcces 
iaKOfx^vi^^  ,  ciuf  Toil  a'aurait  pu  croire  ,  et  dcs  cspeccs  dont  la  singulici'c  structure  mtiritc  toute 
rutt^ntion  dcs  ri:itiir.kli$tes.  —  G.   Cuv.  Ltiog.  cit. 


,* 


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J^,v  V/I. 


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ftc<r4/-   Kyt-t/ei^    tX-.  (/<  tyorrfto   &^r</  t/ct^/t- 


'^•^••.--  rf*,;,. 


/  ^-(/eii^    '-^    c/f  C/<>7<ifi^    0^z^.  eli^  <Ji>.  <^t^/~c^  -zzU^j   Z--u&-3^t^   ToMt^-  T  /i<e.^   f6s. 


i6i 

OBSERVATIOIVS 

THERMOMfiTRIQUES 

FAITES     A     SAINT-JEAN     DE     MAURIENNE 
DE  1826  i  1838. 


Lues  dam  la  seance  du  26  Jefrier  1837    (*). 


J^e  thermometre  centigrade ,  dont  nous  avons  fait  usage  pour  ces  ob- 
servations ,  a  ete  conslruit  par  Lerebours  ,  opticien  de  1'  Observatoire 
de  Paris  et  du  Bureau  des  Longitudes;  il  a  cependant  subi  une  variation 
depuis  sa  construction ,  comme  la  plupart  des  thermomelres  a  mercure  ; 
toutes  les  donnces  sont  trop  elevecs  de  o"^,  nous  nous  sommes  assure 
que  cette  defectuosite  est  demeuree  constamment  la  meme  pendant  les 
douze  ans  dont  il  est  ici  question,  et  nous  avous  eu  soin  d'operer  les 
corrections  ne'ccssaires  sur  toutes  les  observations  conlenues  dans  le 
present  memou'c.  L'  instrument  est  place  a  I'une  des  fenctrcs  de  I'eveche , 
au  nord,  h  cinq  metres  au  dessus  du  sol;  il  est  suspendu  a  I'air  libre 
a  plusieurs  pouces  du  mur  voisin.  Les  observations  ont  ete  faitcs  clia- 
que  jour ,  le  matin  ,  immediatcment  avant  le  lever  du  soleil ,  pour 
obtenir  le  minimum  du  jour,  ct  le  soir,  vers  les  deux  ou  trois  heures 
<le  r'apres  midi  ,  pour  obtenir  le  maximum.  On  pent  compter  sur  leur 
exactitude.  Les  douze  annees  qu'elles  comprennent  ,  s'etendent  du  lo 
avril  1826  ,  au  10  avril  i838.  Les  trois  premiers  mois  de  i838  ont 
ete   ajoutes  au  neuf  demiers  mois  de    1826,  pour  completer  Faunce, 


(')  \  uyi  z  Id  nolo  [ilacui;  u  |j  fiu  dc  cc  Miimoii'e. 

Sehie  II.  Tom.  L 


iGa 


OBSERVATIONS    THERMOMETRIQUES 

TABLEAU   I. 


MOIS 

_      182 

MOYENNE 

C 

_      182 

MOYENNE 

S 

MAXIMUM 

MINIMUM 

MAXIMUM 

MINIMUM 

du  mois 

tin  luuis 

du  mois 

du  mois 

du  mois 

9<',6 

du  mois 

Janvier 

—  1,80 

il°,3 

-13»,4 

Janvier 

2",55 

-7,2 

Fevrier 

—  0,95 

0,5 

—    9'-,l 

Fevrier 

2,87 

10,5 

-8,4 

Mars 

7,42 

19,1 

-     3.7 

Mars 

5,81 

17,6 

-6,8 

Avril 

8,o2 

19,1 

-     1,2 

Avril 

10,50 

21,8 

0,1 

Mai 

12,o8 

20,7 

2,0 

Mai 

15,25 

23,7 

4,4 

Juin 

17,59 

29,2 

G,7 

Juin 

18,42 

28,4 

10,3 

Juillct 

20,25 

29,1 

11,8 

Juillet 

19,70 

52°,G 

6,9 

Aout 

21,15 

52,1 

10,7 

Aout 

17,G8 

50,7 

9,3 

Septerabre 

17,01 

24,1 

10,2 

Seplembre 

16,09 

25,6 

8,5 

Oclobre 

11,58 

2;(,9 

1,2 

Octobrc 

10,49 

17,8 

1,6 

^'ovenibre 

3,50 

11,5 

-     5,1 

Novembre 

G,27 

16,1 

-2,4 

Deccmbre 

1,18 

12,7 

-     7,5 

Decemlnc 

1,56 

8,7 

—  3,3 

Moyenues 

9",805 

19",G58 

0",255 

Moyennes 

10°,G01 

20°,408 

0'',935 

Janvier 

_      182 

—  2",74 

7 

«,5 

—14,0 

Janvier 

_     182 

—  2,27 

9 

8,7 

—  15,2 

Frvricr 

0,50 

11,4 

—    9,8 

Fevrier 

0,09 

10,5 

—  12,5 

Mais 

3,59 

15,5 

-    7,1 

Mars 

6,85 

17,3 

-  5,2 

A  Mi  I 

10",7i 

20,3 

-    2,7 

Avril 

10,45 

24,1 

1,1 

Mai 

15",58 

25,8 

7,8 

Mai 

14,61 

21,6 

1,1 

Juin 

1G,97 

25,8 

8,2 

Juin 

1  G,53 

27,2 

5,6 

Juillut 

21,4! 

32,3 

12,8 

Juillct 

18,92 

29,2 

10,4 

Aoul 

18,00 

31,3 

7,4 

Aout 

16,74 

26,7 

8,5 

Seplembre 

15,12 

25,5 

4,7 

'  Seplembre 

15,41 

22,6 

6,1 

Oclobre 

11,92 

20,4 

3,3 

Oclobre 

8,82 

24,6 

0,3 

Novembre 

1,78 

10,0 

—  10,5 

Novembre 

3,31 

10,5 

—  8,5 

Deceinbre 

5,15 

11,2 

-    4,5 

Dcccmbre 

—2,90 

10,8 

—  15,8 

Moyennes 

9",802 

19,52 

— 0%330 

Moyennes 

1       

8",695 

19",45 

— r,838 

FAITES    A    SAINT    JEAN    DE    MADRIENNE 


lG3 


1830 

MOIS 

_     1832         _ 

MOYEKKE       MAXIMUM 
till  mois            du  ranis 

MINIMUM 
du  men's 

MOIS 

MOYENNE 

(lu   mots 

MAXIMUM 

MINIMUM 

du  iiiois 

Janvier 

—  o,ol 

9,1 

-14,7 

Janvier 

0,30 

8,8 

-   9,2 

Fevi'icr 

—  0,20 

11,0 

-10,1 

Fevricr 

2,13 

9,8 

-    4,8 

IMars 

8,17 

20,0 

-   2,4 

INlars 

5,50 

15,0 

-   0,7 

Avril 

12,7G 

21,5 

4,5 

Avril 

10,11 

20,7 

0,7 

Mai 

13,03 

20,5 

3,8 

Mai 

12,91 

20,3 

3,9 

Juin 

10,47 

28,2 

7,9 

Juin 

10,52 

2i,7 

9,3 

Juillel 

19,81 

28,3 

9,7 

Juillet 

20,57 

51,5 

10,7 

Aout 

18,31 

29,0 

7,1 

Aout 

20,70 

51,3 

9,3 

Scptcmbrc 

12,8  i 

23,5 

5,7 

Septcmbrc 

11,71 

23,8 

0,4 

Oclobrc 

9,07 

17,5 

3,1 

Octobre 

9,72 

2a,8 

1,7 

Novenibre 

7,0  i 

13,7 

-   i,2 

Novemi)re 

3,28 

11,7 

-   0,4 

Decembre 

0,35 

11,0 

-12,7 

Decembre 

—  0,80 

0,5 

-   8,4 

Moj-enncs 

9V380 

20'',338 

— 0',5i2 

Moyennes 

9",795 

19,475 

1,512 

Janvier 

_      183 

—0,75 

1 

Janvier 

_     I8:i 

—  0,31 

3 

0,5 

-    8,7 

10,5 

-li,9 

Fevricr 

2,9  i 

11,3 

-   0,5 

Fevricr 

5,33 

10,5 

-    3,1 

Mars 

7,50 

17,1 

0,1 

Mars 

4,10 

10,1 

-    4,1 

Avril 

12,08 

21,5 

3,3 

Avril 

7,47 

15,0 

1,3 

Mai 

13,20 

22,5 

4,8 

Mai 

17,90 

27,7 

4,9 

Juin 

10,93 

27,0 

8,5 

Juin 

18,79 

29,2 

8,0 

Juillot 

19,53 

27,1 

11,5 

Juillet 

10,88 

21,5 

10,3 

Aout 

18,18 

25,0 

9,5 

Aout 

10,13 

21,7 

9,5 

Seplenibre 

11,00 

25,5 

7,5 

Septeaibrc 

13,11 

21,0 

3,5 

Octobre 

15,23 

22,0 

0,5 

Octobre 

10,97 

18,7 

1,8 

Novembre 

4,08 

15,5 

-7,0 

Novembre 

4,10 

12,3 

-   3,4 

Decembre 

1,90 

11,1 

-9,7 

De'cembre 

2,(57 

9,t 

—    5,7 

.Moycniics 

10,138 

20°,125 

v,m7 

Moyennes 

9°,G38 

I7°,792 

r,242 

I(>t 


OBSERVATIONS  thehmomethiques 


Alois 

183 

310YPXNE 
du  mui:> 

MAXIMUM 

du  mois 

MIMMUM 
du  mois 

MOIS 

183 

MOYENNE 
du  mois 

g 

MAXIMUM 
du  mois 

MINIMUM 
du  mois 

Janvier 

4,28 

11,3 

-  4,2 

Janvier 

—  1,80 

ir,5 

—15,4 

Fevrier 

2,79 

13,1 

-  6,0 

Fevrier 

—0,93 

6,5 

-  9,1 

Mars 

5,98 

14,8 

-  4,3 

Mars 

7,10 

19,1 

-  3,7 

Avril 

8,58 

19,0 

-   i,7 

Avril 

8,57 

20,5 

-  1,2 

Mai 

J7,ll 

27,3 

6,7 

Mai 

12,40 

2i,9 

0,7 

Juin 

18,7i 

29,1 

7,6 

Juin 

18,24 

29,6 

8,0 

Juilkl 

21,01 

30,1 

15,5 

Jiiillet 

20,50 

29,7 

9,4 

Aoul 

19,53 

27,8 

8,7 

Aout 

19,28 

29,8 

10,3 

Sepleinljre 

18,80 

28,3 

9,3 

Septembre 

15,75 

26,5 

4,1 

Octobrc 

11,01 

22,1 

-  0,2 

Octobre 

10,70 

22,5 

-  2,4 

Novembre 

0,11 

li,8 

0,3 

Novembre 

5,37 

11,2 

-  6,3 

Deceinbre 

— 2,0i 

7,7 

—10,3 

Decembre 

0,11 

10,5 

—  15,1 

Moyenncs 

10",9o8 

20"  ,406 

1,583 

Moycnncs 

9',282 

20",090 

-1,558 

183 

0,93 

5           _ 
10,9 

-11,1 

Janvier 

_     183 

—2,60 

7 

Janvier 

9,6 

—16,0 

Fcvricr 

1,03 

9,5 

—  10,0 

Fevrier 

0,97 

9,3 

-  7,7 

Mars 

4,32 

li,7 

-  5,7 

Mars 

1,96 

14,3 

-  7,9 

Aviil 

9,89 

20,0 

0,3 

Avril 

6,83 

18,5 

-  3,2 

Mai 

li,78 

2i,3 

5,1 

Mai 

11,57 

22,9 

2,7 

Juin 

17,17 

2G,2 

7,3 

Juin 

19,57 

29,1 

8,6 

.Inillcl 

2I,'i9 

29,7 

10,1 

Juillct 

18,83 

28,5 

10,6 

Aoul 

18,12 

28,0 

8,6 

Aout 

20,  i2 

29,7 

9,8 

Septembre 

14,59 

22,3 

5,7 

SepltMiil.ie 

15,65 

21,6 

4,9 

Octobre 

8,23 

19,3 

-  0,7 

Ottobrc 

9,25 

18,4 

2,3 

Novembre 

2,00 

11,8 

-  3,7 

Novembre 

1,81 

12,5 

-  7,0 

Deccmbrf; 

13,3 

-11,5 

Decembre 

1 

0,56 

8,1 

-  7,8 

Moyrnnes 

9'',203 

19,255 

—0,008 

Moyennes 

8°, 555 

I8%520 

_()',89 

FAlTrS    A    SAINT-JEAN-    DE    MACRIENNE 


1 65 


TABLEAU   II. 

RESUME      DES      DOUZE      ANS. 


ANNEES 

M  0  Y  E  N  N  E 

dc  I'anncc 

MAXIMUM 

lie  raniK-c 

MINIMUM 
dc  I'iinDcc 

MOUVEMENT 

dc    i'uQDCC 

1826 

9,805 

32,1 

—  13,4 

47,3 

1827 

9",802 

32,3 

-  14,0 

46,3 

1828 

10",601 

32,6 

-    8,4 

41,0 

1829 

8",695 

29,2 

-  15,8 

45,0 

1850 

9",580 

29,6 

-16,1 

45,7 

1851 

10",  458 

27,6 

—  14,9 

42,5 

1852 

9",795 

51,3 

-     9,2 

40,5 

1855 

9",G58 

29,2 

-     8,7 

37,9 

1854 

10°,958 

30,1 

-  10,5 

40,6 

1850 

9°,2r.5 

29,7 

-  11,5 

41,2 

185G 

9",282 

29,8 

-  15,4 

45,2 

1857 

8",535 

29,7 

—  16,0 

45,7 

Moyennes 

9,-702 

30",2G6 

— 13",016 

43",238 

On  reconnait  k  I'exaiTien  de  ce  deuxieme  tableau  : 

i.°  Que  la  temperature  moyenne  de  Saint-Jean  de  Mauricnne,  de'- 
lerininee  par  la  moyenne  du  minimum  et  du  maximum  de  chaque  jour, 
a  ele ,   pour  Ics  douze  aus,  dont  il  s'agit ,  de  -j-9°,702. 

2.°  Que ,  dc  ces  douze  annces  ,  les  plus  chaudes  out  ete  celles  de 
1828,  i83i  et  1834,  et  Ics  plus  froides  ,  celles  de  1829,  i835  et 
iSS^.  Aux  trois  premieres  aunees,  le  prix  des  grains  a  ete  moins  eleve 
diuis  la  province,  et  la  recolte  en  vins  plus  abondanle  et  de  meilleure 
(jualitc. 

3."  Que  les  cctremes  de  temperature,  durant  ce  temps,  ont  ete, 
pour  la  clialeur  ,  Ic  8  juiilct   1828,    dc    -h32°,6,  et  pour  le  froid ,  le 


l66  OBSERVATIONS    THERMOMliTRIQUES 

a  fuvrier  i83o  ,  dc  — iG"i,  ce  qui  suppose  un  mouveir.ent  therjaomc- 
Irique  de  4^",']- 

4-°  Que  Ics  plus  grandes  oscillations  du  mercm-e  out  cu  lieu  aux 
mois  de  deccmhre  ,  Janvier  et  fevricr  ;  ct  Ics  plus  pclites ,  au\  mois 
d'aout ,  scpleuibre  et  octobre  ;  mais  la  dilliirence  est  pen  considerahlc. 

Deus  causes  priucijiales  concourent  a  modifier  d'unc  nianiere  pavli- 
culiere  la  temperature  de  la  province  dc  INIaurienne;  les  courants  d'air, 
ct  le  voisinage  des  montagnes;  pendant  I'liivcr,  il  n'y  a  pas  jilus  de 
vent  dans  cctte  vallee  que  dans  Ics  aulrcs  parties  de  la  Savoie;  mais 
dans  la  belle  saison,  lorsque  le  temps  est  serein,  on  y  eprouve  presque 
tons  les  jours,  de  lo  lieures  du  matin  a  5  lieures  du  soir,  un  vent  du 
nord  regulier  et  souvent  tres-violent ,  qui  rafraichit  loujours  I'air  plus 
ou  moins.  Cc  courant  atmospherique  commence  ordinairement  aux  en- 
virons d'Aiguebelle  et  se  prolonge  jusqu'u  Termiguou  ;  il  se  manifcste 
toujours  avec  plus  de  violence  apres  avoir  traverse  un  de'fde  ;  il  des- 
seche  I'air  et  irrite  fes  nerfs.  Les  etrangcrs  ,  ct  surtout  les  persounes 
d'un  tcmpe'rament  delicat ,  ne  s'y  liabitucnt  que  diilicilemeiit. 

Saint-Jean  de  Maurienne  ,  dont  la'  population  n'est  que  de  3o84 
individus ,  est  environne  dc  montagnes  assez  eleve'es.  Sa  hauteur  sur 
rOcean  (  cours  de  I'evcche)  est  de  557  ™^tres.  L'eglise  de  Fontcou- 
verte  ,  qui  n'eu  est  eloignce  que  de  i  \  heure,  est  a  iiyS  metres, 
en  sorle  qu'on  monte  plus  dans  une  heure  et  qiiart,  d'ici  a  Fontcou- 
verte  ,  que  de  Marseille  ici.  L'e'glise  d'Albiez-le-Vieux  ,  oii  Ton  arrive 
en  3  heures ,  est  a  i544  metres.  Le  village  de  Bonnenuit,  commune 
de  Valloire  ,  qui  est  pcut  etre  le  plus  liaiit  point  de  la  province  ,  oii 
Ion  cullive  encore  quelques  ce'reales  ,  est  a  i68o  metres.  Non  loin  de 
la  se  trouvent  le  col  du  Galibier ,  qui  est  a  2655  metres,  et  le  mont 
Thabor ,  qui  est  a  Sigi  metres  (i).  Le  voisinage  de  ces  montagnes 
pfoduit   sur  la  temperature  de  la  province  plusieurs  efFets  dilTerens. 

I."  Elles  rctrecissent  notre  horizon  et  abregent  pour  nous  la  duree 
du  jovir.  Par  exemple  ,  en  raison  de  la  latitude,  le  17  juin  ,  le  soleil 
devrait  se  lever  ici  a  4*"^ '  2'  et  se  couchcr  a  ']^,iS'-  Or  il  ne  parait  au 
dessus  de  nos  montagnes,  le  dit  jour,  qua  5'',57'  et  se  couche,  le 
soir,  a    C", i/|'.    C'est    done    uue    diminution    du    jour    solaire   a  notre 


(1;  Ubserratiou^  dt   MM.  Ic3  Clianoincs  BaLi£T  ct  GnAViER. 


FAITES    A   SAINT-JEAN    DE    KADRIENNE  1 67 

prejudice  dc  3'',i9'.  Cetle  diminution  est  a-peu-pres  la  meme  i  tous  les 
autres  jours  de  I'annee  ;  elle  varic  cepcndant  selon  la  forme  el  la  hauteur 
dcs  moutagnes  qui  lerminent  noire  horizon ,  il  est  ireme  des  localites 
tjui ,  en  hivcr ,  passeut  deux  ou  trois  mois  sans  voir  le  soleil. 

2.°  Pendant  I'hiver  nos  monlagnes  se  couvrent  d'une  grande  quan- 
lite  dc  neige;  an  printcmps,  la  fonte  dc  ccs  ncigcs  aLsorbc  longtcmps 
Ic  calorique  dc  lair  ,  ct  rctarde  prcsquc  toujours  pour  nous  lanivee 
des  beaux  jours  jusqu'au  mois  de  mai.  Dans  les  communes  les  plus 
elevees  ,  souvent  la  ncigc  n'abandonne  les  champs  cultives  qu'au  mois 
de  juin,  pour  les  envahir  de  nouveau  dcs  le  commencement  d'octobre. 
La  Ic  printcmps ,  I'ctc  et  Vautoinne  n'ont  a  parlager  entr'eux  cpie  le 
court  espacc  de  trois  ou  quatre  mois. 

3.°  Au  prinlemps  et  en  automne  ,  et  meme  en  ete,  nous  avons 
raremcnt  deux  jours  de  pluie  sans  que  la  neige  rcparaisse  sur  les  sommites 
tics  monlagnes  ct  nous  ramenc  un  froid  suljit.  Aussi  dans  loules  les 
communes  un  peu  elevees  la  recolle  est-elle  tres-souvent  detruite  par 
la  gclc'e  au  mois  de  mai  ou  au  mois  de  septembre :  il  n'y  a  presque 
|)as  d'anne'e  oti  cette  calamile  n'afflige  plus  on  moins  la  province ;  mais 
heurcuscment  d'un  autre  cote  nous  sommes  a  Tabri  de  la  grele.  Ce 
fieau  u'attcint  presque  jamais  nos  recoltes.  Les  monlagnes  qui  nous  en- 
tourcnl ,  tiennent  les  nuages  eleves  ;  I'air  est  trop  froid  encore  dans 
ces  liautes  regions  dc  I'almosphcre  ,  pour  que  la  grele  puisse  s'y  for- 
mer ;  ou  si  elle  s'y  forme  ,  il  parait  qu'ellc  se  fond  dans  la  chute.  II 
grele  ccpendant  quelques  fois  sur  les  monlagnes  ,  mais  dans  des  endroits 
ou  la  grele  nc  trouve  rien  a  dctruire. 

4."  Les  monlagnes  produisent  aussi  dans  cetle  vallee  quelques  ef- 
fets  conlraires  a  ecus  donl  nous  venons  dc  parler.  On  y  trouve  quelques 
coteaux  exposes  au  midi  et  forleraent  inclines  ,  cpii  sont  susceplibles 
dune  grande  chaleur ;  en  ete  ,  ct  surtout  apres  renlevement  des  re*- 
colics  ,  cetle  chalciu"  est  encore  beaucoup  augmentec  par  la  reverbe- 
ration des  rayons  solaires  qu'operent  les  surfaces  nues  et  deboisees  des 
rochers  environnans.  Aussi  peul-on  assurer  que  le  vin  de  Saint-Jean  de 
Maurienne  est  le  nieillcur  de  la  Savoie.  Cclte  province  ofl're  C£;alement 
luic  riciie  nioisson  aux  botanistes  ;  on  trouve  sur  ses  sommiles,  ct  sur- 
tout au  Montcenis  ,  loules  les  plantes  alpincs  de  la  Suisse,  tandis  que 
le  fond  de  la  vallee  en  produit  un  asscz  grand  nombre  qui  sont  propres 
au  luiJi  de  la  France.  On  peut  citer  les  suivanles:   Hjssopus  officinalis, 


lG8  OBSERVATIONS    THFRMOMETRIQUES 

Diclainus  albus ,  Chrjsocoma  linosjris ,  Astragalus  pilosus ;  Salvia 
iclarea  ,  Salvia  aethiopis  ,  Xei'anthemum  inapertum ,  Leiizea  conifera 
(Saint  Julien),  Crocus  sativus  (Saint  Julicn  et  Saint  Martin  La-Porte), 
Clieiranthus  tristis  ( Avrieux  ) ,  Tulipa  oculus  soils  ( Saint- Jean  de 
^laurienne  ). 

Pour  soumcttre  a  un  memo  coup  d'ocil  la  marclie  annuelle  de  la 
temperature  ,  nous  croyons  devoir  placer  ici  un  troisieme  tableau  con- 
tenant  la  moycnne  dcs  douze  ans  pour  tous  les  jours  de  I'annee. 


FAITES    A    SAINT-JEAN    DE    MAUniENNB 


169 


TABLEAU   III. 

Temperature  moyenne  de  doiize  arts  pour  tous  les  jours 

de  I'annee. 


JOURS 

JANVIER 

FEVRIER 

MARS 

AvniL 

MAF 

JUIN 

du  mois 

1 

-2",18 

0,20 

4,04 

8,45 

11,51 

10,07 

2 

— 3",02 

0,55 

4,15 

0,90 

12,49 

10,54 

3 

—  3,29 

0,08 

4,18 

8,52 

15,85 

10,50 

4 

-2,08 

—0,72 

5,01 

9,11 

15,58 

10,10 

5 

-1,91 

—0,08 

4,04 

9,72 

12,52 

10,19 

U 

-1,77 

—0,03 

4,05 

9,71 

15,01 

15,90 

7 

-2,17 

—0,42 

4,82 

9,15 

15,55 

15,19 

8 

—  1,92 

1,77 

4,55 

9,21 

14,25 

15,21 

9 

—  2,20 

,2,50 

5,72 

9,55 

15,00 

15,90 

10 

-  1,00 

1,75 

4,04 

8,15 

15,75 

17,01 

11 

0,42 

1,48 

4,75 

8,51 

12,88 

17,00 

12 

1,57 

—0,07 

0,42 

8,01 

15,72 

17,22 

13 

0,28 

-0,51 

0,03 

9,07 

14,00 

18,19 

14 

0,29 

—0,40 

5,90 

9,08 

14,55 

18,05 

16 

-0,19 

—0,50 

0,42 

10,45 

14,84 

18,78 

10 

-1,32 

0,58 

5,78 

9,81 

14,55 

19,05 

17 

-1,17 

0,79 

5,03 

9,49 

14,01 

17,74 

18 

—  1,07 

1,59 

0,05 

9,55 

15,77 

10,80 

19 

—  1,81 

1,84 

5,52 

9,04 

15,80 

17,74 

20 

-1,02 

2,57 

5,02 

9,72 

15,90 

18,50 

21 

—0,70 

3,19 

5,(50 

10,75 

15,07 

18,48 

22 

0,49 

2,81 

5,70 

10,70 

10,18 

18,50 

23 

0,00 

2,45 

5,09 

10,85 

15,55 

18,84 

21 

0,50 

3,15 

5,51 

11,17 

10,00 

19,42 

25 

i,12 

3,41 

0,00 

11,15 

15,44 

19,40 

2« 

0,80 

3,90 

0,59 

11,40 

15,45 

19,10 

27 

0,25 

4,52 

7,01 

10,81 

14,55 

18,17 

28 

0,08 

4,25 

8,08 

11,11 

14,15 

17,70 

29 

—0,04 

» 

8,57 

11,15 

15,42 

18,81 

50 

0,42 

» 

8,54 

10,52 

15,55 

19,55 

51 

—0,70 

)) 

8,75 

)) 

10,40 

» 

Moycuncs 

—0,83 

-+-1V37 

5,70 

9,75 

14',55 

17,05 

Serxe  II.  Tom.  L 


170 


OBSERVATIONS   THERMOMETRIQUES 


TABLEAU    III. 

Suite. 


JOURS 

du  niois 

JUILLET 

AOUT 

SEPTEMBRE 

OCTOBRE 

NOVEMBRE 

DECEMBRE 

; 

1 

20.51 

20,14 

13,98 

15,07 

5,72 

3,58 

2 

20;o3 

20,18 

15,06 

15,01 

5,52 

3,99 

3 

20,41 

20,58 

13,79 

15,59 

5,71 

3,63 

4 

20,50 

20,32 

13,60 

15,06 

5,51 

1,72 

0 

20,45 

19,95 

15,51 

15,32 

5,21 

2,51 

6 

20,33 

18,81 

16,07 

15,47 

5,69 

2,78 

7 

19,80 

18,79 

15,94 

12,76 

6,46 

3,42 

8 

20,27 

19,50 

15,18 

11,96 

6,00 

2,34 

9 

19,90 

20,25 

14,97 

11,45 

5,33 

2,46 

iO 

20,13 

19,84 

15,12 

10,71 

4,88 

1,96 

11 

20,01 

19,77 

15,11 

11,22 

4,90 

1,99 

12 

20,48 

20,13 

14,51 

10,35 

5,25 

1,27 

15 

20,23 

20,70 

1  i,25 

11,24 

4,23 

0,96 

14 

20,40 

21,05 

15,52 

11,06 

3,45 

—0,35 

lo 

20,75 

19,28 

13,50 

10,87 

4,30 

—0,70 

IG 

19,94 

18,09 

14,05 

9,66 

3,53 

—1,05 

17 

18,43 

17,99 

14,54 

9,57 

3,38 

—0,61 

18 

19,95 

18,55 

14,79 

9,19 

2,97 

—  0,34 

19 

20,25 

18,71 

15,95 

8,74 

2,58 

—  0,46 

20 

19,31 

18,35 

13,74 

9,34 

2,38 

-0,50 

21 

18,73 

18,  iO 

14,42 

9,00 

2,09 

—0,67 

22 

18,05 

18,10 

14,10 

9,70 

2,81 

—  1,33 

25 

18,37 

17,75 

14,55 

9,58 

3,24 

—0,26 

24 

19,48 

17,74 

14,80 

9,28 

3,07 

—0,28 

23 

19,27 

17,52 

14,51 

9,13 

3,56 

—  1,44 

26 

19,08 

17,09 

1 4,56 

9,30 

3,50 

—2,87 

27 

19,70 

17,50 

14,94 

8,62 

4,16 

—3,24 

28 

20,10 

10,90 

1  4,66 

8,22 

2,90 

— 3,33 

29 

20,57 

10,  iO 

14,16 

7,24 

3,59 

—2,86 

5(1 

19,89 

10,23 

14,54 

6,40 

3,67 

-1,77 

51 

19,81 

1G,04 

)) 

6'',56 

» 

—  1,64 

Moyennes 

19%87 

18°,72 

14°,  75 

10,48 

4°,1G 

0">,27 

FAITES    A    SAINT-JEAK    DE    MAUHIENKE  I^I 

On  entend  asscz  souvent  dcs  personnes  qui  se  plaigiient  que  le 
froid  est  exccssif  ou  que  la  clialeur  est  extreme ;  au  moyen  da  3."* 
tableau  on  pent  juger  si  leur  jiiainlcs  sont  fondees  ,  et  reconnaltre  de 
combien  la  temperature  d'uii  jour  donne  est  en  ellet  au  dessous  ou  au 
dessus  de  la  temperature  ordinaire. 

Ce  tableau  pent  servir  aussi  a  decouvrir  k  quel  jour  du  mois  do 
Janvier  tombe  le  milieu  de  I'hiver.  Par  exemple ,  s'il  tombait  au  7 
Janvier ,  la  moyenne  des  45  jours  precedens  serait  egale  a  celle  des  45 
Jem's  suivans.  Or  d'apres  le  calcul,  la  moyenne  des  45  jours  qui  pre- 
cedent, est  sensiblenient  plus  elevee ;  le  jour  cheiche  est  done  poste- 
rieur  au  "y  janvicr.  En  faisant  le  nieme  calcul  pour  les  jours  suivans  , 
d'apres  ccs  douze  annees  d'observations,  on  est  conduit  a  placer  le 
milieu  de  I'hiver  au  9  Janvier ,  ou  plutot  entrc  le  8  et  le  9 ,  comroe 
on  pent  s'en  convaincre  par  les  x-e'sultats  ci-apres. 

7  Janvier  j  ^^  J°"^''  ^^''^t'  ""^y"'^"  -t-o",467.   j   ^^.^,^,    ^.o",3G6. 
'   '  j  45  jours  apres,  moyenne  -+-0,101.^  ' 

o  •       .      J  45  jours  avant,  moyenne  -+- o'',347-  J     in"       .     o     / 

8  lanvier  i  Ij.  •  .  '        •'  ,     «'      ■    \    difFer.  -t-o  ,i4r. 
'             I   45  jours  apres,  moyenne  -+-  o  ,200.  \  '  ^ 

i45  jours  avant,  moyenne  -4-  o",236.   j    i-.y  »      1 

7e-  •  ^  '        ■'  .      00         }   ililler.  — 0,07^. 

45  jours  apres,  moyenne  -j-  o  ,oog.   \  ' 

!45  jours  avant,  moyenne  -+-o",io8.    j    j-n-,  "  1   k 

4j  jours  apres,  moyenne  -+-o,4io-    \ 

!45  jours  avant,  moyenne  — o,  oo4-   )    i-rr-  "  /q/ 

;_  }  ,   '        •'  ,     '  ,0      \   diller.  —  o,4o4- 

45  jours  apres,  moyenne  -4-  0,  4of'-    1 

On  voit  par  ccs  donnees  que  c'est  en  eflct  au  9  Janvier  que  la 
moyenne  des  45  jours  qui  precedent,  et  celle  des  45  jours  qui  suiveut, 
different  le  mollis ;  c'est  done  a  ce  jour,  d'apres  les  douze  annees  d'ob- 
servallons  qui  font  I'objet  de  ce  nicmolrc ,  qu'll  faul  placer  le  inlllcu 
de  riiiver  pour  la  Province  de  Maurlenne.  Si  la  temperature  dependait 
exclusivement  de  Tacllon  directe  des  rayons  solalres,  le  milieu  des  frolds 
de  riilver  devralt  avoir  lieu  le  ai  decembre  ,  epoque  du  solstice: 
puisqu'll  n'arrive  en  effet  que  le  9  Janvier,  on  voit  qu'il  eprouve  un 
dcplacemcnt  de  19  jours. 


l^a  OBSERVATIONS    TIIEnsiOMETRIQUES 

Cepciidant  cette  fixation  n'cst  pas  rigoureusemcnt  invariable  ;  Ics 
plus  grauils  froitls  de  Tannee  arrivcnt  lantot  avant  le  g  Janvier,  tantot 
apres  ;  ils  peiivcnt  ainsi  altenialivcmcnt  aus^inenlcr  I'lme  dcs  nioyennes, 
et  iliininuer  I'autre.  Mais  lorscjue  los  resultals  rcposunt  sur  Ics  obser- 
vations il'un  assez  grand  nombrc  d'annecs  ,  ces  variations  accidcntelles 
no  les  modifient  pas  d'une  maniere  considerable.  Lcs  moyennes  de  lo 
ans,  de  i8a6  a  i836  ,  avaient  fixe  le  milieu  de  I'liiver  au  8  Janvier; 
celles  de  1 3  ans  le  portent  au  9  ,  ou  plutot  entre  le  8  et  le  g.  Cette 
legere  difference  confiruic  nos  conclusions  plutot  que  de  les  affaiblir. 

II  y  a  ccpendant  ici  un  fait  digne  de  reniarque  ;  les  ealculs  qui 
placent  le  milieu  de  fliiver  au  g  Janvier  sont  faits  sur  les  moyennes 
de  chaque  jour ;  la  nioyenne  de  I'apres-midi  prise  separement  I'avance- 
rait  jusqu'au  6  ,  tandis  que  celle  du  matin  le  retarderait  jusqu'au  12. 
On  pcut  expliquer  ce  fait  singulier  en  disant  que  les  observations  du 
soir  se  ressentent  plutot  de  I'accroissement  des  jours  que  celles  du 
matin  ;  parcequ'en  elfet  sur  la  fin  de  Janvier  et  au  commencement  de 
fcvrier  les  rayons  du  soleil  adoucissent  deja  quelque  peu  la  temperature, 
tandis  que  le  froid  du  matin  conserve  encore  toule  sa  rigueur. 

Si  on  cherche  ensuite  Ic  milieu  de  I'ete  par  la  meme  me'thode,  on 
s'attend  a  le  trouver  au  g  juillet,  et  ce  n'est  pas  sans  quelque  sui'prise 
qu'on  se  voit  conduit  par  le  calcul  a  le  transporter  au  ig  du  meme 
niois  ,  comme  on  peut  s'en  convaincre  par  les  resultats  suivans. 


■  -11  .  \  43  lours  avant,  movcnne  -t-iB,6oi.  )  j.^..            o-jr/ 

17  luiUet  {  1^  !                V   '        •'             .     Q,,'  r-K   t  diiier.  — 0,354. 
'   '  I  45  jours  apres,  moyenne  -j-io  ,g55.  )                        '     ^ 

18  juillet  \  jl  i""^-«  «^""^'  ''^"y^""^  -^'^?f  •  i  difler.  -o»,3a4. 
'  (  4-^  jours  apres,  moyenne  -+-10,067.  ]                        ' 

•  ■!!  ■-  \  45  joiu-s  avant,  moyenne  -+-18,718.  |  ,.«■'             »     / 

19  luillet  I  /r  ■                 ,   '        ^             _       '  Vcr    }  differ.   — o  ,047- 
•^  '  (4-^  jours  apres,  moyenne  -+-10,705.  )                        '      ' 

•  11   I  S  45  jours  avant,  moyenne  -4-i8, 810.  )  jcc       .      0      o 

20  judlet  I  ,r  ■                '           "^             .     Q  /-Q      i  differ.  +o,ia8. 
'  I  45  jours  apres,  moyenne  -+-18,082.  \                        ' 

21  juillet  !  45  jours  avant,  moyenne  +18,884.  j  ^.^.^,^         „ 

'  (  45  jours  apres,  moyenne  -+-10, 012.  J                        '   ' 


FAITES    A    SAINT-JF.AN    DE    MAIRIEN^E  In3 

On  voit  par  ces  donnees  que  c'est  au  19  juillct  cpc  les  dcus  mo- 
yenncs  (liirtrent  le  moins  ;  c'est  done  a  ce  jour,  on  cnlrc  le  19  ct  le 
20  ,  (ju  il  faiit  placer  le  milieu  dcs  chalcurs  de  Tele  ;  ce  qui  suppose 
un  dtiplacement  de  28  jours.  Les  moyennes  dc  dix  ans ,  de  182G  a 
i836  ,  avaient  fixe  le  milieu  de  I'ete  au  20  juillet ;  celles  de  12  ans 
le  placent  au  19  ou  entre  le  19  et  le  20.  Ici  la  moyenne  du  matin  et 
celle  de  I'apres  inidi,  prises  separcment ,  donnent  exactemcnt  le  menie 
resultat  que  la  moyeune  du  jour,  et  concourent  a  fixer  le  milieu  de 
I'ete  axi   19  juillet;  il  n'y  a  pas  la  plus  le'gere  difference. 

Dans  ces  calculs  nous  a\ons  prcfere  le  nombre  de  43  jours  avant 
et  45  jours  aprcs  cliacune  dcs  epoques  clicrchees  ;  parceque  ces  deux 
nombres  reunis  forment  a-peu-pres  la  duree  d'une  saison.  Un  nombre 
beaucoup  plus  petit  ne  dounerait  pas  un  resultat  certain  ;  car  du  i5 
decembre  au  3i  Janvier,  ct  du  premier  juillet  au  20  du  mois  d'aout, 
la  teiiijieralure  n'eprouvant  que  tres-peu  de  variations ,  on  pourrait  en- 
core oblenir  a-peu-pres  les  memes  resultals  pour  des  jours  pris  en  dif- 
ferens  points  de  ces  deux  espaces  de  temps. 

Le  milieu  du  printemps  et  le  milieu  de  I'automne  ne  pouvant  pas 
etre  trouve  par  la  meme  nie'thode,  il  fallut  en  employer  une  autre. 
Nous  avons  cru  parvcnir  a  ce  but  d'une  maniere  au  moins  tres-appro- 
ximative  en  prenant  ,  vers  les  equinoxes  ,  deux  espaces  de  temps  , 
chacua  de  4^  jours  ,  dont  la  temperature  moyenne  fut  egale  a  celle 
de  I'annee.  Dans  ce  cas  le  milieu  de  ces  4 5  jours  nous  parait  devoir 
indiquer  avec  assez  de  precision  les  deux  epoques  cherche'es.  En  es- 
sayant  successivement  de  placer  le  milieu  de  ces  45  jours ,  pour  le 
printemps,  aux  i3  ,  i4  ct  i5  avril,  et  pour  I'automne,  aux  18,  19 
et  20  octobre  ,  on  obtlent  les  resultals  suivans. 

1 3  avril,  moyenne  de  ^5  jours,        -t-9°,45. 

i4  avril,       id -t-g°,63. 

i5  avril,       id -Hg'^TQ- 

18  octobre,  moyenne  de  ^5  jours,  -»-9°,96. 

19  octobre,       id. •+-C)°,'j5. 

20  octobre,       id -f-9'',53. 

Moyenne  des  douze  ans ■+■  9",7o. 


1^4  OBSERVATIONS    THERMOMETHIQUES 

On  voit  par  ces  rc'sultats  ,  (pic  la  moyenne  du  i4  avril  et  celle  dn 
19  oclobre  ,  sont  celles  qui  se  rapproclicnt  davantage  de  la  moyenne 
de  Tannt'e.  C'cst  done  a  ces  deux  jours  que  paraJsscnt  devoir  elre  llxe's 
approximativenient  le  milieu  du  printemps  ct  le  milieu  de  I'automne. 
II  parait  que  dans  ces  deux  cas  on  pourrait  encore  obtenir  le  meme 
resultat  en  etablissant  le  calcul  sur  im  espacc  de  temps  moindre  de 
45  jours.  D'apres  cc  que  nous  venons  de  dire,  voici  le  deplacement 
qu'eprouve  cliacune  des  quatre  saisons  de  I'annee. 

Solstice  d'biver,  21   dccembre  ,  milieu  de  I'hiver,  g  Janvier, 

deplacement ig  jours. 

Equinoxe  du  printemps,    31    mars,  milieu    du    printemps, 

1 4  avril,  deplacement 24  jours. 

Solstice  d'ete  ,  21  juin,  milieu  de  I'ete,  ig  juillet  ,  depla- 
cement      28  jours. 

Equinoxe  d'automne,  31    septembre  ,  milieu  de  I'automne  , 

1 9  octobre  ,  deplacement 38  joui'S. 

Plusieurs  causes  concourent  a  produire  cette  ti'ansposition  des  sai- 
sons ;  nous  allons  indiquer  celles  qui  nous  pai'aissent  etre  les  principales. 
II  est  reconnii  qu'en  penetrant  dans  I'ecorce  raine'rale  du  globe  a  une 
profondcur  de  60  a  80  pieds  ,  on  trouve  une  coucbe  dont  la  tempe- 
rature demeure  constamnient  la  meme ;  en  dessous  elle  va  en  augmen- 
tant  d'un  degre  centigrade  pour  chaque  espace  de  25  ovi  3o  metres  ; 
en  dessiis  ,  le  sol  participe  a  toulcs  les  variations  de  Tatmosphere  , 
cependant  la  temperature  de  I'air  et  celle  du  sol  sont  I'arement  egales. 
Si  I'atmosphere  se  trouve  a  une  tempe'rature  plus  elevee,  elle  commu- 
nique une  partie  de  sa  cbaleur  a  la  terre;  si  c'est  le  contraire  qui  a 
lieu  ,  la  croute  tcrrestre  restitue  peu  a  peu  une  partie  de  son  calorlque 
a  I'atmospbere. 

On  pent  considerer  ici  le  calorique  en  trois  etats  diffe'rens,  et  dis- 
tinguer  la  cbaleur  directe  ,  la  dialcur  absorbe'e,  et  la  clialeur  rayon- 
nante.  Nous  appclons  cbaleur  directe  celle  que  produit  Taction  directe 
des  rayons  solaires,  cbaleur  absorbee  celle  qui  penetre  les  corps  lorsqu'ils 
sont  exposes  au  soleil,  et  cbalcui'  rsiyonnante  celle  qu'un  corps  ecbauffe 
renvoit  dans  Tair  et  sur  les  corps  cnvironnans.  Ce  rayonnement,  par 
lequcl  chaque    corps    lance    en    tout   sens  des  rayons   calorifiques  ,  est 


FAITES    A    SAINT  JEAN    DE    MAURIENKE  I«j5 

un  pliciioiBcne  que  I'etat  de  iios  connaissanccs  ne  nous  permet  pas 
d'explkjuer  parfaitcment ,  et  quil  faut  ncianmoins  admetlre  comme  un 
Tait. 

Tous  les  corps  rayonnent  plus  ou  moins;  la  glace  elle-m^me  jouit 
lie  cette  propriele  ;  mais  en  rayonnant,  ils  se  refroidissent,  parcequ'ils 
pcrdent  ainsi  pcu  a  pen  Ic  calorique  qu'ils  avaient  absorLe.  La  quantite 
de  calorique  qu'ils  eineltcnt  est  en  general  proportionnee  a  leur  tempe- 
rature. La  chaleur  rayonnante  doit  done  elrc  beaucoup  moins  conside- 
rable en  hiver  qu'en  ete. 

On  peut  jusqu'a  un  certain  point  discerner  I'intensite  de  la  chaleur 
directe  de  cclle  de  la  chaleur  rayonnante  au  moyen  de  I'experience  sui- 
vante.  Prenez  une  regie  en  bois  de  8  ou  lo  pieds  de  haut ;  fixez-la 
Terlicalemcnt  et  adaptez  i  son  extremite  superleure  deux  thermometres 
bien  compares  ,  I'un  de  chaquc  cote.  Toin-nez-la  de  maniere  que  I'un 
dcs  thermometres  soit  au  solcil  et  I'autre  a  I'ombre,  et  ensuite  observez 
la  diflerenee.  La  chaleur  I'ayonnante  est  la  meme  pour  I'un  et  I'autre. 
Le  surplus  d'ele'valion  dans  le  thermometre  expose  au  soleil  indiquera 
done  Faction  propre  a  I'intensite  du  rayon  solaire;  ce  surplus  est  moins 
considerable  qu'on  ne  I'imaginerait ;  la  moyenne  de  plusieurs  observa- 
tions faites  a  cette  fin,  nous  a  donne,  a  I'ombre  20  degres  centigrades, 
au  soleil  24°.  L'intensite  de  la  chaleur  rayonnante  etait  done  alors  de 
30°  et  eelle  de  la  chaleur  directe  de  4°  seulement.  II  ne  faut  done  pas 
s'elouner  si  le  rayon  solaire  parait  avoir  si  peu  de  force  en  hi<^er;  sans 
doute  il  conserve  toute  son  intensite  jusqu'a  son  entree  dans  notre  at- 
mosphere, mais  il  en  perd  d'abord  ime  partie  en  traversant  les  vapeurs 
refroidies  de  I'air  ,  et  ensuite  en  frappant  notre  sol  glace  il  agit  seul ; 
il  ne  recoit  presque  aucun  secours  du  calorique  rayonnant ,  et  ne  ren- 
contre en  tout  sens  que  des  corps  avides  de  chaleur  et  tout  disposes 
a  absorber  le  peu  qu'il  a  a  leur  dislribuer.  Aussi  peut-il  a  peine  faire 
hausser  de  quelques  degres  le  mercure  du  thermometre. 

Si  la  temperature  de  I'air  dependait  uniquement  de  Taction  directe 
des  rayons  solaires  ,  chaque  annee  elle  irait  en  augmentant  jusqu'au  2 1 
juin  ,  et  des  lors  ellei  commencerait  a  decroilre  en  meme  temps  que 
les  jours  ;  le  conlraire  aurait  lieu  le  21  decembre.  Si  elle  dependait 
exclusivement  de  la  chaleur  rayonnante,  probablement  elle  ne  commen- 
cerait a  diminuer  que  vers  la  fin  de  juillct ;  parceque  le  maximum  de 
la  chaleur  rayonnante  depend  du  maximum  de  la  chaleur    absorbe  ,  et 


I  ^6  OBSERVATIONS    THERMOM^TIIIQIIES 

cc  n'ost  que  vers  la  fin  tic  juillet  ,  a  ce  qui  parait,  que  ce  dernier 
fait  a  lieu.  La  premiere  tic  ccs  tlcus  causes  placcrait  le  milieu  tie  I'ete 
au  2  1  juin;  la  secontle  le  retarderait  peut  etre  jiisqu'au  commencement 
du  mois  tl'aout  ;  il  prend  Ic  milieu  et  se  place  a  une  distance  de  I'un 
et  lie  I'autre  qui  est  proporlionnee  a  leur  intensile  respective.  C'est 
ainsi  t|u'il  se  trouve  fixe  au   19  juillet  par  un  dcplacenicnt  de  28  jours. 

De  meme  si  le  milieu  tlu  froiil  n'arrive  pas  au  solstice  tl'hiver,  mais 
seulement  ig  jours  apres  ,  ccla  provient  tie  ce  que  le  maximum  du 
refroidissement  du  sol,  n'arrive  pas  au  ar  de'cembre  ,  mais  seulement 
dans  le  courant  de  Janvier.  Les  pertcs  que  la  continuation  du  rayon- 
nement  lui  fait  subir  apres  le  solstice  d'hiver  ,  s'ajoutent  a  celles  du 
mois  precedent.  La  terre  une  fois  refroidie  consei've  longtemps  cette 
basse  temperature;  le  minimum  de  la  chaleur  tlirecte  aiTive  au  ai  de- 
cembre  ;  le  minimiun  tie  la  chaleur  rayonnante  arrive  dans  le  courani. 
de  Janvier  a  uu  jour  tju'on  nc  peut  indiquer  avec  precision;  le  milieu 
de  riiiver  se  place  entre  ces  deux  phenomt-nes  a  une  distance  de  I'un 
et  de  I'autre  qui  est  en  raison  inverse  de  leur  intensite.  Eufiu  si  le 
deplacement  de  I'e'te  est  de  28  joms,  tantlis  que  celui  de  I'hiver  n'est 
que  de  19,  cela  provient  de  ce  que,  eu  e'gard  au  pouvoir  tju'a  la  terre 
d' absorber  et  de  rctenir  le  caloricpie  ,  sa  temperature  s'e'leve  plus  au- 
dessus  de  celle  de  I'air  dui-ant  I'ete  ,  qu'elle  ne  s'abaisse  au-dessous 
pendant  I'hiver.  On  sait  en  eflet  qu'en  ete  la  chaleur  du  sol  s'eleve 
quelque  fois  de  So"  a  4°°  au-dessus  de  celle  de  Fair. 

Pour  separer  juscju'a  un  certain  point  Taction  tie  la  chaleur  solaire 
de  celle  tie  la  chaleur  j^ajojuide  ,  nous  supposerons  pour  lui  moment 
que  ,  du  21  de'cembre  au  21  juin,  I'elevation  de  la  temperature  s'opere 
proportionnellement  ii  I'accroissement  des  joui'S,  et  que,  du  2  i  juin  au 
2 1  decembre  ,  elle  s'abaisse  aussi  proportionnellement  a  leur  decroisse- 
ment ,  comme  cela  aurait  lieu  en  eflet  ,  si  la  temperature  n'etait  pas 
continuellemcnt  modifie'e  par  celle  du  sol.  Nous  avons  essaye  de  pre- 
senter ce  resultat  dans  le  tableau  suivant.  On  y  trouve  ,  dans  la  pre- 
miere colonne  ,  la  temperature  vraie  ,  dc  mois  en  mois,  telle  fju'elle 
est  portee  au  3."^  tableau;  dans  la  secondc  ,  la  temperature  solaire, 
que  nous  appellerons  plus  cxactcment  temperature  mojenne;  et  dans  la 
troisieme  la  tUITerencc  cnlre  I'une  et  I'autre. 


FAITES    A    SAINT-JEAN    DE    MAUHIENNE 


77 


TABLEAU  IV. 


MOIS 

ct  jours 

TEMPERATURE 
vraie 

TEMPERATURE 
moycnno 

DIFFERENCE 

21  decembre 

—  0°,67 

-  0'',07 

0,00 

21  Janvier 

-  0°,76 

0",97 

-  1,75 

21  fevrier 

3°,19 

4°,83 

—  r,m 

21   mars 

3°,60 

8°,91 

—  3°,31 

21  avril 

10°,73 

13",o3 

—  2'',60 

21  mai 

lo",G7 

16°,88 

-  1°,21 

21  juin 

18°,48 

18^48 

0°,00 

21  juillet 

18°,75 

17°,08 

-+-  1°,67 

21  aoiit 

18'',40 

13°,48 

-H  4",92 

21  septembre 

14°,42 

9,11 

-t-  5%31 

21  octobre 

9',00 

4°,74 

^-  4",2G 

21  novembre 

.  2°,09 

0^97 

-H  1°,12 

On  voit  par  ce  4-"°  tableau  que,  pendant  Ics  six  premiers  mois  de 
I'annee ,  soit  du  ai  decembre  au  ai  juin,  la  difference  est  en  moins, 
et  que  pendant  Ics  six  autres  mois,  soit  du  21  juin  au  21  decembre, 
elle  est  en  plus.  Cc  resultat  prouvc  que,  pendant  le  premier  scmestre, 
le  sol  a  moins  de  chaleur  que  latmosphere,  et  que  dans  le  second  il 
en  a  davanlage;  dans  le  premier  cas,  il  recoit  plus  de  calorique  qu'il 
n'en  rend  ;  dans  le  second  il  en  rend  cbaque  join*  par  le  rayonncraent 
plus  qu'il  n'en  recoit;  ou  en  d'autres  termes,  du  21  decembre  au  21 
juin,  il  y  a  plus  de  chaleur  absorbee  que  de  chaleur  rayonnee ,  ct  du 
2  1  juin  au  21  decembre  il  y  a  plus  de  chaleur  rajonnee  que  de  chaleur 
absorbee. 

On  dit  ordinairement  qu'on  pcut  trouver  la  moyenne  de  I'annee  en 
prenant  la  moyenne  du  mois  d'oclobre  ;  d'apres  les  fails  exposes  dans 
ce  memoire,  cela  ne  serait  pas  parfaitement  cxact^  au  moins  pour  cette 
Serie  II.  Tom.  L  y 


I  -S  OBSERVATIONS    THERMOMETRIQUES    ETC. 

province  ;  il  faiidrait  jilutiit  prcntlre  la  moyennc  cle  Irente  jours ,  ilii 
3  ortobre  esclusiveiucnl  an  2  iiovembre  inclusivement.  D'apres  les  douze 
annecs  d'obscrvalions  ,  iloiit  il  est  rpiestion  dans  cc  memoire  ,  la  mo- 
yeniip  d'avril  re'pondrait  parfailcmciit  a  la  moycmie  dc  I'annee.  En  sup- 
posant  que  le  milieu  du  prinleinps  tonibc  au  i4  avril,  et  le  milieu  de 
I'automne  au  ig  octobrc,  il  suflirait,  pour  obtenir  la  moyennc  de  I'an- 
nee, de  prendre  la  moycnae  de  dix  jours  avant,  et  autant  apres  chacune 
de  ces  deux  epoqucs. 

La  temperature  moyenne  du  inois  de  juillct,  qui  est  le  plus  chaud 
de  I'annee  ,  etant  de  •4-ic)°,87  ,  et  cclle  du  mois  de  Janvier,  qui  est  le 
plus  froid ,  de  —  o°,83 ,  la  difference  entre  ces  deux  mois ,  d'apres  les 
moycnncs  de  douze  ans,  serait  de  2o°,'70.  Celte  difference  caracterise 
un  climat  variable,  et  prcsque  ce  que  M.  De  Buffon  et  M.  De  Humbold 
appellent  un  climat  excessif. 


ND.  Lorsque  cc  mcraoirc  a  etc  prcsentc  a  la  Classc  dcs  sciences  physiques  et  mathc'matiqucs  de 
rAcudeniic  Royale  dans  la  seance  du  3  aoiit  i836  ,  ct  sur  lequel  une  commission  ,  nommcc  pour 
I'examincr,  a  fail  un  rapport  favorable  dans  la  seance  du  i3  novcmbrc  de  la  meme  annee  (V.  la 
Xotizia  slorica  dei  lavofi  delta  Classe ,  Vol.  XL,  page  iv),  il  ne  s'ctendait  que  du  lo  avril  1826 
au  ID  avril  i836.  Le  retard  que  des  circonstances  imprcvues  out  apportc  a  Timprcssion  de  ce  vo- 
lume, A  pcrmis  il  V  Aitteur  dcs  Obsei-i'aUons  thermomelriques  J  Monseigneur  Alexis  Billtet,  Evequc 
dc  Mauricnne,  Associe  Correspondant  de  1' Academic,  deles  continuer  jusqu'au  10  avril  i838.  Ces 
details  serviront  a  expliquer  la  dilfcrence  des  dates  que  Ton  remarque  entre  le  memoire  et  la 
seance  dans  laqueUe  il  a  ete'  lu. 

Note  du  Secretaire  de  VAcademie, 


•79 

HIEMOIRE 

SUR    LES    RAPPORTS 

EXTRE  LE  POUVOIR  CONDUGTEUR  DES   LIQUIDES 
POUR  LES  COURANS  ELECTRIQUES 

ET 

LA    DECOMPOSITION    CIIIMIQUE  Ql'ILS    Ei\    EPROLVENT 

PAR 

LE  PROF.  BOTTO  ET  LE  CHEV.  ilYOC^DRO 


Lu  dans  la  seance  du  ii  fdnrier  i838. 


Ajorsque  I'un  de  nous  piiblia  en  iS34  "^e  serie  d'obseiTations  con- 
cernant  rinfluence  qu'cxerce  I'inegale  etendue  de  deux  electrodes  ho- 
mogencs  sur  I'intensite  galvanoinetvique  d'un  meme  courant  transmis 
de  I'un  i  I'autre  a  travers  un  liquide  ,  il  a  occasionnellement  rapporte 
quelques  resultats  qui  lui  paraissaient  indiquer  un  rapport  reel  et  de- 
Cni  entre  cette  inlensite  ,  el  les  effets  clectro-chimiques  que  le  courant 
determine  lors  de  son  passage  dans  le  liquide  conducteur  (i). 

Les  decouvertes  subsequentes  de  M.  Faraday  revelerent  le  principe 
general  d'une  telle  correlation,  dans  la  liaison  qui  existe  entre  le  pou- 
voir  conducteur  des  liquides,  et  la  decomposition  voltaique  ,  ou  Yctec- 
trolj'sation  ,  jointe  a  la  iheorie  des  equivalcns  cliimiqucs.  Toutefois 
line  telle  liaison  ne    serait   pas    tout  a   fait   absolue  ,   si,    conformement 


(i)  V.  Eiperienze  suWazionc  chimica  delle  correnli  ccc.  di  G.  D.  Botio  ,   iSj^.  —  Mtiu.  doiit 
on  trouvc  an  cxtrait  dans  la  Bibl.  Univ.  ,  Nouv.  scrie  ,  T.  I.  p.  ao5. 


l8o  MEMOIHE    SUR    I.F.S    RArpORTS    F.TC. 

aus  ilcniieres  conclusions  du  Physicien  anglais ,  une  faible  partic  li  c- 
lectricite  pouvait  passer  a  h-avcis  un  electrolyte ,  comme  dans  les  rae- 
taux  ,  sans  transport  d'elcmens  aux  deux  poles  ,  ce  qui  e'lahlirait  deux 
litnitcs  oil  dcgrcs  d'inlcnsilc  clcctricpie  transmissil)lc  par  les  liquides  , 
lun  rclatif  a  la  conduction  et  I'autre  a  Vclectvoljsation. 

L'.objet  principal  du  present  Memoire  est  de  rendrc  compte  de 
quelques  nouveaux  fails ,  qui  nous  out  paiu  devoir  faiie  rentier  dans 
le  cas  ordinaire,  oii  les  deux  eO'els  se  presentent  enscml)lc,  les  exceptions 
rcinarquces  par  M.  Faraday  au  principe  de  leur  inseparabilite  dans  les 
electrolytes,  ou  nous  porter  du  moius  a  admettre,  dans  les  cas  meme  oti 
la  decomposition  dcs  electrolytes  par  le  courant  n'aurait  pas  lieu  d'unc  nia- 
niere  ell'cctive  ,  un  eli'et  analogue  produit  par  le  courant  dans  les  li- 
quides ,  par  une  modification  particuliei-e  qu'il  imprimerait  a  leurs  mo- 
lecules ,  et  qui  ne  cesserait  que  par  la  cessation  du  courant. 

l\Iais  ces  recherches  nous  ont  conduits  en  outre  a  comparer  les 
courans  de  diffe'rente  espece  ,  sous  le  rapport  de  la  quanlite  qui  en 
constitue  la  force  electro-dynamique ,  et  de  cette  qualite  particuliere 
qu'on  leur  a  attribuce  ,  et  qu'on  a  designee  par  le  nom  d'iniensite',  et 
nous  fcrons  aussi  connaitre  dans  ce  Memoire  les  resultats  que  nous 
avons  obtenus  a  cet  egard. 

Nous  le  diviserons  en  consequence  en  deux  Sections.  La  premiere 
aura  pour  objet  les  experiences  I'clatives  aux  efiets  des  courans  sur  les 
liquides  ,  que  nous  avons  annoncees  d'abord ;  la  seconde  comprendra 
lelles  qui  regardent  les  differences  entre  les  courans  ,  de'pendantes  de 
la  quantite  de  fluide  ,  et  de  la  qualite  dont  nous  venons  de  parler,  et 
les  considerations  theoriques  auxquelles  elles  peuvent  donner  lieu. 

PREMIERE    SECTION 

Des  effets  cldmujues  des  courans  electriques 
sur  les  liquides  conducleurs. 

Les  faits  que  nous  devons  exposer  dans  cette  premiere  section  se 
rapportent  a  cette  espece  de  polarite,  dont  les  efl'ets  observes  et  etudies 
par  RiTTER  ,  Marianiwi,  De-la-Rive  ,  Becquerel  etc.  ne  manquent  pas 
de  se  manifester  dans  les  metau.x    qui  ont  servi  a    une  decomposition 


PAn  LE  pnor.  noxTO  et  i.e  fiiiEV.  avooadro  iRi 

vollaiquc  ,  ct  que  M.  Becquerei.  n'hesite  pas  u  regaider  roininc  une 
preuvc  dc  celle  decomposition  ,  dans  Ics  cas  memes  ,  ou  I'artion  dc- 
composante  n'est  renduc  sensible  autrement  que  par  leur  manifestalion. 

La  premiere  reinarque  relative  a  cette  classe  de  plienomenes  eut 
lieu  a  I'occasion  de  quelques  experiences  que  I'un  dc  nous  avait  entre- 
prises  dans  un  but  particulier ,  sur  la  conductiliilite  des  liquides  ,  en 
se  servant  ,  comma  I'avait  iait  M.  Barlow  ,  du  courant  magneto-elec- 
trique.  L'appareil  elcctro-nioteur  qu'il  employait  dans  ces  experiences  , 
etait  celui-la  meme  qui  lui  avait  servi  dans  ses  premieres  recherches 
sur  I'induolion  magncto-electrique  ,  et  qu'il  a  decrit  dans  ses  publica- 
tions preccdentes  (i). 

Tl  consiste  dans  un  aimant  en  forme  dc  fer-a-cheA'al ,  el  dans  tin 
cylindre  de  fer  doux  mobile  equarri  a  ses  deux  extre'mites  ,  en\eloppe 
de  sa  spirale  electro-dynaniique  ,  et  cpii ,  par  des  contacts  et  des  sepa- 
rations successivcs  et  rapides  des  poles  de  I'aimant,  engendre  dans  cette 
spirale  des  couraiis  dirigc's  alteriiati\ement  en  sens  contraire.  Dans  les 
experiences,  dont  il  s'agit  ici,  il  n'avait  besoin  que  d'un  courant  pro- 
duit  par  un  seul  contact,  mais  il  etait  indispensable,  pour  I'objet  qu'il 
se  proposait,  d'avoir  ce  courant  d'intensitc  consiante ,  et  il  lui  avait  e'te 
facile  de  I'obtcnir  en  disposanl  l'appareil  de  maniere  qu'il  put  fonctionner 
toujours  de  meme,  an  moycn  d'un  levier  coude,  qui  par  un  jeu  facile 
a  comprendre  pouvait  retenir  le  cylindre  ou  aimant  temporaire  a  une 
petite  distance  des  poles  dc  I'aimant  ,  ou  lui  pcmaettre  de  s'y  appli- 
quer  en  contact  ,  par  Taclion  d'un  I'cssort ,  lorsqu'il  en  etait  degage. 
La  jonction  du  cylindre  aux  poles  de  I'airoant  etant  ainsi  operee  d'une 
maniere  toujours  identicpie  ,  le  coui-ant  qui  en  resultait  devait  rester 
toujours  dc  meme  force  ,  du  moins  pour  une  meme  serie  d'experiences 
successives,  ce  qu'il  aurait  ele  diflicilc  d'obtenir  dans  toute  autre  espece 
de  courant.  Ce  courant  etait  transmis  au  liquide  sur  lequel  il  operait , 
par  la  spirale  elcctro-dynamique  et  par  celle  d'un  galvanomeire  inter- 
pose dans  le  circuit ,  et  dont  les  deux  bouls  fibres  plongcaicnt  dans 
deux  pctits  verrcs  remplis  de  mereure,  mis  en  communication  par  deux 
electrodes  de  platine  d'cgale  etendue  ,  avec  un  troisieme  veiTC  conte- 
nant  le  licpiide  soumis  a  I'experience. 


(0  V    Mem.  ciU;  plus  haul. 


1 82  MEMOIHE    SVR    LES    RAPPORTS    ETC. 

Or  c'est  unc  observation  qu'il  a  pu  verifier  jionr  vm  lres-i:;rand  noiiibre 
tie  licjuiiles  ,  et  nicinc  pour  tons  ceuXj  oontluisant  releclricite ,  sur 
lesquels  il  a  eii  occasion  tVexpe'rimeuler  ,  que  si  il  ilirigeait  plusieurs 
Ibis  »le  suite  dans  le  ineme  sens  Ic  courant  niagneto-electriquc  a  Iravcrs 
Ic  liquide  conducleur  ,  Tare  parcouru  par  la  double  aiguille  galvano- 
ine'triquc  ,  lors  dc  rinqiulsion  due  a  Taction  du  courant ,  allait  en  di- 
minuant,  laudis  que  la  deviation  devenait  plus  forte  ,  si  par  un  clian- 
gement  des  communications ,  il  changeait  la  direction  du  courant  dans 
le  meme  liquide  ,  en  faisant  debouchcr  le  courant  positif  par  I'elcctrode  , 
qui  avail  servi  d'abord  a  sa  rcntree  dans  Tare  metallique.  C'elait  la 
evldcmment  refTet  connu  de  I'e'tat  parliculicr ,  dans  lequel  se  consti- 
tuent les  lames  de  plalinc  qui  ont  transmis  le  courant  au  liquide  ,  et 
qu'on  attribue  geiicralcment  a  des  couches  Ires -minces  des  produits 
de  la  de'composition  du  liquide ,  qui  s'y  deposent. 

Cette  premiere  remarque  conduisit  I'auteur  de  ces  experiences  a 
I'observation  suivanle.  Si  a  I'inslant  precis  ou  s'efTcctuait  la  jonction  de 
Taimant  temporaire  ,  il  rctirait  du  mercure  un  des  bouts  de  la  spirale, 
il  obscrvait  conslamment  que  Taiguillc  du  galvanometre  ctait  chassee 
plus  au  loin  ,  par  Timpulsion  du  courant,  que  lorsque  le  circuit  de- 
meurait  fcrme.  C'est  a  quoi  il  devait  s'atlendre ,  si,  coinme  il  le  sup- 
posait,  les  variations  d'amplitude  ci-dessus  rapportees  depcndaient  d'une 
polarite  accidentelle  contractee  par  I'electrode  ne'gatif  par  suite  d'une 
decomposition  electi-o-cliimique  quelconque,  et  d'un  transport  d'elemens 
qui  en  fut  le  resultat.  Le  courant  secondaire  produit  en  vertu  de  cette 
polarite  succedant  au  courant  principal  qui  y  avait  donne  lieu,  avant 
que  I'aiguille  eiit  fini  I'excursion  qui  aurait  e'te  due  a  la  force  de 
celui-ci  ,  et  marchant  en  sens  contraire  ,  devait,  dans  le  cas  de  non- 
interruption  du  circuit,  dcti'uire  une  partie  de  cct  effet ;  I'interruption 
du  circuit  au  moment  meme  ou  ce  courant  secondaire  allait  se  pro- 
duire  ,  devait  empccher  cette  action  secondaire ,  et  laisser  a  I'eiret  du 
courant  principal  toute  son  etendue,  marque'e  par  une  plus  grande  de- 
viation de  Taiguille. 

Le  mode  d'operer  qu'on  vient  d'indiquer,  manquait  a  la  verite  de 
cette  justesse  qui  aurait  cte  necessaire  jiour  obtenir  des  i-esullats  tout 
a  fait  comparables.  En  cflTet  il  n'etait  pas  facile  de  faire  coincider  exacte- 
ment,  par  la  simjile  action  de  la  main,  les  deux  instans  de  la  jonction  de 
I'aimant  temporaire,  et  de  I'interruplion  du  circuit.  Toutefois  un  defaut 


PAft  r.E  pnnr.  botto  et  i,e  ciiev.  avogadro  i83 

de  precision  a  cet  egard  ne  pouvant  occasionner  qu'une  diminulion  de 
refTet  galvanomelriqiic  dcfiiiilif,  loin  d'infirmer  Ics  resultats  obsenc's 
qui  tendaiciit  a  conslatcr  vine  augmentation  ,  ne  Ics  rendait  que  plus 
concluans  et  plus  decisifs. 

Au  reste  il  etait  facile  d'imaginer  un  mecanisme,  a  I'aide  duquel 
on  put  repeter  les  experiences  de  ce  genre  d'une  manicre  plus  rigou- 
reuse  ,  ou  du  moins  plus  uniforine,  et  nous  aliens  decrire  I'appareil 
que  nous  cmployames  pour  cet  objet  dans  une  serie  d'experiences , 
pour  laquelle  nous  nous  sommes  reunis ,  des  que  la  construction  en 
fut  achevee. 

Au  chassis  mobile  mm  (fig.  i.'^'"''')  portant  I'aimant  temporaire  n  on 
a  annexe  I'appendice  melaUiciuc  oo  ,  a  laquelle  on  a  attache  ,  par  un 
ressort  d'acier  ya,  une  petite  boule  de  ruivre  c/ ,  reslant  naturellement 
en  contact  avec  I'appendice.  Celle  boule  est  en  outre  faiblcment  retenue 
dans  sa  position  par  un  ruban  d'os  de  baleine  /•  faisant  aussi  ressort  , 
flxe  a  la  mome  appendice  ,  et  appuje  par  son  extremitc  sur  la  boule. 
Ce  n'est  que  dans  cette  position  que  la  boule  pent  couimuniquer  me'- 
talliquement  avec  I'appendice ,  I'e.xtremite  superieure  du  ressort  d'acier 
en  etant  isolce  par  I'interposition  d'lnic  piece  d'ivoire  s  au  nioyen  de 
laquelle  elle  y  est  fixee.  Cette  extreniite  du  ressort  est  mise  de  sou 
cote  en  communication  avec  une  des  extremites  de  la  spirale  electro- 
dynamique  ,  tandis  que  I'appendice  elle-mcme  fait  partie  du  reste  du 
circuit.  L'eiret  de  cette  disjtosilion  est  facile  a  comprendre.  Au  moment 
tres-precis  ou  I'aimaut  temporaire  laclie  de  sa  detente,  et  poussee  par 
le  ressort  a  boudin  ,  \ient  firapper  contre  les  poles  magnetiques  t ,  la 
boule  metallique ,  en  vertu  de  la  vitesse  acquise  par  le  mouvement  de 
I'appendice  quelle  partage,  s'elance  loin  de  celle-ci ,  surmonliuit  le 
faible  effort  du  ruban  d'os  de  baleine  ,  qui  en  se  redressant  vient  se 
placer  entre  I'une  et  I'autre  et  empecher  lour  communication  ulterieure, 
de  la((uelle  depend ,  scion  ce  que  nous  avons  dit ,  la  continuite  du 
circuit.  Ici  done  la  jonction  du  cylindre  de  fcr  doux  aux  poles  de  I'ai- 
mant  ,  et  I'inlerruption  du  circuit  s'accomplissent  cxactement  au  meme 
instant ,  qui  peut  etre  suppose  celui  ou  cesse  Ic  courant  d'induction. 

Or  les  resultats  obtenus  par  cctle  maniere  d'opt'rer,  ii'ont  fait  ciue 
confumer  I'exaclilude  des  observations  precedentes  sur  la  dilference 
d  amplitude  entre  la  deviation  de  I'aiguille  que  donne  le  ccuranl  quand 
le  circuit  demeure  ferme,  et  celle  qui  a  lieu  lorsque  le  circuit  est  in- 
terrompu  de  la  maniere  ci-dessus  indiquee. 


lS.\  MEMOIRE    SUR    I.ES    RAPPORiS    ETC. 

II  est  bon  d'observer  que  Fiucluclion  uiagnctique  ii'etant  pas  ligou- 
reiiseincnt  iastantanee ,  iiieiiie  dans  le  fer  tloiix ,  unc  partie  de  reflet 
inductif  inagneLique  et  eleclrique  ,  doit  ici  encore  I'cslcr  j)erdue  lors  de 
rinterniplion  du  circuit,  memo  lorsque  cellc-ci  s'cficctue  au  moment 
de  la  jonction  de  I'aimant  temporaire  ,  comnie  on  vient  de  le  dire;  et 
que  par  consequent,  si  malgre  une  telle  perte,  I'eflet  galvauometriqu* 
j'esultant  en  est  plus  conside'rable ,  il  fant  bien  qu'unc  autre  cause 
electro-motrice  secondaire  ,  dont  I'actiou  conti'aire  delruisait  unc  partie 
de  cat  effet  ,  venant  a  cesser  en  meme  temps,  par  I'intcrruptiou  du 
circuit,  il  y  ait  plus  que  compensation  a  la  portion  du  courant  prin- 
cipal que  cette  interruption  pent  interceptcr. 

II  nous  a  paru  tout  naturel  de  supposcr  que  ce  courant ,  contraire 
en  direction  an  courant  principal,  et  detruisant  une  partie  de  son  action 
sur  le  galvanometre  dans  le  cas  de  non-interruption  ,  etait  d'origine 
electro-chimique,  et  du  a  quelque  modification  du  liquide,  et  de  la  sur- 
face des  electrodes  y  plonges;  mais  on  pouvalt  croire  aiissi  ,  que  le 
fait  dont  il  s'agit  eut  quelque  rapport  avec  cette  espece  d'induction 
decouverte  par  M.  Faraday  ,  qui  se  manifeste  dans  un  circuit  lors  de 
son  interruption  ,  ensorte  qu'il  dut  avoir  lieu  independamment  de  la 
presence  du  liquide  dans  le  circuit ,  et  de  toute  modification  qu'on 
pAt  supposcr  y  avoir  lieu. 

Pour  voir  quelle  part  un  effet  de  ce  genre  pouvait  avoir  dans  le 
phenomene ,  nous  avons  dii-ige  le  courant  magneto-electrique  dans  uu 
circuit  entiercmcnt  me'tallique,  en  supprimant  le  liquide  avec  les  deux 
electrodes  ,  et  completant  le  circuit  de  la  spirale  electro-magne'tique,  et 
du  galvanometre  au  moyen  d'un  tres  long  fil  de  cuivre,  i  fin  d'affaiblir 
convenablement  le  courant,  et  d'oblenir  des  deviations  de  I'aiguille  com- 
parables  a  celles  des  experiences  avec  interposition  du  liquide.  Or  nous 
trouvames  que  dans  cette  circonstance  I'amplitude  de  la  deviation  repon- 
dant  au  cas  ou  le  circuit  etait  inlerrompu  a  I'instant  de  la  jonction  de 
I'aimant  temporaire,  au  lieu  d'etre  plus  considerable,  etait  generalcment 
moiiidre  que  celle  obtenue  lorsque  le  circuit  demeiirait  fermc.  Cela 
prouvait  bien  clairement  que  I'interruption ,  loin  d'augmcnter  lelVet  du 
courant ,  y  causait  une  perte ,  qu'on  ne  peut  attribucr  qu'a  la  suppres- 
sion de  I'action  directe  successive  ,  que  cc  courant  aurait  continue  a 
enercer  pendant  le  temps  tres-court  de  la  duree  de  finduclion  magne- 
tique ,  comme  nous  favons  remarque  plus  haut,  et  qu'en   consequence 


PAH  i.K  phof.  botto  et  i.e  ciiev.  avogaduo  i85 

FaccroissemciM  tl'cflet  qui  avait  lieu  nu  contraire  par  I'interruplion  du 
circuit,  lorsqu'un  liquide  ea  faisait  parlie,  etait  reellement  tlu  a  la 
suppression  dun  couiant  en  sens  oppose,  analogue  a  celni  qui  se 
produit  par  k  transport  des  Clemens  separes  de  I'electroly te ,  comme 
Aous  I'avrons  d'abord  suppose. 

IMaintenant  re  phenomene  d'nn  courant  secondaire  en  sens  opposd 
qui  suit  le  courant  magneto-electrique  ,  lors  de  rinterposilion  d'un 
conducteur  humide  dans  le  circuit,  nous  paralt  mettre  hors  de  doute, 
comitte'  nous  I'avons  annonce  d'abord  ,  la  decomposition  voltai'cpie  d'lui 
tiquidc  quclconque  ,  ou  du  moins  unc  action  equivalente  a  cctle  decom- 
position, meme  dans  les  cas  oiV  nul  produit  appreciable  depose  aux  deux 
p6les  en  attesle  la  realile.  C'est  pourquoi  nous  avons  cm  devoir  don- 
ner  quelque  extension  i  I'application  de  cc  procede  experimental  aux 
diflerens  liquides,  apres  nous  ctre  assures  ,  en  ope'rant  sur  Teau  aci- 
dulee ,  quo  quelque  faible  que  liit  le  courant  ti-ansmis  a  travers  cet 
electrolyte,  pourvu  qu'il  fut  sensible  au  galvanometre  le  plus  delicat,  l6 
coura<it  secondaire,  tendant  a  diminuer  I'efiet  du  courant  principal, 
dans  le  cas  de  non-interruption  du  circuit ,  I'etait  egalcment. 

Nous  avons  essaye  parliculierement  ces  liquides  qui  ont  paru  a 
M.  Faraday  pouvoir  trausmetire  I'electricite  a  la  maniere  des  metatre 
sans  electrolysatiow,  du  moins  tant  que  I'intensile  du  courant  n'exce- 
dait  pas  certaines  limites  ;  et  nous  eumes  la  preuve,  que  I'electrolysa- 
tion,  ou  un  ell'et  analogue  ,  avait  effectivement  lieu  meme  dans  ccs  cas. 

Nous  disons  X electroljrsation  ou  un  fffet  analogue  ;  car  la  produc- 
tion du  courant  secondaire  en  direction  opposee ,  succedant  au  courant 
dinduction  ,  et  qui  est  constatee  par  nos  experiences,  pourrait  ctre  attri- 
buee  a  la  rigueur  ,  non  a  unc  decomposition  efleclive  du  liquide,  par 
laquelle  ses  elemens  dc  nature  opposee  auraient  ete  depose's  sur  les 
electrodes  ,  mais  a  un  simple  deplacement  de  ces  ele'mens  dans  I'inte- 
rieur  du  liquide,  et  a  ses  surfaces  de  contact  avec  les  electrodes,  et  a 
la  tendance  tie  ces  elemens  a  reveuir  a  leur  position  naturclle  apres  la 
cessation  du  courant  principal ,  tendance  de  laquelle  il  resulterait  un 
courant  dans  la  meme  direction  que  Taurait  produit  Taction  electro- 
chimique  dcs  nouveaux  composes  cpie  ces  elemens  auraient  pii  former 
dans  le  cas  d'unc  veritable  decomposition  du  liquide  (i).  Cette  maniere 

(i)  M.  ScnoKBEiH  il;>iis  ili.i  Nolos  rcccmmcat  pabliccs  daos  la  Bibliolhiijut  universelU ,  mars  et 

Seiue  II.  Tom.  I.  z 


1 86  MEMOIRE    sun    I.ES    RAPPORTS    ETC. 

dc  conccvoir  serait  tres-proprc  ;\  rendre  raison  dc  I'inslantaneile  dc 
I'eiret  produit  ;\  cet  egard  par  le  courant  d'induclion  principal,  et  dc 
rartioii  contrairc  qui  y  succodc.  l\Iais  nous  ne  prelcndons  rien  prejuger 
sur  ce  point,  ct  nous  nous  conlcntons  ici  d'exposer  Ics  fails,  que  cha- 
cun  pourra  interpreter  dc  la  inanicrc  qu'il  croira  la  plus  probable;  et 
en  tout  cas  la  diminution  d'eilct  des  courans  electro-magnetique  ,  qvie 
nous  avons  annoncce  d'abord  ,  dans  un  liquide  qui  a  deja  scrvi  plu- 
sieurs  fois  a  la  transmission  de  ccs  courans ,  diminution  que  nous 
avons  remarquce  dans  tout  le  cours  dc  nos  experiences,  soit  sans  inter- 
ruption, soit  avec  interruption  du  circuit,  pourratt  toujoiu-s  etre  regardee 
commc  favorable  a  la  supposition  d'unc  veritable  decomposition  pei'ma- 
nenle  produite  dans  Ic  liquide  jiar  ces  courans. 

Maintenant  si  Ton  adniet  que  le  courant  secondaire  dont  il  s'agit 
soit  relTet  d'unc  decomposition  reelle  des  liquides  ,  il  sera  prouve  que 
les  courans  electriques,  nieme  les  plus  faibles,  produisent  toujours  dans 
les  liquides  conducteurs  quels  qu'ils  soient  des  decompositions ,  dans 
lesquellcs  ,  scion  toutc  apparence ,  les  elemens  qui  se  separent  sont 
des  equivalcns  cliimiques  pour  des  quantilcs  donnees  d'electi-icite  for- 
>»ant  le  com-ant ,  commc  M.  Faraday  I'a  constate  pour  les  decomposi- 
tion dont  on  pent  recueillir  et  mesurer  les  produits  ;  et  le  principe 
qu'un  courant  electricpie  nc  pent  etre  conduit  par  un  liquide  ou  con- 
ducteur  electrolyte,  qu'autant  qu'il  y  en  a  decomposition  proportion- 
nelle  a  la  quantite  d'eleclricitc  transmisc  ,  reprendra  ainsi  toute  la  ge- 
ueralite,  a  laquelle  les  experiences  de  M.  Faraday  dont  nous  avons 
parle  au  commencement  de  ce  Memoire  paraissaient  presenter  des  ex- 
ceptions. 

Dans  le  cas  contraire  ,  savoir  ou  il  n'y  aurait  point  de  de'compo- 
sition  re'elle  dans  cette  transmission  rapide  du  courant  electro-magne- 
tique (i),  il  sera  toujours  interessant  de  voir    que  Taction  du  courant 


avril  i838  a  ^noncc  aussi  I'idde  d^unc  scmlilublc  modification  dans  la  situation  des  moidculcs,  qui  serait 
produite  par  rafiiuite'  chiraique ,  lorsquc  ccUc-ci  n'aurait  pas  la  force  nccessairc  pour  opcrer  unc 
d<-coniposilion  cfTectivc ,  ft  cette  modification  pourrait  m^inc  donner  lieu,  scion  lui,  conune  raction 
cUimi<[uc  rcclle  ,  .i  un  courant  clcctriquc  ,  qu'il  appcUe  courant  de  tendance. 

(i)  M.  De-la-Rive,  dans  ses  rechcrchcs  sur  Ics  propriclcs  des  courans  magncto-electriques  (Comptes 
rendus  de  VJcad.  des  Sciences  de  Paris  29  mai  1837,  c  Bibliolh.  universelle  ^  juin  1837,  et  mars 
et  avril  i838),  a  trou^■c  que  les  cour;ins  niaf^neto-cicctriques  raarchant  altcrnativcmcnt  en  sens 
opposcjt ,    avec  unc  succession  rapide,  passcnt  a  travcrs  un  electrolyte  sans  Ic  decomposer  lorsquc 


PAR    r.E    PnOF.    BOTTO    ET    LE    CIIEV.    AVOCADRO  I  St 

sc  manifeste  encore  par  luie  modification  ou  etat  particulier,  dans  le- 
qnel  elle  place  Ics  elemens  dii  corps  liquide  qui  liii  sert  de  conducteiir, 
et  qui  pourra  fairc  I'objet  de  rcclierclies  parliculicrcs  tendant  Si  en 
eclaircir  la  nature  et  les  ell'ets. 

Voici  maintenant  les  resultats  detailles  des  experiences  sur  les  dif- 
ferens  liquidcs ,  que  nous  avons  annoiices.  Nous  les  avons  reunis  en 
dilTerens  groupes  ,  pour  faire  remarqucr  les  circonslances  parliculicrcs 
qui  s'y  rapporlent  ;  car  nous  ne  croyons  pas  d'ailleurs  ,  que  les  expe- 
riences faites  en  diflerens  jours ,  et  dans  des  dispositions  quelquefois 
un  pcu  differenles  des  appareils  puissent  elre  rcgardees  comme  entiere- 
mcnt  comparables  entre  elles.  On  doit  i-emarquer  en  outre  que  les  de- 
viations y  marquees  etant  I'effet  d'une  impulsion  du  courant  ,  qui  doit 
dependre  d'une  maniere  assez  compliquee  de  la  force  de  celui-ci  ,  ne 
doivent  pas  elre  considerees  comme  proportionnelles  a  cette  force  ,  et 
ne  peuvent  indiquer  que  I'ordre  que  suivent  enlr'elles  les  grandeurs  de 
cette  force  dans  des  circonslances  donnees. 

Toutes  ces  experiences  ont  ete  faites  avec  un  galvanometre  tres- 
sensible  ;  les  electrodes  pour  la  transmission  du  courant  a  travers  les 
liquidcs  etaient  des  lames  de  plaline  ,  dont  la  partie  plongee  avail 
quelques  centimetres  carres  de  surface,  et  la  distance  entr'eux,  lorsqu'on 
n'en  avertit  pas  autrement,  d'environ  2  centimetres.  Le  courant  electro- 
magnetiquc  qu'on  y  faisait  passer  inslanlanement ,  en  lachant  Ic  chassis 
mobile  qui  portait  le  cjlindre  de  fer  dous  en  contact  avec  les  poles 
de  I'aimant  en  fer  a  cheval,  est  dit  sans  interruption  lorsque  la  boule 


la  surface  Jc  contact  du  conductcur  mctiUiijuc  avec  Ic  liquidc  arrive  a  unc  ccrtaiue  ctcnduc.  II 
suppose  que  pour  la  decomposition  il  faut  que  le  courant  soil  comme  rcstreint  et  gene  dans  son 
passage  a  travers  le  liquide,  cc  qui  o'aurait  plus  lieu  a  cette  liniitc.  M.  Matteucci  dans  son 
Mcnioire  sur  la  propagation  des  courans  cleetriques  dans  les  liquides  (Ann.  de  chimie  et  phjsifjue 
novemhrc  i83^  )  a  cru  observer  unc  scmblable  limitc  merac  dans  les  courans  hydro-electriques 
ordinaires.  M.  ScuOifBEitr,  dans  les  mc'moircs  cites  plus  baut^  admct  aussi  des  courans  assez  faibies 
pour  traverser  Ic^  liquidcs  clcctrolytiqucs  sans  les  decomposer.  Si  ccla  est  il  faudra  admettrc  des 
exceptions  au  principe  de  M.  Ttnu>t.y  sur  les  eflcls  cbimiqucs  des  courans  ,  ct  en  cffet  ricn  nc 
nous  prouvc  d  priori  Timpossibilite  que  des  liquidcs  quclconques  puissent  couduire  un  courant  a 
la  maniere  des  metaux  ,  sans  en  cprouvcr  d'alteration.  Mais  il  faudra  rcpeter  ct  varier  les  expe- 
riences dc  plusieurs  manicres  pour  exclure  tons  les  doutcs  a  cet  cgard,  el  quant  aux  experiences 
de  M.  Db-la-Rive  il  scrait  i  dc'sirer  qu'on  les  repetat  avec  un  appareil  proprc  a  donner  aux  cou- 
rans suceessifa  la  meme  direction  ,  pour  cviter  I'inllueucc  que  ruction  du  courant  en  sens  con- 
trairc  pourrait  avoir  sur  les  phenomeucs. 


1,S8  MEMOIRE    Sim    I-ES    HAPPORTS    ETC. 

mobile  ilout  il  a  die  parlc  ci-ilessus  etait  relenue  centre  rappendice 
(ill  cliassis  par  une  piece  irivoirc  y  fixee  par  une  \is,  ct  avec  inter- 
ruption ,  lorsquc  la  boule  mobile  etait  laissee  libre^  cnsorte  qu'au  mo- 
ment clii  choc  (.111  cylindre  coulre  les  poles  dc  raluiaut ,  elle  s'ecarlait 
de  Tappeudice  ,  et  permetlait  au  ruban  d'os  dc  baleiae  de  s'interposer 
entre  elle  et  rappendice ,  ainsi  qii'il  a  cite  explique  plus  haul. 

Eau  distillee. 

La  de\iatiou  de  raiguille  produite  par  le  courant  saos  inteiTuplion 
est  nuUe  ,  ou  a  peine  sensible ;  avec  interruption  le  mouvement  de  I'ai- 
i^nillo  ,  (juoiqiie  tres-petit  est  bien  sensible ,  et  peut  etre  evulue  a  uii 
ou  deux  tlegres.  En  ajoutant  quelques  gouttes  d'acide  sulfurLcjue  a  I'eau 
la  deviatiion  de  I'aiguUle  est  uu  peu  plus  sensible,  par  le  courasit  non 
interiompu  ;  mais  par  linterruption  du  couj-ant  la  deviation  c&t  alors 
d'environ  5".  En  essayant  de  rapprocher  les  ejeclrodes  ,  de  maniere 
qu'Us  ne  soient  plus  distans  que  de  quelques  jfiilliiuetres  <l,ans  I'eau 
purfi ,  x>p  a  une  deviation  d€  2*  ou  3°  sans  iaterr,uption  ,  et  GetjLe  de- 
viation est  porte  a  environ  iio°  par  le  courant  avec  intenniption. 

Ces  experiences  prouvent  i.°  que  la  force  conductrice  de  I'eiwi  pure 
est  tres-petite,  comme  ccla  etait  dejja  coniju  ;  2.°  qae  memc  *Yec  ce 
faible  degrc  de  faculle  conductrice,  Teffet  de  rinterrwption  du  coiUi^ant 
ail  moment  ou  il  vient  de  se  produire,  pom'  augnjenter  son  action  sur 
le  galvanometre  ,  est  tout  a  fait  distinct.  3."  Qu'avec  les  liquides  p£u 
conducteurs  la  resistance  au  passage  du  courant  depend  beaucoup  de 
la  longueur  du  trajet. 

Acide  sulfiu-ique  concentre. 

Sans  interrmptjoa  A.v£c  intem'uptiou 

I.'  Exp.  .  .  .   10°  de  deviation  30°  de  deviation. 

2." Q  25 


Mo)'enii£  ....     9 


o    r 


On  voit  que    I'acide    sulfurique   concentre    est  beaucoup    plus  con- 
ducteur    que    I'eau  ;    les    experiences    au    rcste    n'ont    pas    ete    faites 


PAH  I.E  PnOF.  BOTTO  ET  LE  CHEV.  AVOGADRO  l8() 

probablement  sur  ces  tlciix  liqiiicles  dans  dcs  circonslances  cpii  les  ren- 
dent  tout  a  fait  comparables.  L'eflct  de  I'interruption  est  tres-consUlerable. 


3  J'.    • 

4  4 


Melange  de  y    d'acidc  sulfunffue  concentre    et  -.  d'eau  en  volume- 


Sans  interruption  Avec  interruption 

10°  24° 

D'apres  cette  experience  comparee  avec  les  precedentes  sur  I'acide 
sulfurique  concentre  ,  le  pouvoir  couducleur  sea-ait  plulot  diminue 
qu'augmeu.t^  par  i'addition  d'un  quart  d'^au  ,  mais  les  circojistanees 
etaient  peut  etre  ici  lui  peu  raoius  favoraliles  a  la  production  d» 
couriuit. 

o 

Melange  de  -r    d'acide  sulfurique  concentre  et   -    d'.eavi    eo    volume. 

Experiences  consecutives  avec  un  intervalle  de  quelqiies  minutes 
entre  I'une  et  I'autre. 

Saps  iotprruption  Avec  interruption 

1 .'  Exp<jr 1 7°  i  37"  i 

2." l5  25 

3.' 12  i  22  i 

Moyenne i5  25 

Ces  experiences  donnent  lieu  aux  considerations  suivantes  : 

i.°  Si  Ton  en  jugeait  par  leur  comparaison  avec  les  pre'ce- 
dentcs  ,  le  pouvoir  conducteur  de  ce  melange  diflererait  peu  de 
cclui  de  I'acide  sulfurique  couceiitre ,  puisque  la  de'viation  moyenne 
protluite  par  le  couranjt  avec  iuterrujHion  ,  c'est-a-<Ur€  en  ecartant 
Taction  contraire  du  coui'aiit  secondaitx,  a  ete  peu  differente  dans 
les  deux  cas.  Ces  experiences  paraissent  au  reste  avoir  etc  faites  sous 
des  circonslances  peu  favorables  quant  a  la  force  absolue  du  courant ; 
car  dans  une  autre  circonslance  le  meme  melange  nous  donna  Sa  \  pour 
la  deviation  sans  interruption,  et  4^1  avec  interruption  ;  et  en  effet 
ce  melange  differant  peu    dans   les    proportions ,  du  melange   suivant , 


igo  MEMOinE  suR  i.es  uAi'poin.s  etc. 

qui  donne  le  maximum  de  faculte  conductrice  ,  il  doit  aussi  s'cn  rap- 
procher  par  celle  facuile.  Mais  ractioii  sccondairc  est  visiblement 
xnoiiis  forte  pour  ce  uiclaiige  que  pour  racidc  sulfuricjue  concentre  , 
puisque  reflet  modilie  par  cettc  action  secondaire,  savoir  pour  le  cou- 
rant  sans  interruption,  est  notablement  plus  consideralile  dans  ce  me- 
lange fpie  dans  I'acidc  concenlrc ,  relativement  a  cclui  produit  par  Ic 
courant  avcc  inlcrruplion. 

2.°  La  force  du  courant  transmis  soil  avec ,  soit  sans  inter- 
ruption ,  diminue  dans  les  experiences  consecutives  ,  i'aites  a  un  petit 
inlei-valle  de  temps  Tunc  de  I'autre  ,  ainsi  que  cela  etail  dcja  indique 
par  les  deux  experiences  relatives  a  I'acide  sulfuriquc  concentre ;  ce 
qui  nc  peut  elre  dii  qu'u  quelque  modification  j)roduile  d'une  maniere 
permanente  sur  la  surface  des  electrodes,  soit  par  Taction  des  courans 
successifs  ,  soit  par  la  continuation  du  contact  de  ces  surfaces  avec  le 
liquide  memc.  Nous  fcrons  remarquer  que  rexperience  repetee  encore 
apres  quelques  autres  minutes  d'intervalle  ne  donna  plus  de  diminution 
de  force  du    courant ,    tel   qu'il    s'etait   montre  dans  la    3.°  experience. 

3.°  La  force  du  courant  secondaire ,  telle  qu'elle  est  indiquee  par 
la  difference  entre  les  deviations  par  le  courant  avec ,  ct  sans  inter- 
i-uption  ,  parait  ctre  rcstee  la  menie  dans  les  trois  experiences  malgre 
la  diminution  du  courant  principal  ,  puisque  cette  difference  est  restee 
de  10°  dans  toutes  trois.  11  ne  faut  pas  oublier  au  I'este  que  cette  dif- 
ference dans  les  deviations  prises  a  differentes  distances  du  zei-o  de 
I'echelle,  n'est  pas  une  mesure  exacte  de  la  difference  de  force  des 
courans. 

3  5 

Melange  de  ^  d'acide  sulfuiicpie  concentre,  et  -  d'eau  en  volume. 

Ce  melange  paraissant  offrir  a-peu-pres  le  maximum  de  faculte 
conductrice  entre  tous  les  melanges  de  ce  genre  ,  on  a  fait  un  plus 
grand  nombre  d'experiences  consecutives  sur  les  courans  transmis  par 
lui  ,  en  operant  alternativemcnt  d'abord  sans  interi'uption  ,  puis  avec 
interruption  du  courant 


' 


PAR  I.E  PROF.  BOTTO  ET  I.E  CHEV.  AVOCADRO  IQl 

Sans  interruption  Avec  interruption 

I."  Exper 55°  55° 

2.° 45  5o 

3.° 4o  45 

4.°   .  .  .  > 35  4o 

5." 3o  35 

On  remarque  dans  ces  experiences : 

i.°  Que  I'effet  total  ilu  courant,  soit  avec  soit  sans  interruption, 
est  beaucoup  plus  considerable  cpie  dans  les  liquides  precedens  ,  con- 
formcuienl  a  la  faculte  plus  conductrice  de  ce  melange. 

2.°  Que  la  diminution  do  force  du  courant  pi-incipal,  tel  qu'il  pa- 
ratt  devoir  clre  indiquii  dans  son  integrite  ou  a-pcu-pres  dans  le  cas 
d'interrupliou,  qui  supprime  Taction  contraire  du  courant  seeondaire, 
se  lait  asscz  regulicrement  savoir  de  5  degres  d'une  experience  a  Tautre, 
et  sans  doute  par  les  memes  causes  dont  nous  avons  deja  parle  rela- 
tivement  aux  scries  precedentes. 

3.°  Qu' abstraction  faite  de  la  i."  experience  dans  laquelle  I'effet  de 
I'interruption  paraltrait  avoir  e'te  nul  pour  augmenter  la  deviation  ,  cet 
effet  serait  encore  ici  sensiblement  constant,  malgre  la  diminution  absolue 
de  la  force  dcs  courans  d'une  experience  a  I'autre ,  savoir  de  5°,  ce  qui 
paraltrait  confirmer  que  Ic  courant  seeondaire  n'est  pas  soumis,du  moins 
autant  que  cetle  difference  en  donne  la  mesure  quoique  seulement  appro- 
ximative, a  la  meme  diminution  que  le  courant  principal,  par  les  change- 
mens  que  la  surface  des  electrodes  subit  d'une  experience  a  Taulre.  Au 
resle  il  faut  remarquer  que  les  experiences  avec  interruption  ayant  ete 
faites  chacune  successivement  a  celle  sans  interruption,  a  cote  de  laquelle 
elle  est  marcpiee  dans  le  tableau  ci-dessus,  et  les  experiences  alternatives 
des  deux  cspcces  s'etanl  suivies  a  des  intervalles  de  temps  i-peu-pres 
egaux,  la  premiere  experience  avec  interruption  peut  ctre  regarde'e 
comme  repondaut  i  une  epoque  intermediaire  entrc  la  i."  ct  la  z." 
des  experiences  sans  inteiTuption  ,  la  seconde  a  imc  epoque  eiilre  la 
2.'  ct  la  3.*^  de  cellcs-ci ,  et  ainsi  de  suite,  et  puisque  les  deviations 
ont  ele  en  diminuant  de  5°  en  5°  dans  les  experiences  successives  de 
chaipie  cspece  ,  si  Ton  concoit  cette  diminution  unifornie  elle  aurait 
du    etrc  de    2  [    d'une    experience  a  celle    immediatement   successive ; 


ig'3'  MEMOinE    SUR    LES    RAPPORTS    ETC. 

en  faisant  cctte  correction ,  la  suite  ci-dessus  se  serait  cliangee  dans  la 
suivante  pour  des  experiences  des  deux  especes  differenles  qui  auraient 
ete  faites  contcmporanemcnt 

Sans  inteiTuption  Avec  interruption 

55°  57  'i 

40  4?  I 

35  42! 

3o  37! 

La  difference  de  de'viation  entre  le  cas  de  I'interruption  et  celui 
de  non-interruption  autait  e'te  par  tout  de  7°  I  au  lieu  de  5°  scule- 
inent ,  exccpte  dans  la  premiere  experience  oii  elle  n'aurait  cite  que 
de  2°  !  j  soit  que  cette  premiere  experience  soit  affectee  de  quelque 
erreur ,  soit  que  la  diminution  du  courant  principal  fut  d'abord  trop 
rapide  dans  les  premiers  instans ,  pour  cpie  le  calcul  approximatif  que 
nous  venons  d'appliquer  aux  resultats  des  experiences  put  y  elre  em- 
ploye. Si  on  ne  tient  pas  compie  de  cette  premiere  experience  ,  on 
aurait  par  les  aulres  une  diminution  constante  de  "j"  I  pour  I'effet  du 
courant  secondaire  sur  un  courant  principal  de  la  force  moyennc 
de  45° ;  cctte  difference  serait  proportionnellemcnt  moins  forte  que  celle 
cpie  nous  a  presente  le  melange  precedent. 

Ces  experiences  ayant  ete  les  dci'nieres  faites  dans  la  joume'e  ,  on 
laissa  I'appareil  jusqu'au  jour  suivant  dans  le  meme  etat,  les  electrodes 
constamraent  plonges  dans  le  liqnide.  On  essaya  alors  de  nouveau  les 
monies  courans  ayant  de  passer  a  d'autres  experiences,  et  on  trouva 
(jue  la  deviation  n'etait  plus  que  de  1 5"  sans  interruption  et  22  ^  avec 
interruption  ;  ainsi  quoique  la  force  absolue  fut  diniinuee  de  beaucoup, 
par  ce  long  st-jour  des  electrodes  dans  le  liquide  ,  I'eflet  du  courant 
secondaire  serait  encore  reste  de  7^,  comme  nous  venons  de  le  cal- 
culer  pour  les  experiences  du  jour  precedent. 

Acide  nilrique  concentre 
Sans  interruption  Avec  inteiTuplion 

I.'  Exper 22°  i  3o 


2.*^ 20  25 

3."= 18  27! 

Moyennc  ....  20  ^  27  i 


PAR    I.B    PnOF.    nOTTO    ET    LE    CHEV.    AVOGADnO  loS 

Oil  voit  encore  ici  uii  affaiblisseinent  successif  tlu  courant,  quoiqiie  uii 
pen  plus  lent,  et  moins  rcgiilier  (juc  dans  le  litjiiule  prcceilent;  la  clifie- 
rence  cntre  le  cas  de  rintcrriiplioii  et  celiii  ile  non-interruption  est 
encore  ic-i  en  moyenne  a-pcu-prcs  tie  7  ! ,  sur  un  courant  moyen  total 
de  2'j  '.  Co  courant  moyeii  serait  a-peu-pres  le  metne  que  dans  I'acide 
sulfuritjue  concentre ,  mais  la  diminution  y  produile  par  le  courant 
secondairc  ,  uioins  considerable. 

^lelange  de  ~    d'acide  nitrique  concentre    et  -7  d'eau  en  volume 
4  4 

Sans  interruption  Avec  interruption 

l5  20 

Ce  melange  est  d'apres  cela  un  peu  moins  conducteur  que  I'acide 
nitrique  concentre  ;  la  diminution  y  produite  par  le  coui'ant  secondaire 
y  est  surtout  plus  consideralde  (i).  En  augmentant  la  quantite  d'eau  nous 
avons  trouve  que  la  force  tolale  des  courans ,  on  la  faculle  conductrice 
y  diminue  encore. 

jicide  hjdro-chlorique  tres-concentre 

Sans  interruption  Avec  interruption 

12V  40° 

L'efl'et  du  courant  secondaire  aurait  ete  ici  fort  considerable. 
Melange  de  -r  de  meme  acidc  ct  -7  d'eau  en  volume 

^4  4 

Sans  interruption  Avec  interruption 

7'"-:  35° 

D'apres  cette  experience  comparee  a  la  preccdente  I'eau  alTaiblirait 
un  peu  le  pouvoir  conducteur  de  I'acide  liydro-chlorique  concentre  et 
augmenlerait  rell'et  du  courant  secondairc. 


(i)  Dans  dcs  experiences  f.iiles  siir  unc  autre  quulitc  tt'acide ,  el  probablcmcut  aussi  dans  des  cir- 
constauces  difTeTentcs  ,  la  deviation  avec  I'acide  concentre  sc  Irouva  sculcment  d'envii-on  8"  «ans 
interruption  ct  ig°  avec  interruption  ,  ct  avec  un  melange  ie  I  de  uieiuc  acidc  el  ^  d'eau  en  volume, 
Je  5°  sans  interruption  ct  18"  avec  interruption. 

Serie  II.  Tom.  I.  xx 


ig4  MEMOIRE    SUR    LES    RAPPORTS    ETC. 

Acide  acc'lifjue  tres-concentre 

Sans  inteiTuplion  Avec  interruption 

a  peine  sensible  i°  i  en  nioyennc. 

Melange  de  y  de  memc   acide   avec  -j  d'eau  en  volume 

Sans  inlerruplion  Avec  interruption 

un  peu  plus  sensible  6°  en  moyenne. 

L'acide  acctique  est  done  fort  pen  propre  i    conduire  les   coiirans 
electi"iques. 

Solution  saturee  dacide  oxalique 

Sans  interruption  Avec  interruption 

9"  ^'° 

Ammonlaque  liqidde  concentree 

Sans  interruption  Avec  interruption 

,0    1  OO  I 

3 
On  voit  que  ce  liquide  est  Ires-peu  conducteur;  un    melange  de  y 

de  ce  liquide,  et  y    d'eau  en  volume  s'est  trouve    en    difierer  fort-peu 

i  cet  egard. 

Solution  saturee  de  barjte 

Sans  interruption  Avec  intemiption 

4°  {  20° 

Solution  de  polasse  caustique 

Sans  interruption  Avec  interruption 

I  r  4o' 

Solution  saturee  de  sous-carbonate  de  sonde 
Sans  iaten-uption  Avec  interruption 

8°!  25° 


PAR  LE  Pnor.  BOTTO  ET  LE  CHEV.  AVOGADRO  igS 

Solution  saturce  de  sous-carbonate  de  potasse 


Sans  iiileiTuption 

Avee  interruption 

3°' 

25° 

Id. 

de  nitrate  de  potasse 

Sans  interruption 

Avec  interruption 

3„. 

25" 

Id. 

de  phosphate  de  sonde 

Sans  interruption 

Avec  inten-uption 

^°\ 

^f 

Id. 

cfhjdriodate  de  potasse 

Sans  interruption 

Avec  interruption 

3„, 

20° 

Id. 

de  sel  ammoniac 

Sans  interruption 

Avec  interruption 

8"! 

^9° 

Id. 

dalun 

Sans  interruption 

Avec  interrupliou 

i°i 

4°-: 

Id. 

de  chlorate  de  potasse 

Sans  inteiTuplion 

Avec  interruption 

3V 

10' 

Id.  dacetate  de  plomb 

Sans  interruption  Avec  interruption 

3°!  8" 

Id.  de  nitrate  d'argent 

Sans  interruption  Avec  interrupliou 

7°  1 5° 

Id.  de  proto-nitrate  de  mercure 

Sans  interruption  Avec  interruption 

1 2°  aa"  i 


!()(>  MliMOIRE     sun    LES    RAPPOHTS    ETC. 

Oil  voil  qu'en  general  les  clilleicntcs  solutions  salines  ont  donne  dcs 
courans  de  force  Ires-diirerente  entr'eiles,  el  avec  des  rapporls  difFerens 
entre  le  courant  sans  inlerrnplion,  ct  celui  avec  inlerruiilion;  mais  unc 
scale  experience  ayant  elc  failc  siir  chi'.cune  dc  ces  solulions ,  et  pro- 
habloinenl  dans  des  circonslanccs  un  j>eu  diircrentcs,  on  nc  pent  compter 
sur  rexactilude  de  ces  rapports  ;  loules  ces  experiences  se  reunissent 
au  reste  ;i  confirnier  par  la  supcriorite  de  force  du  courant  avec  in- 
terni])tion  ,  sur  celui  sans  interruption  ,rexistcnrc  du  courant  sccon- 
daire  (pii  tend  a  diminuer  Taction  du  courant  principal  sur  I'aiguille 
du  galvanometre.  Pour  cpielqucs  uncs  dcs  substances,  ct  en  particulier 
pour  I'acide  hydro-cldoritpic  concentre,  et  pour  la  solution  de  potasse 
causlique ,  cette  dilicrcnce  est  extremement  considerable ,  puiscpi'elle 
va  u  pros  de  3o° ;  mais  peut-etre  y  a-t-il  eu  dans  ces  experiences 
quelques  changcmens  dans  la  disposition  des  appareils  entre  les  deux  cas, 
qui  ont  contribue  a  augmenter  cette  difference,  au  de  la  de  ee  qu'elle 
aurait  cte  a  parite  de  circonstances. 


SECONDE    SECTION 

Des  courans  electriques  considdres  sous  le  rapport  de  la  quajitile 

et  de  Cintensite. 


Nous  avons  constate  dans  la  section  precedente  ce  fail  general,  que 
la  deviation  instantanee  produite  dans  le  galvanometre  par  la  transmis- 
sion d'un  courant  d'induction,  dans  un  circuit  dont  un  liquide  conduc- 
teur  fait  parlie,  est  loujours  augmcntce  lorsque  Ic  circuit  est  iiiterrompu 
au  moment  nieme  du  contact  du  cylindre  dc  fcr  doux  avec  les  poles 
d'un  aiuiant,  qui  produit  ce  courant  d'induction;  ct  eel  effct  nous  a  paru 
devoir  (ilre  atlribue  a  un  courant  sccondaire  en  direction  ojiposec  au 
ju-eniier  courant  ,  qui  suit  immcdiatement  I'aclion  de  celui-ci  sui-  le  li- 
quide ,  et  qui  est  inlcrce|>tc  par  Tinterruption  du  circuit.  Ce  courant 
sccondaire  ue  pouvant  ctrc  que  le  rcsultat  d'une  altcralion  cliimique 
produite  dans  le  liquide,  ct  a  la  surface  des  electrodes,  qui  ont  servi 
a  la  transmission  du  courant  principal  ,  nous  en  avons  conclii  qu'une 
decomposition  cliimique ,    ou  un  cllct  analogue  avail  loujours  lieu  dans 


PAR  I.E  PnOF.  noTTO  F.T  I.E  f.IIEV.  AVOCAURO  IQT 

tons  les  liqu'ules  ,  de  la  |)art  criiu  couraiu,  (juelque  faible  qii'il  fiit  , 
passant  a  travers  ces  liqu'ules  ,  ct  que  les  ex<'e|)lions  que  les  expe- 
riences do  Faraday  avaiciit  paru  imrupier  tlans  quehjues  cas  a  cet  egard, 
n'elaieiit  qu'apparenles. 

Mais  on  pouvait  oijjcctcr  a  celtc  manierc  de  voir  que  peuUetre  le 
courant  elcctro-niagm'litpie  etait  par  sa  nature  doue  a  iin  assez  baut 
ilcgre  de  cctle  qualile  particulicrc  ,  qu'on  a  appelce  intensUc  dun  cou- 
rant ,  et  (|uc  ce  ii'cst  qii'en  raison  de  cette  qualite,  qu'il  peut  pro- 
duire  des  clluts  cliiiniques  sur  les  liquides  ,  quelque  faible  qu'il  puisse 
etre  relativement  a  la  quantite  de  fluide  qui  le  conslitue. 

El  en  cllbt  puisqu'il  est  aujourd'hui  reconnu  que  les  courans  d'in- 
duclion  lorsqu'oii  en  rend  Taction  successive,  en  les  dirigeant  un  grand 
nombre  de  fois  dans  le  nieme  sens  a  travers  uu  liquide  ,  a  I'aide  de 
ces  appareils  qu'on  a  appcles  commututeiirs  ,  ])roduiseiit  la  decomjiosi- 
lion  des  liquides,  on  nc  peut  Icur  refuser  en  general  I'inlensile  neces- 
saire  pour  cet  elfet  ,  et  ce  n'est  que  dans  des  circonstances  particu- 
lieres  et  determinees,  que  cette  qualite  pourrait  etre  consideree  comine 
ditninuee  an  point  de  ne  pouvoir  plus  servir  a  la  decomposition  des  li- 
quides, coninic  Faraday  a  cru  I'observer  pour  quelques  cas  des  courans 
liydro-electriques. 

Ces  considerations  nous  ont  conduit  a  entreprendre  une  serie  d'cx- 
periences  sur  celte  ciualite  des  courans,  qu'on  a  designee  par  le  noni 
d'intensitc ,  comparalivement  a  leur  force  electro-dyuamique  depeudante 
de  la  quantite  de  fluide  qui  les  constitue. 

Nous  nous  soinmes  propose  de  determiner  par  ces  experiences  : 
i.°  Quel  est  en  general  le  degre  de  cclle  qualile  appelee  intensitd 
qu'on  peul  aUril)uer  aux  courans  elcclro-niagneiiques  comparalivement 
aux  courans  hydro-electricjues  ;  2.°  de  quelles  circonstances  celte  cpia- 
lite  peut  dependi'C  dans  les  premiers  de  ces  courans,  pour  voir  si  on 
ne  pouvait  pas  en  diminucr  indeflnimenl  le  degre  ,  et  rendrc  par  la 
<:es  courans  ton. parables  aux  plus  faibles  courans  liydro-eleclri<[ues  aux- 
quels  Fabaday  a  suppose  la  capacile  d'etre  Iransmis  sans  decomposer 
le  li(|uide  qui  sert  a  les  couduire. 

Cette  recherclie  nous  a  paru  oDVir  assez  d'intcrel  par  elle-meme  , 
indepcndannncnt  du  |>olnt  de  vue  parliculicr  sous  lequel  nous  Tavons 
entreprise,  et  nous  allons  en  exposer  les  resuUats  dans  celte  seconde 
section  de  noire  Memoire. 


laS  HIKMOIHE    SI'Il    LES    RAPPORTS    ETC. 

Lc  mot  intensite  apjilicjuc  a  i\n  courant  clcctrique  nc  pent  avoir 
d'aulre  sens  detcrniiue  ,  et  capable  tVelre  soumis  a  I'experience ,  que 
celui  tie  la  facultii  ile  pouvoir  stirmonler  ])lus  ou  nioins  facilement  las 
obstacles  qui  s'opposciit  a  sa  transinissiou  a  travers  Ics  couducleiirs 
imnarfaits  ,  tcls  que  le  sont  en  general  los  li<[uides  eoniparativement 
aux  nietauv.  Le  moyen  qui  se  presente  naturellement  jiour  determiner 
le  degre  de  cette  facidle  dans  im  cour.int  de  nature  donnee  ,  est  en 
consequence  de  reduire  les  courans  qu'on  vcut  comparer  sous  ce  point 
de  vue  a  la  nieme  force  dynamiquc,  ou  telle  a  produire  le  meme 
degre  de  deviation  sur  Taiguille  magnelique  d'un  galvanometre  dans  des 
circonstanccs  seniblables  ,  lorsqu'on  leur  fait  parcourir  un  circuit  ine- 
tallique,  et  d'examiner  combien  il  se  perd  respeclivement  de  cette 
force  dans  les  deux  courans  qu'on  compare  enli'e  eux,  lorsqu'on  les  fait 
ensuite  passer  I'un  et  I'autre  a  travers  une  couche  donnee  d'un  conducteur 
humide  ,  interposec   dans  le  circuit. 

C'est  done  d'cxperiences  de  ce  genre  que  nous  avons  cru  devoir 
nous  occuper  relativcment  aux  courans  magneto- electriques  d'induction, 
et  nous  avons  cherche  d'abord  quel  etait  le  degre  de  cette  fiiculle  dans 
ces  courans  ,  selon  les  dillerentes  circonstanccs  dans  la  grandeur ,  et 
I'application  de  la  force  magneliqvie  temporairc  qui  donnait  lieu  a  leur 
production. 

On  employa  pour  ces  experiences,  dans  I'appareil  avec  I'aimant  en 
fer  a  clieval ,  dont  nous  avons  parle  plus  haut,  une  ancre  de  fer  doux, 
qui  (itail  environnee  de  plusieurs  helices  ou  spirales  de  fils  de  cuivre 
revetus  de  soie ,  et  dont  les  Ijouts  etaient  disposes  de  maniere  qu'on 
-jiouvait  a  Tolonte  les  employer  separement  ou  les  reunir  en  plus  ou 
inoins  gi-and  nombrc  ,  soit  par  leurs  ])61es  liomonymes,  de  maniere  a 
en  former  des  spirales  do  meme  longueur ,  mais  composees  cliacune 
de  plusieurs  fds  ,  ou  bien  par  leur  poles  contraires  ,  de  maniere  a  en 
former  des  spirales  simples  d'un  plus  ou  moins  gi'and  nombre  de  tours. 

Lorsque  les  forces  de  ces  courans,  transmis  par  des  circuits  cntie- 
rement  metalliques  ,  dont  on  voulait  examiner  comjiarativement  la 
transmissibilile  a  travers  un  conducteur  humide ,  ou  les  deviations  qu'ils 
produisaient  dans  I'aiguille  du  galvanometre  etaient  differentes  ,  on  les 
rediiisait  d'abord  a  la  meme  force  en  introduisant  dans  le  circuit  du 
plus  fort  une  longueur  suflisantc  de  fd  metallique  pour  en  rendre  I'efTet 
dyuamique  egal  u  celui  de  I'autre ,  et  on  essfiyait  ensuite  de  fairc  passer 


PAR  LE  PnOF.  BOTTO  ET  I.E  CHEV.  AVOGADRO  IQQ 

ces  deux  courans  par  le  contlucteur  huiniilc,  pom-  voir  quelle  e'lail  la 
tUminution  ulterieurc  (le  force  qu'ils  en  eproiivaient. 

Le  liquiile  qu'oii  employait  pour  cela  elait  un  melange  d'acide  sul- 
furiqiie  et  d'eau,  a-peu-prcs  dans  la  proportion  qui  donne  le  niaxiinuin 
de  faculte  couductrice,  enlrc  dcs  electrodes  de  plaline  de  quelques  cen- 
timetres Carres  de  surface,  et  a  quelques  milliuietres  de  distance  entre 
eux. 

Pour  essayer  premierement  I'influence  du  nombre  plus  ou  moins  grand 
de  tours  de  la  spirale  electro-dynamique,  sur  lesquels  agit  Taimant  tempo- 
I'aire  pour  produire  le  courant  d'induclion  ,  quant  a  Tintensite  du  cou- 
raiit  qui  en  resulte  ,  nous  reunimcs  d'abord  bout  a  bout  deux  des  spi- 
rales,  savoir  celles  roulees  les  premieres,  ou  le  plus  prcs  de  I'axe  du 
cylindre  de  fer  doux,  par  leurs  poles  contraires,  de  maniere  a  former 
nn  seul  circuit;  nous  en  oblinnies  uii  courant  d'induclion  (pii  li-ansmis 
par  uu  circuit  enlicrement  iiietallicpie  fit  parcourir  a  I'aiguille  du  gal- 
vanometre,  au  moment  de  sa  transmission,  un  arc  de  80  degres  ;  nous 
interposames  dans  le  meme  ciix'uit,  sans  y  faire  aucun  autre  changement, 
le  conducteur  humide  ;  la  deviation  de  I'aiguille  produite  par  le  meme 
courant  ne  fut  plus  alors  que  de  10°.  On  reunit  ensuite  de  la  meme 
maniere  la  3."  des  spii'ales  roulees  sur  I'ancre  dc  fer  doux,  savoir  celle 
qui  les  suivait  immediatement  dans  la  distance  a  I'axe ,  de  maniere  a 
avoir  une  spirale  composee  d'un  plus  grand  nombre  de  tours  soumis  a 
Taction  de  Taimant  temporaire  ;  nous  en  cumes  ,  par  un  circuit  eutiere- 
ment  mctallique  une  deviation  de  no".  En  ajoutant  au  circuit  une 
longueur  dc  fil  metallique,  que  nous  determinames  par  tatonnement 
pour  cet  objet  ,  nous  rc<husimcs  cctte  deviation  a  80°  ,  c'cst-a-dire  k 
celle  que  nous  avait  donnee  la  reunion  de  deux  spirales  seulement ,  et 
nous  fimes  alors  passer  encore  ce  courant  par  Ic  meme  conducteur 
liquidc,  dispose  dc  la  meme  maniere  que  dans  le  premier  cas ;  la  de^ 
viatiou  so  rcduisit  a  10°  ou  »i".  La  transmissibilite  paralt  done  etre 
ici  pcu  diU'ercule  ,  soit  que  le  couraiit  soil  produit  par  deux  ou  par 
trois  spirales  reunies  de  maniere  i  en  former  une  seule  d'un  plus  grand 
nombre  de  tours,  soumis  a  Taction  elcctro-dynainique,  lorsque  d'ail- 
leurs  on  compcnse  par  une  plus  grande  longueur  dc  fil  melnlliqnc  dans 
le  circuit ,  la  superiorile  de  force  du  courant  produit  par  les  trois  spi- 
rales ,  formant  un  plus  grand  nombre  de  tours,  ou  de  revolutions  au* 
lour  de  Taimant  lempoiaire.  Gcpendant  la  deviation  Quale  etait  ici  trop 


aoo  MEMOinF.    ETC. 

pelilc  dans  liin  et  dans  raulre  cas  ,  j)our  decider  Ic  point  dont  il 
s'agit;  el  nous  verrons  ci-aprcs  d'awlres  experiences,  qui  ne  paraissent 
laisscr  encore  doule  sur  une  difTerence  reelle  de  Iransuiissiljilile ,  en 
iaveur  du  courant  fourni  par  un  plus  grand  noniljre  dc   tours. 

Pour  essayer  ensuite  rinfluence^^a  cet  egard  de  la  distance  plus  ou 
moins  grande  des  lours  dcs  spirales  a  I'axe  de  I'ancre,  ou  aiiuaiit  Icni- 
poraire  ,  circonstance  qui  doil  rendre  Taction  niagnelique  d'induclion 
|)lus  ou  moins  intense,  on  repeta  un  autre  jour  ,  et  avec  un  arrange- 
ment utt  peu  dilFerent  de  I'apparcil,  qui  rendait  le  contact  dc  I'ancre 
avec  les  poles  de  I'aimant  plus  parfait,  reffet  des  trois  spirales  roulees 
le  plus  prcs  de  Taxc  ,  reunies  en  une  seule  spirale  de  longueur  egale 
a  Icur  somme  ;  on  oblint  ,  dans  le  circuit  enliercment  nietallique  une 
iuq^ulsion  de  I'aiguille  la  portant  a  i5o°  dc  deviation  au  lieu  de  iio° 
seulement  qu'on  avail  eu  I'autre  fois  par  la  meme  reuniou  des  spirales. 
On  reunit  ensuite  de  la  meme  maniere  les  trois  spirales  roulees  par 
dessus  loutcs  les  autres  ,  et  dont  les  tours  etaient  par  la  plus  dislans 
(pie  ceux  dcs  Irois  premieres,  de  I'axe  du  cylindre,  de  toute  I'epais- 
seur  des  lours  des  autres  spirales  intermediaires.  Le  courant  pro- 
duit  par  ces  trois  spirales  plus  distantes  de  I'axe  donna  ,  par  le 
circuit  cntierement  metallique  une  deviation,  qui  sc  trouva  accidcnta- 
lement  egale  a  celle  qu'avaient  donne  dans  nos  experiences  des  jours 
precedens  les  trois  spirales  plus  rapprochees  de  I'axe  sous  une  dispo- 
sition moins  favorable  de  I'appai-eil ,  savoir  de  no",  en  sorte  que  nous 
n'eumes  besoin  d'aucune  variation  dans  la  longueur  du  circuit  metal- 
lique pour  avoir  ces  deux  courans  de  meme  force,  quoique  produits 
dans  des  circonstanccs  dilVerenles.  Or  en  interposant  encore  ici  le  con- 
ducteur  humide  ,  toujoui's  dispose  de  la  meme  maniere,  cetle  deviation 
de  110°  se  reduisit  a  io°  ou  1 1° ,  fort  peu  diflerente  de  celle  a  la- 
(pelle  se  reduisait  precedemment  le  courant  de  meme  force  produit  par 
les  spirales  plus  rapprorhe'es.  Encore  ici  la  transmissibiliie  a  travers 
les  conducteurs  liumides ,  que  nous  avons  prise  pour  mcsure  de  la 
qualite  designee  par  le  nom  A' inteiisite  d'un  courant  ,  pai-aitrait  done 
etre  restee  la  meme,  ou  fort  peu  differente,  malgre  le  changement  de 
I'iiilensile  du  magnetisme  qui  produit  le  courant  d'induclion  par  suite 
de  la  distance  differente  des  fds  sur  lesqucls  I'induction  s'o|)ere,  a  I'axe  de 
I'aimant  lemporaire.  Le  rapport  d'inlcnsile  dans  les  deux  cas  serait  tout 
au  plus  de  9  i  a    loi  ou  de    19  u   :2i  ,  si  on   pouvail  compter  sur  luie 


PAR    I.E    Pnor.    BOTTO    ET    I,E    CHEV.    AVOGADnO  301 

eiactituilc  siidisanle  ties  iiulicalions  moyennes  a  cet  egard ;  mais  ces 
iiombres  aiissi  sont  trop  petits  pourqn'on  piiisse  regartler  ccs  experiences 
comme  dccisives  ;  et  nous  verroiis  cju'en  clFet  la  petile  tliirt'iencc  f(ue 
res  expcriciires  paraissaieiit  iiuliqiier  a  cet  egard  enlre  les  courans 
produiis  par  unc  action  uiagnelique  plus  ou  moins  intense ,  ne  se  ve- 
rifie  pas  dans  d'autres  experiences  susceptililes  d'une  plus  grandc 
exactitude,  dont  nous  parlerons  ci  apres. 

Nous  criimes  devoir  aussi  examiner  a  cetle  occasion  Taction  electro- 
dynamique  de  chacune  des  spirales  separcmcnt ,  comparalivement  a 
celle  de  plusieurs  de  ces  spirales  reunies  par  leurs  cxtremites  homo- 
logues,  de  maniorc  a  ne  former  qu'une  seule  spirale  de  meine  longueur 
<£ue  cliacuuc  d'elles  ,  mais  cquivalente  a  une  spirale  de  section  trans- 
versale  double  ou  triple  dans  la  portion  soumise  a  Taction  eleetro- 
magnetique.  II  n'y  avail  aucune  raison  de  croire  que  cela  pAt  augmenter 
I'intensite  du  courant ,  dans  le  sons  que  nous  Tentendons  ici;  mais  ort 
pouvait  pcnser  que  la  reunion  dcs  portions  de  courans  fournis  par  les 
diU'erentcs  spirales  coroposantes  augmenterait  la  force  dynamique,  ou 
I'action  totalc  du  courant  sur  Taiguille  du  galvanomctre,  ainsi  que  cela 
aurait  du  arriver  sans  aucun  doule  ,  si  le  fil  multiple  conduisant  les 
courans  partiels  cut  ete  continue  sous  la  mcnie  forme  dans  le  galvano- 
mctre meme  ,  ou  ce  qui  revicnt  au  meme  si  on  avail  employe  un  seul 
ill  d'une  section  plus  considerable  dans  toute  Tetendue  du  circuit ; 
mais  Texperience  denioulra  qu'il  n'en  elait  pas  ainsi;  les  trois  spirales 
roulees  le  plus  pres  de  Taxe  du  cylindre  ,  employees  separcmcnt  nous 
donnerent  ,  Tune  37°  1 ,  Tautre  35°,  et  la  troisitme  3o°  de  deviation  , 
scion  leur  distance  plus  ou  nioins  grande  a  Taxe  dans  Tordre  de  Icur 
enroulement  autour  du  cylindre ,  et  par  suite  aussi  de  cpielque  petite  dif- 
ference dans  le  nombre  de  leurs  tours.  Maintenant  ayant  reuni  enlre 
elles,  de  la  maniere  indiquee ,  soil  les  tiois  spirales  a  la  fois,  soil  celle 
qui  nous  donnait  3'j°  J,  avec  Tune  des  deux  autres,  nous  n'oblinmes  encore 
que  3"^"  i  de  deviation,  ensorle  que  Taction  totalc  rcsta  loujours  sim- 
plcment  egale  a  Taction  de  la  plus  forle  des  spirales  composantes , 
comme  si  les  autres  y  reunies  n'avaient  pas  donne  de  courant.  f 

II  pourrait  vcnir  a  Tesprit  que  cetle  reduction  de   Taction  de  plu- 
sieurs spirales  ainsi  reunies  a    Taction    d'une    seule    provJnt    de  ce  que 
la  presence  dc  Tun  des   courans  ,  paralysat    la    production   de  Tautre  , 
i  cote  duquel  il  sc  trouverait ,  par  son  action  sur  lui ,  ou  en  d'autres 
Serie  II.  Tom.  I.  bb 


a03  MEMOIRE    SUR    LES    RAPPORTS    ETC. 

tcniies  que  I'action  nia£;nelic]iie  d'iniluclioii  fut  horuec  a  unc  certaine 
force  tie  courant ,  quelle  que  fut  la  section  du  fil ,  ou  la  somme  des 
sections  des  fils  reunis,  sur  lesquels  ccllc  action  s'excrcerait  (i).  Cette 
explication  n'elait  guere  probalde  par  cUe-mcinc;  car  cjuand  nieme  une 
telle  liiuilc  dans  la  produclioii  des  courans  cxisterait,  il  ii'y  aurait 
aucune  vraiseniblance  qu'elle  cut  etc  atteinte  preciseraent  par  la  section 
du  111  qui  formait  nos  spirales ,  relaliveuient  a  la  force  de  I'ainiant  que 
nous  einployons.  II  etait  neanmoius  intcressant  do  s'assurcr  par  expe- 
rience dc  la  veritc  ou  fausscle  de  celle  sup])osilion.  La  iiianiere  la  plus 
direote  de  le  faire  aurait  tile  de  continuer  les  fils  des  spirales  rcunies 
dans  loule  I'etendue  du  circuit,  et  sons  Ic  galvanonielre  meme,  comme 
si  c'etait  un  seul  fd  de  section  egale  a  la  sorame  de  leurs  sections  par- 
ticulieres  ,  au  lieu  que  dans  notre  cas  ces  fds  se  reunissaicnt  en  un 
seul  fil  de  section  a-peu-|)res  egale  a  chacun  d'eux.  Car  si  la  supposi- 
tion dont  nous  avons  parle  elait  fondee ,  la  reduction  de  Taction  totale 
a  c(;lle  d'un  seul  fil  aurait  dii  subsister  meme  dans  cctle  disposition  ,  et 
nous  n'aurions  encore  oblcnu  d'un  courant  produit  et  ti-ansmis  par  la 
reunion  des  fils,c{ue  la  meme  de'vialion  que  celle  produite  par  chacun 
di\s  fils  scparement.  Mais  il  aurait  fallu  pour  ccla  nous  servir  d'un  gal- 
■vaiiomctre  a  fil  compose  que  nous  u'avions  pas  a  notre  disposition,  et 
nous  eumes  recours  ,  pour  decider  celte  question  ,  a  une  experience 
equivalente  qui  ne  nous  presentait  aucune    difliculte.    En  effet  si  deux 


(i)  Cutle  supposition  pouvait  ctrc  suggerce  par  une  des  experiences  de  M.  Fabadat  ,  dan»  U- 
qiicllc  ayant  arrange  deux  fils  conduclcurs  en  helicc,  de  manierc  que  I'un  pdt  agir  par  inductiou 
sur  raulrc,  et  L^lablissant  un  courant  hydro-clectrique  par  unc  de  ces  helices,  on  avait  a  Tordinaire 
VcLincellc  (rintensitc  parliculicre  due  a  rinduction  de  cc  courant  sur  lui-nicnie,  en  rinterronipanl 
Saudis  que  I'aulrc  helice  reslait  ouvcrle  ,  c"rst-a-dirc  ne  forraait  pas  de  circuit  rentrant  en  iui- 
mcinc;  mais  ce  phcnomcnc  n'avait  pas  lieu  lorsquc  celle  autre  helice  etait  fcrnice,  et  que  le  cou- 
i-aut  d'induction  dii  a  la  cessation  du  premier  pouvait  cu  consequence  y  ctrc  produit.  M.  Massok, 
dans  sou  Mcuioire  rclatif  a  YiiiducUnii  tVun  courattl  sur  lui-mcme  (Ann.  de  Chintie  et  de  Phyx. 
si'plenihrc  i83j),  dii  avoir  rcpele  celle  experience  ,  ct  avoir  Irouvc  que  dans  le  dernier  cas  Tcf- 
fet ,  saus  ctrc  nul,  dtait  rcclleinent  beaucoup  plus  Caiblc  que  dans  Ic  premier,  ct  I'cxplique  en 
admctt^nt  que  Ic  courant  induit  dans  la  2.'  helice  reagit  sur  la  premiere  pour  y  dcvclopper  ua 
courant  contraire  a  cclui  induit  dans  la  premiere  ht^lice  par  la  cessation  du  courant  prinripnl  qui 
la  parcourait ,  et  dclruirc  ainsi  une  partie  de  cc  courant  d'induction.  Mais  il  parait  dillicite  de 
concevoir  que  la  formation  du  courant  d'inducliun  dans  la  3.*-'  helice  puissc  cnipi^ehcr  dans  la  pre- 
miere en  tout  ou  en  partie  la  manifcslalion  d'un  courant ,  auquel  il  devrait  lui-mcme  son  exis- 
tence; ct  tcs  experiences  que  uoua  rapporturis  ici  semblent  monlrer  directemcnt  qu'uu  tcl  cQ'el  u'a 
pas  rcitUeiueut  !iei>. 


PAR  I-E  PROF.  nOTTO  ET  J.E  Clir.V.  AVOr.ADRO  3o3 

cournns  s'afi"ail)lissaient  miitui-Ueinciit  jiar  Icur  influence  lorsqiie  les  S])i- 
rales  dans  lesquellcs  ils  so  produiscnt  soiit  roulees  enst'ml)le  sur  It- 
iiicme  a^e  ,  on  dcvrait  avoir  rediutinn  a  nioili(-  dc  la  force  du  courant 
produil  dans  un  scul  fil,  dans  tons  Ics  cas  on  il  anrait  a  cote  dc  lui  uti 
autre  fil  formant  un  circuit  ferme  separe'inent,  et  oCi  Ic  meine  courant 
tendrait  a  se  produire  par  I'action  electro-magnetitjuc,  rinflucnce  dont 
il  s'aj^it  devant  s'evercer  snr  cliacun  d'eux  ,  soil  qn'ils  passent  Ions  deux 
sous  I'aiguille  du  galvanonictre  ,  ou  qu'on  n'y  en  fasse  passer  qn'nn 
seul ;  seulcnient  dans  le  premier  ras  Teflet  de  cette  influence  serait  de 
rcduire  Taction  des  deux  fils  a  ccUe  d'un  soul;  dans  le  second  cet  eiret 
devrait  consistcr  dans  la  reduction  a  moitie  du  courant  produit  dans 
chacun  des  deux,  fils  ,  et  par  consequent  dans  Taction  manifcstee  par 
celui  qui  ])asse  par  le  galvanoraetre.  Nous  n'avions  done  qu'a  essayer 
si  Taclion  d'unc  des  trois  spiralos  separees,  dans  le  circuit  de  laquelle 
nous  placions  le  galvanonietrc,  aurait  ele  diminuee  lorsque  nous  aurions 
mis  en  communication  entr'eu\  les  bouts  opposes  d'une  des  spirales 
voisines ,  de  maniere  a  en  foi*mer  un  autre  circuit  separc  du  premier, 
et  egalement  somnis  a  Taclion  d'induction  electro-magnelique.  Or  nous 
Irouvames  au  contraire  que  la  deviation  produite  dans  I'aiguille  du  gal- 
vanometre  par  chacune  des  trois  spirales  ci-dessus  employees  separe- 
ment  etait  a-peu-pres  egale  ,  soil  qu'on  laissat  le  circuit  des  autrcs 
ouvert ,  ensorte  qu'il  nc  ])ut  point  s'y  foi-mer  de  courant ,  ou  qu'on 
fermat  en  circuit  separe,  par  la  reunion  de  ses  deux  bouts  libres,  Tune 
des  autres  spirales  voisines  dans  Icsquellcs  Tindiiclion  magnciiqne  devait 
alors  produire  un  courant  tout  aiissi  bien  que  dans  celle  dont  le  circuit 
etait  continue  sous  Taiguille  du  galvanomelre. 

L'enplication  dont  nous  avons  parle  n'est  done  pas  admissible  ,  et 
on  ne  pent  attribuer  la  reiluclion  dc  la  force  des  eourans  produiis  par 
plusieurs  spirales  vcunies,  dans  nos  experiences  ci-dessus  ,  a  celle  d'un 
seul,  qu'a  la  circonstance  de  la  reunion  des  fils  qui  devraient  les  conduire 
en  un  seul  fil  a-peu-pres  de  meme  section  que  cliacun  d'cux,  qui  est 
celui  passant  sous  le  galvanomelre,  et  formant  le  reste  du  circuit. 
L'elFet  de  cette  reduction  pent  etre  eoncii  de  deux  manieres  dilferentes, 
qui  cepondant  paraissent  revenir  essentiellemenl  au  meme.  Savoir  en 
considerant  deux  Tils  en  spirale  egalement  soumis  a  Taction  electro- 
magnelique  d'induction  ,  mais  qui  dans  le  reste  du  circuit  dont  le  gal- 
vanomelre fait  partie    sc    reduiscnt    a    un    seul  ,  on  peut  dire    que  les 


20  4  MEMOIRE    SUH    I,ES    riAPPOIlTS    ETC. 

lourans  produits,  ou  qui  IciiJraient  u  sc  produlre  ,  dans  chacun  des 
ills  eprouvent  a  I'enlree  dans  le  fil  unique  du  multijilicateui' ,  ou  ils 
doivent  se  condenser  dans  la  section  de  celui-ci,  une  resistance  qui  les 
euipcche  dc  loiiliiiucr  i-nsemblc  Icur  clieniin  sans  retard  ou  diminution, 
el  qui  eqaivant  a-peu-prcs,  du  moins  d'aprcs  la  longueur  considerable 
du  fd  du  multiplicaleur  ,  a  celle  que  le  courant  aurait  trouve  a  se 
former  dans  un  seul  fil  dont  I'ancre  eAt  etc  entourcc,  de  section  sim- 
plement  egalc  a  chacun  des  deux  fils,  auqncl  cas  la  foi'cc  du  courant 
produil,  devait  neccssairemcnt  dependre  ilc  I'etenduc  de  cette  section; 
ou  bicn  ou  pent  conccvoir  que  chacun  des  courans  particuliers  produits, 
ou  qui  tendent  a  se  produire  dans  un  des  fils ,  arrivant  an  point  ou  il 
cie\rait  entrer  dans  le  fil  du  galvauomctre  ,  et  y  Irouvanl  en  uieinc  temps 
deus  cheinins ,  dont  I'un  lui  est  prcscnte  par  ce  fil ,  et  I'autre  par 
I'autre  fi!  en  spirale  qui  \ient  aboulir  a  la  nieme  extreniite  du  fil  du 
galvanomelre,  se  parlage  entre  les  deuxchemins,  ensorle  qu'une  partie 
seulement  passe  sous  I'aiguille  du  galvanometre  ,  et  I'autre  revient  par 
cet  autre  fil.  Par  la  dans  chacun  des  fils  de  la  double  spirale  meme , 
le  courant  est  comme  aifaibli  par  un  courant  retrograde  en  sens  con- 
Iraire  qui  lui  est  envoyee  par  I'autre  fil  ,  tandis  que  le  courant  qui 
passe  par  le  galvanometre  n'est  forme'  que  par  les  portions  des  deux 
courans  partiels  qui  onl  echa])pe  a  celle  retrogradation  ;  ce  qui  ecpii- 
■vaut  encore  a  la  fonuation  de  courans  ayant  dans  chacun  des  fils  de 
la  spirale  la  nioitie  seulement  de  la  force  qu'ils  auraient  acquise,  s'ils 
avaicnt  foi-mcs  deux  circuits  complets  ,  et  dont  la  somme  passant  par 
le  fil  du  mulliplicateur  n'est  cgale  qu'a  celle  d'un  seul  des  courans  qui 
se  seraient  forme's  dans  ce  dernier  cas.  C'est  ce  qu'on  pourra  conce- 
Toir  i^lus  claircment  a  I'aide  de  la  figure  2.*^  Supposons  deux  courans 
d  (-gale  force  qui  tendent  h  se  produii-e  par  induction  dans  les  deux 
spiralfs  ABCD,  A'B'CD/  roulees  autour  d'une  meme  ancre,  ou  cylindre 
de  far  doux,  et  qui  sc  rcimisseiit  par  leurs  extremites  homonymcs  en 
AA' ,  DD  aux.  c.xtreniiles  AE  ,  DG  du  fil  du  galvanometre.  Si  nons 
considerons  le  courant  marcpni  par  la  floclie  a  dans  la  spirale  ABCD 
au  moment  oil  il  arrive  ou  point  A  pour  entrer  dans  le  fil  du  galva- 
nometre ,  nous  voyons  quil  y  Irouvc  deux  chemins  ,  entre  Icsquels ,  en 
supposant  que  la  resistance  <pi'il  y  cprouve  a  se  niouvoir  soil  i-peu- 
pres  egale,  il  se  partagera  eu  deux  jiarties  egales  ou  courans  partiels, 


PAR    I.E    PROF.    nOTTO    KT    LE    CIIEV.    AVOCADIIO  ao5 

I'lui  marque  par  la  fleclic    —    qui    prcndra  Ic   clicmin  du  galvaiiomelre 

ct  parcourra  Ic  rcstc  du  circuit,  I'autrc  marquee  par   I'autre  fleclie  —  , 

lequei  revicndra  par  le  fil  A'D'C'D'  qui  conduit  I'aulre  courant.  Par  la 
meme  raison  le  courant  de  la  S[)irale  A'B'C'U  marque  en  total  par 
la  fleclic  d,  arrive  en  A  ou  A\  se  partagera  entre  le  fil  AE  du  mul- 
liplicateur ,  et  le  fil  dc  la  premiere  spirale  que  nous  avons  consideree , 

en  deux  courans  dc  moitie  de  force  —  ,   -  ,  marques  de  meme  par  Ics 
Heches  qu'on  voit  dans  la  figure  sous    ces    lettres  ,  ensorte   qu'un  cou- 
rant   compose    — | — ^a    ou    =«'    entrera  seul  dans  le  fil    du  calva- 
'22 

nomelre  .  comme  s  il  y  avail  unc  scule  spirale,  et  dans  les  fils  memes 

roulcs  autour  de  I'ancrc,  le  courant  reel  sera  aussi  reduit  pour  cliacun 

d'eux  a  la  moitie  de  ce  qu'il  aurait  etc  ,  si  les  dcu\  fils  s'etaient  con- 

tJDue's  en  deux  circuits  separes  ;  car  le  courant    a    de  I'un  sera  reduit 

(i       .       . 
par  le  courant  oppose   —   cjui  lui  est  eiivoye  par  I'autre  fil  en  spirale, 

a'      a  1  .  •  1  .  '  1  •      ^ 

a    a =— ,    et    par   la    meme  raison    le    courant    a     sera   reduit   a 

2         3  ' 

,      a      a 

a :=-    encore. 

a       2 

Au  reste  on  conceit  que  le  partage  de  cliaque  courant  eiilre  le  fil 
du  multiplicateur ,  et  le  fil  de  Tantre  spirale  par  lequei  il  peut  retro- 
ijrader  ,  parlage  que  nous  avons  suppose  dans  cet  exemple  se  faire 
d'une  raaniere  egale  entre  ccs  deux  cheinins  ,  doit  reellemcnt  se  faire 
en  proportions  dilfcrentes  selon  le  diflerent  degre  de  resistance  que  les 
deux  chemins  oQrent  a  ce  courant ,  et  qui  doit  de|)eudre  de  la  nature, 
de  la  grosscur,  ct  de  la  longueur  de  ces  fils  I'uu  comparalivement  a 
I'aulrc  ;  el  qu'ainsi  en  supposant  les  deux  courans  [>arliuls  originaire- 
nient  egaux  ,  le  courant  resultant  sera  plus  fort  que  chacun  des  deux 
courans  ne  le  serait  separement  ,  ou  egal  a  celui-ci ,  ou  plus  faible 
que  lui,  scion  (|ue  la  resistance  sera  moindre,  ou  egale,  ou  plus  forte 
dans  le  fil  du  galvanouiclre,  et  dans  le  rcsle  du  circuit,  que  dans 
cliacun  des  fils  des  deux  spirales.  Les  deux  limites  exliemes,  dans  la 
proportion  ou  le  parlage  doit  se    faire,  repondcnt  dun  cote  au  cas  ou 


:»oG  Mr.MOinF.  sun  t-ks  nArponxs  etc. 

les  (Iciix  Cls  ties  spirales  se  conlinueraicnt  chacuii  en  un  circuit  separe, 
i^arilant  partout  la  mcme  c'paisseiir,  on  cc  qui  revient  an  ineme  se 
reunii-aiciit  en  nil  scul  fil  cle  double  section,  ct  de  ineme  longueur 
que  celui  cjui  completerail  le  circuit  de  diaquc  spirale  scparement  , 
auquel  cas  le  courant  resultant  aui'ait  la  force  eiiticre  des  deux  courans 
reunis;  et  de  I'autre  au  cas  ou  il  n'y  aurait  point  de  fil  completant  le 
<louJ)lc  circuit  ,  inais  les  deux  spirales  se  replieraient  siniplcment  Tune 
sur  I'autre  en  y4yl'  et  DD',  et  viendraient  ainsi  a  former  un  seul  cir- 
cuit ABCDD'C'B'.d'  dont  les  deux  parties  s'enroulcraient  ensemble  sur 
le  cylindre  de  fer  doux,  auquel  cas  les  deux  courans  qui  tendraient  i'l 
se  produire  dans  ces  deux  portions  se  detruiraient  reciproijuement,  ou 
en  d'autres  termes  il  ne  se  formerait  pas  de  courant  du  tout,  le  cir- 
cuit des  deux  spirales  re'unies  n'etant  pas  re'ellement  ferme. 

Si  done  dans  nos  experiences  ci-dessus  le  courant  resultant  a  ete 
a-peu-pres  cgal  a  cliacun  des  courans  cjui  aiu-aient  ete  formes  scpare- 
ment par  chacune  des  deux  spirales  ,  c'est  que  la  resistance  opposee 
par  cliaque  spirale  electro-dynamique  d'un  cote  ,  et  par  la  spirale  gal- 
vanometrique  et  le  reste  du  circuit  de  I'autre  ,  dcvait  elrc  a-peu-pres 
egale.  Mais  si  par  excmple  le  fil  du  niultiplicateur  eut  ete  notablement 
plus  court  ou  plus  gros  que  celui  de  chaque  spirale  ,  ou  a  plus  forte 
raison  si  au  lieu  du  multiplicateur  on  n'avait  employe  qu'un  seul  fil  con- 
ducteur  passant  au  dcssous  de  I'aiguille  ,  et  fermant  le  circuit  sous 
line  longueur  la  moindre  possible,  le  courant  compose  aurait  du  eire 
plus  fort  que  chacun  des  courans  composans  ne  I'aurait  ete  separement, 
et  il  aurait  pii  alors  arriver  que  sa  force  ei\t  ete  sensiblement  e'gale  a 
la  somme  des  forces  des  deux  courans  partiels ,  les  courans  de  rctour 
<[ue  nous  avons  concus  devenant  alors  nuls ,  ou  se  reduisant  a  une 
quantite  insensible. 

Nous  avons  meine  eu  un  cxemple  de  ces  differenees  dans  quelques- 
unes  de  nos  experiences  ;  car  ayant  employe  dans  d'autres  buts  une 
autre  ancre,  sur  laquclle  etaient  enroulees  deux  spirales  scparement 
sur  les  deux  moilie's  de  sa  longueur  ,  cjui  donnaient  chacune  separe'- 
ment  une  deviation  de  qo°  ou  yS",  nous  eAmes ,  en  reunissant  les  deux 
spirales  ensemble  par  leurs  extremites  homologues,  une  deviation  d'en- 
viron  80°  ou  85°,  en  sorte  qu'cn  ce  cas  le  courant  compose  fut  un 
peu  plus  fort  que  chacun   des  deux  courans  jiarlicls. 

Mais  pour  revenir  a  Tiiifluence  des    dilferenles    circonstances  de  la 


PAR    I.E    PROF.    BOTTO    F.T    I.E    CIIEV.    AVOCADRO  207 

production  des  courans  d'imluction ,  sur  leur  inleusilc ,  mesuree  par 
leur  lraiisniissil>ilite  par  Ifs  liquides,  nous  avons  vu  que  la  difTurente 
intensile  d'aclion  n3ai;ni;ti<jue  (|ui  dcvail  avoir  lieu  sur  les  spirales  , 
selon  qu'clles  se  Irouvaient  cnroulees  sur  une  surface  cjlindrifyie  d'un 
plus  grand  ou  moindre  rayon  ,  ou  de  manierc  que  leurs  tours  fussent 
plus  ou  moins  distans  de  I'axe  du  cylindrc  de  fer  doux  rendu  instanta- 
neinent  magnelique  par  le  contact  avcc  Taimanl  permanent,  ne  produisait 
pas  une  dillerencc  Lien  consideral)ie  dans  la  force  de  ces  courans,  ce 
qui  nous  a  enipeches  d'en  lirer  des  resultats  decisifs  sur  la  mesure  de 
leur  transinissihilile.  Nous  crumes  devoir  essayerun  autre  moyen  d'aifaiblir 
plus  ou  uioins  la  force  niagneticjue  productrice  du  courant  d'induclion, 
savoir  en  diminuant  rinliuiite  du  contact,  ou  la  proximite  du  cylindre 
meuie  aux  deux,  poles  de  I'aiinant  fixe ,  au  lieu  de  changer  la  distance  des 
tours  des  spirales  a  I'axe  du  cylindre.  Pour  cela  il  n'y  avait  qu'a  interposer 
enlre  les  extreuiiles  du  cylindre,  et  les  poles  de  Tainianl  fi\e  auxquels  elles 
devaient  s'appliquer  j)our  produire  le  courant  ,  queique  corps  mince  , 
qui  empechat  leur  contact  immediat.  Dans  cette  vue  nous  enveloppiimes 
aux  deux  extromites  applaties  du  cylindre  de  fer  doux,  destinees  a  s'ap- 
pliquer aux  poles  de  Taimant ,  un  fil  de  cuivre  tres-mince  ,  et  nous 
fimes  les  experiences  comparatives  du  genre  de  celles  dont  nous  avons 
parlc  precedemment ,  sur  une  menie  spiralc  enroulee  au  cylindre , 
dans  cc  cas  do  contact  iuiparfait  ,  ou  d'inie  petite  distance  entre 
les  extreinites  du  cylindrc  ,  et  les  poles  de  laimanl  ,  et  dans  celui  du 
contact  parfait ,  en  reduisant  d'abord  Ic  courant  produit  dans  un  circuit 
entierement  metallique  ,  a  la  nienie  force  dans  les  deux  cas  ,  par  I'ad- 
dition  d'une  longiicin'  convcnable  de  fil  metallique  au  circuit  qui  don- 
nait  le  plus  fort  courant ,  ci  soumcttant  ensuitc  les  deux  courans  ainsi 
egalises  a  I'epreuve  de  la  transmission  par  le  conductcur  liumide.  Mais 
faute  pent  etre  d'avoir  assez  bien  arrange  le  fil  autour  des  extremites 
di;  I'ancrc  pour  enipeclier  le  contact ,  et  niainlenir  ces  extremites  a 
une  distance  fixe  des  poles  de  I'aimanl  ,  nous  ne  puraes  obteuir  par 
ces  experiences  assez  de  Constance  dans  les  resultats  successifs  pour 
que  nous  puissions  compter  sur  les  consequences  definitives  que  nous 
cussions  clierclie  a  en  deduire. 

Pour  parvcnir  a  des  resultats  plus  decisifs  soit  sur  ce  point  ,  soit 
sur  ks  aulres  dont  nous  avons  parle  ,  relalifs  a  finiluence  des  autres 
jnodificatious  des  courans  d'induction ,  sur  leur  inlensite  ,  ou  transmis- 


2o8  M^MOinE    STR    I.F.S    RAPPORTS    F.TC. 

sibililu  par  les  liquiiles  ,  cl  sur  Icsqucls  il  pouvait  rester  encore  quel- 
<jiie  iacerliliide,  nous  avoiis  cru  indispensable  de  chcrcher  a  oblenir  im 
courant  d'inductiou  ronlinu  ,  ou  du  jiioins  luie  succession  de  courans 
aj^issans  a  dc  pelits  intervalles  de  temps  I'un  aprcs  I'autre,  et  toujours 
dans  le  meine  sens  ,  de  maniere  a  produire  par  leur  raoyen ,  si  non 
line  deviation  conslante,  du  inoins  des  oscillalions  de  la  nioindre  elendue 
possible ,  de  I'aiguille  du  galvaiiomctre ,  autour  d'un  point  determine 
dans  I'echelle  dcs  deviations  ;  condition  qui  nous  etait  d'ailleurs  iieces- 
saire  de  i-caliser  pour  resoudre  I'autre  partie  de  la  question  que  nous 
nous  elions  jtroposee  ,  savolr  la  comparaison  de  I'intensite ,  sous  le 
point  de  vuc  qui  nous  occupe,  des  courans  d'induclion  produits  par  im 
ainiant  avec  les  courans  continus  produits  par  un  appareil  hydro-elec- 
trique.  Pour  cela  il  n'y  avait  qu'a  se  servir  d'une  machine  telle  que 
I'un  dc  nous  I'avait  dcja  employee  pour  produire  les  efl'els  chimiques 
j)ar  Taction  des  courans  d'induclion  ,  machine  a  laquelle  on  a  donne 
depuis  differentes  formes  sous  le  nom  de  machijie  magneto-electrique , 
et  par  laquelle  on  obtient  une  succession  rapide  de  ccs  courans ,  que 
Toil  peut  diriger  dans  le  meme  sens  ,  quoique  se  produisant  en  sens 
opposes ,  par  les  alternatives  du  contact ,  et  de  sa  destruction  ,  au 
luoyen  dun  sysleme  de  bascules ,  ou  commutateur ,  qui  change  a 
chaque  fois  les  communications  ,  et  qui  est  mis  en  jeu  par  le  mou- 
vement  meme  de  la  machine  par  lequel  s'operent  les  contacts  suc- 
cessifs  de  I'ancre,  et  de  I'aimant  fixe  (i).  En  faisant  usage  de  cette 
machine ,  pourvue  de  son  commutateur ,  nous  obtinmes  en  efiet  une 
succession  rapide  de  courans  diriges  dans  le  meme  sens  ,  en  vertu  des- 
quels  I'aiguille  du  galvanomelre  interpose  dans  le  circuit  faisait  des 
oscillations  continuelles  de  part  et  d'autre  d'un  point  determine  sur  le 
cercle  gradue  servant  dc  mesure  aux  deviations  ;  ce  point  devait  de- 
pendre  de  la  force  du  courant ,  tandis  que  i'amplitude  des  oscillations 
autour  de  ce  point  etait  d'autant  moindre  que  la  succession  des  cou- 
rans se  faisait  plus  rapidement  ,  et  avec  plus  de  precision  par  le  jeu 
du  commutateur. 

Dans  une  experience  de  ce  genre,  le  circuit  etant  entierement  me- 


(i)  V.  M^ro.  cite  plus  liaut  par  le  Prof.  Borro  ,  et  Ic  Rapport  fail  a  TAcadcmie  5ur  ses  exp^- 
ricncci.  M^m.  dc  rAcademie,  partie  bistorique  du  Tome  XXXVII. 


PAR  I.E  PROF.  DOTTO  ET  I.E  CIIK.S'.  AVO(~.ADnO  aOQ 

talliquc  ,  los  oscillations  de  raiguillc  sc  faisaient  tlans  un  arc  tic  |iln- 
sieurs  degre's  ,  iloiit  Ic  milii'ii  cUiit  a  Gj"  tin  zero  ;  nous  inlernosaines 
tlans  Ic  circuit  tic  ce  couraiit  un  vase  rcmpli  treau  acitlultie  d'acitit; 
s\dfiiri(juc  ,  a-peu-pres  dans  la  proporliou  tpii  donni!  le  maximum  dc 
faciillt;  coiitliiclricc  ,  el  dans  Ictpicl  plongeaient  doux.  lames  de  plaliiii; 
d'cnviron  /(  cciitimclrcs  t-ant's  dc  sniTare  immcrgee  ,  de  cliaqiie  rule  ; 
nous  ohtiniiies  alors  dcs  oscillalions  de  I'aiguille  tlu  galvanoniclrc  dont 
le  centre  clail  snr  20",  en  s't'tendant  aussi  dc  qncl({iies  tle^res  de  part 
et  d'auti-e  de  ce  point.  D'un  autre  colt!  ,  pour  comparer  rintensilt;  dt; 
ce  courant ,  tlans  le  sens  tpie  nous  tlonnons  ici  a  ce  mot  ,  avec  ccllc 
d'ini  courant  liydro-cleclriqnt;  ,  nous  clicrcli:imes  a  obtenir  j)ar  le  nioycn 
il'un  seul  couple ,  platine  et  zinc  ,  dans  tie  I'eau  acitlultfe  ,  niais  non 
au  maximum  tic  contluctibilitt;  ,  un  courant  qui  fit  dt;>ier  I'aiguille 
du  iiieme  galvanomt-lre  dc  ()5°,  tlans  un  circuit  d'ailleurs  entierement 
mctaUi((ue,  et  cela  en  augmentant  ou  diiuinuant  riminersion  des  di'n\ 
lames  de  platine  et  dc  zinc  ])ar  tatonnement  jusqu'a  ce  que  nous  ob- 
servions  celte  dtiviation  ,  et  nous  introduisimes  alois  dans  le  circuit  dc 
ce  courant  le  ni<}me  conducteur  huuiidc  <[uc  nous  avions  interpose  dans 
la  succession  tie  courans  ])roduils  par  la  machine  electro-magnetique  ; 
la  deviation  se  rtiiluisit  par  la  a  35°  environ.  Celte  experience  rt!pelec 
plusieurs  fois  ,  et  alternativement  snr  les  deux  courans  d'induclion  ,  et 
hyJro-eleclrique  ,  avec  ou  sans  I'introduclion  tlu  contlucteur  liumidc 
dans  le  circuit  ,  nous  donna  toujours  a-]:eu-pves  les  mOnies  resultats. 
Nous  essayames  trafl'aiblir  le  pouvoir  tJlecUomoleur  de  I'appareil  liydro- 
eleclrit|ue  en  ajoutant  de  I'eau  a  sa  litjneur,  et  nous  portames  cepen- 
dant  toujours  la  force  electro-dynamiqiic  du  coin-ant  a  G5°  dans  le  cir- 
cuit d'ailleurs  TTn-taUique  ,  en  augmentant  peu  a  pen  I'immersion  ties 
(iltimens ;  nous  cumes  alors  ,  eu  iiUroduisant  dans  le  circuit  le  con- 
ducteur humide  ,  une  de'viation  dc  Sa"  [  et  ainsi  toujours  de  beaucou|) 
superieure  a  celle  a  laquelle  sc  reduisait  niors  comnie  on  a  vu  Tare  de 
de'viation  ,  autour  duqncl  oscillait  raiguillc  par  le  courant  d'induclion  , 
dans  les  mi'nies  circonstances. 

Nous  r^petamcs  encore  celle  experience  en  comparani  de  meme 
Teffet  de  riuterposition  du  conducteur  luimidc  dans  les  circuits  de  deux 
t'ourans  I'un  d'indiictioii  t'lcttro-magnetiqiic ,  laulre  liydro-eleclrique , 
dont  la  force  clait  pour  cliacun  d'eux ,  dans  le  circuit  n.tflallicjue,  tie  -5°, 
d'apres  le  point  autour  dutpicl  laiguille  oscillait  quant  au  premier,  tt 
Serie  II.  Tom.  I.  cc 


a  10  MF.MOinE  srn  i.r.s  rapports  etc. 

cehii  auqiicl  clle  sc  fixalt  ,  quant  an  second.  Le  premier  par  TiiUro- 
(luctioii  du  coiulucleiir  liuiniile  se  reJuisit  a  25°  environ  ,  )e  second 
sculement  ;\  55°.  Le  couranl  on  plulot  la  succession  de  courans  d'iu- 
ductiou  employee  dans  celle  comparaison  nous  avait  etc  donne  par  la 
niacliiue  clectio-maguetique  dans  des  circonstances  un  peu  difl'crentes 
de  celles  de  I'experience  preoedcnie. 

Ces  experiences  paraissent  done  prouver  qiie  I'intensite  du  courant 
d'induction  tel  que  le  donnait  I'aiuiant  de  notre  machine  electro-nia- 
yneliqiie,  en  en  prenant  pour  mosure  la  Iransmissibilite,  elait  moindre 
encore  que  celle  d'lni  courant  hydro-electrique  produit  par  un  seul 
couple,  et  avec  un  licpiide  d'une  petite  force  electro-motrice  (i)  ,  et 
ainsi  prohablement  moindre  que  celle  du  courant  auqucl  M.  Fahaday  a 
allrihue  la  proprlclti  de  passer  a  travers  I'eau  acidulee  sans  la  decom- 
poser vislblcuient,  et  que  par  consequent,  meme  pour  lui  tel  courant, 
la  conduction  a  Iravers  I'eau  acidulee  est  reellement  toujours  accom- 
j)agnee  ,  d'apres  nos  experiences  precedentes  sur  I'eiret  de  rinlerrnption 
tlu  circuit  an  moment  dc  la  production  du  courant ,  d'une  decompo- 
sition ,  on  au  nioins  d'une  modification  analogue  dans  I'eau  ,  qui  pro- 
duit, apres  la  cessation  du  courant  principal,  ini  courant  secondaire  en 
sens  oppose. 

II  est  presque  inutile  de  remarquer  que  si  cctte  superiorlle  dans  la 
laculte  de  transmission  par  les  conducteurs  liuniides  a  lieu  ,  comparati- 
vemcnt  aux  courans  d'induction ,  pour  un  courant  hydro-electrique 
produit  par  un  seul  couple  ,  clle  deviendrait  bien  plus  grande  en  mui- 


(i)  M.  De-la-Rivc  dans  scs  Recherches  dcja  cit(ics  sur  los  proprictt's  dcs  couruns  magncto- 
rirclriqucs  a  Irouvu  aussi  que  ccs  courans  d'induclion  t'prouvcnt,  loi'squ'on  Icur  fait  traverser  un 
runducteur  liquidc,  ou  mcine  un  conducteur  mctallique  d'une  grande  longueur  ,  une  resistoncc 
jilus  cunsiderablc  ,  savoir  sont  interccptcs  en  plus  grande  proportion  que  les  courans  hydro- 
elcetrlqucs.  11  a  rcniarqud  a  la  verite  d'un  autre  cote  que  la  resistance  que  les  premiers  di>  cl-s 
nouraiis  cprouvcnt  a  passer  d'un  conducteur  uietallique  dans  un  conducteur  liquidc  est  muins 
cousidcrable  que  celle  ({ui  a  lieu  punr  les  derniers  ,  ensortc  que  I'iuterposition  d'un  diaphra!:uie 
nietaliique  dans  un  conducteur  liquidc  de  longueur  donuec,  n'alt^re  presque  pas  la  force  d(-$ 
premiers  de  ces  courans  \  mais  il  observe  lui-memc  que  les  surfaces  de  contact  du  metal  avrt-  le 
liquide  qu'il  a  cmi)Ioyees  dans  ces  experiences  ctaient  assez  elenducs  pour  laisser  passer  libreincnl 
loule  la  quantite  d'electricite  furmant  le  courant  ,  liniite  qu'il  est  difiieile  d'alteindrc  pour  les 
courans  hydro-electriques  qui  fouruissent  dans  un  temjis  dountf  une  beaucoup  jilus  grande  quan- 
tite d'electricite.  11  c^t  possible  aussi  que  I'oppositiou  dans  la  direction  des  courans  allernatifs 
•ur  lesqacllcs  M.  De-l\-Rive  a  fait  toutes  ses  experiences  ,  ait  encore  exercc  quelque  inlluencc 
sur  cc  point. 


PAR    I.F.    Pnor.    BOTTO     F.T    I.E    CIIEV.    AVOCADRO  211 

fipliant  les  eleineiis  ilc  rapj>arell  ulectro-motenr.  En  elFet  ayanl  einjiloye 
deiiv  vases  scmblables  a  celui  qui  nous  avait  fourni  Ic  coiiraiit  liyilro- 
('•lertrkjiie  preceilenl  ,  I'un  a  la  suilc  lie  I'aiitre  ,  ile  manicie  a  fonncr 
un  appareil  clectro-moleuf  do  deux  couples  ,  et  ayant  rediiit  aussi  le 
courant  produit  ,  en  diminuant  convcnablcnient  riininersion  des  ele- 
inens,  a  la  force  65°  dans  un  circuit  nielaliitpie,  cctte  force,  lorsqu'oii 
interposa  dans  le  circuit  le  conducleur  humide ,  ne  se  reduisit  pins 
(pi'ji  45°  au  lieu  de  35°. 

Ayant  ainsi  vurifie  le  point  pi-incijial  pour  Icquel  nous  avions  du  em- 
ployer I'appareil  destine  a  oblenir  uiie  succession  de  courans  dinduction 
dans  le  nieme  sens,  nous  cssayames  de  repeter  avec  le  nienic  appareil  les 
experiences  sur  rinfluence  des  diffe'renles  circonstaiices  de  linduction  , 
sur  le  plus  ou  uioins  d'inlensite  du  courant  niagneto-electrique  ,  que 
nous  avions  deja  failes  par  un  courant  instantanc  produit  par  lui  seul 
contact  de  Taiinant  avec  Tancre,  et  dont  quelques  unes  no  nous  avaient 
pas  encore  donne  des  resultats  decisifs. 

Nous  fitiies  d'abord  des  experiences  de  ce  genre  sur  Veffet  de  I'ac- 
croissement  du  nombre  de  touis  de  la  spirale  ,  soumis  a  Taction  d'in- 
duction  electro-magnetique  ,  pour  augmenter  cette  intensite.  Nous  em- 
ployilmes  pour  cela  una  ancre  sur  laquelle  etaient  enroulees  deux  spirales 
qu'on  pouvait  mettre  en  communication  enlr'elles  de  maniere  a  en  for- 
mer une  seule  spirale  d'une  longueur  egale  a  la  somme  de  Icurs  lon- 
gueurs particulieres.  Dans  une  premiere  experience  nous  trouvamcs 
d'abord  que  dans  les  circonstances  ou  nous  operions,  en  ne  faisant 
cntrcr  dans  le  circuit  qu'une  seule  des  deux  spirales  ,  on  obtenait  des 
oscillations  de  laiguille  dont  le  centre  elait  sur  55°,  le  circuit  ctant 
cntiercment  metallique  ;  en  ihtroduisant  le  conducteur  huniidc  dans  le 
circuit ,  le  point  autour  duquel  I'aiguille  oscillait  se  reduisit  a  -''  i  ,  et 
ces  elTets  furent  obtenus  plusieurs  fois  de  suite  altcrnativenient.  Nous 
ajouliimes  alors  la  sccoude  spirale  a  la  premiere,  bout  a  bout,  de  ma- 
niere a  en  former  une  seule  dun  plus  grand  nombre  de  tours  ;  nous 
ei\mes  alors  des  oscillations  dont  le  centre  etait  a  70";  nous  reduisimes 
cette  deviation  ,  ou  position  du  centre  doscillaiion ,  a  55",  en  ajonlant 
au  fil  conducteur  une  longueur  convcnable  pour  obtenir  cet  clfel ; 
en  introduisant  alors  dans  le  circuit  le  meme  conducteur  humide  que 
precedemment,  I'oscillation  se  reduisit  a  avoir  pour  centre  10°.  II  y  aurait 
tlonc  cu  une  diminution  de  force    moins    considei'aljle  que  dans  le  cas 


2  I  ?.  MEMOIRE    SDR    I.KS    RAPPORTS    El  C. 

iireccdeiil ,  ce  qui  huriqiierait  line  intensitc  plus  graiiuc  cLins  le  sens 
que  nous  enteuilons  ici  ,  pour  Ic  courant  produit  par  uii  plus  grand 
uombre  de  tours  de  la  spirale  t'lectro-magiictupie ,  ct  cela  d'unc  ma- 
iiiere  im  pcu  plus  marquee,  que  nous  ne  Tavions  ohtcnii  en  faisant 
usage  d'un  simple  counuit  d'induolion  instanlane. 

Mais  oommc  la  tlevialion  rcslaiite  apres  riiilroduclion  du  conductcur 
liumide  etait  encore  ici,  coinine  daivs  Ics  experiences  cilees,  pen  con- 
siderable dans  I'un  et  dans  I'aiUrc  cas,  ct  qu'il  pouvait  restcr  quelque 
doute  sur  la  diirerence  a  cet  cgard,  d'lni  cas  a  I'autrc ,  nous  cher- 
chiimes  a  oblenir  deux  autres  coiu-ans  cgaux  d'uiic  plus  grande  force,  a  fin 
que  la  deviation  rcslanle  apres  rintroduction  du  conductcur  liuuiide  fiit 
plus  considerable,  ct  susceptible  d'une  comparaison  plus  exacte. 

En  variant  en  ellet  un  peu  la  disposition  de  I'appareil  ,  et  en  em- 
ployant  un  galvanometre  plus  sensible,  nous  parvinmes  a  obtenir  avec 
une  seule  des  deux  spirales  rouk'es  sur  la  mcuie  ancre  dcs  oscillations 
autour  de  70°,  ct  celte  deviation  on  position  du  centre  des  oscillations 
se  reduisit  a  10°  par  I'introduclion  du  conductcur  humide.  En  ajoutant 
la  seconde  spirale,  bout  a  bout  avec  la  premiere,  nous  cuuies  ime  de- 
viation de  75°,  c'cst-u-dire  des  oscillations  autour  de  ce  point.  Nous  la 
reduisiuics  a  70°  par  Faddition  tie  fil  au  circuit  melalliqne ,  et  alors 
par  rintroduction  du  conducteur  hnmide  dans  le  circuit ,  elle  se  re- 
duisit a  environ  25°.  La  diminution  moins  conside'rable,  et  par  la  Tin- 
tensitci  plus  forte  ,  dans  le  sens  indique  ,  pour  le  cas  d'une  spirale 
composce  d'un  plus  giand  nombre  de  tours,  parait  done  bieii  rcrifiee. 

]Sous  passanies  a  repeter  aussi  avec  ce  courant  d'induction,  ou  suc- 
cession de  courans  proiluils  par  la  machine  electro-magnetique,  les  ex- 
])eriences  relatives  a  I'influence  du  dcgre  de  force  du  magnetisme  in- 
ducleur  ,  sur  riniensile  ou  transmissibilite  du  courant,  relativenient  a 
laquelle  nous  n'avions  rn  que  des  residtats  equivoques  par  un  seul 
courant  inslanlane.  El  conime  nous  avions  observe  que  I'enroulement 
des  spirales  les  unes  sur  les  aulres  ,  ct  ainsi  a  une  distance  un  ]>eu 
(iilferente  de  I'axe  de  I'ancre  ,  ne  paraissait  pas  avoir  un  grand  elfet 
|io\n'  rairaiblissemcnt  dcs  courans  ,  mesures  par  leur  force  galvano- 
nietrique,  nous  rccourunies  lout  d'abord  a  I'autre  nioyen  que  nous 
avions  pour  produire  cet  elicl ,  cclui  d'empcclier  le  contact  parfait  et 
iinnie'diat  des  cxlrcmiles  de  I'ancrc  avec  les  poles  de  I'ainiant  fixe,  par 
J'interposilion  de  quelque  corjis  mince.  INous  enveloppames  done  nn  fil 


PAn    I.E    PROr.    IIOTTO    1,T    I,E    CIIKV.    AVOOADHO  21  3 

nieliiiru[uc  tres-miiice  aiiloiii-  ties,  exireinites  tie  I'aiicre  ,  tnsortc  que 
celle-ci  reslait  separec  des  poles  ,  lors  tics  ajijilicalioiis  successives,  dc 
loule  I't^paisscur  tic  ce  f'll.  Nous  ol)lJiiincs  avec  la  tlisposilion  que  nous 
y  cmployanies  uuc  devialiou  oscillaule  ruoyeune  tie  ^o"  environ  avee 
le  circuit  eiiticrcnient  int3lairu[ue  ;  el  celle  devialion  se  reduisit  a  en- 
viron i5°  par  rinlroducliou  tin  contlucleur  humide  dans  Ic  circuit. 
Nous  6t;imes  alors  le  fil  cnroult;  aux  extreinilt^s  de  Tancre  ,  vl  nous 
rcduisiiues  le  courant  plus  fori  tjue  nous  eunics  alors  a  la  inenie  force 
d'cnviron  ^o°,  par  I'atldilion  tl'une  longueur  convenable  de  fd  an  cir- 
cuit mtitallitpie  ;  le  conttucteur  humide  introduit  dans  le  circuit  de  ce 
courant,  en  rtuluisit  dc  nitlme  la  force  a  enviion  i5",  iVaprcs  la  po- 
sition du  centre  dcs  oscillatior)S  de  I'aiguille.  II  ne  parait  done  pas  qu'il 
y  ait  phis  facile  transmission  ,  ou  inlensitt;  pins  forte  dans  le  sens  tjue 
nous  I'entendons  ici,  dans  le  cas  tlii  courant  protluit  par  un  contact 
plus  parfait  ,  cl  par  consctjuent  tVune  action  uiagnetitjue  d'induclion 
plus  considerable ,  tjue  dans  celui  tl'mi  contact  inoins  parfait ,  ou  par 
unc  inoindre  force  d'inthiction  magnelitpe  ;  ces  experiences  par  une 
succession  de  courans  paraissant  ecarler  le  doule  dans  lecjuel  nous 
avaient  laisses  a  cet  cgard  ,  Ics  cxptjrienccs  faites  a-vec  un  simple  cou- 
rant inslanlant'.  Ya  il  parait  tpi'il  en  doit  elre  de  uieme  dans  le  cas 
d'all'aiblissoment  de  la  force  magnetiquc  par  la  plus  grande  distance 
ties  tours  des  spiraks  a  I'axc  ,  cjnoique  les  cx])t;riences  avec  le  courant 
inslantano   eusscnt  tlonne   une  pelile   dillcrence  a  cet  »?gartl. 

11  jiaraitrait  done  resultt-r  en  ticfinilive  des  dillerentes  exptfriences 
tpie  nous  avons  rap])orlees,  ot  relativement  a  I'eilet  des  diiferenles  cir- 
conslanccs  ,  sur  les  courans  d'induclit>n ,  pour  augnienter  ou  diminuer 
I'inlensite  dans  la  significalion  que  nous  lui  donnons  ici  ,  c'csl-a-dire 
en  prcnant  pour  sa  nicsurc  la  transmission  plus  ou  moins  facile  ties 
courans  par  les  conductcurs  humidcs  ou  imparfaits  : 

1."  Que  celtc  intensite  est  en  general  inoindre  tlans  les  courans 
irinduction  produits  ]>ar  les  aimans  ,  que  tlans  les  courans  liydro-elec- 
Iriqucs  produils  incme  par  lui  seul  couple  plaline  et  zinc  ,  et  avec  de 
I'eau  faiblcmenl  aciduWe ,  ce  tpii  est  important  pour  prouvcr  ,  par  la 
combinaison  de  ce  resultat ,  avec  ceux  que  nous  avons  exposes  dans  la 
I.'  section  tie  ce  Mcmoire  ,  qu'il  y  a  dt'composilioii  de  I'eau,  ou  ino- 
dification  ifun  genre  analogue,  par  les  courans  transmis  a  travers  un  cou- 
ductcur  humide  ,  qiieltpies  fuibles  t|ne  ces  courans  soient  en  intensite, 


21  4  MEMOIRE    SLR    I-ES    nAPPOllTS    ETC. 

re   qui  etail  le  but    principal ,  pour    lequel  nous    avions    cntrepris   ccs 
experiences. 

I."  Que  cette  intcnsite  s'accroit  avec  Ic  nonibre  dc  tours  dcs  spi- 
rales  envcloppees  autour  tic  I'ancre  ,  ct  sur  lescpicUcs  s'cxcrce  la  force 
inductricc  dcs  aimans. 

3."  Que  cctle  intcnsite  ne  parait  pas  depcndrc  de  la  force  plus 
ou  moins  graiule  de  raclion  inaguclique  qui  produil  les  courans  d'in- 
fluction ,  quoiquc  cclte  force  augmente  la  force  galvanoinelrifpie  des 
courans. 

Mais  en  finissant  ce  JMe'nioirc  ,  nous  pouvons  nous  dcmander  inain- 
teiianl :  cctle  intcnsite  est  clle  vine  qualite  redle  par  laqucllc  les  dif- 
fei'cns  courans  se  dislinguent  I'un  de  I'auti-e,  independamment  de  leur 
force  aljsolue  ?  Et  la  facilile  plus  ou  moins  grande  avec  laquelle  les 
diiferens  courans  traverscnt  les  conducteurs  liumides,  ou  en  general 
les  conducteurs  plus  ou  moins  parfaits  ,  soil  par  leur  nature,  soil  par 
leur  longueur,  dans  les  dillercnles  circonstances  ,  sous  lesquelles  on  les 
examine  ,  ne  peut  ellc  pas  elre  attribuee  a  quelque  influence  de  ce^ 
circonstances  memes  sur  dcs  courans  d'ailleurs  de  nature  identique  ? 
Cette  dernicre  maniere  de  voir  est  ccUe  que  vient  de  proposer  M.  Peltier 
dans  un  Memoire  public  dans  les  Annales  de  chimie  et  de  physique , 
novembre  i836,  et  dont  nous  n'avions  pas  connaissance  lorsque  nous 
avons  cntrepris  nos  expe'riences ,  et  nieme  avant  la  redaction  de  la  plus 
grande  partie  du  present  Memoire.  M.  Peltier  ci'oit  en  eflet  que  la 
diminution  de  force  d'un  courant ,  par  I'interposition  d'un  conducteur 
plus  resistant  que  ceux  qu'il  parcovirait  d'abord,  ne  depend  que  de  la 
retrogradation  d'une  partie  plus  ou  moins  considerable  de  ce  courant 
par  les  conducteurs  memes  qu'il  parcourait  avant  cette  interposition  , 
ou  ce  qui  rcvient  au  nieme  du  retablissement  de  Tequilibre  entre 
des  portions  plus  ou  moins  grandes  du  fluide  formant  le  courant  pri- 
mitif  ,  produit  par  la  cause  electro-motrice  ,  a  travers  les  conducteurs 
memes  ou  il  se  produit ,  scion  que  ccs  conducteurs  sont  cux-memes 
jilus  ou  raoins  resistans  par  leur  nature  ,  ou  par  leur  longvicur  ;  et  il 
faut  avouer  que  toutes  les  circonstances  des  experiences  connues  a  cct 
egard,  et  des  nolres  en  particulier,  s'cxpliquent  assez  bicn  par  cette 
consideration. 

En  cQ'et  nous  avons  vu    que    I'accroissement   ou    la    diminution    de 
force  magnctique   pour   produire    le    courant    d'induction  ,  soil    par  le 


PAR  LE  pnOF.  BOTTO  ET  LE  CHEV.  AVOGADnO  ai5 

i)his    ou  mollis   de  rapprochement    des   tours    des    spirales    a    I'axe   de 
laimant  Icmporaire  ,  soil    par    le    contact    plus    ou    moins    complet   de 
Taiicre  avcc  les  poles  do  raimaiit  ,  ne  parait    pas    influer   sur  la  capa- 
city du  courant  prodiiit  pour  surmonter    la    resistance    que   lui  oppose 
uii  coiiducleur  liuinide.  Nous  avons  vu  d'un   autre    cote  que    la  multi- 
plication du  noinbre  de  tours  des  spirales,  siu'  lesquelles  le  magnetisir.e 
agit    pour    produire    le    courant    d'induction ,  en    meme    temps  qu'elle 
augiiienle  la  quanlile  du  courant,  mesuree  par  la  deviation  de  I'aiguille 
du  galvanomctre  ,  le  rend    aussi    plus    propre    a    surmonter    I'obslacle 
<l'un  conducteur  humidc  ;  or  cela   pent    etie    regarde  ,    selon   I'idee  de 
M.  Peltier  ,  coniine  une  suite  necessaire  de  la  longueur  plus  conside- 
rable de  conducteur    mctallique    qu'il    faut    employer    pour    former  ce 
plus  grand  uoinbre  de  tours ,  joiiite  h  cellc  qu'on   est   oblige  d'ajouter 
au   courant    plus    fort   pour   le    rendre   comparable    a    I'autre  ,    cet  ac- 
croisseinent    de    longueur    tendant    a    augmenter    la    difliculle    que    le 
courant  eprouve  a  revenir  en  arriere    et    permettant    ainsi  a  une  plus 
grande  portion  du  courant    de    passer    a  travers  le  conducteur  liumide 
au  lieu  dc  reti-ograder.   On  pourrait  s'etonner  d'apres  cela  que  le  cou- 
rant memc  produit  par  une  plus    forte    action  magnetique  d'inductioa 
dans  le  contact  parfait  de  I'ancre  avec  les  poles  de  I'aimant,  compara- 
tivement  a  celui  qui  avail  lieu  par  I'interposition  d'un  corps  mince  pour 
empecher  ce  contact  parfait,  ne  se  soil  pas  montr^  dans  nos  experiences 
plus  capable  de  traverser  les  conducleurs  liumides,  par  cela  meme  que 
nous  avons  dil  Ic  fairc  passer  par  \in  plus  long  fil  melalliquc  ,  pour  re- 
duire  sa  force  galvanomelrique  au  meme  degre ;  mais  il  est  possible  que 
cette  addition  de  conducteurs  n'ait  pas  cte  aussi  considerable ,  que  celle 
qui  aurait  cite  requisc  pour    produire    sensiblement  cet   clFet  ,  d'autant 
plus  que  nous  n'etioiis  pas  siirs  de  la  Constance  de  Taction  de  I'appareil 
d'une  experience  h  I'aulre  ,  ensorle  quune  parlie  de  la  reduction  peut 
avoir  cle  iWie  ;i  une  variation  qui  ait  eii  lieu  a  cet  egard.  Aussi  a-t-on 
vii  <pic  nous    avioiis    eu    des    Indircs    de    cet    diet    en  operant   par  le 
simple  courant  inslanlane  qui  etait  iiioins  sujet  a  ces  variations. 

Au  contraire  nous  avons  trouve  que  Taccroissement  du  nombre  dc 
spirales  reuuies  par  leurs  poles  homologues ,  de  maniere  a  representer  une 
spiralc  de  nicinc  longueur,  et  d'un  meme  nombre  de  tours,  mais  com- 
posce  dun  certain  nombre  de  fils,  lorsque  la  section,  et  la  longueur  <lu 
fil  passant   pai'   le    mulliplicatcur    restent   conslantcs,    n'augmenle    pas 


31  G  MKMOIllE    SUR     l.ES     RAPFOr.T.S     T.TC. 

miiiiio  la  ((iiaiilitc  du  coiirant  iii(lic(iu'e  par  la  tlt-vialiou  ile  rait;uille , 
ilu  moiiis  lorsquc  le  lU  ([ui  |iassc  par  le  umltiplicalcnr  a  line  longueur 
;i-peu-pres  cgalc  a  celle  tie  chacune  ties  spirales;  ce  tjui  s'explitjue  na- 
turellcnient  ,  couunc  on  a  \A ,  par  Ic  parlagc  de  clia<{iic  couraiit  partiel 
en  uno  porlion  tpii  suit  Ic  111  du  inullipiicatcur  ,  ct  uric  atilrc  poilion 
t£ui  revient  on  ri;lrograde  par  les  autres  spirales,  d'aprcs  la  facilite  plus 
ou  luoius  grande  tjue  le  courant  trouve  a  parcoiirir  les  diflerens  chcmins 
tpii  s'onVcnt  a  sa  marclic,  ce  tjui  est  tout  a  fait  conforme  a  I'idee  de 
M.  Pkltiur. 

On  pent  e.\pli([uer  d'une  manicrc  analogue  la  destruction  mu- 
tuclle  bien  connue  de  dcu'i  courans  hydro-elcclritjues  produits  par 
un  mcme  noinbrc  de  couples,  et  tpi'on  oppose  entre  enx  dans  un  nieiiie 
circuit,  fjuoi(jue  luu  il'eux  ait  una  force  galvanomctritjuc,  nieme  beau- 
coup  plus  grande  que  I'autre  ,  soit  par  la  plus  grande  etendue  des 
elemeus  dont  est  forme  lYlectromoteur  qui  le  fournit ,  soit  par  la  plus 
grande  faculte  conductrice  tlu  litjuide  dont  celui-ci  est  charge  ;  ce 
couraiit  plus  fort  peut  etre  consiilert;  commc  produit  par  une  souimc 
d'tilectroinoteurs  egaux  chacun  a  I'tilectromoteur  d'elemens  nioins  etendus; 
par  rinterposiliou  de  celui-ci  ,  il  ne  passe  par  le  cii-cuit  total  qu'uri 
seul  de  CCS  courans  ,  les  autres  rt;lrogradai)t  par  relcclroinoleur  a  ele- 
mens  plus  ctcndus  ,  tjui  leur  ollrc  uuc  communication  plus  facile;  il 
nc  reste  tjue  deux  courans  egaux  qui  se  detruisent.  Dans  les  piles 
chargiies  il'uu  lirjuide  j)lus  conducteur  ,  cette  circonstance  est  I'equiva- 
lent  tl'unc  plus  grande  etendue  des  eltimens  ,  et  de  leur  surface  tie 
contact  avec  Ic  licjuitle,  et  on  peut  y  appliquer  le  meme  raison- 
nement. 

L'observation  tpie  nous  avons  faite,  f{ue  les  courans  d'inductiou  en  ge'- 
ntiral  out  nioins  de  facilite  tjue  les  courans  liydro-electrif[ues  ,  a  sur- 
monter  la  resistance  tl'un  contlucteur  liumidc  ,  est  encore  conforine  a 
cette  maniere  de  voir,  juiisque  les  j)reiniers  de  ccs  courans  n'ont  a 
rcpasscr ,  pour  relrogradcr  en  partie  ,  que  par  mi  conducteur  melal- 
litjue ,  tandis  t]ue  les  courans  liyilro-tilectritjues  doiveut  traverser  tie 
nouveau  en  sens  contraire  le  corps  humide  de  I'appareil  electromoteur, 
ou  les  alternatives  de  contlucteurs  humides,  ct  tie  corps  metallitpes  , 
lorsquc  rt-leclroinoleur  est  fornit;  de  plusicurs  couples.  Enfin  cc  nicme 
principe  s'apprK[uerait  aux  courants  ihermo-eleclritpies  ,  dont  la   faible 


cUvaO\X''-  ..Vrrcc''V.c.,Y-    ?«   tViiiio,   C'Hv,v>«    .>i  c"«■c.'l^.^.c  '))i.\\t.ci'tiiv  U6-I.'5a.cj.  1! 


s 


Fio:  J' 


I'AIl    I.E    PROF.    DOTTO    ET    I.E    CHEV.    AVOGADRO  2 1  "T 

inlciisite,  relativeinent  a  leur  puissance  galvanomelrique,  s'explique  cvi- 
(Icriiinciit  par  des  considerations  analogues  (i). 

Au  rcsle  nous  n'avons  fait  incnlion  dc  cette  manicre  d'envisagcr  ce 
(pi'on  a  appele  Vintensilc  des  couians,  que  coinme  se  liant  nalurelle- 
nient  avec  les  fails  que  nous  avons  fait  connaitre  dans  ce  Memoire  ; 
les  relations  de  transraissibilite  plus  ou  moins  grande  des  courans  pro- 
duils  dans  dillnirentes  circonslanccs ,  que  ces  faits  tendent  a  ctablir  , 
sonl  d'ailleurs  independautes  de  I'idee  qu'on  pourra  se  faire  sur  les 
causes  de  cette  propriete. 


(i)  D'apris  les  xcclicrches  dc  M.  Pouillet  (  Comptes  rendus  de  V Academic  des  Sciences, 
T-  IV.  p.  a(i7  )  la  force  elcctro-dynaniiquc  du  courant  produit  par  une  source  donnec  ,  ne 
changerait  pas  par  une  longueur  diiliircntc  d'un  circuit  mctalliquc,  en  ayant  cgard  a  la  distribu- 
tion de  cette  force  dans  les  diflerens  points  de  cette  longueur  ,  qui  doit  en  diminuer  Teflet  dans 
cbaque  point  particulicr  ,  pourvu  qu'on  cvaluc  ,  d'aprcs  les  rcsultats  memes  ,  en  longueur  nitlal- 
lique,  la  purtiuii  incoiiuue  a  laquclle  est  cquivalcntc  la  resistance  des  conductcurs  huraides  qui  font 
partic  du  circuit;  ce  resultat  n'cst  pas  contrairc  a  la  manicre  dc  voir  dont  il  s'agit  icij  car  revaluation 
dont  on  vient  de  parlcr,  n'cst  qu'une  fiction  qui  n'cnipcche  pas  que  la  resistance  opposce  j)ar  Ic 
conducteur  humidc  au  passage  de  relectricite,  ou  qui  ,  scion  I'idee  de  M.  Peltier  ,  la  fait  relro- 
gradcr  en  partic  ,  ue  suit  la  vraie  cause  de  la  diminution  de  force  clcctro-dynamiquc  que  -son 
interposition  oecasionne.  En  cllet  en  augnicntant  la  section  du  conducteur  liumide,  ou  en  le  ren- 
dant  plus  conducteur,  on  augmente  de  mttne  la  force  du  courant,  corarae  M.  Pouillet  radtuct  pour 
Ic  cas  Oil  I'ou  ajoute  au  conducteur  principal  un  conducteur  metallique  lateral,  ce  qui  rc\  ir-nt 
encore  a  augmenter  la  sectiou  dans  une  partic  du  circuit,  sans  en  diminuer  la  longueur. 


SeRIE    II.    To^l.    I.  DD 


ail) 

STUDII 

SU   TALUNE   VARIAZIONI 

OFFERTE 
DA    MOLLUSCHl    FLUVIATILI    E    TERRESTRI 

A  CONCIIIGLIA  UNIVALVE 


CARI.O  PORnO 


R  Ccsi  CD  chcrcbant  avcc  Constance  dans  Forganisution  lc» 
»  parlies  les  moins  variables  que  le  Zoologistc  poiirm 
)i  tracer  des  divisions  qui ,  bien  qu'artiGcieUes  pour  la 
»  nature,  soul  cepeudant  utiles,  necessaircs  menu-  jiouv 
»  letude  dc  scs  noiubreuscs  productions  ». 

Desbaves,  Enc.  Meth.  P.  11.  T.  II.  Ail.  .Wo«uj</iic., 
§  De  la  Methodc. 


Lulli  nelC adunanza  del  ^  ntarto  l83$. 


V>iascheilun  essere  conslJerato  nella  propria  indiTidualiti  non  e  chc 
un  complcsso  cli  circostauze  reciprocamente  influenti ,  e  tlelle  quail  al- 
cuna  pill,  allra  mcno  dircttamente  legata  all'esislenza  dell'essere  stesso. 
II  Naturalista-Storico  del  quale  e  iifTizio  il  dispone  gli  esseri  neU'or- 
dine  dc'loro  rapporli  limita  rinspezione  deU'essere  stesso  al  tempo  in 
cui  trovasi  in  piena  integrita.  Esso  non  puo  allora  considerarlo  rhe  nella 
sua  superficie  ;  egli  deve  scegliere  fra  le  circostanze  clie  I'essere  gli 
esibisce  in  tale  state    quelle  dietro  le  qxiali   stabilire  i  rapporti ,    o   col 


320  STLDII    SUI    MOLLUSCIII    EC. 

linguaggio  proprio  alia  scienza,  il  Natuialista-Storico  deve  scegliere  fra 
queste  circoslanze  Ic  caratterisllche ;  non  v'ha  tlubbio  clie  esso  noii  alle 
pill  apparent! ,  ma  dovrii  attenersi  alle  piii  coslanli  ,  e  le  piii  costanti 
saranno  quelle  Ic  quali  trovansi  in  piu  diretto  i-apporto  coU'esistenza 
(lell'essere.  Queste  una  volta  rinvcnute  e  fisse ,  lutlc  I'allre  troverannosi 
necessariamente  allogate  niano  mano  in  quel  posto,  ed  apprezzalc  col 
valorc  clie  meritano.  L'idca  della  specie  risultera  nelta  ed  assoluta 
uel  labirinto  infinilo  delle  modificazioni  clie  I'individuo  pub  subire  sia 
per  cause  in  lui  preesistenti,  sia  per  l' influenza  di  agenti  estranci.  Tutle 
le  parti  troverannosi  capaci  di  modificazione  ciaseheduna  in  ragione  in- 
versa  dclla  sua  necessita,  quindi ,  o  nulla  varianti,  o  raramente ,  o  di 
poco  le  caratleristiche. 

Fra  i  mezzi  atti  a  guidare  a  tale  scoperta,  forse  il  piu  sicuro,  cerlo 
il  pill  ovvio  e  quello  di  seguire  e  tener  conto  di  tutti  i  deviamenti  clie 
in  natura  vcggousi  accadere  dalla  comune  de'casi  ,  e  progi'edendo  per 
csclusione  ridursi  a  poclie  circostanze,  le  quali  perclie  vedonsi  o  mai ,  o 
rarauienle,  o  lievementc  alterate  ponno  supporsi  tali  clie  senza  lore  I'e- 
sislenza  deU'essere  sia  impossibile. 

Per  la  forza  di  tale  ragionamcnto  mi  accinsi  a  riunire  le  variazioni 
die  mi  vennc  dato  conoscere  nellinviluppo  de'moUuschi  fluviatili,  e 
lerrestri  univalvi,  sia  usaudo  delle  opere,  sia  giovandomi  delle  coUezioni 
r  inspezioni  delle  quali  m'era  possibile.  Nc  credetti  dover  scompa- 
gnare  dalle  note  dei  fatti  quelle  osservazioni  clie ,  a  mo'  di  dire  ,  dalla 
presenza  loro  mi  venivano  suggerite.  Duole  il  vedere  come  nel  tempo 
clie  piu  fatti  stanno  inscritti  nelle  opere  del  sig.  Brugviere  ,  illustrali  per 
giudiziose  note,  lo  stesso  scrivesse  poi  nel  T.  I.  Encycl.  Melh.  all' Art. 
ConchjUologie  chc  «  on  doit  eviter  de  ramasscr  les  coquilles  qui  ]ire- 
»  sententdes  bisarreries  qui  les  eloigncnt  du  type  ordinaire  a  leur  espece; 
»  ces  bisarreries  qui  proviennent  des  accidens  que  leur  animal  a  eprouve' 
»  pendant  son  accroissement  sont  tres-connus,  et  s'il  est  bien  siir  que 
)>  ellcs  lie  peuvent  maintenant  apprendre  rien  de  nouveau,  il  n'est  pas 
»  moins  que  ces  coquilles  repandues  dans  les  cabinets  sont  souvent 
»  prises  pour  des  espcces,  et  que  Ton  doit  les  considerer  comme  aulant 
>)  de  pieges  tendus  i  ceux  qui  cherclient  dans  la  connaissance  des  co- 
»  qiiilles  non  la  recreation  des  yeux  mais  la  verile  dans  I'elude  de  la 
»  nature  ».  Non  potrassi  aspirar  mai  alia  conoscenza  della  verila  nello 
studio  della  natura  quando  s'usi  svellere  I'oggetto  clie  sia  a  centre  delle 


DI    CAIXLO    PORllO  22  1 

noslrc  invcstigazioni  »la  <[ucl  complcsso  tti  falti  concomitanti  chc  a  quasi 
dire  forma  ralmosfera  della  sua  esistenza  ;  per  quanto  un  falto  ajipaia 
secondario  ,  iiiconcludciite,  non  vi  avra  niai  dirilto  a  sprczzarlo  ,  a  ri- 
fiutarlo  :  dii  puo  conoscere  i  legauii  lulli  clie  agli  alui  fatli  lo  aiinodaiio? 
Tal  moclo  erroneo  di  vedcre  i  fatti  isolatamente  non  che  sussistere  pure  in 
oggi  e  anzi  a  mollissimi  comunc.  Studiando  costoro,  o  descrivendo  specie 
volgono  ogni  cura  a  cercare  im  tipo  ,  cd  a  queslo  unicamente  s'appog- 
giano.  Oltrc  la  diflicoita  del  rinvenire  un  tipo  ncl  quale  tutte  le  circo- 
stanzc  trovinsi  equidistanti  dalle  eslreme  modificazioni  delle  quali  sono 
susccttibili ,  altro  gi-avissimo  danno  risulla.  Descrivendolo  essi  nelle  opere 
(  sia  pure ,  questo  tipo  ,  rcale  ,  o  da  loro  aslutamente  creato)  ,  ed  ac- 
cennandolo  con  termini  e  misure  assolute  rendono  difficilissimo  il  ris- 
contro  a  coloro  i  quali  colla  scorta  di  quelle  descrizioni  tentano  rico- 
nosccre  allro  individuo  in  qualchc  parte  diversamenle  modificato;  e  I'in- 
dividuale  alterazione  di  qualche  parte  u  frcqucnlissima,  che  in  natura 
I'eguaglianza  di  due  oggetti  e  pressoche  impossibile.  Meglio  e  il  seguire 
I'esempio  da  taluno  de'  moderni  introdotto ,  di  accennare  colle  frasi 
descrillive  Ic  estreme  modificazioni  di  ciascheduna  parte  della  specie 
cliiudendone  cosi  I'idea  siccome  in  vin  cerchio  ,  e  presentandola  quale 
essa  esisle  realmente,  non  quale  si  rinvcnnc  a  caso,  o  fu  iramaginata. 
Ponno  scegliersi  specie,  le  quali  slieno  a  tipo  nei  genei'i;  generi  tipi  nelle 
classi  ec.  perche  queste  parlizioni  tutte  sono  artificiali  creazioni  (  Non 
oppongonsi  le  due  leggi  da  taluni  rilcnute  siccome  le  regolatrici  delle 
parlizioni  di  genere ,  e  classe,  per  la  prima  la  capacita  a  gcnerare  ma 
con  risultato  ibrido  ,  ed  assolutamente  sterile  ,  per  la  seconda  la  pos- 
sibilita  niatcriale  alia  copxda ,  ma  senza  effelto.  Queste  lei,'gi  sono  di 
tanta  gencralita  da  non  polersi  ledere  con  una  arlificiale  disposizione 
dei  generi  nclla  classe  ,  delle  classi  negli  ordiiii  ec). 

Chiunquc  siasi  occupato  a  riscontrare  oggetti  nelle  opere  scientifiche 
puo  icstimoniarc  di  quanti  dubbii  ,  e  di  quanle  diflicollu  gli  Anono 
causa  le  frasi  assolute  ;  e  solo  dopo  lunga  abiludine  che  s'apprcnde  ad 
altribuirc  ad  esse  quel  grado  di  valore  che  loro  si  devc.  Ed  anclie  piu 
I'  incei-lezza  prova  chi  per  le  ])rime  voile  fa  passaggio  dallo  studio  delle 
opere  alio  studio  delle  collezioni  e  principalmcnte  se  ricche  in  numcro 
d'esemplari.  Pel  modo  di  fraseggiare  scienlifico  esse  venne  abituato  ad 
idee  di  separazione  da  specie  a  specie  ,  nettc  ed  assolute ,  ed  in  quel 
trapasso  le  trova  nel  falto  presso  che  smentite  da  innumerevoli  gradazioni 


323  STL'DII    SUI    MOLLUSCHI    EC. 

che  le  une  alle  allre  avvicinano  priucipalinente  ne'caratterl  meno  impor- 
tanti ,     quasi  a  confonderlc. 

Credo  ilovcr  prcracttcre  alia  csposlzionc  del  quadro  sistematico  delle 
variazioni  la  ragioue  per  la  quale  non  vedcsi  (igurare  in  esso  il  fcnomeno 
della  frattura  aU'apicc  della  spira  quale  si  manifesta  in  alcune  specie , 
e  cio  in  onla  die  il  sig.  Blainvii.le  ueirotlinio  suo  Manuel  de  Malucologie 
I'abbia  accennato  aH'art.  VI  iraltando  delle  malallic,  ed  anomallc,  e  pre- 
cisamente  attrihuendone  la  causa  a  stalo  morboso.  Le  specie  die  prin- 
cipalmentc  vanno  soggelle  a  Ironcatura  sono  il  BuUmus  decollatus, 
Brugviere,  la  Chorisloiua  truncata,  Jan.  (geuere  Tnincatella ,  Risso),  \a 
Melania  truncata  ,  Lamark.  (?)  ec.  Giunlo  die  sia  raniniale  a  data  ela 
il  fenomcno  niostrasi  con  tanta  costanza  da  non  polersi  in  alcun  modo 
chiamar  eccezionale  ,  cio  che  sarebbe  se  dipendesse  da  malaltia,  o  da 
allra  particolare  influenza.  Esistono  individui  die  si  sottrassero  a  questa 
legge,  ina  sono  rarissimi,  onde  quesli  dovranno  dirsi  eccezionali,  gli  altri 
pienanientc  nortnali  e  conseguenti  ad  una  causa  ingenita  alia  natura  del- 
ranimale  stesso.  N'e  prova  anco  la  regolarita  della  deposizione  die  ot- 
tura  il  foro  rimasto  alia  perdita  ddl'apice,  mentredie  falta  roltura  in  altra 
parte  qualsiasi  della  concliiglia  vedesi  costantemente  stenlato  il  modo  col 
quale  I'aniinale  vi  pone  riparo ,  ne  gli  accidenti  che  accompagnano  la 
stentalura  ripetonsi  identici  quando  riaperta  la  parte  riparata  la  si  lasci 
rifare. 

Oinisi  pure  un  altro  genei-e  di  variazioni  ed  e  la  diflerenza  di  dimen- 
sioni  per  la  quale  un  individuo  conservando  I'armonia  delle  parti  non 
distinguesi  che  per  la  piccolezza,  o  grandezza  della  mole;  non  conosco 
cscmpio  die  questa  variazione  fosse  causa  di  pseudo-specie,  e  poco  e 
d'altronde  il  frutto,  che,  storicamente  considerando,  puo  ricavarsl  dallo 
studio  d'essa  ,  ed  infinite  sono  le  gradazioni. 

Non  ebbi  ad  esitarc  tra  la  creazione  di  un  sistema  ordinatore  delle 
variazioni,  e  la  adozionc  di  qualcuno  de'gia  esistenti.  II  sistema  usato  dal 
sig.  Isidoro  Geoffroy  de  Saint-IIilaire  nella  Histoire  generale  et  par- 
ticuliere  des  anomuUes  soddisfa  ad  ogni  bisogno.  Le  poche  modificazioni 
che  crcdetti  dovervi  apportare  originano  da  due  cause;  e  prima:  coin- 
prendesi  in  queU'opera  la  totalita  de'casi  possibili  in  tulti  gli  animal! , 
qui  non  si  tratta  che  della  fiazione  di  una  classe;  abbisognavano  a  quella 


DI    CARLO    POnRO  22  3 

grancU  I'lnec  prime ,  c  numcrose  siultlivisioni.  Se  a  quel  piano  ncces- 
sariainenle  assai  particolareggiato  si  avessero  voluti  aj)plicare  i  casi  pre- 
senli  mcno  numerosi  c  ineno  variati  ne  sarebbero  emerse  troppo  fre- 
qucnli  e  Iroppo  gravi  lacune  ;  onde  trascurando  alcune  dcUe  smldivisioni 
intermedie  credclti  xilili  parecchi  avviciiiamenti.  Formando  poi  soggetto 
de'prescnti  stiidil  noti  solo  Ic  vcre  anomalie,  ma  ancora  le  modillcazioni 
causate  ncgli  individui  da  agenti  estranci  iiel  corso  della  loro  vita  pro- 
priamenle  dctla,  dalla  fecondazione  alia  cessazione,  rendevasi  necessaria 
raggiunta  di  nuove  partizioni,  le  quali  ponessero  ambo  questi  modi  di 
variazionc  in  un  unico  specchio ,  come  vedesi  nella  seguente  tavola 
sistcmalica. 


aa4 


STDDII    Sl'I    MOM.USCHI    EC. 


TAVOLA     SISTEMATICA 


O 


tf 
^ 
k 


y 
z 

H 

S 
1—.     < 

'^  5 
O  2 


u 
C/3  H 
<^    "* 

U    II 

w 

CL4 


pura  corrosione  siilla  couchiglia  ..   N."      i.  a  i4 


II    \  con  azione  locale 


con   azionc 

contiuuata 

dal  punto  leso 

in  avanti 


1)     la. 
»     1 8. 


CO 

c 


sopraeccitazione  vitale    »    2 '7. 

tlepositi  coloi'ati »    29. 


semplici 

Einitcria 

(4) 
varieta 


(5) 

complesse 

(6) 

molto 
complesse 


nel 

volume  pai'ziale 
cli  un  sistema 

nel 
colore  e  disegno 

neir 


Atrofia  . . . 
Ipertrofia 


»    3r. 
»    36. 


puramente  dermale  n    38. 
ineiente  al  tessuto  »    3g. 


(7) 
Etcrolaxia 

(8) 

MostruosUa 


»9 


pura  fraltma     Igiovane 

sulla  concliigUa  jadulta    

lesione  dell'animale »  20.  — 

discontinuazione  dei];li  aiifralti   ....  »  21.  — 

distacco  del  peristoma    »  22.  — 

canaliculazione »  23.  26 


28 
3o 

35 

4o 


elongazione »  61.  68 

asse  della  spira  j   depressione »  69.  75 

nel  diameti'O  della  spira »  76.  79 

nella  struttura  superficiale »  80.  83 

negli  accidenti  parziali »  83.  84 


[   inversion  generale   n    85.      96 
Diceplialia »    97.      — 


Di  c^Ri.o  ponno  auJ 

DEFINIZIONE 

DI       ALCUNE       PAROLE 

(i)  AnomoUa  =  L' idea  »lata  tlelle  anomalie  ila  Geoffroy  u  qui  tras- 
poilala  alle  variazioui.  «  Ogni  particolarita  organica  clic  nrescnla 
»  un  iiuliviiluo  comparato  alia  inaggiorila  degli  individui  della 
»  sua  specie ,  eta ,  e  scsso  » .  Se  questa  particolarita  e  I'eiretto 
di  causa  estranea  e  comprcsa  nolle  Modificazioni ;  se  la  causa 
e  iucrente  alia  nalura  deU'animale  e  vera  Anomalia. 

(2)  Semplice  Anomalia  =  gia  per  uso  delta  Vavieta. 

(3)  (Da  l[u  ,  mezzo,  e    zipccs ,    mostvo).    Leggiera    anomalia,    la  quale 

non  pone  ostacolo  al  soddisfacimento  di  alcuna  funzione ,  e  non 
produce  dillormita  di  sorla  (Geoff.). 

(4)  Scienlificainente  Emiteria. 

(5)  L'anomalia  e   complessa    allora    che    grave    in    apparenza ,  sotto   al 

rapporto  anatomico  ,  non  pone  pero  ostacolo  al  soddisfacimento 
di  alcuna  funzione ,  e  non  appare  all'esterno. 

(6)  Molto  complessa  ,  quando    rende    difiicile  ,  od    impossibUe  qualche 

funzione  ,  e  produce  negli  individui ,  che  ne  sono  affetti,  una 
viziosa  conformazione  differentissima  da  quella  che  ordinariamente 
pi'esenta  la  specie  (Geoff.). 

(7)  Eterotaxia  ,  da  r^zepc?,  altro ;  e  ra^tg ,  ordine. 

(8)  Mostruosita ,  anomalie  le  piu  gravi  (Geoff.). 


Serie  IL   Tom.  I. 


>E 


2  26  STUDII    SUI    MOLLCSCHI    EC. 

W."     I. 

MODIFICAZIONI 

PER    AZIONE    LOCALE    DI    PL'RA    CORUOSIONE    SULLA    CONCHIGLIA. 

ESEMPII 

1.  Ntti'icella  tesscUala  ,  Lamark. 

Nella  coUez.  De  Cristofori  e  Jan. 

2.  Ljmnaeus  stagnalis ,  Draparnaud. 

Brard  ,  Histoire  des  coquilles  etc.  p.  i33  coUa  nota  a  p.  i35: 
(I  Cclles  qui  vivcnt  chins  la  mare  d'Auteuil  ont  cela  de  remar- 
)i  quable  ,  e'est  qu'cUes  sout  raholeuscs,  et  comme  coiTodees  a 
»  leiir  surface.  Cela  ticut  pcut-elre  a  quelque  ver  qui  vit  dans 
»   cette  mare  et  qui  s'atluche  a  tourmenter  ces  mollusques  ». 

3.  Ljinnaeus  stag?ialis ,  Drap.   P^.  bicolor  ,  Megerle. 

Collez.  DC.  et  Jan. 
4- ,  Lymnaeus  palustris  ,  Drap. 

Bouillet  ,  Catalogue  des  Moll,  de  I'Auvergne  n.  8i.  V.  p.  'jo. 
colUi  nota  :  «  A  la  montagnc ,  a  Pontgibaud ,  a  Saint-Priest-des- 
«  Cliamps ,  etc.  la  coquiile  est  plus  foncee  ,  plus  epaisse ,  et 
>i   souvent  rongee  ,  corrodee  ». 

5.  Ljmnaeiis  peregei- ,  Drap. 

Bouillet  ,  Catal.  des  Moll,  de  I'Auvergne  n.  79.  III.  p.  68. 
colla  nota  :  «  Dans  les  bassins  des  fontaines  trcs-fraiches  on  en 
»  trouve  une  variete  dont  la  coquiile  Jjeauccup  plus  epaisse  est 
»  souvent  corrodee ,  rongee  par  des  insectes.  ll  ne  faut  cepen- 
»  dant  pas  atlribucr  ce  fail  a  la  fraicheur  des  eaux  ,  car  je  I'ai 
»  vu  plusieurs  fois  se  lepresenler  dans  les  mares,  dans  les  eaux 
»   stagnanles  n. 

6.  AmpuUaria  intorta  ,  Lam. 

Collez.  DC.  e  Jan. 
■J.  AmpuUaria  n.   s.  ?  afline  alia  PaludinoUles ,  Jan. 
Collez.  DC.  e  Jan. 


Di  rAni.o  ponno  aa^ 

8.  Paludiiia  liltoralis  ,  Chemnitz. 

Collez.  Ponuo. 
f).   Pnludina  intpuru,  Drap. 

/ ".  (;oni|ialt;i  ,  opaca  ,  c   l)iuiu-a. 
CoHcz.  PORHO. 
lo.  Melanopsis  acicularis  ,  Ferussac 

Collt'Z.    PORRO. 

I  I.  Melanopsis  olivu  ,  Jan. 

Collez.  DC.  e  Jan. 
1  2.  Pjrena  Cejlanica  ,  Jan. 

Collez.  DC.  e  Jan. 
1 3.  Mclanopsui  pavdalis  ,  Meg. 

CoUbz.  DC.  e  Jan. 
i4.  Neritina  Jlii\'ialUis  ,  Lksneo. 

Collez.  PoRRO. 

OSSERVJZIOJSI. 

L'atlitudinc  a  subir  corrosioni  pai-  geiierale  a  tutte  quelle  specie 
idrobie,  il  guscio  delle  quali  e  di  quakhe  spessezza ,  sia  clie  nella  sua 
forinazione  predomini  la  gelatina  animale,  come  e  de'Limnei,  sia  die 
abboudiuo  i  sali  calcarei,  come  nelle  IMelanopsidi ,  eNeiiline,  la  quale 
dillerenza  notasi  principalmente  dai  gradi  di  traspai-euza.  Nelle  corrosioni 
s'hanno  circoslanze  varianlissime,  altre  costanti ;  anzi  piu  iu  taluno  dege- 
neri  sono  costanti  quelle  circostanze  stesse,  che  mostransi  negli  altri  insla- 
bilmente  ;  cosi  la  profondita,  estensione,  forma  e  posizione  non  hanno 
giammai  una  rcgola  ,  ed  intaccano  si  i  prinii ,  che  gli  ultiiui  anfralti 
j)romiscuamente  nella  Navicella  tcssellata  ,  Lam.  (n.  i);  ncl  Lymnaeus 
slagnalis ,  Drap.  (n.  3)  e  nella  /''.  Bicolor  Meg.  (n.  3),  iiel  Lymnaeus 
palustris ,  Drap.  (n.  4)  e  \\c\  pereger ,  Drap.  (n.  5);  nelle  due  /tmpuUarie 
(n.  6  e  7);  nelle  due  Paludine  Liltoralis,  CnEnnnz  (n.  8)  ed  impura, 
Drap.  (n.  9);  non  che  nella  Neritina  Jluviatilis  ,  L.  (n.  i4)-  Nei  dieci 
citati  casi  la  corrosione  non  si  approfonda  mai  di  tanto  da  traforare  il 
guscio  che  nella  parele  interna  rimanc  iulatto,  e  normalc.  In  alruno 
degli  allri  casi  i  primi  giri  della  spira  sono  talvolta  altatlo  dislrutli , 
cio  che  a  prinio  aspelto  verrebbe  a  confonderc  queste  con  quelle  spe- 
cie nelle  quali  la  troncatura  sorvegnente  c  carattere,  se  rinspezioiic  di 


2?.8  STIDII    Sri    MOI.LUStlll    EC. 

della  circoslanza  su  cjualclie  numero  d'intlivklui  non  ce  la  moslrasse 
eccezionale.  Forse  aiuliu  crralo  qucslo  giutlizio  in  riguardo  alio  due 
Mclunopsis  oUva,  Jan.  (ii.  i3);  q pardalis,  Meo.  (n.  i3),  che  non  mi  venne 
dalo  di  vedere  che  in  jiocliissimi  individiii  esistenli  nclla  coUczione  De- 
(Iristofori  ,  e  Jan.  Invito  percio  clii  pin  di  nie  fortvinato  puo  cslcii- 
derc  le  propiic  osscrvazioni  ,  a  rcUificar  la  presente.  In  ogni  modo 
potrassi  dedurre  dai  confronti  stabilili  die  le  specie  compattc  ed  opache, 
((uelle  nolle  quali  v'lia  predotninio  di  sali  calcari  sono  le  sole  suscetti- 
bili  di  vera  distnizione,  ma  non  lo  sono  gia  tutte  quelle  in  tal  modo 
roslituile  ,  non  mai  le  specie  pcllucidc  ,  o  sovrabbondanti  in  gelatina, 
e  teiuii.  Akra  notevole  circoslanza  e  che  le  corrosioni  sono  piii  larghe , 
e  piu  profonde  in  qucgli  individui  che  coUa  loro  apparenza  mostransi 
piu  avanzati  in  et;i ,  nuUe  negli  individui  che  non  toccarono  ancora 
lo  stadio  di  compimento ,  I'ela  adulta ;  questo  e  importante  ftitto  da 
considerarsi  da  coloro  ,  i  quali  studiansi  a  trovar  la  ragione  del  feno- 
meno  ,  per  la  spiegazione  del  quale  gia  furono  emesse  opinioni  disac- 
cord!, come  quelle  di  Brard,  e  di  Bouillet  gia  avand  citate  nelle 
note  2  e  5.  II  sig.  De-Blainville  tenne  in  conto  tale  osscrvazione  nel 
Manuel  de  Malacologie  §  \l  des  maladies  et  anomalies  e  lo  pose  come 
oslacolo  alia  vei'ita  del  pensiero  di  chi  vorrebbe  le  coiTOsioni  cirelto 
dcirazione  disti'uttiva  d'  altri  animali.  Si  aggiungano  apprezzandole 
con  quel  valore  die  meritano  le  riflessioni  —  che  in  un  bacino  stesso 
trovansi  specie  corrose  piu  o  meno,  ed  inalterate  a  seconda  dei  generi 
ai  quali  appartengono  —  che  individui  della  specie  stessa  sono  piu  'o 
nieuo  corrosi  quantunquc  coaljilanti  nelle  circostanze  medcsime  —  che 
le  corrosioni  forse  piu  frequenti  negli  individui  di  certe  localita  appaiono 
pero  cgualmente  in  quelli  di  tulti  i  pacsi. 

M."   II. 

MODIFICAZIONE 

PER    FRATTL'RA    SULLA    CONCHlGLIA    GIOVANE. 

ESEMPII  •     ' 

1 5.  Helix  pomatia  ,  L.  —  ^'edi  la  lavola  fig.    i .  ■  '       ' 


DI    CARLO    PORRO  22q 

Rotta  a  circa  due  terzi  del  penullimo  anfrallo.  11  guscio  lipro- 
dolto  dairaniniale  rigondasi  di  molto  e  hruscamente  ,  ma  conli- 
iiuando  ju-esto  toriia  alle  forme  e  dimensioni  normali. 

Collez.  DC.  e  Jan. 
1 6.  Helix  pomatia ,  L.  —  V.  fig.  2. 

Rolta  ad  uii  terzo  dell'ultimo  anfrallo.  II  lembo  della  fratlura 
veiine  forzalo  all'  iudeutro  e  I'animale  \i  pose  ri[)aro  con  un  de- 
posilo  inlerno  foriuanle  con  questo  mi  angolo  relto;  le  ruglic 
ti'ansversali  die  in  basso  ,  dove  era  maggiore  la  frattura  ,  pie- 
gansi  con  gran  curva  dallo  innanzi  all'  indielro ,  tornano  mano 
niano  alia  normale  loro  disposizione. 

Collez.  DC.  e  Jan. 
J 7.  Helix  colubrina,  Jan. 

Rottura  ,  e  riparazione  alia  meta  del  penullimo  anfi-atto.  La 
rottura  forzo  la  spira  a  tendere  al  basso;  il  rilorno  alia  norma- 
lila  e  preceduto  da  mia  deviazione  opposla  formante  colla  prima 
un  angolo  ottuso ,  lasciandosi  cosi  per  poco  tratto  scoperta  la 
fascia  bruna  die  gira  sulla  somma  volta  del  terz'ultimo  anfratto, 
e  die  nello  slato  normale  verrebbe  ricoperta  dal  penullimo. 

Collez.  DC.  e  Jan. 

OSSERrAZIONI. 

Nellinfinito  numero  di  tali:  casi,  die  mi  si  oiTersero,  non  scelsi  die 
questi  Ire  siccome  quelli  die  per  tie  diversi  lali  convengono  a  moslrare 
una  verila  da  tutli  i  casi  egualmente  dimostrala  ed  e  cpiesla  die  la  frat- 
tura accaduta  sulla  conchiglia  ancor  giovane ,  e  senza  die  I'animale 
abbia  riportala  lesione  ,  non  impediscc  il  rilorno  alia  normalila.  Ne  e 
primo  segno  la  comparsa  dell'epidermide ;  la  parte  amorfa  pare  un  mero 
trasudamcnto  della  sacca  viscerale.  La  parte  normale  pare  il  rilorno  al- 
I'azione  dcgli  organi  del  lembo  del  manlello  ;  le  due  secrezioni  distin- 
guoiisi  ollrecclie  per  I'csistenza  o  mancanza  dcU'  epidermide  anco  per 
I'ordine  di  tessuto  ,  disegno  ,  e  colore  solo  proprio  dellc  secrezioni  del 
lembo  del  manlello.  I  tre  esempi  scelti  a  provare  qucsla  Icgge  veggonsi 
dominati  da  circostanze  diversissimc  e  tiilli  c  Ire  riescono  ad  eguali  ri- 
sultali.  La  frattura  al  n.  i5  ben  allindiclro  deiranfratto  csistenle  for- 
zava  I'animale  a  gonfiarsi  onde  occupare  il  minimo  spazio  possibile  fuor 


aJo  sTi'DU  sui  Moi.LUsriri  fx. 

ilel  giiscio  nel  quale  noii  polcva  capire  per  'micro,  c  la  secrezioiie  clie 
esso  deponeva  per  mezzo  clella  sacca  ilci  visceri  prendeva  naturalincnte 
ia  forma  dal  corpo  rigonfialo:  eopcrla  appcna  (juella  pavlc  la  quale  iiou 
sarcbbe  riuscila  a  iiudo  clie  con  jicricolo  doll'animale ,  il  lembo  del  iiian- 
tello  proseguiva  nonnalmcnte  ucUc  propiie  fuiizioni  ;  oiule  I'anfralto 
continuasi  d'iiuU  innanzi  normalc  siiio  al  eompinieuto  ,  alia  formazione 
(lei  labbro  del  peristoma.  Nel  n.  16  al  eoulrario  la  parte  staccalasi  per 
iVattuni  veune  cui-\ata  con  un  angolo  volLo  airindeutro,  c  la  forza  clie 
dellava  quesLo  nugolo  dovettc  cssere  maggiore  di  quella  clie  1'  animale 
poteva  apporre  a  supei'ar  la  prcssione.  La  deposizione  della  sacca  visce- 
rale  dovelte  informarsi  da  questa  circostanza ,  e  mentre  nel  primo  caso 
v'ha  esuberanza,  qui  scorgesi  mancanza  di  spazio.  Fors'anco  la  eoncre- 
zionc  clie  sta  perpendieolare  ,  e  lega  il  lembo  antieo  o  superiors  col 
nuovo  od  inferiore  ,  non  e  clie  iin  frammento  deH'opercolo  invernale 
rimasto  aderente  alia  parete  interna ;  questo  diverso  modo  di  \eder 
riiuUviduo  non  altera  per  nulla  la  legge  che  con  lal  fatto  cercliiamo 
conferniare.  11  n.°  17,  egiuile  ai  preeedenli,,  da  essi  non  per  altro  differisce 
che  per  la  direzione  dello  spostamento  che  diverge  perpendicolarmente 
all'asse  spirale  daU'aUo  al  basso  ;  in  esso  vedesi  poi  una  reazione  dal 
sotto  all'iiisu  che  lo  rimette  nella  via  della  normalita.  La  forza  di  questa 
reazione  e  tutta  insita  nella  natura  deiranimale. 

n."  in. 

MODIFICAZIONE 

PER    FRATTURA    SU    CONCHIGLIA    ADULTA. 
ESEMPII 

18.  Helix  aspersa ,  Mull. 

Labhro  columellare  tronco  ad  im  terzo  della  propria  altezza 
in  modo  da  mostrare  il  cavo  ombilicale;  da  questo  piinto  co- 
mincia  il  labbro  molto  ritralto ,  crasso ,  leggerraente  rovescio  , 
internamente  levigato  ,  esternamente  amorfo  ,  spoglio  d'epider- 
mide  ,  cinericcio.  II  lembo  fratto  irregolannente  e  distinto  per 
I'esislenza  deU'eplderma  ,  vivace  ne' colon,  cd  internamente  nor- 
male.    Sul    peuultiuio  aufratto    alzansi   dei    punti ,  e  risalli   che 


DI    CARLO    PORRO  sSl 

indicano  la  tlirczionc    ed    il  confine    dell'  aiifrallo   antcriorniente 
esislente. 

Collez.  Vali.ardi. 
ig.  Helix  holoscricea  ,  Mich  aid.  —  V.  fig.  3. 

La  frattura  accaddc  verso  la  meta  dcirultimo  anfratto ;  rifa- 
cendo  regolarmenle  il  labbro  ,  per  quanto  alia  forma,  Taiiimale- 
iion  pole  gia  proluiigai'lo  come  prima  ,  ma  al  Icmbo  fratto  ad- 
dosso  una  deposizione  crassa,  hiancaslra,  evasa ;  restando  ancora 
sul  pcnullimo  anfratto,  in  creste  salicnli,  le  traccie  dell'anfratto 
preesistenle. 

Collez.  PoRRO. 

OSSERFAZIONI 

Un  tal  modo  di  modificazione  incontrasi  piii  raro  del  pi-ecedenle 
perche  non  ogni  frattura  e  riparabile  in  allora  che  la  conchiglia  e  com- 
piula ;  se  essa  accadde  niolto  all'indieti-o  non  avendo  Panimale  atlitudine 
a  grandi  secrezioni  della  sacca,  ed  esscndo  cessata  I'azione  degli  organi 
del  lemho  del  mantello  e  desso  tralto  a  morte  inevitabile  ;  se  invece 
non  rimane  soverchlamente  csposto,  in  allora  puo  riparare  alia  perdita 
soiVerla  ed  assicurare  il  proprio  legamento  come  in  avanti.  In  ogni  modo 
risulta  una  veritu  contraria  a  qucUa  emergente  dai  cast  antccedenti 
cioe  che  il  rilorno  dcH'ordine  nella  deposizione  messa  a  ripait)  del  di- 
segiio,  de'colori ,  e  dcirepidcrraa  c  in  questi  impossibile.  Le  itigioni 
veggonsi  cUiare  nelle  note  che  accompagnano  i  due  present!  casi  ( n.  1 8 
«    19)  e  per  Ic  antecedenti  osscrviizioni. 

E  nell'uuo  ,  e  nclTaUro  di  questi  due  generi  di  niodificazioni  per 
frattura  lotale  nella  conchiglia  omisi  parlare  ,  e  cilar  esempii  di  frallure 
parziaii  fatte  in  punti  gia  solidi  sicconae  quelli  che  non  ci  moslrerebbero 
che  ['atlitudine  ncH'animale  a  por  riparo  ailelesioni,  e  la  qualita  amorfa 
dell:!  secrczionc  riparanle ,  verita  giii  abbastanza  provale  nei  casi 
cilati,  i  qiiali  casi  intercssavano  anche  piii  pel  niaggior  numero  di  leggi 
alle  quali  sono  soltoposti. 


aSa  sTUDii    sui    mollusciii    ec. 

MODIFICAZIONE 

PER   FRATTURA    CON    LESIONE    DELl'ANIMALE. 
ESEMPIO 

20.  Helix  arbiistovum ,  L.  —  V.  fig.  4- 

Fratta  in  piu  luoghi ,  ed  a  tempi  diversi.  Le  rughe  transver- 
sali  di  presso  che  tutto  I'ultimo  e  penultimo  anfratto  sono  ciu- 
vate  dair  innanzi  all'  indietro  ,  e  con  maggior  sforzo  presso  alia 
sutura  ,  SI  che  al  punto  della  attaccatura  all'estremita  del  labbro 
laterale  awi  una  larga  discontinuazione  col  penultimo  anfratto ,  la 
cpiale  mano  mano  che  portasi  indietro  si  ristringe,  e  scompare. 

CoUez.  DC.  e  Jan. 

OSSERFAZIONE 

Questo  deve  essei-e  case  anco  piu  raro  de' precedent!  non  essendosi 
sino  ad  ora  a  me  esibito  che  in  un  unico  individuo;  emerge  da  esso 
una  terza  legge  ,  ed  e  che  quando  nella  lesione  c  interessata  una 
qualsiasi  parte  del  mantello  deU'animale,  in  allora  il  marchio  della  le- 
sione anzi  che  scomparire  si  fa  sempre  piu  evidente  da  quel  punto  in- 
nanzi, ed  il  ritorno  della  normalita  si  rende  impossibile;  tolta  la  causa 
necessariamente  devono  mancar  gli  effetti. 


ni    CARr.o    ponno  ^33 

W.°  V.  VI. 

^lODIFICAZIONE 

PER    DISCONTINUAZIONE    d'alCUNO    DEGU    ANFUATTI, 
E    PER    DISTACCO    DEL    PERISTOMA. 

ESEJIPII 

21.  Planorbis  siibinarginatus  ,  Drap.  —  V.  fig.  5,    a.  parte  superiort-, 
b.  parte  infcriore. 

I  pritni  quatlro  anfratti  sono  tlisposti  iiormalmeate  nel  piano  oriz- 
zontale  ;  il  cpiarto  circa  la  mela  del  suo  giro  sovra]iponesi  quasi 
orizzoiitalmentc  al  tcrzo  ,  iuili  si  sottopone  formando  col  piano  di 
cjucUo  ua  angolo  ottuso;  passando  a  formare  il  quinlo  giro  si 
stacca,  ritoma  al  dissopra ,  ed  aderisce  di  niiovo  presso  a  fonuare 
il  peristoma. 
Collez.  PoRRO. 
2  2.  Neritina  Jliwiatilis ,  L. 

Uu  terzo  del  peristoma,  dal  lato  superiorc,  e  staccato  dal  pe- 
nultimo  anfratto. 

ossERrjziom 

Le  ragioni  d'ambo  qiiesli  due  generl  di  modificazioni  mi  restano 
incognite ,  forse  haiuio  origine  da  cause  discguali  ,  forse  ,  ad  onta  clic 
diverse ,  won  provengono  che  da  una  sola.  Se  si  ha  riguardo  alia  presso 
che  continua  regolarita  del  tessuto  principalmenle  del  n.  ai  viene  tolta 
ogni  idea  di  urto,  e  se  la  causa  si  volesse  uon  ostinte  ripetcre  da  forza 
estranca  potrebbe  attribuirsi  a  regolare ,  insuperabile  compressione ;  ma 
il  moUusco  poteva  egli  durare  nella  vita  costretto  contiuuamenle  ad  una 
localita ,  o  sotto  I'azione  di  una  continua  forza  modificaute  ?  II  pi'oblema 
invita  altamente  ,  pi^  che  I'attenzione  del  Naturalista-Storico  ,  quella 
dello  studioso  Fisiologo. 


Serie  II.  Tom.  I. 


FF 


a34  STUDII    SUI    MOLLUSCHI    ECC. 

TX,"  Til. 

MODIFICAZIONE 

PER       CANALICULAZIONE. 
ESEMPII 

a3.  Helix  praetexta  ,    Jan.  (  //.  platjchcla  ,  Mke.  ). 

PiiiLippi,  Enumcrat.  Moll.   Sic.  p.    129.  n.    14. 
34>  Helix  pomatia  ,  L. 

Collez.  DC.  e  Jan. 
aS.  Helix  neinoralis. 

Collez.  DC.  e  Jan. 
26.  Helix  verticillum ,  Fer.  —  V.  fig.  G,  a.  pavtc  siiperiore,  b.  profile 
coa  clisegno  dell'aperlura. 

Collez.  DC.  e  Jan. 

OSSERFAZIONI 

Pill  diflicile  ancora  e  il  proporre  una  causa  alia  modificazione  per 
caualiculazione  alia  sulura.  Nolisi  die  dessa  canaliculazione  noii  scorgesi 
dal  prime  svilupparsi  dell'animale,  ma  sopraggiunge  in  taluno  molto  tardi, 
nu  semprc  dopo  traccc  di  lesione.  Neir//e/£\r  •verticillum  Feu.  n.  26. 
manifestasi  tosto  dopo  uno  di  quegli  iuspessimenli  annulari,  pseudo-pe- 
ristomi  die  in  piii  specie  indicano  il  punto  del  letargo  invernale.  Essa 
scanalalura,  poco  in  priiici[)io,  mano  mano  si  fa  piii  larga,  e  profonda. 

Tie  de'succitati  eseinpi  (n.  24.  25.  26)  nei  quali  veggonsi  allette  da 
canaliculazione  specie  nolissime ,  bastano  a  lorre  ogni  dubbio  ,  e  ad 
assicurare  reccezioiialita  di  tale  circostanza.  Dubbio  craesso  dal  D.  Philippi 
al  n.  i4  ,  p.  129  deU'enuinerazione  de'Mollusdii  da  lui  rinvenuli  uel 
regno  delle  Duc-Sicilie. 

NB.  Geueralniente  parlando  lo  studio  delle  modificazioni  per  azlonc 
di  agenti  estranei  puo  fruttarc  maggiore  ulilita  al  Fisiologo  die  non  a 
dii  altcnde  alio  studio  ddla  pura  Storia  Naturale.  Esse  modificazioni 
metlono  alio  scoperto  Ic  leggi  diiigcnli  Ic  reaziaui  dcU'essere  per  la  con- 
servazionc  dd  proprio  individuo^  e  danno  modi  di  calcolai'e  le  forzc  di 
([uesta  reazioiie. 


OI  CARLO    FORRO  a35 

Hi."  ^iii. 

ANOM.VLIA  LOCALE 

PER     SOPRAECeiTAZIONE     DI     VITA. 
ESEMPII 

37.  Ilclix  nemoralis  ,  L.  —  Var.  5-fasciala.  —  V.  fig.   ■j. 

Dopo  il  priino  jierisloma  novmalc  segiic  una  coiiliim.izione  d'an- 
fratto  clie  si  rovescia  per  poco  spazio  sul  preesistenle  labbro  colimiel- 
lare ,  indi  si  stacca  e  si  allunga  all'  innanzi ,  e  quantunqiie  privo 
tli  epidcrinidc  jjorta  le  traccie  delle  cinque  fascie  bimne  concor- 
danti  ncUa  disposizion  loro  coUe  antecedenti  nornaali.  All'eslrctno 
Icnibo  Tanfratto  si  piega  come  uu  labbro  ed  affetla  le  forme  di  un 
iiuovo  peristoma. 

CoUez.  Villa. 
28.  Helix  albopustulata  ,  Jan. 

Dopo  il  priiiio  peristoma  normale  segue  un  nuovo  accrescimento 
sporgente  per  alcune  linec,  privo  d'epiderma,  biancastro,  teriiii- 
nato  da  peristoma  aiuorfo. 

CoUcz.   PoRRO. 

OSSERFAZIONI 

II  sig.  De-Blaisville  ncl  paragrafo  gia  altre  volte  citato  del  Manuel  ile 
Malacologie  scrive  in  tale  proposito  die  «  il  faut  mettre  aussi  dans  la 
))  meme  categoric  (des  anomalies)  les  doubles  bourrclels  qui  se  forment 
>)  dans  ccrlains  individus  univalves,  apres  que  parvenus  a  I'litat  adulte  le 
»  bourrclct  normal  est  produit ;  ccla  tient,  sans  doule,  a  une  surcxei- 
»  talion  dans  les  forces  vitales  detcrminee  par  quclque  circonslance  lo- 
»  cale  )).  L'opinione  di  lui  vien  confer m ata  dal  modo  di  sovraggiungimento 
d'anfrallo  dcir//e//a:  n."  27  nella  quale,  ad  oiita  die  IVpidcrma  sia  nullo, 
o  (piasi  nullo,  c  le  fascie  bruue  ridotle  a  seniplici  traccie,  pure  veg- 
gousi  opera  dcgli  organi  del  lembo  del  mantello  ;  che  altrimenii  questi 
segni,  per  quanlo  pochi,  non  avrebbero  potuto  menomanicntc  esistere. 


a36  sTCDii  sn  molluschi  ec. 

ANOMALIA     LOCALE 

PER    DEPOSITI    COLORATI. 

ESEMPU 

2f).  Paludina  impura  ,  Drap. 

Vaiieta  Ijianca  c  pelluclda  la  quale  porta  in  sul  penultimo  an- 
fratto  due  linee  IransversaU  croceo-feiTuginee. 
Collez.  PoRiio. 
3i).  Paludina  impura  ,  Drap. 

Var.  rosea-piccola  —  dall'viltima  meta  del  penultimo  anfratto 
all'innanzi  e  transversalinenle  segnata  per  numerose  striscie  avvici- 
nale  ,  piu  colorate  che  il  restante  della  conchiglia,  e  che  poste 
trayerso  la  luce  vcggonsi  piu  opaclie,  piu  compatte  nel  lessuto. 

OSSERrjZIONI 

Questi  due  casi  mostrano  siccome,  influenzati  talvolta  da  circostanzc 
di  nutrizione  od  altre ,  possano  alcuni  molluschi  segregare  elemeiiti  che 
ordinariamente  iion  sono  loro  proprii  ,  o  variai'e  repentinamente  e 
siicoessivameiile  nellc  quantita  e  dosi  costituenti  le  seciezioni.  La  Pa- 
ludina impura  u.  at)  ha  tiaccie  di  sali  metallici,  pioijabiluiente  d'ossido 
di  ferro,  quando  geiieralmente  nelle  sue  secrezioni  non  appare  princi- 
pio  niuno  colorante,  o  mininio  nelle  varicta  leggermente  rosee.  L'altra 
1).  3o  varia  alternali\auicntc  e  rapidamente  nella  quantita  di  secrezione 
onde  talora  il  guscio  di  lei  e  piu  compatto  ed  ojiaco,  lalora  piu  lievc, 
c.  translucido  ,  o  forse  la  divcrsila  del  tessulo  proviene  dalla  quantilA 
dlversa  di  gelatina  animalc  e  di  sali  calcai'ci  dci  quali  compongonsi  suc- 
cessivamcntc  gli  strati. 


Di  CARLO  ponivo  aS^ 

IX,"  X. 

ANOT*L\LIA  EMITERICA 

PER   ATROFIA   PARZIALE    d'uN   SISTEMA. 
ESEMPII 

3 1 .  Helix  muraUs  ,  Muli.er. 

/^.  carenata  —  CoUez.  DC.  e  Ja:*. 

32.  Helix  umbi'osa ,  Partsch. 

f^.  carenata.  —  Collez.  DC.  e  Jan. 

33.  Helix  pjramidata  ,  Drap. 

/^.  testa  duplo  minor,  anfractu  ullimo  subcainnato. 
Philippi.  ,  Enum.  Moll.  Sic. 

34.  Helix  albilabris ,  Say. 

V.  |3)  siibcarene'e  et  a  spire  plus  saillante. 

Fer.  ,  Hist.  Nat.  gen.  et  part,  des  Moll.  etc.  T.  43-  f-    '• 

35.  Paludina  inipura ,  Drap.  —  V.  fig.  8. 

V^.   Torriculaia ;   aufratti   distinti   per  profonda    siitiua ,    carena 
pronmiciatissima. 
Collez.  Villa. 

OSSERf'JZIOyi 

Tal  modo  d'anomalia  e  tra  qiicUi  ai  quali  devesi  maggior  attenzione 
da  clii  viiole  stabilire  giustaniente  le  specie.  V'lia  somma  facilita  ad  es- 
sere  indotti  in  errore  confondendo  le  variela  colle  specie  e  ad  alzar 
quelle  al  grade  di  queste.  L'apparcnza  o  mancanza  deUa  carena  ,  la 
forma  arrotondala  od  angolare  dcgli  anfratli ,  e  laic  circosianza  della 
quale  alcuiii  \ollero  apprezzare  T  iuiportanza  a  paro  dell  evidenza  ,  e 
grossolanamente  ad  essa  appoggiandosi  non  dubitarono  fondare  uon 
che  apposite  .specie  gcneri  particolari.  Sfnggi  alia  superficiale  lore  os- 
servazionc  il  fallo  die  moUissime  specie  ajiparlcncnli  a  gencri  dispara- 
tissimi  avauli  locchiuo  il  conipimcnto  lian\io  gli  anfralli  carenali  ,  e 
quindi  trascurarono  assieurarsi  sc  Ic  loro  nuovc  specie  cd  i  geueri  che 


a3S^  sTUDii  sui  Moi.i.uscm  ec. 

novellaiiiciilc  foiulavano  jiorlassero  i  scgiii  del  compimcnto.  Ben  piu 
facile  iloveva  csscre  V  iiiganuo  quando  i  scgiii  del  coiijpimcnto  esi- 
bivausi  evidenli  ,  iiuUibitali  ,  jiiii  dillicile  lo  seeverare  I'illusionc  dclla 
noil  ideiitila  di  specie  ,  e  I'assegnare  il  posto  evideiite  di  eccezionalilu 
a  qiiesli  iiidividui.  Tenlisi  iudagare  la  ragionc  di  lale  anomalia.  Pare 
uou  debba  la  propria  origine  ghe  alia  maucaiiza  di  sviluppo  di  alcuni 
visceri.  La  carena  die,  come  accennammo,  appare  frcquciite  iiegli  in- 
dividui  giovaai  di  alcune  specie  Ic  qiiali  giuLile  a  compimento  iie  vanno 
poi  eseiili ,  provienc  dalla  deprcssioiie  clie  trovasi  nella  sacca  viscerale 
al  hiogo  dove  esistono  gli  orgaui  della  generazioiie  giaceiiti  in  uno  stalo 
rudimentale  siiio  al  moniento  del  inassimo  sviluppo,  nel  qual  momento 
le  forze  viLali  non  piu  spese  a  conliuuare  raccrescimcnto  vengoao  atJ 
essere  iinpicgale  nella  riprod.uzione.  Se  poiigasi  a  confronlo  il  volume 
oecupato  dagli  organi  generatori  p.  e.  di  uu  Helix  quando  Irovasi  net 
pieno  suo  sviluppo  ,  e  lo  spazio  che  tengono  avanU  clic  I'animaie  tocchi 
al  compimento  vedcsi  enorme  la  diflerenza.  Nel  primo  stato  la  verga 
colle  sue  appeiidici ,  la  borsa  del  dardo ,  i  ricchi  fiocclii  delle  vescicule 
multifide  ,  I'ovidolto  ,  il  testicolo  ec.  distendonsi  solto  la  nietu  interna  di 
quasi  lutlo  I' ultimo  anfi'atto  ,  rialzano  la  sacca  viscerale ,  equivalgono  in 
volume  ad  un  quarto  e  piu  della  intera  massa  viscei-ale  ;  nel  scecndb 
Qaso  lulto  il  sislcma  e  rldoLto  ad  un  tenue  duplice  filo  intorno  ad  un 
punto  del  quale  girano  a  foggia  d'anello  quasi  impercetlibile  le  vescicule 
multifide  ,  la  borsa  del  dardo  non  e  die  una  minima  escrescenza,  To- 
vidotto  e  attenuato  c  filiforme  ,  quasi  nuUo  il  testicolo.  Che  se  per  di- 
fetlo  ingenito  allorganismo ,  o  per  causa  qualunque  sopraggiimta ,  lo 
Stato  d'atrofia  del  sistema  generatore  viene  a  continuarsi  anco  oltrepas- 
sato  il  ]>unto  del  massimo  sviluppo,  allora  la  carena  non  conliuuera  essa 
pure  suUa  concliiglia  ?  Ne  infrequcnte  e  I'alrofismo  di  questo  sistema 
neinoUusdii  compiuli.  La  inemoria  anatomica  deWIIelijc  algira  L.,  scritta 
dal  sig.  Van  Benf.den  c  pubblicata  negli  Annales  des  Sciences  Naturelles, 
T.  V.  i836,  ollre,  accvn-atamcnte  dcscritto  e  disegnato,  uno  de'casi  che  si 
esibirono  all'autore.  Esso  pero  non  fa  cenno  di  diffcrenza  esistente  nel- 
Vinviluppo  teslaceo,  e  pone  in  dubbio  che  si  debba  ritcncrne  causa  se 
la  lunga  prigionia  fatta  soHVire  agli  animali  o  se  la  quantilu  e  qualita 
degli  alimcnli,  o  se  in  essi  qiiesto  alrofismo  e  periodico  dopo  o  prima 
la  stagionc  degli  amori.  Concorre  in  quesia  ullima  opinione  il  sig.  Fonii- 
MANN,  il  quale  fccc  allAccademia,  colla  leltura  anco  uurapporlo  di  questa 


Di  CARLO  PORRO  a3g 

diligcntissima  memoria  (V.  Inslitut.  Sect.  II.  An.  IV.  n.  i44  )•  Qua- 
liinqiie  si  acccui  tli  cpiestc  Ire  cause  in  allora  la  concliiglia  dovev  a 
esser  normalc  ne  si  avra  a  muover  taccia  al  silciizio  del  sig.  Van  Beneden 
suUa  slriiUura  del  guscio  ,  che  ,  sc  I'atroGa  del  sistenui  era  conlinua  , 
essa  avrebbe  reagilo  sull' liiviluppo ,  e  ne  sarebbe  risultala  la  carcna. 
In  ogni  modo,  e  tra  i  dubbii  questo  esempio  raostra  raltitudine  dcH'a- 
tiofismo  negli  organi  generalori. 

ANOMALIA  EMITERICA 

PER    IPERTROFIA    PARZIALE    AD    UN    SISTEMA. 
ESEMPII 

36.  Lymnaeus  palustris,  Drap.  —  V.  fig.  g,  a.  anteriore,  b.  posteriore. 

L'ullimo  anfratto ,  per  due  tern  fortemenle  deviato  aUindietro, 
e  rovesciato. 

Collez.  DC.  e  Jan. 

37.  Lymnaeus  corvus ,  Gmelin. 

Come  sopra. 
Collez.  PoRRo. 

OSSERP'JZIONI 

E  cosa  singolare  come  questa  anomalia  non  siasi  trovata  almeno 
finora ,  clic  in  un  solo  genere ,  nei  Linmaei.  La  concliiglia  perfelta 
giuntii  airuUimo  giro  gradatamente  si ,  ma  con  rapidita  ,  si  allarga  , 
si  espande  e  quasi  evade  all'  indielro ;  non  si  puo  «th-ibuirne  la 
causa  a  ncssuii  agenlc  cslcrno  perclic  non  scoi'gesi  traccia  di  frat- 
Inra  o  coniprcssione  nel  tcssuto  il  quale  ollVesi  norinale  ,  repidermidc 
corre  su  di  esso  liscia ,  regolarissiiiia  ;  piuttosto  sembra  elFetto  di  un 
sovercliio  sviluppo  di  qualcuno  dei  sistemi  viscerali  il  quale  abbia  sede 
nella  parte  superiore  presso  al  capo ,  e  clie  siasi  ipertrofiato  poco  in- 
nanzi  il  luoiucnto  dello  stadio  di  perfezione.  11  sislenia  degli  organi 
geiieratori  soddisfa  a  luUe  queste  condizioiii  e  per  la  posizione  nella 
quale  giace  C  perche  e    poco  avanli    che  la  conchiglia  venga  perfelta  , 


2l\o  STl'DII    SUI    MOI.I-VSCnr    EC. 

che  esso  tcnde  a  sviliipiiare  quelle  Ibnnc  le  qiiali  sono  a  lui  hcccssaric 
onde  farsi  capace  di  altivita.  Esso  sviluppasi  con  icgolare  progresso , 
ed  auclic  per  qucsto  Into  concorre  nci  caraltcii  della  concliiglia.  Quale 
poi  sia  prccisamcnle  il  vlscere  atrclto  da  ipertofia,  se  lutti  lo  sieno  anzi 
che  un  solo,  o  quanto  la  parte  ipertofiala  allonlanisi  daila  noniialila,  di 
queste  nolizie  resla  pur  anche  dcsiderio.  Aniho  Ic  couchiglie  da  me 
citato  not!  si  conobbero  clic  vuote  deU'animale;  quando  occorra  trovare 
tui  terzo  individuo  in  piu  lavorevoli  circoslanzc  sara  aperto  un  campo  ad 
utili  osservazioni  anatomic  he  per  chi  voglia  farscue  scrulatore. 

IV."  XII.  XIII. 

ANOMALIA  EMITERICA 

PFR    COLORE    E    DISEGNO,    SIA    ESISTENTE    NEL    DERMA    SOLTANTO 
SIA    DEL    TESSUTO. 

ESEMPII 

38.  Helix  vermiculata  ,  Muli.er. 

f^.  a)  testa  albo-subrufescente. 

f^.  b)  testa  omnino  griseo-fusca ,  subbizonata. 

V.  c)  testa  quinqucfasciata,  fasciis  albo  fuscoque  ai'ticulatis. 

f^.  d)  testa  quadrifasciata,  fasciis  omnibus  albo,  fusco,  et  luteo 
articulatis. 

P^.  e)  testa  quincpiezonata ,  zona  superior!  fusco  et  albo-ar- 
ticulata ,  alteris  iiigricantibus  integris. 

V.f)  testa  albo-quinquczonata ,  zonis  continuis  nigi'icantibus, 
non  inlerruptis  ,  nee  punctatis. 

V.  g)  testa  alba ,  fusca  ,  nigricante ,  quadrifasciata. 

V.  h)  testa  spira  productiore ,  trifasciata ,  fascia  superiore  la- 
tissima,  albo-maculata ,  et  punctata. 

J^.  i)  testa  omnino  subfusca. 

Deshayes,  Enc.  ISIeth.  P.  II.  T.  II.  p.  242.  n.  5  colla  osserva- 
zione  «  nous  coraplons  neuf  varietcs  ,  inais  on  pourrail  en  faire 
»  un  plus  grand  nombrc  si  on  Toulait  s'attacher  a  trop  dc  mi- 
))  nutics.  —  Si  on  veut  en  suiwe  la  progression  on  s'assurcra  qu'il 


Di  CARLO  ponno  2  j  i 

«  en  est  cle  cette  espcce  coinine  de  beaucoup  d'autrcs  cjiii  passent 
))  du  blanc,  qui  est  la  couleur  du  fond,  au  liruii  fence,  qui  est 
«   celle  dcs  fascies  ». 

39.  Neriiina  meridionalis ,  Pimlipi'i. 

f^.      i)  —  minuta  ;  aterriina,  nitidissiina  ,  labio  tanluin  albo. 

J^.      2)  ^  fusca  vfl  violacco  nigra;   rarius  maculis  albis  ornala. 

J^.  3)  —  albida,  lineis  Icnuissimis,  densissimis,  fuscis  picla, 
et  sensim  in  priorem  transicns. 

y,  /J)  —  alba,  aut  pallide  violacea,  lineis  violaceisflexuosis,  an- 
gulalis,  tenuioiibus,  aut  latioiihus,  densioribus,  aut  rarioribus  picta. 

f^.     5)  —  flava  ,  lineis  •violaccis  ul  n.   4  picta. 

f^.     6)  —  flava ,  lineis  flexuosis  rubris  picta. 

J^.     '^)  —  rosea ,  lineis  flexuosis  rubris  picta. 

f^.     8)  —  rosea,  maculis  obsolelis. 

V^.     9)  —  flava ,  maculis  ol)solelis. 

f^.  10)  —  flavida  ,  maculis  purpureis  sidjquadratis ,  saepe  cou- 
fluentibus ,  tessellatis. 

/^'.   11)  —  alba,  fasciis  tranversis,  distanlibus,  ziczac-formis. 

y.   12)  alba,  fasciis  transversis  ,  distanlibus,  rectis. 

Philippi,  Enum.  Moll.  Sic. 

40.  Helix  sjh'alica  ,  Drap. 

Deshayes,  Eiic.  Metb.  P.  II.  T.  II.  p.  240.  n.  83. 

Lo  stesso  osseiTa  clie  questa  specie  deve  aversi  per  nicra  va- 
i-icla  dell'//,  nemovalis  L. ,  nel  qual  grado  le  va  anco  parcggiala 
\ Helix  liorteusis  L. ,  perche  «  les  elements  des  variations  sonl 
»  tels  ,  ils  peuvcnt  cntrcr  en  comblnaisons  de  tant  de  manieres 
»  que  nous  avons  la  conviction  que  Ion  finira  par  rassembler  au 
»  moins  deux  cents  varictt's  de  I'espece  telle  que  nous  voudrions 
»  qu'on  la  considerat.  Cc  nombre  de  varietes  nous  semble  d'autant 
»  moins  exagere  que  quoique  nous  soyons  loin  de  posseder  toutes 
»  les  variele's  connucs  nous  en  avons  rasscmble  cependant,  de 
»  qucl({ue  point  de  la  France  seulement ,  prcs  de  cent-cinquante , 
»  etuous  ne  connoissons  ni  cclles  de  lEurope  scptenlriouale,  Alle- 
»  mngne  ,  Pologue,  Russie,  ni  celles  de  I'Europe  meridionale,  ou 
»  ellc  est  en  abondance,  et  ou  elle  eprouve  bien  probablement, 
»  par  suite  des  causes  locales,  des  variations  non  nioius  uombrcuses 
»   que  chez-nous  » . 

Serie  II.  Tom.  I.  gg 


a43  STi'Dii  sLi  Moi.i-U!it:iu  ec. 

OSSERFJZIOAI 

Tal  inodo  ili  anoiiialia,  fra  Uilli  il  jiiu  frcqucnle,  c  pur  qucllo  die 
IVa  gli  altri  nierita  parlicolare  osscrvazione  ;  esso  fu  causa  ili  nutiierosi 
errori,  e  fonte  di  confusione  nclla  creazioiic  clcUe  specie.  E  nolo  esser 
duplice  il  inodo  di  colora/.ionc,  od  allatto  dcnnale  ,  o  risiiltaute  da  par- 
licelle  deposle  tra  le  laiiiiucUe  niucosc  caliarce  le  quali  cosliUiiscouo  il 
vero  tegumento  duiranimalf.  Sia  I'uno  sia  Tallio  di  qucsli  modi  clie  co- 
lon una  coiiciiiglia  non  pcrcio  diminuisce  la  variazione  del  colore , 
e  del  disegno.  lu  una  concliiglia  sia  ncU'uno,  sia  noiraltro  modo  scre- 
ziala ,  puonno  distinguersi  due  parti  il  fondo  o  cainpo  ,  ed  uno  o  piu 
colori  secondarii,  ma  il  predominio  dell'uno  sugli  altri  nella  conchiglia 
e  impossibile  staljilirlo  come  caratteristico  di  specie ,  non  raro  anzi 
Irovasi  o  I'uno,  o  gli  altri  esclusivamente.  E  citata  ad  esempio  al  n.°  37 
V Helix  vermiculata,  nella  quale  trovansi  gli  estreuii  ojiposli  f^.  a)  e  f'.  i) 
i;  notisi  die  in  questa  specie  non  incontransi  die  il  campo  biancastro, 
ed  unico  colore  il  bruno  ;  i  gradi  iutermedii  alle  estreme  varieta  sono 
infmiti,  i  principali  soltanto  vengono  notati  alle  leltere  b)  c)  d)  e)f)g)  h). 
In  questa  specie  la  colorazione  e  puramente  derinale,  per  lo  conlrario 
i  colori  sono  inerenli  al  tessuto  nel  seguente  n.°  4o  Helix  sjlvatica,  Drap. 
e  la  nota  del  sig.  Deshayes,  della  quale  abbiamo  corredata  la  citazione ,  ci 
esenla  dal  dire  piii  oltre  sul  proposito  di  lei. 

Lo  stesso  ritengasi  generalraente  parlando  della  colorazione  del  ])e- 
ristoina  ,  e  V Helix  sjlvatica  Drap.  pub  sei'vire  ad  esempio  nelle  due 
varieta  nemoralis  L.  ed  horteiisis  Mull.  ;  autico  e  Tuso  di  appoggiarsi 
a  queslo  pseudo-carattere ,  e  facile  e  il  raccogliere  una  lunga  nota  di 
false  specie  die  da  questo  mal  uso  conseguirono. 

Anco  maggior  confusione  e  tra  le  specie  ,  i  colori  delle  quali  sono 
suscettibili  di  cangiamento.  Stia  ad  esempio  la  Neritina  meridionalis 
Philippi  citata  al  n.°  3q.  I  colori  del  campo  variano  a  seconda  degli  in- 
dividui  dal  bianco  al  gialliccio  ,  al  gialio  ,  al  roseo  ,  i  secondarii  dal 
neinssimo  al  nero-violaceo  ,  al  fosco,  al  viola-pallido ,  al  viola-rosato , 
al  porporino.  La  combinazione  de'disegni  e  egualmente  indefinita.  Questo 
e  uno  del  casi  non  infrequenti  nci  quali  considerati  il  colore  e  il  disegno 
come  caratteri  di  specie ,  si  vciTcbbe  forzali  alia  crcazione  di  tanto 
numero  di  specie  quante  sono  le  possibili  inodiQcazioni,  e  combinazioni. 


Di  cAiiLO  ponno  243 

di  queste  due  circostanze,  ed  essendo  il  numero  di  quesie  modificazioni 
e  combinazioni  infiuito  verrebbe  ad  ingenerarsi  inestricabile  confusione. 
Nella  necessita  di  fissarc  un  jjrincipio,  per  ine  non  troverei  scoiivenevole 
il  ricercarlo  nellc  leggi  dcUa  chimica.  Osservisi  che  tiilte  Ic  succennate 
gradazioni  di  colore  non  soiio  infme  die  il  risultato  di  dosi  diverse  di 
coinbinazione  d'ossigene  e  d'lin  mctallo,  parrebbe  qui  il  manganese;  il 
principio  colorante  e  adnnque  identico  in  queste  conchiglie  lulte  all'ap- 
parcnza  disparalissiine.  Cio  rileniito  avrei  per  mere  variela  di  questa 
specie  istessa  tuUi  quegli  individui  i  quali  nel  resto  simili  dilTei'issero 
solo  per  un  grado  di  colore  il  quale  polesse  riconoscersi  effetto  di  nuoTc 
combinazioni  di  ossigene  e  manganese;  avrei  per  specie  diversa  qualun- 
que  ultra  Ncritina  che  a  questa  quantunque  egualissima  ofTerisse  colori 
proTenienti  da  qualunque  altra  base  metallica,  tali  il  verde,  Tazzurro  ec. 
Questa  ad  onta  di  una  superficiale  apparenza  dovrebbe  aversi  per  di- 
versamente  coslituila  e  diirerente  ne'costumi ,  perche  od  avrcbbe  I'atti- 
tudine  ad  assimilarsi  principii  diversi,  o  le  funzioni  organiclie  agirebbero 
in  essa  in  modo  tutto   dilFerente. 

Le  leggi  che  reggono  le  secrezioni  in  riguardo  alia  disposizione  degli 
atomi  coloranti ,  ossia  al  disegno  ,  sono  per  anco  invoke  in  troppo  di 
oscurita  perche  si  possa  azzardare  intorno  ad  esse  osservazione  veruna. 
Si  sa  che  alcuni  vasi  del  lembo  del  mantello  segregano  le  parti  colorate, 
ma  non  si  sa  come  e  perche  essi  si  spostino  continuamente  in  alcune  specie, 
o  momentaneamente  si  sopprimano ,  dando  cosl  origine  a  vario  disegno. 

M,"  XIV.  XV. 

ANOMALIA  EMITERICA 

PER   F.LONGAZIONE  DELl'aSSE  DELLA  SPIRA  ,  O  PER  ADBRFVIAZIONE  DELLO  STESSO. 

ESEMPII 
XIV. 

4  [  ■  Helix  pomatia  ,  L. 

Coll.  DC.  e  Jan.  n.  69.  r.  ^. 
Urap.  Hist.  Nat.  p.  87.  n.   i5.  f^.  (i. 

Deshayes,  Enc.  Meth.  P.  II.  T.  II.  p.  243.  n.  86.   F.  p.    testa 
scalari,  anfractibus  disjunclis.  Bouillet,  Moll,  de  I'Auv.  p.  28.  n.  19. 


2.).^  STL'nll    SUI    MOLLUSCHI    EC. 

/•'.  |5.  colla  nola  u  A  la  montagne  dc  Gcrgovia  pres  Clcriuoiu, 
)i  priucipaleinent  sur  les  faces  nieridionalc  et  scptenlrioiiale  ,  on 
»   trouve  des  varietes  asscz  allonges  ». 

Ed  altri  aulori  in  gran  numero. 
43.  HcUx  pisana,  Lasi.  —  Y.  fig.    10. 

Payraud,  Moll,  de  Corse  u.  200.  p.   18.  T.  V.  fig.  6. 

J^ar.    turrila. 

Collez.  DC.  c  Jan. 
43.  Helix  fiortensis ,  L. 

BouiLLET ,  Moll,  do  I'Auv.  p.  32.  n.  23.  IX. 
44-  Helix  lapicida,  L. 

Boun.LET,  Moll,  de  I'Anv.  p.  38  n.  32.  IX.  colla  nota  «  On 
»  rencontre  quelqucs  fois  des  cocpiillcs  dont  le  dernier  tour  est 
»  plus  ou  moins  scpare  de  I'avant  dernier.  Je  en  possede  un 
»   a-peu-pres  scalaire  )i. 

45.  Helix  aspersa  ,  Mult..  —  V-  Cg-    i'- 

Collez.  DC.  e  Jan. 

Deshayes,  Enc.  Metli.  P.  II.  T.  II.  p.   23G.  n.   '79. 

^.  i)  —  Deshayes  ;  testa  suturis  profunda  canaliculatis. 

f^.  j)  —  testa  trochiformi ,  spira  pi'oducta  ,  non  disjuncta. 

y.  k)  —  testa  anfractibus  disjunctis  ,  trochiformi. 

Ferussac  ,  Hist.  Nat.  Part,  et  Gen.  des  Moll.  «  Monstruosite  en 
»  spirale  allongee  n'ayant  presque  I'empreinte  volutaire  »  (copiee 
do  Van-Born  ). 

46.  Helix  nemoralis ,  L. 

Menke,  Verzeichniss  etc.  n.   47- 

47.  Helix  striata  ,  Drap. 

Collez.  DC.  e  Jan. 

48.  Helix  ericetorum,  IMull. 

f^.  inegualmente  turrita. 

Collez.  PoRRo. 
49-   Helix  venniculata ,  IMiirx. 

P'.  h)  testa  spira  productiore. 

Deshayes  ,  Enc.  Meth.  P.  II.  T.  II.   p.  2.42.  n.  85. 
5o.  Helix  Mazulii ,  Jan. 

Collez.  DC.  e  Jan. 
5/.  Helix  cincta,  MiiLi.. 

Collez.  DC.  e  Jan. 


Di  CARLO  ponno  245 

52.  Helix  miiralis,  Mull. 

CoUez,  DC.  e  Jan. 

53.  Helix  cingulata.  Stud. 

Collcz.  DC.  c  Ja?j. 

54.  Helix  sjlvatica,  Drap. 

Deshayes,  Enc.  Me'lh.  P.  II.  T.  II.  n.  82.  p.  241. 

55.  Helix  incarnala,  ISIull. 

Menke  ,  Syn.  Moll.   p.  20. 

56.  Helix  candidula  ,  Hud. 

Menke,  Syn.  Moll.  p.  20. 
5n.  Helix  candidissima,  Drap. 

Fer.,  Hist.  nat.  gen.  ct  part,  des  Moll.  pi.  27.  f.  12.  =:  Indivldu 
dont  la  spire  est  detachee. 

58.  Helix  spiriplana ,  Oliv. 

f^.  elevata  =  Fer.,  Hist.  nat.  gen.  et  part,  des  Moll,  planche  38. 

59.  Bulimus  acutus ,  Brug. 

Collcz.  DC.  c  Jan. 

60.  Claiisilia  bidens ,  Drap. 

Boun.LET,  Moll,  de  I'Auvergne  p.  5o.  n.  48.  I.  colla  nota   «  J'ai 
1)   recueilli  dans  le  pare  d'AUagnat  pres  le  Puy-de-Dome  un   in- 
»   dividu  dont  la  coquille  est  scalaire  ». 
6r.   Cjclostoma  elegans ,  Drap. 

Menke,  Vei-zeiclmiss  etc.  n.    188. 

62.  Planorbis  marginatus ,  Drap. 

MicHAUD,  Complement  etc.,  gen.   14.  p.  79.  pi.    16.  f.   n.    12. 

BouiLLET,  Moll.  Je  I'Auvergne  p.  63.  n.  71.  VIII.  colla  nota 
<i  II  arrive  souvent  de  trouvcr  des  monstniosites  des  individus 
))  dont  la  coquille  est  trcs-eoncave  ,  ou  dont  les  tours  de  la  co- 
»   quillc  reposcnt  les  uns  sur  les  autres ;  j'en  possede  plusieurs. 

63.  Planorbis  vortex ,  Mull. 

Mu'.HAuo,  Complem.  gen.    14.  p.  79.  pi-    16.  f.  9.    lo. 

64.  Lymnacus  stagnalis  ,  Drap. 

CoUez.  PoRRO. 

65.  Ljmnaciis  palustris  ,  Drap. 

Collcz.  DC.  c  Jan. 
6G.  Paludina  riibens ,  Me.nke. 

Philippi,  Euum.  Moll.  Sic.  p.   i48.  n.  3. 


a46  STUDU    SUI    MOLLUSCHt    EC. 

67.  Paludina  impura ,  Drap. 

CoUez.  PoRRO. 

68.  Neritina  Jluviatilis  ,  L. 

Collcz.  Villa. 

XV. 

69.  Helix  pisana  ,  Laji. 

Collcr.  DC.  e  Jan. 

70.  Helix  liicorum,  Mull. 

Collcz.  DC.  e  Jan. 

7 1 .  Helix  platjchela  ,  M.ke  (  Syn.  //.  practexta  ,  Jan.  ). 

Collez.  DC.  e  Jan. 

72.  Helix  candidissima  ,  Drap. 

Fer.  ,  Ilisl.  Nat.  gen.  et  part,  des  Moll.  pi.  27.  f.   ii. 

73.  Bulimus  radiatus  ,  Brug. 

Collez.  DC.  e  Jan. 
74-  Bulimus  modestus ,  Jan. 

Collez.  DC.  e  Jan. 
7.5.  Paludina  rubens ,  M.ke  (Syn.  P.  ferruffinea  ,  Jan.). 

Philippi,  Enum.  Moll.  Sic.  p.   i48.  n.  3. 

OSSERP'AZIOJSI 

L'elongamento  dell'asse  spirale  non  solo  riscontrasi  in  natura  vario 
airiiifinito ,  ma  mi  vien  delto  che  con  mezzi  ai-tificiali  siasi  ottenuto  nelle 
Helix  sino  al  grado  di  totale  disgiunzione  degli  anfratti.  La  conchiglia 
di  un  mollusco  univalve  puo  considerai"si  come  un  cono  proteggente  i 
visceri  ,  e  che  s'informa  colic  pi'oporzioni  ,  e  disposizioni  loro.  La  po- 
sizione  arrotolata  de'visceri,  e  per  molta  parte  determinata  dai  muscoli 
delia  sacca  viscerale.  Nella  suesposta  nota  non  solo  si  ha  csempio  di  gran 
numero  di  specie,  ma  di  otto  generi  appartenenti  a  ciascuno  degli  ordini 
e  sotto  ordini.  Sono  polmonacei  terrestri  le  Helix,  Bulimus,  Clausilia, 
polmonacei  acquatici  i  Planorbis  e  Ljmnaeus  ,  e  pectine  -  branchiate 
lerrestre  la  Cjclostoma ,  accjuatico  la  Paludina  ,  e  la  Neritina.  Di  alcune 
specie  veggonsi  ncUe  coUczioni  i  trapassi  dalla  forma  globulare  depressa 
alia  elongata  ,  alia  totale  disgiunzione  degli  anfratti.  Piii  di  esse  specie 
avule  come  rarissime  e  distinle  dagli  antichi  conchiliologi  vengono  ora 
conosciule  per  specie  comuni  alfellc  da  tal  modo  di  variazione. 


Di  rAHi.o  ponno  2  {" 

^lii  in  laiitii  iiicertczza  di  I'orinc  incontransi  alcune  circostanze  Ic 
<juali  |)cr  la  coslanza  loro  ineriUno  di  esser  tenule  a  calcolo ,  e  i .°  la  plii- 
ralila  dcUe  specie  {^oiniiacincatc  deltc  iiorinali  sta  |>iu  presso  alia  mas- 
sima  depressionc  die  noii  al  massitno  svolgimenlo.  Fu  per  giustiCcare 
<|uesto  fatto  clic  cilai  hinga  serie  di  modificazioui  neiraltczza  deH'asse 
spirale.  In  35  casi  26  haniio  I'asse  pin  elongata  de'casi  norniali,  soli  7 
riianno  piii  depressa  di  qucUo  clie  comunemeiite  nella  specie  loro  non 
accada;  c  questo  il  risultalo  di  indagini  .fatle  con  egual  cura  su  ninnero 
cguale  d'opere  ,  e  di  collezioni.  2.°  V'hanno  ,  e  non  di  rado  ,  esempii 
di  concliiglie  normalmente  discoidee  le  quali  si  fanno  globulose  ed  anco 
trocliifornii,  invece  non  conosco  escmpio  che  una  conchiglia  globulosa  o 
Irocliilbrmc  variando  riducasi  a  perfetta  forma  discoidca.  Dalla  coslanza  di 
questo  fatto  credo  poter  dedurrc  che  la  legge  che  cosiringe  alia  forma 
discoidea  un  mollusco  se  non  necessaria  e  almeno  priucipale  nell'ordine 
della  esistenza  di  lui.  II  genere  Helix,  quale  dagli  autori  comuuenientc, 
non  da  Ferussac,  e  rilenuLo,  quantiinque  racchiuda  in  se  solo  quasi  dtic 
terzi  delle  specie  terreslri  conosciute  ,  e  molte  di  esse  sieno  di  furnia 
non  die  globulare,  appiattita,  non  dislrugge  con  esempio  niuno  sia  iior- 
niale  die  accidentalc  la  costanza  di  tal  fatto.  Intendo  per  forma  disco- 
idea  quella  die  viene  determinata  dalla  perfetta  sovrapposizione  di  ciascun 
giro  di  spira  suU'anteriore  in  modo  che  tanto  la  parte  superiore  che 
I'inferiore  della  conchiglia  perfetta  sieno  concave  od  ouihilicate  o  per- 
forate ,  c  che  egualmenle  conlinuandosi  il  peristoma  poggi  coUe  estre- 
mita  suUa  parte  siipeiiore,  e  suirinferiore  del  penultimo  aufratto.  Queste 
riilessioni  mi  deciscro  a  scparare,  e  nominar  come  genere  Tunica  mol- 
lusco polmonaceo  terrestre  che  Tidi  dotato  di  perfetta  forma  discoide 
la  Drepanosloma  nautiliformis  mihi  (Vedi  Biblioteca  Italiana,  T.  LXXXIT. 
1 836,  cd  il  Magasin  de  Conchiliologie  del  sig.  Guerin):  conobbi  di  essa 
pill  centinaia  d'individui  coslantemente  simili.  Se  v'ha  altra  specie  nola 
dutala  di  siinili  circostanze  ed  era  accomunata  alle  Helix,  essa  separata 
da  (piel  genere  deve  a  queslo  riunirsi,  ed  amerci  oiTerisse  forme  piu  di 
questa  sviluppatc  ondc  venisse  anatomicamente  indagata  da  diligente 
scalpcllo. 


a.p  STL'DII    SUI    MOLIX'SCm    EC. 

A  N  0  M  A  L  I  A     E  M  I  T  E  R  I  C  A 

NEL    DIAMETRO    BELLA    SPIRA. 
ESEMPII 

A.  abnormalincnte  perforate. 

76.  Helix  cincta  ,  MiiLL. 

M.KE ,  Syn.  Methodica  Moll.  p.   i5  ,  p'.  |3)  perforata. 
'"'].  Helix  candidissima  ,  Drap. 

]\I.KE,  Syn.  Metli.  Moll.  p.    16,  V.  c)  timbilicata. 

78.  Helix  margiiiata,  Lam. 

M.KE ,  Syu.  Me'th.  Moll.  p.  24  ?  ^  •  t^  )  umbilicata. 

B.  abnormalmente  imperforate. 

79.  Helix  rhodostoma ,  Drap.  (Syn.  //.  pisana ,  MiiLL.). 

M.KE ,  Syn.  Mctli.  Moll.  p.  28 ,  J^.  d)  iinperforata. 

OSSERFJZIONI 

Moltissime  tra  le  couchiglle  sono  prive  del  vuoto  della  spira  solo  in 
.tUora  die  sono  compiiite;  nel  loro  stadio  anteriore  lo  mostrano  patente, 
nu  vicn  oUurato  che  dalle  ultime  deposizioni ;  altre  continuano  ad  essere 
ombilicate  o  perforate  anche  ncllo  stato  perfctto  ,  altre  inline  ne  maiif 
cano  anco  in  eta  giovanile.  Le  anomalie  di  perforazione ,  od  imperfora- 
zione  in  qiiesti  duo  ullimi  casi  debbonsi  averc  come  proccdcnti  da  caiise 
ingenitc  ncH'animale  ,  esse  corrispondono  ad  un  maggiore  o  minora 
spostaraento  nci  visceri  ;  le  cause  modificanti  il  prime  caso  sono  di  mi- 
nora importanza  e  facilmente  noa  datano  che  dagli  ultimi  momenti  dello 
sviluppo  iiidividuale. 


D»  CARLO   POKRO  2^g 

ANOMALIA    EMITERICA 

NELLA    STRUTTURA    SUPERFICIALE. 
ESEMPII 

80.  Helix  pulchella  ,  Mull. 

f^.  costata,  MiiLL. 
8[.  CJioristoma  truncata  ,  Jan. 

f'.  costulata  ,  Risso  (  gen.  Truncatella ,  Risso  ). 
82.  Ancylas  lacustris.  Mull. 

f^.    Sol  ,   PORRO. 

OSSERFAZIONI 

Alcuiie  concliiglic  mostransi,  e  non  infrcquentemente ,  varie  nel  tes- 
suto;  indWiilui  appartenenti  ad  una  unica  specie  sono  talvolta  di  spcs- 
sez2a  sempre  eguale,  altre  volte  variano  alU'riiativamente  e  siibitameiile 
in  densiti  dando  origine  esternamente  a  pieglie  e  costicine  regolari  piu 
o  mcno  evidenti.  Andrebbc  errato  chi  credessc  col  sig.  Boiillf.t  doversi 
ritenere  normali  gli  individui  costulati ,  ed  alierati  gli  altri  per  sfrega- 
mcnlo  accaduto  nclla  lunga  eta  loro  ;  trattando  dcUa  varieta  costata  del- 
V Helix  pulchella  MiiLL.  cosi  si  esprime  :  «  Je  crois  que  la  disparition 
«  lies  cotes  n'est  diie  cpi'a  Tusure  occasionne'c  par  I'age  n.  Spesso  vidi 
indiTidui  adulti  i  quali  jicr  alcuni  caratteri  potevansi  ritcncr  vecclii  an- 
dar  forniti  di  costicine  spiccatissime  ;  piii  spesso  esserne  afTatto  jirivi 
individui  non  per  anco  adulti;  queste  varieta  vivono  in  faniiglie  immcrose 
le  nne  proiniscuamenlc  alle  altre,  e  cio  allontana  I'idca  di  ripclcrnc  la 
causa  dalle  civcostanzc  di  clima,  nutrimcnlo,  od  altre  consimili  circostanze. 
Cio  dipende  solo  da  una  disposizione  organica  tutla  parziale  aU'indivi- 
diio,  la  (piale  alternativannente  modifica  Tattivita  segregante  del  nianlcllo 
e  cpicsla  varia  al  variar  dcgli  individui  in  modo  da  confondt-rii  con 
lenti  ,  c  sfnmati  passaggi.  La  stessa  ragione  di  gradazioni  mi  fa  unire 
a\['/4nc)ius  lacustris  una  variet;\,  ricevuta  dalla  Sartlegna,  radiata  a  co- 
sticine nclla  dirczione  dal  vertice  al  labbro,  e  che  controdislinsicol  nome 
di  Sol.  In  fpicsto  molhisco  la  iegqc  modificanic  Ic  sccrezioni  non  acisce 
Seriu  II.  Tom.  I.  pir 


2 Jo  STIDII    SUI    MOLWJSCTII    EC. 

alternativamentc,  ma  conlinuamente  su  dali  punti  del  lenibo  del  man- 
tello,  simile  pel  resto  ai  casi  prima  citati;  a  quelli  crcdci  pure  doverla 
liunire. 

ANOMALIA     EMITERICA 

PER    ACCIDEKTI    PARZIALI. 
ESEMPII 

83.  Pupa  tridens ,  Drap. 

J^.  bidentata  ,  per  la  mancanza  del  dente  inferiore. 
CoUez.  DC.  e  Jan. 

84.  Helix  Lamarkii ,  Fer. 

y.  unidentata. 

Feb.  ,  Hist.  Nat.  gen.  et  part,  des  Moll.  pi.  58.  f.   i. 

OSSERVAZIONl 

Le  appendici  che  interiiamente  guemiscono  ed  armano  il  peristoma 
e  la  columella  di  piu  generi  e  specie  conservansi  con  sorprendente 
costanza  tranne  che  sieno  state  tolte  od  alterate  per  cause  estranee,  e 
cib  per  la  stretta  coriispondenza  loro  coUa  struttura  dell'animale.  L'os- 
sicino  elastico  che  diede  nome,  e  forma  il  carattere  fondamentale  del 
genere  Claiisilia  Drap.,  la  piega  columellare  caratterizzante  i  Ljmnaeiis 
sono  invariabili. 

I«.°  XIX. 

ANOMALIA  D'ETEROTAXIA 

PER    GENERALE    INVERSIONE    DE' VISCERI. 
ESEMPII 

83.  Helix  aspersa,  MiiLL. 

Cat.  ,  DC.  e  Jan.  n.  6-3  ,  F.  a). 

Deshaves,  Enc.  Meth.  p.  II.  7.  II.  p.  236.  n.  77. 
86.  Helix  nemoralis  ,  L. 

BouiLLET,  Moll,  de  I'Auv.  p.  22.  n.  22.  VIII. 


Di  CARLO  poniio  i5i 

87.  Helix  pomatia ,  L.  —  V.  fig.    la. 

Cat.  DC.  e  Jan.  n.  G-9.  F.  a). 
Dhap.,  Hist.  Nat.  p.  87.  n.   i5.  F.  7). 

Deshayes,  Enc.  Mctli.  P.  II.  T.  II.  p.  243.    n.  8G.    F.  a),  cd 
altrl  mollissinii. 

88.  Helix  arbustoram,  L. 

Fer.,  Hist.  Nat.  part,  ct  gen.  des  Moll.  pi.  29.  n.  3. 

89.  Helix  lucana  ,  Mull. 

Feu.,   Hist.  Nat.  part,  et  geii.  ties  Moll.  pi.  32.  n.  2.  3. 
go.  Helix  hortensis  ,  L. 

Fer.  ,  Hist.  Nat.  gen.  et  part,  des  Moll.  pi.  34.  n.  8.  9. 

91.  Helix  re  gin  a. 

FiiR. ,  Hist.  Nat.  gen.  et  part,  des  Moll.  pi.  119.  n.  6. 

92.  Helix  unidentata  ,  Chemnitz. 

Fer.,  Hist.  Nat.  gen.  et  part,  des  Moll.  pi.    io5.  n.  4- 

93.  Achatina  virginea,  Brlg. 

Bruo.  ,  Enc.  Meth.  T.  I.  p.  I.  p.  364.  n.   109.  F.  f). 

94.  Bulinius  interruptus  ,  Brug. 

Brug.  ,  Enc.  Moth.  T.  I.  P.  I.  p.  3i6.  n.  38.  F.  p). 
cp.  Bulimus  citvinus  ,  Brug. 

Brug.,  Enc.  Meth.  T.  I.  P.  I.  p.  3i4.  n.  27.  F.  i). 
96.  Ljmnaeits  stagnalis  ,  Drap. 

Isidore  Geoff,  de  Saint-Hilaire,  Hist,  des  Anoiu.  T.  II.  p.  2^. 

OSSERFAZIONI 

Si  raccolgono  cpii  csempii  di  qiiattro  generi  ,  e  di  dodici  specie. 
Cio  rcnda  cauli  coloro  i  (piali  lasciansi  persuadere  alia  formazionc  di 
nuove  specie  per  la  semplice  conoscenza  di  uno  o  pochi  indi\idui,  lo 
rhe  accadc  per  gli  oggetti  raccoUi  o  coniunicati  da  lontani  paesi ,  e 
pill  che  per  le  specie  tengasi  in  conto  codesla  avvevtcnza  pei  generi  , 
pei  (jiiidi  e  impossibilc  fissare  Tassoliito  caraltere  di  deslrorsila  ,  o  sini- 
slrorsita  ,  verso  cui  tutto  al  pii!i  puo  accennarsi  la  tendenza  della  pluralita. 
Cosl  pel  genere  Bulimus  di  Lamark  alia  destroi-sita  dominante  opponesi 
il  B.  revolutus  Jan.,  il  quale  sia  per  reccelleoza  d'altri  caratteri  ,  sia 
per  lii  coslanza  di  questo,  in  grandissiuio  nuinero  d'individui  conosciuti, 
dove  aversi  per  vera  specie.  Destrorse  gcneralinente  sono  le  Pupc  Lam.; 


I  52  STL'Dir    SUI    MOIXUSCHI    F.r. 

Tolta  a  siuislra  e  la  P.  (juaihidens  Drap.  da  luUi  accettata  come  sj>ecie 
disliuta  ,  e  comuue  nelle  Collozloni  ;  c  j)iu  forse  clic  iicgli  altri,  varia 
questa  legge  nel  geiiere  Ampullaria  Lam.  ;  \A.  planorboides  Zieci..  e 
YA.  gitjancnsis  Lam.  con  piii  allrc  sono  de.strorsc  ;  girano  invece  a  si- 
nistra VyJ.  intorta  Lam.,  Yyi.  giunatca  Lam.  I'c.  La  trast-iu-anza  di  queste 
considcrazioui  trascino  con  iiiolli  anco  Muller  per  piii  doti  rispetlabile 
osservatore  ,  e  fece  chc  veulssero  alzate  alia  dignila  di  specie,  e  come 
tali  denominate  e  descrilte,  tulle  le  deslrorsita ,  e  sinistrorsita  mostruose. 
Misconosccndosi  cosl  le  leggi  euiergenti  dagli  oggelti,  trasgredivasi  ad 
uno  dei  principalissimi  doveri  del  Naturalista ,  la  scmplincazione. 

H."  XX. 

ANOMALIA  MOSTRUOSA 

PER    DICEFALIA. 
ESEMPIO 


97- 


ClauslUa. 

Qiieslo  case ,  iinico  non  solo  ma  dubhio ,  ci  vien  fornito  dal 
sig.  Isidoro  Geoffroy  de  Saint-Hilaire;  citiamo  le  sue  slesse  pa- 
role: «  II  existe  dans  la  riche  Collection  de  M.  le  Prince  Essling 
»  une  Clausilie  dont  la  coquille  est  terminee  en  avant  par  deux 
»  ouvertures  arrondies,  et  presque  de  forme  normale.  Malhereuse- 
»  ment  le  desir  de  conserver  intacte  une  aussi  rare  coquille  a 
»  fait  negliger  le  corps  de  Tanlmal  qui  a  ete  detruit  sans  avoir 
»  ete  examine.  Aussi  est  il  impossible  de  rapporter  cette  Clausilie 
»  monsti-ueuse  a  son  veritable  genre  teratologique,  et  meme  avec 
»  certitude  a  sa  veritable  famille  ,  car  rien  ne  prouve  qu'elle 
«  doive  appartenir  a  la  famille  des  Monosomiens  plutot  qu'a 
»  celle  des  Sysomiens  ». 

M   Hist.  gen.  et  part,  des  Anom.  T.  IIL  p.  206. 

L'applicazione  di  talune  delle  sovraesposte  osservazioni  non  e  cosa 
nuova,  e  gia  la  troviamo  in  autori  non  allalto  moderni.  Draparkaud  che 
nella  parte  rimasta  de' suoi  lavori  ci  lascio  un  pegno  della  chiarezza 
di  sua  mcnte  ed  un  modello  a  Seguirsi  ,  presentiva  forse  1'  impor- 
tanza  delle  variazioni,  dacche  soUo  ciascuna  specie  I'accolse  cd  annolo 


Di  CARLO  porho  a53 

quauto  gli  veiine  clalo  coriosccnie.  La  sua  cariicra ,  sveiituratanieiitc  ptr 
la  scienza,  troncala  a  uiczzo  cd  il  disoicline  iiel  quale  Irovaronsi  ie  ri- 
maste  note  tolse  il  conoscere  in  pieno  i  risullati  ai  quaii  era  giunto.  II 
suo  esempio  adottato  e  seguito  frullo  la  scoinparsa  di  niolle  specie  an- 
teriorinente  a  lui  stabilite.  Ricordo  con  piaccre,  Ira  parccchi  de'nioderni 
i  quali  corroiio  questa  via,  i  signori  Menke  e  Rossmaesteh,  autori  I'uno 
della  Sjnopsis  Methodica  Conchjliorum ,  I'altro  della  Sconcgraptjie  tec  S«ii, 
tint  ©I'lSttKiffcr  ajJcfliiftcn  v..  Ma  uno  sforzo  ,  onde  ridurre  le  variazioiii  delle 
specie  a'  principii ,  e  cosa  ancor  nuova  ,  ed  il  riuscirvi  e  opera  ,  che 
deve  certamcnte  assicurare  a  chi  lo  possa  la  benemerenza  de'zoologi. 
Per  me  saro  pago  se  colui  il  quale  s'accingera  a  tanto  lavoro  potra  tro- 
vare  qualche  aiuto  in  questi  pochi  studii.  Se  gia  mollo  si  oltenne  ap- 
plicando  alcune  viste  staccate  a  specie  parziali,  quanto  non  si  potra  spe- 
rare  per  allora  che  si  avranno  dei  principii  applicabili  alia  serie  intera 
de'inoUusehi.  La  Storia  Naturale  progredisce  attualmente  con  velocita 
somina  ma  piu  dal  lalo  delle  conoscenze  di  fallo,  clie  da  quello  delle 
filosoficiie  considerazioni,  quantuiique  pur  quesle  progrediscano  del  con- 
tinuo.  Da  tale  squilibrio  s'ingenera  quella  confusione,  la  quale  si  appa- 
lesa  nelle  opere,  e  piu  nelle  coUezioui.  La  semplificazione,  la  riduziouc, 
la  depurazioue  delle  vere  dalle  pseudo-specie  ,  efletti  di  nioltcplici  e 
sicure  conoscenze  sulle  leggi  individual!  sono  forse  i  inassimi  attuali  Iji- 
sogni.  A  confermare  con  falti  rutilita  che  giii  si  trasse  dallo  studio  delle 
Tariazioni  potrcbbesi  citai-e  la  lunga  serie  delle  specie  annuUate,  e  |>iu 
casi  di  diflicili  quistioni  sciolle  dietro  I'inspezione  di  un  caso  di  anomalia; 
ma  ne  basti  un  solo.  La  dcstrorsila  o  siuistrorsita  del  genere  Planovbis 
▼enne  a  lungo  controversa  ;  le  indagini  analomiche  lasciavano  in  campo 
r  inrertezza;  ma  la  questione  venne  sciolta  dal  sig.  Des-Moulins  con  in- 
gcgnosi  e  giusli  ragionamenti  fondati  sulla  variela  di  un  Planovbis  ad 
anfratli   sovrapponenlisi. 

Taluni  scorrendo  questi  studii,  e  trovando  che  le  parti  di  una  con- 
chiglia  sono  ncl  maggior  nuniero  variabili,  vorranno  inferire  grave  diib- 
biezza  sulla  scelta  di  quelle  die  si  lianno  a  pi-endere  come  caraltcrisli- 
che;  ma  rifletlano  costoro  che  si  prcsero  le  parti  ciascheduua  per  se,  e 
solo  in  relazione  con  qualche  mollusco ,  non  tutle  in  relazione  a  tulli. 
Puo  esscre  bcnissimo  che  in  lui  genere  ,  ed  anco  in  una  specie  ,  varii 
quella  parte  che  in    allro    genere,  cd    in    allra    specie    e  coslante ;    il 


a54  STUDII    SUI   MOLLUSCHI 

couoscerc  tutlc  queste  relazioni  e  fnUto  di  una  seric  di  studii  di  troppo 
superiovc  a  quclla  die  io  potei  fare  sin  qui. 

Se  mi  si  volesse  muover  rimpi'overo  perche  scclsi  a  campo  di  os- 
servazioni  una  parte  troppo  limitata  de'moUuschi  mi  scusero  dicendo  che 
scelsi  i  fluviatili  e  terreslri  come  quelli  i  quali  per  ora  soli  formano 
I'oggetto  de'miei  studii ;  che  un  use  gcneraluicnle  adottato  autorizza  alio 
stiWio  separato  di  codesta  parte  ;  die  i  moUusclii  fluviatili  e  terrestri 
stanno  in  tali  rapporti  coUa  pluralita  dclle  specie  marine  da  potersi  ge- 
lUM-alizzare  le  leggi  dclle  luie  sulle  altre ,  e  che  fu  per  questa  riflcssione 
che  tralnsciai  di  parlare  delle  bivalvi  d'acqua  dolce ,  perche  limilalissime 
in  generi  e  troppo  poche  in  numero  di  specie  ,  ed  insufficienti  ad  of- 
ferire  una  serie  di  osservazioni  di  qualche  utilita. 

Altri  infine  mi  taccieranno  di  soverchia  tendenza  a  distruggere  alcuni 
de'modi  sino  ad  ora  adoperati  alia  conoscenza  storica  degli  oggetii  na- 
tui'ali.  Non  ho  che  rispondere  loro  se  appartengono  a  quella  classe  di 
naturalisli  i  quali  nello  studio  non  ricercano,  c  non  vedono  in  na- 
turn  che  fatti  nudi  c  isolati ,  non  conoscono  che  specie  o  piii  spesso 
individui ,  ciechi  cd  incuranti  in  riguardo  alle  leggi  Ic  quali  annodano 
le  individualita  con  mutui  rapporti ,  pronti  a  ritenei'e  come  la  migliore 
quella  qualsiasi  classificazione  ,  per  quanto  artificiale  ,  la  quale  stimino 
nota  ai  piu,  che  per  essi  una  classificazione  non  e  che  una  vera  conven- 
zione.  Preghero  invece  coloro  i  qu.ili  sentono  inseparabiie  la  cognizione 
de'fatti,  e  delle  leggi  da  questi  emergenti,  per  giungere  alia  conoscenza 
della  verita,  di  osservai-e  che  se  distruggendo  non  propongo  insicnie  che 
mi  creda  potervisi  surrogare  ,  questo  e  rimesso  a  piii  lungo  studio  al 
quale  tento  con  ogni  forza  rendermi  capace ;  che  e  legge  costante  che 
non  si  possa  progredire  che  distruggendo ;  che  abbozzate  qua  e  cola 
v'haimo  in  questi  studii  alcune  idee  che  meglio  sviluppate  guideranno  a 
questo  fine;  che  da  me  non  viene  gratuitamente  asserito,  ma  da  hniga 
serie  di  fatti  emerge  il  bisogno  di  una  innovazione;  che  la  perfezione 
infine  delle  scienze  naturali  sta  nella  soluzione  del  problema :  compren- 
dcre  il  massimo  numero  de'fatti  sotlo  i  principii  i  piii  naturali,  i  piii 
scmplici. 


Di  CARLO  ponno  2  J J 


KVDICE    DELLA    TAVOL..^ 


Figura     i.  Fraltiira  ligonfiata  in  individuo  giovane  {Helix 

Pomalia ,  L. ) ...       II.   1 5. 

»  3.  Fi"altura  depressa  in  conchiglia  giovane  {Helix 

Pomatia,  L.) II.   i6. 

na.b.Z.  Frattura  in  conchiglia  adulta III.   i8. 

n  4-  Frattura  con  lesione  deU'animale  (  Helix  arbu- 

storum ,  L.  ) IV.  ao. 

»  a.b.  5.  Discontinuazione  degli  anfiatti  (  Planorbis  sub- 

maj'ginatus ,  Drap.  ) V.  21. 

n  a.b.6.  Modificazione  per  canaliculazione   (Helix  ver- 

ticillum  ,  Fer.  ) VII.  a6. 

7.  Anomalia  per  sopraeccitazione  di  vita   (  Helix 

nemoralis  ,  L.  ) VIII.  27. 

»         8.  Atrofia  parziale  di  un    sislema    (  Paludina  im- 

pura  ,  Drap.  ) X.  35. 

))  a.  b.  9.  Ipertrofia    parziale    di   un    sistema    ( Ljmnaeus 

palustris  ,  Drap.  ) XI.  36. 

))        10.  Elongazione    dell'asse    spirale    {Helix  pisana  , 

Lam.)        XIV.  42. 

«        II.  Elongazione  dell'asse  sino alia  disgiunzione(Z?e/ij: 

aspera,  Mull.) XIV.  45.  i5. 

»        13.  Inversione  di  viscei-i ,   sinistrorsita   {Helix  Po- 
matia ,  L. )...',     , XIX.  87. 


» 


doW    ,■)?  \-)^iT,t  Jc-.di'6'^iu,.-     (^Ca^.  i>i  J<,Mfal.t  ^U  2^X^i*,^o.«.I.^W  256. 


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Carl.,  /.Vr^.lJy 


itfrm^  2.if-  J's^rn  r  i ' 


35-] 

SYIVOPSIS    REPTILIUM 

SARD1NL4E  INDIGENORUM 

AUCTORE 
ZOOL.      PROF.      F.T      MUS.      HIST.      NAT.      PRAEF. 


Exhibila  die  18  marlii  l838. 


Oardinlac  Erpetologia  magis  miranda  est  specicriim  nalxira,  quam  iniil- 
tiludine.  Quaimis  enim  pracclara  liaec  insida  loiige  a  septentrione  in 
meridiem,  scilicet  a  gradu  ^i"  in  3g°  lalitudinis  proiiciatur  ,  qiiamxis 
montibus  et  planitiebus ,  syhis  et  pascuis,  sabulelis  ct  paludibus  passim 
aliemet ,  quamvis  dcmum  uaitissimo  hyeiiie  ferventique  acstalc  gaudeat , 
louge  attamcn  abest  quia  vel  adjacentcs  Italiae  plagas  \el  proxiniam 
Siciliam  Reptilium  numcro  acmnlelur.  Caret  in  primis,  ut  ab  anliquis- 
simis  Scriptoriiius  I'cclc  tradilum  est ,  scrpenllbus  venenatis :  caret 
Natrice  tovquaia  Aldrov. ,  claphL  Bonap. ,  et  lessellala  ejusd. ;  caret 
Colubro  juonspessulano  Ilcnii. ,  austriaco  Guiel.  ,  et  Riccioli  5Ict.  ; 
caret  Lacerla  agili  Linn.,  ocellaUi  Daud.  ,  et  virii/l  ejusd.;  caret 
Anglic  fragili  L.  ;  caret  Salamandra  maculosa  Latr.  et  aU-a  ejusd.; 
caret  Tritoiie  cristato  Laur.  et  punctalo  Fitz.  ;  caret  deniquc  Rana 
temporaria  et  escidenta  Linn.  ,  quae  pro  maxima  parte  vel  apud  nos 
Tel  apud  Siculos ,  quandoquc  etiam  in  viclnissinia  Corsica  ,  iil}i(pie  ct 
passim  occurrunl.  Scd  si  pleraque  Italiae  rcplilia  per  Sardiniae  saltus 
desidcranlur,  nonnulla  in  liac  insula  obvia  sunt,  quae  in  ilalica  penin- 
sula rarissimc  vel  numquam  reperiuutur.  Hue  speclant  JSatrix  viperina 
Serie  n.  Tom.  L  ii 


a58  SYNOPSIS    RF.PTII.H'M    SARDIMAF.    INDICEXORVM 

]5ona|i. ,  Xatrix  Cetti  Nob.,  Periops  hippocrepis  Wagl.,  Phyllodacljlus 
eitropaeus  '!:ioh.,  Notopholis  Fitzingeri  Wic^. ,  Geotriton  fuscus  Bonap.  , 
lutproctus  Ruscojiii  Nob.,  et  Pseudis  sardoa  Nob.  -  Scriptorcs,qui  Fniinae 
Sardoae  speciniina  acl  banc  diem  etiidcrc,  verbis  iilphirimiini  ct  ol)Serva- 
lionibus  Fraiicisci  Cf.tti  iisi  suiil,  sed  quae  Vir  egrcgius  in  sua  Historia 
iiaUnali  Amplubioruin  prolulit,  ut  tcmpora  rcrcbant,  vol  manca  vol  men- 
dosa  synoiiymia  passim  lal)oraiit ;  quidam  alii,  in  cujusnam  fidcm  baclenus 
inc  lalct,  species  alias  iusulae  nostrae  tinbuermit,  quas  neminem  vel  antca 
vel  |)ostca  obvias  bal)uissc  plane  ct  omnino  scio:  ut  igiUir  ccrte  patcal 
quid  e  Rcptilium  ordine  sai'doa  tellus  fcrat,  vel  quid  in  ea  desil,  banr- 
syuopsim  nolis  alque  adumbrationibus  auctam  conscribere  et  evulgare 
opportuvmm  judicavi.  Qiiarta  jam  vice  ,  jubcnle  et  favcnte  Augustissimo 
Rege  ,  insulam  variis  aniii  temporibus  et  quaquaversus  ab  oculalissimis 
coUecloi'ibus  adjutus  peragravi  :  eo  itaque  adducor ,  ut  credam  me  in 
species  omues  ,  vel  fei'c  omnes  ,  quas  locus  alet ,  jam  inde  incidisse. 
Ex  liiscc  specicbus  illas  quae  vel  impeifccle  vel  nondum  ab  Aucloribus 
descriplae  sunt  ,  fuse  ,  uti  par  est  ,  describam  ;  quae  autem  absolulis- 
simis  nolis  tum  diagnoslicis  turn  liisloricis  illustratae  in  libris  erpetolo- 
gicis  jam  proslant ,  obiter  sen  brcvi  tantum  recordatione  attingam. 


AUCTORE    J.    GENE  sSy 

Gen.  TESTUDO,  Brongn. 

I.  Tf.studo  craeca  ,  Linn. 

Testa  ovato-orhiculata  ,  convexa  ,  dorso  tumida  :  scutellis  tnmidis , 
concenti-ice  sulcatis ,  areola  centrali  pimctalo-scabra  :  sterno  un- 
tice  emarginato ,  poslice  profunde  retuso  :  cauda  brevi ,  conica. 


Testodo  cmsca  ,  Lion.  Syst.  Nat  T.  I.  p.  55s.  —  Umcl.  Syst.  Nat.  T.  I.  pars  lU.  pag. 
1043.  .sp.  10.  —  Bonnat.  in  Tabl.  Enc.  Erp.  pag.  23.  sp.  g.  Lib.  5.  6g.  4*  —  Bosc. 
Nouv.  Diet.  d'Hisl.  Nat.  T.  54-  pag-  2C8.  —  Hcimann  ,  Obscrv.  Zool.  T.    I.  p.  219. 

—  Schneider  ,  Schildkr.  pag.  358.  —  SchocpfT,  Tcstud.  pag  38,  tab.  8  ct  9.  ^ —  Lair. 
Rejit.  T.  I.  pag.  G5.  tab.  a.  fig.  a.  —  Duud.  Ropt.  T.  11.  pag.  aiS  (  excl.  varicL  7  ), 

—  Fitzing.  Vcrz.  Mus.  Wicn.  Class.  Rept.  pag.  44-  "P-  9'  —  Wagl.  Syst.  Aniphib. 
p.  i38.  gen.  21.  —  Knorr  ,  Delic.  Nat.  T.  2.  pag.  io3.  tab.  52.  fig.  i.  —  Bcchst. 
Ucbers.  dcr  Naturg.  Laccp.  T.  I.  pag.  220.  —  Shaw,  Gen.  Zool.  T.  III.  pag.  3o.  — 
Schweigg.  I'rodr.  Tcstud.  in  Kiinigsb.  Arr.h.  T.  I.  pag.  3oo.  —  Flemniing  ,  Phil,  of 
Zool.  T.  U.  pag.  aG8.  —  Cloqucl ,  Diet.  Scicoc.  Nat.  T.  LV.  pag.  3.  —  Cnvicr  , 
Regno  Aiiim.  T.  II.  pag.  9.  —  Gray  ,  Syn.  Rcpt.  p.  i3  (  cxcl.  var.  B.  )  .—  GriHilh  , 
Trans.  Aniiu.  Ringd.  T.  IX.  pag.  57.    —    Scbinz  ,  Rept.   Fascic.  I.    pag.  38.  tab.    1. 

—  Dumdr.  ct  Bibr.  Rcpt.  T.  II.  pag.  49-  —  C.  L  Bonap.  Osscrv.  2.'  Ediz."  Ciiv. 
pag.  i5i.  .sp.  I.  (  excl.  syu.  Aldrov.  Jonst,  ct  Laccp.  )-  —  Ejusd.  Iconogr.  Faun, 
Ital.  Fascio.  XI.  (  excl.  iisd.  syn.  ). 

Testudo  Heamwni  ,  Sclmeidcr  ,  Schildk.  pag.  348.    —    Cmel.  Syst.  Nat.  T.  I.  pars  HI. 

pag.   io4i.  sp.  22. 
Testudo  ceometuica,  Brunnich  ,  Spol.  Mar.  Adriat.  pag.  92. 
CnEnsiKE  cnAECA  ,  Mcrr.  Syst.  Amphib.  pag.  3i.  sp.  38.  —  Risso,  Hist.  Nat.  Eur.  niciiil, 

T.  III.  pag.  83.  sp    4. 
Testvdo  vclcaris  ,  Klein  ,  Quadr.  Disp.  pag.  97. 
Testooo  utdas  ,  Klein  ,  Di.sp.  Auiin.  Quadr.  pag.  2.W. 
Testudo  teere.stbis  ,  Plin.  Hist.  Miind.  Libr.  XXXU.  cap.  IV.    —    Gesn.   Quadr.   Ovip. 

pag.   107  cum  icon.  —  Ray,  Syn.  Quadr.  pag.  243. 
Testcgcinb  di  terra,  Cetti,  Anini.  Sard.  T.  III.  pag.  7. 
ToRTUE  DE  TERRE  ,  Azuni  ,  Hlst.  Sard.  T.   II.  pag.  63. 

Variat  sacpc  jiedihus  anticis  tetradactylis. 

Habitat  in  Ilerculis  insula  {  Asinara)  ,  in  Promonlorio  Gortlitano 
(  Capo  Falcone  ) ,  in  apricis  dclla  JSurra  ,  di  Sinis  ,  ec.  —  Vulgo 
Tostoini  ,  Tostoimi ,  Tartuga. 


26o  SYNOPSIS    HEPTILIUM    SARDINIAE    IKDIGENORUM 

Gea,  EltfYS,  Wagl. 

11.  Emys  lutaria  ,  INIerr. 

Testa   parce    cojn'exa  ,    suhcarlnata  y    doj'so    planiusculo ;    scutellis 
radiutlm  subpunctatls  ;  caudu  lo?iguiscula. 

Emts  LUTAniA  ,  Mcrr.  Syst.  Ainphih.  pag.  24*  sp.  i4    (  ^'xcl.  varict.   /3.  )    —    Risso  ,  Hist. 

Nat.  Eur.  nitVid.  T.  III.  paj:;.  85.  —  C.  L.  Bonap.  Iconogr.  Faun.  Ital.  Fascic.  XI. 
Emys  pclciiella  ,  Mi-rr.  Syst.  Aiiiphib.  pag.  35.  sp.   i5  (  juv.  ). 
Emys  ecbopaei,,  Schwoii;g.  Prodr.    pag.  3o5.    sp.  20.    —    Waj;!.  Syst.  Ampliib.    gen.  17. 

pag.  i38.  till).  V.  fig.  8.  9.     —    Fitzing.   Verz.   Mus.  Wion.    in  Class.  Rcpt.  p;ig.  4^- 

sp.  8. 
Testcdo  lutaria  ,  Rondel.  Aquat.  lihr.  Ampbib.  cnp.  II.  pag.  229.  —  Gcsn.  Quadr.  Ovip. 

T.  II.  pag.   ii3.  fig.  5.  —  Aldrov.  Qiiadr.  Digit.  Ovip.  libr.  11.  pag.  710.    —    Linn. 

Syst  Nat.  T.  I.  pag.  333.  sp.  7.  —  Gmcl.  Syst.  Nat.  T.  I.  pars  HI.  pag,  io4o.  sp.  7. 

—  Bonn;it.  in  Tab.  Enc.  Eq*.  pag.  26.  sp.   17.  tab.  V.  fig.  4-  —    Bruno.  Spol.  Mar. 

Adriat.  pag.  91.    —    Stlincid.  Scbildkr.    pag.  338.    —    Pennant,   Faun.  pag.  87.  — 

Donnd.  Bcytr.  T.  III.  pig.   18  (  cxcl.  variat.  3  ct  8  ).  ^  Hcrm.  Obscrv.  Zool.  T,  I. 

pag.  125.  —  Shaw,  Gen.  Zool.  T.  III.  pag.  32.  tab.  6.  —  Latr.  Rcpt.  T.  I.  pag.  iia. 

6g.   I,  —  Daud.  Kept.  T.  U.  pag.   ii5.  —  Bccbst.  Ucbers.  T.  I.  pag.  i44  (excl.  syn. 

Amaenit.  Acad.  ). 
Testcdo  ORBiccLABis,  Linn.  Syst.  Nat.  T.  I,  pag.  35i.  sp.  5.  —    Gmel.  Syst.  Nat.  T.  I. 

pars  HI.  pag.   io3g.    sp.  5.    ■ —    Bonuat.    iu  Tab!.  Enc.  Erp,  pag.  23.    sp.  8.  tab.  IV. 

fig.  4*  —  AVulf ,  Icbt.  Boruss.  pag.  3. 
Testudo  europaea  ,  Schneid.  Scbildkr.  pag.  323.  —  Schocpfi',  Tcstud.  pag.  i.  tab.  i.  — 

Sliaw  ,  Gen.  Zool.  T.  III.  pag.  3i.  tab.  8.  —  Latr.  Rcpt.  T.  I.  pag.  io5.  —  Sturm, 

Dcut.  Faun.  tab.  A  ,  B  ,  C.  —  Eicbw.  Zool.  Spec.  T.  III.  pag.  iiG. 
Testudo  PULCHELtA  ,  SchoepIT ,  Tcstud.  pag.  ii3.  tab.  26  (  juv.). 
Testudo  flava  ,  Lacep.  Quadr.  Ovip.  T.  I.  pag.  35.  tab.  VI.  —  Bonnat.  in  Tabl.  Enc. 

Erp.  pag.  2G.  sp.   16.  tab.  Tab.  V.  fig.  2.  ~    Latr.  Rcpt.  T.  I.  pag.   u3.    —    Daud. 

Rcpt.  T.  II.  pag.    107. 
Testupo  rotunda  ,  Latr.  Rcpt.  T.  I.  pag.  107  cum  icon.  (  juv.  ). 
Testudo  meleachis  ,  Shaw,  Natur.  Miscell.  T.  IV.  pag.  i44- 
Testcdo  AQUATicA  ,  Ruiscli ,  Thcatr.  Anim.  T.  II.  pag.  146.  tab.  ^o. 
Testudo  puwctata,  Goltw.  Scbildkr.  tab    K.  fig.  12. 
Terrapeke  europaea,  BcU  ,  Zool.  Journ.  T.  II.  pag.  3o8.  sp.  i. 

Cistudo  europaea  ,  Gray  ,  Syn.  Rcpt.  pag.  19.  —  Diimdr.  et  Bibr.  Rept.  T.  II.  pag.  230. 
Testuogine  di  fume,  Celti ,  Anim.  Sard.  T.  III.  pag.   11. 
Tortue  d'eau  douce,  Azuni,  Hibt.  Sard.  T.  U.  pag.  64. 

In  fluviis  leiite  fluenlilnis  ct  paliulibus  ubiquc  frequens:  circa  Oristano 
vulgalissima.   —  Vulgo  Tostoini  aquaticu  ,  Tavtitga  aquatica. 


AUCTORE    J.    GENE  261 

Gen.  CHELONIA,   Broncn. 

III.  Chelonia  caretta,  Gray. 

CastancO'fusca  y  suhtus  Jlmnda:  testa   latiuscida  y  subelongata  :  scutis 
vevtebralibus  coiwexis  y  pedlbus  luigulbiis  duobus  instructis, 

Adulta,  Testa  laevi  ,  inargine  integro. 

Junior.  Testa  tricarinata  ,  inargine  postico  tlentato. 


Chelokia  CA.IIBTTA  ,  Gmy  ,  Syn.  Rcpl.  pag,  53.  sp.  3.    —    C.   L,    Bonap.   Iconoi;r.  Faun. 

Ital.  Fascic.  XIV. 
CiiELOHU  cAOtiAifA  ,  Schwoigg.  Piotlr.    T.  I.    pag.    29*2    et    4 '8.    sp.    G.    —    Wagl.  Syst. 

Aniphib.  pag.   i33.  gen.  1.  tab.  I.  fig.  i-23.  —  Dumcr.  cl  Bibr.  Kept.  T,  II.  pag,  .552. 
Gheloma  vibcata  ,  Wagl.  Icon,  ct  Descr.  Aniphib.  tab.  29. 
CoELOKiA  Pelascohum  ,  Valcnc,  Rcpt.  Mor.  tab.  X. 

CoELOKiA  CEPHALO ,  Tfnuu.  ft  ScUlcg.  Faun.  Jap.  Cbclon.  pag,  23.  tab.  IV.   fig.   i,  2.  3. 
Caretta  caouana  ,  Filzing.  Verz.  Miis.  AVicn.  in  Class.  Rcpt.  pag.  ^^.  sp,  5. 
Cabetta  cepmalo  ,  Mcrr.  Syst  Ampbib.  pag.   18.   sp,  1. —  Risso  ,  Hist.  Nat.  Eur,  Mtrid, 

T.  III.  pag.  85,  sp.  I.  —  Pr.  Max.  Wicd  ,  Brytr.  zur  Naturg.  Braz.  T.  I.  pag.  25. 
Testcdo  caretta  ,  Linn.  Syst.  NaU    T.  I.   pag.  35i,  sp.  4-    —    Gincl.    Syst.   Nat,    T.    I. 

pars  III.  pag.   io38.  sp.  4*  —  VValb.  Cbclou.  pag.  4  *^t  gS,  —  Donnd,  Bcytr.  T.  III. 

pag.  9.  —  SchocpiT,  Tcstud,  pag.  67.  tab.   16  ct  16  B.  —  Latr.  Rcpt.  T,  I,  pag.  33. 

—  Shaw  ,  Gen.  Zool.  T.  IH.  pag.  85.  tab.  33.  24.  25. 
Testudo  CEPHALO  ,  Scbncid.  Scbildkr.  pag.  3o3. 
Testcdo  CAorANA,  Bonnat.  in  Tabl.  Enc.  Erp.  pag.  20.  sp,    3,    —    Daud.    Rcpt.    T,    II. 

pag.  54.  tab.   iG.  fig.  2,  —  Bc-chst.  Uebers.  T.  I.  pag.  no. 
Testudo  corticata  ,  Plin.  Hist.  Muud.    libr.  IX.  cap.  X  ,    ct  libr.  XXXII.    cap.  IV.    — 

Gcsn.  Aquat.    T.  IV.    libr.  III.    pag.   ii3i.    —    Id.  Quadr.  Ovip.    pag.   112.     Cg.  in 

pag.   114.  —  AUlrov.  Quadr.  Digit.  Ovip.  lib.  II.  cap.  IV.  pag.  712.  fig.  in  pag.  714. 

7i5.  —  Olcar.  Mus.  pag.  27.  tab.   17.  fig.   i.  —  Golt\v.  Scbildkr.  fig.  i.  2,  3  ct  4» 
Testucgine  di  mare  ,  Cctti  ,  Anim.  Sard.  T.  III.  pag.  12. 
ToiiTDE  DB  MER  ,  Azuni  ,  Hist.  Sard.  T.  H.  pag.  65. 

Obvia  pvaesertim  in  mare  galllco  {Bocche  di  Bonifacio)  el  lyrrheiio. 
^'ulgo   l^'ostoini  de  marl ,   Tartitga  de  majn. 


aCa  SYNOPSIS    REPTIUOM    SARDINUE    INDir.ENOnUM 

Gen.  ASCALABOTES,  Fitz. 

IV,    AsCALABOTES    MAUniTAMCUS  ,    Boiiap. 

Fusco-cinereus ;  capile  scaberriino ;  dorso  tuberculis  aggregatis    niu- 
ricato  ;  caudu  corpore  breviore ,  supra  sexj'ariam  aculeata. 


AscALABnxEs  MAVniTAKicus  ,  C.  L.  Bon;ip.  Icoiiogr.  Fiiiin.  It.il.  Fasclc.  III. 

Lacekta  MAcniTAKiCA  ,  Linn.  Sysl.  Nat.  T.  1.  jwg.  36i.  sji,   ii.  —  Gint'l.  Syst.  Nat.  T.I. 

pars  in.  pag.   loGi.  sp.   ii.  —  Sliaw  ,  Gen.  Zool.    T.  HI.    pag.  2G9.    ^    Boiinat.  in 

Tahl.  Enc.  Erp.  p.   i5a.  sp.  5i.  tab.  XI.  fig.  i. 
Lacerta  turcica,  Gincl.  Syst.  Nat.  T.  I.  pars  III.  pag.   10G8.  .-^p.   i3. 
Lacerta  DU81A  ,  Sliaw  ,  Gen.  Zool.  T.  III.  pag.  267. 
Gekko  MUHicATUs  ,  Lauf.  Rcpt.  ])ag.  44' 
Gecko  FAscici'i-Anis  ,  DauH.    Ropt.    T.  IV.    pag.    i44.    —    Cloquct  ,    Diet.    Scicnc.    Nat. 

T.  XVIII.   pag.   i-i.   —  Schil.z  ,   Rcpt.  pag.   ^3.   tab.    l5. 
Gecko  stcllio  ,  Mt-rr.  Syst.  Aniplii!>.  pag.  4^.  sp-   i5. 
Gecko  macrit,a]sicijs  ,  Bosc  ,  Diet.  d'Hist.  Nat.    T.  XII.    pag.   5i3.    —    Risso  ,  Hist.  Nat. 

Eur.  MeriJ.  T.  III.  pag.  87.  sp.   11. 
Gecko  A^KIJLATlls  ,  Scba  ,  Tbcs.  T.  I.  pag.   171.  tab.  108.  fig.  6. 

AscALABOTEs  FAscici'LARis  ,  Fitzing.  Vcrz.  Mus.  Wien.  in  Class.  Rcpt.  pag.  4?.  sp.  '•*■ 
1'latvdactvlcs  FAscicctARis  ,  Wagl.  Syst.  Anipliib.  pag.  142.  gen.  3.    —    Gray  ,  Syn.  in 

Griff.  Aniin.  Kingd.  T.  IX.  pag.  48. 
I'latydacttlos  (  TARE.MttA  )  sTELUO  ,  Gray  ,  Syn.  Saur.  Rcjit.  in  Annal.  Phil,  new  scries 

n."  VII. 
Platvdacttll's  mubalis  ,  Dumcr.  ct  Bibr.  Rcpt.  T.  III.  pag.  3ao. 
Lacerta  TAnE>TH.A  ,  Joust.    Qiiadr.    T.  I.    lab.  77.    —    Ruisch  ,    Tbcatr.  Anim.    T.  II. 

lab.  77. 
Lacertos  facetancs  ,  Aldrov.  Quadr.  Ovip.  libr.  I.  pag.  054- 
Lo  Stelliose  ,   CcLli  ,  Aniiii.   Sard.  T.  III.   pag.  20. 
Lk  Stelliox,  Azuni  ,  Hist.  Sard.  T.  II.  pag.  C8. 

A(l  muros  antiquos  ,  interdum  etiam    in    domibus  ,  sat  frequeiis.  — 
Yulgo   Tavaniola  i  Jscurpi  ^  Plstilloni ,  Pistlllorn  wurru. 


AUCTORE  J.  crMi  afiS 

Gen.  IIEMIDACTYLUS ,   Civ. 

V.    IIeMIDACTYIX'S   VERRt'Cl'LATrS  ,    Cuv. 

Cameo-cinereus  ,fusco-maculatiis  ,  poris  femoralibus  instructus :  dorso 
tubet'Cidis  parvis  numeivsis  ,  obscure  triedris  ,  seriatim  dispositis  : 
Cauda  longiuscula,  superne fasciata  ,  tubevculis  covformibus,  subtus 
sciUata. 


HisMiDAcTiLUs  VEiinDcutATOs  ,  Cuv.  Rignc  Anini.  T.  II.  pag.  54.  —  Bory  ct  Bibr.  Rqit 
Mor.  pag.  68.  tub.  XI.  6g.  a.  a.  b.  —  Uumcr.  ct  Bibr.  Rfpt.  T.  III.  pag.  359.  — 
Gene;  in  Bibl.  Ital.  T.  74.  pag.  50. 

Hemidactylus  VERntcosrs  ,  Gray  ,  Syii.  in  GriOilh's  .\nlm.  KingJ.  T.  IX.  pag.  fio. 

HeNinACTYLUs  GRA^oscs  ,  Riipp.  All,  Bcpt.  Tab.  \.  (ig.  1. 

HEMtnACTYLi's  TRiEnnv.s  ,  C.  L.  Bonap.  Icmiogr.  Faun.  llal.  Fascic.  III.  —  Scliinz,  Roj»t. 
j«g.  329.  lab.  9;. 

GscKt's  CYAKOTiACTYLVs  ,  Radii.  Caratt.  di  alcuni  nuo\i  gen.  ccc.  pag.  9.  sp.  23. 

Gecro  Y-EnnrciLATis  ,  Griflith  ,  Anini.  Kingd.  T.  IX.  pag.   \!\G. 

Gecko  bieridio>alis  ,  Risso  ,  Hist.  Nat.  F.ur.  Mcriii.  T.  III.  pag.  8-.  sp.   12. 

Ilithitul  cum  praecedcnli,  in  domibus  secus  liltoi-a  freqiicns.  A  vulgo 
cum  praeceilenti  confusiis ,  iisdemcpic  nominibus  designatus. 


Gen.    PIIYLLODACTYLUS ,    Gn.vv. 

W.    PllYl.LODACTYLUS    EljROPAELS,    Nob. 

Depressus  ,  supra  Jiiscus  ,  cinereo-irroratus  riel  maculatus  ,  ivfra 
sordide  albus  ;  collo  angustalo  ;  cauda  depressa  ,  fusijorini ,  poro 
utviitque  prope  basin  valde  elci'ato. 

Longit.    poll.    2  'ji 

Tab.  I.  fig.   I. 

Sub  arborum  cortice  sat  frequens  ;  rarior  sub  lapidibus. 

Descr.  Corpus  supra  nigro-fuscum ,  nunc  alomis  slrigis({ue  parvis, 
transversis ,  nunc  inaculis  niagnis   iiebulosis,  cinercis  variegatuin  ;  infra 


264  SYNOPSIS    nr.PTILIUM    SAHDINIAE    I\DICENORUM 

soriliile  alhidum.  S([uaiiiae  ilorsales  rotuudalo-hexagoTiae ,  ininulae,  snb- 
imbi'icatae ,  griinuliformes ,  in  quincuncem  itlcst  in  series  ijuaquaversus 
ilecussantes  ilispositae,  acquales  ;  abdomiiiales  latiusculac ,  planac ,  evi- 
dentius  iiubricatae;  iiilennaxillarcs  ct  guUurales  alidominalibus  loiige 
niinorcs.  Caput  depressuiii ,  aculiusculiim ,  poiic  oculos  clihitaluin  ,  supi'a 
pariim  declive,  infra  explanatum :  nares  ad  suluram  sculclli  rostralis 
priinaecjue  laminae  labialis  positae:  oculi  nigri,  pupilla  perpendiculari 
aurea  ,  nitidissima  ( in  uiortuis  alba  ) ,  palpebra  infcriori  intnisa.  Colliim 
angustalum ,  dislintluni.  Cauda  orassa ,  jjasi  conslricta ,  jioro  ulriiupie 
solitario,  valde  couspicuo,  liiaiilc,  nicmliranula  alba  obduclo,pone  basim 
dilalata ,  marginibus  exiimis  rotundatis,  dein  usque  ad  apicem  alteniiala, 
depressa  ,  squamis  verticillalis  subquadratis  obtecla.  Pedes  breves  , 
validiusculi ,  paluiis  penladaetylis  :  digili  squamosi,  squamis  superis  im- 
bricatis,  inferls  distinctis,  cylindrici,  apice  in  disciim  dilatali,  inaequales, 
priino  quintoque  brevibus,  reliquis  subaequalibus:  discus  subtiis  laevis- 
simus,  rinia  longitudinali  media,  profunda,  divisus,  unguibus  relracli- 
libus,  niiiiutissimis  (Tab.  I.  fig.    i.  a). 

Observ.  Phyllodactyli,  quos  recentiores  Erpetologl  numerant,  Novam 
Guineam,  Caput  Bouae  Spei,  Indiae  orientalis  insulas,  Pcruviani ,  Ca- 
liforniam ,  et  Novam  Hollandiam  liabitare  traduntiir:  novum  igitur  et 
momentosnm  Europae  Faunae  accedit  animalcviium  nostrum ,  cam  ge- 
nere  perquam  insigni  adaugens.  Inter  specimina  permulta  quae  legi, 
ulures  adsunt  foeminae  ovis  foetae ,  ideoque  adultac :  ova  liaec  globosa 
sunt,  sordide  flava ,  pisi  magnitudine,  scd  immalura. 

DilFcrt  a  PlijUodactjlis  Lesueurii  (i)  et  porphyreo  (2)  Dunier.  et 
Bibr.  colorii)us  ct  slatura  longe  minore;  a  Phjllodactjlo  gjvmopjgo 
eorumd.  (3),  area  nuda  praeanali  nulla;  a  PhjllodactjUs  tuberculoso 
Wiegm.    (4)    et  pulchro    Gray    (5),    corpora    laevi;    a   PhjllodactjUs 


(i)  Dumcr.  ct  Bilir.  Rcpl.  T.  lit.  p.ig.  Sga.  sp.   i. 

(2)  Dmii<:r.  ct  Bibr.  Rcjit.  T.  III.  p.ig.  SgS.  sp.  2.  tab.  33.  5. 

(3)  Duiiicr.  ct  Bibr.  Ript.  T.  III.  p-tr.  3g/i.  sp.  3. 

(4)  Diinicr.  ct  Bibr.  Rcpl.  T.  HI.  p:ig.  SqG.  sp.  4. —  Wicgni.  Bcytr.  zur  Zool.  in  .\rt.  Acad. 
Cacs.  Lcop.  Nat.  Cur.  T.  XVII.  pars  I.  pag.  241.  tab.   18.  fig.  2. 

(5)  Dumdr.  ct  Bibr.  Rcpl.  T.  III.  pag.  897.  sp.  5.  tab.  33.  7.    —   Gray  ,  Spec.  Zool.  pars  L 
pjg.  3.  tab.  3.  fig.  I.  a.  b. 


XUCTOIVE    J.    CENK  263 

strophui'o  Dinner,  et  Bibr.  (i)  gerropjgo  ^^'u'gm.  (2),  ct  viitulo 
Gray  (3) ,  caiula  non  prehcnsili ,  scuto  pvaeanali  viuisquc  dorsalilius 
nullis. 

Gen.   PODARCIS,    WAor.. 

"\'II.    P0DAR<:iS    MLRALIS  ,    Wagl. 

Scutello  frontali  subaequae  hinc  inde  latitudinis  :  scutello  occipitali 
miniino  :  disco  massetevico  in  medio  squaw iduvum  teiiifjoralium  : 
collave  contiiiuo ,  recto  ,  iniegro :  lumellurum  abdominis  quadra- 
tarum  sericbus  sex  ;  pedibus  posticis  ultra  axillam  prodiiclilibus  : 
ports  femorulibus  viginli ,  circitcr. 

PoDABCis  MrRALis  ,  Wagl.  Syst.   Ampliib.    p;ip.   i55.    gen.  54-    —    C    L.  Bonap.    Iconojir. 

Faun.  lUil.  Fascic.  XVII. 
Lacekta  Acius  ,  Gmcl.  Syst.  Nat.  T.  I.  pars  III.  pa^.  lo-i.  ,<p.   i.'>.    —   Bonnat.  in  TaM. 

Enc.  Erp.  paj^.  44"  ^P-  *7'  —    Daud.   Rept.  T.  III.  p.  211.  tab.  38.  fig.  i.    —    Genii 

in  Act.  Acad.  Taurin.  T.  X.XXVI.  pap.  3o2. 
Laceuta  TiLicrEnxA  ,  GnicI,  Syst.  Nat.  T.  I.  pars  HI.  pag.   10^0.  .sp.  G-i.  —  Sliaw  ,    Ccn. 

Zool.  T.  III.  pag.  a49.  —  Latr.  Rcpt.  T.  I.  pag.  289.  —  Uaud.  T.  Ill    pag.  167. 
Lacerta  caliscehtlla,  Bonnat.  in  Tabl.  Enc.  Erp.  pag.  47.  sp-  ^3. 
Lacerta  mcralis  ,  Latr.  in  Salani.  pag.  xvi; —  Sturm,  Dcut.  Fann.  Ampl»il>.  4-  a.  b.  c. 

—  'Merr.  Syst.  Ainphib.  pag.  67.  sp.  i4.  —  Dngiis ,  Mem.  Lez.  in  Ann.  Sc.  Nat.  T.  XVI. 

p.  379.  8p.  4*  ^^-   >^.  I>?.  ^■ 
Lacekta  macciata  ,  Daud.  Rrpt.  T.  III.  p.  208.  tab.  37.  fig.   2.  —    Mcrr.  Sysl.  Ampbib. 

pag.  65.  sp.  iQ. 
Lacerta  Bbowchiardi,  Daud.  Rojil.  T.  III.  pag.  2^1. 

Lacerta  fisca  ,  Daud.  Rijit.  T.  III.  pag.  237.  —  Morr.  Syst.  Ampbib.  pag.  06.  sp.   12. 
TlLlGI'ERTA  O   CALISCERTfLA  ,   Cc-tti ,  Auim.  Sard.   T.   III.    pag.   i5. 
Lk  L^zart  vert  ,  Aznni  ,  Hist.   Sard.   T.  II.  pag.   65. 

Ubique ,  sed  praeserlim  in  apricis  atque  ad  parirfp.s  antupias,  fro- 
(juenlissima  ,  statiira  et  coloribus  adniodum  variaiis,  .sed  luuiupiam  ru- 
briventi'is.  —  Vulgo   Tiliguerta  ,  Caliscertula  ,  Caluxertola . 


(i)  Dumcr.  ct  Bibr.  loc.  oil.  pag.  397.  tab.  3a.  fig.   i. 

(a)  Dumcr.  ct  Bibr.  loc.  cit.  pag.  399.  sp.  7.  —  Viplodactylus  gerropygus  ,  Wicgni.  loc.  cit. 
pag    242.  • 

(3)  Dumiir.  cl  Bibr.  loc.  cit.  pag.  400.  sp.  8.  —  Diplodaclylui  vittatus ,  Gray  ,  Proccd.  Soc. 
Zool.  Lend,  pars  II.   i832.  pag.  .40. 

Serie  II.  Tom.  I.  kk 


26(3  SYNOPSIS    HEPTILILM    SARDINIAE    INDIGENOnUM 

Gen.    NOTOPIIOLIS,    Wagl. 
AsPiSTis ,  ejiisd. 

MIL    NOTOPHOLIS    FlTZINGERl  ,    Nolj. 

Supra  obscure  bruunca  ,  vcl  olwacea ,   subtus   ochraceo-aurantiaca ; 
scutoriun  abdoiniiudiuvt  seriebus  sex;  poris  Jemoralibus   11-12. 

Longit.  trunci  cum  capite  poll,   i  X  • 
))         caudae  »      3  /i . 

Tab.  I.   fig.  tl. 

AsnsTis  FlTZl^oEI>I  ,  Wicgcni.    Eipet.  Mcxic.    in    Nola  sub  gen.  Aspistis    (  C.  L.  Bonap. 
ill  litt.  ). 

Hal)ilat  frequens  sub  lapidjbus,  ad  muros  anliquos ,  sub  arboium 
cortice ,  etc. ,  in  Sardinia  boreali  et  media :  in  planitiebus  ,  vulgo  Cam- 
pidani ,  uiisquam  visa.  —  Animalculum  agilissimum^  Podarci  murali 
indole  ct  inorihus  salis  afline. 

Descr.  Statura  in  adultis  et  ovigeris  sesquipollicaris,  cauda  saepius 
plus  dujilo  longiore.  Color  supra  et  lateribus  obscure  brunneus  vel  oli- 
vaccus ,  linea  media  doi'sali ,  aliaque  laterali,  utrinque,  ferrugineis  , 
obsoletissimis,  vix  conspicuis,  subius  constantissime  ochraceo-aurantiacus  : 
Tab.  I.  fig.  I.  a.  (1).  Caput  parvum ,  depressum,  antice  attenuatum , 
a  coUo  sulculo  anguslo  undique  distinctum.  Scutum  occipitale  minulum , 
tiiangulare:  interparictule  praecedenli  duplo  fere  longius  ,  lineare :  pa- 
rietalia  magna,  longitudinaliter  oyaia:  Jronio-parictalia  subpentagona  : 
/iontalc  elongatum,  hcvagonum;  palpebralia  quatuor,  prime  quartoque 
niinulis  :  trmporalia  oblonga,  sulilinearia,  parielalibus  contigua :  yrOHto- 
tinsalia  sublrigona  :  internasale  rhombcuni :  nares  in  eodem  situ  ac  in 
Podarci  murali  ,  intra  sului'as  triiim  sculorum  palulae  ,  scute  interno 
niajore  ,  transverse  trigone  ,  apice  valde  atlenuato  ,  ad  angulum  anticum 

(1)  AIcool  colorcm  buuc  pcnitus  dulct ,  atquc  id  viridi-margariUccum  luutal. 


At'CTOnE  J.  ce.m';  267 

sculi  iulcrnasulis  protluclo,  exterioribus  niinutis:  sculu  viaxillaria  sii|)i-a 
scptcm,  suboculari  longissimo ;  infra  quinquc :  tenipora  squamis  grani- 
forinibus,  laevibus  obtecla,  quiljusilam  lalioi'il)us  ,  sculiformibus.  Squamae 
(lorsules  et  laleralcs  rhoniboiclales,  iiiibricalae,  argute  carinatac,  jugu- 
laribus  externis ,  atquc  iis,  quas  pedes  atteruut,  laevibus,  gianulifor- 
mibus.  Cauda  verlicillala ,  squamis  supra  et  infra  obloiigis,  rcctaiigulis, 
argute  carinatis,  carinis  postice  promimilis,  in  strias  longitudiuales  et 
ronlinuas  digeslis;  hinc  cauda  striata.  Squamae  capitis  et  colli  subtus 
cxplanatae ,  laeves.  Squamae,  areae  seu  trianguU  intermaxillaris,  parvae, 
oblongiusculae ,  in  series  longitudinales  decern,  maxillis  utrinque  paral- 
lelas ,  disposilae :  jugularcs  majusculae,  semicircularcs,  imbricatac  ;  col- 
lare  evidentissinium ,  e  squamis  majoribus  quatuov  vel  sex  ciroruialum. 
Triangulum  pectorale  lamellis  clongatis,  transverse  biscrialibus,  tectum. 
Scuta  abdominalia  in  series  sex  distributa,  exlimis  parabolicis,  parvis  , 
niedianis  trapezoidalibus  mcdiocribus,  intcrmediis  utrinque  latis,  Irans- 
versis  ,  obtuse  rliomboidalibus :  scuta  in  singula  serie  viginti  ,  circiter. 
Scutum  praeanale  pentagonum.  Pedes  anteriores  graciles,  subcylindrici, 
digitorum  apicibus  vix  oculos  attingentes;  posteriores  crassiusculi ,  lon- 
giores ,  subcompressi ;  omnes  superne  squamis  acutis ,  carinatis,  cxius 
semicircularibus  laevibus,  inlus  granuliformibus  minutissiniis,  calapliracti. 
Manus  pentadactylae ,  digitis  praesertim  poslicarum ,  ut  in  Podarcc. 
iiuirali,  valde  inaequalibus,  unguiLus  falcalis,  acutis.  Fori  femorales  11-12 
flavescentcs. 

Ova  lineas  4-5  longa,  cylindrica  apicibus  rotundalis. 

Observ.  Genus  Notopholis  ,  Wagl.  (^aWas  As pistis ,  ejusd. )  alteram 
durataxat  apud  auctores  comprehendit  europaeam  speciem ,  Lacevtam 
ncmpe  Edwardsianam  Duges,  Annal.  des  Sc.  Nat.  T.  X^  I.  pag.  38G. 
Species  haec  ,  quae  ab  illustri  Descriptore  in  Gallia  circa  ^lediterraneum 
frequens  asseritur,  a  specie  nostra  characteribus  numcrosis  et  pcrquam 
conspicuis  dilFcrt,  dorso  videlicet  lineis  ct  maculis  flavesccnlibus  varic- 
gato ,  abdomine  in  vivis  margaritaceo ,  scutorum  abdominalium  sericbus 
octo  ,  scutis  maxiliaribus  (  maxillae  infcrac )  quatuor ,  collarc  obsole- 
tissiuio,  etc.  Tanli  autem  raomenti  divcrsus  scutorum  abdominalium 
munerus  mihi  videtur ,  ut  parum  absim  (juiii  speciem  sardoam  in  pio- 
prium  ct  distinctum  genus  redigam :  quod  utique  alacri  animo  faccrcm, 
si  de  genere  spcciebus  magis  referto  quaestio  esset. 

Diagnosis ,  qua  cl.  AVicgmanu  animalculum  nostrum    in  Erpctologia 


268  SYNOPSIS    RKPTILICM    SARDINIAE     INDIGENOULM 

iiiexioana,  loc.  cit. ,  dislinxit ,  haec  est:  supra  griseo-viresccns ,  wiicolor, 
scutorum  abdominalium  seriebus  sea:  Sardinia.  De  colore  laele  ochraceo 
ahiiominis  nulla  fit  inentio ,  nee  mirum,  cum  cl.  Auctor  vivum  noii 
viileril.  —  Confer  nolain  pat;inae  praeceilcntis. 

Gen.    GONGYLUS,    WAni.. 

IX.  GoNfSYi.rs  ocEi.r.ATL's,  Wagl. 

Siibviijcscens    niiiculis    ocellaribus  iiigris  sligmale  rectangulari   sub- 
centrali  albo ,  subtus  albidus. 

GoNCYLUs  ocELLATL's  ,  Wapl.  Sysl.  Ainphili.  pag.   162.  gen.  80.  —  C.  L.  Bonap.  Iconogi". 

Faun.  Ital.  Fascic.  XVIII. 
Laceuta  ocellata  ,  Forsk.  Dcscr.  Aniiii.  Arab.  jiag.   i3.  sp.  14. — Gmcl.  Syst.  Nat.  T.  I. 

pars  in.  pag.  1077.  sp.  ^3.  —  Sclineul.  Auipltib.  T.  H.  pag.  2o3. 
Lacerta  TiLiGL'CD  ,  Gnicl.  Svst.  Nat.  T.  I.  pars  III.  pag.  1073.  sp.  66. 
Sci>ct\s  TiLicctii'S  ,  Latr.  Rrpt.  T.  II.  pap.  72.  —  Dautl.  Rcpt.  T.  IV.  p.  a5i.  —    Mcrr. 

Syst.  Anipliib.  pag.  ^3.  sp.  18.  —  Schinz,  Rcpt.  pag,  104.  tab.  4°. 
Sl;I^ct■s  ocELLATUs  ,  Daud.  Rrpt.  T.   IV.  jiag.  5o8.  tab.  56.  —  Mcrr.  Syst.  Amphib.  p.  74. 

sp.  aa.  —  Scbinz  ,  Rcpt.  pag.  104.  tab.  4'- 
Sr.iacDS  Tbtbo  ,  Ra6n.  Caratt.    p.  9.    —    Mctiinu  ,  Dcscr.  nuov.    sp.    di  Seine,  in  Mem. 

Zool,  Rom.  1S21.  art.  i.  sp.  16  cum  icon. 
TiLiQtiA  OCELLATA  ,  Cuv.  Rignc  Anim.  2.=  edit.  T.  II.  pag.  63. 
Mabeva  ocellata  ,  Fitzing.  Vera.  Mus.  Wien.  in  Class.  Rcpt.  pag.  53.  sp.  i5. 
lb  TiLiceou  ,  Cctti  ,  Auiin.  Sard.  T.  III.  pag.  21.  —  Azuni  ,  Hisl.  Sard.  T.  II.  i»ag.  70. 

Ill  aprieis  et  ])raescrtiin  secus  littora  maritima  frequenlissimus ,  sub 
l:i|iiilibus,  in   se])i!)us  ,  etc.  —    Vulgo   Tiligugu  ,    Tili/igoni ,  Sazzahiga. 

Gen.  SEPS  ,  Daud. 

X.  Seps  chai.cides  ,  Cuv. 

Capitis  scutellis  inaequalibus  :  Cauda  corpora  via-  Idngiore. 

a)  lineata.  Cupreo-cinerea ,  lineis  longitudinalibus  fuscis   utrinque 
(liiabus ,  subtus  pluinbea. 

b)  concolor.  Cupreo-virens ,  lineis  nuUis ,  subtus  plumbea. 

Seps  ciialcides  ,    Cuv.  Rt'guc  Anim.    T.  II.    pag.  55.    —    ^Vagl.    Syst.   Ampliib.  gen.  75. 
jiag.  160.  —  C.  L.  Bonap.  Iconogr.  Faun.  Ital.  Fascic.  XVIII. 


ArCTOnE    J.    GENE  269 

Seps  TRiDiCTiLUS  ,  Daud.  Rcpl.  T.  IV.  pa}?.  333.  lali.  57. 

Seps  ciiALCiDicA  ,  MtTf.  S^st.  Aiu]iliib.  pug.  76.  hj).   I,  —  Risso  ,    Flist.  Nat.  Eur.  Mcrid. 

T.   UI.  pag.  88.  sp.   i3.  —  Schinz  ,  R<']it.  paj;.   io.">.  tal).  '|i. 
Sei's  ^-hivzATA.  ET  coNcoLon  ,  M'laxa  ,  Fil.  Mcni.  Zoul.  Med.  pag.  3i  ct  32. 
Laceiita  cimlcidbs  ,  Linn.  Syst.  Nat.  T.  I.  pag.  3(ig.  sp,  ^i.    —    Gnicl.  Syst  Nat.  T.  I. 

pars  III.  pag.    1078.  sp.  f\i.  —  Sliaw  ,  Gen.  Zool.  T.  III.  pag,  3o5.  tab.  84. 
CnvLciDES  \iTTATDs,  BoMnat.  in  Tahl.  Enc.  Erp.  pag.  G6.  t>p.  i.  lab.   si.  Hg.  3. 
(^i(\LCiDES  SEPS  y  Latr.  Repl.  T.  II.  pag.  82  cum  icon. 
CiiALciDR«  TniuACTYLA  ,  Laiii'.  Ropt.  pa!*.  G4>  sp,  114. 
Chamabsuba  CHALCis  y  Scluicid.  Anipliib.  T.  II.  pag.  287. 

Zvr.Ms  cHALCiDicA  ,  Fitzin^,  Verz.  I\In!i.  Wic-n.  in  Class.  Kept.  pag.  53<  sp.  a. 
Laceuta  CHALCIDICA  ,  AUiov,  Quudi*.  Oigit.  Ovip.    libr.  I.  cap.  VII.  pag.  637    cum  icon. 

in  pag.  638.  —  Ray  ,  Syn.  Quadr.  pag.  272. 
La  CtctGNA  ,  Ci'tti  ,  Anini.  Sard.  T.  UI.  pag.  38. 
Lr  Seps  ,   Azuni  ,  Hist.  Sard.  T.   U.  pag.  Gg. 

Ill  locis  iiumcDtibus  ct  praeserlim  circa  paludes  obvla.  Varietas  b) 
minus  frc(|uens.  —  Vulgo  Lanzinafenu ,  Schiligafenu  ,  Llsciei'ba  ,  Las- 
sinajenn. 

Gen.   NATRIX,  Bonap. 

XI.  Natrix  viperina,  Merr. 

Supra  cincrco-olivacea;  collare  e  ntacuUs  duabus  obliquis ,  stramlneis, 
nigro-mai'ginaiis  ,  ad  occiput  cocuntibus  ;  laterlbus  perpendicularitev 
rtigro-ruaculatis  J  niacnlis  albo-occllatis  j^sublus  nigra ,  parce  clneveo- 
irrorala  ;  cauda  quincpumtali. 

Scuta  abdoin.    i5o-i6o.   Sculell.   cautl.  par.   5o-64- 

Tab.   H    adult.  —  Tab.  III.  fig.   i  juw. 

Natrix  viPEniNA  ,    Bonap.  Iconcgr.  Faun,  Ital.    Fascic.  XI    (  exclusis  synon.  Bcndiscioli  , 

Hcrmanni  ct  Wagleri  ).  —  Mcrr.  Syst.  Anipbib.  pag,  12G,  sp.   127. 
CnLLBEn  viPEniM^'s  ,  Latr.  RcpL  T.  IV,  pag.  47-  fig-   '•  — ■  Daud,  Rcpl.  T.  VII.  pag.  i25. 

—  Cloqiict,  Diet.  So.  Nat.  T.  XI.  pag.  17O.  —  Cuvicr  ,  Rcgnc  Anim.  2,«  rdil.  T.  II. 

pag,  84.  —  Diet.  Class.  d'Hist.  Nat.  T.  IV.  p.  578.    —    Faun.  Franc.   Rcpt.    Opbid. 

tab.  XVII.  fig.  3  ct  4-  —  Schinz  ,  Rcpt.  pag.   i\o.  tab.  60. 
La  Natrice  ,  Cctli,  Anim.  Sard.  T.  III.  pag.  44- 
La  ViPEtiE  d'kau  ,  Azuni  ,  Hist.  Sard.  T.  11.  pag.  78. 

Variut  viltis  duabus  dorsalibus  dislinciissiinis,  flavcscentibus. 


2'jo  SYNOPSIS  heptiulm  sauciniae  i.MncENoni'.M 

T.,l>.    III.    fig.    2. 

Habitat  fi-equenlissiina  scciis  aiiuies  et  j-.aliules  lolius  Sardiuiae,  iion 
alilcr  ac  Kalrix  torquatn  agilissiiiic  natans ,  atque  in  aqiiis  victum 
quaeritans.  In  Sardiniae  inonlosae  rivis  ct  fluviis  ,  qui  Trulis  mirifice 
abundant,  Trutis  vescilur:  alibi  Mugilibus ,  Alhcrinis  ,  Clupcis ,  Lupis 
{Labrax  lupus  ,  Cuv.),  Balracbiis,  etc.  —  Vulgo  Pivera  cfciba ,  Ptbera 
d'aba,  Pibera  dacqua. 

Varietas  vittata  non  admodum  vulgaris:  j)hiriinas  tamcn,  specimi- 
nibus  tvpicis  admivtns,  vldi  m.  niaio  amii  i835  ,  circa  pahidcm  di 
Riola. 

Manibus  prehensa  odorem  alliaceum ,  nauseabundum ,  Natricis  tor- 
fjualae  adinstar,  spargit.  Ceterum  animal  mile  ot  raro  morsitans. 

Species  hacc  jiroceram  sane  staluram  aetate  adipiscilur,  maximaque 
Natricis  torquatae  individua  turn  longiludinc,  turn  crassilie  aequat. 
Exemplar  legi  in  Galhira ,  secus  ri\iitn  Parapinta ,  34  poUices  longum. 
In  littore  quiescens  Trutam  libralem  capite  apprelicnsani  fauclbus  iin- 
mittere  aggrediebatur. 

Descu.  Caput  dcpressum ,  postice  valde  dilatatum.  Scutum  roslralc 
vix  sensim  cmarginalum :  verticale ,  superciliaria  ct  occipitalia  ,  ut  in 
Natrice  torquata.  Scuta  labii  snpcri  septcm  ,  labii  infcri  octo  (m  IVfitj'. 
torquata  decern  ).  Truncus  cylindricus ,  subfusiforniis  ,  carinatus  ,  squamis 
dorsi  oblongis  ,  angustis  ,  carinatis  ,  ad  latera  amplioribns  ,  explanatis. 
Cauda  continua  ,  attenuata ,  teres,  totius  corporis  longiludine  quinquies 
minor.  —  Color  supra  cinerco-olivaceus,  lateribus  sordide  albus  vel 
stramineus  ,  infra  pUunbco-niger.  Caput  supra  uigro  pcrfusum  ,  ad  la- 
tera stramiuco-maculatum  :  postice  ulrinque  macula  lata  ,  oblonga  ,  stra- 
minea,  quae  in  junioribus  individuis  a  gul.i ,  in  adiillis  ab  oris  angulo, 
ail  margiiicm  poslicuui  sen  apicalcm  scutorum  occipitalium  arcuatini 
adscendil ,  collare  anlicc  iiUcrruplum  cum  opposita  elibrmans  :  macula 
altera,  sed  longc  minor,  ab  ocido  ulrinipie  exorta  ad  margincm  labia- 
lem  oblique  recedit :  scuta  labialia  ,  tain  supera  quam  infera,  slraminea 
sunt,  suturis  late  nigrcscenlibus.  ISIcjitum  ct  gula ,  straminca.  — Dorsum, 
illico  pone  caput  usque  ad  ajjiccm  caudac  ,  linea  media  macularum  ni- 
Urarum  obli(juc  rliomboidalium ,  in  adidlis  ([uandoquc  confluentium , 
ornalum.  Lalera  inferius  straminea,  vcl  albida ,  nigro-maculata,  maculis 


AlTTOnE    J.    GENli  2-1 

(Utlyiiiis    pcrpcmlirnlaribns ,    silbo     ocellatis.    Triinrus    infra    in    adultis 
j)liirnbeo-niger,  uuicolor;  in  junioriJ)us,  maciilis    nebulosis  albicanlibus 


vanegatus. 


Observ.  Synonymia  a  cl.  C.  L.  Bonaparte  in  Faunae  Italicac  Icono- 
grapliia  ad  lianc  speciem  relala  Iiaiid  satis  perpensa  rnllii  videtur. 
Synoiiynion  in  primis  cl.  Bendiscioli  oninino  expungendum  est,  corpus 
cnim  rufuin,  abdomen  albo-flavesccns  slriis  ct  punclis  nigris  signatum, 
quaecjue  de  moribiis  Colubri  siii  vipcfini  adnotat  Auctor  manluanus, 
speciei  noslrae  nuUo  modo  quatlrant.  Citatum  Ilermanni  (  Coluber  va- 
tricula ,  Observ.  Zool.  T.  I.  pag.  2'y6)  diagnosi  nimis  obscurae  inni- 
titur  (i).  —  Natrix  antem  clierseoides  Wagleri  (Serp.  Bras.  Hist, 
tab.  X.  fig.  1  ) ,  si  dcscriplioni  et  iconi  fides  est  habenda ,  a  Nalricc 
sardoa  toto  coelo  discropat  forma  macuiarum  dorsalium,  colore  capitis 
et  abdominis,  etc.  Scio  utique  "S'irum  clarissimum  identitatem  Natricis 
suae  brasiliensis  cum  Colubro  viperino  Daud.  in  Systcmate  Amphi- 
biorum  ])ag.  i-g  nuntiassc  ,  sed  an  rite  id  egerit,  vehemenlissime  du- 
bilo.  Speciei  noslrae  e  contra  certissime  pertinet  synonymon  Cetti  a 
eeleberrimo  Faunae  Ilalicae  illustratore  ad  Natricem  torquatam  rela- 
tum  (2).  Natrix  torquata  ,  uti  jam  monui,  in  Sardinia  omnino  dcside- 
ratnr ,  ct  pauca  quae  Cclti  de  Vipera  aquatica  Sardorum  perhibet 
Natricl  viperhiae  soluramodo  et  adamussim  conveniunt.  «  II  siio  colore, 
inquit  Auctor,  e  cinerizio,  variato  nei  lati  di  belle  macchie  bianche  e 
nere  »  :  abunde  igitur  liquet  Franciscum  Celli  nomen  Natricis  torquatae 
in  locum  nominis  Natricis  viperinae ,  quae  tunc  tcmporis  inedita  erat, 
siiilijcissc. 

Quod  spcctat  ad  Natr'icem  ocellatani  Wagl.  (loc.  cit.  tab.  XI.  fig.  i  ), 
quam  prouti  synonymon,  una  cum  Natrice  cherseoide,  JSatrici  vipe- 
vinae  allegat  cl.  INIusiniani  Princeps ,  varictalem  nostram  vitlatam  re- 
fcrre  primo  intuitu  cquidcm  videtur.  Cum  vero  de  coUare,  in  specie 
nostra  conslantissimo,  et  de  maculis  dorsalibus  nulla  fiat  mentio,  corporis 


(f)  Diagnosis  Hcnnnnni  hacc  est: 
Coluber  natyicula. 
2i5-- i55 -*-6o.    Colliim  vi.x  constriclum.  Abdominis  maculae  fere  ut  in  Nalricc.  Dorsi  scmian- 
tiulis  fiiscis  ,  sqtiamis  nii^ro-marginatis  ,  scmiannnlis  in  aliiloinen  (Icsceudeutibns.  Inter  semiannulos 
dui-^ales  ,  angustiorcs  aibi  ,  facti  ex  niargine  utruquc  l.ileraJi  »quamae  ,  qui  culorc  est  albido. 
Longit.  sesqnipedalis.  Crassities  digiti.  Cauda  brevis. 

(1)  Confer  Iconogr.  Faun.  Ilal.  Fascic,  IX  iu  Synonymia  bujus  speciei. 


3^2  SYNOPSIS    REPTILIUM    SAKDINIAE    INDIGENOHl'M 

uiileni  iuferiorcs  jiarlcs  ilavicaiui  scu  all)icauli-p:illulc-virescentes  ,  ina- 
I'ulis  miinerosis  nigris  j'.leriuiKjue  Irigouis  uolalac  in  descj-iplione  et 
icouc  exhibcanlur ,  luijusinoiU  synonymoii ,  ae([uc  ac  ])riimim  ,  male 
oinnino  mihi  audit.  Accedil  denique  mihiquc  aslipulalur  clariss.  Filzingeri 
sciilcnlia  ,  tjui  JSatricem  clierseoidem  ct  ISati'icem  occllatam  AA'aglcri 
ill  tot  species  cgrcgie  distinclas  esse  dispesceudas  existimat  {Isis,  vol.  XIX. 
pag.  895). 

XII.  Nathix  Cetti  ,  Nob. 

Supra  cinereo-alha ,  fasciis  seit  annulis  plurimis  nigris  ,  cinereo- 
maculatis  ,  subtus  nigra ,  maculis  albis ;  capite  cinereo  nigroque 
■variegalo  ;  Cauda  quadrantali. 

Mas.     Scuta  al)doin.    I'ji.  —  Sculell.  caud.  par.  S^. 
Foem.  Scuta  abdoui.    iG3.  —  Scutell.  caud.  pai'.  49- 

Longit.   poll.    15-17. 

Tab.  IV.  dg.  I. 

Annotisus  (  sexpoUicaris )  supra  cinereo-albus  maculis  nigris  prope 
caput  disrupte  ,  prope  caitdam  ex  adverso  ,  conjluentibus ,  ad  di- 
midium    corporis   dislinctis ,    ocellatis ;   subtus  spadiceus ,   maculis 

paivis  albis. 

Tall.  IV.  fig.  2. 

Faeminam  ovigeram  pulclierrimae  liujus  specici  legi  baud  procul  a 
Fonni ,  m.  julio ;  marein  autem  in  Monte  di  San  Gio'.'anni  dVglesias. 
Annolinum  in  Corsica  australiori  invenlnm  Imnianissinie  largitus  est 
strenuissimus  Ec|ues  Vieu  :  specimen  vcro  ,  longitudine  et  colore  vix 
diversum  ,  in  ISIusaco  Karalitano  janipiidem  observaveraia  nulla  ulique 
patriae  indicalione  distinctum ,  scd  in  Sardinia  probabililer  ledum.' 

Iglcsienses ,  nuibus  marem ,  Fonnenses ,  quibus  foeminam ,  dum 
adhue  viverent ,  oslendi ,  scrpenlem  a  se  nusquam  visum  summopcre 
adniirati  sunt  :  Ci'omet ,  tot  vlcil)us  insulani  jicragratus  ,  bis  tantum  of- 
fendi ;  species  ergo  inter  raras  et  rarissimc  obvias  receusenda. 


AUCTORE    J.    GENE  2'j3 

Foemiiia,  initissima  ct  miniine  mordax  quamvis  manil)us  atlrcctat;i, 
nil  clocuerat  quoad  viclum:  mas,  iracuiulura  et  mordacissimum  animal, 
Geotritoiiem  fuscum  in  iiigluvic  fcrehat:  vix  vcro  diiLitandum  est  quin 
ct  IJatrachios  oTiines,  aliaquc  loiigc  jilura  animalia,  species  hacc,  esn- 
riens,  pei'sequatur. 

Descr.  Caput  oblongo-ovatum  ,  depressum ,  apite  obtusiusculum  , 
poslerius  parum  dilatatuin.  Trunrus  cylinilricus  ,  snbfusiforuiis  ,  dorso 
carinalo.  Cauda  a  trunco  \\k  ilisliiicl;i  ,  allenuala,  teres,  acuta,  totius 
coqioris  longitudiuc  qualuor  cum  di'midio  minor.  Sciitellum  rostralc  et 
verticale ,  scuta  occipitalia,  superciliaria,  poslocularia ,  laLiique  tani 
supcri  quam  inferi  ut  in  Natrice  viperina  omniuo.  Squamae  superae 
dorsi  et  caudae  oljlongae ,  aculae  ,  carinalae  ;  laterales  latiores  ,  e.xpla- 
natae.  —  Color  supra  et  ad  lalera  chiereo-albus ,  in  mare  obscurior 
quam  in  foemina.  Caput  variegatum ,  scutis  nempe  occipitaliLus  (lituris 
duobus  suturae  conliguis  exceplis),  macula  inlerrupta  ab  iisdem  sculis 
exorta  atquc  ad  oris  angulos  utrinque  producla,  sulurisque  scutorum 
labii  tam  super!  ,  quam  inferi  ,  nigris.  Cervix  late  nigra ,  macidis  litu- 
risque  cinereo-albis.  Truncus  nigro-fasciatus ,  fasciis  58,  cinereo-macu- 
latis,  ad  carinam  dorsalem  saepius  non  omnino  ex  adverso  confluenlibus. 
Corpus  infra,  mento  et  gula  exceptis  ,  nigrum,  iiilidissimum  ,  maculis 
albis  ovalibus  Iransversis ,  saepe  geminatis ,  irregulariter  distributis , 
variegatum.  Mentum  ,  gula,  scutaque  abdominaiia  gulae  proxima,  alba, 
vix  nigro-lilurata. 

Observ.  Ova  in  specimine  foemineo  4 ,  sesquipoUicaria. 

Spcciem  dico  pits  manibus  Francisci  Cetti,  Novocomensis,  qui  primus 
naturalem  historiam  jMainmaliuin  ,  Avium,  Rcplillum  ct  Piscium  Sardiniae 
eruditissime  et  elegantissime  conscripsil. 


Seeie  II.    Tom.  I. 


3^4  SYNOPSIS    REPTILIUM    SARDINIAE    INDIGENORUM 

Gen.  COLUBER,   Link. 

Zamenis    et    Periops  ,    Wagl. 
\II.  Coluber  (Zamenis)  viridi- flaws  ,  Lacep. 

Sqiuimis  nitidis  rhombeo-sexangulis  ,  lateralihus  valdc  majoribus : 
capile  distinclo  :  scuto  verticali  unguslo  ,  antice  parum  latiore ; 
maxilla  varicgata ,  mandibula  iinmuculata  :  caiida  (rientali ,  tenui. 

Scut,  abdom.   200-220  —  Scutell.  caiid.  par.   ioo-ii5. 

Adaltus.     Nigro-virescens,    liiieolis    flavis    crebris    atlspersus,    subtus 

Havidus,  pileo  flavo-blurato. 
Jin<enis.  Pkimbeo-olivaceus  iininaculatus  ,  subtus    palbde   straniineus : 

pileo  et  cervice  fusois  flavido-liluralis. 
Junior.  Brumieo-olivaceus ,  I'meolis  cinereis  variegatus,   subtus  flavc- 

scens  ;  pileo  flavido-llturalo. 

CoLioen  viBiDi-FLAVus  ,  Laccp.  Quadr.  Ovip.  ct  Serp.    T.  II.    pag.   137.    tab.  VI.  li;;.   1. 

adiill.  —  Latr.  Rcpt.  T.   IV.  pag.  88.  —  Daud.  Kept.  T.  VI.  pag.   292.    —    Bcndisc. 

Moiiogr.  Scrp.  Jlant.  in  Giorn.  Brugnat.  Dec.  II.  T.  IX.  pag.  420.  sp.  .'j.  . —  Fitziiig. 

Verz.  Mils.  Wien.  in  Class.    Rcpt.    pag.  57.    sp.   14.    —    Bory    Saint-Vine,  in   Diet. 

Class.  Hist,  Nat.  T.  IV.  pag.  678.  —  C.  L.  Bonap.  Iconogr.  Faun.  Ital.  Faacic.  V. 
Cui.i'BER  ,\TRO-viREKs  ,  Sliaw  ,  Gtn.  Zool.  T.  III.  pag.  449'    —  Cuv.  Regnc  Anini.  T.  II. 

pag.  70.  —  Merr.  Syst.  Aniphih.  pag.   110.  sp.  O9.  —  Wctaxa  ,  Mouogr.  Serp.  Rom. 

pag.  36.  sp.  4.  —  Mcla.va  (il.  in  Mem.  Zool.  Med.  pag.  33.    sp    3    (  lig.   i.  juv.  )    — 

Frivald.  Mon.  Scrp.  Hung.  p.  43.  —    Risso  ,  Hist.  Nat.  Eur.  iiierid.  T.  III.  pag,  90. 

sp.  22.  —  Schiuz  ,  Rept.  pag.   14G.  tab.  60. 
CoLL'BER  LUTEO-STRiATDS  ,  Gnicl.  in  Naturf.  T.  XXVIII.  pag.   1G4.  tilb.  III.  fig.  2. 
CoLlBcB  vCLGARis  ,  BonDat.    in  Tabl.  Ene.  Opliiol.  pag.  233.    sp.  Go,  tab.  33.  fig.  .j. 
i^uLCbER  couMl'Kis,  Douud.   Zool.  Bcytr.  T.  III.  p4g.  208. 

CoLCBEB    PERSCNATL'S  ,    Duud.    Rept.    T.    \  III.    pag.    324.    ^''^^'    ^-    ''t^     ''•    i*^^  ■ 

t^oLUBER  Fra.nciae,  Siickov  ,  Naturg.  T.  III.  pag.  241. 
Z.v^lEM.^  viRiui-FLAVi's,  Wagl.  Syst    Arnphib.  p.   188.  gen.  83. 
CoteHRo   ueCELLATURE  ,   Cetti  ,   .\nim.   Sard.  T.    III.   pag.   4'. 
CoLr.F.tvRE  VERTE  ET  JAC5E  ,  Azuiii  ,  Hist.  Sard.  1".   II.  pag.  77. 

Viir.  carlonarius.  Nigci-riinus  immaciilatus ;    subttis    medio    longilu- 
diiialiler  stramiiieus  ,  lateribus  caudaque  chalybeis. 


AUCTOTIE    J.    GENE  Zj^ 

CoLt'BEn  ciUDONARics  ,  Sclircib. 

CoLDBcn  viniDi-FLAVua  CAflBO^ABlDs  ,  Fitzing.   Vcrz.  Mus.  Wien.  in  Class.  Rcpt.  pag.   .'>-. 

^aI^  a.  —  C,  L.  Bonap.  Iconogr.  Faun.  Ital.  Fascic.  V.  —  Scbinz  ,  Kept.  pag.  a^o. 

tab.  lo'i. 

Ubique  frequens,  sed  praesertim  ad  sepes  ct  rudcra.  Vulgo  Colurii 
puzzotiargiu ,  Colura  puzzonargia.  —  Carbonarium  semel  lantum  vidi 
prope  Torloli. 

XIV.  Coluber  (  Zamems  )  flavescens,  Scop. 

Brunneo-olivaceus  lineolis  albis  sparsis  ,  sublus  stramincus  :  sqiianiis 
nitidis  elUptico-sexangtiUs  :  capite  subdistincto ,  obtusissimo  :  scit- 
tello  verdcis  antice  multo  latiore  :  caiida  qnadrantali. 

Scuta  abd.   220-228.  —  Sculell.  caud.  par.  'j4"86. 

Jiwciiis.  Fusco  cinei-eoque  nebulosus ;  subtus  anterius  flavus  fiisco- 
tessellatiis ,  posterius  chalybeus :  froulis  lunula  et  gulae  collare 
nigris. 

CoiUBEB  FHVESCEK.S ,  Scop.  Ann.  Hist.  Nat.  T.  II.  pag.  Sg.    —    Gmcl.   Sjst.    Nat.    T.  1. 

pars  III.  pag.  iii5,  sp.  3o3.  —  Daud.    Rcpt.    T.    VI.  pag.  ^472.  —  Bcndisc.  Monogr. 

pag.  4*0.  sp-   4*  adult.  —  Frivald.  Monogr.  Serp.  Hung,  pag.  ^o.    —    Scbinz  ,   Rc-pl, 

pag.  147.  tab.  61.  —  C.  L.  Bonap.  Iconogr.  Faun.  Ital.  Fascic,  IV. 
Coluber  katrix  var.  /3. ,  Gmcl.  Syst.  Nat.  T.  I.  pars  III.  pag.  iioo. 
C(tLUBEn  LOKCissiMt's  ,    Bonnat.  in  Tab!.  Enc.  Ophiol.  pag.  aSg.  sp.  i5().  adult. 
CoLt'BEB   ^sCL'LAPii  ,  Sbaw  ,  Gen.  Zool.  T.  III.  i)ug.  4^2.  — Cuvier,  Rcgnr  .\niin.  T.    11. 

pag.  71.  —  Latr.  Rcpt.  T.  IV.  pag.  54.  —  Daud.  Rcpt.  T.  VII.  pag.  3o.  —  Fiivald. 

Monogr.  Scrp.  Hung.  pag.  l^■l.  —  Scbinz,  Rcpt.  pag.  148.  tab.  61.  fig.   i.  —  Mcl.ixa, 

Mou.  Scrp.  Rom.    pag.   'i-.    sp.  3.     —    Boi-y  Sainl-Vinc.    in     Diet.    Class.  Hist.  K.tt. 

T.  IV.  pag.  579. 
Coluber  Sellma.nm,  Nau.  Enldcck.  und  Bcob.  T.  I.  pag.  260.    —   Donnd.  Brytr.  T.  \\\. 

pag.  307.  —  Suckov  ,  Naturg.  T.   III.    pag.   356.  —  Bccbst.  Uibcrs.  T.  IV.  pap.  218. 
Colubeh  pakkomccs  ,  Nau.  Entdcck.  und  Bcob.   T.   1.  pat*.  2G0.  —  Donnd.  Bcytr.  T-  III. 

pag.  ao8.  —  Stikov  ,  Nattirg.  T.  III.  pag.  256.    —   Bccbst.  Lobcrs.  T.  IV.  pag.  aiy. 
CoLt'BEB  ScopoLii  ,  MciT.  Syst.  Aiiipliib.    pag.  104.    sp.    4**-    —    Bccbst   Uebcrs.    T.  IV. 

pai;.    199.   —  Sukov,  Nattirg.  T.  III.  pag-  3^9- 
C.OLVQBR  ASCLEPiADECs  ,  Donnd.  Bcytv.  pag.  aoi. 
CoLt'BER  noM.vnc$  ^  Sukov  ,  N^twrg.  T.  111.  pag.   iq8. 
Zamems  Escilapii  ,    Wagl.    Syst,    Ampbib.    gen.  73      pa?.    i88-    —    Fitzing.   Pnxir.    Fii. 

Auslr.  pag.  3uG. 
Nathix  LONCissiMA  ,  Laur.  Rcpt.  pag.  74-  ^P-    '4^* 
CoLLBEO  keho  ,  Cu'Ui  ^  Anim.  Sard.  T.  III.  pag.  43. 

l-'.iulom  loca  cum  jiraecedeiiti  specie  inhabitat.     —    Vulgo    Coluru  , 
Colura  nit'dda. 


37^5  SYNOPSIS    nEPTILIUM    SARDINIAE    INDIGENORUM 

XV.  Coluber  (  Periops  )  hippocrepis  ,  Linn. 

Flai'idtis,  dorsi  maculis  orhiculatis  distinctis  in  iinicam  seriem  di- 
gestis  ,  macuUsqne  laterum  siihrliomboidalibus,  nigris;  subtus  ntriri' 
que  nigro-mdcuhilus :  pilei  Jasciis  transwrsis  nigris,  pluribus  ; 
altera  magna  inlcrociduri ,  altera  occipitali  ad  oris  angulos  pro- 
tcnsa  :  sciito  verlicali  campanulato  ;  cauda  quadrantali. 

Scuta  abtl.   232-344-  —  Sciitcll.  caud.  par.  86-98. 

CoLDBCB  nirpocnEPis  ,  Linu.  Mus.  Ail.  Frtcl.  T.  I.  png.  36.  tab.  j6.  fig.  2.    —    Id.  Syst. 

Nat.  T.  I,  i>ag.  38S.  —  Gmel.  Syst.  Nat.  T.  I.  pars  111.  pag.  1117.  —  Laccp.  Quadr. 

Ovip.  ct  Serp.  T.  11.  pag.    117.    —   Bonnat,  in  Tabl.  Enc.  Ophiol.    pag.  26.  sp.  55. 

tab.  28.  fig.  53.  —  SUaw,  Gci).  Zool.  T.  HI.  pag.  5i3.  —  Latr.  Rcpt.  T.  IV.  p.  i3o. 

Daud.    Rcpt.    T.  VI.  pag.    249.  —  Fitzing.  Vcrz.  Mus.  Wicn.  in  Class.  Rcpt.  p.  57. 

i\i.  29.  —  Gene  in  Act.  Acad.  Taurin.  T.  XXXVII.  pag.  299.  tab.  i.  —  C.  L.  Bonap. 

Iconogr,  Fauu.  Ital.  Fascic.  XII.  —  Scbinz  ,  Rcpt.  pag.  2^0.  tab.  loi. 
Natrix  HippociVEPis  ,  Laur.  Rcpt.  pag.  76.  sp.  i55. 

CoLrBEB  (  Nathix  )  hippoghepis  var.  a.  ,  Men".  Syst.  Ampbib.  pag.  io5.  sp.  5o. 
Pei\iops  niPPOCREPis  ,  Wagl.  Syst.  Ainphtb.    pag.    189.    gen.    77.    —    Id.    Dcscr.  ct  Icon. 

Ampbib.  T.  III.  tab.  3i. 
Colubeh  DiADEMA  ,  Bouclli  (  Gcne  in  iconc  supra  allato  ). 

Habitat    in    Sai'dinia    auslraliori  ,    praescrtim   in    juncetls.    —  Vulgo 
Pi\>era  de  sicca  ,  Pibera  de  siccit  (i)? 


(i)  Quid  sit  Vipcra  tcrrcstris  (  yipera  cle  siccu  )  ,  cujus  nomcn  ct  vcneni  atrocissirai 
faraa  per  tutam  Sardinian!  personal,  nunitjuain  milii  conligit  sine  omni  dubio  extricarc.  Quod 
est  dc  vcncno  ,  vnlgus  cciiissime  souiniat  vcl  fabulalnr:  quod  antcm  spcctat  ad  formas  ct  colores, 
variac  adniodum  penes  Agricolas  extant  scnteuliae  ,  sunt  cnim  qui  nigrum  ,  qui  rubrum  ,  qui  vi- 
ridein  ilium  Scrpcntem  pracdicant  ,  accedcutc  varia  admodum  corporis  ct  partium  uieiisura  :  cum 
vcro  ]>IiMiquc  in  boc  conscntire  vidcautur  ,  ut  cruccm  scu  maculam  eruciformcm  in  capitc  gerat, 
Colubrum  hippocrepidem  ab  iis  dcsignari  crcdi  potest.  Scd  ct  maculae  cruciformis  siguum  forlassc 
vulgaris  tradilio  est  rei  non  cxplorat-ie  ,  nam  Uujusmodi  serpens  in  variis  insulae  locis  babllarc 
dicitur  ,  ubi  Col.  hippocrepis  ccrte  dcsidcratur.  Ni  fallor  ,  id  est  dc  Fipera  de  siccu  Sardorum 
quod  dc  Scorzone  agricolaruni  nostratum  :  nomen  vauum  ,  non  animal. 


AUCTORE   J.    GENE  S^^ 

Gen.   IIYLA,   Lair. 

XVI.  HvLA  viniDis ,  Laur. 

f^irens  ,  subtus  alba,  linea  hinc  hule  Jlexuosa  ,  Jlava ,  margine  ex- 
terno  nigricante ;  dor  so  glabra,  venire  granuloso  ;  iibiis  longitu- 
dirie  femorum  ;  plantis  scmipalmatis. 


HvLA  vmiDis  ,  L;uir.  Syn.  Kept.  pag.  33.  sp.  aG.  var.  a.  —    Bonnat.  in  Tabl.  Enc.  Erp. 

pag.  9.  ^i".     I.    t.il).  47-  fig-  5.  —  Daiul.  Rcpt.  T.  VIII.  pag.  23.  —  Clotjuet  in  Diet. 

Scicuc.  Nal.  T.  XLIV.  pag.  3y4. —  Filling.  Vcrz.  Mus.  \\'ien.  in  Class.  Rcpt.  p.  63. 

sp.  5.  —  Sturm  ,  Dcut.  Faun.  .\ni]>Iiii).    T.    III.    pag.    4**    —  .Graven.  Dclic.  Mus. 

Wratisl.  pag.  23.  —  C.  L.  Bonap.   Iconogr.  Faim.  Ilal.  Fascic.  XXII. 
Htla  ARDORBi,  Cuv.  RegDC  Anini.  T.  II.  pag.  94.  —  Scbinz  ,  Rcpt.  pag.  323.  tab.  93. 
Ri.\A  AnBOitCii,  Linn.  Syst.  Nat.  T.  1.  pag.  35;.  sp.  16.   —  Id.  Faun.  Succ.  pag.  180.  — 

111.  Mms.  A(1.  Fred.  T.  I.  pag.  47-  —  MiiU.  I'rodr.  Faun.  Dan.  pag.  35.  —  Razoum. 

Hist.  Nat.  Jorat.  T.  I.  png.  lOi.  sp.  11.  —  Gnicl.  Syst.  Nat.  T.  I.  pars  III.  p.  1054. 

8j>.   16.  (  e.\cL  varict.  ).  —  Retz  ,  Faun.  Suec.  'f .  I.  pag.  286.  sp.  9.    —    Lair.  Hist. 

Salam.  pag.  xxxviii.  —  Schranck  ,  Faun.  Boic.  T.  I.  pag.  276.  sp.  255. 
Kana  viridis  ,  Linn.  Faun.  Suee.  ed.  1.^  pag.  94.  sp.  252. 
Calasiita  ABBonecs  ,  Scluieid.  Ampliib.  T.  I.  pag.  i53.  —  Mcrr.  Syst.  Ampbib.  pag.  170. 

sp.  9.  —  Risso  ,  Hist.  Nal.  Eur.  Merid.  T.  HI.  pag.  92.  sp.  29. 
Htas  et  DENononYAs  auborea  ,  "Wagl.  Syst.  Aniphib.  pag.  201.  gon.  i. 
Denorohtas  vmiDis,  Fitzing.  Prodr.  Faun.  Austr.  pag.  327. 
Raka  DDTornyTES  ,  Rondel.  Pise.  Palustr.  lib.  I.  cap.  VII.  pag.  325. 
Raaoccuio  VERDE  ,  Cetti  ,  Anim.  Sard.  T.  HI.  pag.  39. 


Habitat  Tulgatissima  in  arboribus,  \ere  ,  generatiouis  caussa ,  stagna 
salina  aeque  ac  dulcia  petens.  Varietas  dorso  nigro-maculato  abunde 
visa  in  palude  inter  Pidam  et  rudera  url)is  Norae  posila ,  m.  martio 
i835.  —  Vulgo  Rana  birdi. 


3-3  SYNOPSIS    nEPTU.IUM    SAUDINIAE    INDICENOnUM 

Gen.  PSEUDIS  ,  Wagl. 

XVII.    PsEUDIS    SAKDOA  ,    Nob. 

Verrucosa ,    supra  fusca  ,    cinereo-variegata  ,    infra    sordide    alba ; 
macula  faciuli  trigoim  ,  clnerea  ;  pedlbus  transverse  Jusco-fasciatis. 

Longit.  max.  Irunci  poll.  2  ■'/,  —  Lalit.  max.    i  '/.^ . 

T.i)..  V.  fig.  I.  6  —  fig.  1.  (p. 
La  Rasa  acquajuola  ,  Cclti  ,  Auiiii.  Sard.  T.  III.  pag.  38. 

Ill  fontibus  insulae  Sancti  Pelri ,  Gallurac,  Barbagiarimi,  OUastrae,  elc. 
li'equens  vere  et  aeslate,  gencraiioni  operam  navaiis  exeimlc  martio  et 
inennle  aprili :  in  stagnis  salinis  niimqnam  visa.  A  Sardiniae  rusticis 
incredibili  prorsus  otlio  habila  et  trepidanter  vitata,  vcneni  ,  fasciiia- 
tionis  et  maleficiorum  omnigenornm  caiissa ,  quil)us  falsissime  crimi- 
naliir.  Vescitur  inseclis  et  testaceis.  —  Vulgo  Rana  ,  Rana  d'acqua. 

Descr.  Corpus  supra  verrucosum ,  -vcrrucis  minutis ,  punctifor- 
mibus ,  clevatis,  adspersiim :  parotides  niillae.  Caput  dedive,  antice 
anguslalo-rotundatum  ,  fusco  cinereoque  maculatum  ,  macula  magna 
o!)ver,se  trigona  a  mediis  oculis  versus  rostrum  exiensa  ,  cinerca ,  tarn 
in  junioribus,  quam  in  grandaevis  individuis  constantissima.  Dorsum 
liiscum ,  macvda  cinerea  irregulari  antice  nolatum,  ubic|ue  plus  vel 
minus  cinrrco-nebulosum.  Pedes  supra  cinerei,  fasciis  Iransversis  fuscis 
variegati.  ISJcnUftu,  gula,  abdomen  et  pedes  infra  sordide  albi,  interdum 
ferruginei.  Palmae  tetradactylac ,  digilis  terctibus,  liberis,  in  foemina 
elongalis,  gracilibus,  in  mare  breviusculis  ,  crassis  ,  ponultimo  omnium 
longissimo  ,  relicpiis  subacqualibus,  poUice  in  mare  incrassato  ,  iialluci- 
Ijusque ,  nuptiarum  tempore,  \alde  prominentibus  ,  scabris.  Planlae 
penladactylae :  digiti  membrana  in  marc  usque  ad  ajiircm ,  in  foemina 
basi  (antum  expansa  connexi ,  inaccpiales ,  cxterno  et  motlio  suiiacKjue 
longis  ,  secundo  omnium  longissimo,  reliquis  sensim  brcvioribus:  iial- 
Inces  in  ulroque  sexu  parvi,  lineares. 


AUCTORE    J.    GENK  379 

Vfrruculae  puncliforines ,  halluces,  pollex  ct  index  palinarum ,  nee 
noil  limbus  niembranue  planlaruin  in  niaribus,  gcncrationis  tenipore  , 
nitiilc  nigra  evadiiiit. 

Denies  niandibulae  nulli ;  maxillae  ut  in  Ranis  genuinis  ;  palali  in 
unicuni  serieni  Iransversaleni,  in  medio  interniptani,  pone  nares  dispositi, 
iniiuiti. 

Nomine  Ranae  teniporariae  Linn.,  vel  italice  Rana  acqiiajuola  banc 
spet-ieni  a  Francisco  Cetti  memoratam  fuisse ,  ralum  et  persuasissiir.um 
mibi  babeo ,  turn  quia  dentium  forma  ,  numerus  ct  situs ,  nee  nou  vi- 
vendi  ratio,  (piae  a  el.  Auetore  Ranae  suae  trlbuunlur,  Pseudi  nostrae 
exacle  conveniant ,  turn  quia  nullum  prorsus  aliud  Batrachium  extet  in 
Sardinia,  quod  Ranae  fornias  el  habitudines  pracbeat  (i). 

Obscrv.  Pseudis  genus  a  elarissimo  Waglero  in  Systemate  suo 
Amphibioruin  pag.  2o3  eondilum  unicam  hactcnus  speciem  complcctitur, 
Rufiani  videlicet  paradoxam  Linn. ,  Amei'icae  meridionalis  incolam. 
■  Praeeipuos  characleres ,  quibus  exoticum  hoc  genus  snperstruitur ,  spe- 
cies nostra  sat  evidenler  exliibet,  antipedes  enim  parvi ,  scelidcs  nia- 
xinii ,  lingua  mento  toto  adnata ,  u;argine  solum  soluta ,  circularis  , 
integra,  tympanum  latens ,  etc.  Adsunt  allamen  nonnullae  in  palpebris, 
atque  in  pedum  slruclura  diirerentiae ,  quas  enumerare  summatira  ag- 
gredior.  In  Pseudi  pavadoxa  palpebra  inferior  decst :  poUex  antipedum 
reliquis  digilis  opponilur :  digili  Ires  extimi  scelidum  aequalcm  habent 
longitudinem  ;  membrana  aulem  ,  quae  digilos  conneclil,  usque  ad  rhi- 
zonychii  apicem  expandilur.  Nil  hujusmodi  in  Balrachio  nostro  depre- 
liendilur,  palpebra  enini  inferior  conspicua  est  ;  polie^  anlipedum  vix 
oblique  porrigilur ;  digitus  scelidum  quarlus  contiguos  insigni  longitu- 
dine  superat  et  raembranam  raagnopere  excedit ;  membrana  haec  autem 
in  niaribus  apicem  uliquc  digilorum  primi ,  secundi  ,  tertii  ct  quinfi 
fere  atlingit,  sed  in  focminis  ad  secundam  phalangem  consistil  ,  nee 
ultra  progreditiu'.  Discrimina  liaec  momentosa  equidem  et  notatu  di- 
gnissima  mihi  videnlur,  non  aueo  tameu  ut  crcdam ,  nunc  temporis 
saltern,  sardoum  Batrachium  alibi,  quam  in  genere  Wagleriano  ,  esse 
recensendum. 

Observaliones  analomicac  in  individiiis    varlae    admodum    aetatis  in- 
stitutae  nihil  quoad  ^iscera  mihi  oblulerunt  quod  in  Ranis  subsimiliter 

(1)  Ranani  esctiloiil.iiii ,  Sai'duLs  [>t(>i->u3  ignut,)iu.   in  jijius  tuliua  Cuiaicui-  lift{\iculi>!.iniaiii  \itlt  I 


aSo  SYNOPSIS    nEPTTLIUM    SARDIMAE    INDIGF.NORUM 

noil  recurrat.  Scelelus  vci'o  slnicturatn  pcrqiiam  singiilarcm  cxliihuit. 
Racliys  speciei  nostrae  Bufoniim  longe  propius ,  qiiam  Raiiarnm  geiiui- 
naruin  racliydi  at'ccilit  (i).  Revcra  processus  tiansversi  vertebrae  octavae, 
scptimae ,  etc.  ,  (jui  in  Rana  esculenta  et  trmporuria  elongalo-lineares 
sunt,  in  Pseiuli  sai'doa  breves,  ut  in  Bufonilms  pleriscpic  ,  rcperiuntur: 
ill  tamcn  nionendum  est  hujusmodi  processus  in  Bufonibus  anterius 
porrigi,  in  Pseudi  non  alitcr  ac  in  i?«w«  esciderifa  transversim  extendi. 
^  crtebra  aulcm  uona  sen  idlima  processubus  a|)ud  speciem  nostram 
extus  dilalalis ,  fere  sccuriforinibus  gaudct ,  ut  in  Bufonibus  constanter 
id  oblinet.  Novam  denique  inter  Pseudim  et  Bufones  afiinitatem  deraon- 
strat  ratio ,  qua  processus  nunc  mcmorati  cum  apice  ossium  iliacorum 
ronnectuntur :  in  Rana  esculenta  ossa  hacc  apicibus  oljversis  adliaercnt; 
in  Bufonibus  e  contra  atque  in  Pseudi  processuum  apices  ossa  iliaca 
supergrcdiuntur  et  tcgunt.  —  Animal  ergo ,  si  species  Europae  indi- 
genas  dumtaxat  spectcs ,  naturalem  transituin  a  Ranis  genuinis  ad  Bufones 
efliciens. 

Gen.    EUFO,    Laur. 

XVIII.  Buro  viaiDis  ,  Laur. 

Supra  et  laterihus  fuscus  maculis  vividibus  contigiiis  lineisque  irrc- 
gularibus  albido-lU'idis,  rubro-pustulatis :  parotides  lineares:  palmae 
fissae  :  planlae  pentadactjlae. 

BfFo  vmiDis  ,  Laur.  Syn.  Rept.  pag.  27.  tab.  I.  fi^.   1.  —  Sclineid.  Anipliib.  T.I.  p.  200. 

—  Lair.  Salam  pag.  xn.  —  Id.  Rcpl.  T.  II.  pag.  1|5.  ■ —  Dauil.  Rcpt.  pag.  79. 
lab.  28.  fig.  2.  —  Bibr.  ct  Bory  ,  Rcpt.  Mor.  pag.  75.  tab.  XV.  fig.  2-3.  —  C.  L. 
Boiiap.    Iconogr.  Faiin.  itat.  Fascic.  XIV. 

Rasa  viniDis  ,  Sliaw  ,  Gen.  Zool.  T.  IH.  pag.  i53. 

Rasa  vauiabilis  ,  Pallas,  Sjiic.  Zool.  VII.  pag.   i.  tab.  VI.  fig.  i-a.    —    Gmd.  Syst.  Nat. 

T.  I.  pars  III.  pag.   10,^11. 
BcFO  ScHRBBEnsiAHfs  ,  Laur.  Syn.  Rcpt.  pag.  27. 
Rasa  sitibiinda  ,  Pallas  ,  Rcis.  T.  1.  p.  /pS.  —  Gnid.  Syst.  Nat.  T.  1.  pars  III.  p.  loio. 

—  Sbaw  ,   Gt-'ll.   Zool.   'I'.   111.   pag.    l53. 


(1)  Confer  Tab.  V.    fig.  3.  Scelctus  Pscmlis  sardoac. 
fig.  4-  Srclctiis  Ranai-  csciilcntac. 
fig.  5.  Scelctus  Bombinatoris  ignei. 


,/   .yi,=z  eti,/^   o/g   e/e.    '?^o/-i»^  /%&«:  tyM'a^T  &    f^t^.   2.     ^y^r-^      ^o^n  jT/iof 


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AL'CTOHF.   J.    CENK  28  I 

Buro  siTiDUNDUs  ,  Sclincid.  Ampliib.  T.  I.  pag.  saS. 

RA^\  BUFo  var.  y,  Gmcl.  Syst.  Nut  T.  I.  jiars  III.  pag.   io47- 

Buro  VARIABILIS,  MoiT.  Syst.  Anipliil).  pjg.  180.  —  Scliiiii  ,  Rcpt,  pnp   aSi.  Uli   yC.  fig.  3. 

Ubiquc  frequens  ,  sed  praesertiin  in  umbrosis  el  sub  lapiilibus.  — 
\  iilgo  Rana ,  Raua  pahcdilosa,   Rana  pintaJa. 

Obsi'iv.  Agricolac  Pulcnscs  Bufonem  alium  longe  iiiajoreni  ,  villa 
tlorsali  ilavicanti  nolatuia ,  in  arvis  inlerdum  occurverc  afliiuianl.  An 
Bufo  calamita  Laur.  ? 

Gen.  GEOTRITON,  Bonap. 

XIX.  Geotbiton  fuscus,  Bonap. 

Fuscus   liluris    subrubentibus   evanidis  ,    sublus    cinereus    vel    dilutd 
Jbrrugineus  pimctis  albis  minutissiniis :  Cauda   corpore  pariim  bre- 
viore  j  digitis  depressiusculis  ,  subpalmatis. 

Geotbiton  fcscds  ,  Bonap.  Iconogr.  Faim.  Ital.  Fascic.  XIX. 

Salamakoba  rotcA,  Gcsn.    Quadr.  Ovip.  T.  II.  pag.  82.  —    Aldrov.  Quadr.  Digit.  Ovip. 

Jibr.  1.  pag.  G40.  —  Laur.  Syn.  Ropl.  pag.  !\-i.  sp.  52.  —  Bonnat.  in  Tab.  Eiic.  Erp. 

pag.  65.  sp.  10. 
Laceuta  salamandba  var.  y  ,  Gmcl.  Syst.  Nat.  T.  I.  pars  III.  pag.  1067.  sp.  47- 
Sala.iiandba  Savii  ,  Goss.  Cuvicr  ,  Ri-gn.  Aoiio.  3.*  edit.  T.  11.  pag.   1|5. 

Habitat  frequcns  liyemc  snb  la])iilibus  in  moiilibus  circa  fgiesias  : 
in  aquis  uumquain  vidi.  Spi'ciinen ,  quod  in  iiigliivie  Natricis  Cclti 
reperi  m.  junto  spcciminibus  m.  decembre  leclis  omni  ex  parte  re- 
spondebat. 

Gen.   EUPROCTUS,  Nob. 

Characteres  cvterni. 

Caput  magnum,  depressum;  parotides  nullae. 

Denies  maxillares  validi,  recurvi;  palatini  in  series  duas  rectas ,  inter 

nares  contiguas  ,  versus  fauces  sensim  divergcntes ,  digesti. 
Regio  ani  ,  in    aduUis  ,    tumida  ,   angusta  ,    longitudinalis  ,    aperlura 

rotunda  ,  postica ,  idesl  versus  candaa  basini  hiante. 

Seivie  II.  To.M.   I.  MM 


aSa  SYNOPSIS    REPTIMI'M    SARDINUE     INDIGENOKI'M 

Cauda  basi  teres  ,  pone  basim  compressa. 

Pedes  validi ;  anteriores  telradactjli ,  posteriores  pentadactjU ,  dig'Uis 
snbcjlindricis  ,  liberis ,  palrnis  plantisque  laevibus. 

Characteres  anatotnici. 

Processus  postico-lateralis  externus   ossiurn  frontalium  cum  processu 
ossis  tynipanici  anterius  porrecto   arcum   continuum  utrbujue  ejji- 
ciens  (i). 
Costae  imperfectae. 

Observ.  Salamandrae  Laur.  et  Salamandrlnae  Filzing.  ab  hoc 
genere  longe  discedunt  capite  parotidihiis  inslnicto;  Geotrilones  Bonap. 
Cauda  tereti  pcdibusque  palmatis  ;  Tr'itones  Laur.  capite  parvo  verru- 
cisquc  plantaribus ;  Pleurodelides  Michah.  costis  perfectis  :  oinnes  autem 
ani  apertura  constanter  rimaeformi. 

XX.  EupnocTUS  Rusconii,  Nob. 

Adultus  supra  et  lateribus  obscure  olivaceus,  albo'granulatus  ,  infra 
sordide  cinereus  vel  J'errugineus ,  punctis  vel  maculis  nigris  ad- 
spersus. 

Mas  tibiis  posticis  laevibus. 
Foemina  tibiis  posticis  calcaralis. 

Longit.  trunci  cum   capite  poll.  2 '/, 
»         caudae  »      a'/t 

Tab.  I.   fig.   3. 

Juvenis  supra  hrunneus  ,  cinereo-irroratus ,  linea  dorsali  continua , 
maculis  utrinque  subrotundis ,  corporeque  infra  albo-ferrugineis ; 
Cauda  ancipiti  ,  breviuscula. 

Longit.    poll.    I  /,  -  2  . 

T.ib.  I.  fig.  4. 

Adultus   sat   frequens    occiirrit  in   aquis    lente    fluentibus    et   cavis 
montium  lacunis  Sardiniae  borealis  et  mediae,  vere  et  aestate,  insectis 

(i)  Hacc  capitis  structura  recurvil  id  PUuroJelidc  U-'akli^  Michahcllcs.  Confer  his,  i83o.  pag.  194. 
—  Prrpt-rani  vero  Zuulugiis  1101  imbcrgensis  ossa ,  quae  nos  tympanica  nuncupainus  ,  J'rontaliti  po- 
sleriora  appellavit. 


AUCTORE    J.    GENE  283 

el  priieserlim  Lepidoptcrorum  larvis  in  aqua  ilclapsis  viclilans.  A  vulgo 
Fonnensium  Ttxita  canina  cUcilur  et  veneni  insiniulatur.  Juvenem  legi 
primuin  in  sylva  montana  \ulgo  dicta  itL  Curaduri  inter  Tempio  et 
Oschiri  ,  sub  arboris  cortice  secus  rivuhim  ,  m.  junio  ;  dein  in  monlc 
Gcnavgentic  sub  lapidibus  itidem  secus  rivulos  ,  exeunte  julio. 

Descr.  Color  in  adultis  supra  obscure  olivaceus ,  sen  brunneo- 
niger ,  maculis  interdum  obsoletissimis  subferrugineis ,  infra  sordidc 
cincreus  vel  ferrugineus  ,  punctis  vel  maculis  parvis,  nigro-coerulescen- 
tibus ,  nunc  crebris  et  confluentibus ,  nunc  raris  et  late  discretis.  Caput, 
dorsum  ,  latera ,  pedes  extus  et  cauda  verruculis  albis,  puncliformibus, 
elevatis  ,  adspersa.  Caput  magnum  ,  trunco  latins ,  depressum ,  antice 
rotundatum:  nares  marginales  ;  oculi  par>i,  vix  pi'ominuli ,  subobliqui. 
Truncus  capite  duplo  tantum  longior  ,  convexus,  sulculo  dorsali  sat 
profundo  exaratus,  crista  omnino  nulla.  Cauda  corpori  longitudine  sub- 
aequalis,  basi  teres,  dein  anreps,  acie  snpera  pauUo  ultia  basin ,  infera 
versus  medium  incipiente,  ferrugineo-marginatis.  Pedes  anteriores  me- 
diocres  ,  tetradaclyli ;  posteriorcs  crassi ,  pentadactyli  ,  tibiis  foemina- 
rum  calcare,  seu  tuberculo  magno  proniinenli,  ad  apicem  lateris  in- 
lenii  instructis  :  palmae  et  plantae  laevissimae  ,  veriucis  omnino  nullis: 
digiti  subcylindrici ,  fissi ,  breves  ,  inaeqiiales  :  pollex  omnium  minor  ; 
lertius  omnium  major  :  secundus ,  quarlus  et  quintus  subaequales. 
Regio  ani  in  utroque  sexu  tumida ,  longitudinaliter  elongata ,  in  mare 
gracilior  ,  aperlura  rotunda,  apicali ,  sursum,  idest  versus  caudae  ba- 
sim  ,  luante.  —  Tab.   I.  fig.   3.  a. 

Mas  focmina  crassitie  et  loiiglludine  minor. 

Pelvis  vertebrae  scxtodecimae  suspensa. 

Observ.  Hue  forsan  spectat  Triton  Poircti  Gervais  ,  Afiicae  bo- 
realis  incola  (confer  InstiliU  ,  i83G,  20  aprilis ) :  ea  saltern  quae  a 
clarissimo  Auctore  in  diagnosi  alVtruntur,  spcciei  nostrae  conveniunl. 
Cum  vero  fusa  animalis  descriptio  in  Diario  citato  desidei-etur  ,  nee 
uUum  de  insolita  ani  et  pedum  structure  verbum  Cat,  harum  specie- 
rum  idcnlitatem  asserere  intempestivum  existimo. 

Gjrinus  Euprocti  supra  est  olivaceus,  griseo-nebulosus  ,  infra  ci- 
nereus  ,  unicolor ,  caudaque  instruitur  a  basi  valde  comprcssa  ,  supra 
et  infra  laic  marginata.  Idem  vcro  animal,  aelate  nonniliil  progressum, 
braiicliiis  scilicci  evancscenlibus  vol  reccns  evaiiidis ,  maculas  clcgan- 
tissimas  sumil ,  iisque  dccoralum  speciem  longe  aliam  mentitur.   Corpus 


284  SYNOPSIS    HEPTII-Il'M    SARD.NIAE    INDir.F.NOnrM 

veiTuculas  punctiloriTies  ,  albas  exju'omit.  Color  supra  brinmous  ,  i'lili- 
giiiostis  ,  punclis  cinei'cis  ailspergitui- ;  a  cervice  nsque  ad  apicein 
caxidae  linea  albiilo-ferniginea  cxcurrit,  juxla  qiiam  per  lotam  longitii- 
tlinein  iilr'mquc  enilent  maculae  subrotuiiilae  cjusdein  coloris  ;  caput 
cleuiquc  fascia  fronlali  transversa,  macuLupie  ulriiique  pone  oculos  or- 
naliir.  —  In  hisce  primis  vilae  sladiis  ani  regie  cxplanata  est,  apertu- 
racpie  rimaeformis. 

Speciem  dixi  in  honorcin  viri  clarissimi  et  amicissimi  Mauri  RusroNii, 
Ticinensis  Medicinae  Doctoris  ,  qui  Protei  ^nguini ,  Tritonum,  Ranae 
esciileutae ,  Sjrenis  intermediae  ,  Pisciianque  gencsim  et  anatoinen 
sci'iptis  editis  et  iconibus  excellenlissimis  illustravit. 

Haec  sunt  sardoae  Replilium  species  ,  quas  hactenus  egomet  inveui 
et  legi.  Clarissimus  Fitzinger  in  opuscule  suo,  cui  titulus  Nene  Clas- 
sification der  Reptilien  nach  ihren  natilrUchcn  Terwandschaflert.  ,  La- 
cevtani  nigram  Wolfii  Sardiniae  incolam  dicit;  haec  A-ero  Lacerta ,  de 
cpia  silent  Gmelin  ,  Lalreille  ,  Daudin ,  Merrem,  Edwards,  Duges,  etc. 
a  clariss.  Tschudio  lusus  creditur  vel  varietas  Zootocae  suae  mon- 
tanae  (i),  quae  nullibi  prorsus  locorum,  nisi  in  Ilelvetiae  alpibus  , 
obvenit :  palct  ergo  clariss.  Fitzingerum  patriam  animalculi  illius  in 
alterius  fidem  false  adnolasse.  —  CI.  C.  L.  Bonaparte  Lacertam  ocel- 
hitam,  Natricem  elaphiin  et  Coliibrum  austriacum  ibidem  occurrere  in 
variis  Iconographiae  locis  afTirnaat.  De  indigcnalu  ,  ut  ita  dicara ,  La- 
certae  ocellatae  et  Natricis  elcipJiis  vehemeutissime  dubito  ,  cum  fei-e 
incredibile  mihi  videatur  species  adeo  proceras  et  spectabiles,  si  reapse 
in  insula  viverent ,  turn  Cetti  ,  turn  Prunneri,  tum  Equitis  a  Marmora, 
turn  meas  investigationcs  jugiter  eifugisse ,  nee  idlo  nomine  ab  incolis 
dcsignari :  quod  vcro  special  ad  Colubruni  austriacum  vix  scio  quid 
statuam  :  nonnulla  utique  verba,  quibus  Franciscus  Cetti  siiam  J'ipera 
di  secco  brevissiine  describit,  Colubro  huic  satis  aptc  accommodantur, 
sed  longitude  33  pollicum  ,  quam  in  plurimis  speciminibus  capile  cc 
Cauda  imminutis  vidisse  refeil,  addita  dorsi  et  abdominis  pictura  , 
Nactricem  potius  viperinam  grandaevam  indicare  videtur  ,  quam  Cd- 
Inbrum    austriacum  ,    cujus    longitude    i8    pollices    rarissimc    cxcedit. 


AUCTOnE    J.    CENli  285 

Cftcriim  (Uil)ia  liaco ,  quae  conjecturis  vel  rationibus  c\lia  factum  pc- 
lltis  iliiimi  uequeuiit ,  ^'alu^ae  scrulaloiihus  pone  me  SarcUniain  iuvi- 
suris  resolvenda  lego  ct  cominenilo. 

Hac  Synojisi  ab  aliquot  jam  diebus  Regiae  Scienliarum  Acatlemiae 
I'vliibila,  volumeii  i."™  accepi  CoUeclaiieorum  ,  rjuibus  titulus  JVouveaitJc 
Menioires  de  la  Societc  Helvdtique  des  Sciences  Naturelles ,  anno  jiro- 
xime  elapso  cxcusum.  In  co  Commentarium  extat,  quo  clariss.  Ollli 
Batrachium  quodclain  Siciliac  et  Hispaniae  incolam ,  ab  Erpelologis 
Vindolionensibus  Pseudim  pictam  niincupatum  ,  a  Pseudibus  disjungit, 
atque  in  novum  et  proprium  genus  Discoglossi  nomine  dislinclum  re- 
digit.  Acceilit  autein  Appendix  a  clariss.  J.  J.  Tschudi  conscripta  ,  in 
<|ua  sermo  est  de  Pseudi  mea,  quam  sub  nomine  Ranae  sardoae  me 
Tigurino  Musaeo  mullo  ab  hinc  tempore  misisse  bene  memini.  In 
Commentario  ea  onmia  et  propc  dicam  totidcm  verbis  occurrunt,  quae 
de  dillerenliis  inter  Ranaui  paradoxam  et  Pseudim  sardoam  suo  loco 
protuli,  atque  ex  liisce  diilerentiis ,  quas  egomet  momentosas  et  notalu 
diguissimas  dixi ,  characteres  novi  Generis  eruunlur.  In  Appendice 
autem  Rana  vel  Pseudis  sardoa  a  Discoglosso  picto  Otth  diversa  asse- 
rilur  et  Discoglossi  sardi  nomine  sat  fuse  dcs(;ribilur.  —  Novum  Genus , 
a  Viris  lantae  auctontatis  conditum  et  probatum  ,  laudo  ,  monens  alla- 
men  nimiam  specierum  paucitatera  in  caussa  dumtaxat  fuisse  ,  quiu 
egomet  illud  crearem  ;  laudo  etiam  quae  cl.  Tschudi  de  specie  a  me 
accepta  edisserit :  ea  tamen  ,  quae  scripsi,  vel  rctexerc  vel  qnoquo 
modo  mutare  inopportunum  exislimo. 


E\PLlCATIO    TABlLARim 


TAB.    1. 

Fig.  1.  Phvi.i.odactylus  europaeus,  Nob.  — Fig.  i.  ii.  Pes  resupiuatus, 
iiuctus. 

Fig.  2.  NoTOPHOLis  FiTziNGEni ,  Nob.  —  Fig.  2.  :i.  Pars  posterior  cor- 
poris resupinuta. 

Fig.  3.  Ei'PiiocTus  RuscoKii,  Nob.  y  —  Fig.  3.  a.  Pars  posterior  cor- 
poris resiipinala. 

Fig.  4-  iilem  animal  juwiiis ,  braiwhiis  scilicet  recens  evanidis. 

Fig.  5.  Cranium  Eiipnocn  Rusconii  adiilti ,  octies  auctuni.  —  a.  Os 
intennaxillare.  —  b.  Ossa  maxillaria.  —  c.  Froiitalia  anteriora. 

—  d.  FronlaUa  posteriora.  —    c.    Parictalia.    —  I'.   Occipitaliu. 

—  g.  Jugalia.  —  li.  Plcrjgoidca.  —  i.  Aasatia.  —  I.  Maxilla 
infera.  —  m.  Hiatus  posteriores  nariiun.  —  n.  Ligamenla , 
qiiiims  apex  pterjgoidcorum  cum  apice  ossium  maxillariutii, 
conncclitur.  —  o.  yipertarae  e  quibus  prodeujit  neivi  octavi 
paris  iicivorum  'ccrebralium.  —  p.  Processus  ossis  inlcnnaxil- 
Invis ,  qui  retrorsum  porrecti  frontalibns  occurrunt.  —  q.  Pro- 
cessus J  rontalium  posieriorum ,  qui  cum  processubiis  ossium  tjni^ 
panicorum  anteriiis  porrectis  arcum  peculiarem  effbrmant ,  arcui 
zj'gomalico  propria  dicto  valde  ajjinem.  —  r.   Ossa  tjmpanica. 

—  s.  Hiatus  aitteriores  uarium. 

TAB.    II. 
Natrix  viperina  senex. 

TAB.  HI. 

Fig.   I.    Natrix  viperina  juvenis. 
Fig.  2.       —  —        var.  vittatu. 

TAB.  IV. 

Fig.    I.  Natrix  Cetti  ,  Nob.  9  adulta. 
Fig.  2.       —         —        anuotina. 

TAB.   V. 

Fig.    I.  PsEUDis  sardoa,  Nob.  6  adulta. 

Fig.  2.        —  —        9  adulta. 

Fig.  3.  Rachys  Pseudis  sardoae.  —  a.  Processus  transversi  vertebrae 
postremae.  —  h.  Sacrum.  —  c.  Ilea.  —  d.  Processus  transi'ersi 
paenultimae  vertebrae.  —  c.  Ischion.  —  1.  Margo  carlilagineus 
processuum  transversorum  vertebrae  postremae. 

Fig.  4-  Rachjs  Bomdinatoris  ignei. 

Fig.  5.  Rachjs  Ran\e  esculentae. 

Fig.  G.  Gyrinus  Pseudis  sardoae. 


.8: 
PRIMITIAE 

HEP ATICOLOGIAE  ITALICxlE 

AUCTORE 

JOSEPHO  DE  NOTARIS 


M.  D. 


Exhibita  die  i  aprilis  i838. 


IT  rimitias  sisto  hepalicarum  quas  eodem  tempore  quo  Muscorum  Ita- 
licorutu  studio  incumbebam  ,  per  varias  Italiae  regiones  collegi.  Sunt 
paucae  species ,  sod  cum  plei'ique  plantarum  Italiae  scrutatores  usque 
ad  banc  diem  nil  iis  addiderint  cpiae  ab  immortalibus  et  strenuissimis 
Viris  MicHELi  et  Raodi  editae  fuerunt,  hinc  spes  affulgct  Botanicis  bene 
acceptas  fore.  Quoad  specierum  determinationem  non  omnia  necessaria 
adminicula  mihi  praesto  fiiere ,  sed  ubi  haec  defuerunt ,  adfuit  mihi 
consilium  amicissimi  et  celeberrimi  Montagne  in  rebus  omnibus  crypto- 
gamicis  peritissimi. 


28S  FRIMITIAE    IlEPATICOLOGIAE    ITAHCAE 


HEPATIC  AE. 


Juss.  —  Pal.  de  Beauv.  — Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  la'j  (1817) 
—  LiNDEiNB.  Syn.  Hepatic.  Europaear.  in  Act.  Academ.  Caesar.  Leopold. 
Carolin.  Natur.  Curiosor.  vol.  XIV.  suppl.  (1829)  —  Nees  ab  Esenu. 
Hepat.  Javan.  (i83o)  —  Duby  Bot.  Gallic,  p.  584  (iSSo)  —  MoKTAG^. 
Notic.  in  Arcliiv.  de  Botan.  i.  p.  224  (i833)  —  Bischoff  BemeiK. 
uber  die  Lebermoose  in  Act.  Academ.  cit.  vol.  XVII.  pars  II.  p.  956 
(  1 835). 

Deoperculatae  Web.  et  Mohr  Tasch.  p.  387  (  1807)  —  Ekart  Syn. 
Jungermann.  Europ.  p.    i   (  i832). 

Musci  hepatici  Spreng. 

Lichenastra  Wallr.  F1.  crypt.  Germ.   1.  p.  34  (  i83i  ). 

Hcpaticae  excl.  Jndreaea  Huben.  Hepaticol.  German.  (i834)- 


TRIBUS    I. 

Nees  ab  Esenb.  Hepat.  Javan.  p.  9.  —  Huben.  Hepat.  Germ.  p.  33 

BiscH.  1.  c.  p.  9G0. 

Lichenastra  tetracephala  Wallr.  1.  c.  p.  45- 

X.  ELEUTEROPHYLLAE ,  Bisch.  1.  c. 
(Jungeiinanniae foliosae  kvLCt.J. 

I.  JUNGERMANNIA. 

IUbf.n.  Hepatic,  p.  49- 

Jiuigermanniae  Sp.  Lindenb.   Ekart.  Mart.    Hook.    Nees    ad  Esenb. 


AUCTORE    J.    DE    NOTAtllS  280 

Bellincitda  ,  jdntoiria  ,  Frullunia  ,  Candollea  ,  Juiigermannia ,  Fos- 
sombronia ,  Caljpogeja.  Raddi  Jungerm.  Etrusc.  negli  alti  della  Socicta 
Italiana  dflle  Scicnze  vol.  XVIII.  parte  Fisica  ( Motlena   1820). 

Jimgermanniae  ct  M/iii  Sp.  L.  —  Juugerinannia  et  Muscoides  JIiciiei,. 

SECT.  I. 

Platyphylloideae  ,  HuBEN.  Hepatic,  p.  XXXVI.  ct  384. 

Anloiria  et  Bellincinia  Raddi  —  Lcjeunia  Lihert. 

1.  Jungermannia  laevigata,  Schrad. 

LiNDEND.  Syii.  p.  18.  — Ekart  Syn.  p.  53.  tab.  6.  fig.  44-  —  IIunF.w. 
llcpalic.  p.  284-  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  lag.  lab.  3.  fig.  2.  — 
MoNTAGN.  ill  Arch,  tie  Bolan.   1.  p.  226. 

Bellincinia  monlana  Raddi  Jungerm.  Elr.  p.   18  cum  icone. 

Muscoides  squamosum  saxatile  .  .  .  Mich.  geii.  p.  9.  tab.  6.  fig.    i. 

MouG    ct  Nestl.  n."  34 1-    —    Huben.    et    Genth.    Deulsch.  Lebtrni. 

"■"  7- 

Ad  rupes,  praesertim  in  locis  coUinis  loliiis  Italiae  vulgatissiina.  v.  v., 

Sterilcin  hiicusque  vidi. 

Species  ab  inscquentibus,  platyphylloideaj  et  platyphylla,  jam  fere 
simplici  allacCu  distinguenda,  ob  insignem  laevitatem  folioriiin;  adsuiU 
porro  cliaracleres  neutiquam  spernendi ,  v.  gr.  color  ut  plurimum  fii- 
scescens  ,  vel  viridi-fumosus ,  fofia  spcclabilitcr  nitiila ,  arclissiiue  ap- 
pressa ,  una  cum  auriculis  ct  amphigastviis ,  margine  Aalide  spinuloso- 
dentata,  demum  calyces  (  cf.  IIuben.  1.  c.)  inflali,  laeves,  ore  truncati^ 
spinoso-dentati.  —  In  planlis  scnescentibus,  folia,  auriculae,  ct  amphi- 
gastria  inferiora  ,  sacpc  dcntibus  dcperdilis,  subintegra  evadunt. 

Gel.  Poi.i.iNi  eimmcrat  banc  specicm  ,  ast  siculi  e  Flora  Aconicnsi 
desumpsit,  ejusdem  synonymon  cum  Biroliano  ouiitto  ! 

2.    Jungermannia  platjpJtjlloidca ,  Sciiwein. 

Lehm.  Pugill.  IV.  p.  4-.  —  IIuben.  Hepatic,  p.  289. 

Serie  II.  Tom.  I.  nn 


2i)0  PRIMITIAE    HEPATICOLOGIAE    ITALICAE 

Lejeunia  platjphjlloidea  Nees  et  Montagn.  in  Ann.  des  Scienc. 
Nalurell.  vol.  5.    i836.  —  Moktagn.  Notic.  1.  c.   1837. 

Ad  rupes  in  montibus  ad  Verbanum  Cesati,  in  valle  Augustana 
BoNNAZ.  V.  s.  sine  fructu. 

Facie  praecedenti  accedit ,  nempe  ob  folia  colore  viridi-ferruginoso 
sulTusa,  nitidula,  ab  ea  vero  dillcrt  amphigastriis ,  auriculis  ,  foliisque 
integerriniis  ;  media  inde  banc  inter  et  plalypliyllaia  a  cjua  equidem 
recedit  ,  praeter  habituin  robustiorcm ,  majoreni  staturam ,  foliorum  ni- 
torem,  caulibiis  eleganter  bipinnatis,  tripinnatisque ,  ramis  patentibus, 
foliis  convexis  ,  margine  incurvis,  magis  imbricatis,  arcteve  incumben- 
ttbus,  latioribus,  magisque  rotundatis,  amphigastriis  nequaquam  emar- 
ginatis,  reliculo  folioruui  elegantiore. 

3.  Jungermannia  platjrphjlla,  L. 

\i.  S|>.  p.  1600.  —  LiNDENB.  Syn.  p.  18,  —  Ekart  Syn.  p.  Sa.  tab.  3. 
fig.  24.  —  HuBEN.  Hepatic,  p.  286.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  127. 
tab.  3.  fig.    I.  —  Bertol.  Araoen.  p.  44i-  —  Moris  El.  3.  p.   17! 

Aiitob'ia  vulgaris  Raddi  Jungermann.  p.   19.  cum  icone. 

Jungermannia  dilatata  Bale.  F1.  Taurin.  p.  i83  ex  speclmine  Herb, 
ejusd.  et  inde  Re  F1.  Torin. 

Muscoides  squamosum  majus  atrovirens  .  .  .  et  medium.  Mich.  Gen. 
p.  g.    10.  tab.  6.  fig.  3.  4- 

MouG.  et  Nestl.  11.°  5o.  —  Huben.  et  Genth.  Deutsch.  Leberm.  n."  6. 

^'^lgaUssima  ad  truncos  aiborum ,  rupes ,  terram ,  in  omni  Italia 
supeviore ,  etiam  in  subniontanis,  atque  in  Sardinia  v.  v.  raro  fructifical. 

Plantae  fructiferae,  prouti  video  etiam  in  speciminibus  Genthianis , 
subinde  praebent  faciem  fere  alius  specici,  ob  caulcs  debiliores  et  mi- 
nores,  minus  eleganter  piunatos,  ob  folia  remotiuscula ,  laetius  viridia. 
Capsula  in  liac  specie  ad  medium  tantum  quadrifida,  lobis  latis  obtusis, 
viv  super  calycem  eminet.  A  praccedentibus  colore  foliorum  opaco, 
slatura  facile  distinguitur. 

J.  platfphjlla  Ai.L.  ex  specimine  herbarii  Balbisii  a  Molinerio  pro- 
dfunte  pertiuet  ad  J.  complanatam. 


AUCTOnE    J.    DE    NOTAMS  201 

4-  Jungermannia  Cordaeana,  Huben. 

HuBEN.  Hepatic,  p.  291.  —  Montagn.  in  Ann.  des  Scienc.  Naturell. 
1837. 

Ex  agro  Piceno  misit  cl.  Orsini  ,  set!  sterilem. 

Auriculis  foliorum  ovatis  acutis,  margine  subundulatis ,  remolis,  mi- 
nimis relate  ad  pi-aeccdentcm  cujus  habitum  praesefei't,  atque  statura 
rainore ,  ah  ea  facile  dignoscitur.  Foliorum  compago  eliam  tenerior  quam 
in  praecedente. 

SECT.  II. 

Frullanieae  ,  Raddi  Jungermann.  p.  20. 

Tamariscineae  genuinae  Huben.  Hepatic,  p.  278.  —  Jubula  Dumort. 
—  ex  Nees  et  Montagn.  in  Ann.  des  Scienc.  Naturell.  cit. 


5.  Jungermannia  dilatata  ,  L. 

L.  Sp.  p.  1600.  —  Lindenb.  Syn.  p.  17.  —  Ekart  Syn.  p.  60.  tab.  2. 
fig.  18.  —  Huben.  Hepatic,  p.  281.  —  Mart.  FI.  ci-ypt,  Erlang.  p.  129. 
tab.  3.  fig.  3.  —  PoLLiN.  Fl.  Veron.  3.  p.  391.  excl.  Syn.  Fl.  Pedem. 
—  Moris  El.  3.  p.   17  ! 

Frullania  minor  Raddi  Jungermann.  p.  21.  cum  icone.  Excl.  /.  Tu- 
mor isci  L. 

Muicoides  minimum  foliis  alternis  .  .  .  Mich.  Gen.  p.  1 0.  tab.  6. 
fig.  6. 

Moug.  et  Nestl.    n."  245.  —  Huben.    et  Genth.    Deulsch.   Leberm. 

n.°  9- 

Vulgatissima  in  omni  Italia  turn  campestri ,    cum   montosa ,    ad   ar- 

borum  truncos  ,  et  rapes  ,  etiam  in  insulis.  v.  v.  Frequenter  apud  nos 
fructifcra  ,  et  toto  fere  anno. 

Caulibus  non  eleganter  pinnatis  ,  colore  inamoeno,  opacitate,  foliis 
reingtiusculis,  auriculis  saccato-hcmisphacricis,  nudo  oculo  ab  insequcntc 
dislinguilur. 


392  PRI.MITIAE   HEPATICGLOGIAE    ITALICAE 

6.    Jungennannia    Tamarisci ,    L. 

L.  Sp.  p.  1600.  —  LrNDENB.  Syn.  p.  17.  —  Ekart.  Syu.  p.  6r.  lab.  2. 
iig.  ir.  —  HuBEN.  Hepatic,  p.  278.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  i3i. 
tab.  3.  fig.  4. 

Frullania  major  Raddi  Jungerm.mn.  p.  20.  cum  iconc  excl.  Syn. 
Linn,  oinnibusque  ad  praecedent.  spectant. 

Muscoides  squamosum  saxatile  nigro-purpureum  .  .  .  Mich.  Gen. 
p.    10.  tab.  G.  fig.  5. 

FuNCR  Samml.  n.°  870  sub  dilatata  —  Zenk  et  Dietr.  n.°  98  pariter 
sub  dilatata.  —  Moug.  et  Nestl.  n.°  246.  —  Huben.  et  Genth.  Deutsch. 
Lebcrni.  n."  8. 

Ad  rupes,  saxa,  atque  ad  terrain  inter  Lichenes,  Lycopodia,  et  Miiscos 
passim,  rarlus  ad  arljorum  truncos.  v.  v.  Ex.  insulis  Italiae  spectau- 
tibus  ,  alque  cum  frncUi  a  me  desidei'atur. 

Auriculis  cucuUiformibus  obovatis  basi  fissis,  prae  aliis  a  dilatata 
diflert. 

Synonyma  Alliomi,  Balbisii  huic  et  praecedenti  pariter  spectant,  in 
licrbario  liujus  enim  /.  dilatata  ,  cnm  Tamarisci  prostat. 

7.  Jungermamiia.  Tamarisci  Sardoa. 

./.  tamarisci  Moris  El.  3.  p.    1 7  ? 

Ad  rupes  in  montibus  Sardiniae  australis  supra  Domus  Novas  die  25 
deeembris    i834  sterilem  legi. 

Caespitosa  ,  imbricata.  Caules  decumbentcs  ,  irregulariter  subbipin- 
nali  ,  r;rmis  patcntibus  ,  patenti-ereclis  ,  approximatis  ,  inaecpialibus , 
siinplicibus,  iterumve  sed  breve  ramidosis.  Folia  dense  incvibo-imbncala  , 
bifariam  horizontalia ,  cauli  oblique  inserta,  ovato  subrotunda,  obtuse 
su])acutata,  concava,  rotundo-areolata;  auriculae  approximatae  oblongae, 
basi  subbidentalae  ,  vel  integrae,  latere  inlerno  breve  appendiculalac; 
ampliigaslria  imbricata  ,  cauli  apprcssa  e  basi  amplcctente  utrinque  suh- 
dccurreute,  obovata,  acute  cinarginala,  margine  insigniter  recurva  sub- 
integi-a ,  concava. 

J.  Tamarisci  et  sctpienti  robuslior,  ab  utraque  differt  ampliiga.*triis 
imbricatis  obovato-rctusis  ,  vcl  obcordalis  si  mavis  ,   margine  insigniter 


AucToni;  J.  DF.  NOTARis  sgS 

recurvatis ,  ct  cum  caulem  amplectiuilur ,  ex  facie  convt-va  utrinque 
tleprcsso-concava.  Color  in  hac  fusco  rulilans  scd  laelior  tjiiatn  in  sc- 
qiicute  cujus  Iiabitum  jiraeler  jiropler  rcfcrt.  Aunculae  in  liac  forina 
variant  olilongae  vel  clavatac,  hinc  intcgrae  lerc  truncataej  vcl  angustatae 
subbidontatae. 

Genuina  Jiirigermannia  Tamarisci  in  Sardinia  nriihi  obviam  non  vcnil. 

8.  Jungcrmannia  Tamarisci  Alediterranea. 

Ad  rupes  in  maritimis  Saniiniac  \iilgarem  Icgi  sed  aeque  stcrilom. 

Lale  ruj)cs  in\eslit.  Caulcs  decumhenles,  implexi ,  infenie  denudali, 
alternatiin  sul)bipinTiali  ,  rarais  ]>atcnlibns  approximatis ,  plerumque 
apicem  versus  decrescenlibus,  ])innulis  sive  ramulis  brevissiiris.  Folia 
dense  incubo-iinbricala  ,  bifariaui  horizontalia  ,  subreniformi-rotundata  , 
niargine  incurva,  concava  ,  subrolundo-arcolata  ,  lirmiuscula.  Auriculae 
approxiinatae  oblongae  ,  vel  obovalac  ,  basi  obliquo-lruncatae ,  latere 
interne  dentiformi-appendiculatae.  Amphigastria  approximata,  suhinibri- 
cata  ,  lala  ,  aniplectenlia  ,  auriculasque  obtegentia,  subreniformia  obtuse 
emarginalo-su!)bidenlala  ,  appressa.  Color  foliorum  fusco-i-utilans.  Caulcs 
3-4  cenliui.    longilud. 

Tainquani  speciem  propiam  proponcre  non  audco ,  cum  aflines 
Jubulae  exoticao  niilii  vix  cognilae  sint,  scd  in  posterum  distinguenda 
erit  ob  forraam  anipliigaslriorum  praeceteris. 

SECT.  HI. 
Si;rpvlufoli.\e  ,  IIubex.   Hepatic,  p.  293. 

9.  Jungermannia  serpytlijolia  ,  Dick.s. 

DiCR.s.  pi.  crypt.  Brit.  fasc.  4-  p-  '9-  —  Likdenb.  Syn.  p.  21.  — 
F.RART  Syn.  p.  56.  tab.  i  fig.  2.  —  IIluen.  Hepatic,  p.  29.'!.  —  Mart. 
Fl.  crypt.  Erlang.  p.  i36.  tab.  3.  fig.  9.  —  Radbi  Jungcnnaiui.  p.  35. 
cum  iconc. 

Jungcrmannia  minima  faliis  auritis  ex  rotunditate  acuminatis  .  .  . 
Mi'cn.  Gen.  ]>.  9.  tab.  6.  fig.   19.  uon  bona. 


294  PRIMITIAE   HEPATfCOLOGIAE    ITALICAE 

MouG.  ct  Nestl.  n.°  537.  —  Huben.  et  Genth.  n."  10. 

Habitat  ad  rupcs  ,  et  aihorum  pedes.  —  Ex  agio  Piceiio  misit 
ol.  Orsim  ,  ipse  legi  in  insula  Caprariae,  atque  in  monlibus  ad  Ver- 
baniim  ,  vidi  etiain  individua  aliquot  inter  caespiles  Bavtramiae  gracilis , 
et  cum  /.  aequiloba  et  trichophjlla  ex  alpil)us  Pcdemontanis  inihi  allatis 
a  D.  Lisa.  Desunt  inihi  excinplaria  fructifera. 

Speciosa  plaula ,  variat  colore  pallide  viiidi  aut  flavescente,  foliorum 
reticulo  plus  minusve  conspicuo.  In  i-amis  novellis ,  quandoque  folia 
reniota  evadunt ,  subexauriculata ,  basi  alternatim  decurrcnlia. 

Cum  antecedentibus  vix  coniparanda,  priuio  intuitu  eaim  dignoseitur, 
gracilitate  ,  caulibus  vage  ramosis ,  colore  ,  auriculis  parvis  foliis  arete 
appressis  ,  convcxis.  —  Descriptio  Raddh  bona  !  —  Michelius  quoque 
sat  bene  folia  dixit  punctata,  ac  veluti  perforata,  lentis  ope  enim  contra 
lucem  inspecta  ,  fere  cribrosa  adparent. 

SECT.  IV. 

CoMPLANATAE,  HuBEN.  Hepatic.  p.  273. 
(  Radulae  Dlmort.?) 


10.  Jungermannia  complanata,  L. 

L.  Sp.  p.  1 600.  —  Linden.  Syn.  p.  5o.  —  Ekart  Syn.  p.  35.  tab.  4- 
Gg.  3i.  —  IIuBEN.  Hepatic,  p.  inZ.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  i48. 
tab.  4-  fig-  23.  —  All.  F1.  Pedem.  2.  p.  3i3.  — Balb.  F1.  Taurin.  p.  i83. 
—  Moris  El.  3.  p.   17. 

CandoUea  complanata  Raddi  Jungermann.  p.   24. 

Jungermannia  platjphjllos  All.  1.  c.  —  Balb.  1.  c.  Ex  specimine 
MoLiNERii  in  herb.  Balbis. 

Jungermannia  foliis  circinnatis  auritis  .  .  .  Mich.  Gen.  p.  7.  tab.  5. 
fig.   21. 

MouG.  et  Nestl.  n.°  339.  —  Hcben.  et  Genth.  n.°   11. 

Ad  pedes  et  truncos  arborum ,  rupes  ,  in  omni  Italia  et  in  insulis 
ejus  vulgaris ,  frequenterque  fructifera.  v.  v. 

Colore   pallide    sed  amoene  viridi  ,  foliis   conduplicato-bilobis ,    lobo 


AUCTOHE   J.    DE    NOTARIS  2g5 

supcriore  majore  ,  inferiore,  vcl  tiuricula  si  mavis,  multo  iiiinore  suh- 
Iriaiigulari  folio  ipso  apprcsso ,  calycibus  compressis  sublintaiibus ,  ore 
truncato  intcgro  prima  froute  cognoscenda. 

\'ai-iat  foliis  plus  minusve  imbricatis  subinde    e  viridi-subfuscescen- 
tibus.   \'arietaleiii  luinorcm  RadcUanam  non  novi. 


SECT.  V. 

Plumulosae,  Nees  ab  Esenb.    Hepat.  Javan.  p.  34- 
IIuBEN.  Hepatic,  p.  265. 
(Ptilulia  Nees,  saltern  pro  /.  ciliari,  secundum  celeb.  Moktagne). 

1 1 .  Jtmgermannia  ciliaris ,  Ehrh. 

HuBEN.  Hepatic,  p.  267.  —  Lindenb.  Syn.  p.  19.  ( excl.  /.  pulcher- 
rima  cum  Synonim.  )  —  Ekart  Syu.  p.  54-  tab.  5.  fig.  36.  ex  parte.  — 
Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p,    i45.  tab.  4-  fig-    19- 

MouG.  et  Nestl.  ii.°  244-  —  Zenk.  et  Dibtr.  n.  99.  —  Schleich. 
exsicc.   1 83 3! 

Legi  in  sylvis  alpiura  Provinciae  Novaricnsis  ad  arborum  pedes , 
unica  vice  ,  et  paucis  specimiuibus  sterilibus. 

12.  Jungermannia  tomentella,  Ehrh. 

Nees  Hepatic.  Javan.  p.  34-  —  Lindenb.  Syn.  p.  19.  —  Ekart  Syn. 
p.  55.  tab.  6.  fig.  49-  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  146.  tab.  4-  fig-  20. 
—  HuBEN.  Hepatic,  p.  265. 

'  Moro.  et  Nestl.  n.°  52.  —  Hl'ben.  ct  Gentii.  n."  "ja. 

In  coUibus  ad  Verbanuni  super  ru]ies  madidas  legi  cum  cl.  aniico 
Bai.samo,  in  Euganeis  Meneghim  ,  in  alpibus  Pedemontii  Romano,  Lisa. 
Passim  stcrilis. 

Prima  Iron te  a  praecedente ,  cui  sunt  folia  rubiginosa,  auriculaeque 
bipartitae  longissinie ,  crebrcque  capillari-ciliatae ,  distinguitur  colore 
all)icante  vel  pallide  vlridi,  fere  uti  in  Sphagnis,  plumulositate  insigniori, 
caulibus  elcganlcr  bipinnatis,  foliis  auriculisque  bipartilis  subpinnalo 
capillari-multiparlitis. 


396  miMITIAE    HEPATICOI.OGUE    ITAI.irAE 

SECT.  vr. 

Taxifoliae,  IluiiEN.  Hepatic,  p.   255. 


i3.  Jungermaimia  albicans,  L. 

L.  Sp.  p.  1599.  —  LiKDENB.  Syn.  p.  On.  —  Ekart  Syn.  p.  29.  tab.  7. 
fig.  55.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  i54-  tab.  4-  fig-  3o.  minus  bona. 
—  HuBEN.  Hepatic.  1.  c.  —  Ai.i..  Fl.  Pcdem.  2.  p.  3i3.  e\cl.  icon. 
Dill,  quae  spectat  ad  /.  pumilam  Lindenb. 

Jungermaimia  falcata  Raddi   Juiigermanu.  p.  33. 

MouG.  el  Nestl,  n.°  241-  —  Huden.  et  Genth.  n."  22. 

In  sylvis  Elrni'iae  et  Pedemontii  ex  speciminibus  in  herbario  Balbisii, 
in  apricis  coUinis  ad  Lariiim  ipse  legi.  rruclifieantem  non  \idi. 

Yarietates  proceriores  ,  elegantioi'cs  prouti  in  adductis  speciminibus 
Mougeotii  et  prae  aliis  in  Funckii  Saniml.  n,"  119  in  ItaKa,  cpiod  sciam, 
baud  obA'iae ;  apud  nos  plerumqjie  statura  minore ,  subinde  caule  ru- 
berrimo  ,  foliis(pic  superioribus  tantum  \el  omnibus  rubiginosis  prac- 
cellit  ,  quo  in  casu  folia  secus  lineam  mediam  neutiquam  pclhicida ,  rc- 
ticuli  tamen  uervmn  mentieutis  diversitate  extante.  Nomen  a  cl.  Raddi 
propositnm  pro  Linnaeano,  aeque  ineptum,  accommodatur  enini  /.  taxi- 
foliae et  sequent!. 

i4-  Jungennannia  obtusifolia  ,  Hook. 

Hook,  ct  Tayi..  Muse.  Brit.  app.  p.  233.  —  Lindenb.  Syn.  p.  60.  — 
Ekart  Syn.  p.  3o.  tal).  7.  fig.  07.  —  Huben.  Hepatic,  p.  261.  (  excl. 
icon.  Ekart  7.  fig.  55.)  —  Mart.  Fl.  crypt.  Erlang.  p.  i53.  lab.  4- 
fig.  29. 

MoL'G.  el  Nesti..  n."  733.  —  Huben.  el  Genth.  n.°  23. 

Leui  fructiferani  in  umbrosis  submontanis  vallis  Intrasca  ad  Ver- 
banum. 

Planta  tenuis  caespitosa.  Caules  3-4  millim.  longi,  rubclli  asccndentes, 
simplices  ,  sub  apice  demum  raraulo  innovantcs.  Folia  bilariam  liori- 
zonlalia  coraplicalo-biloba,  approximalo-imbricala  ,  lobo   minore  ovato- 


AUCTORE    J.    DE    NOTARIS  ag^ 

iippresso  suberecto,  majoie  acinaciformi  ol)luso  patente,  ex  rubigiiioso- 
nalliJa.  Calyces  teniiinales  ,  inagni ,  obovati  ,  iuflali ,  loiif^itucUnaliler 
plicali,  apice  angustato,  dentati.  In  individuis  nondum  fructiferis,  folia 
magis  imbricata  evadunt,  variant  porro  integra  vol  denliculala  ,  saep<; 
in  eadcin  planta. 

In  Iconc  Ekartii  cit.  lobi  minoi'es  foliorum,  nimis  patentes  depicli 
fuere. 

SECT.  VII. 
Nemorosae  —  HuBEN.  Hcpatic.  p.  220. 

i5.  Jungermannia  exsecla,  Schmid. 

LiNDENB.  Syn.  p.  64.  —  Ekart  Syn.  p.  33.  tab.  5.  fig.  37.  —  Hoben. 
Hepatic,  p.  25 1.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.   i63.  tab.  5.  fig.  38. 

MouG.  et  Nestl.  n.°  533. 

In  sylvls  fagineis  monlium  ad  Verbanum  inter  muscos.  v.  v.  sterilern. 

Collata  cum  exemplari  Mougeotii,  mea  dilfert  caulibus  longioribu.s, 
apice  innovando  continuatis,  foliorum  areolis  magis  minutis,  colore  eo- 
rundem  laete-viridi ,  qui  in  illo  rubiginosus  ;  cetcrum  ,  dimensioue  , 
dispositione  et  forma  foliorum  ad  unguem  concordant,  una  cum  iconibus 
prolalis. 

E  pulchrioribus  hujusce  cohortis  est.  Folia  in  sicco  superiora  versus, 
curvato-secunda,  marginibus  intus  flexis,  unde  surculi  faciem  peculiarem 
adipiscuntur  ,  fere  serrae  cujusdam  denlibus  recurvis,  si  ex  uno  latere 
lentis  ope  inspiciunlm-.  Sidj  hoc  respeclu  fere  comparanda  esset  cum 
/.  Donniana  ,  scd  haec  ad  alienam  divisionem  pertinel,  nee  Ilalica  est. 

16.  Jungermannia  aequiloba ,  Schwaegr. 

Lindenb.  Syn.  p.  55.  —  Ekart  Syn.  p.  29.  tab.  11.  fig.  90.  — 
HuBEN.  Hepatic,  p.  a/p. 

Jungermannia  montana  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  i55.  tab.  \. 
Gg.  3 1,  a.  b. 

In  sylvalicis  montium  supra  Erba  in  agro  Comensi  ad  terram  ste- 
rilern reperi ,  in  alpiljus  Pcdemontii  Lisa. 

Serie  II.  Tom.  I.  00 


aC)S  PRIMITIAE    HEPATirOLOGIAE    ITAI.tCAE 

Caules  in  exemplaribus  meis  a  cenliin.  vis  superantes,  subsimplices , 
LTCcliusculi  ,  inferiori  parte  rufescenles,  cradiculosi.  Folia  viriilia  ap- 
proximata  ,  patentia,  bifaria  ,  concKiplicato-biloba  ,  carinata  ,  lobis  sub- 
acquaHbiis  concavis  ,  acutis  ,  vel  apiculatis  ,  obiter  denliculatis  ,  iiiajore 
obovalo  suljiiule  obluso  subhorizonlali,  minore  ovato-recurvo. 

1 7.  Jungermannia  cowpacta  ,  Roth. 

LiKDENB.  Syii.  p.  58.  —  Ekart  Syii.  p.  e8.  tab.  2.  fig.  11  ,  ft  10. 
fig.  80. 

Candollea  carinata  Raddi  Jungennann.  p.  23.  cum  icon,  non  bona, 
calyx  praesertim  male  express. 

Jungermannia  resupinata  Hook,  non  L.  ex  Lindenb.  1.  c.  —  Moris 
El.  3.  p.    17  !  quoad  plant,  sardoam. 

Jungermannia  repens  foliis  cordatis  carinatis  Mich.  Gen.  p.  8.  tab.  5. 
fig.  9.  ex  Raddi,  icon  mala. 

Legi  ad  rapes  in  montanis  Sardiniae  australis  :  in  Siciliae  monte 
yEthna  Balsamo,  exemplaria  Raddiana  ex  Etruria  aliquot  misit  el.  Orsim. 
Passim  fructificat. 

Foliorum  lobis  subaequalibus  integris,  rotundatis,  calycibus  compressis 
iruncatis  ,  ore  minute  dcnticulalis  ,  colore  ut  plurimum  fusco  ,  caulihus 
dense  decumbenti-caespitosis  apprime  inter  afiines  peraoscitur. 

Icon  MiCHELii  a  (piibusdam  ad  /.  albicantem  ducitur,  sed  praeter- 
Cjuani  quod  archetypa  Jlicheliana  Raddio  probabiliter  iiinotuere,  Michei.ius 
ipse  acutissimus  characterem  suuimi  momenti  /.  albicanti  •^r\y\ixa ,  nempe 
pelhiciditatem  nei-vum  sistentem,  certe  certius  non  neglexisset. 

J.  resupinata  L.  ab  hac  distinctissima  foliorum  lobis  inaequalibus 
denliculatis ,  ceterisque  ,  Imcusque  mihi  non  innotuit.  Synonymon  Fl. 
aeon,  prae  omnibus  dubiuui  !  /.  resupinata  v.  gr.  in  herb.  Balb.  e 
Sabaudia  est  /.  aeejuiloba. 

18.  Jungermannia  undulata  ,  L. 

L.  Sp.  p.  1 598.  —  LiNDENc.  Syn.  p.  58.  —  Ekart  Syn.  p.  26.  tai).  2. 
fig.  14.  (excl.  J.  uliginosu  S\v. )  —  IIuben.  Hepatic,  p.  229.  —  Berioi.. 
amoen.  p.  442- 

Jungermannia  plicata  Bertol.  ex  Herb.  Balb.  ex  parte. 


AUCTORE   J.    DE    NOTAniS  299 

MouG.  ct  Nestl.  n.°  336.  —  IIuben.   et  Genth.  n."   iG. 

Ill  al|>ihus  Apuanis  Bertouoni  ;  in  paliulosis  montium  Provinciae 
Novariensis,  slerilem  legi. 

Ab  anlecedcnte  ilifTcrt  slatura  majorc  ,  foliorum  lohis  inaccjualibus 
appressis  ,  margine  undulatis  subinde  repandis.  ^  ariat  porro  statura  , 
foliis  inlcgerrimis  vcl  crenulatis  ,  coloi'C  viridi ,  fusco  ,  purpuiascente. 

Quam  ipse  legi  dimidium  cciitimctrum  longit.  superat,  passim  piir- 
purascit ,  rigidiuscida  est  ,  et  respondlt  var.  5.  Hepatic.  German, 
p.   280. 

/.  undulata  Mart,  ad  nemorosam  secundum  cl.  Lindenberg  perlinet; 
revera  spcctatis  descriptione  et  icone  ab  banc  longe  diversa  emergit. 

1 9.  Jungermannia  nemorosa ,  L. 

L.  Sp.  p.  1 598.  —  Nees  Hepatic.  Jav.  p.  65.  —  Lindenb.  Syn.  p.  Sa. 
cxci.  var.  ^.  —  Erart  Syn.  p.  24.  tab.  2.  fig.  10  (exci.  eod.  Syn,  et 
icon.  tab.  10.  fig.  83.)  —  Huben.  Hepatic,  p.  225.  —  Mart.  F1.  crypt. 
Erlang.  p.   i52.  lab.  4-  fig-   ^7  ( pi'ofecto  noa  bona). 

Candollea  nemorosa  Raddi  Jinigci-mann.  p.  24. 

Jungermannia  montana  Schleich.  exsicc.    i833. 

Jungermannia  nemorosa ,  foliis  acutioribus  auritis  tenuissime  denti- 
culatis  .  .  .  Mich.  Gen.  p.  7.  tab.  5.  fig.  8  (  equidein  non  bona). 

MouG.  et  Nestl.  n.°  5i.  —  Huben.  et  Genth.  n.°   19. 

Vulgaris  in  sylvis  planitiei,  collium  ,  montiupi  in  omni  Italia  supe- 
riore,  sed  a  me  semper  sterilis  reperla. 

Prouti  incerta  omitto  synonyma  Fl,  Pedem.  et  Fl.  Taurin.,  in  Her- 
bariis  Balbisii  enim  sub  hoc  nomine  binae  exstant  plantae ,  harum 
prior  a  D.  Dejean  bona,  altera  a  Schi.eichejio  (i8o3)  est  /.  asplenioides ; 
insuper  /.  nemorosa  Herb.  Bellardi  est  com  plan  ata ,  unde  patet  eel. 
viris  banc  speciem  minus  cognitam  fuisse.  Hisee  omissis ,  quoque  omit- 
tenda  sunt  synonyma  coUectorum  ,  Fl.  Vcron.  etc. 


3oo  PRIMITIAE    HEPATICOLOGIAE    ITALICAE 

SECT.  VIII. 
Stoloniferae  ,  HuBEN.  Hepatic,  p.  216. 


20.  Jungermannia  trilobata  ,  L. 

L.  Sp.  p.  i5c)9. — LiNDEN-B.  Syn.  p.  43.  —  Ekart  Syn.  p.  49-  tab.  3. 
fig.  22,  et  i3.  fig.  116.  b.  —  Huben.  Hepatic,  p.  219.  —  Mart.  F1. 
crypt.  Erlang.  p.  i4i.  tab.  3.  fig.  i^.  minus  bona.  —  Raddi  Jungei- 
mann.  p.  39. 

Jungermannia  radicans  Hoffm. 

Muscoides  terrestre  repens  ex  obscuro-virescens  .  .  .  Mich.  Gen. 
p.    10.  tab.  6.  fig.  2.  sufficient,  bona. 

MouG.  et  Nestl.  n."  4^7.  —  Huben.  et  Genth.  n.°   i3. 

Ex  Lipizza  prope  Tergestuin  sine  fi-uctu  lectam  dono  dedit  cl.  Biasoi.etto. 

Pulclierrima  plauta !  gi-andis,  5-6  centim.  long,  altingens.  Caiiles 
parce  ramosi  ,  dorso  flagellos  ,  validos  ,  longos  exerentes  ;  folia  incul)o- 
imljrlcata,  bifariani  liorizontalia ,  convexiuscula  incurva,  in  sicco  prac- 
scvtim  superiora  versus  bijugi-secunda ,  oblonga,  subindeve  ob  lalus 
superius  basi  convexius ,  fere  semi-cordato-oblonga  ,  apice  truncato- 
iridcntata,  primo  intuitu  declarant.  Folia  pallide  viridia,  inferiora  fusce- 
scfntia ,  punctata.  Amphigastria  magna ,  patenti  subrecurva  ,  e.v  quo 
inter  se  remota  videntur,  sed  si  cauli  adprimuntur ,  approxiiiialii  , 
orbiculari-subaugulosa,  irregulariter ,  plerumque  ,  dentato-crenata. 

21.  Jungermannia  tricrenala  ,  Wahi.enb. 

Linde:jb.  Syn.  p.  43.  —  Ekart  Syn.  p.  49-  tali.  la.  fig.  99.3.!). — 
IIi'BF.x.  Hepatic,  p.   221.  —  Montagn.  in  Arch,  de  Botan.   i.  p.   226. 

MoLo.  et  2sesti..  n."  43i^-  ex  parte.  —  Schleich.  exsicc.    i833! 

In  sylvis  alpium  Provinciae  Novariensis ,  ad  rupes  inter  muscos 
slerilem  legi. 

IVIuilo  niagis  quam  trilol)aiae,  jamdudum  observante  cl.  Lindenberg, 
J.  dc/lejcae  affinis,  inio  adspeclu  huic  valde  siniilis,  dillert  tamen  cau- 
libus  ad  apiccm  usque  foliosis ,  unde  lobustior ,    foliis  imbricatis    la(io- 


ACCTOnE    J.    DF.    NOTAHIS  3o  r 

ribiis  ,  brevioribusque  ovatis  ,  apicem  versus  non  angustatis  ,  convexis, 
siirsum  dcciu'valis. 

2  3.  Jungermannia  deflexa  ,  Mart. 

Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  i35.  tal).  3.  fig.  8.  non  bona.  —  Lindfnh. 
Syn.  p.  41-  —  Ekart  Syn.  p.  5o.  tab.  12.  fig.  98.  —  Huben.  Hepatic. 

p.    2  23. 

ftloLG.  et  Nestl.  n.°  438.  ex  parte.  —  Huben.  et  Genth.  n.°   i4- 

/.  Ivilobata  /3.  minor  Fl'kck  Saiinnl.  n.°  3go. 

Ill  lis  Jem  iocis  ac  praecedens,  aeque  raram  et  sterilera  inveiii. 

A  priori  facile  dignoscitur  habitu  iriagis  laxo ,  foliis  remotiusculis 
angustioiibus  ovato-sensim  attenuatis  ,  convcxo-deflexis,  liinc  illinc  de- 
perditis,  ita  lit  caiiles  ,  vel  rami  ob  amphigastria  persistentia  iiudo  oculo 
nodidosa  adparent. 

Folia  in  utracjue  apice  truncate  tridentata,  araphigastriaque  oibicu- 
lari  subquadrata  patentia ,  breviter  bifida  ,  tricrenata ,  subinde  inlegra. 

23.  Jungermannia  reptans ,  L. 

L.  Sp.  p.  i5gg.  —  Nees  Hepatic.  Jav.  p.  19.  —  Lindenb.  Syn.  p.  44- 
—  Ekart  Syn.  p.  5i.  tab.  3.  fig.  21.  —  Huben.  Hepatic,  p.  216.  — 
Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  142.  tab.  3.  fig.  i5.  —  Raddi  Jungermaim. 
p.  39. 

MoL'G.  et  Nesti..  n.°  49-  —  Hciien.  et  Genth.  n.    i5. 

Ad  truncos  marce.sceiites  cum  Aneiira  miiltiftda,  2^etraphide  pellucida , 
et  J .  trichoplijlla  ex  valle  Angiistana  dedit  Bonnaz.  s.  fnict. 

Planta  minuta  pulciira  ,  caulis  decumbens  pinnatim  laxe  ramosus  , 
sloloniliMUS,  folia  incubo  siiliiinbricala ,  subinde  remotiiiscula ,  cauli  obli- 
que inserta  subliorizoiitalia  altenio  bifaria,  convcxa  praeserliia  in  sicco, 
decurvata,  subquadrata  tri-quadrifida,  dcnlibus  aculis;  ampbigastria  plus 
niinusve  approximata ,  bi-trifida  appressa.  Color  foliorum  pallide  viridi- 
flavicans.  In  iisdem  caespiti!)us  occiirrimt  plautae  caiiie  solifo  rrassiore, 
loliis(pie  inagis  remolis  doiiatae.  — 


30  2  PniMITlAE   nEPATICOLOGIAE  ITALICAE 

SECT.  IX. 

MuLTIDENTATAE,    HuDEN.    HcpaliC.    p.     ig4. 

■'^  Aiiipliigastrialae. 

24.  Jnngermannia  Naumanni,  Nees, 

Nees  in  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  i43.  tab.  4-  fig-    16. 

All  rapes  in  monte  Sempronio  loco  dicto  Frassinone,  supi'a  Gondo, 
legi  sterilem  aug.  i834. 

A  quincpiedentata  profecto  diflert  mea  planta,  statura  minore,  cau- 
libns  strictis  simplicibus  ant  parce  innovando  ramosis,  rigidulis,  i /".-a 
centim.  longit. ,  foliis  aj>pro\iniatis  ,  subsemiverticalibus  incurvis  ,  sub- 
(Hiadratis,  undulatis,  pleriimque  trifidis,  basi  nonnumquam  ciliis  aliquot 
vel  denliciilo  praeditis,  laciniis  ovatis  obtusiusciilis  vel  acuminulatis  in- 
curvis; slipulis  lauceolatis  sinipliciljus  ,  vcl  bipartitis,  basi  inaequaliter 
cilialis,  appressis.  Folia  inferiora  decolora,  junioi'a  pallida  viridia  reticulo 
minute. 

Planta  mea  omnino  congruit  cum  descriptione  Martii  I.  c,  ab  icone 
\erum  pauUulum  recedit  ob  folia  magis  approximata.  Synonyma  Hepa- 
licologiae  Germanicac  omitto  ,  nam  in  plirasi  Hubeneriana,  stipulae  di- 
cuntur  magnae  subiinbricatae  ,  quod  palain  adversatur  verbis  Martii 
ipsius,  stipulae  foliis  Iriplo  minores ,  sine  bona  lente  I'ix  coiispiciendae , 
prouti  vidcre  est  in  exemplaribus  meis. 

25.  Jungermannia  quinquedentata ,  Lindenb. 

LiNDEKB.  Syn.  p.  45-  ( excl.  /.  Naumanni).  —  Mart.  F1.  crypt. 
Erlang.  p.  176.  lab.  6.  fig.  5o.  a.  (  excl.  var.  collari  et  attenuata).  — 
Montagne  in  Arch,  de  Botan.  p.  225.  —  Erart  Syn.  tab.  5.  fig.  4'- 
—  Raddi  Jungerniann.  p.   33. 

Jungermannia  quinquedentata  Huns.  —  IIuden.  Hepatic,  p.  2o3. 

Jungermannia  barbatu  Schred.  —  IIuben.  Hepatic,  p.    194- 


AUCTOnF.    J.    DE    NOTAniS  3o3 

Jungcnnannia  iilpina ,  fol'ds  subrotundis  latiuscuUs  aiigulosis  Mich. 
(/cn.  [).  8.  la!).   5.  fig.    1 1. 

Ilujus  polytnorphae  spcciei  quain  atl  normam  celeb.  Lixdenbergii  juo 
tempore  suinci'e  lubet ,  sequenles  varietatcs  milii  iiinotuere. 

I."  Vulgaris.  Caulibus  plus  minusve  elongatis ,  decumbeiilibus , 
vel  asceinleiilibus  Viirie  ramosis  ,  ilorso  radiculosis,  foliis  siib([uaclralis  , 
basi  quaiidoquc  altenuatis,  atl  iiisertionein  seiniverticalcm  ii;agis  iniimsve 
acccdeiuil)us  ,  inferioribus  noiimimquam  remolis,  supcrioribus  approxi- 
mato-subiinbricalis ,  planiusculis  vel  uudiilatis  ,  ti-i-quadri-denlatis ,  deii- 
libus  ovalis  aculis  vel  obtusiuseuHs,  inferiore  subinde  incurvo  subplicalo, 
aiiiphigastrils  obsolelis. 

In  sylvis  montanis  provinciae  Novariensis  inter  muscos  frequentein 
sod  s.  fi'uct.  legi. 

Ilinc  aecedit  /.  barhatae  Huben.  ct  Genth.  n.°  25  illinc  /.  qu'mque- 
dcnlatae  cjusdcui  coUeclionis  n.°  2^,  sed  neque  cum  hac  netpie  cum 
priori  ideutica ,  unde  arbitror  has  species  non  esse  nil  nisi  varietates 
locales  ,  saltern  id)i  liceat  ad  specimina  sterilia  judicium  proferre. 

2."  Caule  flexuoso  dorso  afl'atim  radiculii'ero,  subdichotome  ramose, 
foliis  arclius  imbricatis  snbverlicalibus  ,  plicato-iuuhilalis  lalissimis,  ob- 
tuse laleque  dentatis ,  dentibus  cuspidulatis ,  amphigaslriis  grandibus  bi- 
parlitis  ,  laciniis  lanceolatis  loiige  ciliatis. 

Jungermannia  dichotoma  Sculeich.  ex  specimine  Herb.  B.vlbisii  huic 
persimili. 

Jungermannia  bicrcnata  Schleich.  exsicc.   i833. 

In  monte  Cenisio  legit  Bonnaz  ,  pariter  s.  fruct. 

In  liac  caides  ob  folia  iuibricala ,  et  laliora  crassiores  quam  in  reli- 
liquis  varietatiims  evadunt.  Huic  forte  special  aut  valde  accedit  /.  Lj- 
copodioides  Wallr.  F1.  crypt.  Germ.  2.  p.   7G.  n.°   164. 

3.°  Caule  flexuoso  siibdichotomo  ,  foliis  imbricatis  ,  subsemiverti- 
calil)us  ,  valde  undulatis  ,  lalissimis  ,  ad  medium  quadri-quiiiqueCdis  , 
lobis  ovalis  concavis  ,  cuspidulato-acumiuatis  ,  inferioribus  praeserlim 
inflciis ,  amphigaslriis  magnis  ,  bipartitis ,  laciniis  inlegris ,  vel  basi 
eiliolatis. 

Ex  agro  Piccno  misit  cl.  Orsim  ,  aeque  slerilem. 

4-°  Caulibus  valde  ramosis  implexo-caespilosis ,  flexuosis,  foliis 
sub({uadratis  ,  plus  minusve  imbricatis  ,  lenulbiis  ,  pallidis  ,  undulalis  , 
iri-ipiadri-dentalis  ,   dcnlibus    liinc    ovalis,    hinc   brevibus,  oblusiusculis 


3o4  PRIMITIAE    IIEPATICOLOGIAE    ITAUCAE 

iuit  subacutis  ,  aniphigastriis  niimilis  biparlitls  ,  laciniis  acuminalls  in- 
tegris. 

Ex  nionte  Cenisio  sterilem  dedit  Bonnaz. 

Characteres  ex  jiositioue  foliorum  plus  minusve  ad  verlicalem  vel 
liorizoiilalem  acccdeute  ,  ex  dii-ectione  loborum  vcl  dentium  inferiorum 
eonindem,  generatim  ])arvi  momcnti  in  h.ic  planta  videntur  ,  cum  sae- 
pissiine  folia  plana  et  niargine  inferiore  inflcxo  in  eodem  sacpe  indi- 
viduo  occnrrant. 

*'*  Anamphigastrialae. 

26.    Jungermannia   pusilla ,    L. 

L.  Sp.  p.  1602.  — Lindens.  Syn.  p.  94.  —  Ekart  Sjti.  p.  23.  tab.  5. 
fig.  38.  —  HuBEN.  Hepatic,  p.  21 3.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  i^5. 
tab.  6.  fig.  48. 

Jungermannia  TFondraezeki  Corda. 

Fossombronia  angulosa  «.  et  /3.  caespiformis  Raddi  Jungermann. 
p.  4o  cum  icon. 

Jungermann.  foliis  latiusculis  ,  obtusis ,  undulatis ,  et  veluti  angit- 
losis  Mich.  Gen.  p.  y.  tab.  5.  fig.   10.  M.  N. 

MouG.  et  Nestl.  n.°  532. 

Vulgaris  in  pascuis  apricis,  in  ericetis,  argillosis  Italiae  turn  cani- 
pestris  ,  cum  maritimae  ,  frequenterqiie  fructificans.  v.  v. 

Calycibus  campanulato-plicatis  magnis  pro  planta,  capsula  sphae- 
rica  irregularlter  rumpente,  cito  dignoscitur. 

Caules  ei  sunt  simplices,  repentes,  breviusculi,  folia  horizontaliter 
bifaria  succulo-imbricata ,  flaccida  ,  tenera  ,  subcjuadrata  ,  undulata  , 
obtuse  sinuato-dentata. 

Varietas  |3.  Raddu  aecjue  frccjuens  in  iisdem  locis  cum  specie.  Variat 
porro  dimensione  omnium  partium  paullo  majore  ,  pedunculis  ad  8-9 
millim.  long,  productis. 


auctoue  j.  de  notaris  3o5 

SECT.  X. 

BiDENTATAE  ,    IIuBEN.    IlepUtic.    p.     l44' 

*  Ampliigastriatae. 

2^.  Jungermannia  lieterophjlla ,  Schrad. 

LiNDENB.  Syn.  p.  42-  —  Ekart  Syn.  p.  43-  tab.  7.  fig.  54-  — 
HuDEN.  Hcpat.  Germ.  p.  147.  —  Mart.  Fl.  crypt.  Erlaug.  p.  i4o. 
tab.  3.  fig.  12. 

MouG.  et  Nestl.  n.°  535.  —    Huben.   et  Genth    Deutsch.    Leberin. 

In  sylvis  coUium  Taiirinensium  ad  terram  slerilem  legi. 

A  bidentata  facile  dignoscitiir  prae  aliis  foliis  cpiadralo-siJjrotundis , 
apice  valde  variantibus,  inlegris,  truncato-emarginatis ,  retusis,  subbi- 
dentatisve,  compage  eorum  firmiore  etc. 

/3.  multiformis  ,  minor ,  foliis  remotiusculls  superioribus  majoribus 
subquadrato-roluudatis  ,  fuscescentibus. 

Lophocolea  hetcrophjlla  5.    multiformis.   Nkes  ab  Esenb.    ex  clariss. 

MONTAGNE. 

Ex  agro  Tergestino  dedit  cl.  Meneghini. 

28.  Jungermannia  bidentata ,  L. 

L.  Sp.  p.  i5g8.  —  Nees  Hepatic.  Jav.  p.  24.  —  Lindenb.  Syn.  p-4'- 

—  Ekart  Syn.  p.  4'-  tab.  7.  fig.  53.  —  IIubek.  Hepatic,  p.  i44-  — 
Mart.  Fl.  crypt.  Erlang.  p.  i4o.  tab.  3.  fig.  i3.  —  Raddi  Jungermann. 
p.  37.  excl.  vav.  y.  ct   5.   cum   synonym.    —    Bertol.  amoen.    p.  44'- 

—  All.  Fl.  Pcdcm.  2.  p.  3i2?  —  Specimen  in  herb.  Balbish  bonum, 
sed  provenit  e  Dclphinaiu. 

Jungermannia  major  repens ,  foliis  bijidis   Jlicn.  Gen.  p.  8.  tab.  5. 

fig.     13. 

MouG.  et  Nestl.  n."  439- 

Serie  n.  Tom.  I.  pp 


3o6  PRIMITlAE    HEPATICOLOGIAE   ITALICAE 

la  umbrosis,  ad  sepes,  et  in  sylvis  Ilaliae  superioris  vulgatissima  j 
sed  passim  stcrilis.  Ex  agro  Piceno  iiiisil  OnsiNi ,  ex  agro  Romano 
cl.  Fiorini-Mazzanti  ;  legi  etiam  in  ins.  Caprariae. 

Species  haud  diflicilis  sed  valde  variabilis,  ramositate  caulium,  dispo- 
silione  et  dimensione  foliorum,  quae  nunc  imbricata,  nunc  tantum  ap- 
proxiniata ,  siJjinde  remola  ,  inter  se  aequalia  vel  decrescentia  ,  plus 
niinusve  profunde  emarginato-bidentata ,  amphigastris  demum  bifidis , 
aul  trifulLs.  Pallor  et  teneritas  foliorum  insignis.  " 

'•  Anamphigastriatae. 

29.  Jungermannia  Baueri ,  Mart. 

Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  172.  tab.  6.  fig.  46-  —  Hubew.  Hepatic, 
p.  1 63. 

Jungermannia  ciirvifoUa  p.  Lindenb.  Syn.  p.  92.  —  Ekart  Syn. 
p.   21. 

J.  curvifolia  Schleich.   i833  —  Mouc.  et  Nestl.  n.°  ^Zi. 

J.  birostrata  Schleich.  ex  herb.  Balb. 

Ad  ligna  emarcida  in  monte  Pennino  Bonnaz.  v.  s.  fmcf. 

Individua  nostra  Schleicherianis  et  Mougeotianis  graeiliora  sunt, 
atque  folia  laxiuscula ,  pallida  gerunt,  sed  forma,  calycibus  caeterisque 
conveniunt. 

Pulchra  species  facile  dignoscenda,  folils  concavis,  basi  saccato-com- 
plicatis ,  bicornibus  ,  sinu  lunulari  aut  subquadrato  ,  laciniis  subulatis 
tenerrimis  ,  folium  ipsud  fere  superantibus ,  incurvis  decussatisve.  — 
Fiuctus  in  ranndis  propriis  radicalibus  aut  lateralibus  !  obviam  veniunt: 
folia  perichaetialia  pleruuupie  bifida  appi'essa ,  laeiniis  late  lanceolatis 
aculis  argute  serrulalis;  calyces  cylindrici,  versus  apicem  ,  irregulariler 
plicali ,  ore  denticulati.  Ilaec  ad  plantam  meam  observanda  erant,  at 
necteus  quae  dc  liisce  spcciebus,  /.  Baueri  et  curvifolia  nerape,  in  ope- 
ribus  et  speciminibus  adductis  invenio  ,  ab  opinione  celeb.  Lindenberc 
uon  procul  abeo. 


AUCTORE   J.    DE    NOTAUIS  3o7 

3o.  Jungermannia  conn'wcns  ,  Dicks. 

Dicks.  PI.  crypt.  Brit.  fasc.  4-  P-  i'-  ^^^-  n-  fig-  '^  "on  bona. 
—  LiNDENB.  Syn.  p.  91.  —  Ekart  Syn.  p.  21.  tab.  8.  fig.  Go. — Huuen. 
Hei>atic.  p.  iG-j.  —  Maht.  Fl.  crypt.  Erlang.  p.  171.  lab.  5.  fig.  44-  "• 
(  exrl.  (3.  ex  Lindeinb.)  —  Raddi  Juiigcrmann,   p.  3i. 

Ex  monte  Cenisio,  commixta  J.  tricophjlla ,  accepi  a  Bonnaz.  Haud 
fruclifera. 

Folia  siibsemivcrticalia  ,  succuba  ,  oblique  caule  inserta ,  suborbicu- 
laria  arcuato-incurva,  acute  lunulari-excisa ,  laciniis  acutis  convergeii- 
tibus ,  undc  sinus  subinile  circularis  cvadit ,  inferiore  magis  incnrva. 
Planta  minuta  ,  caules  implexi  vage  ramosi. 

3i.  Jungermannia  acuta,  Lindenb. 

LiNDENB.  Syn.  p.  88.  —  Ekart  Sjti.  p.  18.  tab.  12.  fig.  loi.  — 
HuBEN.  Ilepat.  Germ.  p.   177. 

Jungermannia  graveolens  Schi.eich.  exsicc.   i833  et  in  herb.  Balb. 

Legi  sierilem  Mediolani  ad  mures  urbis  inter  muscos. 

Sub  nomine  J.  alpestris  habui  a  Schleichero  binas  plantas  ;  prior 
fonna  et  colore  folioruin  congruit  cum  var.  |3.  Lindekbergii,  at  nou 
videtur  eadcm  ac  J.  alpestris  Hubener  ,  cpiamvis  calycibus  magnis  in- 
flatis  ei  accedat ;  posterior  est  planta  \alde  tenuis  ,  habet  folia  pal- 
lida, laxe  cellulosa,  remotiuscula  ,  suborbicularia  acute  inciso-bidentata, 
surrccta ,  coucava  ,  paritercjue  rccedere  videtur  ab  alpestri ,  cui  tri- 
buuntur  folia  plana!,  sed  liaec  omnia  exemplaria  pessima  sunt  et  in- 
completa ,  et  hie  tantum  memorare  volui. 

Mea  ad  unguem  quadrat  cum  descriptione  Lindenbergii  et  icone 
Ekartii,  ei  nempe  sunt  folia  approximata,  seniiverticalia  patcntia,  fere 
orbicularia ,  subundulata,  apice  acute  aut  lunulato-excisa  ,  lobis  acutis 
vel  acuminulatis ,  subiade  incurvis  ,  Tel  superiore  utplurimum  obtu- 
siusculo.  — 

32.  Jungermannia  bicuspidata  ,  L. 

L.  Sp.  p.  i58g.  —  Lindenb.  Syn.  p.  89.  —Ekart  Syn.  p.  19.  tab.  4- 
fig.  33.  —  IIuben.  Hepatic,  p.   171.  ' 


3o8  PHIMITIAE   HEPATICOLOGIAE   ITALICAE 

Jujigcrmannia  connivens  p.  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  169.  tab.  5, 
(ig.  44-  h. 

Jungermannia  bicaljciilata  Raddi   Jungermann.  p.  3o  cum  icon. 

Jungcrmaniiia  minima  repens  ,  foliis  hifidis  vagina  Jloriim  cjlin- 
(Ivacea  Mich.  Gen.  p.  9.  tab.  6.  fig.    \n. 

FuNCK  Saininl.  n."  89 r.  —  IIuben.  et  Genth.  DeiUsch.  Lcberm.  n.°  94. 

In  sj  Ivis  prope  Mccliolanum  ipse  legi ,  frucliferam  tantum  vicli  in 
herb.  Balbis  ex  agro  Florentino. 

Cum  J.  hidentata  nee  tantum  comparanJa  est,  praeter  amphyga- 
slriorum  defectum  toto  coelo  diireit  statura  raultoties  niinore,  foliis  pie- 
rumque  remotis  semiverticalibus,  ovato-subquadratis  acute  bifidis ,  lobis 
acutis  recliusculis. 

Quain  ipse  legi  pertinct  ad  yarietatem  elongatam  Lindenb.  ob  folia 
inferiora  subhorizontalia  ,  magis  quadrata  ,  virentia,  planiuscula. 

Varietatem  coufertam  sistunt  plantae  in  collect.  MouG.  et  Nestl. 
u."  33y  ;  luijus  loci  est  /.  ventrlcosa  Balbis  herb. 

33.  Jungermannia  tiirbinata,  Raddi! 

Raddi  Jungermann.  p.   29.  tab.  3.  fig.  2  mala. 

Jungermannia  minima  repens  ;  foliis  bijidis ,  vagina  Jloriim  ventri- 
cosa  .  .  .  Mich.  Gen.  p.  9.   tab.  5.  fig.   18  cquidem  minus  bona. 

Junqcrmannia  injlata  Huds.?  —  Ekart  Syn.   tab.   10.  fig.  81  ? 

In  Etruria  et  Piceno  Orsini,  in  collibus  Taurinensibus  legit  D.  Lisa. 
V.  s. 

Caules  flaccidi,  debiles ,  in  cacspites  densos  coadunati,  simplices, 
vel  a  basi  rainosl ,  erectiusculi ,  apice  fructiferi  6-7  millim.  longit. 
aequantes,  ramis  gracilioi'ilms.  Folia  subverlicalia  remotiuscula,  caulcm 
oblique  semiamplcctcnlia ,  patentia,  concaviuscula ,  vel  subinde  fere 
convexo-subrecurva  ,  apice  acute  eroarginata,  lobis  obtusiusculis ,  acu- 
tisve,  decolora,  tenerrima,  retiruli  subtilis  areolis  subrotundis  ,  \'itrcis. 
Perichacllalia  caulinis  multo  graiidiora,  e  basi  apprcssa  patenlia ,  obcor- 
data,  concava,  nonnunquam  apice  Irifida,  lobis  obtusis.  Calicos  obcla- 
vati  inflati  exserti,  apice  contracti  ol)lusi,  plicatique,  ore  quinquedentalo 
aperli ,  dcnlibus  connivcntlljus  iiitcgris  ,  laliusculis. 

Ab  /.  iiijlala  cui  symmclria  omnium  parlium  accedit,  differre  videtur 


AUCTORE   J.    DE    NOTAniS  3og 

compage  lolius  plantac  tciierrima  ,  foliis  perichaetialibus  pergrandibus, 
calycibus  p;iullo  angustioribus ,  apice  plicatls. 

Icon  Ekahtii  quam  hue  dubitanter  adduxi  habitum  plantac  nostrae 
sat  bene  cxj)rimit,  sed  folia  superiora  et  calycinalia  in  nostra  basi  dente 
neiitifjuani  aucta,  atrpie  denies  calycis  ipsius  omnino  integri;  inde  malui 
nomen  Ruddianuni  utpole  certuin  anleponerc. 

Exeinplaria  Taurinensia  a  D.  Lisa  collecta ,  colore  passim  ollvaceo 
fusco  tanliim  recedunt. 

34.  Jungermannia  in/lata  compacta,  Nees  ab  Esekb. 

Nees  ab  Esenb.  Naturg.  der  Europ.  Leberm.  ex  cl.  Montagn.  in 
lit. 

Ad  terram  in  hiimidis  agri  Piceni  vulgarem  legit  Orsini  v.  s.  fructif. 

Caules  ut  in  praecedente  erecti  aut  adscendentes ,  apice  fructiferi , 
dense  cacspitosi.  Folia  succubo-iinbricata,  cauli  oblique  adnata,  semiverli- 
calia  secundo-erecta,  ovalo  subrotunda  concava,  acute,  inciso-emarginata, 
lobis  obtusis,  vel  vis  subaculis,  areolis  magnis  sidjrotundis,  Grmiuscula. 
Perichaetialia  caulinis  duplo  fere  majora  ,  obcordata  ,  lobis  plerumque 
obtusis  ,  integra  ,  amplectetili-erecta ,  calyces  anguste  obverse  pyrifor- 
mes  inllati  apice  plicali  ore  denlato  apcrti.  Caul.  5-6  millim.  calyc. 
comput.  longi.  Folia  ex  ])allescente  rubiginosa. 

Diilert  igitur  ab  antecedente  directione  et  compage  foliorum. 

SECT.  XI. 

Emarginatae  ,  IluBEN.  Hepatic,  p.   11 5. 

35.  Jungermannia  bfssacea  ,  Roth. 

LiNDEND.  Syn.  p.  '78.  —  Ekart  Syn.  p.  20.  tab.  4-  fig-  34-  —  Hoben. 
Hepat.  Germ.  p.  187.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  i66.  tab.  5. 
fig.  4'-  —  MoNTAGNE  in  Arch,  de  Botan.  1.  p.  225.  —  Moris  El.  3. 
p.   17  ! 

Jungermannia  confervoides  Raddi  Jungemiann.  p.  29  cum  icone. 

MoL'G.  et  Nestl.  n."  53 1.  —  IIuben.  et  Genth.  Deulsch.  Leberm. 
n.^  96. 


3  I  O  PRIMITIAE    HEPATICOr.OGTAE    ITAT.ICAE 

In  pascuis  apricis  vulgaris:  MccUolani,  Tauvini,  alqne  in  Sartliniae 
inaiitiinis  phiries  Icgi ,  in  coUibus  ad  Verbanum  Ccsati  ,  in  Piceno 
OnsiMi.  Haud  fructiforara  liucusque  ex  Ilalia  vidi. 

Species  cognitu  fucilis,  ol)  caulcs  iilifornies,  decumbentes,  flexuosos, 
relate  ad  dimensionem  folioriun  et  moleui  planlae  crassiusculos ,  rigi- 
dulos ,  varie,  subindc  densisslme  iniplexos.  Caules  gerunt  folia  remota, 
subverlicalia ,  exigua ,  bifariam  palentia ,  subquadiala ,  acute  bifida  con- 
caviuscula,  loiiis  divergcntibus ,  saturate  ant  fuscescenti-viridia.  Folia 
sub  qnibusdam  lucis  inflcxionibus  mici'oscopio  subjecta  e  binis  tantum 
dentibus  constare  \idenliir.  In  iisdem  caespitibus  saepe  adsunt  individua, 
in  parte  cauliura  inferiore  gerentia  folia  approximata ,  pauUulum  gran- 
diora,quac  afllnilatem  cum  seqxiente,  prima  fronte  paiadoxam,  ostendunt. 

Forniam  de  qua  ait  el.  Lindenberg,  sistentem  caules  incrassatos 
abscpie  caljcibus ,  habeo  in  exemplaribus  ab  amiciss.  Cesati  collectis  , 
ex  quo  erui  posse  raihi  videtnr,  quod  plantae  haec  in  ramulos  filiforraes 
laxe  minuteve  foliosos  exeunt,  saepe  impensis  praepeditae  fructificalionis. 

36.  Jungeimannia  Fimckii ,  Web.  et  Mohr. 

Web.  et  Mohr  Bot.  Tascli.  p.  422.  —  Lindenb.  Syn.  p.  ^7.  — 
Ekart  Syn.  p.  i4-  tab.  i5.  fig.  112.  ii3.  E.  —  Huben.  Hepat.  Germ, 
p.    1 33.  —  Mart.    F1.    crypt.  Erlang.  p.   iSg.  tab.  5.  fig.  35. 

Jungermannia  pulvinuta  Raddi  Jungcrmann.  p.  28  cum  icone. 

FuNCK  Samml.  n.°  118.  —  Mouo.  et  Nestl.  n."  243.  —  Huben.  et 
Genth.  n.°  43. 

In  coUibus  aridis  prope  Comum  ad  Larlum ,  sterilem  legi. 

A  Bjssacea  dill'ert  robore,  caulibus  erectis  fastigiato-ramosis  ,  pul- 
vinatis,  foliis  amplioribus  -valde  approximatis  ovato  subquadratis ,  acute 
eraarginatis  ,  caualiculatis  ,  lobis  obtusiusculis  ,  subacutisve  in  sicco  in- 
curvis ,  colore  fusco-olivaceo,  aut  fusco-rufescente.  Pulchra  species. 

Formam  alteram  majorem  vai-iat  |3.  rnpestrem  Hepatic.  Germ.  1.  c. 
refercntem,  deccrpsi  in  sylvis  moutanis  vallis  Cauobbiuae  ad  Verbanum. 

Z-].  Jungermannia  minuta ,  Dicks. 

Dicks.  PI.  crypt.  Brit.  fasc.  2.  p.  i3.  —  Lindenb.  Syn.  p.  62.  — 
Ekart  Syn.  p.  32.  tab.   i.  fig.  3.  —  Huben.  Hepatic,  p.  127. 


AUCTOnE   J.    DE   HOTARIS  3  I  I 

Jiingcrmannia  IVeberi  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  157.  tab.  5. 
fig.  33.  a. 

Vulgatissima  inter  muscos ,  praecipue  cum  Bartramia  Halleriana ,  in 
sylvis  monlanis  Italiae  superioris.  v.  v.  sine  fruct.  In  monte  Ccnisio 
Lisa  ,  etc. 

Formosa  planta  ab  antecedente  cui  analoga  ob  foliorum  bifariam 
dispositioncm,  recedit  t."  caulibus  procerioribus  vel  in  caespiles  colleclis, 
vel  ferme  solitariis,  sub  apice  innovando  continuatis,  simplicibus  varieve 
ramosis  ,  flexuo.sis :  2.°  colore  cnulis  laete  rubello,  foliorum  juniorum 
pallide  viridi,  dein  pallido  :  3.°  foliis  plus  luinusve  approximatis ,  exacle 
bifariis,  patcnti-sul)recurvatis  complicato  subcanaliculatis ,  siccitate  com- 
pressis ,  apice  truncato-emarginatis  ,  lobis  acutis  ,  vel  oblusiusculis  , 
subrotundatis ,  co  pacto  ut  simplici  lenle,  tcI  nudo  etiam  oculo  inspectis, 
caulem  pinnatum,  pinnis  subacinaciformibus  praebeaut. 

Est  e  pulcherrimis ,  socia  constautissima  Bartramiae  Hallevianae. 

38.  Jimgermannia  concinnata  ,  Light. 

LiNDEND.  Syn.  p.  74-  • —  Ekart  Syn.  p.  i3.  tab.  8.  fig.  63  ,  et  i3. 
fig.  ii3.  C.  —  HuBEN.  Hepatic,  p.  i  ig.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang. 
p.  173.  tab.  6.  fig.  47.  —  DC.  Fl.  fr.  2.  p.  437.  —  DuBY  Bot.  Gall, 
p.  565. 

Jungermannia  julacea  L. 

MouG.  et  Nestl.  n.°  434-  —  Huben.  et  Genth.  n."  44- 

Legi  ad  tcrram  baud  fructiferam  ,  in  sylvis  montanis  provinciae 
Novarieiisis. 

Caules  dense  caespitoso-pulvinati,  dicbotome  ramosi,  ramis  erectis, 
terelibus,  sursum  paullulum  incrassalis;  folia  verticalia,  bifariam  arete 
imbricala  ,  crecto-appressa  ,  ovata  ,  concava  ,  acute  emarginala ,  lobis 
oblusiusculis ,  banc  speciem  cum  alia  ulla  commutare  non  siuunt ;  ctsi 
fructificatione  careat.  Color  in  foliis  junioribus  pallidissime  viridis  sed 
laetus ,  senio  fuscescens. 

3g.  Jungermannia  emarginata,   Ehrh. 

LiNDENB.  Syn.  p.  75.  —  Ekart  Syn.  p.   la.    tab.  7.    fig.  56,  et  i3. 


3l2  PRIMITIAE    HEPATICOLOCIAE    ITAUCAE 

fig.  ii3.  A.  —  IIuBEN.  Ilepat.  p.  laS.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang. 
p.  1 56.  tab.  5.  fig.  32.  Bkrtol.  Ainoeii.  p.  44 '• 

Sarcoscjphus  Ehrhartii  Nees  ab  Esenb.  ex  cl.  Montagn. 

IMouc.  et  Nesti..  n.°  243.  —  IIuden.  ct  Genth.  Deulsch.  Leberm. 
n."  8i.  82. 

In  montibus  ad  Verbanum,  turn  ad  rupes  madidas ,  cum  ad  terram 
in  sylvis  fagiucis,  rupesque  apricas  vulgalissimam  at  sterilem  legi. 

Suinmopere  ludibunda  ,  caulibus  plus  minusve  dense  caespitosis , 
subiude  fere  incxtricabilibus,  ramis  brevissiuiis  inacqualibus,  rcl  elon-. 
gatis ,  nonnumquaui  subfastigiato-pulvinalis  ,  colore  foliorum  intense 
viridi ,  vel  viridi-olivaceo ,  aut  fuscescente ;  foliis  patenti-erectis  ,  quan- 
doque  fere  bijugi-secundis,  vel  t.im  arete  imbricatis,  ut  J.  concimiatam 
propemodum  simulent.  Inter  tot  varielates  aegre  circuinscribendas,  facile 
tamen  dignoscitur  species  ob  folia  amplectenti-ovata  ,  concaya ,  obtuse 
emarginata  ,  lobis  obtusis  ,  coinpage  eorundem  firmiuscula. 

4o.  Jungermannia  orcadensis ,   Hook. 

Hook.  Muscol.  Brit.  p.  23o.  —  Lindenb.  Syn.  p.  'y4-  —  Ekart  Syn. 
p.   14.  tab.  5.  fig.  3g.  —  Huben.  Hepatic,  p.    ii8. 

HuBEN.  et  Genth.  Deutsch.  Leberm.  n.°  56. 

Inveni  rarissimam  inter  caespites  Sphagni  acutifolii  in  montanis  pi'o- 
vinciae  Novariensis  ,  in  monle  Cenisio  abundautcm  aeque  sterilem  legit 
Bonjean  ,  in  iisdem  locis  ac  Philonot,  Fontuna  var.  falcata. 

Insigiiis  species,  magna,  caespites  latos  efliciens,  sed  potius  laxos ; 
caulcs  elongati  subdichotome  ramosi  ,  erectiusculi,  flexuosique  ,  dorso 
inferne  radiculigeri  sed  parce,  5-6  centim.  longit.  atlingentes ,  subinde 
simpiices.  Folia  succuba  caulem  oblique  amplectentia  subscmivcrlicalia, 
bifariam  patenti-suberecta ,  appi'oximato-subimbricata ,  pi'ae  primis  ad 
extremilatem  supernatti  raniorum  ,  late  cordato-ovata  ,  apice  truncata  , 
plus  minusve  obtuse  emarginata,  lobis  aculiusculis ,  obtusisve,  undulato- 
convexa,  subinde  fere  buUata,  compagis  firmiusculae,  minute  reticulata, 
pallide  flavescenti-viridia ,  siccilate  surrecto-secunda,  aut  corrugala. 


AUCTORE    J.    DE    SOTAriS  3l3 

SECT.  XII. 

SCAI.AROIDEAE,    IIUDEN.    HcpatiC.    p.    ^3. 

*  Amphigastriatae. 


4i.  Jungermannia  Sphagni ,  Dicks. 

Dicks.  PI.  crypt.  Brit.  fasc.  i.  p.  6.  tab.  i.  fig.  lo.  —  Lindenb. 
Syii.  p.  28.  —  Ekart  Syn.  p.  Sg.  tab.  6.  fig.  43  ( et  48  fruclif.  )  — 
HuBEN.  Hepatic,  p.  77.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlaug.  p.  179.  tab.  6. 
fig.  53. 

MouG.  et  Nestl.  n.°  629.  —  Huben.  et  Genth.  n.°  35. 

Legi  sterilem  ia  paliule  quadain  in  monte  Madone  valUs  Vegezzo 
provinciae  Novariensis. 

Majuscula ,  caules  flagellis  crebris  ,  in  mea  pianta  passim  foliferiis 
instrucli  ,  implexi.  Folia  caulina  majora  approximata ,  alterna  ,  subinde 
fere  opposila ,  semiverticalia ,  cauli  oblique  adnata  ,  suborbicularia , 
variant  conniventi  secunda ,  vel  remola  patentia ,  convexiuscula  ,  vel 
subundulata ,  aut  concava ,  in  flagellis  magis  remota  ,  minora  ,  obtuse 
emarginata.  Caulina  ex  lurido  \iridi-rufescenlia,  reliqua  plerumqiie 
pallida. 

Icon  Ekartii  1.  c.  43.  et  specimen  destcrum  in  collect.  Vogcso- 
Rlienana  omnino  meam  referunt. 


42.  Jungerinannia  Schraderi,  Mart. 

Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  180.  tab.  6.  fig.  55  (excl.  /.  lanceolata). 
Lisdenb.  Syn.  p.  25.  —  Eeart  Syn.  p.  39.  tab.  11.  fig.  97.  —  Hube.v. 
Hepatic,  p.  79. 

Jungermannia  autumnalis  Schleich.  exsicc.   i833! 

Serik  II.    Tom.  I.  QQ 


3l  I  PRIMITUE    HEPATICOLOGIAE    ITALICAE 

Jungcrmannia  lanceolata  —  Au..  Fl.  Pctlem.  2.  p.  3 13  ex  speci- 
uiiiie  Pedeinonlano  in  licrb.  Balbisii. 

MouG.  et  Nestl.  n.°  SaS.  —  IIuben.  et  Genth.  n.°  36. 

Ill  coUibus  prope  Taurinum  ad  pedes  arborum  inter  muscos  (  Te- 
trapliis  pellucida  ,  etc.  )  vulgatissimain  ,  autumnali  tempore  fructifcram 
piiu'ies   legi. 

Planla  colore  fusco-rnfescente  spectaliilis  !  Caules  rcpentes  dorso 
radiculosi ,  subsiinplices  ,  aut  innovando  ]>arce  raraosi ,  flcxuosi  i  centim. 
ct  tpiidquid  excedit  longi,  apice  fructiferi.  Folia  succuba  approximato- 
subimliricala  caiilcm  oblique  seini-amplectcntia  subsemiverticalia,  secundi- 
erecta  ,  apice  saepe  obtuse  emarginata ,  oibicularia ,  convexiuscula  vel 
plana  J  minute  subrotundo-areolata,  in  sicco  plerumque  appressa ,  sul)- 
inde  fere  arcuato-conniventia ;  perichaetialia  e  basi  ampleclente  patula 
obcordata.  Calyces  cylindracei  Icnitor  curvuli,  ore  irregulariter  plicati, 
conlracti ,  dcmum  aperti ,  dcntati,  dentibus  ciliis  subtilibus  brevibus 
fmibriatis.  Ad  calycum  basim  dorsalein  ,  reperiuntur  foliola  anguste 
lanceolato-subulata,  Integra ,  quandoquc  ])rofunde  bifida,  aut  quadrifida, 
laciniis  subulatis ,  ex  amphigastriis  supremis  ad  calycis  basim  coadunalis 
lit  vidctur  exorta.  —  Fateor  me  in  exemplaribus  meis  fructiferis  hacc 
organa  alioquin  non  vidisse. 

43.   Jimgermannia  scalaris ,  varielas. 

Jimgermannia  scalaris  |3.  stilUcidiorum  Raddi  Jungerinann.  ji.  28 
<  iiiii  icoiie. 

./.  palustris  minima ,  repens ,  foliis  subrotundis  densissimis  luete- 
vireiitibus   .  .  .    Mich.   Gen.  p.  8.  tab.  5.  fig.  6.  7   ex  Raddi. 

Ex  agro  Piccno  inisit  cl.   Orsini. 

J ungevmanniae  scalari  minor,  facie  fere  accedit  varietati  ejus  rigidulac 
ill  collect.  HuBENERi  et  Genthii  sub  n,°  Sg. 

Caules  repentes  dorso  radiculosi  apice  latere  innovantes;  folia  laete- 
viridia  dense  imliricala ,  succuba  ascendendo  magis  magisque  verlicalia, 
concaviuscula,  in  ramis  novellis,  praccipue,  ovalo-sui)orl)icularia,  coni- 
pagis  tenerae,  siccitate  conniventi-apprcssa,  suprema  basi  connata  peri- 
cliaetium  urceolarem  constituunl,  (]uod  duplex-  appellatum  vellem,  ex 
CO  quod  par  intimum  folioriiin ,  iiifi-riori  quidcm  urceolari-connalo  cx- 
cipituv.   Cnlvcrs   iinniersi   lOinpagi;  foliis  analogi  ,  quo    niodo  dehiscaiil  , 


AUCrORE    J.    DE    NOTARIS  3l5 

c-rni  inlUl  iion  licuit,  in  cxeinplari  capsulas  a  maturitatc  adhuc  distaiilcs 
•;ci'eiite.  Ampliigaslria  nulla  vicii. 

Arciuuin  est  sine  inspectionc  spcciminum  herbarii  Michki.ii  slatucre , 
utrniM  Imic  icones  superius  adiluctae  spectcnt  vel  J .  lanceolatae  prouli 
arbitratur  eel.  Lindenberg,  tamcn  ad  senlcntiarn  Raddi  elsi  calyces  alieni 
J.  scalari  accedo  etiam  ob  verba  Michemi  ipsius  ,  folia  densissima, 
.siibrotunda  ,  lacle  virentia  ,  in  planta  minima. 

**  Anamphigastriatae. 

44-    Jungermannia  iiigrella ,  DNtrs. 

In  terra  nuda  arenosa,  legerunt  cl.  Fiorini-Mazzanti  in  agro  Romano, 
ill  Piceno  cl.  Orsini  v.  s. 

CauHs  decuinbens  sub  apice  innovando  fiircalim  ramosus ,  ramisque 
decumbentibus  dorso  radiculosis  pone  calyces  prodeuntibus.  Folia  dense 
conferta,  succubo-subsemiverticalia ,  vix  oblique  inserta,  patenti-snb- 
recurva ,  subhemisphaerica  ,  integra  ,  carnosa,  margine  fusco  olivacea  , 
ceterum  saturate  laete  viridia  ,  siccitate  arete  appressi-conniventia  , 
basi  fere  invicem  concreta,  areolis  grandibus  pro-planta,  subpentagonis, 
amphigaslria  nulla  (?)  fructificatio  tenninalis ,  folia  perichactialia  caulinis 
calyceque  breviora  appressa  obtusissima  margine  denticulata.  Calyx, 
compressiusculius  subpyramidatus,  ore  irregulariter  fissus,  basi  carnosus, 
lobis  conniventibus ,  tenuissime  ciliato-denticulatis.  Calyptra  obtusissima 
carnosiuscula. 

Caules  2  miilim.  long,  vix  excedunt.  Planta  in  sicco  passim  nigro- 
picea  evadit.  Calyces  tantum  vidi  ante  fructuum  maturitatem. 

Ab  aDinibus  satis  mihi  distincta  videtur  ob  rainutiem  ,  colorera ,  pe- 
I'ichaetialium  foliorum  structuram  et  calycem.  Huic  ni  obstaret  color 
laete  viridis  folionim  Jiuigermannia  Michclii  omnium  minima  ( Gen. 
p.  8.  tab.  5.  fig.  7  )  ad  praccedentem  ex  Raddi  auctoritate  relata  sub- 
scribenda  esset. 


3l6  PRIMITIAE   HEPATICOLOGIAE   ITALICAE 

Explicatio  iconis,  n.°  a. 

a'  Planta  naturall  magnitmline. 

rt'  Eadem  multoties  aucta. 

rt'  Folia  aucta. 

rt'  Calyx  cum  perichaetio  e  caule  avulsus,  auctus. 

a'  Portio  calycis  cum  capsula  et  calyplra  aucta. 

45.  Jungermannia  hjalina,  Lyell. 

LiNDENB.  Syn.  p.  67.  — Ekart  Syn.  p.  11.  tab.  6.  fig.  45.  —  Hcden. 
Hepatic,  p.  104. 

Ad  terram  in  sylvis  prope  Mediolanum  Cesati,  DNtrs,  ia  collibus 
Tauriuensibus  Lisa,  DNtrs. 

A  concomitantibus  Scalaroideis ,  praeceteris  differt  calycibus  mein- 
branareis  liyalinis,  ovatis  ,  niagnis  apice  angustato-acutis ,  demum  ore 
4-deiitato  apertis  ,  dcnlibus  lalis  ;  foliis  perichaetii  caulinis  majonbus  e 
basi  calycem  amplectente  pateulibus,  undulatis,  eique  si  eriguntur  loii- 
i;itudiiie  subacquabbus. 

Caules  decunibentes  doiso  radiculosi,  apice  ascendentes ,  folia  ap- 
proximato-imbricata,  succulia,  subverticalia,  caulem  obbque  amplectenlia, 
bijugi-erecta ,  subrotunda,  in  apice  ramorum  juniorum  confcrtiora,  et 
roncaviuscula  ,  siccitate  invicem  surrecto  approximata,  paUida,  vel  pal- 
lide  rubiginosa  ,  tenuia ,  minute  areolata.  Capsula  ante  calycis  dehi- 
sceiitiam  subsphaerica. 

46.  Jungermannia  crenulata ,  Sm. 

L^^DE^.  Syn.  p.  G6.  —  Ekart  Syn.  p.  11.  tab.  3.  fig.  aS ,  et  lab.  la. 
lig.  aS.  melior.  —  Hcbe.m.  Hepatic,  p.  log.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlaiig. 
p.  179.  tab.   6.    fig.  54   minus  bona.    —    Montagn.  in  Arch,  de  Botaii. 

)).      3.2.5. 

MoiG.  et  Nestl.  n."  435.  —  Huben.  et  Genth.  n.°  4o- 
In  ud'is  arenosis  ad  oras  Verbani  legit  cl.  Cesati  v.  s. 
Ab  aflinibiis  statim  dignoscilur  foliis  ob  cellulas  marginales  subqua- 
dratas  ,    hvaliiias  ,  reliquis    pauUo  ampliores  ,    marginatis.    Hae   ccliuiae 


AUCTORE   J.    DE    KOTAniS  817 

micioscopio  inspectis  subquibustlam  lucis  inflexlonibus  cercinem  filigra- 
neuin  folia  ambicntcm  quodammodo  referimt. 

/3.  gracilUma  IIuben.  1.  c. 

Jungevmannia  tenerriina  Raddi  Jung.  etc.  p.  27.  tab.  3.  fig.   2. 

Hue  absque  uUo  dubio  perlinet  planla  Raddiana  ex  icone  adducta 
et  descriptione  auctoris,  etsi  pro  J.  tenerriina  ejusdem  mihi  missa  fucrit 
/.  bjssacea.  —  In  sylvaticis  Elruriae  piovenit  ex  Raddi  1.  c. 

47.  Jungermannia  lanceolata  ,  L. 

LiNDENB.  Syn.  p.  71.  —  Ekart  Syn.  p^S.  tab.  i.  fig.  7.  —  Huben. 
Hepatic,  p.  93.  —  Mart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  183.  tab.  6.  fig.  57. 
—  Raddi  Jungermann.  p.   27?? 

MouG.  ct  Nestl.  n.°  527.  —  Huben.  et  Genth.  n.°  42- 

In  ndis  collium  Taurinensium  aulumno  elapsa  detexit  Eques  Rate- 
Opizzoni.  v.  s.  fructiferam. 

JuTigerniannia  lanceolata  Fl.  Pedena.  ex  exemplari  in  Hejbar.  Balbis 
perlinet  ad  J.  Schraderi,  quemaduiodum  sub  liac  specie  declaravi.  — 
Synonymum  Raddii  est  pariter  dubiuin  ex  diagnosi  auctoris  1.  c.  ubi 
calyv  oblongo-ovatus  tubulosus  subplicatus  describitur,  ex  quo  characterem 
luiic  speciei  priorem  decsse  facile  patet. 

Estaut  pro  vero  in  herb.  Balb.  individua  aliquot  es  Etx'uria  hoc  no- 
mine inscripia  ,  sed  tam  pessiraa  et  detrita  sunt  ut  definiri  nequeant. 
Icones  demuin  Micuelii  quas  hie  eel.  Lindenbergius  traliit,  cum  Raddio 
ad  scalarem  aptius  ut  niihi  vidclur  adscribendae  sunt,  Cf.  obs.  sub  hac 
specie.  Celerum  haec  species  facillime  dignoscenda  hisce  notis. 

Caulcs  implexo-cacspitosi  deeumbentes  dorso  radiculosi ,  Inferiori 
parte  innovando  ramosi.  Rami  suliinde  apicem  versus  attenuati ,  fere 
nudi  ,  vel  foliis  minulis  ,  remotis  allernis  praediti.  Folia  succuba  ,  ap- 
proximato-imbrieata  bifariam  patcutia,  inferiora  subhorizontalia,  suprema 
magis  approximala  magisque  ad  positionem  vertiealem  accedentia,  omnia 
oblonga  rotnndata  ,  inlegerrima  ,  convexa  prorsus  bullosa  ,  minute  ro- 
lundo-arcolata  ,  flaccida.  Fructus  terminates.  Folia  perichaelialia  e  basi 
concava  invicem  amplcctcntc  (  sed  non  connata  uti  in  Icon.  Ekartii  ) 
palula.  Calyces  cylindraeci,  lacves,  ascendenti  cui-vati  sursum  pauUulura 
iiicrassati  ,  inflatique,  ore  irregular! tor  lacinialo  apei'ti,  ob  lacinias  con- 
niventi  depressas,  Iruncati. 


3  1  8  PRIMITIAE    HEPATICOr.OGIAE    ITALICAE 

Caules    in    cvempl.    inihi  traditis    centimetrum   longituil.    |)aulliiluin 
superant,  calyces  liulunt  loiigil.  iiUei-  3-3  niilliin.  —  Folia  madiiia  lactc- 


vii'Kiia  . 


Ab  J.  Splitierocarpos  cum  qua  nonniiUi  iiicpte  nostram  couiparant 
satis  supcrtpic  clillcrt  structura  calycis. 

48.  Jungennannia  pumila  ,  Lindenb. 

LiNDEND.  Syn.  p.  6g.   tab.   2  ? 

In  pascuis  ad  oras  Verbani  prope  Ispra  cum  fructibus  nondum  nia- 
tmis  tletexit  cl.  Cesati  autumno    i838.  v.  s. 

DilTcrt,  collata  cum  descriptione  et  icone  cit.,  calycibus  non  longe 
exsertis  (  ut  in  fig.  4)  apice  plicato-angulosis,  siccilate  contortis  ,  basi 
setis  rubris  creberrimis  obsilis  — ,  character  verum  quern  eliam  in 
planta  Liindenbercii  praesentem  suspicare  lubet  ex  fig.  2.  Ceterum  in 
jnea  planta  caules  aeque  stoloniferi,  dorso  radiciilosi,  radiciilis  crebris, 
laete  purpurasceniibus.  Folia  juniora  luride  viridia,  submcmliranacea 
areolis  magnis  ,  ovala,  vel  orbiculata  ,  concava,  undulatave  ,  apice  le- 
nissime  su!)inde  emarginata,  e  basi  ipsa  radiculas  saepe  emittentia ,  quae 
ladiculae  Iblioruiri  dorso  apprimniitur ,  et  perichaetialia  calycemque  cir- 
cunidant  involucri  setosi  fere  ad  instar.  Perichaetiafia  majora  e  basi  am- 
plectentc  ,  patentia,  undulala,  neuliquam  inter  se  connata  ut  in  scalari. 
Calyces  denium  supra  pericliaetii  folia  parum  eminentes,  ovati,  magni, 
apice  plicis  e\tantibus  pyramidati,  dentibus  quatuor  lalis,  dorso  depressis, 
obtusiusculis,  apice  hyalinis,  subinde  e  contra  convexis,  aperiundi,  sic- 
citate  contorti.  — 

A  praecedentibus  hyalina  ,  et  crenulata ,  equidem  dififert  calycum 
structura ,  et  sells  ad  basim  foliorum  calycum  extantibus.  —  Forte 
species  distincta,  at  nomine  proprio  hodierna  die  donare  non  audeo.  — 


auctoue  j.  de  kotaris  Sig 

SECT.  XIII. 

ASPLENIOIDEAE ,    HuBEN.    Hcpatic.    p.     III. 

49-  Jungermannia  interrupta,  Nees  ab  Esenb. 

HuBEN.  et  Gekth.  Deulsch.  Leberm.  n."  Sa  (pi.  steril. ). 

Et  agro  Piceno  ,  ubi  non  rara ,  misit  cl.  Orsini. 

Plaiita  Ilalica  iion  ilifiert  ab  ea  quam  hie  adduxi ,  nisi  ex  eo  quod 
elegantior  et  paiillo  gracilior  evadit. 

Piilchra  species  cetcrum  apprime  dignoscitur ,  caulibus  procumben- 
tibus  vel  ascendentibus  clongatis  ,  hinc  inde  flexis  ,  dorso  vix  radiculi- 
geris ,  ramosis,  2.  a'/^  centiin.  longit.  altingeullbus ;  foliis  siiceubis  nunc 
subhorizonlalibus  approximate  subimbricalis ,  patenti-bifariis  ovato  vel 
obovato-rotundaiis,  integris  ,  planiusculis,  nunc  fere  verticalibus  magis 
approximato-imbricatis  subappressis  valde  coiica\is  basi  ventricosis,  am- 
phigiistriis  nuUis ,  calycibus  terminalibus  maguis  compressis  bilabiatis , 
ore  minute  dcnticulatis. 

Ilaec  folia  duplici  modo  inserta ,  silii  invicem  alternantur,  ea  ratione 
ut  caules  in  plantis  sterilibus ,  inlerrupte  complanali  adpareant ,  ob 
iiitervalla  teretia,  fere  catenulata,  quae  semper  tamen  breviora.  Plantae 
fructiferae  apice  folia  perichaetialia  caulinis  multo  majora  imbricata  ge- 
runt ,  oblonga ,  convexo-decurvata ,  divergenlia,  ila  ut  dempto  calyce 
et  undo  oculo  inspcotae  caules  quodammodo  aliculis  binis  temiinati  vi- 
deautur.  Pone  perichaetium  caules  ramis  brevibus,  equidem  fructiferis, 
binis  ,  phiribusve  innovant.  — 

/.  poljranthos  j3.  aqiiatica  Mour..  et  Nestl.  n.°  436.  b  ,  hulc  non  absi- 
uiilis ,  verum  folia  omnia  l>ifariam  patentia  ab  hac  separant.. 

5o.  Jungermannia  asplenioides  ,  L. 

L.  Sp.  p.  1097.  —  LlNDE^B.  Syn.  p.  72.  —  Ekart.  Syn.  p.  6.  tab.  i. 
tig.  ,j.  —  IIiBEx.  Hepatic,  p.  III.  —  ^Iart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  17.7. 
lab.  (j  fig.  5 1.  —  Ai.i..  Fl.  Pedem.  2.  p.  3ii  ?  ex  herb.  Balbis.  Bene, 
scd   r\t'm|)l,ir  c   Delphinalu. 


320  PRIMITIAE    HEPATICOLOCIAE    ITAI.ICAE 

Candollea  asplenioides  Raddi  Jungcrmann.  ]i.   22. 

Juiigcrnumnia  major ,  folih  subrolundis  tcimissime  dcnliculutis.  .Mich. 
(ieii.   [).   7.  tab.  5.  fig.    I.   2. 

MouG.  et  Nesti..  n.°  338.  —  IIuben.  et  Gf.nth.  n.°  3i. 

Vulgatissima  in  sylvis  planUierum  ,  colliuin  toliiis  Italiae  superioris, 
IVequentci'  fruclifcra.  v.  v.  Ex  agro  Piccno  inisit  cl.  OnsiNr. 

Cum  nulla  alia  coiifundi  potest  relate  ad  species  in  Italia  uscpiedum 
cognila;  variat  pedunculis  bi'evibus  calyces  magnos  compresso-bilabiatos, 
ore  ciliato-dentatos  Tix  superantihus,  vel  eis  multoties  longioribus.  Dalur 
porro  vaiietas  altera  statura  fere  duplo  niinore,  caulibus  iniplexis,  de- 
cumbcntibus,  foliis  inagis  approximatis,  niiniisque  eleganter  denticulatis, 
fuscescenti-viridibus ,  altera  elongata  gracilis  foliis  magis  reinotis,  di- 
mcnsione  minoribus  cpiam  in  vulgari  cujus  acmula ,  facile  vero  digno- 
scuntur  foliis  semianiplexicaulibus  paidlulum  decurrculibus ,  bifariani 
patentibus ,  in  sicco  niargine  recurvatis  etc. 


SECT.  XIV. 
Polyanthineae,  Hoben.  Hepatic,  p.  6g. 

5 1.    Jungermawua  poljanthos  ,    L. 

L.  Sp.  p.  1597.  —  LiNDENB.  Syn.  p.  3o.  (excl.  Syn.  Mich.  tab.  5. 
fig.  5  ad  Caljpogejam  Jlagelliferam  ex  eel.  Raddi  spectante ).  — Ekaut 
Syn.  p.  36.  tab.  6.  fig.  5o. —  Moris  El.  3.  p-  17  ? —  Raddi  Jungermann. 
p.  26. 

Jungermannia  wliculosa  All.  F1.  Pedem.  2.  p.  3ii   (excl.  Syn.). 

Jungermannia  hmceolata  Mokis  El.   3.  p.    17. 

Jimgefmannia  major  foliis  bre\'ioribus  et  obtusioribiis ,  non  dcTitalis 
Mich.  Gen.  p.  8.  tab.  5.  fig.  3. 

MocG.  et  Nestl.  n.°  43G.  a.  —  Huben.  et  Genth.  n.°  58. 

\ulgaris  ad  terrain  in  sylvis  prope  Mediolanum,  et  in  Sardinia  au- 
strali  DNtrs  ,  circa  Taurinnm  Lisa  ,  DNtrs  ,  in  Etruria  Balsamo  , 
Orsi.m  ,  plerumque  stcrilis.  Fructifcram  legit  prope  Taurinum  Etpies 
Rate-Opizzoni. 


AUCTOnE   J.    DE    NOTARIS  32 1 

Ob  fiiicluura  (k'fecluin  in  yarietatibus  iiinjorlbus  malo  interim  in 
iinuiii  colligere  ctiam  eas  quae  ampliliuHiic;  ct  slipularuni  defcctii  ad 
pallesceiilciii  ainaudarc  possem.  —  Plaula  (juoad  syiionyina  iioslni  vr- 
xata,  vixque  ad  notitias  a  patribus  nobis  iradilas  exlricanda!  /.  viticulosam 
Fl.  Pedem.  Iiuc  revocandam  esse  milii  prorsus  persiiasuin  est,  viticiUosa 
cnim  in  Italia  subalpina  mihi  nuiiquam  ob\ia  I'uit,  nee  rcpcri  in  dilis- 
siniis  herbariis  Balbisii;  iiuo  fatcor  nie  ncc  vivam  iicc  siceaiii  Iniciisfji'.e 
vidisse  hanc  speciem.  J.  poljanthos  Raddiana  ob  synonyinon  MrcHKi.ii 
praeccteris  ad  pallcscenlem  S])ectare  viderctui' ,  sed  exemplaria  ex  Elniria 
a  rcliquis  a  me  coUectis  nimis  levitcr  did'cnint  i\t  sejimgi  mereauliir  ; 
verum  nequc  icon  Wichelh  quoad  plantas  Italicas  summi  facienda  est, 
cum  ex  plantis  ex  Hercynia  cum  iimiiorlali  Viro  communicatis  desumpta 
I'uerit ,  qnod  saltern  /.  pallescentem  Etruriae  minime  familiarera  esse 
comprobat. 

Jungermannia  poljhantos  ceterum  valde  ludit  statura  ,  amphigastriis 
lanceoiatis  bifidis,  laciniis  integris  vel  dente  uno  altei-ove  auctis ,  (ju;ui- 
doque  deOcientibiis  ;  tamen  tenuitate  compagis  foliorum  minute  areola- 
torum  ,  et  pallore  ,  forma  eorum  quadrato-i'otundata  ,  vel  quadvalo-ob- 
longa,  integra  vel  apice  plus  minusve  emarginata  ,  positioue  horizonudi , 
directione  bifaria ,  amphigaslriiscjue  minutis  lanceoiatis  bifidis,  lobis  in- 
divisis  vel  dentatis,  ubi  adsint,  facile  dignoscenda. 

Jungermannia  ■viticulosa  Jungerm.  Elr.  p.  36.  hucusque  mihi  latet, 
pariterque  ignoro  mide  cxortiun  sit  synonymon  Caljpogeja  fissa  Raddi, 
quod  in  system,  vegetab.  Sprf.ngelu  et  in  Hepatic.  Gennan.  sub  J.  vi- 
ticulosa invenio ,  sed  desimt  mihi  aliquot  periara  ex  opusculis  Raddi  et 
ibi  fovte  inveniendum  est,  quod  si  res  abler  se  habcret  ,  suspicarem 
lubentissime,  auctores  nuper  laudatos  elFecisse  id  quod  piofecto  Raddio 
ipsi  faciendum  erat.  —  Quomodocumque  sit  plerique  Botanici  hoc 
opusculum,  Jungermanniographia  nempe,  baud  videiunt,  et  prae  aliis 
cl.  HuBENER,  qui  in  Elencho  operum  Hepaticologiae  ejus  praemisso  scripsit 
«  Jungermannia  Etrusca  in  opusc.  sciendf.  di  Bologn.  1818  »  dum  e 
contra  prostat  in  vol.   18.  Act.  Societatis  Italicae  Scientiarum. 


Serie  II.  Tom.  I. 


332  phimitiae  hepaticologiae  italicae 


SECT.    XV. 


TniCHOMANOiDEAE ,  HuBEN.  Ilepatlc.  p.  6l. 
(  Caljpogejae ,  Raddi  ). 

53.  Jungermaunia  Trichomanis ,  Dicks. 

Dicks.  PI.  crypt.  Brit.  fasc.  3.  p.  lo.  tab.  8.  fig.  5.  —  Lindenb. 
Syn.  p.  32.  —  Ekart  Syn.  p.  ^o.  tab.  4-  fig-  35.  —  Huben.  Hepatic, 
p.  6 1.  —  INLiRT.  Fl.  crypt.  Erlang.  p.  i34.  tab.  3.  fig.  7.  —  Moms 
El.  3.  p.    17. 

Caljpogcja  fissa  Eaddi  Jungermann,   p.  44-  "^^  ct  /3.  cum  iconibus. 

Milium  TvicJiomanis  et  fissum  L. 

Juugermanuia  terrcstris  repeiis ,  follis  ex  i^otunditate  acuminatis  , 
bifiiUs  ,  apevtuva  plane  visibili.  Mich.    Gen.  p.  8.  tab.  5.  fig.    i4- 

Vulgaris  in  Italia  fere  omni,  in  sylvaticis  argillosis,  rariiis  in  mon- 
tibus  ad  rwpcs  v.  v.  s.  fruct.  Fructiferam  tantum  liabui  ex  Etruria. 

Plan  la  plag.is  pollices  plui-es  latas  saepe  occupans  ,  tapeta  pallidis- 
sime  viridia  elFormans.  Caules  rcpentes ,  flexuosi ,  vage  ramosi,  radicu- 
losi ,  2-5.  centini.  longi  ,  folia  bifariam  horizoutalia  ,  siibimbricata  ,  in- 
cuba ,  cauli  oblique  inserla ,  convexiuscula  latere  A'ero  superiore  ple- 
luuique  lenissinie  surrecto,  ovata,  apice  anguste  emarginato-bidentata, 
vol  Integra  obtusa ,  in  raniis  subinde  remota  ,  subacinacifonnia  ,  omnia 
])allide  \iridia,  leuuia  cleganter  reticulata,  stipulae  cordato-subrolxmdae 
c  caule  divergentcs  emarginalo-bifidae  ;  lobis  obtusiusculis.  Calyces  e 
latere  caulis  prodcuntes ,  terrae  inuuersi  ,  cylindracei  ,  obtusi ,  lursuti , 
4-5  milliui.  longi ,  fuscescentes  ,  compagis  deusiusculae ,  subtenacis. 

53.  Jungermaunia  graveolens ,  Schrad. 

Lindenb.  Syn.  p.  /\i.  —  Ekart  Syn.  p.  43-  tab.  9.  fig.  67.  — 
HuDEN.  Ilepat.  p.  GO).  —  ^Iart.  Fl.  ciypt.  Erlang.  p.  iSg.  tab.  3. 
fig.   1 3. 

MouG.  el  Nestl.  n.°  536. 


auctoue  j.  de  notahis  SaS 

Ad  terram  in  collibus  Taiirinensibus  vulgatissima.  v.  v.  s.  fr. 

A  nraeceilcntc  slaliin  ilii»uoscUur  stalura  niiiioic,  colore  laete-vh'uli, 
subinde  e  flavicanli-viriili,  foliis  coinjiagis  deiisioris  minute  puiiclalis, 
inciibo  imbricatis ,  quadrato-oblongis  ,  aciUe  einarginalo-bifidis ,  lol)is 
acutis,  stipulis  ovato-lanceolalis  l)lfidis,  arete  appressis.  Madefacta  spiral 
odorcm  peciiliarcm  illi  Maixliantiae  fi-agrands  accedentem,  sed  debi- 
liorem ,  ceteruiu  cum  alia  uUa  nisi  cum  secjuenle  comparauda  est. 

54-  Jungermannia  crocata  ,  DNxns. 

Ad  teiTam  super  muscos  ,  in  agro  Piceno  legit  cl.  Orsini.  v.  s.  s.  fr. 

Caespitosa.  Caules  erecti ,  flexuoso-ereetiusculi ,  e  dorso  ,  radiculis 
ferme  nullis  instructo  ,  innovando  ramosi  ,  ramis  flagelliibrraibus  vai'ie 
direclis  gracilibus.  Folia  cauliua  appvoxiinata  succuba ,  semiverticalia , 
pateutia,  ramea  plerumcjue  remota  ,  minora  ,  ovato-subquadrata  obtuse 
vel  acute  emarginalo-bifida  ,  lobis  subinde  inaequalibus,  acutis,  vel  ob- 
tusis  ,  superiorc  plcrumque  majore  ,  Integra  vel  ob  celhdarum  margi- 
nalium  promincnliam  hue  iliac  oiituse  subdenticulata ,  areolis  magnis 
subrotundo  hexagonis,  arapliigaslria  biparlila,  laciniis  acutis  plcnimque 
bifidis,  subpnlmata. 

Tota  planta  ceniim.  integrum  longit.  aecpiat,  color  foliorura  laete 
flavicans;  madefacta  odorem  balsamiciun  ut  in  praecedenle  exlialat. 

A  gravcolente ,  bidentata  ,  heterophylla ,  ceterisque  milii  cogiiitis 
abuude  diversa  videtur  ,  priori  tamen  aflinis  ,  saltern  quoad  excmplaria 
slerilia,  diflert  vero  foliis  rcmoliusculis  compagis  laxioris  ct  stipularum 
structura. 

Explicatio  iconis  n.°  b. 


b^   Planta  naturali  macrnitudine. 

b^  Portio  inferior  caulis  valde  aucti. 

b^  Portio  caulis  cum  amphigastrio. 

b^  Porliuncula  caulis  cum  folio  et  amphigastrio  valde  auctis. 


3l4  PRIMITIAE   HEPATICOLOGUE  ITALICAE 

SECT.    XVI. 
JuLACEAE  ,  HoBEN.  Hcpatic.  p.  53. 


55.  Jungermannia  julacea ,  Light,  varietas. 

LiNDENB.  Sytt.  p.  34.  ■ —  Ekart  Syii.  p.  3.  lab.  8.  fig.  6i.  —  Huben. 
Hepatic,  p.  56.  —  MoNTAGN.  in  Arch,  de  Botan.   i,  p.  224. 

Jungcnnaniiin  implexa  Schleich.  exsicc.    i833! 

E\  nioiile  Aihila  (  S.  Gottarilo  )  dedit  el.  Pestalozza.  s.  fr. 

Unica  hucusque  apud  nos  ,  cui  sint  folia  bipartita  trifariam  subim- 
bricata,  lobi  liorum  foliorum  lanceolati  acutlusculi,  toto  margine  eroso- 
denticulaii.  Tola  plaiita,  olivaceo-fusca,  profert  caules  elongatos,  erectos, 
tritjueii'o-catenulalos ,  vage  raniosos,  iu  caespiles  coUectos. 


SECT.  XVII. 
Trichophyllinae  ,    HuBEN.    Hepatic,   p.   49- 

56.    Jungermannia  trichophjUa ,  L. 

L.  Sp.  p.  1601.  —  Lindenb.  Syn.  p.  35.  —  Ekart  Syn.  p.  3.  tab.  4- 
fig.  a-j.  —  Huben.  1.  c.  —  IMart.  F1.  crypt.  Erlang.  p.  146.  tab.  4- 
%   2  1- 

MouG.  ct  Nestl.  n."  34o.  —  Huben.  et  Genth.  n.°  49- 

Vulgatis.sitna  inter  caespiles  muscoruni  ,  luni  in  planitiebus  cum  iu 
jniiiilibus  cditioribus  lotius  fere  Italiae,  raro  apad  nos  in  caespiles  col- 
lecta  s|)oratlice   crescit.  v.  v.  s.  fr. 

Planta  colore  plerumque  ])allido,  raiius  laete  viridi,  graciliima,  caulc 
vage  rainoso ,  decutnbcnle  ycI  varie  crecto-flexuoso,  foliis  remotiuscuHs 
Iri-quadrisectis  ,  laciniis  subulalis  ,  acutiusculis  ,  articulalis  ,  patentibus , 
recliusculis  iiisigiiis.  Cum  /.  setacea  ,  probabiliter  etiam  in  Italia  re- 
pericuda ,  viv  coufandi  potest. 


AUCTORE    J.    DE    KOTARIS  3a5 

Miror  sane   plantam    vulgalissimam    Botanicis    Italicis  hisce  tempo- 
ribus  aufugisse .' 

a.    GAMOPHYLLAE ,  Bisch.  Bern.  ub.  Leberm.  p.  960. 
CJimgermanniae  frondosae  Auct.^. 


II.    METZGERIA. 

Raddi  Jungermann.  p.  4^. 

Eclunomitrium  Huben.  Hepatic,  p.  46. 

Jungernianniae  Sp.  L.  —  Hook.  —  Lindenb. 

Marsileae  Sp.  Mich. 

Diflerunt  Metzgeriae  ab  Jungermanniis  calyce  nullo;  calj^tra  hispida 
(  corolla  Raddi  )  e  pagina  inferiore  frondis  juxta  nervum  egrediente  , 
perichaetio  (calyx  Raddi)  brcvi  turbinato ,  maigine  ciliato  dentato,  et 
fi'onde. 

5^.  Metzgeria  glabra ,  Raddi. 

Raddi  1.  c.  tab.  7.  fig.   i. 

Echinomitrium  Jtircatum  Huben.  Hepatic,  p.  4S. 

Jungermamiia  Jurcata  L.  Sp.  p.  1602.  —  Lindenb.  Syn.  p.  94.  — 
Ekart.  Syn.  p.  6&.  tab.  i.  fig.  i.  —  Bellard.  Append,  p.  5o*.  —Moris 
El,  3.  p.   17*.  —  PoLLiN.  Fl.  Veron.  3.  p.  388. 

Marsilea  minima  angustifoUa  Jloribus  iiigricantibus  .  .  .  Mich.  Gen. 
p.  5.  tab.  4-  fig-  4- 

MouG.  et  Nestl.  n.°   i48.  —  Huben.  et  Genth.  n.°  29. 

Ad  terrain  inter  inuscos,  ad  pedes  et  arborum  truncos  vulgatissima 
in  omni  Italia ,  v.  v.  s.  friici. 

Variat  fronde  oiiuiino  glabra ,  vel  margine  nervoque  pilis  brevibus 
plus  niinusve  couspersa,  colore  laete-\iridi  ,  ■vel  pallitlo ,  longitudine 
frondiuin  et  divisione. 

58.  Metzgeria  pubescens ,  Raddi. 

Raddi   I.   c.  p.  46- 

Echinomitrium  pubescens  Huben.  Hepatic,  p.  48- 


3  36  PniMITIAE    HEPATICOLOGIAE    TTAMCAE 

Jimgermannid  piibesceus  SciinANK.  —  LiNnr.Kn.  Syn.  p.  0)5.  —  Ekart 
Syii.   |).  6'j.   lab.  3.  fig.    19.  —  PoLLiN.  Fl.  Vcron,  3.  p.  3o8  ? 

Jungermannia  tomenlosa  IIoffm. 

MouG.  et  Nestl.  11.°  \\c).  —  FiIn-ck  Saiiiinl.  n.°  96.  —  Hdben.  et 
Genth.  11."  3o. 

In  locis  umhrosis  monlium  ad  Laiium  lacum  ipse  Icgi,  ex  agro  Pi- 
ceno  niisit  cl.  Or.sini.  s.  fr. 

A  praeceilcntc  facile  distinguitur  pube  densiore  totam  frondis  su- 
perficiem  occupante. 

PoLLiNius  1.  c.  dicit  de  hac  planla;  pvoxlme  acccdit  J.  furcatae  sed 
magniludine  frondium  facile  discrimhiatiir  ,  tpod  synonymon  ejus  du- 
biiiiu  rcddit ,  nam  Af.  pubescens  dijtieiisione  frondium  praecedentem 
tanlum  aemulat,  saeplus  imo  ea  miiioi-  evadit. 

III.  ANEURA. 

DuMORTiER  ex  IIuDEN.  et  Genth.  Deutscli.  Leberm.  fasc.  I. 

Roemeria  Raddi  Jungcrmann.  p.  ^6. 

Gjmnomilr'd  spec.  Hiden. 

Jungermannia  sp.  L.  et  auct.  —  Mavsileae  sp.  Mich. 

Difl'erunt  Jneurae  a  Metzgeria  calyptra  tubulosa  membranacea  glabra 
e  superficie  inferlore  frondis  cnervis  prodeunte,  perichaetio  brevissimo. 

Nomen  a  celeb.  Raddi  liuic  generi  impositum  ni  jam  sancituiii  ad 
genus  Papaveracearum  indicandum  ,  anleponeuduui  fuisset. 

59.  Aneura  multifida ,  Dumort. 


Roemeria  multifida  Raddi  Jungcrmann.  p.   47- 

Gjmnomitrium  muUifidum  IIuben.    Hepat.  p.  37. 

Jungermannia  mullifida  L.  S|i.  p.  1602.  —  Lindenb.  Syn.  p.  98. 
—  Ekart  Syn.  p.  G/j.  lab.  7.  fig.  5o  et  i3.  fig.  109.  —  Nees  Hepat. 
Jav.  p.  9. 

Marsilea  terrestris  minima JMicn.  Gen.  p.  5. "tab.  4-  fig-  ^* 

minus  bona  jnindudura  oliservante  ccl.  Raddi. 

MouG.  ct  Nestl.  u.°  i47- 


AUCTORE   J.    DE    NOTARIS  Ss^ 

Legi  ad  rupes  madidas  secvis  viam  Sempronii,  et  in  insula  Capraiiae, 
ex  montc  Cenisio  dcdil  Bonnaz  ,  ex  agro  Piceno  Orsim  ,  ex  montibus 
•id  Veibanum  Cesati.  Oinncs  Icgimus  sine  fructu. 

Species  vakle  variabilis  colore  ex  pallide  viridi  in  fusco-olivaceum 
vergcnte,  divisione  frondis  ,  deficiente  vero  fruclificalione  ad  species  a 
celeb.  IIiiDENER  nuper  proposilas  tule  varietates  rcferri  necpieunt  et  ad 
lempora  meliora  mitto. 

Go.  Aneura  pinguis  ,  Dumort. 

HuREN.  ct  Gekth.  Deutsch.  Leberni.  n.°  4- 

Roemeria  pinguis  Raddi  Jungermann.  p.  4*^- 

Gjmnomitriiim  pinguis  Huben.  Hepatic,  p.  4'- 

Jungermannia  pinguis  L.  Sp.  p.  iGoa.  —  Likdenb.  Syn.  p.  g8.  — 
Ekart  Syn.  ]>.  Ga.  tab.  7.  fig.  5i  et  11 3.  fig.  no.  —  Moris  El.  3. 
p.    17. 

Marsileu  media  pinguis  pallide  inrens  .  .  .  Mich.  Gen.  p.  5.  tab.  4- 
fig.  2   obscrvantc  eel.  Lindeni!.  minus  bona  ob  formam  capsulae. 

Exempiaria  fruclifera  circa  Florcntiam  lecta  raisit  cl.  Orsini,  vidi 
etiam  in  herb.  Balbish. 

Synonyma  Pollijjii  et  Birolii  prae  ceteris  dubia  ,  verosimiliter  spe- 
ctant  Pelliae  Fubronianac. 

Pracccdeule  major,  facillime  distinguitur  fronde  iobala,  vel  iaci- 
niata,  laciniis  latis  apire  pleruimpie  dilalatis  obtusis,  marginc  sinuatis, 
calyptra  cylindracea  grandi  basim  \crsus  paullulum  angustata  laevi , 
ore  dentato,  dentilius  oblusis  aperta.  Capsulae  valvae  in  sicco  contortae 
luide  angusliores  evadunt ,  apice  barbalae. 

IV.    PELLIA. 

Raddi   Jungermann.  p.  49-  ^^-  7-  fig-  ^• 
Gjninoniilrii  sp.  IIluen. 
Jungcrinanuiae  sp.  L.  et  auct. 
Marsilcae  sp.  Micu. 

Pelliae  difl'erunt  a  duobus  praecedentibus  gcneribus  calyptra  mem- 
branacea    oblonga  ,     subclavata  ,    colorata    ore    dentato    aperta    supra 


JJO  PniMiriAE    I(F.PATU;OI,OGIAK    ITAI.ICAE 

|>erii-Iiactiuni  sul)ryi>lliifor!iie  carnosuin  hrcviter  cxserta,  in  paginn  sijpe- 
rioi'C  frondis  aj   nervi  ajjiccni. 

Gi.  Pellia  Fabroiiiana,  Raddi. 

Uaddi  I.  c. 

(ijmnoiiiiirion  epiphjlliim  IIuuen.  Hepatic,  p.   42- 

Pellia  epiplijila  Corda  ex  IIuuen.  ol  Genth.  Deutsch.  Leberm.  ii."r>.8. 

Jiutgermannia  epiphjlla  L.  Sp.  p.  1602.  —  Lindens.  Syn.  p.  Cf'-j.  — 
IvKART  Syn,  p.  63.  tab.  ■7.  fig.  52  ct  i3.  fig.  in.  —  Mart.  FI.  crypt. 
Ililang.  p.  186.  —  Ali..  aucl.  p.  5o  !  (ex  herb.  Balbis  ).  —  Bale.  F1. 
Tamin.  p.  i83  !  —  Pollin.  F1.  Veron.  3.  p.  38'7  ( excl.  syn.  Mich. 
Hcpatica  minor  etc.  tab.  2.  fig.  3).  —  Moms  El.  3.  p.   17. 

Marsilea  major  atroi'irens  Jloribus  albicantibus  e  foliorum  meilio 
egj'edicntibus  .  .  .  Mich.  Gen.  p.  5.  tab.  4.  fig.   i. 

MouG.  ct  Ne.stl.  n."  53. 

Vulgatissima  in  locis  huinidis  ad  terram  ,  sed  prae  ceteris  ad  mar- 
gincs  rivulorum  et  fontium  in  omni  Italia,  frequentissimeque  fructificans. 

V.    V. 

In  planta  Italica  calyptra  semper  brevius  exsei'ta  quam  in  exemplari- 
bus  HuBEN.  et  Genth.  adductis. 

Quae  fides  liabenda  sit  Pollinio  clare  patet  ex  hiis  quae  de  hac 
specie  scripsit  loc.  cit. ;  ille  enim  Grimaldiam  dichotomam  cum  hac 
conjunxit,  harum  discrimina  e  simplici  comparatione  iconum  Michelii 
ab  eo  adductarum  primo  ictu  oculis  occurrentia  non  capiens.  Celeb. 
De  Candolle  profecto  in  Flora  Gallica,  varietatem  /3.  angustifoliam 
hujusce  speciei ,  cum  sterilem  tantum  vidisset  habuit  pro  Marchantiae 
specie  (2.  p.  424)5  sed  in  supplemcnto  (5.  p.  194)  expressis  verbis 
delendam  et  /.  epiphjllae  subducendam  esse  declai'avit ,  at  Pollinius 
noster  non  intcUe.xit  synonymon  Michelianum  pi'ae  omnibus  exclu- 
dendum  esse. 

V.    BLASIA. 

Mich.  Gen.  p.  i4.  tab.  7.  —  Schreb.  Gen.  plant.  2.  n.°  i3t6.  — 
HuBEN.  Hepatic,  p.  32. 

Juiigermajiniae  Sp.  Hook.  Lindenb.  Ekaht. 


ADCTOllE   J.    DE    NOTARIS  829 

62.    Blasia  pusilla  ,  Mich. 

Mich.  1.  c.  —  L.  Sp.  p.  iGo5.  —  IIuben.  Hepatic.  Germ.  p.  33. 
—  Mart.  F1.  crypt.  Erlaiig.  p.  196.  —  All.  F1.  Pedern.  2.  p.  3i4^  — 
Balb.  ct  Nocc.  Fl.  Ticiu.  2.  p.  264  ? 

Jinigermannia  Blasia  Hook,  ct  Tayl.  Muse.  Brit.  p.  240.  —  Lindenb. 
Syn.  p.  96.  —  Ekart  Syn.  p.  69.   tab.    11.  fig.  49  et   i3.  fig.   114. 

FuNCK  Samnil.   n.°   25g.  —  Schleich.  exsicc.    i833  ! 

Ad  saxa  irrigua  prope  Belgiratc  ad  Yerbanuin  Cesati  ,  in  arenosis 
ad  lacuna  Cusii  Provinciac  Novaricnsis  Pestalozza  ,  in  locis  stillicidio 
aquarum  madidis  in  valle  Intrasca  passim,  DNtrs.  A  celeb.  Allionio  in 
Fl.  Pedem.  1.  c.  prope  Taurinum  loco  dicto  la  Molinetta  jam  nunc  iii- 
dicala ,  il)i  venim  vel  rarissiina  vel  nusquain  occurrit,  et  a  Balbisio 
cjuoque  in  Fl.  Taurinensi  omissa.  Exlat  in  hujus  hexbario  sed  missa  a 
celeb.  De  Candolle. 

Exemplaria  mea  omnia  ampuUifera ,  sive  frondes  in  pagina  superiore, 
prope  apicem  ,  cavilates  ampuUaeformes ,  longicolles ,  autheris  libeiis 
humore  gelatiuoso  subactis  sublutesceulibus  refertas  exhibent. 

TRIBUS   II. 
AIARCBLlHTIEilLE. 


Nees  ab  Esenb.  Hcpat.  Javan.  p.  4-  —  Hdben.  Hepatic,  p.  i.  — 
BiscHOFF  Bem.  vib.  Leberm.  p.  g6i. 

Lichenastra  spliaerocephala  Wallr.  Fl.  crypt.  Germ.  i.  p.  4**  ^-^ 
parte. 

\1.   MARCHANTIA. 

Mich.  Gen.  p.  i.  lab.  i.  —  Raddi  Novar.  vel  rarior.  e  crypt,  stirp. 
decad.  in  Opuscol.  Scientif.  di  Bologna  \ol.  2.  p.  358  (1818.  4'')- 
—  BiscH.  1.  c.  p.  9G8.  tab.  G8.  fig.  5  et  6g.  fig.  4-  5. 

Marchantiae  Sp.  L.  Lindens. 

Marchanda  ct  Conocepltali  Sp.  Hubin. 

Seuie  II.  Tom.  I.  ss 


33o  miMITIAE   HEPATICOLOGIAE    ITAMCAE 

Cliaract.    csscnt.    generis.    —    u    Capituli    fructiferi    racliis    racUata , 

»  { Reccptacuhun  commune  aucl.)  radii  incmbrana  froiuliformi  alati  vel 

))  plus  minusve  convexi.  Involucra  dujilicia,  communia  radlis  interposita, 

n  jiiono-liexacarpa ,    propia    cpiatlri-(]niiKjueficla  ,    sporangium    peilicello 

»  cxserlo  suiiuLluni ,  ilcorsuui  speclans,  laciiiiis  revoliibilibus  deliiscens 

»  subaecpiantia.  Calyptra  pcrsislcns,  subLifitlo-runipens,  pecUcellum  spo- 

»  raugii  vaginans  ».  Bisch.  1.  c.  p.  969. 

63.  MarcJiantia  polymovpha ,  L. 

L.  Sp.  p.  i6o3.  —  LiNDENB.  Syn.  p.  igo.  —  Mirbel  Recliercli.  sur 
Ic  Marchant.  in  Ann.  des  Scienc.  Nalurell.  i833.  —  Huben.  Hepatic. 
J).  1 3.  —  BiscH.  Leberm.  p.  981.  a.  b.  tab.  68.  fig.  5.  —  All.  F1. 
Pcdein.  2.  p.  3 10.  —  Balb.  F1.  Taurin.  p.  i84*.  —  Pollin.  F1.  Veron. 
3.  p.  3g5.  —  Raddi  in  Opusc.  Sclent,  di  Bologn.  p.  358.  =  Moris 
El.   3.  p.   i^. 

Marchantia  ]Mich.  Gen.  p.  2.  tab.    i.  fig.    i.  2.   3.  5. 

MouG.  et  Nestl.  n.°  56.  —  Huben.  et  Genth.  n.°  26.  27. 

Ad  muros  velustos  humidos,  aquaediictuiim  parietes,  fossarum  mar- 
gines  ,  ylarum  latera ,  fontcs ,  rupcs  liumidas  in  omni  Italia  frecpientis- 
sima  ,  omnibus  cognita. 

Planta  admodum  variabilis  sed  vix  cum  alia  commutanda. 

64.    Marchantia  commutata  ,  Bischoff. 

BiscHOFF  ub.  Leberm.  p.  990.  tab.  69.  fig.  4- 

Marchantia  commutata  Lindens.  Syn.  p.  loi.  excl.  syn.  Scopol.  ex 
Bischoff  qucm  conf.   ob  reliqua  synonyma. 

RcbouilUa  quadrata  Bertol.  Amoen.  p.  44°-  excl.  syn.  Scopol. 

Conocephalus  qiiadratus  Huben.  Hepatic,  p.    11.  excl.  syn. 

Marchantia  hemisphaerica  Hook,  et  Tayl.  Muse.  Brit.  p.  223.  excl. 
syn.  pracsertim  RAnnii ,  et  variet. 

Marchantia  quadrata  ct  androgjna  Schleich.  exsicc.    i833! 

MouG.  et  Nestl.  n.°  735,  desunt  vero  organa  antheridiifora  in  spe- 
cimine  mco. 

In  monte  Codeno  ad  Larium  Icgcrunt  Bai.samo  ,  et  Cesati,  in  al- 
pibus  Pedcmontii  supra  Viii  Lisa,  ipse  in  monlibus  ad  Verbauum. 


AUCTORE    J.    DE    KOTAIUS  33l 

A  Murchantia  quaJrata  Scopol.  pcrbellc  exposlta  a  cl.  Bischoff  1.  c. 
iioslra  ilifiert  j)rac  aliis  capitulis  anllicvidiiferis  pciliinculatis ,  quae  in 
ilia  disciformia  in  froiidis  pagiua  supcriorc  scssilia.  Ex  hoc  patet  Rcbouil- 
Ham  qiiadratam  Bertolonii  ,  coulra  Sprengelium  ,  M.  cominutatae  re- 
fercndam  esse,  illi  enim  ex  auctoi'e  in  Amoen.  1.  c.  competunt.  «  Flores 
»  masculi  brevissiine  prae  illis  (focminci)  pcdunculali,  pileo  piano  vix 
»   colliculoso ,  marline  irregulariler  loLato  lacero  ». 

Omnia  excmplaria  lierbarioll  mei  pertinent  ad  Var.  majorem  clariss. 
BisCHOFFii ,  \iilgo  capiluluin  foemineum  cniciatim  colliculoso  quadrira- 
diatuin  ofleruut,  in  individiiis  oligocai-pis;  alias  radii  obliterantur  et  ir- 
regulariter  convexo-subhemispliacncum  evadit. 

65.  Marchantia  paleacea ,  Bertol. 

Bertol.  Amoen.    p.  54-  —  Mich.  Gen.  tab.   i.  fig.  4- 

Etruria  —  Liguria. 

Sub  hoc  nomine  ,  subscripto  synonymo  Marchantia  Italica  /3.  papil- 
lata  Raddi  ,  cl.  ORSI^'I  inilii  dedlt  specimen  unicum  plantae  a  M.  poly- 
morpha  deflcctenle  ,  supcrficic  frondis  minus  evidenter  tessulala  sub 
simplici  lente ,  pcdunculo  palcis  lalis  numerosis  vestito,  sed  ad  unicum 
et  pessimum  exemplar,  capitulo  unico,  et  quidem  juniore  fructifica- 
tionem  dignosci  ncquit.  Cetcrum  celeb.  Bertoloni  nil  1.  c.  de  fructi- 
ficatione  hujus  plantae  addidit. 


VII.    REBOUILLIA. 

Raddi  in  Opusc.  Scient.  di  Bologn.  1.  c.  p.  35^.  —  BiscH.  ub.  Leberm. 
p.  970.  tab.  69.  fig.  I.  eximia. 

GriinaliUac  Sp.  Lixde.nu.  Huden. 

Marcluuiliae  Sp.  L.  —  Ilepaticae  Sp.  Mich. 

Charact.  ess.  gen.  —  «  Capilnli  fiuctifcri  rhachis  in  pilci  formani 
»  dilatala  sul)C[uinqueloba.  Involucra  simplicia,  I'hacheos  lobis  antcpo- 
»  sila  et  adnata  ,  rima  longitudinal!  hiantia ,  monocarpa.  Sporangium 
H  pcdiccllo  imnierso  ,  dcorsum  spcclans,  vertice  irrogiilariter  secedente 
11  lacerum.  Calyptra  ad  sporangii  basim  persistens,  bievissima  lacerata  ». 
BiSClIOEF   1.    c. 


332  PRIMITIAE   HEPATICOLOGIAE  ITALICAE 

G6.  ReboidlUa  hemisphaerica  ,  Raddi. 

Raddi  1.  c.  —  BiscH.  pag.  ct  icon.  cit. 

Grimaldia  hemisphaerica  Lindenb.  Syn.  p.  io6.  —  Huben.  Hepatic. 
Gcnn.  p.  3. 

Marchdntia  hemisphaerica  L.  Sp.  p.   i6o4  (  non  Modg.  et  Nestl.  ). 

—  Re  F1.  Torin.  2.  p.  216?  —  Moms  El.  3.  p.   17  ! 

Marchantia  quadrata  Balb.  F1.  Tauriii.  p.  8  et  Memoir,  de  I'Acad. 
de  Tur.  vol.    12.   p.   ^5.  tab.    i.   fig.   2.  mala. 

Hepatica  media  capitulo  liemisphaerico  Mich.  Gen.  p.  3.  tab.  2. 
fig.   2. 

HiBEx.  et  Genth.  n."   i.  —  Fukck  Samml.  n.°  358. 

Vulgaris  ad  muros  vetustos  septentrioni  expositos,  atque  viarum  la- 
tera  inque  locis  acclivibus.  —  Mediolani  Balsamo  ,  Cesati  ,  DNtrs  ,  in 
agro  Comensi  Balsamo,  prope  Taurinum  Balbis^  Eques  Rate-Opizzoni, 
Lisa,  in  Eiiganeis  Meneghini,  Romae  Friederichsthal,  iu  Piceno  Orsini, 
in  Sardinia  DNins. 

Primo  iuluitii  inter  minores  Marchantiaceas  dignoscitur  structura 
involucrorum ,  receptaculis  subtus ,  etiam  undo  oculo  afiatiin  barbatis. 

VIII.    LUNULARIA. 

Mich.  Gen.  p.  4-  tab.  4-  —  Raddi  in  Opusc.  Scientif.  di  Bologn.  1.  c. 
p.  355.  —  Lindenb.  Syn.  p.  8.  —  Huben.  Hepatic.  Germ.  p.  i5.  — 
BiscHOFF  uij.  Leberm.  1.  c.  p.  970.  tab.  67.  fig.  I. 

Marchantiae  Sp.  L. 

Char.  ess.  gen.  ((  Capituli  frucliferi  rachis  parva,  convexa.  Involucra 
»  simplicia  monocarpa  tubulosa,  truncata  inter  se  discreta,  cum  rachi 
»  confusa ,  hinc  capitulum  radiato-pluriloculatum.  Sporangium  pedicello 
))  exserto ,  extrorsum  spectans  ,  quadri-octovalve.  Calyptra  persistens , 
»   subbifido-rumpens ,  pedicellum  spoi-angii  vaginans  w.  Bisch.  1.  c. 

67.  Lunularia  vulgaris ,  Mich. 

Mich.  1.  c.  —  Raddi  1.  c.  —  Lindenb.  Syn.  p.  100.  —  Hdben.  1.  c 

—  Bisch.  1.  c.  p.   1008  icon.  cit.  eximia. 


ADCTOnE    J.    DE    NOTARIS  333 

Mai  ihcintia  cruciata  L.  Sp.  p.    iGo4- 

Vulgarem  ad  lalcra  viaruin  uinbrosanim  circa  Mediolanum  plurles 
iaveni  sod  semper  slenlem  ,  cum  fiuclu  acccpi  ex  Italia  media  ab  Orsinio, 
et  vidi  ia  herb.  Balbisii. 

Etiam  sterilis  facile  cognoscitur  haec  planta  ob  ccmceptacula  limu- 
lata ,  in  frondis  superlicie  exlanlia ,  accrvula  gemmularum  colligenlia. 

IX.  CONOCEPHALUS. 

Hill,  cx  Bischoff  ub.  Leber,  p.  971.  tab.  68.  fig.  4- 

Fegatella  Raddi  in  Opusc.  Scient.  di  Bologn.  2.  p.  356. 

Conocephali  Sp.  Dum.  et  IIuben. 

Marchantiae  Sp.  L.  —  Hepaticae  Sp.  Mich. 

Char.  gen.  «  Capiluli  frucliferi  rachis  vix  incrassata ,  umbonulata. 
»  Involucra  simplicia,  monocarpa,  tubulosa,  apice  oblique  fissa  inter  se 
»  concreta  et  cum  rachi  confusa ,  hinc  capitulum  subtus  quinque- 
»  octoloculalum.  Sporangium  breviter  pedicellalum,  deorsum  spectans, 
»  laciniis  5-8  rcvolubilibus  dchiscens,  una  cum  pedicello  deciduura. 
»  Calyplra  vertice  bi-quinquelobo-rurapens  ,  sporangio  elapso  vacua 
»  persistens  ».  Bisch.  1.  c. 

68.  Conocephalus  vulgaris,  Bisch. 

Bisch.  1.  c.  p.  979. 

Conocephalus  nemorosus  Huben.  Hepatic,  p,  g. 

Conocephalus  conicus  Dumort.  ex  Huben.  1.  c. 

Fegatella  officinalis  Raddi  1.  c.  p.  356, 

Marchantia  conica  L.  Sp.  p.  i6o4-  —  Lindenb.  Syn.  p.  io3.  —  All. 
Fl.  Pedem.  2.  p.  3ii.  —  Bald.  F1.  Taurin.  p.  i85*.  —  Moris  EI.  3. 
p.   17. 

Ilepatica  vulgaris  major  vel  ojjicinarum  Italiae  Mich.  Gen.  p.  3. 
tab.  3.   fig.   I. 

Mcdiolani  ad  latera  fossarum  pluries  legi,  circa  Taurinum  Lisa,  in 
agro  Patavino  Me.neghini  ,  in  Piceno  Oksini  ,  passim  fructifera. 

Synonymon  Florae  Veronensis  nunc  omitto  ob  declarationem  auctoris, 
se  banc  speciem  sine  iVuclu  lanlum  legisse. 


PRIMITIAE   HEPATICOLOGIAE    ITAHCAE 


X.    FBIBRIARIA. 


Nees  ab  Esenb.  in  hor.  pliys.  Berolin.  p.  44  '■>  Hepat.  Javan.  p.  4- 
—  LiNDEND.  Sjii.  p.  8.  — BiscH.  lib.  Lcberm.  p.  971.  tab.  69.  fig.  2.  3. 

Marchantiae  Sp.  L. 

Char.  gen.  c<  Capituli  fructiferi  rhachis  incrassala  ,  liemisphaerica 
))  vel  conica.  Invohicra  duplicia  ,  luonocarpa  :  externa  Uibulosa  ,  trun- 
»  cata ,  ciiin  rliachi  coufusa  ,  liinc  capiluhim  phiriloculatuin :  interna 
»  porrecta ,  niiiltifitla  ,  sporangium  pecUcello  immcrso ,  deorsum  vel 
»   extrorsum  spectans,  circumscissum  longe  superantia.  Calyptra  fugax  ». 

69.  Fimbriaria  tenella ,  Nees  ab  Esenb. 

Nees  ab  Esenb.  1.  c.  p.  ^o  et  Hepat.  Jav.  p.  5.  —  Lindenb.  Syn. 
p.  log.  —  HuBEN.  Hepat.  p.  6.  —  Bisch.  1.  c.  p.  1022.  tab.  69.  fig.  2. 

Marchantia  tenella  L.  Sp.  p.    1604. 

Marclianda  poljcepltala  Schleich.  e.xsicc.  ex  Herb.  Bale. 

Marchantia  pilosa  Wahlenb.  e  specimine  Sommehfeltii  a  cl.  Aunier 
mecum  comuiunicato. 

Lcgi  ad  muros  agrorum  prope  Trobaso  in  valle  Intrasca  ad  Ver- 
banmn  vcre   i83i. 

Involucri  interni  laciniae  apice  liberae. 

^o.  Fimbriaria  fragrans  ,  Nees  ab  Esenb. 

Nees  ab  Esenb.  in  hor.  physic.  Berolin.  p.  /\5.  —  Lindenb.  Syn. 
p.  io8  (excl.  Marchantia  fragranteBxi.ii.).  —  Huben.  Hepatic,  p.  8  et 
Bisch.  ub.  Lcberm.  p.   1019.  tab.  69.   fig.  IH.  (excl.  eodem  synonym.). 

Marchantia  fragrans  Scui.eich.  exsicc.    i833!  non  Baldis  ! 

In  monte  Ccnisio  lectam  misit  Bonjf.an  v.  s. 

Statura  minorc  ,  reccptaculo  conoideo  plcrumfpie  apud  nos  tricarpo 
(  etiain  in  specimine  Schlciclicriano )  calycuni  dipcudcnliiim  fiiiibriis 
apice  cohaerentiljus  a  praecedeiile,  calycum  fimbriis  apice  liberis  ulciite, 
tute  distinguilur.  —  Frondes  parvae  angvislae  subtus  atro-purpureac,  ob 
paleas  apicem  vei-sus  niargincm  superanlcs  barljatae.  Pedunculi  basi 
pilosi  ceterum  nudi,  glabri.  Receptacula  subtus  nuda. 


AUCTORE    J.    DE    NOTAniS  OOJ 

■J  I .  Fimbriaria  elegans  ,  Spreng. 

Spreng.  Syst.  4-  P-  235.  —  Lehmann  Pugill.  4-  p-   28. 

In  Corsica  legit  Ph.  Thomas  ex  specimine  mecum  communicalo  a 
BoKJEAN  ,  liaesitauter  tamcn  inter  Italicas  rccijiio. 

Dillert  a  jiraeceilentc  fronde  subtiis  neutiquam  paleacea,  receptaculis 
convexis  nee  conoideis,  tuberculato  granulatis,  subtus  barbatis,  calycibus 
depcndenli-divergenlibus  ,  slatiira  inajore.  All  insequente ,  quidem  facile 
dislingucnda  receptaculis  convexis  tuberculalo-granulosis  ( saccharatis  ) 
trifidis ,  Iricarpis ,  calycibus  pauci-Gmbriatis  ,  pedunculo  laeviusculo  , 
pallido ,  fronde  angusta  lineari ,  statura  minore. 

Frondes  margine  omnino  nudae,  etiam  in  exemplarlbus  oiiginalibus 
Bei'leroanis  lierbarii  Balbisu. 

Frons  linearis,  margine  sinuosa,  canaliculata  i.  i  '/^  centim.  longa , 
3.  3.  niilliin.  lata ,  subtus  atropurpurea,  secus  lineam  mediam  dense 
longcque  radiculosa,  supra  'virescens  verruculis  praedita ,  apice  acute 
emarginata ,  ibique  innovans.  —  Pedunculus  ex  emarginatura  frondis 
'/^  centim.  long,  aequans,  vix  sub  lente  striatulus,  paleis  aliquot  angustis 
piliformibus  instruclus ,  basi  nudus.  Receplaculum  trifidum,  tricarpum, 
convexum ,  insigniler  tuberculato-granulosiun  siibtus  barbalura ,  pills 
pallidis.  —  Calyces  depeudenti-divergentes,  ovati  subapiculati,  8-9  fim- 
briati  ,  fimbriis  latis ,  contiguis  ,  apice  concretis ,  marginibus  siccitate 
recurvis. 

72.  Fimbriaria  Bonjeanii ,  DNtrs. 

In  monte  Cenisio  ad  Lacum  detexit  Bonjean,  et  mecwm  communicaTit 
sub  nomine  Marchandae  hemispliaericae. 

Fi'ondcs  oblongae ,  obovatac ,  vel  oblongo-obovntae  1.  i'/^  centim. 
longac  S'-j  milllin.  latae  apice  emarginatae  ,  medio  subincrassatae ,  ce- 
terum  tcnucs  diaphanac  ad  margincm  subsinuosae  ,  subundulataeque  , 
pnrpurasccntes ,  subtus  secus  lineam  mediam  radiculosae  ,  lamcUisque 
paucis  ,  brcvlbus  ,  ovatis  ,  acuminatis  ,  fcrriigineo-purpurcis  praeditae  , 
ceterum  vircsccnlcs ,  innovando  divisac.  Pctlunculus  ex  emarginatura 
frondis  erectus  solitarius,  rarobini,  18-22  millim.  long,  aecpians,  crassus, 
slriatus  ,   fusco-purpureus  ,  nitens  ,    basi  pills    aliquot  ductus  ,    reliqua 


336  PRIMITiAE    HEPATICOLOGUE    ITAI.irAE 

parte  nuilns  vel  sells  una  alterave  albicniitiljus  iuslrurliis.  Rcccptaciilum 
sublicmisphaeiicuin  ,  rugulosiim  ,  potiusqiiain  dislinctc  papillosum  ,  4-6 
lobaUun,  toluleintjue  I'rucUis  gcreus,  sublus  louge  allaliinque  barbalus, 
pilis  basi  rutilantibus,  celerum  liyalinis  crispis.  Calyces  deoisum  obliqui 
4-6  couoidei  plurifiinbriati  ,  hyalino-ferruginosi ,  fimbriis  apicc  coUaeren- 
tibus  ,  in  sicco  canaliculalis.  Capsula  circuuiscissa.  Sporae  et  elateres 
purpurascentes. 

A  praecedente  fronde  apice  nuda ,  mulio  grandiore ,  pedunculis 
crassls  ,  fusro-purpurcis  ,  reccplaculis  subtus  barbatis  ,  calycibus  ferru- 
gineis ,  prima  fronte  dislinguitur.  —  Peraflinis  /.  marginutae  Nees  ab 
EsENB.  in  Hor.  Phys.  Berol.  p.  44-  ^^^-  ^  j  »st  differt  frondibus  subtus 
lainellis  fusco-pui-pureis  instructis  ,  receptaculis  plerumque  fructus  nu- 
inero  plures  cpiam  quatuor  gerentibus,  pedunculo  demum  subsetoso- 
slriatocpie  basi  parce  piloso. 

Explicatio  iconis  n.°  e. 

e'  Planta  magnitudinc  naturali. 

e'  Portiuncula  capituli  aucta. 

e'  Squama ,  e  superfleie  frondis  inferiore  ,  aucta. 


XL    GRIMALDIA. 


Raddi  in  Opusc.  Scientif.  di  Bologn.  a.  p.  356.  —  Nees  ab  Esenb. 
Hepat.  Javan.  p.  5.  —  Bisch.  ub.  Leberm.  p.  971.  tab.  68.  fig.  I.  II.  III. 

GrimahUae  Sp.  Lindend.  Huben. 

Marchantiae  Sp.  L.  —  Hepaticac  Sp.  L. 

Char.  gen.  «  Capituli  fructiferi  rachis  incrassala ,  hemisphaerica. 
»  Involucra  simplicia,  monocarpa,  cupidiformia ,  truncata ,  inter  se 
»  discrcta,  cum  rhaclu  confusa,  hinc  capitulum  subtus  pluriloculatum. 
))  Sporanj^iuin  pcdiccllo  ininicrso  deorsum  spectans  cii-cumscissam.  Ca- 
))  lyjitra  persistans,  bre\is,  eroso-ci'enulata ,  sporangii  basim  cingens  ». 
Biscii.  1.  c. 


AUCTORE    J.    DE    NOTARIS  337 

73.  Gvimaldia  fragrans ,  Nees  ab  Esenb, 

^Io.NTAGN.  in  Ann.  des  Scienc.  Naturell.   iSSy  ! 

Marchantia  fragrans  Balb.  Memoir,  de  I'Acad.  dc  Turin  ^ol.  la. 
J).   rS.  tab.    1.   fig.   2.   mala,  et  Fl.  Taurin.  p.    184. 

Grimaldia  barbifrons  Biscn.  1.  c.  p.    1028.  tab.  68.  fig.  I. 

(jrimaldia  dichotonia  Lindenb.  Syn.  p.  io5.  excl.  syn.  ex  Bisch.  et 
ex  descript.  auct.  qui  rcceptacula  subtus  barbata  declarat. 

Mitrchantia  androgjna  Bai.b.  Fl.  Taurin.  p.    i85!  ex  ejusd.  Herbar. 

Marchantia  angusdfoUa  Re  Fl.  Torin.  a.  p.  216.  exci.  syn.  DC.  et 
plirasi  non  ad  planlam  Taurinensem  exarata  sed  e  Fl.  Gallica  desumpta. 

Mediolani  in  moeniis  urbis  vulgatissimam  legimus  Bai.samo,  Cesati, 
et  ipse  :  circa  Tauriiuim  cum  D.  Lisa  loco  dicto  la  Molinetta  aeipie 
frequcntem  vldi. 

Odori  suavi  balsainico  e  longinquo  jamjam  percipiendo  pulclierrinia 
hacc  planta  a  congeneribus  facile  dignoscitur.  Vera  Grimaldia,  a  sequente 
dill'ert  rceeptaculis  subtus  paleis  angustis,  longis  ,  argenleis  ,  copiosis- 
simis,  frondibusque  apicem  versus  margine  atl'atitn  barbatis.  —  Cf.  Mont. 
1.  c.  (pioad  historiam  hujus  speciei  pleniorem. 

Marchantia  androgyna  Balbis  hue  certe  s|)ectat  ex  llerbario  cjiisdem, 
alque  ox  synonym.  Fl.  Pedem.  subscriplo,  eliam  planlam  Ai.lionh  huic  ad- 
scribendam  esse  evinciiur  saltern  cum  omni  probabililate.  Dico  cum 
jirobabililate,  nam  ut  alio  loco  admonui,  cellulares  foliosas  herb.  auct. 
Fl.  Peilem.  apud  Equitem  Bonafous  frustra  quacsivi ;  ([ua  de  re  canlc 
vel  tanlura  per  conjocluras  syuonyma  ejus  adliibcri  possunt. 

74-  Grimaldia  dichotonia  ,  Raddi. 

Raddi  in  Opusc.  Scienlif,  di  Bologn.  2.  p.  356  (excl.  syn.  Bai.b.)  — 
Bisch.  ub.  Lebcrm.  1.  c.  p.  loaa.  tab.  68.  fig.  II.  eximia  !  (excl.  eod. 
synonym.  ). 

Marchantia  triandra  Scopol.  non  Bale. 

Ilepatica  minor  angustifolia ,  capitulo  hemisphaerico  Micii.  Gen. 
p.  3.  tab.   2.  fig.  3  (  Iriplo  major  omnibus  a  me  visis  individuis). 

Extat  in  bcrbario  Balbis,  missa  ex  agro  Florentine  a  D.  Coindet  , 
Serie  II.  Tom.  I.  tt 


338  PHIMITIAE    HEPATICOLOGIAE    ITAI.ICAE 

Sill)  iioiiiiiie  Murchantiuc  andvogynae  in  eodcm  folio,  scil  grege  separate, 
uiji  slat  March,  andi'ogjna  I'l.  Tauriuensis  ,  quae  est  ipsissiina  Grimaldia 
Jragraits  ut  supra  viilere  est.  Ipse  Icgi  in  Sardinia. 

A  praecedente  dillert  reccptaculo  subtus  niido ,  pcduncxilo  basi  paleis 
c  suiierfii'lc  infcriore  frondis  prodeiuilibus  barbato,  fronde  subtus  jiur- 
piuto-lanicUosa  ,  uiargino  vit  nisi  ad  apiccin  paleis  purpurascentibus 
])arbata. 

^5.   Grimaldia  rupeslris ,  Lindenb. 

LiNDENB.  Syn.  ]).  108.  —  Biscti.  iib.  Leberm.  p.  loSa.  lab.  18.  Cg.  3. 

Marchaiitia  triandru  Dai.b.  Memoir,  cit.  p.  'j^.  tab.  1.  fig.  i  mala! 
excl.  syn.  Fl.  Taurin.  p.    184  et  iiule  Re  F1.  Torin.  2.  ]>.   21G. 

Ad  rupcMii  fpiamdain  in  H.  Valentin!  prope  Taurinum  legit  Balbis 
uti  ex  ejusd.  herb,  palet ;  anno  elapse  verum  ,  ibi  cum  D.  Lisa,  dili- 
genter  sed  fruslra  quaesivi ,  forte  ex  eo  quod  scopula  ilia  partim  de- 
structa  fuerunt  ;  vcre  adventante  sedulo  et  denuo  novas  perquisitiones 
non  oinittani. 

Plan  fa  a  Balbisio  descripta  pro  M.  triandra  hue  speclare  vix  est 
tpiod  milii  dubitandum  supersit ;  profecto  receptacula  profert  subtus 
barbata ,  valde  convexa  tuberculata ,  saepe  monocarpa  et  iconi  Bischoffii 
superius  allatae  perbclle  respondent ;  statura  tantum  niiuore ,  fronde 
angustiore  ,  pedunculo  basi  una  allerave  paleola  instrncto,  nee  semper 
nudo  ,  qiiidquam  ab  ea  recedit ;  sed  specie  distinctam  esse  neqiiit. 

Paleae  in  superficie  infcriore  capituli  circa  pedunculi  apicem  ex- 
la  nles ,  minutac  nudos  oculos  fugiunt,  paucae. 

li  synonymis  Balbisianis  hie  adductis  ,  celcberrimum  virum  hasce 
species  non  bene  descripsisse  palam  est ;  imo  icones  citatae  pessimae 
nil  prosunt  ad  characteres  earum  fii-mandos  ,  et  nulla  parle  respondent 
•  •xemplaribus  in  hcrbariis  ejus  assenatis. 

TRIBUS   in. 

TARGIOH'lEJLi:. 

BiscHOKF  ub.  Leberm.  p.  961.  —  Huben.  Hepat,  p.   16  ex  parte. 
Lichcnastra  spliaerocephala    Wallr.  Fl.    crypt.    Germ.    i.  p.  4"  ex 
|)arlc. 


ACCTORE   J.    SE    R0TARI3  SSg 

XIT.      T  A  R  G  I  0  N  I  A. 


Mich.  Gen.  p.  3.  tab.  3.  —  Schueb.  Gen.  a.  ii.°  i3i4-  —  Raddi 
in  Opiisc.  Scientif.  di  Bologn.  a.  p.  35f).  —  Lindend.  Sj'ii.  p.  8.  — 
HuBEN.  Hepatic,  p.   1 6. 

Antheridia  illis  Marchantiacearum  analoga  nuperrime  detexit  celeb. 
MoNTAGNE  in  Targionia  bifurca;  ipsi  insiipei-  debenms  pleniorem  de- 
monstrationem  iconum  Michelii  ,  organa  anlheridiifera  Targioniae  hj- 
pophjllac  sistentium  ,  quae  icones  ad  banc  usque  diem  vel  praetervisae 
vel  baud  intellectae.  In  specimiuibus  rneis  Targioniae  organa  baec  ir- 
rite  quaesivi. 

76.    Targionia  hjpophjlla  ,  L. 

L.  Sp.  p.  i6o3.  —  Raddi  I.  c.  —  Lindenb.  Syn.  p.  iio.  —  Hubf.n. 
Hepatic,  p.   17.  —  Moms  Eb  3.  p.  18!  —  Pollin.  FL  Veron.  3.  p.  3^9. 

Targionia  minima  et  vulgaris  Mich.  L  c. 

In  Italia  meridionali ,  Sardinia,  Sicilia  ,  vulgatissima  ad  nipes  in 
inontibus  humilioribus ,  parcius  ad  terram  in  pascuis  slerilibus.  In  Italia 
superiore  bucusque  rarissima ,  et  quod  sciam  tantum  a  cl.  Balsamo  in 
inontibus  Comcnsibus  reperta  est.  v.  v.  passim  fruclificat. 

Sicca  excmplaria  nonnumquam  occurrunt  cujus  frondes,  marginibus 
tali  pacto  involutis  gaudent,  ut  facies  earum  amplius  non  conspiciatur, 
tunc  angustissimae  evadunt  passim  nigro-piceae. 


TRIBUS    IV. 


Kees  ab  Esenb.  IlepaU  Javan.  p.   i.    —    IIlben.   Hepatic,   p.   20.  — 
BiscHOFF  ub.  Leberm.  p.  962. 

Lichenastra  ceratocephala  Wallr.  F1.  crypt.  Germ.   i.  p.  39. 


34  O  PRIMITIAE   HEPATICOLOGIAE   ITALICAE 


XIII.   ANTHOCEROS. 

iNIicH.  Gen.  p.  lo.  lab.  7.  —  Schred.  Gen.  2.  n.°  i664-  —  Nees  ab 
EsEKB.  1.  c.  —  LiiNDEKB.  sjn.  p.  8.  —  HiiDEN.  Hepat'ic.  p.  20. 

*  Fronde  enem. 

']'].   Anthoceros  laevis ,  L, 

L.  Sp.  p.  1606.  —  LiNDENB.  Syn.  p.  112.  —  Huben.  Hepatic,  p.  21. 
—  All.  F1.  Pcilcm.  2.  p.  3i4  et  Balb.  F1.  Taurin.  p.  i85  ex  ejusd. 
Lei'bar.!  —  Moris  El.   3.  p.    I'y  ! 

Anthoceros  pimctatus  Bellard.  append,  p.  52  !  e  specimine  auctoris 
in  herb.  Balbis. 

Anthoceros  pimctatus  Hook,  et  Tayl.  Muse.  Brit.  p.  216  ex  parte. 

Aiuhoceros  major  Mich.  Gen.  p.   11.  tab.  7.  fig.   i. 

In  pascuis  umbrosis  Italiae  praesertim  superioris  vulgaris  v.  v. 

Capsulac  8-g  ceulim.  longitudiue  aequantes,  prouli  in  plautis  Gallicis 
ex.  celeb.  DC.  (Fl.  fr.  2  p.  4^1  )  obsei-vantur,  apud  nos  nunquam  oc- 
currunt;  iconem  Michelii  jam  praeter  normam  amplificatam  invenio. 

78.  Anthoceros  punctatus ,  L. 

L.  Sp.  p.  1606  (  non  Bellardi). —  Lindenb.  Syn.  p.  n3?  —  Moris 
El.   3.  p.    17? 

Anthocerus  poljrniorphiis  Raddi  in  Opusc.  Scientif.  cit.  p.  SSg  excl. 
>  ar.  y. 

Anthoceros  punctatus    Hook,    cl   Tavi..    Muse.    Brit.   1.  c.  ex  parte. 

Anthoceros  minor  Mich.  Gen.  1.  c.  fin.  2. 

IMouG.  el  Nestl.  n.°  538. 

Ill  agris  Laumellinae  prope  Confluentiam  legit  Cesati,  ipse  Medio- 
lani  locis  consimilibus. 

Diirert  a  praecedente  stalura  subduplo  minore  ,  fronde  margiiie  lu- 
ciniala  ,  tenuiori  ,  palliilo  fusco-virente  ,  cnpsulac  valvis  post  dehisccn- 
liaui  et  per  sifcitatem  miiiiuie  spiraliler  lortilibus.  Frondes  turn  in  liac 


AUCTORE    J.    DE    NOTARIS  34 1 

specie,  cum  ia  praccedente,  sub  forli  vitro  punctis  minulissimis  ,  nu- 
inerosissimis  praeditae  adparenl.  Cetcruin  vix  Anth.  punclalus  nosier 
cum  specie  a  celeb.  Lindendf.rcio  dcscripla  concordat,  calyces  enim  ncc 
loiigissimi,  nee  capsulas  subexcedenles.  Addendum  insuper  quod  in  mea 
planla ,  etsi  capsulae  tres  lin.  longitudine  valde  excedant ,  tamen  cen- 
timeira  quatuor  prouti  in  Gallicis  non  aequant ;  demum  quod  frondes 
enerves  mihi  visae  sunt  ,  nee  ncr\o  inslructae  quemadmodum  dc  suo 
Anth.  punctata  cl.  Lindenberg  ratus  est.  —  Species  nonnihil  jugiter 
vexata. 

79.  Anihoceros  dichoiomus  ,  Raddi. 

Raddi  Act.  Acad.  Sen.  cum  icone,  ex  Auct.  in  Opusc.  Scient.  di 
Bologn.  —  LiNDENB.   Syn.  p.    ii4. 

Anthoceros  poljmorphus  y.  dichotomus  Raddi  Opusc.  cit.  p.  35g. 

Legi  in  udis  Sardiniae  australis. 

Diffei't  ab  antecedenlibus  fronde  angustiore  subdichotome  secta,  la- 
ciniis  anguslioribus  ,  nervosa  ,  in  sicco  fusco-olivacea  subcanaliculata. 
Speciiniiia  quae  mihi  nunc  supersunt  fructu  carent,  et  huic  reluli  in- 
nixus  auctoritati  celeb.  Montagne  quocum  communicavi. 

80.  Anthoceros  caespilicius ,  DNtbs. 

Legi  in  umbrosis  ad  viarum  latcra  in  monlibus  di  Capo-Terra  Sar- 
diniae auslralis. 

Ab  Anthocer.  dichotomo  cui  frondibus  nervo  inslructis  se  se  addicit, 
dilTcrre  vidctur  ob  calyces  inlegros,  frondesque  caulcsccnles,  ei'ectas. 

Caespitosus  ,  erectus  subcaulcscens  ;  frons  nempe  erecliuscula  ,  in- 
lernc  angustata  crassiuscula  ,  oj)aca  ad  2-3  milliin.  longit.  caulcm  men- 
liens,  apicem  versus  in  lamiuam  cuneiformi-multifidam  olivaceo-fusce- 
scenlcm  cxpansa ;  laciniis  planiusculis  lato-linearibus,  niargine  siuuosis, 
apice  obtusis,  medio  subincrassatis,  simplicibus,  iterunive  bifidis.  Rele 
I'ellularum  rude,  laxum,  cellulis  niag^iiis  dillbruiibus ,  vix  nisi  sub  acrio- 
I'ibus  vitris  conspicuis.  Fructus  exeunt  ubi  cauliculi  in  frondcm  expla- 
naulur,  vel  si  mavis  ad  apicem  ncrvi.  Calyx  est  ( ylindraceus  ore  trun- 
catus,  integer  milliuietrum  longitudine  vix  superans.  Cnpsula  erecta  le- 
vitpi-  r  urvida  ,  crassiuscula  obtusa  ,  '^  millim.  longa,  columella  filiformi. 


34a  PRIMITIAE   HEPATICOLOGUE    ITAtTCAE 

Semiiia    inurlculata    elaterihus    vaginalis  intcrinixlis.    Tola  ]>lantn  in  in- 
iliviiliiis  procerioribns    la  nullitnelr.  atlingit ,  in  sicco  fusco-nigricaus. 

ExpUcatio  iconis  n."  c. 

c'  Plantulae  naturali  macnitudine. 
c'  Eaedem  plustpiam  tUiplo  auctae. 
c^  Spora  cum  elaleiihus. 

TRIE  US  V. 
niC.  CIK  AE. 

BiscHOFF  ub.  Lebenn.  1.  c.  p.  964. 

Homalophjllae  Spreng.  ex  Duby  Bot.  Gall.  p.  592.  —  Huben.  Hepat. 
p.   33. 

Lichenastra  crjptocephala  Waj.lr.  F1.  crypt.  Germ.   i.  p.  35. 

XIV.   SPHAEROCARPOS. 

Mich.  Gen.  p.  4-  tab.  3. 

«  Fructus  superGciales  ,  sporangium  brcvius  longiusve  pedicellaluni 
«  ex  epigonio  styligero  vel  styliim  dejiciente  factum ,  involucro  ventricoso 
))  apice  perforata  cinctum.  Sporae  polyedrae,  elateres  nulli ,  frons  mem- 
))   branacea  n.  Montagn.  in  litt. 

81.  Sphaerocarpos  Mlchelii,  Bellard. 

«  Fronde  eiicrvi  i-osaceo-sublobata,  capsula  sessili,  seminulis  lae- 
»   vibns  )).  Montagn.  in  lilt. 

Beli.ard.  Append,  p.  52  et  in  Act.  Acad.  Taurin.  5.  p.  aSS.  — 
Bale.  F1.  Taurin.  p.  i83*  inde  eliam  eorundem  exscriptornm  synonima, 
Re  Fl.  Torin.  2.   p.   2i5   etc.  —  Raddi  in  Opusc.  cit.  p.   36o. 

Sphaerocarpos  terrestris  Smith.  —  Hook,  ct  Tayi,.  Muse.  Brit.  p.  21 5. 
Li.NDF.NB.  syn.  p.  lit.  —  Ik'BEN.  Hepatic,  p.  19.  —  Montagn.  in  Arch, 
de  Bolan.    i.  p.   aa'j. 


AUCTORE   J.    DE    NOTARIS  343 

Tavf^lonia  sphaerocarpos  Dicks.  IM.  crypt.  Brit.  fasc.   2.  p.  8 

Sphaerocarpos  terrcslris  minima  Micii.  Gen.  p.  3.  lab.  3. 

Ill  oiniils  Ilaliae  supcrioris  locis  cainpestribus,  praeserlim  in  nova- 
libiis  auluinno  ilecedeiite  viilgatissinius.  v.  v.  In  Sardinia  unice  villi 
propc  lylcsias. 

Circa  Tauriimm  pracccteris  ,  ct  in  ipso  Ilorto  Botaiiiro  passim  oc- 
cunil. 

83.    Sphaerocarpos  Notarisii ,    Montagn. 

«  Fronile  semi-ovata  falcato-recurva  hinc  nervosa,  apice  laciiiiato- 
)i  fissa,  vel  appendiculata;  sporangii  pcdiceliali  stylo  persistente,  sporis 
»   echinatis  ».  MoNTAf;N.  in  lit. 

Legi  in  pascuis  spongiosis  Sardiniae  australioris  prope  Pulam,  martio 
i835. 

Hie  juverit  descriplionem  ipsam  ab  amicissimo  et  celeberr.  Viro 
exaratam ,  mihique  per  literas  traditam  ti-anscribere  ,  meliorcm  enim 
lacere  nescirem. 

(c  Frons  prostrata,  niembranacea,  tenerrima,  et  minimo  tractu  fa- 
il cilliine  dilaccranda ,  5  millim.  longa  ,  2  miliim.  lata  ,  dilute  viridis 
1)  aut  omnino  decolorata  liyalina  ( in  planta  viva  color  viridis  est ) , 
n  seroiovata  ,  a  basi  attenuata ,  hinc  indc  repanda,  uudulata  ,  illinc 
»  falcato-recurva,  lacinias  frondis  Claudeac  elegantis  Ag.  aeinulans,  ner- 
>i  vosa,  nei"vo  subtiis  pilis  radicalibus  obtecto  (quorum  ope  graniinibus 
)i  tcuuibus,  muscisve  super  quos  innascitur  levitor  adliaeret),  et  apicem 
11  versus  appendices  patcntcs  vittaeformes  ,  obtusas ,  sesquiinillimetrum 
»  longas  ,  sub  involucro  autem  confertiores  erectas  ,  pseudo-involucra 
11  simulantes ,  utrinque  producente.  Retis  areolae  frondis  aut  appendicum 
«  4"6-gonac,  iicrvi  vcro  parallclogi'ainae.  Fructus  plures  prope  apicem 
11  frondis  e  nei-vo  subdiviso  orti  scssiles.  Involucrum  crassum  subcarnosum 
1)  ex  ovoidco  lanceolatum  ore  ap uininato  inflexo  perluso,  2  millim.  longum, 
11  fere  niillimctruin  diametro  transverso  adaequans  ,  sutura,  ut  videtur, 
11  longitudinal!,  vcl  uno  vel  utroque  latere  dehiscens  »  (in  vivo  spo- 
rangia transversim  paricles  involucrorum  elsi  rompagis  firmiusciilae  con- 
spiciebantur ).  «  In  speciminibus  aliquot  maturis  invesligationi  micro- 
»  sropicae  subjeclis,  illud  autem  repertum  scd  non  dobiscens  vidi.  — 
»   De  Sphaerocarpi  Michelii  involucro  hoc  ipsud  dcnuntiiit  eel.  Li.ndekberg. 


3'|4  PniMITlAE    HErATICOLOGIAE    ITALICAE 

))  —  Sporangium  glohosiun  liclvolo-liyaliimm,  at  sjiorls  iutciiiis  oLseiiris 
1)  rus'.'um,  pedicello  seiniiniHiinctruin  loiigo  nuiiiquain  excusso  siiiruUimi , 
))  stvliim  pcrsistcHlem  rectum  aut  incixrvum  cxceiilricum  ejiisilem  nc 
»  pediccUus  longituilinis  vol  paiillo  co  longiorcm  suhvcrlice  gert-ns.  Hoc 
»  sporangium  in  individuis  junioribus  binis  uicmLra\iis  composituni  est, 
n  (luaruni  interior  cellulis  tetragonis  maximis  constans  ,  cxteriori  ,  sen 
»  epigonio  5-6-goni-reliculato ,  progressu  aetatis  ,  lam  concrcta  fit  «l 
»  disjungi  nequeat.  Prima  autem  Endogonii  sou  spora\igii  propii,  se- 
»  cunda  vero  calyptrae  vicem  gerit.  Sporae  numerosae,  juuiores  sj)liae- 
»  ricac ,  pcllucidae  cum  limbo  obscuriori ,  demxim  subglobosac  papil- 
«  losae,  tandem  mutua  pressione  polyedrae  (numcpiam  ut  in  Sphaerocarpo 
1)  Michelii  tricoccae ) ,  fuscae  '/su  miHim.  diamelro  iretientes ,  aciileis 
»    tenuibus  rectis  undiquc  vestilac.  Elateres  nulli  ». 

Post  absolutissimam  banc  bypotyposim  speciei  novissimae,  <juam 
celeb.  MoNTAGNE  mihi  dicatam  voluit ,  quae  ad  pleniorcm  ejus  liistoriam 
niihi  docuit,  hie  breviter  reddam. 

Sphaerocarpos  JSotarisii  collatus  cum  iS'.  Michelii  validcs  equideni 
charactei-es  ad  novum  genus  condendum  praestare  potuisset,  \enun  ob 
summam  barum  specierum  aftinitatem  ,  maluit  eel.  Botanieus  cliaracleres 
generis  pauUulum  immntare  quam  novum  efliccre.  Vioiccio ,  stjhis  pcr- 
iistens  etiam  post  maturitatem  fructus  ;  epigonium  calyptrae  vices  ge- 
rens ,  membrana  late  reticulala ,  ad  sporariim  maturitatem  non  awplins 
distinguenda ,  auctum ,  et  sporae  ipsae  neiUiquam  partibilia ,  additu 
structura  prorsas  peciilinri  frondis ,  ob  appendices  vittaeformes  insigni, 
discrimina  optima  ad  propium  genus  fulcieiidum  esse  liquido  palet.  Hae 
appendices  involuci'um  accessorium  constituentes  porro,  aualogiam  quam- 
dam  remotam  S.  Notarisii  cum  Sedgwickia  hemisphaerica  eel.  Bischoffii 
(  ub.  die  Leberm.  p.  lO'-g.  fab.  ■yo.  fig.  IV.  )  quodammodo  testantur, 
quamvis  in  planla  Madci'ensi,  frondis  structura  aliena ,  atque  involncruui 
saeciforme  deficiat. 

Quoad  distinctionem  barum  specierum ,  idest  S.  Miclielii  ct  Notarisii 
ex  ipso  cl.  MoNTAGNE  hacc  denique  addenda  sunt. 

i.°  Sphaerocarpo  Miclielii  inest  frons  sidjorbieularis,  mai'gine 
undulata  aut  lobulata ,  sublus  radiculis  numcrosis  pracdita  ,  luin  in 
centro  cum  in  margine  fructus  eomplures  edens.  In  S.  Notarisii  e 
contra  ,  frons  constat  ,  c  tcnui  membrana  ,  texlura  speriebus  nonuidlis 
generis    Lejeuniae    aecedenti ,    e    basi    angusta    sensim    dilatata,    apice 


AUCTORE   3.    DE    NOTAHIS  345 

rotiindiita  ,  uno  vel  altero  margine  curvata  co  in  moilo  ut  volulae  aiit 
apliiis  fiiK'is  specicm  ferine  exliibeat.  Fronilis  lalus  concavum  ncrvuui 
sat  valiclum  olFcrl,  qui  radlculas  gignit,  duin  oppositum  lalus,  iilierum 
ncinpe ,  undulalum  evadit;  nervus  porro  apiccm  frondis  integrae  exccdit, 
il)iquc  et  paullo  infra  apicem  ejus  appendices  viltaeforines  oriunlur, 
sui'snui  pedolcnlim  nuinerosiores  et  conferlae,  involucrum  secundariuin 
constituentes. 

2°  In  Sphaerocarpo  Michelii  involucrum  propium  obovalum  aut 
(urbinatum  est,  apice  sat  ample  pertusum,  compagis  laxae ,  ilaccidac ;  in 
nosti'O  e  contra  ovoidco-lanceolatum  ,  acuminalumqiie  rarnosulum,  ore 
minulo  nudo  oculo  vel  simplici  etiam  lente  viic  dislinguendo;  in  hoc  ca- 
psula  distincte  et  longiusculc  ad  plantae  magnitndinera  respectu  pedi- 
ccllata ,  in  illo  scssilis  nullo  pcdicelli  extante  vestigio  ;  in  nostro  capsula 
pcdicello  numqnam  ruplo  in  involucri  fundo  persistit ,  in  illo  ad  ma- 
tui'ilatcm  perducla  deculitur,  atqnc  in  fundo  involucri  usque  ad  rupturam 
vel  dchisccntiam  ejus  libera  I'emanet.  In  S.  Notavisii  tandem  stylus 
in  apice  excentrico  persistit ,  in  S.  Michelii  centralis ,  dein  decidit. 

3.°  Denique ,  discrimen  non  minus  grave  in  figura  et  sporaruni 
evolutione  habetur.  —  Sporac  in  S.  Notarisii  jam  ab  ortu  globulosae, 
constant  unica  cellula  diaphana  (  Utriculum  3Mirb.  )  eo  magis  minuta 
(pio  a  maturitate  distat,  aliisquc  pcrmultis  minorijjus  cellulis  ( iSya/wer/o/ne 
MiRB.  )  redimita  ,  et  inde  cum  sensim  scnsinique  ad  maturilalem  per- 
ducuntur  ,  primum  limbum  sub  vitro  anulare  etsi  obscurum  praesefe- 
runt,  quod,  accedente  novarum  ccUularmn  ex  integra  superCcie  sporae 
evolutione,  evidentius  fit;  dein  maturae  undequaque  aculcolis  horrent, 
circuinstanlibnsque  sporis  pressae  polyedram  adipiscunlur  figuram.  In 
S.  Michelii  e  contra  sporae  Iricoccae,  superficic  alveolatae,  vol  tantum 
obsolete  muiiculatae  evadunt. 

Explicatio  iconis  n.°  d. 

d'  Plantula  magnitudine  sesquiamplificata. 
d'  Eadem  ad  augmentum  12  delineata. 
d'  Apex  nervi  unde  fructus  nascitur. 

</^'  Pars  involucri  dilaccrati  ut  facilius  sporangium  d^'"  integrum 
cum  pedicello  d^'  e  nervi  apice  exorto  adpareat. 

Serie  II.  Tom.  I.  vv 


346  PRIMmAE   HEPATICOT.OGTAE    ITALIC AE 

d'  Stylus  exceiitricMS  pcrsistcnsquc  ad  augm.  25  tliatn.  deliiiealus. 

(V  Apev  involucri  d'<  sat  amjilain  cjusdetn  atquc  relis  areolaruiii 
fortnam  divcrsam  exhibens  ad  augm.  80  diam. 

(f  Mcmbrana  epigonium  seu  sporangium  ohvesticns  ,  cellulis  dif- 
formihus  iiumcrosissimis  cxtaiitibiis  ,  qiiariim  majores  UtricuH  Minn. 
niinorcs  Spliaeriolae  JIirb.  Rlajores  vidcntur  primordia  sporaruin  ,  Iran- 
situs  enim  ab  hoc  statu  ad  illud  usque  sporac  perfeclae  ol)  earundem 
proij'i'edientem  evolutionem  evidens  est. 

(/"  iMetamorpliosim  earundem  cellulariim  cxhibet. 

d^  Spora  nialura  echinata. 
Figurac  y;  g.li.  ad  augm.  160  diam.  mici'oscopii  cl.  CaroU  Chevalier 
depictae  sunt. 

XV.  CORSINIA. 


Radfh  in  Opusc.  Seient.  oil.  p.  354-  —  Huden.  Hepatic,  p.  22.  — 
BrscH.  ub.  Leberm.  p.    T037.  tab.  ■j'o.  fig.  I. 

Brissocarpus  Bisoh.  in  Lindens,  syn.  addend,  p.   I23. 
Jiicciae  spec.  Mich,  aliorunique. 

83.    Coninia  marchantioides ,  Raddi. 

Raddi  1.  c.  tab.  1 5.  fig.  i.  vix  mediocris.  —  Lindenb.  Syn.  p.  11 4- 
—  HuBEN.  Hepatic,  p.  23. —  Bisch.  1.  c.  p.  1042.  —  Moris  El.  3.  p.   17! 

Celeb.  BiscHOFF  binas  varietates  praecipuas  distinguit  nempe  gymno- 
cavpam  et  involucratam  ,  liarum  priorem  tantum  possideo. 

A  gjmnocarpa  Biscii.  1.  c.  p.    io45.  tab.  70.  fig.  I.  2-5. 

Brissocarpos  riccioides  Bisch.  in  Lindenb.  Syn.  p.    i23. 

Riccia  viridis  Mull.  pi.  sice.  Sardia.  ! 

Rlccia  corinndrina  Spreng. 

Riccia  major  coriandri  sapore  .. .  Mich.  Gen.  p.  io6.  tab.  57.  fig.  i. 

Vulgarem  legi  in  udis  Sardiniac ,  locis  compluribus.  Vere  fructifera. 
Ibi  quo(pic  inilii  occurrit  Riccia  viridis  Mull,  varietas  fronde  niagis 
evoluta,  eleganter  subinde  dichotoma,  sed  sterilis,  laetius  \\rem  Marchan- 
tiaceam  fere  mcntiens. 


ADCTORE   J.    DE    NOTAHIS  347 

X  V  I.      O  X  Y  M  I T  R  A. 

BiscH.  ub.    Leberm.    p.    1037.    tab.   70.    fig.  II.  III.    et  iii  Lindeab. 
syn.  add.  et  emend,  p.   124.  —  Huben.  Hepat.  p.  24. 
Ricciae  sp.  Raddi  et  Auct. 

84.    Oxymitra  pjramidata ,  Bisch. 

13lSCII.    I.    C.    p.    1049.    IIuBEN.   1.    c. 

lUccia  pjramidata  Spreng.  —  Moris  El.  3.  p.    18  ! 

a.  polycarpa  Bisch.  I.  c.  p.   io5i.  tab.   70.  fig.  II. 

Oxjrmitra  polycarpa  Bisch.  in  Lindekb.  Syn.  p.    laS. 

Jiiccia  media  obscure  virens ,foliis  .  .  .  Mich.  Gen.  p.  to6.  lab.  57. 
fig.  2. 

(i.  palcacea  Bisch.  1.  c.  tab.   70.  fig.  III. 

Oxjmitra  paleacca  Bisch.  in  Lindenb.  Syu.  p.   124. 

Riccia  pjramidata  Raddi  in  Opusc.  Scient.  di  Bologn.  2.  p.  35o. 
tab.   1 5.  fig.  3  mala. 

In  Sardinia  turn  australi  cum  septentrionali ,  v.  g.  Cagliari,  etc.  ad" 
lerram  in  locis  aridis  ;  j3.  mullo  frequenlior.  v.  v. 

In  var.  a.  sporangia  in  superficie  fi'ondis  juxta  lineam  mediam  nu- 
merosiora  quam  in  |3. ;  palcae  paginae  inferioris  fi'ondis  in  «.  marginem 
ejus  non  superant,  in  ^j.  supra  marginem  valde  eminent,  frondemque 
ciliatam  faciunt. 

XMI.    RIGCIA. 

BiscHOFF  ub.  Leberm.  p.  1087.  tab.  70.  fig.  V.  VI  et  71.  fig.  I.  II. 
HI.  IV.  V. 

Riccia  et  Ricciella  Lindenb.  syn.  p.  8  et  g.  —  Huben.  Hepatic, 
p.  25  et  3 1. 

Ricciae  sp.  Raddi  et  auct. 


348  PRIMITIAE    IIEPATICOLOGIAE    ITALICAE 

I.    RicciAE  VERAE,  S.  Lichenoides 
BiscH.  1.  c.  p.   io4o. 

85.  Riccia  Bisclioffii,  Huben. 

HuBiK.  Hepat.  p.  29.  —  Lkiim.  Pug.  p.  i5  (  i834).  —  Bisch.  ub. 
Leberm.  p.  io64-  tali.  •yi.  fig.  I.  — Montagn.  Notic.  in  Ann.  des  Scicno. 
Natui-.    1837. 

In  agro  Taurinensi  prope  Stupinigi,  locis  arenosis  Lisa,  ipse  legi 
seciis  fluincn  Stura  codcm  anno,  decedcnle  autuniuo. 

Frondes  in  orbcm  disposllae  sicuti  in  fig.  2.  iconis  pulcherrimae 
siiperius  allatae  milii  hucusque  non  contingernnt ;  omnes  a  me  visae 
simplices ,  vel  tantum  breviter  bifidae  ,  e  basi  angusta  scnsim  dilalatae , 
()!)ovatae,  apice  reUisae,  laciniis  equidem  rotundatis,  retusisve,  facie 
sulco  ,  in  juniorlhus  plaiuis  ct  versus  apicem  pi'aesertini  profundiore  , 
exaratae,  margine  planiusculae,  ciliis  inaequalibus,  raris,  unisei-ialibus , 
nudo  oculo  hand  vislbilibus  inslructae  ,  ci'assae,  carnosae,  snbtus  con- 
vexae  allalim  radicidosae.  Seclio  transversalis  frondis  semicircuUnn  fere 
otlert,  cujus  latus  faciei  frondis  respondens  plus  minusve  depressum, 
cellulas  papillaefornies  confertas,  oblusas,  diaphanas,  una  alterave  magis 
prominente,  offert.  Pili  in  superiore  pagina  in  meis  speciminibus  ra- 
rissinii.  Frondes  supcrius  coloris  viridis  sed  rul)ediue  quadam  passim 
suirusae.  Mdii  dcest  fructifera. 

Ab  insequente  frondiuin  forma,  et  crassllie  ,  ciliis  niaj-ginalibus  bre- 
vibus ,  paucis  etj.,  abunde  diversa. 

Excmplaria  mea  oninino  congruunt  cum  icone  et  descriplione  celeb. 
Bisr.HOFFii ,  imo  visa  fueruiit  ab  aculissinio  el  clariss.  Moktagne,  sed  in 
jilmita  sub  hoc  nomine  evulgala  in  collect.  Hubenerii  et  Genthu  pluries 
litala  sub  n.°  2,  characleres  luiicce  speciei  privos  non  omnes  invenio. 
In  illae  plantae  dcsunt  omnino  cilia  marginalia ,  frondes  sunt  nuilto 
tenuiores  subtus  neuliquam  incrassalae  ,  compagis  la.xiusculae  ,  margine 
ciispae  ,  et  simulant  fere  individua  juniora  Corsiniae.  Fxuclificatio  quo- 
quc  dcfst  in  plantis  Hubeneri-Genlhianis. 


AUCTORE   J.    DE    NOTARIS  349 

86.  Riccia  ciliata,  Hoffm. 

LiNDEND.  syii.  p.  120.  —  BiscH.  ub.  Lebcnn.  p.  loGi.  —  Moris 
El.  3.  p.    17. 

i.°  Major,  fiondis  laciniis  simplicibus  vcl  bifidis  e  basi  plana  sublus 
scnsiin  incrassalis ,  inargiiiibus  tuniidis  apiceiii  oblusum  versus  conniveii- 
tibus ,  deplanato-canaliculalis  ,  ciliis  numerosis  marginalibus  validis,  ri- 
gidulis. 

Riccia  minima  glauca  .  .  .  Mich.  Gen.  p.    107.  tab.  57.  Gg.  5? 

Riccia  ciliata  Raddi  in  Opusc.  Scient.  cit.    p.  352.   tab.    i6.   fig.   3  .' 
2."  Intumescens  Bisch.  1.  c.  p.   ioG3.   tab.  71.    fig.  4-  fiondis   la- 
ciniis in  planta  madente  vix  canallculalis  ,    ciliis   longis  creberrimis    su- 
bulntis  facicin  frondis  equidem  occupanlibus. 

Var.  [  legi  in  pascuis  Sardiniae,  ex  Italia  infcriori  misit  cl.  Orsini, 
ex  agro  FloreiHino  vidi  in  lierb.  Balbis.  Var.  2  legi  in  agris  circa  Tau- 
rinum. 

Synonyma  Michelii  ct  Raddii  semper  dubiis  obnoxia  erunt  usquedum 
occasio  harum  planlarum  in  ipsis  locis  ubi  Tiri  immortales  Icgerunt  , 
vel  in  herbariis  eorundem  investigandariim  defiierit.  Priori  \arielati , 
praeter  planlam  Michelii  quae  huic  spectare  videtur  ob  ejus  iconem 
in  qua  fronuis  laciniae  late  canaliculatac  depinguntur  ,  Raddiana  pro- 
babillter  adijcicnda  est;  auctor  proi'ecto  einidcm  charactercin  dciiuo  in 
medio  rcvocavit,  imo  frondes  extremitatc  incrassatas  descripsit.  Icon 
ejus  forte  minus  felix  evasit ,  vel  minus  fidelitcr  dispositioncm,  forniam, 
uumerum  ciliorum  marginalium  exprimit.  —  Ob  iiotam  laciniarum  frondis 
subtus  incrassatai'uin  variclatem  banc  proximam  vellem  Ricciac  tumidae 
LiNuENB.  quam  auctor  asserit  sc  ex  agro  Florentino  liabuisse  ,  sed  in 
inea  frons  cxplanato-eanaliculata  nee  sulcata.  —  Gcneratim  in  planlis 
bujus  generis  noiidum  fruclifcris  cbaracler  ex  apicibus  frondis  apiccm 
versus  sublus  incrassalis  caulc  adhibenduni  esse  niibi  videtur,  cmn  Ricciis 
compluribns  in  juniori  statu,  vel  dum  laciniarum  externarum  frondiuin 
cvolutionem  inchoant ,  praeter  propter  competat. 

87.  Riccia  paradoxa  ,  DNtrs. 

l{omae  in  villa  Pampbili  Icgit  cl.   Comitissa  Fiorini-Mazzakti.    v.  s. 


JOO  '        PRIMITIAE    HEPATICOLOGIAE    ITAUCAE 

Laciuiac  fronilis  lineares  bifulac  ,  \cl  sulxliclioloinae  snlcatac,  a])iccin 
■\crsus  \i.v  ililatalae,  oh  sporangia  siiblus  tuinetilia  iiicrassalac ,  fere 
iioilosae  ,  marcine  ciliis  minutissiniis  rcmoliusculis  rccUmitae. 

Lnciniac  frondis  glauco-vircntis  subiml)ricatae ,  3-5  milliin.  longitiid. 
ac<iuantcs  ,  niilliin.  \ix  latae.  Quo  nioilo  sporangia  eruin|)ant  iiiilii  latct, 
villi  Uuneu  sporas  coloris  laete  rubri. 

Cilia  in  hac  planta  tantum  sub  bona  lente  conspicua ,  minutissima ! 
Aegre  iiulc ,  ut  videtur ,  ad  vaiictalcs  Ricciae  ciUatae  relegauda  est. 

88.  Riccia  lamellosa ,  Raddi. 

Raddi  in  Opusc.  Scicnt.  clt.  j).  ?)5i.  tab.  i5.  fig.  2  mala!  —  Ljndenb. 
Syn.  p.   118.  —  Moris  El.  3.  p.   17! 

Riccia  minima  pingius  .  .  .  Mich.  Gen.  ]>.    107.  tab.  67.  fig.  4- 

In  pascuis  udis  Sardiniae  australis  vulgarein  inveni ;  in  horto  So- 
cietatis  Georgophilorum  Floreatiae ,  ubi  a  cl.  Raddio  inventa ,  legit 
amiciss.  Balsamo  et  mecum  communicavit,  tandem  speciinina  aliquot  ex 
ipsa  collect.  Raddii  dedit  cl.  Orsini. 

Exemplaria  ipsissima  RAnnii  cum  ejus  icone  nullo  pacto  conveniunt, 
iiec  quoad  divisionem  frondis ,  nee  quoad  laciniaium  forma ,  nee  ob 
dispositioncm  sporaiigiorum ;  Micheliana  longe  melior  quamvis  ultra 
verilalem,  pro  more,  auctam,  in  liac  ruditcr  sed  sufficienter  expressus 
est  character ,  qui ,  nudis  oculis  observant! ,  ceteros  antecellit,  idest 
inargo  frondis  ob  lamellas  siccitate  praesertim  incurvas ,  circumlitionem 
fere  conslituentcs ,  albicans. 

Frondis  radianlis  laciniac  late  cuneiformes ,  flaccidae  canaliculatae, 
bifidae  ,  laeiiiiis  extimis  lalo-linearibus  ,  apice  valide  retusis,  iterumve 
sed  brevins  bifidis  snlcalisve  ,  sul)tus  convexiusculac  ,  crcberrimis  radi- 
culis  subtillimis  praeditae  ,  facie  ob  ccllulas  minutissimas  subrotundas , 
asperj^inem  crystallinam  fere  conslituentcs,  punctatae,  marginibus  sub- 
llexuosis,  subincurvis,  subinde  praecipue  ad  apicem  laciniarum  conni- 
venlibus,  alb'icantibus ,  in  sicco  incurvis  aut  involnlis.  Ad  marginem 
frondis  extant  lamellae  albidae ,  diaphanae ,  scarioso-membranaceae , 
latae,  breves,  rotundataeque ,  versus  apicem  laciniarum  fromdium  cre- 
briores ,  incubo-imbricatae ,  in  sicco  incurvac  suberispulae ,  ad  frondis 
basim  cito  dcperditae.  In  superficie  inferior!  frondis  harum  nullas  de- 
cerpsi.    Sporangia    fere    uti  in    /{.    glauca ,    nempe    absque    ordine  in 


ACCTOHE    J.    DE    NOTARIS  35 1 

substanlia  laciniarum  fromlis  iinmersa  ,  sub  cpidenniile  protiiberanlia  , 
dcmum  hac  rupta  sporas  elluntleiilia.  Sporae  miiiulissime  niuriculatae, 
coloris  colleae  tonefaitac  ucc  lubrac.  Color  frontlis  paliiile  viridis. 
Siccala  valde  fragilis.  Long.  5-8  inilbiii.  altingil,  latiniae  3  milliin. 
lalit.  viiL  unquam  superant. 

89.  Riccia  glauca ,  Bisch. 

BiscH.  lib.  Lebcrm.  p.  io58.  (  quem  coiif.  ob  synonym.  )  — Lindenb. 
syn.  p.  117.  (  exc\.  syn.  Riccia  miiiinia  «.  ctj3.  Raddi  cum  syn.  Michelii  ). 

IIujus  milii  sequeutes  varictales  innolucrunt. 

i.°  Major,    iVonile  indiscreta   stellata   uneiali    et  majore,    laciniis 
dicliotomis  ,  lobis  retusis  vel  emarginatis.  Bisch.   I.  c.  tab.  71.  flg.  III.  8. 

Riccia  glauca  All.  aiict.  p.  5o.  —  Bat.b.  F1.  Taurin.  p.  i85  !  ex 
ejusd.  berbar.  iude  sjnionym.  Re  F1.  Torin.  a.  p.  2i4- 

MouG.  et  Nestl.  11.°  53g. 

In  agris  Laumelbnae  a  cl.  Cesati  lactam  possideo ,  ipse  circa  Tau- 
rinum  decerpsi. 

2.°  Minor  fronde  indiscreta  stellata  semiuQciali  €t  minora  laciniis 
bilidis  vol  subdichotomis.  Bisch.  1.  c.  p.   loSg. 

a.  Obtusiloba ,  lobis  ullimis  laciniarum  obtusissimis  subemarginatis. 
Bisch.  1.  c.  tab.  71.  fig.  III.    i.  3.  4- 

Ad  banc  spectat  ex  cl.  Bisch.  Riccia  Michelii  Raddi  1.  c.  p.  352.  tab.  16. 
fig.  2.  cum  syn.  Mich.  tab.  5^.  fig.  9. 

Legi  in  agris  circa  Taurinum.  • 

b.  Acutiloba,  lobis  ullimis  laciniarum  acutiusculis  sulcatis  subtus  sub- 
iucrassatis  Bisch.  1.   c.  p.   io6o.  tab.  71.  fig.  III.  2.  5.  G.  7. 

Riccia  minima  L.  non  Raddi. 

Riccia  glauca  c.  lobis  acute  incisis,  apicibus  acutis.  Lisdenb.  syn. 
p.    118.  (  exd.  synon.  R.  minima  Raddi  et  Mich.  lab.  57.  fig.  6). 

Riccia  minima  Bell.  app.  p.  3  ?  (  dcest  in  berb.  ejasd. )  —  Re  Fl. 
Torin.  2.  p.  53  ex  speciminibus  della  Molinetta  in  hei'b.  Balbis! 

Mediolani  et  Taurini  in  agris  frequcntem  Icgi. 

Complures  alias  minores  Riccias  buic  accedentes  asservo  in  herbario 
nieo  ,  plerasque  coUegi  in  Sardinia ,  sed  in  statu  adhue  nimis  juniori 
ft  tule  detcrminari  ncqucunt. 


352  PRIMITtAE    HEPATICOI.OGIAE   1TAI.ICAE 

90.  Riccia  crjstallina ,  L. 

L.  S[>.  p.   i6o5.  —  LiNDENii.  syn.  p.   iiG.  —  IIubfn.  Ilejialic.  p.  aS. 

—  Raddi  in  Opusc.  Scient.  di  Bologii.  3.    p.   35i.    tab.    iG.    fig.  6.    — 
MoKis  El.  3.  p.   17  ! 

Riccia  crystallina  |3.  II.  ct  T.  muse.  Brit.  p.  212. 

Riccia  cavernosa  IIoffm.  —  Bai.b.  cat.  et  c\.  Re  F1.  Torin.  2.  p.  3r4? 

Riccia  minor  tatifoUa,  pinguis  aspergijie  crjstallina  pcrfusa.  Mich. 
(Jen.  p.    1 07.   lab.   57.  fig.   3. 

(]iicii  Meiliolanuin  in  argillosis  Bal.samo  ,  DNtrs,  in  agro  Patavino 
^IeiNEghini  ,  in  agro  Ncapolitano  Bai.samo. 

FioncU'S  in  planta  vigcnle  vel  mailefacla,  simplici  lente  inspcctae, 
a.speigine  crystallina  perfiisa  videntnr,  not  unlihe  that  of  Mesemhryan- 
themum  crjstalUnum  (  Hook,  ct  Tayl.  bene  sed  perperam  conjnncta 
cum  R.glaiica),  in  sicco,  loco  cellularuni  pcUucidarum ,  observanlur  in 
facie  frondis  fovcolae  e  cellulis  evacuatis  et  contraclis  ortae  ,  qua  de 
re  frondes  spongiosae  evadunt. 

Variat  laclniis  frondis  angustioribus,  longioribusque,  et  in  hoc  statu 
accedit  R.  cawrnosae  Raddi,  quae  uecessarie  diiierre  debet  ab  bac  specie, 
ctenim  a  cl.  auctore  Ricciae  minimae  nee  cvjstallinae  postposita  fuit. 
Plantam  ex  ipso  Raddio  rarissimam  hucusqne  non  \idi. 

2.    RiCCIELLAE. 

BiscH.  1.  c.  p.   io4o. 
91.  Riccia  eudichotoma  ,  Bisch. 

BiscH.  lib.  Leberai.  p.   1068. 
Riccia  JluiUtns  Roth. 

Ricciella  Jluitans  Lindenb.  syn.  p.   11 5.  —  IIuben.  Hepatic,  p.  3i. 
«.  Fluitans  ,  fronde  utrinque  plana  ,  laciniis  apice  diiatatis  retusis  , 
BiSCH.    1.    c. 

Riccia  Jluitans  L.  Sp.  p.  160G.  —  Raddi  in  Opusc.  Scient.  2.  p.  354- 

—  At.L.  Fl.  Pedem.  2.  p.  384  •'  —  Balb.  F1.  Taurin.  p.    i85  ! 
Ricciella  Jluitans  Braun  ex  Lindenb.  1.  c. 

Riccia  nodosa  DC.  Fl.  fr.  2.  p.  4i6.  b.  p.    193. 


AUCTORE   J.    DE    KOTAniS  353 

Ulva  paluslris  furcata  .  .  .  Mich.  Gen,  p.  6.  in  nola,  tab.  4-  fig-  6, 

IIuBEN.  et  Genth.  n.°  3.  —  Mouc.  et  Nestf..  n.°  i5i. 

Vulgaris  in  siagnulis  sylvaruin ,  fonlibus ,  livulis  lente  fluentibus 
circa  MeiUolanum  ,  Papiam ,  Taurinum  ,  v.  v. 

^.  canaliculala ,  fronde  supra  caiialiculala ,  laciniis  apice  furcato- 
angustatis  obtusiusculis.  Bisch.  1.  c.  p.  1069.  tab.  •70.  fig.  V.  (excl.  syn. 
R.  nodosa  DC.  ). 

Ricciella  Jluitans  /3.  geopJdla  Huben.  1.  c. 

Riccia  caualiculata  Hoffm.  —  Montagn.  in  Arch,  tie  Bot.   i.  p.  227. 

Circa  slagna  in  sylvis  proj)c  Mediolanum  et  prope  Taurinum  alia 
Matidria  ubi  vulgalissima. 

Varietas  ^.  est  evidenter  forma  prioris,  Iransilus  enim  facile  obser- 
vatur  praesei'tim  in  stagnulis  illis  quae  hyeme  aqua  redundantibus  aestate 
e.xsiccantur  ;  turn  frondes  angustanlur  ,  crassiusculae  fiunt,  facie  cana- 
liculatae  ,  sulitus  radiculosae.  —  Riccia  nodosa  spectare  mihi  \idelur 
var.  a.  quacum  saepe  promiscue  legi. 

3.    RicciAE  DiMiDiANTEs  ,  s.  hemiscumata. 
BiscH.  1.  c.  p.   1040. 

92.  Riccia  nutans ,  Linn. 

LiNDENB.  Syn.  p.  121.  —  HcBEN.  Hcpatic.  p.  29.  —  Biscii.  1.  <•. 
p.    1071.  tab.  'JO.  fig.  VI  et  -yr.  fig.  V. 

FuNCK  Samml.  n.°  3t3.  —  Moug.  et  Nestl.  n.°  836. 

Paucula  tantum  individua  quorum  alter  cum  amiciss.  Prof.  Balsamo 
oommunicavi ,  legi  Papiae  in  sinu  quodam  Ticini  inter  Potaniogeton.  na- 
tantem  et  Salviniam  natantcm,  augusto  i833.  Planta  apud  nos  usque  ad 
lianc  diem  rarissima. 

Fronde  obcordata  ,  supra  planiuscula,  sulco  longiludinali  dennim 
farcato  cxarata  ,  subtus  convcxiuscula  ,  et  praesertim  radiculis  longis 
planis  menibranaceis  ,  diaphanis  ,  linearibus  dissitc  serralis  ,  denlibus 
rubi-is  corneis  ,  et  slalionc  a  rcliquis  hujus  generis  prime  obtutu  digno- 
scitiir.   Speciniina  niea  fruclificalionem  non  praestant, 

Serie  II.    Tom.  I.  tt 


354  PRUiniAE    HEPATICOLOGrAE    ITALICAE    ETC. 

SPECIES    MIHI    H\UD    COGiSITAE. 

I.  Jungermaitnia  rcsiipiiuita  Por-LiN.  Vingg.  —   ex  ejusd.  Fl.  Veroii.   3. 

p.  3g2.  —  ill  iiioiitc  Baldo. 
3.  Juiiger/narinia  excisa  IMoRis  El.  Stirp.  Sard.   3.  p.    17.    —  Saiiiin. 
3.  JuJigermannia  sphaerocarpa  Moms  1.  c. 
4-  Juiigermaiuiia  "ventricosa  Moris  1.  c. 

5.  Jungermannia  brevicaulis  Raddi  Jungermann.  Etr.  p.  3i.  cum  icoiic. 

—  Mich.  Gen.  tab.  5.  fig.  3.  —  in  Etrnria. 

6.  Jungermannia  dcntata  Raddi  Jungermann.  p.  32.  tab.  4-  fi"-  4  >  '" 
Etriu'ia.  —  Eadein  ac  J.   Turncri ,  jam  fatente  ipso  celeb,  auclorc. 

■-.  Jungermannia  inconspicua  Raddi  1.  c.  p.  34.  tab.  5.  fig.  2.  —  Elruria. 

—  Eadem  ac  J.  minutissima  Sm. 

8.  Jungennannia  viticulosa  Raddi  1.  c.  p.  3G.    —  Micii.    Gen.     tab.  5. 

iig.  4-  —  Etruria. 

9.  Calypogeja  ericetornm  Raddi  1.  c.  p.  ^1.   tal).  6.    fig.   i.  —  Elruria. 

10.  Caljpogeja  Jlagellijera  Raddi  1.  c.  p.  43.  tab.  G.  fig.  2.  — Etruria. 

In    arenosis  ad  Sturam  in   agro  Taurinensi  D.  Lisa  plantam  huic 
Aulde    proxiinam,    dispositione   et    forma  foliorum,  amphigastriorum 
defectu,  collegit,  sed  exempl.  tjrpica  Raddii  non  vidi,  inde  nostra  ob 
fruetificatlouis  defectum  huic  inconsulte  adscribenda  mihi  non  est. 
)i.   Roeweria  palmata  Raddi  Jungerm.  p.  47-   —  Etruria. 

12.  Riccia  cavernosa  Raddi  in  Ojiusc.  Scient.  di  Bologn.  2.  p.  353. 
tab.   i6.  fig.    I.  —  Mich.  Gen.  tab.  5^.  fig.   7.  —  Etruria. 

1 3.  Riccia  minima  a.,  et  |3.  Raddi  1.  c.  tab.  iG.  fig.  5.  a.  b.  et  Riccia 
glauca  |3.  major  Moris  El.  3  p.    17.  —  Mich.   Gen.   tab.  5^.  fig.  6. 

—  In    Etruria    et  Sardinia.    —    ]Nanc  sjieclant    Ricciae  sorocarpae 
BiscHOFF.  I.   pi.  cit.   quern  conf. 

1 4-   Riccia  papulosa  Moris  El.  3.  p.   17.  —  Sardinia. 

i.^).  Demum  ,  Blancloi'ia  striata  Willd.  —  Marsilea  terreslris  ,  minima, 
angustifolia ,  nigricans ,  Jlore  bipartito.  Mich.  Gen.  p.  6.  lab.  5.  fig.  4- 
In  Apennino  piope  Vallem  umbrosam  ex  Mich.   1.  c. 


, -W'V/^/   .  ^'  If'  /f''     '  ^'  ■  '/<'    '  '^f'/'/y/f  .   f/f/,),i.  ^<v  •yi:  //ff/AMf-   /    //.I. 


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Sf-  Jii'Mr     ifi4^: 


HIEMOIRE 


SUR 


L'f.QUILlBRE    DES    COLONNES 


M.  P^lGAill 


Lu  (tans  la  seance  du  premier  ni'Hl  l838. 


Un  poids  qui  repose  sur  iiiie  table  horizontale  soulemic  pai-  trois  oi) 
par  \m  plus  grand  iiomLre  de  sunporls  ,  exerce  sur  cliacuii  d'eux  une 
pression  dcterininee.  Cependaut ,  si  I'on  suppose  que  la  table  avec  scs 
pieds  et  le  plan  sur  lequel  on  I'a  posee  forment  un  sysleme  invarialde, 
les  principcs  dc  la  slaticpic  laissent  le  probleme  iiideterniinc  lorsque  Ic 
iioinbre  des  pieds  surpasse  trois.  Si  Ton  admct  au  rontruire,  conf'or- 
mement  a  ce  qui  a  lieu  clTectivement,  que  les  pieds  de  la  table  eprouvent 
une  legcre  compression  Tindetcrminalion  disparait,  el  Ton  pai-vient  a 
calrulcr  la  pression  sur  un  appui  qnelconqiie  du  syslemc. 

Lobjct  de  cc  IMemoire  ctant  de  donner  une  solution  generale  de  ce 
proMenoe,  nous  allons  d'abord  rajipeler  les  principes  atln.is  qui  sei-^enf 
a  calculer  la  deformation  des  ressorls  prismaliques  \crticaux ,  et  nous 
exnmineroDS  cnsuite  le  cas  oii  un  nombre^  quelconquc  de  ccs  prismes 
ou  colonnes  soulienneut  un  poids  donne. 


356  MEMOIRE    SUR    l'eQCILIDRE    DES    COLONNES 

Ce  travail  fait  suite  a  la  Note  sur  I'equilibre  d'un  systeme  clout 
cci'taincs  parties  sent  flcxihles  et  extensible,  que  j'ai  presentee  a  I'Aca- 
demic  Royale  ties  Sciences  dc  Bruxelles  et  qui  fut  impi'ime'e  dans  le 
Tome  \'I1I  du  recueil  de  cetle  conipagnie. 

1.  Si  Ton  applique  au  centre  de  gravile  de  la  base  supei'ieure  d'un 
prisma  vertical  et  houiogene  un  certain  poids  ,  tous  les  fdets  se  coinpri- 
ineront  de  la  meme  quanlite.  L'evpericuce  et  la  theoric  dcmontrent 
qu'abstractiou  faite  du  poids  du  prisme ,  on  a 

(i)  n=Acr^  , 

ou  n  designe  le  poids  compriinant,  ff  I'aire  de  la  base,  5  une  tres-pe- 
tile  fraction  de  la  hauteur  naturelle  du  prisme,  qui  mesure  la  compres- 
sion ,  et  k  un  coellicient  constant  dont  la  valeur  depend  de  la  matiere 
du  prisme  et  que  Ton  nommc  coefficient  de  Velasticite. 

La  plus  grande  valeur  de  5  qui  pent  verifier  I'equation  (i)  porte  le 
iioni  dc  liinite  de  telasticitd. 

Ajiint  determine  par  experience  les  valeurs  des  quantile's  IT ,  c  et 
5,  relatives  a  un  prisme  donne ,  I'e'quation  (i)  fera  connaitre  le  coefli- 
cieut  de  Teiasticite  de  la  matiere  dont  le  prisme  est  forme. 

2.  Le  prisme  n'etant  soumis  qu'a  Taction  de  son  propre  poids ,  tous 
les  (ilels  se  raccourciront  egalement,  mais  la  compression  sera  differente 
eu  passant  d'un  point  a  un  autre  du  meme  Glet.  Pour  avoir  la  valeur 
de  cette  compression  et  pour  en  dcduii'e  ensuile  la  compression  totale, 
nomuions  p  le  poids  du  prisme ,  h  la  liauteur ,  et  ^  la  distance  d'un 
point  quelconque  M  a  la  base  superieure  dans  I'etat  naturel  du  prisme. 
II  est  clair  que,  d'apres  la  relations  (i),  on  doit  avoir 

d'oii 

Ij'eleinent  du  filet,  correspondant  au  point  M,  qui  etait  d'l^  avaiit 
la  compression  ,  sera  dt,{i — 5)  apres  que  le  prisme  aura  ete  coin- 
prime  ,  par  son  propre  poids.  En  substiluanl  dans  cetle  eiprcssion  la 
derniere  valeur  de  5,  on  aura 


PAR  M.    PAGANI  357 

et  en  integrant  depuis  ?=o  jusqu'a  ^=h,  on  obtiendra  la  iiouvellc 
hauteur  h'  du  prisme  au  moyen  dc  la  relation 

II       7        t       h 

2       k<T 

II  lesultc  de  cette  derniere  equation  qu'en  nomniant  5'  la  comprcssioa 
totale  du  prisiue  ,  on  a 

(a)  ~P=kaSf  ; 

ce  qui  demontre  que  la  compression  produite  par  le  poids  propre  d'un 
prisrac  vertical  est  la  moitie  de  celle  que  produirait  un  poids  egal 
agissant  a  la  base  superieure  du  prisme. 

3.  Supposons  maintenant  que  le  prisme  vertical  soit  comprime  en 
outre  par  un  poids  P  dont  Taction  passe  par  I'axe.  II  peut  arriver  deux 
cas. 

i.°  Le  prisme  peut  se  comprimer   uniformement ;    et  alors  ,    en 
combinant  les  equations  (i)  et  (2),  on  aura 

(3)  P+-p  =  kuS"  , 

en  designant  par  5"  la  compression  totale  du  prisme. 

2.°  Le  prisme  peut  eprouver  iine  ou  plusieurs  flexions.  Pour  de- 
terminer les  conditions  d'equilibre  relatives  a  ce  cas  on  admet  que  tous 
les  (ilets  qui  avant  la  flexion  du  prisme  etaient  dans  le  meme  plan 
vertical  perpendiculaire  au  plan  de  la  courbe  formee  par  le  Jilet  moyen 
ou  central ,  se  compriment  dc  la  meme  maniere  et  produisent  la  meme 
courbe  ;  en  outre  que  tous  les  fllcts  compris  dans  le  meme  plan  paral- 
lele  au  plan  de  la  courbe  du  filet  moyen,  ont  les  mcmes  centres  de 
courbure.  On  prouve  alors  facilement  tpie  I'equalion  (3)  subsiste  en- 
core,  en  admettant  que  5"  expi'ime  la  compression  du  filet  moyen,  et 
que  Ton  doit  avoir  en  outre 


(4)  -/vu^du=Pjr^-p—i^jr 


3jS  memoirf,  sir  i/equiubre  df.s  colo?;nes 

Dans  cetle  equation,  on  a  dcsignc  par  x,j  les  coonlonne's  d'un 
point  quelconque  M  du  filet  inoycn  rapportees  a  la  verlicale  elevee  snr 
le  centre  de  la  base  inferiourc  du  prisme  et  a  I'liorizontale  menee  par 
le  meme  point  dans  Ic  plan  do  la  courbe  du  filet  n)oycn; 

«'  la  droite  mene'e  sur  le  j)lan  de  la  base  pcrpendicnlairomcnt  an 
plan  de  la  courbe  du  filet  nioyen ,  et  terminec  des  deux  cote?  i  la  pe- 
ripheric ; 

u  la  distance  de  la  droite  \>  au  centre  dc  la  base  j  cctte  distance 
etant  positive  ou  negative  selon  que  la  droile  v  est  situee  du  cote  de 
la  convexite  ou  de  la  concavite  de  la  courbe  du  filet  moyen  ; 

j6  le  rayon  de  courburc  au  point  M. 

L'inlegration  indiquee  doit  setendre  a  tons  les  elements  de  la  base 
du  prisme. 

4-  Soil  q  la  plus  petite  valeur  de  I'inte'grale  definie  qui  entre  dans 
I'equation  (4)  ;  il  est  clair  que  si  Ton  ne  pent  satisfaire  a  la  relation 

autrement  qu'en  faisant  j=o,    |5:=oc,  le  prisme  n'eprouvera  aurunc 
ilexion ,  et  Ton  salt  que  cela  aura  lien  si 


I  n 


(5)  P-^-p< 


h 


n 


1 


A' 


Nous  admettrons  dans  la  suite  d<;  ce  travail  que  les  forces  qui 
comprimeiit  une  colonne  prismatique  ou  cyliudrique  sont  moindres  que 

la    quantlte       ,    '■     que  Ton  nomme  force  de   la   colonne;   en    d'autres 

lermcs  nous  supposerons  toujours  que  la  condition  (5)  est  satisfaile. 
Nous  devons  admetli-e  aussi  que  Ton  a 

(G)  P-1rp<k<ji    , 

en  de'signant  par  £  la  limilc  d'elasticite  dc  la  colonne. 

Les  conditions  (5)  et  (6)  suffiront  pour  assurer  la  slabilile  de  I'equi- 
libre  dans  le  cas  oii  la  resultanle  des  forces  comprinianles  passe  par  I'axe; 
jnais  dans  le  cas  contraii'e,  on  vcrra  pbis  bas  qu'il  faut  substituer  a 
I  inegalitc  (G)  une  nouvelle  condition,  d'apres  la<pieile  la  valeur  dc  P-\rp 
doit  etre  supposee  encore  moindie  que  celle  qui  est  exigee  par  la  cou- 
Uitiop  (6). 


PAR   M.   PAGAN r  SSg 

5.  Ces  prcliininaircs  poses  ,  considerons  une  rolonnc  prisinalique 
liomogenc  comprimee  par  uii  poitls  P  ai^issaiit  sur  iiii  jioint  quelcoiujue 
de  la  base  supcricurc  ,  et  adiiiellons  que  la  base  iuferieure  de  la  colonne 
repose  sur  un  plan  liorizontal  rigide  et  inflexible.  Par  I'axe  de  la  colonne 
et  par  Ic  point  d'a]iplicalion  du  j)oids  P,  mcnons  nn  plan,  et  divisons, 
par  la  pcnsce ,  la  colonne  en  tranches  infininicnt  pctiles  perpendiculaircs 
a  ce  plan.  Soil  vdu  la  projection  horizontale  de  lane  quelconque  de 
ces  tranches.  L'elemeiit  du  filet  moyen  cjui  etait  d'<^  avant  la  coinpres- 
sion  (art.  2),  aura  pour  valeur  d'^i^i  —  5)  ;  ct  les  plans  horizontaux 
nieiics  par  les  extreuiites  de  r/C,  sc  covpcront  mainlcnaiit  en  une  droite 
perpendiculaire  au  plan  doiit  on  vicnt  de  parler ,  et  qui  sera  eloignee 
de  I'axe  de  la  colonne  d'une  quantile  r.  Les  elements  de  la  tranche  vdu 
coninris  entre  ces  deux  plans  ,  auront  pour  hauteur 

(7)  ./.r(i-5-H;-^); 

ct  en  vertu  de  la  relation  (1),  ces  elements  seront  comprises  par  une 


force  egale  a 


T-a  sommc  de  toutes  ces  forces  elementaires  ^lant  egale  a  AaJ,  en 
Hiu'a 

'   h 

Substituons  dans  I'expression  (7)  la  valour  de  iJ  donnee  par  la  der- 
niere  equation  ,  et  nous  obtiendrous 

fK\  "■       " 

pour  la  valeur  de   la  compression  a  la  distance  ^  de  la  base  supe'rieiire 
de  la  colonne  et  sur  la  tranche  qui  est  u  la  dislatice  u  de  I'axe. 

(3.  On  aura  la  valeur  de  /•  en  prenant  les  moments  des  forces  qui 
naissent  de  la  compression  de  chaquc  tranche  et  en  egalant  leur  somme 
au  moment  de  la  force  P.  Done,  si  Ton  nomme  a  la  distance  du  point 
d'application  de  P  a  I'axe  de  la  colonne  ,  on  doit  avoir 


36o  MEMOiRE  suR  l'equiudue  des  colonnes 

A-  -      . 

z=aP 


7 


Posoiis  ,  pour  abreger , 

(9)  jviC'du  =  /3i7  , 

el  substituons  la  valeur  de  r  dans  I'expression  (8)  ;  nous  anions 


(.0)  ^  -         '' 


-0-t)-^: 


A- a 

Soil  — m'  la  plus  grande  valeur  negative  de  u ;  il  faudra  ,  pour  la 
solidite  de  la  colonne  ,  que  Ton  ait 


(>0  ^(n-y)^-/'<^°'^  • 


n.  Connaissant  la  eoKipression  d'un  filet  qiielcontpie  a  la  distance  ^ 
de  la  base  supe'rieure  de  la  colonne,  on  aura  facilement  la  compression 
totale  de  ce  filet  en  multipliant  I'expression  (10)  par  di^,  en  integrant 
depuis  ?=o  jusqu'a  ?=A ,  et  en  divisant  le  resultat  par  h.  On 
trouTC  ainsi 


_  /         au\       I 


Au  moyen  de  cette  valeur  il  sera  facile  de  determiner  la  position 
de  la  base  superieure  de  la  colonne  apres  I'application  du  poids  P. 

8.  Si  Ton  connaissait  la  position  du  plan  de  la  base  superieure  de 
la  colonne  ,  et  par  suite  la  compression  totale  de  chaque  filet  vertical , 
on  delerminerait  le  poids  supporte  par  la  colonne  et  le  point  oil  il  agit, 
de  la  maniere  suivante. 

Par  le  centre  de  gravite  de  la  base  supe'rieure  de  la  colonne  avant 
sa  compression ,  menons  deux  axes  liorizontaux  u ,  v ,  et  un  axe  ver- 
tical z  dirige  dans  le  sens  de  la  pesanleur.  L'ecjuation  du  plan  de  la 
base  superieure,  apres  la  compression  ,  etant 


PAR   M.    PAGANI  36 1 

la  longucui'  d'an  filet  qiielconque  ,  aura  climinuc  de  la  quantile    z.    La 
compression  totale  de  ce  (ilel  sera  par  consequent 

s       X-f-fJifi-f-vf 
Ti~  Ti  • 

D'aillcurs  le  volume  de  ce  filet  etant,  a\ant  la  compression,  hdudv , 

.    ,  piluch'  1,  ^         1  1        ■  /ON 

et  son  pouls   ' ,    on  aura  ,  a  apres  la  lelation  [6) , 

d'P=\~(l^lJ.u-^yv)  —  -^\dudv  , 

'  ll  2  0*} 

en  designant  par  d'P,  le  poids  qui  comprime  la  base  superieure  du 
filel    hdudw 

En  integrant  cette  expression  ou  trouye  simplement 

AX  a-       I 
^=11 IP' 

ce  qui  demontrc  que  la  valeur  du  poids  qui  comprime  la  colonne  ne 
depend,  toutes  choses  egales  d'ailleurs,  que  de  la  compression  du 
filet  moyen. 

Soieut  u, ,  V, ,  les  coordonnees  horizontales  du  point  d'applicalion  dti 
poids  P;  on  aura 

Pu,  =  y  J  /A  ifu'dudv-^j  //uvdudi'  ' 


^u,  =  j  I  [i-  /fu^dudv-i-'j/jfuvdu 


M    ' 


vdudv-{-v  /  /  i>'d  udi' 


En  substituanl    dans  cos    formides  la    valenr  de    A    detcrmince  par 
I'ecjuation  (i),  on  pourra  les  uictlrc  sous  la  forme  suivante 


n). 


I 


»',  ;=  -T-.  , — r  1  f^  / luvdudv-k-y  / /\'Ul  udv 


Serie  II,  Tom.  I.  " 


363  MEMOIRE    SUR    l'eQUILIBRE    DES    COLONNES 

g.  Consiilerons  maintenant  un  systeme  de  colonnes  prisraaliques,  de 
matiere  dillerente  si  Ton  vent ,  ayant  des  hauteurs  et  des  diametres 
quelconcjucs.  Nous  adiiu'ttoiis  seulcincnt  que  toutes  les  bases  superieures 
de  ces  colonnes  ,  abslraclion  faite  de  Icur  comprcssibiliie ,  sont  sur  le 
meme  plan  liorizontal ,  et  que  les  bases  infe'ricures  sont  sur  des  plans 
horizontaux  fixes  et  inflexibles.  Sur  ccs  colonnes  est  posce  une  table 
liorizontale  de  forme  invariable  qui  supporlc  un  noinbre  quelconque  de 
poids  determines.  II  s'agit  de  trouver  la  pression  supportee  par  chacpie 
colonne  du  systeme. 

En  conservant  les  notations  pre'cedentes,  designons  en  outre  par 
X,  y,  les  coordonnees  horizonlales  du  centre  de  la  base  superieure 
d'nne  colonne  quelconque.  L'equation  du  plan  qui  contiendra  les  bases 
superieures  de  toutes  les  colonnes  apres  la  compression  ,  seia 

et  si  nous  faisons ,  pour  abreger , 

(i3)  d^(jz=.l I lO^dudv  ,         b^(s=^f I v^diidv  , 

(i4)  c^<y=-l I uvditdv  , 

les  formules  (12)  nous  donneront 

.   _,  1  n  >^  a> -f- c^v  \ 

'''  —  ~p\      dJi      )  ■ 

Cela  pose  ,  si  Ton  appelle  R  la  re'sullanle  des  poids  qui  pressent 
les  colonnes ,  et  c. ,  ft  ,  les  coordonnees  horizontales  de  son  point  d'ap- 
plication  ,  I'equilibre  du  systeme  exige  que  Ton  ait 

R=1P  ,         «R  =  l(x-i-u,)P  ,         ftR=I(j-hv.)P  . 

Substituons  dans  ccs  equations  les  valcurs  donnees  par  les  formulas 
(i5),  ct  denotons  par  11'  le  poids  de  toutes  les  colonnes  du  systeme  j 
nous  aurons 


PAH    M.    PAGAN  I  363 

10.  Les  equations  (i5)  et  (i6)  serviront  a  determiner  les  six  in- 
noimues  ilu  probleme  ,  savoir  ,  les  constantes  X,  p.,  v,  qui  fixent  la 
position  du  plan  des  bases  supericures  dcs  colonnes ,  et  les  variables 
P,  u,,  V,,  qui  cxprimcnt  la  pression  qu'eprouve  la  base  superieure 
d'une  colonne  quelconqvie  du  systeme ,  et  les  coordonnees  horizonlales 
du  point  par  on  passe  la  resultante  des  pressious  qui  s'exercent  sur 
chaque  Glet  de  la  colonne. 

On  aura  des  resultats  tres-simples  si  toutes  les  colonnes  sont  egales; 

ce  qui  rend  constantes  les  cpantites    v/   ,  o^ ,  ^%  ^'j  y"-   Dans  ce  cas  , 
le  nombre  des  colonnes  etant  egal  a  n  ,  les  fonnules  (16)  deviendront 

n       I  nXn       n,_  ^, 

2    '^         o/i        0 «  "^  ' 

n.  L'origine  dcs  coordonnees  x,  j  etant  indeterminee  ,  si  nous 
la  supposons  placce  au  centre  des  moyenncs  distances  des  extreinite's 
supericures  de  lous  les  fdets  nioycns,  on  aura  oz^ix^-j-  .  Ensuite 
si  Ion  prend  pour  axes  dcs  coordonnees  liorizontales ,  les  axes  princi- 
paux  des  points  {x,j),  on  aura  aussi  2jrj'  =  o.  Par  consequent  les 
formulcs  de  I'arlicle  precedent  se  rcduiront  simplemeut  a  cellcs-ci: 


364  MCMOiRE  sun  l'cql'ilidre  des  colonmes 


Ell  resolvant  ces  equations  on  a 

,  n      R      I 

oh        n        2' 

n   _  o;(/j'w-4-;j')  — /3c'» 

n  [i(a^n -\-lx')  —  v.c'n 

oh       (a'MH-  lx')(l}'n-i-lj')  — c'n^' 

Au  inoyen  de  ces  valeiirs  la  premiere   ties   formules    (i5)    donncra 

C'7)         ^~^[ji'^  {a'n-i-la-j{b'n.+-lj')—c"ii'  J  " 

Telle  est  la  forme  la  plus  siinjile  sous  lacjuclle  on  peul  inetlrc  la 
>iileur  dc  la  pression  qui  a  lieu  sur  une  colonne  qnelconque  du  syslemc , 
loi'sque  toutes  les  colonnes  sont  cgales ,  et  dans  I'liypolhese  plausible 
que  toutes  les  bases  superleures  sont  situces  ,  avant  et  apres  la  defor- 
mation ,  sur  un  ineuie  plan. 

1 1.  La  pression  que  Ton  vient  de  trouvcr  est   de  la  forme 

les  Icllres  A,  B ,  C,  denolant  des  constantes  dont  les  valcurs  dependent 
de  la  figure  des  colonnes,  de  Icur  position  relative  et  du  point  d'ap- 
plication  de  la  re'sultanle  des  poids  qui  les  compriment.  En  reduisant 
(■lia^iie  colonne  a  son    filct  central  ,    on  simplifie    considerablement    la 


PAR    M.    PACANl  365 

formulc  («7),  ct  Ton  retrouve  le  resullal  qii'Eii.Eii  avail  obtcnu  eii 
j)artanl  de  riiypolliese  que  la  prcssion  sur  cliaejuc  appui  avail  la  forme 
(i8)  et  en  detcrminaut  les  conslantcs  an  moycii  iles  trois  condilions 
d'uquilibre 

:iP  =  R  ,         lPx  =  aR  ,         lPj=^R  . 

Nous  soiiimcs  maintcnant  'en  elal  d'apprecicr  la  juslessc  de  cette 
liypolliesc ,  el  nous  voyons  que  Ics  resultals  qui  s'en  deduisent  ne  peu- 
vent  clre  sensiblcmenl  cxacls  qu'en  supposanl  insensibles  les  quantites 
a',  b^ ,  cl  r'.  Nous  voyons  aussi  que  la  formule  (17)  ainsi  que  les 
deux  dcrniercs  formules  (i5)  sonl  independanles  du  poids  de  cliaque 
colonne ,  et  que  ce  poids  n'agit  que  pour  aflaiblir  la  solidite  comme 
il  resulte  de  la  condilion  (11).  Mais  sans  supposer  a  chaque  colonne 
une  grosseur  insensible,  on  peut  rcduire  la  formule  (17)  a  une  expres- 
sion ])lus  simple  ,  dans  lous  les  cas  ou  les  colonnes  auraienl  luie  foi-me 
symetrique  et  seraient  symetriquement  disposecs  les  unes  a  legard  des 
autres.  C'est  ce  que  nous  ferons  voir  bientot  en  appliquant  celte  for- 
mula h  quelques  exemples.  Je  vais  auparavant  demonlrer  une  propriele 
remarquable  dcs  pressions  tclles  qu'elles  resultenl  de  la  fonnule  gene- 
rale  (17)  conibinee  avec  les  deux  dernieres  formules  (i5). 

1 3.  Pour  faire  equilibre  au  poids  R  au  moyen  de  ])lusieurs  forces 
]>aralleles  ct  opposees  a  R  ,  lorsque  ccs  forces  ne  sonl  pas  dans  le 
meme  plan  el  que  leur  nombre  depasse  trois  ,  on  peut  y  parveiiir  de 
plusicurs  manieres  ,  et  il  sullit  d'eii  laisscr  Irois  d'entre  elles  iudeter- 
niinecs.  On  pourrait  done  reinplaccr  les  colonnes  par  un  sysleme  de 
forces  P' ,  different  du  systtnie  P.  Or  nous  allons  voir  que  Ton  aura 
necessairement 

1P-<:1P''  ; 

en  daulres  lermes ,  que  la  sommc  des  quarrds  des  pressions  de'iernii- 
nees  par  nos  formules  et  capables  de  faire  e'(/uilibre  a  un  poids  donne, 
est  un  minimum. 

En  eflet  ,  dilfcrenlions  par  rapport  a  P  les  equations  d'e(jnilibre 
que  nous  avons  rappelees  a  Tarticle  9 ,  et  observons  qu'en  \eriu  des 
fornmles  (i5)  qui  les  precedent,  on  a  Pu,-=Const.  ,  Pi\^=Coiist.  , 
lorsque  toutes  les  colonnes  sent  egales  et  disposees  de  la  meme  maniere; 
nous  aurons 

IJ/'=o  ,  :-a:oV  =  o  ,  2^-JP=o   . 


366  'memoire  sur  l'equilibue  des  colonnes 

Mulliplioiis  lii  premiere  de  cos  equations  par  A ,  la  scconde  par  B 
el  la  troisieme  par  C\  la  somine  clcs  produils  ilonnera 

ou  bien  ,  eii  e'gard  a  Tequalion  (i8), 

lP5P=o  . 

Done  etc. 

14.  Coinme  premier  excmple  ,  nous  supposcrons  que  la  table  rigide 
<|iii  porte  Ic  poids  R  soil  un  rectangle  pose  sur  quatre  colonnes  h  base 
quarre'e  et  jilacecs  aux  angles  du  rectangle  de  manicre  que  les  cotes 
exlcrieurs  de  la  base  superieure  de  chaque  colonne  coincident  avec  les 
cotes  du  rectangle.  Soit  /  le  cote  du  quarre  ,  ct  soient  a',  p' ,  les  co- 
ordonnees  du  centre  du  quarre  situe  dans  Tangle  ou  les  x  et  les  y  sont 
positifs.  En  nous  reportant  aux  formules  (i3)  et  (i4)j  nous  trouverons 

P  I' 

a"=  J  ,         b'=  -  ,         c*  =  o   . 

D'alUeurs  on  aura     7J=4  ,     2j:'^4^''  j     -J'*  =  4('5''  • 

En  subslituant  ces  valeurs  dans  la  formule  (17),  il  en  re'sultera 


1 5.  II  est  bon  de  remarquer  avant  d'aller  plus  loin,  que  si  la  table 
repose  seulement  sur  les  colonnes ,  on  ne  doit  pas  avoir  pour  P  dcs 
valeurs  negatives  ;  par  consequent  si  Ton  trouvait  une  ou  plusieiu's  valeurs 
negatives  de  P,  il  faudrait  recommcncer  le  calcul  de  la  fonnule  (17) 
en  faisant  abstraclion  des  colonnes  qui  devraient  supporter  ime  prcssion 
ne'gative ,  c'est-a-dirc  qui  seraient  tirees  de  bas  en  liaut.  Mais  si  la 
table  est  fiKtie  d'un  nianicre  invariable  sur  les  bases  supericures  des 
colonnes,  la  formule  (17)  n'cst  plus  sujelte  a  aucune  restriction. 

16.  Le  cas  des  colonnes  symelriques  devant  se  presenter  le  plus 
souvent  dans  les  applications ,  nous  allous  donner  les  formules  generales 
qui  s'y  rapportonl.  II  suffit  pour  ccla  de  faire  c':^o  ,  formule  (i4)j 
ce  qui  change  d'abord  la  formule  (17)  dans  celle-ci, 


PAR    M.    PAGAKI  ZGj 

En  subslituant  dans  Ics  dernieres  equations  (i5),  les  valeurs  de  p. 
et  de  V  ,  que  donnent  les  formules  de  rarlicle   / 1  ,  on  aura 

f  M,  =  - 


'         All 


ou  bien  ,  en  vertu  de  la  relation  precedente  , 


1  „                        a  n-{~za:   . 
a'-h-zx'-^ux  -+■  J- e^PJ" 


(ao) 


t',  = 


7  I  X,  ^  ^  •'■  -r-  —  / 


Ces  dernieres  formules  feront  connaitre  le  point  par  oii  passe  la 
resultante  des  pressions  qu'eprouve  une  coionne  quelconque  du  sysleme. 
En  les  appliquaut  u  Texemple  de  I'arlicle   1 4 ,  on  trouve 


«(0" 


<D" 


(^)---^-iS 


«x 


3()8  MEMOIRF.    sun    l/liQUILIBIlE    DES    COT.ON'NES 

ly.  Supposons  que  la  base  ties  coloniies  soit  iiu  cerde  dont  le  rayon 

est  /;  on  Irouvcra  sans  peine,  aiimoyen  dcsformules  (i3),  a'=i'=(  -  j    , 

c'esl-a-dire  les  mcmcs  rc'sultats  qu'ii  rarlicle  i4-  En  subslituanl  res 
Talenrs  clans  les  equations  (19)  et  (20),  on  aura,  pour  le  cas  des  co- 
lonnes  a  base  quarree  dont  le  cote  est  I  ,  et  jjour  celui  des  colonnes 
a  base  circulaire  ayant  pour  rayon  / ,  les  formules 

ax  /3/  N 


»'■  = 


(  -  I  -t--I.r'-f-«'.x-+-^- Br 


18.  Si  les  centres  des  colonnes  sent  en  lignc  droite,  on  pourra 
fairc  j=-o  et  2j'^o  ;  ce  qui  revient  a  [prendre  pour  a\e  des  x  la 
tlroile  qui  passe  par  les  centres  des  bases.  On  aura  done   pour  ce   cas 


(-\  -+--ia:'-|-(xx 


i',' 


PAH    M.    PAGANI  369 


(iy*r.^-- 


ax 


Considerons  en  particulier  Ic  cas  ile  71=  3  .  Les  tiois  valeurs  de  x 
etant  o,  a',  et  — a!  ,  on  a  d'abord  1x^=2 a'^ ,  et  par  suite,  pour 
la  premiere  colonne , 

pour  la  deuxieme  colonne , 

„  /'  ««'  \ 


"'■■-n  c-s^i^- 


m/"  = 


(;)■ 

<0' 


(0 


-+-  ^  a''  -J-  «  a' 


t»''^= -  J 


et  pour  la  troisieme  colonne , 


pi-:-?:'    ' 
—  3 


Serie  II.  Tom.  I. 


<9- 


(£)V2.'-«.' 


3^0  MEMOiRE  sun  l'cquilibre  des  colonnes 


(D- 


2      , 

-  «'- 
3 


Si  la  direction  de  la  resiiltante  R  coupe  I'axe  des  x ,  il  s'ensuit  que 
Ion  a    p=o ;    ce  qui    donne    en  general    i',^o .    Si  I'on    avait    aussi 

«:=o,    les  trois  pressions  seraient  egales  a    3-,  et  la  resultante  de  clia- 

cune  d'elles    passerait  par    I'axe  de    la  colonne ;    ce    qui  est    d'ailleurs 

evident  a  priori. 

Tant  que  Ion  aura 

2  /' 

:  o  a*  -f-  7-, 

6  4* 


r!:a<^a'-f-^,  , 


les  trois  pressions  seront  positives  ,  et  I'e'quilibre  pourra  subsisler 
lorsque  la  table  sera  seulement  posee  sur  les  colonnes.  Done,  si  la 
direction  du  poids  R  passait  par  I'axe  de  I'une  des  colonnes  extremes, 
I'aulre  colonne  extreme  cesserait  d'etre  comprimee  puisque  Ton  a  ne- 
cessairement 

Kj.  Voyons  enfin  ce  que  deviennent  les  formules  de  I'article  17 
lorsque  les  centres  des  bases  des  colonnes  sont  situes  aus  divers  som- 
inets  d'un  polygone  regulier.  En  de'signant  par  L  le  rayon  du  cercle 
circonscrit,  et  en  posant 

_          amn                     _  .     2mn 
a:=//COS. ,         y=Zsm. , 

on  Irouve 

2 

en  observant  que  les  sommes  indique'es  doivent  etre  prises  depuis 
m-^o    jusqu'a    mz=zn  —  i.    Partant 


2  7W7I 
COS 


1- Asm I 

n  '  n    J 


l'-^2L' 


PAR    M.    PAGAN!  87 1 

W,_^^_ i^ 

a         (3        ,          ,         ,  X  /            2  m  n        -   .    2  /« 71  \ 
'         ^•-»-2/;'-»-4^(  «cos K/Ssin I 

Supposons  que  I'on  ait  six  colonnes  placees  aux  angles  iVun  hexa- 
gone  regulier ;  nous  trouverons  pour  cc  cas 

'  — 6V  /'-f-2iL^      >^  ' 

*~6V  /'-4-2Z'     /  ' 

^^-6 V  "^ — F^^n^^J  ■ 

Ces  exemples  sufllsent  pour  montrer  I'usage  des  foi'mules  generales 
auxquelles  nous  sommes  parvenus  dans  ce  Memoire  ,  et  ils  nous  font 
voir  en  meme  lemps  que  dans  un  tres-grand  nombre  de  cas  les  re- 
sultats  que  I'on  en  deduit  sont  remarquables  par  leur  extreme  simpli- 
cite.  C'est  le  but  principal  que  je  m'etais  propose  en  redigeant  ce 
petit  travail. 


373 
SAGGIO 

SULL'APPLICAZIONE  DEL  CARBONE  ANIMALE 

IL   PRINCIPIO  ARURO   DEL   CAMEPITEOS 

e  svll'azione  del  medesimo 

SUL   SOLFATO    DI   CniNlNA   E   DI   QNCONINA 


VBWCEIIZO  CiRlSERI 


FABMACISTA   IX   CBIERI 


Letlo  nelVadunanza  del  3  inarzo  iSSq. 


J_ia  facolla  assorbente  del  carbone  sui  corpi  fluidi  gazosi  riconosciuta 
da  RouppE,  FoNTANA,  Conte  Morozzo,  ccc.  dovette  senza  dubbio  visve- 
gliare  raltenzioue  dei  Chimici  ,  e  guidarli  a  cercare ,  se  questa  pro- 
prieta  fosse  pur  eslesa  ad  altri  prineipii  di  natiira,  e  di  costituzione 
diversa.  In  fatti  Lowixz  scopri  tal  propriela  del  carbone  sii  certe  ma- 
terie  coloi-anti  ,  la  qua!  proprieta  fu  in  seguito  riconosciuta  dal  signor 
FiGuiER  in  massimo  grado  nel  carbone  aiiimale.  Data  questa  prima  im- 
])ulsione  ,  i  Chimici  lentarono  nuovi  saggi  su  vai-ie  matcrie  coioranti , 
su  d'alcuni  prineipii  odorosi ,  non  clie  sopra  effluvii  putridi,  e  confer- 
raarono  vie  piil  la  prodigiosa  'virtu  assorbente  del  carbone. 

I  Clumici  considerando  la  forma  porosa  del  carbone,  c  osservando, 
come  dal  nuuiero    c  diinensioni  dei    pori    vi  avesse   maggiorc    o  minor 


374  sAGGio  sull'applicazione  del  cai\done  animale 

assorbimcnto  dei  gaz;  come  pure  vario  esser  il  poter  scolorante  dei  li- 
quidi  a  norma  dcllo  stato  di  divisione  del  detlo  carbone  ,  e  ravvisando 
pure  tale  proprieta  assorbente  in  allri  corpi  ,  o  porosi  come  la  spuma 
di  mare  ,  od  estremamente  divisi  come  certe  argille  ,  uon  indugiarono 
ad  attribuire  tali  efietti  a  cause  puramente  fisiche  ;  ma  lo  sperimento 
del  sig.  BussY  ncl  traltare  con  un  alcali  il  carbone,  che  avea  reagito 
sul  solfato  d'  indaco ,  fece  pensare ,  die  le  forze  chimiche  vi  concorres- 
sero  esse  pure  nella  produzione  deireilcUo  ,  di  cui  si  ragioiia. 

Egli  e  in  seguito  a  guesta  importante  scoperta  di  Bussy  ,  che  il 
Profcssore  Peretti  tento  ,  e  riusci  a  separare  alcuni  materiali  imme- 
diati  delle  piante  per  mezzo  del  carbone  ;  al  qual  riguardo  avendo  io 
pure  fatto  alcuue  rieerche  coUo  stesso  mezzo  ,  e  dirette  al  medesimo 
fine  ,  mi  venne  date  d'ottenere  alcuni  risultati ,  che  mi  sembrano  degni 
di  qualche  attenzione  per  parte  dei  Chimici  :  di  cib  persuaso  io  mi 
reco  ad  onore  di  sottometlere  il  mio  tenue  lavoro  al  grave  giudizio  di 
questa  Reale  Accadcmia  delle  Scicnze. 

Azione  del  carbone  animale 
sul  principio    amaro  del   Camepiteos. 

II  Camepiteos  (  Ajaga  Camepitjs  W. )  essendo  una  delle  piante  de- 
late di  sapor  amaro  moUo  pronunclato  ,  e  stato  da  me  prescelto  per 
tentare  la  separazione  del  suo  principio  attlvo  coll'  ajuto  del  carbone. 
A  tal  fine  quattro  libbre  di  detta  pianta  contusa  fu  messa  in  macera- 
zioue  con  tant'acqua  comune ,  quanta  ne  assorbi  per  non  accrescere 
piu  di  volume  :  fu  quindi  iutrodotta  in  un  grande  imbuto  di  vetro  ,  e 
coUe  debite  precauzioni  fu  sottoposta  al  metodo  di  spostamento  coU' 
acqua  (de'placement  del  sig.  Boullay  ).  Sgocciolo  losto  un  liquido  in- 
tensamente  colorito ,  amaro  ,  ed  aromatico  ,  del  quale  ne  ho  raccolto 
dodici  litri ;  esposi  il  detto  liquido  aU'ebuUizione ,  e  separata  la  cloro- 
fiUa ,  che  si  formo,  lo  trattai  con  libbre  tre  nero  d'ossa  di  iniglior  qua- 
lita  ,  ed  agitato  il  liquido  lo  feltrai :  il  liquido  perdette  tutto  1' amaro  , 
percio  fu  trascurato  ;  lavai  ben  bene  il  carbone  animale  con  acqua  di- 
stillata  ,  lo  feci  quindi  cssiccare  in  una  stufa ;  finalmente  ridotto  in 
polvex'e  lo  sottoposi  come  sopra  all'azione  dell'alcool,  il  quale  sgocciolo 
scolorito  e    limpido  con  saj)ore  amarissimo  ;  ottenutone  un  Vitro ,  versai 


DEL    FARMACISTA    V.    GIllSEni  Z-jH 

sul  carbone  dell'acqua  distillala  per  espoilare  tullo  I'alcool  ;  alloia  sot- 
toposi  il  liquor  alcoolico  otlenuto  colla  distillazione  in  ritorta  di  vetro 
coirajulo  del  bagno-maria;  I'alcool  ollemUo  era  privo  d'odore  ,  e  sapore 
della  pianta  :  nella  ritorta  riinase  un  liquido  di  colore  gialliiio  coperto 
di  soltil  pcUicola ,  ritencnle  rainarissimo  gusto  ,  e  I'odor  proprio  della 
pianta  ;  ho  riposto  questo  liquido  in  una  capsula  di  velro  accanto  ad 
un'altra  contenente  acido  solforico,  il  tutto  sotto  una  campana  di  vetro, 
couvenientemente  coUocata  sopra  una  tavola  verniciata ;  in  pochi  gionii 
si  separarono  alia  superficie  del  liquido  amaro  gocciole  di  sostanza  re- 
sinosa  aromatica ,  e  formaronsi  delle  crisiallizzazioni  matnellonari.  I 
cristalli  separati  dal  liquido  erano  moUi  viscosi ,  e  si  agglutinavano  in- 
sieme ;  in  tale  stato  li  ho  sciolti  in  poco  alcool  ,  ed  ho  decolorata  la 
soluzione  col  carbone  animale  puro;  il  liquido  risultante  fu  nuovamente 
concentrato  come  sopra  ;  allora  si  ottennero  dei  cristalli  bianchi  ,  ma 
ancor  viscosi  per  la  presenza  di  materia  alia  lor  natura  estranee  ;  per 
ovviare  a  questo  inconveniente  ,  trattai  la  soluzione  alcoolica  con  un 
quarto  d'acqua  distillata;  1'  evaporazione  sotto  la  campana  succedette 
pill  lentamente  ,  e  la  crislallizzazione  riesci  piu  bella  a  forma  d'aghi  , 
nei  quali  pajono  distinguersi  dei  prismi  coUe  sommita  a  qualtro  faccie. 

Caratteri  del  principio  amaro  del  Camepiteos. 

La  sostanza  cristallina  cosi  ottenuta  e  amarissima,  e  riliene  ancora 
un  poco  d'odore  della  pianta :  I'acqua  lungamente  bollita  suUa  sostanza 
non  la  scioglie  sensibilmente,  ma  acquista  pero  un  gusto  amaro:  essa 
e  solubilissima  ncU'alcool  e  nell'etere.  L'acqua  leggiermente  acidificata 
con  acido  solforico  favorisce  la  dissoluzione  senza  venime  saturata;  una 
parte  di  questa  soluzione  evaporata  depone  una  sostanza  bruna  alterata; 
un'altra  porzione  di  delta  soluzione  acida  si  colorisce  in  giallo  coll'acqua 
di  calce ,  colle  soluzioni  di  potassa,  d'ammoniaca  ,  come  pure  coi  car- 
honati  alcalini,  e  formasi  in  tali  circostanze  un  precipitato  leggiermente 
giallo  dopo  qualche  tempo  ,  ridissolubile  nell'alcool. 

L'acido-clorlco-idrico  diluto  favorisce  pure  alquanto  la  dissoluzione 
della  sostanza  cristallina  scnza  saturarsi   (i). 

(i)  £  cosa  ilogna  d'attcnzioiic  ,  come  in  questa  soluzione  acidissinia  siansi  forinati  in  capo  di 
qiialchc  giorno  tre  dislinli  individui  vegi-tali  sfcrici  drlla  grus&ezza  d'  uli  cccc  ,  biaocbissijni  ,  e 
cbc  s*approssijnaao  al  Mucor  villosus  Bi'll.  uou  pcru  sLipitati. 


3n3  SAGGIO    iUM.'APPUCAZIOiSE    DEL    CAnDOSE    ANIMAr.E 

La  soluzione  alcoolica  amara  nou  nrrossa  la  carta  toruasolc  ,  ne  la 
curcuma  ;  del  pari  succeilc  deU'accjua  clic  ha  hollilo  sulla  sostanza  me- 
ilesiiiia. 

Nou  prccipita  coH'acetalo  ramico  :  facendo  boUire  cpesti  cristalli 
amari  cou  soluzione  allungatissima  di  polassa  pura  iion  si  sciolgono 
sensibilmeute ,  uon  .  saturaiio  ralcalinita  ,  ma  diventano  bianchissimi ;  il 
die  fa  supporre  ,  che  vengano  purificati  da  materia  d'  indole  resinosa 
at  medesimi  aiicor  adcrenli ;  saturando  la  soluzione  coiracido  solforico 
diluto  producesi  un  leggiero  intorbidamento ,  dovuto  probabilmente  alia 
sola  precipitazionc  della  resina. 

I  cristalli  I'imasti  iiuatti  dalla  reazione  alcalina,  e  dlvenuti  bianchis- 
simi sciolgonsi  totalmeute  ncU'elere  solforico  ,  I'evaporazione  del  cpiale 
abbandona  la  sostanza  purissima  in  cristalli  aciculari ,  cfhe  si  elevano 
attorno  le  pareti  del  Taso :  una  lal  reazione  ,  cioe  della  soluzione  allun- 
gata  di  potassa  ,  e  la  solubilita  della  sostanza  iiell'etere  presenta  la  fa- 
cilila  di  spogliarla  dalle  sostanze  estranee.  Qualche  cristallo  messo  sopra 
I'acido  solforico  si  decompone  con  movimento  sulla  superficie  del  li- 
quido  ,  e  leggier  effei'vescenza ;    I'acido    si    colorisce ,  e  presenta    il  ca- 


rattere    della    carbonizzazione    di   detta    sostanza :    gettatone    suH'  acido 


nitrico  concentrato  si  scioglie  con  reazione  e  sviluppo  di   gaz    nitroso  , 


e  colora  I'acido  in  giallo. 

Introdotto  qualche  cristallo  al  fondo  di  un  tubo  i-itorto,  ed  esposto 
al  bagno  d'olio  boUente  ,  si  fonde  nell'acqua  di  cristallizzazione  ,  con- 
densasi  dell'acqua  nel  tubo  ,  la  sostanza  si  colorisce  ,  si  altera  ,  e  si 
fissa  come  una  resina.  Esposti  dei  cristalli  in  simil  modo  sopra  la 
fiamma  d'una  lampada  a  spirito  ,  parimenti  si  fondono  ,  svolgesi  dell' 
acqua  ,  e  quindi  si  decompongono  estricando  dei  vapori  acidi  ,  e  solle- 
vandosi  un  liquido  colorito  acidissimo  con  odore  d'acido  piro-acetico 
misto  d'odore  succinico  :  non  resta  al  fondo  del  tubetto  ,  che  traccia 
di  sostanza  carbonosa  :  il  liquido  si  condensa  col  raffreddamento  in  so- 
stanza d'aspetto  rcsinoso  ,  quale  e  insolubile  nell'acqua  ,  solubilissima 
nell'alcool  ,  la  cui  soluzione  precipita  leggiennente  in  bianco  col  clo- 
ruro  baritico  ,  in  giallo  col  solfato  ferroso-ferrico  ,  ed  in  verde  coU' 
acetate  ramico. 


DEL    FARMACISTA    V.    GRlSEni  3 '^•7 


ConclusioTii  sulla  sostanza  amara  del  CamepUeos. 

Dai  caratteri  sovra  esposti  di  questa  soslanza  pare  evidenle  non  ap- 
piii-tciierc  iigli  alcali  organici,  rammcntaiuloci ,  die  la  sua  soluzione  non 
agisce  sulle  carte  realtivc ,  non  salura  le  benclie  menome  porzioni  d'acidi 
diluti  ,  chc  atizi  uc  viene  da  quest!  alterata. 

La  nessuna  reazione  deH'acetato  raraico  Tesclude  da  certi  acidi  delle 
rcsine  come  il  silvico  ,  il  pinico  ,  ccc. 

Anclic  lu  sua  insolubilila  nclle  soluzloni  alcaline  ,  benche  con  ebul- 
lizioue  htugamcnle  prolralta,  I'allontana  dalle  resine,  alle  quali  si  ap- 
prossimerebbe  sotto  altri  rapporti. 

L'aualisi  elementare,  e  la  dcterminazione  atomistica  de'suoi  compo- 
nenli  potra  solo  dare  a  questa  soslanza  ua  couvenienle  site  nella  clas- 
sificaziouc  di  questo  genere  ,  il  qual  lavoro  rimelto  in  mani  yA  eser- 
citate  ,  e  pi'ovveduie  di  quei  mezzi ,  che  non  lio. 

In  calcc  di  questo  articolo  slinao  a  proposito  descrivere  di  pas- 
saggio  due  altri  niezzi  per  ottcnere  il  principio  cristallino  del  Came- 
piteos.  II  prime  consiste  nel  trallar  la  pianta  secca  contusa  coU'acqua 
raggia ,  secondo  il  metodo  proposto  dal  sig.  Pelletier  per  la  chinina, 
in  vece  deiralcool ;  delta  acqua  raggia  si  carica  della  clorofiUa ,  di  ma- 
teria gialla ,  e  del  pi'incipio  amaro  ;  I'acqua  dislillata  agi;  la  con  questa 
tintura  scioglie  soltanto  rauiaro,  clie  coU'evaporazione  abbandona  dei 
cristalli  del  delto  principio  amaro ,  i  quali  pero  conservano  un  odore , 
e  gusto  dispiaccvoli  di  acqua  raggia. 

L'altra  maniera  consiste  a  sotlomettere  la  pianla  contusa  all'azione 
deiralcool  col  metodo  di  sposlamento;  poscia  si  distilla  la  maggior  parte 
delTalcool  della  tintura  oltcnula  ,  si  scolora  il  liquido  residuo  col  car- 
bone  aniuiale  ,  c  coll'evapornzionc  s'ottiene  una  massa  gelalinosa  tras- 
parentc  di  gusto  amarissimo,  d'otiore  proprio  della  piauta.  Messa  questa 
soslanza  sopra  vm  feltro  di  carta  cmporelica ,  la  parte  resinosa  viene 
assorbila  dal  feltro  ,  e  si  formano  cristalli  bianchi  del  principio  amaro; 
convien  pero  nolare  che  con  qucslo  mclodo  si  ha  rinconvcnienle  di 
consumarc  maggior  quanlita  d'  alcool  ,  e  d'ollenere  minor  quantita  di 
prodolto. 

Serie  II.  ToH.  I.  zz 


3'^3  SACGIO    SUI.r.'APPt.irAZlONF.    DEr,    CAUDONE    ANIMALE 


/Izionc  del  curbonc  oninnilc  sul  solfato  di  chinina 
e  cinconina. 

I  favorevoli  lisultali ,  clie  ottenni  col  carbone  animale  sul  principio 
amaro  del  Canicplteos  mi  impegnarono  a  cercare  se  simile  fosse  I'azione 
ilel  detto  carboue  sugli  alcali  organici  ;  sciogliendo  percio  sei  grani  di 
solfato  di  cliinina  in  oncie  due  acqua  stillala  boUente,  e  Iratlando  la 
soluzione  con  Ire  ottavi  di  carbone  animale  puro ,  il  liquido  passato  al 
felu-o  dimosti'6  caratteri  di  acidila  siUla  carta  tornasole  ,  e  precipito  in 
bianco  pesanle  col  cloruro  bai-itico:  tal  saggio  esplorativo  mi  fece  sup- 
porre  ,  die  il  carboue  animale  decomponesse  il  sale  organico  ,  ne  as- 
sorbisse  la  chinina ,  e  libero  rilasciasse  I'acido  solforico  ;  ma  per  mag- 
giormeute  assicurarmi  del  fatto  ,  e  dedurne  qualche  utile  riflessione 
suUa  preparazione  di  questo  sale  ,  ripetei  lo  spcrimento  sopra  una  mag- 
gior  proporzione  di  solfato  di  chinina  del  commercio  contenente  piccola 
qiiantita  di  cinconina.  Mi  servii  d'acqua  cpmune  ,  e  nero  d'ossa  ordi- 
iiario:  feci  una  soluzione  di  sessanta  grani  di  detto  solfato  in  oncie  sei 
acqua  bollente,  essa  fu  quindi  trattata  con  oncie  due  nero  d'ossa  e  fel- 
trata :  il  liquido  perdette  quasi  tutto  I'amaro ,  ed  acquisto  una  tinta 
azzurra  trasparente  :  si  lavo  ben  bene  il  cai'bone  animale  sul  feltro  con 
acqua  tepida,  il  feci  essiccare,  e  lo  sottomisi  al  raetodo  di  spostamento 
con  oncie  quattro  alcool  a  36°  ;  passo  quesli  amarissimo  con  reazione 
alcalina  sulla  carta  tinta  di  curcuma;  concentrandolo  quindi  lascio  de- 
porre  la  chinina  mista  con  poca  cinconina  sotto  forma  di  cera  moUe 
bianchissima  ,  quale  salificata  con  acido  solforico  dilute  si  cristallizzo 
in  lunghissimi  aghi  setacei ;  ncU'acqua  madre  si  trovo  poi  la  piccola 
quantita  di  solfato  di  cinconina. 

Tale  sperimento  non  coincide  con  quello  fatto  dal  sig.  Bussy  rela- 
tivamente  al  solfato  d'  indaco  ,  il  qxiale  cimentato  con  carbone  animale 
viene  scomposlo  parzialmente :  la  materia  azzurra  dell'  indaco  e  tratte- 
nuta  dal  carbone ,  ed  una  parte  dell'acido  resta  sepai-ato  ;  versando 
poseia  una  soluzione  di  polassa  ben  calda ,  esporta  di  nuovo  I'ossido 
d'  indaco ,  cio  die  non  accade  nel  nostro  caso ,  jioiche  e  indispensabile 
sci-\'irsi  deiralcool,  che  sopara  in  totalita  la  chinina. 


DEI-    FARSIACISTA    V.    GRISERI  3-q 

In  vista  di  quanto  sopra  iion  parmi  inutile  I'osservare ,  die  iicl  trat- 
lamento  del  solfato  di  chinina  col  carbonc  animalc  ,  una  parte  di  clii- 
nina  vien  costantemente  ritenuta  d;d  carbone  animale  ,  e  da  alcuni  si 
i^elta  come  inutile  ;  in  tal  caso  ,  per  ovviare  a  tale  hiconveniente  ,  sa- 
rehbc  utile  il  cimentare  queslo  residuo  cai'bonoso  con  alcool  freddo 
ncU'apparato  a  deprcssione. 

11  servirsi  poi  per  si  fattc  jireparazioni  degli  acidi  potenti,  e  dej^li 
ossidi  alcalini  polrelibc  per  avvenlura  altcrare  i  principii  organic!  in 
(jueslione,  per  locclic  ,  a  mio  crcdeue  ,  sarebbe  piu  convcniente  1'  im- 
|>iego  del  carbone  animale  in  vece  dei  melodi  fin  qui  impiegati. 


k 


SCIE]\1ZE 

MORALI  STORlCriE  E  FILOLOGICHE 


MEMORIE 


DELI.A 


REALE    ACCADEMIA 

DELLE    SGIENZE 


DI    TORINO 


SERIE  II.  —  TOMO  I.    - 


SCIENZE  MORALl  STORICHE  E  FILOLOGICHE 


TORINO 

STAMPERIA    REALE 

MDCCCXXXIX. 


ACCADEMIA   RE  ALE 

DELLE    SCIENZE 


Ijii  Classe  dcUe  Scienze  Morali,  Storiche  e  Filologiche,  la  quale  annovera 
fra  i  suoistudii  tutte  le  dottrine  tendenli  al  perfezionamento  delle  ia- 
stiluzioni  sociali ,  ha  accolto  con  grandissima  soddisfazione  la  pi'oposta 
fattale  da  uno  dc'suoi  onorevoli  socii ,  il  quale  ha  messo  a  sua  dispo- 
sizione  una  somma  da  destinarsi  a  premio  d'un' opera  rivolta  a  particolar 
benefizio  della  gioventu  nelle  classi  meno  elevate  della  socicta. 

Jla  percio  1'  Accademia  deliberato  dl  rendcre  di  pubhlica  ragione  il 
seguente 

PROGRAMIMA. 

L'opera  per  la  quale  si  propone  il  concorso  avra  per  titolo  : 

ESPOSIZIOnii:  SlI€CIMTi% 

degli  elementi  piii  usuali  della  vita  civile  j'idotti  in  forma  idonea 

per  rammaestramento  della  Gioventu  die  non   si  destifia 

alle  professioni  piii  elevate. 

Questo  lavoro  dovri  comprcndcrc  in  un  sunto  tutte  le  cognizioni  eK'- 
mentari  di  tal  genere  e  di  pii!i  volgare  utility  per  il  giovane ,  il  quale 
teruiinali  i  suoi  studii  nelle  scuole  Italiane  ,  e  non  abbracciando  una 
dclle  professioni  sovra  indicate,  non  arriva  ad  acquislarc  sitlalte  notizie , 


sc  lion  sc  a  poco  a  poco  ,  c  colla  propria  espcrienza  ;  laondc  per  lo 
pill  storte,  impcrfette  o  male  interpretate,  insomma  tali  da  lasciarc  spesse 
voUc  ,  o  false  od  anche  nocevoli  impressioiii. 

L'opcra  dovra  dividers!  in  diverse  parli  riiniile  a  formare  iin  Tomo 
almcno  di  giuslo  volume. 

In  una  di  queste  si  esporranno  le  notizic  piii  usiiali  suU'amministra- 
z.ione  ecclesiastica ,  la  gerarchia  sacerdotale  ,  gl'islituti  rcligiosi,  le  cor- 
pora/.ioni  analoghe  ,  le  opcrc  pie  e  tuUe  cpielle  principali  consuctudini 
della  Clilcsa  chc,  scbl)cn  di  pratica  usuale,  non  Irovansi  insegnate  ne 
spiegate  negli  allri  libri  elementari  d'educazione  religiosa. 

Un'altra  parte  comprcndera  quelle  particolari  cognizioni  di  statistica 
clie  giova  a  tulti  il  sapere;  quali  per  esempio:  la  distinzione  dcgli  Stati, 
moslieri  e  condizioai  ,  faceudo  osservare  I'utilita  rispettiva  di  ciascuno 
d'cssi  ,  lo  scambievole  aiuto  clie  deggiono  darsi,  e  reccellenza  di  tutti, 
quando  soiio  lodevolniente  esercitati ;  poi  la  distinzione  che  passa  tra  i 
liioghi  abitati ,  ossia  I'ordine  divcrso  die  vien  loro  assegnalo  in  ragione 
di  jiopolazione,  di  civilta  e  di  proprieta  relativa,  notando  i  costnmi,  le 
usanze  particolari  che  possono  pur  anche  stabilire  una  fondata  diflerenza 
fra  di  essi.  Quindi  s'avranno  ad  indicare  le  eagioni  principali  di  quella 
mentovata  prosperila  ,  provenienti  dalla  natura  del  suolo  ,  dalle  circo- 
stanze  del  sito  o  del  clima,  daU'indole,  daireducazione ,  dalla  moralila 
degli  abitanli ;  annotando  siiTatte  cause  s\  raateriali  che  moral! ,  ed  ag- 
giungendo,  airuopo  ,  altre  notizie  scelte  fra  le  piu  volgari  e  praliche 
che  si  possano  desumere  dall' economia  civile. 

Una  parte  speciale  verra  dedicata  a  dare  un'  idea  siiccinta  ma  chiara 
ed  esalla  di  quei  punti  essenziali  e  di  quel  procedimenti  delta  legisla- 
zione  civile  e  criminale  dc'  quali  si  appresenta  tutto  di  rimmedlala  ap- 
plicazione  ai  oasi  ordinarii  della  vita ;  cosi  per  esempio  :  dell'  autorita 
paterna  o  maritale,  dci  dritti  rispeltivi  che  governano  le  famiglie,  dcUe 
relazioni  Ira  vicini ,  delle  credila  ,  dei  testamenli,  delle  conlrattazioni 
d'ogiii  genere,  ed  altre  cose  simili  ,  come  pure  della  classificazione  dei 
delitti  e  delle  pene,  con  indicazione  delle  leggi  che  vi  si  riferiscono. 
E  qui  Tautorc  procurcra  di  far  bene  scorgerc  il  fondamcnto  morale  dei 
principali  atli  legislativi ,  e  il  vautaggio  che  ne  provicnc  all'ordine  so- 
ciale. 

Una  parte  aiicora  sara  impicgata  nel  dare  un  ccnno  chiaraniciite 
espresso  intorno  agli  ordini  ed  alia  gerarchia  delle  primarie  Autorita  si 


giudiziarie  che  amministralivc,  attenendosi  piu  in  particolarc  alle  forme 
stabililc  nei  R.  Stall ,  c  segiiando  le  principal!  specialila  delle  loro  at- 
Iribuzioni  per  quanto  ne  riflelte  I'uso  piu  abituale. 

Finalineiite  s'avrii,  neH'uUiina  parte,  a  trattare  in  breve  modo  dclle 
pill  freqiieali  transa/.ioiii  del  coinmcrcio  ,  per  quanlo  spella  sia  al  iie- 
gozio  in  grande  ,  sia  al  traflico  ordinario  ,  sia  alia  mercatiira  anchc  piu 
ininuta  ;  quindi  delle  regole  per  essi  slabilite  e  dellapplicazione  gior- 
naliei-a  di  questc,  tanto  al  commercio  in  ogni  suo  ramo,  quanlo  all'cser- 
cizio  dcUiiulustria ,  oggetti  di  frequente  utilila  per  I'universale  della 
gioventu  chc  vive  in  condizioni  meao  elevate.  Ne  si  trascureranno  i  ceniii 
utilissimi  iiilorno  alia  teuuta  dei  libri,  al  maneggio  delle  cambiiili  ,  ed 
allc  altre  pratiche  conimerciali  alquanto  importanti  in  ogni  ordinc  di 
ncgozio. 

In  tutto  poi  il  corso  di  quest'opera  sara  cura  incessante  dell'  aulorc 
rinfoadere  nella  gioventii  quello  spirito  di  morale  religiosa ,  scuza  il 
quale  ogni  altro  animaestramenlo  riesce  inutile  o  pernicioso.  Dovru 
framiniscliiarnc  deslramente  i  prlncipii  coi  diversi  oggetti  d"  apposita 
istruzione  clie  saru  per  toccare.  Avvertira  di  farlo  in  modo  die  non 
istanchi  le  scorrevoli  menli  giovanili  sempre  pronte  a  rifuggire  da  qua- 
lunque  troppo  sermoneggiante  lettura ;  e  pei-cio  egli  evitera  ogni  forma 
di  apposita  rimostranza,  o  di  solenne  ammonizione,  procurando  anzi  di 
dedurre  tali  principii  dall'argomento  medesimo  che  si  traHa,  e  mostran- 
doli  come  vere  norme  d'ogni  ordine  regolarmente  stabilito. 

Dovra  altresi  coglicre,  senza  scostarsi  da  tali  norme,  tulte  le  orcasioni 
opportune  per  mostrarc  a  qucgli  auiuii  giovanili  la  certezza  del  IVutto 
immenso  che  gia  in  questo  mondo  raccoglieranno  da  un  virtuoso  tenor 
di  vita;  la  dignita  di  qualunque  professione  quando  e  lodevolmeiite  eser- 
ritata  ;  il  bene  che  ridondera  per  cssi,  pei  loro  concittadini ,  pel  loro 
|)aesc  dal  pcrfutto  adempinicnto  dei  proprii  doveri. 

Insomma  sara  giudicato  il  piii  dcgno  di  lode  e  di  gratitudine  quell' 
autore  chc,  lavorando  sul  tema  proposto,  si  applicherh  ad  innestare  r.ei 
ruori  della  gioventii  i  salutari  principii  di  una  morale  soda  e  religiosa 
nel  tempo  stesso  ch'  egli  imprcndcra  a  foniire  di  cognizioni  utilissime 
cotesta  numerosa  c  pregevol  parte  della  crescente  generazionc. 

L'opera  dovra  essere  scrilta  in  buona  lingua  Italiana,  ma  in  piano 
stile  adatlato  alia  comune  capacila. 

II  preniio  sara  di  una  medaglia  doro  del  valorc  di  lire  inillo. 


I  lavori  don'anno  cssci'e  prcscntali  prima  del  finir  di  dicembre  dell' 
anno   1839  manoscritti ,  e  senza  nome  d'autore. 

Essi  porterauno  una  epigrafe  ed  avranno  unita  una  polizza  sigUlata 
con  denlro  il  aoine  e  Tiadirizzo  dclTaulorc  ,  c  di  fiiori  la  stessa  epi- 
grafe posta  sullo  scritto.  Se  da  questo  uon  sara  viuto  il  premie  la  po- 
lizza non  si  apririi  c  sara  bruciata. 

II  manoscritto  rimarra  di  proprieta  dell'autore  premiato  a  condizione 
lultavia  ch'egli  dcbba  avcrlo  pubblicato  nel  terminc  di  sci  mesi  dal 
premio  riportalo,  c  che  la  slampa  si  faccia  coUe  normc  clie  a  tal  uopo 
ijli  veri-anno  prescritte  dall'  Accademia  stessa ,  la  quale  si  olTerisce  di 
acquistarne  per  proprio  conto  cento  esemplari. 

Sono  csclusi  dal  concorso  i  soli  Accadcmici  residenti. 

11  giudizio  sara  pronunziato  nel  primo  trimestre  dell'anno    i84o. 

1  pieghi  dovranno  cssere  dirctti  per  la  posta  od  altrimenti ,  ma  si- 
gillati  e  franchi  di  porlo,  alia  Reale  Accademia  delle  Scienze  di  Torino. 
Qiiando  non  vengano  per  la  posta  dovranno  essere  cousegnati  all'Unizio 
deir Accademia  mcdesima ,  dove  al  portatore  se  ne  dari  riccvuta. 

Torino   i."  ma^ijio   i838. 


Il  P\   Pvesidentc 
Conte  ALESSANDRO  SALUZZO. 


L' Accademico  Segrctario 
Cavaliere  Costanzo  Gazzera. 


ACCADEMIA  REALE  DELLE  SCIEIVZE 

DI    TORINO 

CLASSE  DELLE  SCIENZE  MORALI,  STORICDE  E  FILOLOGICHE 


PROGRAMMA 


JLia  Classe  propose  gia  nel  i83o  un  cjuesito  espresso  nella  forma  se- 
guente : 

«  L'Accadetnia  desidera  un  lavoro  storico-critico  sulle  Instituzioni 
))  Munlcipali  in  Italia,  dalla  cadata  delt Imperio  Occidentale  al  fine 
))  delTImperio  della  Casa  di  Svevia  ( Hohenstaufeu) ,  daWanno  47^  ^^ 
»    1 354  ■■ 

»  E  piu  particolarmente : 

»  i.°  Che  fatto  un  ritratlo  delle  xJtime  instituzioni  municipali  romane, 
»  si  vengano  distinguendo  le  miitazioni  succedute  in  ogni  eta  sotto  i 
»  Goti ,  i  Greci,  i  Longobai'dl,  i  Carolingi,  mentre  il  regno  e  I'impe- 
»  rio  erano  disputati  tra  Principi  Italiani,  Francesi  e  Germani,  e  in 
»  ultimo  sotto  gl'Imperatori  c  i  Re  delle  due  Case  di  Franconia  c 
«  di  Svevia. 

»  2."  Che  sulla  questione  della  piu  0  meno  intera  distruzione  di  quelle 
»  instituzioni  romane ,  si  renda  particolare  ragione  degli  scrittori ,  che 
))  tenncro  per  I'una  o  per  I'ahra  parte ,  particolarmente  Sigonio  ,  Fu- 
»  magalli ,  Lupi,  Sismondi,  Miuatori,  Savigny,  Leo  e  Pagnoncelli. 

»  3.°  Che  a  definire,  quanto  sia  possibile ,  tale  questione,  e   ridurla 


«  a  Jislintc  pavlicolari  cerlczzc ,  si  raccolgano  e  si  illustrino  quanti  piiN 
1)  si  possono  Dlplomi  Impcriali  cd  altri  documenli  alii  a  cliiarire  con- 
»  cessioni  di  diritti  c  governi  inunicipali  ;  ovvero  si  dimoslri  quali  cittci 
))   esercitarono  lali  diritti  senza  aver  mai  di  sillatte  concessioni  ». 

Nou  fu  risposto  allora  alia  doinanda;  ma  d'allora  in  poi  i  due  lavoi'i 
<li  storia  Italiana  sidle  vicende  delle  proprielk  ,  e  sidle  compagnie  di 
Ventura  premiali  dalla  Classe,  parecchi  altri  analoglii  falti  pure  recen- 
lemcnle  o  die  si  fanno  in  tiilta  la  nostra  penisola ,  ratlcnzionc  dcgli 
eniditi  e  de'  giovani  studiosi  italiani  e  stranieri  rivolta  a  silTalte  disqui- 
sizioni ,  e  massimamente  I'aiuto  e  il  conforto  die  \engono  a  queste 
dalla  pubblicazione  de'  Monumenti  di  storia  joatria  dovula  alia  mnnifi- 
cenza  di  S.  M.  il  Re,  tutto  fa  sperare  che  possa  oramai  essere  trattato 
felicemente  queirargomento ;  e  rimportanza  di  esso  per  ogiii  storia  spe- 
ciale  di  provincie  o  citta  italiane,  per  la  storia  generale  d'ltalia,  e  per 
quella  piii  universale  di  tutti  i  popoli  europei  die  piu  o  meno  presero 
da  uoi  le  islituzioni  cittadiue,  ha  determiuata  la  Classe  a  proporlo  nuo- 
\amente. 

II  punto  essenziale  di  tale  assunto,  e  quelle  delV Origine  de'Comuni 
in  Italia;  qiiindi  la  Classe  lascia  libero  a' concorrenti  di  scegliere  que- 
sto  o  I'altro  titolo  piii  ampio  gia  proposto  ,  e  di  svolgerlo  in  quella 
forma  ,  e  con  quella  estensione  die  paresse  piii  conveniente  a  rischia- 
risir  la  delta  questione  principale  ,  e  di  omettere  a  piacimento  la  discus- 
sione  delle  opinioni  die  non  ne  paressero  degne.  Siccomc  poi  parecchi 
de'  socii  della  Classe  ne  hanno  trattato  ,  e  nel  corso  de'  loro  studi  ne 
potrebbero  trattare  piix  o  meno  espressamente  e  con  opinioni  varie,  la 
Classe  crede  necessario  di  dichiarare:  ch'ella  non  intende  esprimere  ne 
preferire  nessuna  di  quelle  opinioni.  La  proposizione  stessa  di  tal  tema 
cosi  controverso  tra  i  soci  prova  il  desiderio  imparziale  e  comune  a 
tutti  di  rischiarare  i  propri  studi  con  gli  altrui. 

II  premie  sara  una  medaglia  d'ore  del  valore  di  seicento  lire. 

I  lavori  dovranne  essere  presentati  per  tutto  il  mese  di  dicembre 
iSSg,  in  lingua  italiana,  latina ,  o  francese,  manoscritti  e  senza  nome 
d'autore. 

Es.si  porteranno  un'epigrafe ,  ed  avranno  tinita  una  polizza  sigillata 
con  dentro  il  nome  e  1'  indirizzo  dell'autore  ,  e  di  fuori  la  siessa  epi- 
grafe  posta  suUo  scritto.  Se  da  questo  non  sara  vinlo  il  premie,  la  po- 
lizza non  aprirassi  e  sarik  bruciata. 


Jl  giudizio  Sara  pi'onunziato  nel  priino  trimestre  del  mille  ottoceuto 
(juaranla. 

I  pieghi  dovraiino  essere  dirctti  per  la  posla  od  altrimenti,  ma  sigil- 
lati  e  Iranclii  di  porto ,  alia  Reale  Accadeinia  delle  Scienze  di  Torino. 
Quando  non  vengano  per  la  posla,  dovrauiio  essere  consegnati  airUfli- 
■Ao  di'irAccademia  inedesima  ,  dove  lie  sara  data  ricevuta  al  portatore. 

Torino  il    i5  di  giiigno   i838. 


//  y.  Presidente 
Conte  ALESSANDRO  DI  SALUZZO. 


L' Accadeinico  Segretario 
Cavaliere  Costanzo  Gazzera. 


0  S  S  E  R  V  A  Z  I  0  ]V  I 

INTORNO  ALLA  DISCESA  ED  ALLA  IRRUZIONE 

D  E* 

CIMIIRI   m  ITALilA. 

DEL 

CONTE   GIANFRANCESCO    GALEANI  NAPIONE   DI  COCCONATO 


Approbate  nella  seduta  del  3o  maggio  i8a3. 


JLia  vitloria  riporlata  da  Mario  contro  i  Cimbri  ne'  campi  Raudit  e  uiio 
de'  falti  memorabili  dell'antica  Romana  storia.  Soggetto  peraltro  di  coii- 
troversia  divennc  tra  gli  eruditi  il  sito  dove  seguita  sia  tale  giornata 
famosa;  e  maggiore  assai  qucUa  intorno  alia  marcia  de' Cimbri  e  degii 
altri  popoli  settentrionali  lore  coufederati  altraverso  alle  Alpi  per  di- 
scendere  ia  Ilalia. 

Per  cio  che  appartiene  alcampo  di  baltaglia,  sebbene  il  celebre  mar- 
chese  Manbi,  seguendo  il  suo  dotto  concitladino  Panvinio  ed  il  Sigonio, 
lo  abl)ia  collocalo  presso  Verona,  e  che  il  pur  Veronese  Girolaino  Pom- 
pei  nella  sua  lodata  traduzione  di  Plularco  abbia  impcrturbabilmente 
adottata  la  Iczione,  che  il  MafTei ,  faceudo  violeuza  al  testo  del  Greco 
storico,  sostitui  alia  \ulgata,  per  guidare  i  Ronaani  ed  i  Cimbri  ad  az- 
zuffarsi  presso  alia  sua  patria,  cio  non  ostante  i  piu  dotti  critici  sono  al 
giorno  d'oggi  pcrsuasi  che  presso  Vercelli,  c  non  gia  presso  Verona, 
sieno   stati  sconfiui   i  Cimbri  dai  Consoli  Romani. 

Tom.  xu.  i 


OSSERVAZIONI   ECC. 


Di  falto  neiresaliissima  eclizione  ilel  teslo  gi-eco  tU  Plutarco  procu- 
rata  ilal  Reiskc(i),  leggesi  xwpov  Se  to  nO^iou  to  nspt  B£p-/.iXki/.g,  che  si 
trailucc  :  locum  et  canipuin  apud  Vcrccllas ,  e  qucsta  fu  ropinione  rc- 
plicalainente  ncUe  opcrc  sue  sostenula  tlal  ilcfunlo  noslro  coUega  nelle 
cose  deU'antica  geograGa  scgnalamenle  patria  versatissimo ,  il  cavaliere 
presitlcnle  Jacoiio  Duraiuli  (2).  Tra  gli  anlichi  scriltori ,  clie  I'agiona- 
roiio  (Iclla  invasione  dc'Cimbri,  prescelse  cgli  awediUainente  Plutarco: 
perciocclie  quautunque  il  Jnion  Plularco ,  seinpre  amabilc  ed  insirut- 
livo  nella  parle  morale  ,  noa  sia  egualmcnle  buon  critico  ,  in  qucsto 
parlicolare  perallro  die  concerne  alia  guerra  contro  i  CiiBbri ,  nierita 
inaggior  fede  d'ogni  allro  storioo,  attesoche  non  fece  altro  fuorche  com- 
pilare  i  Comenlari  di  Silla,  luogoteneme  di  Mario,  presente  ai  falti. 

Adunqiic ,  per  quaiUo  si  aspelta  al  determinare  il  site  de'  Campi 
Raudj  prcsso  la  citta  di  Vcrcelli ,  non  vi  ha  disparila  veruna  Ira  cio 
che  scrisse  il  noslro  colk'ga  ed  il  signor  Wah'kenaer  nella  sua  Memo- 
ria  inserita  ne'  volumi  dcU'  Inslilulo  di  Parigi  intorno  a  si  falto  puiito, 
lie  altro  y'\  resta  da  aggiungere  salvo  che  non  si  sa  vedcre  come  il 
coUocarsi  piulloslo  nella  propria  conlrada  che  non  in  un'allra  il  canipo 
di  una  batUiglia  fainosa  ,  si  riguardi  da  ccrluiii  come  un  vanlo,  un 
pregio  di  sua  patria,  quando  che  in  sostanza  non  e  che  una  vera  scia- 
guia.  Di  falto,  che  il  Piemonte  sia  stato  il  teatro  in  cui  si  apiirono  le 
siip.i^uiuosc  scene  duile  anlirhe  c  moderne  guerre  che  afllissero  1'  Ita- 
lia, ed  in  cui  termiiiarono,  dalla  discesa  di  Annibale  sine  a'suoi  giorni, 
venne  dal  savio  noslro  vescovo  di  Saluzzo ,  Francesco  Agoslino  dclla 
Chiesa  ,  riguardato  come  una  infelice  condizione  di  queste  nosli'e  re- 
gioni  (3) ,  come  gia  altrove  si  e  accennato ;  e  la  fatale  giornata  di  Ma- 
rengo, a  qucsli  xdliini  icmpi,  ne  fece  pure  lutluosa  tesiimonianza.  Vanto 
bensi  reale  e  glorioso  fu  che  gli    antichi    popoli    del   Piemonte  (4),   ed 


(f)  Lipsia   1775,  Tom.   II  ,  ji.  345. 

(2)  Vedi  Oui-jiidi  ,  Delia  coudi/.ionc  dcU'antico  VcrccUcse  e  dellc  Alpi  Grajc. 

(3)  V.  Cliiesa  ,  Croiiologia  dc'  Prclati  del  Piemonte,  e  Disscrtazionc  suU'  Autorc  del  lib.  De 
Imil.   C ,  p.  371. 

(4)  v.  lu  IcUcra  dcdicatoria  a  Madaraa  Rcale  Cristina  di  Francia  della  Cronologia  dc*  Prclali 
Picniontesi ,  Turino  16^5:  u  Mirari  desines,  Rcgina  solertissima  ,  pcrirc  mcraoriam  hominum 
>'  rpiaiido  pcrit  etiam  rcgionum.  Pcdcmonlana  sane  el  Sabaudica  ,  quae  Uuae  omnes  semper  irre- 
"  qitteiae  motus  Itatiae  el  excilalos  vidcre  primae,  et  compoaitos  censcrc  postremae  tol  testes  cia- 
»  dium  J  tol  riutrices  betlorum,  ita  panim  notac  iu  Lisloriis  sunt  ut  iuliospitali  comniissae  Cauca:>o , 
»  adliuc  maiorcm  alere  faraatn  dcbueriot  ». 


DEI.    CONTE    CIANF.    GALEANI    NAPIONE    DI  COCCONATO.  3 

cziiindio  i  Pieinoiilcsi  niotlerni  iibbiaiiu  in.ii  seinpre  e  soveiile  con  Ic- 
lice  csito  contribuilo  alia  clifcsa  d'llalia.  La  valorosa  rcslstcnza  falla  dai 
Tauriiii ,  ^\ii  sin  d' allora  alleati  de'Rotiiaui,  ad  Anniljale,  per  cio  che 
si  api)arru;iic  ai  falti  dell'antica  storia,  iic  e  una  prova  luminosa ,  a 
cui  si  dee  aggiuiigorc  clic  lo  viUorie  di  IMario  conlro  i  Cimhri  tanto  al 
di  la  dellc  Alpi  sul  Rodano,  quanlo  nc'soiiracceniiali  Campi  Raudj  presso 
Vercelli,  furono  in  gran  parte  frutto  della  bravura  dei  Liguri,  di  cui  i 
Taurlni  sopraccennati  co'  loro  clienti  formavano  una  dellc  Ir'dju  pin  rag- 
guardevoli. 

Ma ,  sc  il  dotto  accademico  francese  fa  caso  grandissimo  mcritamente 
di  Plularco,  il  quale,  com'e  detto,  compilo  i  Comenlari  di  Silla  della 
guerra  contro  i  Cimbri ,  e  che  asserisce  esser  seguita  qucUa  giornata 
nclic  piauure  di  VerccUi ,  e  clic  per  conseguenle  i  Campi  Raudii ,  di 
cui  parlano  Vclleio  Patercolo ,  Floi-o  ed  Aurelio  VilLore  ei'ano  presso 
VerccUi,  cd  approva  quanto  in  confcrmazione  di  quella  opinioiie  allega 
il  cavaliere  Durandi ,  soggiunge  pero  essei-e  il  niedcsimo  collega  no- 
stro  caduto  in  un  errore  assai  grave  e  da  fame  le  meraviglie  (5),  at- 
tesoche  prelende  che  ,  ad  eccezione  del  solo  Plutarco  ,  tulti  gli  aulori 
che  lianno  parlato  di  quelle  eveuicaento  si  sieno  ingannati,  allorche  la- 
sciarono  scriuo  che  i  Cimbri  erano  discesi  dalle  Alpi  di  Trento  ,  ed 
aveano  passato  TAdige  ,  fondandosi  il  cavaliere  Durandi  sulla  considcra- 
zione  die  troppo  lonlano  e  il  Cume  Adige  dalle  pianure  del  Vercellese. 

Soslienc  adunque  il  signor  Walckenaer,  per  dimoslrare  il  preteso  er- 
rore deiraccademico  nostro  ,  l'  autorita  di  Floro  ,  ove  dice  che  i  Cim- 
bri si  lasciarono  ammoUire  dalle  morbidczze  della  ^'e^ezia  ;  vuole  che 
yAtiso  di  Plutarco  sia  la  cosa  medesima  che  VAlhesis  di  Floro,  e  non 
sa  concedere  che  sia  piultoslo  la  Tosa,  oscuro  flume  che,  dic'egli  , 
scorrc  soj)ra  le  alle  montagne,  c  conchiude  che  in  questa  conform ita  la 
narrazione  di  Floro  e  pcrfeltamenle  d'accordo   con   qiiella  di  Plutarco. 

Ma  vcdiarao  se  sussista  veramente  che  la  narrazione  di  Floro  sia  uni- 
formc  a  quella  di  Plularco  ,  che  e  tanto  come  dire  alle  memorie  di 
Silla,  c  qualora  sia  sostanzialmente  divcrsa,  non  vi  ha  dubbio  che  il  si- 
gnor Walckenaer  medesimo    non  fara  difilcolta  nessuna    di    ])referire    a 


(5)  «  Unc  crrcur  bien  grave  et  bien  surprcuunte  »  Walckenaer,  Mcmoire  sur  la  situation  iles 
Campi  Kaudii  ,  ct  sur  la  route  suivie  par  ces  peuples  pour  sc  rcndrc  en  italic  ,  p.  3G3  ct  3G4  ; 
Mcmoiret  de  I'lnstilut,  Acad,  dcs  Inscriptions   ct  Belles- Lcttrcs,  Tom.  VI,  Paris  iSja. 


.(  OSSERVAZIONI    ECC. 

Floro  ,  clie  scrivea  a"  lempi  di  Adriaiio,  rauloriui  cli  lui  luogolenente 
inedcstmo  di  Mario  die  si  trovo  prescnte  ai  fatli,  e  non  solo  conteui- 
poraueo ,  e  di  un  uomo  di  guerra  qual  era  gla ,  e  quale  poscia  divenne 
Silla. 

Lascio  stare  che  Silla,  presso  Plutarco,  non  dice  gia,  come  asserisce 
Floro ,  die  i  Cimbri  abbiano  falto  lungo  ne  breve  soggiorno  nella  Ve- 
nezia;  il  nodo  piincipale  nasce  dal  determinare;  se  il  Gume,  di  cui  par- 
lano  sia  Plutarco  die  Floro,  che varcarono  que'  Sctlentrionali  per  di- 
sccndcre  in  Italia  ,  sia  I'Adige  ovvero  piutlosto  la  Tosa ,  flume  che 
mette  foce  nel  Lago  Maggiore  nell'alto  Novarese.  Se  per  una  parte 
I'iivcr  supposto  che  il  fiume  nominato  presso  Plutarco  fosse  I'Adige  (come 
suppose  anclie  Floro  )  indusse  il  marchese  Maflei  a  trasportare  presso 
Verona  i  campi  Raudii,  ed  a  far  violenza  manifesta  al  testo  di  Plutarco 
con  sostitiiire  la  sua  patria  alia  citta  nostra  di  Vereelli ;  pare  d'altro 
lato  che  I'avere  il  dolto  accademico  francese  corretto  I'errore  del  Ve- 
ronese rinomatissimo  Iclteralo ,  con  coUocarc  presso  Vereelli  i  Campi 
Raudii  nella  vera  loro  siluazloue  ,  avrcbbe  dovuto  farlo  sospettare  che 
I'Atisone  non  fosse  I'Adige,  e  per  consegueiite  un  diverso  scbben  men 
nolo  fiume,  e  coerentemente  ad  esso,  dopo  averlo  scoperto,  dirigcre  in 
aitra  guisa  le  marcie  dc'  Cim])ri  per  gnidarli  a  combattcre  presso  Vereelli. 

Ad  oqiii  modo  che  I'Atisone  sia  TAlosa  moderna,  e  che  a  quel  passo 
delle  Alpi  siasi  recato  il  grosso  delle  genti  de'  Cimbri  per  penetrare 
in  Italia,  parmi  che  non  sia  difficile  il  dimoslrarlo;  con  dare  a  dive- 
ilere  che  ben  lungi  dall'essere  caduto  il  Durandi  in  grave  en-ore  , 
nierita  la  lode  dislinta  di  avere  messo  in  plena  luce  un  punto  rilevanle 
delPantica  storia. 

I  Cimbri  adunquc  doveano  avvlarsi  alia  volta  piultosto  del  Sempione, 
tultoche  pill  difficile  e  men  noto  passo  per  varcare  le  Alpi,  die  non  a 
(|uelle  di  Trento;  ed  il  fiume  Atosa  fu  qudlo  che  traltenne  alquanto  il 
loro  viaggio,  e  che  tragiltarono  sforzando  Calnlo  die  crasi  ivi  fortificato 
a  ritirarsi  presso  Vereelli,  onde  impedire  il  passaggio  piu  imporlante 
del  Po.  I  condottieri  de'  Cimbri  e  degli  alleati  loro,  i  Tcutoni  e  gli  Am- 
broni ,  nel  dirigere  la  loro  mossa  eontro  i  Romani ,  e  nel  combinarne 
le  operazioni  e  le  marcie,  non  manearono  al  certo  d'lntclligenza.  Giunli 
nel  Norico  (6)  (vale  a  dire  nell'Alta  Austria  moderna  )  sia  per    assalire 

(6;  Plut.  io  Mar.  p.  83o. 


DEL    CONTE    GIANF.    CAf-LEANI    NAPIONE    DI    COnCONATO  5 

i  Roinani  di  qua  e  di  iu  dalle  Alpi,  sla  per  procacciare  sussislenza  a 
si  gran  numero  di  genii,  si  divlscro  c  si  separarono  in  due  gran  Corpi. 
I  Teutoni  e  gli  Ambroni  si  avviarono  verso  le  Gallic.  I  Cimbri  si  ac- 
cinsero  a  passar  le  Alpi  dirctlamenlc  per  disccndere  in  Italia.  Debcllali 
clic  fossero  stall  dai  Teutoni  e  dagli  Ambroni  gli  cscrciti  Romani  che 
campcggiavano  lungo  ilRodano,  per  assicurarsi  le  spalle  ,  il  lore  dise- 
gno  era  di  passar  ancli'essi  le  Alpi  per  congiungersi  co'  Cimbri  in  Italia , 
e  colle  forze  loro  riuntte  alTrontar  gli  altri  eserciti  nemici ,  detlar  le 
leggi  e  le  condizioni  dclla  pace,  e  vencndo  cpieste  rifiulate,  impadronirsi 
di  tutta  Italia  e  di  Roma  colle  armi  vitloriose. 

I  Teuloni  e  gli  Ambroni ,  dopo  esser  giunti  nelle  Gallic,  mcnlre  at- 
lendevano  il  riscontro  chc  i  Cimbri  fossero  discesi  in  Italia  ,  per  non 
torpire  neU'ozio ,  e  quello  che  piu  rileva ,  per  somministrare  sussislenza 
alle  loro  truppe  numerosissime,  sussislenza  che  non  potendosi  con  altro 
modo  ricavare  eccetlo  col  mezzo  delle  depredazioni,  devasiando  e  spo- 
gliando  d'  ogni  derrala  necessaria  alia  vita  in  pochi  giorni  ample  con- 
trade,  fecero  inia  incursionc  nelle  Spagne,  incursione  che  Silla,  presso 
Plutarco ,  qualiGca  ed  assomiglia  ad  un  riflusso  (7).  Ma  sapendo  che 
Mario  era  a  campo,  com' e  detto  ,  verso  le  foci  del  Rodano ,  mossero 
conlro  esso  raarciando  lungo  la  splaggia  liguslica  del  mare,  e  giunsero, 
sebben  con  esllo  infeliclssimo ,  a  far  giornala  presso  le  Acqiie  Sestie , 
vale  a  dire  la  moderna  cilia  di  Aix  in  Provenza  ,  nel  modo  che  de- 
scrlve  Plutarco. 

Ma  la  campagna  di  Mario  conlro  i  Teuloni  al  di  la  delle  Alpi  non 
riguarda  il  punto  di  cui  si  tralta,  che  consiste  nel  dcierminare  il  site 
preciso  delle  Alpi  d'onde  discesero  i  Cimbri  conlro  resercilo  di  Catulo. 
Si  dee  soltanto  notarc  che  il  dirsi  da  Plutarco ,  che  i  Teuloni  ed 
Ambroni  nel  rilornarc  dalle  Spagne  e  per  venire  al  Rodano  conlro 
Mario,  marciarono  per  la  Liguvia  lungo  il  mare  (8),  non  solo  non 
dee  far  difllcolla  veruna  ,  ma  anzi  luminosamente  confcrma  cio  che 
in  allro  proposito  con  rara  erudizione  vcnne  divisando  lo  slesso  nostro 
cavalicre  Durandi.  E  chc  nc  sia  il  vero  nel  suo  Saggio  siiUa  Storia 
degli  anlichi  popoli  dltalia  (9),  opera  dottissima  ,  tuttoche  da  lui  det- 


(7)  Plut.  in  Mario  pag.  8a6. 

(8)  Itn  /ffj-vojv  tni  MifioY  jmpk    &«AaT^ay.  Plat,  in  Mario  p.  83o. 

(9)  Torioo  ,  1 769. 


f,  OSSERVAZlONI     ECC. 

lata  in  cl;i  ancora  giovanile ,  dimoslra  1'  esisicnza  di  anlicliissime  co- 
lonic di  Liguri  nolle  Gallic  coll'  aiitoiila  di  parecchi  anlichi  scrittori , 
e  princiiialmcnle ,  per  quanto  conccrne  ai  Liguri  clie  abitavano  Ic 
spiagge  del  mare  delle  Gallic  ,  coll'  autorila  di  Scilace  Cariandro  , 
scritlore  di  esiinia  anlichila  ,  e  die  gareggia  per  questo  pregio ,  sc- 
eondo  alciini  critici  ,  persino  con  Erodoto  ,  il  quale  Scilace  ncl  suo 
Periplo  annovera  dai  Pirenei  sino  al  Rodano  gli  Ibei'o-Liguri.  Ag- 
giungciido  alirovc  il  Durandi  (lo),  clie  lutla  la  spiaggia,  dal  Rodauo 
sino  alia  Spagua,  appcllavasi  Liguslica,  e  che  in  cio  concordano  tutli 
gli  antichi ,  e  I'istesso  Scilace ,  il  piu  antico  geografo  che  abbia  de- 
scriUo  le  coste  del  Mediterraneo.  Ora  questo  luogo  di  Plularco,  in  cui 
chiama  Liguria  parimente  Ic  region!  niariuimc  tra  I'lbcria  cd  il  Ro- 
dano ,  conferina  sertipre  piu  Tasserzione  del  Durandi  ,  tanlo  piu  che 
Plutarco  (  o  per  dir  ineglio  Silla  presso  Plutarco)  distingue  accuratamente 
quest!  Liguri  transalpini  da'  nosiri  Liguri  italiani  ,  dove  descrivcndo  la 
baltaglia  vinta  da  Mario  presso  le  Acque  Sestic  dice  clie  i  primi  che 
valorosainente  invesiirono  gli  Ambroui  e  Teuloni  furono  i  Liguri  ita- 
liani (i  i). 

Del  vcsto ,  se  mediante  il  \alore  di  cotesti  nosiri  antichi  pacsani  e  delle 
allre  geuti  di  Mario  non  fossero  stali  lagliati  a  pezzi  i  Teutoni  sul  Ro- 
dano con  quel  corpo  numcrosissimo  di  armati  confederati  loro,  che  avea 
penetrato  nelle  Gallic,  avrebbero  essi  potuto  senza  ostacolo  per  la  valle 
di  Slura  passar  le  Alpi  noslre  ed  arrivare  nella  Liguria  Circumpadana 
alle  spalle  di  Catulo ,  assalito  di  froute  dall'  allro  pur  numcrosissimo 
Corpo  de'  Cimbri ,  ondeche ,  senza  questa  troppo  disdetta  dei  Teutoni  , 
oltimamente  e  da  esperti  capiiani  idcata  secondo  le  regole  migliori 
della  stratcgica  si  sarcbbe  dovuta  riguardare  la  pianta  generale  di  quella 
guerra   dei    popoli   scltcntrionali  contro  i  Romani. 

A  nonna  poi  di  questa  pianta  generale  doveano  i  condottieri  di  que- 
sta grandiosissima  iinprcsa  ingcgnarsi  di  riunire  il  piili  sollecilamenle  che 
per  essi  si  potcsse  tutle  le  forze  loro  a  pie  delle  Alpi  in  Italia ,  per 
far  la  guerra,  secondo  le  massime  degli  stessi  Romani  e  di  tuUi  i  con- 
quistatori,  corta  c  grossa;  ed  a  questo  fine  doveano  studiarsi  i  Cimbri 
di  calare  in  Italia  passando  in  un  sito  che  pii  gli  avvicinasse   al  corpo 


(loj  Durandi  ,  Saggio  sulla  Storia  degli  anlicbi  popoli  d'ltalia  ,  pag.  5l   c  pag.    14^. 
(11}  Plutarco  in  Mario  ,  p.  838. 


DEI.    CO?iTE    CIANF.    CAI.r.ANr    NAPIONE     DI    COCCONATO.  rj 

del  Teutoni  g<\  Amlironi  die  veniva  dalla  Provenza  ;  ed  ollrcaccio 
cercarc  uno  de'  passi  men  noti  e  mcno  facili ,  onde ,  se  avesse  potato 
riuscir  loro  d'  ingamiare  il  capitano  do'  Romani  clic  andava  S])iando  Ic 
loro  uiarcic  attravcrso  alio  Alpi ,  incontrare  ostacoli  ininori.  Questa  fu 
la  pratica  di  tuUi  i  piu  sperimcnlati  coudoltieii  che  giiidarono  da  tempi 
piu  anlichi  sino  a'  giorni  nostri  esercilo  a  danno  dell'  Italia ,  il  cercar 
poco  noti,  Irasciirali,  o  poco  cusloditi  passi  tra  que'  diriipi ;  onde  le  Alpi 
non  furono  mai  di  scherino  per  rmfelice  lialia  contro  il  furore  de'  ne- 
mici.  Tale  era,  non  gia  il  passo  conosciuto  piu  aperto  e  facile  della 
valle  di  Trento,  ma  bensi  quelle  delto,  a' giorni  nostri,  del  Sempione, 
negli  ulliiui  confini  dellanlica  Rezia  verso  i  Libici,  ora  I'Allo  Novarese. 
Questo  era  il  partito  che  per  la  ragion  di  gucrra  doveasi  pigliare  dai 
Cimbri  ,  e  questo  fu  per  rappunto  quelle  che  di  latto  pigliarono. 

Mollc  e  conchiudenti  sono  le  prove  che  ce  ne  somministrano  gli 
anlichi  scriltori ,  c  specialmente  Plutarco.  Dall' Epitome  di  Livio  sap- 
piamo  che  i  Cimbri  si  congiunsero  nell'Elvezia  co'Tigurini  ,  che  tene- 
vano  a  uii  dipresso  la  contrada  che  al  prcsente  >ien  chiamata  il  Can- 
tonc  di  Zurigo.  Dall'Elvezia  pertanto  e  non  dal  Trenlino  doveano  passar 
in  Italia  ,  ed  ottimo  avviso  era  il  pigllar  lumc  da'  popoli  confinanli  col- 
ritalia,  quali  erano  gli  Elvezii,  ed  alironde  Gerinatii  anch' essi ,  come 
qucUi  die  erano  meglio  informati  dei  passi  delle  Alpi  men  pralieati , 
onde  sorprendere  i  Romani.  Catulo  cio  non  pertanto  che  coUe  sue  genti 
andava  spiando  le  marcie  de'  Cimbri ,  e  che  a  questo  One  campcggiava 
(ra  le  Alpi,  non  volcndo,  come  lalvolta  si  e  da  alcuni  capitani  improvi- 
damente  pi-aticalo ,  dispcrdere  in  piu  parti  le  sue  genti ,  ne  lasciarle 
consumarc  dall'asprczza  del  sito  prima  che  non  dal  ferro  de'  nemici , 
lascio  i  giiiglii  e  le  strette  delle  montagne  ,  e  si  pose  a  campo  alle 
radici  delle  Alpi  dove  difeso  dal  sito  e  da  un  fiiime  fortificandovisi  po- 
tesse  contrastare  il  passo  al  nemico.  Ne  dovea  pero  gia  egli  lasciar 
troppo  grnn  iratto  di  pacse  lilicro  alle  devastazioni ,  agli  alloggiamenli 
ed  alia  sussistcnza  dei  Ciinbri ,  ma  si  bene  scegliere  il  prime  sito  op- 
portuno  e  meno  rimoto  dalle  radici  dcUc  Alpi  dove  radunar  polesse  le 
genti  sue,  schierarvisi,  spiegarle  tutte  e  venir  con  vantaggio  a  far  gior- 
nala.  Per  csser  padrone  del  fiumc  e  di  entrambe  Ic  spondc,  dopo  aver 
fatto  sopra  di  csso  un  ponle,  lo  fortifico  con  due  teste  di  ponle,  come 
si  chiamano.  ^la  qual  fu  cotesto  fiumc ;  il  Durandi  asserisce  che  fu  I'A- 
tosa,  Cumc  che  scorre  nella  Valle  d'Ossola ,  e  sbocca  nel  lago  Verbauo , 


8  OSSERVAZIONI    ECC. 

ora  deito  Lago   Maggiore  ;  all'inconlro  il   signer  Walckenaer   pretende 
che  sia  I'Adige ,  mollo  piu  nolo  e  famoso  che  non  I'Atosa. 

Plularco  lo  cluama  rcplicatanicntc  Ari7wu  cd  Ano-wvo;  (la),  e  quan- 
tunquc  coiniincinenlc  i  traduttori,  e  non  solo  il  Pompci  ncUa  sua  U-a- 
tluzionc  ilaliana,  ma  eziandio  ncUa  lalina  pubblicata  dal  Rciskc  s'intenda 
c  si  spicghl  cpieslo  fiume  pci"  I'Adigc,  c  per  allro  dcgno  di  parlicolar 
considcrazione  che  il  Freiusemio  ,  che  con  lanla  dollrina  cd  clcganza 
eziandio  fece  i  supplcmenli  a  Livio,  assicura  che  sino  da'  suoi  tempi  i 
critici  piu  eniditi  leggevano  in  Plulai-co  Atisonem  non  Athesim  (i3)  ; 
dove  scorresse  poi  lal  fiume  ,  e  quale  ne  fosse  il  nome  moderno  nol 
dice  il  Frcinscmio,  ed  era  riserbato  al  iioslro  coUcga  il  rinvenirlo. 

Ne  si  opponga  ,    che  per  li  Cimbri  ne'  tempi  andali  dovesse    cssere 
impratieabile  e  piu  disastroso  che  non  al  presente  il  passo  del  Sempione, 
e  che   non  si    allargasse    nella   Valle    di   Ossola   il   piano   in   modo    che 
alloggiar  vi  potesse  un  esercito  e  corabatlere.  Porciocche  e  da  riflettersi 
che  le  montagne  ne'  tempi  anlichi  ei"ano  piu  riveslite  di  IciTcno ;  meuo 
scoscesc  ,  e   per  conseguente  piii  collivate  e  piii  abitate    di    quello    che 
sieno   al  giorno    d'oggi,  e  meno  disaslrosi  ne  ei'ano  i  passi.  Chi    scrive 
ha  avuto  campo  di  osservare  i  guasii  falti  alle  contrade  alpeslri  uostrc 
<lel    Piemonte    dal    temjx)   slruggiiore.    Sclve    foltissime   ridolle    a    iiuda 
pietra,  vigne,  di  cui  si  scoprivano  ancora  le  traccie,  annuUate,  e  sotto 
i  suoi  occhi   medesimi  ,  rovinare    al  basso  i  campi ,    ondc    il  nome    di 
rovine    dato  a  parecchie  regioni    dei  lerritorj  di  montagna ,  e  se   cio  e 
succeduto  nel  breve  perlodo  di   pochi   luslri,    chi   non   vede   quali    de- 
gi'adazioni  negli  alti  montl  e  nelle  valli  devono  di  necessila  esser  seguite 
nel  corse  di  taiiti  secoli ,  dopo  I'cpoca  della  discesa  de'  Cimbri  in  Italia,  e 
Quaiilo  cangiar  pud  lunga  eta  vetusta  ? 
Rispetto  poi  alia  possibilita  di  porsi  a  campo  un  esercito  nella  Valle 
di  Ossola  e  ne'contorni  del  fiume  Atosa ,   cosicche   riguardar   si  debba 
(|uel  sito    come    una   posizione    mililare    atta   a    frontegglar    il    nemico  ; 
onde    Calulo  abbia   adoperato    saggiamenle    ad   aspeltar   a   quel   varco  i 


(12)  I'lut. ,  Ediz.  di  Lipsia  greco-lat.  del  1775,  p.  844  ^  846. 

{i3)  V.  Frciscmius  ,  Supplcm.  al  libro  LXVIII  ,  n.°  XLVI  di  T.  Livio  a  Pro  Athcsi  FluTio 
>■  I'luUrcus  Atisoncra  ponit :  idquc  hodic  viris  crudilis  placcre  video  u.  T.  L.  Tom.  VII,  p.  ii5, 
Amslcl.  1720.  —  II  BaiidranJ  senza  csitazionc  vciuna  alTcniia  che  I'Atisonc  non  c  altro  fuorcbe 
)i  Tosa  die  scorre  prcsso  Domo  d'Ossola. 


DEI,    CONTF,    GIANF.    GALEANr    NAPION'E    DI    COCCONATO.  Q 

Clmbri ,  sel)l)ciie  poscia  per  improvviso  timorc  nalo  ne'  suoi  solilali,  u 
qualuiupie  la  ragion  nc  fosse ,  abl)ia  dovuto  abbandonarlo  ,  rilirandosL 
verso  Ic  pianure  di  Vercelli  ,  i  successi  dclla  storia  militure  de'  lempi 
posteriori  il  danno  cliiaramenle  a  divedere. 

11  P.  BercUi  iiella  elaboralissima  sua  Dissertazione  corografica  dcl- 
ritalia(i4),  chiaina  celebri  nelle  storie,  anche  nel  medio  evo,  i  Campi 
Caniui  sopra  I'AtoSa ,  de' cjuali  fa  menzione  Gregorio  Turonese  (  i5), 
dove  descrivc  la  battaglia  in  cssi  campi  seguita  verso  il  fine  del  sccolo 
sesto  tra  i  Frauchi  ed  i  Longobardi;  c  ben  con  ragione  celelni  nclle 
storie  vennero  dal  Beretli  chiainati  i  Campi  Canini,  dacche  I'imperalore 
Coslanzo,  secondo  clie  narra  Ammiano  MarccUiuo  (i6),  con  migliorfor- 
tuna  clie  non  Caiulo,  in  quel  sito  medcsimo  sconfisso  gli  Alamanni ,  ta- 
gliandone  a  pezzi  una  gran  parte,  e  ponendo  in  fnga  il  rimancnle;  e  per 
ultimo  anchc  Sidonio  Apollinare  nel  Panegirico  di  Maggiorano  (I'j)  ac- 
cenna  qucsti  medesinii  Campi,  intorno  alia  posizione  geogi-afica  e  mi- 
litare   de'  qiiali    non  puo  piu  rimauer  dubbio  ■veruno. 

Se  alcuno  hramasse  indagare  onde  il  nome  di  Campi  Caniui  derivasse, 
sebbene  ,  dacche  non  si  puo  piu  dubitare  del  sito  precise,  cio  poco 
rilevi  ,  e  sebben  troppo  difficile  cosa  sia  il  voler  sapere  I'origine  de' 
iiomi,  si  potrebbc  per  soddisfar  in  parte  a  silTatta  curiosila  proporre 
ima  congettura,  e  quesla  consiste  unicamente  nel  rifleltere  che,  ignoran- 
dosi  ne' bassi  tempi  i  falti  deH'antica  Romana  storia,  e  rimancndo  una 
idea  confusa  clie  famoso  fosse  quel  luogo,  siccome  il  rognome  Catulus 
altro  non  significa  in  buoua  lingua  lalina  se  non  se  cagiiuolino ,  percio 
Canini  ,  senza  saperne  il  pcrche  venissero  denominati  que'  Campi ,  a 
vece  di  cliiamargli  Campi  di  Catulo. 

Qualunque  peso  dar  si  voglia  a  questa  coiigettura  mia  ,  rimane  in- 
concusso  il  sistema  del  Cavaliere  Durandi,  clie  I'Atosa  di  Plutarco  nulla 
ha  clie  far  coU'Adige,  e  che  i  Cimbri  per  la  Valle  dell'Ossola,  e  non 
per  quella  di  Treuto  discesero  nelle  pianure  del  Vercellese. 


(i4)  Tom.  X,  R.  I.  del  Miirator.  ,  col.  4'J6. 

(i5)  Grcgor.  Turon.,  Hist.  Franc,  lib.  X,  cap.  Ill,  col.  4SG,  cili».  di  Parigi  del  Ruinart,  iGgy- 
(iG)  «c  Ad  quern  procOiUtm  Imperator  cgrcssiis  in  liaetios  Camposque  veiiit  Caninos  ».  Antmian. 
Marcellimts  ,  lib.  Xf^,  cap,  ly,  pag.  72,  cdiz.  di  Adriano  Valcsio,  Parigi  1G81. 
(1;)  Sidoniiis  ApoU.  carm.  V ^  v.  3;G  ; 

u  Perque  Canis  quondam  dictos  de  nomine  Campos  ». 

Ediz.  del  Sismondo  Op.  Tom.  I  ,  pag.  ii;6. 

Tom.  xli.  a 


10  OSSERVAZIONI    F.(.C. 

\ do  c  ilie  il  sig.  Walckeniier  contrappone  (i8)  Floro  a  Plularco  , 
anzi  teuta  d\  coiu'ili.ire  la  iiarrazionc  tli  Floro  con  qiiella  di  Plularco, 
e  biasluia  il  Duraiuii  per  aver  in  cerlo  inodo  riguai-ilalo  Floro  come 
scritlore  ronianzesco  ;  nia  lasciaiitlo  slare  che  i  Coruciilarii  di  Silla,  iii 
cui  parla  della  guerra  coiUro  i  Ciinlni  (  pcrsonaggio,  giova  ilripclcrlo, 
non  solo  contcmporaneo ,  ma  cost  iiifoimalo  ed  iiitelligenle  di  cose  di 
guerra),  compilali  da  Plularco,  soiio  seiiza  paragonc  iicssuno  mollo  piu 
aulonlico  monumenlo ,  die  non  ringegnoso  e  brillaulc  compendio  di 
Floro,  vissuto  tanlo  lein|!0  dopo  sollo  Adriauo;  lasciando,  dico,  qucsto 
da  parte,  Taccusa  di  narralorc  di  cose  maravigliose  ed  incredibili ,  che 
lanlo  e  come  diic  romanzeschc,  non  fu  11  Durandi  il  primo  a  dargliela. 

11  sopracltalo  Freinsemio,  acccnnando  cssersi  dello  da  taluno  (  e  que- 
st! e  Floro  )  die  giunli  i  Cinibri  alle  sponde  del  Cume  ,  tenlassero 
cogli  scudi  e  coUe  mani  stesse  opporsi  alia  correnle  per  tratlenerla  (19), 
soggiunge :  quod  iion  tarn  ab  ipsis  slolide  factum ,  quean  a  scriptoribus 
pucriliter  credilum  uulumein  (30)  ;  e  dopo  aver  rifcritc  allre  consimili 
cose,  conchiude  con  dire  quae  merilo  severiores  eiiatn  Gvaeci ,  caete- 
roquin  Caeta  fabulis  naiio ,  pro  ridiculis  et  anilibus  commenlis  cx- 
ploserc.  Di  questa  slrana  bravura  de'  Cimbri  non  fa  menzioiie  vtruna 
Plularco ,  come  pure  non  parla  punto  ne  poco  del  loro  lungo  soggiorno 
nella  Venezia,  dove  non  diversamenle  che  Annibale  in  Capua  si  lascias- 
sero  corrorapere  dalle  ddizic.  Della  Venezia  non  dice  pimto  ne  poco  , 
ma  bcnsi  che  dopo  aver  coslretto  Catulo  a  levar  il  camjio  dalle  sponde 
dell'Atisone,  cioe  dell'Atosa  ,  ed  espugnata  la  forlezza  che  era  in  capo 
del  ponte,  devastarono  ampiamente  il  Iralto  di  paese  privo  di  difesa , 
poslo  Ira  la  Vallc  d'Ossola  e  Vercelll,  che  tanto  e  come  dire  lulto 
I'AUo  e  Basso  Novaiese,  nel  teste  greco  xr,v  yfipciu,  che  ncUa  traduzioiie 
lalina  pubbUcata  dal  Reiscke  si  traduce  semplicemente  pei-  agrum,  scuza 
far  punlo  ne  poco  menzione  della  Venezia. 

La  Guerra  dc'Cimbri  terminata  colla  sanguinosissima  e  per  essl  falale 


(18)  Walckcn.  p.  3;o. 

(19)  FrcinsL'm.  loco  ciUlo  ,  n.  XLVIl  ,  p.    ii6. 
(30)  Floru  lib.  lU  ,  pag.  inilti  21G. 

«  AUicsini  fliimon  non  pontc  iiec  navibus,  scJ  quadam  stoUtUtaie  harbavica  priraum  corjio- 
>i  ribui  aggpcssi ;  posUjuam  rctinere  aiiincm  maiiiOus  tt  ctypeis  fnislra  Iciitaverant,  ingesta  obrutum 
»  .«}'lva  traiisilucrc  u. 


DEL    CONTE    CrAKFn.    GALEANI    NAPIONE    DI    COCCOSATO.  I  t 

glornata  de' Campi  Rauilii  pi'esso  Vercclli ,  e  prccisameiile,  sctoiiuo  ihe 
pcnsa  il  noslro  Durandi  ed  anche  un  altro  scrillor  nostio,  I'clcqantc  la- 
tinista  il  V.  Gnido  Ferrari,  Novarese  (21),  nei  campi  ora  ilelti  di  Ro  (22) 
sxil  terrilorio  di  Biaudrate,  avea  avulo  principio  iiotabile  spazio  di  tempu 
prima. 

La  loro  totale  sconfitta  non  segui  se  non  sc  nell'anno  di  Roma  649 
(23) ,  quandoche  (  per  non  parlar  di  una  spedizionc  di  cssi  ,  di  cui  si 
trova  nn  cenno  in  Giulio  Osscqiiente  aU'aniio  di  Ronia  640)  giii  pcne- 
trali  erano  iiella  Gallia  Narbonese  e  con  iirospcra  fortuna  vi  gucrreg- 
giavano  (24) ,  avendo  sconfitti  gli  escrcili  Romani  del  Console  Marco 
Aurclio  Scaiiro  nell'anno  645  ,  e  deU'allro  Console  Q.  Servilio  Cepione 
neU'anno  647.  I  Cimbri,  come  e  nolo,  erano  Germani  venuli  dalle  spiag- 
gie  del  Ballico,  ma  si  erano  congiunli  non  solo  coi  Teuloiii ,  ma  ezian- 
dio  cogli  Ambroni  e  coi  Tigurini  dell'Elvezia,  nazioni  ttitle  germaniche 
nemiclie  de'  Romani  ;  e  da  piA  lati  minacciavano  le  provincie  romane , 
ritalia  e  Roma.  I  Tigurini  eransi  congiunli  co' Cimbri  ne' confini  degli 
AUobrogi  (25)  ,  dove  nell'anno  646  tagliarono  a  pezzi  la  maggior  parte 
dell'esercilo  del  Console  Lucio  Cassio  Longino,  che  lascio  sul  campo  di 
batiaglia  la  vita,  facendo  ])assare  ignoniiniosamenle  sot'.o  il  giogo  le  re- 
liquie  delle  trnppe  romane  debellate  (aO)  ;  e  siccome  i  Tigurini  erano 
i  piu  vicini  all'Italia  ,  e  de'  passi  delle  Alj>i  piit  di  ogni  altri  iuforma- 
tissimi ,  sei-virono  di  guida  a'  loro  alleati.  Da  tutlo  cio  si  fa  manifesto 
che  non  dovcansi  da  essi  in  ncssun  modo  dirigere  le  marcie  verso  il 
lontano  ,  benclie  piii  aperto  passo  delle  Alpi  Trentine  ,  ma  bensi  al  piu 
prossimo  del  Sempione ,  sia  per  non  dilungarsi  da'  loro  coUegati  die 
guerrcggiavano  nelle  Gallic ,  e  jotersi  coiigiungere  ad  essi  onde  con 
tutte  le  forze  loro  invader  ITtalia  ,  cosa  die  sai-ebbe  agevolmente  loro 
riuscila  se  i  Teuloni  e  gli  Ambroni  non  fossero  stali  disfalti  da  ISIario 
presso  le  Arque  Seslie,  sia  per  prevalersi  di  xm  passo  men  noto,e  die 


(ai)  Guidonu  Ferrari  e  Socictale  lesu  Dissertauones  pertinenles  ad  Insubriae  antit/uitates.  Ah- 
diolani  17O5  ,  pdij.  6^,  Dissert.  /K,  de  praclii  loco  inter  Marium  et  Cynibros. 
(j'ij  Alpi  Grajc  pag.  86. 

(lV)  V.  Nii-uport,  Uisl.  Rcipub.  et  Imperii  Homani,  Tarn.  II,  lib.  VII ,  p.  milii   iiS  c  scgiiciitl 
(a4)  V.  anihc  Hook,  Roman.  Hist.,  Vol.  VII. 
(a5)  Nieuport  loc.  cit.  ,  pag.   119,  ed  ivi  Epitome  di  Livio  ,  65. 
(a6)  V.  Nieupoorl  loc.  cit.  ,  p.   119  ,  c  Ccs.  dc  B.  G.  ,  lib.   I  ,  EpiU  di  Livio  65. 


13  OSSERVAZIONI     ECC. 

jicr  consegu«:iilc  supiioncMuio  men  guardalo  c  tlifeso  da'  Romaiii;  c  tale 
fii  pienaincnle  lopinione  del  sopraccennalo  P.  Guido  Ferrari  csposla 
in  una  lellera  indii-i/./.ala  al  colto  Ministro  c  faulore  insigne  degli  scicn- 
ziati  nclla  Loiiibardia,  il  Conle  di  Finnian  (a'j). 

L'idca  d'invadere  I'ltalia  sc  non  era  nala  prima,  vieppiii  si  confenno 
in  quelle  nazioni  gcrmaiiiche  coUegale  dopo  Ic  replicaie  vittorie  riportale 
coiUro  i  Romani  di  la  delle  Alpi ,  e  dopo  aver  depredate  Ic  proviiicie 
iiicridionali  delle  Gallie;  e  Scauro,  tre  aiiui  dopo  di  essere  stato  vinlo, 
fu  ucciso  da  Bojoi-iee  ,  uno  de'  capi  feroci  di  quelle  genii ,  perche  Iro- 
vandosi  ])rigioniero  di  guerra  e  chiamato  nel  eonsiglio  dei  capitani  Teu- 
loiiici  (28),  lento  di  dissuaderli  dal  passare  in  Italia  con  asserire  che 
i  Romani  erano  invincibili.  Si  accinsero  di  fiillo  a  quella  iropresa;  e  se 
non  a' Teuton!  ed  agl' Ambroni,  a'  Cirahri  ed  a' Tigiirini  riuscl  di  pe- 
nctrar  in  Italia  pel  giogo  del  Sempione.  Q.  Caiulo  ne  ebbe  senlore  , 
e  si  pose  opporlunamente  a  campo  nella  Valle  dcll'Ossola  suUc  sponde 
dell'Alisone  ( I'Alosa  de'  giorni  nostri  )  ,  non  gia  suUe  Aljii ,  ma  al 
pie  delle  Alpi  ,  in  sito  militai'e,  assai  aperto,  do\e  sboccano  diverse 
valli,  e  dove,  come  si  e  acccnnato,  seguirono  altre  ballaglle  nelle  el;i 
posteriori;  vi  si  trincero,  e  forlifico  entrambe  le  teste  del  ponle  clic  avca 
giUalo  sul  Cume,  sebbene  per  le  ragioni  dette  sopra,  abbia  dovuto  aljban- 
donar  quella  posizione  ritirandosi  verso  le  pianurc  di  Vercelli ,  ove  con- 
ginnlamente  coll'  esercito  di  Mario  colla  famosa  vitloria  de'  Campi  Rau- 
dii,  e  colla  totale  sconCtta  de'  Cimbri  si  pose  fine  gloriosamenle  a  quella 
guerra. 

Se  Mario  non  avesse  vinti  i  Teuton!  e  gli  Ambroni  nelle  Gallie,  che 
aveano  gia  in  replicati  combaltimenti  sbaragliali  gli  esercili  romani , 
ed  in  Italia  i  Cimbri  ed  i  Tigurini  che  aveano  gia  espugnate  le  fortiCca- 
zioni  suU'Alisone  e  messo  in  fuga  I'csercilo  di  Caiulo,  chi  sa  quale  sa- 
rebbe  stato  il  destino  di  Roma  e  del  romano  inipero?  Quale  fosse  il  ter- 
rore  sparso  in  Roma  da'  progress!  delle  arm!  de'  Cimbri ,  e  quanto 
lungamcnte  nc  fosse  durata  I'impressione,  niente  lo  da  piii  chiaramenle  a 
tlivcdere  quanto  i  inali  che  si  lemevano  se  i  Cimbri  slat!  fossero  vinci- 
toi-i.  Tra  colesli  mali  osscrva  il  Cavaliere  Durandi  non  doverei  annoverar 


(28)  LclUrc  LombarJc;  Lcttcra  VI  ,  [>.  G3. 

(39)  V.  Diicupurt  p.   119,  cd  ivi  Epitome  di  Livio  G7. 


DEL    CONTE    CIANIR.    CAI.EANI     NAPIONE    EI    COCCONATO.  1 3 

])uv  (juello  di  cssere  poi  ridoUl  i  Romani  a  parlar  la  lingua  cimbrica, 
soggelto  (li  una  clclle  cleclaniazloui  altribuite  a  Quiiitiliaiio  (29)  ,  quali- 
(icundo  egli  encryicamcnte  e  con  gencrosa  francliezza  ,  avuto  riguardo 
aU'cpoca  in  cui  pubblico  I'opera  sua  delle  Alpi  Graje  (3o)  ,  vale  a  dire. 
I'anno  i8o4  (3i),  I'obljligo  di  dovcrsi  scrvire  di  lingua  strauiera  per 
imagine  «  forte  c  viva  di  servitii ,  perche  ad  ogni  islante  ce  la  rinfac- 
n  cia  ;  ad  Ogni  nostra  parola  ce  la  fa  senlire ,  e  racccnua  ad  altrui,  non 
))  altrimenti  che  i  lividi  solchi  iinprcssi  dalla  sferza  sul  dorse  deglL 
)i  schiavi  ii.  Soggiungc  poscia  con  uobile  indignazione  chc  «  la  strana 
>i  idea  di  coinandare  ad  un  popolo  collo  di  balbeltar  una  lingua  non 
»  sua,  non  sarcbbe  caduta  in  mente  ai  Cimbri ,  come  in  falli  poi  non 
»  vi  cadde  a'  Goti  e  a'  Longobardl  non  mono  rozzi  e  feroci  ,  ne  a' 
n  Francbi,  ne  a  tpielle  nazioni  di  Lamagna,  che  assai  piu  tardi  ebbero 
»  signoria  in  Italia  ».  Ne  ebbe  timore  di  conchiudere  ,  ad  onta  del 
giogo  die  pcsava  allora  sul  Piemonlc  ,  con  dire  che  «  il  pcnsiero 
»  d'iinporre  a  un  tratto  una  servitu,  che  tanto  conlrasta  a  natura,  pre- 
))  supponc  ncl  conquistatore  un  cotale  eccesso  di  vanita  e  di  leggerezza, 
»  che  dell'una  i  barbari  non  ne  sono  troppo  capaci ,  e  dell'altra  il  loro 
)>   buon  senso  medesiino  baslerebbe  ad  allonlanarne  pcrsino  I'idea  ». 

Ma  supponiamo  che  trecento  od  anche  quattrocento  niila  Settentrio- 
nali  (  che  di  piu  certamente  non  furono  i  Cimbri  co'  loro  alleati)  si  fos- 
sero  sin  d' allora  stabihncnte  Ossali  in  Italia  colle  loro  famiglie  e  donne 
eziandio  e  fanciulli,  una  delle  due  cose  ne  sarebbero  seguite ;  od  avi'eb- 
bero  essi  apprcsa  la  lingua  lalina,  come  I'inipararono  non  solo  gli  Etru- 
schi  ed  i  Liguri  e  gli  Insubri  ed  i  Veneti,  che  aveano  pure  le  lingue 
loro  natie,  e  non  ostante  inipararono  tosto  la  lingua  del  Lazio,  e  pro- 
dussero  un  CaluUo  ,  un  ^  irgilio  ,  un  Livio  ed  altri  luuii  primarii  della 
classica  ed  aurca  latinita,  come  I'impararono  gli  stessi  Galli  transalpini 
coU'andar  del  tempo ;  od  avrebbero  gittato  i  semi  dell'  italiano  idioma , 
onde  sarebbe  taiito  tempo  prima  nato  un  diverse  liuguaggio,  come,  sei 
o  sette  sccoli  dopo,  dalla  mcscolanza  medesiuia  dei  settenirionali  popoli 


{29)  jin  Cimbric.e  loquendiim  ,  Quiutil.  Dccl.  III. 

(3o)  Duraudi,  Alpi  Urajc  p.  88. 

(3i)  RiGut6  il  Cavalicrc  Durandi  ragguardevole  carica  oflcrtagli  a'  tempi  della  invasioot  dc' 
Frances!  ,  ed  iiisistiiido  il  I'ersonaggio  chc  glicla  oflTiiva  dicendogli  sc  non  aniara  egli  la  sua 
pati'ia  ,  rcplic6  il  Duraudi ,  clic  appuulu  pcrcUc    Tamava  non  oc  pulcva  vcder  la  loviuj. 


1  \  OSSKRVAZIONI    ECC. 

coiKjiiistalori  co'  nalivi  Italiani  ne  venne  a  poco  a  poco  la  lingua  nostra, 
cosicche  vaiilato  avreiniuo  per  avvenliira  verso  il  fine  ilcl  regno  cie'Lon- 
gobardi  ed  il  principio  degli  imperalori  Carolingi  qiiegli  stessi  padri 
della  lingua,  un  Dante,  un  Petrarca,  lui  Boccaccio,  clie  lanto  contri- 
huirono  a  dirozzare  tutta  la  ora  colta  Europa.  In  qucsto  secondo  caso  la 
civilizzazioiie  avrebbe  fatto  niollo  piii  rapidi  progress!,  ne  le  tencbre  del 
ferreo   secolo  X  si  sarebbero    addensale  siiUa  faccia  dell'Italla. 

V'lia  di  piu  ;  prescindendo  dal  sopracccnnato  particolare  della  lin- 
gua ,  se  il  Senalo  Romano  realinenle  avesse  posto  in  pralica  la  massima 
che,  ingannando  le  slraniere  nazloni ,  dava  voce  di  professare,  cioe  di 
voler  fare  alleali  e  non  suddili;  e  se  in  consegiienza  avcssero  concessc 
a'  Gimbri  quelle  terre  da  coltivare  in  Italia ,  che  dimandavano  coll'ob- 
bligo  d'inipugnar  pur  essi  le  armi  in  difesa  di  Roma,  ne  sarebbero  de- 
rivati  moltissimi  e  i-ilevantissimi  vantaggi. 

i.  fama  die  il  celebre  Gravina  fosse  usato  dire,  che  per  rimettere  il 
buon  gusto  in  lelteratura  e,  quello  che  piu  rileva,  il  buon  costume,  era 
eali  d'avviso  che   sarcbbe  stato   buona  cosa    che  venissero  in  Italia  du- 
cento  o  trecento  mila  barbari.  Qualora  sussista  die  il  Gravina  iiutrisse 
da  senno  tal  brama ,  io  voglio  credere  che  la  noja  delle  cose  presenli , 
ed  il  saziarsi  che  fanno   gli   uomini  del  bene  come  del  male  ,  secondo 
che  nolo    il  Segretario  Fiorentino,  abbiano  contribuito  a  far  germogliare 
sifialta  idea  neU'anima  nobile  ,  grande,  ma  alquanto  dispetlosa  di  quel 
fervido    Calabrese.  Peraltro  dei    popoli  settcntrionali  ,  e    de'  Cimbri  in 
ispecie  ,  un  piii  fieddo  ragionatore  e  riflessivo  ,  il  rinomato  Blakstone , 
ne  formo  e  inanifestamente  ne  spiega   vanlaggioso  concetto.  Qucsti,  seb- 
bene  comeutatore  delle  taiito   vaulate  leggi  d'Inghilterra ,  non  si  mostra 
avvcrso  al  sisiema  feudale ,  e  ravvisa  I'origine  antichissima  de'feudi  ndle 
settcntrionali  nazioui,  che  per  compiacenza   verso  i  Romani,  dice  egli, 
noi  chiamiamo  tultora  barbarc.  Osserva  che  i  Cimbri  ed  i  Teutoni  nella 
lore  prima  irruzioue  in  Italia,  un  secolo  circa  prima  dell'Era  cristiana  , 
cliiedevano    a'  Romani    ut   marlius   populus    aliquid    sibi   tervae    daret 
quail  slipernliicin  :  caeterum  ut  vcllet  manibus  atque  armis  suis  ulcretur. 
Terre    concessc    in  islipendio  iu  corrispeltivo   del  militare    c   personalc 
servizio,  che  e  questo,  dice  il  Blakstone,  se  non  se  la  sostauza  de'  feudi  ? 
Soggiunge  poi  die  sifTatta  costituzione  feudale  e  la  medesima  che  si  dif- 
fuse piTi  ampiamente    quando  ,  scttecciilo   anni  dopo  ,  i  Salii  ,  i  Borgo- 
gnoni,  i  Franchi  invasero  le  Gallic,  i  Visigoti  la  Spagna,  i  Longobardi 


DFr.    CONTE    GIANFR.    OAI.F.AM    5t\PI0iNE    Dl    COCCONATO.  1 5 

Mlalia,  sislema  clie  contribiiiva  ad  un  tempo  a  distribuire  ed  a  pioleg- 
gere  i  territorj  acquistati.  Di  la  probabilrneiile  ,  soggiunge  il  coiijcnla- 
torc  delle  leggi  dinghillerra,  I'impcralore  Alessaiuho  Scvcro  (  e  per  cou- 
segucnlc  multo  tuinpo  prima  delta  caduta  dell' Im])ero  d'Occidciile)  pi- 
glio  I'idea  di  dividerc  e  partirc  le  terre  dcUe  conlradc  conquislatc  Ira  i 
suoi  general!  ed  i  soldali  vitloriosi ,  mediante  la  condizione  di  esigeme 
il  mililare  servizio  da  essi  e  dai  loro  ercdi ;  c  soggiungcri)  io  clie  il 
coiicedcr  lerreiii  da  collivare  a'  soldati  per  istipendio  o  per  ricompensa, 
0  cosa  clic,  anche  sciiza  ricercanic  rorigiiie  presso  i  soli  popoli  sellcn- 
trionali ,  nasce  e  sorge  dalla  nalura  stcssa  dcUa  glusla  od  ingiusla  con- 
(julsla.  Di  una  siffatta  pratica  ne  abbiamo  a'  giorni  nostri  veduti  consi- 
niili  esempi  ,  e  nienlre  si  esigeva  chc  si  dichiarasse  giierra  al  sistema 
feudule  ,  lalifondi  c  tiloli  anticlii  gia  anncssi  a'feudi  si  accordavano  a' 
favorili  mililari;  tanto  e  diverse  il  piu  delle  volte  qiiello  che  realmenle 
si  fa  da  cio  chc  si  vuol  dar  a  credere  di  volar  fare.  E  non  solo  specie 
di  feudi  sono  del  pari  i  Timari  presso  i  Turchi  ,  clie  i  Bostelles  dcgli 
Svezzesi ;  ma  feudi  in  certo  modo  le  clientele  presso  gli  anticlii  Ro- 
mani ,  e  sopraltutto  le  colonic  mililari  che  si  pianlavano  a'  conlinidel- 
r  impcro.  Ad  ogni  modo  il  rigoroso  sislema  fcudalc  non  riccvette  or- 
diuc  e  forma  se  non  se  dopo  il  mille  ,  mediante  I'opera  di  Italiani 
giureconsulli,  sebbene  sulle  antiche  basi  dcgli  usi  di  j  opuli  sellentrio- 
nali  (3 2),  ne  occorreva  che  altri  piu  cleganti,  ma  non  piii  sensati  giu- 
risti  dessero  biasimo  all'  Italia  con  piii  mal  umore  che  biion  giudicio, 
come  si  csprime  lo  stesso  Blackslone,  per  aver  adotlato  in  quesia  parte 
le  leggi  de'  Longobardi  (33).  E  una  Icgge  impreteribile  di  nalura  che  i 
robusti  ,  i  potenti  ,  i  doviziosi  ed  armati  difendano  e  protcggano  i  de- 
boli  e  gli  iiicrmi  se  giusli  e  dabbcne;  gli  opprimano  se  malvagi. 

Ma  se  e  Iccilo  riuiitare  Ll\io  (34)  in   quella    parte,    in  cui   da  lui  si 
suppone  chc  Alcssandi'o  avcsse  porlatc    le   anui    sue    in    Italia    ccntro   i 


(33)  OgnuD  sa  chc  le  consuctudini  de*  feudi  furono  compiI;itc  da  Oberto  dc  Orto  c  Gcrardo 
riigro  Consoli  di  Milano  ,  circa  I'aiino  ii5i  ,  e  Tcnnero  quiiidi  comcDtate  dal  dotto  c  colto  giu- 
i-ecousulto  fraacesc  Eguioai'do  Baroiic  qualtro  sccoli  dojio  ,  v.  Cursinius  de  Pace  CotutantiOj  cap.  I , 
p.  7  ef  8  ,  EtjuinarcU  Barvnis  tie  DenfficiU  ,   Lugituni  1049. 

(33)  Italy  iUclf  (  as  some  of  ttic  Civilians  vith  more  liplcctlian  judgement ,  liave  expressed  it  ) 
belluinas  atque  J'erinas  immunesque  Langobardorum  leges  accepit. 

(34)  T.  Liv.  lib.  IX,  n.  iG,  17,  ccc. 


ifi  OSSF.nvA7.IOM    VA'.C. 

Roinnni;  fucciiisi  un'alira  supposizione  di  gencre  diverso :  facciasi  caso 
clie  i  Cimbri  c  gli  allri  popoli  loro  coUcgali,  alio  stesso  inodo  clie  avcano 
riportale  segnalatissime  vittorie  conlro  parecchi  generali  Romani,  cd  es- 
pugnate  le  Irinciorc  di  CaUilo  a  ])ie  dclle  Alpi ,  costringendolo  a  Icvar 
il  canipo  dalle  spondc  dcU'Alisone  cd  a  ritirarsi  prcsso  Ycrcelli,  avessero 
aviuo  cgualmcntc  la  sorte  di  vincer  Mario  e  d'iinpadronirsi  di  lulta  Ita- 
lia e  di  Roma ,  quali  re  sarebbero  stale  le  conseguenze  non  solo  per 
quanto  si  apparticnc  alia  lingua  (del  clie  si  c  toccato  piu  sopra  ),  ina 
in  ordine  a'  coslumi  cd  alle  cose  di  governo  ?  Sarebbe  stala  I'llalia  piu 
infclicc,  ovvero  piu  avTcnIurata?  Per  poter  formanie  qualche  congetlura, 
pei"  mero  esercizio  accademico  a  dir  cosi,  e  non  diverso  da  quello  della 
Disserlazione  sopraccennata  aiiribuita  a  Qnintiliano,  conviene  parago- 
nare  i  Romani  di  quellepoca  coUe  nazioni  germaniche  conleinporanee. 
Del  grado  di  coltura  ,  delle  arti ,  del  governo  e  del  costumi  de'Romani 
e  facile  formarsene  un'idea,  essendone  pieni  i  libriantichi  e  moderni  ; 
e  tultoche  dci  Gcrniani  non  possiamo  aver  allra  contezza^  fuorche  da 
quel  poco  clie  ne  accenna  Cesarc  e  daU'opuscolo  posteriore  di  Tacito, 
entrambi  scriltori  Romani ,  con  tullo  cio  abbiamo  lanto  che  basta ,  c 
non  ne  risulta  svantaggioso  per  gli  antichi  Germani ,  e  per  li  Cimbri  in 
ispecie  ,  il  paragone  ;  massimamcnle  sc  intendiamo  di  ragionar  dei  P.i- 
trizi ,  dei  condollieri  degli  esercili,  de'  magislrali  e  di  luUi  coloro  clie 
aveano  ingerenza  nel  governo,  o  clie  per  credilo,  per  polcnza  od  in 
qualunque  maniera  trovavario  modo  di  diventar  capi  di  parte. 

Di  falto ,  menlre  un  complesso  di  assurde  superstizioni  formava  la 
sostanza  della  religion  popolai-e  de'  Romani  ,  dominava  I'cpicurcismo 
tra  i  granJi  ;  la  dissolutezza  poi  era  tale  che  ogni  ordine  di  persone 
ne  era  coulaiuinato  ,  come  si  fa  manifesto  per  li  frequentissimi  scan- 
dalosi  divorzi ,  per  cento  e  settanta  matrone  convinte  di  aver ,  sin  dal- 
I'anno  di  Roma  4a 2,  ne'  tempi  creduti  i  pii\  virtuosi  della  Rejnibblica, 
avvelenati  i  loro  mariti ,  e  per  il  tempio  erelto  a  Venere  pochi  aniii 
dopo  col  dcnaro  delle  mulle  esatte  dalle  matrone  impudiche  ,  sccondo 
clie  non  pote  far  a  meno  di  rifcrir  ncUe  sue  storie  lo  stesso  panegc- 
rista  de'  Romani,  Livio  (q.  v.).  Basli  poi  i  versi  soli  di  Catullo  per  far 
testimonianza  delle  piii  abominevoli  oscenila  anclie  de'  personaggi  piii 
grandi ,  e  nefandila  non  insolite  in  suite  guerre  stesse  e  nc'  campi , 
come  e  cliiaro  per  il  fatto  di  quel  soldalo,  di  cui  appunto  fa  mcnzione 
Plutaixo  nella  vita  di  Mario,  coslrcllo  ad  uccidere    un  cenlurionc  per 


DEL    CONTE    CIANFR.    CALEANl    KAPIONE    DI    COCCONATO.  IJ 

iscampare  dalla  hnitalila  tli  lui.  Tanla  la  sete  tlell'oro  che  Giugurta  a 
quel  tempo  esclanio,  come  tulti  saniio,  che  ogni  cosa  era  venale  in  Roma. 
Non  miaore  quella  del  sangue  ,  e  versarono  torrent!  di  sangue  romano 
del  pari  il  vincitor  de'  Cimljri ,  Mario,  cbe  il  suo  luogotenentc  Silla  , 
quasi  volessero  che  le  ombre  loro  non  andassero  errando  sui  Campi 
Raudj  invendicate.  In  falto  di  governo  I'anarchia  dominava  Ira  una  de- 
mocrazia  furihonda ,  una  mal  sicura  aristocrazia ,  una  oligarchia  feroce. 
Ecco  quindi  comparire  gli  orrendi  tricipiti  mostri  dei  due  succcssivi 
Triumvirati  che  riemj)irouo  Roma  e  I'ltalia  tulta  di  lutto,  di  proscrizioni 
e  di  carnificine  ,  e  sorgere  finalniente  da  questo  caos  di  scelleraggiiii  e 
rovine  non  il  governo  di  un  solo ,  ma  un  vero  dispotismo  scnza  leggi 
fondamcntali  ,  scnza  ordine  di  successionc ,  non  diverso  dal  barbaro 
impero  Ottomaiio ;  e  Cesare ,  pcrche  plu  aslulo,  cseguir  quello  che 
non  avea  sapulo  recar  ad  efletlo  Calilina. 

Per  lo  contrario  costumi  sebben  rozzi  e  feroci  ,  pero  incorrotli,  tra' 
Germani  (35) ;  la  fedelta  conjugale  perpetua,  la  forma  di  governo  tut- 
toche  imperfetta  nclla  sostanza  uionarchica,  la  successione  dei  re  slabi- 
lita,  e  dinaslie  di  regnanti  Ira  di  loro  di  lunga  serie,  come  Ira  i  Ma- 
i-amanni  ed  i  Guadi  specificamente  attesta  Tacito  di  una  stessa  famiglia 
(36).  Che  se  lutto  in  Roma  era  venale  a'  tempi  di  Mario ,  i  Cimbri 
(  per  restringcre  ad  essi  il  discorso)  di  tal  fatta  sprezzavano  le  ricchezze 
che  dope  la  sconfitta  di  Cepione  ,  di  cui  non  ne  era  toccata  altra  piu 
sanguinosa  c  funesla  per  li  Romani  dopo  la  fatale  giornata  di  AUia  , 
tutto  I'oro  e  I'argento  trovato  tra  Ic  spoglie  giltarono  nel  Rodano,  mo- 
strandosi  in  tal  modo  piu  niagnanimi  nel  non  fame  conto  di  quell' Ugo 
del  Balzo  che  parti  i  tesori  co'  piedi  quando  regnavano  i  costumi  gcne- 
rosi  dell'antica  cavalleria.  Ne  generosita  minore  verso  i  vinti  dimoslra- 
rono,  qualora  dopo  di  aver  costrelle  le  genii  di  Catulo  a  Icvar  ilcampo 
nella  Valle  deU'Ossoia ,  ed  espugnala  la  fortezza  che  avea  piantato  al  di 
la  del  Hume  Atisone  e  fattone  prigioniero  il  presidio  ,  lo  lasciarono  an- 
dar  libero  in  premio  della  valorosa  difesa  (3'j). 

Del  rimancnle  i  Cimbri  erano  foruiti  di  scudi ,  di  spade  e  di  arma- 
ture tali  da  fame  pompa  per  incuter  terrore  ne'    soldati   romani  ;   non 


(35)  V.  Tacit.  Germ. 

(36)  Tiicii.  Germ.,  n.°  VII  e  n."  XLII. 
(3;)  V.  Plubirco  in   Mario. 

Serie  II.  Tom.  i. 


1 8  OSSERVAZIONl     ECC. 

mancavano  pertanlo  sin  d'allora  di  arli  fabbrlli,  tie  ignoravano  la  lat- 
lica,  non  gi;\  correndo  disordinatamente ,  ma  bcnsi  Ijallendo  !e  armi, 
e  tutti  insieme  inovendosi  con  regolato  passo  mililare  ,  secondo  che  si 
legge  in  Plutarco  (38).  E  qxianlo  a'  progress!  gia  falli  da  quelle  genti 
settentrionali  verso  la  civilizazzione,  gii  conoscevano  i  bcneficii  die  dal- 
I'agricoltura  e  dallo  stabile  possesso  de'  terreni  necessariamente  ne  de- 
rivavano  ;  dacchc  quaimnique  non  amassero  essi  di  diirar  la  regolarc 
fatica  di  sboscliire  c  dissodare  i  terreni  delle  fredde  loro  regioni ,  la 
prima  dimanda,  come  si  e  detto  sopra,  fatta  al  Senate  di  Roma,  era 
che  si  conccdessero  loro  fertili  campagne  in  Italia  da  coltivare  :  crano 
in  una  parola  pei'venuti  a  quel  segno  in  cui  dirozzandosi  i  popoli  dalla 
condizione  di  cacciatori ,  di  pastori  e  di  depredator! ,  passano  grado  -a 
grado  a  qiiella  di  colliA'atori. 

Posto  quanto  sopra,  qnalora  i  Cimbri  sin  dal  secolo  di  Maiio  si  fos- 
sero  impadroniti  dcU'Italia,  non  e  cosi  facile  il  dcterminare  se  gli  Italian! 
sarebbero  stati  piii  infellci  d!  qucllo  che  il  furono  continuando  sotto  il 
dominio  dl  Roma.  Se  fosse  toccato  all'Iialia ,  come  il  fu  poi  parccchi 
secoli  dopo ,  un  sovrano  pari  a  Teodorico ,  che  sebben  nel  fine  de'  suoi 
giorni  abbia  osciirata  la  sua  fama  coUa  morte  di  Slmaco  e  di  Boezio , 
fu  senza  paragone  nessuno  migUore  e  men  sanguinai-io  di  Mario  c  di  Silla, 
e  se  avesse  avuto  per  roinislro  Cicerone  ,  che  s!  abbatte  a  nascere  a' 
tempi  della  guerra  cimbrica,  il  piii  savio,  il  piu  colto,  il  piii  dotto  ed 
cloquente  de'  Roman! ,  come  Cassiodoro  il  fu  del  re  de'  Got! ,  si  sa- 
rebbe,  secondo  ogni  verosimiglianza,  staljilita  una  piii  rcgolare  forma  di 
govcrno  monarchico,  che  qiiclla  non  fa  dell'impero;  e  Cicerone,  in  vece 
di  cader  vittima  del  furibondo  Marc'Antonio,  avrebbe  pac.itamente  in 
mezzo  agli  amati  suoi  stud!  terminato ,  appunto  come  Cassiodoro,  !  ben 


vissuti  suoi  giorni. 


Che  se  ragionar  vogliamo  de'  coslumi,  migliori  al  cerlo  erano  quell! 
de'  Cimbri  a'  tempi  di  Mai'io  ,  che  non  quell!  de'  Roman!;  de'  qiiali  Cim- 
bri ,  da  cio  che  nc  lascio  scrillo  Tacilo  rispetlo  alle  nazion!  luttc  ger- 
maniche  ,  non  v!  ha  dubbio  che  sin  d'allora  dir  gia  s!  potcsse  quello 
che  disse  poi  dopo  de!  Got!  Salviano  :  Quae  Romani  polluerunt  forni- 
catione ,  mundant  barbavi  castitate  ;  impudlcitiam  nos  diligimus ,  Gothi 


(38)  riul.  in  JKriu,  p.  aC; 


DEL    CONTE    GIANFn.    OALEAKI    NAPIONE    DI    COCCONATO.  ig 

cxecranlur ;  puritatem  nos  fugiinus ,  illi  amant  (  Salvian.  de  Gubern. 
Dei,  lib.  V  ). 

Prcvcdo  clic  non  mnncheranno  ccrtuni  di  acciisarmi  (U  hcl  nnovo  come 
panngii'ista  de'  barbari  (Sg),  mentrc  inlendo  Soltaiilo  di  porre  in  picna 
luce  i  vizi  do'  popoli  in  cui  la  conuzione  morale  fa  I'estremo  dclla  sua 
possa.  Quando  una  nazione  e  per  sua  colpa  e  per  somma  sciagura 
.  giunta  a  qucslo  grade  di  pcrversila,  non  mancano  nclla  fcccia  del  volgo 
in  gran  numcro  i  barliari  ,  la  qual  feccia  agitata  e  messa  in  fcrrocnto 
da  capipopolo  dolali ,  per  giusto  casligo  delle  iniquita,  deiriiigcgno  di 
mal  fare,  e  peggiori  assai  de'  capi  delle  tribii  barbariche,  ollremodo  piu 
funesli  ricscono  cotesli  inlenii  usurpalori  ,  clie  non  i  conquislalori 
stranieri. 

L'ingegnoso  e  riflessivo  scriltor  inglcse  Tomraaso  Blackvell  (4o)  os- 
sei'va  che  i  popoli  scltenlrionali  vincilori  de'Romani,  quantunque  fossero 
ben  lungi  dalF  essere  colli  al  pari  di  essi ,  erano  franchi ,  temperati  e 
valorosi ,  e  clic  sccondo  qucUa  legge  siabilita  ed  eterna,  che  governa  il 
mondo  e  trasfcrisce  gli  imperj  da  un  popolo  ad  un  altro  ,  in  forza  di 
queste  virtu  soggiogarono  i  dcgenerati  Rcmani.  Poteva  aggiungere  che 
erano  gia  stali  soggiogali  prima  non  solo  dai  vizi ,  ma  dai  barbari  Sorti 
in  loro  seno    e  dagli  usurpatori   romani. 

Meglio  forse  non  era  per  li  Romani  lo  csser  vinti  dai  Clmbri ,  mo- 
rire  valorosamente  combatlendo,  ed  aver  per  monarca  un  Teodorico  od 
anche  un  Arminio  ,  che  non  cadere  sotlo  la  dominazione  di  un  Mario , 
di  un  Silla  ,  e  de'  Triumviri  che  crudelmente  ed  ignominiosamentc  li 
trucidarono  quai  bruli  ,  insensali  ed  incrmi  ,  e  spogliarono  nelle  civili 
guerre  delle  sostanze  a  vicenda  colore  che  seguito  aveano  fatalmente  una 
o  I'altra  di  quelle  sciagurate  fazioni ,  ])er  arricchire  i  satelliti  loro,  tra 
quali  i  barbari  stessi  ?  Ne  i  Goti,  ne  i  Longobardi  furono  cotanto  inu- 
mani ;  Cesare  ,  di  cui  la  posterita ,  abbagliata  dalle  apparent!  belle  qua- 
lita  sue,  non  seppe  recar  giusto  giudizio  de' suoi  vizi  real! ,  fn  liranno, 
e  non  scppe  esscr  monarca.  Non  solo  si  prevalse  dei  barbari  per  domare 
i  Romani  ,  ma  auuovero  barbari  uel  Senate  ;  onde ,  come  sappiamo  da 


(39)  V.  Paragonc. 

(40)  Blackrcl,  Memoirs  of  Uic  Court  of  Augustus  ,  Tom.  II  ,  p.  371  ,  v.  ancbe  pag.  3GS. 
(4i)  Svtl,  in  Cats. ,  cap.  80. 


20  OSSERVAZIONI    ECC. 

Svetonio  (4')»  *  norma  dcU'uso  antico  de'Romani  di  vendicai-si  del  go- 
verno  con  molti  alTissi  ne'  pubblici  luoglii ,  vi  si  trovo  scrilto :  Bonuni 
factum,  ne  tjuis  Senaiori  novo  Curiam  monstrare  velit  (42);  e  pubbli- 
camentc  si  cantava  dal  volgo :  in  curia  Galli  bracas  dcposuerunt ,  latum 
clavum  sumscrunt.   Per  la  qual  cosa   anche  sollo  Augusto   da  Svetonio 

medesimo  venne  il  Senato  qualiGcato  (43):  Senatorum  deformis  et 

inaudita  tiirba  erant  enim  supra  millc  ,  et  quidam  indignissimi  et 

post  necem  Caesaris  per  gratiam  aut  praemium  allecli. 

E  quanto  alle  possession!  non  era  pur  forse  minor  male  il  concedere 
una  porzione  ai  Cimbri  a  convenienli  patti  dei  latifondi  posscduli  da' 
magnati  romani  ,  cagioni  della  rovina  d'ltalia ,  come  disse  Plinio ,  piut- 
tosto  che  spogliarne  senza  riguardo  e  meno  indislintamente  i  posscssori 
anche  dei  terreni  poderi,  come  si  pratica  in  seguito  alle  proscrizioni 
ed  alle  leggi  agrarie  promulgate  dai  Triumviri ;  leggi  alle  quali  savia- 
mente  sempre  si  era  mostrato  cotanto  avverso  Cicerone  ?  Di  quale  natura 
fossero  coteste  leggi  e  quanto  ingiuste  lo  impariamo  non  solo  da  Dion 
Cassio  ed  Appiano  Alessandro  (44)  >  ma  dalle  Egloghe  slesse  di  Virgilio. 
In  forza  di  uno  di  qucsti  atti  arbitrarj  violenli  e  tirannici  di  Augusto 
piuttosto  die  legge,  emanato  nell'anno  di  Roma  7i3,  spoglio  gli  anticlii 
e  Icgittimi  possessor!  do!  loro  fondi  in  tutta  Italia,  con  riparlire  in  fa- 
vore  dei  soldati  veteran!  gli  interi  territorj ,  senza  riguardo  nessuno(45), 
ancorche  i  possessor!  non  avessero  seguito  la  parte  contraria  a' Trium- 
viri ;  perciocche  siccome  per  rimunerare  in  qiiesta  conformita  tutti  ! 
soldati  c  per  appagare  pienaraente  I'avidita  loro  non  era  bastantc  il  ter- 
ritorio  di  una  determinata  citta  ,  non  si  avea  ribrezzo  di  privare  delle 
possession!  loro  i  padroni  delle  vicine. 

Tale  fu  il  caso  di  Virgilio  ,  cacciaio  da  un  centurione  da'  suoi  poderi, 
allesoche  non  essendo  sufliciente  per  li  soldati  veteran!  I'intcro  territo- 
rio  d!  Cremona  ,  si  era  estesa  a  quello  di  Mantova  la  ripartizione  de' 
li-rren! ,  onde  esclama  il  pastore  Meri  nell'  Egloga  IX  (46)  :  Mantua , 
vtte  miserae  nimium  vicina  Cremonae.  E  che  barliar!  fossero  per  la  mag- 


{\i)  V.  Niewpoort  ,  Tom.   11  ,  pag.  444- 

(43)  V.  S^cl.  in   Cacs. 

(44)  V.   la  Corda  sopra  la  Buccolia. 

(43)  Dion.  Cass.  lib.  XLVIIl  ,  Tom.  I,  p.  53i  ,  cdh.  del  Rimaro. 
(46)  Virg.  ,  Egl.  IX,  V.  ag. 


DEI-    CONTE   GIANFR.    GALEANI    MAPIONE    DI    COCCONATO.  31 

gior  parte  e  peggiori  de*  Cimbri  colesli  veterani   si  raccoglie  da  quella 
Iroppo  giusta  lagnanza    di  Melibeo  nell'Egloga  prima  (47): 

»   Impius  haec  tam  culia  novalia  miles  habet  ? 
n   Barbaras  has  segeles  ?  En  quo  cfiscordia  cives 
D  Produxit  miseros !  en  queis  conserimus  agios ! 

Con  quail  modi  poi  si  eseguissero  siffatte  ripaitizioni  in  pratica ,  lo 
da  a  divedere  quanto  accadde  a  Virgilio  medesimo.  Avea  giu  egli  ot- 
tenuto ,  mediante  i  buoni  uiTici  nulla  meno  die  di  Pollione  e  di  Mece- 
nale  ,  la  grazia  da  quel  giovane  feroce  ,  che  venr.e  poscia  denominalo 
Augusto ,  di  rimauer  al  possesso  del  suo  palrimoiiio;  ma  cio  non  oslante 
recatosi  in  Mantova  per  ricuperarlo,  ben  lungi  dall'oUenere  reffelto  della 
grazia,  fu  dal  nuovo  possessore  maltratlato  in  tal  guisa,  clie  non  avrebbe 
salvato  la  vita  ,  se  non  si  fosse  gittalo  a  nuoto  nel  Mincio.  Portaiosi 
quiudi  in  Roma  per  impetrare  da  Oltaviano  un  nuovo  e  piii  efficace  de- 
creto  ,  scrisse  la  sua  Egloga  nona  in  cui  ravvisa  il  Rueo  (48)  una  spe- 
cie di  supplica,  c  si  vuol  credere  die ,  piultosto  un  compenso  presso 
Napoli,  die  non  I'avilo  patrimonio  abbia  egli  potuto  oitenere  dal  tanto 
da  lui  cclebrato  Augusto ,  die  non  avra  voluto  rivocare  I'ingiusta  largi- 
zione  fatta  al  suo  veterano.  In  fatti  il  Poema  delle  Georgiche,  sebbene, 
come  vogliono  alcuni  critici  presso  I'inglese  scrittore  della  vila  di  Virgilio, 
Crusius  ,  rappresenti  e  descriva  il  sistema  deU'agritollura  delle  cam- 
pagne  di  INIantova  ,  e  non  di  quelle  del  clima  di  IV  apoli ,  cio  attribuir 
si  dee,  dic'egli  (49)  >  allainore  della  primiera  patria;  che  del  rimanente 
non  v'ha  dubbio  che  fu  dettato  in  Napoli,  attestandolo  Virgilio  mede- 
simo col  dir  che  fa 

»   Illo,  Firgilium  me  tempore  diUci  salebat 
n  Partenope 

Ad  ogni  modo,  se  lo  sventurato  Pocta  non  fosse  scampalo  dalle  mani 
di  quel  soldato  feroce  ,  di  cui  s'igiiora  persino  il  noma  ,  gittandosi  a 
nuoto  nel  Oume,  sarebbe  rimasla  priva  la  pcstcritu  non    men    del    piu 


(47)  Virgil. ,  Egl.  I ,  T.  ja. 

(48)  Bueus  in  vita  Virgil,  etd  ann.  713. 

(49)  Crusius ,  the  Lives  oi  the  Roman  Poets  ,  vol.  I ,  {ug.  49 1  ^- 


33  OSSERVA.ZIO.N'1     ECC.    DEL    CONTE    GALEAM    NA.P10NE     Dt  COCCONATO. 

limato  e  perfetto  Poema  uscito    dalle  mani  di   lui ,  le  Georgiche  ,   che 
della  s]>lcndidlssiitia  Encide. 

Or  chi  negar  vorra  che  minorc  sciagiira  per  gli  Italiani  tutli  stata 
sarebbe  clie  il  Senate  avesse  ceduto  una  parte  dei  terreni  ai  Cimbri , 
od  eziaudio  che  fosse  slata  conquislata  alcuni  secoli  prima  dai  barbari 
stranieri  I'ltaha,  piutloslo  che  venire  slraziata  Si  crudelmente  e  si  lun- 
gamenle  dai  barliari  nali  nel  proprio  seno  dalla  corruzione  politica  e 
morale.  Piu  pregiudiciali  e  piu  schifosi  sono  i  frutti  putiidi,  che  non 
gli  accrbi  ed  iminaturi.  Siir.ili  a  questi  nllimi  sono  i  popoli  barbari  per 
natura  che  possono  giungere  a  maturila.  Non  cosi  i  popoli  corrotti  dai 
vizi  e  c;iunti,  a  dir  cosi,  al  grade  di  piUrefazione.  Questi  e  impossibile 
il  ridurli  a  buono  slato  se  non  se  passando  per  tutti  quei  gradi ,  per 
via  di  cui  dalla  corruzione  eslrema  rinascono  lentamente,  e  compajono 
di  nuovo  gli  elemenli  della  riproduzione,  dopo  pero  una  fatalissima  dis- 
soluzione  lotale. 


RAPPORTO  BELLA  GIUIVTA 

INCARICATA 
DI  ESAMINARE  LO  SCRITTO  INVIATO  AL  CONCORSO  DEL  PREMIO 

PnOPOSTO    DALLA    CLASSB    CUIf    SL'O    PBOGnAMMA    DEL    39  MAGGIO   l836 


Appvovato  neli.Idunanza   dcL  di    11    del   l833. 


J. I  vanto  attribuito  all'Italia  di  essere  stata  maeslra  dellc  altre  nazioni, 
e  di  avcrle  indirizzate  nei  primi  passi  dell'  odiema  civilla  genera  na- 
turalmcnte  il  dcsiderio  di  conoscerc  i  metodi  e  le  vie  tenule  da£;li  avi 
uosiri  per  acquistare  cosl  splendido  onore.  Affine  di  secondare  un  tale 
desiderio ,  e  di  contribuire  dal  canto  suo  a  fame  conseguire  lo  scopo, 
I'Accademia  nostra  ebbe,  gia  da  qualche  anno,  in  costume  di  proporre  , 
per  tema  agli  studiosi  clie  ambiscono  le  corone  da  essa  disUil)uite,  Til- 
lustrazione  dellc  usanze  e  degl' islituli  d' Italia,  senza  la  perfelta  cono- 
scenza  dei  quali,  non  si  puo  ben  distintamente  comprendere,  ne  compa- 
liblltnente  descrivere  la  serie  delle  pubbliche  viccnde  di  lei. 

Ma  tra  sllTatle  usanze  e  cosili'atti  istituli  pochi  sono  clie  ,  in  iinpor- 
tanza,  agguagliuo  quelli  die  conceruouo  agli  ordinamcnti  dcUa  milizia, 
poiche  niuno  piii  conferir  poteva  aU'interna  ed  aU'esterna  sicurezza  , 
owero  airambizione  delle  citla  ,  delle  repubblicbe  e  dei  regni.  Quindi 
parvc  che  intorno  alle  anticlic  inilizie  esercitatc  in  Italia  aggirar  si  do- 
vessero  i  lavori  ricliiesti.  II  tema  pioposlo  col  prograinma  del  29  mag- 
gio   1 836  abbracciava  qualtro  parli  distinte  ,  vale  a  dire  : 

i.°  L'origiue  delle  compaguie  di  venlura ; 

a."  I  loro  progressi ; 

3."  II  ccnno  delle  loro  principali  fazioni  in  Italia  fine  alia  morte  di 
Giovanni  dc'  Medici,  capitano  delle  bande  nere  ; 


24  RAPPORTO 

4°  La  dichiarazione   della  parte  che  ad  esse  si   puo  ascrivere  nel 
I'iortlinaraento  delia  milizia  Italiana, 

La  vaslita  deU'argomento,  che  si  fa  manifesta  al  solo  cenno  dei  punti 
in  cui  esso  e  partito ,  congiunta  col  brevissiino  spazio  conccduto  di  ap- 
pena  sedici  mesi  per  trattarlo,  sgomenlo  per  awentura  i  concorrenti , 
e  dillalto  uno  solo  fu  quello,  che  presento  11  suo  li»voro  al  tempo  pre- 
fisso.  Non  accade  percio  di  cntrare  in  discussione  di  qualita  relative 
ed  ill  calcolo  di  ]>i'oporzione  di  merito ,  ma  basla  vedere  se  I'opera 
inviata ,  e  che  porta  per  epigrafe  il  passo  di  Dante  »  ; 

si  mi  caccia  il  lungo  tema , 

che  spesse  volte  al  fatto  il  dir  vien  meno, 

corrisponda  pienamente  alle  mire  deUAccademia. 

La  parte  piu  difficile  del  lavoro  era  senza  dubbio  la  prima;  quella 
cioe  che  ragguarda  all'origine  delle  compagnie  di  ventura.  Iraperocche 
i  documenti ,  che  possono  seivire  alio  schiarimento  d'una  qualsivoglia 
istituzione  Italiana,  tanto  piii  scarseggiano  e  tanto  ne  e  piii  malagevole 
r  intcrpretazione,  tpianto  meno  si  scostano,  per  la  loi'o  data,  dai  tempi 
della  calata  dei  Barbari.  A  cio  si  aggiunge  che  la  ricerca  dell'origine 
delle  cose  e  per  I'ordinario  scabrosa ,  poiche  non  di  vado  avviene  ,  e 
massime  nelle  facende  politiche,  che  piii  cause,  assai  difficili  a  determi- 
narsi,  insieme  concorrano  a  prodiirre  un  solo  efietto.  Per  qucsta  ragione 
e  per  la  troppa  fretta  in  cui  fu  dettata  I'esaminata  scrittura ,  essa  lascia 
in  qiiesta  parte  alcun  che  da  desiderare. 

Cio  non  pertanto  I'autore  si  e,  a  parer  nostro,  messo  nella  buona  via; 
che ,  sebbene  in  quelle  tenebre  vada  per  forza  aiquanto  a  tenlone 
])ure  non  tralascia  d'avvertire  come  in  mezzo  a  quegli  antichi  sconvol- 
gimenli  non  si  spegnesse  mai  del  lutto  nei  comuni  d'llalia  la  mcmoria, 
ma  vi  si  serbasse  all'incontro,  sebbene  imperfetta,  la  tradizione  delle  Icggi, 
delle  norme  Romane  anche  ncl  fatto  della  milizia.  Acccnna  come  an- 
dasscro  a  poco  a  poco  in  disuso ;  poi  va  ricercando  sino  a  qual  segno 
i  tonieamenti  e  le  giostre  celebrate  nelle  corti  bandite  dei  signori ,  i 
viaggi  de'  pellegrini  di  Perugia  e  le  stesse  escursioni  di  Fra  Dolcino 
abbiano  contribuito  ad  introdurre  I'usanza  delle  compagnie  di  masnadieri. 

Merce  di  cosiffatte  ricerche  ,  e  piil  spezialmente  ancora  merce  del- 
I'accuratezza ,  che  noi  lo  confortiamo  ad  usare  con  maggior  diligenza  , 


DEfXA    CIUNTA    IKCARICATA    DEI.l'eSAME    ECC.  25 

nel  (listinguere  Ic  diverse  manicrc  di  reggimento  a  cui  i  comuni  ,  Ic 
citli  e  le  pro-vincc  d'ltalia  ol)bedivano  ,  quando  ,  caduta  in  discredilo 
la  milizia  a  piedi,  le  fu  soslituita  quella  a  cavallo,  siamo  persuasi  che  gli 
riuscira  di  dilucidare,  il  piii  ampiamente  che  sia  possibile,  i  veri  mo- 
livi  per  cui  le  cilia  Ilaliane  furono  quasi,  per  dir  cosl ,  scnza  volerlo, 
e  per  causa  delle  fogge  inlrodottesi  nel  guerreggiare  ,  coslrctle  ad  in- 
Iralasciare  la  lodevolc  usanza  di  commetlere  le  armi  ai  loro  ciUadini, 
e  di  aflldare  invecc  la  cura  delle  proprie  contese  e  dclla  propria  difesa 
a  soldati  prczzolali  e  stranieri. 

Niun  accidente  ,  di  cui  abbia  fatto  menzione  la  storia ,  e  sfuggito 
aira>'vedutezza  deirautorc  per  rammentare  le  prime  squadre  d'ai-mali 
che  ebbero  sembianza  di  conipagiiie  di  vcntura.  Tali  sono  ,  per  cagion 
d'esempio,  la  calata  di  Lodovico  il  Bavaro  e  di  Bcltraino  del  Poggello, 
le  schiere  raunalicce  e  le  imprcse  di  Lodrisio  Visconti  ,  la  gucrra  ac- 
cesasi  contro  Mastino  della  Scala  ,  di  cui  Lucca  e  stata  il  molivo ,  ed 
altre  simili  vicende.  E  parlando  degli  eserciti  in  esse  adopcrati  ,  non 
omise  di  far  paragone  dei  medesimi  colle  corapagnie  de'masnadieri  che 
nei  tempi  islessi  si  travagliavano  iu  Francia  ed  in  Germania  ,  dove  al 
certo  le  guerre  si  guidavano  con  ferocia  e  con  crudella  non  minore  di 
quella  con  che  si  guidassero  in  Ilalia. 

La  dcbolezza  ,  I'ambizione  ,  la  pi'ava  ingordigia  di  consolidar  coUa 
forza  un  giogo  iniquanicnlc  imposlo  sopra  de'  suoi  induccvano  per  lo 
Y>\ii  i  principi  ad  accettar  gli  aiuti  di  cositlalte  compagnie  ;  ma  come 
prima  si  era  conscguito  lo  scopo  per  cui  erano  state  chiamate  ,  esse 
diventavano  ospiti  incouiodi  e  danneggiatori,  per  modo  che  beato  si  teneva 
quegli  a  cui ,  per  via  di  ncgoziali  o  di  raggiri  ,  riusciva  di  lil)erare  i 
suoi  doiniuii  da  quella  tempesta  ,  e  di  rovesciarla  sugli  slati  di  vicine 
o  di  lontane  podcsli  vacillanli.  In  tal  guisa  Rugger©  dc  Flor ,  capilano 
della  coni]>agnia  degli  Aluiovari ,  la  cui  spedizione  fonna  uno  de'  pii\ 
begli  episodii  della  sloria  Bizantina  de'  tcu\pi  bassi,  lascio  la  Sicilia  c 
gli  stipcndi  del  re  Federigo,  per  condursi  in  Levante;  e  per  lui  non 
istelte,  sc  non  si  rialzo  in  modo  pii\  stabile  la  fortuna  del  Greco  impe- 
rio  ,  e  non  si  fecc  meglio  alia  a  resislere  alia  prepotenza  delle  anni 
Turchcsche. 

Non  poleva  I'autore   enumerare   i  general!  moimenti  die  servirono 
d'ocrasioiic  o  d'esernpio  alle  compSgnie  de'masnadieri,  senza  far  cenno 
delle  crociate.  Ad  esse  si  moslra  anzi  avvcrso  die  favorevolc ,  e  lamenta 
Serie  il  Tom.  i.  4 


a6  nAPPoiiTo 

rlic  niolti  uoiniui  si  cooiluccssero  a  far  passaggio  in  Oriente  ,  in  luoc;o 
tl'adoperarsi  nelle  guerre  plu  dircttamentc  speUauli  alia  loro  palria.  Se 
egll  inira  solamente  all'Italia ,  nou  e  da  pretermettere  che  Ic  crociate 
appunto  furono  roccasione  per  cul,  nelle  principali  delle  nostre  rcpub- 
bliclie ,  si  destarono  e  rindustria  del  commercio  cd  i  primi  semi  del 
collo  viverc.  I  falli  dogl'Ilaliani  in  quelle  sanlc  ed  ulili  iinpresc  formano, 
nella  seric  dcUe  loro  vicende,  una  parte  piu  splcndida  cd  assai  pii  pura 
di  (£uclla  che  conccrae  alle  loro  perpetue  inlenie  contese.  Che  se  I'au- 
tore  niira  in  complesso  all'Europa ,  non  si  puo  contendere  alle  crociate 
il  prcgio  d'cssere  state  il  solo  argine  onde  si  x'espinsc  la  furia  dei  Mao- 
inettani  che,  nel  gagliardo  impeto  d'un  fanatismo  novello,  minacciavano 
d'invaderla  quasi  tutta.  Di  piu  con-evano  tempi  sommamente  rotti  ,  ne 
v'  era  piu  quasi  Fombra  dclla  civilta  ,  la  quale ,  a  parer  nostro  ,  non 
esercita  la  bcnefica  sua  influenza,  se  non  quando  la  maggior  pai'te  del- 
I'universale  s'awezza  a  vivere  in  modo  conforme  alle  etenie  Icggi  del- 
I'oncsto  e  del  giusto.  Sordide  ciipiditi  nci  signoi-i ,  ignoranza  e  prona 
obbedienza  nella  mollitudine  ,  abbondevole  la  rea  semenza  di  quegli  sca- 
pestrati  i  quali ,  per  la  caldezza  dei  sangui  o  per  diffetto  di  civili  isti- 
tuzioni,  erano  spcsso  il  fomile  e  sempre  lo  stromento  alle  discordie  cit- 
ladineschc.  Mcglio  avrebbe  potuto  usarsi  la  funesla  loro  opcrosila  nelle 
lontane  spedizioni  d'Oriente  ,  anziche  rimanersi  in  palria  ad  imbrattar 
le  mani  nel  sangue  de'fratelli ,  o  ad  acci'cscer  nerbo  alle  compagnie  de' 
masnadieri ,  da  cui  tanti  danni  ebbero  a  patire  i  miseri  abitatori  delle 
nostre  contrade.  Ci  sembra  cpiindi  che  invece  di  essere  awerso  alle  cro- 
ciate ,  s'abbia  anzi  da  rammaricai-e  che  di  questa  bella  occasione  di 
smaltirc  i  mali  umori  siasi  troppo  presto  estinto  in  Europa  il  fervore. 

Ma  lasciando  che  in  questa  quistione ,  per  cul  e  da  una  parte  e 
daU'altra  stanno  autorevoli  avvisi,  lo  scrittore  si  spieghi  come  meglio  la 
sente,  c  faccndo  rilorno  al  nodo  principale  del  suo  lavoro,  accenneremo 
come  egli  faccia  esatta  rassegna  delle  tui-be  infinite  di  Tedeschi,  d'Ungheri, 
tl'  Inglesi ,  e  di  Brettoni  venute  fra  noi  guidate  da  vari  capitani. 

Tra  di  cssi  ci  piace  rammcntare  Fra  Moriale ,  perche  fu  quegli  che 
ordinb  alquanto  la  Gran  Compagnia  ,  guidata  prima  di  lui  dal  Duca 
Guarnieri  che  con  cinica  ed  inaudita  sfacciataggine  s'  intitolava  nc- 
mico  di  Dio ,  nemico  di  piela  c  di  niisericordia;  Fra  Moriale  fii  il  prime 
ad  istituirvi  un  consiglio  per  delil)erare  Ic  imprcse  da  farsi  ,  il  pr'mio 
a  crcarvi  un  camerlingo  e  segretarii  per  partire  fra  i  soldati  il  boltino 


BELLA    GIUNTA    INCAllICATA    DELL  ESAME    ECC.  ^ 

e  la  prcda ,  c  ml  asscgnare  alle  feminine  ed  ai  ribaldi ,  che  seguitavano 
la  Gran  Compagnia ,  gli  ufiici  loro ,  onde  le  schiere  noji  dilFellassero 
d'una  certa  quale  nettezza  e  di  apparcccliiale  vivande.  A  nialgrado  di 
qucsli  principii  di  amniinistrazione  e  di  ordine  ,  i  dauni  cagiouali  dalla 
Gran  Compagnia  erano  si  aspri  e  si  gravi ,  che  Cola  da  Ilienzo,  avuto 
inodo  di  prendere  Fra  Moriale  ,  lo  condanno  a  morte.  Delia  quale  uc- 
cisione  I'autore  scmhra  che  voglia  hiasiinarlo ,  laddovc  a  noi  pare  che 
sia  da  commeiidare ;  perocche  ove  nei  capi  dcUe  altre  sigiioi'ie  fosse 
stata  ugual  fortuna  o  uguale  ■virtu  che  nel  tribune  di  Rouia  ,  1'  Italia 
forse  avrebbe  potuto  libcrarsi  meglio  da  {pielle  pesti  ;  che  delle  turbe 
insolenti  si  puo  fare  a  nostro  senno  govenio,  ogni  volta  che  sieno  Iron- 
cate  le  teste  che  con  awediinento  le  guidano. 

Grandissimo  terroi'e  spargevano  quelle  compagnie  di  forestiei'i  ;  ma 
non  erano  poi  al  tutto  invincibili.  Perocche  appena  un  po'  di  virtu  si 
ridesto  nel  petto  degl'Italiani  pei  savi  prowedimenti ,  merce  dei  cpiali 
Fircnzc  ccrco  di  addestrare  i  suoi  giovani  all'uso  delle  armi  ,  che  la 
stessa  Gran  Compagnia ,  la  piil  terribile  di  tutte ,  capitanata  allora  dal 
Conte  Lando ,  fu  vinta  da  certi  villaui  alle  Scalelle ;  e  riavutasi  da 
quella  prima  pcrcossa,  e  tornata  airinsolentirc ,  fu  di  bel  nuovo  bat- 
luta  dal  Malatcsta  al  campo  delle  Mosche ,  e  rimancva  disfatta  se  nel- 
I'animo  degli  statici  Fioi-entini  fosse  stata  accesa  una  scintilla  di  quella 
virti  per  cui  risplendera  etema  la  fama  di  Regolo. 

Fu  grande  sventura  per  (juei  tempi  che  la  capitale  dell'orbe  catto- 
lico  fosse  vcdovata  del  suo  pastorc,  e  die  i  Papi  stabihti  in  Avignone, 
invece  di  mandar  parole  di  pace  a  sedare  o  a  mcnomare  le  turbolenze 
d'ltalia ,  vi  mandassero  sciami  di  barbari  e  di  ribaldi,  che  prima  sotto 
il  governo  di  Alberto  Stcrz ,  e  poscia  dell'  Hawkwood  noto  fra  gl'Ila- 
liani  sotto  il  nome  di  Gioanni  Aculo  ,  qucsta  bclla  penisola  contaraina- 
rono  di  stupri ,  di  uccisioni  e  di  rapine.  Orribili  fiirono  le  crudclta  che 
commisero ,  ma  pii\  grandi  ancora  furono  quelle  della  conipagnia  dei 
Brettoni ,  mandala  in  Ilaha  da  GiTgorio  XI ;  che  tra  le  iimane  brut- 
ture  non  hav\i  ncfandila  maggiorc  o  appena  uguale  ai  tradimenti,  alle 
barbaric,  ai  sacrilcgi,  agli  spergiuri,  a  cui  il  legato  pontiGcio,  diven- 
tato    poscia  antipapa  ,  istigava  la  compagnia. 

In  questa  medesima  compagnia  milito  per  alcun  tempo  Albcrico  da 
Barbiano ,  priino  restauratore  della  inilizia  Ilaliaiia.  Rizzo  una  bandiera 
c    compose    la    compagnia   di    S.    Giorgio    lulla    di    soldati  Italiani.    Con 


28  nAPPor.To. 

essa,  militanJo  pel  legiltiino  Papa  Urbaiio  VI,  ruppe  a  Marino,  ml 
1379,  la  compagnia  dei  Brclloni,  in  ciii  era  crcsciuto ,  e  clic  allora 
segiiitava  il  iionie  JcU'antipapa  Clemcnlo. 

GU  sconti-i,  in  cui  la  vii'lu  Ilaliana  veiuie  a  cimento  col  furore  degli 
stranicri ,  cd  in  cui  questi  furono  rotli  per  mode  che  cresceva  nei  no- 
stri  la  baldanza  e  quella  fiducia,  die  per  lo  j)iu  e  pegno  di  sicura 
yiltoria ,  sono  rammentall  dall'aulore  con  una  lal  compiacenza  clie  ri- 
vela  in  lui  un  animo  caldo  del  sanlo  amore  delle  palrie  gloric.  E  si 
la  virtil  e  I'industria  degl'Italiani  neU'armarsi  c  nel  conibattcrc  era  nii- 
gliore ,  clie  non  qiicUa  de'Tedeschi ,  come  si  fece  palese  nella  sconfitta 
che  limperatore  Roberto  di  Baviera  ebbe  a  patire  in  Brescia. 

Molti  erano  i  capitani  delle  conipagnie  Italiane  ,  Azzo  degli  Ubaldini, 
Astorre  Manfredi,  Boldrino  da  Percivale,  e  celebri  anche  a  giorni  no- 
stri  sono  i  nomi  di  Braccio  da  Montone  e  di  Francesco  Attendolo  da 
Cotignola,  capi  ambcdue  di  due  riuomatissime  scnole  che,  prcso  poscia 
ii  nome  di  Bracceschi  e  di  Sforzeschi  ,  leuuero  per  Imigo  tempo  il 
campo  in  Italia. 

Con  molto  acume  e  con  slngolare  accuratezza  Tautore  vicn  notando 
le  diversita  che  distingvievano  Ic  compagnie  Italiane  da  cpielle  dei  fore- 
stieri.  5Ia  ad  onta  di  tali  dillerenze  le  une  non  erano  di  gran  lunga 
migliori  delle  altre  ;  che  dai  nostri  le  stesse  rubcrie ,  le  stesse  \iolenze, 
gli  stessi  assassinamenti  si  facevano  cosl  agli  amici  come  ai  nemici ,  gli 
stessi  inganni  si  usavano  verso  a  qiiclli  che  li  conducevano  ;  per  essi 
si  taglieggiavano  le  terre  ,  e  si  saccheggiavano  le  pi'ovince  e  i  pacsi.  E 
nissuno  altro  pro  nasceva  dalla  seguita  sostituzione  delle  armi  Italiane 
alle  armi  forestiere,  se  non  che  per  lo  meno  le  prede  ed  i  soldi  jiresso 
ad  Italiani  restavano ,  e  non  andavano  ad  impinguare  gli  estranei ,  0 
ad  allettarli  a  tornar  sempre  piu  freschi  alle  solile  ladronaje  in  Italia  ; 
i  nostri  si  addestravaiio  a  trattar  le  armi,  e  gli  animi  s'invigorivano , 
per  modo  che  se  fosse  sorto  un  principe  idoneo  a  rannodare  solto  uno 
stesso  vessillo  i  soldati  Italiani ,  non  gli  sarebbero  veuute  meno  le  forze 
proprie  ,  per  istituire  c  convalidare  un  giusto  imperio ,  e  premunirlo 
dagli  assalti  dei  nemici  d'oltixmonle. 

Ma  in  (jiieireta  i  governi  non  erano  migliori  che  i  popoli  govemati, 
e  che  gli  stromenti  da  essi  adoperali  per  serbar  signoria.  Senza  igno- 
miniose  macchie  non  sono  le  vicende  del  sempre  contrastato  rcame  di 
Napoli ,  nol  sono  gli  sforzi  dei  piccoli  liranni  onde  pullulavano  gli  Slali 


DEM. A    CIUSTA    INCAWCATA    DELL  ESAME    ECC.  2q 

PonlUicii ,  non  qucUi  dei  Papi  che  si  affalicavano  a  ricuperare  le  cilia 
e  le  terrc  usurjjate  ;  ne  innocenti  furono  Ic  ambizioni  tli  Fircnzc  ac- 
ccsa  sonpro  ueirostinalissima  voglia  di  occuparc  e  signorrggiare  le  cilia 
vicinc;  nc  cpiclle  ili  Vcnezia  nello  spcgncre  il  seme  dei  Carraresi,  ncl- 
roccujwrc  i  dominii  tciiuli  da  cssi  e  dagli  Scaligcri ;  plena  di  ncfantii 
delitti  e  la  serie  dcUc  cose  operate  dai  Diichi  di  Milano  ;  piena  infiiie 
e  di  rabbia  cilladiiia  la  sanguinosa  sloria  di  Geneva.  Sc  del  tullo  spente 
non  crano  allora  le  prime  idee  deironesto  e  del  giusto,  scolpile  tlalla 
benelica  provvidenza  nel  petto  degli  uomini  ,  erano  per  lo  meno  ncl 
fatto  poste  in  totale  non  curanza.  La  polilica  era  tenuta  come  un'  arte 
di  tradimenli ,  ed  un  vantaggio  sarebbe  riuscito  assai  meno  gradevole 
se  non  vcniva  condito  dal  piaccre  d'averlo  oUenuto  merce  di  qualche 
ioganno  o  di  cpialchc  gravissima  colpa.  A  cpiesle  infauste  cagioni  ili 
male  si  aggiungeva  il  velenoso  tarlo  delle  fazioni  e  dei  Principi  fore- 
stieri,  che  prelcndevano  ingiusli  titoli  sulle  piu  belle  pi'ovince  d'ltalia  ; 
i  reggimenli  delle  cilia  e  delle  altre  signorie  erano  imperfeltissimi ,  ed 
i  disordini  dei  capitani  di  vcntura  da  altro  appunto  non  nascevano  che 
dall'esservi  uomini  che  usavano  I'esercizio  del  soldo  per  loro  propria 
arte. 

Di  tiilli  cosilTatti  capilani  di  ventura  Italianl  o  forcstieri  lien  conto 
il  nostro  aulore.  Ne  soltanto  egli  raminenta  le  principal!  fazioni,  in  ciii 
moslrarono  la  loix)  lierezza,  e  talvolla  la  loro  mala  fede  e  la  loro  codardia; 
ma  rifcrisce  non  di  rado  testualmente  i  capitoli  da  cssi  fennali,  con  cui 
si  conducevano  al  soldo  di  cpialchc  citta  o  di  qualche  signore  ;  ricorda 
i  particolari  che  dillcrenziavano  una  compagnia  dairallra ,  sia  nel  de- 
terminarc  i  varii  gradi  ed  i  varii  nfllcii  dcgli  arniali ,  sia  nclle  inscgne, 
ncUe  anni  e  nci  modi  d'ordinarsi  a  batlaglia ;  rammenta  i  trovati  e  le 
invenzioni,  di  cui  furono  autori ,  per  miglioi'are  i  mezzi  onde  a  go- 
vemare  si  avessero  i  cavalli,  e  le  anni  lanlo  di  ollcsa  tjuanlo  di  difesa. 
E  tanlo  egli  e  soUecito  in  cpieste  parlicolarila  ,  che  non  tli  rado  gli 
accadc  di  jiolcr  additar  cpialchc  giunta  da  farsi  al  dizionario  militare 
del  Grassi,  chiarissinio  collcga  nostro,  che  noi  vedeunno  atlcnderc  con 
infinila  cura  a  raccogliere  i  vocaboli  alii  a  significare  pienamente  la 
milizia  anlica  e  modenia  d'ltalia ,  e  di  cui  non  possiamo  ricordare 
scnza  lagriiiie  il   fine  iinmaluro. 

La  calata  di  Carlo  Ylll  in  sul  finirc  del  secolo  XV  ,  la  malaugurata 
lega  di  Cambrai  c  la  rinasceute   cupidigia  dei  Rcali    di  Francia  d'iinpa- 


3o  HAPPOHTO 

dronirsi  del  ducalo  di  Milauo  furono  pi'iucipio  di  nuovi  oi'dini  di  cose 
e  di  nuove  fogge  di  milizia  in  Italia.  Divento  cjiiesta  I'agone  dove  per 
molti  anni  si  cimentarono  le  aiTni  dei  Francesi ,  degli  Svizzeri ,  dei 
Lauzichenecclii ,  di-gli  Stradiotti  e  dcllc  Cerne  di  Venezia,  e  degli  Spa- 
giuioli.  Fra  di  essi  circondati  di  eliiara  luce  appariscono  ancora  i  nomi 
dcH'Alviano ,  del  Pescara ,  di  Fabrizio  Colonna  ,  di  molti  altri  capitani, 
e  di  Gioanni  de'iMedici  ,  capo  delle  bande  nere,  die  avrebbe  forse  re- 
cato  a  maggior  faiiia  la  gloria  delle  armi  Ilaliane  se  ,  rotta  la  persona 
da  una  palla  di  falconetto  in  Mantova,  non  avesse  dovuto,  garzonissimo 
ancora ,  ivi  lasciare  la  vita. 

Per  la  prcpotenza  delle  anni  Francesi,  Tedesche  e  Spagnuole,  e  piii 
ancora  per  la  fiacchezza  degli  idtimi  Sforzeschi ,  e  pei  raggiri  degli  im- 
pei'atori  Massimiliano  e  Carlo  V ,  e  di  Clemente  ^'II ,  Napoli  divento 
quasi  semplice  provuicia  di  regno  straniero  ,  vcnne  meno  la  republica 
di  Firenze ,  si  spense  la  potenza  della  maggior  parte  dei  signorotti  Ita- 
liani ,  e  per  la  prcfercnza  giustamente  conceduta  alle  fanterie,  seemo 
il  pregio  della  cavalleria ,  e  caddero  pei'cio  in  disuso  le  compagnie  di 
ventura  in  Italia. 

L'autore  si  sdebito  dell'obbligo  die  gli  correva  di  riferire  partita- 
mentc  come  nella  frecpientissima  mescolanza  dei  forestieri  cogl'Italiani 
gli  uui  dagli  altri  molti  accorgimenti  di  guerra  imparassero ,  e  come 
se  lie  giovassero  per  dar  forma  piii  stabile  e  certa  alle  loro  ordinanze. 
Ed  anche  in  cpicst'nltima  eta  delle  glorie  e  delle  miscrie  Italiane  ,  non 
lia  perduto  di  mira  i  prowedimenti  fatti  dai  Fiorentini  nel  iSog-  per 
ordiuare  i  fanti  ed  i  cavalli  di  milizia  propria ,  prowedimenti  di  cui 
furono  principalmentc  autori  il  Giacomini  ed  il  Macliiavelli ;  ne  ha 
tralasciato  di  rammcntarc  quegli  altri  merce  dei  quali  Cosimo  de'  Me- 
dici ordino  la  milizia  Toscana. 

Poco  poi  il  Duca  Emanuele  Filiberto  di  Savoia ,  vendicate  in  San 
Quintino  le  ingiurie  die  da  Francesco  I  erano  state  fatte  al  suo  geni- 
tore  ,  I'infelice  Duca  Carlo  III ,  e  ricuperata ,  merce  della  pace  di  Ca- 
stel  Cambresi  ,  gran  parte  degli  stati  suoi  ,  fu  istitutore  di  nuova  mi- 
lizia in  Picmonte  ,  die  coll'ostiuato  valore  e  coUa  inviolata  fede  tanto 
noma  accrebbe  a  queste  Subalpine  contrade.  Perfezionatasi  sempre  giu- 
sta  i  progressi  dellarte  ,  risplende  ora ,  agli  occlii  dell' autore  ,  come 
sicuro  pcgno  di  belle  e  di  lietc  speranze.  Ad  essa  alzo,  ncUa  sua  storia, 


DELI.A    ClUNTA    INCARICATA    PELl'eSAME    ECC.  3 1 

tlurevole  momimcnto  il  chiarissiino  collega  che ,  con  plauso  della  nostra 
Classe ,  nc  indinzza  a  gloriosa  mcta  gli  stiulii. 

D  lavoro,  di  ciii  si  I'agiona,  non  e  ristrctto  cntro  i  brevi  conflni  di 
una  scinj)lice  disscrtazione  accademica.  Puo  invecc  considerarsi  come 
una  vera  istoria  miUtare  d'  Italia ,  che  abbraccia  lo  sj)azio  di  Ire  iin- 
portantissiini  secoli.  Confidiamo  che  eraendato  in  parte  cd  ampHato,  se- 
condo  die  lo  incerca  la  natura  del  soggetto ,  potra  senza  molta  fatica 
prender  la  forina  di  un'opera  che  giovi  agli  stiidii  della  storia  generale 
della  nostra  Penisola ,  ed  onori  1'  Accadeniia  che  ne  avra  favoreggiato 
I'autore.  Couimendevole  ci  parve  la  scelta  dei  fonti  da  cui  si  i-icavarono 
le  notizie  ,  degno  di  lode  I'ordine  in  cui  venne  la  materia  disposta  , 
contrassegno  di  niaturo  esame  i  confronti  cui  dal  tema  I'autore  era 
chiainato  a  fare  tra  le  nostre  condizioni  e  quelle  d'altri  pacsi ,  frutto 
di  sincere  mcditazioni  le  sentenze  onde  e  sparse  il  racconto.  Lo  stile  parve 
ritrarre  alcune  volte  un  po'  troppo  dalle  forme  akpianto  senili  delle 
cronache  e  dcgli  autori  consultati,  alcune  altre  volte  parve  troppo  rotto 
e  spezzalo.  Ma  questa  menda,  inevitabile  in  un  lavoro  detlato  con 
tanta  fretta ,  e  di  cui  I'autore  istesso  in  piu  d'un  luogo  candidamentc 
si  accusa,  non  toglie  che  egli  non  abbia  soddisfatlo  con  abbondanza 
alle  condizioni  richieste  dal  programma  del  29  maggio  i836,  e  percio, 
con  voto  unanime ,  noi  non  dubitiamo  di  dichiararlo  dcgnissimo  del 
premio  nel  medesimo  programma  promesso. 

Sottoscritti  alP  originate 

Marchese  Lascaris  Presidente 
Gazzera  Segretario 
Manno 

SCLOPIS 
ClBRARIO 

Saui,i  Relatore. 


33 

MEMORIE 

RAGGUARDANTI 

ALLA  STORIA  CIVILE  DEL  PIEMONTE 
NEL  SEGOLO  XVH 

TR4TTE    D\    DOCUMEXTI    EDITI    ED    INEDITI 


COUTE  AlLESSjIMDRO  PIUELLI 


Apprwate  neWadunanza  del  9  litglio  i835. 


Vjhi  avr^  posto  mente  alia  condizionc  politica  di  quelle  contrade  alle 
quali  si  ando  accomunando  il  nome  di  Piemonte ,  di  leggieri  conoscera 
come  sin  da  tempi  remoti  svariato  riescisse  I'aspetto  della  loro  storia 
da  quella  di  allre  parti  d'ltalia :  al  clie  due  cagioiii  sopralutto  conferi- 
\ano,  vale  a  dire  I'anlica  origine  deU'aulorita  csercitatavi  dalla  Casa  di 
Savoia ,  ed  uno  stalo  politico  indipendente  che  Aon  venne  interrotlo 
inai  se  non  per  brevi  intervalli. 

Questo  carattere  proprio  della  Storia  del  Piemonte  in  ncssun  epoca 
apparve  piii  chiaro  ed  espresso  che  non  in  quella  della  gueiTa  combal- 
tutasi  in  Italia  verso  la  meta  del  secolo  XVII  tra  le  due  emule  potenze 
Francese  ed  Ausuiaca.  Trovossi  allora  la  uionarchia  piemontese  non 
solamente,  oome  altre  volte,  posta  in  mezzo  alVurto  di  forze  sti-aniere, 
ma  anche  afilitla  neU'interno  dalle  dissension!  insorte  per  la  tutcla  del 
Duca  pupillo  e  pel  governo  dcUo  Stalo  ,  tra  la  vedova  Duchessa 
Serie  II.  Tom.  i.  5 


34  MESioniE  Ere. 

niadrc  ili  lui  ed  i  zii  fratclli  del  Duca  eslinto.  Univansi  insieme  e  fo- 
inentavansi  a  vicenila  i  niali  uati  da  qiiestc  due  diverse  sorgenli,  dando 
aiuto  Fraiicia  alia  Duchessa,  e  Sjiagna,  ramo  delTAustriaca  polenza,  ai 
cognali.  Degno  egli  e  d'ossci'vazione  ,  come  ,  mentrc  durava  la  guerra 
esterna ,  Ic  ire  civili  ,  quanlniKjne  Irascorse  gia  a  ferocissimi  conlrasli, 
si  sedassero,  le  discordie  si  riinuovessero,  ed  in  capo  a  non  lungo  leinpo, 
ad  onta  di  mille  oslacoli  suscilati  da  influenze  slraniere ,  lo  State  si  I'i- 
componesse  neU'aspetlo  jirimicro. 

Noil  Sara  perlauto  opera  \ana  il  ricordare  le  principali  difficolt.i  che 
s'incontrarono  allora  da  coloro  die  ebbero  presso  di  noi  maneggio  di 
cose  di  Slato  ,  e  quale  fosse  il  modo  ,  chc  in  alcuna  dcllc  piu  notabili 
congiunlure  veune  da  cssi  lenuto.  Ma  sillatta  gcnerale  coiisidcrazione 
intorno  ad  una  parte  iinportanlissima  della  sloria  civile  nostra  non  e 
senibrata  doversi  scompagnare  da  uno  piu  speciale  incordo  di  qucgli  uo- 
miiii  die  in  mezzo  a'  pcricoii  ne'  quali  versava  quesla  jiatria  ,  da  forti 
operarono :  e  ne'  diversi  uUici  die  ebbero  a  sostcnere  lasciarono  escmpi 
dcgni  d'esser  serbati  nella  memoria  de'  posteri. 

La  monarcliia  piemoulcse,  ripristinala  per  la  pace  di  Cambrese  ne- 
gli  aiitidii  limili  ,  e  di  iiuovi  ordini  fornita  ,  de'  quali  I'esperienza  de' 
mali  passali  aveva  dimoslrato  il  bisogno  ,  tosto  acquislo  di  qua  dall'Alpi 
fondamento  e  nerbo  maggiore  di  quello  ,  die  mai  non  avessc  avulo  ne' 
tempi  anteriori.  Crebbe  ancora  e  di  territorio  e  di  sicurezza  per  I'ag- 
gregazioue  in  modo  definitivo  seguila  del  niardiesato  di  Sahizzo  nel  primo 
anno  del  secolo  diciaseltesimo  ;  dal  quale  tempo  ,  sciolla  quella  dipeu- 
denza  die  lo  Stato  di  Savoia  aveva  rispctto  a  Francia  nelle  cose  d'lta- 
lia  per  intima  connessioiie  di  doniinii  ,  cominciarono  i  Sovrani  del  Pie- 
montc  ad  usare  piu  liberamenlc  le  forze  jironric,  e  piu  volte  sul  prin- 
cipio  dcllo  slesso  secolo,  Carlo  Emaiiuele  ruppe  guerra  agli  Spaguuoli 
dominatori  in  cpiel  tempo,  quasi  senza  contrasto,  della  penisola  italiana. 
Se  per  allora  non  conseguivasi  I'oggetto  die  avevano  tali  contese,  I'acqui- 
sto  cioe  di  piu  vasta  frontiera  verso  il  Monferrato ,  se  la  gloria  acqiii- 
stata  in  un'  occasionc  veuivasi  talvolta  a  mellere  troppo  facilmenle  in 
pericolo  dal  genio  di  quel  Principe  ,  Tago  oltreinodo  di  arrischiale  im- 
presc ,  non  ne  rimaneva  per  altro  iuterrolto  il  corso  di  molti  eiretti 
ulili  alio  Slato.  Crcavasi  in  mezzo  a  quelle  \icende  una  perfetta  comu- 
nanza  d'interessi  e  di  sentimenti  tra  Pieraontesi  delle  diverse  jirovince, 
formavasi  I'indole  e  diro  cosi  la  tempera  nazionale,  accoppiandosi  ne'sud- 


DEI,    CONTE    ALESSASDRO    PINELLI.  35 

diti  all'antlca  fedelta  vereo  il  Principe  mnggior  coslanza  ne'  pericoli ,  e 
maggior  afletto  a  quel  reggimeuto  clal  quale  riconoscevano  miglioratc  le 
oondizioni  tlolla  vita  civile.  La  felice  miUazione  allora  avvenuta  nello 
stato  di  ({ucste  coiitrade  non  isfiiggi  a  nessuno  scritlore  di  stone  ilaliane , 
ma  111  sopratulto  notata  diligenleinente  nolle  relazioni  loro  dagli  Am- 
basciatori  Veneti  (i),  acuti  indagatori  de' buoni  ordini  civili,  e  che  con 
piu  amore,  chc  non  si  facesse  da  certi  governi  ilaliani,  nc  osservavano 
gli  andamenti  in  qucsta  monarcliia  ,  colla  quale  era  la  loro  repubblica 
in  frequent!  corrispondenzc  di  leglie  e  di  uflicii. 

Erano  quesli  effetti  in  gran  parte  dovuli  al  senno  col  quale  Emanuele 
Filiberlo  aveva  coiulotto  il  rcslauramenlo  di  quesla  monarcliia,  alle  arti 
pacificlie ,  all'induslria  che  cgli  aveva  con  ogni  cura  promosse.  Ma  sa- 
rebbe  erroi-e  il  credere  die  non  vi  si  adoperasse  auclie  efficacemcnle  il 
sue  succcssore  Carlo  Emanuele,  malgrado  il  ra;)ido  avvicendarsi  de'  suoi 
poliiici  discgni  al  di  fuori.  Ne'  cinquant'juini  che  duro  il  suo  regno  vari 
istiluti  fondali  dal  padre  amplio  c  condusse  a  perfezione:  a  vari  prov- 
vedimenti  diede  piu.  certa  e  piu  stabile  forma  per  mezzo  di  leggi  a  lal 
fine  promulgate.  Opera  di  lui  fu  specialmente  la  divisione  degli  Stali  di 
qna  da'  monti  in  province,  c  lo  staliilimenlo  per  ciascuna  di  esse  di  una 
regolare  ed  uniforme  amminislrazione  della  giustizia  e  di  un  economico 
reggimenlo  (2).  A  lui  pure  si  dee  la  determinazione  di  eerie  forme  da 
osservarsi  neiramminislrazione  del  piibLlico  danaro  sotto  la  vigilanza  del 
Magistrate  della  Camera  (3)  inline  un  corpo  di  rcgolamenti  giudiziari 
che  gli  antichi  staluti  ducali  dove  ampliava  e  dove  riformava  convenien- 
tementc  (4). 

Nel  curare  gli  interessi  propri ,  la  monarcliia  piemoniese  non  trasan- 
dava,  ma  promoveva  anzi  gli  interessi  comuni  d' Italia:  e  per  quanlo  le 
sue  pretcusioni  in  fatto  di  dominii  ne  turbassero  alcuna  volla  la  quiete, 
meno  die  a  qualunque  altro  principato  o  repubblica  che  vi  fosse  in 
Italia,  si  puo  darle  carico  di  aver  alle  mire  proprie  di  difesa  o  d'ingran- 


(i)  V.  !c  relazioni  dcgli  ambasciatori  vcncti,  Molini,  Ballrgno  c  Foscariiii,  stampate  iu  Toriuo  con 
nolc  ciX  illiistrazioni  del  Cavalicre  Luigi  Cil)rario  -  Tipografia  Alliana,   i83o. 
^a)  Editto  la  agoslo  iGua  c  ii  gennaio  i6'i4  riportali  iiella  raccolta  del  BorclH. 

(3)  Editto  14  settenibrc  1637  prcsso  lo  slesso  Borctli. 

(4)  I  capi  di  qucslo  rcgolamcnto  soiio  riportali  sotto  diverse  rubrichc  dal  Borolli  nella  stia  rac- 
colta :  c  d.d  Sola  nclla  sccouda  parte  dcUa  sua  opera  —  Commentaria  ad  iinwena  screnusima^ 
Sabaudiae  Ducum  decreta. 


36  UEMORIE    ECC. 

ilimento  cercato  asslstenza  straniera.  Differiva  anzi  su  tal  punto  il  suo 
politico  intento  da  quello  degli  altri  Stati  d'ltalia,  i  quali,  per  un  infe- 
lice  retaggio  dellc  eta  precedenti,  la  propi-ia  liberta,  anziche  dalle  riso- 
luzioni  proprie  niisuravano  dagli  inleressi  e  dalle  forze  altrui.  Quanto 
a'  Sovrani  della  Savoia  e  del  Piemonte  il  sito  del  lore  State  tra  vicini 
cosi  poleati  quali  erano  Francia  e  Spagna  glL  obbligava,  a  circospezione 
iiel  mentre  clie  lore  apriva  frequeiili  opportunila  di  awantaggiarsi :  ne 
provarono  mai  dauni  maggiori  clie  quando  non  osservarono  abbastanza 
I'una,  o  non  curarono  le  altre.  Nulladiineno  usando  in  ogni  congiunlura 
le  forze  proprie,  o  sole  che  si  fossero,  o  congiunte  con  qiiell'altra  na- 
zione  ,  conservarono  illesa  all'Italia  quella  clie  tra  le  sue  glorie  non  e 
lullima  ,  la  gloria  niilitare. 

Con  silTatto  andamenlo  quanto  all'  esterna  politica ,  con  tale  perlzia 
ill  adattare  nell'  inierno  gli  ordini  antichi  a'  tempi  nuovi ,  la  monarchia 
piemontese  aveva  gia  valicali  i  primi  venzett'anni  del  secolo  XVII  senza 
gravi  pericoli ,  non  senza  gloria  (i).  Ne  pareva  clie  alcuu,  ostacolo  si 
dovesse  attraversare  al  suo  costante  innalzamento  verso  quel  grado  che 
le  assegnavano  le  nuove  condizioni  d'Europa  tra  gli  altri  Stati:  giacche 
le  guerre  nella  Fiandra  e  cogli  Stati  d'Olanda  non  cessavano  di  tenere 
occupale  le  forze  spagnuole  fiiori  dell'Italia:  ed  in  Germania  la  potenza 
auslriaca  trovava  diiri  contrasti  nella  lega  de' pi'incipi  protestanti,  alia 
quale  si  appareccliiava  a  dare  possente  aiuto  lo  svedese  Gustavo.  Nes- 
suna  cagione  poi  d'inimicizia  cravi  colla  Fraucia  ,  coUa  quale  anzi  il 
prossimo  succcssore  alia  corona  di  Savoia  ,  il  Principe  Viltorio  Ame- 
deo  erasi  stretto  in  parentado  sposando  Cristina  figlia  di  Enrico  IV. 

Ma  la  Fraucia  si  era  riscossa  dalle  sue  intestine  discordie,  ed  il  cardinale 


(l)  Merita  special  nicnziuiic  la  It-ga  coiicliiiisa  da  Carlo  Enianuelc  coi  Vcucziani,  ad  istanza  di 
quesli,  coDtro  gli  Spagnuoli,  mentre  la  ti-epidazione  degU  altri  Stati  italiaiii  U  trattcncva  dairacco- 
starvisi,  c  mentre  la  Francia  stavasi  inoperosa  a  uiirare  gli  audaci  discgui  di  qucUa  potenza.  Su  di 
che  c  da  vcderc  la  storia  della  Repubblica  Venela  di  Ballista  Nani  all'anno  iGjij.  Ed  allorclie  per 
esscrc  coiicorsa  in  quella  lega  alcuni  anni  dope  la  Francia,  c  per  Tinclinazione  favorevolc  elie  vc- 
deva  Carlo  Emauueic  negli  afiari  generali  d'Europa,  egli  propose  d'assaltare  la  potenza  spagnuola 
in  Italia  ,  I'esitazione  del  Senato  Veiieziano  fu  c|uella  clie  sola  forse  iinpcdi  gli  iniporlanti  effetti 
che  avTebbe  prodoUo  per  TUalia  queiriinpresa.  La  principale  cagione  qucsta  si  fu  juire  della  scia- 
gurata  dcliberazione  che  allora  fcco  Carlo  Emanuelc  di  rivolgere  qucU'urto  che  era  destinato  coD- 
tro  le  parti  piii  vitali  delle  posscssioni  spagnuole  ,  a  danno  della  Kepubblica  di  Genova ,  alleata 
della  stcssa  Monarchia.  Sc  alcune  tritite  pagine  ti'incontrano,  per  conlo  di  questa  risoluzione,  nella 
storia  italiana  di  quel  tempo,  £  alraeno  di  confurto  lo  scorgerc  che  vi  dava  originc  un^opposizionc 
gcncrosa  alia  dominazionc  straniera. 


DEL    CONTE    ALESSANDRO    PINELLI.  3^ 

di  Richelieu  per  meglio  signoreggiarne  gli  spiriti  la  spingeva  a  nuove 
lotte  coU'Austria  e  coUa  Spagna.  Come  egli  meditava  qualche  diversione 
a  quelle  guerre  di  Germania,  pronla  se  gliene  ofleriva  roccasione  nella 
estiiizione  della  linea  primogenita  dei  Goiizaghi  di  Mantova,  per  la  quale 
la  successione  in  quel  Ducato  ,  e  I'altra  piu  spesso  ancora  coiitrastata 
del  Monferrato,  \enivano  nuovamente  in  campo.  Risohevasi  la  Corona  di 
Francia  a  mantenere  in  quegli  Stali  Carlo  Gonzaga  Duca  di  Nevers  , 
Principe  ad  essa  devote  :  al  die  egualniente  si  opponeva  I'interesse  di 
Austria,  di  Sjiagna  e  di  Savoia.  ]\Ia  alle  prime  due  polenze  sola  ragione 
era  la  cupidita  di  dominazione.  Savoia  aveva  sul  Monferrato  antiche  ra- 
gioni  non  raai  da  essa  dismesse. 

In  quella  gara  cui  Richelieu,  anima  e  capo  dell'impresa,  si  accingeva 
con  forae  suUe  prime  non  gi-andi,  ma  poscia  poderose,  giacche  la  mo- 
narchia  piemontese  non  poteva  a  meno  di  csserne  tocca,  sarebbe  state 
sue  interesse  il  cercare  almeno  di  non  alTrontare  un  torrente  che  non 
conesceva  ripari :  e  dal  non  aver  forse  cio  abbastanza  considerate  Carle 
Emanuele  ebl)ero  principio  le  disavventure  del  Piemonte.  Uscito  poi  di 
■vita  quel  Principe  quande  i  suoi  sfbrzi  gia  piu  non  valevano  a  fermare 
il  corse  dell'invasione  francese,  succedettcgli  Vitlorio  Amedee  sue  figlie 
esperte  per  lungo  use  negli  afiari  di  guerra  e  di  pace ,  il  quale  fatti 
tosto  nuovi  consigli  e  congiuntosi  con  Francia  alia  salute  dello  Slate 
provvedeva. 

Infclici  erane  certamente  le  condizieni  colle  quali  incominciava  il  sue 
regno,  giacche  dope  vane  praticlie  e  malgrado  i  caldi  ufhci  della  Du- 
chessa  presso  il  Re  sue  fratcllo,  il  Sovrano  Piemontese  aveva  dovuto  pie- 
garsi  a  cedere  alia  corona  di  Francia  Pinerolo  con  certe  distrette ,  e 
la  valle  di  Perosa  che  comunica  col  Delfinate.  Se  dee  credersi  ad  uno 
sci'iltore  Piemontese  conlemporaneo ,  I'abbate  Emanuele  Tesauro  (i), 
non  avevano  peco  contribuito  a  vincere  la  resistenza  del  Duca  a  tale  ri- 
guardo  le  pcrsuasioni  del  padre  Monod  Savoiardo ,  non  che  riuclina- 
zione  che  in  alruni  .illri  consiglicri  alTezionati  alia  Duciiessa  comin- 
ciavasi  a  scorgcre  verso  Francia.  Come  che  cio  seguisse  ,  veniva  fral- 
tanto  sottoscrilto  collaggiunta  segreta  di  quel  patto  il  6  ajirile  del  t63  i 
il  trattato  di  Cherasco ,  nel  quale  si  aliargavano  in  cio  che  si  apparte- 


(i)  Origiui  ticUc  guerre  civili  del  Piemuute. 


38  MEMOniK    ECC. 

iieva  a  Monfcrrato  le  conJizioni  che  erano  stale  prima  proposte  da  Ri- 
chelieu a  Carlo  Eniaiuiclc  ,  c  tutta  insomma  la  parte  ili  quella  pro- 
Tincia  che  chiamasi  alto  Monfcrrato ,  compresivi  Alba  e  Trino  ,  veniva 
in  podesta  di  Savoia.  Portava  inoltre  cpicl  traltato  lo  sgntnbramciito  delle 
piazzc  occu|>alc  dagii  Anslriaci  c  da' Francesi  in  Ilalia,  per  la  qual  cosa 
volentieri  acconsenlivano  Spagna  ed  Austria  ,  ignare  dclla  clausula  ag- 
giunla  :  ne  prima  veniva  la  cortc  impcriale  in  chiara  notizia  del  fatto 
clic  il  inarchcsc  di  Pianezza,  Emanuele  di  Siniiana,  statovi  mandalo  dal 
Duca  per  I'investitui-a  del  IMonfcrralo  gia  non  I'avessc  ad  onlii  de'  sos- 
pelti  6  delle  lungaggini  oltenuta.  II  felice  esilo  di  quella  legazione  fu  il 
primo  saggio  di  quella  accortezza  e  di  quel  risoluto  procedere,  che  il 
suddelto  niarchesc ,  tanto  i-iputato  nella  corte  di  Savoia  per  le  chiare 
sue  doli  e  per  adei-enza  di  sangue  ,  seppc  di  poi  usare  in  mezzo  alle 
piu  diflicili  congiuntnrc,  e  con  che  tanto  egli  giovb  alia  causa  della  Du- 
cliessa  nelle  controversic  suUa  tutela. 

Non  ostante  le  inlelici  condizioni  accennate,  che  non  lasciavano  libera 
al  Duca  la  scelta  del  partito  da  tenere  nelle  cose  d'llalia,  non  ostante 
la  guerra  riaccesasi  appena  scorsi  trc  anni  dopo  il  trattato  di  Cherasco, 
il  senno  cd  il  valore  di  Vittorio  Amedeo  seppero  maulencre  salvi  gli 
interessi  dclla  sua  corona  e  I'indipendcnza  del  Piemonte  dagli  adcsca- 
menti  del  Richelieu,  e  fare  che  i  vantaggi  scgnalati  che  il  Duca  aveva 
procacciati  in  quella  guerra  alia  Francia  ,  coll'unire  ad  essa  le  proprie 
forze ,  non  lo  meltesscro  in  troppa  dipendenza  del  temulo  ministro  di 
quella  polenza.  - 

Non  pub  dirsi  pertanto  qual  fosse  la  costemazione  de'  popoli  del  Pie- 
monte all'udire  la  morle  inopinala  di  Vittorio  Amedeo,  il  7  ollobre  del 
1637  ,  accaduta  in  Vercelli  mentre  egli  y\  si  riposava  dalle  imprese  di 
quell'anno,  da  lui  e  da'  suoi  generali  gloriosamente  condotte  nella  Li- 
guria  contro  il  marchese  di  Leganez  governalore  di  Milano  ,  menire 
era  assente  il  maresciallo  di  Crequi  comandante  supremo  francese  in 
Piemonte  :  e  giustissima  si  appalesa  la  sentenza  di  un  illustre  scrittore 
j)iemontese  (i)  che  nel  caso  fatale  di  quella  niorte  ravviso  tronche  le 
piu  belle  speranze  che  per  I'esperienza  fatta  in  si  ardue  congiunture  , 
potcva  il  Piemonte  fondare  su  quel  Principe  in  riguardo  alle  sue  sorii 
future. 

(1)  Napioac,  vita  di  Giovaoui  Bolcio  auaotaziaoe. 


DEL    CONTC    ALESSANDRO    PINELU.  Sq 

Pensai  di  dover  scorrere  d'ua  sol  tratto  il  piimo  periodo  dcUa  politica 
tcnuta  dalla  casa  di  Savoia  tra  quelle  rivalila  d'inleressi  non  suoi ,  ne 
d'ltalia,  alia  quale  tante  guerre  portale  da  armi  straniere  dovevano  frut- 
tarc  uu  l)ul  nulla.  Prima  pero  di  progredire  piu  oltre  mi  e  d'uopo  trat- 
lencrmi  in  alcuni  parlicolari  intorno  a  quell'anno  1629  clie  fu  il  primo 
delle  calamitu  del  Piemonte  e  di  gran  parte  d'llalia. 

£  nolo  abbaslanza  dalle  storie  di  quel  tempo  eome  lo  sforzo  della 
guerra  si  riduecsse  priucipalmente  attorno  a  Casale  ,  difeso  pel  Duca 
di  Mantova,  e  pei  Francesi,  oppugnato  da  Spagnuoli  e  Tedeschi  e  eui 
le  nuove  schiere  franeesi  calate  dalle  Alpi  craiio  destinate  a  soccor- 
rere.  Crcscevano  pertanto,  dalla  parte  di  Lombardia  specialmenle,  i  lu- 
luulti  e  Ic  devaslazioni  della  guerra  ,  e  i  tristi  eliblli  prodotti  da  que- 
sta,  e  dalla  carestia  succedula  pure  in  quell'  anno  aprivano  i  passi  al- 
rorriliile  flagello  della  pesle.  Torino  ne  era  invaso  ncl  mese  di  gennaio 
del  i63o.  Questo  accideutc  e  lutti  quelli  clic  riguardaiio  il  priucipio  ed 
il  corso  tenuto  dalla  peslilenza  ci  pervennero  con  suflicienle  diligenza 
e  con  quel  corredo  di  dottrina  clie  consentivano  i  tempi  ,  descritti  in 
un  trallalo  elie  ne  dislese  il  pi-olomedico  Fiochctto,  testimone  oculare 
e  che  sedeva  nel  Magistrate  generate  sopra  la  sanita  (i).  Senza  qui  ri- 
petere  cose  che  possono  esser  note  da  quella  relazione  ,  o  clie  con 
poca  diversita  si  possono  desumere  da'  ragguagli  che  si  lianno  intorno 
alia  stessa  calamita  che  fu  comune  ad  altre  vicine  contrade  d'ltalia,  non 
mi  e  paruto  dover  tacere  alcuni  alti  di  maggior  virtii  che  si  ossci-varono 
tra  i  cittadini  di  Torino,  e  che  in  particolar  modo  resero  chiaro  il  nome 
di  uno  iVa  cssi ,  del  quale  per  altri  rispclti  pure  occorrera  fare  in 
appresso  orrevolissima  I'icoriianza. 

Rinnovandosi  sul  linire  del  seltembre  precedente ,  come  allora  era 
costume,  i  magistrali  municipali  di  Torino,  furono  eletli  sindaci  Giovan 
Francesco  Bellezia  awocato,  e  Giovanni  Benedetti  causidico.  Era  Giovan 
Francesco  figlio  di  Gaspare  ,  che  fu  assai  ripulato  tra  i  giureconsulti 
piemontesi  del  suo  tempo  ,  e  del  quale  trovasi  un  consulto  in  fatto  di 
mouela  ne"  commentari  del  Sola  a'  statuti  ducali.  In  un  atto  da  me   ve- 


(i)  Trallalo  della  pesle  ossia  coritagione  di  Torino  deW anno  iGio  descritlo  dal  protomedico  Fio- 
chello^  sUiDp;ito  in  Torino  per  l;i  prima  volla  dal  Tisma  iG3l  v  di  nuovo  poi  dallo  Zappata  ncl 
1710  c  dedicate  a^  Siudaci  c  Cunsiglicri  delta  Citta  di  Toriuo.  A  (jucbta  po»tcriore  cduionc  oii  rife- 
risco  ovc  mi  occorre  di  ciUre  quel  trattato. 


4o  MEMOniE    ECC. 

dato  il  suddetto  Gaspare  si  dice  del  luogo  di  Lanzo.  Ma  comunque  cio 
sia ,  Agostino  della  Chiesa  che  scrisse  a  poca  distanza  dal  tempo  di  cui 
parliamo  ,  pone  la  famiglia  Bellezia  tra  le  principali  di  Toi'ino  (i)  ;  e 
dovette  la  medesima  cssere  tra  quelle  ,  cui  secomlo  gli  ordini  munici- 
pali  d'allora  davansi  nel  consiglio  i  primi  onori  ,  sehbcne  li  venissero 
poi  a  mano  a  mano  cedendo  ad  altre  famigiie  piili  qualificate  nella  Corte 
e   ncUo  Stato. 

Poco  dopo  rinvaslone  di  quella  pestilenza  il  carico  di  magistrato  mu- 
nicipale  lutto  si  riduceva  ncl  sindaco  Bellezia ,  avcndo  il  coUcga  pro- 
vato  nella  propria  famiglia  le  prime  percosse  del  morbo.  Ma  non  ando 
guari ,  che  di  semplice  cooperatore  che  nell'accennata  qualita  cgli  era 
ne'prowedimenti  sulla  pubblica  saniti  divenne  capo  principalissimo  del 
governo  de'travagliati  ciltadini.  Cio  accadeva  verso  il  mezzo  della  state, 
allorche  il  contagio  era  perrenuto  alia  sua  maggiore  intensita :  allorche 
agli  oi'i'ori  del  morl)0  si  univa  la  mancanza  di  sosteiitamento  per  una 
grau  parte  della  popolazione  ;  e  sciolto  il  freno  della  pubblica  autorita, 
cresceva  la  baldanza  ne'  Iristi,  la  coufusione  ed  il  terrore  ne'  pacifici  e  ne' 
dcboli.  Perocche  uscita  dalla  cittk  la  Corte  a  preghiera  del  Consiglio  della 
sanita  ,  spartite  nclle  pi'ovince  le  primarie  magistraturc  ,  accio  minori 
occasioni  avessero  i  popoli  di  concorrere  ne'  medesimi  luoghi,  anche  le 
famigiie  piu  cospicue  e  le  piu  facoUose  ,  lasciata  la  capitale  ,  ripara- 
vano  nelle  province  dove  minori  timori  apparivano  della  fatale  malat- 
tia.  Lo  stesso  ti'ibunale  che  ,  prendendo  nome  dalla  sanila  ,  erasi  spe- 
cialmente  istituito  in  Torino  per  consultare  su  di  essa,  e  per  ammini- 
strarvi  giustizia  ,  poco  rimaneva  in  ufficio  ,  parte  per  essere  stati  presi 
dal  morbo  alcuni  degli  ufficiali  che  lo  componevano,  parte,  e  foi'za  pur 
dirlo  ,  per  essei'si  gli  altri  sottratti  al  pericolo  col  cessai'e  dalle  in- 
cumbenzc  loro  commesse  (2). 

Richiedevasi  pertanto  una  virtu  risoluta  ad  affrontare  i  maggiori  pe- 
ricoli ,  onde  porre  rimedio  a  si  grandi  mali :  ne  senza  posporre  alia 
comune  salvczza  la  propria  potevasi  gia  oltenei'e  lo  scopo  cui  tende  il 
civile  consorzio  ,  di  somministrare  assistenza  c  conforto  a  coloro  che 
maggiormente  ne  abbisognano.  SilFalta  pietosa  ed  insiemc  forte  opera 
rompieva  Bellezia  ,  assecondato  dal  solo  rimastogli   del   Consiglio   della 


( I )  Corona  Rcalc  parte  prima. 

('j)  TraUato  ccc.  pag,  4^  e  segucDti  a  55. 


DEL    CONTE    AI-ESSANDRO    PINELLI.  4' 

citli  I'auditore  di  Camera  Giovanni  Anionic  Beccaria  ,  c  dal  prenomi- 
nato  protomedico  Fiochetto  unico  rimasto  anch'esso  in  ufficio  del  magi- 
strato  sopra  la  sanit^.  Comune  era  in  essi  la  cura  per  rossei"vanza  de' 
pill  indis|io!isabili  alineno  tra  gli  ordini  prescritli  in  si  tristi  condizioni 
di  cose.  Piu  special  carico  poi  del  Bellczia  era  quelle  di  provvcdere  di 
vetlovaglia  que'  miseri  di  cui  maggiore  sempre  facevasi  il  numero  pel 
cessato  esercizio  di  ogni  arte  utile  alia  vita,  e  pei  guasti  cagionati  su- 
gli  ocelli  slessi  degli  abitanli  e  suUe  porle  della  cilia  dalla  spiclata 
soldatesca  ,  la  quale  andava  da  ogni  parte  predando  il  paese.  Come  ai 
provvedimenti  fatti  dal  sindaco  Bellezia  corrispondessero  gli  efietli ,  lo 
atlestano  le  parole  usate  dal  Fiochetto  che  dice  essersi  la  Citt^  mo- 
strata  —  in  tante  e  tali  afilizioni  magnanima,  ed  in  tanta  povertA  ma- 
gnifica  —  (i). 

Deesi  qui  a  lode  di  Bellezia ,  e  non  lieve  per  mio  awiso  ,  ancora 
aggiungere,  che  niuno  de' provvedimenti  ricordati  in  quella  relazione  e 
nei  quali  egli  avesse  parte,  oscuro  in  qualunque  modo  le  sue  dcgne  qua- 
lita.  In  quella  pcslilenza  come  in  tutte  le  altre  che  furono  allora  ,  o 
che  da  tempo  I'avevano  preceduta  ,  coise  la  volgare  persuasione  delle 
unzioni  venefiche  quale  causa  propagatiice  del  morbo.  E  lo  stcsso  Fio- 
chetto  che  si  mostra   si  diligente    in  quel   suo  trattato    nell'  indagare    i 


(i)  I  danni  di  qucUa  pcstilcnza  non  dovrcbbonsi  riputjre  infcriori  a  qiianlo  di  piu  luttiioso  e 
di  piu  ficro  si  Icgge  iu  fatto  di  talc  calamiLi  ,  sc,  come  il  Fiochetto  asserisce  esscrgli  risultato  dalle 
consegnc  dcUc  morti  ,  che  si  sa  quanto  riescano  in  tali  casi  minori  del  vero  ,  di  undccimila  abi- 
tanti  a  cui  sommava  la  popolazionc  riroasta  in  citta  ,  solo  tre  mila  fossero  scampati  dal  morbo. 
Tra  gli  cffctti  dal  mcdcsimo  rifcriti  ,  osservati  nel  corso  e  nelle  maggiori  slragi  del  morbo  ,  sce- 
glicr6  quello  che  pu6  comprovare  la  verita  di  altrc  dcscrizioni  assai  famose,  intorno  a  simili  casi; 
cio^  il  non  sccmarsi  punto  in  tanta  prossiraita  cd  in  tanto  contatto  dcUa  mortc  Tintcnsita  dci  de- 
siderii  ciie  sono  ordinari  compagni  alia  vila  piii  vcgcta  ,  e  piu  rigogliosa,  ami  accresccrsi :  e  ci6 
che  non  mcrita  mono  osscrvazionc,  non  essersi  omessi,  siccome  da  popolo  pio,  i  riti  dclla  rcligione 
)trescritti  pei  matrimoni ;  «  talcht^,  sono  parole  del  Fiochetto  (  pag.  54  )  in  pochissinio  tempo  si 
'•  feccro  assai  piu  di  cinqucccnto  liccuzc  a  uomini  e  donne  dalla  sera  airindomani  fatti  vcdovi  o 
II  vedovc  ,  c  ci6  in  Torino  solamonte  ;  ma  nciristcsso  tempo  se  nc  feccro  tante  nel  tcrritorio  e  Dio- 
"  ccsi  quante  fossero  spedite  nello  spazio  di  dieci  anni  ».  Ci6  cgH  rifcriscc  esscrgli  stato  affcrmato 
da  Giacomo  Maurizio  Passeroni  scgretario  della  citta  del  magistrato,  della  sanita  e  dt-irarcivescovo. 
Dal  qual  fatlo  ,  e  da  quello  che  lo  stcsso  Fiochetto  dice  delle  consegnc  delle  niorti  che  dovevano 
farsi  ai  segrelarii  a  laic  ulTicio  dcstiuati,  si  raccoglie  che  non  era  ancora  dismcssa  I'osscrvanza 
deH'ordinc  che  avcva  fatto  Emanuelc  Filibcrto  per  un'csalta  consegna  dcllc  nascitc  c  dcllc  morti  in 
rcgistri  tcnuti  da  ufliciali  del  Principe:  ed  anzi  in  qualunque  modo  fosse  a\'Tcnuto  che  uno  stcsso 
ed  un  laico  ,  fosse  il  scgreUirio  dcirarcivescovo  e  della  citta  insicme  ,  locchc  non  potrci  asscrirc 
che  non  avcssc  anche  luogo  in  altre  diocesi  ,  ognun  vede  ^  quanto  si  fosse  i{uello  mezzo  opportuiio 
per  conosccrc  ,  non  roeno  delle  nascitc  e  delle  morti ,  lo  sUtu  aJtresi  dc'  matrimoni. 

Serie  II.  Tom.  i.  6 


4a  MEMOnlE    ECC. 

lUversi  modi  con  che  il  pestifero  seme  apprcso  nc'  corpi  umani  ed  in 
qualuiKjue  materia  ,  owero  porlato  daU'atmosfera  ,  puo  dilTondersi  a 
danno  delle  vite ,  egU  stesso  che  deride  tjueirinflusso  maligno  de'  corpi 
celesti  di  ciii  in  tali  occorenze  ,  come  in  allra  qualunque  ,  tremavano 
ancora  in  quel  secolo  gli  uomini  i  piu  gravi,  ed  i  politici  piu  profondi 
venendo  al  particolare  delle  cause  che  maggiormente  contribuissero  a 
spandcre  in  Torino  il  morbo  pestifero,  non  ha  difiicolla  di  ammeltere 
(i)  come  una  delle  pi'incipali ,  certe  romposizioni  d'ungucnli  vcncfici 
e  le  unzioni  con  queste  fatte  in  vai'i  sili  dcUa  cilia.  Dal  mcdesimo  pure 
sappiamo  (a)  che  in  Torino  come  in  altri  luoghi  e  dentro  e  fuori  d'lta- 
lia  ,  ma  meno  forse  che  non  al  trove ,  vi  furono  accuse  contro  questi 
avvelenatori  e  condannc  capitali  date  ed  eseguite.  Grande  senza  dubbio 
era  in  tali  reati  la  scelleratezza  del  proposito,  quantunque  non  si  volesse 
supporre  ne'  lore  autori  altro  scopo  che  quello  di  produrre  nelle  menti 
del  volgo  un  turbaraento  per  pravi  fini ,  ne  le  arli  loro  per  se  stesse 
potessero  operare  altro  eiFetto.  Non  tralascero  tuttavia  I'occasione  che 
indi  mi  si  porge  di  osscrvare  ,  come  sieno  stati  veri  beneficii  ai-recati 
air  umanita  ed  al  governo  politico  degli  Slali  quelle  dotlrine  ,  frutti 
d'elctti  ingegni  e  di  nobilissime  meditazioni,  che  in  eta  a  noi  piii  pi'os- 
sima  appianarono  le  vie  alle  riforme  giudiziali :  e  rendendo  piu  giuste 
le  nozioni  cosi  del  delitto ,  come  dei  gradi  corrispondenti  nelle  pene, 
i  mezzi  additarono  di  togliere  a'  giudizi  I'aspetto  dell'arbitrio  che  tanto 
detrae  di  riverenza  aU'ufficlo  di  amministrare  giustizia. 

Ma  per  buona  sorte  ,  ne  di  questi  ,  ne  di  altri  storti  prowedimenti 
che  io  tralascio,  dal  Fiochetto  candidamente  racconlati,  non  mi  accade 
di  dover  giustificare  il  Bellezia ;  serbandosi  egli  temperate  e  prudente 
in  quegli  accidenti,  (piale  pare  essere  stato  in  tutta  la  sua  vita,  non  si 
scorge  che  si  rendesse  autore  ne  promotore  d'altri  atti  che  di  quelli  che 
ai-recar  potessero  soUicvo  al  comune  infortunio :  e  tanta  era  la  iiducia 
che  seppesi  conciliare  cosi  operando  ,  Gducia  che  anche  involontaria- 
mente  e  tratto  ognuno  ad  accordare  alia  prudenza ,  quando  non  e  dis- 
giunta  da  vigoria  d'animo  pari  alle  occorrenze,  che  egli  divenne  anima 
e  capo  di  quelle  consulte  che  dal  mese  di  agosto  in  poi  sino  all'  au- 
tunno  si  erano  ristretle  in  tre  o  quattro  citladini ;  ne  per  essere  caduto 


(2;  Ibid.,  pag.  3a  c  44. 


DEL    CONTE    ALESS.iNDRO     PINELLI.  43 

infermo,  sebbene  tli  altra  malattia  clic  di  qiiella  die  altomo  gli  infie- 
riva,  cessu  egli  di  parteciparvi :  ma  postosi  a  giacerc  in  una  sua  ca- 
mera terrcna  d'onde  facilmente  poteva  egli  essere  veduto  ed  inteso  ed 
intendere  allrui  ,  convcnivano  ncH'atligiio  giardino  il  Fiochello  ed  il 
Beccaria  ,  e  stando  qiiesli  solto  un  pei'golato  per  ripararsi  da'  rai  co- 
centi  del  sole,  cd  il  Bellczia  nel  suo  ietticciiiolo,  di  cpicl  che  a  fare  si 
avcssero  insieme  consuUavano.  La  lode  dovuta  a  quei  tre  pel  cousiglio 
che  nelle  maggiori  necessila  non  cessarono  di  porgcre  airafllilla  lor 
patria,  non  fara  che  io  taccia  della  fida  opera  che  sempre  fu  pronto 
a  prestar  loro  uno  tra  gli  uHiciali  della  citta  che  trovo  designato  col 
tiiolo  di  conservatore  ,  e  nominato  Giovan  Baltista  Felta.  II  nome  di 
Bellezia  si  leggc  tutlora  sui  canti  della  via  die  scorre  dietro  il  palazzo 
del  Coinune  e  nclla  quale  gia  stava  la  casa  di  lui:  questo  segno  d'ailetto 
allanlica  palria ,  non  meno  ,  che  di  gralitudiuc ,  dava  ramministrazione 
municipale  in  tempi  che  maggiore  ne  rendevano  il  pregio ,  negli  anni 
cioe  della  dominazioue  francese  (i). 

Se  la  rimunerazione  delle  ■virtu  del  Bellczia  non  fu  immediaia  ,  non 
si  fece  pero  lungaraente  altendere ,  e  si  palesb  per  un  atto  spontaneo 
del  Sovrano  concepito  ne'  termini  piu  onorifici.  Per  leltere  patenti  del 
2  giugno  iG35.  (I  Infonnalo,  diceva  il  Duca,  non  solo  della  suflicienza 
»  virlu  e  meriti  che  concorrono  nella  persona  del  niolto  dilctto  e  fedel 
»  nostro  il  dottor  Giovan  Francesco  Bellezia  cittadino  di  Torino  ,  ma 
»  della  servitu  ancora  da  lui  resa  nel  carico  di  sindaco  della  citta  nel 
»  passato  conlagio  con  tanla  nostra  soddislazione  e  pubblico  applauso  , 
»  per  le  presenti  depuliamo  il  suddetto  avvocato  Giovan  Francesco 
»  Bellezia  per  consigliere,  senatore  ed  avvocato  nostro  fiscale  e  patri- 
»  moniale  gencrale  sedente  ordinario  nella  nostra  Camera  de'  Conti  ed 
»  ovunque  si  trattera  dell'interesse  e  patrimonio  nostro  n.  Era  il  me- 
desimo  ufficio ,  che  nella  Camera  residente  in  Savoia  sosleneva  il  pro- 
curatore  generate  assistilo  da  un  certo  numero  di  ufllciali  detti  avvocati 
fiscali  ossia  patrimoniali :  nella  Camera  di  qua  da'monti  da  qucsti  esclu- 
sivamcnte  tali  iucumbenze  si  esercitavano  ,  sinche  venne   pol   nel    1720 


(1)  Autorc  delta  dflibcraztone  ,  approvata  dalt*autorila  di  quel  tempo,  fu  IXccclleDtissimo  Conte 
Prospcro  Balbo,  raancato  ai  vivi  dopo  che  fu  Ictta  net  consesso  Accadcinico  qucsta  scrittura.  Quelle 
virlii  di  nientc  c  di  cuorc  che  si  cmiiientc  iu  resero  in  vita^  e  di  cui  non  consente  il  luogo  cbe  da 
luc  iulrapreudasi  I'elogio  ,  ne  rcndcramio  scmprc  cara  e  vcncxaU  la  mcmoria  ,    come   gia  lo   e   a 


44  MEMORIE    ECC. 

da  Vittorio  Amedeo  II  riuiiila  I'una  e  I'altra  Camera  ,  e  cogli  uflici 
annessi  ,  stabilita  in  Torino   (i). 

II  Duca  Vittorio  Amedeo  lasciava  morendo  successore  alia  corona  il 
primogenllo  de'  due  suoi  figli ,  Francesco  Giacinto  e  Carlo  Emanuele  , 
ambediie  in  ela  tenerissinia.  Tutela  de'pupilli,  e  govcrno  dello  Stato  , 
erano  i  due  oggelli  cui  avevansi  a  rivolgere  le  pubbliche  cure  ,  mentrc 
la  guerra  era  acccesa  sui  confini  del  Picmoute,  e  mentre  la  stessa  al- 
leanza  con  un  vicino  tanlo  supcriore  di  potenza  qual  era  Francia  ,  met- 
teva  la  Casa  di  Savoia  in  condizione  assai  pericolosa.  La  vedova  Duchessa, 
Madama  Cristina  di  Francia,  per  la  slretta  congiunzione  col  Re  Lodovico, 
c  per  la  prontezza  dell'ingegno  opporluno  palrocinlo  veramente  appre- 
sentava  agli  Stati  della  prole:  ma  in  cose  di  governo  non  per  anco  spe- 
rimentata  ,  avcva  a  fronte  un  avversario  di  tanto  momento  qual  era  il 
cardinale  di  Richelieu,  arbilro  dcH'animo  del  Re,  ed  awerso  aperta- 
mente  alia  Casa  di  Savoia,  che  riguai'dava  come  ostacolo  all' ampiezza 
de'  suoi  disegni  in  Ilalia.  Ne  punto  egli  era  propenso  a  mirare  piu  favo- 
revolmente  la  madre  del  giovine  Duca,  come  nata  di  Maria  de'Medici, 
tnadre  del  Re,  sua  capitale  uemica  ,  da  lui  costretta  a  viversi  in  duro 
esiglio. 

A  rendcre  plti  difficile  la  condizione  delle  cose  aggiungevasi ,  che  i 
due  Principi  iratelli  dell'estinto  Duca,  Maurizio,  insignito  della  dignita 
cardinalizia  ,  e  Francesco  Tommaso ,  gia  iUustre  per  fazioni  di  guerra  , 
i  quali  valido  aiulo  avrebbero  poluto  arrecare  al  governo  dello  Stale, 
e  coUa  prcsenza  dileguare  ogni  timore  che  polesse  venir  concetto  suUa 
sicurezza  della  monarchia  durante  I'infanzia  del  Duca ,  si  trovavano 
assenti  dal  Piemonte.  Da  alquanto  piii  lungo  tempo  era  assente  il  Pi-in- 
cipe  Francesco  Tommaso,  il  piu  giovine  de'  fralelli ,  il  quale  Governa- 
tore  dapprima  della  Savoia  ,  era  andato  quindi  in  Francia  ove  ammo- 
gliavasi  con  una  Principessa  di  i-egal  sangue  ,  e  ponevasi  a'  stipendi  di 
quella  corona :  ma  poscia  disgustato  passava  nelle  Fiandre  ed  unitamente 
al  Cardinale  infante  aveva  assunto  il  comando  dell'esercito  del  Re  cat- 


roloro  clic  lianno  corailiciato  ad  essere  SMoi  posteri  ,  e  che  ebbero  la  sorte  di  conosccrc  ed  ap- 
pi'czzare  un  laiito  mcrito.  La  casa  del  BcUezia,  sccondo  appare  dal  tcsiamcnto  di  lui,  che  c  negli 
archivii  del  Senato  ,  stava  ncll'isolato  stesso  del  palazzo  del  Coraunc  ,  da  tcrgo  j  fu  venduta  dagli 
t-rcdi  dt  lui  alia  citta  ncl  1770  e  ricdilicata  poscia  insiemc  col  rcstaute  deirisolato. 

(1}  Quandn  Bt'Uczia  fu  prcscelto    a  quell'incarico  ,  era  esse  diviso  tra  due    avvocati  fiscali  ossia 
pati'imoniali  :  ma  qucsti  talora  furono  in  maggior  Dumcro. 


DEL    CONTE    ALESSANDRO    PINELLI.  4^ 

tolico  aH'aprirsi  dell'uUiina  gucrra.  II  cardinale  Maurizio  all'incontro 
che  viveva  in  corte  di  Roma  ,  piu  freqncnti  occasion!  aveva  avuto  di 
maneggiarc  gli  interessi  della  casa ,  vivente  11  Duca  fratelio ,  per  cui 
incarico  si  era  anche  portato  in  Francia  per  alcune  discussioni  intorno 
all'esecuzione  del  tratlato  di  Cherasco;  ed  cssendosi  in  56^,01110  fermalo 
in  Piemonte  due  anni ,  si  era  poi  rcstituilo  a  Roma :  e  cosi  ncU'uno 
come  neU'altro  Inogo  splendida  fama  lo  circondava  di  cultore  egrcgio 
di  leltere  e  di  ogni  stpiislto  sapere.  Fu  risoluzione  molto  a  quel  tempo 
notala  che  appena  giunto  a  Roma  dismetlesse  la  prolelloria  che  sin  al- 
lora  vi  aveva  esercitala  dclhi  corona  di  Francia,  e  vi  assumesse  cjuella 
deir Austria:  per  questa  ragione,  come  anche  per  quella  che  il  Principe 
Francesco  Tommaso  di  lui  fratelio  fosse  passato  a'  slipendi  di  Spagna,  il 
Duca  Vittorio  Amedeo ,  dopo  che  erasi  coUegato  con  Francia  contro 
quelle  due  jiotenze  aveva  dovuto  porre  sotto  sequestro  le  rendite  che 
si  I'uno  quanto  I'altro  avevano  in  beni  della  corona  dette  apanaggi. 

Ora  per  quel  die  riguarda  al  modo  con  che  avesse  a  deferu'si  la  tu- 
tela  del  Duca  pupillo  ,  c  da  osservarsi ,  che  nissun  atto  esisteva  che 
comprovasse  la  volonta  del  defunto  Duca  a  tale  rigiiardo  ,  quantunque 
si  asserisse  aver  esso  mentre  era  prossimo  a  morte  dichiarata  I'inten- 
zione  che  la  tutela  ed  il  govei-no  degli  Stati  ,  ossia  la  reggenza,  fos- 
sero  aflidati  alia  Duchessa.  Dovendo  in  tali  circostanze  definirsi  la  cosa 
a  norma  delle  leggi  ,  della  osservanza,  e  dellc  consuetudini  del  paese, 
un  altcnto  esame  di  qxiello  che  in  simili  casi  erasi  pratirato,  Taulorita 
degli  escmpi ,  c  gli  clfetti  che  no  erano  scguili  solo  potevano  servire 
di  sicura  guida  alia  risoluzione ,  giacche  mancava  una  norma  espressa 
che  deterniinasse  la  qualita  della  persona  a  cui  in  caso  di  eli  pupillare 
del  Principe  spettasse  la  tutela,  ed  il  modo  ncl  quale  ,  in  ordine  al 
reggimenlo  dcUo  Stato  ,  dovcsse  questa  esercilarsi. 

Di  tre  casi  meno  antichi  di  lutele  che  la  monarchia  di  Savoia  appre- 
sentava  nel  corso  de'  secoli  XIV  e  XV  ncssuno  era  andalo  esente  da 
qualche  contraddizione  :  in  tulti  si  era  scnti(a  la  necessila  di  porre 
d'accordo  le  ragioni  che  la  natura  e  la  \c"Sfi  civile  vlgente  ah  antico 
presso  di  noi  atlribulscono  alia  madre,  con  quelle  che  i  prossimi  agnati 
potevano  fondare  suUa  qualita  loro  di  successori  al  pupillo  nella  corona, 
essendo  da  questa  escluse  le  femmine.  Anzi  nel  primo  di  quel  casi , 
avvcnuto  diu-ante  la  pupillare  eta  di  Amedeo  VIII ,  I'espressa  dlsposi- 
zione  dell'avo  che  aveva   preferito   nella    tutela   del   nipote   I'avola   alia 


46  MEMOniE    ECC. 

inadre,  trascurando  gli  agnati,  non  aveva  potuto  far  si  chc  il  concorso 
di  qiiesti  non  si  fosse  doviito  riccrcare  dall'avola  per  manlenersi  nel 
govcrno  contro  i  tentalivi  falti  dalla  niadre.  Negli  altri  due  casi ,  ben- 
chu  la  tuiela  ed  il  govcrno  si  fossero  solennemcnte  assunti  dalla  madre 
ill  mancanza  della  volonta  a  tal  riguardo  cspressa  dal  padre ,  tuttavia 
iiciruno  lo  Slato,  per  insidie  lose  da  possenli  vicini,  essendo  reggente 
Violaule  di  Fraacia  ,  era  caduto  in  pericoli  tali  che  per  salvarlo  era 
stato  necessario  ridiirre  ogni  autorita  in  mano  de'cognati  della  mede- 
sima ;  neU'ultiino ,  essendo  lulrice  c  reggente  Bianca  di  Monferrato,  le 
cose  erano  passate  quicte  e  senza  danni  per  lo  Stato  merce  la  precau- 
zione  dalla  medesima  osservala  di  usare  I'assistenza  de'  Principi  cognati 
e  prozii  del  pupillo  negli  afiiiri  del  governo. 

Siifatte  considerazioni  gioveranno  a  formarsi  una  conveniente  idea  della 
congiuutura  nella  quale  trovavasi  il  Piemonte  nel  tempo  gia  accennato, 
e  della  iinportanza  dei  primi  atti  dai  quali  erasi  per  conoseere  I'anda- 
inenlo  clie  prenderebbero  le  cose  dello  Stato.  Le  stcsse  considerazioni 
forse  condurranno  ad  una  sentenza  alquanto  diversa  da  quella  che  si  e 
lenuta  da  Carlo  Botta  nella  sua  Storia  d'  Italia  ,  in  cui  tulta  rigetta 
sui  Principi  cognati  della  Duchessa  la  colpa  degli  awenimenti  die 
seguii'ono  la  risoluzione  dalla  medesima  presa  di  assumere  coUa  tu- 
tela  dei  figli  il  governo  dello  Stato  senza  alcuna  partecipazione  de'Prin- 
cipi  dianzi  nominati :  sentenza  ,  la  quale  ,  anco  non  segueudosi  intiera- 
mente  ,  non  era  qui  da  passarsi  sotto  silenzio,  come  di  scrittore  ,  che 
pel  valore  dell'ingegno  e  la  nobilta  de'  sensi  si  chiaro  fece  suonare  il 
gi-ido  delle  stesse  mcmorie  iufelici  della  patria  italiana.  Ma  da  quell'au- 
torita  che  egli  in  modo  incontrastabile  ed  assoluto  reputo  dovuta  alia 
Duchessa,  nacquero  la  piii  parte  de'giudizi  che  egli  ha  dato  sovra  le  op- 
poste  rlsoluzioni  fatte  da'Principi,  zii  del  Duca  pupillo,  ne,  dopo  quanto 
si  e  premesso,  occorre  trattenersi  in  dimostrare  come  tale  esercizio  esclu- 
slvo  deir  autorita  di  tutrice  dal  canto  della  madre  fosse  lungi  dal  po- 
tersi  riguardare  fuori  di  controversia.  In  riguardo  poi  alle  politiche  con- 
giunlure  in  mezzo  alle  quali  tale  controversia  avevasi  a  vcnlilare,  non 
si  crede  inopportune  I'aggiungere  qualche  altra  considerazione. 

Che  fosse  necessita  pel  Piemonte  lo  attenersi  aU'amicizia  di  Francia, 
che  la  neutralita  quando  pure  non  fosse  stata  impossibile  non  gli  po- 
lesse  riescire  se  non  svantaggiosa  ,  e  cosa  la  quale  a  chiunque  avri 
scorse  le  prime  pagine  di  questa  scriltura  ,  e  considerera  la  debolczza 


DEL    CONTE    ALESSANDRO    FINELLI.  47 

tli  uii  governo  pupillare  ,  non  parra  gran  fatto  materia  di  dubbio.  Che 
quindi  il  consiglio  della  Duchessa  sia  non  solo  da  assolversi  da  ogni 
rirnprovero  per  tale  risoluzione,  stata  presa  assai  iosto,  benche  coper- 
tamentc,  ma  no  sia  anzi  da  lodare,  ella  e  pui-e  cosa  per  se  manifesta: 
non  cosi  certamente  puo  lodarsi  di  non  avere  in  tale  condizione  di 
cose  munito  Vcrcelli ,  la  cui  spedita  occupazione  per  parte  del  co- 
mandantc  delle  forzc  spagnuole,  marchese  Leganez,  fu  un  amaro  frulto 
delle  prime  deliherazioni  del  nuovo  consiglio  dcUa  tutrice  ed  una  pe- 
renne  ragionc  pe'  Principi  e  loro  aderenti  di  accusare  Tinnpnidenza 
del  partito  che  si  era  seguito.  Ma  egli  c  pure  necessario  il  confessare, 
che  36  una  lega  con  Francia  era  inevitabile  e  buona,  quesla  congiunta 
colla  protezione  che  una  tale  potenza  proferivasi  di  prendcre  del  Duca 
pupillo  era  un  partito  pieno  di  perigli.  Volendo  pertanto,  come  certa- 
mente volevano  la  Duchessa  ed  i  consiglleri  suoi ,  almeno  i  principali, 
serbare  intera  I'autorila  al  Duca  sovra  i  suoi  Stati,  era  il  maggior  pe- 
ricolo  quello  di  assecondarc  troppo  facilmenle  in  principio  que'suggeri- 
menli  e  quegli  uflici  che  loi'O  venivano  dal  cardinale  Richelieu ,  se- 
gnatamente  in  cio  che  alcuna  deviazione  avrebbe  arrecato  alle  antiche 
usanze  della  Casa,  ed  alcuna  benche  lieve  ollesa  a'  dirilti  di  coloro  che 
SI  prossimo  grado  tenevano  nella  successionc  alia  corona.  Tale  era  il 
suggeriiiienlo  subito  dato,  ed  accolto  di  aliontanarc  i  zii  del  Duca  dallo 
Stato.  Richelieu  non  era  tale  politico  che  ad  una  prima  condescendenza 
volessc  starsi  contento ,  e  ben  lo  dimostravano  i  primi  atti  che  i  suoi 
agenti  in  Picmonte  univano  alle  proferte  di  protezione  e  speciahr.ente  il 
tentiilivo  falto  il'impadronirsi  della  persona  del  pupillo,  che  per  buona 
sorte  i  Picmontesi  riesc'u-ono  ad  antivenire.  Videsi  meglio  sempre  in 
seguito  come  le  proferte  di  protezione  fossero  parole  ,  ma  I'audace  mi- 
nistro  volesse  usarc  pienissima  Tautorita  sua  suUa  Duchessa,  sul  Duca 
pupillo  e  sul  Piemonte. 

Scorgesi  aucora  da  chi  esamina  le  condizioni  in  che  erano  allora  le 
cose,  come  da  un  canto  ,  i  Francesi  le  cui  forze  non  erano  in  quel 
primi  tempi  poderose  in  Picmonte  ,  non  avrebbero  avuto  modo  di  ot- 
tenere  colla  violenza  quello  ch'essi  volevansi  ;  e  dallallro  i  consiglieri 
della  Duchessa  troppo  facilmente  pei-suadcssero  a  se  ed  a  lei  che  od  i 
Principi  si  asterrebbero  dal  venire  in  Picmonte  ,  o  volendo  venirci  lor 
si  polrebbe  impedire.  La  natura  stessa  imporlanlissima  de'negozi  che  si 
trattavano ,  loro  ne  dava  onesta  cagione  :  graude  poi  era  I'autorila  del 
Principe  cardinale  in  Coite  e  fuori,  cosi  pel  grado,  come  per  I'usanza 


48  MEMORIE    zee. 

(lei  vivere  suo  magnifico  ed  ornato  di  ogni  laudevole  cliscijilina.  Gran- 
dissimo  il  nome  del  Principe  Tomniaso  jiresso  i  soklali  c  I'ainore  di  essi 
verso  di  lui ,  come  prode  e  fortunate  cnpitano. 

In  vecc  pcrtanto  di  quelle  pratichc  in  cui  si  ando  consutnando  il 
tempo  al  solo  scope  di  tcncr  loiitani  cjiic'  due  Priucipi  dallo  Stato  : 
pratiche  le  quali  vennero  iinprudenlcniontc  prolralle  anclie  dopo  die 
per  la  morte  di  Francesco  Giacinto,  unico  gcnnoglio  dcUa  regal  stirpe 
rimaneva  il  fanciullino  Carlo  ,  sarehbe  stata  cosa  certamente  desidera- 
bile ,  die  sin  da  priiicipio  si  fossero  coUivali  que'  trallali  ,  die  i  due 
Priucipi  fratelli  non  cessavano  di  mellere  innanzi  per  un  qualclie  tem- 
peramento  intorno  alia  partecipazione  loro  negli  affari  dello  Stato.  Da 
parecchi  documcnti  stati  opportunamente  raccolti  intorno  ai  prinii  tempi 
di  quella  difFerenza  (i),  scorgesi  a  non  dubbi  segni  come  a'  Principi 
sommamente  cuocesse  I'iusulto  dagli  Spagnuoli  commesso  col  pigliare 
Vercelli:  e  pronti  sarebbero  stati  pcrcio  a  dai'C  oreccliio  ad  una  qualche 
orrcvol  proposta  intorno  agli  intcressi  comuiii  dclla  Casa  e  dello  Stato. 
E  nolo  dal  seguito  dagli  avvenimenti  narrati  in  lutte  le  istorie  ,  come 
que'  trattati  divenissero  piu  tardi,  ed  allora  massimamente  die  le  armi 
francesi  avevano  il  sopravvento  ,  il  solo  partito  di  salute  per  la  Ducliessa 
onde  estingucre  la  peste  delle  civili  discordie  ,  e  togliere  al  superbo 
Richelieu  le  occasioni  di  tcnerla  da  se  dipendente. 

Dopo  aver  osservato  qual  fosse  la  condizione  delle  cose  nostre  al  di 
fuori ,  la  natura  stessa  deU'argoniento  or  ne  chiama  a  discoirere  gli  atti 
relativi  aU'interno  ordinamento  dello  Stato.  Tra  questi  si  ofTrono  come 
principali  quelli  die  stabilivano  sul  principio  dal  canto  de'  Magistrati 
una  formale  ricogiiizione  deirautorita  della  Duchessa  Cristina  di  Fran- 
cia  come  tutrice,  e  come  reggenle  lo  Stato  senza  partecipazione  alcuna, 
ne  riserva  a  favore  de'  Principi  agnati.  La  quale  ricogiiizione  era  di 
tanto  maggior  moincnto  per  quell'esame  die  era  da  riputarsi  aver  pre- 
ceduto  I'esecuzione  degli  atti  fatti  espressamente  dalla  Duchessa  per  as- 
suniere  quell'autorita  ,  in  virtil  dclla  prerogativa  spcciale  atlribuita  a' 
Magistrati  a'  cpiali  gli  atti  ,  e  le  dichiarazioni  anzidetic  si  indirizzavano. 
A  quesla  forma  particolare  di  dar  esecuzione  agli   ordini   Sovrani ,  che 


(i)  V.   iducuniiali  r.Tgcuaidjnli  alia   vitn  del  jirincipc  Francesco  Tommaso  di  Savoia,  raccolti 
dal  Contc  Fcdcrigo  Sclopis.  Torino  per  G.  Poniba. 


DEL    rONTE    ALESSAWDRO    PINELT.I.  ^  0 

laccliiudc  la  facolti  di  rasscgnare  al  Principe  Ic  difiicolla  clie  vi  s'in- 
•contraiio ,  per  intcmlcre  quale  nc  sia  la  mciile  sovra  le  medcsiine  , 
prerogaliva  clie  e  solo  riscrbata  a'  Magistrati  suprcmi,  si  da  anchc  og- 
gidi  nella  moiiarchia  picinonlcse    il  noinc  iVinterinazionc. 

In  (jiiella  slraordinaria  occorrenza  la  ■vodova  Duchcssa  si  atlcneva  a 
queliii  form;i  sirelUssimamenle ;  principalc  uflicio  poi  veniva  a  compiere 
in  tale  negozio  il  Senalo  di  Picmonie  ,  come  quello  die  ,  e  per  aver 
scdc  uella  cilia  capitale,  e  per  rarapiczza  della  giurisdizione,  agli  altri 
<lue  di  Savoia  e  di  Nizza  d'assai  sovrastava,  esseiido  allroudc  la  Savoia 
allora  di  falto  in  rnano  de'  Franccsi.  Per  altra  parte  I'argomento  della 
tutela  era  uno  di  cjuelli  che  pin  immcdialamente  loccassero  a'  drilti  e 
prerogative  dcUa  corona  ,  che  al  Scnato  era  specialmcnle  commesso  il 
scrbarc  illcsc    da  qualunque  alio  die  le  nicllcsse  in  pericolo. 

Appare  perianto  da  autcntici  docnincnii  che  nella  slessa  leltera  con 
cui  la  Duchessa  dava  awiso  al  Senato  di  Pieraonte  della  morle  del  Duca, 
gli  comunicava  pure  la  sua  dclcrtninazione  di  assumere  la  lulela  del 
Rcali  lufaiill  c  la  reggenza  tlegli  Stati  a  seconda  della  mentc  die  diceva 
espressa  dal  Duca.  Ed  a  tale  annuazio  immcdiatamente  I'ispondeva  il 
Senato,  con  Ictlera  in  cui  deU'iixfelice  caso  condolevasi  e  dciracceltato 
carico  ringraziava  la  Duchcssa :  e  siccome  essa  irovavasi  a  Ciiivasso  , 
staudo  sul  ritornare  da  Vcrcclli  a  Torino,  furono  spediti  ad  incontrarla 
i  prcsidenti  Benzo ,  e  Morozzo  apportatori  della  risposta  e  d'  un'  espressa 
istruzione  annessavi  ,  in  cui  a  nome  de'  prcsidenti  e  scnatori  del  detto 
Senato  lore  si  commetteva  di  rappresenlare  a  Madama  Rcale  esscrc  con- 
venieule  che  Talto  di  acceltazione  da  lei  si  facessc  prima  di  venire  in 
citta:  e  di  inforniarla  come  intorno  all' autoril^  sua  di  amministrare  fa- 
reblie  il  Senalo  una  dichiarazione  in  forma  d'arresto  da  pubblicarsi  per 
lutlo  lo  Stalo  (i). 

Ogni  cosa  si  eseguiva  nel  modo  che  erasi  stabililo.  L'alto  in  cui  la 
Duchessa  rinnovava  la  dichiarazione  gia  fatta  di  accetlai-e  la  tutela  e  la 
reggenza  ,  come  deferitale  non  raeno  dalla  legge  c  dalla  consuctudinc  , 
che  dalla  mcnte  del  fii  signor  Duca ,  veniva  Ictlo  in  Senato  ;  e  sul- 
I'istanza  dcUavvocato  fiscale  gcncrale  Giuliano  ,  in  assenza  come  Sta 
espresso  ,   deiravvocato   generale   Malleo   Pastoris,   il  Senalo  dichiarava 


(t)  Vctlinsi  i  Doctimi'iiti  in  ftnc  di  qucbtc  uotitic  ,  u.°    11- 

Sf.rie  II.  Tom.  i. 


5o  MEMOniE    ECC. 

u  la  Serer.issima  Madama  Rcalc  tutrice  della  persona  del  Serenissimo 
>i  Duca  Francesco  Giacinto  e  degli  allri  Principi  suoi  figli  e  figlie  e 
»  rcggenle  degli  Stall  «  mandava  poi  e  comandava  ad  oj^niino  di  rico- 
noscerla  cd  ubbidirla  come  tale.  Aggiungcva  solcnniti  il  concorso  del 
popolo  ,  alia  ciii  prescnza  recitavasi  la  rimostranza  falta  dall'  avvocalo 
Hscale  generale  e  il  decreto  del  Senato  (i). 

JN'e  come  per  avventura  potrebbe  credcrsi  ,  erano  le  consideiazioni 
poliliche  cslranee  a  quella  deliberazione  :  il  contrario  anzi  appare  dal 
tenoix  stesso  dell'anzidelta  rimostranza  avente  per  oggetto  il  decreto  da 
farsi  dal  Senato  in  conformity  della  dichiarazioiie  della  Duchessa:  «  tal 
»  cosa,  diceva  ai  senator!  congregati  il  gia  nominate  Giuliano,  cedere 
»  in  evidente  iitilitu  de'Serenissimi  Principi  Infanti  ed  in  sicurezza  degli 
»  Stali,  poiclie  essendo  TAltezza  Reale  Madama  dotata  di  cosi  csquisitn 
»  prudenza  ....  ne  dissimile  dal  potentissimo  Luigi  il  giusto  suo  fra- 
))  tello,  della  cui  protezione,  anche  pei  servizi  resi  a  quella  corona  dal 
»  defunto  Duca  poleva  essa  ripromettersi,  ....  si  doveva  tenere  per 
»  fernio  che  sotlo  la  reggenza  di  lei  e  la  protezione  di  S.  M.  questi 
»   Stati  sarebbei'o  per  godere  intera  pace  e  felicita  ». 

II  riconoscere  prontaraente  la  Duchessa  come  tutrice  e  come  reg- 
gente ,  non  solo  era  debito ,  ma  altresl  opportunissima  deliberazione  ne' 
pericoli  die  poteva  correre  lo  Stato  cinto  per  diversi  lati  da  armi  stra- 
niere :  se  pero  egualmente  opportune  fossero  le  considerazioni  da  cui 
scorgevasi  accompagnato  il  decreto,  pare  veramente  potersene  dubitare. 

Frattanto  qiiegli  altri  I'iguardi  che  temperar  polevano  le  ragioni  ri- 
conosciute  nella  Duciiessa  ,  quel  modi ,  che  le  palrie  consuetudini  pole- 
vano suggerire  circa  resercizio  della  tutela  ,  non  formavano  special  og- 
getto di  quella  deliberazione;  o  forse  il  Senate  lenevasi  soddisfatlo  dalla 
proniessa  con  cui  la  Duchessa  terminava  la  sua  dichiarazione ,  ed  in 
cui  si  obbligava  ad  osservarc  quello  che  in  falto  di  tutela  era  stabilito 
per  le  leggi  e  le  consuetudini  dcllo  Slato.  Sc  la  qualita  del  negozio,  e 
le  condizioni  del  tempo  non  permetlevano  per  avventura  che  manil'e- 
stasse  il  Senate  quello  che  piii  conveniente  avrelibe  giudicato  ad  anli- 
venire  le  fatali  conscguenze  che  sorsero  poi ,  assai  e  da  dolere  che 
rautorilji  de"  consigli   in  altra  forma  piii  opportuna  non  si  adoperasse  a 


(i)   Uotuin.,  11,"     IV. 


DEI.    nONTE    ALESSANDHO     PINEI.I.I  5 1 

sl  degno  e  si  rilevantc  scopo ;  e  non  c  se  non  da  dolere  maggiormeiile 
(jualora  per  avventura  il  gcneroso  e  fedel  consiglio  siasi  dalo  ,  e  non 
siasi  di  esso  scrbata  memoria. 

Con  mollii  pompa  si  fece  pol  il  giorno  Ircdlci  oltobre  il  cerimonialc 
di  cortc  ,  in  cui  da'  graudi  della  corona  c  dai  diversi  Corpi  di  inagi- 
stratura  si  rinnovarono  gli  atli  di  condoglianza  ,  si  riconobbc  il  nuovo 
Duca  colla  Duchessa  tutricc  e  reggentc  ,  e  si  preslo  il  giuramcnlo  di 
fedella  nc'  termini  per  ciascheduna  carica  prescritti  (i).  Dope  quell'iini- 
vcrsale  sbigoUimento ,  dope  quel  prime  dolore  da  cui  crano  stati  com- 
presi  gli  animi  de'  sudditi  per  la  morte  del  Duca ,  i  piu  tra  quelli  con- 
corsi  alia  solenne  cerimonia  ,  senza  pcnsar  piu  ollre,  si  afiissavano  con 
tenerezza  nel  diletto  gemioglio  in  cui  riponevano  le  spcranze  di  future 
bene  :  le  faitczze  maestosc ,  il  soave  riguardare  ,  le  pronte  risposte 
del  quinquenne  fanciullo  ammiravano  e  lodavano.  In  quella  magnifica 
mostra  che  allora  pure  la  Duchessa  faceva  per  la  prima  volta  della  sua 
autorilh,  appariva  il  natio  costume  di  lei  neiramabilila  de'  modi,  ed  in 
cerla  giocondita  degli  atti :  e  si  fu  nella  stessa  occasione ,  che  il  gran 
cancellicre  Gioanni  Giacomo  Piscina  ,  allorche  coUe  insegne  della  sua 
dignita  fu  introdotto  insieme  cogli  allri  grandi  nel  gabinello  della  Du- 
chessa a  prestarvi  giuramento  ,  postosi  ginnochioni  ,  vcniva  dalla  mc- 
desima  domandato  se  fosse  stato  fatlo  cavaliero,  e  risposto  che  no,  met- 
tevagli  essa  per  tre  volte  sulla  spalla  sinisli-a  la  spada  presentatale  dal 
marchcse  Bobba  sue  gran  scudiere  ,  diccndo  per  ogni  volta  —  io  vi 
faccio  cavaliero  da  parte  di  San  Giorgio.  —  L'allo  della  Duchessa  ,  al 
dire  d'un  dotto  magistrato  (2) ,  era  insolito  in  falto  di  giuramento  ;  c 
sapeva  di  queH'umore  cavalleresco ,  che,  dal  regno  di  Emanuele  Filiberto 
in  poi;  pill  non  aveva  molto  corso  in  Piemonte,  ma  regnando  la  Du- 
chessa ,  e  regno  essa  finche  visse,  ricomparve  insieme  colle  altrc  fogge 
oltramontane. 

Intanto  si  altcndeva  ad  altri  piu  scrii  provvedimenli  per  fondare  I'au- 
lorila  della  Duchessa,  e  nulla  fu  omcsso  per  conciliarle  TalTetto  de' mi- 
nistri  e  I'appoggio  della  nobilla  (3)  ;  siccome  pure    per   inculcare    nel- 


(i)  La  rclazionc  4ti  quel  ccrimoniale  ,  coUe  varic  forniolc  di  giurainrnlo  ,  csistc  nel  registro 
dcUc  session!  Camrrali  dciranno  stcsso  1637. 

(a)  Galli  ,  cariche  del  PicroonU  ,  cnpo  del  gran  cancellicre  ,  art  Piscina  Giacomo. 

(3)  Ordinc  di  Madaiua  Kealc  del  7  diccmbre  iGSn  cbc  rimcttc  a  lutli  li  vassalli  e  nobili  il  pa- 
gamentu  del  3  per  oyo  del  capitate  per  li  Ussi  c  fuogaggi  da  Scrcuissiuii  ajitccessoTi  a  loro  alicnati 


53  MEMORIE    ECC. 

I'universale  ropinione  dell'alto  giado  in  che  la  poneva  Tassuuta  quality 
tli  reggeiile  dello  Slato  (i). 

Le  coiisiilcrazioni  gia  faltc  in  ordine  al  primo  decrcto  riguardante  la 
latcla  si  adatlano  cgualmentc  e  piii  ancora  al  sccondo,  che  11  Senalo  di 
Pienionte  fu  cliiamato  a  dare  un  anno  dopo  ,  allorche  moito  cssendo 
Francesco  Giacinlo  11  maggiorc  dc'  due  piipiUi  la  Ducliessa  partccipava 
a  quel  Magislrato  la  sua  risoUizione  di  coulinuare  nella  rcggenza  degll 
Stall  per  I'infanzia  In  cul  era  pure  il  successore.  IiUerinava  11  Senalo 
quella  dlchiarazione ,  presiedendo  11  maglstralo  Gloaunl  Antonio  Bellone 
glureconsulto  rlputatlssimo  in  quel  tempo,  e  previo  11  Aoto  dell' avvo- 
cato  generale  Pastorls. 

II  Magislrato  della  Camera  meno  direttamente  die  non  quello  del 
Senalo  eb])e  ad  alTrontarsi  colic  difiicolta  dlanzi  esposte.  Anche  ad 
esso  in  vero  si  comunicavano  sotto  forma  di  spedizione  particolare 
quelle  risoluzloui  che  In  clascuna  dellc  rlferite  occorrenze  la  Du- 
chessa  avea  fatlo ,  ma  dopo  che  gia  la  provvislone  era  intcrinata  dal 
Senalo  di  Piemonte.  Adotto  perclo  la  Camera  il  partllo  di  riguardare  la 
deteruilnazione  del  Scnato  come  norma  da  segnire  nella  sostanza  circa 
Vargomento  della  lutela ,  e  I'lnierinazione  a  lei  rlchlesta  come  dlretla 
speciaiiuente  airiiitcressc  del  patrlmonio  ducale.  Tale  concetto  appiinto 
espresse  la  Camera  nella  rlsposla  per  essa  fiitta  alia  lellcra  con  cul  1 
Prlncipl  Maurlzlo  e  F'rancesco  Tommaso,  da  Chlvasso ,  che  fu  11  primo 
luogo  da  essi  occupato,  s'indirlzzarono  a  quel  uiaglstrato  ,  del  motlvl 
della  loro  venuta  informandolo  ,  ed  esortandolo  ad  adoperare  congiuii- 
tamenlc  con  essl  per  la  salvezza  dello  Stato  del  Duca  loro  nlpote.  Rls- 
posero  i  presidentl  e  senatorl  del  suddclio  Magislrato  della  Camera 
che  <(  alle  dlchlarazlonl  della  Ducliessa  dl  aver  accellata  la  lutela ,  au- 
»  torlzzata  dal  Senalo  ,  al  quale  spetlava  tale  cognlzlone  ,  scgucndone 
»  essi  le  giuste  e  mature  determlnazionl  avevano  concedule  le  testlmo- 


c   prr  qualsivoglia  nltro  rcddilo  al  iK-tlo  diritio  sottoposto ;  non  Inscrito  nclla  raccolta  del  BurcHi. 
(•j)  Ordine  di  Madama  Realc  3  novembrc  sud(fr;tto  anno,  contcnrnle  niolli  capi  rigunrdanti   alia 
coDScrvazioDi:  del  buon  ordinc  gcni-ralc  ,  aU'oinaggio  c  giuranjcuUi   <la  intslarsi    dai   vassalli  e   dai 
Cnmuni,  al  cor^o  dello  nionrtc  ccc. 

In  di'tto  ordine  la  Ducli<'»»a  comincia  d.il  noliGcare  aver  toitti  il  seiincslro  posto  per  ccrti  nio- 
livi  dal  deruulo  Uuta  ,  8uilc  cntrate  del  cardinale  Matiriziu  ,  c  del  Principe  Francesco  Tommaio 
suoi  cosuati. 


DEL  COUTE  AI.ESSAXDRO  PINF.LLI.  53 

))    niali    richicstc    per   le    cose   appailenenli   al    patriinonio    tlella    r^lc 
»  corona  »   ( i ). 

Ma  per  avere  cosi  la  Camera  ristrelto  piik  specialmente  alle  propric 
iiicuinbeiizc  le  sue  tleliberazioni  in  laic  congiunlura,  non  le  mancavano 
occasioni  di  esercitare  il  suo  ullicio ,  ue  poclic  erano  le  cliiricoll;i  die 
si  frapponevano  nell'ailempiinenlo.  Moltiplicavansi,  per  gli  alloggiamenli 
che  avevano  in  diversi  liioghi  dcUo  Stato  corpi  di  Iruppe  si  nazionali 
die  francesi  ,  gli  incagli  nella  riscossione  di  ogiii  specie  di  dazio.  Le 
IVodi  si  rcndcvauo  frequcnli  cd  irremediuLili.  Talora  la  liscossione  stessa 
de'  dazi  dovevasi  sospendere  all'  ingresso  dclle  cilia  ailbrlilicate  ,  onde 
agevolare  la  vcltovaglia ,  cd  accio  i  popoli  agli  altri  danui  di  un  asse- 
dio  iiou  lemcssero  clie  si  aggiungcssc  auclie  la  pcnuria  del  vilto.  Piu 
la  giierra  civile  siiiollrava  ,  piu  la  conuisionc  cresceva  ,  e  rendevasi 
sopratutto  difficile  la  distribuzioue  del  sale,  principal  nerbo  allora  delle 
finanze  dello  Stato. 

Mentre  le  eiilralc  dello  Stato  si  disordinavano ,  il  bisogno  di  danaro 
cresceva.  La  tassa  ordinaria  dellc  lerre  ,  Ic  gravezze  ,  che  sotto  nome 
di  sussidii  ,  od  allri,  erano  slabilite  pei  tempi  di  giierra,  non  bastando 
ai  carichi  della  Icgu  patluita  con  Francia,  ed  a  quelli  cagionali  dalFadu- 
namenlo  dellc  forze  uccessarie  a  niauteuere  1'  autorila  della  Duchessa , 
si  avvisava  ne'consigli  della  medesima  a  nuovi  modi  di  rifomire  I'erario. 
Dopo  aver  ordinata  la  consegna  de'censi  spettanti  ai  privati  per  cavariie 
il  sesto  del  provenlo  di  un'annat.i  (2) ,  altri  due  trovati  si  ponevano  iu 
opera  di  mollo  aggvavio  per  Tunivcrsale ,  cd  uno  in  ispccie  di  pessime 
conseguenze.  Cioc  non  solo  si  aumentava  di  un  soldo  per  libbra  il  prezzo 
del  sale  ;  ma  la  moneta  di  bassa  lega  dcstinata  per  sua  natura  al  solo 
minuto  commcrcio  ,  si  accresceva  in  cjuantita  straordinaria,  e  scemava- 
sene  di  un  terzo  la  bontu  che  aveva  nel  suo  valore  ragguagliato  a  qucllo 
delle  monete  fine.  A  cj[uesti  sciagurali  spedienti  ,  rispetto  alle  finanze, 
avevano  condotto  i  partili  poco  considerali  in  falto  di  politico  govcrno: 
essendo  fatale  necessita  che  un  errore  non  vada  mai  disgiunto  da  una 
lunga   serie  di  altri ,  sopratutto  in  cose  di  Stato. 

Non  deesi  tacere  ,  in  ci6  che  spetta  alia  Camera  ,  la  lode  di  avere 
coi  piu  eHicaci  termini  rimostralo  il  danno  che  veniva  dall'altei'arsi,  nou 


(1;   Dncumcnti    nunicri  IX  c  X. 

(3)  EdiUo  8  fibbraiu  i(i3()  hob  inscrilu  ncUu  raccolU  dt;!  BorL-lli. 


54  MEMOniE    ECC. 

sol^  la  quantiti^  relativa  dellc  monete  di  fina  e  di  bassa  lega  ,  ma  Ih 
(lualita  pur  anco  di  quesl'uUima  specie  di  moneia  ,  avvertendo  altresi 
come  qiiel  danno  ,  dopo  aver  Iravagliato  i  privati  sarebbe  ricaduto  so- 
pra  lo  Stato  medesiino.  Menlre  in  dcDSO  vclo  stavano  ancora  ravvolle 
quelle  doUriiie  che  in  sillatto  argoraento  sono  oramai  divenute  volgari, 
non  e  poco  onore  per  quel  Magistrate  che  le  ragioni  per  esso  addoUe 
in  queU'occasione  ,  neJla  sostanza  non  se  ne  dlscoslassero.  Vi  si  osser- 
vava  di  falto  ,  come  il  valore  de'  metalli  fini  presso  a  poco  eguale  si 
mantcnesse  ne'  diversi  Slati  merce  il  comraercio  esterno  :  ad  esso  rag- 
guagliarsi  airullimo  cosi  il  -valore  delle  diverse  specie  di  monete,  corae 
il  prezzo  comune  delle  cose:  cosicche  per  quanto  si  variasse  la  composi- 
zione  di  alcuna  specie  di  moneta  non  si  farel)be  altro  che  un  cangia- 
mento  di  nome.  Le  dannose  conseguenze  che  ne  sarebbero  provenmc 
all'erario  essere  evidenti  ,  qualora  non  mutandosi  le  quote  del  tributo 
questo  si  riscuotessc  in  monete  dcpravate:  ma  non  essere  il  danno  raeno 
reale  anche  per  quelle  gabelle  o  dazi,  che  si  fosse  creduto  potersi  an- 
mentare  onde  compensare  il  discapito  della  viziata  quallta  del  danaro  : 
nascere  tal  pregiudizio  dalla  stcssa  perturbazione  che  ne  sareljlie  seguita 
ue'  prezzi  delle  derrate  e  d'ogni  sorta  di  merci,  per  la  quale  fosse  da 
temersi  che  o  se  ne  diminuisse  il  consumo,  o  si  desse  incitamento  al 
contrabbando  ,  effetti  tutti  egualmente  dannosi  all'erario.  Conchiudevasi 
pertanto  che  lasciando  le  altre  pemiciose  conseguenze  piu  generali ,  e 
non  meno  indubilate  ,  neppure  quel  niisero  lucro  che  s'intendeva  di 
fare  mediante  detrazionc  al  giusto  valore  delle  monete  ,  soito  nome  di 
signoraggio  non  sarebbesi  in  realta  ottenuto  ,  come  supcrato  da  danni 
maggiorl.   (i). 

Furono  gU  atli  sin  qui  rlfcrili  gli  ultimi  ne'  quali  il  Senato  di  Pie- 
monte  e  il  Magistrate  della  Camera  avcsseio  intero  I'uso  di  loro  prero- 
gative ncl  falto  della  tutela.  Dappoiche  i  Principi  Maurizio  e  Francesco 
Tommaso  cominciarono  a  rivcndicare  pubblicamenle  I'autorita  di  lutori 
come  una  consegucnza  del  dirilto  proprio  di  succcssione  alia  Corona  , 
mutavasi  lo  stato  dcllu  controversia ,  almeno  quanto  all'ingerenza  che 
potessero  in  essa  prendere  i  Magistrati  anzidetti.  Non  prima  perb  risol- 
vevansi  que'  Principi  a  far  rlconoscere  siffatto  loro  dirilto ,  che  la  co- 
rona fosse  pcrvenuta  al  solo    suporslite    de'  nipoli  :    ne    acccltavano   gli 

(l)  Docuiiiciiti   iiiim.   VIII. 


DEI.   CO.-ITE    ALESSANDHO   PINELI.I.  55 

aiuli  clic  loro  istantcmcnle  oUcriva  la  cortc  cU  Spagna  ,  se  non  tlppo 
che  la  gueiTa  Ira  cpiesta  polcnza  c  la  Francia,  in  scguilo  alia  iega  che 
con  essa  aveva  contralto  la  Duchessa  tutrice ,  aveva  gia  invase  le  lerre 
del  Pienionle.  La  vcnula  loro  in  lale  fi-angentc  rialzava  gli  spirili  dc' 
popoli  di  qiiestc  contrade ,  oppressi  tla  grandi  aiigiislie. 

Rapidi  percio,  come  c  nolo,  furono  i  progress!  che  I'aulorita  de'  Prin- 
cipi  fece  in  Piemonte  allorche  come  legillimi  tutori  del  nipote  ,  tali 
chiariti  per  diploma  imperiale,  si  appresentavano  essi  co'Spagnwoli  coii- 
fedcrati.  In  hrevissimo  tempo  oltre  il  Verccllcsc  li  accoglievano,  quasi 
senz'altro  conlrasto  che  quello  che  veniva  da  presidii  francesi,  le  pro- 
vincie  d'lvrea,  di  Biella,  e  d'Aosta,  Mondovi,  Cuneo  ,  Asti  e  varii  altri 
luoghi  forli  neH'interno  del  Piemonte.  Anche  Nizza  colla  sua  contea  fa- 
ceva  matazione  a  favore  de'  Principi,  il  maggiore  de'  quali,  il  Principe 
cardinale  ,  colu  fermava  la  sua  stanza  e  continuava  a  tenervela  poscia 
con  autorila  di  luogotencnle  generale  del  Duca  pei  palti  che  seguirono 
nellaccordo ,  che  mise  fine  alia  gucrra.  Singolare  verameiite  ,  durante 
la  medesima  era  I'aspctlo  che  presentavano  le  piemontesi  contrade  ;  I'au- 
torita  del  Duca  dalle  due  parti  egualmente  si  Yoleva  e  uhbidire  e  di- 
fendere,  il  scntimento  della  fedelta  non  alteravasi,  ma  nell'ubljidienza  a 
quella  parte  inclinava  la  scelta,  nella  quale  maggiore  sicurta  per  I'av- 
venire,  maggiore  rispelto  alia  nazionale  indipendenza  credevasi  ravvisare. 
Nessuna  leggerezza  d'animi  ,  sibbene  una  fatale  incertezza  delle  menti 
dava  spinia  a  (piel  molo.  Quanlo  a'  Spagnuoli ,  ollrecche  pei  patti  della 
confederazione  non  venivano  in  mano  loro  i  luoghi  che  volontari  si  ar- 
rendevano  ai  Principi,  con  minor  gelosia  si  vedevano  da'  popoli  perche 
meno  da  essi  temuti  di  quello  si  fossero  i  Fi'ancesi. 

Non  meno  dcgno  di  osservazione  appresentasi  il  caraltere  di  que'do- 
cumenti  co'  quali  le  stcsse  parti  contendenii  venivano  pubblicamcnle 
esponendo  le  proprie  mire  ed  i  fondamenli  di  loro  ragioni.  Con  mani- 
nifesto  (lalo  da  Asti  i  due  Principi  dopo  aver  narrate  le  inutili  pratiche 
in  loro  nome  ,  c  per  autorevoli  mcdiatori  fatlesi  presso  la  Duchessa , 
onde  venisse  loro  permcsso  il  ritorno  negli  Stati,  e  si  dosse  loro  luogo 
nelle  consulte  del  nuovo  governo,  slatnivano  a  se  esclusivamente  appar- 
lenere  di  diritto  I'autorita  di  tutori  ,  e  il  dcbilo  correre  loro  altresi  di 
provvedere  alio  Slalo  ne'  gravi  pericoli  a'  quali  era  stato  messo.  Pub- 
blicava  la  Duchessa  dal  canto  suo  un  edilto  ,  in  cui  della  disscnsionc 
naia  coi  cognali  accusava    le  arli  de'  miuistri   spagnuoli ,    i   rimproveri 


S6  MEMOniE    ECC. 

che  le  erano  dati  sopra  vari  atti  dulla  sua  aram'mistrazione  rispiiigeva  : 
in  Cae  sul  falto  della  tutela  il  diritto  pi^  universalmcnte  atnmesso  ris- 
petto  alia  madrc,  c  gli  esempi  domcstici  a  suo  favore  allegava.  Ma  cr)ii 
moduraKione  tale  di  Icnnini,  che  puo  servire  di  argoinenio  giammai  iiou 
essersi  dal  canto  pure  della  Duchessa  cessato  di  ricoiioscere  la  neces- 
sita  di  lasciar  apcrta  la  via  a'  trattati.  Non  incontrava  quesl'edilto  osto- 
colo  ncl  Senato  per  I'intcrinazione,  se  non  che  un' implicita  riserva  vi 
apponeva  il  medesimo  delle  ragioni  de'  Principi  ne'  seguenti  termini : 
»  in  nuanlo  a  noi  spclta,  cioe  nel  concernenle  il  prcccllo  di  ritornarc; 
»  e  continuare  nell'ubbidienza  di  Madama  Reale ,  come  tulrice  del  Se- 
»  renissimo  Carlo  Emanuele  ,  solto  le  pene  de'  quali  in  esse  e  nel  con- 
1)    cernente  I'abolizionc  della  pena  a  quelli  che  obbediranno  »   (i). 

Ma,  poco  stanle,  il  Principe  Toimnaso,  spiccatosi  con  picciolo  seguito 
di  truppe  dall'oste  spagnuola  incamminata  verso  Cuneo  ,  s'impadroniva 
repentinamcntc  della  capitale  ,  siil  far  della  nolte  del  37  luglio  1639. 
Cade  qui  in  acconcio  lo  avvertire  ,  come  gli  storici  faulori  della  Du- 
chessa o  de'  Principi  che  narrarono  i  casi  della  guerra  civile  combat- 
luta  in  Piemonte  ,  intenti  ciascuno  a  niagnificare  i  successi  della  sua 
parte  ,  c  detrarrc  a  quelli  dellaltia  ,  spesso  trascurarono  cerli  aspetti 
nelle  cose  da  essi  narrate  che  sarebbero  stali  miglior  argomento  di  lode. 
lutendo  specialmente  parlare  dell' abate  Emanuele  Tcsauro  ,  scrittore  di 
alti  sensi,  e  caldissimo  difensore,  come  e  nolo  della  causa  de'  Principi; 
e  nulladimeno  certi  parlicolari,  mollo  ouoi-evoli  pel  Principe  Tommaso 
meglio  che  non  dagli  scritti  suoi  ,  si  ricavano  da  Baltista  Nani  ,  grave 
istorico  ,  e  come  Veneziano  non  inclinato  a  favore  di  un  Principe  che 
combatteva  allora  uiiito  agli  Spagnuoli.  Fa  egli  molto  bene  avveriire  , 
rispetto  all'impresa  poc'anzi  acceunata,  come  il  Principe  Tommaso  vi  si 
recasse  ,  lldando  ,  come  in  altre  occasioni  ,  nel  favore  de'  jiopoli ;  e  di 
questo  valendosi ,  cogliesse  il  destro  di  aver  Torino  jirima  che  il  su- 
premo comandante  spagnuolo  potesse  a  se  aitribuire  il  merito  di  tale 
successo  ;  ed  in  talc  guisa  si  fosse  cgli  trovato  in  grado  di  imporrc  al 
suo  allealo  quelle  condizionl  che  assicurar  dovevano  rindipcndenza  della 
sua  palria.  Ne  mcno  assennatamente  parla  egli  di  quella  ripugnanza  che 
di  poi  mostro  il  Principe  Tommaso  ad  assecondare  I'espugnazione  di 
Casale    dallo    spagnuolo    sommamente   desiderata;    perocche  ,  dice  egli, 

( I )  Documcnli    iiiini.  Will. 


DEL  CONTE  alessanduo  pixelli.  5-7 

nvesse  il  Principe  Piemontese  considerato  come  ridotta  a  divozione  di 
Spagna  qiiflla  piazza  allora  di  lanta  iinportanza  ,  e  che  lencvasi  pei 
Frauccsi,  non  solo  il  Piemonle  ma  tutta  Italia  avrebbe  portalo  pericolo 
di  cadere  in  serviu'i ,  e  percio  alienissiino  sempre  essere  stalo  il  me- 
desimo  da  tale  iinpresa(i).  Oiide  si  scorge  come  a  generose  cagioni  si  ri- 
ferissc  il  dissenso,  che  nel  corso  dellc  fazioni  proseguilesi  per  alciin  tempo 
dal  Principe  Tommaso  coU'aiuto  dell'armi  spagnuole,  fu  notalo  tra  i  due 
capitani ,  ed  ap])are  altresi ,  come  in  mezzo  alle  piu  difiicili  condizioni 
di  cose ,  non  dismettcsse  il  medesimo  I'osservanza  di  tpie'  polilici  pre  • 
cctti ,  a'  quali  giudicava  esser  congiunta  la  salvezza  dcllo  Stato. 

Dopo  un  tale  fatto  ,  e  trascorso  un  mese  da  che  I'autorita  loro  era 
stabilita  nella  capitale ,  i  Principi  Maurizio  e  Tommaso  jjer  letlere  in- 
diritlc  al  Senato  di  Piemonte,  dclle  quali  divulgalissimo  e  il  lenore  (2), 
])rendevano  a  dichiarare  quelle  ragioni ,  che  I'assenza  loro ,  dicevano  , 
aveva  impedito  il  Senato  di  pienamente  conosccre,  allorche  avesse  con- 
ferila  la  tulela  alia  Ducliessa:  per  rimediare  al  quale  pregiudizio  aves- 
sero  avuto  ricorso  all'autorita  imperiale ,  accio  i  litoli  loro  alia  lutela 
non  rimanessero  traTisati  e  negletti;  cio  non  solo  alle  ragioni  loro,  ma 
agli  interessi  dello  Stato  principalmente  imporlando  per  allontanare 
maggiori  danni  di  quelli  che  dal  governo  della  Duchessa  gia  fossero 
seguili.  In  ordinc  pero  all'  amministrazione  della  tulela  non  dichiara- 
vansi  astrelti  ad  altra  norma  fuorclie  a  quella  dclle  costituzioni  e  de- 
gli  usi  del  paese  ,  de'  quali  promettevano  I'osservanza.  Era  veramente 
insolita  quella  collazione  di  tulela  falta  dall'  aulorila  imperiale,  di  cui 
pubblicavansi  da' Principi  i  diplomi;  ne  a' tempi  addielro,  nelle  contro- 
versie  che  eiano  occorse  per  lo  slesso  oggetto,  mai  si  scorge  ve  ne  sia 
stato  esempio  tanto  ncUa  Sayoia,  che  in  Piemonte,  essendosi  piuttosto  in 
tali  occorrenze,  quando  non  erano  bastate  a  prc\cnirle  o  a  dcciderle  le 
deliberazioni  de'  consiglieri ,  vassalli ,  ed  oralori  de'  Comuni  a  talc  fine 
congregati ,  rimessa  la  decisione  ad  arbilri  eletli  dalle  parli.  Non  e 
j>er6  d'allro  canto  da  ommetterc  che,  c  secondo  il  lenore  slesso  de'  ci- 
tati  diplomi  ,  e  secondo  le  nozioni  che  si  avevano  intorno  all'autoriti 
imperiale  ,  dal  diritto  piibblico  di  quel  tempo,  quell'aulorita  conside- 
ravasi  semplicemenle  quale  rimedio  contro   gli  abusi,  e  contro    gli  atti 


(■)  Nani  ittoria  Voncta  lib.  XI. 

(a)  Si  pOMono  vcdore  nclU  doU  opera  del  ConU  Galli ,  carichc  dvl  Piemonte  ,  Tom  i. 

Serie  II.  Tom.  i.  8 


'>8  MEMORIE    ECC. 

opposti  al  ilirilto  comuncmcnte  riccvuto  (i)  ,  scnza  alciina  sorta  di 
pjcgiudizio ,  per  parte  dello  Stato  che  la  invocasse  ,  cli  qucH'indipen- 
denza  die  per  diritto  o  per  anlico  possesso  gli  appartenesse.  Ed  in  tale 
guisa  appunto  convienc  riguardasse  la  cosa  il  Seiiato  di  Piemontc  ,  il 
quale  la  dichiarazione  data  da'  Principi  iiiierinava  scnza  ominctlcre  la 
inenzionc  de'  dlplomi  sovraccennali ,  i  quali  poi ,  trascorso  quel  mo- 
inento,  rimasero  assai  tosto  dimenlicali. 

Giaeche  si  e  jiarlato  di  qucslo  dccrcto  d'  inlerinazionc  ,  e  da  nolarst 
la  clausula  chc  dichiarava  tenuti  i  sudditi  aH'olibcdienza  vorso  i  Priiicii>i 
Maurlzio  e  Francesco  Tommaso  —  non  osiante  I'ordine  del  5  higlio  pre- 
cedenle.  —  Lo  stcsso  BcUone  I'uno  e  I'altro  decreto  a  tali  ordini  susseguilo, 
sottoscrivcva :  iufelice ,  se  non  si  avvide  quando  era  tempo ,  chc  quelle 
risoluzioni  ie  quali  per  mcta  soddisfacevano  alle  condizioni  prescnti,  c  per 
I'altra  meta  lasciavano  aperta  la  via  a  pretensioni  aflatto  opposte,  sarebbero 
toriiate  a  prcgiudizio  de' loro  aulori,  scnza  sceraare  punto  i  pericoli,  cui 
conveiiivasi  arrecare  cflicace  rimedio:  pi4  infclice^  se  conoscendolo,  cerco 
con  formolc  studiatc,  di  cui  gli  dava  opportunity  il  valore  dell'ingegno  e  la 
molta  dottrinii,  di  acquetare  que'dnbbi  che  forse  gia  gli  premevano  I'animo 
nelle  prime  risoluzioni  fatte  a  favorc  deila  Duchessa.  Provo  poi  Bellone 
la  sciagura ,  ma  scnz;i  aver  salvato  qucUo  che  ad  cssa  non  e  dato  di 
rapire ,  la  dignita  provcniente  dalle  azioni.  Usciva  dalla  capilale,  allor- 
cIk'  i  Principi  erano  costretti  di  lasciarla ,  e  poco  stante  moriva  (2). 

L'importante  successo  otlenuto  da'  Principi  soUevando  le  spcrauze  de' 
loro  aderenti ,  sveglio  altresi  la  cupidita  di  alcnni  che  impazienli  mo- 
stravansi  di  essere  rimunerali  dall'  averli  seguiti  ncll'  avversa  forluna. 
Quindi  varie  prowisioni  per  simili  cause  defei'ivansi  all'interinazione  del 
Magistrate  della  Camera  chc  alle  une  dava  passo  ,  le  altre  tratteneva. 
Fu  tra  le  ullimc  quclla  che  un  tale  Pellegrino  referendario  di  una  pro- 


(i)  Souo  esprcssioni  Icsluaii  dcUu  stcsso  diploma  iiupcrialo  18  niaggio  iCSg  -  nella  nostra  qualila 
di  lutore  supremo  ed  universale  di  tuui. 

(a)  Come  fosse  riguardata  dalla  Duchessa  la  condotta  tcnuta  dal  BcUone  nelle  diverse  occorrcnzc 
acccnnalo  lo  dimostra  il  segucntc  biglictto  dalla  mcdesima  indiritto  al  Magtstrato  della  Camera  il 
!•)  maggio  164 1 : 

«  La  Duchessa  di  Savoia  ccc.  Essendo  il  gia  Presidcntc  Gioanni  Antonio  Bcllonc  niorto  rco  di 
>i  Icsa  maesta,  dcvono  tutti  i  suoi  bcni  essere  devoluti  al  patrimonio  di  S.  A.  R.  raio  figlio  ama- 
>•  tissimo:  chc  prro  non  mancheretc  voi  alia  riccvuta  di  quesla  di  farnc  la  ridutionc  con  csatta  di- 
!■  li^cnza    cunvcnicDtc  aU'cflctto  delle  ra^ioni  e  del  serviziu  dcirA.  S.  R- come  v'incarichiamo  ccc.  » 


DEL    CONTE   ALESSAKDRO    PINEt.Lt.  Sq 

vincia ,  cioe  amminislratore  delle  renditc  fiscal!,  aveva  ottcnuta  dal  Prin- 
^cipe  Tominaso,  della  carica  di  terzo  prcsidcnte  della  Camera  stessa.  La 
provvisione  era  contraria  all'esprcssa  disposizionc  di  un  cdilto  di  Carlo 
Emaimcle  conteiicnte  divieto  clic  alcuno  contabile  fosse  aunmesso  ad  eser- 
cilarc  alciin  uflicio  senza  aver  resi  i  conli.  La  Camera  non  interinava, 
ed  al  Principe  rappresentava  il  medesimo  essersi  pralicato  in  tulti  i  casi 
simili  con  aj)provaz,ione  de'  Sovrani  predecessovi ,  chc  avevano  avuta 
cara  la  solleciUidinc  della  Camera  per  I'osservanza  di  tuia  Icggc  si  sa- 
lularc:  ma  non  dissimulavasi  nella  stessa  rappresentanza  un'altra  ra- 
gione  desuala  dalla  giustizia,  I'essere  cioe  provvislo  di  cpiella  carica  il 
presidente  Ferraris  chc  aveva  seguitato  la  Ducliessa  nella  partita  da 
Torino :  e  come  non  essendovi  alcuna  dcUe  cause  ordiuarie  clie  potes- 
sero  far  riguardare  il  posto  cpiale  vacante,  sarebbe  stato  contrario  alia 
ragione  comune  ed  aU'uso  ossei'vato  generalmentc  nelle  altre  monarchic 
il  surrogarvi  altra  persona,  e,  soggiungeva  la  Camera  u  non  si  puo  al- 
»  Icgar  esenipio  d'altro  che  abbi  sin  adesso  procurato  officio  d'un  vi- 
»    vente.  »   (t). 

Per  ragioui  opposte  merita  special  menzione  mi  altro  di  que'  magi- 
strati  novcllamentc  creati  da'Principi.  Quesli  era  Decio  Leone,  di  no- 
bile  faniigUa  saluzzese,  senatore  nel  Senato  di  Piemonte ,  il  quale  della 
carica  di  primo  presidente  della  Camera,  vacata  per  la  merle  di  chi  erane 
invcstilo  ,  era  stato  provvisto  dai  Principi  tntori ,  e  ne  aveva  sostenute 
degnamente  le  incumbenze.  Alcun  giorno  prima  che  il  Principe  Tom- 
inaso arrcndesse  al  conte  di  Harcoiirt  la  capitale,  il  contc  Leone  signifi- 
cava  agli  ulliciali  della  Camera  congregati  ,  non  essergli  celato  come 
egli  fosse  descritto  tra  primi  sovra  una  nota  di  quelle  pcrsone  che 
dalla  parte  della  Ducliessa  chiamavansi  difftdevti:  ma  nella  giustizia  di 
Madama  Reale  confidando,  aspettar  dal  tempo  che  si  conoscesse  la  sua 
innocenza,  ne  di  essa  voler  altri  testimoni  che  cpiegli  stessi  ufllciali  del 
Senato  e  della  Camera  tra'  cpiali  aveva  sin  allora  seduto,  Venuto  poi 
il  giorno  della  resa  della  citla  ,  compariva,  non  piu  presidente,  ma  in 
abito  da  cavalcare,  in  queU'adunanza,  e  la  sua  risoluzione  manifestava  di 
uscire  dalla  ciita  senza  seguire  alcuna  delle  due  parti  nelle  quali  era 
lo  Stato  sciaguratamcnle  diviso.  Si  protestar  loro,  come  ovunque  egli  si 


( I )  Documcoti    Dum.  XY. 


6o  MEMORIE   ECC. 

fosse,  avrcbbc  non  perlanlo  stiniato  un  solo  Senate  oil  una  sola  Ca- 
mera essere  in  Piemoute  :  quanlo  a  se  slcsso  ,  la  cura  lasciame  a  Dio 
ed  alia  giuslizia,  che  sjicrava  sarehbe  alia  fine  per  prevalere  ncU'animo 
di  Madauia  Rcale.  Cib  dello  partlvasi ,  i  colleghi  di  mestizia  e  di  rive- 
I'Cnza  lasciando  comprcsi. 

La  sua  innocenza  non  indugiava  in  fatli  a  procurargli  slanza  onorala 
nella  capitalc  stessa,  ove  in  principio  del  1642  vedesi  csscre  cgli  di- 
morato ,  mentre  si  traltava  la  pace.  La  firnio  poi  cgli  primo  tra  i  ple- 
nipotenziarii  de'  Principi.  Finalinente  per  leltere  pateuti  della  stessa  Du- 
chessa  ncUa  dignita  e  nel  grado,  non  pero  nell'ufficio,  di  prirao  prcsi- 
dente  della  Camera  veniA'a  egli  rimesso  ,  rcndendo  la  provvisione  stessa 
espressa  tcstimonianza,  per  lui  sopra  ogni  altra  onorifica,  essersi  esso  a 
tutto  potere  impiegato  per  la  conclusione  dell'  accordo  che  aveva  posto 
fine  alia  guerra  civile  (i). 

Troppo  pero  ancora  durava  cpiel  funesto  cozzare  di  pelli  ciltadini 
misti  ail  ordinanze  straniere.  La  capitale  medesima  dello  Stato  poco 
dopo  die  era  venuta  in  potere  del  Pi'incipe  Tomniaso  era  assediala 
daUHarcourt  con  poderosa  oste  francese ,  essendo  in  niano  degli  stcssi 
Franccsi  la  cittadella.  La  citta  bravainente  difesa  dagli  abitanti  uniti  agli 
Spagnuoli  torno  poscia  a  devozione  di  Madama  Reale  per  capitola- 
zione  militare  il  17  scttembre  1640.  Somiglianli  fatti ,  in  allrc  jtarti 
dello  Slato ,  per  cpieU'anno,  e  per  alcuni  inesi  del  successivo  ancora  si 
avriccndavano;  frattanto  siccome  non  era  disiuesso  ne  da  una  parte  ne 
daU'allra  il  pcnsiero  di  un  pacifico  aggiustamcnto  a  malgrado  che  molti 
rispetti  ,  molti  interessi ,  stranieri  a'  principali  contendenti ,  vi  si  atlra- 
versassei'o,  si  andarono  contiuuando  i  traltati  per  mezzo  di  persone  di 
reciproca  confidenza  de'  Principi  e  della  Duchessa :  mi  finale  accordo 
U  terminava  (2).  Non  mancarono  per  pai-te  di  Francia  i  tentalivi  presso 
ciascuno  de'  Principi  e  segnalamente  presso  il  Principe  Tommaso  ,  per 
tirarli  a  sc  con  larghc  proinesse.  Ma  i  due  fralclli  furono  saldi  nell'u- 
nione  loro  a  conseguire  I'onore  di  difcnsori  della  corona  e  dello  Stato : 
e  si  autenticava  in  loro  siQatta  qualita  nell'assistenza  che  pel  tenore 
della  convenzione  erano  aramessi  ad  interporre  agli  alti  aventi  forza  di 
legge  e  agli  altri  negozii  di  maggior  iuiportanza. 


(i)  Galli,  cariclie  del  PicmOQtc,  torn,  i,  pi^.  3S5 
(3)  Docuracoli  num.  XX  ed  anuotazione  ivi. 


DEL    CONTE    ALESSANDBO    PINEI.LI.  6l 

Ne  vuolsi  qn'i  taocre  la  loili;  doA'ula  alia  Duehessa:  f|uantun([ue  grande 
fosse  il  bisoEiuo  chc  aveva  deU'aiulo  del  re  suo  fralello  a  difesa  delia 
propria  autoritii ,  giammai  non  condiscese  essa  a  trasporlare  in  Fran- 
cia  il  Duca  fanciullo,  la  qual  cosa  dal  dispotico  Richelieu  soprallulto  si 
brainava.  E  cio  che  questi  piu  brarnava  in  secondo  luogo,  la  consegna 
delle  fortczze  dello  Stato ,  non  consenti  la  Duehessa  se  non  q\iando 
neccssario  cio  vide  a  mantenersi  gli  aiuti ,  ne  in  guisa  che  se  le  une 
apriva  a  Francesi ,  le  altre  non  ritenesse  in  sua  balia  ,  e  quelle  che  si 
conquistavano  non  andasse,  per  quanto  era  in  suo  potere,  ricuperando 
al  giovine  Duca.  Di  mirabil  fortezza,  di  grande  accorgiinento  fece  essa 
prova  in  s\  gravi  frangenti.  Non  tralasciavano  pero  di  rinfrancarne  il 
proposito  i  fidi  consiglieri  che  le  slavano  a  Canco ,  i  fpiali  se  soUecili 
erano  di  mantcnerne  il  potere ,  amatori  crano  non  meno  del  nome 
piemontese,  che  mai  non  consentirono  in  loro  si  macchiasse. 

Mollo  sarebbe  da  dii-si  del  padre  Monod  ,  giacche  non  fu  altri  che 
al  pari  di  lui  si  awolgesse  nelle  faccende  politiehe  nostre,  e  dcUa  stcssa 
vicina  Francia :  nessuno  che  si  piena  esercitasse  rautorita  de'  consigli 
suUa  Duehessa,  della  (piale  era  direttore  di  coscienza.  Ma  la  natura  di 
un  tal  uomo ,  le  molliplici  sue  opcrazioni  ,  le  sue  viccnde  ,  non  con- 
sentono  una  fugace  nolizia.  L'odio  smisurato  che  portavagli  Richelieu, 
abbein'he  polesse  muovcre  da  varie  cagioni ,  non  divenne  tuttavia  si 
fiero  e  si  implacabile  se  non  per  la  costauza  del  Monod  in  opporsi  a' 
tentativi  che  faccvansi  presso  la  Duehessa  per  trarla  a  partiti  opposti 
all'onore  c  airinleressc  della  corona  del  figlio.  La  prigionia  cui  alia  fine 
la  stcssa  dava  il  Monod  e  che  si  prolrasse  sino  alia  morte  di  lui ,  ora 
nel  castello  di  Monmeliano  ,  ora  in  quelle  di  Miolans  ,  fii  il  mode  che 
i  consiglieri  deUa  Duehessa  le  suggerivano  per  uscire  d'impaccio  ,  se 
pure  non  come  il  solo  che  scanipar  potesse  il  Monod  dall'ira  del  suo 
potenle  avversario.  Le  voci  generose  chc  quegli  nuUadiineno  dal  suo 
carcere  ,  e  vicino  a  morie  ,  faceva  udire  alia  Duehessa,  per  sollecitarla 
ad  ogui  ])otere  a  riconciliarsi  coi  cognati ,  c  a  non  disuiettere  dalla 
inente  gli  ainniaestramenli  del  defuiito  consorte  e  del  suocero  Carlo 
Emanuele  per  la  salvezza  del  Piemonte ,  onorano  in  ispecial  modo  il 
gesuita  savoiardo  (i). 


(l)  Vcdasi  questa  Icltcra  del  [lailrc  Monod  iusicnic  con  una  notizia  dt-lla    sua    vita    ncUa    citata 
raccolU  di  ducuiiicati  ragguardaali  aUa  vita  del  Principe  franccsco  Toiuiuaso  ,  ecc. 


&a  MEMOniE    ECC. 

Nellc  vai'ie  deliljcrazioni  cU  cui  gia  si  e  toccato ,  granclissiina  parte 
ebbe  il  coute  Filippo  d'Aglie,  minor  fratcllo  del  marchese  tli  S.  Ger- 
inano.  Sovra  di  liii  posero  prlucipalmentc  la  mira  i  ministri  francesi , 
allorclie  trattavasi  d'ordiiiare  il  reggimcnlo  della  tulela,  siccome  per- 
sona clic  sapevano  accetlissima  alia  Duchcssa ,  e  clie  per  lo  spirito  e 
le  nunierose  aderenze  di  famiglia  aveva  granilissimo  seguilo  in  corte. 
Le  sue  intcnzioni  camminavano  d'accordo  coUe  prime  proposte  dei  mi- 
nisU'i  di  Fraucia  ,  e ,  per  mostrarc  I'opportunita  duUa  lega  ,  e  i  danni 
cixe  a\rebbe  arreciito  alio  Slato  il  rimaucrsi  iicutrale,  mando  egli  per 
le  stampe  una  sua  serittura.  Intento  ad  assicurare  alia  Ducliessa  1'  au- 
torita  di  tutrice,  seppe  usare  con  pi'ontezza  e  con  risoluzione  i  parlili 
a  lal  fine  necessari ,  locche  gli  concito  I'  odio  degli  aderenli  de'  Prin- 
cipi  e  del  cardinale  in  ispecie ,  col  quale  ne'suoi  prinii  aiini  giovenili 
erasi  mantcnuto  in  grande  corrispondenza  di  uflicii  e  di  studi.  Ma  in 
mezzo  a  quesii  accidenti  alia  salvezza  dello  Slato  niirando  ,  non  soflriva 
egli  di  farsi  istromento  ai  disegni  che  il  principal  minislro  di  Francia 
andava  forniando  sul  Piemonte  ,  a  secouda  delle  circostanze.  Percio 
(juesli  non  mai  cesso  di  averlo  in  sospetto.  E  quando,  dopo  aver  co- 
stretto  Torino  alia  resa  ,  il  cardinale  ministro  conuncio  a  porre  al 
Principe  Tonnnaso  partiti  benigni  e  vanlaggiosi ,  pcnso  a  levarsi  I'osla- 
colo  che  avrebbero  incontiato  i  suoi  disegni  in  Filippo  d'Aglie  che 
non  ommetteva  i  negoziati  presso  lo  stesso  Principe  onde  togliere  le 
cagioni  di  discordia  Ira  esso  e  la  tutrice.  Quesla,  siccome  lo  altestano  le 
memoi'ie  del  ministero  dello  stesso  cardinale  di  Richelieu  (i),  fu  la  vera 
cagione  dell'  arresto  del  conte  ,  che  contro  ogni  diritto ,  per  comando 
di  Richelieu,  si  eseguiva  in  seno  della  capitale  del  Sovrano  alleato  di 
Francia  ,  onde  veniva  quegli  iratto  al  castello  di  Vinceunes ,  e  \i 
rimaneva    sino    alia    moite    del    cardinale  ministro. 

Nobile  fama  tra  i  consiglicri  e  primarii  ministri  della  tutrice  iascio 
di  se  Emanuele  di  Siniiana,  marchese  di  Pianezza,  i  cui  maggiori  erano 
stati  potcnti  ncl  Dclfinato.  Allorche  la  parte  catlolica  deciiinava  in  quella 
provincia ,  il  padre  suo  ,  che  n'era  capo  ,  fu  accollo  con  insigni  onoi-i 
uello  stato  di  Savoia  da  Carlo  Emanuele,  e  n'ebbe  in  isposa  Matilda  , 
sorella  dello  stesso  Duca  ;    il  figlio  giovinetto  apprese  dallo  zio  ,  e    dai 


(i)  Histuirr  dii  cardinal  dc  Ricbelicu  par  Auberi,  I'arii  1660,  torn.  3,  pag.  43^- 


Di;i.    C(.STE    Al.r-S.SANDHO    PIKEM-r.  65 

siuccssore  Viltorio  Aincileo  ,  quello  chc  saiievasi  a'  suoi  leirjii  (i'arlf 
Hiililarc.  Esercitato  in  ogui  iiiauiera  di  sludi  ,  die  molto  fioiivano  in 
corte  di  Savoia,  la  inenle,  che  aveva  buona  dalla  natura,  a  grandi  cHelli 
dls|ioncva.  La  maschia  \irlii  (leU'aniino  appariva  iiclla  scvcrita  dclla 
vila.  La  Diichessa  lulricc  non  ebbe  il  piii  ftdele  consiglieie  di  lui  ,  ne 
allri  cui  oon  miglior  successo  confidasse  il  governo  delle  contradc  di 
qua  dallalpi ,  nc'  monicnli  in  cui  I'autorita  sua  vi  era  piu  vacillanle. 
L'ouoie  dcllc  mililari  fazioni  ,  nella  parte  dclla  Ducliessa ,  si  divise 
princ'ipaliuenle  Ira  lui  ed  il  niarcliese  Guido  \illa,  fcrraresc  di  nascila, 
per  uso  di  milizia  soldalo  piemontese ,  speriirienlato  solto  il  Duca  Vil- 
torio Amedeo ,  c  che  in  servizio  della  vcdova  e  del  (iglio  di  lui  per- 
delle  la  vita  ncgli  ultinii  sconlri  chc  el)l)ero  luogo  in  qiiella  guerra 
<ontro  gli  Spagnuoli.  II  niarchesc  di  Pianezza  vide  poscia  i  tempi  lueno 
procellosi  ,  benche  ancora  torbidi,  dclla  fine  della  tulela  ,  e  parte  del 
regno  di  Carlo  Einanuele  sccondo.  II  nome  sue  s'iucontra  in  tutti  i 
negozii  piu  iinportanti  chc  in  queU'ela  loccassero  la  corona  di  Savoia  : 
uia  in  essi  non  conlencvasi  il  suo  pcnsiere.  Piu  volte  uicnlre  era  prin- 
cipal ininistro,  vivenle  la  Ducliessa,  voile  ridursi  a  vitaprivata:  pregato 
da  lei  s'indugiava  ,  ma  rintcnzione  recava  in  seguito  ad  efl'etto  ,  tiran- 
dolo  a  cio  la  stessa  elevatezza  della  mente,  e  religione,  che  gradito  ar- 
gomento  sopra  gli  altri  era  alle  nobili  sue  spcculazioni.  E  quanto  in 
queste  valcsse  il  suo  ingegno ,  dimostravalo  nu  libro  con  ischieitezza  di 
stile  da  lui  deltato  a  prcghicra  di  vin  prelato  italiano  ,  vescovo  nelle 
parti  d'oriente  ,  iniorno  alia  verita  della  cristiana  religione  :  ncl  quale 
le  ragioni  della  filosofia  accoppiava  a  quelle  piu  sublinii  della  fede  (i). 
Tale  ,  per  mente  e  per  animo  ,  era  il  marchese  di  Pianezza  ,  la  cui 
molta  perizia  nelle  cose  poliliche  fu  celebrala  dagli  uomini  piu  inlen- 
denti  del  suo  tempo,  e  che  in  gr.indc  riverenza  era  tenuto  dagli  stra- 
iiieri    che    venivano    in  corte  di  Savoia  (2). 

A  norai  si  famosi  un  altro  ora  ne  mettero  a  riscontro  gia  da  me  ri- 
cordato  ,  e  cui  i  tempi  sin  ora  dcscritti  accrebbero  materia  di  lode. 
Ho  dctto  i  primi  onori  che  Giovan  Francesco  Bcllezia  otteiiue,  ora  ne 
riferirb  rulterior  corso.  La  carica  di  avvocato  palrimoniale,  cui  I'aveva 
chiainato  il  Duca ,  anche  in  tempi  ordinarii  richiedeva  dottrina  non  vol- 


(1)  L'opcra  accenn.ita  fu  tradotla   in  franccsc  dal  Padre  Buhours. 
())  V.  la  rc'laziouc  diU'ambasciator  Venclo  Bclleguo. 


64  MEMORIE    ECC. 

gare  in  malerie  tauto  oscure  qiialL  erano  quelle  tie'  feudi ,  o  mal  note 
in  qiiell'eta  ,  qiiali  erano  quelle  tli  gabelle  ,  tli  finanza ,  e  di  zccca. 
Ma  bcu  pill  diflicili  prove  apparecchiavano  i  tempi  clic  sopravvennero, 
ne'  quail  la  fedtUa  al  Principe  ,  lo  zelo  il  piil  puro  pil  bene  dello 
Stato,  virtu  principalissime  nel  magistralo,  non  erano  disgiunte  dal  pe- 
ricolo  di  andare  per  istrane  circoslanze  travisate ,  e  di  confondersi  o 
coirimprovvida  condiscendeiiza  ,  o  colle  mire  e  cogli  spirili  sediziosi. 
Vonivauo  ,  come  si  c  toccato  dianzi ,  i  Principi  Maurizio  e  Francesco 
Tommaso  improvvisamente  in  possesso  della  capitale.  Rimaneva  Bcllezia 
neU'uflicio  che  gli  era  stato  confidato  ,  deliberazione  che  non  era  sce- 
vra  di  dubbi  e  di  rischi,  mentre  per  la  coiifusione  in  cui  Irovavasi  ogni 
cosa,  la  Ducliessa  ed  i  principal!  nunistri  appena  avendo  avuto  il  tempo 
di  ridursi  a  salvamento  ,  una  parte  anche  degli  ufliciali  de'  diversi  ma- 
gistrati  avevano  stimato  di  doversi  condurre  al  seguito  di  lei  in  Savoia  , 
od  eransi  recall  in  Savigliano,  ove  di  essi  formavasi  un  consrglio  stra- 
ordinario  per  provvedere  ad  ogni  occorrente,  cd  amminislrare  giuslizia 
in  nome  della  Reggente.  II  carico  poi  di  avvocato  patrimoniale  che  so- 
steneva  Bellezia  ponevalo  anche  piii  che  qualunque  altro  de'  magistrati 
in  frequenli  rclazioni  con  chi  teneva  lo  Stato.  Egli  pcrlanto  pochi  giorni 
dope  che  il  Principe  Tommaso  entrato  era  in  citta  ,  per  commissione 
della  Camera  ne  andava  al  medesimo  ,  e  lo  stato  dclle  entrate  della 
corona  ,  i  cai'ichi  e  le  allre  condizioui  dell'erario  fedelmente  gli  espo- 
neva.  Al  franco  procedere  del  magistrate  rispondeva  1'  altezza  de'  con- 
cetti nel  Principe.  Se  di  nuU'altro  sollecito,  rispondeva,  essere  che  del 
buon  reggimento  pubblico  ,  dell'onore ,  e  del  felice  stato  del  Duca  sue 
nipote.  Quegli  abusi  che  nuocere  vi  potessero  voler  levai-e  ;  a  cio  ba- 
dassero  bene  i  magistrati  (i). 

Ne  qui  rimanevansi  le  cm-e  di  quegli  ufficiali  ,  onde  componevasi  la 
Camera  ,  pel  servizio  del  Duca  e  pel  bene  dello  Stato.  Per  le  rimo- 
stranze  che  quel  magistrato  aveva  rassegnate  alia  Reggente  essendosi 
andata  dilTercndo  I'esecuzione  degli  ordini  sulla  moncta,  ne  airingresso 
de'  Principi  essendosi  pur  anco  terminate  di  coniare  la  nuova ,  la  Ca- 
mera faceva  cessare  dall' opera  i  maestri,  e  chiudere  la  zecca,  senza 
aspettar  neppure  di  esservi  con  ordini  particolari  autorizzata.    Indi  ne 


(i)  DocumcDti  num.  XIII. 


UEt,    CONTE    ALESSANDRO    PINELLI.  6^ 

informava  i  Principi ,  rimostrando  allrcsl  come  nella  zecca  si  fossero 
poi'lati  vari  argenti  ctl  arredi  preziosi  della  Casa  ducale  ,  che  sarebbe 
slato  incomportabil  cosa  vedere  dilegiiarsi  in  cpella  mal  consigliata  ri- 
fiisionc  delle  monete  (i).  Pare  clie  il  suggerimento  fosse  gradito  ,  ne 
scorgesi  che  pii  si  facesse  altro  di  quella  provvisionc  sopra  la  moneta 
per  tutlo  il  tempo  die  la  citti  stette  in  mano  de'  Principi  ,  locche  e 
tanto  pill  da  nolarsi  per  essere  stata  aliora  piii  mesi  cinla  d'  assedio. 
'Ma  il  scguenle  anno  essendosi  ricuperata  per  la  Duchessa,  vi  si  rimet- 
Icva  mano,  e  frequenlemcnte  nel  corso  di  parecchi  anni  successivi  (2), 
dimodocbe  la  confusione  e  rallerazione  delle  monete  abbisogiio  poi  di 
molto  tempo  ,  e  di  molti  provvcdimenli  prima  di  polersi  i-idurre  a  pii\ 
sano  sistema.  Tra  le  molte  rimostranze  dcUa  Camera,  giaccbe  non  mai 
lasciava  essa  d'inlcrporle  ad  ogiii  ordine  che  Ic  veniva  di  siilatto  giltar 
di  monete  ,  una  specialmente  si  nola ,  cui  il  Bellezia,  promosso  gia  ai 
grado  di  preside  nte,  ebbe  special  carico  di  esporre  in  voce  alia  Du- 
chessa:  dalla  relazione  die  si  Irova  reglslrata,  si  appalesa  la  molta  sua 
perizia  in  tale  materia  ,  e  come  cgli  sapcsse  servirsi  all'uopo  delle  in- 
formazioni  raccoltc  da  altri  Stati  d'Europa  (3). 

Ma  lion  dov'eva  esservi  alcuna  specie  di  calamila  cui  1  concittadini  di 
Bellezia  soggiacessero  scnza  die  cgli  in  ispecial  modo  venisse  ricerco 
per  apprestarvi  rimedio.  Allorche  si  paltuiva  la  resa  della  cilia  al  conle 
di  Ilarcourt  generalissimo  delle  armi  di  Francia  ,  il  consiglio  di  essa 
avvisava  essei'e  opportune  I'avei'e  chi  a  suo  nome  convenisse  inlorno  a 
quello  che  avrebbe  riguardalo  I'utile  della  citta  e  la  sicurezza  degli  abi- 
tanti.  Ollenuto  perlanlo  I'assenso  del  Principe  Toinmaso  sceglievasi  Bel- 
lezia ed  un  altro  de'  consiglieri ,  e  venivano  spediti  al  campo  francese : 
i  capitoli  slipulati  dal  Principe  Tommaso  racchiudevano  in  vero  tutte 
le  caulelc  opportune  a  dar  plena  sicurezza  a  coloro  die  ne  aves- 
sei'o  seguila  la  parte  ;  era  vietata  vicendevolmente  ogni  violenza  che  si 
volesse  coinmettere  sotto  nome  di  rappresaglia  ne'luoghi  occupati  dalle 
forze  rispetlive,  e  ]>attiuta  in  fine  la  liberta  de'  commerci  in  sine  a  che 
si  pcrvciiisse  ad  una  dcGnitiva  condusione  de'  trallali  con  lladama  Reale. 
Ma  cio  non  ostante  rimanevano    a  soddisfarsi   molle    necessila    die    gli 


(1)  DociimciUi  aum.  XII. 
(a)  Docuineiiti  num.  XX. 
(3)  Di>cuinriili  num.  XXX. 

SEaiE  II.  Tom.  1.  -^ 


66  MEMORIE    ECr. 

usi  tli  guerra  iVallora ,  non  stall  nej>pure  cUsmessi  dappoi ,  imponevaiio 
a'  viuli.  Qiiintli  scorgesi  dalle  delibcrazioni  falte  in  quei  fraiigenti  dal 
consiglio  della  Citta  avere  i  deputati  convenuto  col  segi'etario  deU'Har- 
court  ,  noil  die  con  altri  capi  dellc  ordinanze  francesi ,  di  donativi  di 
vario  valore  (i).  Ma  non  hastando  le  cose  jiattuile  a  tor  via  gli  aggravi 
ed  i  sopnisi  per  pai'te  de'  vincitori ,  ricliiamavasene  la  citta  a  Madama 
Rcale,  rilornata  allora  nelle  niura  di  Torino:  c  poiclie  essa  non  credeva 
di  polcr  dare  in  quella  occorrenza  alia  citta  niaggior  assistcnza  che  di 
uflici  presso  il  re  suo  fratcllo,  il  consiglio  di  essa  proponcva,  ed  eragli 
dalla  Duchessa  consentito  ,  die  al  Re  medesimo  si  portassero  da  per- 
sone  elette  a  qucsto  fine  i  ricliianii,  nel  mentre  die  con  solenne  lega- 
zione  la  citta  mandcrebbe  a  rendergli  grazie  dcH'aiuto  die  aveya  com- 
partito  colic  sue  armi.  I  depiilali  elctti  dalla  citta  ,  siccome  graditi 
dalla  Duchessa,  furono  il  sindaco  Losa  ed  il  Bellezia. 

Erano  percio  cssi  provvisli  dal  consiglio  di  islruzione  opportuna  e  di 
credenziali ,  dalla  Diidiessa  di  commendatizie  pel  Re  ,  pel  cardiiiale 
Richelieu,  e  per  I'amljasciatore  di  Savoia  (a).  Furono  lietanientc  accolti, 
benche  nulla  ottenessero  quanto  all'oggetto  principale  della  legazione: 
il  Re  pure  dimostro  loro  grandissima  benignita  :  atiendessero  ,  diceva 
poi,  dando  loro  commiato,  a  vivere  fedeli  a  Madama  Reale  sua  sorella, 
ed  al  suo  nipote  ,  meutre  egli  non  sarebbe  mai  per  mancare  loi-o  della 
sua  assislenza  e  della  sua  protezione.  Erano  in  tale  discorso  assai  scam- 
biate  le  veci  da  quelle  die  si  sa  csser  state  un  secolo  prima  neH'occu- 
parsi  Torino  da  un  altro  Re  di  Francia :  perocche  allora  avevano  i 
cittadini  a  lui  protestato  di  non  intendere  di  romper  fede  al  Duca  di 
Savoia.  Ma  vedevasi  refletto  che  suole  produrre  negli  Stati  la  divisione 
in  parti,  la  quale  dopo  avere  disgiunti  gli  animi,  scema  altresi  alia  na- 
zione  la  fama  ed  il  grade  presso  gli  stranieri.  I  due  oratori  presentali 
per  parte  del  Re  di  i-icche  collane,  aventi  appcso  I'impronto  della  sua 
efligie,  tornavano  in  Piemonte ,  e  giuuti  in  Torino,  al  consiglio  della 
Citta,  che  li  aveva  mandati  ,  riferivano  i  particolari,  de' quali  siamo 
veauli  toccando  ,  della  loro  legazione  (3). 


(i)  Docamcnti  num.  XXI ,  XXII ,  XXIII.  XXIV 

(a)  Documcuti  num.  XXV  ,  XXVI  ,  XXVII ,  XXVIII. 

(3)  DocumcDti  num.  XXIX 


DEL    CONTE    ALESSANDRO    PINELLI.  67 

Appresentavasi  indi  a  noa  molto  per  Bellezia  un'occaslone  di  iiego- 
ziati  di  maggior  importanza.  Era  morto  sul  Gnire  del  1642  il  cardinale 
Richelieu,  c  per  talc  avvciiiinento  la  casa  di  Savoia  si  trovava  liberata 
da  quelle  machinazioui  clie  piil  gi-avcmenle  potevauo  melleme  in  pe- 
ricolo  gli  Slati.  II  snccessore  cardinale  Mazzariuo  piu  inchinevole  mo- 
stravasi  a  favore  della  medesima  ,  ed  in  isjiecie  meno  aspro  e  meno 
superho.  Solto  la  sua  direzioiie  stavano  per  j)roscguirsi  i  tratlati  per  la 
pace  gencrale  gia  introdotli  vivenle  lo  slesso  Richelieu,  e  che  per  lunghi 
anni  ancora  dovevano  contiuuare  ,  prima  che  termiuassero  interamente 
quelle  oslilila  a  cui  tutti  i  potentali  d'  Europa  ,  e  presso  die  tutti  gli 
Slati,  o  grandi  o  mezzani  o  piccoli  die  si  fossero,  preso  avevano  parte. 
Anche  la  corte  di  Savoia  aveva  grande  intercssc  in  quelle  vcrlenze  , 
quello  cioe  primieramente ,  die  gli  articoli  della  pace  di  Cherasco  in 
ordine  al  Monferi^ato  nou  avessero  alcana  scossa  nell'  assestamcnto  ge- 
nerale  degli  allari  d'Europa.  Premevale  poi  non  meno  il  sanare  quanto 
pill  prontamcnle  fosse  possibile  le  ferite  che  ancor  rimanevano  della 
passata  guerra,  medianle  lo  sgombramento  di  quelle  citta  e  fortezze  del 
Piemonte  che  ancor  rimanevano  in  mano  dc' Francesi  e  Spagnuoli. 

Una  scritlura  detlata  in  quel  tempo  con  molta  evidenza  di  ragioni  , 
c  con  vero  amore  della  monarchia  piemontese  ,  pubblicata  fra  que'  do- 
cuinenti  che  gia  ebbi  occasione  di  citare  (i),  mostra  in  quali  difiieolta 
si  trovasse  avvolto  rargomcnto  della  reslituzione  delle  foi'tezze  le  quali 
erano  stale  o  prcse  dalle  due  potenze  gia  menzionale  ,  ovvcro  all'una 
di  esse  volonlariamenle  conseguate  in  seguito  alle  contese  tra  la  tutrice 
<lel  Duca  pupillo  ed  i  Principi  suoi  zii.  Erano  queslc  contese  da  molto 
tempo  terminate  ,  ma  durando  tullavia  la  guerra  co'  Spagnuoli ,  i  (jualL 
stavano  in  Vercelli  ,  in  Trine  ed  in  altre  terre ,  sinche  quesli  non  le 
lasciavano  ,  non  v'era  da  sperare  che  i  Francesi  uscissero  dalle  piazze 
che  erano  in  mano  loro  ,  e  die  ,  per  tacere  di  Pinerolo  ,  erano  Susa , 
Chivasso  ,  Veirua  ,  Cavorre  e  la  stessa  cittadella  di  Torino.  Per  allra 
l)arlc  sarebbc  stato  meslieri  che  gli  Spagnuoli  consentissero  a  partirsi 
dai  luoghi  da  essi  tenuti  seuza  far  cio  dipendere  dallo  sgombramento  di 
Casalc  per  parte  de'  Francesi ,  separando  i  litigi  relalivi  a  Savoia  da 
quelli  che  toccavano  Mantova.  Rimaneva  per  ultimo  sempre  negli  Spa- 


li)  Docuioculi  ragguardanti  alia  vita  del  Principe  Francesco  Tommaso  ccc. 


G8  MEMontE  Ecr. 

gnuoii  quella  ruggine  della  ccssione  cli  Piiierolo  die  s'crn  falta  inleia- 
ineuic  a  loro  insaiiuta.  Fratlanlo  se  doveva  continuarc  quella  tlivisioni* 
tlelle  tcrrc  del  Picinonte ,  sareLbe  slato  ,  jicr  servirmi  delle  parole  di 
queU'auonimo:  «  la  febbre  che  consumando  lentamenle  le  forze  pub- 
»  bliche  e  private  darebbe  forma  di  cadavere  al  nobil  corpo  di  questo 
»   esanguc  donaiiiio  ».  •       • 

Radunavansi  in  Munstor  i  minislri  degli  stall  catlolici,  e  Madama  Reale 
vi  aveva  depulato  plenij-.otenziario  per  la  corona  di  Savoia  il  marcliese 
di  S.  ^laurizio  da  raolli  anni  ambascialore  a  Parigi.  Ma  liene  penclraiido 
la  Duchessa  la  qualita  del  negozio  e  le  inolliplici  qucsLioni  che  esso 
raechiudeva  ,  penso  a  fare  sceita  di  persona  che  assisler  potesse  il  mi- 
uislro  co'  suoi  consigli ,  e  insieme  con  esso  adoperarsi  in  que'  iratlati 
clie  necessari  reudeva  I'accordo  da  stabilirsi  tra  tanto  svariali  inieressi. 
Spediva  essa  per  quesl'oggelto  a  Miinster  Bellezia  ,  che  in  quel  lorno 
aveva  promosso  a  quarto  presidenle  nella  Camera  de'conli.  Quelle  che 
lie  avvenisse,  e  quali  travagli  avesse  a  sostenere  Tinvialo^  riferiro  ora 
suUa  fede  di  meinorie  di  quel  tempo  dettale  da  persona  che  ceriamentc 
era  ben  addentro  ne'  politici  maneggi  della  corte  di  Savoia,  scorgendosi 
come  coUe  cose  ivi  narrate  ,  tanto  su  questo  che  sovra  allri  fatli  ,  va- 
dano  di  conserva  i  i-acconti  del  Guichenon  ,  il  quale  scriveva ,  come  e 
iioto ,  sotto  I'immediata  ispezione  ,  per  non  dire  di  comando  espresso 
de'  niinistri  della  Duchessa.  Sifl'atti  parlicolari  non  sono  altronde  di  lieve 
luoHiento  per  conosccre  la  condizione  de'  temj)i. 

II  priino  oggetto  cui  giunto  in  Munster  il  Bellezia  tosto  applicavasi, 
fu  il  tratlamento  che  in  quella  solenne  occorrenza  jiremeva  si  ricono- 
scesse  definilivamente  dovulo  alia  corona  di  Savoia  a  paro  cogli  altri 
regni ;  al  che  avendo  questa  per  consenzienli  Francia  e  le  coi'one  del 
Settentrione,  rimaneva  ad  ottenersi  il  medesimo  dalle  corti  d' Austria  e 
di  Spagua.  Sebbene  per  esscrsi  raffare  rimesso  a  Madrid  nulla  per  al- 
lora  fosse  risoluto  ,  a-\eva  dovuto  il  presideiUe  Bellezia  tenere  per  que- 
sl'oggctto  frcquenti  colloqui  co'  minislri  austriaci ,  con  partecipazione  e 
consenso  non  solo  del  marcliese  di  S.  Maurizlo  ,  ina  altresi  de'  signori 
Servient  e  d'Avaux  ,  minislri  francesi.  Ma  risvcgliavasi  poi  tosio  in  questi 
una  graude  gelosia  che  con  tale  oi)porlunil;i  non  s'inlroducesse  per  av- 
%enlura  ad  insapula  loro  qualche  proposla  intoriio  alle  conlroversic  re- 
lative al  Piemonte.  Dava  vita  a  questo  sospelto  certa  risposta  dell' am- 
bascialore spagnuolo  Saavedra  al  Morosini ,  ambascialore  Veneto,  nella 


DEI.    COKTE    ALCSSADDnU    PIKELLT.  69 

quulc  inellevasi  in  dubbio  se  Savoia  riguar'ilasse  Pinerolo  come  leiiuto 
a  lilolo  di  legllliino  dominio  da' Frances!.  Basli  I'aver  accennato  dove 
andasse  a  ferirc  sifl'allo  discorso  o  crcdulo  vero,  o  simulalo  che  si  fosse, 
ner  compreuderc  gli  iinpeti  in  cui  diede  tosto  il  Servient  conlro  liel- 
Iczia  e  lo  slrepito  grande  che  ne  fecero  Mazzartno  e  la  corte  di  Francia, 
che  ad  una  voce,  il  pronto  richiamo  del  Bellezia  alia  Duchessa  doniaii- 
daroiio.  II  marchcse  di  S.  Maurizio  o  che  crcdesse  non  j)olcrsi  reggere 
a  queirurlo,  o  che  troppo  gli  parcsse  vedersi  uguaglialo  dal  presidenlc 
Bcllczia  in  occasione  di  negozii  o  di  ceremoniali,  la  stessa  cosa  egli 
pure  istanteuiente  suggeriva.  Quegli  prolcstava  nessun  fondamenlo  avere 
tali  lagnanze,  giacche  egli  non  avcsse  realmente  iiitroJolte  relazioni  co' 
niinislri  inipcriali  c  spagniioli  fuorclie  nc'  Umiti  che  si  erano  coiivenuli 
collo  slesso  miuistro  franccse.  Diccva  essere  una  inera  LuTenzione  i  di- 
scorsi  relativi  a  Pinerolo  ,  e  che  di  cio ,  come  di  solenne  mcnzogna, 
era  persuaso  che  il  Saavedra,  luttochc  ministro  di  potenza  neniica,  gli 
rendercbbe  a  cospello  di  chiunque  giuslizia. 

Trovo  a  queslo  riguardo  che  I'abale  Denina  (i)  ncl  riferire  questo 
accidenlc,  lo  altriliuisce  a  qiialche  motto  sfuggito  al  Morosini  mcdiatore 
nella  negoziazione  conccrncnte  Pinerolo.  Che  il  Veneziano  fosse  quegli 
che  all'anibasciatore  francese  faccsse  cenno  di  qucirambigua  parola  dello 
spagnuolo  non  e  contraddetto  nelle  mcmorie  da  me  vedute  :  ma  cib  e 
molto  pill  probabile  che  non  la  negoziazione  relativa  a  Pinerolo ,  di  cui 
non  e  rimasta  la  mcnoma  traccia,  e  ntlla  quale  non  saprei  come  I'ora- 
loi'e  di  Venczia  sarcbbesi  rcso  mediatore  fuorche  con  partecipazionc  di 
Francia.  Avvcgiiache,  sebbene  la  depressioue  dello  State  di  Savoia  uon 
fosse  d'accordo  colle  massime  del  Senato  di  Vcnezia  ,  lo  era  meno  an- 
cora  lo  iuimicarsi  con  Francia,  in  quel  tempo  massimamente,  e  mentre 
avevano  ua  inlcrcssi3  comune  ,  questa  di  ritcnersi  Casale,  e  \enezia  di 
continuare  a  tencr  Mantova. 

La  Duchessa  esscndo  appagata  pienamente  delle  giustificazioni  del 
presidente  Bcllezia  ,  non  allramente  che  con  quesle ,  e  colle  dichiara- 
zioui  convenienti  intorno  alle  inciunbenze  che  al  medesimo  erano  slate 
aflidate ,  rispondcva  agli  ufiici  che  le  venivano  da  Parigi  e  da  Munster, 
ed  a  quelli  che  facevansi  in  Torino  dal  signor  d'Aiguebonne.   Ma    essa 


(1)  isloria  dcU*  Italia  occiilcnUle  ,  lib.   13  ,  cap.   10. 


^O  MEMORIE    ECr. 

uou  era  punto  disposta  a  dare  fjiiella-  soddisfazione  che  non  solo  cono- 
sceva  non  esser  dovuta,  ma  non  polersi  accordarc  senza  manifesto  pre- 
giudizio  dcgli  interessi  dcUa  corona.  Troppo  bene  in  fatli  scorgcvasi 
come  in  quciroccorrcnle  slessc  a  cnore  a  Mazzarlno  11  logliere  I'ardire 
a  chiuncjuc  fosse  mandato  a  negoziare  per  lo  Stato  di  Savoia  ,  di  pro- 
muovere  alcuna  proposta  che  non  avesse  il  pieno  suo  assenso  ;  e  col- 
I'lmpcdire  ogni  pratica  de'  niiiiistri  di  quesla  corona  con  Ic  polenze  i"i- 
vali  di  Francia,  tenerla  aflatlo  sotlo  la  sua  dipcndenza.  Per  tale  cagione 
Mazzarino  aveva  persino  ricusalo  la  proposta  fallagli  dal  cardinale 
Antonio  Barberini  a  nonie  della  Diichessa  ,  che  darebbesi  cioe  a  Bel- 
lezla  I'ordine  di  tornare  in  Pieinonte,  purche  consenlisse  che  lo  slesso 
cardinale  Barberini  scrivesse  alia  Duchessa  sapersele  grado  di  quest' alto, 
come  prova  del  desiderio  di  compiacer  la  regina  madre,  che  pvire  s'in- 
trometteva  in  cpiesta  faccenda.  Vediili  vani  i  tentativi  fatti  pel  richiamo 
del  presidcnte  Bellezia,  si  pcnso  a  minacciarlo  della  vita,  n;a  egli  non 
era  uomo  da  sgomentarsij  e  rimaneva.  Si  venne  all'estremo  rimedio  di 
ordinare  al  signor  d'Aiguebonne  di  partire  da  Torino  ,  locche  egli  fa- 
ceva  non  lasciando  ncppure  chi  lo  rappresentasse.  Ma  non  si  lasciava 
per  questo  vincere  la  Duchessa,  la  quale  gia  alli-e  prove  aveva  dalo  di 
s[)iriti  virili  in  peggiori  circostanzc.  «  Giunse  fraltanlo  ,  termincro  con 
»  rifcrire  le  parole  tolte  da  quel  manoscritto  ,  senza  grande  intervallo 
»  di  tempo  una  lettcra  del  Re  di  Polonia,  benche  assai  vecchia  per  la 
»  distanza  del  paese,  che  conteneva  I'avviso  del  giorno  delle  sue  nozze 
))  con  invito  a  S.  A.  R.  confoi'me  al  solilo  stile  di  quella  corte,  di  iro- 
1)  varvisi-,  onde  Madama  Reale,  cui  solo  premeva  di  non  levar  Bellezia 
»  da  Minister  a  tltolo  di  castigo  ,  prese  Toccasione  di  destinarlo  per 
))  andare  a  complire  con  quella  Maesta  nell'occasione  delle  nozzc,  e  far 
))  sense  per  S.  A.  R.,  che  non  si  poteva  riti'ovar  personalmente.  In  que- 
»  sto  modo  parll  il  Bellezia  da  IMunster  per  Polonia  e  compile  le  sue 
■»  commisioni  se  ne  ritomb  a  Torino  ,  dove  fu  accollo  con  molta  di- 
»   slinzione  da  Madama  Rcale  ». 

'-"  Ho  seguito  con  parlicolar  cura  Giovan  Francesco  Bellezia  in  mezzo 
a'diversi  uffici  di  cittadino,  e  di  raagistrato  ,  e  nelle  poliliche  commis- 
sioni,  pago  di  avere  a  raccontare  gli  alti  di  una  sincera  virtu,  quali 
che  si  fossero  le  congiunture  in  cui  quegli  si  avvcinie,  e  quali  die  si 
fossero  i  tempi  ne'  quali  visse,  che  ne'  raggiri  e  nell'astuzia  a  pochi  altri 
furono  secondi.    Ma  alia  fine  dello  scabroso  cammino  si  appresenla  uu 


DEI.  coute  alessandro  pinei.i.i.  ni 

aspclto  di  cose  assai  cangiato  ,  essendo  succedulo  all'  agilazionc  ed  ai 
sospelti  del  rcggimento  dianzi  dcscritto,  il  possesso  non  piu  contraslato 
deU'aulorili  nel  Duca  Carlo  Emanuele  sccoiulo.  AUora  pure  il  Duca 
slesso  voile  con  nuovi  onori  premiare  i  fedcli  senizl  clie  alia  madrc 
ed  a  lui  aveva  Bellezia  senza  iulerruzionc  prestati  ,  cd  essendo  vacala 
la  carica  di  primo  presidenle  del  Scnato  di  Piemonte,  ad  esso  la  con- 
feriva.  Mi  rimane  a  notare  come  egli  non  ommeltesse  di  far  servire 
I'eiiiinente  dignila  sua  a  beneficio  dello  Stuto  ,  se  non  che  parmi  che 
convcnga  prima  toccare  alquanlo  distesaniente  della  cpialila  e  dcgli 
uffici  di  cjiiella  magistratura  cui  egli  era  state  cliiatnato  a  presiedere. 

Quel  Corpi  che  col  notne  di  Senali  ave\ano  ricevulo  da  Emanuele 
Filiberlo  un  piu  fcrmo  e  rcgolare  oi'dinamenlo  ,  conlavano  allora  ap- 
punto  un  secolo  di  csistenza  in  Savoia  ed  in  Piemonte ,  e  poco  meno 
a  Nizza ,  eve  un  lerzo  Seuato  alcun  tempo  dopo  gli  altri  due  ■vcniva 
erelto.  Airufllcio  principale  di  amministrarc  senz'appcllo  la  giustizia  si 
civile  che  criminale  ,  univasi  nella  primicra  loro  istiluzione  ,  autorita 
amplissima  di  rifoiinare  gli  aLnsi  nellc  malerie  sottoposle  alia  loro  com- 
petenza  ,  siccome  ancora  per  difendere  la  giurisdizione  stessa  del  So- 
vrano  ed  i  dirilti  della  sua  corona  dalle  offese  e  dalle  usurpazioni  di 
qualunque  sorta.  CoU'indirizzare  poi  a  quesli  Corpi  i  provvedimenti  de- 
stinali  ad  aver  forza  di  legge,  come  anche  oggidi  nella  piu  j)arle  delle 
materie  si  pratica ,  era  state  principale  intente  del  Principe  slin:olare 
la  vigilanza  degli  stessi  magistrali  sovra  ogni  parte  del  sue  c  pubblico 
servizio.  DeU'importanza  di  alcuna  di  qucstc  prerogalive  malagevolc  per 
avvenlura  sarebbe  il  far  ragione  da  quelle  die  abbia  luogo  presenle- 
mente,  senza  per  mente  alia  cangiata  qualita  de'  tempi.  Ma  il  beneficio 
che  per  vicissiludini  di  cose  non  jioleva  vcnir  meno ,  ed  ando  anzi 
acquistando  maggior  pregio,  quelle  e  da  riputarsi,  che  la  giurisdizione, 
parte  lanto  ragguardevole  dell'autorita  sovrana,  a  decero  di  questa,  non 
meno  che  ad  utile  de'  sudditi  ,  sollo  forme  costauti  e  determinate  si 
riduccsse  :  che  la  giustizia  quasi  in  un  eniinente  scggio  ripesta  ,  per 
renderla  a'  popoli  piu  venerevole  e  mcglie  nota,  si  stabilisse  qual  base 
la  pill  salda  del  monarchico  reggimenlo. 

Radunando  in  qucsti  Senati  uemini  chiari  per  fama  di  dotfrina  c 
d'ingegno,  veniva  fatto  a'  Sovrani  del  Piemonte  di  ronciliarc  sine  dalla 
originc  alia  ben  ideata  forma  di  magistratura  riputazione  e  splendere. 
CoU'oirerirc  pei  ogni  sorta  di  commodita  e  di  vantagg!    nci    loro   Stati 


a  qucgli  insigni  maestri  delle  discipline  del  diritlo ,  che  da  allre  narii 
d'llalia  ,  o  dalla  vicina  Francia  traevano  in  cci'ca  di  sede  onorala  e 
di  nuove  occasioni  di  lode ,  lo  studio  delle  leggi  nell'ordine  slesso  dei 
magisti'ati  andavano  di  continuo  riscaldando.  Lungo  tempo  anzi  duro 
Tuso  che  due  puhblici  lettori  di  ragione  civile  e  canonica  sedessero  ncl 
Senate  di  Piemonte  coUa  qualilil  di  senatorl  sovranumerari.  L'onore  del 
grado  e  gli  altri  vantaggi  cbe  esso  arrecava,  giunto  il  favore  del  Prin- 
cipe ,  aveva  accresciuto  talmentc  il  numero  dcgli  ufTiciali  del  Senato  di 
Piemonte,  che  il  Duca  Vittorio  Amedco  I  stimo  per  la  piii  breve  spcdi- 
zione  delle  liti,  e  pel  minore  dispendio  delle  parti  di  dovcrlo  restringere 
(i).  Furono  diectsette  i  senatori  lasciativi,  oltre  uno  o  due  cavalieri  depu- 
tati  a  sedcre  con  essi  ,  con  parita  di  prerogative  (a).  Ei-ano  quatlro  i 
president! ,  che  avevano  ordinc  tra  loro  corrispondeute  a  quello  de'  ti- 
loli  delle  provineie  che  essi  portavano,  delle  quali  rappresentavano  essi 
i  giudici  stabiliti  gia  in  ciascuna  di  esse  per  le  appellazioni  ,  allorche 
lion  era  ancora  a  si  perfelta  unila  ridolta  la  giurisdizione.  11  presidcnt(! 
di  Piemonte  aveva  titolo  di  primo  tra  gli  altri :  vcnivano  in  seguito  11 
presidente  del  Monferrato,  quello  del  contado  d'Asti,  cui  andava  unito 
il  marchesato  di  Ceva  ,  ed  in  quarto  luogo  quello  del  marchesato  di 
Saluzzo  :  ciascuno  coll'uso  di  separate  sigillo  per  le  spedizioni  che  ri- 
guardavano  le  rispcttive  provineie. 

Colla  storia  degli  incrementi  dell'autorlti  di  questi  Corpi  \a  congiunta 
tpiella  delle  dotte  fittiche    con  cui  vari  de'  Magistrati   che  in  essi  sede- 


(i)  BiglieUo  del  26  aprilc  i63a  inserito  ncUa  raccoita  pubblicata  daH'avvocato  Duboin. 

(a)  (Questi  cavalieri  ridotti  prima  ad  uu  solo  pel  Scnuto  cd  un  altro  per  la  Camera  furono  poi 
iateramcnte  omessi  dal  re  Vittorio  Amcdeo  ncUe  rifornic  cseguile  al  principio  del  sccolo  sussc- 
guente.  Avevano  voce  deliberativa  ,  c  la  quali  I  j  deiruilicio  loro  cguale  in  tutto  a  (jucliu  de' Sena- 
tori  ordioarii  cosi  ncl  magistratu  del  Senato  come  in  quello  della  Camera  ,  si  scnrgc  pienamentc 
descritta  nella  segucnte  formola  del  giurameulo  di  uno  di  que'  cavalieri  ,  tolta  da'  registri  di  quc- 
tt'tiltimo  magistrate:  (f  giurando  ha  promesso  d'csser  fcdele  a  S.  A.  R.  e  Sercnissimi  suoi  succes- 
)i  sori,  cscrcirc  fcdclmcDtu  I'uificio  di  Cavaliere  di  Camera  in  sua  persona  conferto;  prncurarc  ad 
»  ogni  sue  poterc  Tutile  c  scbivare  il  danno  del  patrimouio  Ducale  ,  ricercare  con  diligcnza  le 
»  ragioni  fiscali  c  patrimoniali.  Vcrsarc  bene  neiraiumiuistrazione  della  ginslizia,  csamc  dc'conli, 
»  c  in  tutti  gli  altri  negotii  che  si  Iratteranno  in  Camera,  tratlare  benignamentc  li  contabili,  ac- 
»  ccnsatori  ct  altri  che  negotieranno  in  Camera  e  quelli  con  Ic  loro  ragioni  putientemenle  ascol- 
»  tare.  Non  consentirc  mai  ad  alcuna  alienationc  e  distrallione  del  patrimouio  ducale.  Non  rive- 
•>  lare  alcnni  segreti  del  Principe  ne  altri  negotii  che  si  tralteranno  in  quosto  magistrate  siiio  che 
'»  si  dovranno  miinifeslare  ;  rivcrire  ognnno  seeondo  sua  quajita  e  grado  ;  non  gravarc  ne  oppri- 
»  mere  alcuno  sotto  pretesto  di  detto  ollicio,  osservare  gU  sl.ituti,  ordini,  Editii  e  rcgole  durali  e 
»  cam::rali ,  nualuuute  far  tullo  qucUu  che  al  carigo  del  prcdcUo  olijcio  spclta  cd  ajiparticuc  ». 


DEI.  CONTE  ALBSSANBRO  PINELLI.  -^3 

f.ino  si  resero  cliiari.  Le  opcrc  dei  quali  a  diverse  calegorie  deggiono 
riferirsi  secondoclie  gli  scrillori  csposero  le  opinloni  pn-oprie  ,  oj)pure 
le  decisionl  alle  quali  per  lo  piu  avevano  essi  pnrlecipato  ,  o  si  feceio 
a  commeiilaix  gli  slatuli  ossiu  dccrcti  cd  ordiiii  del  Sovrano  :  e  secon- 
doclie pure  trallarono  il  dirilto  comune  o  certe  speciali  doitrine.  A' 
commentatori  apparliene  parlicolurmente  Antonio  Sola  ,  partecipa  di 
questa  chisse  e  di  quella  de'  coUeltori  di  decisioni  Giovanni  Antonio 
della  Cliiesa,  il  quale  nelle  sue  osservazioni  forensi  prcsc  a  seguiie  uu 
-cotal  ordine  di  rubriche  dello  stile  ,  ossia  delle  consueludini  giudiziali 
della  Marca  di  Saluzzo.  Questo  genere  di  lavoro ,  meno  lodato  in  con- 
iVonto  degli  altri  ,  raccluude  pi'cgi  di  gran  lunga  superiori  ,  sc  riguar- 
disi  airutilitu  die  dall'  illustrare  le  leggi  risulta  alia  sloria.  Piu  numc- 
roso  pcro  d'assai  e  il  novero  degli  scriltoii  delle  altre  classi  ,  Ira  i 
quali  tennero  grado  distinto  in  varie  inagistrature ,  anteriori  all'ordina- 
incnto  fatlone  da  Eraanuele  Filiberlo,  i  presidenti  Niccolo  Balbo  e  Giovan 
Francesco  Porporalo:  e  dopo  di  quell' ordiuanienlo,  primi  si  appresen- 
.tano  Ottaviano  Cacherano  ,  Antonino  Tesaiiro,  espositori  di  decisioni, 
Lodovico  Morozzo  clic  scrisse  responsi,  ossia  eonsulti.  Fra  gli  scrittori 
di  materie  speciali  Alberto  Bruno ,  Antonio  Bagnasacco  traltai'ono  le 
ragioni  del  fisco,  Amedeo  da  Ponte,  Antonio  Monaco  il  diritto  feudale, 
iii  quali  per  valore  raostrato  in  opere  di  vai'io  argomento  dee  aggiun- 
gcrsi  Cassiano  Delpozzo. 

Questi ,  per  restringermi  al  solo  Picmonte,  nelle  priinarie  scdi  della 
magistralura  sedendo ,  per  gli  scritli  da  essi  pubblicati  meritarono  lode 
di  dotti  e  sinceri  espositori  del  diritto  palrio  ,  e  la  divisero  cogli  allri 
pill  insigni  giuristi  clic  furono  ncU'etii  loro  in  queste  conlrade ,  con 
Giacobino  da  S.  Giorgio,  con  Aimone  Cravella,  coi  Cagnoli,  coi  Nalta, 
i  quali  o  colic  pubbliche  lelture  uegli  studi  aperti  negli  Stati  del  Duca 
di  Savoia,  o  coll'esercizio  e  coUa  pratica  del  foro,  lasciarono  disc  du- 
revole  memoria.  Vanno  finalmeute  in  quella  scliiera  di  scrittori  magi- 
strati,  posteriori  ai  gia  nominali,  Gaspare  Tesauro  figlio  del  preccdente, 
Giovanni  Antonio  Bellone ,  e  Carlo  Filippo  Morozzo,  questi  uitimi  nel 
corso  dei  riferiti  avvenimenti  gia  uomiaali. 

Ma  nel  tempo  che  questi   scrittori    si    proponevano    di   giovare    colle 

loro  faticbe  all'uso  del  furo,  io  studio  del  diritto,  nelle  sue  piii  intimc 

e  piu  vitali   parti  ,   pigliava   nuovo    e   piu  felice   cammino.   Dopo    esser 

lunga  pezza  riiuaso  tra  le  angustie  de'  chiosatori,  crane  uscito^  in  tempi 

Serie  II.  Tom.  i.  40 


74  MEMORIE   ECC. 

anteriori  a  quelli  di  cui  ora  si  e  toccato  ,  per  vagare  nelle  interpreta- 
zioni  pill  liberc,  piu  ingegnose,  ma  spesso  arbilraiie,  delle  quali  erano 
inaeslri  Bailolo  e  la  setta  de'  seguaci  di  lui ,  od  i  loro  avversari.  Per 
una  di  quelle  vicissitudixii  che  segnano  le  epoche  della  sloria  dello  spi- 
rito  umano,  da  quella  liceiiza  di  opinioni,  se  cosl  e  lecito  esprimermi, 
si  riducevano  quiiuli  nuovamente  le  dottrine  del  diritlo  a  piu  verecondo 
senlire,  ad  una  piu  fedeie  e  piu  schietta  esposizionc  de' principii,  dietro 
la  scoria  deH'antica  sapienza  romana.  Tale  era  I'opera  ,  che  in  brevis- 
simo  tempo  erano  venuti  compiendo  alcuni  sommi  ingegni  in  quelle 
scuole  stabilite  in  Bourges  ed  in  Tolosa  nell'antecedenie  secolo  XVI  , 
e  che  avevano  pur  trovato  terrene  propizio  ove  allignare  ,  nel  nostro 
Piemonte  :  nobile  intento  di  tali  scuole  era  il  riporre  i  nionumenti  del 
diritto  romano  nel  loro  aspetto  nativo ,  ed  illustrarne  Toscurita  coU'aiuto 
della  filologia  e  della  storia.  Precorrendo  in  quesli  studi  lo  sforzo  della 
nicditazione  ed  il  culto  dclle  Icttere  ai  metodi  filosofici  trovati  piu  tardi, 
Taltro  stupendo  effctto  si  conseguiva,  che  le  cpeslioni  non  pii  coi  gretti 
termini  delle  scuole  si  trattassero  e  si  risolvessero  ,  come  quando  cio 
facevasi  servendo  ad  uno  sterile  esercizio  ,  ma  vi  si  adoperassero  sem- 
plici  i-aziocini  ,  dlretti  specialmente  a  discoprire  e  far  nolo  il  pretto 
senso  delle  romane  leggi. 

Uno  splendido  saggio  di  queste  doltrine  tra  noi  lasciava  Antonio 
Goveauo  ,  che  queste  nostre  conti-ade  si  eleggeva  a  novella  patria.  Ma 
nessuno  tra  i  nostri  nazionali  ne  trasse  cosi  copiosi  rivi  a  beneficio 
doUe  piu  usuali  applicazioni  che  Antonio  Fabro,  il  quale  in  silFatto  as- 
sunto  di  filosofia  e  di  profonda  dottrina  tutta  inipiegava  la  vita  ,  in 
mezzo  alle  dignita  di  cui  il  Sovrano  compiacevasi  in  ornarla.  A  questo 
scopo  piu  immedialamente  che  non  le  altre  sue  opere  conferiva  quella 
che  egli  stimava  di  utilita  pii\  ristretta ,  il  codice  delle  decision!  del 
Senato  di  Savoia  ,  divenuto  patrimonio  comune  de'  giuristi  di  cjuesta  pa- 
iria  non  solo,  ma  anche  slranieri.  IMa  noi  non  pertanto  I'eguale  intento 
aminireremo  delle  allre  sue  opere  ,  in  cui  le  parti  tutle  del  diritto  ro- 
mano che  riputava  piu  utili  a  conoscersi  con  ordinato  metodo  abbrac- 
ciava:  nc  per  quel  giudizi  severi  che  vennero  dati  sovra  alcune  delle 
sue  opinioni  ci  rimarremo  dal  rcndcrgli  I'onore  che  gU  e  dovuto  di 
avcre  slabilili  i  piu  saiii  e  piu  generfili  principii  su  cui  si  appoggio  smo 
a'  nostri  giorni  la  patria  giurisprudenza.  Sua  lode  particolai'C  e  altresi 
I'aver  mostrati  i  vizi  da  cui  convenissc    star  in    guai'dia ,    e    tra'  pnmi 


DEL    CONTE    ALESSANDRO    PINELLI.  "^5 

quell'equiti ,  che  per  seguire  gU  impulsi  tlella  inclivulualc  coscicnza 
scioglic  il  freno  dcUc  prescrizioiii  pii\  positive  ilelle  leggi.  Le  applica- 
zioni  che  Aiitonio  Fabro  andava  facendo  nolle  sue  opcre  (i)  di  (juesta 
sentenza  diedero  vita  ad  una  controversia  che  merila  d'esser  notata  tra 
quelle  che  appartengono  alia  storia  del  diritto  palrio;  n'erano  argoraento 
i  I'escritti  di  proroga  e  di  restituzionc  in  tempo  ad  usare  del  riscatto 
ne'contratli  di  vendita:  de' quali  secondo  le  dottrinc  che  allora  avevano 
corso,  Carlo  Filippo  Morozzo  pritno  prcsidcnle  del  Senato  di  Piemonte 
prendeva  contro  Fabro  la  difesa  (2).  Egli  e  d'uopo  confessare  che  ne' 
raziocini  ragguardanti  a  quella  controversia  il  vantaggio  non  c  dal  lalo 
del  magistrato  piemontese. 

Troppo  mi  trarrebbe  fuori  del  soggetto  il  mostrare  qnali  fossero  le 
spcciali  condizioni  di  nostra  giurisprudenza  aU'epoca  acceiinala.  Qucste 
sono  in  gran  parte  determinate  dalla  natura  stcssa  dclla  podesla  di  cui 
i  supremi  magistrati  trovavansi  rivestili ,  della  cpiale ,  piu  che  in  cpia- 
Imique  altro  tempo ,  puo  dirsi  che  essa  toccava  allora  da  un  lato  alia 
decisione  dcllc  piu  trite  e  quotidiane  controversic  tra  privati  e  dall'al- 
tro  airuflicio  del  legislatore.  Questo  special  modo  di  riguardare  la  giu- 
risprudenza ,  del  quale  piu  o  meno  parteciparono  tutti  i  corpi  giudiziari 
dclla  stessa  eta ,  scgnatamente  nel  regno  di  Francia ,  si  appalesa  in 
tulti  i  monumcnti  che  ne  rimasero.  Indarno  tenterebbesi  di  trovarvi 
specificati  gli  uffici  tra  loro  diversi ,  che  nelle  politiche  societa  sono 
destinati  a  compiere  la  legislazione  e  la  giurisprudenza.  Nell'  una  come 
nell'altra  amavasi  di  scorgere  nidraltro  che  I'espressione  della  £;iustizia 
riguardata  in  se  stcssa.  Lascierb  parlare  su  questo  proposilo  \uio  de' 
magistrati  che  non  fu  tra  gli  ultimi  per  ingcgno  e  per  dottrina  nel  no- 
vero  di  quclli  che  ressero  in  que'  tempi  il  Senato  di  Piemonte.  Quest i 
e  il  gia  nominate  Morozzo,  che  succedeva  al  Bellone;  vimangono  varie 
orazioni  inaugurali  rccitate  da  lui  come  capo  del  Senato,  secondo  I'uso 
d" allora  ,  neirapertnra  solenne  dell'anno  giuridico ,  che  aveva  luogo  il 
giorno  8  gennaio:  da  una  di  esse,  scritte  com'era  stile,  in  latino  (3),  traduco 


(1)  Dc  error,  prag  diic.id.  a5  error,  i,  a  e  3 —  dc  prorogandj  per  supremum  Princip^m  lera- 
porc  intra  quod  ex  cotiventioDc  rctrovandi  res  dcbuit.  — 

(l)  Apologeticon  pro  in.igislr.itibus  pedeniontanis  Carolo  I'hilippo  comitc  Morolii  pcdemoutani 
Srnatiis  pracsidc  priinario  authore.  Taurini  ex  typis  Doui.  Tiiiiii  1641. 

(3)  Ad  Senatiis  prdemontani  auspicia  praefatio  —  io  Ivgibus  vcrsatur  e&cojniasticc  ,  rt  pareoc- 
lice  —  pare  fo»sc  rccitata  ranno  10^5. 


"jfy  MEMORIE    ECC. 

1«  scnlciizc  chc  seguono.  «  Riconosca  I'uomo  la  propria  digiiila  oixle 
»   cgli  falto  a  simililudiiic  di  Dio  cio  ha  di  proprlo  chc  non  debba  ccr- 

»   car  allrove    la  legge   se  non    in  se  uiedesimo a  clie   dunque  i 

»  codici  ,  a  chc  le  lavolc  delle  leggi,  a  che  csplorarc  le  altre  nazioni 
»  per  imparanie  Icggi  nuovc  coUe  cpiali  abbiasi  a  govcrnarc  la  civile 
»  coininianza  :  se  la  scienza  delle  leggi  cosi  di  Icggieri  possiamo  acqui- 
)i  stare  misurandola  da  noi  slessi ....  ne  \i  paia  diflicilc  ii  comprendere 
)'  conic  la  ragione  inliina  dolla  legge  baslando  a  rcgolarc  ogni  cosa,  le 
»  discipline  del  dirilto  siano  cresciute  a  lal  faraggiue  di  Icggi  ,  che  se 
»  non  si  avvengano  in  alcuno,  che  come  Giustiniano  le  dia  in  preda  alle 
»  fiamiue,  egli  e  da  temere  sia  il  dirilto  stesso  per  perire  sotto  la  pro- 
))  pria  mole.  Perocche  il  reo  veleno  degli  umani  alFelli ,  I'interesse 
)i  proprio,  e  cagione  che  cosi  per  le  sotligliezze  come  per  la  raollitu- 
»  dine  delle  leggi  vacilli  la  verita,  e  colla  verita  rufficio  stesso  della  legge; 
»  in  guisa  che  col  maestro  di  politica  sia  qui  da  esclaniare  ciie  come 
»  una  volta  pei  misfalti,  ora  siaino  messi  in  pericolo  dalle  leggi:  ed  essei-e 
»  della  corruzionc  del  niondo  ,  della  corruzione  degli  Slati  argomenio 
»  le  molte  leggi  ». 

Conobbesi  poi  che  ogni  giudizio  intorno  alle  leggi  non  dcesi  disgiun- 
gcre  da  quelle  considerazioni  che  toccano  piil  immediatamente  al  varlo 
stato  de'  civili  consorzi :  verita  che  niaggiormcnte  diffusa  di  poi ,  gia 
sul  principio  del  secolo  susseguente  veniva  insegnata  in  Italia  dall'inge- 
gno  deiriinmortale  Vico  ,  che  faceva  di  tal  verita  al  dirilto  romano  in 
particolarc  le  applicazioni  piii  ampie  che  per  avvcntura  si  conoscano 
sin  ora.  Si  cesso  allora  dal  contrapporre  la  ragione  umana  alle  leggi  ci- 
vili :  fu  bensi  dimostrato  la  medesima  progi'cdire  ,  ristare  o  indietreg- 
giare  colic  leggi  de'  popoli :  ma  quelle  forme  che  va  essa  rivestcndo  nel 
diritlo  secondo  i  bisogni  del  tempo  esser  parte  sostanziale  della  sapienza 
civile. 

Anche  di  BcUezia  e  rimasta  un'  orazione  delta  in  una  delle  occasioni 
sovracccnnatc  ,  e  nella  piu  memorabile  fra  tulle  ,  il  giomo  cioe  in  cui 
compievasi  il  secolo  dalla  prima  sessione  del  Seuato  (i).  Qualsivoglia 
sia  il  giudizio  che  se  ne  debba  dare  ,  non  faro  io  qui  se    non    riferire 


(i)  Oratio  ad  solcmnia  sacri  pcdcmontaiii  Senalus  auspicia  habita  ab  illustrissimo  ct  c^cclt.  ^'iro 
D.  D.  proto  pracsidc  lobanne  Francisco  Bcllctia  civc  ct  patritio  tauriacnsi  VIII  ianuarii  5IDCLU1I. 
Taurini  typis  Bartoloiuoci  Zapatac  iGG3. 


PEL     CON'IE    AI.ESSANDRO     PIKEI.LI.  -J-J 

[o  S(|uarcii>  piu  riinarolievolc,  in  ragionc  deiridea  principale,  vollaiulolo 
snilauto  ill  italiano.  «  Iinmaginate  a  voi  ora  prcseiUc  quel  giorno  in 
»  cui  nclla  |)rima  sessione  di  qucsto  supremo  magislrato  in  questa  au- 
»  gusta  Torino,  rlic  fu  il  giorno  lo  di  fel)l)raio  i5(j3,  quel  ct'lfbratis- 
>v  sinio  ed  insigne  vindice  della  giustiziu  Eiuanuele  Fililjcrlo  voile  se- 
»  dere  in  questo  suo  scggio  di  giuslizia:  e  verrele  nclla  stessa  sentcnza 
»  die  lennc  quel  Demelrio  Corinzio,  il  quale  vcdendo  Alessandro  so- 
»  dcntc  sul  soglio  di  Dario  in  Susa,  prcso  da  grande  giuLilo  c  lagrimc 
)i  vcrsando,  dolcvasi  della  sorLe  di  que' Grcci  i  quali  o  fossero  usciti 
11  di  vita  prima  di  quel  tempo,  od  crane  per  vedcre  la  luce  solamente 
11  di  poi  ,  pen-he  si  gli  uni  che  gli  altri  di  quella  Iclizia  e  di  (jucl 
I)    giocondo  speltacolo  fossero  riniasti  privi  ». 

,Ma  quello  clie  a  special  lode  del  ijcllezia  e  da  rammentarsi,  e  I'a- 
\ere  tostoclie  assumeva  il  carico  di  primo  presidente  del  Senate,  alteso 
it  rivedere  gli  ordini  relativi  all'istruzionc  delle  cause  ed  al  piii  breve 
mode  di  Icrininarle,  i  quali  gia  avevano  fernaato  oggello  di  nn  edilto 
ossia  cosliluzione  del  Duca  ^  illorie  Amedeo  (i);  ma  che,  quanlunque 
venissero  ad  ora  ad  ora  ripubblieati  dalle  slcsso  Scnalo  ,  erano  stati 
in  parte  negletti,  in  parte  dalla  rea  usanza  renduti  vani.  Ne  rinnovava 
Bellezia  solennemente  I'osservanza  ,  e  segnatamente  di  quella  pi'escri- 
7-ione,  che  non  era  fra  le  allre  la  meno  salutare,  per  cui  la  forma  del 
processo  scrillo  e  la  successiva  relaziene  al  Senate  veniva  riservata  alle 
cause  di  maggior  momento  (2):  e  qnanto  allc  altre  s'ingiiingeva  agli  av- 
vocali  e  precuratori  che  esaminato  diligenlemente  il  suggetto  della  que- 
stione,  lo  propenessero  in  campo,  cioe  ne  facessero  egline  stessi  I'esposi- 
zione  in  certe  session!  del  Senate  a  cio  destinate,  ed  in  voce:  proibivasi 
inoltre  a'  senatori  ,  eve  alcuna  di  queste  cause  si  apprcseutasse  ncUc 
sessioni  erdinarie  ,  di  quella  animettere,  e  gli  avvocati  ,  ti-asgressori 
del  precette ,  crane  settemessi  ad  una  multa.  Ma  cenosccndo  Bellezia 
il  pericolo  che  la  trascersa  usanza  nen  nuecesse  all'  elTicacia  del  teste , 
attendeva,  come  si  disse,  ad  una  revisione,  e  ad  una  riforma  dcgli  stessi 
ordini  ,  usando  I'autorila  clic  il  Senate  avcva  picnissima  di  far  rcgela- 
mcnti  generali  sopra  la  giustizia:  le  disposizioiii  principal!  accompagnava 


(1)  Del  33  diccmbre  i63i.  Questa  cosliluzione  e  riferita  in  Bne  nclla  prima  parle   delle    osscr- 
vazioni  forensi  del  Chiesa  :  vedansi  segDaUmeQlc  i  capi  9  c  10. 
(•i)  Documcnti  num.  XXXI. 


j8  MEMOniE    ECC. 

con  allre  secondarie:  lo  zelo  e  I'emulazionc  de'  giovani  avvocati  all'one- 
sto  fine  stimolava. 

AUe  dignitb  con  clic  il  Sovrano  rendeva  jiuljblica  tcslimonianza  dclla 
slngolare  perizia  del  BcUezia  in  nialeric  di  finanza  c  di  Slato  ,  rispon- 
deva  la  comune  fiducia ,  e  la  venerazione  d'ognuuo:  giusto  coinpenso  , 
e  da  uessun  altro  paieggiabile,  di  una  vita  spesa  a  comune  utilita,  ed 
alia  quale  sempre  era  stata  compagna  una  pieta  sinccra.  Allorclic  egli 
era  innalzato  alia  carica  di  priino  presideute  del  Senato ,  il  consiglio 
della  citla  di  Torino  riguardando  suo  in  parte  queU'onore  clie  riceveva 
un  suo  antico  consiglieie,  e  memore  essendo  ad  un  tempo  de'  beneficii 
che  ne  aveva  ricevuti,  decretava  clie  reffigie  di  Giovan  Francesco  Bel- 
lezia  veslito  coUe  insegne  deU'cmineute  sua  dignita  fosse  coUocata  nelle 
sue  sale  (i).  Finiva  egli  la  sua  vita  nel  mese  di  marzo  del  1673,  avendo 
presieduto  quasi  dodici  anni  il  Senato  di  Piemonte  (2). 

Nel  testamento  di  lui ,  con  che ,  non  avendo  lasciata  prole  maschile, 
istituiva  eredi  il  contc  Piossasco  Asinari  di  None  ed  i  suoi  fraielli  , 
iiati  di  una  sua  figlia  ,  leggesi  il  scguente  ricordo  agli  stessi  indiritlo, 
«  di  A'ivere  ,  cioe  ,  in  sincera  e  costante  fedelia  verso  S.  A.  R.  e  suc- 
))  cessori,  impiegando  sempre  il  pensiero  in  procurare  con  ogni  industria 
»  di  conservare  la  vita  ,  onore  e  Stati  di  essi ,  e  con  zelo  onorato  cs- 
»  ponendo  la  loro  vita ,  averi ,  e  tutto  lo  spirito  (  senza  riguai'do  d'al- 
»  cun  interesse  e  posposto  ogni  disgusto  qual  fossero  per  ricevere  )  per 
n  la  loro  conservazione  ed  accrescimento  della  corona  n.  Gravi  parole 
nelle  quali  tutta  si  appalesa  laltezza  dell'animo  di  chi  le  dctlava ,  e 
discopresi  rordinc  intero  di  una  vita  trascorsa  senza  allerazione  in 
mezzo  a"  pubblici  uffici  in  tempi  di  parti ,  e  di  moti  civili. 


(1)  Ordinato  fjtto  nciranno  1G70. 

(2)  II  giorno  della  morlc  di_-I  primo  presidentc  Bellczia  sta  tra  il  12  cd  il  14  del  suJdetLo  mcse 
di  marxo  ,  nel  primo  Tcdendosi  esscrc  stalo  presontato  in  Senato  il  suo  testamento  nicutrc  cgli 
giaceva  gravemcntc  infermo  ,  c  nciraltro  giomo  csserc  stato  il  testamento  aperto  c  pubblicato.  11 
registro  detla  parrochia  de'  Ss.  Stefano  e  Grcgorio  (  s.  Rocco  )  da  mc  riscontrato,  non  fa  d*altro 
menzionc  ,  sccondo  il  solito  ,  fuorchc  dclla  sepoltura.  Maggior  diflicolta  apprcsentasi  quanto  alia 
tua  nascita  c  quanto  all'  eta  cui  si  protcndcssc  la  sua  vita  ,  di  cbc  non  mi  vcnne  fatto  trovarc 
alcun  documcnto.  Secmasi  pcr6  Tinccrtczza  sc  si  osserva  che  essendo  egli  stato  asci-itto  a'  dccu- 
rioni  nel  i6a5  dovcva  avcrc  allora  conipita  Teta  di  aS  anni  ossia  I'cta  maggiorc  sccondo  il  diritlo 
comune  ,  non  essendo  qucsta  stata  se  non  posteriormenle  ridutta  ai  venti  anni  pci  negozi  civili  ; 
nc  aviito  riguardo  al  tempo  dclla  sua  mortc  ,  poteva  egli  molto  oltrcpassarc  allora  tulc  eta. 


DEL    CONTE    AI-ESSAHDRO    PINELLI.  nq 

DOCUMEIXTI 


PARTE  I. 


Dichiarazioni  del  Senate  di  Pieraonte  ed  altri  alti  ragguardantl 
la  tutela  de'  Duchi  Francesco  Giacinto  e  Carlo  Emanuele  e 
la  reggenza  dello  Siato  assuntesi  da  Madaraa  Reale  la  Du- 
chessa  Maria  Crisiina  di  Francia,  uon  meno  che  il  tcrmine 
di  tale  amministrazione. 


Dall'arcbivio  Jel  Rcale  Senate  di  I'icmontc. 


N."  I. 

Tenor  di  lettera  credenziale  scritta  dalC Ecccllentissimo  Senato 
a  Madaina  Reale, 

A.  R. ,  questo  suo  Senato  che  sente  con  estremo  dolore  la  perdita  di 
S.  A.  R.  suo  Principe  et  clemenlissiino  signore  che  sia  in  cielo  iiiauda 
da  V.  A.  R.  li  presidenli  Benso  e  Morozzo  per  passarnc  seco  il  dovuto 
olTicio  di  condoglianza  et  per  renderli  iiiliemc  col  testimoiiio  dtlla  pro- 
pria fedelt^  et  ossequio  quelle  gratie  che  puo  maggiori  per  essersi  ella 
compiacciuta  di  uoler  accettar  il  governo  dello  Slalo  et  amministratione 
<t  reggenza  dei  Serenissimi  suoi  figli,  a  qual  efrelto  si  e  conimesso  alii 
detti  presidenli  di  riceuer  gli  ordini  da  V.  A.  R.  e  di  concertar  seco 
sopra  la  formalita  delle  ispedizioni  con  le  quali  dourii  maggiormenle 
authenticarsi  quest'atto;  riceua  V.  A.  R.  come  la  suppllchiamo  questo 
testimouio  dcUa  deuotione  nostra  meutre  preghiaino  il  Signore  che  le 
persone  llcali  di  V.  A.  conserui  e  li  faccianio  huuiilissitna  riucrenza. 
Da  Turino  a  dieci  di  otlobre  1637. 


So  nEMoniE  Ecc. 

II. 

Teiiov  (Tistruzione. 

Istmttione  agli  illustrisslmi  et  ecccllcntissimi  signori  presidcnti  Bcnso 
e  Morozzo  cli  qucllo  hanno  da  fare  con  Madama  Reale. 

Condolersi  della  perdlta  del  Sevcnissimo  nostro  Principe  con  uiiella 
riinostratione  d'affetto  clxe  richiedc  il  caso. 

Rimosli-arli  che  I'linica  consolalionc  ch'abbia  il  Senato ,  e  tiUto  lo 
Stato  consiste  in  sapere  che  la  Casa  e  maneggio  dcUe  cose  e  reposta 
uella  persona  sua  Ileale. 

Ringratiarla  della  prontezza  et  aficlto  ch'ha  dimosti'ato  degnarsi  d'ar- 
cettar  tal  carico. 

Assicurarla  della  deuotione  e  fedelta  di  tutti  cjuelli  del  Corpo. 

Promelterli  la  continualione  della  servilu  lore  con  quella  diligenza 
et  integrita  che  richicde  rofllcio  e  '1  carico  di  ciascuno. 

Farll  sapere  che  quesl'allo  di  dichiarationc  che  dene  fare  il  Senalo 
per  r  aiilhorita  di  administrare  ua  fatto  formalnientc  e  solennemenle 
con  arresto,  qual  poi  s'ha  con  ordine  d'esso  Senato  da  pubblicare  per 
tutto  lo  Stato. 

E  che  percio  e  necessario  die  S.  A.  R.  facci  la  dichiai-atione  della 
niente  sua  in  scritto  firmata  di  sua  mano  con  missiua  al  Senato  ouero 
(  il  che  sarebbe  meglio  )  per  patcnti  ne'  quali  dica  che  in  conformita 
della  mente  e  dispositione  legale  essa  si  contcnta  di  accettar  il  carico 
della  lutela  de'  figli  e  deU'amniinisti'atione  dello  Stato  accio  che  il  Se- 
nato havuta  qucsta  decisione  proferischa  subbilo  I'arresto  nel  quale  si 
dichiari  per  tutrice   et  administratrice  ,   e  facci  fare  la  pubblicatione. 

E  cio  che  deue  farsi  prontissimamente  avanli  che  S.  A.  venghi  alia 
Citti. 

Nel  qual  caso  si  desidera  che  accenni  in  che  forma  gradisca  di  esser 
riceuta  perche  non  ■vi  e  clii  pcnsi  di  far  differentemente  di  quello  che 
sara  di  suo  gusto. 

II  resto  si  rimette  alia  pnidenza  dei  signori  presidenti  li  quali  con- 
forme  a  qucllo  portera  il  discorso  sapranno  come  concertar  il  lulto  a 
beneGcio  pubblico. 


DEL    COSTE    ALES9ANDR0    PINELLI.  8 1 

III. 

Tenor  di  Patenti. 

Christiana  soi'ella  del  Re  Chi-istianissimo  per  gratia  di  Dio  Duchessa 
di  Sauoia  Rcgina  di  Cipro  madre  et  tutrice  del  Serenissimo  Francesco 
Giacinto  Duca  di  Sauoia  Principe  di  Piemonte  Re  di  Cipro  et.  et  reg- 
gcnte  de'  suoi  Stati.  lUustre  molto  magniflco,  e  magnlGci  miei  carissiini. 
Esscndosi  compiaciuta  S.  D.  M.  con  nostro  indicibile  dolore  priuarci 
del  Serenissimo  Vittorio  Amcdco  mio  principe  e  consorte  amatissimo , 
et  diniandarlo  a  se  in  gloria,  auendo  lascialo  doppo  TA.  del  Serenissimo 
Duca  Francesco  Giacinto  suo  succcssorc  ncUi  SUiti  insieme  con  gli  altri 
Principi  suoi  fratello  e  sorelle  miei  figli  amatissimi  ancora  tutti  infanti 
sotto  la  tutela  e  gouerno  nostro  insieme  con  la  reggenza  delli  Stati;  quat 
carigo  hauendo  noi  accetlato  non  solo  in  conformita  della  mente  delta 
detta  fu  A.  R.  a  piena  intelligenza  dechiarala  avanti  sufTiciente  niunero 
di  testimoni,  ma  ancora  in  conformita  della  dispositione  della  ragion 
eomune  quale  in  questo  case  ci  prefferisce  ad  ogui  altro ,  et  invitata 
anco  daU'eserapio  delle  altre  Duchesse  antenatc  quali  in  simili  casi  non 
hanno  ricusato  d'acceitare  questo  peso  ,  il  die  noi  abbiamo  principal- 
mente  fatto  per  il  grande  amore  et  afletto  materno  col  quale  amiamo 
teneraraente  li  detti  Principi  miei  figli  e  per  TafFetto  che  conseruiamo 
verso  li  popoli  di  questi  Stati,  quali  conosciamo  lanto  fedeli  verso  quesla 
Real  corona  ,  et  stimando  necessario  di  pak'sarvi  qucsta  nostra  volonta 
accio  possiate  dal  canto  uostro  fare  quel  tanto  che  vi  appartiene.  Percio, 
in  uirtu  delle  present!  di  nostra  certa  s^ienza  et  partecipato  il  parer 
del  nostro  Conscglio,  dcchiariaino  c  feccianio  sapcre  essere  nostra  precisa. 
e  deliberata  volontu  d'accetlar,  anzi  d'haucr  prima  d'liora  accettato  la 
detta  tutela  insieme  con  la  regola  delli  Stati  et  admiiiislratione  delli 
beni  quali  appartengono  e  potranna  appartcncre  alii  dctti  Serenissimi 
Duca  e  Principi  ;  promettendo  noi  in  parola  Reale  che  nella  detta  tu- 
U'la  ,  reggenza  et  administratione  ossemeremo  e  faremo  tutto  quello  al 
che  per  dispositione  della  ragfon'  eomune,  decretti  e  costituzioni  della 
patria  saremo  olibligata :  mandandovi  pertanto  di  douer  noi  confermare 
uella  persona  nostra  detta  lutcUa  e  reggenza  e  di  fare  dal  canto  vostro 
tiUto  (juello  che  trouiale  necessario  per  sicurezza  d'essa  e  per  maggior 
Serie  II.  Tom.  i.  i  i 


03  MEMOniE    ECC. 

beneficio  »lelU  suddetti  Real!  Duca  e  Principi.  Che  tale  c  nostra  menle. 
Dat.  in  Chivasso  alii  lo  d'ottobre  iGS". 


Chretienne 
v."  Piscina 


De  S.  Thomas. 


IV. 


Tenor    di  collatione   di   tutela 
falta  alia  Serenissima  Madama  Crisdana  di  Francia 
dalC Eccellentissimo  Senato. 

L'anno  del  Signoi'C  mille  sei  cento  trentasette ,  et  alii  tredici  del 
niese  di  ottobre  avanti  I'Eccellentissimo  Senato  congi-egalo  nel  pubblico 
auditoiio  sedenti  li  signori  Presidenti  e  Senatori  con  le  vesti  rosse  et 
in  presenza  del  popolo ,  e  comparso  il  signer  Pietro  Giuliano  consigliere 
scnaiore  ed  avvocato  fiscale  generale  in  absenza  del  signor  awocato 
generale  Giovanni  Mattco  Pastoris ,  il  quale  ha  esposto  che  hauendo 
S.  D.  M.  chiamato  in  gloria  il  Serenissimo  Yittorio  Amedeo  Duca  di  Sa- 
voia ,  Principe  di  Piemonte ,  Re  di  Cipro  nosiro  siguore  mentre  die 
con  inesplicabili  fatiche  c  trauagli  attendeva  indeffcssamenle  a  rcggere 
I'armi  e  condurre  gli  eserciti  di  S.  M.  christianissima  per  la  conserva- 
tione  e  dlfesa  della  libcrta  d'ltalia,  per  la  quale  e  per  la  grandezza  di 
detta  Maesta  desidero  scmpre  detta  A.  R.  di  spargcre  il  sangue ,  et  ha- 
uendo I'Altezza  di  Madama  Reale  Christiana  di  Francia  vedova  di  detto 
fu  Serenissimo  Duca  dichiarato  di  accettare  la  tutella  del  Serenissimo 
Francesco  Giacinto  primogenito  et  succcssore  nolli  Slali  con  la  rcgenza 
d'essi  ct  governo  dcgl'altri  Principi  suddetti  figli  tulti  infunti ,  e  cio 
per  I'amore  matemo  che  gli  porta  come  anco  per  raffcttione  che  ha 
verso  li  popoli  dcUi  Stati ,  quali  ha  conosciuti  fedelissimi  verso  questa 
real  corona,  segncndo  in  cio  la  disjjositione  dclle  leggi  quali  nella  detta 
tutella  e  reggenza  preferiscono  la  niadre  a  tutti  gli  allri,  la  consuetu- 
dine  osservata  in  questi  Stati  dalle  antenate  Duchesse,  et  la  mentc  del 
niedesimo  fu  serenissimo  Duca  Vittorio  Amedeo  e  come  piu  espresso 
consta  per  patent!  di  sua  pi-opria  raano  firmate  date  in  Chivasso  li  lo 
del  corrcnte  otlol)re  debilamente  sigillale  ct  sottoseritte  S.  Thomas,  il 
prcdetto  signor  Awocato  generale  ha  rimostrato  cedere  in  cuidente  uti- 


DEL    CONTE    ALESSANDRO    PINELLI.  83 

lita  (li  delti  Scrcnissimi  Priiicipi  infunti,  et  sicurezza  delli  medcsimi 
{Stati  che  essendo  I'A.  R.  di  Madama  dotata  di  lulla  csquisila  pmdenza 
the  lion  put)  degcncrare  dal  grande  Henrico  suo  Predecessore  ,  iie 
esserc  dissiiuilc  dal  potcntissimo  Luigi  il  giusto  suo  fralelio  dalla  cui 
prolettione  ,  meritata  nclla  continualione  dcUi  servilii  rcsi  da  fu  S.  A.  R. 
alia  S.  M.  clinstianissiina  ct  dal  vincolo  et  ailelto  fralcrno  ,  si  deue 
tencre  per  cerlo  che  solto  la  reggenza  di  lei  e  prolellione  di  S.  M. 
questi  Stati  siiiio  ])er  godere  iuliera  pace  e  felicila,  fa  instanza  devcn- 
ghi  delta  A.  R.  dcchiarata  tutrice  di  detlo  Serenissimo  Duca  et  Principi 
infanti  et  decerniUoli  radininistratione  di  delta  lulella  et  regenza  dei 
suddetli  Stati  chiedendo  che  sia  prouisto  al  tulto  come  parera  a  questo 
Supremo  Magistralo. 

El  11  suddetto  Eccellentissimo  Senalo  sentita  I'espositione  del  pre- 
dello  signor  avvocato  fiscale  generale  el  fatto  Icggere  ad  alia  et  intel- 
ligibil  voce  le  sovrascrilte  patcnti.  Ha  dechiaralo  e  dechiara  la  delta 
Serenissima  Madama  Reale  tutrice  della  persona  del  detlo  Serenissimo 
signor  Duca  Francesco  Giacinto  e  degli  altri  Principi  suoi  figli  et  fi- 
glie  el  reggente  degli  Slati ;  mandando  et  comaijdando  a  tutti  li  vas- 
salli  sudditi  et  habilanli  in  quesli  Stati  di  doverla  riconosccre  per  tale 
ct  obedire  a  suoi  ordini  die  fara  come  tutrice  e  regente  solto  pena 
all'Altezza  Serenissima  arbitraria,  eliandio  della  vita,  concedendo  le  op- 
portune teslimoniali,  mandando  il  tulto  registrars!  con  le  detle  palenti 
accio  gli  si  possa  haver  opportuno  I'accorso.  Dat.  in  Turino  come  sovra. 

Per  detto  Illustrissimo  et  Eccellentissimo 
Senato 

Simeomi. 


Tenor  di  lettera  di  Madama  Reale. 

La  Duchessa  di  Sauoia  Regina  di  Cipro  reggente.  Illustre  molto  ma- 
guiiico  magnlfici  nostri  carissimi.  Quanto  piu  antico  era  il  desiderio 
che  haueuamo  di  vedere  regnante  S.  A.  R.  mio  Cglio  amalissimo  tanto 
raaggiore  si  fa  hora  il  contento  che  riceuiamo  nel  suo  felice  ingresso 
al  governo  di  c]uesti  Stati  ,  et  poiche   si   chiude   nel   tempo   islesso  la 


84  MEMORIE    ECC. 

nostra  reggenza  e  cessano  quelle  funlioni  ch'hanno  per  lanli  anni  sof- 
ferti  li  duri  incoiitri  davversa  fortuna ,  slimianio  neccssario  il  rappre- 
scntarui  die  uon  finiraniio  iiiai  in  noi  qiicsli  suiscerali  aflelli  di  niadre 
die  saranno  scmpre  indirizzali  al  seruitio  dellA.  S.  R.  et  al  maggior 
beneficio  de'  popoli ;  a  voi  cui  spetta  1'  amminislralione  ddla  giustizia  , 
che  coil  taiila  soddisfaitione  di  noi  e  lode  nostra  liauele  adempito  le 
parli  di  zelo  ,  di  fcde  e  di  accurata  esatczza  nel  esercitio  delle  noslre 
cause  ,  dobbianio  fare  parlicolarmente  nola  questa  nostra  intenlione ,  e 
la  testiinonianza  ch'abbiamo  rcsa  all'istessa  A.  R.  dclli  nicriti  dclla  voslra 
servitii ,  onde  possa  a  suo  tempo  procurare  gli  eiletti  della  genurosa 
gratiludiae  che  accoinpagna  le  regie  qualila  dell'A.  S.  :  ct  gia  che  ella 
ilcsidera  nelle  cure  dell'assunto  governo  dar  loco  all'assistcnza  del  noslri 
consigli ,  ci  porgeremo  sempre  con  quel  sensi  d'  affelto  incomparabilc 
che  impiegaremo  anclie  uolenlieri  presso  I'A.  S.  R.  per  tnllo  cio  che 
puotra  subordinarsi  al  puLblico  e  priuato  vanlaggio  di  <jucsto  Scnalo; 
et  senza  piu  pi'cghiamo  Dio  che  longamente  vi  conservi. 
Da  lurea  ai  19  giugno  1648. 
Chretienne. 

Di  S.  Thomas. 

Air  illustre  mollo  magnifico  consiglicre  di  Stale  e  magnifici  noslri 
carissimi  li  presidenti  e  senatori  del  Senate  nostro  di  Piemonlc. 

VI. 

Tenor  di  lettera  delV  Eccellentissimo  Senato 
responsiva  alia  dietroscritta. 

A.  R.  ,  non  rifiuta  Dio  Voblatione  de'  cuori  humani  ancoi'clie  suddili, 
ne  percib  ci  resla  luogo  a  dubitare  che  S.  A.  R. ,  Principessa  in  cui 
transpirano  collaggregalione  d'ogiii  virlii  quel  raggi  che  cesliluiscouo  i 
gran  Prencipi  simulacro  della  stessa  diuinita,  non  sia  (ancorche  padrona 
delle  nostre  uolonta  a  lei  dedicate  a  titolo  di  obbligationi  infinite  )  per 
gradire  con  la  regia  sua  bcnignita  Taltestato  del  reverentissimo  ossequio 
nostro  ;  mentre  le  rendiame  humilissime  gratie  per  le  graui  e  lunghe 
fatiche  sostcnutc  nella  passata  sua  reggenza,  et  per  la  protettione  sin- 
golare  con  la  quale  si  e  compiacciuta  sempre  di  avvalorare    le    attieiii 


Di;i.    CONTF,    Al.BSSANDnO    PINF.I.M.  85 

el  oUiiiu'  inicnlioni  di  questo  Corpo  di  niai^islrato;  le  qiiali  coire  fiirono  , 
COS!  sarauno  scinpre  indirizzate  alia  giuslizia  et  al  servilio  di  S.  A.  R. 
nostro  signore  ,  il  cui  regno  tanto  piii  s|ienanio  di  iieder  fflicitalo  , 
(jiianlo  clie  lo  scorgiamo  apjioggialo  alia  ])rolcltioiie  et  alia  infallibile 
iirudenza  de'  consigli  dell'A.  V.  R.  ;  cosi  piaccia  alia  D.  M.  di  conser- 
iiare  V.  A.  R.  per  lunghi  secoli  appo  alia  persona  di  S.  A.  R.  quanto 
con  huinili  preci  c  diuote  proghierc  gliene  subordiniaino  a  <|uesto  fine 
i  iiosU'i  noli ;  e  qui  con  rcplicato  ringratiamcnlo  per  riionorc  die  ci 
lia  fatto  r  A  V.  R.  col  ragguaglio  contennlo  nell'  humanissima  sua  di 
questo  gionio  le  facciamo  humilissima  riuerenza. 
Turino  li  ig  di  giugno  1648. 
Di  V.  A.  R. 

Umilissimi  e  fedelissimi  suddili  c  scrvilori 
li  presidenli  e  senatori  del  Senate  di  Piemonte. 

VII. 

Tenor   di   t/ichiaratione   et    qaillctnza 

faUa  da  S.  A.  li.  a  Madavta  Jtieale. 

Carlo  Emanuele.  Come  sono  noli  al  mondo  li  strani  accidcnli  occorsi 
di  discordie  civili  e  guerre  slraniere  da  che  dalla  diuina  ])rovidenza 
siamo  stati  chiamati  alia  successione  dcllii  corona,  cosi  sono  siiuilincnte 
nianifeslalc  le  cure  con  tutta  la  forza  della  spirilo  costantc  e  Ic  falicose 
applicationi  quali  per  servigio  nostro  e  per  soltrarci  dagli  incessant!  pe- 
ricoli  ha  nclla  riuolutione  di  lanli  anni  rigorosamcnte  sostenute  M.  R.- 
mia  signora  e  inadre ,  rcsistendo  non  meno  con  la  costanza  dell'  animo 
alii  travagliosi  inconti-i  delTavversa  fortuna  ,  che  conducendo  gloriosa- 
mente  con  prouidi  dcllami  di  ben  consigliata  prudenza  alio  slato  pre- 
sentc  la  persona  nostra,  onde  habbiaino  a  riconoscere  dopo  Iddio  la 
coiiservalionc  della  persona ,  il  mantcnimcnlo  delli  Stati ,  la  recupera- 
.  I  lone  dcUe  piazze  c  la  consistenza  de'  popoli  dall'indefessa  opera  e  non 
niiii  bastcuolmente  commendata  protettione  dellA  S.  R.  II  che  sebbene 
per  tutte  le  parti  e  molto  chiaro,  e  negli  annali  deUimmortalita  sia  per 
esserne  indelcbilinente  registrato  il  mcrito,  tuttavia  ci  e  parso  tanlo  piu 
evidente  quanlo  che  giunti  noi  all'eta  maggiore  d'anni  vinli,  facendo  ri- 
flesso  sovra  li  fortunosi  succcssi  delle  guerre  passate  e  sopra  li  casi  ac- 
cennati  da  die  passo    a    pii    gloriosa   vita    rinvitissimo    Duca    Vittorio 


86  NEMORIE    EOC. 

Amedeo  mio  siguorc  c  padre  d'iiniuorlal  memoria,  prcndendo  coUe  in- 
lurmulioni  dalli  piu  rUcuati  niiiiislri  c  cavalicri  della  corle,  e  dai  piu 
cospicui  prolali  del  paesc  le  acccrUitc  iiolilic  di  tultc  le  parlicolarita 
ilolla  reggenza,  haljbiamo  conosciuta  cssorc  seguila  fra  Ic  piu  ilifllcili  e 
peiicolose  cougiunture  die  mai  potesscro  occorrere  a  Prencipe  rcgnanle. 
Sappiamo  in  conscgucnza  di  cio ,  die  obbligala  da  inevilabil  necessita 
ddle  circostanze  dc'  tempi,  quantuncpic  dcsidcrosa  di  pace  e  trancruil- 
lila ,  e  slata  aslreUa  di  soilrire  con  itiesplicabile  incominodo  della  sua 
persona  durissimi  trauagli  della  guerra,  fra  li  disordiiii  e  spesa  della 
<|uale  gli  e  conueiiulo  d'iniporre  ai  sudditi  nuove  gravezze  ,  d'alienare 
reddili  e  beni  denianiali,  e  col  mezzo  di  cousidcrabili  liberalila  usale 
ad  avvantaggio  de'  cauaglieri  ,  minislri  ct  altre  persone  dello  Stato  ,  e 
uiolto  piu  verso  forastieri,  mantener  lo  spleiidore  della  Maesta  nostra  , 
eontcner  ct  invitar  allri  coiresempio  a  bene  fedelmenle  servirci.  Cose, 
le  quali  scndo  state  meramcnle  cspresse  dalla  particolare  constitutione 
lie'  tempi  e  dalla  qualita  singolare  degli  accidenli,  stimassimo  improprio 
alle  nostre  obbligalioni,  al  rispetto  die  dobbianio  alia  sua  real  persona 
et  all'equila  della  causa  se  ci  inducessero  a  pretender  clie  gliene  fa- 
cessero  resuitar  caricamenlo  et  obbligo  di  reuderne  conto  ,  dovendo 
bastare  per  isgravio  della  tutela  e  reggenza  sua  niolto  diil'erente  dalla 
tutela  di  privati  per  le  diflicolta  naaggiori  die  seco  porta  raniministra- 
lionc  delli  Stati  e  regni  ,  la  contabilita  de'  tesorieri  e  recevidori  ndle 
cui  mani  sono  passale  tulte  I'entrate  ordinai'ie  e  slraordinarie  e  lutto 
cio  die  dalle  dette  alienationi  et  imposti  si  e  ricavato ,  hauendoci  auzi 
uou  solo  coirimraenso  suo  amore  materno  con  lo  studio  della  mente  e 
pericoli  della  persona  si  segnalata  et  utilmcnte  assisliti  ,  ma  ancora 
soccorsi  nei  piu  urgenti  bisogni  col  denaro  dclle  sue  proprie  pension! 
et  aiuti  di  Francia ,  e  sino  ad  impiegare  le  sue  proprie  argenterie,  et 
Itnpegnare  le  sue  gioie  nelle  piu  imporlanti  occasioni  del  servitio  nostro, 
ud  quale  avendo  convcrtilo  ogni  suo  avere  di  presente  sappiamo  non 
haver  altro  ,  salvo  le  provvisioni  dal  suo  contralto  dotale  ,  dalle  pen- 
sioni  di  Francia,  e  dalli  nostri  stabilimenti. 

Voleudo  dunque  die  I'A.  S.  R.  ne  sia  discaricaia  come  la  convenienza 
richiede,  ne  liavendo  per  liora  altro  mezzo  piii  proporzionato  stante  la 
strcttezza  de'  tempi  causata  dalla  contiuuatione  della  guerra  a  dimostrarli 
la  gratitudiue  dell'animo  nostro  come  die  resti  ogni  espressione  infcriore 
aU'obbligo,  riconoscendo  ad  esempio  del  buon  Tobia,  che  fdiccmentc  ci 


DEI.    CONTE    AI.ESSANDUO    PINELI.r.  87 

liii  condotli  ct  ricondotti  ;  ct  intanlo  chc  conforme  al  scnlimenlo 
dello  stcsso  ne  anche  la  mela  della  corona  sarcbbe  ricoiioscimento 
corrispoiidente,  come  sostenuta  dal  sue  sapienlissimo  govcrno  nel  quale 
con  tnarauiglia  dcll'univcrso ,  cccedendo  con  yirtit  croichc  non  solo  la 
ejualiti  del  scsso  ,  ma  anche  li  gradi  dcirimmana  prudenza,  s'e  rcsa 
superiore  a  tutte  le  forze  e  diflicolta  quali  unite  insieme  conspirarono 
a  nostii  danni. 

Quindi  rendendo  in  prima  colla  pienezza  del  noslro  alTetto  divotissime 
gratie  alia  predclla  A.  R.  di  quaiito  ella  come  amanlissinia  madre  si  e 
compiacciuta  d'alTaticarsi  e  soffrire  per  nostro  vantaggio  in  si  disastrose 
turholenze  di  tempi ,  e  di  diilendcrci  col  \igore  del  suo  conseglio  e 
prudenza  dalli  graui  accident!  che  ci  soprastauano  Tauertiamo  die  ne 
rimarra  si  altamcnte  iraprcssa  la  memoria  dci  ricc\uli  Lcncfici  che  la 
conseruaremo  unita  alio  spirilo ,  e  come  figlio  riuercnte  ossequioso  e 
bcncficato,  con  sensi  di  pcrpelua  obbligalionc  coiisidcrai'emo  scmpre  la 
sua  real  persona  conic  unica  autrice  e  benigua  proniolrice  di  ogni  nostro 
bene.  Dichiariamo  di  essere  piunamente  inforniati  di'gii  iniposti  falli  al 
paese,  deiralicnalioni  scguile  de'rcddili  dcnianiali  e  donatiui  per  essa  a 
nostro  nonie  fatli,  tanto  in  scritlure  patcnti,  e  discarichi  ne' quali  sono 
espresse  la  causa  e  la  persona,  quanto  in  altri  doue  per  degne  considcra- 
tioni  andji  si  sono  tacciute,  e  di  cio  et  ogni  altra  cosa  maneggiata  et  am- 
ministrata  da  detta  A.  R.  coniinclando  dal  gionio  della  morte  del  Duca 
fu  mio  signore  e  padre  che  sia  iu  gloria  ,  e  comprendendo  il  tempo 
rhe  ha  \issuto  il  Duca  Francesco  Giacinlo  niio  fratello,  sino  al  giorno  che 
abbiamo  assunto  il  libero  governo  delli  Stati  rendcndocene  soddisfalli 
intieramente  come  se  fosscro  qua  espressi  li  casi  e  cause  ,  specifica  et 
individualracntc,  con  le  presenli  di  nostra  cerla  scienza,  piena  possanza 
suprenia  oulorila  ,  hauto  il  parerc  da  ISIonsignor  Arciuescouo  Bergcra 
e  dalli  vescovi  d'lurea  Asinari,  della  Mauriana  Milliet ,  d'Alba  Britio  e 
da  altri  vescovi  dello  Stato  a'  (piali  habbiaino  il  tiillo  conimunicato  et 
com' anche  parteripato  et  hauto  il  parere  del  zio  nostro  cavaliere 
diUordiiie  e  nostro  gran  ciambellano  il  signor  uiarchcse  di  Pianczza  , 
del  nostro  gran  cancoUiere  il  conte  di  Morozzo ,  et  dilli  cauaglieri 
dcirordinc  v  consiglieri  del  conseglio  nostro  secrelo,  li  quali  si  sono 
ritrouati  presenli  aU'esame  di  (jucsta  nostra  dellibcralione,  cioe  il  conte 
Arduino  \'alperga  ,  conte  di  Rivara  governalore  della  presentc  cilta  di 
Torino,  il  nosiro  maggiordomo  maggiore  il  conte   Filippo    S.    Marline 


88  MEMOniE    F.CC. 

il'Aglie  ,  il  conte  Ubertino  tU  Moretta  maggiordomo  maggiore  della 
preiletta  A.  di  M.  R.,  ralihate  Filiberto  Scaglia  di  Vernia,  e  del  primo 
segretaro  nostro  iufrascritto  il  marchese  di  S.  Tommaso  e  da  moiti 
allri  prclati  ,  ministri  e  cauaglieri  piii  raggnardevoli  deila  Stato  ,  con 
quali  habbiamo  conferito,  e  Iratlato  vogliamo  in  fede  c  parola  di  Prencipe 
lanlo  per  noi  e  nostri  heredi,  tjuanto  successor!,  che  resti  irretrattabil- 
nicnte  libei'ala  e  quiltata  ,  come  per  le  presenti  la  qiiiltiamo  e  libcriamo 
senza  die  mai  dai  nostri  sopradetti  ofiiciali,  inagistrali,  ministri,  patri- 
ijQOinlaH  e  chi  lia  spedientc  si  puossa  per  tal  fatlo  e  dipeiidenza  pro- 
lendere  cosa  vei-ona. 

Gome  similmente  la  scharichiamo  e  liberiaino  da  ogni  obbligationc 
di  renderci  cento,  e  rimetterci  i  mobili ,  argenti,  dorarie  ,  e  gioie  la- 
sciate  dalla  predetta  A.  R.  del  Duca  mio  padie,  poiche  havenda  prese  le 
convenienti  informationi  sappiamo  che  quanto  e  sopravanzato  dalli  ac- 
cidenti  della  guerra  civile  il  tutto  e  I'iposto  e  consignato  nelle  mani 
degli  itfficiali  di  guardarobba  et  alti-i  deputati  alia  cura  c  niaueggio  di 
detti  efletti ,  come  cosl  U  medesimi  ofliciaH  ci  hanno  fatto  vcdere. 

Enokre ,  hauendo  la  predetta  A.  R.  di  Madama  mia  signoi'a  e  madre 
seuipre  riceuto  il  mantenimento  e  manutentione  della  casa  sua  dalle 
fmanze  noslre  a  beneficio  delle  quali  ella  ha  lasciato  I'ammontare  del 
suo  Doario  et  ioteressi  dotali,  quaiitunque  questi  sieno  minori  della 
spesa  non  vogliamo  pcro  che  si  puossi  mai  per  tal  causa  pretendere 
bonificatione  alcuna,  ma  diehiariamo  con  I'estintione  de' decorsi  dovu- 
togli  essere  ogni  nosti'a  ragione  su8icientem«nte  compensata. 

Et  acci6  sia  questa  quitanza  e  liberatione  inuiolabile  e  piii  ferma,  le 
doniamo  e  rimettiamo  tutto  cib  che  puotesse  esserci  obbligata  o  debitrice 
a  quahmque  somma  ascenda,  anzi  a  confermatione  piu  stabile  d*  so- 
vrana  autorita  e  proprio  niovimento  deroghiamo  ad  ogni  legge  e  de- 
creto  dicente  la  quittanza  non  vale  salvo  preceda  il  conto  ne  doversi 
ammettere,  come  si  dice,  redditione  di  conti  in  folle  ossia  incsplorato  o 
confuso,  et  ad  ogni  cosa  la  quale  nclla 'dispositione  delle  presenti  e  sua 
puiitual  esecuttione  repugnar  potesse ,  et  eliandio  alle  derogatorie  delle 
derogatorie. 

Volendo  e  dichiarando  che  le  presenti  vagliano  in  forza  di  contratlo 
stipulato  e  giuralo  come  per  appunlo  toccandosi  il  petto  sopra  il  sacro 
ordine  della  SS.  Annunziata  giuriamo  a  delatione  del  delto  infrascritto 
nostro  primo  segretaro  in  fede  di    Prencipe    per    noi    e  nostri    suddili 


nEr,  COSTE   ALESSANDUO  PINELLI.  So 

lY  osscriiarlo  ne  contravenirgli  solto  cjualsivoglia  pretesto  o  ragione 
soll'obbligo  di  tulli  li  nostri  beni  quail  si  costiluiaino  lener  a  iiome 
tlella  preiletla  A.  R.  per  osservanza  di  tiitto  il  sopra  contenuto. 

Inibiamo  pcrtanto  a  lulti  li  ufllciali  nostri  e  particolarmenle  a  patri- 
inoniali  di  inai  muovere ,  proporre  ne  Irallare  cosa  veruna  contro  la 
inente  delle  presenli  e  muovendosi  o  Irattandosi  dichiariamo  il  tutto 
nullo  iiTito  et  invalido  e  mandiamo  a  tulti  li  magistrati  et  ofliciali  spe- 
oialincnlc  al  Senalo  di  Piemoute  ,  Nlzza  ,  et  alia  Camera  de'  conti  di 
Picmonte  d'osservarc  e  fare  inviolabilmente  osscrvare  Ic  presenti  secondo 
la  loro  disposilione,  et  interinarle  et  approiiarle  in  tutlo  e  per  tutto 
conformc  luoro  meute  e  tenore,  nonostanle  qualunque  Icgge ,  decrelo, 
stile  e  regola  in  contrario ,  a'  quali  habbiamo  di  nuovo  come  di  soura 
di  cerla  scienza  et  autorita  suprema  derogato  e  deroghiamo,  che  tale  e 
nostra  mente.  Dat.  in  Torino  li  2  giugno   i654- 


Carl'  Emanuele 


F'.o  Morozzo 
/^.°  Turinetti 


Di  S.  Thomas. 
Tenor  cT inter inatione. 

II  Senate.  Ad  ognuno  sia  manifesto  che  essendoci  stato  presentato  per 
parte  del  signor  Gioanni  Antonio  Frichignono  consigliere  e  patrimoniale 
generate  di  M.  R.  lalligate  patenti  di  dichiaratlione  e  f|uitanza  fatta  da 
S.  A.  R.  alia  prcdetta  M.  R.  in  data  delli  due  del  corrente  debitamente 
spedite  ,  sigillate  e  sottoscritle  di  S.  Thomas  richiedendoci  per  I'appro- 
uatione  et  interinalione.  Viste  per  noi  e  lelte  dette  sovi'a  presentate  e 
designate  patenti  con  Ic  conclusioni  del  signor  conte  Filiberlo  Cache- 
rano  allocate  generate  dclla  prefala  S.  A.  R.  a  cui  il  tutto  e  stato  co- 
mimicalo.  Quelle  abbiamo  aminesso,  approuato  et  interinalo  ,  et  per  le 
presenti  alleso  che  in  esse  non  si  contiene  cosa  la  quale  non  sii  giusta 
c  di  ragione  dovuUi  ,  amnieltiamo ,  approuiamo  et  inleriniamo  in  tutto 
e  per  tutto  secondo  luoro  forma  menle  c  tenore.  Mandiamo  siino  da 
ognuno  a  chi  spetli  osseruate,  e  con  le  presenti  nelli  registri  nostri  re- 
gislrale.  Dat.  in  Torino  li   12  giugno   iG54- 

Per  il  delto  Eccellentissimo  Senalo 

Simeomi. 
Serie  II.  Tom.  i.  12 


go  MEMORIE    r.Cf. 

PARTE  II. 

Documenli  sopra  varii  avvenimenti  accaduti  dopo  che  dalla 
Duchessa  Maria  Cristina  di  Francia  vennc  assunia  la  reggenza, 
e  sopra  varii  negozi  di  Slato  die  si  iraltarono  sia  durante  la 
sua  amminisirazione,  sia  durante  quella  del  cardinale  Maurizio 
di  Savoia  e  del  Principe  Francesco  Tommaso  ,  nel  tempo  che 
risiedettero  in  Torino. 


Dall'archivio  della  Re<;ia  Camera  de'  CoDti. 


viir. 

Awiso  a  M.  R.  in  fatto  della  nuova  battitura  di  moneta  per  cavatme 
3oom.  liure  (Fargenlo  dicensa  et  altre  3oom.  deW aumento  di  u?i  soldo 
per  libra  del  sale  oltre  U  due  di  prezzo  ordinario  C  registro  pareri 
ed  avvisi  dal  i632  al  i64ij. 

Altezza  Reale.  Per  un  suo  biglietto  delli  2 a  del  correnle  V.  A.  R. 
ci  significa  che  dopo  molte  consulte  finalmente  ha  deliberate  di  conce- 
dere  qualche  battitura  con  la  quale  in  questi  bisogni  si  possi  cauare 
liure  3oom.  ct  d'  augumentare  il  prezzo  del  sale  di  un  soldo  per  rica- 
uarne  altre  11.  3oom.  e  piu ,  al  qual  efletto  ci  comanda  di  cseguire  e 
Tuna  e  I'altra  di  delte  lisolutioni  ncl  modo  che  ci  parra  piu  convene- 
vole. 

Non  habbiamo  mancato  di  ubbidire  in  ambi  due  i  casi  ;  ma  perchc 
sin  qui  le  rimostrationi  che  si  soiio  fatte  per  j)arte  di  questo  Magistrate 
seno  state  tutte  in  voce,  habbiamo  slimato  debite  del  nestre  ofiicio  di 
repilogarle  breuemente  in  scritto  accio  V.  A.  R.  venendo  qualche  strel- 
tezza  nelle  sue  finanze  a  causa  di  cpiesta  battitura  non  habbi  di  che 
dolersi  che  in  tempo  no  se  le  siano  per  parte  nostra  state  fatte  le  con- 
uenienti  rimostrationi. 

Per  ridursi  a  breuilu  tralasciame  di  perre  in  consideratione  a  V.  A.  R. 


DEF.    CONTE    A.I-ESSANDRO    PINELLI.  gi 

ii  danni  grancUssimi ,  clie  per  lo  piu  sono  seguiti  in  qucsti  Stall  ,  per 
gruumculi  di  moneta  da'  quali  si  sono  aggrauali  et  alle  ciUa ,  ct  a 
particolari  ciie  si  trouano  con  li  debiti  allc  spallc,  a  quali  per  lo  piu 
e  Ic  loggi  ct  il  Principe  procura  di  soucnirc,  Ic  somnie  da  loro  doviite  : 
lo  die,  sehonc  paia  polersi  a  cii)  facilmente  rimcdiarc,  visto  il  disordinc, 
con  un  nuovo  rcgolamento  di  moneta  ;  hanno  pero  gli  abbassamenti 
dclla  moneta  grauissiini  contrappesi  si  per  il  danno  ,  che  ne  scntono  i 
popoli  che  hanno  le  monete  in  loro  potere,  si  anchc  pcrehe  accrescen- 
dosi  il  prezzo  delle  mercantic,  ct  operc  con  occasione  deU'aumcnto  di 
monete,  abbassandosi  la  moneta  uon  si  diminuiscono  in  danno  gi'avis- 
eimo  de'  sudditi  ,  c  della  coi'ona  per  i  siii  bisogni. 

Cosi  anco  tralasceremo  molle  aUrc  consideralioni,  quali  tulte  pei"6  di 
rilieuo  ,  che  in  questa  materia  sono  state  in  diuerse  occorrcnze  da 
questo  magistrato  ,  et  in  voce  et  in  iscritto  rapresentate. 

Et  si  ridurremo  a  due  punli.  II  primo  che  ognuna  delle  battiture 
proposte ,  e  per  I'iuscire  dannosa  al  seruilio  di  V.  A.  R.  II  secondo  che 
dalla  battitura  non  si  cavark  il  Cue  proposto  che  e  di  dar  un  aiuto 
alle  finanze  presenti  di  11.  3oom. 

Quanlo  al  pi-imo  e  necessario  di  stabilir  per  massima  indiibitata  , 
che  con  qualonque  delle  battiture  proposte  non  si  sfuggira  un  aug- 
menlo  delle  monete  line  di  notabil  somma,  il  die  ci  pare  si  possi  assai 
evidentemente  raccogliere  dal  slato  presente  delle  cose  nel  quale  con 
le  monete  che  oggidi  corrono ,  che  sono  migliori  di  un  tcrzo  di  quelle 
che  si  propongono,  et  con  la  quantila  che  hoggidi  si  troua  qual'  e  mi- 
nora di  quella  si  propone  di  battere  le  monete  di  liga,  poco  vi  manca 
che  non  restino  aggiustate  nell'  intrinseco  con  le  monete  fine  ,  perche 
se  si  levara  il  brassaggio,  60  soldi  delli  hoggidi  correnti  tanto  vagliono 
come  un  ducatone:  et  11.  58  dd.  1 1  di  pezze  da  4  '{»  hanuo  lanta  bontu 
quanta  un  ducatone ;  che  dunque  si  puo  aspettare  da  quelle  che  si 
propongono  e  in  buonta  inferiori  e  in  numcro  di  lire  maggiori  :  Di- 
ciamo  della  buonta  e  numero  delle  monete  ,  perche  per  comun  con- 
senso  e  prova  queste  sono  le  due  cause  principali  dell"  auniento  di 
moneta. 

Hor  donche,  ]iosta  questa  massima  dell'aumento,  li  danni  che  riccue 
il  patrimonio  di  S.  A.  R.  sono  grandissimi  ,  perche  o  si  approua  lal 
aumeuto  ,  o  non  ,  se  si  approua  e  necessario  augumentarc  il  scudo  del 
tasso  del  fuocaggio ,  et  altre  coutributioni  che  si  cauano    dal    Slato    in 


ga  MCMoniE  ecc. 

iiioncle  ccrte  il  che  resla  subito  adossulo  al  rcgislro  contro  la  pia 
mcnte  di  V.  A.  R.  qual  dichiara  non  voler  aggrauarlo;  anzi  raugmcnlo 
che  si  (lara  per  conlo  del  tasso  non  verra  in  borsa  di  V.  A.  R.  ma  a 
vassalli,  quali  ne  teugono  la  niaggior  parte,  e  cosi  si  fara  un  danno  alio 
State  seuza  utile  del  Principe;  o  non  si  approua  tal  aumento  et  allora 
e  cliiara  la  perdita  che  sopra  il  solo  fuocaggio  ,  (jual  ascende  a  11. 
3 1 5m.  d'oro  ,  si  fari  di  11.  SaSm.  qiiando  etiandio  la  doppia  non  aug- 
nienlasse  a  piii  di  11.  lo,  se  ben  dovendo  proportionarsi  al  stato  delle 
monete  basse  d'lioggi  di,  eccedera  11.  i3  e  cosi  il  danno  sarebbe  di  11. 
65om.  in  un  sol  anno. 

Ne  crediamo  si  puossi  metier  in  consideratione  che  quand'anche  s'ac- 
crescesse  1'  csattione  de'  redditi  ducali  che  sono  a  monete  certe  ,  non 
per  questo  si  caricherebbe  il  registi'o  ,  non  augumentandosi  il  numero 
di  scudi  d'oro,  che  oggidi  si  levano;  perclie  si  sa  benissimo  che  le  ta» 
glie  si  pagano  non  d'altro  che  con  il  pi-ezzo  de'  frutti,  e  pure  e  veris- 
simo,  ct  cosa  prouatissima  che  il  prezzo  delle  vettovaglie  non  riceve 
augmenlo  o  diminulione  dalla  maggior  o  minor  tassa  delle  monete;  ma 
dall'abbondanza  o  carestia  di  esse,  e  dal  maggior  o  minor  smaltimenlo 
che,  o  per  le  persone  che  sono  nel  Stalo,  o  per  quelle  che  sono  fuori 
oon  le  tralte  si  fa. 

Altro  danno  inevitablle  riceve  il  patrimonio  nelli  redditi  ,  che  sono 
in  monete  imaginarie  come  le  settime  ,  la  gabella  del  sale,  carne ,  co- 
rami,  foglictta,  tratta,  x."  e  xx.",  gahella  strazze,  decreti  di  Vercelli,  et 
Asti ,  traJjucchi,  gabelle  di  Torino,  segreterie  et  altri  tali,  quali,  o  non 
riceueranno  augmento  perche  anco  nelle  gabelle  si  proua  che  quanto 
piu  s'accrcscano  tanto  manco  se  ne  caua  o  perche  li  commercii  si  ti- 
rano  altroue  ,  o  perche  si  muUiplicano  i  sfrosi ,  o  finalmente  perche 
ognuno  procura  d'andarsi  reslringendo,  c  cosi  si  fa  molto  minor  smal- 
tunenlo. 

Sari  anche  notabilc  il  danno  della  corona  havendo  la  maggior  parte 
dei  debiti  e  delle  pensioni  e  trattenimenli  in  scudi  d'oro,  et  altre  mo- 
nete certe. 

Non  tralasceremo  I'augmento  de'prezzi  delle  opere  per  le  fabriche  e 
fortificationi  ,  delle  robbe  per  la  guardarobba ,  munilioni  da  gucrra  et 
altre  ,  delle  velouaglie  per  il  mantenimento  delle  case. 

La  soldalesca  si  revoca  in  dubio  se  sii  per  portar  augmento  nelle 
loro  paghe ,    cosa    sii   in  questo   per  succedere  ,  se   ne  rimeltiamo    al 


DEI,    rONTE    AI.ESSABDHO    PIKEI-LI.  (\3 

|)iuilcnUssiiiio  giudizio  di  V.  A.  R.  qual  benissimo  conosce  se  il  ])iso- 
gno  ,  die  oggi  di  haimo  tuili  It  potcntati  dcUa  geute  da  guerra  lasci 
luogo  al  soldato  ct  alii  ufllciali  di  dir  libcramcntc  il  fatlo  suo,  ct  di 
misurare  dalla  paga  de'  poteiilati  circonvicini  Tutile  chc  puo  riceTere  in 
servii'e  V.  A.  11.,  e  pure  facendosi  questi  conti  si  sa  chc  non  s'lia  ris- 
guardo  alia  moneta  imaginaria  ,  et  I'csperienza  ha  falto  conoscerc  che 
augumcntaudo  la  moneta  ,  il  soldato  che  inisura  la  sua  paga  dal  biso- 
guo  di  provedei'si ,  vedendo  il  tiitto  accresciuto  di  prezzo  ,  domai)dar;i 
augmenlo  di  paga,  che  quando  I'augmento  di  moneta  fosse  puoco  come 
di  5  per  loo  o  simile  si  tollerarebbe  dal  soldato,  ma  quando  si  Iralta 
come  boggidi  d'augmento  del  4-°  o  forz'anco  del  3.°,  slimiamo  che  diffi- 
cilmente  sii  per  supportarlo. 

Quanto  al  second©  ponto  stimiamo ,  cbe  se  ben  in  calculo  si  ponga 
qucsto  utile  dcUe  11.  3oom.  della  zecca,  in  sostanza  pero  sari  molto  mi- 
nore  ,  e  forse  sari  piu  il  danno  che  I'utile. 

Questo  si  puo  facilmcnte  ricauare  dal  calcolo  di  quelle  spese  poste 
sopra  li  bilanzi  che  si  vanno  compouendo  per  quest'  anno  ,  nelle  quali 
il  danno  e  cvidenlissimo  ,  e  perche  le  provigioni  si  devono  auere  da 
Stati  alieni  per  quali  vi  vanno  monete  d'oro  o  d'argeuto  come  sono  li 
danari  delle  polveri  ,  piombi  et  alire  munitioni  da  guerra  ,  che  non  si 
cauano  dal  Stato,  il  danaro  dell'accompra  e  coudoita  de'  sail,  il  danaro 
de'corrieri  et  ambascialori  e  le  provisioui  per  la  guai'darobba :  e  per- 
che se  ben  le  provisioni  s'abbiauo  nel  Stato ,  per  I'augmento  de'  prezzi 
dellc  robbe  sara  necessai'io  anchc  in  questo  pemiettere  qualche  aug- 
nicnto  come  sono  le  prouisioni  delle  caserme  ,  delle  fabrichc  ,  e  forti- 
licattioni ,  et  il  danaro  necessario  per  il  mantenimento  delle  spese. 

QuaH  tutti  in  questo  anno  eccedono  le  stesse  11.  3oom.  che  si  devono 
cavare  dalla  zecca ,  si  che  oltre  li  danni  successivi  in  questo  anno  alii 
bisogni  del  quale  si  tratta  di  provcdere ,  tanto  o  piii  e  il  danno  , 
quanto  I'utile  che  si  propone,  si  che  in  sostanza  ,  se  cosi  come  nel 
credilo  del  bilanzo  si  pongano  le  11.  3oom.  della  zecca  ,  s'aggiungera  il 
calcolo  delle  spese  fiilte  sopra  il  valore  delle  monete  e  robbe  d'hoggi 
di  ,  quello  a  che  sono  per  rilevar  delli  augmeuti,  si  trovara  essci"\i 
tanto  in  (le!)ito  ,  quanto  in  credilo,  e  cosi  in  sostanza  non  essere  que- 
sta  battilura  tl'aiulo  alcuno  alle  Cnanze  ;  quando  poi  si  dovosse  dare 
qualonque  miniuio  augiiiento  alia  soldalcsca  sarcbbe  indubitalan.eiile 
inaggiore  il  danno  che  I'ulile. 


g4  MF.MoniE  Ecr. 

Non  tralascercmo  un  altro  tlamio  presentaneo  di  grandissitna  consi- 
derationc  ,  c  qucsto  e  cjxiello  chc  in  csiso  di  nnova  lialtitiira  scnliranno 
le  finanze  sopr'i  partiti  die  per  le  prouisibni  massime  della  guerra  in 
quest' anno  si  devono  fare  per  anticiparc  I'esatlione  del  danaro  ed  ac- 
certaruc  il  pagamenlo  a  suoi  tempi.  Gi;i  V.  A.  R.  ne  vede  la  prova  , 
perche  se  si  e  volulo  parlito  per  li  presenti  bisogni  non  si  e  trovato 
sopra  il  danaro  di  Piemonte  sopra  quale  vi  puo  essere  il  resigo  dell'au- 
mcnto  di  moneta  ,  ma  solo  sopra  quello  di  Francia  ,  nel  quale  non  ■vi 
eiitra  queslo  pericolo  ;  anzi  pidiblicaiuenle  quelli ,  clie  suogliono  far 
partilo  libcramente  dicono,  che  se  dovranno  far  partito  sopra  il  danaro 
di  Piemonte  ,  facendosi  la  battitura  A'ogliono  ridur  i  lor  partiti  in  mo- 
nctc  d'oro  ct  d'argenlo  ,  e  chiaramcnle  patteggiai'e  1'  augmento  ctiandio 
abusivo,  nel  che  quanto  sii  per  essere  il  danno  delle  fnianze  lo  rimet- 
tiamo  al  prudentissimo  giudizio  di  V.  A.  R. 

S'  aggiouge  per  ullimo  clie  ,  o  non  si  trovara  partito  sopra  la  zecca 
o  se  si  trovara  sara  con  tal  contrapeso  che  in  x'istretto  le  3oom.  lire 
resteranno  a  somma  molto  minore. 

Queste  et  altre  molte  chc  per  non  tediarla  s'ommettono,  sono  le  con-- 
siderazioni  per  qiiali  mai  siamo  potuli  cnti'ai'e  in  pai'ere  che  si  l\icesse 
la  nuova  battitura  ;  quali  quando  pure  V.  A.  R.  stimi  si  debbaiio  cir- 
coscriuere ,  o  perche  sii  consultata ,  che  li  danni  non  siino  per  succe- 
dere  quali  se  li  rapresentano ,  o  che  per  verita  le  monete  non  siano 
per  pigliar  aumento,  massime  tale  che  possi  causare  tanti  inconvenienti, 
dovendo  dirle  il  nostro  parere  sopra  la  cjiialita  della  moneta  ne  per 
altro,  che  per  obbedirla: 

Le  diciamo,  che  ben  pesate  tutte  le  propposte  battiture  siamo  en- 
trati  in  parere  chc  si  debba  elcger  la  propposta  ultimamente  dal  p. 
Morozzo  con  qualche  piccola  moderatione  come  nella  forma ,  chc  qua 
iuclusa  se  le  manda. 

Habbiamo  per  diverse  cause  ristrelta  la  deliberatione  o  alia  detia 
battitura  propposta  dal  p.  Morozzo  o  alle  pezze  da  ss.  ^5,  circoscritle 
le  altre  due. 

Non  vi  e  dubbio  che  le  pezze  da  ss.  4^  sono  quanto  alia  buonta  iii- 
trinseca  migUori,  siche  in  caso  d'abbassamento  minor  danno  ne  rice- 
veraniio  i  popoli;  con  che  facendosi  delte  pezze  da  4^  al  mohnetlo 
non  sara  cosi  facile  a  malviventi  di  fabricarne,  che  erano  le  due  con- 
sideralioni  principal!  che  per  questa  moneta  si  proponevano. 


DEL    CONTE    ALESSANDRO    PIREI.LI.  gS 

Ilabbiauio  peio  fatta  cUettione  deH'aUra,  pvincipalmente  per  le  seguenti 
cousLilcralioni.  Primo,  perchc  con  quella  si  fonde  minor  quantila  cl'ar- 
gento  ,  anzi  se  si  puo  otiencrc,  nel  die  si  iisera  ogni  tUligenza  clie  si 
portino  tulte  le  pczze  da  ss.  4  '|i  ^^  soldi  ct  terzi  de'  soldi  in  zecca,  si 
spera  chc  da  cpiesli  gionta  iii  ogni  caso  tpialclie  piccola  (sic)  d'argcnlo 
di  vassella ,  o  brugiato,  che  ordinariamenle  va  in  zccca,  s'havera  tulto  il 
lino  neccssario. 

Secondo.  Perchc  con  quclla  non  si  nmlliplica  tanto  il  nutr.cro  della 
moncta  bassa  ,  che  e  una  dcUe  cause  principal!  dcU'augnicnlo  di  mo- 
nela,  perche  solo  si  fa  commulatione  dalla  hoggidi  correnie,  c  piii  (Ina, 
con  la  uuova  di  minor  buonla  ,  il  chc  scnza  dubbio  doura  contcncre 
le  monctc  ,  chc  in  ogni  caso  cosl  prccipitosamcnlc  non  ricevino  Taug- 
mento.  Li  stessi  soldi  d'oggidi  hanno  falto  prouare  che  il  numero  della 
monela  bassa  e  cjuello  che  per  lo  pi^  causa  I'augmento  perche  nel 
i632  chc  ancor  non  erano  abiglionate  le  monete  ,  per  la  molliludine 
dcUe  pczze  da  fi'.  (i)  i  da  fl.  2,  cavalolti,  soldi  et  altrc,  la  dcppia  (sic) 
a  IT.  100  e  cosi  soldi  aoo,  el  abiglionate  le  monete  con  li  stessi  soldi 
si  ridusse  a  if.  60  e  cosi  a  soldi  120,  se  ben  poi  in  progresso  sendosi 
falto  uiaggior  numero  di  soldi ,  di  mczzi  soldi,  di  jiezze  da  soldi  45  e 
di  quarli  di  soldi  e  andata  crescendo  sin  al  segno  di  oggidi. 

Allc  due  considerationi  die  si  fanno  per  la  pezza  di  ss.  45  si  dice 
che  quanto  alia  prima  eliandio  in  caso  di  qualche  abbassamento  mai  si 
deve  dar  la  giusta  proporlione  alia  moncta  bassa  di  liga  con  il  fine  , 
il  clic  si  deve  far  ncUa  mouela  grossa  come  sono  le  delle  pezze  da 
soldi  45,  si  die  eliandio  in  caso  d'abbassamenlo  il  danno  de'popolinon 
e  per  essere  maggiore,  polendo  in  queste  soslenersi  un  poco  di  signo- 
raggio.  Al  disordine  de'  malvivenli  si  risponde ,  prinio  die  buona  parte 
delle  monclc  di  quali  s'c  falla  elettione  si  stamparanno  al  molinetto  , 
e  cosi  ccssa  I'oppositione,  e  questa  c  la  ragione  per  quale  nella  batti- 
tura  proposta  dal  p.  Morozzo  s'e  accresciulo  il  numero  delle  pczze  da 
soldi  dieci,  e  diminuito  il  numero  de'  soldi  e  mezzi  soldi.  2.°  Che  per 
quella  puoca  parte,  die  no  puolra  battere  il  molinetto  non  v'e  parita 
delli  disordini  che  sono  per  nascere  dal  piu  pronto  augmento  che  bat- 
tendosi  le  pezze  da  45  fai'cbbe  il  fino  per  la  maggior  quanlila  che  se 
ne  richiede  in  lal  battitura  :  oltre  la  sconvenienza  chc  in  una  zecca  rcale 
si  balti  monela   grossa  che  ncU'  estrinseco   in  valuta  si  paiagonera  alle 

( i)  Fiuhiii. 


g6  MEMORIE    ECC. 

luonete  fine,  come  e  il  crosone,  e  neU'iutrinseco  iion  e  di  bonla  corrispon- 
cleute,  e  fiHalmcnle  pcrche  battendosi  le  jiezze  da  45,  il  soldo  e  la  pczza 
da  4  soldi  '(,  rcslarebI)ero  di  lanla  miglior  biionla,  die  si  bandircbbero 
tla  quest!  Slali,  a  segno  clie  sarebbe  poi  neccssario  per  il  commercio 
fabbricai'C  altre  moneie  di  spendita  uguale  o  iiiferiori  alia  bxiontik  di 
dette  pezze  da  ss.  ^5,  nel  qual  caso  si  muhiplicarcbbe  tanto  il  numero 
delle  monete  di  liga ,  che  subito  si  vederebbeio  gli  aumenli  eccessivi. 

AU'oppositione  che  si  puo  fare  die  con  le  pezze  da  45,  succedcndo 
rtiigmento  di  moneta  iion  si  dara  augmento  de'  contratti  in  liure  perchc 
vi  restano  li  soldi  ncUa  slessa  buonti  intrinseca  corrente  al  tempo  de' 
contratti,  ouc  per  allro  slampandosi  li  soldi  d'inferiore  buonta  si  dovra 
dar  Vaugmento  di  detti  contratti  in  liure: 

Rispondiamo  non  essei-e  vcro  che  siino  per  restare  li  soldi  battendosi 
le  pezze  da  45  come  gia  sopr'habbiamo  accennato;  sicche  non  puctrJi 
il  debitore  Irouar  tanti  soldi  come  uole  la  ragione  per  pagare  li  debiti 
in  liure  ,  non  sendo  ragionevole  che  paghi  in  dette  pezze  da  ss.  45 
come  inferiori  in  buonta. 

Quanto  aU'augmenlo  del  prezzo  de' sali,  se  ben  V.  A.  R.  nel  suo  bi- 
glielto  ci  acccnni  di  uolcr  indenizzare  il  gabelliere  generale,  non  hab- 
biamo  perb  potuto  metter  in  esecuttione  quello  V.  A.  R.  comancia 
senza  il  consenso  di  detto  gabelliere  generale  stante  il  patto  espresso 
del  quale  nel  suo  contratto,  al  quale  contravenendo  il  principale  ,  si 
caderebbe  in  danni  gravissimi  che  dcpendei-ebbero  dal  pretenderc  il 
generale  gabelliere,  di  tenere  la  gabella  a  conto  di  V  A.  R.  Habbiamo 
percio  falto  chlamare  il  Ricca,  il  quale  per  I'isposta  ha  lasciato  in  i- 
scritto  la  sua  uolonta  che  anco  va  qui  inclusa,  dalle  condizioni  di  (piaie 
vediamo  ,  che  Timposto  sara  stimato  grave  da  popoli ,  et  in  sostanza 
non  si  ricavaranno  le  3oom.  lire  o  pii\  che  si  accenna  nel  suo  biglielto 
anzi  puoco  ne  restera  in  servitio  e  vantaggio  delle  finanze.  Per  le  rao- 
nete  li  fmanzieri  quali  dicono  hauer  partiti,  quando  V.  A.  R.  persista 
ncUa  latta  risolulione,  douranno  parlcciparli  a  qucslo  Magistrato  accio 
si  possino  restringere  ,  perche  hoggidi  quanto  a  noi  habbiamo  intiera- 
menie  ubbiilito  alii  coraandi  di  V.  A.  R.  a  quale  facciamo  humilissima 
riucrenza.  Dalla  sua  Camera  de'  Conti  in  Torino  primo  marzo   iGSq. 

Di  V.  A.  R. 

Fed.""'    sudditi  et  hum.""'    serv." 
li  prcsidenti  scualorl  e  niastri  uditori  dulla  delta  Camera. 
Vernoni. 


BEL    CONTE    ALESSANDRO    PINELLI.  nn 

IX. 

Lettera  del  Ccirdinale  Mauj-izio  e  ^dei  Principe  Francesco  Tommaso 
di  Savoia  a  presidenti ,  scnatori  ed  auditori  della  Camera  de'  Conti 
(registro  paren  ed  avvisi  dal  i63a  al  2G41  )• 

Illastrc,  molto  magnifici  e  magnifici  nostri  carissimi.  Non  si  puo  allu 
■voslra  pruilcnza  altribuire  mancamento  di  volonla,  ne  all'csatta  cognitione 
che  avete  delle  leggi  dlfetto  alcuno  di  ignoranza ,  onde  ne  segue ,  che 
Taverc  autorizzato  la  tutela  usurpata  da  Madama  Reale  col  giuramento 
di  fcdella  e  con  altrc  attioni  vostre  non  sia  perchc  non  sappiate  l'  incon- 
venicnza  loro,  ma  perclie  forzali  da  violenza  o  indotli  da  glusto  timore 
havGte  concesso  mal  vostro  grade  cio  che  il  negar  sarebbe  slalo  alia 
condltione  vosU'a  pericoloso  e  nocivo.  Noi  ancora  perchc  non  fossero 
mai  ascrilli  a  colpa  nostra  gU  accidenli  che  sogliono  provenire  da  un 
governo  cori'otto,  e  da  una  occupatione  violenta,  elessimo  anzi  di  con- 
sentire  ai  nostri  aggravii  ,  e  di  starcene  I'mio  a  Roma  e  I'aUro  in 
Fiandra  dando  tempo  di  sgannarsi  a  ciascuno  ch'avesse  impresso  il  con- 
cetto ,  che  altri  spargevano  ,  cioe  che  la  nostra  lontananza  avrebbe 
anco  allonlanate  le  lurbolenze  e  le  invasioni  delle  armi  straniere  dal 
Piemonte.  Vedendosi  nondimeno  che  la  nostra  pazienza  e  la  medesima 
forza  che  vi  ha  costrctti  ad  approvare  il  nostro  pregiudizio  ha  molti- 
plicato  in  guisa  i  disordini  a  danno  di  S.  A.  R. ,  dello  Stato  e  della 
quiete  pul)blica ,  ch'ollre  la  pcrdita  di  "VerccUi  nc  sovrasta  I'inliera  ro- 
vina  loro  con  longa  ,  e  sanguinosa  guerra  ,  ha  S.  M.  Cesarea  risoluto 
di  apporlarvi  cpiel  rimedio  che  richiede  la  giustizia  e  che  conviene 
aH'impcriale  grandczza  sua.  Quindi  e  che  per  suo  diploma  da  parte  al 
Senato  di  Turino  di  quanto  ella  scrive  a  Madama  Reale  ,  annulla  il 
giuramen  to  di  fcdella  prestato,  il  decreto  interposto  alia  tutela  suddetta, 
la  Icga  stabilila  con  Francia,  e  ci  ordina  espressamcnte  a  noi  con  sue 
leltere  di  venire  cacciare  i  francesi  da  questi  Slati  con  Tassistenza  delle 
sue  e  delle  forze  di  S.  M.  cattolica.  Per  lo  die  ci  siamo  portati  qua 
con  risolutione  ferma  d'impiegare  I'istessa  vita  per  la  conservatione  della 
corona  di  S.  A.  R.  e  per  sollevarvi  da  tante  opprcssioni  che  indegna- 
mentc  patitc.  La  nostra  causa  favorita  dalla  ragionc  e  accorapagnata 
dalla  picU'i  ha  Iddio  per  iscudo  e  ia  spada  formidabile  et  invitta  delle 
Serie  II.  Tom.  i.  i3 


98  MEMORIE    ECC. 

M.  M.  Cesarcn  e  cattoUca;  si  che  clla  si  aprira  la  strada  al  dovcre  ed 
alle  sue  soddisfationi. 

Nel  rcsto  siamo  sicurl  che  raffetto  e  la  fede  vostra  non  slarh  otiosa 
ia  tanla  occasionc ,  e  che  aggiungendosi  gU  ordini  di  S.  M.  Cesarea 
al  servitio  che  dovete  a  S.  A.  R.  et  alia  volonta  che  sempre  ci  avete 
dimostrato  ,  procurerete  di  crescere  il  voslro  merilo  cftopeiando  alia 
salute  pubblica  ed  al  ben  vostro.  Non  sia  alcuno  di  vol^he  perda  I'op- 
poi'luuita  di  soddisfare  al  suo  debilo  per  quanto  stimalc  la  giustizia  et 
rhonore  et  havete  a  cai-o  di  compiacerci  ,  acciocchc  possiamo  noi  con 
gli  efietti  farvi  meglio  conoscere  il  desiderio  nostro  di  giovarvi,  mentre 
preghiamo  il  Signore  che  vi  conservi.  Da  Chivasso  11  28  di  niarzo 
1639. 

Maurizio  di  Savoia 


F.    TOMMASO 


Alia  Camera  di  Piemonte. 


Serenissime  Allezze , 

Ricevessimo  ieri  la  lettera  di  vosti-e  Altczze  Serenissime  delli  28  di 
marzo  hora  scorso  in  cui  risposta  diciamo,  che  in  conformita  della  di- 
chiaratione  falta  da  Madama  Reale  d'hauer  accettala  la  tutela  dell'A.  R. 
del  Serenissimo  Duca  nostro  siguore  e  degli  altri  Screnissiuii  suoi  figli- 
uoli  con  la  reggenza  dc'  Stati ,  autorizzata  dal  Senato  ,  a  quale  Magi- 
strato  spettava  tid  cogiiilione  ,  noi  seguendo  le  sue  mature  c  giuste  de- 
terminationi  ne  conccdessimo  le  testimoniali  richieste  per  Ic  cos(; 
appartencnti  al  patrinionio  di  qucsta  Reale  Corona  ,  e  n'ordinassimo 
losscrvanza  come  ragionevole  senz'altro  rispetto  ,  stimando  non  polere 
,-dl  giusiitia  far  diversamcnte.  Et  sopra  li  comandi  di  Madama  Reulc 
habbiamo  sempre  con  ogni  industria  et  diligenza  procuralo  la  conscr- 
vationc  et  aumeiilo  del  palriinoiiio  deU'Allezza  sua.  Ne  sin  qui  s'e  niaii- 
cato  mai  al  debilo  di  nostro  ofliclo  come  spcriamo  non  debba  seguire 
in  avvenire  nel  conccrnente  il  sei'vitio  di  detta  Altezza  Reale  ,  e  sua 
Reale  Coi'oua  alia  quale  osservaremo  in  ogni  tempo  qucUa  fedC;  e  dc- 


DEL    CONTE    ALESSANDUO    PINELLI.  qq 

volione  che  a  queslo  Magistrato  conviene,  et  a  voslre  Altezze  Serenis- 
sime  facciamo  liumilissiiua  riverenza.  Da  Torino  li  7  aprilc   i63q. 
Di  V.  A.  S."" 

Hum.""'    serv." 
Li  presidenti  senator!  ed  auditor!  della  Camera  do'  Conti  di  Piemonte 
Duchi,  Ferraris,  Siccardo,  Galjalcone  ,  Cauda,  Regio,  Gliigliotti,  Car- 
rocio,  Humolio,  Fontanella,  Santo,  Isoardo,  Raiinondo,  Massena,  Beccaria. 

Finnata  oggi   12  aprilc  iGSg 
Veraoui. 

Nel  registro  sessioni  camerali  iGSy  a  1642  esiste ,  pcig.  77  ,  questu 
annotazione  =  Mercore  alle  liore  n  et  alii  37  luglio  iGSg  il  S.  P. 
Tominaso  La  preso  Torino  e  li  Magislrati  gli  hanno  oggi  di  fatto  rive- 
renza. 


XI. 


Dal  registro  Ordini ,  1639. 


CHRISTIANA 

SORELLA    DEL    RE    CHRISTIANISSIMO 
per  gratia  di  Dio 
DUCHESSA  DI  SAVOIA  ,  REGINA  DI  CIPRO,  MADRE  E  TUTRICE 
DEL  SERENISSIMO  CARLO  EMANUELE  ECC. 

Sono  assai  noli  i  disegni  de'ministri  spagnuoli  d'occupar  il  Piemonte 
per  renderlo  antimurale  alio  Stato  di  Milano;  per  il  che  hanno  in  di- 
versi  tempi  tentato  apcrtamente  con  la  forza  dell'armi  et  occultamente 
con  artificiosi  tratlati  di  conseguire  questo  loro  Gne.  E  perche  hanno 
conosciuto  che  non  era  possibilc  d'oltenerlo  con  I'armi,  atteso  il  valonv 
de' Principi  di  questa  Casa,  accompagnato  dall' assislenza  deH'armi  del 
Re  mio  signore  fralcllo ,  procxirarono  con  artificiosi  modi  di  separare  i 
Principi  Cardinale  e  Tomniaso  miei  fratelli  dall'unionc  e  buona  intel- 
ligenza   che  passavano   con  1'  A.  R.  del  Duca  mio  signor   cousorte ,  di 


100  MEMORIE    ECC 

glo.  tnein.,  iiivitando  qucllo  con  diverse  speranze  a  lasciare  la  prolet- 
tionc  di  Francia  in  Roma ,  et  acceltare  quella  deU'imperio  e  della  casa 
d'Austria  ,  e  questo  al  governo  deU'armi  di  Fiandra.  Ne  di  cio  conteuti, 
valciidosi  deU'occasione  dclla  morte  di  dctta  A.  R.  e  dell'cia  pupillarc 
de' Priucipi  mici  figliuoli  amatissimi ,  cominciaroiio  ad  instillare  nell'a- 
nimo  dei  suddelli  Pnncipi  uiiei  £-atcUi  la  pretensione  della  tulela  c 
della  rcggcnza  di  qur^li  Stall,  oflerciido  loro  di  rapportare  da  S.  M. 
Ccsarea  luttc  le  provvisioin  c  dccreli  ch'  avrcbbcro  dcsiderali ,  come 
(]uei  che  per  couseguire  i  fiui  c  disegni  della  Casa  d'Austria  sogliono 
valersi  dell'autorita  iinperiale.  Ad  invito  cosi  potente  non  hanno  potuto 
resistere  i  Principle  ne  penetrando  gli  artificii  di  questa  colorita  pro- 
posilione ,  iusligati  da  consiglieri  sdegnati  ed  appassionati  hanno  con 
I'armi  spagnnole  mossa  la  guerra  a  questi  Stall ,  e  per  dare  un  appa- 
renle  prctesto  a  lal  molla,  rapportato  dall' Imperatoi'e  solto  non  veri 
presupposti,  asserte  provisioni  delli  i8  maggio  passato  di  collatione  di 
tutela  nelle  persone  loro ,  e  precetti  a'  vass.illi  e  sudditi  d'  ubbidirli  e 
riconoscerli  per  tutori.  E  se  bene  ci  rendiamo  certa  ch'  appi'esso  le 
persone  intelligenti  e  sudditi  ben  afl'etli  le  delte  provisioni  come  fon- 
date  in  cause  evidentcmentc  erronec,  e  per  consegucnza  nuUe  et  irra- 
gioncvoli,  non  siano  per  fargli  vacillare  nella  fede  et  iibbidienza,  che  in 
qualita  di  tutrice  ci  devono  e  ci  hanno  solennemente  giurato ;  tuttavia , 
dubitando  che  qnesto  possa  fare  qualche  inipressione  negli  animi  delle 
persone  mcno  capaci  de'  mezzi  co'  qnali  sono  slate  oltenule ,  haljbiamo 
percio  slimalo  dcbito  nostro  di  notificare  a'  ben  ainali  popoli ,  vassalli 
e  sudditi  della  suddetta  A.  R.  che  la  tutela  de'  Principi  miei  Cgliuoli , 
e  la  reggenza  di  questi  Stall  giustamente  ed  indubltatamente  ci  spetta, 
perche  non  v'e  alcuno  qual  non  sappia  che  tutte  le  leggl  del  mondo 
deferiscono  la  tutela  dei  figliuoll  alle  madri,  etiandio  che  si  Iratti  del- 
ramministratione  de'Regni,  Ducati  e  Principati,  preferendole  a  tutti  gli 
agnati ,  etiandio  a'  zii  de'  pupllli ,  fondandosi  nella  confidenza  della  picta 
et  alFetione  materna  indlrlzzata  sempre  alia  conservafione  de'  llgliiioli , 
et  airingrandrmenlo  loro.  Cosi  vedesi  osservato  in  tnlla  I'Europa  e  par- 
ticolarmente  nelle  occasioni  di  tutela  avvenufe  nella  mancanza  dei  Prin- 
cipi dl  qtjesta  Casa,  come,  fra  I'altre  ,  si  legge  di  madama  Bona  di 
Borbone,  di  Violante  di  Francia,  e  di  Bianca  di  Mmiferrato.  Oiide  noi 
corrispondendo  alia  confidenza  della  legge  verso  la  madre  nella  dela- 
tione  della  tulela  ,  et  alia  volonfa  della  suddetta  fu  A.  R.  piii  voile  di- 


DF.r.    CONTF.    ALESSANnnO    PINELLI.  lor 

rliiarata  ,  eliaiulio  ncU'  cstremo  <li  sua  vila  ,  accetlassimo  il  carico  di 
»l(lla  lulcla  ,  e  reggenza ,  e  soH'crsimo  pronta  di  fare  tutlo  cio ,  che 
per  disposilionc  delle  leggi ,  deoreti,  e  consucludini  eravamo  obbligaia; 
come  in  efletto  habbiamo  adempito  ,  e  cosi  lulli  i  inagistrali,  vassalli, 
e  suddili  tanlo  di  qui,  che  di  la  da' moiili  ,  scnza  oiribra  alcuna  di  con- 
tradditlionc,  e  diflicolta,  con  loro  pul)btici ,  soleniii ,  e  nilerali  giura- 
menti  per  tale  ci  riconobbcro ;  anzi  i  Principi  slessi  con  atii ,  et  iii- 
stromenli  tanto  privati ,  che  pubbiici ,  ci  hanno  parimente  ammessa ,  e 
riconosciuta  per  tale. 

Ne  per  confermatione  di  cniesto  carico  era  neccssario  alcun  ricorso 
aU'Iitipcratore ,  il  quale  avendo  trasferto  nei  Duchi  di  Savoia  la  sovrana 
supreina  autoriti ,  e  lutte  le  ragioni  dell'  impcrio  ne'  loro  Stali ,  non 
puo  cerlissimamente  estendcrc  la  sua  giurisdizioue  in  qnesto  parlicolare, 
havendo  i  Senali  di  Savoia,  Pienionte,  e  Nizza,  magistrati  in  cio  com- 
petent! ,  come  supremi  e  perpetui ,  opj>ortunamentc  provisto  a  tutto 
quello,  che  dalle  leggi  e  disposto  per  1' amminislratione  dclla  tutela , 
come  pure  si  vede  osservato  etiandio  in  persona  d'un  giudice  ordinario, 
nella  delalione  della  tutela  a  Madama  Bianca;  ne  mai  si  ritrovera,  che 
le  tutrici  de'  piipilli  Duchi  di  Savoia  habbino  ricercata  quella  sovverchia 
confermatione. 

Noi  duntpie  assonta  con  tutte  le  solennita  necessarie  la  tutela,  hab- 
biamo con  I'assistenza  di  quei  medesimi  cavalieri ,  capi  de' magistrati, 
e  ministri,  col  cui  consigUo  soleva  dctta  A.  R.  govemarsi  con  tanla 
prndenza,  pi-ocurato  di  far  tutto  cio,  che  per  la  qualita  de'  tempi  po- 
teva  stimarsi  piu  utile,  e  profitte\ole  a  S.  A.  R.,  et  alia  consei-vatione 
de'  suoi  Stali.  Anzi  esscndo  piii  volte  con  gagliarde  istanze,  et  oflerte 
stata  richiesta  di  rionovare  la  lega  col  Re  mio  signer  fratello,  I'abbiamo 
sempre  istanteniente  supplicato  d'haver  riguardo  alia  tenera  eta  de'  fi- 
gliuoli,  senza  nccessitarci  a  nuove  unioni ,  e  dichiarationi :  ma  mentre 
noi  con  fernia  risoluzione  pcrsislevamo  nei  siuldetti  pensieri,  credendo, 
cWc  i  ministri  spagnuoli  non  fossero  per  rinoTare  I'hostilita  contro  que- 
sti  Stati ,  fu  improvisaraente  con  potentissimo  esercito  assalita  ,  et  oc- 
cupata  la  citla  di  VerccUi.  Quest' inaspettato  accidcntc  ci  commosse  straor- 
dinariamente  ,  e  non  havendo  le  provision!  necessarie  per  resistere  a 
cosi  potente,  c  subila  invasione,  fossimo  necessitata  al  consiglio,  e  pa- 
rere  concorde  di  tutli  i  suddetli  principali  cavalieri  e  ministri  di  rac- 
correre  dall'assistenza ,  et  aiulo   dell'  armi  del  suddetto  Re  mio  signor 


^02  MF.MOnlE    T.C.C.. 

fratollo ,  e  rinnovarc  con  csso  la  kga  gia  falta  con  fu  S.  R.  A.  per  nou 
lasciare  questi  Stati  in  prcda  aU'arnii  spagnuole ,  conscrvantlo  pero  sem- 
pre  tulle  le  piazze  con  govenialori,  e  prt'sidii  da  noi  immedialamente 
ilipcnilenli  scnz'  havcrnc  riinessa  alcuna  a  niinislri  rcgi.  Ma  esscmlo  dopo 
dagli  escrcili  spagnuoli  invasi  di  nxiovo  questi  Slati  ,  c  con  I'assistenza 
do'  Principi  mici  fratelli  ,  occupata  ,  e  rimcssa  a  Spagnuoli  buona  parte 
dcUe  migliori  piazze  del  Picmonte ,  vedendo  anchc  con  occulli  traltali 
sollcvati  i  popoli ,  ne  potcndo  con  altro  mezzo  impcdire ,  clie  tulto  il 
ritnanentc  dello  Stato  non  restasse  miscrabilmcnte  in  prcda  de'  Spa- 
gnuoli ,  siamo  stata  necessilata  di  ammettere  in  alcuna  delle  piazze  re- 
slanli,  per  custodia ,  e  difesa  d'esse,  il  presidio  deU'armi  di  S.  M.  Ghri- 
siianissiina ,  confidando  non  solamente  nella  giustizia  propria  della  sua 
real  persona,  ma  insieme  nciralTetto,  qual  sempi'e  ha  diinostrato  verso 
di  noi ,  c  di  questa  Casa.  Quindi  apparisce  manifestamente  come  siano 
crronec  le  cause ,  e  prettesli ,  sotto  quali  hanno  gli  Spagnuoli  mosso 
S.  M.  Cesarca  a  concedere  le  suddette  prowisioni ,  essendosi  contratta 
la  lega  per  mera  necessita  di  difesa,  dopo  1' invasione  di  Vercelli ,  e 
non  trallala ,  uc  efictluata  ammissione  alcuna  di  presidio  francese  nelle 
piazze  ,  come  erronearaenle  si  suppone ,  salvo  molto  tempo  dopo  la  data 
de'  decreli  impei'iali ,  et  occupalioni  suddette ;  clie  percib  cvidentemcnte 
si  conosce  non  essere  quelll  fondati  in  alcuna  giusla  causa  contro  di 
noi,  ma  solo  negli  interessi  della  Casa  d' Austria,  e  ncirinimicitia ,  clie 
ne'  medesimi  decreli  apertamente  viene  professata  contro  il  Re  mio 
signor  fratello ,  e  per  couseguenza  ancor  chiaramente  apparisce  quanto 
siano  nulli ,  ed  invalidi  gli  editli,  et  ordini  fatti,  e  che  si  faranno  da' 
suddetti  Principi  sotto  pretesto  d'esser  tutori. 

Dovranno  duncpie  tutti  i  vassalli ,  e  sudditi  di  S.  R.  A.  attesa  la  giu- 
stizia della  nostra  causa,  non  lasciarsi  indurre  da'sovra  detti  decreli 
nulli ,  e  manifestamente  fondati  in  cause  non  vere,  come  ne  anche  da 
gli  ordini ,  ed  editti  suddetti ,  e  particolarmente  da  quello  delli  tpiindici 
giugno  hor  scorso  ,  ma  conservare  constantemcnte  la  fcde  a  noi  in  qua- 
lita  di  tutrice  legittimamente  dovuta ;  come  di  cosl  fai-e  per  le  presenti, 
col  parere  del  nostro  consiglio  li  comraandiamo  sotto  la  pena  ordinata 
dalle  Icggi  contro  i  rei  di  lesa  Maesta,  mandando  ad  tulle  le  comimila, 
vassalli ,  e  sudditi  della  delta  A.  R.  mio  figliuolo ,  quali  delusi  da'  sud- 
detti decreli  imperiali,  et  ordini  de' Principi,  hanno  traviato  dalla  fede 
a  noi  giurata ,  di  dover   iudilalamenie   ritoniare  alia  totale ,  c  perfetla 


^ 


DEL    CONTE    ALESSANDUO    PINELLI.  Io3 

nostra  ubbulienza  ,  e  de'  magistrati  ed  ufTiciali  nosti'i ,  senza  riconoscere 
altri  tutori ,  o  accettare  altro  comando ,  o  pi'csidio  salvo  da  noi  soUo 
la  suddelta  pena ;  il  che  facendo  aboliamo ,  e  cancclliamo  ogni  colpa , 
e  pena  ,  nella  quale  potessero  essere  incorsi  per  il  mancamento  sud- 
dello  ;  inhibendo  loro  per  tal  fatto  ogni  molestia,  menlre  pero  fra  otto 
giorni  dope  la  publicatione  delle  present!,  faccmo  fede  avanti  al  Senalo 
d'haver  ubbidito;  quali  spirati  non  potramio  gioire  di  delta  abolitione: 
mandando  a  tulli  i  magistrati ,  e  particolannente  al  detto  Senato  di  cosi 
osservare ,  e  far  osscrvare.  Dichiarando  che  la  pubblicazione  di  (jueste 
fatta  per  voce  di  crida,  et  afllssione  di  copia  a  luoghi  soliti,  et  ai  con- 
fini  de'  luoghi  occupati  tanto  vaglia ,  come  se  a  caduno  fossero  perso- 
nalinente  intimate  ,  et  alia  copia  stampata  dal  slampator  nostro  Pizza- 
miglio  doversi  prestar  tanta  fede,  come  al  proprio  originale.  Che  tale 
e  nostra  mente. 

Dat.  in  Torino  li  cinque  luglio   i63g. 

Firmate  Chrestienne. 
v.*  Piscina  ^  controsignate  De  S.   Thomas. 

IL  SENATO  DUGALE  DI  QUA  DA  MONTI 

IN    TORINO    SEDENTE 

Ad  ognuno  sia  manifesto ,  che  visto  per  noi,  e  letto  il  soprascritlo 
Ordine  di  M.  R.  dato  in  Torino  li  cintpie  del  corrente  mese  firmato 
di  sua  niano ,  e  dcbiiamente  signato ,  e  sigillato  ,  e  sentito  nelle  sue 
conclusioni  il  sigiior  awocato  generale  Pastoris  a  cui  e  stato  commu- 
uicato,  qucUo  lialdiiamo  ammesso  ,  approvato  ,  et  intcrinato  ,  et  per  le 
presenti  auimtllemo,  approviamo  ,  et  interiniamo  in  quanto  a  noi  spetta, 
cioe  ncl  concerncnte  il  precetto  di  ritornare  all"  obbedicnza  di  M.  R. 
come  tulrice  del  Serenissiino  Carlo  Emanuel  sotto  le  pene ,  de  quali  in 
esso ,  et  nel  concernente  I'abbolitione  della  pena  a  quelli ,  che  obbe- 
diranno;  mandando,  che  cosi  come  sopra  sii  osservato  ,  et  con  le  pre- 
senti iiclli  registri  noslri  registrato. 

Dat.  iu  Torino  li  novo  luglio  millc  sei  cento  trentanove. 

Per  il  suddetto 
EccELLESTis  iMo  Senato 

Sottoscritto  Simeoiri. 


I04  MEMOniE   ECC. 

XII. 

Letter  a  della  Camera  a  S.  A.  R. 
il    Principe    Tominaso   in  futio   di   zecca. 

Screuissimo  signore  ,  la  Camera  gia  in  uocc  le  ha  fatto  sapcrc  coine 
ciop|>o  raniuo  di  V.  A.  Serenissima  in  questa  cilia  ha  falto  chiudere  la 
zecca ,  e  prohibito  cli'in  essa  sin'a  nouo  e  special  ordine  di  V.  A.  non 
si  continuassero  piik  le  principiate  batliture,  e  nell'istesso  tempo  ha  fatto 
scquestrare  tutti  gl'argenti  di  S.  A.  R.  chc  ha  potato  hauer  a  notitia 
esser  tanto  in  delta  zecca ,  che  altrove. 

La  fabbrica  di  monete  ultimamente  dilliljerata  e  di  marclie  lom.  meze 
livre  a  buonla  di  dd.  6  et  a  pezze  3o  al  marco,  sopra  qual  baUitura  se 
lie  caua  di  signoraggio  sopra  ogni  marco ,  che  uale  11.  i5  soldi  Sa,  e 
COS!  liure  due  soldi  12.  In  oltre  e  stata  concessa  la  fabbrica  de'  doppi 
soldi  per  marchi  lom.  a  pezze  67  per  marco,  et  a  buonla  di  dd.  2  et 
sene  caua  di  signoraggio,  soldi  4©  dd.  8  per  marco,  e  cosl  sopra  ogni 
marco  che  uale  11.  G   i4  se  ne  caua  di  signoraggio  11.  3  dd.  8. 

Ad  ambi  queste  battiture  ,  et  a  tulte  I'altre  che  si  sono  proposte  la 
Camera  facendo  I'oflicio  suo  ha  sempre  contradetto,  perche  le  ha  coiio- 
sciute  non  solo  per  molte  ragioni  euidenlissime  ,  nia  per  I'esperienza 
de'  tempi  passati  dannose  al  patrimonio  di  S.  A.  R.  et  a  tutto  lo  Slato, 
quali  si  rappresenteranno  a  V.  A  oue  I'occupationi  militai'i  le  diano  un 
poco  di  rilasso  di  attender  al  riordinamento  delle  cose  pertinenti  al  pa- 
trimonio, et  ulilita  de' popoli.  Inlaiito  sii  V.  A.  contenta  di  restar  assi- 
ciirala,  die  per  la  bassezza  di  queste  monete  di  gran  longa  inferiore  a 
quclla  di  liga  dcUe  zccche  di  S.  A.  R. ,  che  oggidi  auanti  questa  batlitura 
correuano  ,  sono  le  monete  d'oro  e  d'argento  (  gia  con  danno  grandis- 
simo,  e  di  S.  A.  R.  e  de' sudditi  cresciule  al  segno  ch'ognuno  vede  ) 
per  crescer  a  prezzo  ecccssiuo,  si  clic  qualuiiquc  allro  ripicgo  si  saj)pi 
proponer  per  supj>ru-  a  quci  bisogni  jicr  quuli  si  fa  la  baltitura  per 
dannoso  che  sii  ,  sara  sempre  al  pari  di  questo  il  migliore.  Percio  s'c 
leualo  mano  alia  batlitura,  sinclie  V.  A.  scnlitc  le  ragioni  della  Camera 
coiiimandi  qucllo  sura   di  suo  buon  piacerc. 

II  sequestro  degl'argenti  di  guardarobba  I'habbiamo  fatto  pei'che    sti- 
miamo  non  csscrc  nc  conuenienlc  ue  utile  il  fonder  questi  argculi,  non 


DEI.    CONTE    ALESSANDHO    PINELLI.  Io5 

conuenienle  per  il  decoro  cli  spioiicdcr  Ic  guardarobbc  di  lanli  bei  uasi 
donati  in  diverse  occasioni  a  Serenissimi  Principi  di  qucsla  Real  Casa, 
e  massime  di  molti  che  dal  Stalo  furono  donati  alia  gloriosa  mcmoria 
della  Sercnissitna  Infante  Catherina  madre  di  V.  A.  et  del  proprio  uaso 
battesimalc  nel  quale  V.  A.  et  Serenissimi  suoi  fratelli  lianno  riceuto 
I'aequa  del  Santo  Ballesimo  ,  cjiiale  ci  pare  che  per  honore  e  memoria 
non  si  debba  dlstrugcr ,  massime  che  d'ogni  tempo  per  altri  Battesimi 
puo  seruire  al  medcsimo  case.  Non  utile,  pcrche  buona  parte  sono  do- 
rati ,  c  per  non  esserui  in  qiiesli  Slati  chi  sappi  far  la  separalione  si 
perdc  il  maggior  ualore  dell'oro.  Inoltre  hanno  tulti  fatture  bellissime, 
e  di  gran  prezzo,  cpiali  con  la  fondita  si  perdono. 

Lc  habbiamo  anche  rap])rescntalo  che  ci  parcua  cohueniente  stante 
la  presente  stretlezza  de'  uiueri ,  c  massime  di  carne  e  vino  ,  rilassar 
per  qnalche  tempo  I'esattione  delle  gabelle  sopra  quelli  imposli,  accio 
in  qucslo  modo  il  prezzo  resti  pi^  moderato  ,  et  s'iuuitino  li  forastieri 
resi  liberi  dall'obbligo  di  pagamento ,  consegna  ,  presa  di  bolletta  ,  et 
allre  caulelle  che  impediscono  la  liberta  del  commercio,  a  condurne  alia 
citta  tanto  a  beneficio  degli  habilanti,  che  pur  per  li  molti  patimenti 
che  sentono  dall"  armate  ci  paiono  degni  di  riceiier  dalla  liberalita  di 
V.  A.  qualche  sollaggio,  quanto  per  seruilio  delle  medesime  anr.ale,  al 
quale  e  conueniente  procurar  1'  abbondanza  delle  vetlovaglie  cou  ogui 
riraedio  possibile.  Questo  pero  stimiamo  debba  solo  farsi  durante  le  pre- 
seuti  strettezze  ,  come  pure  s'e  osseruato  d'aprile  e  maggio  passato  , 
perche  quelle  passate ,  cessando  la  causa  sara  conuenienle  ,  sc  ne  ri- 
pigli  rcsallione  ,  per  conseruatione  dcU'entrate  patriinoniali.  L'  istesso 
giudicliiamo  si  debba  osseruai'e  dalle  gabelle  che  la  cilta  ha  sopra  la 
carue  e  vino,  perche  militando  quanto  ad  esse  le  stesse  ragioni  pensiamo 
si  debba  il  tullo  rimmcller  in  piena  liberta.  Questo  e  quanto  per  hora 
circa  questi  due  ponti  ci  pare  di  rapprcsentarli,  facendoli  per  fine  hu- 
inilissima  riuerenza.  Dalla  Camera  de'conli  in  Torino  li  5  agosto  i63g. 

Di  V.  A.  Seren."" 

Fedelis.""  sudditi ,  et  humilis.'^  seruitorl 
Li  presidenli  senatori  e  maslri  uditori  di  della  Camera  Sicardo  , 
Ghigliotli,  Santo,  Raimondo  ,  Valle  ,  Beccaria,  Deorestis. 

Sekie  II.  Tom.  i.  i4 


I06  MEiMORIE    ECC. 

XIII. 

Estratto  dal  registro  sessioni  Camerali  iGS^  a    1642. 

II  ca\aliere  di  Camera  Siccardo  ,  cd  i  patvimoniali  Bellezia  e  Ponle 
essendo  andati  dal  Principe  Tommaso  ,  col  quale  hanno  discorso  delle 
gabclle  e  rcdditi  di  S.  A.  tanto  de' maluratl  die  allri,  il  Principe  or- 
dino  chc  tutli  i  dcnari  de'  reddili  di  S.  A.  R.  si  sborsino  in  niano  del 
sig.  generale  tesoriere  di  delta  A.  R. ,  non  intendendo  di  valei'senr :  ma 
che  s'iinpicghino  nelle  cose  di  total  servitio  di  S.  A.  R.  ,  pel  buon  re- 
gime di  cui  tulela  era  suo  pensicro,  e  che  non  intendeva  confonder  U 
suoi  rediti  et  enlrale  con  quelle  di  S.  A.  R.  dalle  qnali  erano  segregati , 
non  havendo  maggiori  interessi  che  quclli  di  suo  honore  e  di  ben  reg- 
gere  e  governare  le  cose  di  delta  S.  A.  R.,  non  approuaudo  il  partite 
fatto  col  Ricca  da  M.  R.  come  dannoso  a  S.  A.  R.  nel  particolare  del 
danai'o  assignalo  per  la  guardarobba  e  scuderia  di  S.  A.  R. ,  a  cui  in 
questa  sua  tenera  eta  non  era  bisogno  di  tante  robe  e  cavalli,  meno 
nel  particolare  de'  donativi,  e  che  bisognava  quesli  el  altri  partiti  ri- 
durli  a  ponto  di  ragione,  non  potendo  sussistere  in  giuslilia :  e  che  la 
Camera  sostenesse  llmprcse,  e  che  scriva  al  Rogcro  di  vcnirsene  coUa 
nota  de'  sali  introdotti ,  e  delli  consignati  al  Ricca,  che  sia  ben  giusti- 
Ccato.  Si  e  scritto  e  rimessa  la  lettera  al  sig.  p.  Humolio  che  manda 
espresso  al  Roggero  per  affari  di  gabella.  Sessione  camerale  18  agosto 
1639. 

xrv. 

Li  Prencipi  Maui'itio  Cardinale ,  e  Francesco  Tommaso  di  Sauoia  ,  le- 
giitimi  tutori  del  Sercnissimo  Carlo  Emanuele  Duca  di  Sauoia,  Pren- 
cipe  di  Piemonte,  Re  di  Cipro,  ct  amministiatori  ,  e  goucmatoii 
dc'  suoi  Slati : 

II  desiderio,  c'habbiamo  di  libcrarc  questi  Stati  dalle  incommodila 
dcUa  guen-a,  c  di  mettergli  in  lunga  c  sicui'a  pace,  ci  persuase  a  con- 
ilcscendere  alia  sospensione  d'armi ,  auuenga ,  die  fosse  pregiudiciale  ,, 
e  ritardasse  il  nostro  corso  all' auuanlaggio  degl'incominciali  progrcssi. 


DEL    CONTE    ALESSANUHO    PINEI-LI.  IOT 

Preualse  in  noi  la  speranza  dciraggiuslamenlo  a  qiiclla  dtlla  vittoria 
chc  dalla  giiislizia  della  causa ,  dalle  nostre  forze ,  e  dalle  dcbolezze 
del  neinico  ci  |)Olcuamo  proinetterc.  Sua  Sanlitu  come  padre  comune 
col  mezzo  di  luonsigiior  rArcivcscovo  di  Santa  Severhia  luuilio  anoslo- 
lico  in  questa  cltta  vi  ha  contribuilo  Tivamente  gli  uflicii  suoi  ,  ne 
habhiamo  noi  tralasciato  dal  caulo  nostro  d'impiegare  ogni  industria 
^)e:-  accerlare  qucsto  fine,  etiandio  riducendo  le  nostre  soddisfallioni  a 
termini  molto  inleriori  a  quelli ,  die  ci  sono  per  ogni  ragione  douli. 
Ma  prcfei'cndo  i  noslri  nemici  le  passioni,  e  gl'inleressi  lore  propri  a 
qualsivoglia  allro  rispetto,  invece  di  dar  luogo  alia  sperala  pace,  hanno 
accresciuto  le  forze  loro,  et  iuvaso  di  nuovo  questi  Slati  con  I'occupa- 
tione  di  Cliieri ,  c'hauno  coniro  i  palti  saccheggiato  ,  spogliando  etian- 
dio le  chicse  ct  i  luoghi  sacri.  Per  lo  che  douendo  noi  fare  le  nostre 
parti ,  et  opporsi  a  loro  discgni  con  I'armi ,  per  le  presenti  ordiniamo 
a  tutli  li  vassalU  ,  e  sudditi  di  S.  A.  R.  di  qualsiuoglia  grado ,  e  con- 
dllione  si  siano  ,  di  separarsi  dal  sei'vitio  di  detti  nostri  nemici ,  e  di 
non  trattare  con  loro  ,  ne  prestargli  alcun  aiuto ,  e  fauore  sotto  pena 
di  ribellione  ,  ma  di  corrispondergli  con  le  olTese ,  et  hostilita ,  ch'essi 
usano  con  noi.  El  perclie  alcuni  miiiistri  et  uffiLiall  tanto  di  cavalleria, 
che  d'infautcria ,  et  altri  che  seguono  il  parlito  contrario,  ardiscono  di 
fare  ordini,  e  di  escrcitare  autorita  e  giurisditlione  negli  Stati  di  S.  A., 
dando  ad  inlcndere  che  questo  e  di  nostro  concerto  ,  e  che  cosi  ri- 
chiede  il  scrvilio  dcU'A.  S.  Noi  anuUando  prima  qualsivoglia  ordine  , 
preccllo  ,  et  atto  di  giurisditlione  falto  ,  e  da  farsi  da  questi  tali  ,  li 
dichiariauio ,  essendo  sudditi  ,  o  vassalli  di  S.  A.  R.  rei  di  lesa  maesta, 
«  non  essendo  sudditi,  die  debbano  csserc  traltali,  come  nemici  e  tur- 
batori  della  pace ,  e  della  cpiicle  pubblica  ,  non  dovendosi  I'iconoscere 
altro  gouerno ,  ne  altra  autorita  die  la  nostra ,  come  di  tutorl  legittimi 
per  tali  dichiarati  da  S.  M.  Cesarea  ,  e  riconosciuti  dai  magistrati ,  dai 
goverualori ,  dai  vassalli  e  dai  sudtlili  ben  affetti  ,  e  fedeli  a  S.  A.  R. 
cosi  anchc  raandiamo  e  comandiamo  a  lulli  li  governatori,  sindici  huo- 
mini ,  e  comunita  delle  citta  e  terre  di  questi  Stati ,  di  non  riceuergli 
ne  dargli  alloggiamento ,  e  commodita  veruna  ;  anzi  di  resistcrgli  e  di 
cacciargli  nel  iniglior  modo  chc  potranno ,  e  come  si  usa ,  e  si  deue 
osservarc  coniro  nemici  per  difesa  della  salute  propria ,  e  per  sei'vitio 
di  della  R.  A.  sotto  pena  della  nostra  disgralia  ,  e  d'allra  maggiore.  A 
voi  spcttera  e  sara  spedientie  di  cosi  osseruarc  ,  ct  inuiolabilmente  far 


I:i8  MEMORIE    Ef.C. 

osscniare  il  presente  nostro  orcline  in    tutto  e  per    tullo    sccondo    sua 

forma,  menle  e  lenorc,  pi'ocedenclo  e  facendo  proccdei*  coniro  li  coii- 

traucnlori  al  ilovuto  casligo.  Che  cosi  ricliicde  il  seruitio  di    S.    A.    R. 

e  noi  vogliaiuo.  Dat.  io  Torino  li  2  novembre  iGSg. 

F.   ToMASO 

/'.■"  Btllone 

Paser. 

Tenor  dmterinazione. 

IL  SENATO  DUCALE  DI  QUA  DA  MONTI 

IN  TORINO  SEDENTE. 

Ad  ogniuio  sia  manifesto  ,  che  visto  per  noi  e  leLto  il  sourascrillo 
ordine.  Dat.  in  Torino  li  due  del  corrente  mese  firmato  di  mano  del 
Serenissimo  Prencipe  Tomaso,  e  debilamente  signato  e  sigillato  e  sen- 
tito  nelle  sue  conclusioni  il  signor  avvocato  Cscale  gcnerale  Giuliano  a 
cui  e  stato  comraunlcato,  quello  habbiamo  ammesso ,  approuato  et  inte- 
rinalo  ,  et  per  le  presenli  ammetliamo  approuiamo ,  et  inleriniamo  in 
tutto  e  per  tutto  secondo  sua  forma,  mente  e  tenore.  Mandando  sii  os- 
seruato,  e  con  le  present!  nelli  registri  nostri  registrato.  Dat.  in  Torino 
li  4  ^^  novembre,   iG3g. 

Per  il  suddetto  eccellentis.'""  Senate 

Simeomi. 
XV. 

Tenor  (Tavviso  mandato  alt Altezza  del  Serenissimo  Principe  Tommaso 
in  fatto  particolare  del  sig.  reffej'endario  Pellegrino  [regis tro  pareri 
ed  avvisi  dal  i633  al   iG4i)- 

Serenissima  Altezza,  quando  il  refferendario  Pellegrino  ci  presento  le 
leltere  del  Serenissimo  sig.  Principe  Cardinale  ,  et  di  V.  A.  S.  nelle 
quali  egli  veniva  promosso  aU'oflicio  di  terzo  presidente  di  questo  Ma- 
gistrato,  se  ben  fossero  proposte  molte  diiTicolta  che  potevano  ritardar 
detta  interinazione  ;  ma  particolarmcnte  conobbimo  che  la  domandata 
interinatione  restava  contraria  non  solo   alle  leggi  particolari  di  questi 


DEI.    CONTE    AI.ESSANPnO    PINELLI.  1 09 

Slnli ,  ma  aiichc  alia  lUsposilione  della  ragion  commune  osseruala  in 
luUi  i  pacsi,  perche  i'csscr  detto  rcfterenclario  contabile  del  patrimonio 
(ii  S.  A.  R.  lo  rimoueua  dalla  dimandala  inlerinatione  in  virtu  degli 
ordini  aulichi  del  Screnissimo  Duca  Emauuele  Filiherto,  confmiiali  poi 
in  virtu  di  legge  perpetua  iiitcriuala  da  niagistrati,  dcU'anno  iGig  dal 
Screnissimo,  di  gloriosa  memoria,  Duca  Carlo  Emanuele,  massime  Irattan- 
dosi  di  uu  officio  cosi  principale  quale  e  qucllo  di  terzo  presidente  nel 
magistralo  prcposto  alia  rcddiltione  de'  conti  ,  alia  cpial  legge  ,  come 
V.  A.  S.  haura  vislo,  mai  e  slato  derogalo  perche  mai  vi  e  stato  contabile 
qual  habbi  havuto  sedia  e  uoto ,  ne  anche  in  quelle  cause  ,  nelle  quali 
cousta  non  haver  esse  interesse  sin  a  tanto  che  ha  intieramente  saldato 
suoi  conti.  Posciache  s'e  bcnissimo  conosciuto,  che  la  cautela  d'adraeter 
un  contabile  all'iifficio  purchc  si  aslenghi  tpiando  si  tratta  di  suo  inte- 
resse, non  prouede  intieramente  al  pregiudicio  della  Corona  et  al  giu- 
stissimo  fine  della  legge,  potendosi  cio  nonostante  apportar  dairoflicialc 
dauui  grandissimi  noa  solo  per  la  decisione  di  cause  et  articoli  simili 
a  qucUi  ne'  quali  ha  Tinteresse ,  ma  insieme  nel  trattarsi  de'  falti  quail 
la  Camera  non  puo  conoscer  habbino  dipendenza  da  suoi  negotii ,  ol- 
trecche  resta  disdiceuolc  che  gl'ufficiali  pi-incipali  di  un  magistrato  dcb- 
bino  esser  auisati  di  levarsi  dalla  tavola  perche  si  debba  trattar  di  loro 
interessi,  c  gionlo  che  li  patrimoniali  nelle  cause  contro  d'esso ,  et  al- 
Ire  simili  potrcbbcro  raflVedarsi  per  il  rispetto  dovuto  ad  un  principal 
ministro  del  magistrato,  con  pregiudicio  grande  del  servitio  di  S.  A.  R.,  e 
perche  questo  e  pouto  di  notabile  conseruatione  del  patrimonio  diicale, 
percio  questo  magistrato  non  ostante  Ic  moltiplicaie  giussioni  anche  del 
stesso  Screnissimo  Duca  Carlo  Emanuele  che  havcva  fatto  la  legge  ha 
sempre  insistito  neU'osseruanza  d'esso  ,  et  hauendo  dctt'Altezza  cono- 
sciuto il  beneCcio  che  ne  ritcneva  la  Corona  approvo  le  rappresenta- 
lioni  del  magistrato.  L'esscrc  poi  prouisto  del  detto  officio  il  presidente 
Ferraris  dair.\.  R.  del  Screnissimo  Duca  Yittorio  Amedco  ci  ha  fatto 
conoscere  I'allra  difficolta  ch'ostaua  per  la  disposilione  della  ragione  co- 
mune  a  detta  interinattione,  per  osseruanza  della  quale  i  magistrati  senza 
aspettar  I'opposilione  del  provislo  ,  ne  prender  la  sua  diffesa ,  sono  te- 
nuti  per  debito  di  loro  officio  non  permetter  che  venghi  dci'ogato ;  non 
sendo  rinterinatione  altro  che  cognilione  qual  fa  il  magistrato  se  la  con- 
cessione  del  Prcncipe  sii  conformc  alia  giuslizia;  scudo  cerlissimo  et  opi- 
nione  non  solo  approvata  ,  ma  osseruata  ne'  regni  di  Spagna ,   Francia 


no  WrMOaiE  KCC. 

e  Portogallo  ,  ct  anchc  iu  quesli  Slali,  che  noti  s'ailmelte  alcuno  ad  of- 
ficio di  persona  vivcute  salvo  in  case  di  privatioue  del  gia  provislo  ,  o 
di  promotione  d'esso  di  grado  maggiore,  o  flnalmcnle  di  sua  rinontia  , 
ue  si  puo  allcgar  csempio  d'altro  c'liabbi  sin  adesso  pi'ociirato  oflicio 
d"un  vivcnle.  Anzi  di  questo  ne  sono  esempi  iiifiniti  dl  casl ,  ne'  quali 
i  Maglslrati  non  lianno  voluto  pioceder  a  slmill  Interinationi ,  et  ulli- 
mamenle  nciriifliclo  dl  generale  delle  finanze  del  quale  restava  jn'ovislo 
il  GcnlUe,  sendo  slalo  conferto  al  Bai'on  Roncas  ,  non  ostantc  che  egli 
in  grandlssime  slreltezze  delle  finanze  accomodasse  alia  Corona  11.  aSm., 
non  si  procede  pero  mai  all'lntcrinatione  da  essa  doraandala  ed  Instata 
con  molte  giussioui  che  prima  non  si  facesse  apparere  dalla  rinontia  di 
detto  Gentile.  E  perche  quesli  due  ponti  ogn'hora  plii  ci  paiono  di  con- 
slderatione,  ci  slanio  persuasi  che  detto  refferendario  Pellegrino  come 
ofliciale  vecchio  qual  deve  sapei'e  quanto  la  legge  abhorrisca  11  procu- 
rare  rofficio  di  un  vivente,  si  dovesse  acquietare  alle  rimostrationl  fat- 
tcgli  etiandio  con  la  cominunicattione  delle  conclusioni  del  patrimonlale. 
Se  ben  potrcssimo  agglunger  molti  altri  motivi  per  corroborar  plu  vi- 
vamente  le  dette  oppositloni,  habbiamo  solo  uoluto  con  quest'aviso  ac- 
rennarle ,  stlmaudo  clie  V.  A.  Prencipe  giustlsshno  si  compiacera  di 
gradirli  come  pur  iu  slmill  casl  hanno  sempre  fatto  1  Serenisshni  antc- 
cessori  di  S.  A.  R.  quali  non  solo  le  hanno  aggradlte  ma  contlnuamentc 
approuate  e  fatte  osscrvare.  Riservandoci  quando  sli  di  suo  gusto  di 
pill  diftusamente  rappresentarli  in  uoce  quello  richiede  la  giusilzia ,  il 
debito  del  nostro  officio  ,  et  11  giuramento  ch'  abblamo  preslato.  Sup- 
plicaudola  intanto  di  gradire  le  nostre  rimosti'ationi  ct  assicurarsi  che 
queste  non  sono  dlfficolta  che  pi'ocedlno  da  nol,  o  si  proponghiiio  per 
dlfesa  d'  altri ,  ma  vive  raglonl  ,  che  prouengono  dalle  leggl  comuni , 
e  partlcolari ,  I'osscruanza  de'  quail  slamo  tenuti  con  ogni  studio  di 
procurare,  e  le  facciamo  liurailissuna  x'iverenza.  Dalla  Camera  de  Conti 
11  21)  d'aprilc   i6^o. 

Dl  V.  A.   Serenissima. 

Fedclisslmi  e  umllissimi  sudditi  servilori 
Li  president!  consiglleri  e  mastri  udltori  d'cssa  Cauiera,  Leone, 
Fauzone  Sicardo  ,  Fontanella ,  Isoardo  ,  Ralmoado  ,  Vallc , 
Antonlelli  ,  Masseua ,  Beccaria ,  Lupo. 


DEL    CONTE    ALESSANDRO    PINELLI.  I  1  I 

XVI. 

Carlo  Emanuel  Filiberto  Giacinto  di  Siiniana  signer  d'Alljigni ,  Bugli  , 
e  Monromano,  marchcse  di  Pianezza ,  Livomo  ,  Castelnuovo  ,  Roalto 
e  Maretto  ,  marescial  di  campo  ,  general  dcirinfanteria  ,  ct  luogo- 
tenente  generale  per  S.  A.  R.  di  qua  da  monti  in  absenza  di  M.  R. 

Fu  scmpre  inente  di  M.  R.  di  divertire  quclli  mali  cjuali  nella  ne- 
cessita  della  guerra  soprastano  a'  vassalli  c  suddili  di  S.  A.  R.  ,  onde 
dovendo  noi  conformarsi  ncU'esercitio  della  cariga  che  sosteniamo  alia 
bcnigna  dispositione  di  delta  A.  R. ,  percio  inseguendo  I'ordine  ct  au- 
toritJi  che  tenianio,  prohibiamo  per  le  presenti  a  tpalsivoglia  persona 
di  qualonqiie  stato,  grado,  e  condilione  si  sia,  vassallo  e  suddito  di  S. 
A.  R.  nessuno  eccettnato,  di  pai-tirsi  dalla  patria,  casa  c  bcni  loro;  anzi 
comniandiamo  a  tutti  quclli  quali  si  sono  pai'titi  di  dover  fra  cinque  giomi 
dopo  I'eseeuttione,  e  pul)blicatione  di  quest'ordinc  ritornar  con  la  fa- 
meglia,  e  bestlami  alle  loro  rispettivamente  patria,  case  e  beni,  vivendo 
come  si  deve  neU'obbedienza  degli  ordini  di  S.  A.  R.  e  de'  suoi  Magi- 
strati  ,  ministri  et  ufficiali  sotto  la  reggenza  di  Madania  Reale  ;  al  cui 
nome  non  solo  le  promcttiamo  che  sotto  cpialsiA'oglia  pretesto  per  le 
cose  passate  non  li  sara  data  alcuna  molestia  ne  fastidio  nella  persona, 
domestici  et  affetti  dalle  troppe  di  S.  A.  R.  Ma  etiandio  gli  assicuriamo 
che  rillustrissiuio  et  eccellentissimo  sig.  conte  d'Arcor  generale  deH'ar- 
mata  di  S.  M.  christianissima  in  Italia  ,  e  restate  servito  d'ordinare  , 
che  da  detti  suoi  ufficiali,  ct  esercito  ricevano  simile  trattamento,  e  le 
sia  prestata  ogni  assistenza  ,  e  protettione ;  intimandoli  et  notificandoli 
che  quelli  i  quail  non  osservaranno  quest'ordinc  ,  et  abandoneranno  le 
case  loro  ,  e  non  vi  ritorncranno  come  sopra ,  e  die  si  relireranno 
nelle  piazze  tenute  dall'armi  contrarie ,  ovvero  a  quelle  in  qiialsivoglia 
modo  serviranno,  saranno  nelli  loro  beni ,  case,  ct  etiamdio  nelle  per- 
sone  pervencndo  nelle  forze  trattati  con  ogni  rigore  d'ostilita  come  ne- 
mici  pubblici.  Dcchiarando  la  pubblicatione  di  queste  da  farsi  per  voce 
di  crida ,  et  affission  di  copia  alii  luoghi  suoliti  esser  valida.  Et  alia 
copia  stampata  dal  stampator  reale  Sinibaldo  doversi  dar  I'istessa  fede 
che  al  proprio  originale  :  che  cosi  parla  il  sei'vitio  di  S.  A.  R.  Dat.  in 
Chieri  li  8  maggio   1640. 

C.  E.  F.  Giacinto  di  Simiana  Fachicurc. 


I  I  2  MEMORIE    ECC. 


XVII. 

rt  luog 
delParmatc  di  S.  M.  christlanissima  in  Italia. 


Il  contc  d'Harcourt  luogotenente  generale 


II  desiJerio  straorilinario ,  qual  noi  habbiamo  in  conformila  della 
buona  intcntione  di  S.  ]M.  chrislianissinia  di  vedcre  tuHi  gli  vassalli  e 
popoli  del  Picmonte  redotti  all'obbedienza  a  S.  A.  dovula  sotto  la  tu- 
tela  legittima  di  Madama  ,  e  d'impcdire  die  non  sia  falto  alcun  torto, 
meno  inferta  molestia  ,  e  dato  fastidio  a  cpielli ,  quali  "volontariamente 
riconosceranno  loro  obligatione  ,  dalla  quale  per  la  guerra  sono  stati 
separati;  per  arlificio  di  qucUi  da  quali  sono  stati  sedotti:  siamo  risolti 
di  far  sapere,  c  notificare  a  tutti  colore  che  testificheranno  la  suddetta 
buona  volonla  con  qualche  manifesta  attione,  portando  viveri  all'armate, 
e  per  altra  servitu,  di  voler  essere,  buoni,  veri,  c  fedeli  sudditi  di  S. 
A.  sotto  la  dctta  reggenza  di  Madama  ,  e  contrlbuiranno  con  effettti 
d'armi  con  noi,  per  scacciar  gli  Spagnuoli  et  allri  usurpatori  delle  piazze 
di  dett'Altezza,  saranno  traltati  benignamente ;  al  qual  efietto  proil)iamo 
a  tutti  gruHiciali ,  soldali,  e  gente  di  guerra  delle  arniate  di  S.  IM.  cri- 
stianissima  di  dare  a'  predetti  alcuna  molestia  ,  nc  fastidio  tanto  nella 
persona,  che  beni,  sotto  pena  della  vita,  et  quanto  alii  altri  quali  nou 
osserveranno  il  presente  nostro  ordine  ,  anzi  continueranno  loro  resi- 
denze  nelle  citta,  piazze,  e  terre,  che  non  riconoscono  I'obedienza  di 
S.  A.  sotto  la  regenza  di  Madama  ,  usurpate  dalli  nemici  ,  ovvero  nel- 
rarmate  d'essi  ,  saranno  trattati  con  tutti  gli  rigori  della  guerra  senza 
alcuna  remissione  ,  quando  pero  otto  giorni  dopo  la  pubblicatione  deUe 
presenti  non  ritorneranno  ad  habitar  nelle  luoro  case  ,  o  non  faranno 
dechiarationc  giurata  avanti  li  giudiei  de'  luoghi  ,  o  de'  piu  vicini  ,  che 
riconosceranno  la  loro  obligatione  et  obediranno  alii  ordini  di  S.  A. 
sotto  la  dctta  regenza  di  Madama,  al  cui  nome  promctliamo  di  far  fare 
generale  gratia  et  abolilione  a  tutti  quell!  quali  escquiranno  pronta- 
inciite  fra  detlo  termine  le  cose  premesse  ;  in  conformita  delli  ordini 
fatti  ,  e  pubblicati  per  parte  delli  ministri  di  detta  Madama.  Dechia- 
rando  la  pubblicatione  di  queste  da  farsi  per  voce  di  crida,  et  aflission  di 
copia  alii  liioglii  suoliti  esser  valida.  Et  alia  copia  slampata  dal  stam- 
palor  real  Slnibaldo  doversi  dar  I'istcssa  fcde,  che  al  proprio  originale. 
Dat.  in  Moncalieri  li  lo  maggio  1640. 
Henry  de  Lon-ainc  coute  de  Ilarcourt  {sic).    Par  Monseigneur,  Donin. 


DEL    COXTfi    ALESSANDRO    PINELLI.  Il3 

XVIII. 

Pavere  al  Serenissimo  Pi'ijicipe  Cardinale 

in  falto  del  sig.  referendario  Pellegrino 

(registro  pareri  ed  awisi  dal  i632  al  iQ^i  ). 

Serenissimo  signore,  havendoci  il  reffereudarlo  Pellegrino  presenlatc 
le  patent!  sotloscrilte  da  V.  A.  S.  e  dal  Serenlsssimo  sig.  Pi-encipe 
Tominaso  dcUa  sua  promotione  all'ofllcio  di  tcrzo  prcsidente  di  questo 
Magistralo  furono  da  patr'uiioniali  proposte  alcune  diflicolla  quail  nou 
ci  permeltevano  di  procedere  airinlcrinatione  loi'o  per  il  clie  stimassi- 
mo  dehilo  del  nostro  officio  di  darcnc  avviso  alle  Allezze  vostre,  come  si 
fcce  al  Sei'enissimo  Principe  Tomaso  con  risolutione  di  darne  parimenli 
ragguaglio  a  V.  A. ,  se  gl' impedinienti  dcUa  gucrra  el  dellassedio  non 
ci  havessero  astretti  a  diilbrire.  Hora  raandiamo  a  V.  A.  I'accluso  awiso 
fondalo  com'ella  vcde  nel  pui-o  zelo  chhabbiamo  del  servigio  di  S.  A. 
R.  qual  seutirebbe  pregiudicio  notabilissimo  per  I'ammissione  d'un  con- 
tabile  alia  carica  di  presideute  com'anco  nel  zelo  della  giuslizia  qual  non 
permeltc  chc  I'officio,  d'un  vivente  sia  conferto  ad  altrui  senza  die  pre- 
cedino  i  modi  legiltimi  di  vacanza,  rlnmitia,  morte,  o  privatione ,  con 
I'ognilione  di  causa;  et  sentenza  declaraloria  assiciirando  V.  A.  che  tutto 
il  Magistralo  si  in  generalc ,  die  in  parlicolarc  desidci'crebbe  sonima- 
mamente  di  potere  incontrar  il  gusto  di  loro  Allczze,  c  far  cosa  grata 
al  suddcllo  rctlercndario  Pellegrino,  quando  non  oslassero  questi  in- 
contri  insupcnibili ,  ollrc  alcune  parlicolari  consideralioni  che  da  altre 
parti  V.  A.  potra  aver  presentite.  Onde  la  supplidiianio  di  far  riflesso 
con  la  sua  infallibile  prudenza ,  sopra  gl'accennati  motivi  che  qua  sono 
stali  ben  inlcsi  da  S.  A.  et  approuar  le  risolutioni  di  tpiesto  Magistrat<» 
tendenle  al  beneficio  della  Corona  et  sostcnimento  della  giuslizia,  come 
speriamo  dall'lmmensa  bcnignila  di  V.  A.  S.  a  cui  facciamo  humilissima 
liverenza. 

Dalla  Camera  de  Conti  in  Torino  li  26  d'agosto   1640. 

Di  V.  A.  S. 

Fedelissimi  et  humilissiuii  servitori 
li  presidenli  e  mastri  auditor!  della  della  Camera. 
Sebie  II.  Tom.  i.  i5 


I  I  4  MEMORIE    ECC. 

XIX. 

Dal  registro  sessioni  camerali  i637  a  1642 
iSJebbraio  16^1. 

II  p.  p.  FeiTaris  ha  ftuto  sapcre  alia  Camera  i-adunata  che  la  pace 
tra  M.  R.  c  li  Screnissimi  Principi  restava,  Dio  gratia,  per  ispedita  e 
stabLlita,  e  qiianluncjue  in  parte  gli  articoli  si  polessero  dire  pregiudi- 
ciali  alia  suprcma  autorila  di  M,  R.  lei  per  sua  gratia  inclinando  alia 
pace  si  e  contentata  ;  e  che  in  niun  modo  restera  di  farsi  che  segua 
detta  pace  dal  suo  canto. 

La  pace  fa  fivmata  in  Torino  il  i4  giugno  successi<,>o ,  amediazioue, 
come  spiegasi  nel  preambolo ,  del  sig.  dAiguebontie  ambasciatove  di  S. 
M.  cristianissima ,-  i  capitoli  precedentemente  conveniUi  Ira  Madama 
Reale  ed  i  Screnissimi  Principi  suoi  cognati  tro^'atisi  nella  raccoUa,  ci- 
tata  nella  memoria,  d&  documenti  relativi  alia  vita  del  Principe  Tom- 
maso.  ll  tenore  della  convenzione  come  sovra  firmata  ,  trovasi  pure  in- 
serilo  nel  registro  sovraciiato  delle  sessioni  camerali  dal  1637  a   16^2. 

XX. 

Tenor  di  biglietto  di  M.  R. 
12  marzo   1642. 

Dovendosi  fax'e  le  I'ccrue  di  alcunl  reggimenti  delle  nostre  truppe  e 
sendo  le  noslre  Gnanzc  talmeute  esauste  che  non  puonno  fornire  il  da- 
uaro  neccssario  benche  la  somma  non  sia  di  considerazione,  abbiamo 
pensalo  di  valcrci  del  signoraggio  della  battitura  delle  mezze  livre,  per 
livre  A'ent'un  mille,  e  percio  non  manchercte  di  dar  I'ordine  che  biso- 
gna  alia  zecca  per  la  continuatione  di  detta  battitura  sin  tanto  che  se 
ne  sia  cavato  detto  diritto  e  Dio  Signore  vi  conservi.  Di  Torino  li  1 2 
marzo   1642. 

CuRESTIEWNE 

Meynier. 


Dr.r.    CONTE    ALESSA^DRO    PINELLI.  1  I  5 


PARTE  III. 

Documenii  ragguardanti  in  particolare 

a  Giovan  Francesco  Bellczia, 

ed  a  varie  legazioni  e  cariche  da  esso  sostenute. 


Dan^archivio  dclla  citta  di  Torino. 

XXI. 

Ordinato  19  settembre  1640. 

Alteso  il  pcnnesso  che  la  citta  ebbe  dal  Serenissimo  Principe  Tom- 
maso ,  I!  I'annuenza  da  esso  preslata ,  la  congregazione  coirunctte  alii 
signori  Bellezia  e  Carcagni ,  anzi  li  prega  cli  andaie  dal  dctto  Eccel.""" 
signor  coiitc  (  d'Arcour )  pregando  anche  il  signer  generale  Gonteri 
come  uuo  dei  consiglieri  di  quesla  cilia,  ed  anche  da  tutli  gli  altri  ch(; 
sari  spediente,  ed  in  particolare  dal  sig.  marchcse  di  Pianezza,  e  rap- 
presentarli  i  bisogni  della  citta  ,  e  dimandai-  qucllo  che  a  lore  parera 
indi  riferirlo  in  consiglio  o  congregazione  che  poi  dclibei'era. 


XXII. 

Ordinato  26  settembre 

Approvazione  del  consiglio  dell'aggiustamento  fatlo  con  monsignor 
De  la  Noue  ,  il  donalivo  falto  al  segrctaro  dell' ecccllcntissiino  conic 
Harcourt  —  e  licenza  e  facolta  dal  detto  consiglio  concessa  alii  signori 
sindaci  ,  avvocali  Bellezia  e  Cacherano  di  stabilire  quei  donativi  che 
loro  parerii  sino  alia  somma  di  doppie  5oo. 


I  l6  MEMORIE    ECC 

XXIII. 

Ordinato  8  ottobre 

Minaccia  per  parte  cleUillustrissimo  sig.  bai-onc  Coursilles  di  voler 
far  saccheggiare  la  citta  ove  non  veiiisse  socUlisfatto  ilella  somma  accor- 
data  ,  facendo  difficolta  d'accettar  doppie  due  mille  ,  ed  un  diamante 
del  valore  di  circa  dopjjie  3oo. 

Deputazione  fatta  dal  consiglio  al  proposito  delli  signori  sindaco  Den- 
tis  ,  avvocato  Bellezia  e  Ricca  per  gli  opportuni  conccrti  a  prendersi 
col  medesiino. 

XXIV. 

Ordinato  i3  ottobre   i64o, 

II  signor  sindaco  propose 

pill  riferi  che  dalli  signori  mandati  per  parte  della  citta  a  far  riverenza 
airAltezza  Reale  di  Madama  ed  a  S.  A.  R.  il  Serenissimo  Carlo  Ema- 
iiucle  e  statu  scritta  lettera  per  quale  avvisano  dell'arnvo  ,  e  clie  spera- 
vano  d'  aver  udienza  da  delte  AA.  RR.  fra  poco  tempo ,  ma  che  da 
qualche  ministro  qui  in  Torino  gli  e  siato  fatto  vedere  una  missiva  , 
che  scrive  di  Savoia  ,  per  quale  diceva ,  che  detti  signori  non  avreb- 
bero  aviita  udienza  ,  meno  crane  per  averla  cosi  prontamente  ,  come 
deputati  dalla  citta  ,  il  che  fatto  intendere  ad  alcimi  del  consiglio  giii- 
dicarono  essere  spediente  trovar  danaro  per  fare  qualche  donativo  a 
Madama  Reale  e  dope  alcuni  trattati  si  disse  di  dover  essere  dall'eccel- 
lentissimo  sig.  marchese  di  Pianezza  ,  e  gi-an  cancellicre  ,  ove  furono 
in  compagnia  del  sig.  avvocato  Bellezia  e  dalli  detti  ccccllentissimi  si- 
gnori che  erano  congiunti  insieme  con  molti  altri  minislri  di  Madama 
Reale  ,  fu  conchiiiso  che  era  bene  d'imponer  qualche  gabella  ,  e  cosi 
si  e  discorso  di  doversi  fare  iinposto  di  mezza  liura  per  emina  di  grano 
che  si  andra  a  macinare  ,  ollrc  alia  motlura  ordinaria  ,  die  e  di  scdici 
una,  levando  la  gravezza  dell'ottavo  del  grano  che  si  va  a  macinare,  c 
che  in  questa  siano  inclusi  tulli  gli  abitanti  della  citta,  niuno  eccettuato, 
e  sarcbbe  bene  di   dar  facolla  a  chi  mtglio  parcra  al  consiglio  di    fine 


DEL    COSTE    AT.ESSAUDIVO    PrNELT.I.  I  I  ^ 

oblazionc  del  donativo ,  cd  insieme  aulorita  di  obligarc  li  bcni  della 
cilti  con  chi  volessc  accomodar  dcnari  per  qucsta  causa,  et  insieme  di 
supplicarc  Aladaina  Rcale. 

II  consiglio  ,  scbbeue  la  cilia  ,  hora  si  trovi  in  eslrcrna  nccessila  , 
volendo  nondimeno  far  ogni  sforzo  accio  Madama  Reale  sia  soccorsa  in 
qualunque  donativo  ove  il  rijiiego  del  suddetto  imposto  sia  per  accet- 
tato  da  Madama  Reale  ,  ct  approvalo  da  suoi  ministri  ,  ordina  alii  si- 
gnori  sindaco  Aleraino  Losa,  anditorc  Bcccaria,  et  awocalo  Cacherano 
che  di  compagnia  del  signer  senatore  Nomis  ,  o  maggior  parte  di  loro 
faccino  donativo  a  Madama  Reale  di  qualche  somma  sino  a  lire  rin- 
quanta  mila  ,  con  aulorila  di  contrallare  con  chi  vorra  aintare  la  citta 
per  qucsta  soinma  ,  e  di  obligare  li  bcni  e  reddili  deUa  citta  ,  con  di- 
chiaratione  che  ove  dctti  signori  commessi  della  citti  Losa  ,  Beccaria , 
c  Cacherano  si.ino  partiti  da  Chiambeii,  ovvero  per  tpialche  causa  non 
possino  attendere  lutti  ,  o  parte,  alia  suddetla  ncgotiatione,  possino  li 
signori  senatore  Nomis  et  avvocato  Bellezia  stabiiire  il  lutto  ,  suppli- 
cando  Madama  Reale  per  la  confermatione  dei  privilegi  della  citta,  che 
quando  Madama  Reale  ricusasse  la  delta  confermatione  ,  si  debba  in 
ogni  modo  a  nome  della  citta  far  il  detto  donativo  non  intcndendo  essa 
citta  di  capitulare  con  Madama  Reale  ,  sotloracttcndosi  in  tuUo  a  sua 
buona  grazia  ,  e  supplicarla  di  aggradire  la  buoiia  volonta  della  cilia  , 
avutosi  risguardo  alia  stato  miserabile  nel  quale  si  trova. 

XXV. 

Tenor  di  lettera  scritta  da  Madama  Reale 
a  S.  M.  Cristianissima. 

Monsieur , 

La  ville  dc  Turin  m'a  suppliee  d'agreer  cpi'elle  envoyat  des  de'pute's 
.1  Voire  Majeste  pour  reconnoistre  la  justice  dc  ses  armes ,  et  implorer 
Us  elfectz  de  sa  bonle.  lis  veulent  reinercier  dc  ce  qii'elle  les  a  re- 
duicts  a  I'obeissance  le'gitime  csperant  qu'appres  les  avoir  delivres  du 
joug  qui  les  opprimait,  clle  aclievera  leur  bonhcur  en  soulageant  les 
fraix  des  contributions ,  dont  leur  foj-bL'Ssc  est  accablce.  J'ay  conscnti 
d'autant  plus  volonticrs  a  leur  intention  que  je  suis  inte'ressee  en  tout 


I  I  8  MEMORIE    ECC. 

cc  qui  est  de  la  gloiie  ile  V.  M. ,  et  que  je  trouve  de  I'avantagc  dans 
les  submissions  que  ces  jieuples  reiident  a  une  puissance  qui  est  Ic 
seul  appuy  de  uion  autorile.  Jc  ne  doute  point  cpi'ellc  n'ecoutc  leurs 
miseres  avec  compassion,  et  TalFection  dont  ello  m'a  toiijours  honorec 
mc  pci"suade  qu'elle  n'esconduira  pas  leurs  prieics  ;\  fin  de  leui'  donner 
SHJet  de  benir  mon  retablissemcnt  et  leur  monstrer  qu'elle  me  conti- 
nue sa  protection  en  favorisant  ceux  que  lui  raccomandc  cellc  qui  est 

Monsieur , 

De  Turin,  ce  feurier  i64i- 

Voire  tres-humble  et  tres-obeysante  seur  et  servante 
Chrestienne. 

XXVI. 

Tenor  delta  lettera  scritta  da  Madama  Reale 
ali Eminendssimo  Cardinale  di  Richelieu. 

Monsieur  mon  cousin, 

Les  deputes  de  Turin  vont  se  jetter  aux  pieds  de  S.  M.  pour  la 
icmercier  de  ce  qu'il  les  a  deliures  de  I'oppression  espagnole  et  la 
supplier  tres-humblement  de  les  soulager  dans  les  miseres  qui  les  pres- 
seut  encore.  Toutes  choses  les  font  bien  esperer  de  vostre  intercession 
a  laqucUe  ilz  recourent;  mais  quand  je  considei'e  seulement  la  part  que 
vous  prenez  en  I'ouvrage  de  leur  reduction  et  les  soins  que  vous  avez 
toujours  eu  de  mes  interetz,  je  suis  persuadee  que  vous  serez  favorable 
a  la  conservation  de  ceux  dont  voz  couseils  ont  procure  le  salut,  ct  que 
vous  protegerez  les  sujetz  d'une  autorite  qu'ilz  ont  retablic,  donnant 
ccttc  faveur  a  la  raocomandation  de  ceile  qui  est, 
Monsieur  mon  cousin , 

Dc  Turin,  ce  8  feurier  1641. 

Voire  Ires-affectionnee  cousine 
Chuestienne. 


DEL    CONTE    ALESSANDllO    PINELLI.  I  If) 


XXVII. 


Tenor  dl  lettera  scritta  a  nome  delld  citth 
a  Sua  Maesta  Cristianissima 


Sire  , 

Quauto  soiio  varie  e  graadi  le  prouincie  ch'ubbidiscono  al  fortunato 
comaudo  di  V.  M.  ,  tant'e  maggiore  la  gloria  con  la  quale  cUa  anlipone 
al  regno  la  giuslizia  ct  il  valorc,  in  vigor  del  quale  si  come  si  vediamo 
hoggidl  restituiti  al  govcrno  e  regenza  di  JI.  R.  sorella  di  V.  M.  e  no- 
stra signoi'a ,  cosi  per  I'endei'glicne  le  dovute  grazie  mandiamo  costi  es- 
pressamente  il  cavaliere  Aleramo  Losa  prime  sindaco ,  et  il  senatore 
Gioaiini  Francesco  Bellelia  alTme  clie  essi  possano  con  la  viva  voce  as- 
sicurarla  ,  che  niuua  forza  di  tempo  potra  canccUare  dalla  mcmoria  dei 
cittadini  viventi ,  e  dei  posteri  gli  obbligki  die  percio  li  professiamo. 
Essi  donque  esporranno  a  V.  M.  lo  stato  nel  quale  si  trova  questa 
citta  per  oltenere  da  lei  cpielle  benigne  provision!  che  sono  proprie 
della  sua  rcgia  generosita.  Prostrati  pertanto  a'  piedi  di  V.  M.  la  sup- 
plichiamo  humilmente  restar  servita  di  ricevcre  in  grado  <piesta  nostra 
alFcttuosissima  dimostratione  el  a  continuarci  I'honore  della  sua  protet- 
tione ,  meulrc  con  humilissimo  incliino  stiamo  augurando  a  V.  M.  ogni 
pienezza  di  Icrrena  e  divina  consolalione. 

Di  V.  M. 

Da  Torino  il  iG  febbraio   i64i. 

Humilis.""'  devotis."'  et  obligatis.""'  serv." 
per  il  consiglio  generale  della  cilia  di  Torino 
Passcroni  segrelario 

Segmno  iettere  di  tenor  conforme  della  citta  aWeccellentissimo   cardi- 
nale  Richelieu,  al  conte  di  Moretta  ed  alt  abate  Mondino. 


120  MEMOniE  ECC. 


XXVIII. 


Doirarcluvio  dclla  Rcgia  Camera  tie'  Conti. 


BigUetto  di  Madama  Realc  alia  Camera,  del  21  febbraio   i64« 
(Registro  sessioni  camerali  1637  a  i6^2j  in  questl  termini: 

Mollo  magiiifici  e  caiissimi,  il  viaggio  die  fa  in  Francia  il  scnatore 
Belletia  come  die  teiide  alia  conservatioiie  di  questa  cilta  ,  conceme 
anche  il  servizio  di  S.  A.  R.  e  noslro.  Vi  didamo  percio  con  questa 
clic  ])endente  la  sua  abscnza  per  il  suddetto  fatto  e  mente  nostra  die 
inticramenle  gioisca  di  tutti  gli  utili,  emolumenti ,  sportule  e  regalie 
die  gli  potrebbero  spettare  se  fosse  presente  e  continuasse  la  residenza 
in  cotesto  Magistralo:  fatelo  dunque  in  questa  conformita  godere  degli 
dVetii  di  questa  nostra  volonla  die  cosi  ridiiede  il  servizio  di  S.  A.  R. 


e  noslro  signore  vi  conservi. 


XXIX. 


Dall'archivio  della  Citta. 


Ordinaio  dal  consiglio  3o  aprile   1641  in  cui  si  trova  la  relazione  fatta 
al  medesimo  du 
piUati  a  Parigi 


al  medesimo  dalli  signori  sindaco  Losa  e  senatore  Bellezia    stati  de- 


ll signer  sindaco  Losa,  e  senalorc  Beliczia  riferiscono  die  in  vigor 
dell'ordinato  del  consiglio  delli  6  gennaio  i64i  et  instrultionc  riraessaii 
souo  staii  a  Paiigi  ,  ove  prescnlate  prima  le  lellcrc  all'  eccclleutissiuio 
signor  ambaseialore  di  Savoia,  et  allillustrissimo  sigiior  abljale  Moiidino 
con  il  consentimento  e  partecipatione  de'  quali  hanno  sempre  proceduto 
ill  tutte  !e  loro  negociaiioni ,  sono  stali  consullati  d'andar  prima  a  far 
rivereiiza  al  cminenlissimo  signor  cardinalc  Duca ,  rol  quale  dopo  aver 
passali  gli  ullicii  di  compliuicnlo  commcssogli,   ct  liavule    da    lui   bcni- 


DEL    CONTE    ALESSANDUO    PINEr.F.I.  121 

giiissima  risposla  ,  ct  oirertc ,  volendo  entrare  nella  soslanza  del  nego- 
lio  gli  ha  risposto  ,  che  per  li  bisogni  dclla  cilia  deslderava  haverne 
memoria  in  iscrilto  sopra  la  quale  havcreljbc  procxirato  di  dar  ogni 
guslo  alia  cilia.  la  escguiineulo  del  che  havciido  falla  la  memoria  e 
quella  couferto  con  quesii  signori  ambascialore  et  abbale,  furono  di 
DUOTo  da  lui  ,  et  havendoli  discorso  sopra  tutli  li  capi  d'essa  lo  trova- 
rono  assai  disposta  ad  accordare  buona  parte  delle  cose  diinandale. 
Airuscire  di  qual  sessione  detlo  signor  cardinale  li  fece  invilare  dal 
8U0  mastro  di  cereuaonie  alia  sua  tavula  rotonda ,  ove  disinarono  in 
compagnia  del  generale  dcUe  galere,  e  del  signor  marcliese  diVilleroy, 
e  molli  allri.  Dappoiche,  delto  signor  cardinale  le  fece  sapere ,  che 
avendo  letta  la  memoria  dalali,  trovava  ben  fallo,  che  pero  desiderava 
s'indirizzasse  nella  medesima  forma  con  memoriale  a  S.  M.  con  la  mag- 
giore  brevila  possibilc  ,  il  che  avendo  essi  eseguito ,  conferto  quanto 
sovra  con  delli  signori,  lo  presenlarono  al  dello  signor  cardinale,  dal 
quale  furono  rimessi  per  fispeditlione  aU'eccellenlissimo  signor  De-Noyer 
primo  scudiere  di  S.  M.  al  quale  havendoli  fallo  riverenza ,  et  esposlili 
li  bisogni  della  citta  ,  et  insieme  rimessoli  un  bilanzo  della  somma 
a  che  rilevava  la  spcsa  delle  caserme  et  ofliciali ,  accio  vedesse  come . 
stava  impossibile  alia  cilia  supportare  una  tanla  spesa  ,  gli  promesse 
fame  relatione  al  detlo  eminenlissimo  signor  cardinale  e  cosi  dope  al- 
cuni  giorni  le  fii  rimcsso  il  memoriale  con  le  risposle  che  si  prcsen- 
tano,  et  insieme  con  esse  uno  spaccio  di  letlere  di  S.  M.  direttc  a  ]M.  R., 
eccellenlissimo  signor  conte  d'  llarcourt  ,  signori  ambascialori  Mazza- 
rino,  e  la  Court ,  inlendente  Tiber  et  a  tutli  li  govcrDalori  delli  pre- 
sidii  tenuti  per  S.  M.  in  Piemonle,  insieme  con  un  ordine  di  S.  M.  eon- 
cemente  la  buona  regola  della  soldatesca  ,  tulle  dctte  lettere  a  sigillo 
volante  ,  dalle  quali  havendo  nieglio  inleso  il  senso  delle  risposle  dale 
al  memoriale  massime  quanto  alle  terre  che  devono  conlribuire  ,  for- 
mammo  un  nuovo  memoriale  per  oltenere  nuove  dichiaralioni  piu  favo- 
revoli,  col  quale  scndo  stato  dal  dello  signor  Dc-Noyer,  le  disse  che 
alia  prima  il  signor  cardinale  aveva  fallo  che  S.  M.  accordassc  tutlo 
quel  che  era  possibile ,  che  percio  per  hora  la  citti  doveva  conlentarsi 
di  quel  che  I'era  stato  accordato,  sopra  di  che  sendo  stali  per  prcndcr 
licenza  da  S.  E.,  stimarono  convenicnlc  di  non  Iralasciare  di  dirglicne 
due  parole  come  fccero,  al  che  dello  signor  cardinale  rispose,  die  per 
all'hora  non  si  poteva  dare  maggior  numero  di  terre  contribuenli ,  poiche 
Serie  II.  Tom.  i.  i6 


122  MEMORIE    ECC. 

li  (|iiarUeri  del  Picmontc  crano  stretti  ,  the  sc  rarmi  di  S.  M.  liavcs- 
sero  fatti  progressi  ,  come  sperava,  si  sarebbe  ampliato  il  imtnero  a 
soddisfaltionc  della  cilia,  poiche  I'intcresse  di  S.  M.  e  suo  era  di  por- 
gcr  alia  cilia  tulli  (pic'aiuli  con  quali  jiolcsse  sussislerc,  e  conservarsi 
a  S.  A.  R.  soUo  la  regenza  di  M.  R.  ,e  che  essi  in  particolare  pregava 
di  supplicar  a  nome  suo  li  signori  del  consiglio  di  quesla  citti  di  cre- 
dere che  egli  studiosamenle  a  questo  avrcbbe  cooperate;  a  qucircfletlo 
voltato  verso  rabl)aLe  Mondino  die  era  ivi  presente ,  disse  :  avete  qui 
I'abbate  Mondino ,  al  quale  di  tempo  in  tempo  polrete  scrivere  quello 
voi  vorretc ,  e  far  clie  ci  dia  avviso,  come  siano  osservati  gli  ordini 
di  S.  M.  ,  e  tulto  cio  che  di  tempo  in  tempo  occorrera  per  servitio 
della  cilta,  a  che  non  slimarono  essi  piu  conveniente  di  replicare  , 
dope  haverli  rese  gratie  de'  favori  ricevuli ,  e  fecero  di  nuo\o  instanza 
in  conformila  delle  richieste  gia  fatlegli  accio  si  compiacesse  d'  impe- 
trarc  da  S.  M.  gratia  di  potcrli  far  riverenza.  Al  che  avendo  esso  ri- 
sposto  havergliene  parlalo ,  e  che  era  prontissimo  di  riceverli ;  percio 
potranno  andai'e  quando  sarebbe  state  commodo,  fattoli  riverenza  si  li- 
centiarono:  e  di  compagnia  d'csso  signer  abbale  furono  da  ivi  a  tre 
giorni  a  S.  Gei-mano,  ove  introdotti  dal  detto  signor  abbale  complirono 
confoi'me  all'islruttione,  e  S.  M^  con  somma  benignita  dopo  liavergli 
per  tre  volte  salutati  col  levarsi  il  capello,  rispose  che  attendesse  la 
citta  a  uivere  con  la  fedelta  dovuta  a  Madama  sua  sorella  et  a  suo  ni- 
pote ,  che  egli  mai  gli  havrebbe  mancato  della  sua  assislenza  e  protet- 
tione.  Dopoche  essendo  andati  a  far  riverenza  col  licenziarsi  dal  detlo 
signor  De-Noyer  e  raccomandargli  gli  interessi  della  citta  ovonque  no 
sentisse  Iratlare,  et  ricevuli  da  esso  molti  compliraenti  et  ofTerte  ,  le 
dono  per  parte  di  S.  M.  a  cadun  di  loro  quattro  giri  di  cadena  d'oro 
con  una  medaglia  dcU'efllgie  di  S.  M.  di  peso  di  cento  doppie  I'una  , 
e  cos'i  complile  le  visile  con  chi  dovevano ,  e  ricevute  le  lettere  dal 
signor  cardinale  suddctlo  dirette  a  queslo  consiglio,  per  mancamenlo  di 
cavalli  hanno  preso  le  poste  e  se  ne  sono  ritornati  gionli  a  Torino  li 
a8  del  corrente,  havendo  dopo  il  loro  arrive  fatto  riverenza  a  M.  R. 
e  presentatoli  le  lettere  di  S.  M.  e  signor  cardinale  a  lei  dirette,  et 
il  suddetlo  memoriale  e  spedizioni. 

II  consiglio  approva ,  ecc. 


DEL  CONTE  ALESSANDRO  PINELLI.  i  aS 

XXX. 


DaU'archivio  della  R('{;ia  Camera  de'  Conti. 


Sabbato  mattina,  U  ao  di  ottobrc  i646,  sono  entrati  li  signori  pre- 
sidenli  Ferraris,  Filippa,  Beletia,  cavalicie  Siccardo,  senatore  Ghigliotti, 
Provana,  Taiino,  auditor!  Raimondo,  Solaro,  Masino,  Massena,  Deo- 
restis,  Petrina ,  Ranolo,  Gabuto,  awocali  patrimoniali  Pastoris,  Gam- 
barana  ,  patrimoniali  Pontc  ,  Romero ,  Armano. 

Signor  P.  Belletia  ha  rifcrlo  csscre  andato  di  compagnia  dclli  signori 
auditori  Gabuto,  e  patriraoniale  Armano  da  M.  R.,  in  esecuzione  dell' 
ordine  avuto  dalla  Camera  li  i3  del  corrcnte  per  rappresenlarle  le  ra- 
gioni  per  quali  essa  Camera  trovava  non  essere  di  servizio  di  S.  A.  R. 
ne  dcllo  State  di  far  procedere  alia  baltitura  delle  lir.  200m. ,  parte 
di  mezzi  soldi,  e  parte  di  terzi  de'  soldi  con  prendeme  il  signoraggio  di 
lir.  5om.  Havere  I'appresentato  a  M.  R. ,  che  detta  battilura  non  si 
dovcva  ammettere,  perche  o  era  ordinata  al  solo  bencficio  dello  Stato 
per  dar  comodita  ne'  commercii,  ne' quali  si  trova  qualche  peuui'ia  di 
moneta  piccola,  o  era  ordinata  al  soccorso  delle  finanze.  Se  era  ordi- 
nata al  primo ,  che  quanto  che  dir  si  potesse ,  non  vi  fosse  tanta  pe- 
nuria  di  moneta,  quanta  si  rapprescntava,  sendovi  ancora  varie  specie 
di  moncte  piccole,  c  oltrc  di  qucstc  qualche  quantita  di  pezze  da  soldi  10. 
Che  pcro  in  questo  caso  la  Camera  non  disapproTava  qualche  battitura 
di  monete  piccole  per  rendere  il  commercio  delle  cose  minute  piu  age- 
vole  ,  ma  che  in  questo  caso  conveniva  far  la  battilura  solo  di  lir.  5om. 
per  vedere  che  ciletlo  porlava ,  e  non  della  bonta  ordinata ,  qual  dava 
il  signoraggio  del  4-°j  ma  almeno  alia  bonta  delle  pezze  da  soldi  10  le 
quali  senza  brasaggio  aucor  portavano  la  doppia  a  11.  i3.  ^.  Che  se  si 
faceva  nella  forma  ordinata  per  essere  la  quantita  assai  notabile  di 
uioncta  minutissima,  e  di  bonta  per  pigliare  il  signoraggio  di  aS  p.  °|, 
del  4°  meno  di  quello  che  vale  il  fino  ,  avrebbe  senza  dubbio  portato 
I'aumcnto  alle  monete  d'oro  ,  ed  argento  del  4-°  ''i  !'•"  ^^  quello  a  che 
oggidi  corrmio  con  danno  notabile  non  solo  delle  comunita  rispetto  ai 
debiti  che  hanno,  e  dcllo  Slato  Lutto,  quale  si  sostieue  con  la  vcudita 


124  MEMOniE   r.c.c. 

dc'graiii,  scde,  tele,  canape  ,  c  hcstiarni,  rispctlo  alio  quali  nori  alle- 
randosi  il  prczzo  a  proporzione  delle  monele ,  minor  quantit:\  d'oro  , 
et  argento  s'introdarehl)C ,  ma  con  danuo  della  corona  ,  e  patrimonio 
regio  il  quale  avendo  lutle  Ic  cntrate  in  linrc ,  ecceltuata  la  dugana  , 
veniva  a  scnlirc  danno  iiotabilissinio  massime  ncUa  gabella  del  sale  , 
al  quale  poi  non  si  potrebbe  provedere  con  I'aumento  della  gabella 
a  propoi'zionc  come  rescinpio  dei  tempi  passali  faceva  conoscci'e.  Che 
il  Toler  dub! tare  clie  questa  battitura  non  abbia  a  causar  I'aumento 
sovraccennato,  era  un  volerc  dubitar  di  cosa  gia  resa  per  tanti  esempi 
dei  casi  si  ocGorsi  in  questi  Stati  ch«  negli  allri  d'Europa,  evidentissima. 
Ghe  in  Pienionlc  s'era  da  tutti  i  tempi  visto,  clie  le  nuove  battiture  di 
moneta  di  Icga  inferiori  avevano  portato  I'allei'azione  delle  moncte  fine 
siuo  che  le  une  si  fossero  uguagliate  alle  altre.  Che  anche  in  AUemagna 
abenche  tutti  quel  Principi  abbiano  facolta  di  batter  moneta,  che  pero 
per  le  alterazioni  e  disordini  corsi  in  esse  era  stato  nccessario  nelle  diele 
imperiali  prescriverli  rcgola  e  limilazioui  tali  con  le  quali  non  fosse 
lecita  la  battitma  di  moneta  di  liga  piii  bassa  della  prescritta  da  comi- 
zij  imperiali.  Che  anche  in  Polonia  per  la  battilura  delle  monete  basse 
sendo  il  flno  cresciuto  a  prezzi  eccessivi,  la  dieta  di  quel  regno  aveva 
levato  al  Re  la  ragione  che  aveva  di  baltcre  la  moneta  bassa,  e  ora 
non  si  puo  piu  batterc  moneta  che  precedente  I'ordinanza  de'  comizij 
generali.  Che  anche  ne'  regni  di  Svesia  per  contenere  le  monete  fine 
al  segno  ragioncvole  et  uniforme  ,  si  batteva  la  moneta  bassa  di  puro 
rame  come  corrispondente  al  valor  del  fino  ,  benche  per  esser  ivi  il 
rame  a  vilissimo  prezzo  la  moneta  si  rendesse  si  grave  che  un  dinaro 
de'  quali  36o  fanno  un  crosone,  pesasse  pivi  che  non  pesa  un  ducatone. 
Che  la  della  batlituia  non  solo  averebbe  causato  delto  aumenlo  ,  ma 
(he  avreblie  dato  causa  al  riliramento  di  tutte  le  altre  monele,  che  ora 
si  spendono,  ed  eziandio  delle  pezze  da  soldi  lo,  perche  sendo  tutte 
queste  di  bonta  migliore  di  quelle  ciie  ora  si  vogliono  fabbricare,  senza 
dubbio  sarebbero  ritirate  e  dai  negoziauti,  c  dai  zecchieri ,  e  da  tutli 
quelli  clie  hanno  cognizione  di  questi  ulili ,  li  quali  oggidi  come  si  sa 
non  sono  in  piccolo  numero.  E  da  questo  ne  nascera  che  ne  anche  si 
conseguirebbe  I'effetto  di  rendere  il  commercio  con  la  multiplicazione 
delle  monete  piu  facile ,  j)erche  ritirandosi  le  altre ,  c  reslando  solo 
queste  nuove  seguircbbe  I'islesso  inconveniente  ,  anzi  oblighcrebbe  a 
moltiplicare  queste  di  liga    inferiore  ,   c    cosi   ad   accrescere   il    danno. 


DEL    CONTE    Ar.ESSAXDRO    PINELLI.  1  25 

Taiilo  jiiu  chc  maggior  incomodo  ricevcra  il  commercio  da  queslc 
nuove,  clic  dalle  vecchie  non  solo  per  I'inferiore  bonta ,  ma  per  essere 
(jueste  lanto  minute  ,  che  non  essendo  atte  ad  allro,  che  alia  speiidita 
rainuta,  sarebbero  state  rifiutate  da  tutti,  e  non  i-estimdovi  altra  moneta 
poichc  le  pezze  tla  soldi  lo  et  allre  si  ritirai'cbbcro  per  le  ragioni 
sudcttc ,  non  si  trovcrebbe  moneta  dal  mczo  soldo  in  sii ,  in  modo 
chc  ,  o  si  sarebbero  qnasi ,  come  si  suole  dire,  all'incanto  comprate  le 
inonetc  fine  per  disfarsi  dc'  mczi  soldi ,  o  avrebbero  causato  necessita 
di  nuova  baltitura  d'  allre  pczzc  piii  alte  ,  come  da  5 ,  o  lo  soldi  ,  e 
cosi  con  la  maggiore  iiiolliplicazione  di  monele  di  liga ,  caiisati  altri 
maggiori  aumenti  di  moneta.  Che  fmalmentc  slantc  I'ulile  del  4-°  tor- 
nava  a  conlo  dellc  zecche  vicinc  ,  ed  a  lanli  altri  resi  industriosi  dalla 
nercssila  di  battere  delle  istcsse  monete  ,  e  rosi  di  moltiplicarle  a  se- 
gno tale  ,  oltre  cio  che  uscircbbc  dalle  zecche  reali,  che  apporlerebLc 
daiino  e  confusione  grandissima.  Se  poi  la  battitura  era  ordinata  al  soc- 
corso  dclle  finanze,  che  gik  s'era  in  allre  occasion!  rimoslrato  a  M.  R. 
rhe  il  signoraggio  sopra  le  monete  non  dava  utile  vero ,  ma  solo  ap- 
parenle  ,  perche  se  da  una  parte  jiortava  11.  5om  d' utile,  dull"  altra 
n'apportava  di  danno  piii  di  looni.  il  che  si  poteva  conoscere  chiara- 
mente  presuponendo  che  solo  la  doppia  s'augumenti  di  11.  i  perche  pa- 
gando  la  corona  a'  Serenissimi  Principi  el  Infante  ogni  anno  scudi  45m. 
d'oro  per  il  prezzo ,  e  condolta  de' sail,  scudi  35ra.  per  la  jtrovvisione 
della  guardarobba  e  case ,  per  robbe  che  vengono  fuori  State  scudi 
70m.,  per  partiti  fatti  in  monete  certe  piu  di  scudi  4om.,  in  un  anno  si 
riceve  di  danno  piu  di  II.  i  oom.  Che  se  poi  la  doppia  cresce  II.  3  come 
senz'altro  fari  per  regolarsi  al  Gno ,  il  danno  sara  di  scudi  3oom.  ove 
Tutiie,  e  solo  come  sopra  di  scuti  5om  c  cio  oltre  altri  danni  accennati 
di  seguito  per  le  entralc  regie  che  sono  in  livre  . . .  (sic)  A  queste  rimo- 
strazioni  M.  R.  rispose  che  gia  per  molte  sessioni  ave\a  fatlo  csamiuare 
questo  negozio  dal  conscglio  dclle  finanze  ,  il  quale  ben  pesate  e  dis- 
cusse  tulte  le  sudette  ed  allre  ragioni  stante  la  strettezza  delle  finanze, 
e  penuria  delle  monete  piccole  con  le  quali  si  difficolta  il  commercio, 
veneva  persuasa  a  far  procedere  a  delta  battitura,  e  chc  percio  se  ben 
gradisse  le  rimostrationi  che  le  faceva  fare  la  Camera,  inlendeva  pero 
che  senza  ritardo  procedesse  aU'esecutione  de'  suoi  commandi  per  I'ef- 
feluazione  di  delta  battitura.  Che  il  primo  prcsidenle  della  Camera  fra 
gli  altri  disordini  che  corievauo  nella  gabella  gli  aveva  rimoslrato   chc 


13.6  ME.MOniE    r.cf. 

la  vendila,  e  smaltiineiUo  ilc  sali  si  remlova  difficile  per  il  mancamcnto 
ilclla  uionela  rninula.  Che  il  primo  presidcntc  del  Seiiato  benche  versa- 
lissiino  non  solo  nclle  inalcric  Icgali  ,  ma  iiclle  politiche ,  aA'endo  per- 
leita  coguizione  delle  cose  camerali  per  avere  lungo  tempo  seduto  in 
quel  Magistrato ,  Taveva  consigliata  ad  ordinare  la  sudelta  baltilura ,  si 
che  quantunque  ella  stessa  fosse  stata  sinqui  aversa  a  meltervi  la  mano, 
che  pero  liora  con  il  conseglio  di  qnesti  s'era  portala  a  i-isolverla  come 
cosi  voleva  che  s'eseguisca.  E  sebbene  nel  principio  del  discorso  ella 
mostrasse  di  condescendere  die  si  faeesse  della  buonla  dcUe  pezze  da 
soldi  10  avendo  pero  in  progresso  inteso,  che  cosi  non  portarebbe  che 
il  signoraggio  di  11.  8m.  persisteva  nella  risoluzione  che  si  faeesse  della 
bonta  ordinata  nel  biglietto ,  e  rispondendo  al  disoi'dine  accennato  delle 
batliture  ,  che  si  farebbero  fuori  della  zecca  reale,  ha  risposto  che  a 
questo  vi  aveva  provvisto  con  ordinare  che  si  facessero  queste  monete 
Muove  al  molinetto,  del  quale  i  privati  non  potevano  avere  comodita 
di  servirsi  ,  e  dissc  anche  csserli  dai  minislri  stato  pi-esuposto  che  con 
I'abbassare  il  scudo  del  sole  a  11.  6.  4-  non  sarebbe  per  questa  battitura 
scguito  I'aumento  ,  che  si  minacciava. 

A  questo  si  replico  che  il  valorc  di  detto  scudo  del  sole  Iroppo  alto 
faceva  l)ensi  che  gia  la  doppia  di  Spagna  andava  a  11.  i3.  2,  e  che 
percio  1  abljassamcnto  d'esso  I'avrebbe  contenula  a  i2,ma  che  facendosi 
la  battitura  uuova,  il  rlbasso  del  scuto  suddetto  non  avrebbe  impedito 
I'augumento  di  tutte  le  specie  d'oro,  edargento  sopi'accennato:  che  quanto 
al  ribasso  del  scuto  del  sole  di  peso  a  6.  4-  ^^  Camera  meltcva  in  con- 
siderazione  a  M.  R.  che  per  li  scuti  di  peso  a'  quali  soli  si  deve  fare 
la  tassa,  la  loro  bonta,  e  peso  li  portava  a  11.  6.  5.  lanto  piu,  che  in 
Francia  valevano  5.  l\,  e  cosi  quattro  soldi  piu  della  mezza  doppia  di 
Spagna  ,  li  quali  ss.  4  nioneta  di  Francia  facevano  soldi  5  di  moneta 
di  Piemonte,  e  cosi  ovc  qui  si  aldiassasscro  a  G.  4-  sarebbe  tassa  infe- 
riorc  al  corso  di  delta  moneta  in  Francia,  la  quale  per  esscre  moneta 
delle  zecche  del  Re  Cristianissimo  col  quale  questa  corona ,  e  quesli 
Slati  per  I'unione  delle  armi  ha  tanto  commercio,  non  si  polrebbe  forsi 
fare  della  disuguaglianza  senza  querela  de'  minislri  rcgi ,  e  pregiudizio 
di  delto  commercio,  nel  che  cioe  nel  ribasso  di  detto  scudo  del  sole  di 
peso  a  6.  4-  3  o  6.  5.  se  n"e  I'A.  S.  R.  rimessa,  a  quello  ne  trovarebbe 
buono  la  Camera. 


DEI.    CONTE    ALESSANDRO    PINELLI.  1  27 

La  Camera  lia  onlinato  si  cseguisca  I'oidine  di  M.  R.  e   si   faccia  la 
moncla  stabilila  dall'  A.  S,  R.  per  ubbidirli ,  e  noa  allrimente. 

Vernoni. 

XXXI. 


DaU'archWio  del  Scnato  di  Picmontc. 


iG6i  8  gennaio.  Congregato  reccellentissimo  Scnato  ncl  pubblico  au- 
Jitorio  (  22  senatorl  due presidenU  ed  un  primo  presidente  )  si  sono  letti 
<;  pubblicati  gli  ortlini  e  costituzioni  nuovamente  riformati  quali  gli  av- 
vocati  c  ]>rocuratori  et  attuari  giureranno  rispettivamente  cli  osservare. 

7>a  gli  altri  capi  diretli  alia  regolare  e  pronta  spedizione  delle  liti 
si  trovano  i  seguenti. 

Che  nolle  interlocutorie  tanto  di  prima  instanza,  che  d'appellazione , 
(juali  si  potranno  spedirc  sommariamente  ,  e  come  tali ,  o  con  il  voto 
del  Senate  o  per  asscgnazioni  fatte  avanli  li  signori  Presidenli  e  Sena- 
tori  s'assigneranno  aA  praesentandum ,  useranno  le  parti  ranlieo  stile 
rinnovato  dalle  cosliluzioni  dell' A.  R.  il  Duca  Vittorio  Amedeo  airart.  X. 
di  farle  t^minare  in  campo. 

E  perclie  tanto  per  spedizione  piu  pronta  di  simili  cause,  che  per 
minor  dispendio  de'  litiganti ,  e  finalmente  per  un  virtuoso  esercizio 
degli  arvocali  giovani,  conviene  in  ogni  modo  rinnovar  I'antica  osser- 
vanza  di  dette  dispute  in  campo,  si  dichiara  che  seudovi  cause  instrutte, 
come  sovra ,  a  presentar  li  avAOcati  in  campo ,  il  Scnato  entrera  il 
iiiercoldl  non  fcriato ,  alia  maltina,  per  la  decisione  d'esse. 

Li  quali  avvocati  ,  e  massime  quello  dell'  attore  al  quale  spetta  di 
proporre  il  fatto ,  resleranno  awertiti  di  proporlo  con  ogni  possibile 
brevita ,  e  tanto  tpielli  dcUattore ,  quanto  quelli  del  reo  ,  di  ristringersi 
alle  ragioni  piu  sode  per  la  difesa  dei  loro  client!,  cessando  di  parlare 
([uando  le  sari  dal  p.  Presidente  ordinato,  av^'crtendo  tanto  in  queste , 
quanto  nelle  altre ,  le  quali  si  trattano  nelle  camcre   delle  conferenze , 


12.8  MEMORIE    ECC.    DEI.    CONTE    AI-ESSANDRO    PINELLI. 

essi    avvocati   e  li  procuralori    di  iion    tlir  cose   in  fatto   che  non    siauo 
vere  ,  e  non  risullino  dalU  atti ,  sotlo  pena  d'uno  scudo  d'oro. 

Saranno  li  procuralori ,  suhito  islrulta  la  causa  a  pi-cscntar  aA'vocali 
in  canipo ,  tenuti  di  rcgistrarc  tali  cause  nel  libro  particolare  ,  qual 
sopra  di  questo  ordiniamo  si  lenga  ncUe  mani  dev  secretari  accensatori , 
notando  il  giorno  del  mese  sotto  quale  c  stata  fatta  1'  assignazione  ad 
praesentandum ,  accio  si  possino  spedir  ordinatamente  le  piu  vecchic. 


129 

CO]\GETTURE 


X  I*  T  O  R  N  O 


AD  UNA  STATUINA  DI  BRONZO  DEL  GABllVETTO  PiVRTICOLARE 


S.    M.   IL   RE   CARLO  ALRERTO 


PROFESSORE  COSTANZO  GAZZERA 


j4pprovate  neW adunanza  del  23  noitemhre  i83j. 


in  quella  parte  della  Gallia  Cisalpina,  e  sulle  sponde  stesse  del  fiume 
Po  ,  ove  a  tempi  anticlii ,  e  dell'Impero  Romano  stava  la  cltta  illndu- 
stria  rammcntata  da  Plinio ,  (i)  e  Ira  le  piu  illustri  di  quelle  contrade 
annoverata ,  molte  sono  le  reliquie  deirautichila  che  vi  furono  in  ognl 
tempo  dissotteratc ,  la  piii  grande  parte  delle  quali  riparo  poscia ,  e 
per  gran  ventura,  ncl  patrio  Musco  di  Antichita.  La  ncssuna  traccia  di 
monumeulo,  e  di  reliquia  cristiana  scopcrtasi  tra  le  roviiie  di  si  nobile 
muuicipio ,  ch6  tale  ci  e  pure  indicate  dalle  iscrizioni  ivi  scavate  ,  e 
ila  uoi  altrove  pubI)lioate  (a),  c  I'cssersi  perduta  non  che  la  memoria  del 
sito  ove  giaccva  ,  ma  il  nome  stesso  cancellato,  come  ne  induce  a  cre- 
dere che  di  buon  era  ne  accadesse  la  roviua  ,  cosi  ne  viene  aflievolita 
la  speranza  di  ricca  messe  di   preziose    scopcrle   per   ravvenire.    Tanla 


(i)  Plin.  hist,  mitur.  I.  3,  p.ig.   IIO-I74' 
(a)  Accad.  di  Torino,  vol.  x\xiv,   pag.  37. 

Serie  II.  Tom.  i.  17 


loo  -  congettuhe  ecc. 

I'll  tii  fatto  la  rabbia  dei  clistrutlori,  che  atterrate  Ic  forli  mure,  e  ade- 
guati  al  suolo  i  monumenti  tulli  si  pubblici  che  privati  che  I'adornavauo, 
appena  che  rimanesse  alcun  che  atto  ad  indicanie  la  traccia  al  passeg- 
giero :  c  I'arca  stessa  e  Tintiera  superficie  delTabilato,  quanto  n'e  pur 
sfuggito  alia  successive  corrosioni  del  Po,  venne  ridotta  a  coltura,  e  vi 
crescono  ubertose  le  messi ,  e  prosperano  rigogliosi  i  pampini  et  cam- 
pos  ubi  Troya  fuit.  Non  e  a  dire  peio  ch'essa  sia  del  lutto  sterile  ed 
inesausta  di  reliquie  romane ;  che  non  jiassa  quasi  anno  ,  in  cui  dai 
viUici  di  que'dintorni  non  siano  dissotterati  alcuni  piccoli  oggetti  anti- 
chi,  che  sfviggiti  bene  spesso  alle  industri  ed  oculate  indagini  delle  au- 
torita  e  degli  amatori ,  sono  altrove  trasportati  e  venduti  aU'estero. 

Tra  le  cose  antiche  le  piu  preziose  che  da  alcuni  anni  uscirono  di  quel 
suolo  e  riusci  di  poter  conservare  alia  Patria ,  vuol  essere  annoverata 
la  piccola  statuina  di  bronze  da  noi  acquistata  ,  or  son  cinque  anni 
passati,  e  che  e  ora  di  beH'ornamento  al  gabinetto  particolare  di  S.  M. 
( vedi  la  tavola  fig.  i  ,  i ,  3  ).  Figura  quesfa  una  matrona  o  Dea  in 
piedi  stellata,  di  portamento  maestoso  insieine  e  modesto,  con  mitella 
ed  acconciaiura  di  capelli,  che  discriminati  sulla  fronte ,  e  in  doppia 
treccia  divisi,  ne  cingono  il  capo  davanli  ,  e  si  vanno  quindi  a  riunirc 
dietro  la  nuca;  acconciatura  questa  simile  in  tutto  a  quella  che  sulle 
monete  si  scorge  ornare  il  capo  delle  due  Auguste  Plotina,  e  Sabina. 
Con  r  un  braccio  pare  sostenere  un  lembo  dell'  ampio  manto  che  par- 
t«ndo  dalla  spalla  sinistra  ,  contornatone  il  corpo  e  posato  sul  brac- 
cio ,  pende  poscia ,  con  belle  e  continuate  pieghe  ,  giCi  Tcrso  i  piedi. 
II  destro,  e  in  maniera  situato  che  ben  dimostra  aver  esse  a  sostenere 
alcun  che  ,  che  piil  non  si  trova.  Ma  cio  che  piu  s'attira  rammirazionc 
in  questa  statua ,  e  ne  forma  il  pregio  maggiore  ,  e  lo  scorgcre  suU'o- 
mero  sinistro  della  medesima  posto ,  o  meglio  rannicchiato  un  amorino, 
ovvero  Cupido ,  coUe  ali  spiegate,  che  non  sono  gik  le  solite  e  propric 
di  esso,  ma  quelle  si  bene  che  dagli  anlichi  ,  con  profonda  sapienza  , 
vennero  assegnate  a  Psiche,  le  iili  di  farfalla,  il  quale  appoggialosi  colla 
sinistra  mano  sull'omero  stesso,  colla  destra  abbraccia  il  coUo  della  Dea, 
e  rivolto  il  volto  suo  verso  quelle  della  madre,  che  tale  si  debbe  pur 
ravvisarc,  con  ironico  sogghigno  la  sta  fissamente  mirando. 

Non  ebbi  appena  fatto  acquislo  di  questo  gruppo  per  me  nuovo  ,    e 
non  mai  per  lo  iunanzi  veduto ,  che  accorto  del  valor  suo  e  della  sua 


DEL    CAVALIERE    COSTANZO    GAZZERA.  l3l 

rarita  ;  ne  per  quanlo  cercassi  di  richiamare  le  vecchie  rimembranze  , 
non  mi  venendo  ricordato  di  non  mai  aver  ne  Iclto  in  libri,  ne  vcduto 
in  figure  altro  esemplare  die  lo  somigli;  mi  rivolsi  a  svolgere  le  prin- 
cipali  opere  ,  c  quelle  segnatamente  che  uno  maggior  numero  conten- 
gono  di  pezzi  deU'anticliita  figurata ,  e  nelle  quali  aveva  fondata  speianza 
di  ricavar  lume  che  mi  guidi  nella  cognizione  di  tale  rappresentazione: 
ne  di  cio  contenlo,  ebbi  ricorso  ai  dolti  amici,  ai  conscrvatori  dei  piii 
ricchi  Musei,  cd  agli  esperti  conoscitori  d'ogni  maniera  d'antichila ;  ma 
invano:  che  non  mi  fu  dato  di  poter  imparare,  ne  ch'allri  possedesse, 
ne  che  sapesse  ritrovarsi  allrove  altra  figura  uguale  a  questa  propria  di 
S.  M.   il  Re. 

Tale  inaspctlata  scoperta ,  e  la  certezza  di  possedere  nella  nostra 
staluina  il  solo  esemplare  forse  ,  che  ne  sia  rimasto  dell'  antichita  ,  di 
una  diyinita  poco  nota  o  non  ancora  abbastanza  conosciuta ,  e  questo 
uscito  fuori  dal  suolo  di  una  antica  cilta  nostra  ,  tutto  cio  mi  accese 
raaggiormente  nel  desiderio  di  giungere  a  poter  riconoscere  quale  fosse 
I'idea  archetipa  per  essa  rappresentata  ,  non  mi  potendo  persuadere 
esser  questo  uno  scherzo  fatto  a  capriccio  e  per  semplice  trastuUo  di 
donnicciuole  o  di  ragazzi. 

La  presenza  di  Cupido  fa  nascere  subito  I'idea ,  che  nella  matrona 
siasi  voluto  rafligurare  la  Dea  Venere,  la  cjuale  poi  e  per  la  privazione 
d'ogni  nudita  e  per  la  non  affettata  modestia  e  pel  decenie  conlegno 
di  tutta  la  persona,  si  manlfesta  non  gia  per  la  Verier e  Vid^ivaga  o 
Pandemonia  ,  ma  si  bene  per  la  Venere  Urania  o  Celeste.  iMa  se  si 
considera  d'altra  parte  alia  singolarita  della  positura  del  Dio  degli  amori 
che  rampicatosi  ,  si  puo  dire  ,  sugli  omeri  della  madrc  e  quivi  ginoc- 
chione  e  scduto  suUe  calcagna  accarezzatole  il  collo  col  destro  braccio, 
con  svelto  volger  di  capo,  ne  sta  contemplando  la  bellezza  del  \olto , 
\ioii  si  giuiige  a  poter  comprendere  il  misLcro  ,  o  a  si  poter  fermare 
sopra  una  denominazione ,  che  convenga ,  c  sia  appropiiala  jx  cotesta 
Venere  cosi  aggruppata  ,  ne  spiegare  la  strana  positura  di  queslo  Dio. 
La  uiancanza  del  particolai-e  attributo,  del  quale  non  era  priva  la  no- 
stra stalua,  siccome  e  cosa  facile  il  ravvisare,  non  tan  to  dalla  situazione 
delle  braccia,  e  dalla  configurazione  dellc  dita  delle  mani,  dalla  q\ialc 
si  scorge  manifestameute  aver  esse  dovuto  soslenere  alcun  che,  che  piii 
non  si  c  trovato,  aggiunge  alia  difTicolta,  la  rpialc  diveiTelibc  forsc  nii- 
nore ,  o  svanircbbe  del  tullo   se    fosscro   conservati.    In   nessun    aulore 


l33  CONCF.TTUHE     ECC. 

antico  o  inoderno  non  ci  c  occorso  di  scoprire  che  mai  alcuna  delle 
Veneri  caste  o  celesli  fosse  rappresenlata  come  nel  iiostro  bronzo,  ne 
fra  i  ducccnto  quaiantotto  uonii,  sopranomi ,  cplteli  co' quali  si  trova 
distinta,  e  che  lulti  sono  i-ecati  dal  Larcher  (i)  e  cosa  facile  lo  scegliere 
qiiello  che  piu  convcnicntemcnte  \i  possa  cssere  apjdicato.  Nclla  man- 
canza  tolale  di  inonuinenti  a  cui  riccorrei'e,  e  nel  silcnzio  assoluto  de- 
gli  antichi  intoino  ad  una  si  nuova,  e  non  piu  veduta  rapprescntazione 
di  Divinitii ,  io  elilii  ricorso  alio  medaglic  ,  e  svolle  le  principali  opcre 
che  ne  conlengouo  i  tipi ,  cd  esaminati  con  diligenza  i  rovcsci  lutli 
dcUe  medesime,  era  oramai  decaduto  dalla  speranza  di  poter  nulla  sco- 
prire che  valessc  a  guidarnii  nel  dedalo  delle  ricerche  per  me  inlra- 
prese;  allorche  giunto  alia  tavola  Morelliana  della  Gcnte  Cordia ,  restai 
colpito  dalla  figura  del  rovescio  della  moneta  di  quella  Gcnte  che  ha 
per  diritto  i  Dioscuri,  tanta  mi  pai-ve  ravvisare  di  somiglianza  tra  essa 
e  la  nostra  staluina  !  se  non  che  ,  meglio  e  parlitamente  csaminato ,  vi 
scopcrsi  alcune  dilfcrenze,  che  non  mi  tolsero  pero  la  speranza  di  givm- 
gere  alia  sospirata  soluzionc  del  problema.  Due  sono  le  diversita  che 
difTerenziano  la  statuina  nostra  Industriese  dalla  divinita  figurata  sul  pre- 
dclto  rovescio.  La  prima  sta  nella  bilancia  posta  nella  destra  ,  cd  un 
lungo  scettro  o  lancia  nella  sinistra  mano  di  questa ,  i  quali  due  attri- 
buti  si  scorgono  mancare  alia  statuina;  I'altra,  essenzialissima,  consiste 
in  che  la  figui-a  del  rovescio  della  moneta  porta  suU'omero  destro,  in 
vece  dcll'amorino  ,  una  civetta.  Per  cio  che  concerne  sia  alle  bilancie 
che  alio  scettro,  questi  attributi,  o  simboli  potcAano  facilmente  trovarsi 
suUa  statuina  ,  che  di  certo  ne  aveva  alcuni  ,  come  fu  gia  da  noi  piii 
sopra  accennato ,  ma  che  la  piccolezza  e  fragilita  del  lavoro  fece  smar- 
rire.  Non  cosi  dell'altro ,  giacche  troppa  e  la  diversita  tra  Cupido  e 
la  civetta  perche  si  possa  conchiudere  alia  idenlita  della  rapprescnta- 
zione. II  INIorelli  (2)  volendo  render  ragione  dell'insolito  tipo  ,  e  ravvi- 
sando  nella  donna  stellata  la  Dea  Moneta,  cerca  di  spiegare  la  presenza 
della  civelta  ,  ucccllo  di  Minerva ,  insinuando  come  il  triumviro  mone- 
tale,  blandieudo,  volesse  alludere  alia  prudenza,  ed  alia  dottrina  di  Giuho 
Cesare    nullum  videtur  esse  dubium   quin  Coj'dius  monetalis  triumvir 


(i)  Mcmoirc  sur  Venus,  Paris,  in  8.° 
(a)  Tcsaur.  pag,   iia  in  gente  Cordia. 


DEL  CAVALIERE  COSTAKZO  CAZZEKA.  l33 

blandiatur  ct'uim  hoc  tipo  Caesari ,  prtulenliam  et  doctrinani  per  Miricr- 
vae  volucrcm.  Mai  socklisfatlo  di  laiila  sotligliczza  aclulatoria  non  solita 
ancora  a  comparire  sulle  mouete  dei  tempi  ai  quali  il  MorcUi  la  voi- 
rel)l>t!  rifcrita,  cl)bi  ricorso  all'Eckul  il  quale,  come  che  tenga  csso  pure 
per  la  civetla  ,  nel  confessare  di  non  saj)ci'e  perclic  vi  si  trovi ,  bat- 
tezza  tutlavolla  la  donna  per  Yequita  diccndo  in  eius  aversa  creditur  ex- 
pvessa  aeqiutas,  sed  cur  hide  insideat  noclua  causam  non  habeo  (i).  La  di- 
versila  dei  pareri  di  fjiicsti  due  valenti  monctografi  nella  spicgazione 
dello  stesso  tipo  ,  a  niuno  dei  cjnali  mi  poteva  arquctare  ,  mi  pose  in 
sospctto  non  forse,  per  la  poca  conservazione  dell'esemjilarc  Morelliano, 
si  fosse  scambiato  I'amorino  nella  civetta,  il  quale  scambio  non  do- 
vra  parere  si  diflicile  a  clii  ,  non  ben  discernendo  ,  meglio  an'ise  la 
presenza  di  un  uccello  ,  che  non  quello  di  supporre  mi  amorino  cola 
slranamente  arrampicato.  Checche  sia  di  cio  ,  risoluto  di  cercare  altri 
lumi,  mi  posi  a  percorrere  le  famigerale  deche  di  osservazioni  Numis- 
matiche  del  dotlissimo  Borghcsi ,  e  con  grande  mia  sorpresa  ed  eguale 
contento  mi  abbaltei  cola,  ovc  all'osservazione  settima  della  decade  quinta, 
descrivendo  una  moneta  della  Gente  Cordia ,  quella  stessa  recata  dal 
Morelli  e  descritta  dal  Eckel ,  vidi  accertato  il  dubbio  die  non  bene 
fosse  rlferito  il  rovescio  di  quella  ,  giacche  in  luogo  della  civetta  da 
tutti  gli  anticlii  monetografi  ivi  descritta,  esso  vi  riconobbe  un  amorino 
nella  positura  stessa,  e  quale  si  scorge  siilla  staliia  che  discorriamo  (2): 
ma  le  conservatissime  medaglie  della  mia  collezione  mi  f anno  chiara- 
mente  vedere  che  qiiello  non  e  altj'imenti  un  uccello  ,  ma  bensi  un 
fanciullo  alato  ,  che  vorra  denotare  Cupido  ,  il  quale  si  tiene  stretto 
a  collo  della  madre  ec.  Le  riferite  parole  del  Borghesi  neU'indurre  la 
certezza  che  il  nostro  gruppo  non  sia  che  la  replica  dell'altro  figuralo 
sul  rovescio  del  danaro  Cordiano,  haiino  riempiuto  il  cuor  mio  di  giu- 
bilo,  scorgendo  pur  finalmente  provato  che  la  statuina  Induslriese,  non 
che  fosse  uno  scherzo  idealc ,  un  trastuUo  da  ragazzi  ,  una  caricatura , 
compariva  anzi ,  qual  e  di  fatto  ,  un  tipo  di  divinita  consacrato  dagli 
anlichi,  e  per  cssi  fi^iirato. 

Ma  qual  e  questa  divinita,  quali  sonoi  suoi  attributi',  quale  il  suo  nome? 


(1)  Eckhcl  doclrin.  num.    vet.  vol.  V,  pag.  1^9  in  Gente  Cordia. 
(3)  Gionul  Arcail.  vol.  xiii ,  pag.  3^3-4. 


1 34  CONGETTURE  F.CC. 

che  non  mi  soccorrono  oi'mai  piu  ne  Yequita  deU'Eckel ,  ne  la  Dea 
Moneta  dcgU  aiitichi  monetografi,  clopo  la  succeduta  metamorfosi  della 
civetla  in  Cupido;  siccome  ne  intieramcntc  pure  la  J^enere  Giusta  dcll'illu- 
stre  Borghesi,  a  riconoscere  la  quale  mi  sono  d'ostacolo  c  I'amorino  che  si 
sti'anameule  I'e  riunilo,  e  il  non  poter  rendere  adcguala  ragione  dell'es- 
sere  questa  figurata  ,  anzi  che  suUe  altre  ,  suUe  monete  della  Gente 
Cordia.  Ad  ogni  modo  uou  ha  dubbio  che  per  tal  gruppo  la  saggia  an- 
tichita  non  abbia  mirato  a  voler  esprimere  il  tlpo  d'una  di  quelle  Ve- 
neri  caste  o  celesti,  e  che  era  pure  la  forma  prima  di  questa  simbolica 
divinita  ,  sia  essa  originala  dalla  Fenicia,  o  derivata  dall'Egitto,  le  quali 
come  in  Grecia  sino  dai  prischi  tempi  ,  ebbero  in  Roma  eziandio  e 
lempli  e  sacerdozi  e  culto;  che  in  ngual  modo  non  dovevano  per  certo 
jioter  essere  llgurate  quelle,  il  culto  delle  quali  era,  con  tanto  concorso 
e  SI  sfacciatamente ,  praticato  nei  penetrali  del  tempio  di  Babilonia,  e 
n'erano  principali  sacerdotesse  le  Frini  e  le  Taidi. 

Non  rimancndo  ormai  piu  dubbio  che  nella  nostra  statua  e  nel  lipo 
del  danaro  della  Gente  Cordia  non  siasi  voluto  figurar  Vencre  ,  che  la 
presenza  del  figliuolo  Cupido,  in  mancanza  d' ogni  altra ,  e  sufliciente 
prova;  resta  che  si  cerchi  come  e  per  qual  ragione  si  veda  espressa 
su  quel  danaro.  Dalle  nuove  ricerche  fatte  dal  dolto  Borghesi  (i)  in- 
torno  alia  famiglia  Cordia,  se  siamo  condotti  a  poter  meglio  conoscere 
la  persona  e  la  patria  del  triumviro  monetale  Manio  Cordio  Rufl'o  au- 
tore  del  danaro  che  discorriamo ,  ed  a  poter  percio  rendere  pur  anco 
ragione  dcllo  scorgere,  sul  diritto  di  esso,  figurali  i  Dioscuri,  onde  di- 
nolare  la  patria  sua,  Tuscolo  ,  ove ,  come  dice  il  lodato  Borghesi,  eb- 
bero molto  culto  e  tin  celebre  tempio  :  non  si  ricava  con  ugual  sicu- 
rezza  la  spiegazione  del  rovescio ,  la  cpiale  annunziata  da  csso  con  cir- 
cospezione  e  a  modo  di  duljbio,  non  rende  I'agione,  a  parer  niio  ne  dcgli 
attributi  di  quella  figura  ,  ne  della  strana  configurazione  del  gruppo. 
Ma  quale  infine  e  il  nome  di  questa  Venere ,  e  perche  si  trova  su  que- 
sto  danaro?  poco  conlento  di  me,  e  meno  soddisfluto  delle  lunghe  c  noiose 
ricerche  pralicale  onde  giunger  alia  soluzione  dci  due  proposli  quesiti,  ritor- 
nai  alia  dotta  memoria  del  Larcher,  e  non  tenuto  con  to  degli  cj)iteli  che 
soli  possono  convenire    alia  Vencre   Pandemonia,  mi  posi  a  piii  parlila- 


(l)  Loro  ciL 


DEI,    CAVAUF.RE    COSTANZO    C.AZZERA.  1 35 

meiitc  sludiarc  qucUi  die  all'Afrodile  Urania  possono  compelerc.  Pieuo 
gli  orecchi  clei  uomi  della  nioncLa  c  famiglia  Cordia,  rappellativo  <li 
fenere  V^crti-Cordia  piu  chc  ogiii  altro  mi  suono  profondameiite  e  li- 
chiamo  I'atlenzionc  mia,  ed  osscn-ata  una  tal  quale  allusione  al  nome 
di  fauiiglia,  nc  jjarutauii  fuori  del  costume  di  quesle  stcsse  monele  delle 
famiglie,  c  degli  usi  romani,  anclie  in  altre  occorrenze  praticati,  di  venire 
con  qneste  allusioni  c  queste  soiniglianze  di  nomi  e  di  suoni;  mi  pcr- 
snasi  ch'ivi  eziamlio,  come  in  allri  casi,  e  pei-  tal  ragione  soltanto  ,  il 
Iriumviro  monetale  Manic  Cordio  facesse  scolpix'C  sul  rovescio  della  sua 
mouela  I'imagine  della  Venere  Verticordia. 

Chi  sia  questa  Venere  Verticordia,  come  le  venisse  quel  nome,  e 
quaudo  prendcssc  origine  il  sue  culto  in  Roma  viene,  da  Giulio  Osst- 
quente  e  da  Valcrio  Massimo,  chiaramente  indicato. 

Narraiio  questi  autori  come,  nell'anno  di  Roma  689,  il  mal  costume 
fosse  SI  fattamente  cresciulo  ed  avesse  dimodo  soverchiata  ogni  misura 
ncU'universale  ,  che  dalla  piu  bassa  piebe  agli  ordini  piii  elevati  della 
citta,  ogui  cosa  n'era  infetta  e  fradicia,  ne  le  stesse  cose  sacre  n'erano 
immuni;  a  tal  che,  di  quell'anno  medesimo,  11  supplizio  di  tre  vergini 
Vestali,  dannate  per  cagion  di  stupro  con  cavalieri  romani,  aveva  funestata 
la  citta.  In  tanta  colluvie  di  sfrenata  libidine ,  ricorso  il  senato  ai  l-'iri 
sibillini ,  gludico  lit  Veneris  Verticordiae  simulacrum  consacraretur, 
quo  facilius  virginum  midierumque  mens  a  libidine  ad  pudicitiam  con- 
verteretur  (i)  e  Giulio  Ossequenle  aggiunge  aedes  Veneri  Verticordiae 
facta  (2).  Ovidio,  nel  quarto  libro  dei  fasti,  da  la  stessa  origine  e  asse- 
gna  la  stessa  causa  al  primo  tempio  innalzato  in  Roma  alia  "Venere 
Verticordia ,  dicendo  con  la  solita  facility  ed  eleganza  : 

Roma  pudicitia  proavorum  tempore  lapsa  est, 

Cumaeam  ,  vetercs  ,  consuluistis  anum. 
Templa  iubel  Geri  Veneri :  quibus  ordine  factis, 

Inde  Venus  verso  nomine  Corda  tenet. 

Non  e  da  credere  che  per  aver  aperto  il  tempio  e  dedicate  il  simu- 
lacro  alia  Venere  Verticordia  nel  tempo,  e  per  ia  ragione  indicata  dagli 


(i)  Val.  mai.  lil).  8  la. 
(a)  XCVll. 


ij6  concetture   ecc. 

storici,  si  fosse  eziandio  e  per  lal  oggello  inventala ,  c  quasi  improvvt- 
sata  una  nuova  divinita  od  accresciuto  il  minicro  degU  Dei  deU'Olimpo  : 
la  qiial  cosa  non  sarebbe  poi  stata  ne  nuova  ne  strana.  Impcrciocche,  era 
principlo  iiierente  all'essenza  dellc  religioui  etniclic,  che  ad  ogni  nuovo 
I'vento  laiisto ,  od  infauslo  ,  c  per  seguilo  di  gravi  pubbliche  calamita, 
sorgessero  miovi  tipi  di  diviniti  adatte  all'avvenimento,  o  che  alle  vecchie 
e  note  si  apponessero  nomi  nuOTi,  nuove  prerogative  si  assegnassci'o  e 
que"()articolari  altributl  che  col  richiamare  gli  auimi  della  moltitudine 
verso  la  religioue  valessero  a  ritrarla,  o  dall'ebrezza,  o  dalla  trepidazione. 

II  Scnalo  nelUi  nuova  occorrenza  non  cbbe  che  ad  evocare  ,  come 
latto  si  era  per  lo  avanti ,  e  sempre  ,  dalla  Grecia  a  Roma ,  e  a  tra- 
duri'e  nella  lingua  del  Lazio  una  EUenica  ,  poco  venerata  divinita 
V Afrodite  ot.vso'j:po<fix,  Apostrqfia,  o  awersatrice,  che  da  tempo  antichis- 
simo  aveva  e  tempio  e  culto  e  siniulacro  a  Tebe,  postovi,  al  dir  di 
Pausania  (i),  da  Armonia  figlia  di  Cadmo^  e  produrre  alia  venerazione 
tlella  corrotta  cilta  qucUa  stessa  Venere ,  complice  e  fautrice  in  pria 
d'ogni  pill  sfrenata  nefaudita,  e  renduta  era  vcnerabile  per  nuovo  nome 
T^erticordia  e  per  nuovi  e  contrari  atlributi :  quod  faeminarum  corda 
<verteret  ,  et  ab  effrenata  libidine  vevocaret. 

Ne  deve  parer  cosa  strana,  che  essendo  Venere  madre  degli  Afflori,  e 
nota  essa  stessa  per  non  poche  avventure  non  certo  edificanti,  e  solto  il  cui 
palrocinio  la  gentilita  cercava  di  aoncstare  ogni  maniera  di  depravazione, 
e  di  saiilificare  cjualunque  piu  insano  sfogo  delle  sregolate  passioni,  questa 
Venere  stessa,  couiunque  con  nuova  denominazione,  venisse  invocala  onde 
Ic  piacesse  di  volgere  i  cuori  fctnminili  alia  pudicizla.  Ma  non  e  que- 
sta ne  la  prima  ne  la  sola  contraddizione  dell'  etnica  teologia  ,  la  quale 
coiiciliando  gli  opposli,  faceva  camminare  di  pari  passo  il  rcUo  e  I'iu- 
•■iuslo,  il  vizio  e  la  virtu.  E  che  tali  opposte  virtu  fossero  proprie  di 
Venere  eziandio,  lo  dice  apertamente  Latlanzio  grammatico  (2).  Ilabet 
f'enus  ignis  cupiditatis ,  nunc  odii  secundum  Jidem  sacvorum  ,vel prae- 
cationuin  J'eneris  f^erUcordiae  praecipue,quae  rogatur  ut  amoves iniiciat, 
rursus  ut  auferat.  Si  cnim  potestas  est  dandi,  nihilominus  ius  et  tollendi,  et 
amo)-e  sublato,  autnaturaliter  odium  residet  aut  immittitur.  Ne  sarebbe  forse 


(1)  Pars  Bocotica  lib.  9.  Haiiov.  i6i3  ,  in  i'ol.  pag.  5GC. 
(a)  Lactan.  sUt,  Tlicb.  ^cr,  65. 


DEI.  CAVAI.1ERE  COSTARZO  GAZZERA.  t3-J 

innnossibile,  dopo  cio,  il  rendei-  ragione  degli  inusitati  simboli,  lo  sceflro 
e  la  bilancia ,  non  mai  piii  veduti  ia  mano  di  Afrodite,  e  quali  si  scoi- 
gono  efligiati  suUa  moneta  Cordia  ,  quando  si  volesse  siipporre  vcnir 
per  essi  signiGcato  il  doppio  potcre  della  Dea,  sia  dcirallenlare,  che  di 
frenare  Ic  libidini,  modcrandone  gli  efTetti  e  richiamandoli  a  quella  cqiia 
misura  che  ne  spitigano  in  un  tempo  ed  allcllino  ai  giusti  connubi  , 
e  per  cio  stesso  ,  sia  posto  freno  alii  disordinati  appetiti ,  pe'  quali  e 
franto  ogni  vincolo  di  domesticita  e  di  fainiglia.  E  a  tale  scopo  eziandio 
mira,  cred'io,  la  presenza  di  Gupido,  non  gia  di  Cupido  instigatore  dei 
turpi  amori,  e  saettatore  degli  uomini,  e  degli  Dei,  ma  di  Cupido  sim- 
bolo  dello  spirilo  puro  ed  immoi'tale,  al  quale,  spogllo  deU'arco  e  dcUe 
frecce ,  simbolo  inseparabile  del  Dio  degli  amori ,  si  diedero  ale  di  far- 
falla  ,  propria  della  inisteriosa  Psiche  ,  onde  fosse  indicate  il  minislero 
suo  presso  la  madre  essere  tutto  ed  uiiicamente  spirituale. 

E  da  lamentare  che  in  nessuno  degli  antichi  autori  ci  sia  conservala 
ia  descrizione  della  statua  di  quella  Dea  Verticordia,  o  slano  indicali  i 
simboli    de'  quali  andava  fornita.    Ne  lo  stesso  Pausania,  il  quale  parla 
appositamente  della  statua  della  Kenere  Apostrofia,  quella  stessa  che  fatta 
da  Armonia  co'  speroni  delle  navi  che  avevano  condotto  in  Grecia  Gadmo 
il  padre  suo  e  fu  da  essa  dedicata  in  Tebe,  nulla  dice  ne  della  forma, 
ne  della  positura,  ne  dei  simboli  della   raedesima ,    per   cui    siarao    co- 
stretti  alle  congetture  ,  le  quali  per    essere    e    molliplici   e   verosimiii  , 
non  giungono  mai  alia  persuasione  ingenei'ata  dalla  sola  ccrtezza.    Per- 
suaso  pill  che  altri  mai  del  valore  delle  ragioni  per  noi  esposte  inlorno 
al  nome  ed  alia  rappresentazione  della  figura  efligiata  suUa  moneta  Cor- 
dia, non  lo  sono  meno,  die  ad  ingenerare  altrui  la  stessa  persuasione, 
in  mancanza  del  teslimonio   esplicito    degli    antichi  ,    sia    sopratutto    ri- 
chiesta,  oltre  alia  identita  immancabile  del  soggelto,  I'opinione  conforme 
di  altri  valenti ,   vcrsati    nello  studio    c   nella  cognizione   dell'  antichita. 
L'idenlita  della  nostra  statuiiia  con  quella  della  moneta,  esclusa  per  seni- 
prc  la  civetta,  che  la  sola  poca  conservazione ,  o  la  piccolezza  del  lavoro 
possono  avervi  coUocata ,  fu  posta  fiiori  d'ogni  ragionevole  dubbieta  dalle 
conservalissime  del  lodato  conte  Borghesi,  da  cpella  del  museo  Fonlana 
illustrato    dal  valoroso  Seslini ,  clic  esso  pure    suUe  spalle    della  Venere 
stellata  vide,  non  gia  la  civetta,  ma  si  bene  Cupula  che  si  tiene  strcUo 
al  collo  della  madre,  e  inline  da  alcuni  nitidissimi  esemplari  del  museo 
noslro  numismatico   Lavy ,  e  da  tre  allri ,  con  la  consueta   gentilezza , 
Serie  II.  Tom.  i.  i8 


1 38  CONGETTURE    ECC.  , 

favorilimi  dairEccell.""  Cavaliere  Cesare  Saluzzo,  in  ognuno  dc'  quali  o 
chiaro  c  presente  Cupido,  e  non  la  segnata  civclta.  lliuiasti  soli  uelia 
senteuza  di  scorgere  nel  gruppo  della  inoucta  Cordia  refligie  della  Vcncrc 
Vcrticordia,  della  quale  era  pure  una  rapprescnlazione  la  nostra  staluina , 
ne  ignorando  quanto  qucsla  senten^a  sia,  per  cio  solo,  di  poco  valore, 
non  avremmo  forse  osato  di  esporla  al  pidiblico ,  dubbiosi  che  eravamo 
di  potcr  riuscire  per  noi  soli  a  indurre  nelle  menli  de'  studiosi  la  doci- 
lita  della  convizione,  se  un  fortuito  e  non  speralo  soccorso  non  ci  fosse 
venuto  donde  meno  era  per  noi  richiesto.  NcUo  scorrcre  con  altra  in- 
tenzione ,  e  ncUa  sola  mira  d'imparare  ,  il  secondo  supplemento  delle 
dotte,  acule  ed  cleganti  ricerche  dell'Archeologo  della  Fi-ancia,  il  signor 
Raoiil-Roclielte,  intorno  ad  alcune  medagUe  greche  inedite  del  re  della 
Bactriana  e  delV India  pubblicate,  nel  incse  di  febbraioj  dal  Journal  des 
Swans  182G,  mi  avvenni  cola,  ove  il  monetografo  Francese  discorrendo 
le  monete  rilrovate  e  descritte  dal  viaggialore  inglese  Court  nel  cosi 
detto  Tope  o  tumulo  di  Manickjala  nelle  Indie,  venuto  a  parlare  delle 
sette  monete,  tutle  romane,  che  vi  si  rinyennero  rinchiuse  in  un  cilin- 
dro  di  argenlo  ,  Ira  le  quali  vi  riconobbe  quella  della  Genie  Cordia 
che  ha  nel  diritto  i  Dioscuri,  nel  descriverae  il  rovescio  dice  cosi:  Ca 
type  consiste  en  une  figure  de  femme  awe  un  amour  szw  tcpaule  , 
d' autre  fois  une  chouette ,  en  guise  de  cet  amour ,  tenant  de  la  main 
droite  une  balance  ,  de  la  gauche  un  sceptre  ou  une  haste  en  travers. 

Lasciando  ora  di  osservare  che  mai  in  luogo  dell'Amorino,  suU'omero 
della  Vcnere,  venne  figurata  la  civetta,  e  che  alia  sola  disattenzione  dei 
monetogi-afi  antichi  si  debbe  attribuire  I'equivoco ,  il  quale  vuol  essere 
oruiai  caucellato  dalla  monetografia,  rimane  ch'io  dica  che  nellayewme 
avec  un  amour  il  Raoul-Rochelle  ,  citando  il  Cavedoni ,  riconosce  esso 
pure  la  J^enere  F'erticordia.  —  Le  merite  de  la  veritable  explication  ap- 
partient  a  Monsieur  Cavedoni  qui  a  reconnu  ici  I'imagc  de  Venus 
Verticordia  adoree  a  Rome. 

Nello  avere  cosi  un'ampia  conferma  alia  debole  mia  congettura,  ebbi 
di  che  poter  accusare  la  mia  smeraorataggine  cd  ignoranza,  la  quale  m' im- 
ped! ch'io  non  vedessi  prima  e  per  me  stesso  nel  Saggio  di  osservazioni 
sidle  medaglie  di  famiglie  romane  ritrovate  ecc.  Modena  1829,  in  8.",  clie 
dull'  egregio  e  dotto  autore,  aniico  mlo  preclarissimo,  ebbi  in  cortcse  dono, 
sono  non  pochi  anni  passati,  cio  che  mi  venne  ricordato  dal  dolto  Francese; 
dice  di  fatto ,  timidamente  e  quasi  dubitando,  il  Cavedoni,  il  che  e  dol£ 


DEI.    CAVAI.IERE    TOSTANZO  GAZZEnA.  l3q 

dci  vcri  sajiienti ,  mi  nusce  sospctio  die  possa  dirsi  eziandio  T'enerc 
f^crlicordia ,  per  allusione  nl  notne  Cordio  (i).  Questa  senlenza  clell'e- 
nulito  Airheologo  Modanese  ,  abl)racciata  senza  esitanza  daH'Arclieologo 
Franccsi; ,  conforla  nie  pure  nella  fatta  coiigcttura ,  a  lal  clie  affidato 
al  suflragio  di  questi  due  sapienli  ed  illustri  personaggi  posso  ora  alFci'- 
inarc  asscverantemente,  che  nella  slatuina  Industriese,  qnanluiique  priva 
dei  simboli,  sia  Ggurata  la  Vcnere  Verticordia ,  della  quale  dWinrta  non 
si  conosceva  prima  la  vera  rappresentazione  ,  e  clic  questo  noslro  sia 
quindi  uno  dei  piu  rari  bronzi  pervenutici  dall' anlichila,  I'unico  anzi 
che  sia  conosciulo  ncU'Europa. 

Belle  e  nuove  sono  le  nolizie  che  della  Geute  Cordia  e  del  Manio 
Cordio  RulFo  il  triuinviro  ci  sono  date  dal  chiarissimo  Borghesi  ricavale 
da  una  jieregrina  incdila  iscrizionc.  Per  cssa  si  spiega  il  ])erclie  nella 
parte  dirilta  di  quel  denaro  vi  abbia  figurati  i  Dioscuri,  i  quali  vi  sono 
evidentemente  efligiati,  ad  indicare  I'origine  della  fainiglia  del  Iriuinviro 
monetalc  derivata  dal  Tusculo  ,  ove  ,  com'  e  nolo ,  gli  Dei  Caslore  e 
PoUuce  avevano  e  tempio  e  culto.  Non  pare  tuttavolta  che  in  Roma  la 
Gente  Cordia  fosse  ne  molto  estesa ,  ne  illustre  per  cariche  o  per  ric- 
chezze,  giacche  non  consta  che  altro  personaggio  di  essa,  oltre  al  Manio 
Ruflb,  abbia  lasciato  meinoria  di  se  nella  storia.  E  da  credere  ad  ogni 
modo  che  un  ramo  di  questa  ,  forse  per  occasione  di  colonic ,  o  per 
altro  a^'venimento ,  avesse  stabilita  la  sua  dimora  fra  noi:  imperciocche 
di  un  Publio  Cordio  illustre  ed  importante  personaggio  cittadino  dell' 
Augusta  de'  Taurini  e  rimasta  memoria  in  una  preziosa  lapida ,  non 
sono  molti  anni  scoperta  nello  scavare  le  fondamenta  di  una  casa  verso 
la  porta  gia  Palatina  al  nord  della  citta.  Ne  quantunque  sia  in  alcuna 
parte  mancante ,  ne  lascia  ignari  di  veruna  tra  le  cariche  delle  cpiali 
fu  rivestito  nella  sua  colonia  questo  esiinio  cittadino,  che  sono  quelle 
tutte  delle  quali  puo  essere  onorato  nella  sua  patria  chi  si  e  renduto 
benemerito  della  medesima.  Pul)lio  Cordio  Vezziano  figliuolo  di  Publio 
della  Iribii  Slellatina,  fu  cavaliei'e  romano  onorato  del  publilico  cavallo, 
flamine  del  divo  '^'espasiano,  pontefice  ,  decurione  della  colonia  e  uno 
dei  giudici  scelti  tra  le  cinque  decurie: 


(i)  Cavedoai.  S»ggio  di  owcrvazioni  suU<:  inidaglie  di  fajniglie  rooianc  ccc.  Modeoa,  1839,  in  S.' 
pag.  i4i. 


l4o  CONGETTURE    ECC, 

j 

P  •  CORDIO  •  P  ■  FIL  •  STELL 
VETTIANO  •  EQ  •  R  •  EQ  •  P  •  FLAMINI 
DIVI  •  VESPASIANI  _  PONTIFICI 
IVDICI  •  SELEGTO  •  EX  •  V  •  DEGVR .  DEC 

STATVAM  •  EQVE     

COEPTAM     AC      

PATRE  •  IPSIVS 

MENELAV     

IIELIODOR 

ET  •  CESS 

COHERED      

IDEM 

ET  •  H 

PECVN      ...-.., 

L 

La  statua  equestre  della  quale  fu  onorato,  le  cariche  cui  venne  in- 
nalzato  nella  colonia,  ed  il  niimero  stesso  de'Liberti  menzionati  nella 
iscrizione  dimostrano  die  il  Publio  Cordio  Vezziano  fu  personaggio  di- 
stinto  non  solo ,  ma  opulento.  Al  prime  de'  Liberti  nominate  nella  la- 
pida  io  penso  che  possa  appartenere  il  titolo  pur  Torinese,  e  da  lungo 
tempo  pubblicato  (i),  il  quale  ricorda  die  Tito  Cordio  Menelao  Seviro 
Augustale  lia  falto  costrurre  il  sepolcro  per  se  e  per  Cordia  Cai'ride  , 
sua  carissima  moglie. 

D    •  M 
T  •  CORD  •  MENELAVS 

Tl  .  VIR  •  AVG 

SIBI  •  ET  •  CORDIAE 

CHARIDI 

VXORI   •  CARISSIM 

H  prenome  Menelao  di  questo  Cordio  indica  abbastanza,  quantunque 
non  si  dica  ,   la    sua  condizione    Libertina    e    quella    della   sua   moglie 

(i)  Mafiei.  Mus.  Ver.  f .  cctii.  j- 


DEL    CAVALIERE    COSTANZO    GAZZERA.  I^I 

cziandio  Cordia  Carride ,  Liberia  essa  pure  di  un  Cordio :  ne  osta  11 
vederlo  riveslito  del  Sevirato  Augustale  ,  che  questo  sacerdozio  venne 
frequenteiiienle  conferito  ai  Liberti.  Tra  le  lapidi  del  museo  Torinese 
ve  ne  sono  non  poche  che  portano  ,  unitamentc  al  Sevirato,  il  titolo 
esplicito  di  Liberlo.  Tali  sono  le  seguenti  : 

I.*  a/ 

V.  A  ■  TITIO  •  A  •  L  •  BELLICQ 

C  •  CORVNCANIVS  VI  •  VIR  •  AVGVST.VLI 

C  •  L  ■  PAL  •  HILARYS  CHORAGIARIO 


YI  •  YIR 


3/ 


T  •  CASSIYS  •  T  •  L  •  ITALICYS 
YI  •  YIR. 

Nella  prima  Caio  Coruncanio  ,  non  e  solo  Seviro  ,  ma  fa  poirpa 
eziandio  delta  tribu  palatina,  la  qual  cosa,  sebbene  non  senza  esempio , 
.e  pure  meno  frecjuente. 

Non  oserei  ugualmente  accertare,  che  Liberto  del  nostro  Piiblio  Cordio, 
fosse  VAulo  Ebuzio  Marino  Liberto  di  Cordio  di  altra  lapida  Torinese 

A  •  AEBYTIYS 
CORDI  •  LIB  •  HIARINYS 
SIBI  •  ET  •  MAESTRIAE 

FORTYNATAE 
VXORI  •  T  •  F  •  I 

scorgendo  come  in  costui  non  appaia  ne  il  nome  ne  il  cognome  del 
patrono  suo.  Ma  la  mancanza  del  nome  in  Menelao,  e  quella  del  nome 
e  prenome  del  Patrono  nell'Aulo  Ebuzio  non  e  tale  oslacolo  che  non 
possa  essere  superato  per  non  pochi  esempi  di  lapidi  sincerissime.  Ad 
Ogni  niodo  se  questi  non  si  debbano  poter  chiamar  Liberti  di  Publio 
Cordio  Yezziano,  converra  dire  allora  che  oltre  alia  famiglia  di  Yezziano 
ve  nc  fossero  nell' Augusta  de'  Tauriui  di  allri  Cordii  allc  quali  appar- 
tenevano  i  due  Liberti  Ebuzio  ,  e  (Menelao.  Se    nou  in    Torino  ,  altra 


1 42  CONGETTURE    ECC. 

fiiuiiglia  clcUa  gcnte  Cordia  era  cli  ccrto  in  Ivrea  colonia  Romana  men- 
ziouata  da  Velleio  Patei-colo,  e  dal  cui  suolo  usciiono,  in  ogni  tempo, 
non  poclie  iscrizioni  che  nc  dimostrano  rimjioilanza  e  lo  splendore.  Ivi 
venne  scoperta,  da  forse  un  secolo,  e  cola  tuttora  c  consenata  la  se- 
guentc  che  ne  fa  certi  di  una  famiglia  Cordia  Iporediese.  fe  questa 
una  base  ,  e  risci'izione  onorifica  e  non  funeraria  ,  ne  fa  credere  che 
sostcnessc  una  statua  di  Caio  Cordio  B.nJfo  della  tribii  Pollia ,  Edile 
della  colonia,  fattagli  innalzare  dal  fralcllo  Nasonc ,  la  qua  cosa  indica 
ricchezza  della  famiglia ,  e  qualita  non  comuni  del  dislinto  personag- 
gio  che  la  meritava.  Essa  dice  cosi : 

Caio  ■  CORDIO 

Yollia  ■  RVFO  •  AEDILi 

NASO  •  FRATRI 

La  inoltiplicila  fra  noi  dei  rami  di  questa  gente  e  degna  di  tanto  mag- 
giore  e  particolar  osservazione  ,  che  in  Roma  stessa  pare  fosse  poco 
estesa  ,  ed  oltre  al  ramo  di  quella  di  Manio  Cordio  il  Triumviro  , 
uon  si  conosce  che  altra  ne  sia  esislita :  ed  e  ben  giusto  quindi,  che 
ove  questa  gente  era  frequente  e  doviziosa  ,  ivi  appunto  fosse  scoperta 
reffigie  di  cpiella  divinita  che  da  essa  doveva  essere  piii  particolarmente 
venerata. 

E  chi  sa,  che  ad  altro  preclaro  personaggio  Torinese,  e  della  stessa 
famiglia,  non  sia  da  assegnare  il  tltolo  acefalo  importantissimo  ritrovato 
nel  luogo  stesso  d'onde  usci  quello  di  P.  Cordio  Vezziano ,  e  che  non 
facesse  parte  con  esso  d'un  sol  monumento  innalzato  ad  onore  della  fa- 
miglia Cordia  (i)  ?  Certo,  che  se  i  patronati  di  quattro  municipii  posti 
tutti  nella  Marca ,  lo  scoprono  persona  di  grande  autorita  e  potere  ; 
non  minore  importanza  gli  e  assegnata  dal  doppio  sacerdozio,  fra  i  piu 
ambiti  da  coloro,  cui,  mancando  il  gi-ado  senatorio,  non  era  conceduto 
I'entrare  nei  grandi  collegi,  il  llaminato  cioe  Laurentium  Lavinatium ,  che 
in  tal  modo  vogliono  esser  letti  ,  al  dir  del  chiarissimo  Borghesi ,  gli 
avanzi  dcUc  lettere  della  prima  linea  VR  LAVI  e  che  vennero  lasciati 
senza  spiegazione  da  chi  prime  la  pubblicava ,  ed  il  sacerdozio  VRBIS 


(i)  Mem.  dcU'Accadcmia  di  Torino,  vol.  xixvi ,  parte  Filologica  ,  pag.  i55. 


DEL    CAVALIERE    COSTANZO    GAZZERA.  1  43 

ROMAE  aeieRNAE  TICINI ,  giu  nolo  per  altre  lapitli ,  seiiza  ricorreic 
al  VERNAE  dalla  quale  dojncstica  sei'vilu  ne  doveva  allontanaru  il 
pensiero  ,  ollre  alle  allre  cariche  emiiienli  ilellc  quali  I'illustre  perso- 
naggio  si  scorgc  rlvestito  nel  marmo ,  il  palronalo  di  si  illuslri  cilia , 
le  quali  male   ne  avrebbero  aflidato  il  patrocinio  ad  un  J^crna. 

Ma  sia  che  I'incognito  personaggio  ad  onoi*  del  quale  vcnne  posto  il  titolo 
abbia  o  no  apparlenulo  alia  Genie  Cordia,  c  certo  almeno  che  quesla 
era  famiglia  polente  e  doviziosa ;  ne  forse  I'esserc  stala  scoperta  ne'  no- 
stri  paesi  la  slatua  della  Venere  Verticordla  o  senza  qualche  dipen- 
dcnza  da  qucsta  genie ,  la  quale  tenendo  a  sommo  onore  1'  aver  co- 
munc  con  quella  divinila  il  noine  genlllizio ,  ne  avrebbe  non  solo  col- 
locata  la  slatua  nel  Larario  domeslico,  ma  promossone  il  cullo  ezlandio 
c  multiplicale  le  imagini,  una  delle  quali  scampata  all'eccidio  del  bar- 
bari ,  ed  agli  insulli  del  tempo ,  pote  giungere  sino  a  noi.  Da  essa  gli 
individui  della  Genie  Cordia  Torinese  avranno  saputo  trarre  li  aus- 
picii  e  le  inspirazioni,  onde  modellare  se  stessi  alia  composlezza  ed  al 
buon  costume,  senza  del  che  gli  uomini,  anche  i  piu  elevati  in  dignita, 
non  giungono  ad  acquistare,  o  a  poter  consei'vare  a  lungo  quella  dignita 
che  li  rende  vcnerabili  all'  luiiversale. 


I 


i45 

DOCIIHIEIMTI  AUTEIVTICI 

CHE  SERVONO  ALLA  STORIA  DELLA  REGGENZA 
o  I 

CRISTINA  DI  FRANCIA ,  DUCHESSA  DI  SAVOIA 

DE'  PRINCIPI  MAURIZIO   E  TOMMASO 
SUOI    COGNATI 

TfATTI    DALI.E    SCIIITTCBE    DI    MOKSICKOR    CASPARO    CFCCHIBELLI  ,    VESCOVO    DI    M05TEFIASCOKE    E    r.OH^^ETO 
aU^tZlO    APOSTOLICO    ALLA    CORTB    Df    TORINO    HECLI    ANUI    lO^I,     l64^   y     lC43     C    l64^- 

RELAZIOIVE 

DI  FEDERIGO   SCLOPIS 


Approvata  nelV Adunanza  del  9  di  marzo  1837. 


M_j  imiiortanlc  raccolta  delle  scrillure  della  Legazione  di  Moiisiguor 
CeccliinelU  alia  Corle  di  Torino,  teste  acfpiistata  da  S.  M.  (i),  racchiiule 
non  pochi  gravissimi  documenti,  che  sen-ono  a  mettere  in  luce  varii  punti 
della  Sloi'ia  d' Italia  tra  I'anno  i64i  ed  il  i644j  ^  sopratulto  dichia- 
vano  que'  molli ,  ed  intricalissimi  negoziati  che  prccedettero  I'aggiusta- 
inento  dcUa  Duchcssa  Crislina  co'  Pvincipi  di  Savoia  suoi  cognati ,  ilu- 
ranle  I'eta  pupillare  del  Duca  Carlo  Einanuele  II. 

E  nolo  a  tulti  quelli  che  stiidiarono  la  Storia  d'ltalia,  siccome  dope 
la  raorte  del  Duca  di  Savoia  ViHorio  Aniedeo  I.  gran  teatro  di  guerre 
e  di  calamitii,    per    valermi   della   frase   del  Muratoi'i ,  ei'a   divenuto    il 


(i)  Qucsli  nianosrritli  vcnncro  ofTerli  a  S.  M.  tljl  CavaUerc  Paolo  Debcncdelli  da  Saiiana  , 
St'grctario  uclla  Rcj^iu  Scgrctcria  di  Stato  per  gU  afiari  inlcrui ,  la  cui  iiiadrc  c  rultima  discciHlriitc 
della  fainiglia  Cecchinclli. 

StttiE  II.  Tom.  I.  19 


l4(>  RELAZIONE 

Picmoiile.  Allc  guevve  jMU'late  tra  noi  Jm  Fpancesi  e  da'  Spagnuoli  eiasi 
aggiunta  la  guerra  civile ;  invece  di  tempcrare  quel  triste  destino  chc 
fecc  lantc  volte  della  nostra  conliada  il  campo  di  baltaglia  dcgli  stra- 
nieri ,  invece  di  raccogliere  insiemc  Ic  nosti-c  forze  e  mostrare  il  viso 
alia  fortuna  procacciandosi  il  premio  del  nostro  sanguc  versato,  i  figli 
di  una  islessa  patifia,  i  sudditi  di  uno  stesso  Principe  combattevano  tra 
loro,  e  coU'indcbolire  lo  Stato  lo  rcndcvano  jircda  piii  facile  alio  slra- 
nicro.  Si  puo  anche  dire  ,  die  dall'esilo  di  quelle  malaugurate  vcrtenze 
pendessero  le  sorli  d' Italia,  poiche  se  in  fine  dei  dissidi  la  corona  di 
Savoia  avesse  pci'duto  Tantica  sua  indipendenza  ,  I'equilibrio  dellc  forzc 
nclla  Penisola  era  sconvolto  c  gi-ande  incremenlo  si  dava  alle  prepolcnze 
di  Francia  o  di  Spagna.  Non  istaro  a  descrivere  quella  roiseranda  guerra 
civile ,  della  quale  tutti  gli  storiei  di  que'  tempi  ])arlarono ,  ma  ripetero 
cio  che  ebbi  gia  a  scrivere  in  altro  studio  che  ho  ftitto  di  documenti 
pure  ragguardaati  a  tale  Reggenza  (i)  :  Sim'aiio  allora  i  Piemontesi 
(Ustinti  da  bandiere  divei'se ,  non  divisi  da  intenzioni  contrarie,  si  dis- 
fevenziavano  gli  uni  dagll  altri  nello  scegliere  la  via  per  giungere  alio 
scopo  comune,  e  nella  scelta  erano  padroneggiati  dalla  necessita  delle 
cose  anziche  dal  parlicolare  giudizio. 

Seguendo  I'uso  della  poUtica  romana  in  que'  tempi  i  Ministri  ponli- 
fici,  appena  fu  scorto  possibile  un  aggiustamento  ,  non  si  riirasero  dal- 
r  entrare  come  negoziatori  e  mediatori  nelle  vertenze  tra  i  Principi  e 
la  Duchessa ;  vi  si  adopero  da  principio  ISIonsignor  Caffarelli ,  propose 
vipieglii,  e  preparo  gli  animi,  ma  siccome  questi  erano  suUe  prime 
caldezze  dei  disgusti  reciproci ,  non  pole  venire  a  termini  d'accordo ; 
destreggiando  vi  s'iutrometteva  pure  Monsignor  Mazzarini ,  mandate  dal 
Cardinale  Richelieu  allorche  vide  che  i  disegni  piu  assoluli  di  Francia 
non  riuscivano,  ma  non  pote  neppur  egli  vineere  tutte  le  resistenze. 
Finalmente  Monsignor  Cecchinelli,  surrogalo  al  nunzio  Caffarelli,  tento 
di  nuovo  Timpresa;  lesperienza  dei  pericoli  passati  aveva  gia  forse  ac- 
cresciuta  la  maturita  dei  consigli  nei  contendenli.  Portava  il  nuovo  Nun- 
zio istiTizioni  di  mediazioue  efficacissima ;  se  gli  prescriveva  di  non  of- 
fendere  la  parte  di  Francia;  ondc  che  nel  giungere  in  Piemonte  se  gli 
racrninaiulava   di   evitare   I'incontro  del  Principe  Tommaso,  e  poscia  se 


(i)  Documenti    ragguardanti    a11;i  sloria    della  vita  di  Tommaso  Francesco  di  Savoia,  Priucipc 
ill  Caiiijnaiio.  —  Torino,  prisso  Giuseppe  I'oiuha  ,   i83a  ,  pag.  q3. 


DEL    CONTE    FEDEHICO    SCLOPIS.  lAh 

g\\  scviveva  che  quando  avrebbe  a  negoziare  con  Harcourt  owero  con 
Madama  Reale,  non  le  dicesse  mai  le  ragioni  degU  Spagnuoli  come  da 
se,nia  solamcntc :  qucUo  cbc  loro  dimandano  »  e  sempre  aggiungesse 
«  per  quanta  loro  dicono  e  mi  hanno  informato  (i)  ». 

Gli  storici  nostri ,  come  il  Botta ,  il  Deuina ,  il  Costa  cU  Beauregard 
parlano  assai  brevemenle  del  negoziali  condolti  dal  Nunzio,  fermandosi 
j>iutlosto  suU'esilo  delle  traltative  clie  pose  fine  al  dissidio;  non  cosi  peio 
il  Guichenon  che  ne  discorre  laigamente,  tutloche  non  collochi  il  Nunzio 
Cecchinelli  se  non  come  coadiutore  del  signor  d'Aiguebonne  Minislro 
Francese  ,  laddove  dalla  raccolta  dei  documenti  si  vede  che  ecli  ebbe 
pure  parle  principalissima  sia  perclie  I'uflizio  di  lui  era  piu  autorevole 
riguardo  alia  Corte  di  Roma,  da  cui  si  aspettavano  le  grazie  e  le  di- 
spense che  entravano  tra  le  condizioni  sostanziali  dell'accordo  col  Car- 
dinalc  di  Snvoin  ,  sia  pcrche  come  Ministro  italiano  negoziava  con  in- 
tenzioni  sbrigate  dagl' intercssi  di  Francia  e  di  Sjiagna,  e  mirava  siu- 
cerameme  alia  pace.  E  sebbene  in  apparenza  dovesse  mostrarsi  meno 
discosto  dai  Francesi  opero  tuttavia  con  ischicltezza  degna  d'una  potenza 
sinceraniente  amica,  e  strettamente  neutrale. 

II  citato  storico  Costa  di  Beauregard  accenna  (2)  che  il  ncgozialore 
del  trattato  della  Duchessa  reggenle  co'  suoi  cognati  era  stato  un  cap- 
puccino ,  il  P.  Gioanni  di  Moncalicri ,  ma  dalle  carte  dclla  Legazione 
del  Nunzio  si  prova  evidentemente  che  quel  ncgoziato  procedclte  per 
via  di  moltiplici  conferenze  tra  i  Ministri  della  Duchessa  e  quelli  dei 
Principi,  onde  se  al  P.  Gioanni  di  Moncalieri,  che  era  creatura  del 
Presidente  Morozzo,  uno  dei  consiglieri  della  Duchessa,  pub  darsi  me- 
rito ,  sara  come  d'agente  subordinalo  affatto. 

Parmi  pertanto  poter  asserire  essere  questi  documenti  rilevantissimi  a 
chiarire  alcune  parti  assai  intricate  della  Storia  del  Piemonte,  ed  anche 
d'altri  SUiti  d'ltalia ,  e  perche  meglio  si  appalesino  i  fondameuti  lU  que- 
sia  inia  opinione  daro  un  ragguaglio  di  cio  che  da  qucstc  carte  si  ri- 
cava  di  pii\  importante ,  e  dividero  la  Sposizione  in  tre  i)aragrafi. 

Nel  primo  si  addurranno  molte  notizie  sopra  il  coi'so  dei  Irallati  in- 
trajiresi  per  I'aggiustamento  dei  Principi  di  Savoia. 


(1)  Cosi  (icll«  IclliTa   dul  il  agosto    iG4«,  scritU   al  Cecchtnclll  da  Ciaciuto  Massa  suo  agculc 
'idatUsimo  in  Roiiia. 
(1)  5I(:raoircs  Uistoritjucs  sur  la  Royale  Mauou  dc  Savoie  ,  lorn,  a,  pag.  ao3. 


i4t 


IlELAZlONE 


Ncl  secondo  si  riferlranuo  alcune  lettere  di  quei  Pr'mcipi,  ed  altri 
docuincnti  concernenli  all'accordo  finale. 

Nel  tei-zo  si  parlera  di  alcuni  accidenli  polilici  e  civili  chc  Irovansi 
dichiarati  nci  disjiacci  del  Nimzio. 


§•1. 

Quanlunque  Ic  prime  praliche  d'accordo  Ira  Madama  Reale  ed  i  Prin- 
cipi  suoi  cognali  fossero,  couie  si  e  dcUo,  gi;i  intavolatc  allorclie  giunse 
a  Torino  Monslgnor  Cecclunelli,  non  si  scorgeva  per  allro  ancora  aperta 
una  facile  via  all'  aggiustaincnto  ;  onde  quel  Nunzio  scrivcva  il  22  di 
novembre  164 1  al  cardinal  Barberino:  c  uscito  di  hocca  di  Madama 
che  il  Re  suo  fratello  verra  in  Italia  a  priinavera  ,  ed  a  me  Ilia  ri- 
ferilo  la  persona  medesima  alia  quale  Vha  detto  S.  A. ,  sebbene  tengo 
Vabbia  detto  per  indurre  i  Pvincipi  alia  concordia  ,  trovandoli  duri 
sopramodo.  II  trattato  d'accoiiiodamento  che  si  e  avuto  tiUti  questi  giorni 
fra  Madama  e  li  Pnncipi  suoi  cognati ,  con  opinione  assai  comune 
avessc  a  stabilivsi ,  s'intende  oggi  essersi  scoinpigliato  per  causa  dellu 
durezza  del  Principi. 

Erasi  allora  pax-lito  il  conte  d'llarcourt  capitano  supremo  delle  armi 
francesi  in  Pienionte  ,  e  tornatosene  in  Francia  ,  e  la  stessa  lettera  del 
Nunzio  aggixnige  chc  I'Harcourt  non  stava  bene  ne  con  Madama  ;  ne 
cd  suoi  Ministri ,  e  si  crede  da  alcuni  che  non  sia  per  tornare.  Lul- 
timo  disgusto  tra  lui  e  S.  A.  e  stato  per  Revel  (  grossa  terra  nel  Sa- 
luzzcsc  )  parendogli  d'essere  stato  burlato  ,  mentre  stava  per  farvi  en- 
trare  le  sue  genti ,  per  riputazione  ,  come  diceva ,  delle  armi  del  Re , 
prima  delV  accordato ,  di  concerto  col  Principe  Tommaso ,  S.  A.  vi 
avesse  messe  le  armi  proprie.  II  marchesc  di  Pianezza  ,  che  e  generale 
delle  armi  di  Madama  non  e  per  toimare  in  Torino  ,  dubitando  daf- 
fronti  dei  Francesi  per  aver  egli  pigliato  Revel  e  tenulolo ,  come  lo 
tiene  ,  per  Madama. 

II  predominio  dci  Francesi,  tuUoche  la  Duchessa  non  vi  si  acque- 
lassc  ,  anzi  faccssevi  contro  allissime  proteste ,  era  per  altro  venuto  a 
lale  clie  nella  lettera  del  10  dicembre  1G41  il  Nunzio  scriveva  alio  stesso 
Cai-dinale ,  die  a  far  rimuovere  un  certo  governatore  di  Cuneo,  cb'era 


DEL    CONTE    FEDEniGO    SCI.OPIS.  1  /jq 

ugonolto  e  sliuliavasi  di  spantlcre  cola  Tcrcsia ,  il  tratlarne  con  Mailaina 
iiou  serviva  a  nieule ,  siccome  a  niente  e  r'ulotta  dai  Franccsi  la  sua 
autorith, 

E  pill  cliiaramculc  ancora  quesla  fatal  ilipendenza  si  ilipinge  in  altra 
lellera  dcllo  stesso  INIinistro  coUa  ilata  medcsiiiia,  die  per  csserc  di  gian 
momcnto  qui  si  Irascrivc. 

«  £  certo  che  si  Iralta  alle  strettc  tratlalo  d'accordo  tra  Madama  e 
»  11  signori  Priiicipi,  e  si  sla  aspcllaiulo  per  niomcnli  il  Presidentc 
»  Leone,  persona  del  signor  Cardiiiale  di  Savoia,  dal  negotialo  del 
»  quale  dicono  che  pcndc  la  lisolulione.  lo  non  ho  ir.ancato  ne  manco 
»  di  cooperare  in  quclla  maniera  che  posso ,  ma  sliuio  clii  \i  si  possa 
»  fare  poco  fondaincnlo  ,  perche  ho  avulo  nutizia  che  il  Principe  To)n- 
»  maso  dice  di  noii  volcr  parlire  di  Pieiuonle ,  e  di  voler  rilener  qutllo 
))  che  tieiie  (i),  cd  il  signor  Cardinale  vuol  ritenere  ancor  lui  la  sua 
))  Nizza  ;  inentre  pero  quesli  Principi  non  si  uniscono  col  parlito  Fran- 
»  cese ,  poiche  q\ii  si  palpa  die  i  Francesi  vogliono  fare  onibratilc  in 
))  tullo  I'autoril^  di  Madama ;  non  si  parla  della  resliluzione  di  Cuneo ; 
n  rivogliono  Revello  forlezza  ;  lianno  levato  a  Madama  due  regginienti 
»  di  cavalleria  Italiana  ,  e  mandatala  in  Francia ,  perche  resti  cpii  in 
))  tutlo  pendente  da  loro.  Non  so  ancora  se  li  Principi  vorranno  unirsi 
»  col  partito  Francese.  Chiaro  sta  che  se  non  si  uniscono  con  loro  , 
»  I'accordo  con  Madama  non  scrvira  a  nulla  ».  E  dopo  si  fa  a  narrare 
lo  slalo  lagrinicvole  di  quelle  conti'ade  in  cui  «  alloggiano  a  spese  (J^i 
»  popoli  tuttc  le  soldatcsche  Francesi  ,  perche  di  Francia  e  uii  ^ran 
«  tempo  che  non  vengono  le  paghe.  Ne  deriva  la  totale  distruzione 
»  del  Piemonte,  fuggendo  i  popoli  inlieri  alle  montagne,  abbandonando 
»  le  terre ,  onde  se  Dio  non  provvede  di  rimedio  ,  qucsto  Ducato  al 
))  piu  fra  un  anno  s'iuibolgcru  colli  Vescovati  nullatcnenti ,  et  i  Prin- 
»  cipi  ch'hanno  causato  queste  guerre  resteranno  essi  ed  il  Duca  loro 
»   nipole  senza  vassalli  ». 

Ma  non  tard6  molto  ad  accoi-gersi  il  Nunzio  che  i  Principi  non  erano 
poi  tanlo  reslii  all'accordo,  a  cui  s'inchina^a  anco  Taninio  di  Madama; 
ma  che  i  consiglieri  di  quesla  si  studiavano  di  frapporre  ostacoli  nella 
trattativa  ;  i  Francesi    pure  si   mostravano    mcglio  disposti  ;  e   comuni- 


(0  II  Principe  Tommaso  IcncTa  allora  Ivrca  ,  Crcscculino  ,  il  Biillcse  c  la  Valle  d'Aostj 


i5o  helazione 

cando  col  Nutirio  Aposlolico ,  che  era  allora  in  Francia  Monsignor  Gii- 
maldi ,  e  cavando  notizie  dnl  signor  d'  Aigucboune  ainbasciatore  del 
Cristianissiino  e  Governator  Francese  in  Torino ,  Monsignor  Gccchinelli 
non  reslaTa  di  proporre  spedienli  ai  Ministri  cosi  della  Duchessa  conn- 
dei  Principi ,  e  di  valersi  dell'  uilicio  di  racdiatorc  in  che  era  enlrato 
cosi  per  disposizione  del  Papa ,  come  per  buon  volcre  delle  due  parti 
contendenti.  Le  diflicolla  ci'escevano  e  sceniavano  per  leggcrissime  cause, 
poichc ,  secondo  che  scriveva  lo  slesso  Nunzio  (i),  «  nelle  gueiTc  ci- 
)i  vili  insorgono  tali  e  tante  reciproche  offese ,  che  introducendosi  un' 
n  estreina  diffidenza  si  prova  che  per  coraporle  sarebbe  iieccssaria  la 
)i  divinita.  Questo-  occorre  qui  nelli  traltati  d'aggiuslamento ;  la  maggior 
1)  diflicolla  si  riduce  a  persuadere  alle  due  parti  a  fidarsi  Tuna  deH'allra. 
»  Nelli  punti  principali  s'  accordano  ,  ma  vi  e  entrato  punto  di  picca 
))  nell'esecuzione ,  poiche  il  partito  di  Madama ,  col  quale  concorrono 
»  li  signori  Francesi  ,  -vuole  che  la  consegna  della  piazza  di  Nizza  pvc- 
»  ceda  al  inatrimonio.  L'  altro  parlito  vuole  il  contrario.  Si  e  trovato 
»  un  temperainenlo ;  che  il  malrimonio  si  celebri  in  Nizza  col  mezzo 
))  di  special  procuratoi-c  della  Principessa  ,  con  condizione  che  prima 
))  si  consegni  la  piazza ,  e  dopo  immedialamente  si  celebri  il  matrimo- 
i)   nio,  precedente  la  rinunzia  del  cappello  ecc.  ». 

A.  rendere  meno  schietto  il  tenore  delle  trattative  incominciate  tra 
Madaina  Reale  e  i  Principi  suoi  cognati,  e  che  tutte  riposavano  suU'i- 
deato  inatrimonio  tra  il  Principe  Maurizio  e  la  Principessa  Ludovica 
Maria,  figliuola  primogenita  di  Madama,  contribuiva  la  voce  sparsa  che 
la  Francia  mentre  mostrava  in  palese  buonissime  intenzioni  di  favorire 
gli  accordi ,  covasse  in  segreto  altri  pensieri.  «  Qui  si  e  detto  e  ridetto, 
»  scriveva  il  Nunzio  (2) ,  ma  non  pei'o  con  aiitorita  di  testimonio  si- 
»  euro,  che  I'abate  Mondini  (3)  e  un  segretario  di  Stato  si  trovano  in 
n  Monaco  appostatamenle,  e  vadino  a  traltare  in  Nizza  frcquentemente 
))  col  signor  Principe  Cardinale  per  indurlo  a  cedere  alii  Francesi  quella 
))  piazza  e  contado,  e  pigliare  in  Francia  ricomjiensa  d'un  matrimonio 
»  della  figlia  del  Duca  d'Orleans ,  con  successione  di  grossissime  ren- 
»  dite  e  principati.  Non  si  sa  che  S.  A.  si  sia  lasciato  persuadere ,  ed 
»   io  credo  che  non  sara  cosi  insulso  da  lasciarsi  deludere  ». 

(1}  L<-Ucr.i    14  tli  niarzo   iB^'i  al  Cardinale  Barltcriiio. 
(a)  Lctlcra   del  u4   di   marzo    t6!^■2   al   Cardiuulc   Barberiiio. 
(3)  Era  quest!  uo  scrvilore  del  Cardiualc  di  Richelieu. 


DEL    rONTE     FEOEniGO    Sr.LOPlS.  l5l 

Intanto  poi  quella  voce  sparsasi  dapprima,  che  il  Re  dl  Francia  fosse 
per  venire  in  Italia  a  pniii.ivera  aveva  im  j)o'  inquietalo  i  Veneziani , 
e  ila  lore  crasi  tnantlato  un  genliliioino  a  Torino  per  ispiare  I'andamento 
tlei  trallati  e  far  credere  che  se  il  Re  veniva  in  Italia,  la  Repubblica 
sarcbbesi  iinita  cogli  Spagnuoli  (i).  Dicevasi  pure  in  Piemonte  clie  il 
Principe  Tomuiaso  aliborriva  raggiuslamento  in  riguardo  del  matrimonio 
(la  contrarsi  dal  Cardinale  suo  fratello  ,  parendogli  che  cio  gli  dovesse 
logliere  lutle  lo  speranze  di  succederc  al  Trono,  ove  fosse  tnancato  a* 
yivi  il  Duca  regnaule  ;  nia  il  Nunzio  dopo  essersi  ben  chiarito  del  vero 
ricouobbe  che  il  Principe  Tommaso  stava  unitissiuio  col  Cardinale  ,  e 
che  percio  non  sarebbe  segiiito  raggiustainento  dell'iiuo  senza  I'altro  (2). 

Superate  finabnente  tutte  le  ditlicoltu,  rimossi  i  purligU,  rappatuinati 
gli  animi,  fu  conchiuso  raggiustamcnlo ,  ed  il  Nunzio  pontificio  n'ebbe 
lode  da  clii  volcva  il  bene,  biasimo  da  chi  sperava  cavar  frutto  dal 
male.  Gli  Spagnuoli  si  dolsero  della  troppa  sua  operosita  a  quellintento, 
ed  egli  ne  serisse  al  Cardinale  segrelario  di  Slato  in  modo  cosi  auto- 
revolc  e  cosi  sufTiciente  a  dar  lume  alia  Storia,  che  non  si  puo  trala- 
sciare  dal  qui  riferirne  il  dispaccio  del  6  d'agosto  1642  in  cib  che  rag- 
guarda  a  quel  gravissimo  obbietto. 

»  Non  hanno  ragione  li  signori  Spagnuoli  di  dolersi  del  Nunzio:  se 
))  dalla  pace  qui  slid)ilita  risulta  loro  detriinento  ,  non  e  ne  intcnlo  ne 
n  volito.  Inlenta  e  volita  e  stata  la  pace  ;  qucsta  e  un  bene  incompa- 
»  rabile  per  la  societa  civile.  A  procuiarla  sopra  ogiii  altro  e  tennto 
»  il  Romano  PonteGce,  mcntre ,  come  sacro,  essendo  preposto  ad  uuir 
»  Taniiua  con  Dio ,  deve  al  fine  subordinare  11  mezzi ,  con  procurare 
»  la  rimozione  dclli  peccali,  e  di  quelli  in  particolare  che  si  commet- 
»  tono  nelle  guerre  che  sono  esecrandi  e  senza  numero.  Chiaro  sta 
))  ancora  che  le  guerre  in  Itaba  hanno  origine  dalla  civile  del  Piemonte, 
»  e  che  r  arnii  spagnuole  e  francesi  sono  ausiliarie  e  non  principal!. 
»  Chi  vuol  levare  il  male  comincia  dalla  radice ,  e  pero  per  comporre 
»  quelle  d'ltalia  bisognava  prima  aggiustare  quelle  del  Piemonte.  Se  li 
»  signori  Spagnuoli  avessero  pensiero  di  etemar  la  guerra  in  Italia , 
»    incorrerebbcro   in    un   errore    e   morale   e   politico,  dal   quale   S.    S. 


(1)  Lcltcra  del  24  di  marzo  iC^a  al  Cardinale  Barberino. 
(a)  Lcltcra  alio  stcsso  del  i.°niaggio  ib^i. 


lOa  RELVZIONE 

n  sarebbe  ohbligalo  (li  ritrarncli;  inoialc,  per  roflcsa  di  Dio;  politico, 
«  pcrche  non  coniplc  ne  a  S.  S.  ne  a  buoni  Princliii  llaliani ,  chc  la 
n  guciTa  si  clcnii.  Se  hanno  pcnsicre  divcrso  e  percio  die  si  finisca 
»  la  gncri'a,  Sua  Bcalitudine  proponga  loro  la  restituzionc  deirocciipalo 
»  in  {[ucsto  Ducato,  die  dalla  parte  loro  li  sigiiori  Franrcsi  si  lasciano 
»  inlciulere  di  volcr  iare  il  simile  ddla  porziouc  die  ne  tengono  cssi. 
«  IiioUre  se  qui  non  si  stipulava  la  pace  si  era  a  lerinine  chc  ii  signori 
»  Frances!  pensavano  di  farsi  padroni  del  residuo  di  cjuesto  Ducalo  , 
n  di  pigliare  lulta  la  Savoia,  e  mandare  Madama  in  Francia  a  dire  la 
))  corona;  dinvadore  Nizza  con  il  suo  Conlado,  e  cacciare  il  Principe 
))  Tonimaso  da  Ivrea  ed  altri  luoglii  di  sua  giui-isdizione.  lo  credo  che 
«  sia  molto  piii  wtile  per  li  signori  Spagmioli  di  vedere  riuiiita  la  Casa 
)>  di  Savoia ,  e  padrona  del  suo  Stato ,  che  il  Franeese  domiiiatore  di 
1)    tulta  questa  Provincia  ». 

Non  credo  potersi  porgere  piu  aperta  dichiarazione  dello  slaio  poli- 
tico del  Piemonle,  in  allora  ,  die  col  mezzo  di  queslo  dispaccio ,  dove 
un  Miiiistro  abilissiino  di  una  polenza  neulrale ,  dopo  aver  preso  esalta 
nolizia  degli  uoniini  e  ddle  cose  di  questo  paese,  scopriva  le  inlenzioni 
avai-issirae ,  e  le  false  amicizie  di  due  potenze  che  faceudo  vista  di  pro- 
log"ere  opprimevano  il  Pienionte. 

Composte  le  differenze  Ira  i  Principi  c  IMadama  Rcale  ,  si  clTelluo 
tra  la  Principessa  Ludovica  ed  il  Principe  Maurizio  il  maritaggio  clic 
doveva  essere  il  nodo  d'  alleanza  dell'  augusta  Famiglia  ;  ma  prima  di 
cclebrarlo  ,  il  Principe  Maurizio  rimise  alle  arnii  del  Duca  il  castello 
di  Nizza,  Villafranca,  e  S.  Ospizio  (  17  seltenibre  1642).  Erasi  intanlo 
Madama  Reale  condotla  a  Cuneo  coUa  Principessa  sua  figUa,  la  quale 
tosto  dopo  seguita  la  ccssione  delle  fortezze  s'avvio  a  Sospello  dove  ri- 
cevette  dal  Nnnzio  istesso  la  benedizione  nuziale ,  come  si  vedra  piu 
dislesamente  iiel  §.  II. 

In  se"uito  alia  pace  conchiusa,  il  Principe  Toraraaso  s'accoslo  siflTat- 
tamenle  al  partito  franeese ,  che  ne  sorse  gclosia  nell'animo  di  Madama 
P.eale  ,  la  quale  si  strinse  percio  piu  stretlamente  col  nuovo  suo  genero 
il  Principe  Maurizio. 

TuUavia  il  govorno  di  Madama  non  si  concilio  dopo  stima,  ne  aflctio 
da'  popoli,  e  sul  finire  ddla  Lcgazione  (1),  cosi  ne  cbbe  a  scrivere  il 


^i)  LctUra  Jcl  Nimz.io  al  cardinal  Barbciino  7  (11  ottobrc  i6l\i. 


DEL    COKTE    FEDERIGO    SCLOPIS.  1 53 

Nunzio  istesso  che  pure  non  le  era  per  nessuna  guisa  avveiso.  —  w  Cou- 
rt tinuano  le  diflidenze  fra  la  signora  Ducliessa  e  li  signori  Principi  suoi 
»  cognali.  lo  non  ho  mancato  di  fare  piu  voile  offizi  di  buon  servitoie 
»  con  la  sigiiora  Duchcssa  e  per  lencrli  bene  unlti  insieme,  ma  invano; 
»  perche  si  conosce  che  S.  A.  vuol  essere  sola  nell'  esercizio  del  co- 
»  mando.  Le  proposi  come  da  mc  stesso  che  se  avesse  mandate  dope 
»  la  morte  di  D.  Felice,  il  Principe  Maurizio  governatorc  della  Savoia, 
»  il  tutlo  sarebbe  stale  pacalo,  e  S.  A.  piu  libera  nel  governo  del  Pie- 
»  nionlc ,  perche  il  Principe  Tomniaso  come  generalc  dell'  armi  di 
)>  Francia  aveva  impiego  che  baslava  per  lenerlo  occupalo  e  soddisfalto. 
»  Mi  rispose  con  concetti  dimostranti  diflidenza  grande;  c  che  questa 
»  Principessa  sia  pcssimamente  consigliala ,  apparisce  cio  anche  nel  go- 
))  vcrno  medesimo ,  perche  coUetta ,  dlsperde  e  dissipa  senza  meta , 
»  oude  e  laulo  mal  volula  da  tulto  il  Picmonte  che  pubblicamente  di- 
rt cono  che  non  avranne  mai  bene  fine  ch'  essa  governera  ;  e  se  non 
»  avessero  speranza  di  qualche  moderazione  col  mezzo  delle  negoziazioni 
»  in  Francia  del  Principe  Tommaso  direbbcro  peggio  ». 


§.  II. 

Le  lettere  di  Principi  che  si  racchiudono  in  originale  in  quesli  do- 
rumenti  son  molte  ;  cioe  quindici  del  Principe  Cardinale  Maurizio , 
sedici  del  Principe  Tommaso  ,  quattro  della  Duchessa  Cristina ;  parec- 
ohie  ragguardano  a  negozi  particolari  che  succedevano  alia  gioniata  , 
alcune  toccano  al  punlo  principale  della  legazione ,  vale  a  dire  all'ag- 
giustamenle  tra  i  Principi  e  Madama  Reale.  In  termini  assai  vaghi  ed 
incerti,  e  quasi  coll'apparenza  di  non  voler  entrare  in  dichiarazioni 
scriveva  il  Principe  Tommaso;  in  mode  assai  piu  strelto  ed  esprcssivo 
si  spiegava  il  Cardinale  di  Savoia,  e  di  cio  vi  puo  essere  ragione,  oltre 
la  diflerenza  negli  animi,  da  che  nella  conclusione  della  pace  maggiori 
<  lausole  dipendenti  dalla  Corte  di  Roma  si  richiedevano  riguardo  a  lui 
ihe  non  al  fratello  suo  ,  come  quelle  nccessarie  per  il  matrimonio  di 
lui  coUa  Principessa  sua  nipotc  Cgliuola  primogcnita  di  Yittorio  Aniedeo 
I  ,  per  la  rinunzia  al  cardiualate  ,  e  per  rassestamento  delle  quistioni 
heneficiarie.  —  Ricopiererao  qui  due  lettere  che  ne  sembrano  poter 
servire  di  prova  a  quanto  si  c  delto 

Serie  n.  Tom.  i.  ao 


l54  REI.A.ZIONE 

Lettera  del  Principe  Tommaso. 

«  Ivrea  a  x  giugno    1643. 

«  111.""'  e  Reveren."""  Signore 

»  Col  rilorno  del  Rota  (l)  riveggo  la  pcrseveratiza  clt'gli  iiflici  amo- 
))  revoU  cU  V.  S.  Illuslrissima  a  beneficio  degli  ailiiri  corrcnti,  e  qtiaiilo 
»  in  essi  si  contcnga  iVaffetto  e  di  corlesia  parlicolare  verso  di  me. 
)i  Egli  medesimo  dunque  le  riporta  larghe  osprcssioni  dclla  voloiila  mia, 
)>  rosi  inlorno  al  ncgolio,  come  nel  concernenle  la  slima  con  la  quale 
«  I'icevo  in  accrescimenlo  d'obbligo  a  V.  S.  Illuslrissima  (pesle  sue  coi- 
>)  dialissime  operalioni.  Onde  a  lui  rimcttendo  nell' uno ,  e  nell' ailro 
»  particolare  le  rimostranze  dc'sentimenti  miei  le  prego  molta  prospe- 
»  rita  dal  cielo. 

(1  Ai  serviiji  di  V.  S.  Illuslrissima  e  Reverendissinia 

«  Tommaso  n. 

Leltera  del  Cardinale  Maurizio. 

«  Di  Nizza  il  26  di  febbraio    1G43. 
•   n   111.""  e  Reveren.'""  Signore 

1)   Sono  cftetli  proprii  della  carica  e  deiraffello  di  V.  S.  lUiislrissiiiia 

»  quel  uflici,  cli'ella   mi  avvisa  con   la  leltera    de'    17  di  qucslo  liaver 

»  conlribuila  nei  traltati  di  aggiustaraento,  die  si  n.ancggiano  cosll  Ira 

»  Madama    Reale  e  noi.   Non  ho   dubbio  alcuno  c'liavera  ella    ricevulo 

))  gusto  notabile,  mentre  vedeva,  che  s'andavano  pcrfellionando  le  ne- 

))  gotiationi  clic  apporteranno  beneficio   segnalato  al  pubblico,  solkve- 

«  ranno  questi  Stali  dalle  oppressioni  die  senlono,  e  finalmente  dai'anno 

»  respiro  all'Italia  tulla,  nella  quiele  della  quale,    come  lanlo  inleressala 

^1     El  J  qnCili  il  ici^iclario  del  ^aii/.io- 


DEL  CONTE  FEDEHICO  SCLOPIS.  Ij5 

»  Sua  Santiti,  V.  S.  lUustrissima  come  suo  ministro  e  parlicolannente 

»  obligata  di  alTaticarsene  per  I'acquisto  deU'applauso    grande  chc    sura 

))  dovuto    al  suo  merito ,  assicurandola  che  i  Pi'encipi  di  questa  Casa  , 

»  le  conservcranno  meco  obligatione  infinita  ». 

>)  Mi  persuado  appunto  come   V.  S.  lUustrissima  mi  accenna  che  la 

»  santita   di  N.  S.  (i),  il  signor  Cardinale  BarLerino  (a)  e  tulla  quella 

«  Corte  sentira  giubilo  deU'aggiustamento  suddclto,  c  che  per  couseguenza 

»  si  trovera  ogni  facilila  nelle  grazie  che  si  desiderano.  Haverei  pero  vo- 

n  luto  che  nella  speditione  fatta  a  Roma  d'intomo  al  mio  matrimonio, 

»  (  oltre  che  a  quella    dovea  precedere  raccomodaraenlo  finale  di  ogni 

))  cosa  (3)  ),  fosse  slabilita  di  comvme  concerto ,  e  che  unitamenle ,  come 

»  V.  S.  lUustrissima  sa  che  in  simili  casi  si  suole,  si  havessero  havuto 

»  raccoi*so  alia  benignita  della  Santita  sua,  ed  aU'amorevolezza  del  signor 

»  Cardinale  Barberino,  ai  quali  se  fosse  stala  fatta  instanza  in  tempo,  e 

»  con  mia  partccipatione,  potevo  rapprcsentarli  molti  particolari  clfavreb- 

«  bcro  facilitato  maggiormente  le  grazie  suddette;  in  conformiti  ho  scritlo 

))  a  Roma  e  costa  a  miei  ministri  per  rappresentarlo  piu  diffusamente  e 

»  massimc  sopra  le  scritture  che  rimando,  dalle  quali  vedra  che  non  si 

»  e  mutata  in  modo  alcuno  la  sostanza,  ma  solo  alcunc  parole  e  termini 

»  chc  non  si  potevano  laseiare  senza  gran  pregiuditio  delle  uiie  qualita. 

»  Conoscera  V.  S.  lUustrissima  da  esse  e  dagli  allri  temperament! ,  chc 


(i)  Uihano  VIII. 

(2)  Scgrclario  di  Slato  —  era  qucsti  il  Cardinale  Francesco. 

(3)  Dal  cartcggio  tcnuto  dal  Massa  si  ricava  come  la  Corte  di  Roma  volcsse  die  Ic  capitolazioui 
d^iccordo  tra  i  Principi  c  Madama  Bcale  prccedcssr^ro  la  concessionc  dellc  grazie  implorate  dal 
Cardinale  di  Savoia,  cd  in  particolare  nclla  IcUcra  del  aa  marzo  1G43  (scritta  in  parte  in  cifra ) 
si  Icgge  aver  dctto  Monsignor  Ceva,  un  prelato  che  promuoveva  caldissimamcnte  cola  le  dimandc 
dci  Principi  di  Savoia  ,  «  non  si  voler  n^  dover  fare  se  prima  non  segue  raccomodamenlo  fra 
"  delta  Duchcssa  ,  il  cardinale  di  Savoia  ed  il  Principe  Tommaso  e  clie  anco  sicno  le  capilolalioni 
»  non  solo'sottoscrittc  ,  ma  cseguite  per  I'istessa  ragione  che  il  Nunzio  avvisa  al  Massa  esserlc 
>►  statu  incuricato  I'arcano  della  dispensa  per  la  tjualc  rAmhasciatore  di  Spagna  in  Roma  ba  fatlo 
u  grail  rumore  ,  e  scmpre  qui  si  e  ncgata  la  coucessione  ovvero  sia  placet  della  dispensa  ,  ui  si 
i>  viiolc  che  apparisca.  (Da  allra  lettera'  scritta  al  Nunzio  );  ondc  non  d^^vc  parcic  strano  alia 
'►  Duchessa  che  qucsti  padroni  mctlino  in  piazza  quello  che  c  in  occulto ,  ct  qucUo  che  a  lei  dcve 
•    bastart:  per  la  conscgoitionc  dc"  suoi  fmi  ,  a  quali    non   potcndosi    arrivare    o   per  maligniti   di 

•  congiunturc  ,  o  per  gravczia  dci  nostri  pcrcati  non  e  dovcrc  chc  vi  sia  una  dichiaratione  della 
■  voloula  del  Papa  e  del  Cardinale  Barberino  fi  nslr.itoria  alia  Duchesia  ■>.  A  chiarire  il  scnsa  di 
quel  dispaceio  varranno  Ic  parole  del  seguento ,  pure  scritlo  dal  Massa  al  Nunzio  di  Torino  del  1," 
marzo   iS'p  (in  cifra  ). 

•I  Qui  si  4  divulgata  ajsai  la  dispensa  df  I  Cardinal  di  Savoia,  credo  di  casa  deU'Ambasciadure 
i-  di  Francia  al  quale  diedi  la  leltera  il  martcdi  dopo  chc  gia  era  partito  il  coriiere  ». 


1 3G  nr.LAzioNE 

«  porta  il  fratcUo  del  Prcsidcnle  Monclti,  come  sia  grande  il  desiderio 
»  c  ho  di  vedcr  terminate  per  benefilio  pubblico  cpieste  diilerenze,  assi- 
»  curandola  che  dalla  parte  nostra  non  si  poteva  porgere  facilita  maggiore 
»  di  questa,  ed  arrossisco  che  in  faccia  del  mondo  si  vedino  scritture  cosi 
N  disavvantaggiose  per  noi ,  moderandosi  solo  il  mio  sentimento  con  la 
n  consolalione  che  ricevo  di  sacrificare  la  sicurezza  niia  e  la  mia  riputa- 
»  tione  propria  per  la  conservatione  della  Casa,  e  per  la  quiete  e  bene- 
))  ficio  di  questi  popoli  tanto  travagliati  ed  afflitti.  Protestandole  avanti 
>i  Iddio  che  tutti  i  mici  fini,  come  ognuno  ha  visto  per  il  passalo ,  sono 
»  indii'izzati  purameiite  al  mantenimento  dei  Stati  a  S.  A.  R.  et  alia  Casa; 
))  ne  con  ragione  si  potra  mai  ascrivere  a  mia  colpa  i  disastri  che  po- 
»  tessero  nascere.  Nel  rimanente  a  V.  S.  Illustrissima  siccome  resto  te- 
»  nuto  dalla  buona  volonta  che  mi  dimostra,  e  delle  sue  cortesi  esibitioni 
»  cosl  ne  la  ringratio  e  la  prego  della  conlinualione ,  augurandole  per 
«  fine  dal  Signorc  quelle  felicita  e  prosperi  avvenimenti  che  merita  e 
»   desidera  ». 

«  Di  V.  S.  III."''  e  Rev.""' 

Aff."""  come  fratello  per  serv.' 
il  Cardinale  di  Savoia  «. 

A  compierc  la  descrizione  del  modo  d'aggiustamento  ,  a  cui  aveva 
cosi  caldamente  cooperato  Monsignor  Cecchinelli  varra  pure  il  riferire 
tpii  una  lettera  a  lui  indiintta  da  IMadama  Reale  che  si  trova  in  questa 
raccolta. 

((  Da  Torino  ai  24  luglio   1642. 

»  Molto  lUustre  e  Rev."""  Signore 

»   Sendosi  avuta  ieri  vcntitre  del  corrente  col  ritorno  di  Francia  di 

))  Monsii  Tallon ,  la  ratificazione  del  Re  mio  signore  fratello  della  capi- 

»  tulatione  fatta  da  noi  con  li  Prencipi  miei  cognati,  et  non  mancando 

»  altro  al  presente  per  venire  all'intiera  eseculione  delle  cose  convenute, 

»  e  godere  i  frutti  della  pace,  che  di  ricevere  gli  effetti  promessi  dalla 

))  bcnigna  mente  del  nostro  Signore,  ho  percio  stimato  necessario  di  spe- 

»  dire  a  quclla  Corte  un  corriere  espresso,  e  di  scrivere  diflusamente 

»  sovra  le  memorie  ch'il  conte  Carlo  Gierolamo  di  Moretta  m'ha  rimesso 


DKL    CONTE    FEDERICO    SCI.OPIS.  l^"] 

»  al  suo  rilorno  tla  Nizza,  e  sovra  i  jiunli  della  leltera  clie  V.  S.  Reve- 

»  rendissima  si  c  pur  compiacciula  tU  scrivere  intoi'no  al  medcsimo  sog- 

))  gctto,  supplicando  sovra  ogni  cosa  N.  S.  che  si  degni  di  mandar  pron- 

»  tamcntc  facoltii  a  V.  S.  Revcrendissiina  afTinche  riceva  la  rinuntia  del 

»  capcllo  cardinalllio,  e  di  concedcre  poi  la  licenza  per  11  iiiatriinoiiio  da 

»  contraltarsi  fra  il  signor  Principe  Maurizio  e  la  Principessa  Ludovica 

»  Maria  mia  figliuola  primogenita,  perche  da  essa  sola  dipende  rcffetlua- 

»  tione  del  suddetto  matrimonio,  et  in  conseguenza  quella  della  pace, 

»  sendosi,  come  si  sa  V.  S.  Rcverendissima,  dichiarato  delto  signor  Prin- 

))  cipe  di  non  voler  deporre  il  capello  che  non  possa  immedialamente 

>)  contrattare  il  matrimonio,  e  di  non  voler  rimettere  le  piazze  ne  effettuare 

»  il  rimanenle  del  capitolato  salvo  nel  punto    del   matrimonio  ;  si    che 

»  quando  s'obligasse  il  Principe  INlaurizio  alia  formalita  di  mandar  il  ca- 

»  pello  a  Roma  prima  di  ricevcr  la  dispensa  vcrrebbe  assolutamente  im- 

w  pedita  I'effettuatione  del  capitolato,  ed  il  differirla  in  questo  mode  sot- 

»  toporrebbe  la  pace  a  quel  pericoli  et  mconvenienti  che  porlano  con 

«  loro  Ic  lunghezze.  Prego  dunque  instantemente  V.  S.  Reverendissima  a 

))  premer  di  nuovo  con  ogni  eflicacia  sovra  cjuesto  punto ,  che  tanto  im- 

»  porta  per  conseguire   il  fine  desiderate    d'essa  pace  ,  per  la  quale  si 

))  com'ella  si  e  impiegata  sin  hora  con  zelo  e  prudenza  tanto  singolare 

))  c'ha  impresso  in  questa  Casa  un  obligatione  non  ordinai'ia,  cosi  aspet- 

»  tando  che  mi  favorisca  col  ritorno  del  presentc  corriero  di  mandarmi 

»  le  sue  lettere  accib  siano  portate  da  quello  ch'io  spediro  per  Roma, 

»  senza  piu  le  prego  dal  Signore  ogni  prosperita  ». 

«  Ai  comandi  di  V.  S.  M.'"  III."  e  Rev."" 
la  Duchesse  de  Savoie  ». 

Alcune  Provvlsioni  Pontificie  sono  pui-e  tra  questi  documenti  ,  e  co- 
mincero  col  citare  la  copia  di  un  Breve  del  4  <^'  ottobre  16^2  di  Ur- 
bano  VIII  alia  Duchessa  nel  quale  la  commenda  altamente  d'aver  im- 
pedito  I'esercizio  pubblico  del  calvinismo  che  ei'asi  introdotto  tra  le 
soldatesche  durante  la  guerra  civile  «  (  equidem  non  sine  ingenti  animi 
))  solatio  nupcr  audivimus  te  haereticis  militibus  serio  veluisse  quin 
»  concionibus,  ac  coenis  calvinisticis  incumbant)  ».  Succedono  due  Brevi 
in  originate  dcUo  slesso  sommo  Ponlcfice  ;  col  primo  dei  quali  che  e 
del  3o  di  giugno    164  a  delega  espi'essamenlc  il  Nunzio  Cecchinclii  per- 


l58  RELAZIONE 

die  riceva  la  rlnuncla  al  cardinalato  da  farsi  dal  Principe  Maiirizio , 
»  praecipue  pro  bono  pacis  ,  praescrlim  pro  administralione  muneris 
n  tutelae  dilecli  filii  nobilis  pueii  Caroli  Einanuclis  ducis  Sabaudiae  eius 
»  ex  fratre  nepotis  ,  int-undac  cum  dilecta  in  X.'°  filia  nobili  muliere 
»  Christina  Ducissa  Sabaudiae  vidua  ciusdem  ducis  matrc  ;  n  col  se- 
condo  del  6  di  lujjlio  dell' anno  anzidetto  commette  alio  stesso  Nunzio 
di  dichiarar  la  dispensa  degli  impedimenli  di  consanguinita  in  primo  e 
secondo  grado  e  di  cognazione  spirituale  che  si  opponevano  al  matri- 
monio  slabilito  tra  il  Principe  Maurizio  e  la  Principessa  Ludovica  Ma- 
ria. Avute  tali  facolla,  il  malrimonio  fu  celebrate  iiel  mode  descritto 
nel  relativo  istromento  che  qui  si  riferiscc. 

«  Anno  Domini    1642,  et  die  lunae,  vigesimanona   mensis  septembris, 
H   circa  horam  decimam  scptimam  universis  manifestum  sit  quod  in  oppido 
»   Cespitelli  (Sospcllo),  Niciensis  Dioecesis,  et  domo  Domini  Capitanei  Riccii 
»    prope  ecclesiam  maiorem  eiusdem  oppidi  in  qua  infrascripli  Screnissimi 
»   D.  D.  Principes  se  se  respective  ad  infrascripta  peragenda  contulerunt, 
«   et  stantiis  supcrioribus  ciusdem  domus  et  camera  cubiculari  infranomi- 
>)   natae  Serenissimae  dominae  Principissae,  quia  laborabat  febre  tcrtiana, 
»   prope  quam  et  in  alia  camera  in  qua  per  magnam  linestram  pei-vide- 
»   batur  altare  portatile  in  ea  constructum,  Illuslrissimus  et  Reverendis- 
»    simus  Dominus  Caspar  Dei  et  Apostolica  Scdis  gratia  Episcopus  Mon- 
11    tisflasconensis  et  Corneti,  Sanctissimi  D.  N.  D.  Urbani  Divina  provi- 
»   dentia  Papae  VIII  dictaeque  sanctae  Sedis  apud  Serenissimum  D.  D. 
n   Carolum  Emanuelein  Sabaudiae  ducem  et  Pedemontii  Principem  Nun- 
n   lius ,  receptis  prius  liUcris  fainiliarilnis  ab  Illustrissimo  ct  Revercndis- 
n    simo  Domino  lacobino  Marenco  Episcopo  Niciensi  tanquam  ordinario, 
»   per  quas  ipsi  Illustrissimo  Domino  Nuntio  Apostolico  communicata  fuit 
))   lacultas  ad  infrascriptam  Iienedictionem  dcveniendi,  intra  sacrum  missae 
»   sacrificium,  duos  annulos,  unum  ex  auro  alterum  ex  argento  bencdixit, 
»   qui  statim  recepti  a  Sercnissimo  D.  Principe  Mauritio  a  Sabaudia,  illos 
»    in  digitis  manus  Serenissimae  dominae  Principissae  Ludovicae  Mariae  a 
«   Sabaudia  eius  dilectae   iixoris   posuit,  inde    memoratus   Illuslrissimus 
»    Dominus    Nunlius   Apostolicus   eosdem  Serenissimos   D.  D.   Principes 
»    Mauritium  et  Ludovicam  Mariam  a  Sabaudia  coniuacs  in  Dei  nomine 
»   benedixit  ad  praescriptum  sacroruin  Canonum  et  constitutiomira  Apo- 
)i    slolicarum.   Inlcrfucrunt  ad  liaoo  pro  cnrieris  Tlluslrissimi  et  Excellen- 
»    lissimi  D.   D.  Joannes  Dominicus  De-Auria  Marchio  Ciriaci,  comes  Ar- 


DEL   rOSTE   FEDEHIGO   scr.opis.  i5q 

»  cluinns  Val|)erga ,  ct  comes  Aleramus  San  Georgiiis  equites  torqueali 
»  SeieiiissiiJiae  Annuncialionis  Bcalac  Maiiae  Virj^inis;  lUustrissimi  D.  D. 
»  comes  Carolus  Passeranus,  comes  Carolus  Valpcrga,  cojnes  Beinardi- 
»  nus  Benlius,  et  comes  Federicus  Asinaiius,  ac  uiagnus  nurocrus  D.  D. 
)i  equilum  nohiliumque  virorum  el  mulieruiii  Doin'mii  Rcgiac  celsiUulinis 
»  Sabaudiac,  qui  ad  servitutcax  eoiuiiideiu  Screnissimorum  D.  D.  Prin- 
»   ci|>um  repcriebautur  ». 

«  Denlis  ». 

Altri  Brevi  dello  stesso  Poutefice  pure  si  leggono  licopiali  nclle  carte 
del  Niinzio  cosi  per  ringraziar  la  Duchessa  della  sollecitudine  cou  che 
tagliava  il  corso  all'eresia  de'  calvinisli,  come  per  altri  negozii  de'  quali 
avremo  aucora  a  |)arlare. 


§•  in. 


Addl  20  di  niagglo  i643  fu  promulgate  in  Torino  un  edilto  con  cui 
si  cercava  d'impedirc  che  solto  colore  di  costituzioni  di  patrimonii  ec- 
clesiastici  e  di  donazloni  alia  Chiesa  non  veuissero  defraudale  nella  col- 
lettazionc  dei  tributi  Ic  ragioni  del  pubblico  patrimonio.  Consta  da  un 
dispaccio  di  Monsignor  GccchincUi  inedesimo  che  prima  che  si  facesse 
quella  promulgazione ,  il  Senato  di  Piemonte  col  mezzo  di  un  senatore 
e  di  due  avvocati  aveva  «  a  lui  fatto  iustanza  del  rimedio  asU  abusi  , 
»  fraudi,  e  collusioni  prcsuppostc  in  pregiudicio  delli  pul)blici  catastri 
))  delle  Comunitii  ,  diceiulo  si  lacevauo  costituzioni  di  patrimonii  ai 
)i  chierici  nou  capaei  d'ordini  sacri,  cd  altre  disposizioni  a  favore  d'ec- 
»  clesiastici  e  chicse  col  puro  oggelto  di  deludere  le  ragioni  delli  cata- 
n  stri  (x)  ».  II  Nunzio  prese  tempo  a  rispondei-e,  cerco  informazioni  ed 
ebbe  a  conoscere  che  vi  era  qualche  (Usovdine  ,  ma  lo  slimo  di  gran 
lunga  minore  del  presupposto  ;  propose  qualche  rimedio  ,  ma  non  es- 
sendo  quello  siato  ammcsso  dai  Magistrati  Ducali  ,  ed  uscilo  poscia  lo 
statuto,  il  Nunzio  se  ne  adiro  forte  e  ne  meno  rumor  gi-ande  ;  accusava 
d'esser  principal  promotorc  di  quella  nuova  legge  il  Prcsidente  Morozzo. 


(i)  Dispaccio  il.I  25  di  maggio  1G43  al  C.irdiiialc  Barbcriii 


I  Go  REI.AZIONE 

Era  qucstl  cpicl  conte  Filippo  tli  Morozzo  autore  ill  vaile  scr'itturc,  fra 
le  allre  dcW ^pologeticon  pro  Magistratibus  Pedemontanis  nel  quale  con 
non  felice  successo  lotto  contro  la  dottriua  del  Fabro  (i).  Nulla  d"in- 
lentato  lascio  il  Niinzio  per  distniggcre  quello  staluto,  ma  i  Magistrali 
lion  piegarono,  lie  la  Ducliessa  mulo  volere,  ed  il  contegno  istesso  della 
Corte  di  Roma  dimostro  che  non  partecipava  ncUa  soverchia  ripugnanza 
del  suo  rainislro.  La  serie  del  luiigo  carteggio  tenutosi  sovra  tale  sog- 
getto  pu6  essere  utilissima  a  dichiarare  in  die  modo  allora  si  venlilas- 
sero  quelle  qiiislioni  ,  c  con  qual  rigorosa  ossei-vanza  dei  dritti  del 
Principaio  1  Magistrali  procedessero. 

Questo  fu  il  solo  negoziato  importante  di  dritto  ecclesiastlco  interno 
ih'ebbe  a  sollecilare  il  Nunzio  ,  ma  gli  vennero  poco  stante  commessi 
ufici  di  tempra  ben  dlversa. 

Erano  scoppiate  in  quei  giorni  le  ire  tra  i  Barberini  ed  Odoardo  Far- 
nese.  La  gucrra  nata  fra  loro  ayeva  fatto  sorgere  la  lega  tra  i  Veneziarii, 
il  Duca  di  Modena,  ed  il  gran  Duca  di  Toscana  contro  il  Pontefice.  Si 
venue  alle  inani ,  e  diedcsi  nuovo  miserando  esempio  di  discordie  tra  i 
Principi  di  questa  Italia ,  a  cui  daniio  pareva  non  bastassero  le  guerre 
portate  dagli  stranieri.  Ancora  non  erano  estinte  le  fiamme  dell'incen- 
dio  acceso  in  Pieiiiontc,  e  giii  nuove  faville  si  snscitavano  da  altri  So- 
vrani  dllalia.  Pareva  chc  una  malia  li  stringesse  e  facesseli  cieclii  a 
quella  chiarissima  verlta  che ,  vincitori ,  o  vinti ,  battagliando  tra  loro 
sempre  si  meltevano  a  discrezione  dello  straniero  che  sarebbe  venuto 
a  protcggerli  o  a  castigarli.  Bene  avverti  il  Botta  die  facile  era  ai  con- 
tt'ndcnti  il  riempier  I'csercito  «  perche  per  le  guerre  del  Piemonte 
)i  molli  soldali  si  erano  creali  i  quali  assai  meglio  amavano  travagliai'si 
)i  fra  le  armi  che  vivere  oziosamente  in  pace  (2)  ».  Cosi  per  parte  dei 
Principi  come  per  quella  del  Pontefice  si  cercava  di  fare  accolta  di 
gente  in  Piemonte  ;  usci  voce  che  il  Principe  Toininaso  volcssc  man- 
ilar  sussidio  di  soldali  al  Duca  di  Modena,  ma  non  ebbe  effetto.  II  Nun- 
zio Cecchinelli  dal  caulo  suo  faceva  opera  per  aver  capitani  esperti,  e 
trasse  aU'esercito  della  S.  Sede  il  marchese  Villa ,  che,  nato  suddito  del 


(i)  Alb  pagina  19  (IcU'AiioIogctico  trovasi  scritto  ;   «  argunicntum  :  agitur   dc    resmptis  proro- 
»  gatoriis  et  mnraloriis  et  (juantum  Prinri])i  licfat  in  eis ,  advcrsus  Praesidcm  Antonium  Fabrum 
»  dc  crroribus  pragmuticum  ».  Dec.  -ij  error,   i  ,  2,3. 
(1)  Sluria  d'llalia  ,  airanno  iG^^a. 


DEL    CONTE    FEDERIGO    SCLOPIS  iGl 

Papa ,  crasi  condotlo  ai  senizi  della  Duchessa  di  Savoia  ,  e  \i  aveva 
conscgulto  faina  di  valente  maestro  di  guerra  ;  gia  prima  era\i  andato 
il  marchese  di  Bagnasco  ;  si  mandarono  a  servire  co'  pnpalini  parecihi 
miualori ,  e  col  mezzo  del  segretario  del  Nunzio  ,  il  Rola  ,  si  assolda- 
rono  nel  Vallesc  due  mila  Svizzeri.  Fraltanlo  il  Principe  Tommaso  ve- 
iiiva  vieppiu  slringeiidosi  colla  Francia  ,  e  si  dispoueva  a  prendere  il 
comando  delle  armi  di  quelia  Corona  in  Piemonle  ;  il  die  avveniva  , 
come  scriveva  il  Nunzio ,  «  non  ostante  die  la  signora  Duchessa  si  sia 
))  opposla  in  Francia  appresso  la  Regina  pretendendo  subordinato  a  lei 
»  il  Principe  Tommaso  :  sapulo  cio  da  lui ,  ha  croUato  il  capo  e  detto 
»  chiaro  che  non  vuole  die  il  valore  della  sua  spada  abbia  rispetto  ad 
»   altri  (i). 

Taulo  era  poi  il  concetto  che  il  Nunzio  istesso  tencva  del  Principe 
Touimaso  ,  che  sull'ardere  delle  verlenze  tra  la  Sede  Pontiflcia  e  il 
Duca  di  Parma  ,  cosi  se  ne  apriva  al  Cardinale  Barberino  (2)  :  «  farei 
))  tutlo  quello  die  convenisse  di  ragione  per  compormi  col  signor  Duca 
»  di  Parma  per  e\itare  li  pericoli,  che  sono  innumerabili,  della  guerra, 
))  ma  nel  caso  che  non  si  potesse  comporre  con  riputazione  e  s'avesse 
»  da  fare  la  guerra,  gliela  vorrei  fare  in  modo  da  esterminarlo  ;  farei 
»  capo  dell'esercito  il  Principe  Tommaso  con  condizione  d'investirlo 
I)  del  feudo  di  Parma  e  Piacenza  mentre  con  le  forze  della  Chiesa  ne 
»  facesse  acquislo.  In  questo  e  non  in  altro  caso  credei'ci  di  poterml 
»  fidare  del  detto  Principe,  e  di  rimuovere  con  questo  mezzo  in  qual- 
»  che  parte  le  gelosie  delli  Principi  d'ltalia ,  dei  cpiali  si  puo  tencre 
))  per  certo,  che  aborrendo  sommamente  la  riunionc  di  quello  Stato  a 
))  quello  della  Chiesa ,  s'opporranno  con  lutte  le  loro  forze  che  non 
n  segua,  e  stiuieranno  miglior  partito  per  loro  che  se  ne  faccia  un  al- 
»  tro  Duca,  piuttosto  che  la  Chiesa  se  ne  impadronisca  n .  Questo  divi- 
samento  di  un  Nunzio  d'animo  veramente  Italiano ,  ed  oltremodo  alfe- 
zionato  a  tultoche  poteva  servire  alfincremento  della  Potenza  Ponlificia 
ne  pub  fornire  grande  argomento  per  far  giudizio  della  politica  che  si 
seguiva  in  allora.  Come  sarebbe  stato  facile  I'cseguire  il  pensiere  di  lui 
io  non  lo  so  ,  ma   so    bene   che  la    pace   dTtalia    non   sarebbesi  potuto 


(1)  DUpaccio  del  i*  di  luglio  16^3  al  Curdinulc  B.nbcrino. 
(a)  Dispaccio  dell'ii  di  marzo  1643. 

Serie  II.  Tom.  i.  21 


l6l  REI.AZIONE 

laccomandarc  a  \nh  valorosa  e  fiila  cuslodia  die  a  qnclla  dei  Principi  di 
Savoia  acficsciuti  di  Stalo  ,  c  posti  in  grado  di  far  lesta  di  per  sc  ai 
nemici  comvini.  Se  il  Principe  Tommaso  gia  divenuto  Princijie  di  Tor- 
tona,  avesse  ancora  acquistato  i  Ducati  di  Parma  e  Piacenza,  la  prepon- 
deranza  della  Casa  di  Savoia  nel  reggrre  i  dcslini  della  Penisola  sareb- 
besi  creata  a  maggior  benefizio  dcgli  Italian!  (i). 

Non  mi  studicro  di  allungarc  qnesta  rclazionc  ormai  troppo  prolissa, 
ed  accennero  soltaiito  un  sunto  degli  avvisi  vemui  di  Francia  in  Pic- 
montc  al  tempo  della  mortc  del  Caidinale  di  Richelieu  ; 

Cosi  no  viferiva  il  Cecrhinclli  alia  sua  Corle: 

«  La  inortc  del  Cardinale  Richelieu  non  sara  dispiaciuta  molto  alia 
»  signora  Duchcssa ;  un  giorno  qucsta  signora  Principessa  mi  mostro 
»  il  ritratto  di  lui  in  forma  di  mcdaglia,  clie  leneva  aj.peso  alia  ein- 
5>  tura,  diceudomi:  egli  crccle  che  io  non  gU  vogUo  bene.  Gli  risposi: 
»  ha  torto,  perclie  V.  A.  gliene  viiol  tanto  che  lo  porta  uppiccalo. 
))  Sono  molto  ben  note  a  V.  Eniinenza  le  cause  di  poca  soddisfazione 
»  fra  la  Casa  di  Savoia  e  Richelieu.  Ila  (picsli  lasciato  al  Re  scudi  5m. 
»  d'oro  in  coiitanti ,  un  grosso  diamante,  una  credenza  d'oro  gioiellata, 
)'  c  tutla  la  guardarobba,  ed  una  cassetla  con  dcntro  tutte  le  piii  im- 
»  portanli  scritture  del  governo.  Mando  a  eliicdere  perdono  al  Re  dei 
)>  mancamenti ,  chiamando  in  testimonio  quel  Dio  che  fra  poco  TaveTa 
»  da  giudicare,  di  non  essere  mai  slato  portato  a  cosa  alcuna  dal  pro- 
»  prio  interesse  o  passione ,  ma  dal  puro  fine  sempre  del  servizio  di 
1)  S.  M.  ». 

«  La  sostituzione  in  suo  luogo  della  persona  del  Cardinale  IMazzarini 

»   ha  dato  oecasione  ai  speculator!  di  formare  concetto   che  sia  per  a- 

«    prirsi  modo  alia  pace  universale ,  perche  la  guerra  non  fa  per  Maz- 

■ »  zarini  che  e  forestiere ,  e  che  in  Francia   sta  sempre    fva  i  pcricoli. 

»   La  maggior  grazia  che  possa  egli  riccvere  da  Dio,  e  che  nnsca  occa- 


fi)  Kcl  lihro  Intitolato  delta  isloria  del  dnminio  temporale  della  Sede  j4poslolica  nel  Ducato  di 
Parma  c  Piacenza  a  facce  i!\ef  si  1p{?[;c  in  proposito  di  rjiicsta  giicrra  contro  Otloardo  Farncsc.  — 
//  Siri  nelle  sue  memorie  estralie  dai  dispacci  dei  ministvi  di  Francia  ,  asseriscc  :  che  ^li  Spa- 
gnuoli  .  .  .  passarono  eziandio  a  Irattare  che  si  dessern  gli  Stati  di  quel  Duca  a  D.  Taddeo  Bar- 
herini.  Tale  sarclihc  stata  la  consegucnza  della  protczione  clie  pli  Spagnuoli  mcttcvano  innanzi  ;  c 
con  quanto  maggior  utile  di  tulta  Italia  ,  poiclie  si  trattiva  di  dcvoluzione  ,  non  sarcbbcsi  quclla 
ridotta  in  favorc  del  Principe  Tommaso !  ma  il  corse  degli  avvenimcnti  non  diedc  poi  adito  a  si- 
mili  pensicri. 


DEL    COXTE    FEDEKIGO    SCLOPIS.  I G3 

»  sionc  ill  parllnie  c  venirsene  a  Roma.  Non  c  possibile  die  s'l  possa 
»  accoinodare  1'  umor  franccse  alia  toUuruiiza  di  una  sovrauila  in  uu 
))  forcslicre.  Le  ullime  congiure  contro  Richelieu  pur  lioppo  lo  dimo- 
»  straiio.  II  Re  di  ragione  nou  avra  avulo  ainarez/a  della  sua  morte  ; 
))  perclic  Richelieu  fece  morire  S.  Marso  e  gli  altri  dcUa  congiura  scnza 
))  pailccipar  allro  al  Re ,  e  S.  M.  ne  hebbe  laiito  disguslo  chc  stelte 
»   cinque  o  sci  ore  rinchiuso  in  una  cappella  tutl'aflliUo  ». 

Scriveva  dopo :  «  e  bisognato  in  Parigi  nascondcre  il  cadavero  del 
»   Cardinalc    Richelieu,   perchc    il  popolo  lo  volcva  fare  in  minulissimi 

»   pezzi  allribuendogli  la  morte  di  (i)  a  lui  the  lo  facesse  pensala- 

))   niente  ammazzarc  ». 

Disconcndo  in  altri  dispacci  dci  piimi  passi  del  Cardinalc  Mazzarini 
dopo  la  morte  del  Richelieu,  acrenna  come  cgli  facesse  vista  di  volersi 
ritirare  in  Roma  ed  il  Re  lo  tratlenesse ,  e  come  dopo  la  morte  di 
Luigi  XIII  fossegli  venuta  in  sospetto  la  Duchessa  Cristina. 

Dalle  cose  narrate  sembrami  che  si  possa  far  ragione  dell'importanza 
dci  documeuti  dci  cpiali  ho  preso  a  parlare  ,  ma  il  piii  curioso  si  e  il 
seguire  in  essi  quegli  andirivieni  di  moltiforme  politica  per  cui  s'aggi- 
rano  i  negoziatori  e  i  ministri ,  c  I'aver  soit'  occhio  la  sposizione  del 
casi  che  succedevano  alia  giornata  ed  il  giudizio  che  si  faceva  dcgli 
uomini  di  governo  secondo  Taspetlo  che  pigliavano  le  faccende  pubbliche. 

Siilatti  carteggi  per  il  vero  studio  della  sloria  sono  di  gran  lunga  piu 
profittevoli  che  non  (piellc  relazioni  degli  Stati  che  si  facevano  dagli 
Ambasciadori ,  sopratutlo  i  Veneli,  perche  in  fjiulli  si  scorgono  a  nndo 
i  raggiri ,  in  queste  non  si  trovano  che  i  rilratti  ad  arte  compost!. 


(a)  Non  bene  si  legge  ,  forsc  Soissoris  ,  tioc  Luigi  ili  Borbonc  conic  di  Soissons  chc  si  crcdctte 
ucciso  in  guerra  ncl  1G41. 


i65 

DELL' AIXTICA  CITTA  DI LUIVI 

E  DEL  SUO  STATO  PRESENTE 

MEMORIE  RACGOLTE 

DA 

CARLO  PROMIS 

ARCBITETTO  ,    ISJETTORE   DE'  MONrMENTI  d'  AUTICBITA'  Ke'  BR.  STATI 

AGGIUNTOVI    IL    CORPO   EPIGRAFICO   LUNENSE 


ApprovaU  ncU'adunanza  del  3o  inario  iVi-j. 


laiTRODUZIOlVE. 


AU'eslremo  confine  della  piovincia  di  Levante  coUo  Stato  Estense 
giacciono  Ic  rovine  della  Etrusca  citta  di  Luni  della  quale  io  imprendo 
a  dire.  Parlero  pi-ima  della  sua  antica  apparteneiiza  all'  Eliniria  ,  e 
dell'aver  avuto  dominio  sopra  un  tratto  di  Liguria;  scendendo  poscia 
alia  sua  istoria  esporro  Ic  memorie  che  della  epoca  dell'Inipero  ne  sono 
cognile  :  narrero  cjuindi  a  quali  disastri  sia  dessa  andata  soggetta  ne' 
tempi  medii  :  e  finalmente  parlero  de'  ruderi  de'  suoi  edifici  ,  e  delle 
memorie  epigrafiche  ad  essa  spettanti  che  conosconsi  per  altri  scrilton 
o  che  rimangono  ancora  inedite. 

Gil  antichi  autori  presso  i  quali  trovasi  menzione  di  quesla  citta,  o 
del  SUO  porto  ,  o  de'  suoi  marmi  sono :  Ennio  presso  Persio  al  quale 
deve  aggiungersi  lo  scoliaste  che  va  sotlo  il  nome  di  Anneo  Comuto  , 
Varrone  e  Cornelio  Nepole  ambedue  citati  da  Plinio,  Virgilio,  Pomponio 
Mela  ,  Strabone  col  suo  compendiatore  del  decimo  secolo,  Tito  Livio, 
Lucano  ,  Scribonio  Largo,  Plinio  il  vecchio  ,  Giovenale,  Slazio  ,    Silio 


i6S  MEfloniE 

Italico  ,  Marziale  ,  Svcloulo  ,  Toloiueo  ,  Frontino  11  inensore  ,  Giullo 
Obsequeiite ,  Vil)io  Soqucslre  ,  Slofauo  Bizantiiio,  Rulilio  Numaziano  c 
Servio ,  ai  quali  vanno  uaili  i'ltinerai'io  di  Aulonino  ,  cpello  clc'  porli 
e  stazioni  delle  navi ;  la  carta  Peiiliiigeriana  c  rAnonimo  Ravennate. 

Tra  i  moderni  (per  non  parlarc  dcgll  scritlori  de' tempi  medii )  uioltl 
fnrono  die  scrisscro  di  Luni ,  fra  i  quali  priincggia  il  padre  della  Ila- 
liana  pocsia  seguilo  dal  Pctrarca  c  da  Ciriaco  Ancoiiitano.  Uii  poema 
suUa  distruzione  di  cpiesta  ciUa  in  lingua  volgare  fu  composto  da  uu 
Leonardo  Padovaiio  ,  coinc  spiega  I'lvani  in  una  sua  Icttera  inedita : 
Leonardo  dev'esserc  qucirappunto  clie  dicevasi  da  Bcrlcpaglia  c  profcs- 
sava  mcdicina  e  chirurgia  in  Padova  nc'  prinii  anni  del  i4oo,  second© 
gli  storici  di  quclla  imiversita  (i).  Quest'opera  del  professore  Padovano 
eccito  Antonio  Ivani  Sarzanese  scrittore  del  XV  secolo  a  dettare  sullo 
stesso  argomento  un'epistola  a  Pietro  Purita  ,  la  quale  conservasi  ine- 
dita ncUa  bihlioteca  capitolare  di  Novara  :  ed  e  accennata  dall'ab.  An- 
dres (2).  Quindi  ncl  XVII  secolo  il  Lamorati  diede  alia  luce  in  Massa 
le  sue  Rovine  di  Luni,  e  Francesco  Berretari  da  Carrara  stampo  pure 
in  Massa  nel  iG^S  im  poema  die  ha  per  titolo  Lima  sou  defraudata 
pietas  :  nel  principio  dcllo  stesso  secolo  Ippolito  Landinclli  da  Sarzana 
riuni  molte  nolizie  circa  qncsta  cilia,  le  cpiali  furono  poscia  aunientatc 
da  Bonavenlura  Rossi  col  nome  di  Collettanea  copiosissima  di  memorie 
e  notizie  storiche  appartenenti  alia  citth  e  provincia  di  Luni  ,  e  cio 
fu  nel  into:  ambcdue  queste  opere  rimasero  inedite  ,  ma  molte  copie 
se  ne  conservano  in  Sarzana  ed  in  Geneva ,  e  del  Rossi  ve  n'ha  una 
anche  ne'  Regi  archivi  di  Curte.  Manoscrilla  e  pur  rimasta  la  falica  di 
Domeuieo  Vandelli  Ingegiicre  Modenese  morto  nel  1754  ,  e  conserrasi 
nella  sua  j>atria  col  titolo  Delia  vera  posizione  della  citth  di  Luni  e 
della  vasta  e  reale  estensione  del  sua  porto  (3).  Qnindi  un  aliro  poema 
intitolato  Luni  fu  scritto  da  Raimondo  Cocclii  Fiorentino  figlio  del  ce- 
lebi-e  doltor  Antonio,  e  morto  nel  1775:  e  in  lingua  volgare,  capric- 
cioso  si  per  rinvenzione    die    pel   vario    metro  ,    e    solo    ptccola    parte 


(1)  Bibl.  mediae  ct  inf.  lutinitatis  lib.  XI.  Qucsto  poema  e  rimasto  sconosciuto  si  A  Fabri(-io 
cb«  al  Maiisi. 

('2)  LcUcra  sopca  alcuni  codd  JcUr  bildiotuclic  cupitolari  di  Novara  c  VorccUi  p^g.  iG.  Copia 
dtlla  litlcra  dcU'Ivani  iiii  fu  coniunicata  dalla  guutilezza  dell'cTudilissimo  sig.  cavalicre  Gaucra. 

(3)  TiraboscUi,  Bibliotcca  Mudcoesc  ,  vol,  v-  pag.  344< 


DF.LT.A     CITTA    nl     I.I'M.  iG^ 

sen'hii  alle  stampe  (4).  Ai  cpai  libri  si  possono  aggiungerc  (tralasciando 
altre  miiiorl  opcre  )  le  Notizie  storiche  ms.  di  Sarzana  per  Domenico 
Bernucci,  opera  <lel  piiiicipio  ilcl  correnle  secolo,  le  Osservazioni  cri- 
'  tiche  di  Pietro  Righetti  sui  cenni  storici  del  Comune  di  Areola.  Gcnova 
1 836,  e  la  Lettera  Critico-apologetica  di  tin  anonimo  sulla  Lunigiana 
Parma  1780,  la  cpial  lellera  e  il  piii  giudizioso  opuscolo  die  suUe  cose 
di  Lunigiana  siasi  mai  stampato.  Pi-cferibili  a  Inlli  per  conoscenze  lo- 
cali  ,  sebbene  mancanti  quasi  afTatlo  di  critica  ,  e  di  soda  erudizione 
sono  il  Landinelli  ed  il  Rossi ,  e  da'  ms.  lore  ritrasse  il  Targioni  Toz- 
zetti  tpianto  disse  di  Luni  nel  suo  Viaggio  in  Toscana,  aggiuDgendoTi 
i  disegni  fatli  dagl'ingegneri  IMalteo ,  e  Panfilio  Vinzoni.  Ma  le  piu  ac- 
curate notizie  che  ancora  sen'  abbiano  ,  sono  ccrtamente  quelle  che 
stainpava  in  Firenze  nel  1820  il  signer  Emanuele  Repetti  in  appendice 
ai  suoi  cenni  sopra  I'Alpe  Apnana,  ed  i  marmi  di  Carrara. 


(i)  Atti  dcU'Accadcmia  della  Crusca  ,  to).  I,  pag.  71. 


l68  MEMOniE 

CAPITOLO  I. 

TOPOGRAFIA  DI  LUNI  E  DEL  SUO  PORTO  O  GOLFO 

Presso  la  foce  del  fiume  Magra ,  (Macra)  (i),  cstendesi  una  pia- 
nura  limitata  ad  occidente  dal  promontorio,  o  capo  dello  Monte  Ca- 
prione  la  di  cui  estrerna  punta  dal  colore  bruno  dicesi  del  Corvo  ,  a 
settentrione  dairApeunino,  a  levante  dal  territorio  dell'Avenza,  e  tiene 
a  mezzogionio  per  confine  il  Mediterraneo.  In  questa  pianura,  alia  si- 
nistra del  fiume  e  circa  un  miglio  e  mezzo  geometrico  sopra  la  foce  , 
giacciono  le  rovine  di  Luni. 

Che  questa  citta  appartenesse  agli  Etrusclii  risulta  chiaramente  a  chi 
si  faccia  solo  ad  csaminarne  la  giacitura  che  e  inclusa  in  quel  Iratto 
d'ltalia  die  dagli  anticlu  assegnasi  a  quell'illusti'e  nazione,  e  che  aveva 
per  limiti  la  Macra  ed  il  Tevei-e.  Cio  non  pertanto  ,  non  presso  tutti 
gli  antichi  scrittori  trovasi  costante  codesta  coUocazione  ,  die  anzi  a\- 
cuni  o  la  dissero  citta  Ligure,  o  pare  che  tacitamente  cosi  la  volcssero 
intesa:  ma  non  sara  difficile  provare,  codesta  asserzione  dipendere  solo 
o  da  parole  men  chiare  ,  o  da  pi'eso  equivoco  per  mancanza  di  cono- 
scenza  topografica  presa  sul  luogo  stesso. 

Pomponio  Mela  coUoca  il  confine  d'Etruria  subito  dopo  Pisa  (2)  .  .  . 
Populonia  ,  Caenina  ,  Pisae  Etrusca  et  loca  et  nomina.  Deinde  Luna 
Ligiirum  et  Tigulia  et  Genua.  A  questo  proposito  osserva  I'Holstenio 
(3)  avere  questo  geografo  confuso  la  citta  di  Luni  col  porto  Lunense 
che  era  nella  Liguria,  ma  forse  codesta  ecpiivocazione  debbesi  ripetere 
da  pill  lontana  sorgente.  Dice  infatti  Polibio  (4)  che  era  Pisa  la  prima 


(1)  Cosi  k  dato  dagli  anticiii  il  nome  di  questo  fiumc  ,  omesso  anchc  ncll'ultima  cdizione  del 
Lessico  Forcelliniano.  E  da  corrcggcrsi  Tolonico  che  lo  dice  Macralla  c  Vibio  Sequosti'C  Meierio 
(o  MegeraJ  Liguriae  secundum  Lunam  iirbcm.  Per  la  sua  posizionc  puo  qiicslo  (lunie  dirsi  egual- 
mcntc  Liguie  od  Etrusco. 

(a)  De  situ  Orbis  ,  lib.  II.  cap.  4- 

(3)  Adnotationes  ad  Cluverium  pag.  a5. 

(4)  Histor.  lib.  It  cap.  i6.  Airopi>osto  di  Polibio  ,  c  di  Mela  il  confine  Ligure  c  prolratio  da 
Giustino  sino  di  la  da  Pisa  (  histor.  lib.  XX.  i .  )  Sed  et  Pisae  in  Liguribus  graecoi  auctuies  ha- 
bent  etc. 


DELI-A    CirrX   DI    LUKI.  1 69 

citli  oociilcntale  di  Etruria,  cosiche  secondo  lali  parole  pare  clie  do- 
vesse  Luni  spettare  ai  Liguri;  parmi  adunque  che  al)bia  Mela  piuUosto 
seguita  I'aulorita  di  Polihio  ,  che  non  esaminala  la  cosa  qiiarera  real- 
raenic.  Cosi  disse  Polibio  pcrchc  a' tempi  siioi  stante  la  polcnza  de' Li- 
guri Apuani  che  erano  fmitimi  a  Pisa,  e  la  padroiianza  assoliita  che  di 
Luni  gia  avevano  i  Romani  (  conic  risultera  parlaudo  della  istoria  di 
questa  citla  )  noii  polevano  piii  i  Luneusi  considerarsi  come  politica- 
meiUe  uniti  agli  Etruschi.  Oltre  di  cio  e  aiiche  probahilc  che  Polibio 
intcuda  parlare  di  Pisa  come  della  piii  gran  cilia  d'Elruria  da  quel  lato, 
essendo  stata  sempre  Luni  di  poca  eslensione. 

Oscuro  per  lo  nieno,  se  non  anche  corrotto  e  pure  un  passo  di  Stra- 
bone  (t)  dove  dice  che  tra  Luna  e  Pisa  v'e  un  luogo  dctlo  Macra  che 
da  molli  scrittori  e  posto  qual  termine  fra  TEtruria  e  la  Liguria.  La 
voce  /Dptov  della  quale  egli  servesi  liene  il  signiflcato  di  luogo.  Ma  che 
una  superficie  o  luogo  abitalo  fosse  in  lal  sito  non  Icggesi  presso  nessun 
anlico  scrittore ,  nieno  ancora  che  esso  servisse  di  limite  alle  due  na- 
zioni;  qualora  altra  testimonianza  non  si  avesse  fuorche  cjuclla  di  Stra- 
bone  potrcbbero  quesle  parole  rimanere  nella  lore  oscurita  ,  ma  con- 
tro  la  positiva  asserzione  di  Plinio  pai-mi  non  possano  rcggere,  troppo 
essendo  evidentc  pel  conlesto  degli  anlichi  scrittori,  essere  il  vocabolo 
Macra  denominazione  di  un  fiume  e  non  di  un  oppido  o  campo,  e  quel 
fiume  essere  veramente  prima  di  Luni  e  non  fra  cpiesla  citlti  e  Pisa. 
E  forza  adunque  conchiudere  essere  quello  di  Slrabone  un  errore  pro- 
dotto  probabilmente  dalla  mancanza  di  locale  ispezione  benche  avesse 
egli  viaggiato  in  Etruria  (2).  Pai'C  a  prim'aspetlo  che  a  questa  opinione 
aderisca  anche  Giovenale  (3)  laddove  parlaudo  de'pericoU  continuamenle 
imminenti  a  chi  abitava  in  Roma ,  fa  dire  al  suo  amico  Uinbricio : 


(i)  Gcograliuc  lib.  V.  pag.  339  Amsterdam    1707. 

(3)  Un  simile  sbaglio  c  incorso  nell'Itincrario  de'  porti  dov'<i  scritlo  ; 

A  Pisis  Luna  fluviiu  Macra m.  p.  3u. 

A  Luna  Segesta  posUio m.  p.  3o. 

Bisogoa  dunquc  corrcggervi  la  posiziouc  dc'  luoghi 
A  Puis  Luna. 

A  Luna  Jluvius  Macra  Segesta  posilio. 
(3)  Satira  III  v.  257.  Cbc  questo  sia  il  raarmo  di  Luni  lo  ncga  il  Dcnipstcro,  ma  non  lo  pruva  : 
l*cnfatico  numc  di  monli  ^  col  quale  Giovenale  cbiania  questi  massi  non  e  applicabilc   che  ai  Lu- 
iicnsi  :  quesli  trovansi  negli  cdilici  di  Koraa  in  cnormi  saldezzc,  meutrcch^  degli  altri  marmi  d't- 
talia  non  vi  $i  fecc  quasi  ncssuu  uso. 

Seme  IL  Tom.  i.  22 


170  MEMOniE 

Nam  si  procubuit  qui  saxa  Ligiistica  portat 
Axis  et  eversum  fuilit  super  agmina  montem 
Quid  superest  de  corporibus  ? 

Che  il  poela  cjiii  parli  Je'  marmi  Lvmensi ,  sarSi  evidenle  allorche  si 
considei'i  chc  di  pietre  Liguri  non  si  Irovano  in  Roma  che  rari  e  pic- 
colissimi  frammcnli ,  c  questi  anclie  non  certi :  Liguslici  souo  detli 
questi  mainni  anche  da  Stazio  (i),  ma  questa  dcnominazione  proviene 
solo  da  cio  cli'cssi  caricavansi  nel  porto  di  Luiii,  ossia  golfo  della  Spe- 
zla  che  essere  stato  in  Liguria  vedrcmo  in  apprcsso. 

£  dunque  quest'opinione  sostenuta  positivamente  dal    solo    Pomponio 
Mela,  gli  altri  sopracitati  non  rafTermano:  ma  troppo  superiori  per  au- 
toritu  e  per  numero  sono  gli  scrittori  che  coUocano  Luni  nell'Etruria. 
Strabone  dice   che  la    massima    lunghezza    di    questa    regione    contavasi 
lungo  la  spiaggia  da  Luni  ad  Ostia  vale  a  dire  dalla  Macra  al  Tevere. 
Cos!  pure  Pliuio  (2).  Patet  ora  Liguriae  inter  amnes    Varum    et   Ma- 
cram  ......    Adnectitur  septimae  (alia  Liguria  J  ab  amne  Macra  .  .  . 

Primuni  Etruriae  oppidum  Luna  porta  nobile  etc.  Marziale  (3) 

Caseus  Hetruscae  signatus  imagine  Lunae. 

Livio  parlando  della  conquista  fatta  dai  Romani  del  monti  Apuani 
che  cingono  il  territorio  Lunense ,  cosl  si  esprime  :  de  Ligure  captus 
is  ager  erat.  Hetruscorum  antequam  Ligurum  fuerat  (4)  Lucano  scrive 
che  da  Luni  chiamaronsi  indovini  Elruschi  a  Roma  nella  guerra  civile 
Pompeiana  (5).  Stefano  Bizantino  chiama  Luni  cilta  Tiirena  (6)  ,  e 
nella  patria  de'  Tiireni  la  coUoca  Stazio  (7) 


(i)  S>lvarum  ,  lib.  IV.   3.  99. 
{2)  Historiac  iiat.  lib.  Ill  ,  7,  8. 

(3)  Lib.  XIII  ,  epigr.  3o. 

(4)  Lib.  XLI  ,  i3. 

(5)  Pharsalia ,  lib.  I  V.  58G. 

(6)  De  urbibus  cd.  Holstenio  ,  pag.  a85. 
(-)  Sylvaru.n  ,  lib.  IV,  4  ,  23. 


DELLA    CITtX    DI    LUNI.  in  I 

Anne  metalliferae  repetit  iam  moenia  Lunae 
Tjrrenasque  domos  ? 

Nello  stesso  modo  Silio  Italico  ci  fa  conoscere  che  agli  Etruschi  np- 
parleiicva  questa  cilta ,  lacklove  cgli  cnuincra  i  soldali  Liinensi  cogli 
altri  d'Etruria  (i),  e  Tolomeo  dopo  aver  enumerate  le  citla  di  Liguria 
segue  a  dire  De^  Toschi  secondo  il  mar  Tirrcno.  Luna.  Promontorio 
di  Luna  (2). 

Era  adunquc  Luni  citta  Etrusca,  ma  chc  il  porto  suo  fosse  nella  Li- 
guria lo  abbiamo  da  Servio ,  il  quale  cliiosando  i  versi  Virgiliani  della 
descrizione  dello  scudo  di  Enea,  dove  il  poeta  cl  rappresenta  il  triplice 
tinonfo  di  Cesare  Augusto 

Ipse  sedens  niveo  candentis  limine  Phoebi 
Dona  recognoscit  populorum  etc. 

aggiuDge  nello  scolio  In  templo  de  solido  marmore  effecto:  quod  alla- 
tumfuerat  de  portu  Lunae,  qui  est  in  Liguria  (3).  Persio  uel  principio 
della  sesta  satira,  insegnandoci  come  il  porto  Lunense  fosse  in  Liguria 
ce  ne  da  pui'C  una  magnifica  descrizione  : 

Mihi  nunc  ligus  ora 
Intepet  ,  hihernatque  meum  mare  ,  qua  latus  ingens 
Datit  scopuli  ,  et  multa  litus  se  -valle  receptat. 

Cos!  era  la  bellczza  e  la  topografla  di  questo  golfo  descritta  da  Per- 
sio, e  gia  due  secoli  prima  Eunio  ne  inculcava  ai  suoi  conciUadiui  come 
necessaria  la  conoscenza. 


(i)  Punicorum  ,  lib.  VIII  ,  v.  481. 

(2)  Gcographia  cd.  P.  Bcrtio  ,  lib.  Ill  ,  cap.  I.  Pare  tutlavia  chc  sii  incorso  crrorc  nel  tcslo  , 
poichc  per  cbi  vieno  dalla  Liguria  la  citta  di  Luni  trovasi  dopo  il  promontorio  non  prima. 

(3)  £ncid.  VIII  ,  730.  Cito  questc  parole  come  Icggonsi  nelle  cdizioui  del  dccimo  scsto  secolo 
e  segnatamcule  nelU  Torinesc  del  iDug:  nelle  stampe  posteriori  trovasi  questo  scolio  con  inoppor- 
tune aggiuntc,  in  trnifilo  Apollinis  in  Palalio  de  soUdo  marmore  eJJ'ecto  quod  allaLum  J'uerat  de 
Porta  Lunae  ,  ijui  eU  in  conjtnio  Thusciae  et  Ligwiae  :  ideo  ait  candentis. 


I  "J  3  MEMORIE 

Lunai  portiim  est  operae  cognoscere  cives  (i). 

Volendo  con  cio  esporre  ai  Romani  cli  quanta  utilita  per  le  loro 
ilotte  poteva  essere  il  possesso  di  quel  porto  ,  e  questo  verso  cosi  iso- 
lato  ci  fa  supporre  che  ne'  seguenti  qualche  descrizione  ne  abbia  ag- 
giunta  ,  della  quale  siamo  ora  disgraziatamenle  privi  (a).  A  cio  pero 
soppei'isce  VirgUio,  essendo  universale  e  coslanle  ojiinione  de'suoi  com- 
mentatori  che  laddove  parla  del  porto  di  Sicilia  al  quale  approdo  Enea, 
egli  avcsse  avuto  in  mente  di  descrivere  il  nostro  golfo  ,  ed  infatti  ne 
danno  le  sue  parole  una  esaltissima  topografia  (3) 

Partus  ab  Euroo  Jluctu  cuivatus  in  arcum; 
Obiectae  salsa  spumant  adspergine  cautes  : 
Ipse  latet ;  gemino  deinittunt  brachia  mui'o 
Turviti  scopuU,  refugitque  ab  Uttore  templum. 

E  posciache  voile  il  sommo  epico  latino  ne'suoi  versi  celebrare  questo 
golfo ,  siaini  lecito  dire  die  di  egual  bellezza  pai^N'e  a  queU'altro  lumi- 
nare  dllalia  Francesco  Peti-arca ,  che  in  quel  poema  nel  quale  egli 
coUocava  le  sue  principal!  speranze  di  gloria  voile  minutamenle  descri- 
vere tutta  questa  spiaggia  e  farla  seggio  di  Minerva,  e  di  cio  egli  stesso 
sen  compiacque  (4).  Gosi  adunque  ne  parla  laddove  narra  delle  navi 
Cartaginesi  che  rimpatriavano  (5) 

(i)  Le  parole  qua  latus  ingens  etc.  c'indicano  che  il  poeLa  ditnorava  ia  qucUa  parte  del  golfo 
che  spicgasi  in  pianura :  forse  nelle  vicinanze  della  Sp 'zia  racdesiina.  Alcuni  credettero  questi  versi 
sufficicnti  per  farci  parere  Persio  nativo  del  golfo ,  ma ,  valga  il  vero  ,  io  non  vedo  die  altra  con- 
segucoza  lie  cmcrga  ,  fuorclie  qucUa  che  egli  vi  avesse  un'abitazionc  ,  od  una  villa  invcrnalc  ,  ne 
so  cosa  si  voglia  contrapporre  allc  cluare  cspressioni  di  Euscbio,  di  Cassiodoro  e  dell'anlico  grani- 
matico  cbe  lo  dicouo  Voltcrrano.  Vedasi  pure  su  questo  punto  quanto  scrisse  al  Bicitinger  il  pre- 
sidentc  Boubier. 

(i)  Lo  scoliaste  di  Persio  dctto  I'seudo  Coinulo  ci  palcsa  essere  state  questo  verso  di  Ennio  in 
principio  aniialium  suoruni.  In  alcunc  cdizioni  imtatc  conic  mendosissime  dal  Casaubono  ,  tosi 
Icggesi 

Lunai  preiium  est  operne  cognoscere  cives. 

(i)  /Encid  111  ,  533.  Nota  rHcync.  Povium  Veneris  describit  satis  ornate.  Cosi  pure  il  Kocnig 
alia  VI  di  Persio. 

(4)  Epislul.  lib.  Ill,  I'i  ....  in  cnllibus  istis  repertriccm  olcae  Minerfam  haliitarc  ilicerem  ,  nisi 
earn  iampridem  laniiensi  Uttore  ad  Portum  Veneris,  attjue  Er)  ccm  colhcassem  in  /ifricae  meae  libris. 

(5)  Africa  lib    \  I   in  line 


DELLA    CITTA    DI    LUNI.  173 

patriam  petiturus  tramite  recto 

Si  fortuna  sinat ,  sensim  turgescere  colles 

Cedriferi ,  nidUque  cedens  his  saltibus  ora 

Incipiunt ,  varaeque  virent  per  Uttora  palmae. 

Hinc  Delphinus  adest  luco  contextus  aprico. 

Obice  qui  montis  violentes  prodnus  austros 

Reiicit ,  immotaque  silens  statione  quiescit. 

Parte  alia  sinuosa  patent  convexa  Siestri  : 

Hinc  solis  vineta  oculo  liistrata  benigno  , 

Et  Baccho  dilecla  nimis  ,  montemque  rubentem 

Et  iuga  prospectant  Cornelia  palmite  late 

Incljta  mellijluo  ,  quibus  haud  collesque  Phalemos , 

Laudatamque  licet  moerent  cessisse  pudebit 

Tunc  seu  pigra  situ  ,  nulli  seu  nota  poetae 

Ilia  fuit  tellus  ,  iacuit  sine  carmine  sacra. 

Hoc  mild  nunc  cantanda  loco ,  sulcantibus  aequor 

Insula  iam  Venerique  placens  a  Utore  partus 

Exoritur  ,  contraque  sedet  fortissimus  Erjx 

Ausonius  Siculae  retinens  cognomina  ripae 

Collibus  his  ipsam  perhibent  habitare  Minervam  , 

Spernentemque  patrios  olei  dulcedine  Athenas 

Exoritur,  Corvique  caput  tumefactaque  circum 

Dissiliunt  maria  et  saxis  fremit  unda  vadosis 

Cognilus  in  medio  nautis ,  dorsoque  nigranti 

Arduus  assurgit  scopulus  cui  proxima  rupes 

Candidior  late  Phoebo  feriente  refulget. 

Post  in  secessu  curvo  maris  ostia  Macrae 

Cernuntur  rapidi  ,  stantisque  palatia  Lunae 

Labitur  ,  et  placidis  frangens  mare  jructibus  Arnus  etc. 

Aggiungo  I'autore  del  poema  della  guerra  Annibalica: 

Tunc  quos  a  niveis  exegit  Luna   metallis 
I?isignis  porta  quo  nan  spatiosior  alter 
Innumeras  coepisse  rates  et  claudere  pontum  (i) 

(i)  Puiiicorum  lib.  VllI  48i- 


1^4  MEMOniE 

Per  provare  in  ultimo  luogo  che  il  porto  Liinense  sia  vcramente  il 
golfo  dclla  Spozia  termiueri)  coU'addurre  le  parole  di  Strabone,  il  quale 
con  lanta  cvidcnza  ed  esaltczza  lo  descrive  che  o  impossibile  I'equivo- 
carvi.  Cosl  dic'egli.  li  adunque  Luni  cilia  e  fjorto :  citta  a  vero  dire 
non  grandc ,  ma  il  porto  vicino  i  gvandissiino  e  bellissimo ,  e  rinserra 
varii  altri  porti,  tulti  profondi  alia  Spiaggia,  quale  appunto  conveniva 
cssere  per  uoniini  che  per  tarito  tempo  fiirono  dominalori  di  quel  mare 
(  gli  Etruschi  ).  E  desso  attorniato  da  alii  monti ,  dni  qiiali  vedesi  il 
mare,  la  Sardegua  e  gran  parte  dclVuno  e  Caltro  lido. 

Dopo  le  asserzioni  di  tanti  classici  autori  parmi  inutile  rimpicgare 
ulleriori  ragionamenli  per  provare  che  il  vcro  porto  di  Luni  fosse  il 
golfo  dclla  Spozia  ,  ed  a  vcro  dire  gi;i  sin  dal  secolo  XV  tale  era  gia 
la  comune  opinione  de'  letterati.  Piacemi  sopratutto  citare  le  parole  di 
Bartolomeo  Fonzio  che  sin  dall'anno  1482  stampo  co'  suoi  commenti 
le  satire  di  Pcrsio.  Ai  sopracitati  versi  dclla  sesta  satira  egli  nola:  Ve- 
rmn  ne  qiiis  ductus  similitudine  iinminum  eodem  in  loco  portum  et 
urbem  esse  putaret ,  Lwiae  partus  ab  urbe  alto  monte  seiungitur.  Urbs 
in  Etruria  ad  Macrae  Jlumuiis  ostia  sita  est,  partus  autem  in  Liguria 
positus  ab  ea  distat  circiter  stadia  IXXX.  Qucsta  misura  e  perb  sba- 
gliata.  Mi  rimane  ora  ad  addurre  le  prove  ,  parte  negative  e  tratie  dal 
silenzio  degli  antichi  autori ,  pai'te  positive  ed  emananti  dall'  esame  ed 
ispezione  del  sito,  per  le  quali  io  sono  indolto  a  credere  come  cosa 
certissima,  che  Luni  non  abbia  mai  avuto  un  porto  a  se  stessa  unite, 
ma  che  la  fima  di  citta  marlttima  solo  dovesse  al  non  lontano  golfo. 
Non  ignoro  essere  nuova  quest'opinione  ,  e  percio  piii  difiicile  a  soste- 
nersi  non  per  allro  che  per  essere  invalsa  la  contraria  sentenza  ,  od 
almeno  non  mai  conibattuta.  E  dunque  credenza  ,  oltre  a  molti  altri , 
del  Landinelli  ,  del  Lamorati ,  del  Rossi ,  dell'Holstenio  e  del  Targioni 
che  oltre  il  cclebre  golfo  da  essi  ravvisato  qual  porto  principalc,  avesse 
Luni  un  porto  secondario  ,  a  dir  cosi ,  e  posto  lungo  la  Magra  presso 
la  citta. 

De'  porti  lungo  la  spiaggia  genovese  e  toscana  abbiamo  menzione 
presso  gli  scrittori  :  citero  solo  quel  di  Pisa  cclebrato  da  Claudiano  e 
da  Rulilio  Numaziano,  ma  di  quello  che  credesi  congiunto  a  Luni  non 
solo  non  ne  parlo  nessun  antico  ,  che  anzi  dal  vedcre  i  suoi  marmi 
dirsi  Liguslici  non  per  altro  che  per  venir  imbarcati  nel  porto  che  era 
in  Liguria,  vedesi  che  non  solo  I'imbarco  non  usavasi  presso  Luni,  nia 


DF.LLA    CITTA    DI    LUM.  I'j5 


nemmeno  alia  foce  della  Magra  ,  la  (pal  cosa  esclude  il  prcleso  porto. 
Piu  ilecisivi  argomenti  risullano  daU'esame  della  localita  ,  e  dell'azione 
del  fiuine  Magra  clie  ne  lambiva  un  fianco;  iafalti  I'inlicra  pianura  che 
frapponsi  dalle  iillime  fimbrie  dell'Alpe  Apuaiia  al  I\lcditeiraneo  c  for- 
niata  iielhi  sua  superficie  dalle  alluvioui  e  dal  tcrreno  avventizio  tras- 
portatovi  dalla  Magra.  Si  osservi  una  carta  topograCca  di  sufiicienle 
scala ,  e  vedrassi  questa  pianura  indeterminatamente  estesa  alia  sua  estre- 
mila  oricntalc  luiigo  la  spiaggia  toscana ,  c  limitata  ad  occideiite  dalla 
punla  del  Corvo.  Ora,  dalle  osscrvazioni  falle  non  solo  localincnle,  ma 
sopra  auabedue  le  riviere  Ligviri  risulta  die  le  torbide  della  Magra  sono 
costantemente  spinle  ad  occidente  ,  causa  per  cui  hanno  gii  intcrrato 
in  parte ,  e  minacciano  di  colinare  allatto  il  canale  che  e  tra  I'isola 
Paluiaria  c  Porlo  Venere ,  e  proseguendo  a  raderc  la  spiaggia  fanno 
sentire  la  loro  pemiciosa  potenza  nei  porti  della  riviera  ili  ponente  e 
segnatamente  in  quello  di  Albcnga  che  ne  rimase  ricohno  (i).  Si  esa- 
mini  ora  quali  sieno  state  nc'  tempi  antiehissimi  le  vicende  di  questo 
aumenlo  della  spiaggia  ,  e  vedrassi  che  essa  deve  essere  cresciuta  con 
prodigiosa  celerita  dal  piede  de'  colli  di  Trebiano  e  di  Sarzanello  sine 
a  che  fosse  coUa  sua  inassa  arrivata  ad  una  linea  che  potrebbe  tirarsi 
dall'Avenza  alia  punta  del  Corvo  ,  poiche  siuo  a  tal  momento  essendo 
costanto  la  rotazione  delle  torbide  verso  ponente ,  era  il  loro  allarga- 
menlo  in  mare  aifatto  impedito  dal  monte  Caprione,  o  promonlorio  lu- 
nensc,  che  allora  non  poteva  essere  che  una  scogliera  disposta  in  modo 
a  formare  coi  monti  Apuani ,  del  inoderno  Val  di  IMagra  inferiore,  un 
secondo  golfo  per  ampiczza,  forma  e  giacitura  similissimo  a  quello  della 
Spezia.  Nello  stesso  modo  e  pur  ccrto  che  se  nel  golfo  della  Spezia 
sboccasse  un  flume  anche  meno  pernicioso  della  Magi'a  ,  sarebbe  gia 
stata  la  sua  capacita  intieramente  riempiuta  e  caugiata  in  pianura  eguale 
alia  parte  bassa  dell'anzidetta  Valle.  Ma  aUorche  le  breccie  e  le  terre 
trascinate  dal  fiume  giunsero  all'altezza  della  punta  del  Corvo,  allora  il 
movimento  marino  che  tende  a  ponente  ,  non  piu  sinorzato  da  quel 
promontorio  che  gia  non  piu  in  mare  sorgeva  ma  in  terraferuia,  e  con- 
giunto  al  vento  di  maestro,  od,   a    dir    meglio  ,    di    maestro    un    terzo 


(i)  Rossi  prosso  il  Baroni-  di  Zacb.  (  Corresponilance  Astronomique  Tol.  VIII  ).    Buttiui.  Saggio 
sul  molu  rotatoi'io  del  31cditcrranco  pag.  lui. 


1^6  MEMORIE 

sopra  poiicnte  (i)  ,  radcndo  con  continua  cd  cslrema  foi-za  lungo  I'an- 
z'ulclta  linea  impcdi  quel  rcgolarc  e  cclerc  allargamcnto  di  tcrrcno  , 
lasciaudo  bensl  die  la  spiaggia  dcUa  Mariuclla  si  cangiasse  in  una  secca 
continuala,  ma  facendo  pur  anche  chc  la  superficie  acquistata  sul  mare 
fosse  d'allora  in  poi  assolutamente  minima  ,  e  die  la  sua  progressiva 
esteiisione  fosse  di  tal  lentezza  a  poter  quasi  sfuggire  all'  occliio  del- 
I'osservalore. 

Posli  quesli  dati  die  hanno  lore  base  nelle  eteme  Icggi  della  natura, 
riinane  solo  a  dar  qualclie  cenno  circa  Tepoca  nella  quale  dovelte  la 
Magra  aVviciiiarsi  alia  sua  foce  alluale,  e  siccome  la  cittii  di  Luni  nori 
pote  essere  piantata  se  non  sopra  un  sodo  terreno ,  cosl  basta  per  de- 
finire  il  problema  del  porto  ,  di  ricercarc  quanto  spazio  di  tempo  ab- 
bia  probabilmente  impiegato  il  fiume  per  allargare  la  pianura  lunense 
dalla  citli  alia  spiaggia  della  Marinella:  e  questo  quesito  puo  sciogliersi 
per  analogia  esaminando  fatti  consimili  che  ebbero  luogo  pure  sul  Me- 
diterraneo  ,  ed  a  breve  distanza.  Vediamo  infatti  che  bastarono  al  Te- 
vere  quattordici  secoli  per  rendcre  inutili  i  porti  di  Claudio  e  di  Tra- 
jano  ,  e  spingere  in  mare  e  lasciare  asciutle  le  sue  arene  in  lunghezza 
di  pill  di  due  miglia  geografiche  ,  malgrado  che  una  copia  immensa  di 
esse,  per  trovarsi  senza  alcua  appoggio  alia  destra  del  fiume,  sia  stata 
strascinata  lungo  la  spiaggia  occidentale  ,  e  portata  a  colmare  il  porto 
di  Civitavecchia ,  il  Clemcntino  ,  ed  a  formar  seccbe  lungo  il  lido  To- 
scano  ;  ma  simile  dispersione  ,  stante  I'impedimento  causato  dalla  posi- 
zione  del  monte  Caprione ,  non  poteva  aver  luogo  nelle  torbide  della 
Magra:  e  adunque  chiaro  che  in  molto  minor  spazio  di  tempo,  e  forse 


(i)  Lit  violcnza  di  questo  vento  dagli  antichi  detto  Circius  (  ViLruvio  I  G)  lungo  qucstc  coste 
e  notala  da  Svctonio  (  in  Claudio  17  )  dove  uarra  della  navigazione  di  Claudio  prcsso  la  Liguria 
c  da  Plinio  (  lib.  II  4^  )  ^^'^  lo  dice  Ostiain  plerumf/ue  recta  ligustico  mpri  pefjerens  ,  ed  al  lib. 
XVII  a  .  Per  qucsla  causa  fu  diretla  a  tramontana  I'  imboccatnra  del  porto  di  Claudio  alia  focc 
del  Tevcre  allincbc  non  fosse  dalla  sua  azionc  molestato  cumc  qiicllo  di  Monaco  ,  del  quale  nota 
Lucano  (  I,  v.  4*^7  ) 

solus  sua  liUora  curbat 

Circius  et  tuta  prohibcl  statione  Monoeci. 

La  jiianura  ncUa  quale  glace  Luni  formata  ,  come  si  e  dctto,  dalle  allnvioni  ,  portava  nel  XII  se- 
colo  il  nome  ben  significantc  di  harcnae  luiienses  conservatoci  da  Nicol6  abate  Tragorcnsc  nel  suo 
viaggio  in  Italia  cdito  nella  Summa  gcographiae  del  Vescovo  Muntcr  di  Selandia.  Pontrcmulut 
.  .  .  inde  urbs  Luna  ,  apud  quam  harcnae  lunenses.  Decern  milliarum  ilinere  transeundae  sunt  Imc 
arenas  amenae  ,  burgis  undique  circumdatae  etc. 


DELLA    CITTA    DI   I-UM.  irn 

in  meno  di  dieci  secoli  fu  (jueH'iinlico  golfo  ill  Val  di  JIagi-a  cangialo 
in  terra  fcnna.  Ora  ,  chi  dii-a  a  qu:d'ej)Oca  sia  cio  avvcnulo  ?  Carlo 
dacclie  coniincii)  la  Magra  a  scorrere  j)cr  que'  monti  debl)e  avcre  roii 
sc  strascinale  le  inalcrie  chc  produsscro  lale  cangiameulo :  adunque  c 
si  anlica  la  fonnazioue  della  pianura  lunense,  clie  di  troppo  sorpassa 
ogni  remotissima  nozione  istorica.  Non  puo  percio  dirsi  cssere  stala  una 
volta  Luni  sul  lido  del  mare  neU'epoca  del  dominio  romauo  ,  e  quivi 
aver  avuto  un  porto  a  se  conglunto,  oslrullo  poscia,  e  dilatata  la  cam- 
pagna  dalle  torbide  della  Magra ,  oslaudo  cio  alia  naturale  e  periodica 
antichissitna  forinazionc  di  quella  pianura. 

Con  questi  fatti  concordano  le  asserzioni  istoriche.  Dice  Sti'abone  (i) 
chc  fra  le  citla  Tirrene  la  sola  Pojiulonia  era  stala  edificala  a  riva  il 
mare,  poiciie,  segue  egli,  essendo  quel  lido  importuoso,  sfuggivano  ad 
ogni  modo  gli  abitanti  dal  piantar  le  cilia  loro  suUa  marina:  solo  qual- 
che  volta  slabilivano  difese  avaiizate  ondc  non  rimanere  esposti  agli  in- 
sulli  de'  pirati.  Nella  conferma  data  da  Fcderigo  I  Iiiipei'alore  a  Pietro 
vescovo  lunense  I'anno  ii85,  si  nomina  spcciahnenu!  plateani  quae  est 
inter  murum  cwitatis  et  mare  (2)  :  la  qual  cosa  esclude  ogni  idea  del 
porto  siluato ,  come  suole  in  simil  caso ,  ira  la  cilta  e  la  spiaggia  ma- 
rittima.  Nemmeno  pub  crcdersi  clie  slanziassero  na\i  neiralvco  slesso 
della  Magra  ,  essendo  queslo  fiunie  ,  0  piultosto  grosso  torrcnlc  ,  rapi- 
dissinio,  colle  accpie  sparse,  e  solito  nelle  sue  piene  a  seguire  un  corso 
incerto,  come  vedesi  in  tulle  le  correnti  di  tal  natura,  ed  appeua  suf- 
(iciente  ad  esserc  per  quatlro  o  cinque  miglia  gcografirhe  navigato  se- 
condo  il  filone  da  piccolo  barclie  pescherecce.  La  \iolenza  del  suo  corso 
era  gia  stata  notata  da  Lucano  (3) : 

nullasque  vado  qui  Macra  moratus 

Alnos  ,  vicinae  procurrit  in  aequora  Lunae  : 

le  quali  parole  sono  poi  anche  decisive  ,  come  qxielle  che  cliiaramenle 
dicono  clie  la  Magra  per  la  poca  jrofondila  dclle  sue  acque  (^vado)  non 


(i)Lib.  V,  pag.  341. 
(3)  UghelH,  vol.  I,  p.  84;. 

(3)  PUarsali;i  lib.  II,  v.  4^6-  Le  cdi'-ioni  baQiio  percurn't  in  aequora:  io  seguo  la  rariante  piu 
esprcssiva  c  prohabilc  (IcU'cdizione  principc. 

Serie  II.  To.y.  I.  23 


I-R  MEMORIE 

poitava  nave  alcuna  (nullas  alnos),  cd  appunto  quesl'esempio  tli  alniis 
per  nave  o  cilalo  ilal  Forcellini. 

Uu'uUima  prova  si  ha  ncl  rudere  da  quel  villici  chiamato  I'Angelo  , 
clie  e  un  masso  di  pianta  quadrala,  di  circa  un  metro  c  mezzo  di  lalo, 
costrutlo  ad  emplccton  con  piccole  frombole,  crednlo  avanzo  di  un 
pontc,  ma  clie  riconoscesi  per  nucleo  di  un  sepolcro  simile  a  tanli  die 
ronservansi  pixsso  Roma  lungo  le  vie  coiisolari.  Questo  rudere  e  poslo 
vicinissimo  al  mare  ed  alia  focc  del  fiume,  e  segna  probabilmenle  I'an- 
daraento  di  xina  slrada  (  clie  pero  non  devc  csserc  rAurelia )  la  quale 
da  Luni  diiigciidosi  alia  punla  del  Corvo  cosri  valicava  la  Wagra,  e  la 
sua  posizione  dimostia  cliiaraniente  clie  da  almeno  quindici  secoli  la 
pianura  lunense  esiste  in  tutta  la  sua  intcgrita  presente. 

Non  ignoi'O  clie  prcsso  la  antica  citti  additasi  un  padule  clie  chia- 
mano  la  Sccoagiia,  c  clie  dicono  cssere  il  cratcre  deU'antico  porlo,  ma 
e  da  sapersi  clie  anclie  un  siiuil  sito  al  di  la  del  fiume  e  presso  il 
monte  Caprione  ritiene  il  nome  di  porto,  o  lo  rileneva  aneora  a'lempi 
del  Rossi.  A  clii  pei'6  si  faccia  ad  esauiinare  il  tcrreno  clie  coslituisce 
i  due  lali  dclla  IMagra ,  tosto  appai'ira  clie  questa  Scccagna  ,  come  il 
cosl  delto  porto  ,  altro  non  sono  che  parte  delle  vaste  paludi  clie  il 
fiume  va  formando  presso  il  suo  sbocco  in  mare  ,  come  sempre  ha  luogo 
allorche  la  mano  dciruomo  non  dirige  il  corso  delle  acque,  e  non  ne 
difcndc  le  civcostanti  canipagne.  Gerto  cosi  non  doveva  essere  ne'  tempi 
antichi,  ma  ne' secoli  di  mezzo  nessuna  ciira  avendosi  avuta  del  corso 
del  fiume,  cangiossi  in  palude  quella  fertile  pianura:  causa  potissima 
dcirabbandono  della  citta  (i).  Quindi  allorche  THolstenio  scrive  che 
Luni  elibe  gia  alia  foce  dclla  Magra  un  sufliciente  poito,  cio  apparendo 
dalle  colonne  a'  tempi  suoi  superstiti,  alle  quali  erano  fermate  campa- 
nelle  di  ferro  che  ritenevano  le  navi  (2)  ,  c  da  credersi  ch'egli  in  cio 
troppo  abbia  data  fede  alle  altrui  narrazioni.  Di  queste  anella  fii  detto 
a  me  stesso  che  alcune  aneora  erano  a  silo  non  son  molli  anni ;  nel 
1 7 10  il  Rossi  scriveva:  «  eranvi  aneora  attaccate  dalla  parte  del  mare, 
»    ove  ormeggiavano  i  vascelli,  certe  grosse  auclla  di  ferro  e  di  bronzo 


(0  Questo  terreno  si  c  di  nuoTO  migliorato  mediante  I'apcrtura  di  fossi  di  spurgo,  c  gia  quclU 
parte  di  pianura  si  i:  di  nuovo  rcsa  abitabilc. 

(i)  Aduolat.  ad  pag.  457  Cluvcrii.  Per  queste  colonncttc  che  fcrmavano  Ic  navi  ne'porti  vcdaai 
Suida  in  Lolligonos. 


DELLA    CITTA    DI    LI  SI.  jr-q 

»  clie  dagll  uomini  dellc  vicinc  caslcila  sono  state  levatc  via  poch'  anni 
»  sono  »  ;  e  nc'  primi  auni  del  iGoo  (  cioc  mezzo  sccolo  avanli  che 
I'Holstenlo  visitasse  queslc  regioui  )  regislrava  simile  notizia  il  Landi- 
nelli  dicendo  anch'egli  clic  nc  aveva  iidito  il  racconto,  e  die  le  aiiella 
n'crano  slate  telle  a  memoria  d'uoniini ;  oltre  di  cio  qucste  colonnette 
crano  ,  sccondo  gli  scritlori  locali  ,  nella  tazza  o  seno  dclla  Seccagiia  , 
non  niai  alia  foce  del  flume,  come  scrivc  rilolslenio.  Qual  fede  uieritl 
aduiique  qucsta  favoletla  cosl  ripetuta  da  piii  di  due  sccoli  di  bocca  in 
bocca  ,  non  c  a  dirsi  dopo   il  sovr'csposto. 

Non  e  che  con  cio  io  voglia  all'ermare  die  i  Lunensi  non  avessero 
per  le  loro  barclie  alcun  ricellacolo  ,  poicliu  trovasi  espressamentc 
uienzionato  presso  TUgliclli  in  diplomi  del  g6i  ,  ii3i  ,  c  ii85,  ma 
ripcto  die  qucsto  non  tleve  considerarsi  die  come  un  rifugio  di  bardie 
peschcrcccie  die  per  pociie  miglia  possono  risalire  il  (iumc,  poiclie  un 
jjorto  di  diinensioni  e  localita  qual'e  la  Seccagna  non  avrebbe  mai  po- 
tuto  csistcre  contro  la  prepotente  azione  della  correnle.  E  tulta\ia  cu- 
rioso  il  considerare  come  dall'esistere  una  cilta  non  solo  presso  il  mare, 
jna  anche  a  riva  un  fiume,  tosto  ne  sia  iiala  I'idea  di'essa  vi  uvcsse  pure 
un  porto ,  benche  cio  sia  direllamente  opposto  alia  prudenza  ed  anche 
alia  possiliilta  per  via  delle  arcue  che  tosto  lo  colmerebbei'o.  Roma  nel 
suo  reciuto  non  ebbe  mai  porto  ,  ma  solo  due  scali  ,  eppure  ])er  i 
marmi  greggi  riirovativi  iu  varie  epoche  ,  non  manco  chi  dissc  che  ne 
aveva  uno  sotto  I'Aventino,  e  che  se  ne  vedeva  ancora  il  scno  (i). 

£  adunque  provato  che  qucsta  citla  non  ebbe  mai  aderente  un  porto, 
e  che  il  nomc  di  Sinus,  o  porlus  Lunensis  cou\iene  solo  al  golfo  ddla 
Spezia.  Molti  fra  i  uioderni  diedergli  il  noine  di  portits  Eijcis  da  un 
testo  interpolate  di  Telomeo :  noto  pero  Pietre  Bertie  nella  sua  pregiata 
ediziene,  che  Veneris  partus,  Erjcis  partus ,  Erjcis  sinus  intima ,  in 
Graecis  ms.  desiderantur ,  e  che  furono  aggiunli  dal  traduttor  latino. 
II  volgar  ueme  di  Lerici  si  vuole  far  derivare  dal  culto  cola  rese  a 
Veuere  Ericina ;  ie  credo  piuttosto  che  lal  denoniinazione  sia  nala  da- 
gli  elci  die  frequcnli  ombreggiano  que'uionti:  infalti  questa  Comiine 
alza  per  stemma  un  eke  ,  e  montem  Ilicis  cunt  porta  Icggesi  in  diploma 
del   n85  (2).  Piii  antica  c  cerlamenie  I'origine  del    villaggio    di    porlo 


(i)  Vacca.  Mcnioric  di  scayi  d'antichita.  nunj."  gj. 
(3)  UgUcUi.  Vol.  I  ,  pag.  836. 


l8o  MEMORIE 

Venere  avemlocene  conservata  nolizia  sin  dal  finirc  del  VI  secolo  il 
Papa  S.  Grcgorio  il  Grande  in  due  lettere  (i).  Forse  dove  e  ora  la 
chiesa  dirula  di  S.  Pietro,  sorgcva  una  volta  il  tempio  cantato  da  Vir- 
gllio,  e  si  puo  credere  che  fosse  dcdicalo  a  quella  divinita;  e  pero  falso 
ehe  se  ne  conservino  le  vestigia,  stanteche  la  chiesa  die  ora  vi  si  vede 
iiidica  in  ogni  sua  j)arte  lo  slile  del  secolo  decimoterzo ,  della  qual 
rosa  volli  cogli  occiii  mici  pienamenVe  accerlarmi;  la  sua  posizione  sopra 
nil  promonlorio  niolto  elevate  ricliiama  alia  mcnte  i  citati  versi  di  Vir- 
gilio   al  libro  III: 

portusque  patescit 

lam  propior  ,  tcmplumque  adpavct  in  arce  Minervae 
geinino  demittunt  brachia  muro 


Tavriti  scopuU ,  rej'ugitque  ab  litore  templum. 


Ci)  Liber  V.  cpistul.  3  ct  4-  Cf.  la  ilissertazione  del  scnatorc  Cornaro.  Dc  translationc  corporis 
S.  Vrnerii  etc.  pag  i3  e  Si'gg. 


DELLA    CITTA    DI    LUNI.  l8l 


CAPITOLO    II. 


ISTORIA  DILUNl. 


Quali  fossero  i  fondatori  della  cilia  tli  Luni  cil  in  qual  epoca  vives- 
sero  c  \ano  il  cercare ,  non  essendoci  sopra  cio  pervenulo  documento 
alcuno.  Non  inancarono  soritlori  niimicipali  die  voIUto  nobililarne  Fori- 
gine  facendola  risalire  alle  piu  i-cmolc  ed  oscure  cpoche  :  fuvvi  chi  la 
disse  edificala  da  Tiineo  circa  dodici  secoli  avauti  I'era  \olgare  ,  chi 
dal  re  Giano;  allri  credendo  proprio  un  nomc  che  fii  di  dignita  la  dis- 
sero  falta  da  Liicumonc,  ricavaiulo  forse  tal  iiolizia  dalla  slessa  sorgente 
alia  quale  attinse  il  biion  Giovanni  Villani,  quando  ci  narra  nel  primo 
dclle  sue  istorie  che  da  Luni  parti  un  navilio  e  genie  in  aiuto  de'Greci 
contro  i  Troiani ;  finalmcnte  un  leste  defunto  scriltore  correndo  dielro 
alle  baie  di  Annio  da  Viterbo  stesc  le  vile  di  parecchi  suoi  citladini 
ponteGci  e  guerrieri  durante  la  dominazione  Etrusca,  ed  un  altro  lascio 
scrilto  nel  libro  I  della  sua  sloria,  che  quesla  cilta  fu  col  nome  di  Se- 
lene fondata  dai  Focesi:  cose  tutte  dclle  quali  si  desiderano  le  teslimo- 
nianzc.  Lc  prime  nolizie  isloric^he  che  si  abbiano  di  quesla  citta  gia 
spettano  a' tempi  ne' quali  clla  perde  la  sua  indipeiidenza  nazionale,  di- 
venlando  conquista  de'  Romani :  anteriormenle  a  quest'epoca  non  se  ne 
possono  avere  che  lievi  indizi  e  congetture.  Convengono  i  inoderni  scrit- 
tori  nel  dire  che  i  Luncnsi  onde  esercilare  il  niariltimo  commercio  do- 
TCSsero  logliere  ai  Liguri  ii  golfo  della  Spczia:  ccrlamente  gli  Etruschi 
lo  possedettero  sin  da  tempi  reinolissimi.  Infalli  nella  sopracitata  de- 
scrizione  del  golfo  falta  da  Slrabone,  quelle  parole  sono  principalmenle 
da  osservarsi,  nuUe  quali  cgli  ci  lascia  travedere  il  velusto  dominio  de' 
Tirreni  nel  golfo  luneiisc :  cgli  e  tale ,  dic'cgli ,  quale  conviensi  per 
esserc  rifugio  d'uoniiiii  che  per  si  lungo  tempo  dominarono  un  mare 
di  lanla  iuqiortanza.  Ora ,  sc  il  golfo  fu  degli  Etruschi ,  e  la  cilia  che 
gli  dava  nome  crane  parecchie  miglia  lontana ,  ne  emerge  necessaria- 
mente ,  che  la  fondazione  sua  sia  di  lungo  spazio  anteriore  alia  con- 
quista del  golfo ,  essendo  chiaro  che  supponendola  edificala  dopo  ,  sa- 
rebbe  slala  da' suoi  fondatori  pianlata  nel  golfo  sicsso,  lungo  i  margini 
del  quale  abbondano  siti  di  cslrema  commodilu  c  fortezza  :  pcrcio  non 


l8a  MEMORIE 

posso  aderlre  all'  opinionc  del  signor  Micali ,  clie  crcJe  gll  Etruschi 
aver  fondata  Liini  per  esscrc  piii  Iraiiqiiilli  possessor!  del  golfo  (i)  , 
polchc  iondata  in  tal  silo  cpielia  cilia  non  ha  alcuna  importanza  militare 
ne  per  se  ne  per  la  tulcla  del  golfo.  Ma  se  Luui ,  come  ci  scorgono 
questc  iiidagini ,  esiste  prima  che  gli  Eti-usclii  si  appropriasscro  il  golfo 
dcvc  la  sua  fondazione  avere  avuto  luogo  in  epoca  aiilcriore  alia  loro 
massima  potenza  ,  cioe  avanti  alia  contpisla  die  feccro  dcll'Ilalia  tulta 
com'c  attcstato  dagli  anliclii  ,  perclie  dopo  d'essere  pervenuli  al  colmo 
della  forza  e  della  potenza  ,  essendo  andate  le  cose  loro  in  rapida  de- 
cliuazione  ,  non  solo  non  c  probabile  che  ])otcssero  allora  impadronirsi 
del  golfo ,  che  anzi  perdcrono  le  slcsse  Alpi  Apuaue  che  pur  sono  in 
massima  parte  gcograficamcnte  pertinenza  d'Etruria. 

Opina  il  Lanzi  che  il  nome  di  qiicsta  cittti  sia  Italico  in  oi'igine  ,  e 
solo  ridolto  alia  maggior  dolcezza  della  pi'omincia  romana  (2) ,  e  crede 
che  jiresso  gli  antichi  fosse  Losna  cio  argomentando  da  una  palcra,  o 
specchio  slampato  nel  IMuseo  Kii'lveriano ,  sul  quale  e  scrilto  POLOCES 
AMVCILS  •  LOSNA  che  leggonsi  Pollux  Amycus  (  vinto  da  Polluce  al 
giuoco  de'cesti  )  c  Diana  ossia  Luna.  Se  questo  parcrc  dell'  illustre 
Lanzi  non  ha  forza  di  certezza,  e  pero  assai  piii  probabile  che  non 
sia  quelle  deirantico  scoliaste  di  Persic  che  parlando  del  golfo  della 
Spezia  dice  partus  naturali  Jlexu  cuivatus  ,  Jluctus  in  se  recipit ,  qui 
propter  curvationem  partus  Lunae  vacatur ,  essendo  la  forma  lunata 
cotnune  a  tutti  i  port!  e  golfi  ,  e  sinus  lunati  chiama  Plinio  qucUi  di 
Lacinio  e  di  Leucopetra,  e  tal  voce  per  esprimere  una  cosa  cjualunque 
di  forma  fortemente  curvata  usitatissinia  nel  latino  non  solo  ma  ben  anche 
nelle  lingue  viventi ,  onde  essendo  espressione  genei'iea  male  si  potrebbe 
appllcare  ad  un  solo  caso. 

Aggiungo  che  veramente  da  quest'astro  c  dcrivato  il  nome  di  quesla 
citla  da  Rulilio  Numaziano  (3). 

Noininis  est  auctor  Sole  covusca  saror 


(i)  Storia  degli  antichi  popoli  italiuni  cap.   18. 

(2)  S.i2E;io  di  lingua  clrusca  vol.  11.  .\ppoggiato  a  questo  monumcnto  ,  che  ora  6  riconosciuto 
non  esscrc  una  patera  ma  si  il  rovcscio  d'uno  specchio  asscrisce  il  Gori  (  Museum  Etr.  vol  II. 
classis  I.  )  avcrc  i  Lunensi  dalla  Dca  Diana  riccvuto  il  nome  della  p.itria  loro  ,  e  quindi  avciU 
ATuta  iu  gran  Tcncrazionc. 

(3)  llincrarium  lib.  II  ,  v.  Co. 


DELLA    CITTA    n    I.l.'NI.  1 83 

e  "die  i  Greci  la  chiamarono  Selene  traducenclo  in  lingua  loro  la  parola 
latiua :  Slrabonc  scrivc  la  chiamata  ihii  Greci  Selene,  cd  il  suo  abbrc- 
viatore :  i  Greci  queslo  porto  lo  chiamano  porto  di  Selene.  A  cib  aliro 
argomento  si  pu6  aggiungere  cd  c  del  tipo  della  Luna  che  imprimevano 
ne'  loro  caci  secondo  il  nolo  verso  di  Marziale 

Caseus  Iletruscae  signatus  imagine  Lunae. 

A  maggior  conferma  di  questa  opiiiionc  soglionsi  addurre  le  monele, 
ma  nessuna  ancora  se  ne  conoscc  clie  jiositivamcntc  le  vada  attribuita. 
Quella  riportata  dal  Guarnacci  (i)  e  dal  Lanzi^  e  affermato  dal  signor 
Mionnet  esscre  di  Populonia  col  nome  della  citta  in  parte  obliterato  (a). 
La  slcssa  cosa  aveva  gia  avvcrlito  TEckel  dal  notare  che  fece  die  i  se- 
gni  di  questa  moneta  sono  gli  stcssi  che  vedonsi  sii  quelle  di  Populo- 
nia (3).  fe  nolo  che  Timpronto  della  luna  comunc  a  tante  antiche  citta 
non  puo  essere  steinma  parlante  di  alcuna  di  esse  in  particolare  :  e 
pero  probabile  die  indotti  dal  nome  della  loro  patria  abbiano  prose- 
guito  i  Luncnsi  a  segiiare  con  questo  tipo  le  cose  ed  i  monumenti  loro. 
Molto  dissero  gli  scrittori  di  Lunigiana  a  questo  proposito  allorche 
ncU'anno  ii^So  in  alcuni  scavi  si  trovo  una  moneta  segnala  colia  Luna 
falcala  ed  una  slella  ,  ma  dessa  portava  il  terzo  consolato  di  Adriano  , 
ed  c  frequcntissima  ne'  musei  ,  onde  argulamentc  notava  lo  Zaccaria 
che  sarebbe  ben  visionario  chi  credesse  questo  tipo  appartenere  a  Luni 
ed  alia  Lunigiana  (4). 

Mcdesiiiia  oscurila  ed  inccrtczza  circa  ii  grado  occupalo  da  questa 
citta  a'  tempi  della  potenza  elrusca :  che  si  contasse  fra  le  dodici  prin- 
cipali  d'Etruria  e  fosse  sede  di  un  Lucumone  e  alFermato  da  Biondo 
Flavio  (5)j  Cluverio  (6),  Ccllario  (7),  Deinpstero  (8),  e  Winckelmann  (9), 


(i)  Origini  italichc  lib.  VI.  cip.  4- 

(■i)  Description  ilcs  incdailles  Grecqucs  et  Romaines  suplcment.  pag.  199. 

(3)  Docti'ina  iiuiuinorum,  vol.  I,  pag  ga.  Potrcbbc  pcro  ancLe  csscrc  di  Velulonia,   dcUa    quale 
citta  idcntici  crano  i  simboli ,  come  osaerv6  TAmati. 

(4)  Storia  Iclleraiia  d'ltalia,  vol.   Ill  e  VI. 

(5)  Italia  illustrata  ,  fol.  49. 

(6)  Italia  autii{ua  lib.  II. 

(7)  Notitia  orbis  antiqui  lib  II. 

(8)  Hctruria  rcg.ilis  lib.  IV  cap.  8. 

(9)  Storia  dell'artc  del  discgno  lib.  Ill  cap.  4- 


l84  MEMORIE 

ii  negalo  da  allri  (i),  lua  iioii  aventlosl  in  cio  aulorila  alcuna  ne  (li 
aiilichi  scrittori  ne  di  inonumcnli  noii  si  puo  decidere  in  favor  di 
ncssuuo,  Ijcnche  sia  di  inaj;gior  jti-obaljililu  rall'ermativa  avulo  rignardo 
all'csser  dessa  ,  pel  \icino  porlo ,  ccnlro  della  niaiiuiina  potcnza  dogli 
Etruschi  ,  la  navigazione  de'  quali  era  allora  piii  estcsa  chc  non  fosse 
quella  di  Acriin  altro  jtopolo. 

Dope  scaduli  dalla  anliea  potenza  ,  pare  die  perdessero  gli  Etruschi 
il  lore  porto  ,  c  che  venisse  loro  tollo  dai  Liguri  :  quest' opinione  de' 
moderni  slorici  nasce  dalle  sopracilale  parole  di  Giustino  colle  quali 
I'Uiaaia  Pisa  citlu  do'  Liguri  ,  e  da  quelle  di  Licofrone  (2)  :  cerlo  non 
si  sarebbero  niai  i  Liguri  iinpadronili  dcU'agro  Plsano  seuza  prima  ri- 
dune  alia  loro  obbedicnza  la  citlu  di  Luni ,  il  suo  porto,  la  sua  catn- 
pagua.  E  tuttavia  ollre  modo  difficile  il  conciliare  questc  diverse  suppo- 
sizioni:  apparisce  in  fatii  die  i  Rouiaiii  s'impadroiiissero  del  golfo  me- 
glio  die  due  secoli  avanli  I'era  volgare  ,  ma  non  si  sa  chc  lo  loglies- 
sero  ai  Liguri  ,  coi  quali  la  prima  gucrra  ebbe  luogo  circa  I'anno  5i4 
(3).  Parini  die  per  lal  modo  si  possano  accomodarc  e  ridurre  a  mag- 
gior  chiarezza  qucsli  lontani  indizi  di  storia,  cioe:  die  gli  Etruschi  dopo 
le  f\\tali  batlaglie  al  lago  di  Vadimone  ,  la  prima  riferila  da  Li>io  (4) 
all'auno  444  >  ^  1*  seconda  da  Floro  sollo  il  consolato  di  P.  Cornclio 
Dolabella  cioe  al  4t>9  (5),  ineapaci  di  piii  resislere  alle  ineursioni  de' 
Liguri  dovessero  cedere  loro  Tagro  lunense  e  fors'anche  parte  del  Pi- 
sano.  Sopravvcnnero  quindi  le  marittime  guerre  [de'  Romani  conlro  i 
Cartaginesi:  videro  i  prinii  quanto  necessario  fosse  per  la  somma  de'loro 
bellici  inleressi  I'impadronirsi  della  Sardegna  e  della  Corsica,  onde  in- 
viaronvi  con  esercilo  il  console  L.  Cornelio  Scipione  ,  la  cpial  cosa  fii 
all'anno  493,  ossia  259  avanli  I'era  volgare  (6).  Quesle  spedizioni  esi- 
gevano  ua  navilio  numerosissin.o  ed  un  porto  o  golfo  ove   rifugiarvisi  : 


(i)  Alcuni  negano  formalmcnto  che  abbia  Luni  avula  giammai  qucsl'ouorcvole  distiniionc,  allri 
non  nc  fanno  paroU  come  il  Sigouio   ed  il  Noiis  cou  piu  scrittori. 

(a)  Cassandra  in  Gne.  Qnalchc  dubbio  si  potrebbe  tuttavia  mnovcrc  circa  il  vcro  scnso  dellc  pa- 
role del  pocla.  Dice  egli  (  parmi  )  chc  vi  fu  guerra  co'Liguri  c  fu  prcsa  Pisa,  non  gia  chr  que- 
tta  fosse  in  dipendcnza  di  quel  pnpolo. 

(3)  Epitoin.  lib.  XX  Liviani.  Advcrsus  Ligures  tunc  primum  exercilus  promotut  est. 

(',)  L.h.  IX  ,  39. 

(5)  Epit.  rerum  roni.  lib  I   i3. 

(G)  Livii  cpit.  XVil,  Floro  II ,  a. 


DELI.A    cittX    DI    LDNI.  1 8."! 

rjncsto  avevano  i  Roinani  nella  Italia  iiifcriorc ,  c  \i  staniiava  la  flolia 
cU  Sicilia  ,  ma  le  armate  clie  andavano  alia  conquisla  dcllc  allrc  ilut; 
anzidettc  isole  ,  dovevano  salpare  da  porti  piil  occidcntali  onde  fosse 
pii  breve  la  navigazione  (i)  ,  e  da  queste  poliliclic  considerazioni  io 
tengo  per  cerlo  die  nascesse  ne'  Romani  il  desidcrio  d'impadronirsi  del 
golfo  della  Spezia  ,  il  quale  per  la  breve  dislanza  da  Roma,  per  bel- 
lezza,  sicurezza  e  capacita  unico  in  lulte  le  coslc  del  medilerraneo  era 
necessario  clie  venisse  in  polere  di  quel  popolo  che  volcva  anche  sui 
mari  stendere  il  sue  dominie  :  vale  a  dire  chc  le  cause  che  spinscro  i 
Romani  alia  conquista  di  queslo  porto  furono  quelle  slesse  per  le  quali 
nello  scorso  secolo  gVlnglesi  impadronironsi  di  GibilleiTa  e  dcU'isola  di 
Malta,  cioe  il  bisogno  che  ha  un  popolo  raarinarcsco  di  assicurarsi  di 
que'  posti  che  sono  pii\  importanli  per  il  doniinio  de'  mari. 

Che  questo  infatti  fosse  il  princlpio  che  mossc  i  Romani  a  romper  la 
guerra  ai  Liguri  lo  possiamo  conghietturare  dalla  narrazione  stessa  de- 
gli  antichi  che  nessuna  causa  ne  adducono:  quindi  chiaramcnle  si  spiega 
rodio  che  contro  i  Romani  porto  intenso  e  perpuluo  questo  popolo  e 
che  non  pole  spegnersi  se  non  dopo  tanti  anni  coUa  sua  pressoche  to- 
tale  distruzione.  Questa  guei'ra,  essendo  perduto  il  libro  di  Livio  ,  e 
solo  indicata  nella  sua  epitome ,  ma  piu  distesamente  ne  parla  Euti'o- 
pio  (2)  che  la  riferisce  all'anno  5i5,  e  dice  che  se  ne  trionfo  in  Roma. 
A  quest'anno  adunque  io  riferisce  la  presa  del  porto,  o  golfo,  che  pro- 
babilmcnte  fu  seguita  da  quella  della  citta,  poiche  per  averne  tranquillo 
il  possesso  dovettero  i  Romani  scnza  dubbio  assicui-arsi  anche  della  G- 
nitima  regione.  Da  questo  punto,  cioe  daU'anno  287  avanti  I'cra  volgare 
io  ordisco  la  storia  di  Luni  coi  documenti  ,  e  per  ottenere  maggior 
chiarezza  la  dividero  in  annali. 

Anno  2<5.  II  primo  fatlo  circa  il  quale  non  abbiamo  positiva  testi- 
monianza,  ma  grande  certezza  morale  c  della  partenza  da  questo  golfo 
col  suo  esercito  di  T.  Manlio  Torquato,  uomo  consolare  portatosi  a  com- 
primere  nella  loro  isola  la  soUevazione  de'  Sard!  all'anno  di  Roma  SS^ 
(3).  Con  esso  parli  il  poela  Ennio  che,  nalo  nel  consolato  di  C.  Mamilio 


(1)  Cti  dirigendosi  alia  volta  dcIl'  antica  Cartaginc  spiega  Ic  velc  dal  golfo  della  Spezia  in  una 
•ola  linea  rclta  arriva  airaltezza  del  Capo  Curso ,  dcUo  slrcUo  di  Bouifacio  ,  e  del  golfo  di  Ca- 
gliari  e  quiiidi  allc  coste  d'Atfrica  dov'cra  quclta  capitale. 

(a)  Breviarium  liistoriac  romanae  lib.  Ill ,  cap.  3. 

(3)  Livio,  lib  XXIII,  cap.  34,  4o,  4i. 

Serie  II.  Tom.  i.  a4 


1 86  MEMORIE 

e  Q.  Valerio  Faltone,  contava  allora  ventiquallro  anni,  e  nella  guerra 
sarila  conti'o  Ampsicora  ed  losto  guido  una  ccnturia.  Che  Ennio  salpasse 
dal  porto  dl  Luni  e  accennato  dal  celebrc  suo  verso  conservatoci  da 
Persio  : 

Lunai  portum  est  operae  cognoscere  cives. 

Questa  infatti  fii  la  sola  occasione  die  gli  si  porgcsse  di  vedere  il 
golfo  nostro  :  un'altra  volta  egli  abbandono  I'ltalia  per  portarsi  alia 
guerra  Elolica  (2),  ranno  di  Roma  563,  ma  allora  la  parLenza  della 
flotta  romana  non  puo  aver  avuto  luogo  dal  golfo  della  Spezia ,  ma 
bensi  dal  porto  di  Brindisi.  Ne'  suoi  annali  celebrava  Ennio  quelle 
guerre  come  espone  Silio  Italico  (3) : 

Hie  canet  illustri  primus  bella  Itala  versa 
Attolletque  duces  coelo,  resonare  docebit 
Hie  Latiis  Helicona  modis  ,  nee  cedet  honore 
Ascraeo  famave  setii. 

Non  e  dun  que  da  supporsi  che  inopporlunamente  vi  rammentasse  il 
porto  Lunense  ,  ma  bensi  come  porto  di  guerra  ,  la  cui  descrizione 
fosse  necessaria  al  poema  ch'egli  dedicava  alia  gloria  di  Roma. 

E  poiche  siamo  a  parlare  di  cose  circa  le  quali  non  v'e  certezza 
istorica  ,  mettero  qui  quanto  dicesi  del  passaggio  di  Annibale  per  gli 
Apennini,  benclie  spetti  ad  epoca  di  tre  anni  anteriore.  Che  il  generale 
Cartaginese  per  recarsi  dalla  Lombardia  in  Toscana  passasse  per  le 
valli  della  Trebbia  e  del  Taro  e  scendesse  I'Apennino  lungo  la  Magra 
e  opinione  del  Lemaire  esposta  nel  suo  Excursus  de  transitu  Apennini, 
ma  per  la  discordanza  degli  antichi  scrittori ,  sola  guida  di  chi  scrive 
su  tali  materie  ,  pare  die  questo  punto  diflicilmente  possa  cliiarirsi  :  e 
gia  presso  il  Lemaire  istesso  si  possono  veder  riportate  le  opinioni  di 
Holstenio  die  dice  essere  Annibale  passato  per  FoiTi  ,  e  del  Cluverio 
che  lo  vuole  per  Bologna,  oltre  altri  minori  scrittori  di  varia  opinione: 


(i)  Cicero.  Quacst.  Tusculanac  lib.  I.   i  c  a. 

(2)  Lc  sue  prodezzc  nclla  guerra  SarJica  sodo  a  lungo  esposte  in  questo  pocma  lib.  XII.  \'.  3go 
4.3. 


DELLA    CITTA    DI    LUKI.  187 

qucsta  (liverslti  Ji  parere  fra  scrlltorl  dottissiini  e  pienamentc  istrutli 
tie'  luoglu  mi  I'cnJera  scusato  se  io  j)iu  oltre  non  iusisto  sopra  questa 
discussionc. 

Anno  igS.  Ncl  consolato  di  L.  Valerio  Flacco ,  e  M.  Porcio  Catone 
e  per  la  prima  volta  Luni  mentovata  nelle  istoric  ,  essendosi  nel  suo 
golfo  I'adiuiata  I'armata  romana  sotto  il  comando  del  secondo  console  , 
die  quindi  partilane  sbarco  a  Roses  in  Ispagna  dopo  aver  costeggiato  il 
lido  della  Liguria  e  della  Gallia  (i). 

Anno  193.  Ora  comiiiciano  le  gueiTC  devastalrici  de'Liguri.  Con  venti 
mila  armati  scorsero  e  predarono  i  territori  di  Luni  e  di  Pisa  :  di  cio 
per  lettere  awertiva  il  Senato  M.  Cincio  prefelto  di  Pisa,  la  qual  carica 
notata  da  Livio  ci  palesa  che  le  provincie  deU'Etruria  occidcntale  ma- 
ritlima  erano  allora  non  socio  ,  ma  suddite  ai  Romani  :  Ligurum  vi- 
ginti  millia  armatorum,  coniuraUone  per  omnia  conciliabula  universae 
gentis  facta ,  Lunensem  primum  agriim  depopulatos  ,  Pisaniim  delude 
Jinem  transgressos  ,  omnem  oram  maris  peragrasse.  La  condotta  della 
guerra  ligustica  fii  aflidata  al  console  Minucio  che  congi-egb  i  suoi  in 
Arezzo  e  quindi  li  condusse  a  Pisa.  Arrivato  fra  i  monti  (  forse  nelle 
strette  di  Pietra  Padulle  )  fu  assalito  dai  Liguri,  dai  quali  appena  libe- 
rossi  per  la  bravura  e  I'astuzia  de'  Numidi  (2). 

Anno  192.  Fugli  I'anno  seguente  prorogato  il  comando  ed  accresciuto 
Tesercito:  raggiunti  i  Liguri  nell'agi'o  di  Pisa  gli  batte  con  strage  di 
nove  mila  de'  loro:  entrato  quindi  nella  Liguria  abbrucio  molti  castelU 
e  terre.  Successegli  neU'impero  il  console  Quinzio  Flaminio  che  di  nuovo 
devastb  il  loro  pacse. 

Anno  igi  Nuovamente  fu  inviato  contro  i  Liguri  Q.  Minucio  con 
grado  di  proconsole  ,  e  quanto  grave  fosse  questa  guerra  pub  vedersi 
nella  parlata  che  Livio  mette  in  bocca  al  Iribuno  Sempronio  Blcso. 

Anno  igo.  Scriveva  quindi  il  Proconsolo  cssere  terminata  la  guerra 
(3)  ,  la  quale  perb  scoppib  nuovamente  pochi  anni  dopo. 

Anno   186.  A    quest'anno    e   riferita  da    Livio   la   sconGtta    toccata   al 

/ 

(i)  Livio,  lib.  XXXIV,  cap.  8.  AT.  Porcius  Consul  .  .  .  viginti  quinque  navibns  longit  {quinque 
tociorum  erant  )  ad  Lunae  porium  pro/ectus  ^  eotiem  extrcitu  convenire  iusso ,  et ^  edicto  per  Oram 
marilimam  rnisso  ,  naril/ils  omnis  generis  contraclis ,  ab  Luna  projiciscens  cdizit  ,  ut  ad  porium 
I'jTenaei  scquerentur  :  inde  se  frequenli  classe  ad  liustes  ilurum. 

(a)  Livio,  lib.  XXXIV  56,  c  XXXV  3.  6.  4o. 

(3)  Lib.  XXXVl  38,  XXXVII  i.  Floro ,  lib.  U  ,  3. 


1 88  MEMORIE 

console  Q.  Marcio  Fillppo  con  suo  gravisslmo  danno  (i  Dum  penitus  in 
I)  abditos  saltus,  quae  latebrae  receptacidaque  semper  Ulisfuevant, per- 
il sequitur,  in  pracoccupatis  angustiis,  loco  iniquo  est  circumvcnlus  .  .  . 
I)  Prius  sequendi  Ligwes  finem  fecerunt ,  quam  fugae  Romani  »  e  pro- 
sieguc  a  narrme  come  a  quel  bosco  fosse  rimnsto  il  nome  di  Marcio  , 
»  Saltus  )  wide  eiini  Ligwes  Jugaverant  ,  Marcius  est  appellatiis  n . 
Queste  parole  di  Livio  soho  imporlanlissiuie,  non  solo  per  la  gloria  che 
ne  iMSulta  ai  valorosi  Liguri,  ma  perche  ci  soinrainistrano  lunji  per  fis- 
sare  uii  bel  pimlo  di  aiilica  lopogi-afia,  qualora  minutamente  si  esamini 
ogni  cosa.  Vcdreino  die  airanno  segiiente  accorso  con  nuovo  esercito 
il  console  Scmpronio  aperuit  saltum  usque  nd  Jhn'iuin  Macram  et  Lu- 
nae  portum  ,  era  questo  adunque  tin  luogo  novcllamente  occupalo  dai 
Liguri,  poiche  gia  prima  lo  avevano  attraversato  i  Romani  per  portarsi 
al  golfo ,  e  dunque  naturale  il  conchiudere  die  appunto  per  qnella  bal- 
taglia  se  ne  fossero  i  Liguri  inipadroniti  ;  in  secondo  luogo  la  parola 
saltus  e  da  Livio  iinpiegata,  come  per  molti  esempi ,  nel  significalo  di 
un  monte  selvoso ,  e  siccome  la  catena  dcUe  Panic  era  gia  allora  in 
potere  dei  Romani  ,  ne  segue  che  quella  sorprcsa  non  pole  aver  luogo 
die  ncl  valicai'  i  monti  Ira  Sarzana  e  Levici  presso  il  villaggio  di  Treb- 
biano,  strada  die  ancora  adcsso  nella  sua  selvosa  e  montuosa  orridezza 
it  tutta  propria  a  lendervi  imboscate.  Flnahnenle  ,  il  nome  che  ut  fii 
dato  a  quel  luogo  luttavia  dura  in  un  canale  li  presso,  detto  il  canale 
del  Marzo,  e  cio  che  piu  iniporta,  syli^  Martii  e  (.Ictto  nel  r4€9,nel 
diploma  col  quale  Federigo  III  eresse  Sarzaaa  in  citta,  come  pure  nel- 
I'antico  statute  di  Sarzana  (i),  il  bosco  posto  lungo  la  strada  di  Lerici. 
In  questo  silo,  fattisi  alcuni  scavi  nel  1777,  si  rinvennero  vari  sepol- 
cri  con  ossa  ed  un  elmo  di  fmissima  tempra,  le  quali  cose  e  ora  Lm- 
possibile  il  provare  se  appartenessero  ,  o  no  ai  Romani,  essendo  andato 
tutto  quanto  a  mal  fine;  poco  tempo  dopo  si  sparse  voce  die  li  trovata 
si  fosse  riscrizione  morluaria  di  Q.  Marzio  ch'io  do  tra  le  spurie  al 
N."  2. 

Anno  1 85.  Finalmente  il  console  Sempronio  pervenne  a  liberare  dalle 
invasioni  de' Liguri  quelle  basse  pianure  Etrusdie:  partito  da  Pisa,  co- 
sleggiando  il  mare  e  spazzando  i  monti  contennini ,  rese  vuoto  di  ne- 
mici  il  tratto  da  Pisa  al  golfo. 


(1)  Lcttira  critico-apologetica  di  uu  anonimo,  pag    ji  ,  a8 


DELLA    CITTA    DI    LUNI.  1  8g 

Anno  177.  A  quesl'anno  si  riferisjcc  »la  T.  Livio  la  dcduzione  della 
colouia  di  Luni  dai  liiuinviri  P.  Elio,  L.  Egilio,  Cn.  Sicinio  portandovi 
due  mila  cittadini  Roinani  (i).  Ma  qu\  una  grande  e  sin'ora  indccisa 
controversia  insorge  tra  gli  eruditi,  vale  a  dire  se  a  Lucca  od  a  Luni 
fosse  dedotta  la  colonia.  Nacquc  lal  disparila  d'oj>inione  dalle  Tai-ianti 
dci  ms.  di  Plinio,  iic'  quali  ora  Icggesi  Liiccmi,  ora  Liuiam:  concorsero 
a  mantenerla  alcuoi  dati  che  assimilando  i  due  parcri  ,  ne  intralciano 
la  soluzionc ,  e  sono  quesli  principalmente  :  la  poca  distanza  delle  due 
cilia :  la  loro  posizione  a  confine  coi  Liguri :  e  Tesscre  pressoclic  con- 
lcinpoi*aneauiente  cadule  soUo  il  doniinio  dei  Romani.  Con  un  allenlo 
esame  delle  epoclie  e  degli  aulori  antichi ,  io  speio  di  poteie  assicurare 
alia  citta  di  Luni  I'onore  di  essere  stala  colonia  Romana ,  naalgrailo  le 
argomenlazioni  dcU'Odcrico  c  della  ]nu  gran  pai'le  de'  commcntalori  di 
Livio. 

Per  provare  adunque  che  veramcnte  Luni  sia  stala  falta  colonia,  se- 
guiamo  pass'  a  passo  le  parole  di  Livio  al  1.  cit.  Comincia  egli  a  dire 
che  ad  ogni  colono  fu  assegnala  una  superficie  di  iugeri  5i  /;,  il  qual 
numero  ci  dlmostra  che  traltavasi  di  paese  scoglioso  e  sterile,  quale  si 
era  quelle  degli  Apuani ,  stanteche  le  grajsse  lerre  e  le  piane  (  corn*  la 
fertile  valle  del  Scrchio )  per  eguagliare  i  prodotti  aggiudicavansi  ai 
coloni  in  aree  mollo  minori;  cosi  5  iugeri  soli  cbbero  i  coloni  a  Parma, 
7  a  Veio ,  8  a  Modena,  lo  nel  meno  fecondo  agro  di  Saturnia ;  slando 
a  qncsta  divisione  basata  eull'eqxHla  ,  lo  iugeri  sarebbero  bastati  ad  un 
colono  tnandalo  a  Lucca. 

Prosegue  Livio  :  De  Ligure  captus  is  agcr  erat.  Elruscorum  antcquam 
Ligurum ,  Juerat.  E  qui  ancora  vediamo  che  traltasi  dei  mouti  Apuani 
cioe  deUa  moderna  Lunigiana  ,  perche  il  terrilorio  di  Lucca  non  pole 
essere  stalo  lolto  ai  Liguri,  non  avendolo  essi  uiai  occupato  (a)  ;  ed  i 
nionti  Apuani  ad  altri  non  polevano  essere  aggiudicati  che  alia  colonia 
Lunense,  essendo  il  terrilorio  di  Lucca  ben  da  questo  diviso  per  giusli 
e  natural!  confiui. 

Ma  la  pill  forte  ragione  sulla  quale  insistano  gli  avversari  della  co- 
lonia Liuiense ,  si  e  il  leggersi  Lucam  colonia  nel  citato  passo    del    li- 


(<)  Lib.  XLI  i3. 

(i)  XXI  Gj  (  ad  aDU.  53/|  )  Uannibal  in  Li^urcs  ,  Sewpronius  Lucam  conceuit. 


igo  MEMORIE 

bro  XLT  tli  Livio  ;  ma  cpi  bisogna  notarc  clie  iion  poclii  nis.  portano 
invece  chiaramente  sciltto  Lunam  ,  cd  o  anclie  pii  osservabile  e  dcci- 
sivo  a  favor  nostro,  che  se  in  questo  caso  v'e  qualclie  oscilanza  ne'co- 
dici  Liviaui,  nessuna  allalto  se  lie  \edc  al  capo  i3  del  libro  XLV,  dove 
i  ms.  tiUli  Icggono  concordemente  disceptatuni  inter  Pisanos  Lunensesque 
legatos  .  .  .  Luneiisibus  affirmantibus  a  triumviris  agrum  sibi  assignatum 
esse ,  cd  c  speciosa  afiatlo ,  per  non  dir  ridcvole  ,  la  nota  del  Dukero 
nella  quale  volendo  cgli  ad  ogiii  costo  trovar  mciizionc  di  Lucca,  dice  che 
essendo  qucsta  citta  pii!i  vicina  a  Pisa  che  nol  sia  Luni ,  piCi  facilmcnte 
Ira  Pisaiii  e  Lucchcsi  dovcva  nascere  controversia  pci  conGni  che  non 
fra  Pisaiii  e  Lunesi  ,  come  se  tali  litigi  debban  nascere  non  gia  per  i 
liniiti  comuni  de'  territori,  ma  per  la  maggior  o  minor  distanza  in  cui 
trovinsi  le  citta  che  ne  son  capo. 

Proseguono  gli  avversari  a  dire  die  Luca  leggesi  in  "Velleio  Patercolo 
al  lib.  I,  capo  iS." :  ma  loro  si  puo  rispondere  che  giammai  si  potra 
sperai'e  un'esatta  lezione  di  tale  istorico ,  poiclie  questa  non  puo  nascere 
che  dal  coiifronto  di  niolti  codici ,  e  cio  per  Velleio  non  puo  avere 
luogo:  Est  eitiin,  dice  Ruluikenio,  unus  tantum  Jiuius  scriptoris  codex 
e  prima  di  lui  aveva  scritto  Beato  Renano  iiclla  prefazione  aU'edizionc 
principe  del  iSao,  Mens  codex  et  unicus  erat,  et  mendosissirnus.  Ta- 
sini iiirare  ,  eiim  ,  qui  ilium  descripserat ,  ne  verbum  quidem  intelle- 
xisse.  Lo  stesso  possiamo  dire  del  passo  di  Plinio  clie  i  sostenitori  della 
colonia  Lucchese  citano  a  loro  favore  Primuin  Etrwiae  oppidum  Luna 
portu  nobile.  Colonia  Luca  a  mari  recedens  ,  poiclie  ognun  vede  che 
tutto  Targomento  loro  non  e  qui  basato  che  sul  collocamenlo  di  un 
punto  ,  oiide  se  questo  sara  messo  prima  dcUa  parola  colonia  decidera 
in  favor  loro ,  ma  in  favor  nostro  se  sara  messo  dopo  ,  la  cpal  cosa 
nelle  edizioiii  fu  aifatto  arbitraria  qualora  si  consider!  che  gran  parte 
degli  antichi  codici  non  sono  punteggiati,  e  che  molti  lo  sono  ignoran- 
temente  ,  ma  si  giudichera  secondo  la  nostra  opiiiione  da  tutti  coloro 
che  porranno  menle  ai  numerosi  nionumenli  che  attestano  I'esistenza 
della  colonia  di  Luni,  mentreche  la  citta  di  Lucca  era  a  que' tempi  un 
Municipio  ( i )  ,  la  qual  sola  notizia  ,  come  troppo  certa ,  dovrebbe  ba- 
stare  ad  escludere   ogni  controversia. 


(i)  Cicero.  Epistul.  XIII   i3  —  L.   Caslroniui   Puetus  longi  princcps  Municiiiii   tucensis  —  lo 
•Icaso  dice  Fcsto  in  Municipes. 


DELLA    CITTA    DI    LVm,  igi 

Anno  170.  Airanno  682  di  Roma  combattcndosi  tuttavia  la  gucrra  li- 
gustica  il  consolo  A.  Alilio  Serrano  j)Ose  i  socii  latini  del  sue  esercito 
a  quarlicri  d'iQverno  in  Luni ,  ed  in  Pisa  (i).  Quindi  Livio  narra  le 
contenzioni  fra  i  Pisani  ed  i  Liinensi  avanti  11  Scualo  Romano,  lagnan- 
dosi  i  primi  di  csserc  dai  coloni  Romani  cacciati  dalle  loro  terre  ,  e 
rispondendo  i  Luuensi  clie  quelle  terre  essi  godevano  perclie  assegnate 
dai  triumviri,  al  qual  uopo  nomino  il  Senato  quinqucviri  per  la  deci- 
sione  ,  senza  chc  lo  storico  ce  ne  faccia  conosccre  il  risullato. 

Anno  i4i-  Mancando  fatli  storici  mi  volgo  a  narrare  di  que' prodigi 
che  in  Luni  successero  ,  e  ehe  gli  anliclii  con  tanta  superstiziosa  cura 
raccoglicvano  (2) ;  vi  nacque  un  androgino ,  e  secondo  il  rite  patrio  fu 
per  ordine  de'  PonteGci  gettalo  in  mare :  segui  questo  porlento  una  tal 
pcslilenza  chc  mancarono  ai  morli  i  sepellitori. 

Anno  1 33.  Allra  volta  sprofondossi  il  terreno  in  superficie  di  quatlro 
iugeri  (  1000  mctri  superficiali)  e  ne  sorse  un  lago  ,  il  quale  e  forse 
quello  stesso  notato  dai  Rossi  come  esistente  nel  tei-ritorio  di  Vezzano 
otto  miglia  lungi  da  Luni,  cd  e  una  buca  profondissima ,  colma  di  acqua 
dai  villici  delta  rara  profondata ,  la  qual  parola  corre  qui  in  senso  di 
aia ,  od  area. 

Anno  109.  AU'anno  di  Roma  643  si  rlferisce  la  censura  di  M.  Emilio 
Scauro,  e  M.  Livio  Druse.  II  primo  rese  celebre  il  suo  nome  coU'aper- 
tura  della  via ,  da  lui  nominata  poscia  Emilia  di  Scauro ,  da  Piacenza 
a  Pisa  e  quindi  a  Luni,  e  poi  per  i  Sabati  de' quali  non  e  ccrla  la 
posizione,  sino  a  Tortona.  Questa  imprcsa  e  atlestata  dai  credulo  Aurelio 
Viltorc ,  e  piu  cliiaramente  da  Strabone  die  la  descrive  (3).  Alia  via 
Emilia  di  Scauro  aggiungero  qui  I'Aurelia  aperta  in  epoca  incognita  ,  ma 
certamente  molto  prima  dell'Imperatore  M.  Aurelio  al  quale  da  qualcuno 
si  voile  altribuire,  posteriormente  pero  aU'Emilia  di  Scauro  (almcno  in 
quesle  regioni )  perche  se  cio  non   fosse  non  avrcbbe  Scauro    aperto  il 


(i)  Livio  lib.  XLUl  9.  Sociorum  nominis  latini  exercitu  mature  in  hiberna  Lunam  et  Pisas  de- 
ducto  etc.  c  lib.  XLV  i3. 

(a)  lul.  Obsi-qucns.  De  prodigiis.  cip.  81  ,  86.  La  dcscrizione  del  rito    si  ha    prcsso    Livio    lib. 
XXVII  37  per  simile  prodigio  successo  in  Sinucssn. 

(3)  De   viris    ilhistribus  ,    cap.  3a.    M.  /Emitius  Scaurus  censor fiam  lEmdiam    strai'it. 

Slrabone,  Geogr.  lib.  V,  pag.  333.    L'ltiiicnirio  d'Autoniim  iiuQ  da  ijucslo  Ironco  di  sliada  ,   nia 
in  fine  alia  Emilia  racltc : 

Item  a  Luca  Pisas  ...       m.  p.   11, 
item  a  Luca  Lunam  ...    m.  p.  33. 


ina  MEMOniE 

iratto  tra  Pisa  e  Luni  die  e  comune  ad  anibetlue,  ed  altese  le  com- 
raodita  del  viaggio  maiilliino  non  era  qiiesta  via  cosl  necessaiia  qiianto 
le  Consolari  interne.  L'Aurelia  partendo  da  Roma  dirigevasi  ai  moderni 
siti  di  Statua  ( ^/^/Mm )  e  di  S.  Severa  {Pji-gos)  d'onde  costeggiando  il 
mediterrtineo  per  Pisa ,  le  fosse  Papiriane  e  Luni  sino  alia  Provenza , 
terminava  ad  Aries,  cd  era  lunga  "^96  miglia   (i). 

Anno  io3.  In  quesl'anno  un  nuovo  prodigio  e  rammentato  da  Giulio 
Obsequcnte  al  capo  io3  ,  come  succcsso  in  Luni,  e  fu  di  una  pioggia 
di  sangue. 

Anno  67.  La  guerra ,  od  a  dir  megllo  le  depredazioni  continue  die 
esercitavano  i  pirati  sulle  spiaggie  della  dizione  Piomana  ,  mosse  il  Se- 
nato  ad  estirparli,  commettendone  la  cura  a  Pompeo:  per  cacciarli  dal 
seno  ligustico  ,  (  die  e  il  golfo  di  Geneva  e  non  quello  della  Spezia 
come  parve  al  Targioni  )  egli  deputo  Gratilio  ,  ed  in  breve  tempo  fu 
restituita  la  quiete  (2). 

Anno  5o.  AU'anno  702  sentendo  appressarsi  I'esercito  Cesariano  , 
fug£;'i  Pompeo  di  Roma.  Ebbero  allora  luogo  vari  prodigi  die  a  lungo 
sono  enumerati  da  Lucauo.  Per  placare  gli  Dei  fu  dal  Senate  chiamato 
un  aruspice  che  insegnasse  il  rito  proprio  a  cio,  e  spiegasse  quei  por- 
tenti.  Cadde  la  scelta  in  Aronte  indovino  Lunense.  Lvicaiio  ci  dik  una 
lunga  e  minuta  descrizione  delle  cerimonie  da  cestui  operate  ,  e  che 
sono  interessanti  a  Icggersi  per  I'istoria  della  aruspicina  Etrusca  (3)  , 
quanuinque  anzi  che  un  fatto  istorico,  ie  lo  creda  un  poetico  episodio: 


(i)  Lllincrario  di  Antoniuo  da  in  qucsto  silo  ; 

Pisas 

Papiriana m.  p.   vi. 

Lunam m.  p.   ii. 

di  modo  che  vi  manca  una  stazione  :  mcglio  la  carta 

puis 

Fossis  Pai>irianLs m.  p.   it.  * 

^d  TaOerna  frigula  .  .  .  m.  p.   la. 

Lurtae m.  p.   lo. 

la  qiial  distanza  che  c  di  33  iniglia  mi  hi  nasccrc  sospctlo  che  uel  sopracitato  hrano  della  Emiti.i 
li  dchha  leggerc  ill  vccc  di  Luca 

Item  a  Piiis  Lunam  .  .  .  m.  p.  33. 

-    (:>)  Floio  lib.  Ill,  6  9. 

(3)  Pliarsalia  lib.  I,  V.  ?tr(yCi'i'i.  Quesle  poctichc  csprcssioni  di  Lilcano  furono  funic  di  roolte  fallari 
asscrziuni.  Lo  stesso  sommo  IVIalFei  le  riptteva  per  provarc  cssere  una  finzionc  TcsisteDza  dc'ruderi 
di  qucsta  cilia  ,  diccado  che  Luni  gia  prima  deU'cra  volgare  era  quasi  distrutta. 


DEI.LA    ClTTA    DI    LUNI.  If)3 

Iluec  propter  placuit  Thuscos  de  more  velusto 
jicciri  votes  :  quorum  qui  maximus  aevo 
/trans  incoluit  dcsertae  mocnia  Lunae. 
Fulminis  edoctus  motus ,  ■venasque  calentes 
Fibrarum ,  et  motus  crrantis  in  aiire  pcnnae  etc. 

Quel  chiamare  die  fa  il  poeta  Luni  deserta  a  que'  giorni  e  ila  pren- 
(Icrsi  per  una  esaggerazione  ,  tanlo  plu  clie  cio  sarebbe  stato  prima 
tlella  guerra  civile.  Da  molli  anni  la  guerra  era  stata  loatana  da  qiieste 
region!  :  nemmeno  soflrl  nel  transito  per  I'llalia  deU'csercito  Cesariano 
die  aveva  tciiula  la  strada  superiore  ,  ne  incmoria  alciina  ci  rcsla  die 
fra  i  suoi  abitanti  avcsse  luogo  guerra  civile  per  I'una  o  laltra  fazioiie. 
Ma  Lucano  intento  sopratutto  a  dipingerc  i  mali  che  nascono  dalle  ci- 
vili  guerre  ,  voile  a' suoi  lettori  darne  uua  troppo  viva  dcscrizione.  Quanto 
dic'egli  dcll'abbandono  nel  quale  giaceva  Luni ,  lo  ripete  per  le  altre 
citla  lalinc  (i). 

tunc  omne  Laiinum 

Fabula  nomen  erit:  Gabios ,  F'ciosque ,  Coramque 
Pulvere  vix  tectae  ,  poterunt  monstrare  ruinae  : 
jdlbanosque  lares ,  Laurentinosque  Penates 
Rus  vacuum  etc. 

Molli  mali  sofTrirono  cerlamente  allora  le  citla  d'llaliaj  ma  proven- 
nero  questi  specialmente  dalle  fei-oci  proscrizioni  Iriumvirali  e  dal  to- 
gliere  die  si  fecc  gran  parte  delle  campagne  agli  antichi  possessori : 
ma  die  si  polesscro  niai  chiamare  rovinate  e  deserte  e  conlraddelto 
dairistoria  e  dai  superstiti  iiionumenli. 

Anno  4i-  I'l  quest' anno  essendo  consoli  L.Antonio,  e  P.  Scrvilio 
Vatia  furono  assegnati  ai  velerani  dcU'esercito  Cesariano  i  terreni  tolli 
ai  proscritli ,  ed  alle  citla  Italiche  (2):  a  quest'epoca  pertanto  cbbe 
una  nuova  partizione  I'agro  dclia  colonia  Romana  in  Luni.  Gli  scritlori 
di  quelle  guerre  non  ne  parlano,  ma  se  ne  lia  notizia  presso  Frontino 


(1)  Lib.  Vlt,  T.  39a  e  scj>g. 

(3)  Livii  Epit.  lib.   lai.  Vcllcii  lib.  II  -\.  Dione  lib.  46-  .Munum.  Aucirano  U?.  I. 

Serie  il  Tom.  i.  25 


1 91  MEMORIE 

il  ineasore  ,  clie  cosi  la  esponc  uel  suo  lihro  dcUe  colonic:  /4ger  Lu- 
nensis  ea  lege  (jua  ager  Florenliiias :  limitcs  in  liorain  sextain  coin'Cfsi 
sunt  ,  et  ad  occictentein  plurimum  lUrigunt  cursuiu  :  termini  uliqui  ad 
distinctionem  nuineri  positi  sunt  :  alii  ad  recturas  linearum  monstran- 
das.  Per  coiioscei'e  poi  per  qual  legge  fosse  stato  assegnato  ai  solilali 
il  Icrritoi'io  Luuciise,  ccco  cosa  dice  Fronlino  ili  qiicUo  cli  Firenzc  al 
quale  egU  rimauila:  Colonia  Floi-entina  deducta  a  Triumw'ris ,  assignuta 
lege  lulia  centuriis  Caesarianis  in  iugera  CC.  per  cardines  et  decu- 
inanos  ,  termini  rotundi  pcdalcs  ,  et  distant  a  se  pedes  IICCCC.  i'Axr 
]>oi  presso  Fronlino  I't'sprcssione  ili  ager  assignatus  sia  cquivalcule  a 
quella  ili  colonia  deducta  ainpiaiiicnlc  diiiioslrollo  Viio  Giovcnazzi  (i) 
coiresempio  tli  Fano  ,  Ascoli,  Lucera  ,  Carsoli ,  Gales ,  Casino  ,  Venosa 
e  Siponlo  che  dagli  sciiitori  e  dai  marmi  souo  detle  colonic  quanilo 
die  Frontino  scrvcsi  scinpre  per  esse  della  sua  forinola  di  agro  asse- 
gnato. 

Conlro  il  parere  del  Giovcnazzi  promosse  alcuni  dubbi  I'Oderico  (a) 
mettendo  in  cauipo  Topinione  die  il  territorio  di  Luni  possa  cssere  slato 
aggiudicalo  allc  viciue  cilia  di  Lucca,  o  di  Pisa:  ma  facile  e  dileguarli 
qiiesti  dubbi,  assistiti  come  siamo  non  die  dai  citati  autori,  ma  anclie 
da  numerosi  monumcnti  epigrafici ,  ed  e  vcramcnlc  maraviglia  come  a 
qucslo  dotlo  sfuggisscro  que'  tanli  argomenli  clic  comprovano  il  grado 
di  colonia  Romana  godulo  dalla  nostra  cilia  di  Luni  che  ebbe  sempre 
la  svenlura  di  vedere  parte  della  sua  storia  malamente  confusa  con 
quella  della  ^icina  Lucca,  senza  clic  pur  uno  degli  storiografi  Genovesi 
i;  Toscani  abbia  voluto  schiarire  questo  puiilo. 

G\l\  riporlai  i  mouumeuti  storici,  ora  dari)  gli  epigrafici  Nella  lapidc 
N."  i5  (  dell'anno  28  av.  e.  v.)  I'imperatore  Augusto  e  delto  Patrono, 
la  qual  cosa  ci  indica  die  Luni  non  era  una  prefcttura  ;  quindi  i  suoi 
Decurioni  sono  mcntovali  nei  marmi  N.°  3  ,  23,  e  la  Curia  al  N.°  24; 
ed  ai  N.'  2,  3,  27  abl)iamo  memoria  del  collcgio  de'  Fa!)bri,  e  di  quello 
de'Deadrofori ,  i  quali  solo  trovavansi  ,  come  e  nolo  ,  nei  municipii  e 
nelle  colonii;.  Quindi  piii  csplicitamente  e  detlo.  patrono  della  colonia 
un  L.  Titinio  ai  N.'  20,  21  ,  ed  un  personaggio  incognito  al  N.°  i3  , 
die  e   un   frainmenlo   recenlcmente  trovato:  linalniente  la  parola  Coloni 


(l)  Avria  cilia  nc'  Vcsliiii,   pa^    8i.   Nuovo  giornalc  <ic' IcUcrali  d'ltalia ,  Tol.  Ill  ,  pag.  3i 
(a)  LeUcre  Ligiuliclic  pag    38. 


DEI. LA    flTTA    ni    I.U-M.  igj 

cliiaramcnte  leggcsi  in  marmo  noto  sin  tlal  priucipio  del  XV  secolo  , 
t;  dalo  al  N."  6,  cd  in  qucllo  del  N.°  13,  cd  in  ambeduc  ((iiesli  iil- 
liini  tro\iaiiio  una  disliiizionc  positiva  tra  gli  abilanli  vcnuti  da  Roma 
c  qiielli  loculi  ,  o  vcnuti  da  paese  vicino  (  Iiicolae  et  InquUini)  come 
succede  per  altre  colonie,  per  figura  ,  in  hipidc  di  AbcUa  nclla  Cam- 
pania (i),  e  di  cpianto  peso  sia  nellc  lapidi  qucsla  dislinzione  fu  con 
niolto  acume  dimosiralo  dal  dotto  sig.  Guarini  (2).  Ora,  qual  marmo 
si  produce  a  favorc  della  citla  di  Lucca  die  allcsli  aver  essa  avulo 
queslo  grado  ? 

Le  colonic,  godcndo  del  driUo  de'sulTragi,  erano  ascrillc  a  qualclic- 
duna  dclle  tribu  Romanc :  Luni  lo  fu  alia  Gaieria ,  come  u  scriUo  ne' 
marmi  N.°  ii,  20,  21  e  34,  come  di  due  solduli  in  latenolo  militare 
prcsso  ]\Iuratori  (3)  e  di  un  aitro  in  lalercolo  edilo  dal  Blasi  (4),  e  11- 
nalmentc  in  un  frammento  rcccnlemente  scoperto,  ncl  quale  si  e  sal- 
valo  il  nome  solo  di  qucsla  Iribii.  Alia  Palalina  invcce  apparliene  C. 
Lepidio  al  N.°  2'^  ,  ma  di  questi  ,  come  di  uomo  militare,  non  possiani 
dire  clie  fosse  di  Luni  per  essersi  ivi  rinvenuta  una  sua  meinoria :  del 
resto  poi  e  noto  clie  non  era  necessario  che  una  inticra  citta  si  ascri- 
vesse  ad  una  tribu  sola. 

Trascorrono  quindi  molti  anni  senza  che  memoi'ia  alcuna  di  questa 
citla  trovisi  nolle  islorle  ,  la  qual  cosa  si  deve  attri'juire  alia  pace  di 
cui  allora  godeva  I'ltalia:  fu  appunto  in  queslo  lasso  di  tempo  clie  mag- 
gior  fama  vennc  a  Luni  e  maggior  ricchezza  per  la  scoperla  delle  sue 
i'elebri  latomic. 

Anno  volg.  44-  Appare  quindi  (  benclie  ne  tacciano  gl'istorici  )  clie 
nella  designata  da  Claudio  spedizione  Brilannica  fosse  il  golfo  Lunense, 
come  gia  lo  era  stato  piii  volte  durante  la  repubblica,  destinalo  a  con- 
^egno  delle  navi  Romane.  Di  questa  navigazione  parla  Dione ,  e  Sve- 
tonio  narra  il  pericolo  corso  dalfimpcratore,  e  cagionato  dalia  violenza 
del  vento  Circio  presso  la  Liguria :  Hue  ( ad  Britanniam )  quiim  ab 
Ostia  navigaret  ,  vehementi  Circio  bis  poene  demersus  est  ,  prope  Li- 
guriam  iuxUique  Stoechadas  insulas.  Che  la  flotta  Romana   convenisse 


(1)  Rciuesius  CCLXXU  37. 

(a)  lUustruziouc  del  marmo  Piitcolano  ,  pag.   ioo-i58. 

(3)  Appcndicc  JDIXL. 

(4)  Prcsso  OJcrico.  Syllogc,  pag.  Sao. 


Ii)(j  MEMORIE 

allora  alineno  in  parte  nel  golfo  della  Spezia  c  iliinostralo  clall'innpos-- 
sibilila  clic  si  numeroso  navilio  si  liunisse  nel  solo  porto  alia  foce  tlel 
Tevcrc  ;  che  poi  ClaiuKo  ,  forzalovi  dal  vento  ,  abbia  soggiornalo  nel 
seno  Lunense,  ci  c  nolo  per  le  parole  ili  Scribonio  Largo  medico  con- 
teinporaneo,  come  largamcnte  dimostra  Giano  Cornario  ncUa  premes- 
sagli  introduzione.  Parlando  aduncpie  Scribonio  del  trifoglio  aculo,  dice 
(i):  nascitur  et  hoc  Siciliae  plurinnim:  nam  in  Italiae  regiouibus  nus- 
quam  cam  vidi  herbam,  nisi  in  Lunae  porta,  quum  Britanniam petere- 
mus  cam  Deo  nostro  Caesare  ,  phiviinum  super  circamdalos  mantes. 

Opina  TDempstero  die  il  porto  Lunense  quello  sia  nel  quale  si  allesti 
la  niariltima  spedlzione  conlro  Gildone  governatore  dell'Affrica  all' anno 
>olgaie  398.  Narra  Clandiano  che  a  Duce  dell'lmprcsa  fu  scclto  Masce- 
zel  fialello  die  era  di  Gildone  :  cplndi  ne  descrive  i  preparali\i  (a): 

praecipaos  electa  pube  maniples 

Disponit ,  portuqae  rates  instaurat  Etrusco. 

Ma  die  il  poeta  qui  parli  non  di  Luni,  ma  di  Pisa  citta  allora  molto 
florida  ,  cliiaro  apparisce  da  quanto  dopo  alcuni  versi  ci  espone  della 
partenza  e  \iaggio  della  flolta  : 

arripiunt  naves ,  ipsique  rudentes 

Expediant  ,  et  vela  ligant ,  et  comua  summis 
Associant  malis :  quatitur  Tjrrhena  tumultu 
Ora  ,  nee  Alpheae  capiunt  navalia  Pisae. 

Chiuderb  la  parte  antica  della  istoria  di  Luni  colla  poetica  descrizione 
(•he  ne  fa  il  Burdigalense  Rutilio  Numaziano  che  portandosi  in  palria 
percorse  queste  spiaggie  Tanno  ^i&  (3): 

Advehitur  celerl  candentia  moenia  lapsu 
Nominis  est  auetor  Sole  corusca  soror. 


(i)  Dc  compositionc  nietlicamcalorum  cap.  ^l.  op.  Mcdicac  arlis  principes. 

(a)  Dc  bcllo  Gildonico.  v.  4 '5. 

(3)  Iliuciarium  lib.  II.  v.  Co  t  scgg. 


OEI.I.A    CITTA    DI    LUKt. 


'9- 


Jndigenis  supcrat  ridcntia  lilia  saxis  , 

Et  Levi  radial  picta  nitove  silex. 
Dives  marmoribus  tellus  ,  quae  luce  coloris 

Provocat  intactas  luxuriosa  nives: 

E  sono  quesl't  gli  ulliini  vers!  chu  ilel  poema  di  Rulilio  ci  siano  ri- 
inasli  ,  sveiUura  al  certo  ]ier  chi  stiulia  la  topografia  dcllc  riviere  Li- 
guri  ,  poiche  dalla  copia  di  nolizie  ch'egli  somniinistra  si  puo  esscre 
certi  che  a  liingo  avrcbbe  dcscrilli  i  susseguenti  pacsi,  e  scgnatariicnte 
il  golfo  Lnnense.  Devcsi  pero  osservare  che  quel  candentia  moenia  non 
dove  esscre  prcso  in  senso  di  miira  di  cilta  ,  ma  si  degli  edifici  com- 
presi  ,  e  segnatainente  de'  pubblici,  come  Virgilio : 

Moenia  lata  vides  tviplici  circumdata  niuro. 

Che  le  mura  di  Luni  fossero  di  bianco  marmo  io  non  me  ne  posso 
persuadere  ,  fjuanlunque  lo  credano  alcuni  moderni  ,  e  Ciriaco  dia  le 
misure  di  alcuni  sassi  quadrati  i  quali  avranno  probi»biluiente  spettato 
ad  altre  fabbriche  :  un  recinto  di  citla  non  puo  sparire  cosl  facilinente , 
e  nolle  cscavazioui  che  pei  bisogni  deU'agricoltura  si  van  facendo  nel 
suolo  di  Luni  da  moltissimi  anni  non  si  sono  trovate  mai  simili  pielre, 
e  ncniineno  ne'\iciui  paesi  nessun  masso  vedesi  che  si  possa  ragionc- 
Tolmcnle  supporre  proveniente  dall'antica  cerchia. 

Le  notizie  che  abbiamo  posteriori  a  quest'epoca  non  altro  ci  soirmi- 
nistrano  per  qucst'infclice  citla  die  un  cunuilo  di  svenlure  :  depreda- 
zioni  Longobardiche  ,  rovina  Saraccnica  e  Normannica,  cpiindi  la  ual 
aria  e  finalmente  Tassoluto  annichilamento. 

S'era  fra  i  Lunensi  piii  presto  che  altrove  introdotto  il  cristianesimo  : 
che  anzi  uno  de'  loro  conciltadiui,  Eulichiano  era  stato  eletlo  Papa  sin 
dall'anno  2'^5  ,  e  sede  circa  nove  anni  (i) 

11  loro  prime  Vescovo  secondo  1'  Ughelli  fu  un  Habet  Deus   (2)    ma 


(1)  Annstj>ius  Gtbliutli.  Eiitychianus  natione  Tusclts  ,  ex  patre  Marino  (  vel  Maximo)  Je  cix-i~ 
late  Lunae ,  scdit  annos  8,  menses  to  ,  dies  4* 
('i)  Italia  dacra  vol.  1,  jiug.  633. 


ig8  MEJIORIE 

ossci'vano  i  BollanJisti  (i)  da  alcunc  iiicocrciize  die  si  narrano  circa  la 
sua  morte  ,  non  cssere  probaliile  cli'egli  \cramente  ne  fosse  Vescovo  : 
e  poiche  siamo  in  queslo  proposito  diro  che  lal  sos|)elto  nacque  presso 
i  Bollaiulisli  dalla  tradizionc   ch'egli  fosse  marliiizzalo  ilai  Vaiiclali  Aiiani 
i  quali  giusla  le  loro  osservazioiii  non  cbliero  agio  ne  tempo  a  muovere 
in  Ilalia    persecuzioni    contro    i    Cattolici  :    a   (picsta    popolare    credcnza 
pnre  si  riporta  I'opinione  per  la  quale  si    disse    esserc    stala    Luni    di- 
strutta  da  quel  popolo:  opinione  che  non  ha  aleun  fondainenlo  istorico, 
se  non  sc  nelle  depredazioni    che    Genscrico    fece   in    Toscana ,    ed    in 
una  lapide  SarzanesCj  supposta  trovata  in  Luni  ,  che  a  lui  ne   riferisce 
la  rovina  ,  la  qual  lapide  oggi  Irovasi  nella  locanda  della  posta  in  que- 
sta  citta  ,  cd  e  manifestanicnle  opera  del  XV  ,    o  XVI  secolo.   Ccrto  e 
perb  il  Vescovo  S.  Terenzio  e  quindi  Vittore  che  intervenne  ai  coneiii 
Romani  de'  primi  anni  del  VI  secolo;  poche  notizie  circa  gli  Ecclesia- 
slici  di  c[uesta  diocesi  ahbianio  quindi  presso    S.    Grcgorio   Magno  (2). 
Nelle  successive  devastazioni  ile'  barbari  in  Italia  non    eonoscesi    che 
questa  citta  solferlo  avesse  alcun  parlicolare  danno  ,  tanto    piii  che   era 
lontana  da  Roma  e  dalle  principali  vie  che    ad    essa    guidavano  ,    e    si- 
tuata  in  paese  men  ricco  e  che  per  conseguenza  meno  doveva  allettare 
que'  settentrionali :  nessuna  notizia  pure  ee  ne  tramandb  Procopio  nella 
sua  istoria  della  gucrra   Gotica  ,    onde    appare    che   senza    rumore    cUa 
abbia  seguito  il  destino  delle  altre  provincie  che  le  son  finilinie. 

Anno  641.  Ma  ritornando  a  parlare  della  istoria  di  Luni  diro  che  la 
prima  sua  rovina  e  da  credcrsi  fosse  per  opera  de'  Longobardi,  e  dalla 
conquista  fattane  da  questo  popolo  impariamo  essere  stato  il  territorio 
Lunense  vuiitamente  alle  due  riviei'e  Liguri  sino  circa  la  meta  del  VII 
secolo  solto  il  dominie  degli  Imperatori  d'oriente,  essendo  I'invasione 
del  Re  Rolari  dietro  alcune  sue  jirobabilL  induzioni  fissata  dal  Muratori 
aU'aimo  64'-  Paolo  Diacono  zelante  della  buona  fama  de' suoi  esprime 
seuiplicemente  il  lliUo  della  conquista  (3)  :  Igituv  Rhotari  Rex,  Roma- 
noriim  cwitales  ab  iivbe  Tusciae  Lanensi  (  oppure  ab  Lima  urbe  Tusciae 
secondo  il  Lindenbrogio  )  universas  quae  in  Utore  maris  sunt ,  usque 
ad  Francorum  fines  cepit.   ]Ma    c  cio    troppo    divers.imente   narrato    da 


(i)  Acta  Sanctorum.  Fcbruarii  vol.   Ill  ,  pag.   i5. 

(q)  Epistularuru  lib.  V.  3,  /). 

(3^  De  gcstis  Loiigobji durum  lib.  IV  ,  cap.  47' 


DEI.LA    CITTA    DI    LL'NI.  1  yf) 

Frcilegario  aulorc  sincrono  cd  imiiarzuile  come  straniero  (i)  Chvoturius 
Hex  cxarciCu  Geiuwaiii  tnariliinaiu  ,  /Hbingdunum  ,  fUirigottim  ,  Sau- 
nain  ,  Ubitergiuin  et  Lunam ,  ch'iCutcs  in  litlorc  maris  ile  Iniperio  au- 
ferens  vastut,  runipit  ,  incendio  concrenians  :  populuin  devipit ,  spolial 
et  cuptivitate  cotideiiinut.  Muros  civilutibiis  subscriptis  us(/iie  ad  Jiin- 
daincnlum  destruens,  vicos  has  ci\'itatcs  nominare  pracccpit.  In  qucste 
parole  del  Cronista  Francesc  bisogiia  fissar  rattenzione  soinalutto  nclla 
ineuzloiie  esprcssa  ehc  fa  tlell'aver  Rotari  rasale  le  mura  di  tulle  qiie- 
ste  citla  ,  mciizione  di  alia  imporlanza  jicr  la  sloria  di  Liiiii. 

Negli  ullimi  aniii  del  pontilualo  di  Grcgoiio  11^  cioe  in-inia  del  ^Si 
riferisce  Anaslasio  Bibliotceario  una  sollevazioue  cccitata  iu  Toscana 
da  uii  Tibeiio  dello  Pelasio  nc'  villaggi  e  eitta  di  Bieda  ,  Malurauo  e 
Luiii  j>ei-  crcarsi  iinpei-atore  dc'  Romani.  JJa  Luni  e  Iroppo  dislanle 
dagli  altri  due  paesi  sili  in  iiiui-emma  lulla  odierna  legazione  di  ^  iterlx* 
pei-  poter  pi'cudcre  parte  a  quel  niolo  ,  e  d'alti'onde  era  allora  suddila 
a'  Longobardi ,  onde  apparisce  essere  il  nome  di  questa  citta  confuso 
con  quello  di  un'altra  difficile  a  restituirsi  :  ])iopone  il  Muratori  di  Icg- 
gervi  Viano  (2). 

Uu  altro  punto  clie  fu  molto  controverso  nella  istoi'ia  di  questa  eitta 
si  c  qucUo  della  pretesa  donazionc  fallane  ai  Romani  Pontefici.  Leone 
Ostieuse  la  fa  risalire  sine  all'  anno  'j54  allorehe  Papa  Stefano  II  in- 
eorono  a  Parigi  il  Re  Pipino  co'suoi  figli  Carlo  c  Carlouianno,  dal  elie 
ne  seguirebl)e  che  queslo  Re  donava  altrui  cio  che  non  aveva  ,  ue  di 
tal  cosa  fauno  inenzione  gli  avitori  sincroni  (3).  Ma  siccoine  questa  do- 
nazione  ,  e  stimala  supposla  dal  Muratori  e  dal  Pagi  eon  validissiir.e 
ragioni,  cosl  credo  essere  meglio  trasandare  questa  discussione  che 
parlarne  {t\) ,  come  pure  del  preteso  editto  del  re  Desiderio  per  ripo- 
polare  le  citta  scadule  di  Toscana  ,  che  luttora  consei'vasi  nel  palazzo 
jmbblico  di  "Viterbo. 


(1)  Chronicon  c;ip.  ^i  prcsso  Duchesne  Historiac  Francoruni  scriptorcs  vol.  I. 
(j)  Anaali  d'ltalia  73o.  Anust.  in  Gi'cgoriu  II. 

(3)  Chron.  Cassincusc  lib.  I,  cap.  7. 

(4)  La  prt'tcsa  coiitituzionc  di  Lodovico  Pio  alPanno  817  t*  data  dal  Liinig.  ( Codex  Italiac  Dipl. 
vol.  I],  pag.  6tji  )  Gli  sU-sai  conlini  per  Luni  c  Monte  Bardone  sono  d.iti  d.d  cardinalc  Arago- 
itcnsc  ni'Ua  vita  di  Grcgoriu  IX  ,  da  Douizzone  nella  vita  di  Matilda,  ^a  Anustjbio  in  Adiiano  L 
dair  Holstenio  c  <ta  altri  scriltori  prcsso  il  Beretti  nclla  di:}sertazionc  Corogralica  ;  vedasi  pure  il 
Conipcndio  slorico  di  Lunigiana.  Parma  ,  1780,  cap.  5. 


300  MEMORIE 

Aiiuo  S4i).  A  quest'amio  riferiscc  rami.ilisla  BerUniaiio  presso  Dii 
ohcsne  il  pi-imo  sbarco  dc'  Saraccni  a  Luiii  ed  il  sacco  della  cilia : 
Mauri  ct  Suraceni  Lunam  Italiue  civitatem  adpredantes ,  nullo  obsi- 
itcnle  ,  mavUima  omnia  usque  ad  Provinciam  devustant.  II  niodo  facile 
i-ol  (^uale  impadroiiironsi  di  Luui  ( poiclie  di  ncssuna  resistenza  fatla 
jiarla  rannalista)  chiaramcDte  si)icgasi  colic  so|)racitale  parole  di  Fre- 
degario  dcllo  averne  Rotari  dlslrulle  le  inura.  Qiicsla  spedizione  parli 
allora  dai  porti  di  Sicilia  non  cssendosi  per  anco  i  Saraccni  aiinidali 
in  Frassincto,  ma  allorche  sul  fiiiirc  di  questo  secoio  vi  si  fissarono  (i) 
sari  facile  il  compreaderc  a  tjual'  estcnsione  di  paese  siaiio  giunte  Ic 
loro  devaslazioni. 

Anno  846.  L'anno  decimo  seslo  deiriinpcro  di  LoUario  i  Normanui 
dopo  aver  prese  e  sacchcggiate  Soissons  e  S.  Quinlino  il  giorno  28  di- 
cemhre  impadronironsi  di  Parigi :  cpiindi  insegiiiti  daU'csercito  riunilo 
di  Carlo  il  Calvo  c  di  Salomone  Re  di  Bretlagna  furono  dal  priino  la- 
sciati  parlire  di  Francia  dopo  sborsata  una  somnia  di  danaro.  Allora 
imharcatisi  venuero  ad  approdare  sulle  coste  d'ltalia  dove  presero  e 
sacrhcggiarono  la  citta  di  Luni ,  nella  quale  il  loro  capo  ^detto  Hasting 
qualchc  tempo  fermossi.  Cos!  e  narrata  qiiesta  spedizione  de'  Danesi  o 
Normanni  da  autore  contcmporaneo  (3).  Sicqiie  Hastingus  per  pelagus 
Italiam  rediens  Lunam  ci\'itatem  cepit ,  et  ibi  remansit  ,  ct  factus  est 
Carolo  ex  inimico  amicus.  Con  questi  concorda  I'aulore  dell'antica  cro- 
naca  data  dal  Duchesne  e  da  lui  creduta  opera  di  un  monaco  Floria^ 
cense  Hex  Karolus  cum  praefato  tjranno  ( Alstagno  per  Ilastingo ) 
foedus  pepigit  et  hosteni  quern,  ferro  nequibat ,  auro  compescuit.  Quo 
foedcre  secuto  AlsUignus  a  Francorum  terra  per  oceanurn  pelagus  Ita- 
liam tendons  ,  Lunae  portum  attigit ,  et  ipsam  urbcm  continuo  cepit. 
Qua  potilus  per  numerosa  annorum  curricula  ibidem  deguit  ,  Bcgic/ue 
familiaris  postniodum  factus  est  et  ex  inimico  amicus.  Vero  iste  Alsta- 
gnus  vulgo  Gurmundus  verso  nomine  solet  appellari. 

Vari  sono  i  nomi  die  si  danno  a  questo  capo  Normanno  ,  variela 
prodotta  forse  in  gran  parte  dal  diverse  modo  col  quale  pronunciavasi 
nelle  provincie  da  lui  devastate;  clii  lo  chiaina  Anstinno,  chi  Adstagno 


(1)  QuMlV-poca  c  fissala  dal  si^'.  Rciiiauil  airamio  88y  circa,  c  la  loro  cacciata  al  g(|5  :  cgli 
jK:r6  non  parla  dtlla  jircs*  di  Luni  falUi  da  que'  harbari  ncl  IX  sccolo,  no  di  i|iii  lli  ncl  XI  (  In- 
T.ision  dcs  Sarrazins  en  France  ,  en  Savoic ,  en  IMeinont  etc.  ) 

(a}  Clironicon  Turoueusc  ab  anno  8.'|i  ad  8c)3  apud  Duchesne. 


DELLA    CITtX    01   LUMI.  30  1 

Alstigno  ,  Adstigno  e  volgarmente  dicevasi  Gurmondo  ,  ma  tal  piccola 
variclu  ncl  noine  non  du  luogo  a  sospeltare  sopra  I'idcnlicitu  dclla  per- 
sona: fa  pcro  d'uopo  avverlire  che  gli  scrittori  delle  cose  Nonnanniclie 
narrano  esserc  stata  quclla  spedizlone  realmeute  coudoUa  da  Ilasling  , 
ma  accompagnala  da  Bier,  o  Brier  soprauomato  Cosla-di-ferro  figlio  di 
Lobroco  ,  o  Lethroco  Re  di  Danimarca  (i)  vedianio  adunquc  che  hi 
sola  diversita  di  conto  che  corra  fra  i  due  citali  autori,  si  c  che  il  mo- 
uaco  Floriacense  (  il  quale  pero  copio  la  cronaca  di  Tours  ,  come  ap- 
pare  dalle  pai'ole  che  son  le  stesse  )  fa  rimanere  Hasting  in  Lunl  per 
lungo  tempo  per  numerosa  aimorum  curricula ,  quando  che  Taltro  non 
aveva  detto  se  non  che  et  ibi  remansit  :  ma  probabilmente  non  lungo 
spazio ,  poiche  godendo  I'opportunita  del  sito  avrebbero  i  Normanni 
estese  le  loro  incursioni  nclla  Lombardia  e  nella  Toscana  della  qual 
cosa  non  si  ha  meinoria  presso  gli  autori  contemporanci  come  nemmeno 
<li  sforzi  fatti  per  cacciarneli ,  la  qual  cosa  m'induce  a  credere  che  i 
Normanni  poco  tempo  piii  abbiano  solFermato  in  Luni  di  quello  che 
loro  bastava  per  saccheggiar  la  citta  ed  atlendere  tempo  propixio  alia 
partenza. 

Questa,  cred'io,  che  sia  la  fedele  isloria  della  presa  di  Luni  per  opei-a 
•de'  Normanni ,  ma  le  avventure  presso  che  incredibili  alle  quali  nelle 
loro  peregrinazioni  andavano  incontro  que'  seltenlrionali ,  la  loro  auda- 
cia,  ed  il  terrore  che  incutevano  ne'  popoli,  fecero  nascere  mille  strani 
i-acconti,  e  tali  che,  avvegnacche  narrati  da  antichi  scrittori  (non  pero 
contemporanci  )  non  e  possibile  dar  loro  pienamente  fede,  tanl'e  il  fa- 
voloso  velo  che  li  involge  ;  finalmentc  tra  i  moderni  scrittori  moltissimi 
o  non  conoscendo  tal  fatto  o  non  prestandoci  credeuza  lo  ommisero,  o 
lo  negarono. 

Dopo  il  risorgimento  delle  leltere  uno  de'  primi  a  narrare  questo  fatto 
fu  Giorgio  Stella  che  dice  aver  ricavata  tal  notizia  dalle  carte  della 
cattcdrale  di  Sarzana(i),  e  nella  lapidc  Sarzanese  data  tra  le  spurie  al 
N."  8 ,  dicesi  quella  essere  Luni  a  Novergis  Licro  duce  eversa.    Nello 


(i)  Ordcriro  Vitalo.  Hist.  Ecclesiastica  lib.  Ill  Biitr  cognomenio  Costa- Fcrrea  ftlius  Lobroci 
Regis  Danorum  cum  HasUngo  nulrititio  sua  etc  ;  lo  stcsso  dice  Uugliclino  di  lamicge  al  lib.  1 
cap.  5. 

(a)  Annates  Gcnucnscs  lib.  Ill  presso  Muratori  R.  I.  S.  vol.  XVII.  Proul  exUaclae  me  docue- 
runt  ItUerae  a  Sarzanae  Episcopali  Basilica. 

Sehie  II.  Tom.  i.  36 


203  MKMorn: 

stesso  secolo  uc  scrissero  Leonardo  Padovano  ed  Antonio  Ivani  come  si 
dissc  lU'Ua  introduzionc  :  la  nairazione  di  quest'nllimo  e  afl'aito  con- 
fornic  a  f|uclle  die  porleromo  in  soguito.  Nc  ]iarli)  c[uindi  Allierlo  Kran- 
zio  sul  fiiiir  di  quel  secolo  nella  sua  stovia  dt'Regni  aquilonari ,  e  la- 
sciando  altri  ininori  sci-ittori  cilero  I'Holstenio  cLe  nc  sci-isse  nel  i665 
ncUe  sue  note  a  Cluverio,  c  1' Harduino  vent'anni  dopo  nella  edizione 
di  riinio  n«llc  nolc  al  libro  terzo.  Fi«  qnindi  apcrtamcntc  impvignato 
dal  P.  Bcrelli  nella  sua  dissci'tazionc  corogi"tifica  doU'Italia  del  medio 
evo:  nega  egli  clie  mai  Liini  sia  stata  presa  dai  Sauaceni,  e  prestabilitu 
lopinlonc  eke  pex*  mandar  a  fine  simile  impresa  i  Normanni  avessero 
dovuto  venire  dal  Regno  di  Napoli  ,  dice  ( conlro  I'asserzione  dcgli 
scritlori  antichi)  essere  pur  false  Ic  istorie  delle  loro  invasioni  in  cpiesla 
parte  di  Toscana,  e  ne  taccia  come  iuventori  que'  due  dotli  ollrenion- 
taiii.  Al  Beretli  fece  plauso  il  Wessclingio  nella  sua  edizione  dell'  Iti- 
nerario  di  Antonino.  Quindi ,  per  tacere  di  altri,  il  Muratori  cui  niuno 
accHsera  d'ignoranza  di  quegli  eventi,  racconta  bensl  un'incursione  Sa- 
raccnica  ,  ma  tace  di  quella  de'  Normanni ,  e  quest' opinione  in  lui  fu 
cccitata  forsc  dai  romanzeschi  accidenli  che  ricoprono  quanto  v'  ha  di 
positive  c  d'istorico  in  tutta  la  narrazione  di  quel  triste  fatto. 

Ecco  admique  un  sunlo  di  quanto  operarono  i  Normanni  e  dcH'astu- 
zia  usata  dal  loro  duce  Hasting  ,  giusta  I'esposizione  che  ne  fanno  tre 
scrittori ,  ma  tulti  posteriori  di  molto  alia  mcta  del  secolo  nono  alia 
quale  si  riferisce.  Narrano  essi  che  Hasting  partilo  di  Francia  propose 
a'  suoi  di  renders!  padroni  di  Roma  ed-  aggiungerla  al  loro  impero.  II 
suo  parere  e  accettato  ,  spiegano  le  vele  al  vento,  e  secondo.  le  parole 
di  Dudone  di  S.  Quintino  si  fanno  padroni  delle  tcrre  dell'una  e  I'altra 
spiangia  :  sbaltuti  dalle  tempcsle  atlL'rrano  il  lido  presso  una  citta  che 
i  Francesi  chiamavano  Lunxc  ,  o  Lux  ,  e  gl'Ilaiiaui  Luna  ;  qui  noto  so- 
lamente  che  Luni  situata  meglio  che  due  miglia  dentro  la  pianura  ,  e 
fra  terreni  coltivi  non  poteva  essere  Tcduta  dal  mare  :  tuttavia  i  Nor- 
manni la  prendono  in  iscambio  per  Roma ,  crrorc  incomprensibile  in 
quegli  arditi  e  valenti  Scandinavi  che  ogn'anno  p'artendo  dalla  loro  pa- 
tria  ,  risalivano  i  fiumi  della  Francia  e  portavansi  ad  assalire  quelle 
tali  citta  che  avevano  dcstinalo,  bcnche  fossero  tulte  allora  molto  meno 
cognite  al  mondo  che  non  Roma  alia  quale  i  soli  pellcgrinaggi  altira- 
vano  immcnso  concorso  di  popolo  :  era  allora  Roma  senza  alcun  dub- 
bio   la  piu  vasta  citta  d'Europa ,  c  la  sua  ampiezza  \eniva  ancora  esag- 


DELI.A    CITTA    DI    LUNI.  ao3 

gerala  dai  viaggialori,  mcnlre  Luni  fu  scmpre  compulata  fra  Ic  piccole 
titta,  di  modochc  sempre  piu  inconcepibilc  si  rende  lal  equivoco. 

I  Normanni  ne  aminirano  le  miira  che  erano  di  inarmo  bianco ,  mal- 
grado  die  le  avesse  distrulte  il  re  Rotari ;  ecco  come  le  descrive  Be- 
nedell  o  da  S.  Mauro : 

Hastenc  esgarde  la  cite 
De  si  tres  grant  nobilite 
Cum  li  fosse  issunt  parfunt 
Li  terrer  roiste  contremunt 
E  li  haut  mur  de  sus  asis 
Od  les  portaus  de  niarbre  bis 
Cum  les  turs  sont  batailUees 
Forz  h  defendfe  apareillees 
J^eit  la  gilt  gent  qui  dedens  est 
Q.  de  combatre  sunt  tuit  prest  etc. 

Hasting  scoi-gendo  difficile  rimpadronirsene  di  viva  forza ,  usa  I'asluzia : 
inanda  suoi  messi  in  cilti  a  dire  al  Vescovo  ed  al  Conte  ch'egli  non 
voleva  far  loro  alcun  danno,  ma  che  trovandosi  in  pericolo  di  morle 
voleva  ricevere  il  baltesimo :  ha  luogo  la  funzioue ,  poi  ritorna  alle  sue 
iiavi :  si  finge  morto ,  e  collocatosi  sopra  una  bara  coUe  armi  sue  co- 
perte  e  portato  da'  suoi  a  seppellirsi  nella  cattedrale  od  in  un  mouastero. 
Giunli  in  chiesa,  Hasting  si  alza  repentinamente ,  uccide  il  Vescovo  cd 
il  Conte :  e  imilato  da'  suoi  che  fanno  ampia  strage ,  e  pochi  I'cstanti 
prigionieri  conducono  alle  loro  navi.  Gloriabatur  j4nsUgnus  cum  suis  , 
ratus  cepisse  Romam  caput  mundi,  ma  dopo  che  seppe  quella  non  es- 
sere  la  capitale  del  mondo  cristiano  voile  che  si  devastasse  inliera  la 
provincia  e  si  mandasse  a  fuoco  la  cltta ,  quindi  imbarcalosi  fece  ri- 
torno  in  Francia ,  e  Bier  dopo  un  naufragio  andossene  in  Inghiltcrra , 
c  poi  nella  Frisia. 

Primo  a  presentare  in  tal  modo  tpieslo  favoloso  racconlo  fu  Dudone 
decano  di  S.  Quintiuo  o  ch'egli  ne  sia  I'inventore,  o  die  lioppa  fede 
abbia  prestato  alle  popolari  novelle  :  scrisse  cgli  pii  d'un  secolo  e  mezzo 
do|)o  la  spcdizione  Normannica  (i).    Dopo  questi  viene  Gugliclmo  Cal- 

( I )  Dc  inoribus  cl  actis  Normaunorum  lib.  I.  VcJasi  presso  Fabricio  il  giudizio  circa  qiitsl'.iu- 


aii'l  MEMOniE 

loio  nionaco  tli  Inniicgc ,  ilcl  (juale  i  (piallro  priiiii  libri  iion  soiio  che 
Hu  conipendio  ilcUa  isloria  cli  Diulone  (i):  c  fmalmciilc  Bcncilclio  di 
S.  Muuro  autore  di  una  cronaca  di  Noriiiandia  in  vorsi  di  anlica  lingua 
IVanccse  ,  stauipala  in  parte  nell'  opera  del  signer  Dcpping  (a)  della 
quale  io  debbo  eognizione  alia  cortcsia  del  signor  Cavalicre  Gazzcra : 
che  anche  qucsto  scrittore  abbia  copialo  Dudonc  e  cvidcule  al  con- 
fronto ,  c  fu  gia  notalo  dal  Dcpping  isiesso  nel  discorso  prcliminare. 
Dopo  cio  io  non  so  qual  fcde  debbasi  dare  a  siflatto  racconlo  :  osscrva 
il  Dcpping  che  un'asluzia  simile  allatlo  a  quclla  di  Hasting  fu  usata  da 
Roberto  Guiscardo  per  iinposscssarsi  di  un  caslello  in  Calabria  ,  ed  e 
uarrala  da  Guglicbno  Pugliese  (3)  :  egli  I'adduce  come  prova  della  ve- 
rita  del  falto  ,  a  me  pare  inrece  ,  che  simili  avventnrc  ripetulc  troppo 
svelino  un'origine  I'omanzesca. 

E  poiche  siamo  a  dire  di  cio  che  v'ha  di  favoloso  nella  istoria  di 
(jucsta  citta  ,  e  curioso  il  conoscere  un  altro  racconlo  che  e  prcsso  al- 
euni  scrittori  del  risorgimento  delle  Icltere:  di  dove  traesse  origine  si- 
inil  voce  uon  e  nolo  ,  seppure  non  e  Io  stcsso  romanzo  di  Hasting  nar- 
rato  dal  popolo  in  altro  modo.  Ecco  come  e  dato  da  Giovanni  Villani 
dove  parla  della  dislruzione  di  Luni  (4)  poi  fit  disjatta  per  genti  ol- 
Iremontane ,  per  cagione  di  una  donna  moglie  d'lm  signore  che  andando 
a  Roma,  in  quclla  citta  fu  corrotta  d'adulterio,  onde  tornando  il  delta 
signore  con  forza  ,  la  distrusse ,  ed  oggi  e  diserta  ,  e  la  contrada  mal 
Sana.  Poco  diversamente  e  questo  fatto  raccontato  da  Leandro  Alberti, 
il  quale  pero  vi  aggiunge  che  la  donna  si  finse  niorta  (5). 

Ne  meno  chiaramente  il  celebre  imitatore  di  Dante  ed  a  lui  poco  po- 
slcriore  Fazio  degli  Uberti    (6)  : 


lore  dato  da  Vossio  ,  il  quale  pciisa  Dudonem  poetica  tuagh  ,  qiiam  hislorica  fide  scri/tsisic  y 
aden  mitttas  infersisse Jabutas . 

(0  Hisloriac  Normannorum.  lilt.  I,  cap.  9,  lo  11.  Nclla  C[)if«tola  ilcdicaloria  a  Guglielmu  il 
rnnquistalorc  egli  dice:  Principium  namque  narrationis  usque  ad  Hicbardu/n  II  (anno  996  )  e />«- 
doitii  perili  vit-i  historia  collcgi. 

(•i)  Histoirc  dcs  expeditions  maritimca  des  Normands.  Paris  ,  i8a6  ,  vol.  II  ,  pag.  273,  c  segg. 
BcucdeUo  &ci'isse  la  sua  istoria  per  oi'dine  di  Eurico  II,  cioc  dopo  il  ii5o,  c  non  fu  inlieranientc 
starapata  se  non  ora  nclla  gran  coilczionc  istorica  di  Francia  dal  sig.  Michel. 

(3)  Dc  Normannis  lib.  II  in  fine  :  presso  Muratori  R.  I.  S.  vol.  V. 

(4)  Islorie.  lib.  I  ,  cap.  5o. 

(5)  Desrcizione  d'ltalia.  Bologna  x5jo  pag.  i\. 

(6)  Diltamondo.  lib.  Hi ,  cap.  C. 


DELLA    CITTA    DI    LURI.  So5 

Lussuria  senza  legge  matta  e  sconcia 

f'ergogna  e  danno  di  colni  che  t'usa 

Degno  di  vituperio  e  di  rimbroncia. 
Noi  fummo  a  Luni  ove  ciascun  i'accusa 

Che  per  la  tua  cagion  propriamenie 

Fit  alia  fine  disfaltu  e  confusa. 

A  qiiesli  aggiungo  il  Pclrarca  che  tieU'Ilincrario  Siriaco  dopo  aver 
tlescritte  le  riviere  Liguri  ,  e  le  rovine  di  Luni  presso  il  mare ,  e  so- 
jira  la  sinistra  della  Magra ,  segue  a  dire  :  Aliiid  cnim  hac  in  parte 
nihil  habeo  magnum  exemplum  fugiendae  libidinis  ,  quae  saepe  non 
modo  singulorum  hominum  ,  sed  magnarum  nrbium  et  locupletum  po- 
pulorum  ac  regum  fortunas  pessumdedit  ,  licet  huiuscc  rei  exemplum- 
mains  et  antiquitis  Troia  sit.  Le  quali  parole  tutte  ripeto  che  ad  altro 
non  servono  che  a  chiarir  vicmcglio  quanto  velata  di  favolosi  racconli 
sia  la  sloria  delle  ultime  devastazioni  di  questa  citta.  Infatti  Dante  ,  il 
quale  delle  cause  della  decadenza  di  Luni  meglio  di  tutti  dovcva  essere 
istrutto ,  come  quegli  che  soggiornato  vi  aveva ,  la  ascrive  al  destine 
comune  delle  cittJk  e  segnatamente  alia  mal'aria,  come  con  molto  acume 
chiosa  Benvenuto  da  luiola  ,  il  quale  sbaglia  poi  nel  dire  che  '-fuit  olim 
magna  et  potens  civitas  ,  tamen  deserta  iam  sunt  mille  anni  ( i )  : 

Se  tu  riguardi  Luni  ed  Urbisaglia 

Come  son  ite  e  come  se  ne  vanno 

Diretro  ad  esse  Chiusi  e  Sinigaglia , 
Udir  come  le  schiatte  si  disfanno 

Non  ti  parrii  nuo^'a  cosa  ne  forte , 

Poscia  die  Ic  cittadi  termine  hanno. 

Anno  860.  Forse  un'altra  rovina  ebbe  pochi  anni  dopo  a  solFrire  Ja 
iiifelice  Luni,  seppurc  gia  erasi  rialzata:  in  quest'anno  dilFatti  abbiamn 
nnlizia  di  una  seconda  incui'sione  Normannica  seguita  da  ro\ina  di  piu 


(1)  Paradise.  Canto  XVI.  73. 


ao6  MEMORIE 

citli  in  que'  Jinlorni:  deinutn  Jlaliam  petunt,  et  Pisas  civitatem  aliasque 
capiunt  atque  demstarU  (i). 

All'  anno  894  ,  cliiamato  in  Italia  da  Papa  Fornioso ,  il  re  Arnolfo 
<li  Gennania  calatosi  dalle  Aljii  ed  avviandosi  alia  volla  di  Roma  ne' 
giorni  del  Natale  soggionio  in  Luni  secondo  gli  annali  di  Fulda  (a)  : 
a  qucsli  pei'6  si  oppone  nella  sna  cronica  Ennanno  Conlralto  die  cio 
registra  couie  successo  in  Lucca,  al  qual  testo  adcriscc  di  prcferenza  il 
Muratori  die  suppone  esscre  pei"  tal  inodo  stato  Arnolfo  accolto  in  quc- 
sta  cilti  dal  uiarchesc  Adalberto  ,  benclie  si  polrcbbe  a  cio  opporre 
che  se  Adalberto  favoreggiava  Sergio  rivale  di  Formoso  e  causa  della 
chiamala  in  Italia  di  Arnolfo  ,  non  par  probabile  qucsla  repcntina  ami- 
cizia  e  fidaiiza  dcll'uno  neU'altro  ed  infatli  non  ne  abbiamo  testimonianza 
da  quegli  istorici  :  oltre  a  cio  molto  frequentata  era  allora  la  via  di 
Pontremoli  per  clii  di  Lombardia  recavasi  nella  Toscana  ,  le  quali  ra- 
gioni  mi  fanno  propendere  piuttosto  ad  attenermi  alle  parole  dell'ana- 
lisla  Fuldense  die  non  a  quelle  di  Ermanno. 

Tultavia  la  devaslazione  Normannica  aveva  per  tal  modo  rovinata 
qucsta  citta  die  mai  piu  non  si  riebbe:  cio  palesasi  da  una  carta  di  Oltone 
il  grande  data  nel  963  al  Vcscovo  di  Luni ,  e  riportata  dall'  Ughelli  : 
in  essa  la  citta  e  nominata  curtem  de  Luna  cum  mercatis  et  periinen- 
Uis  suis.  A  cio  aggiungasi  I'ultima  rovina  a  cui  soggiaccfue  piil  celebre 
che  non  quella  de'  Normanni  forse  perclie  fii  una  delle  cause  finali  del 
suo  abbandono.  (anno  ioi6)  II  fatto  e  raccontato  da  Ditmaro  (3).  In 
Longobardia  Saraceni  navigio  advenientes ,  Lunam  civitatem ,  fugato  pa- 
store  invadunt  et  cum  potentia  ac  secwitate  fines  illius  regionis  inha- 
bitant etc.  ;  qiiindi  siegue  a  narrare  la  spedizione  contro  di  loro  com- 
binata  da  Benedetto  VIII  (  la  quale  dovette  essere  composta  anche  per 
soli  motivi  politic!  di  Pisani  e  Genovesi )  die  li  vinse  dopo  tre  giorni 
di  combattimento ;  qual  fosse  il  re  loro  che  pervenne  a  fuggire  e  d'onde 
venisse  e  taciuto  da  Ditmaro  ,  ma  bene  si  argomenla  che  il  re  fosse 
quelle  conoscinto  solto  il  noiiie  di  Musetto  signore  della  Sardegna  e 
delle  Isole  Baleari. 

^i)  GesU  Normann.  Chronicon  de  gcstis  Nornunn.  Annalts  Francoruni  Bcrtiniani. 

(u)  Prcsso  Duchesne  vol.  II. 

(3)  ChronicoD.  lib.  7  apud  Lcibnilium  Rcr.  Brunsv.  Script.  Vol.  I.  Forsc,  sc  non  m'inganno,  a 
que&ta  devaslazione  di  Luna  irialamcntc  raccontata  dal  volgo  si  rifcriscono  le  parole  Luna  versa 
in  sangmnem  che  appunto  solto  quesl'.inno  Icggonsi  in  due  brevi  cronichc  Cassinensi  nel  vol.  V 
del  Muratori. 


DEIXA    CITTA    DI    LUNl  3*7 

Dopo  quesl'iiltima  distruzione  nessun  segno  piu  appare  tli  grandezza 
o  polenza  in  qucsla  cilia  ;  in  tlonazionc  del  io85  presso  Ughelli  fatla 
da  Alberto  niarcliesc  Malaspina  si  jncntova  Ecclesia  S."'  Marine  in  loco 
Lunae ,  parole  ,  die  abbastanza  nc  spiegano  la  decadenza.  Biferisce 
quindi  Ughelli  una  carta  del  1124  «laJla  «jual€  apparirebbe  essere  di 
nuovo  cresc'iula  I'iniporlanza  di  qucsta  cilia  ,  se  non  avesse  gia  arver- 
lito  il  Muraloui  (i)  che  laddove  dice  Glorio.ia  itaqiie  civitas  Luna  etc. 
iicl  codicc  Pallavicino  di  Sarzana  c  reramente  scFitto  Luca  e  non  Luna 
oolla  quale  emendazionc-  fu  pure  edita  dal  Liinig.  Si  possono  vedere 
presso  rUybelii  altri  dij)lomi  del  118S,  8S,  e  gr,  i  tpiali  pcro  piut- 
toslo  rlie  alia  sloria  della  citla  spettano  a  conferme  de'  bcni  de'  suoi 
vescovi.  Ma  la  rovina  caiisala  all'antica  Luni  da  tante  barbariche  di- 
slruzioni  ,  I'abbandono  della  coltura  e  dell'alveo  del  fiuine  ,  e  per  con- 
scgnenza  i  suoi  straripamcnti  ne  resero  malsana  e  disabitata  la  cam- 
pagna  e  quanto  rimaneva  della  ristabilita  cittii.  Gia  usavano  allora  i  ve- 
scovi di  abitare  in  Amelia  ed  in  Sarzana  ,  ed  il  progressivo  aumento  di 
qucsta  moderna  citta,  che  in  que'  secoli  non  e  mentovata  che  coi  nomi 
di  borgo  e  di  castro,  fini  per  incitarli  che  in  essa  si  trasferisse  la  sede 
episcopale  ,  come  fecesi  I'anno  1204  per  bolla  di  Innocenzo  III,  e  qiie- 
sta  fu  I'ultima  e  la  piCl  forte  cavisa  del  finale  ed  assoluto  abbandono  di 
Luni ;  pure  la  fama  dellc  tante  sventure  di  qucsta  cilia  visse  lungo 
lempo  nel  volgo,  ed  altre  devastazioni  se  ne  raccontarono  le  quali  non 
sono  autenlicale  dagli  scritlori  conlemporanci :  dico  della  distruzione 
pretesa  fatlanc  dai  Genovesi  e  dai  Lucchesi ,  coiravervi  questi  ultimi 
seminato  il  sale,  della  quale  opinione  di  scrittori  quattrocentisti  si  pos- 
sono vedere  le  cilazioni  ne'  Viaggi  del  Targioni. 


(1)  Anlicliila  EsUiibi  parte  1,  pag.  i54-  Una  prtiva  posiliva  ddlcsserc  Luni  dopo  il  mille  ritor- 
ii.ita  in  fpiali-lir  sUito  I'abbiamo  dai  nioUi  frammt-Dli  d'iscriiioni  die  trovansi  ne'suoi  rndrri  ,  e 
the  tlai  carallcri  vcdonsi  «colpil'e  ncl  duodecimo  ed  anchc  nel  dcciraoterzo  secolo  ,  e  ncl  Il54  la 
tiltj  ili,  Lniii  e  espressamenle  iDciitovala  nell'Itincrario  dellabaU-  Tragoieiisi;. 


ao8  MEMoniE 


CAPITOLO   III. 

COMMERCIO    DE'LUNENSI. 

Da  quanto  lasciarono  scritto  gli  antichi  trovasi  clic  Ic  commerciali 
relazioni  degU  abltanti  dl  Luni  cogU  altri  paesi  aggiravansi  tutte  sui 
■  prodotti  del  loro  suolo  ,  ed  erano  specialmenle  in  generi  di  consumo 
e  ne'  loro  famosi  marmi.  Circa  il  primo  punto  diro  quel  tanto  che  al)- 
biamo  dagli  autori  che  narrano  essere  stato  il  cacio  di  Luni  di  slraor- 
dinaria  grandezza ,  onde  scriveva  Marziale  : 

Caseus  Hetruscae  signatus  imagine  Lunae 
Praestabit  pueris  prandia  mille  tuis  (i). 

Cosi  pure  erano  i  vini  Lunensi  slimaii  pei  migliori  d'Elruria.  Etru- 
riae  palmam  Luna  habet.  Erano  questi  certamente  prodotti  dalle  viti 
die  chiaraavano  Apiane  ,  descrilteci   da  Plinio  (2)  Apianis  apes  dedere 

cognomen  ,  pvaecipue   earum   avidae    Etruria   nulla   magis   vile 

gaudet. 

Ma  gli  avvantaggi  che  codesto  commercio  poteva  fruttare  ai  Lunensi 
spariscono  appetto  alia  rinomanza  ,  ed  all'utile  che  loro  ne  venne  dalle 
vicine  cave  di  marmo  ,  ora  cognito  col  nome  di  marmo  di  Carrara:  la 
quantita  che  se  ne  esporlo  si  puo  dire  che  vince  ogni  calcolo,  non  es- 
sendovi  quasi  citta  d'ltalia  ne'  di  cui  ruderi  non  se  ne  siano  ti'ovale 
considcrabili  saldczze  di  frammenli  slatuari  od  architettonici  ,  ed  a 
([uelle  cave  devesi  I'essere  slata  Roma  ,  I'ltalia  e  gran  parte  d'Europa 
fatte   Ubere  da  un  tributo  che  dovevasi  alia  Grecia. 

Che  queslo  marmo  sia  rimasto  sconosciuto  agli  Etruschi  che  lo  pos- 
scdevano  ,  od  a  dir  meglio  che  questi  non  ne  abbiano  fatto  uso  ,  pro- 


(1)  Epigr.  loco  cil.  c  Plinio  lib  XI  97  mixlnque  Hetruriae  atque  Liguriae  conjinio  (  c.tscnm  ) 
mngnuudine  consftictium  ,  tjuippe  et  ad  singula  milliu  pondo  preinitur. 

(2)  Lib.  XIV  4)^7-  Qucsto  vino  vuolsi  ora  riconosccrc  nel  coei  detto  Amabilc  dclle  cinc[nt; 
ttrre,  c  parmi  sia  qucllo  slcsso  che  da  Giuniorc  Filosofo  prcsso  M.'  Mai  i  mcntovalo  tra  i  quat- 
tro  vini  piil  ccUbii  U'ltdlia,  col  nome  di  yinus  Tuscus  ( Auctt.  c  Vatieanis  codd.  vol.  111). 


DELLA    CITtX    DI    I.t'Sr.  20(J 

vasi  coll'argoincnto  negalivo  del  non  csscrsi  mai  trovato  in  tal  maleria 
moiuimento  alcuno  ad  essi  speltaiite ,  il  qual  raziocinio  sc  da  inollo  peso 
a  quesl'o|)inioae ,  non  da  pero  certezza,  essendoelic  in  lutta  la  parte 
d'Elruria  clie  giace  alia  destra  dellArno  e  costante  questa  inancanza  di 
inonumeuti  non  solo  in  marmo,  ma  si  ben  anche  in  arglUa,  in  bronzo  , 
in  alabastro  inentrc  che  esister  ve  ne  dovevano  ne'  tempi  piu  floridi. 
Anticliissimo  per  verita  sareblie  stato  Tuso  di  questo  manno  giusta  il 
parere  di  Dempstero  (i)  e  di  Paolo  Merula  (2),  poiclic  se  nc  troverejjbe 
menzione  nelle  Dionlsiache  di  Nonuio  al  verso  i5i  del  libro  V,  laddove 
descrivesi  il  monile  dalo  da  Venere  a  JNIarte.  Ma  non  di  questo  marmo 
intende  il  poeta  scrivendo  clie  il  monile  era  fregiato  della  pietra  Cal- 
lais,  clie  noi  diciamo  Turcliesia,  e  della  pietra  della  Luna,  poielie  questa 
altro  non  e  che  la  Sclenite  della  quale  parla  Pliuio  (3)  e  lo  stesso  Non- 
nio  al  libro  XXXII ,  ed  e  pur  facile  il  comprendere  qual  pregio  sa- 
rebbe  quelle  di  un  monile  ornato  di  marmo  di  Cari'ara. 

La  pill  aiitica  e  positiva  notizia  clie  siaci  ])ervenuta  circa  il  mai'mo 
Lunense  e  quella  clie  leggesi  in  Corncllo  Nlpote  presso  Plinio  (4)  dove 
dice  die  Mamurra  cavalier  Romano  ebbe  nclla  sua  casa  non  altre  co- 
loxine  che  di  marmo  Lunense ,  o  di  clpoUino.  Mamurra  fii  prefetto  de' 
labbri  neU'csercito  di  Ccsare  durante  la  guerra  Galllca,  quindi  seguillo 
a  Roma  dove  convlssero  qualchc  tempo  ne'  primordli  della  guerra  ci- 
vile Pompeiana  ,  come  ricavasi  dalle  epistole  di  Cicerone  (5).  In  que- 
sto tempo  erasi  egli  straordinariamente  dato  a  menar  vita  lussuriosa  e 
moUe  coinc  consia  dai  pungeuti  epigrammi  die  contr'esso  scrisse  Ca- 
tullo  ;  a  quest'epoca  adunque  ,  cioe  circa  ^8  anni  avanli  I'era  volgare 
si  pu(b  fissare  la  edillcazionc  della  casa  di  Mamurra  sul  monte  Cello  , 
ed  adorna  di  colonne  di  marmo  Lunense. 

Per  dimostrare  quanto  frequentc  fosse  dopo  la  citata  epoca  I'uso  de' 
marmi  Lunensi  negli  edlfici  di  Roma,  io  csporro  i  prlncipali  monumenti, 
che  0  totalmcnte,  od  in  parte  furono  con  esso  costrutti.  Sccgliero  quelli 


(i)  Hctruria  reijalis  lib.  IV  ao. 

(a)  Cosmografiac  gencr.  parte  11.  pag.  68a. 

(3)  Hist.  nat.  lib.  XXXVIl  67. 

(4)  Lib.  XXXVI  7-  Namque  adiecU  idem  Nepos,  enm  (  Mamurram  )  prunum  lotis  aedibus  nul- 
lam  nisi  e  marmore  eolumnam  habuisse ,  omnes  solidas  e   Carystio  aul  Lunensi. 

(^)  Ad  Atliciun  XIU  5a.  Da  un*altra  alio  .'ttcsso  dciranno  703  abbianio  gia  indizio  del  lusso  di 
Mamurra  (  lib.  VII  7.  )  Labieni  diyiliae  et  Mamurrae  ylacenl  ei  Batbi  hvrli  et  Tusculanum. 

SeRiE  11.  Tom.  i.  3^ 


3IO  MEMORIE 

clic  per  mole  e  per  certezza  d'cpoca  sono  piii  iinportanti ,  Iralasciamlo 
gli  eilifici  fuori  di  Roma  comecchc  tU  minor  autorita,  ed  il  pii\  dcllc  volte 
delli  di  marmo  Lunensc  piiittosto  per  la  cclcbrita  dl  qucslo ,  die  per 
esserlo  realmenle  ,  come  ,  per  lignra  ,  dice  Plrro  Ligorio  nel  suo  gran 
dizionai'io ,  deU'anfiteatro  di  Lucca ,  il  quale  certainente  non  e  di  cpie- 
sto  marmo.  Viceversa  spessc  voile  chiamossi  marmo  greco  quello  die 
dai  perili  e  scalpellini  e  chiaramcnte  conoscinto  per  marmo  di  Carrara: 
e  Iroppo  sovenli  di  inolta  diflicoUa  il  riconoscere  dal  Lunensc  taluni 
niarmi  di  Grccia  (  principalmente  quando  trovaronsi  sempre  esposli  al- 
1  azione  atmosferica  onde  nc  rimase  colla  una  grossa  crosia  )  ed  ancora 
pill  tali  altri  d' Italia  die  molto  gli  si  approssimano:  oltre  di  cio,  nc' 
rudcri  chc  si  frecpicnti  s'incontrano  sopratutlo  nell'Ilalia  inferiore  spessc 
volte  si  trovano  marifai  bianchi  die  a  poca  distanza  di  localita  variano 
leggcrmentc  per  il  colore  e  per  I'aspelto  della  frattura,  c  sempre  nuove 
sono  c  diflerenti  quesle  caratteristiclie  qualila;  tal  cosa  insegna  chiara- 
mcnte die  a'  tempi  deirimpero  troppe  di  piii  fossero  le  cave,  die  non 
siano  ora  cognite,  come  aache  maggior  numero  di  esse  fossero  atlivate 
nc' tempi  bassi,  clie  non  al  presentc :  conseguenza  necessaria  degli  edi- 
fici  di  que'  tempi,  specialinente  de'puldjlici,  in  numero  e  sontuosita  di 
tauto  superiori  a'  nostri. 

Slrabone  parlando  della  topografia  del  golfo  della  Spezia ,  descrive 
pure  le  vioine  cave  dicendo  che  se  ne  estraevano  marnii  biandii  e  di 
colore  tendente  al  ceruleo  in  gran  quantita  c  grosse  saldezze  ,  onde 
da  iin  masso  solo  spesso  ricavavansi  colonne  e  grandi  lastroni,  di  modo 
die  cpiasi  tutto  cio  die  di  meglio  vedevasi  in  Roma  ed  altre  citta,  da 
quelle  lapicidine  proveniva,  esportandosene  facilmente  il  marmo  per  es- 
sere  le  cave  poste  vicine ,  e  d'incontro  al  mare  ,  e  dal  mare  quindi  le 
bardie  xisalivano  il  Tevere  :  loda  quindi  il  lusso  di  questi  marmi  nelle 
iiia"nifi(  lie  vllle  de'  Romani.  Quanto  esatta  e  la  descrizione  che  fii  il 
"eografo  Greco  di  questi  marmi  ch'egli  pote  in  Roma  vcdcre  ed  esa- 
minare  a  suo  bell'agio,  altrcttanta  prccisione  si  puo  desiderare  laddovc 
ne  descrive  la  giacitura  delle  cave,  la  qual  cosa  aggiunta  alia  falsa  po- 
sizione  ch'egli  assegna  alia  Magra  vieppiu  minduce  a  credere  die  Stra- 
bone  non  avesse  visitato  que'  luoglii ,  ma  solo  li  descrivesse  per  altrui 
relazionc.  Otlima  e  la  distinzione  die  fa  di  questi  marmi  in  bianchi  ed 
in  tendenti  al  ceruleo  ;  tali  infatti  sono  i  marmi  di  Carrara  ,  e  queste 
due  specie  corrispondono  a  quelle  die    ora   diconsi    statuario  ,    ossia   di 


DELLA    CITTA    DI    LUM.  2 1  i 

prima  qualila,  ed  orJinario,  ossia  di  seconda,  ed  al  hardiglio  di  piu  sciira 
liala  :  di  (jucsli  Irovausi  in  Roina  c  ne'ruderi  dellc  villc  iiiflnile  coloiine, 
lastroui  ,  stalue  ,  ed  altro ,  ina  Ic  cave  loro  dislano  dal  golfo  circa  vinli 
inigiia  anticlie,  e  si  frappongono  i  monli  che  lo  cingono.  NcUisola  Pal- 
maria  ed  in  tutto  il  perimctio  del  golfo  trovansi  molli  mischi ,  ma  lulti 
incoguiti  ai  Romani ,  c  iie  abhiaino  cerlissiuia  leslimouianza  dal  noii 
<;ssersi  inai  in  nessuno  scavo  trovato  alcun  benche  minimo  pezzo  di  tali 
niarmi ,  mentrcche  di  ognuiio  di  quclli  tramandalici  per  iscritto  dagli 
antichi  ,  auche  de'  piii  preziosi  (  come  sarcblie  dc'  piu  ricercati  alaba- 
stri  e  lumachelle  )  sempre  considerabili  frainmcnli  ,  e  talvolla  grandi 
massi  se  ne  sono  rinvenuli.  De'  numerosi  niarmi  che  sono  in  Lunigiana 
(  parlo  dei  colorali )  non  altro  si  couosce  con  certezza  usalo  dagli  an- 
tichi che  un  verdc  serpcnliuo  ,  del  cpiale  vidi  un  pezzo  nelle  macerie 
di  Luni :  similmcnle  delle  tanle  pietre  delle  due  xiviere  il  sig.  Corsi 
ospertissimo  conoscitore  di  niarmi  antichi  (i)  nou  rintraccio  che  un 
granito  bianco  e  verde  del  cpiale  trovo  una  moslra  nella  villa  di  Lu- 
cuUo  a  Frascati.  Ne  e  che  con  cio  io  voglia  tentare  di  diminuire  I'opi- 
nione  di  esattezza  che  giustamente  si  ha  di  Strabone  :  solo  credo  che 
in  presenza  di  falti  ,  ai  fatli  piuttosto  che  alle  sue  narrazioni  si  debba 
dar  fede. 

Altre  cave  di  piu  candido  marmo  si  trovarono  ne'  monti  di  Luni  dopo 
I'epoca  di  Strabone:  cio  e  attestato  da  Plinio  al  luogo  citato  dove  dopo 
aver  parlato  di  alcuni  illustri  Greci  scultori  aggiunge :  Onmes  aiUem 
tantum  candido  marmore  usi  sunt  e  Pavo  insula  . .  .  multis  postca  can- 
didioribus  repevtis,  nuper  etiam  in  Lunensium  lapicidinis.  Queste  cose 
scriveva  Plinio  circa  I'anno  80  dell'era  volgare,  e  dal  dir  egli  che  recen- 
temente  s'erano  trovati  marmi  bianchissimi  nelle  cave  di  Luni  se  ne 
trasse  per  qualcuno  che  quelle  lapicidine  tutte  non  fossersi  rinvenute 
che  circa  la  meta  di  quel  secolo :  ma  quanto  sia  fallacc  quesla  credenza 
s'e  di  sopra  dimoslrato  coUe  parole  di  Cornelio  Nepote  che  almeno  alia 
meta  del  secolo  anteriore  fanno  ascendere  I'uso  di  cpiesii  marmi. 

Le  cave  che  si  erode  siano  state  principalmente  ricercate  dai  Romaui 
sono  quelle :  di  Poggio  Domizio  ,  della  quale  il  nome  ha  forse  sua  ra- 
dice  nell'antico  ,    e  provvede  marmo  statuario  :    il    marmo    di    seconda 


(■}  DcUe  pieti'C  antichc,  pag.  68. 


MEUORIE 


qualila  ,  ( negli  edifici  Romanl  mollo  lueno  ovv'io  del  primo  )  e  opinione 
die  si  cslraesse  sjiccialmcntc  dalle  cave  di  Canal  gvande  e  dei  Fanti 
scritli  :  quesl'ultima  sopratutto  ha  in  so  la  prova  di  questa  credenza  , 
esscndo  sopra  un  masso  scolpito  il  liasso  rilicvo  rapprcseutante  Gio-ve, 
Bacco  ed  Ercole  illustrato  dal  Guattani  negli  atti  della  Romana  Acca- 
demia  di  Arclieologia  (i)  :  olire  di  cio  sul  locale  istesso  al>bondano  in 
grandissimo  nuniero  i  massi  arcliitcUonici  cola  rimasti  in  ahliandono  da 
remolissima  epoca  clie  non  sarebbe  temcriia  credere  ,  sin  da'  sccoli 
deUimpero.  La  cava  di  Canal  grande  ha  eguali  teslimonianze  d'antichitJi 
oltre  la  strada  ad  una  grande  profonditii  cd  in  limghezza  di  quasi  due 
miglia  incavata  nella  rupe  :  fa  qucsta  gi;i  descrilla  da  Ciriaco  Anconi- 
tano  e  da  Biondo  Flavio,  ed  i  massi  da  questi  dotti  vlaggiatori  coli 
trovati  dispersi  sin  dal  XV  secolo  in  grandissima  copia ,  abbastanza 
dimostrano  che  non  ai  secoli  nioderni  devesi  la  loro  estrazione  dalle 
cave,  ma  a  qucHi  del  dominie  Romano  ,  poiche  quantuntpie  ne'  tempi 
bassi  non  rimanessero  oziose  quesle  lapicidine  ,  tultavia  tanla  quan- 
tila  per  ccrlo  non  se  ne  tolse  ,  da  dovcine  rimanere  come  rifiutati 
o  scordali  in  si  gran  nuuiero,  Vince  tutti  questi  marmi  in  candidezza 
ccrea  ,  trasparenza  e  bellezza  quello  che  si  estrae  dalle  cave  del  Pol- 
vaccio,  come  anchc  per  essere  piu  compatto  che  non  siano  gli  altri 
statuari.  Costanle  c  la  tradizione  che  ai  Romani  attribuisce  la  scoperta 
di  questa  lapicidina  (2) ,  alia  qual  cosa  devesi  aggiungere  che  V  Apollo 
di  Belvedere  gia  deciso  da  Mengs  e  da  Ennio  Quirino  Visconti  come 
scolpito  in  marmo  di  Luni ,  venne  poscia  dopo  diligenti  esami  di  altri 
scullori  specialmente  detto  estratto  da  qucsta  cava  (3). 

I  mezzi  de' quali  servivansi  gli  antichi  cavatori  pare,  a  chi  considera 
le  cave  sopradettc  ed  in  esse  esamina  quanlo  ha  maggior  aspetto  d' es- 
sere opeia  Romana ,  che  fossero  ( tolta  I'arte  moderna  delle  mine  )  ad 
un  di  presso  gli  slessi  ora  in  uso  presso  gli  operai  Carraresi.  Solo  e 
da  considerarsi  quanto  maggior  quantita  di  marmi  ne'  tempi  Romani  se 
ne  cslraesse  ,  ed  i  depositi  che  di  essi  dovcvansi  fare  e  con  ogni  pro- 
babiUta  alia  spiaggia  stessa  dell'Avenza  che  n'e  il  naturale  punto  d'im- 


(1)  Vol.  I,  p.ig.  323.  Frequcnti  sono  questi  bassi  rilicvi  nclle  antichc  lapicidine  :  qucUo  di  Acre 
e  dato  da  Houct ,  c  quello  di  Paros  da  Choiscul  Gouffier. 
(l)  Rcpetti.   Deli'AIpe   Apuana  etc.  pag.  48. 
^3)  Mistiriui.  DcU'atto  dcU'Apollo  di  Cclvctlcrc.  Atti  dcIl'Accadcmia  Romana,  Tol-  II- 


t 


DEIXA    CITTA   DI    LURI.  2l3 

harco.  T^'ovo  nelle  antichita  Ilaliche  del  IMuralori  ri|iortala  nna  dona- 
zione  falta  a  S.  Stcfano  di  Canara  da  Pietro  Vescovo  di  Pisa  ,  I'anno 
1 1 16 :  il  fondo  dato  ha  per  limitc  da  un  lato  una  fossa  quae  dicitur 
antiqua  y  ed  e  pi'esso  al  mare  (i);  forse  non  sara  iniprobabile  la  con- 
{|,liicllura  clie  tal  fossa  polesse  essere  nc'  tempi  aiitichi  un  canale ,  il 
quale  per  la  maggior  copia  delle  acque  reso  navigabile  nclla  primavera 
inservisse  al  trasporlo  de'  marmi  allorche  erano  discesi  alia  pianura ; 
dice  specialmente  nella  primavera ,  perche  rade  volte  e  cjuasi  mai  glL 
anticlu  navigavano  neU'inverno:  polevansi  pero  benissimo  durante  que- 
sta  stagione  proseguire  le  eslrazioui  dc'  marmi ,  ondc  al  Cnir  d'invemo 
dovcvano  i  massi  da  spedirsi  abbondare  oltremodo  ;  caricavansi  poscia 
sopra  navi  da  trasporto,  che  dall'uso  Naves  marmorariae  si  dicevano, 
come  ricaviamo  da  Pctronio  Arliitro. 

Del  mode  col  quale  governavansi  le  lapicidinc,  delle  ragioni  che  in 
esse  avevano  il  fisco  e  gli  scopritori  ,  e  d'ogni  cosa  che  ad  esse  spet- 
tasse  discorre  con  moltissima  copia  ed  erudizionc  il  Garofalo  (2),  come 
di  cio  che  spetta  piii  propriamcnte  alia  scienza  tratta  il  De-Laimay 
(3)  e  specialmente  de'  marmi  Lunensi  in  due  lezioni  il  cavaliere  di  S. 
Quintino  nel  vol.  27  delle  Memorie  dell'Accademia  di  Torino.  De'  Ta- 
bularii,  o  Ragionieri  si  hanno  presso  Grutero  ed  altri  scriltori ,  due 
iscrizioni  scpolcrali  luia  delle  quali  ci  indica  I'epoca  de'  Vespasiani  (4). 
Ma  e  tempo  di  parlare  de'  Romani  edifici  ne'  quali  spicca  il  marmo 
Lunense  :  di  quesli  io  diro  dopo  oculare  e  diligcnle  ispezione,  benche 
circa  cssi  resli  pur  sempre  a  desiderarsi  che  in  taute  descrizioni  archi- 
tettoniche  ed  antiquarie  che  cosi  spesso  ne  escono  alia  luce  ,  pochis- 
sima  cura  si  metla  ad  indicare   con  quali  maleriali   siano  stati  costrutli. 

Adunque  dopo  la  sovra  indicata  casa  di  Mamun-a,  il  primo  monu- 
mento  che  ci  si  presenti  in  gran  parte  dccoralo  con  qucsto  marmo ,  e 
il  Paiileon.  La  celebre  iscrizione  tuttora  esistcntc  nd  frcgio,  portante 
il  terzo  consolalo  di  Agrippa,  ci  da  la  data  della  edificazione  del  por- 
tico l"anno  3'y  avanti  I'ei'a  volgare.  In  esse  (meno  i  fiisli  di  granito  delle 
maravigliose   colonne  )  ogni    cosa   e  di  marmo  Lunense   persino  le  im- 


(i)  Vol.  III.  pag.  in3. 

{1)  Dc  anlii[uis  inarmoribus.  Disscrtat.  3 ,  ct  4- 

(3)  Mincralogic  des  anciens.  Bruxcllcs  i8o3. 

(4)  Circa  i  Ragionieri  de*  marmi  si  possouo  consultare  ulilmente  Winckelman.  Storia  dcU*  arte 
vol  II.  pag.  407,  ed  il  Fca  ncl  1  dcUa  MisccUimca  pag.  iga  ,  c  wgg.  (v.  Appcudice  N.*  Sg,  eGo). 


ai4  MEMoniF. 

iiellicciaturc  Jegli  inlcrpilastri  lie' fianchi ;  non  so  quindl  coinprcndi're 
conic  tli  queslo  inarino  si  clica  solo  lo  slipitc.  Piii  antico  die  non  sia 
la  frontc  c  rintcnio  ili  queslo  tompio ,  come  lo  lUinoslrauo  inille  argo- 
iiienti  clic  noii  e  qui  luogo  di  rlportare:  di  maimo  di  Luui  souo  in  esso 
Ic  basi,  i  capilcUi  e  la  trabeazione  in  gii'o,  come  jnire  le  stesse  parli 
iicllc  olio  edicole,  die  credonsi  opera  di  ScUimio  Scvcro  I'anno  202 
dcircra  volgarc. 

Ad  iiii'epoca  anteriore  alia  morlc  di  Agrippa ,  cioe  megiio  di  nove 
anni  avanti  I'era  volgare ,  si  riduce  la  fabbricazione  del  magiiifico  se- 
i)olcro  in  forma  di  piramide  elevato  a  C.  Ccstio  sulla  via  Oslieiisc  da' 
suoi  ercdi  (i)  ,  e  tutlora  esistente  nella  sua  inlcgrita,  avendo  di  lato 
nella  pianta  che  e  quadrala  metri  29,  4^0,  e  di  allezza  verlicale  melri 
36,  255.  Qucsta  grand'opcra  fu  coinpiuta  in  undici  mesi  giusla  Tiscrizione 
OPVS  •  ABSOLVTVIM  •  EX  •  TESTAMENTO  •  DIEB^  S  •  CCCXXX. 
Basta  cio  per  dimostrare  quanta  copia  di  marmi  Lnnensi  dovesse  allora 
ritrovarsi  in  Roma  ,  se  in  cosi  breve  spazio  di  tempo  si  pote  compiere 
ima  simile  impresa  ,  essendo  que'  massi  di  molta  profondita  che  calco- 
lata  ad  un  metro ,  misura  media ,  ed  essendo  Taltezza  delle  quattro 
faccie  di  metri  3g,  120  ne  risulta  un  volume  di  metri  cubi  a"',  3oo. 

Ora  venendo  alle  principali  opere  che  Augusto  edificb  con  qucsto 
nianiio ,  prima  di  tulte  notero  il  portico  di  Ottavia  presso  il  Circo  Fla- 
minio  ancora  in  parte  esistente  ,  ed  intieramente  conservato  nella  pianta 
Capitolina  co'  due  templi  inclusi  di  Giove  e  di  Giunone  (3) ;  fu  poi 
ristaurato  da  Settimio  Severo. 

II  tempio  di  Apollo  Palalino  edificato  in  memoria  della  baltaglia  Aziaca, 
era,  secondo  Servio,  de  solido  marmore  effectum  quod  allatuin  fuerat 
de  porta  Lunae ,  meno  le  colonne  del  portico  che  lo  cingeva ,  come 
narra  Svetonio ,  e  che  erano  di  giallo  antico ,  giusta  Properzio : 

Tola  erat  in  speciem  Paenis  digesta  columnis. 

Ne  io  posso  aderire  alia  lezione  di  Servio  seguita  dal  Garofalo  per  cui 
leggesi  de  solido  Tiburtino ,  poiche  quell'Augusto  che  lascio  Roma  mar- 
morea ,  e  che  edificava  templi  iutlcri  di  marmo ,  e  quello  sopra  tutto  di 


(1)  Falconieri.  Discorso  inlorno  alia  Piramide  di  C.  Ceslio  pag.  ag. 
(3)  Monumcnto  Ancirano.  Svetonio  iu  Aug.  39. 


DELLA    CITTA    DI    I,^J^r.  2l5 

Giove  Tonanle  solidis  glebis ,  giusta  I'espressione  Pliniana,  noii  aTrebLe 
imii  iiii|)icgato  il  \il  liavertino  in  quel  lempio  die  a  lutti  raraniernorava 
il  suo  ai'rivo  aU'inii'ero.  Oltre  cU  cio  Candida  templa  ilicesi  da  Ovidio, 
e  veramenle  del  noslro  marmo  sono  i  capitelli  '\y\  Iwttora  visibili,  fre- 
giiili  di  tridenti  e  dclfini ,  die  ad  altro  uon  possono  alludere  die  alia 
villoria  Azi.ica. 

NcU'cpoca  di  Augusto  fu  pure  erello  sotto  il  Cainpidoglio  il  magniGco 
Icmpio  della  Concordia,  e  dedicate  da  Tiberio  I'anno  dodid  di  Cristo  (i); 
esse  fu  slerrato  nel  iSi*^,  c  di  marmo  Luneiise  lro\aronsi  i  frammenti 
(Iclle  basi ,  capilcUi  c  trabcazioiie ,  il  tutlo  del  piii  bello  c  sublime   stile. 

Til)erio  poco  dilettossi  di  fabliricare ,  e  degli  edifici  di  Caligola  troppo 
poco  rimaiie  :  apparlengono  airarro  di  Claudio  sulla  \ia  Flaminia  i  fram- 
menti che  ripetule  voile  trovaronsi  in  Roma  a  piazza  di  Sciarra  :  era 
quest' arco  di  marmo  Lunense  ,  e  Tiinbasamento  di  marmo  salino  (a). 
L'iscrizione  trovatavi  nel  i64i  ,  e  riportata  dagli  illustratori  di  Roma, 
da  il  quinto  consolato  di  Claudio,  ossia  I'anno  volgare  5i. 

Narra  quindi  Svetonio  quale  fosse  I'architettura  del  scpolcro  di  Ne- 
rone  negli  orti  de'  Domizi  (3).  Varie  parti  di  questo  marmo  come  basi, 
capitelli ,  trabeazioni  con  frontispizio  ai'cuato  ,  piedestalli ,  are  trovansi 
neH'AnGtcalro  Flavio  ,  delle  quali  per  lo  stile  alcune  devonsi  altribuire 
all'epoca  di  Tito  ,  altre  credersi  falle  da  Alessandro  Severo. 

Grande  sfoggio  di  niaiTni  videsi  nelle  aggiunte  fatte  da  Domiziano  al 
palazzo  iinpcriale ;  onde  caiitava  Stazio  (4): 

jEmtilus  illic 

Mons  Libjs  ,  lUacusque  nitent,  et  mid  (a  Sjene , 
Et  Chios,  et  glauca  certantia  Doride  saxa 
Lunaque  porlandis  tantum  sitffecta  columnis. 

Qui  parla  il  poela  del  gran  numero  di  colonne  di  marmo  Lunense 
die  adornavano    <pidla    reggia  ;    cantando    altrove    (5)    la    via    che    apri 


(i)  Dionc  lib.  LXVI ,  pag.  583,  Fraiicoforti  I'lga. 
(j)  Vacca.  Mcinoiic  N.»  28. 

(3)  In  Ncronc  5o.  In  eo  monumenio   solium  pnrphyretici    marmoris ,   superstante  Lunensi  ara  , 
circuniseptum  est  lapide  Thasio. 

(4)  Sylvurum.  lib.  IV  2.  Mariialc  VIII  3G. 
(J)  Lib.  IV.  3. 


ai6  MEMORIE       -^C! 

Domiziano  Taniio  gS  da  Sinuessa  a  Pozruoli  (i)  mentova  I'ai-co  onora- 
rio  innalzatogli  ,  cd  il  ponlc  sul  Volluiihol^  che  era  pure  di  questo 
marmo  :  p  m  .,.iu)axscd; 

flaec  amnis  :  pariterqiie'.se  Icvdbt^  9/0i 
Ingenli  plaga  marmdrata  domoiHiiiMR  r-< 
Huiiis  ianua  ,  prosperuinque  ' limvAt  la  'f> 
Arcits  ,  bclligeri  Ducis  Troplieis  •  ai  rt. 
Et  totis  Ligurum  nitens  metalUs^.mo  oni 

^ififiiBit  I  ofioz  nJiiamludi*  'irfiinetif; 
Ma  il  pill  pros|)ero  commercio  chfe  mai  I  Lunensi  abbiano  fatlo  de' 
loro  marmi  si  puo  fissare  iiel  periodo  clie  Irascorse  da  Traiaiio  agli 
ultimi  Antonini :  spicca  principalmcnte  questo  marino  ncl  piii  classico 
edificio  di  Roma ,  dico  il  foro  eretto  da  Traiano ;  in  csso  lueno  le  co- 
louuc  die  per  I'uflicio  loi'O  dovevano  essere  di  pietra  piu  compalta,e 
die  Irovaronsi  di  cipoUino  ,  pavonazzelto,  giaU'antico,  breccia  alFrlcana 
e  granito  bigio  ,  le  allre  parli  die  coslituiscono  gli  ordini  sono  di 
marmo  di  Luni  ,  sopralulto  le  trabeazioni  della  Busilica  ,  delle  quali 
vari  frammcnli  si  conservano  in  Roma  ed  in  Parigi.  Dcllo  stesso  marmo 
e  pure  Tarco  di  Costantiao  clie  I'opinione  geuerale  crede  essere  state 
fatto  coUe  spoglie  di  uno  di  Traiano  ,  opinione  avvalorata  dallo  Slile 
delle  parti ,  e  dalia  bella  composizione  della  massa.  Ma  il  monumento 
iiel  quale  piu  bella  mostra  faccia  di  se  il  marmo  Lunense  e  cerlamente 
la  celebre  colonna  Traiana  eretta  I'anno  112  dell'era  volgare.  II  marmo 
impiegalovi  e  della  piii  bella  specie,  ed  i  massi  sono  i  maggiori  che 
mai  ne' tempi  anticlii  sortissei'o  da  quelle  cave;  il  basamento  col  plinlo 
constando  di  soli  otto  massi,  ed  avendo  un  solldo  di  metri  cubi  aiG, 
543 ,  da  per  cubo  medio  di  ciascun  di  essi  m.  27  ,  067  ;  altri  metri 
cubi  32  1,  176  compongono  il  toro,  il  cap'tello  ,  e  le  diciannove  zone 
del  fusto ,  fatta  astrazione  dal  vano  della  diiocciola  :  onde  esscndo  il 
solido  suo  totale  di  metri  cubi  587,  719  (  non  computando  la  capan- 
iiella ,  o  basamento  della  statua  ) ,  e  rilenendo  per  suo  peso  specifico 
2 ,  G3 1   die  e  quello  della  cava  del  Polvaccio  (2)  ,  ue    risuUa   die   per 


(a)  Dione,  lib.  LXVII,  j>ag.  ;0;. 
(J)  Rcpclti.  Op.  cit.  pag.  So. 


DELLA    CITTA    DI    LUNI.  2 1"^ 

queslo  sol  monumento  si  estrasse  da  quelle  laplcidinc  im  solido  del 
peso  di  chilograinini  i,4*4  >  7^8  >  "O"  coinputando  quanlo  se  ne  do- 
vette  perdere  nella  sbozzatura.  Di  epoca  non  moilo  poslerioie  e  il  lempio 
die  dicesi  di  Glove  in  Ostia ,  ncl  quale  tutli  gU  oniauienll  esterni  , 
persino  i  diciannove  gradini  della  scala  erano  di  questo  marmo  :  che 
ilchija  qucsl'opera  atlribuirsi  specialmente  ad  Adriano  si  ricava  da  una 
lapide  nella  quale  si  dice  d'aver  cgli  bcneficala  la  Colonia  Oslicnse  ,  e 
da  un'altra  Irovata  in  que'  ruderi  nella  quale  era  scolpilo  11  nome  sue; 
dello  slesso  marino  erano  pure  le  trabeazioni  del  perlbolo. 

Innuraerabili  finalmente  sono  i  frainmenli  archltellonlci  di  cdifici 
pubblicl,  prlvatl,  e  sepolcrali,  i  bassi  rilievi,  e  le  stalue  che  contlnua- 
incnle  dl  tal  pletra  rinvengonsi  non  in  Roma  sola  ma  in  tulta  Ilalla  e 
nelle  provlncie  marittime  d'Europa.  Osservo  pero  clie  in  nessuna  epoca 
fu  il  marmo  Lunense  tanto  adoperalo  qvianto  In  quclla  die  scorre  dai 
Vcspasianl  a  Commodo  :  prima  di  queslo  lasso  di  tempo  ci-ano  plii  in 
voga  i  marmi  greci,  ma  dopo  la  scoperla  acccnnata  da  Pliiiio  dl  marmi 
candidisslmi  nelle  nostre  cave ,  I'uso  loro  si  rese  piu  raro  e  non  rinvigori 
che  solto  Seltlmio  Severo  per  la  sazieta  delle  cose  noslrali :  qulndi  per 
la  decadenza  e  poverta  dell'impero  invecc  di  esti'arre  uuovi  marmi  dalle 
cave,  si  innalzarono  cdifici  atlerrandone  altri ,  come  senz'altri  esempi, 
per  quanto  spetta  al  marmo  Lunense,  vedesi  all'arco  di  Costanliuo  ed 
id  Giano  Quadrlfronte. 


Serie  II.  Tom.  i.  28 


2l8  MEMOWE 

CAPITOLOIV. 

MONUMENTI  DI  LUNI. 

Dopo  rultimo  abl)andono  di  Luni  non  mancarono  viaggiatori  cd  uo- 
mJni  dotli  ,  cui  riucidenza,  od  il  dcsiderio  di  conoscenie  le  rovine  ^ 
guidassero  laddove  ergcvasi  I'antica  cittk  Primo  fra  tutti  inentovo  Ci- 
riaco  d'Ancona  vero  padre  della  topografia  comparata  :  percorreva  cgli 
prima  della  meta  del  XV  secolo  le  regioni  della  Grecia  ,  dell'  Illirio  , 
e  delillalia :  ncl  144^  esamiaava  le  antiche  cave  Lunensi  ,  c  quelle 
aperte  a'  giorni  suoi  ,  cpiindi  parlava  delle  rovine  di  Luni ,  e  segnataf 
lucnte  delle  mura  e  deiraiifiteatro  (i). 

Allrc  pochc  notizie  ne  tramandava  Antonio  Ivani.  Era  dunque  in 
quel  tempo  riconosciuia  la  situazione  di  Luni  ed  esaminati  i  suoi  ruderiT 
solo  ne'secoli  pii\  a  noi  vicini  fu  sbagliata  la  sua  topograGa  ,  altri  col- 
loeandola  a  Sarzana,  altri  a  CaiTara,  altri  all'Avenza,  altri  suUa  deslra 
riva  della  IMagra  ,  altri  a  Lerici ,  od  in  altro  punto  del  golfo  della  Spe- 
zia,  suite  quali  opinioni  io  non  voglio  estenderrni,  meno  ancora  a  con- 
I'utar  coloro  che  assolutamente  dissero  non  esservi  cola  rovina  alcuna  , 
poiche  coniro  di  essi  parla  la  verita  del  falto ,  le  iscrizioni  trovatevi 
nelle  quali  e  mcnzionata  questa  citta  ,  e  le  macerie  tutlora   visibili. 

Una  pianta  di  Luni  alzala  nel  1753,  con  alcuni  cdifici  in  maggiore 
scala  furono  editi  dal  Targioni  (2)  che  li  tolse  dai  disegni  di  Mattco  e 
Panfdio  Vinzoni  Sarzanesi,  esistenti  era  alia  Magliabecchiana  di  Firenze. 
Chi  pero  volesse  in  quelle  stampe  mettere  fiducia  alcuna  troppo  andrebbe 
lungi  dal  vero  :  il  periinctro  della  citta  vi  si  vede  segnato  idcalmentc 
con  lati  rettilinei  e  sporgenze  di  torri  ,  quando  che  sin  dalla  meta  del 
decimo  quinto  secolo  le  mura  erano  appena  in  qualche  sito  rintraccia- 
bili ,  e  dopo  alloi'a  si  puo  dire  che  afTallo  sparirono  sollo  la  niano  de- 
gli  agricoltori.  Gli  edifici  parziali  dc'  quali  qualcuno  e  presentato  dal 
Targioni ,  sono  messi  solto  quella  veduia  prospettica  che  usava  ne'  due 


(1)  Nova  frngmcnta.  Pisaiiii.   I'fii.  (  anno  i44a  )  tid  XII  Kal.  octobris  venimus  Lunam    vetu- 
slissimam  l.i^itsticae  regtonis  urbem^  ubi  pn'mum  ttcserta  longinqua  vetustale  muenia  etc. 

(2)  Viaggio  ill  Toscana,  vol.  X  p;ig. /|o3  c  *cgg. 


DELLA    r.ITTA    Dl    LUNI.  210 

scorsi  sccoli ,  c  che  e  ben  lontana  dal  dare  idea  alcuna  esatta  della 
cosa,  oltre  di  che  per  lal  modo  rendesi  inutile  anche  1'  annessa  scala 
dellc  misure. 

Adunque  uscendo  da  Sarzana  e  seguendo  la  strada  die  ora  dicesi 
Romana,  e  Romea  chiamavasi  ne'  tempi  inferiori,  (come  da  diploma  di 
Federigo  III  del  i4Gg),  e  dirigendosi  verso  Taiitica  slazionc  di  Taberna 
frigida ,  alia  distanza  di  poco  j)iu  d'un  miglio  ,  e  in  un  site  deito  il 
Portone  il  seguente  frammento  d'iscrizione  alta  o ,  G88  ,  che  per  la 
bellezza  de'  caratteri  si  palesa  deU'ollima  epoca  :  la  loro  altczza  c  di 
o ,  100  : 

jcrlBONIO  •  PROCVLO 

cur.  aedium  ^acRARVM  •  ET  •  OP£R\M 

Fu  (piesto  frammento  egregiaraente  supplito  dal  sig.  Borghesi  e  di- 
chiarato  appartenente  ad  un  curatore  delle  ^des  sacrae  e  delle  opere 
pui>bliche:  fu  poi  inserito  nel  Gioi'nale  Ligustico  per  cura  del  professore 
Bartoloni. 

Proseguendo  la  strada  si  ha  poco  dopo  una  casa  campestre  del  sig. 
Bologna  nella  quale  fra  ■vari  frammenli  architettonici  notai  due  rocchi 
di  colonna  di  cipoUino  d'ltalia  di  o,  45o  di  diamctro:  un  braccio  colos- 
fiale  ,  tre  volte  maggior  del  vero  ,  bcnche  di  mediocre  autore ,  un'  an- 
tefissa,  due  tronchi  di  colonne  scanalatc ,  una  mezza  colonna  coUe  alette, 
un  capitello  dorico  greco,  ed  un  frammento  di  cornicione  corintio  ric- 
chissimo  d'intagli  dell'epoca  degli  Antonini. 

Dopo  mezzo  miglio  e  a  dritta  una  chiesuola  di  S.  Lazzaro  ,  contro 
la  quale  e  una  colonna  di  cipollino  ditalia  ;  nella  sua  fronte  leggesi 
la  seguente  lapide: 

MANLIVS  ML 

EROS 
GRADVM  •  DEDIT 

E  sotto  v'e  quest' altra  con  cornice  attomo: 

MACERIAMQVE 
REFECIT  •  MA  .  .  . 


230  MEMOHIC 

Dalla  graiiilezza  e  forma  dei  caraltcri  vctlesi  die  qucsta  parte  cl'iscii- 
zioue  deve  andarc  unita  airantecedcutc.  Poco  dopo  si  passa  accaulo  ad 
uua  hollcga  prcsso  il  di  cui  sporlcllo  v'c  una  tavola  di  marino  con  scrit- 
tevi  Ic  seguenli  parole    .  .  .  EST  PROXSIME. 

Alia  distanza  di  circa  tre  miglia  geografiche  da  Sarzana,  e  dirimpclto 
al  casino  detlo  la  Man  di  feno,  \olge  a  destra  nn  \ioUolo,  fra  i  lanli, 
clie  guida  allc  rovine  della  cill;i,  che  presso  i  -villici  riticnc  tnttora  il 
uome  di  Luni ,  c  tosto  vedonsi  ammonticcliiati  molti  sassi  poligonali  , 
calcinacei,  avanzi  del  pavimento  dclla  via  antica,  e  li  rinvenuli  non  e 
molli  anni:  poco  dopo  sinconlrano  a  sinistra  Ire  nuclei  di  sepolcii  co- 
strulli  ad  emplccton  ,  c  cento  passi  piii  in  la  i  rudcri  di  un  quarto 
sepolcro  :  Ic  quali  cose  tutte  ci  porgon  lumc  a  poter  fissare  esscre  quelio 
landamcnto  di  una  via  antica  ,  forse  deU'Aurelia  slessa,  oppurc  (e  con 
luollo  niaggior  proljabilila  )  di  quell'altro  tronco  che  staccandosi  da 
Lucca  e  valicaiulo  i  monli  sino  a  Luni  ,  passando  per  il  Forum  Clau- 
dii  congiungcva  la  via  Claudia  coU'Aurelia.  —  Questi  sepolcri  non  pre- 
scntano  ora  nella  superficie,  come  si  e  dclto,  che  la  sola  opera  a  sca- 
glia,  ma  le  incassature  die  vi  si  notano  dimostrano  die  erano  rivestiti 
di  opera  quadrata  (i). 

Quindi  ,  lungo  la  slessa  via  (  die  ora  e  la  conuinale  di  Ortonuovo  ) 
pcrcorso  poco  nieno  di  un  miglio  ,  arrivasi  alia  casa  rurale  del  conte 
Picedi  nella  quale  conservansi  alciini  avanzi  architeitonici  estratti  dai 
vicini  canipi;  fra  essi  meritano  specialc  ricordo  una  bcUa  bocca  di  pozzo 
(Puteal)  di  marmo  Luuense  adattata  ad  una  canna  moderna:  la  forma 
c  le  dimensioni  rendonla  simile  a  moke  altre  che  vedonsi  in  Pompei  si 
in  marmo  che  in  coccio  ,  benche  ceda  a  queste  in  cio  che  e  gusto  e 
bcllezza:  il  diamctro  suo  e  dim.  o,  5io,  e  Taltezza  col  piede  di  o,  845. 
"S''e  pure  un  bdlo  e  grandc  mensolone  ,  un  frammento  di  una  sedia 
marmorea  a  bracciuoli ,  ed  un  altro  di  una  base  corintia  che  per  il 
numcro  e  Tecccllcnza  degli  ornali  non  cede  a  quelle  del  tempio  della 
Concordia,  ora  in  Campidoglio  ;  un'antefissa  pur  di  marmo  bianco,  ed 
un  peso  {Jequipondium)  di  verde  di  Lunigiana.  Vi  si  conservano  pure 


(i)  I'nsso  riuc=ti  monumcnli  narra  il  Lundinclli  clu-  uiio  ve  n'lra  a'  tempi  suoi  di  forma  pira- 
inidalc  ,  cd  altri  in  scguito  con  iscriiioDi,  nia  da  lui  non  ripotlatc  ,  incno  quclla  di  Abasc:inlo 
d.<la  al  N."  39.  Ags'ungc  il  Rossi  clic  I'amio  1689  si  rittovarono  tic  sarcofagi  di  marmo  ,  uno  dc' 
.|iiali  incamiciato  di  pionibo  raccliiiidcva  Ic  ossa  di  una  raalrona  riccamcntc  vcslita. 


nr.i.i.v  ciTTA  1)1  i.i.'.M.  am 

Ic  lapiili  ineiUtc  ,  trovate  pochi  anni  sono  c  date  iicll'Appciulicc  ai  N.' 
9,  4i  ,  43  ,  43  ,  c  45. 

E  qui  lu  cl'uopo,  prima  lU  tulto^  awerlire  come  ncssun  nioniimcntu  Etrii- 
sco  siasi  inai  riiivenuto  non  solo  nc'  riideri  tli  qiicsta  citla^  ma  iieinniciio 
iicUe  sue  viciuanze  ed  iu  tutto  qaello  spazio  che  solto  il  ilomiiiio  ile' 
Romani  ne  doveva  costituire  il  tcrritorio,  ad  eccezione  della  citaUi  pictia 
coil  caratteri  Etruschi  scoperta  in  Val  di  Vara;  cosi  pure  nc'  lauli  iiionll 
die  r  avvicinano ,  ooannorei ,  tufacci ,  calcinacei  ncssun  vcstigio  vedesi 
clie  mai  vi  fosse  una  necropoli:  di  monete  poi,  la  piii  antica  c  un  asse 
di  L.  Saufcio  Irovato  in  cpicsl'anno ,  ed  un  allro  maiaraeutc  dcscritto 
dal  LandiucUi :  di  monelc  autonoiiie  non  parlo,  non  csistcndonc.  Vedesi 
udunque  che  dall'epoca  di  Auguslo  dobbiamo  contarc  la  floridczza  di 
questa  citlJi.  Del  rcslo  le  niedaglie  die  vi  si  lro\ano  scgnano  trc  cpo- 
clie  di  pubblica  ricchczza  dalla  loro  abhondanza,  e  sono,  i.°:  I'iinpero 
di  Augusto  ,  liingo  il  quale  al)bondano  sopratutto  quelle  de'suoi  nipoti 
Caio  e  Lucio:  3.°  repoca  dcgli  Anlonini  ncUa  quale  maggiormente  Go- 
rirono  ie  citta  Italianc  :  3."  gli  anni  da  Dioclcziano  a  Coslanzo  ,  allor- 
che  il  porto  Luneuse  dovette  essere  inolto  frequcntato  jiel  soggiorno 
da  alcuni  Imperatori  slabilito  in  Milano. 

II  suolo  anlico  di  Luni  Roinana  e  interrato  ad  una  profondila  che 
varia  tra  uno  e  due  metri ,  come  si  riconobbe  in  tutti  gli  scavi ;  que- 
sto  slrato  e  composto  mescolatamente  dalle  maccrie  degli  antichi  edi- 
lici,  di  qucUi  del  medio  evo,  e  del  tcncno  da  esse  prodotto  e  dalla 
inaceruzione  de'  vegetabili  che  da  sei  secoli  almeno  ricuoprono  quella 
supcrficie.  Awertiro  quindi  essere  assolutamente  fallace  la  comime  di- 
volgata  opinione  giusta  la  quale  ,  per  essere  state  nel  territorio  degli 
antichi  Lunensi  quelle  cclcbri  e  copiosissime  cave  di  Carrara ,  si  asseri^ 
e  si  ripete  d'uno  in  altro  scrittore  che  i  superstiti  monuincnti  sono 
lutti  costrulti  di  grandi  saldczzc  marinoree ,  od  almeno  ne  sono  ,  o  ne 
crauo  impellicciali.  lo  avcndoli  lutti  esaminali  attentamenle  non  ho  ti- 
more  di  asscrire  invece  che  ,  toglicndo  que'  pochi  nuclei  di  sepolcri 
die  cosi  spogliati  accennano  di  aver  avulo  un  rivestimento  di  pietra 
(non  nc  consegue  pero  die  la  dovesse  essere  di  Carrara),  tutto  il  ri- 
manente ,  compreso  I'anfiteatro  e  fabbricato  con  grosse  scaglie  della 
bruna  pietra  del  Corvo  senza  indizlo  alcuno  di  essere  stato  giammai 
ricoperlo  neinmeno  da  lastroni:  bensi  vi  dovette  essere  rintonaco  si  per 
motivo  di  piii  lunga  conservazione  ,  che  per   evitare   I'aspelto    rozzo  di 


2,21  WEMORIE 

que'inuri  Iroppo  spiacevole  alia  vista.  Iiisomtna  si  puo  dire  con  sicii- 
rczza  clic  la  ({uanlila  tli  nianiiorci  frainincnli  si  anliiloltouici  clie  scul- 
loiici  cslratli  ila  quelle  roviue  iioii  e  per  nulla  maggiore  di  quanto 
Irovossi  ill  tutte  quelle  cilia  d'ltalia  clic  furono  preslo  ridotlc  a  scarsa 
poiiolazioue  ,  perchc  di  inolto  minor  danno  fu  scnipre  alle  anlichila  la 
colliva/.ioiie,  die  iioii  i  caseggiali  e  la  frcquenza  dii^li  abitanti. 

Poco  dope  gli  anzidelli  nuclei  vedesi  un  anlico  sepolcro  di  forma  ci- 
liudrica,  di  diametro  di  circa  dodici  metri  ,  il  quale  elcvasi  ancora  a 
circa  otto  inetri :  di  esse  non  rimaue  pure  che  I'ossalura  esseiulo  per 
due  parli  sfaldato:  si  vedono  in  giro  cinque  niccliie  retlangolari  ,  die 
coo  allre  cinque  ,  ora  luancanti  ne  decoravano  il  pcrimetro;  sulla  som- 
inita  conservasi  un  occliio  di  marmo  per  illuuiinare  la  cella,  alia  quale 
noa  v'e  accesso.  La  sua  siluazione  sulla  via  (forse  I'Aurelia)  e  presso  la 
citta,  e  pill  di  tutto  la  forma  lo  palesano  cliiaramente  per  vm  sepolcro, 
fuvvi  pero  clii  lo  credelte  un  castello  d'acqua  mcnlre  non  v'e  alcuna 
uscita  per  essa,  ed  altri  lo  disse  niente  me  no  che  il  faro  di  Luni  qnan- 
lunque  sia  inolto  discosto  dal  preteso  porlo  della  Seccagna;  la  sua  co- 
struzione  poi ,  die  e  del  solito  emplccton  di  grosse  scaglie ,  fu  detla 
essere  di  grandi  marmi  quadrati. 

A  breve  distanza  da  questo  sepolcro,  in  un  fondo  del  mai'chese  Olan- 
dini  sono  i  ruderi  della  piu  celebrata  e  meglio  conservata  fabbrica  di 
Luni  ,  dico  dcU'anfitealro.  La  piu  antica  memoria  che  sen'abbia  e  quella 
che  trovasi  in  un  diploma  di  Federigo  I  a  Pietro  Vescovo  di  Luni  nel 
ii85  (i)  nel  quale  e  AtXio  aedificium  quod circulum  vacatur  aut  arena. 
Gli  scrittori  locali  ne  fanno  autore  un  Lucio  Svezio  appoggiandosi  alia 
seguente  epigrafe  che  io  riporto  sulla  loro  fede  (2): 


(1)  UghcUi.  vol.  I.  II  nome  di  arena  era  comuuc  nc'  tempi  bassi  a  qiiesti  cdifici  ,  e  trovasi  so- 
pratutto  negli  atli  de'  niartiri  ;  cosi  chiamavasi  nel  X  secolo  quello  di  Verona  (  Maffci.  Degli  an- 
flteatri  lib.  I  i5  ).  II  norae  di  circutus  ,  o  piu  correttamcntc  giruttis  ,  come  sospetto  che  dcbba 
icggersi  presso  TUgbelli,  trovasi  in  use  sin  dall'anno  85o  per  denominare  il  Circo  di  Roroolo  presso 
la  porta  Appia  di  Roma  (Gallctti.  Del  Primicerio  della  cbiesa  Romana  etc.  pag.  i86)  locum  qui 
vacatur  girulum. 

(2)  Era,  secondo  il  Rossi,  in  un  piedeslallo  alto  qualtro  palmi,  largo  due ;  questo  solo  dalo  ba- 
slercbbe  per  farci  conoscerc  essere  aflatto  vana  qucst'opinionc  non  cssendo  quello  il  sito  ove  in- 
scrirc  una  memoria  monumcntale.  D'altrondo  questa  lapide  e  dt-lla  classc  dclle  votive.  (  Yedi  ap- 
pendice.  N."  a8). 


DEi.i.A   cittX   DI    I.HM.  223 

L  •  SVETIVS 

L  •  L  •  AMPII  •  F 

V  •  S  •  L  •  M. 

II  Rossi  eJ  i  Vinzoni  ne  danno  una  vcdula  ftior'i  d'ogni  realla.  L'asse 
maggiore  deirinterno  (  che  non  e  peril  l'asse  dell'arena  ,  mancaiulo  af- 
fatto  il  muro  del  podio  e  per  conseguenza  ignorandosi  la  larghczza  sua 
e  la  grossezza  del  muro  formante  la  minora  elisse)  ha  di  lunghezza  63 
metri:  il  minora  circa  87;  la  zona  cha  lo  cinge  in  pianta  e  che  include 
i  cunei  della  prima  ,  od  infima  cavea  ha  in  larghezza  m.  6,  aSo  :  me- 
Iri  3  ,  900  sono  occupali  dairambulacro  interno  che  sosteneva  la  sola 
precinzione  che  vi  potesse  essere:  viene  quindi  un  muro  grosso  0,890 
c  poi  il  portico  od  nmbulacro  esterno  spazioso  2,  200  ,  recinto  da  ar- 
cuazioni  secondo  il  solilo  slile  ,  sorrelte  da  pilastri  grossi  m.  i ,  760  : 
nel  cenlro  del  loro  masso  v'e  un  tubo  verlicale  di  sezione  quadrata  il 
quale  ha  scrvito  raccogliendo  I'umidita  a  rendere  piu  prestamente  asciutto 
lediflcio.  Di  qucst'anGteatro  non  sarebbe  possibile  licavare  una  pianta 
compiuta  ,  essendo  inlicrauiente  coperto  il  podio  ,  ed  inten-ati  molti 
accessi:  dalle  porticine  che  sono  in  Tari  cunei  deirinlima  cavea,  larghe 
un  metro  ed  interrate  sino  al  volto,  arguisco  essere  il  piano  antico  de- 
gli  ambulacri  alia  profondila  di  circa  due  metri  ,  e  quello  dell*  arena 
sotto  un  altezza  di  terra  di  circa  metri  qualtro  e  mezzo. 

Quest'anfiteatro  non  poleva  avere  che  due  cavee  non  essendovi  che 
ima  sola  precinzione  :  e  pure  improbabile  che  la  cavea  superiore  fosse 
coperta  da  soflilto  come  era  nel  Flavio  di  Roma,  ma  pinttosto  doveva 
il  muro  esterno  al  di  sopra  dellc  arcuazioni  inferior!  essere  tutlo  solido, 
e  decorato  di  pilastri  anche  nell'interno,  come  vedesi  all'anfiteatro  di 
Sutri.  La  costruzione  e  intieramentc  di  grosse  scaglie  ridolte  ad  informi 
parallelepi|)edi  di  pielra  del  Corvo  ,  congiuuti  con  cattivo  ccmento  : 
della  stcssa  pietra  sono  le  imposte  ncll'  ambulacro  interno  ,  sopra  le 
quail  ancora  conservasi  un  tratto  di  volta,  la  quale  e  di  gelto  secondo 
luso  anlico.  Concordano  molti  scriltori  nel  i-appresentaix-i  quest'ediCcio 
come  grandiosarocnte  costrutto  di  sasso  quadralo  dcUc  c.ive  di  Carrara, 
e  dello  spoglio  fattone  danno  mala  voce  al  cardinale  Filijjpo  Calaudrini, 
che  dicono  averli  impiegati  ncUa  sua  cappella  gentilizia  di  Sarzana  ,  e 
nella  facciata  della  cattedrale;  ora,  questa  porta  in  fronte  Tanno  i474> 


:>24  MEMORIE 

e  la  cajipclla  fu  fatta  tlieci  amii  lu'inia  ,  ma  CIriaco  chc  visilala  avcva 
Luui  ncl  1 44^  parlunilo  cleU'anfilcalro  non  fa  motto  clie  fosse  di  marnio, 
l)cnsi  dice  di  avcrlo  veduto  undiquc  solo  antiquitate  collopsum ,  cl  co- 
Ininnas  ex  marmorc  confi  actus ,  slatuarumque  Jragmcitta  etc.  ,  c  liasta 
il  solo  osservare  quest'edificio  per  tosto  convincersi  clie  non  pote  esscre 
iiemmcno  impellicciato  :  le  cornici  slesse,  nelle  quali  maggiorinente  si 
richicile  I'liso  di  un  iiiateriale  piii  solido,  sono  come  il  rimanenle  di 
scaglie  della  j)ieti'a  del  Corvo  clic  facilnienle  si  scioglie  in  arena.  Forsc 
il  ciglio  degli  scaglioni  dello  Spectaculum,  e  cjualchc  parte  ornamentalc 
saranno  state  di  marmo  ,  ma  non  sen'ha  per  via  di  scavi  positiva  noti- 
zia :  die  anzi  cosi  meschina  erane  la  coslruzione  ,  clie  io  notai  ,  die 
non  vi  furono  mai  scale  solide  per  ascendere  dagli  ambulacri  eslerni 
alia  suprema  cavea ,  perche  lungo  le  pareti  de'muri  cuneati  vi  sarebbero 
rimasti  almeno  gli  orlicci  de'  sottoscala  :  forza  era  dunque  die  di  legno 
fossero  gli  scalini  c  sorretli  da  due  travi  inclinali  lungo  i  muri  ;  cio 
non  ostante  non  dubita  il  Gerini  di  asserire  die  sia  Aasso  costruito  pu- 
lamente  di  pietroni  quadraii ,  in  gran  parte  anche  in  pie  di  presente. 
Ill  qual  epoca  fosse  edificato  ranfilealro  Lunense  e  ailalto  ignolo,ma 
ponendo  mente  alia  racscliinita,  c  poca  regolarila  della  coslruzione  si 
pno  giudicare  degli  iiltinii  tempi  degli  Antonini  ,  nell'impero  de'  quali 
maggiormente  dilatossi  in  Italia  Fuse  di  siniili  fabbriche.  Singolare  e 
lopinione  di  colore  die  senz'altro  ne  fissarono  la  fabbricazione  a  due 
secoli  prima  dell'era  volgare  ,  cpiandoclie  in  tulta  Italia  non  conoscesi 
anfiteatro  solido  die  possa  stabilirsi  d'epoca  anteriore  a  quello  di  Sla- 
tilio  Tauro  in  Roma  ,  ed  a  quello  di  Pompei  :  ma  questa  opinione  fu 
messa  in  campo  e  promossa  specialmente  da  varii  letterati  degli  ullimi 
secoli,  i  quali  magnificando  la  potenza  Etrasca,  tpianto  in  Etruria  tro- 
vavano  d'anticlii  edifici  tosto  didiiaravanli  anteriori  alia  dominazione  de' 
Romani  ,  ch'essi  solo  consideravano  come  distruttori :  cosi  scriveva  il 
Guazzesi  (i)  acranienle  rampogiiato  dal  Mallei  il  quale  tant'oltre  tras- 
corse  die  nelle  sue  Osservazioni  Iclterarie  (2)  asseri  die  «  Anticliissimo 
)i    per  veritii  sarel>be  slalo  codesto  anfiteatro ,  perche  Luni   gii    fin    dal 


(i)  Alii  deirAccadcraia  di  Corlona  vol.  II  ,  c  supplemcnto  nil  vol.  XX  <l''gli  Op.  Calogciiani. 

(a)  Vol.  IV  pag.  317.  La  sua  csistenza  tr  anchc  messa  in  dulibio  dal  cavalier  Spotorno  ;  il  ba- 
rone  Malzen  dice  clie  il  est  difficile  de  le  reconnoitre  ,  cd  il  contc  Cliabrol  afferma  ilic  poclii 
broDzi  c  inedaglic  sono  i  soli  monumcnti  di  Luni.  Tanlo  adunque  si  e  sciitto  di  ijucsta  cilia  ,  e 
veduto  bI  poco. 


DELLA    r.ITTA    DI    I.UNI. 


n  tempo  di  Lucano  era  quasi  distrutta;  dcsertae  maenia  Lunae  :  ma  il 
»  fallo  sta  che  tal  supposto  e  vano  ,  poiche  essendosi  chi  scrive  (il 
))  Mallei  )  gran  tempo  la  iiitoi-no  alle  prelese  ruinc  di  Luni  aggirato 
»  piu  voile,  niun  vestigio  vi  ritrovo  di  un  cosi  fatlo  edificio  ».  Che  se 
poi  si  volessc  rfcercare  d'onde  tragga  origine  codesla  sua  opinione  ,  si 
linverrebbc  nelln  sua  credcnza  clie  pochissimi  fossero  gli  anfileatri  sta- 
hili  nolle  piovincie  del  Rouiano  Iinpero  ,  e  quasi  soli  quelli  di  Roma  , 
di  Verovia  e  di  Capua:  era  in  quel  per  altro  egregio  e  doltissimo  scrit- 
tore  lalmenle  radicata  codesta  opinione  ,  che  voile  provare  essere  tea- 
tro  ranfileati'o  di  Pola,  e  sparse  dubbi  su  qucUo  celebre  di  IN'tmes(i). 

L'anfilealro  di  Luni ,  ora  dai  villici  e  dello  il  Colosseo  con  nome 
propagatosi  da  quello  celebre  di  Roma,  e  frequente  sopralutto  nella  Ita- 
lia inferiore  ;  e  probabile  che  esso  si  irovasse  fuori  le  mura ,  poiche 
nelle  citla  di  breve  perimetro  qual'cra  questa  ,  un  simile  edificio  fatto 
neirinlerno  troppo  spazio  avrebiie  tolto  alle  pubbliche  e  private  fobbri- 
che  :  altra  causa  del  vedersi  soventi  gli  anfileatri  fuori  delle  citta  nasce 
dall'esscre  slati  in  gran  parte  edificaii  sotto  I'impero  degU  Antonini 
quando  le  citta  d'ltalia  per  lunghissima  quiete  trovandosi  frequentissime 
di  fabbriche  e  di  abitatori  mancava  sito  a  cosi  spaziosi  edifici. 

11  I'ecinto  della  citta  e  compiutamente  segnalo  nella  pianta  levata  dal 
Vinzoni ,  e  secondo  il  Targioni  quello  sarebbe  appunto  Tandaraento 
delle  mura  antiche  ,  la  qual  cosa  troppo  sarebbe   ideale    airermando   il 


(l)  Degli  anfitcatri  lib.  I  cap.  I2.  A'  tempi  ilel  MalFei  pocUi  crano  gli  anticlii  ctlilici  (VlUlia  fatti 
eogniti  col  mezzo  delle  slarape  ,  la  qual  cosa  lo  piiu  in  parte  scusare  del  mio  assunto.  Ora  pero 
ti  puo  dire  clic  grunde  sia  il  numero  clie  nc  couusciamo.  Tralasciu  conie  inccrtt  qnelli  di  Popu- 
Ibnia  ,  Vctulonia  ,  Milano,  Padova  ,  Pavia  ;  nia  da  lapidi  conosciamo  qiicUi  di  Palestriiia  Luco- 
feronia,  Paola^  Allife  ed  altri,  quello  di  Casino  da  iscrizione  c  da  vasti  rudcri :  per  antichi  scrit- 
tori  si  ha  memoria  di  quelli  di  Piacenza  ,  di  Parma,  di  Lanuvio,  di  Pozzuolu;  quelli  di  Spolcto 
c  di  Ponipci  sono  celehri  per  la  racnzione  che  De  funno  Procopio  e  Tacito  c  per  quanto  nc  avanza. 
Abbiamo  nella  Italia  superiore  quelli  di  Cimella  ,  di  Aosta ,  di  PoUenzo,  di  Libarnn,  di  Verona, 
di  Aquileia  ^  di  Adria,  di  Brescia,  di  Bergamo,  di  Veleia  ai  quali  tii  pu6  aggiungcrc  quello  di  Pola. 
Nella  antioa  Etruria  esistono  i  rudcri  degli  anfitcatri  di  Luni,  Lucca  ed  Arezzo,  per  quello  di 
Firenzc  sc  ne  ba  certczza,  nc  v'i  dubbio  per  Voltcrra.  Nello  Stato  pontiGciu  oltrc  il  Flavio  rd 
il  Castrense  in  Roma,  uno  vc  n*e  a  Tusculo,  uno  alia  villa  Albana  di  Domiziano,  a  Spoleto ,  ad 
Assist,  all'antica  Carsulum  prcsso  Acquasparta,  ad  Otricoli,  F.ileri,  Spello,  L'rbisaglia,  Frosinone, 
Temi ,  FalcroQC  Ancona,  Fcrmo,  Sezzc,  v'era  quello  di  Slatilio  Tauro  in  Koma  ,  di  Hieti  di^trutto 
ncl  ia83  ,  di  Tivoli  da  Pio  11  :  bci  ruderi  sono  pure  in  Benevento.  Nel  regno  di  Napoli  ,  oltrc 
quelli  suddetti  di  Casino,  Pozzuolo  ,  e  Pompei,  vcdonscne  altri  a  Capua,  Minturno  ,  Arpiuo  , 
Pesto  ,  Alba  Fucense  ,  Amitemo  ,  Marrubio,  TarautO|  alia  Sapouara  cd  altrc  rovinc  ne  c&istono 
nell£  piu  remote  provincic. 

Serie  II.  To.M.  I.  29 


336  MEMOniE 

Rossi  che  ahncno  clal  prlncipio  tlel  sccolo  scorso  I'antica  cei'cliia  era 
ailatto  scomparsa  ,  ed  infatti  ritrovasi  ora  distrutta  per  modo  che  non 
una  sola  Iraccia  se  ne  puo  scorgere ,  e  gii  sin  dal  XV    secolo    era   ri- 

dolla  quasi  inosserval)ile.  Cosi  descriveva  queste  mura  Ciriaco 

dcserta  longinqua  veticstutc  moenia  vidimus  .  .  .  at  et  cum  Jiligentius 
ab  occidua  tanlae  civitatis  parte  conjj'acta  iugentiaque  olini  moenia 
conspexissem ,  marmoreis,  magnisquc  edita  lapidibus  J'uissc  comperimus. 
ISam  octo  p.  longitudinis ,  latitudiiiis  vero  quutuor  mensuravimus  la- 
pides.  Abbiamo  qm  aduiique  che  le  mura  di  Luni  erano  un  po'  meuo 
distruttc  dal  lato  d'occideulc,  ossia  verso  la  Magra,  e  che  tra  que'sassi 
ve  ii'eran  de'  lunghi  8  piedi  ,  larghi  4  ,  la  qual  niisura  intciulendola 
del  moderno  piede  Romano,  ossia  palino  di  passelto,  sarebbcro  i  lati 
di  questi  massi  di  nielri  15787  per  0,893:  ogni  allro  piede  moderno 
darebbe  maggiori  dimensioni.  Esaminando  pero  attentamente  le  parole 
di  Ciriaco  io  sono  portato  a  credere  ch'egli  qui  cadesse  in  errore  , 
come  troppo  soventi  rilevasi  negli  archeologi  di  quel  secolo  che  dotli 
negli  sludi  teorici  non  conoscevano  quanta  luce  emerga  dall'  analogia 
de'  mouumenti  e  dalle  induzioui  che  se  ne  devono  ricavare  ,  che  sole 
iu  mohi  casi  possono  farci  conoscere  a  qual  usto  appartenesse  una  data 
cosa.  Una  cilta  ciula  di  muraglia  di  marrao  era  ,  come  sempre  sara  , 
cosa  pressoche  prodigiosa :  tale  era  Bisanzio  prima  della  distruzione 
fattane  da  Setlimio  Severo,  ed  era  per  questo,  oltre  la  singolarila  delle 
difese  ,  celebratissima  pressp  gli  antichi :  in  Italia  non  v'era  citta  alcuna 
niunita  di  si  prezioso  lecinlo,  e  qualora  Luni  lo  avesse  avuto  non  sa- 
rebbe  stato  taciuto  da  Strabone  e  da  Plinio,  intento  quest'  ultimo  spe- 
cialmente  a  metter  in  luce  ed  in  confronto  le  cose  d'ltalia  con  quelle 
della  Grecia  e  degli  altri  paesi  ;  della  enorme  qiianlita  di  pietre  che 
richiedonsi  per  una  simile  opera  si  potrebbe  dimandare  dove  siano  gli 
avanzi  .  ne  sul  sito,  ne  sparse  nelle  vicinanze ,  come  si  potrebbe  sos- 
j)ettare  ,  alcun  masso  si  vede  o  leggesi  mentovato,  che  possa  ragione- 
vobnente  aver  fatto  parte  di  un  recinto  di  citta  ,  ne  si  possono  facil- 
mente  credere  tutti  quanti  esporlati  ncUa  vicina  Toscana  od  altrove,  si 
j)crche  di  cost  vasta  impresa  ci  sarebbe  rimasla  mcmoria,  come  dal  sa- 
persi  che  le  cave  di  Carrara  non  fin-ono  mai  oziose  nemmeno  ne'secoli 
modii  e  ne  e  prova  una  carta  del  1 1  85  jnesso  I'Ughelli  nclla  quale  al 
Ni'scovo  di  Luui  si  concede  cur/em  Carrariae  cum  alpibus ,  lapiciditus 
etiam  maimorum  etc.  onde  sopia    una    cava   vedesi    ancora  scolpita    la 


DELLA    CITTA    DI    I.UNI.  32'! 

mitra  de'Vcscovi  Lunensi,  e  dopo  lal'cpoca  le  caltcdrali  d'ltalla  quanlo 
manno  assorhirono,  lo  tolscro  quasi  lullo  tla  qiicste  cave,  segnalamente 
il  Diiotno  tli  Fireuze. 

Se  e  quasi  provato  che  gli  Etrusclii  non  conobbcro  qucslo  marmo  , 
lie  vicne  cii  conseguenza  che  quelle  mvira  dovevano  csserc  totalmcnle 
opera  Romana  :  ora  quali  sono  le  niura  Romane  composte  di  inassi  di 
siuiili  diincnsioni  ?  puo  variare  la  loro  lungliezza ,  ma  nou  l'  allezza , 
dovcndo  le  giacilure  essere  a  livello  ;  bensi  confronlaiio  queste  inisurc 
esaltamenle  coUe  j)ictre  di  graiidi'zza  media  die  vedousi  iicl  recinlo 
Etrusco  di  Volterra,  ma  lutli  di  minor  altezza  sono  gli  slrali  di  pietre 
nelle  mura  Romane  di  Anagni  ,  Nepi ,  Ardea  ,  Frosinone  ,  Aricia,  Vi- 
covaro  ,  Pompei ,  Tusculo ,  Trevi ,  Spello  e  di  quante  citla  conosconsi 
murate  dai  Romani  ,  come  pure  ne'  poclii  avanzi  che  ci  pervennero 
dclla  cinta  di  Roma  istessa.  D'altronde  come  mai  si  puo  conciliare  tanto 
lusso  di  marmi  nelle  mura  con  tanta  meschinita  nella  costruzione  de' 
■jmbblici  edifici  ?  Da  lutte  queste  eonsiderazioni  io  sono  portato  a  ci-e- 
dere  che  in  que'  massi  abbia  Ciriaco  incontrato  non  gia  le  mura  auti- 
che  di  Luni ,  ma  bensi  le  spoglie,  ossia  il  rivcstimento  di  fpialche  son- 
tuosa  labbrica :  cio  anche  arguisco  dalle  misure  di  queste  pietre  nelle 
quali  non  trovasi  mai  I'esattezza  dei  due  (piadrati  in  fronte  qualora  im- 
piegavansi  in  opere  di  sola  ulilila  ,  notasi  bcnsi  quasi  semjire  ne'lempi 
e  negli  edifici  sontuosi.  Trent'anni  dopo  scrivcndo  Antonio  Ivani  al  Mi- 
chelozzi  Fiorentino  cosi  si  esprime  Nam  et  antiquiora  et  veriora  moe- 
nia  sunt  aequata  solo  saxis  ingentibus  quadratis  ,  quae  nisi  a  peritis 
loci  facile  dignosci  possunt.  Nelle  quali  parole  e  da  notarsi  primiera- 
mente  che  non  dice  die  que' massi  fossero  di  marmo,  accenna  quindi 
a  qual  miserabile  state  fosse  ridotta  I'antica  muraglia  ,  e  die  in  tempi 
posteriori  allre  sen'eran  fatte.  Nello  stesso  modo  sono  quasi  intieramente 
periti  quei  recinti  innalzati  dopo  Ic  scoiTCric  de'  barbari  :  ma  per  farli 
conoscere  quali  dai  ruderi  apparivano  i3o  anui  sono,  mi  serviro  delle 
parole  del  Rossi  che  bene  conosceva  il  sito  e  diligentemente  lo  descrisse 
al  capo  III :  dice  egli  adunque  che  secondo  alcuni  il  rccinto  principale 
aveva  per  ogni  lato  canne  96  di  Geneva  (  metri  478  ),  scconde  allri 
aveva  da  levante  a  ponente  m.  Sg^  ,  e  daU'altro  late  m.  Saa:  aggiunge 
quindi  che  in  questa  cerchia  di  mura  un'altra  piu  piecela  se  ne  ravvi- 
sava,  pure  de'terapi  bassi,  ed  era  in  gran  parte  fabbricata  con  antichi 
frammenti ,  e  parti  delle  mura  primitive  che  egli    dice    essere   state    di 


228  MEMOniE 

pielra  bianca  e  nera.  Cosl  pure  aveva  gik  detto  il  Rossi  che  lo  spazio 
dalla  antica  citti  occupato  pareva  che  non  arrivasse  a  due  miglia  Ita- 
liane  ili  giro.  II  piii  considerabile  rudcre  di  imira  che  ora  si  conservi 
consislc  in  una  linea  prolungata  in  gran  parte  sotto  il  lerreno  collivo 
che  e  proj)ricta  del  capitolo  di  Sarzana:  poca  e  la  parte  scoperta  ,  ed 
in  essa  vi  si  ravvisa  la  costruzione  de'  tempi  poco  posteriori  al  mille , 
ondc  credo  che  quest'avanzo  sia  di  quel  recinto  iniialzalo  dopo  la  presa 
di  Luiii  fatta  dai  Saraceni.  La  grossezza  del  muro  e  di  m.  i ,  800  :  e 
fondato  sopra  grossissimi  ed  informi  scheggioni  di  tufo,  e  la  parte  che 
sovrasla  al  suolo  c  laterizia  con  molto  e  cattivo  cemento  ,  essendo  la 
grossezza  de'  inattoni  di  o,  o56 ,  e  0,  o36  cpiella  della  calce.  A  cjueste 
mura  fu  per  taluni  imposto  il  nome  di  acquedolto  che  derivasse  dai 
inonli  di  Ortonuovo  :  ma  ,  oltre  la  costruzione  che  e  del  tempi  bassi  , 
c  la  forma  che  e  di  recinto  di  citta ,  questo  preteso  acquedotto  trove- 
rcbbcsi  cola  appunto  nel  sito  opposto  a  quello  che  dovrebbe  occupare, 
poiche  tra  esso  ed  i  colli  di  Ortonuovo  si  frappone  la  citta. 

Pill  verso  la  Seccagna  sono  i  ruderi  di  iin  edificlo  del  quale  non 
conservasi  che  il  masso  del  pianlato  murato  ad  emplecton.  La  lunghezza 
di  questa  supcrficie  e  di  circa  60  metri ,  e  la  larghezza  di  quasi  20  ; 
ad  una  sua  estremita  e  un  rialzo  di  forma  rettangolare  in  modo  che 
avrebbe  20  melri  in  lunghezza,  e  circa  i5  nel  senso  delle  linee  antica 
e  postica. 

Quest'  edificio  fu  dai  Lami  (i)  giudicato  un  bagno  dall' esservisi  tro- 
vato  nel  I'jSa  un  tubo  di  piombo  lungo  nove  palmi ,  e  di  diametro 
otlo  dila  naturali ,  al  che  si  potrebbe  aggiungere  che  un  altro  tubo  di 
terra  cotta  vi  si  e  trovato  recentemente.  Ma  quest'area  che  nel  generale 
interrimento  deU'antico  suolo  ancora  innalzasi  da  terra  circa  un  metro 
nella  parte  anteriore  ,  e  quasi  due  nel  sopradescritto  rialzo  ,  la  forma 
sua  istessa  e  le  dimensioni  non  lasciano  ammettere  come  probabile  I'o- 
pinione  del  Lami  :  io  tengo  per  certo  che  quest'cdificio  fosse  un  tempio. 
Oltrc  cio  segue  quest'autore  ,  e  dopo  lui  il  Zaccaria  (i)  ad  esporre  gli 
oggelti  trovati  in  quell'anno  ,  con  una  iscrizione  mancanle  nel  fine : 


(1)  NovcHc  lettcraric  per  Tanno  i^oa. 

(a)  Storia  lettcraria  ,  vol.  VI  ,  lib.  3  ,  cnp.  \, 


DELLA    CITTA    DI    LUM.  2  20 

FuIviAE  '  PLAV/iV 
LAE   •  AVG    •   SVon 

SAE  ■  IMP  •  CAE^ 
m  '  AVRELl   •  ANT 


La  certezza  del  qui  mentovarsi  Fulvia  Plautilla,  e  la  frasc  di  promessa 
sposa  a  Caracalla  ci  svcla  V  anno  nel  quale  fu  eretla  questa  lapide , 
che  e  il  2o3  deirera  volgare  (i).  Presso  la  lapide  fu  trovata  una  testa 
femminile  forse  della  mcdesima  Plaiililla ;  quindi  due  gran  capilelli  d'or- 
dine  Corinlio  colic  loro  basi;  il  pavimento  fu  trovato  essere  di  marino 
statuario ,  e  le  pareti  iinpelUcciate  dcllo  slesso  marmo  e  fregiate  di 
slelle  incavatevi ;  un  altro  marmo  con  scolpilavi  la  mczza  luna  con  una 
Stella  (2),  ed  un  allro  a  foggia  di  capitello  che,  al  dire  dello  Zaccaria, 

(i)  Dione  lib.  LXXVI  pag.  86g.  Le  iscrixiuni  chc  siao  a  noi  pervenncl'o  ci  conscrvarono  me- 
inoria  del  culto  che  i  cittadini  Lunensi  rcndevano  a  molte  diviiiita  :  esse  sono  tutte  volivc,  c  per 
conscguenza  solo  si  rifcriscono  a  denarii  dcdicati  ,  ncssuna  alia  fabbricazionc  di  un  tcmpio  y  se 
nOD  c  qucUa  manifcstaiucDtc  falsa  riportata  dal  LandiiicUi  ,  c  chc  io  qui  soggiungo  : 

X)iVo  ■  .'intonino  ■  Pto  •  Principi  •  Felicissimo  ■  Patres  •  Lunenses  ■  Xemplum  '  Dicariint. 
InfatU  ,  ove  mai  trovasi  il  litolo  di  Divo  unito  al  Felicissimo,  c  la  dedicazioiie  di  un  t.nipio  (dal 
falsario  ignorantemente  presa  come  sinonimo  di  costruzione )  csprcssa  sul  luogo  stcsso  ?  Dalle 
iscrizioni  riporlatc  ncirAppendice  ricavianio  che  v'era  il  culto  di  Giovc  OUioro  Massimo  ,  e  di 
Giove  Saliazio  ,  rcligionc  che  proscrilta  dal  Senate  I'anno  Gi3  (Vol.  Massimo  lib.  13)  non  ri- 
comparve  ntirimprro  chc  dopo  il  prirao  sccolo  :  veneravansi  pure  Giiinone  ,  Minerva  ,  Bcllona  , 
la  Fortuua  dislinta  anchc  sotto  Tepitctu  di  Placida  ,  la  Lunu  ossia  Diana  Lucifcra  ,  cd  Ercole. 
Aggiungu  U  Rosbi  che  la  chicsa  di  S.  Andrea  iu  Sarzana  ha  per  elipiti  due  statue  di  Marte  tollc 
da  antico  tempio  di  Luni  ,  non  saranno  adunque  quelle  chc  era  Tcdonsi ,  perche  sono  manift-bta- 
racnte  del  scccnto.  Le  iscrizioni  ao  ,  e  ai  ci  palcsiino  pure  il  culto  che  in  un  sito  dcirAgro  Lu- 
ncnsc  si  rcsc  alia  dcfuntu  moglie  di  Ncrone. 

(a)  Questa  scopcrta  fcce  allora  gran  rumorc  fra  gli  abitiinti  di  Lunigiana ,  i  quoli  la  spicgarODO 
losto  come  siniholo  parlantc  del  noiue  della  loro  cilt.i.  DcUe  stelie  sopra  campo  di  terra  cotta ,  se 
ne  sono  Irovate  anche  in  quest'ullimo  scavo  ,  e  ben  Itingi  dal  rudcrc  del  quale  ora  si  parla.  Sc 
mai  qucsti  ornamcnti  di  luna  c  stclle  st  rifcriscono  a  qualche  cosa  anzichc  ad  un  capriccio  ,  io 
crcderei  chc  possano  amraacstrnrci  dciresislenza  in  Luni  del  culto  di  Mitra.  Nli  monumcnti  cditi 
dal  D.  Labus  nclla  Bibliuteca  Italiana  vcdesi  il  Die  con  pallio  svolazzante  sul  quale  sono  scolpitc 
la  luna  e  le  stclle  ,  c  sotto  leggcsi  chc  nc  fu  il  tcmpio  rcstituito  marmonhns  et  omni  cuUu  ; 
nulla  di  piu  ragiunevolc  chc  qucsti  simholi  Mitriaci  fossero  ripeluti  anchc  nel  pavimcuto  e  snllc 
pareti  del  tcmpio  crcltogU  in  Luni.  V'e  di  piu  ,  chc  nelle  es4:avazioni  del  1837  fra  un  cumulo  di 
ornamcnti  in  coccio  y  hcllissimi  tutli  ,  bench^  orribilmcnte  infranti ,  si  rinvcnncro  due  frammcnti 
di  bassi  rilicTi  ,  nci  quali  appunto  vedesi  il  brarcio  di  Mitra  nelTatto  di  infrosciare  il  toro.  Rio- 
forza  quesi'opiniont:  riscrizionc  Iruvatavi  di  Plautilla  ,  la  quale  provando  chc  qucsto  tempio  gij 
csistcva  nel  -jo3 ,  concorda  coirepoca  dciriiitroduzione  in  Italia  di  quel  culto,  il  quale  si  pu6 
dire  prcssodie  scouusciutu  prima  di  Comodu. 


a3o  MEMoniE 

alcuiii  battczzarono  jicr  base  dclla  lesla  sovracUlctla.  L  da  avvcrtirsi 
die  i  Vinzoiii  foccro  nppunlo  in  quell'anno  i  loro  discgni ,  ondc  vi  na,- 
"iunsero  una  vcilula  tlcllo  scavo,  ed  (ollrc  il  sovra  esposto)  anchc  alciini 
tronclii  di  colonne  liscic  c  striate,  ed  un  pezzo  di  coriiicionc.  Ncl  1S2H 
vi  si  ritrovo  un  candelabro  di  bronzo ,  ora  in  Genova;  posa  sopra  tre 
piedi ,  c  I'asta  in  forma  di  bastone  sfrondato  rapprcsenta  lui  tirso  bac- 
chico,  la  cinia  Icrmina  in  un  piattino.  Presso  lo  slesso  cdificio  fu  pure 
trovata  la  bella  iscrizione  in  bronzo  ,  ora  ncl  niuseo  di  Bologna  ,  la 
quale  si   da  neirappcndice  al  N.°  4- 

Qui  presso  sono  altri  ruderi  dclle  mm-a  de'  icinpi  bassi ,  c  pin  a  ic- 
vante  ,  in  una  tenuta  del  M.  Remedi ,  sono  gli  avanzi  di  una  piscina  , 
la  quale  per  la  sua  clevazionc  dal  suolo  prova  cliiaramente  die  Luiii 
fosse  gia  fornita  di  acquedolto:  il  suo  payiinento  e  composlo  della  solila 
opera  Signina,  e  fu  sin  dai  tempi  antichi  rialzato,  dimodochc  tra  i  due 
che  ora  si  vedono  intercede  uno  spazio  di  mclri  o,  ^So,  e  la  sua  ele- 
vatezza  e  molta  dal  suolo  moderno  ,  onde ,  essendo  quest'  edificio  tutto 
rovinoso ,  non  puo  csscre  in  uso  tuttora  ,  come  scrisse  un  illustratore 
vecente  delle  nostre  antiohita.  Sopra  la  Piscina  sono  alcuni  arclii  mo- 
derni  di  pcssima  costruzione  ,  e  tra  questo  rudere  ed  il  sovra  descritto 
fu  scoperto  circa  il  1824  un  mosaico  lungo  da  iSmetri,  e  largo  circa  10: 
fu  scomposto  secondo  i  vari  scompartimenti,  e  le  parti  meglio  conser- 
vale  coUocaronsi  dal  signer  Podesta  nella  sua  cappella  doniestica  in 
Sarzana.  La  profondita  sotterra  di  questo  mosaico  era  di  circa  mi  metro, 
e  sotto  esso  a  distanza  di  o,  3oo  (  essendo  1'  intercapedine  ricolma  di 
terreno  battuto  )  fu  trovata  una  egual  superficie  di  opera  Signina  che 
formava  un  sodo  piantato  al  mosaico :  era  quest'  astraco  di  solida  lavo- 
razione,  e  fregialo  a  giuste  distanze  di  stellette  di  marmo  bianco,  della 
qual  cosa  altri  esempi  se  ne  hanno  altrove  e  scgnatamente  nell'  alta 
Italia  (i).  Sono  que'  mosaici  lavorali  in  mode  alFatto  rozzo,  sopratutto 
nel  contorno  ,  e  sfumalura  di  due  putli  che  vi  sono  rappresentati  ad 
ornamento ;  in  un  riquadro  molto  danneggiato ,  fi-a  due  alberi  come 
quelli  del  mosaico  di  Palcslrina  e  rajjpresentata  una  panlera:  in  nessuno 
d'essi  vi  son  tasselli  di  smalto  meno    che  pel  turchino ,  ma  vi  si  vede 


(l)  11  piii  bello  di  quesli  mosaici  e  un  inticccio  di  quadrati  e  di  stclle  ad  oUo  puntc  ,  il  lulto 
ncrfcltamenU  cuinbinato  ncllo  stesso  modo  die  in  un  simile  pavimcnto  trovato  ncUo  scorso  sccolo 
in  Inghilliira  ,  cd  inciso  ncll'opcra  De  musinis  del  Furietti  a  pag.  70. 


DEI.r.A    f.lTTA    1)1    I.UM.  23  I 

inipicgato  il  bianco  ili  Carrara,  il  hardiglio  per  le  mezzc  liiilc,  per  le 
caniagioiii  un  marino  rossegglanle  ,  iicgli  alheri  il  vercle  <li  Lunigiana, 
ncllu  tiiite  giallc  il  inarino  ili  Seravczza  ,  c  la  lavagna  iie'conlorni  ncri. 

Dal  lalo  tli  inezzogiorno ,  sul  finire  dcllo  scorso  secolo  vide  il  sig. 
Graherg  di  Ilcinso  (i)  le  vestigia  di  un  piccolo  tcinpio  circolare  ecu 
nicchia  di  marmo,  c  residui  disarcofagi,  stalue,  colonne  e  piedestalli; 
ora  ogni  cosa  e  scomparsa. 

Quindi  trovansi  a  levante  le  reliquic  di  un  cdificio  sernicircolare  del 
quale  riinane  la  parte  curva  in  un  grosso  muro  latcrizio  del  recinto 
csterno.  Che  questo  fosse  un  teatro  appare  si  dalla  forma  die  dal  dia- 
mctro  che  eccede  i  4<J  metri  :  nou  e  pero  questo  muro  reso  pcrvio  da 
arcuazioni ,  ma  tutto  solido  in  modo  che  forniando  il  recinto  csterno 
dello  Spectaculum,  I'accesso  alle  gradinate  doveva  aver  luogo  allc  due 
I'Streniita,  opj)ure  dalla  somma  preciuzione  come  nci  tcatri  di  Tusculo, 
Atene,  e  generalmente  in  tutti  quelli  die  erauo  addossali  al  moute  , 
poiche  nel  teatro  di  cui  ragiono,  aucora  vedesi  essere  il  terreno  che 
lo  circonda  almeno  di  tre  metri  elevato  sopi-a  il  suolo  attuale  die  copre 
Torcheslra.  Di  un  teatro  in  Luni  aveva  parlato  Gaetano  Vincioli ,  ma 
che  egli  non  di  questo  intendesse  ,  ma  si  deU'aiifiteatro ,  chiaro  risulta 
dalle  sue  parole  istesse  (2). 

Tale  era  lo  stato  de' ruderi  di  Luni,  allorehe  nel  raarzo  del  1837 
il  signor  Marchcse  Angelo  Rcmedi  scavando  in  un  suo  fondo ,  sito  ad 
occidente  deiranfiteatro  e  distante  da  questo  circa  3 00  metri,  ad  angolo 
Ira  le  slrade  comunali  di  Ortonuovo  e  di  marina ,  trovo  un  piede  di 
hronzo  ancora  inipiombato  Sulla  sua  pianta  :  inauiniito  da  questa  prima 
seoperta  abbasso  lo  scavo ,  e  sceso  alia  profondita  del  pavimenlo  antico, 
sterro  la  parte  di  un  cdificio  lungo  metri  38,  ^iS:  forunava  questo  un 
peristilio  largo  m.  5,  o4o  ,  il  di  cui  lato  orientale  era  costituito  da  una 
llnea  di  tredici  colonne  di  0,610  di  diamelro  ,  e  tra  le  loro  distanze 
erauo  collocati  laiili  piedestalli,  de'  quali  avanzavano  pero  solo  gli  zoc- 
coli,  meno  uno  posto  da  un  L.  Tizio ,  dato  nell'Appeudice  al  N.°  lo, 
il  lato  oceidentale  c  formato  da  sette  pilastri  laterizi  larghi  m.  i,  760, 
fra  i  quali    si   frapponevano   sei    arcale  ;  la   faccia    dei  pilastri    volta   al 


(i)  Antologia  FiorcDtina  N.o  107  —  108. 
(i)  Opusc.  Calogcriani.  Vol.  XIII.  pag.  ai8. 


2J2  MF.MOniE 

portico  e  ilccorala  di  mezze  colonne  (i),  cd  ognuna  aveva  addossalo 
nn  Ijiisaincnto  di  slalua  ,  dci  quali  Irovaronscne  qucHi  ai  N.'  ii,  I3. 
VoUo  lo  scavo  a  Iramonlana  si  scoprl  una  liuca  di  colonne  grosse  me- 
Iri  o,  qio,  le  quali  un  tempo  furono  piii  numerose ,  ma  ora  vedonsi 
ridotte  a  sole  quattro  perche  ad  una  loro  estrcmita  crasi  ne'  tempi  bassi 
costiutta  una  chiavica  clic  le  interruppe  :  poggiano  queste  colonne  sopra 
base  altica  senza  plinlo  ,  e  sono  cosU'uUe  a  zone  di  matloni  e  pielre 
(  Colljria) ,  cosi  pure  sono  le  tredici  del  portico ,  e  cosi  vedonsi  quelle 
di  Ponqiei:  sono  queste  spaziate  a  distanza  di  ni.  5,900,  cioe  di  quasi 
diamctri  6  '[. ,  onde  cssendo  chiaro  die  non  potevano  esscrc  coronate 
nc  da  arcliitravi ,  nc  da  arcuazioni ,  ne  segue  die  ognuna  di  esse  do- 
veva  stare  da  sc  ,  nel  qual  caso  altro  non  potevano  essere  die  colonne 
onorarie  die  sopporlavano  statue,  come  delle  simili  ne  sono  visibili  nel 
Foro  Romano,  c  nel  campo  di  un  bassorilievo  nell'Arco  di  Coslanlino, 
rappresentante  un'allocuzione:  ogni  intercolunnio  ha  tre  zoccoli  quadrati, 
de'  quali  mancano  i  dadi ,  die  certo  anch'essi  sorreggevano  statue ;  questa 
linea  di  colonne  c  fianclicggiata  a  distanza  di  m.  5,  945  da  un  muro 
impelliccialo  di  marmo,  e  die  si  prolunga  indeterminatamente. 

Ne  mancarono ,  oltre  due  piedi  di  bronzo,  altri  pregiabili  oggetti 
trovati  in  quelle  escavazioni;  ma  piii  di  ogni  cosa  giovo  al  loro  forlu- 
nato  esito  la  cura  singolare  coUa  quale  vuole  S.  M.  il  Re  Carlo  Alberto 
die  si  dia  opera  alia  scoperla  e  conservazione  de'  monumenti  die  for- 
mano  I'istoria  de'  padri  nostri ,  onde  avendo  il  signer  Marcliese  Reinedi 
offerto  la  superficie  del  fondo  suo  qualora  S.  M.  volesse  die  si  prosc- 
guisse  lo  scavo,  in  uno  con  tutti  i  trovativi  oggetli,  la  M.  S.  non  solo 
degnossi  di  gradire  I'offerta  ,  ma  beiVanche  di  assegnare  una  congrua 
somma  per  ulteriori  ricerche ,  dandone  speciale  incumbenza  alia  Regia 
Commissione  di  Antidiita,  e  Belle  Arti ,  la  quale  spedita  avendo  a  Sar- 
zana  unidonea  persona ,  furono  riprese  le  escavazioni  nell'agosto  del 
coiTcnle  anno    iSS^. 

Essendosi  pertanto  lirata   una    diagonale    dall' angolo    tra    ponente    c 


(t)  Parmi  chc  qucsto  portico  a  nessuno  cdificio  mcglio  si  possa  adattarc  che  ad  un  tratro  ,  il 
quale  e  gid  diuiostrato  da  quci  p ilastri  de'  quali  si  parla  :  qucsto  ne  sarebbe  il  lato  rcttilinco  ,  o 
posleriore  ,  cs?cndo  il  riinanrntc  nascoslo  sotto  i  campi  attigui.  Poitici  simili  vedonsi  al  tcalio  di 
Ercolano  ,  v'crano  a  qucllo  di  Pompeo  ,  c  li  raccomanda  Vitruvio  (  lib.  V.  9.  )  il  quale  apgiungc 
chc  siano  dori.  i  ,  come  iiifalli  lo  era  il  nostro  ,  cio  apparcndo  dai  numerosi  capilelli  dorici-gieci 
chc  vi  si  trovarono. 


UF.U.A.    CITTA    DI    l.VSt.  233 

Irainontana ,  e  scavata  nna  fossa  larga  m.  4 ,  5oo  ^  alia  sua  estremlla  a 
scirocco  (dopo  avere  altraversati  tre  gi-andi  scarichi:  uno  tli  gramli 
massi  informi  <li  pietra  calcinacca,  uno  di  ciottoli ,  ed  un  terzo  di  cocci) 
si  rinvennc  una  vaslissima  area  lastiicata  di  maimo  bianco  ed  ancora 
iutalta:  inaeilnita  c  la  sua  lungliczza,  la  largliczza  pero  si  e  di  mclii 
i9,5oo,  essendo  i  lastroni  sostenuti  a  quattro  viprese  da  piccoli  muiicciuoli 
contenenli  nclle  intcrcapedini  della  terra  haltuta  ;  il  limite  ineridionale 
e  formate  da  un  inuro  con  niccliia  nel  mezzo;  e  normale  a  qiicsta,  in 
larghczza  di  m.  3,855,  si  abbassa  alia  profondita  di  m.  o,  780  un  piano 
di  opera  Signina ,  dimodoche  fonna  un  rettangolo  lungo  quant'  e  lar«a 
I'area  lutta ,  nel  quale  io  credo,  clie  a  livello  del  lastrico  fosse  inse- 
nlo  un  mosaico ,  essendosi  anche  rinvenute  non  poche  lessere  di  pasta 
turchina,  e  vieppiu  m'induce  in  quest' opinione  la  coUocazionc  simile, 
come  pure  le  dimensioni ,  del  mosaico  rilro\ato  li  presso  dal  sig.  Po- 
dest.\,  e  descritto  a  pag.  aSo.  In  questa  cavita  furono  rinvenute  due  sUtue 
acellde  die  descriverannosi  in  seguito ,  oltre  molte  parti  di  decorazione 
voglio  dire  una  base  ,  mollissiini  ironciii  di  colonne  striate  ,  di  diam. 
eguale  o ,  585 ,  alle  tpiali  apparteneva  uno  slupendo  capitello  lonico 
Romano  :  una  bellissima  antefissa  ed  una  terra  cotta  gia  messa  a  deco- 
razione di  una  corona  ,  quale  credo  die  altra  non  se  ne  conosca  ,  ma 
die  scorgesi  nclle  medaglie  del  Colosseo  ,  dell'  Acqua  Tiaiana  ed  in 
alu-e.  II  gusto  della  decorazione  richiama  I'epoca  de'  Vespasiani,  ed  in- 
fatti  allora  fu  quest'edificio  (i)  ornalo  e  rcstituito ,  come  dal  frammcnlo 
N."  1 3  ivi  scavato;  un  altro  pezzo  d'iscrizione  aveva  la  parola  ...  PYBLICIi, 
cd  un  terzo  raarnio  tutto  infraulo  appena  mi  lascio  comporre  qucslo 
poco  : 

L  •  (  VOLYM/iA'S  )  •  /AVONIVS 

A  tramoDtana  del  muro  descrilto  ,  si  scoprirono  alcune  camere  ,  in 
una  dclle  quali  crano  aminonlicchiati  pressochc  lutti  i  bronzi ,  ora  de- 
posti  presso  la  Regia  Accadeinia  dclle  scienze  in  Torino  :  i  rudcri  die 
li  coprivano  non  crano  cbe  di  sole  tegolo,  cd  i  inuri  strapiombando  di 


(i)  La  piaiila  ,  mi  indicu  anzichc  una  massa  ili  cdificio  ,  una  scmplicc  area  circoscriUa  per 
Ire  lati  Ja  un  peristilio  (  d'ordine  lonico  )  c  dal  lalo  ineridionale  da  un  muro  con  nicchic  c  co- 
municazioni  aperlc  :  solto  il  lastrico  scorrevano  le  acijuc  in  chiavichettc  di  pictri  del  Corro. 

Serie  II.  Tom.  i.  3o 


2J4  MEMORIE 

(luasi  im  'i,„ ,  mi  fauiio  crcilerc  clic  lie  fosse  caduto  il  Icllo.  Non  vidi 
Iraccia  alcuna  iVinccndio,  trovai  bensi  alcuni  framnienti  di  croginoli,  c 
due  vasi  di  terra  cotta,  de'  quali  uno  e  un  calino,  I'altro  un  colatoio,  onde 
non  mi  jiarc  assurdo  il  siipporre  clic  cola  fosse  xin'officina  fusoi'ia  (i). 
Altri  frammcnli  arcliiletlonici  c  scultorici  si  lianno  sparsi  nc'  luoghi 
vicini,  come  per  figura:  in  Sarzana  sopra  un  oratorio  si  vcde  parte  di 
mi  sarcofago  cristiauo  con  figure  mutile ;  a  Castclnuovo  presso  il  si- 
gnor  Amati  ,  una  sedia  di  marnio  alia  o,  7t)5,  seniicircolare  :  il  dossale 
esterno  e  diviso  in  quatlro  scompartinienti  da  colonnette  ionicUe  ,  son 
questi  ornati  con  figure  di  un  giovane  nudo  con  pileo  c  clainidc  :  di 
un  fromboliere  in  atto  di  arcar  la  fionda  :  di  un  soldato  barbalo  , 
igiiudo  ,  con  lancia  ,  spada ,  e  clamidc  c  di  un  giovane  nudo  esso 
pure  ed  imberbe.  V  c  nella  stcssa  casa  un  Priapo  di  marino ,  figurato 
in  una  colonnetta  alta  sei  decimetri  ,  terminante  in  una  testa  imberbe 
e  tosata  di  rozza  scultura  ,  in  ogni  sua  parte  simile  a  quel  Dio  ,  clie 
negli  anticlii  versi  clie  vauno  uniti  a  Virgilio ,  dice  di  se  stcsso: 

Non  me  Praxiteles  Scopasve  fecit  etc. 

Nclla  valle  di  Casano  presso  Ortonuovo  v'c  una  cliiesetta  dell'XI  se- 
colo ,  dctta  di  S.  Martiuo  del  Ghiuolo  ,  le  di  cui  pareti  costrulte  di 
tufa  verdognolo  ,  sono  di  massi  quadrilateri  tolti  da  anticlii  edifici  ,  e 
ron  molta  probabilita  dalle  mura  stesse  di  Luni;  di  qui  scendendo  alia 
sirada  postalc  vedesi  un  pavimento  di  astraco  di  una  piscina  scoperto 
da  una  frana  ,  e  poco  dope  ,  una  bella  trabeazione  di  maniera  ionica , 
ed  alcuni  frammenti  fra  quali  un  pluteo  disegnato  come  quelli  del  tea- 
tro  di  Segesie. 

Di  opere  di  scultura  non  piccola  quantita  si  estrasse  dal  suolo  Lu- 
nensc  ,  ma  oggclti  di  gran  pregio  non  so  se  siansi  visti  mai  sino  a  que- 
sti ultimi  scavi.  Ho  gia  riferite ,  parlando  dell'  anfiteatro  ,  le  parole  di 
Ciriaco  dove  nota  avervi  vcduti  statuarwn  fragmenta:  cosi  pure  in  let- 
lera  del  i473  scritta  dall'Ivano  a  Donato  Acciaiuoli  Gonfaloniere  della 
repujjblica    Fiorentina    pai'lasi    di    certa   statuetta   in    bronzo   di  Ercole 


(i)  Per  dare  quiuili  al  signor  Marchcse  Angelo  Rcmedi  un  aUcstato  della  sua  alta  soddisfazionc 
per  lo  zclo  da  lui  dimostrato  in  cjuesta  circoslanza  ,  Sua  Maesta  lo  voUe  decorarc  delta  Crocc 
di  C^ivalicre  de'  Ss.  Maurizio  c  Laizaro. 


DEI.I.A    CITTA    DI    LUNI.  235 

c  (li  una  corniola  intagliata ,  ed  aggiunge  che  altro  Irovamlosi  Favrcbbi; 
spetlilo  a  Lorenzo  de'  Medici ;  nel  principio  del  XVI  sccolo  parlando 
Moiisiguor  Giusliiiiani  della  nostra  cilti,  dice:  V ccccllenza  della  quale 
diinoslra  le  marmoree  statue  et  I'altrc  anticaglie  ,  che  insino  a  qiiesti 
tempi  si  trovaito  in  esse  Toinc  (i).  Mcntova  11  Rossi  uii  basso  rilievo 
in  casa  de'  siioi,  ncl  quale  era  Cgurato  Ercole,  o  Giasonc  tenente  per 
le  coma  due  tori ,  la  scena  eia  in  una  via ,  il  laslrico  della  quale  era 
di  auihrogcUe  a  due  colori ,  la  qual  cosa  io  nolo  per  la  storia  della 
scultura  anlica.  Poclii  auni  scorsi,  vi  si  rinvennero  selte  Icsle  di  marmo, 
tra  le  quali  due  Vespasiani,  come  pure  un'ara,  o  cipi>o  ncl  di  cui  fianco 
c  scolpjlo  un  sacrificio. 

Ma  ncUc  ultime  ricerclie  cominciatc  dal  marcliese  Remcdi  e  prose- 
guite  felicemcnte  d'ordine  di  S.  M.  ,  le  opere  cstralle  da  quel  suolo 
vinsero  quanto  sin'ora  se  ne  conosceva.  Due  piedi  di  bronzo  si  trova- 
rono,  di  ottinia  scultura  e  getlo  nitidissimo  ,  i  quali  dalla  inaniera  del 
modellare  si  giudica  con  certezza  che  appartenessero  a  statue  Iconiche 
(2)  ;  quiiuli  una  serie  di  statuette  ,  pur  di  bronzo  ,  fra  le  quali  noto 
specialmente  :  due  Comici  ,  o  Mimi  in  atto  di  gestlre  :  due  guerrieri 
combattenli ,  come  ncllc  danze  de'  Coribanti :  due  altri  di  Tritoni  ,  o 
Ncrcidi ,  uno  dc'  quali  tenente  un  putto  siilla  spalla  dcslra  ;  un  Arpo  - 
crate ,  figura  preziosissima  per  rcrudizione  pei  niolti  simboli ,  dc'quali 
va  adorna ;  e  due  figurine  bracate  (3).  Tre  scudctli  da'  quali  sporgono 
altrcttante  teste ,  fra  le  quali  bcllissiuia  e  qncUa  di  Ercole ,  e  niolte 
borchie  di  vario  diamctro ,  Ic  quali  cose  (  unite  con  alcuni  listelli  de- 
corati  di  gole  intagliate  )  formavano  ornaniento  ad  ima  porta  di  bronzo. 
A  cio  si  aggiungano  altri  pczzi  come;  una  bella  grappa  coUa  sua  im- 
piombatura  ,  a  coda  di  rondine  e  lunga  m.   o,  190  :    una  maniglia  per 


(1)  Doscrizionc  della  Liguria  ,  in  Cue. 

(■i)  Eraiio  qucstc  sUituc  dedicate  a*  patroni  della  colonia  ,  od  a  pcrsonaggi  bcncmeriti  :  lili  an- 
ticlii  scultori  tisavano  seiupre  di  piantarle  stil  piede  sinistro,  onde  nc  a\Tennc  rhc '[uesti  due  picdi 
soli  siaii&i  salvati  ,  poiche  i  devastaturi  ,  gcttata  a  ba^so  la  statiia  mediantc  una  ftine  passata  al 
coUo  ,  quella  necessarianicnte  schiantos:>i  alia  noee  del  piede  clic  piantava.  La  inaniera  barbara 
colla  quale  questi  sono  iinpiouibati  ci  signitiea  elie  tali  statue,  d^ottima  epoca ,  cbbero  successive 
dedicazioni  mutando  loro  il  capo  a  vicenda  :  circa  la  quale  usaiiza  si  veda  Dione  Grisostoino  nella 
orazione  XXXI  Rodiaca. 

(3)  Siccomc  molte  di  qucste  figure  conscrvano  postcriorniente  un  anello  orizzontalc,  cosi  io  credo 
cbe  gii  adornassero  una  qualchc  uicchia  ,  o  Zoteca  come  in  una  iscrizionc  presso  Orelli  N."  i368 

Signis  ■  aereis  •  A'  •  ////  •  dispositis  •  in  ■  Zolecis  ■  et  ■  balbis  •  aereis  •  etc. 


236  MEMOniF. 

j)ortar  vasi :  due  calamai  lavorati   al  torno  ,    simili   ad    alcuni   trovati  a 
Pompei:  una  fiaccola  di  molta  graudez/.a,  e  varii  altri  oggetti  minori. 

In  marmo  si  linvciuie  :  una  testa  ,  ossia  ritialto  incognito  ,  di  un 
jnitlo  ,  ili  otlima  grcca  scultura  :  iin  fiammento  hellissimo  d'un  piede 
colossalc  maschile  :  due  statue  (  acefalc  ainbedue  )  dclle  quali  una  fem- 
minilc ,  tutta  panneggiata  e  di  gran  bellezza  ,  rappresenta  una  Augusta 
soUo  i  simboli  ili  romona,  come  vavie  sen'lianno  iu  nioUiMusei:  nello 
Stesso  niasso  e  aiichc  licavala  la  pianta  :  la  sua  largliezza  alle  spalle  e 
di  m.  o,5io:  I'aUezza  sino  al  cello  (cornprcsa  la  pianta)  di  m.  i,  610. 
L'allra  statua  manca  di  piu  di  ambedue  i  piedi :  e  tuttavia  alta  m.  i,645  ; 
panneggiaia  anch'cssa,  ma  opera  di  mediocre  scalpello ;  il  costume  e 
r  alteggiamento  delle  braccia  indicaiio  clie  vi  era  effigiato  un  sacrifl- 
catoie  (  che  c  forse  la  piu  ovvia  figura  tra  quante  vedansene  ne'  Mu- 
sei )  :  io  credo  die  vi  fosse  rapprcsentato  un  Augusto  ,  essendovi  poi 
state  impernate  successivamente  le  teste  di  piii  d'uno  de'  successori.  Bel- 
lissimi  e  di  greca  invenzione  sono  pure  alcuni  capitelli  di  pilastri ,  scol- 
piti  nella  pietra  vermiglia  del  Caprione,  de' quali  alcuni  sono  alti  m. 
o,  igS:  altri  solo  o,  146  e  tutti  di  disegno  leggermente  variato.  Tralascio 
i  frammenti  architettonici  che  infiniti  vi  si  trovarono  ,  tra  i  quali  un 
mezzo  capitello  corintio  di  pilastro  ,  largo  o ,  772  ed  egregiamente  in- 
tagliato  :  ne  posso  ommetiere  qui  la  varia  forma  di  alcuni  capitelli  io- 
nici  de'  quali  uno  (  raro  assai  nell'anlico  ,  ma  non  unico  )  ha  le  volute 
angolari  ;  quattro  altri  poi  con  diametro  eguale  0,74^5  ed  alti  o,334 
(  apparteneiiti  alle  sopradette  colonne  onorarie  )  sono  di  barbaro  lavoro, 
ma  di  singolare  invenzione,  presentando  due  volute  ad  ogni  lato,  cioe 
otto  volute  e  nessun  pulvino  :  un  taglio  orizzontale  che  passi  negli  oc- 
chi  delle  volute  da  un  quadrato.  In  terra  cotta  e  notevole,  per  essere 
tulla  lavorala  coUo  stecco,  una  piccola  testa  barbata :  un'antefissa  non 
inferiore  alle  piii  belle  ,  e  molti  frammenti  di  figura  ed  ornato  che  gia 
componevano  un  qualche  estesissimo  basso  rilievo. 


DELI.A    CIT'lA    EI    I.UJII.  aSl 

APPE]\DICE 

MONUMENTI    EPIGRAFICI. 


Lc  iscrizioni  Lunensl  cbbcro  a  piiino  ricercatore  il  celebre  Ciriaco 
e  dopo  lui  Piclro  Apiaiio  die  ncl  i534  puliblicounc  di  Carrara  c  Sar- 
zana  ,  cb'ci^li  chiaina  agri  Lucensis  ,  c  siccoine  la  cletcrniinazionc  to- 
pografica  di  queste  due  citta ,  e  coUe  slesse  parole  espressa  nelle  iscri- 
zioiii  JUS.  di  Rainaldo  Orsiiio  che  le  compilo  circa  il  i525  (i)  ,  cosi  e 
probabile  die  della  fatica  dull'Orsino  siasi  valso  TApiano.  Vengono  quindi 
speciabiiente  il  Grutcro,  il  Gori  ed  il  Muratori  ,  e  piu  di  tutli  il  Tar- 
gioni-Tozzetd  die  ne  raccolse  nel  tomo  X  de'suoi  viaggi  quante  allora 
conoscevausi  ,  e  sopratutto  quelle  ci  conservo  die  erano  sparse  ne'  \i- 
cini  villaggi  ed  ora  andarono  perdule:  ma  questo  dotto,  d'altronde  non 
sfornito  di  critica  anche  nelle  cose  archeologiche ,  e  che  per  considerare 
la  fisica  disposizionc  del  paese,  soggiorno  in  Sarzana,  invece  di  copiare 
dal  vero  le  lapidi  die  avcva  solt'occliio ,  anio  meglio  attenersi  ai  fallaci 
manoscritli  del  Landinelli  e  del  Rossi  :  quindi  alcune  iscrizioni  da  lui 
date  sono  spurie  ,  altre  corrotte  ,  ma  tuttavia  siccome  delle  epigrafi  a 
tempo  suo  csistenti ,  ora  poche  ne  avanzano ,  cosi  e  forza  sovenli  a  lui 
ricorrere  onde  averne  copia  ;  dopo  il  Targioni  altre  ancora  se  ne  sco- 
prirono ,  come  tutto  di  succede ,  e  se  sono  seinplicemente  sepolcrali 
vengono  per  lo  piii  impiegate  a  vili  usi  di  fabbricazione  e  cosi  toUe 
per  sempre  alle  erudite  investigazioni  ,  e  mentre  un  bronzo  trovato 
circa  dicci  anni  sono  ando  ad  ornare  il  museo  di  Bologna  ,  di  altri 
marmi  scritli,  anche  di  gran  superficie  si  ha  contezza  essere  stati  spez- 
zali  a  colpi  di  mazza,  e  faltane  calce  dagli  ignoranti  conladini. 

Prima  fra  queste  iscrizioni,  aluieno  per  aspelto  d'antichita,  dovrebbe 
essere  la  pietra  segnata  di  caralleri  Etruschi  in  colonna  verticale,  che 


(i)  Montfuucon.  Bibl.  Biblioth,  ross.  pag.  1153. 


a3S  MEMORIE 

ora  conservasi  nclla  UQivcrsita  di  Gcnova  :  fu  trovatu  ncl  i8a8  ntllu 
■\lUa  tli  Novh  pi'esso  la  Rocclielta  in  Val  di  'Sara,  proviiicia  tlclla  Spe- 
/.ia ,  c  ila  alcuui  fu  creduta  rapprcseiitare  una  divlnila  campcslre  ,  da 
aUri ,  c  piii  proljabilmenle  un  cippo  tcrminale  di  jiosscssioni,  ma  igno- 
randosi  cgualmcutc  e  la  sua  aulichila  cd  il  coiileiiuto  dclla  iscrizione  , 
sicchc  allro  luinc  non  ci  somminislra  clic  per  la  geografia,  io  la  Irala- 
scio  ,  riinandaudo  clii  ne  volessc  avcrc  idea  alia  stainpa  che  ne  diedc 
il  Gcriiii  dopo  la  prefazioae. 

Delle  iscrizioui  ch'io  seppi  raccogliere  dli'6  solo  poche  parole  poichc 
alcune  di  esse  sarebbero  dcgne  di  speciale  illustrazione  cominciando  da 
(picUa  al  N.°  i  trovata  nel  i83o  nella  valle  di  Colomiata  presso  Car- 
rara per  conscguenza  ncU'antico  agro  Lunense  :  fu  falta  incidei-c  in 
ramc  dal  sig.  Repetli  il  quale  sospetta  che  la  parola  VIL  nclla  seconda 
linea  sia  una  scorrezione  ,  e  che  vi  si  debba  leggei'e  VIC  (i)  :  non 
parmi  tullavia  necessaria  tale  emendazione,  cpiciralibreviatura  foi'se  non 
indicando  allro  che  il  nome  di  famiglia  Villio  ,  o  Vilonio  come  leggesi 
iu  alcuni  marmi  (2)  essendo  Ilario,  od  Ilarionc  il  prenome,  e  la  carica 
di  Magister  forse  si  riferisce  aH'essere  egli  stato  sopraslanle  o  curatorc 
di  cpialche  cava  Lunense  ,  come  di  un  Magister  a  marmovibus  si  ha 
nienzione  presso  Grutero  (3).  Cosi  pure  il  ])iccol  uuuiero  di  questi  de- 
curloni ,  mi  fa  credere  che  non  di  queili  della  vicina  Luni  vi  si  parli 
nia  di  decurioni  di  una  socicta  di  lapicidi,  come  Decurio  conlegifabnun 
fervarium  abbiamo  in  marmo  Gruteriano  :  delle  quali  cose  si  avrcbbe 
maggior  chiarczza  se  la  iscrizione  non  ci  fosse  pervenuta  nmtila. 

Questa  lapide  collocata  I'anno  22  dell'era  volgare  ci  dava  ,  comin- 
ciando dall'anno  iG  ,  una  serie  di  sette  consolali  della  quale  mancano 
i  Ire  ultimi  che  possonsi  supplire  con  cerlezza.  II  console  Haterio 
porta  (ml  il  prenome  di  Decirao  conforme  a  lapide  Gruteriana,  mentre 
ha  presso  Tacilo  e  Muratori  quello  di  Quinlo.  L'ultima  leltera  che  avanzi 
della  iscrizione  e  la  M  del  prenome  di  Valerio  Messala  ,  dimodoche  Ic 
lince  i4,  i5,  i6  conlengono  ire  nomi  di  Decurioni  (dc' quali  il  terzo 
pare  rhe  avesse  il  nome  di  TEIVS  analogo  a    quello    di    Tiburtinus   e 


(1)  OillAliiL'  Apu.'iiia  etc.  [lag.  G9. 

(i)  Giulciu.  BLWIU   lu,  CDLXXXVIII 

(i)  XXV   li. 


DF.I.I.V    CITTA   ni    I.UKl  23q 

conscn'atoci  da  Propcrzio  )  (i),  mcntrcche  tlue  ne  sono  costanlcmcnlc 
segnali  ail  ogni  anno :  e  pero  qucst'anonialia  spicgala  tlal  Tliela  appo- 
sto  al  nome  di  Tiburlino  Filone  decurionc  allaiino  17,  onde  trovandosi 
mancantc  il  nuniero  loro,  ne  furono  elelli  Ire  all'anno  ig.  L'ortografia 
clie  v'c  sovcnti  viziala  non  nicrila  ])arricolar  riguardo  ,  talc  essendo  il 
caso  della  niaggior  parte  di  quelle  scritle  in  citla  niinori,  e  lontaiic  da 
Roma. 

Le  iscrizioni  ai  N.'  2  ,  e  3  A'ennero  giusta  il  Rossi  contemporanea- 
mcnte  scoperte  ne'  ruderi  di  Luni  ncl  X^'II  sccolo  :  trasportate  qulndl 
in  Sarzana  furono  lungo  tempo  lasciale  in  dimenticanza  ed  al  loro  ilanno 
contribui  specialmente  I'umidita  ch'ebbero  a  sollVirc  :  cosi  rolte  furono 
qulndi  nel  principio  dello  scorso  sccolo  collocate  ncl  vcslibolo  della  loro 
casa  dai  Grilli  ,  ai  quali  successcro  nella  padronanza  i  signori  Magni. 
Mcglio  clie  dal  Targioni  il  quale  le  desiuise  dal  Rossi,  furono  dale  dal 
Muratori ,  il  quale  pero,  quantunque  ne  prendesse  copia  sul  sito,  tra- 
scuro  la  esatta  distriliuzione  delle  colonne  nelle  quali  suddividonsi;  deve 
pure  essere  correlto  lo  sbagllo  suo  nella  prima  linea  della  iscrizione 
de'  Fabbii  dove  Icsse  : 

NOMINA  •  COLLEGI  •  FABRVM  •  I  L  I  C 

mentreche  vi  sono  tre  lettere  sole  e  clie  la  (S  vi  e  clnarissima ,  e  sem- 
pre  di  questa  forma.  Da  questa  erronea  lezione  egli  crede  questi  marmi 
appartenenti  al  castello  di  Lerici  ,  die  suppose  esislente  sin  dai  tempi 
anticlu  e  detto  Ilex:  percio  si  fondo  sopra  un  documento  del  i4*5i 
nel  quale  e  cosl  nominate :  piu  alia  memoria  scn'ha  tutlavia  presso 
rUglielli  ne' Vescovi  Lunensi  sin  dairaiino  11 85,  senza  che  percio  sia 
attestala  I'antica  esistenza  di  quel  castello.  Questa  lapide  ,  come  la  se- 
guente,  spetta  cvidentcmenle  al  principio  del  IV  sccolo,  in  epoca  cioe 
in  cui  (  sopratulto  per  le  piccolc  iscrizioni )  era  invalso  I'uso  di  segnare 
le  lettere  L  ,  T  col  pedale ,  0  la  traversa  talmente  imperccttibili  che 
quasi  scmpre  confondonsi  colla  lettera  I  ,  e  da  questa  solo  per  razio- 
ciuio  si  possono  distinguerc  :  quindi  e  che  questa  parola  si  puo  Icggere 


(i)  Lib.  IV  cK'g.  4.  J3. 

Tcrrita  vicinas  Teia  clamat  aquas. 


4o  MEMORIE 

fgiialinonle  LIGnifcrorum  come  prcsso  Muralori  ((),  i  quail  altro  noii 
erano  cl»e  i  Denilrolbri  ,  oppure  (  e  con  inolto  inaggior  probabililu  ) 
COLLEGI  •  F.'UiRVM  •  TlGnarioriwi  per  corrispondenza  al  inarmo 
del  Dciulrofori ,  infatti  (piesti  ulliini  furnno  per  editto  di  Costantino 
riunili  agli  altri  collcgi  dc'  fabbri  ,  e  basla  vederc  qucsti  due  mariiii 
per  tosto  coinprendere  che  dovcvano  comporrc  una  tavola  sola.  Alcune 
letlere  ,  cli'io  aggiungo  in  carattere  corsivo  ,  esislcvano  a'  tempi  del 
Muratori  di  piu  clie  non  ora  :  in  qualche  parola  egU  vario  I'ortografia , 
io  notero  solo  esscrvi  in  fine  vcraincnte  scrilto  Haryspex  secondo  il 
pill  anlico  modo ,  del  che  non  so  se  abbiasi  altro  esempio.  Le  istesse 
Tarieta  sono  nella  copia  che  il  Muratori  di  della  iscrizione  del  coUcgio 
dei  Dendrofori  avendo  egli  generalmente  ,  giusla  lo  stile  del  secolo  in 
cui  vivova  ,  correttc  le  lettere  che  ,  o  per  la  pronuncia  locale  ,  o  per 
errore  dello  scarpellino  variano  dalla  comune  ortografia. 

Al  N.°  4  ^  il  decreto  di  assunzione  a  patronato  di  un  collegio  nella 
persona  di  un  L.  Cot.  Proculo  :  essendo  egli  quivi  detlo  honore  fascium 
replctiis ,  potrebbe  nascer  dubbio  che  sia  stato  console  suiletto  ed  a 
noi  ignoto ,  seppurc  anziche  il  consolato  egli  non  ne  ebbc  che  i  soli 
onori  come  fu  qualche  volla  in  uso  di  fare  (2).  L'iscrizione  fu  raccolta 
in  undici  frammenti  di  bronzo. 

Viene  quindi  al  N."  5  l'iscrizione  messa  ad  un  curatore  acdium  sa- 
crarum  ct  operuni  puhlicorum  come  egregiamente  supph  il  conte  Bor- 
ghesi :  la  N  che  e  nella  prima  parola  svela  pero  clie  il  nome  suo  era 
Scribonio  anziche  Liborio :  c  in  tavola  di  niarmo  bianco  ,  e  non  poste- 
liore  airimpero  di  Adriano  ;  di  quella  che  vien  dopo  giu  si  e  parlato 
al  Capilolo  II.  Le  due  segucnii ,  trovate  nel  medesimo  tempo  e  luogo 
vedonsi  iufisse  nella  faceiata  della  chiesa  di  San  Lazzaro  :  esse  for- 
mano  pero  un  solo  tilolo  ,  come  ne  abbiamo  altri  esempi  nelle  antichita 
della  Gallia  del  Mallei  ;  I'ultima  parola  non  e  intelligibile  ;  la  mcnzionc 
della  Macerie  ci  puo  far  ccrti  die  qui  s'intende  di  una  edicola  campe- 
stre  cost  cinta  come  ricavasi  da  lapidc  Gruteriana  ,  oppnre  ,  e  forse 
piu  probabilmente,   di  un  ccnotafio  o  sepolcro  da  qucsto  Manlio   risar- 


(1)  MMXVI.  2.  CoUesi  Lignifirorum. 
(a)  MuicuiD  VcroncDte.  CXVI  3. 


DEt.LA    CITtX    DI    I-UNr.  2^1 

cilo  collaggiiinta  di  un  grado  o  scaglionc  come  usava  in  simili   inoim- 
inenli  (i). 

II  N.°  9,  noQ  ha  guarl  scavato  da  quelle  rovine  parmi  che  spelti  esso 
|)ure  alia  classe  delle  iscrizioni  pubhliche  per  I'liUima  parola  che  vi  si 
legge  ,  e  che  pu6  esserc  restitnila  Solo  Sua  Fecerimt ,  oppure  Soto 
Empto  Et  Publicato ,  od  in  consimili  modi:  e  in  frammcnto  di  un  gran 
disco  di  niarmo  bianco  ,  e  le  Icttcre  sono  di  buona  forma. 

Una  iscrizione  era  pure  scolpita  soUo  il  basso  rilievo  dello  dc'  Tanti 
scritti  nellc  anticlie  cave  Lunensi;  vi  riniangono  ora  le  sole  lettcre  .  .  . 
RO  .  .  .  ,  le  cpiali  forse  fanno  parte  del  noine  di  Settimio  Severo ,  qua- 
lora  si  voglia  tenere  la  probabile  opinione  del  Guattani,  e  credere  clic 
vi  fossero  efligiati  sotto  gli  emblemi  di  quelle  divinitA  ,  il  dctto  impe- 
ratore  coi  due  suoi  figli  Caracalla  e  Geta. 

I  marmi  dal  N.°  lo  al  iS  furono  tutti  riiivenuli  nelle  escavazioni  fatte 
nell'anno  1837  nel  fondo  del  marchese  Remedi.  Quello  dato  da  L.  Tizio 
e  un  cubo  che  ha  per  lato  in.  o,  55o ,  e  l-eggeva  una  slatua  d'incognito 
personaggio;  I'iscrizione  al  N."  ii  ci  denota  in  L.  Elvio  un  uomo  be- 
neroerito  della  cilta  di  Luni,  ed  onoraio  con  una  statua  che  a  noi  non 
pervenne  :  queslo  dado,  il  quale  posava  ancora  sul  sue  zoccolo,  e  alto 
in.  o  ,  862  :  lungo  e  largo  o,  670.  La  lapide  innalzata  a  M.  Turtellio 
sempre  pit\  comprova  U  rcale  deduzione  ed  esistenza  della  colonia  Lu- 
nense  ;  quantunque  queslo  marmo  abbia  una  grossezza  non  inferiore  a 
3o  centimetri  ,  pure  fu  Irovato  rollo  in  sei  pezzi :  non  inancava  pcro 
nessuna  leltera.  Queste  tre  iscrizioni  non  ci  iudicano  cpoca  alcuna,  ma 
dalla  forma  dei  carattcri  si  puo  argomcntare  ohc  qnclla  di  L.  Tizio 
apparlenga  agli  anni  degli  Antonini,  e  le  due  scguenli  siano  certamentc 
del  primo  secolo  deU'impero.  Certa  e  I'epoca  del  frammento  al  N.°  i3 
essendovi  menlovato  un  Vespasiano  ,  non  e  pero  che  piccolo  avanzo  di 
grandissima  iscrizione  ,  cssendomi  stato  narralo  dai  contadini  ,  come 
(  molti  anni  or  sono  )  scavando  in  quel  luogo  ,  avevano  rilrovalo  un 
niasso  enormc  di  marmo  slaluario  ,  la  di  cui  forma  era  quclla  di  una 
])iramide  posta  sopra  un  cubo  ,  essendone  le  qualtro  faccie  reltangolari 
oicupate  dii  quattro  iscrizioni:  aggiunsero,  di  avcre  S|)ezzato  ([ucl  marmo 
a  colpi  di  mazza  jier  fame  calce  ,  ma  che  \i  avevano  lasciato  il  niicleo 


(1)  Grut  DCCXI  3.   Cum  •  Jscensu  ■  Graduum      yil. 

Seuie  II.  Tom.  i.  3i 


342  MF.MOnir. 

jioirhe  il  marmo  eslralto  per  queU'uso  p;irvc  loro  sufficienlc  ;  apiiunlo 
iiel  luogo  indicalo  fu  ritrovalo  il  luiclco  ili  quel  masso ,  c  riiiiaslovi 
presso  il  framnaeiito  presente  ,  ambeilnc  della  stessa  qualila  di  martno 
statuario  ;  eraiio  poi  quesli  marmi  tulti  improulali  ili  col[ii  di  leva  ,  e 
di  mazza.  Dei  lumi  clie  si  possono  ricavare  da  questo  lacero  avaiizo  , 
•»iii  si  e  tliseorso  uel  capo  dei  supcrstiti  momimenti  areliitcttonici  Ln- 
nensi  ,  solo  aggiiingero  qui  ]ier  inaggiore  intelligenza  il  rislauro  delle 
paroK'   mulilc: 

(  Manca  il  iiome  ttct  personnggio ). 

equO  ■  P\T3Ll60 
//  vir  •  <7ztINQ  •  FLAmen  (  Romae  •  et  •  Aiigusti  )  ? 
patronus  •  colON  •  FRAEFEctus  ■  fabrum 
tr  •  mil  ■  leg  ■  xXl  ■  RAPAGIS  •  I«  ( Helvetia  )? 
Imp  •  Caesaris  ■  FesVkSlkm  ■  AVG 
?  (  ornavit )  •  eT  •  VJtLSTituit 

II  cognonie  Rapace  indica  con  certezza  clie  qui  traltasi  della  legione 
XXI  ,  della  quale  piii  volte  parla  Tacito  nella  guerra  Vitelliana  :  ho 
supplito  In  •  Helvetia  peiclie  lo  stesso  autore  (i)  ce  la  fa  credere  a 
•piartieri  dinvenio  a  "S  indonissa,  ora  Windisch,  e  lo  attestano  i  marini 
e  le  figidinc  cola  trovale  nel  17 14  ,  ed  illustrate  presso  lo  Schelornio  (2) 

Uii  fianimento  rinvenulo  nello  stesso  scavo  ha  le  parole /acJVNDVM, 
id  un  aliro  in  ottimi  caratleri  ha  le  segiienti  linee: 


AC  •  N 

DOM 

EXCON 

PLEBISQ  .... 

'  Alia  classe  delle  isci-izioni  pubbliclie  ed  imperatorie  speltano  egual- 
raente  i  inilliarii  :  quello  dato  al  N."  i4  fu  comunicato  al  Muralori 
lome  esistcnte  a  Nocchi  nel    ducato    di    Lucca  ;   qualche   anno    dopo   il 


(1}  Histor.   lili    IV.  cap.   70. 

(uj  AmoeniUtcs  lit.  Gerraanicae  vol    VII. 


DELLA    CITTA    DI    LUSI.  aijS 

Taigioui  lo  clisse  Irov.irsi  a  Camaiorc  ;  ad  ogni  modo  sospella  e  la  sua 
lezione  trovandosi  dato  il  titolo  di  Divo  a  Flavio  Graziano  iraperatorc 
rristiano  ed  ancor  vivcntc  ,  parmi  chc  dcliba  cssere  cinendalo  D  •  ]\ 
<:otac  ill  tulti  i  mllllarii  di  qiieU'epoca.  La  prima  parte  iiou  so  come 
si  legga  scriUa  col  iioinc  di  Valenle  Augusto  menlre  qiiesti  fu  impera- 
tore  d'orienlc  :  dubito  die  la  pictra  vi  sia  corrosa  e  vi  si  debbaiio  at;- 
giungerc  Ic  uUime  lettere  per  avere  il  iiome  di  Valentiiiiaiio  I  die  re- 
gno dairauiio  364  ■''  ^"J^.  Qiiella  di  Graziano  fu  posta  dopo  la  morte 
di  V'alentiniano  ,  vale  a  dire  Ira  il  385  cd  il  3-^3  :  nella  sua  qnarta  li- 
nea  manca  una  F  (^Filio  );  il  periodo  della  terza  epigrafe  corrc  Ira  il 
3']5  ed  il  392,  oppure  anche  fu  messa  dopo  la  morte  di  Graziaiio,  uou 
essendo  iiso  di  dividere  per  tal  modo  ,  ma  beiisi  di  unire  nelle  lapidi 
i  nomi  e  i  litoli  degli  Augusli  coregnanti.  E  pur  singolarc  come  man- 
chiiio  ,  0  lion  siano  state  date  le  note  iiumerali  delle  iniglia  :  pero  chi 
lie  vuole  avere  una  esalta  lezione  valgasi  del  milliario  allallo  consiuiile, 
ed  esistcnlc  a  Pisa,  slampato  per  la  prima  volta  e  con  ogni  esatlezza 
dal  Clilmeiitello  (i). 

La  lapide  eretta  ad  Augusto  al  N.°  i5  cjuantunque  tuttora  esistente 
ill  Sarzana  dove  Icggesi  scolpita  nella  estremila  ,  o  faccia  miuore  di  uii 
gran  iiiasso  parallclepipedo  di  uianno  bianco^  non  puo  andar  esente  da 
censura;  il  sesto  consolato  di  Augusto  corrisponde  aU'aniio  28  avanti 
I'era  volgare  :  ora,  sin  daU'aiino  36  aveva  Lepido  rinuaciato  al  trium- 
virate, ed  Antonio  erasi  ucciso  all'anno  3o,  dimodoclie  qucUa  podesta 
tntta  trovavasi  conccntrata  ncl  solo  Augusto  :  a  die  duiupie  I'espressione 
Triumviro  Reipubticae  Consliluendae  die  leggesi  nella  terza  linea  ' 
Strana  e  pure  la  forma  della  V  numerale  fatta  a  guisa  di  Iriangolo. 
Forse  pero  die  dovrassi  inlendere  di  Triumviri  Lunensi,come  di  Trium- 
viri della  colonia  di  Osimo  si  ha  altrove  (2)?  Resta  pur  sempre  la  dif- 
ficolla  deirufiicio  loro  e  del  combinare  gli  anni  :  a  cib  aggiungasi  die 
dicendosi  questa  trovala  dai  Benettini  con  altrc  iscrizioni  ncl  I'joGnon 
fu  pero  stampata  dal  Muratori  die  tutte  allora  le  raccolse  ,  ed  il  ve- 
derla  incisa  sopra  un  lal  masso  clie  non  si  saprebbe  bene  iu  qual  modo 
coUocare. 

La  lapide  die  spetta  a  Nerone    al   N.°    16  ,    la    ricavai   dai    ms.    dil 


(i)  X)c  honorc  UisscUii  cap.  4^- 
<a)  Grut.  CDXCl  4. 


244  MEMORIF. 

Landinclli  ,  ma  e  corroUa  e  mancautc  per  modo  die  non  y'l  si  puo 
tcutare  alcuna  restiiuzione.  La  segueute  dedicala  a  Tiaiano  pessimamente 
data  dal  Landiuelli ,  si  Icgge  corn'tlainciitc  presso  il  Muratori  die  la 
dice  a"  siioi  gionii  esistente  a  Sarznna ;  vi  soiio  coinnieinorate  Ploliiia 
nioglie  e  Marciana  sorella  di  questo  Augusto  come  lu'lia  iscrizione  dcl- 
I'arco  onorario  sul  molo  di  Ancooa.  Qiiella  di  Adriano  esisteva  a'tempi 
di  Ciiiaco  ,  e  della  scguenle  ,  clie  c  di  riaiuilla  ,  si  c  gia  parlalo  al 
capitolo  IV ,  dove  si  descrisse  redilicio  iiel  quale  si  riiivenne. 

Sieguono  ai  N.'  20 ,  e  21  due  magnificUe  iscrizioni  'volive  scolpile 
sopra  lo  stesso  marine  e  trovate  nel  principi.ii'e  dello  scorso  secolo  a 
Cecilia  villaggio  di  Lunigiana  sito  presso  il  torrenle  Bardinc  iiillucnlc 
dellAulella  ,  iiifluente  clie  e  della  Magra,  comune  di  Fivizzano,  e  per 
cio  parte  deirantico  temtorio  di  Luiii  :  primo  a  slamparle  fu  il  Gori 
die  le  ebbe  dai  Moreschi  die  le  possedevauo ,  ed  egli  volendo  pure  ad 
esse  dar  luogo  nel  suo  corpo  d'iscrizioiii  ,  le  coUoco ,  come  fece  delle 
allre  lapidi  Luncnsi  ,  Ira  quelle  di  Pisa  ;  copiolle  quindi  il  Muratori 
secondo  I'erronea  lezione  statiipata.  Trasportato  poscia  questo  marmo  a 
Firenze  in  casa  il  niardiese  Niccolini,  ne  diede  il  Gori  una  esatta  co- 
pia  nel  terzo  volume  del  Museo  Elrusco  ,  dalla  quale  ricavo  la  sua  il 
Donati.  Presso  Muratori  si  posson  leggere  si  rillustrazione  delle  due  la- 
jiidi ,  die  I'interpretazione  delle  sigle  P  •  G  della  quarta  liiiea  ,  dove 
egli  accenna  ,  j)artendo  dal  premesso  die  Luni  non  fosse  colonia  ,  die 
si  dehha  leggere  D  •  I  •  G  cioe  Duicmviro  •  lure  •  Dicimdo ,  ma  es- 
sendosi  jier  altri  monumenti  provata  la  deduzione  di  quesla  colonia  , 
(juestc  sigle  (  Patronus  Coloniae  )  non  hanno  bisogno  di  emendazione. 

II  marmo  N.°  22  fu  da  Ciriaco  trascritto  a  Garrara  presso  la  diiesa 
di  S.  Siccardo.  Avverle  I'Olivieri  nelle  note  al  Nuovi  Franinienli  del 
\iaggiatore  Anronitano  die  alia  quinta  linea  doveva  essere  scolpilo  ET  • 
P  •  GETAE  •  PR  •  CLARISS  •  avanti  I'uccisione  di  questo  principe  ; 
agfiiungerb  die  le  iniziali  FR.  vanno  mutate  in  PR,  come  pure  die  si 
desidera  la  doppia  G  al^A^  G.  Alia  linea  otta>a  1'  originale  di  Ciriaco 
sc^^iia  una  7  die  sarebbe  la  Z,  o  la  S  date  dal  Grutero,e  dal  Lozio, 
ondc  e  chiaro  die  devesi  leggere  7  •  FR,  cioe  Cenlurio  Fliumenla- 
vioruni  :  come  un  Frumcnlario  e  pure  il  Firmidio  rhe  dedica  liscri- 
/.inne. 

Al  IS."  23  e  la  lapide  voliva  a  Giove  Sabazio  Irovata  in  Luni  nel  XV 
sceolo  :  alle  sigle  SP  io  antepongo  le  ST.  del  prenome  Statius  die  leg- 


DLLt.A    riTTA    ni    I.UM.  o^.-) 

gcsi  in  altri  marmi  (i)  Lc  iniziali  che  sono  in  fine  ,  dal  Mcdusci  lel- 
icralo  Sarzanese  di  quel  secoio  furono  Ictle  come  e  segnalo  in  uiar- 
giiic  ,  cd  interpretale  in  niodo  poco  lapidario  (2) ;  Grulero  segiiendo 
I'  Vpiaiio  enoneamcnle  la  dice  esisleiite  in  Lucca  :  seguo  iielle  ultime 
sigle  la  lezione  di  Ciriaco  Doniun  •  Libcns  •  Dedit  .  Locus  •  Dalits  ■ 
Decurionum  •  Decreto. ,  e  qui  nolo  che  una  novella  menzione  ne  ri- 
caviamo  dei  dccurioni  di  questa  cilta  ,  e  novella  prova  del  suo  grado 
di  colouia  Roinana.  Fors'anchc  a  Giove  (come  sovcrili  Icggesi  e  come 
e  la  lapide  al  N.°  22  )  era  dedicata  la  iscrizione  N.°  a4  per  la  salute 
di  Garacalla  e  della  madre  Giulia  Augusta:  fu  trovata  nel  1706,  ed 
era  in  Sarzana  presso  i  Benetlini.  Nella  lapide  N."  23  altri  Iccgono 
IVMONl  •  IVSTA  •  N.  die  il  Gori  spiega  lusla  •  Nepos ,  ed  il  Mura- 
tori  Iiixta  •  Nernus  (  cultae  ) ;  a  me  pero  raeglio  arride  la  lezione  del 
Rossi  IVNONI  •  IVSTAE  •  N  ,  vale  a  dire  che  il  Liberto  Cleanto  dona 
un  Larario  al  Genio  (lunoni)  della  comune  aiUica  padrona  Giusta  : 
curiosissima  e  pure  la  jienultima  linca ,  che  si  deve  fraucamente  cor- 
reggere  PHRIXVS  •  HELLE  ,  nella  quale  si  allude  alia  nota  storia  di 
Phrixo  e  di  Elle  sua  sorella  ,  ligli  di  Alamaute  Re  di  Tebe  ,  storia 
narrata  da  Igino  ,  e  secondo  la  quale  fuggendo  essi  dalla  malrigna ,  e 
valicando  lo  stretto  de' Dardaiielli ,  Elle  vi  si  affogo  :  oi-a,  queste  parole 
nel  nostro  marino  io  non  saprei  altriraenti  spiegarle  che  col  credere 
che  fosse  al  Liberto  Cleanto  succediita  una  simile  avventura.  L'iscri- 
zione  alia  Fortuna  Piacida,  N.°  29,  (della  quale  si  ha  meraoria  presso 
Reinesio  pag.  206)  e  tratta  dal  Muratori  dalle  schede  di  Pirro  Ligorio: 
non  e  pero  riporlata  nel  Lessico  anliquario  ms.  di  quel  grande  archi- 
lelto  che  conservasi  ne'  RR.  archivi  ,  alia  qual  cosa  aggiungero  che 
egli  poca ,  0  ncssuna  notizia  dovetle  avere  di  questa  citta  poiche  al  vo- 
lume segnato  L  dopo  aver  detto  di  Lunigo  terra  del  Trivigiano  .  la 
pagiaa  seguente  deslinata  alia  cilia  di  Luni  riinase  in  bianco.  Votiva 
pure  alia  Fortuna  e  la  iscrizione  al  N."  33  trovata  nel  1765,  nella  qnale 
il  Lami  che  fu  priuio  a  darla  lesse  2\iebutius  trascurando  I'interpunzione, 
come  pure  ncUullima  leltera  stampo  una  M,  dove  e  veramenlc  una  S; 
era  quesla  epigrafe  (che  e  soju-a    colonna    di    cipoHino ;    di   o,  332    di 


(1)  E  veraiiiciUc  ST  Icjjgcsi  prc&;>u  I'lvano  iu  IcUera  tifl  1 17a  ,  c  I'Apiaiiu  a  pjj;.  i^^- 
(a)  Ivnno  MS.  Klliui  cilala. 


2^G  MEMORIF. 

iliaineti'o  )  Irovasi  in  una  villa  delta  II  Bccco  ,  noii    liingi    ilal    villiii!;i>io 
di  Nicola. 

QiieU:i  di  C.  Auridio  jiare  rclativa  ad  im  dono  fatto  ad  Ercole  :  alia 
slessa  divluila  pure,  o  ad  Igia  ajiparticne  riscrizione  N.°  3i  scolpita  so- 
pra  colonna  di  inarino  bianco  ,  di  o,  532   di  diametro. 

Al  N."  38  e  una  laplde  votiva  ad  una  divinita  non  menzionalavi  :  il 
cogiiouie  di  Svezlo  era  yiinphius  ,  od  Ainphialiis  come  leggesi  presso 
Muralori  (i)  ,  od  y(/iii/j/ijbiunus  (2)  ,  od  ^inphefistus  come  in  nianno 
di  questa  11.  Universila  (3) :  pure  siccouie  in  Luni  esisle  Tanfilealro  , 
cosi  se  ne  voile  trovar  I'autore  ,  e  vi  si  lesse  corrcntemente  AMPHl- 
tealrum  •  Fecit.  ;  la  lellcra  F  dcv'essere  iniziale  del  nome  della  Dca 
Forluua,  o  della  Feliciiii ,  o  d'alUo  tal  Nume. 

Al  N.°  27  e  la  lapide  di  C.  Lepidio  prefetto  de'Fabbrl  illustrata  dal 
conte  Borgliesi  dalle  scliede  del  professor  Bartoloni  ,  ed  incisa  in  un 
picdeslallo,  del  quale  il  lato  supcriore  conticne  I'intacco  di  un  perno: 
la  Dca  Luna  qui  menlovata  e  la  Diana  Lucifera  die  si  ha  presso  il 
Mallei  (4)  della  Noctiluca  da  Orazio.  QucUa  al  N."  32  fu  posta  a  Bel- 
iona  da  uno  Siefano  servo  dell'Imperator  Vespasiano.  Alio  stesso  conle 
Borgliesi  devesi  la  illusUazione  della  lapide  scpolcralc  di  Apulcio  al 
N.°  34;  cpicUa  al  N.°  35  e  in  casa  iMagni  siluatii  di  sopra  alle  due  de' 
Fab!)ri  e  de'  Dendrofori ,  ha  nel  fregio  scolpita  una  colomba  sostenentc 
Kii  festoue  :  niatica  il  simile  animale  che  era  d'incontro.  Crede  con 
niolla  ragione  il  Muralori  che  la  seconda  linea  vada  supplita  col  nome 
Sebaste  ,  palria  di  Aaniaiio  ,  e  cilta  celobre  della  Palestina. 
.  L'epigrafe  di  Fabia  Forlunata  al  N."  37,  come  Iralta  dai  troppo  Hil- 
laci  ms.  del  Landinelli,  io  vado  pensando  che  altra  non  sia  che  quella 
apparenlcmenlc  vollva  e  posta  al  N.°  26,  ma  data  pin  compiutamente: 
aliiieno  parini  quasi  certo  che  siano  state  confuse.  La  lapide  di  Ulpia 
Florenlina  al  N."  38  fu  ,  non  e  molto,  scoperla  :  la  carica  dei  dispeii- 
salori ,  ossiano  economi ,  o  fattori  imperiali  occorre  soventi  menzionata 
nt-gli  anlichi  marini  ;  frequentc  e  pure  ,  sopratntlo  ne'  litoli  seyiolcrall 
crisliani  ,   la  parola  complessiva  Mensibus  scnz'altra  eiuimcrazionc. 


(i)  Vol.  IV  p"?-  VI.  -,    c  DCCLXXVlli  1 
(3)  Grutcro  CCL   i. 

(3)  Marmora  Taurinensia  vol.  II  pag.  57. 
(4;  Musiriiiu  Vcr.  LXIX  :'|. 


DEI.I.A    OITTA    Dl    I.UKI.  24? 

Sieguc  al  N'"  3g  una  Inpitle  die  cl  diircl)hc  nolizia  tli  granai  inipc- 
rlali  csistculi  iii  Luni ,  so  si  polcssc  j)rovare  die  I'impicgo  tli  llourca- 
rius  fosse  stato  da  AI)ascaiilo  copcrto  in  t[ucsla  cilta.  Degli  Abascanli 
scrisse  una  notizia  il  Pcrimezzi  nd  volume  IV  degli  Opuscoli  Caloge- 
riani,  nella  quale  non  qncsla  lapide  sola  si  onielle  die  allora  era  gia 
dissepolla,  nia  hen'andie  la  jjiu  gran  parte  di  qudle  die  portano  cjue- 
sio  nome  gentilizio.  La  iserizione  posta  al  N.°  4^  '^i  i'*'  "''"'  notizia  circa 
il  diritto  de' sepolcii  uniforine  a  molte  allre  clie  si  hanno  uci  corpi  epi- 
grafioi  :  qucsto  punto  di  eiudizione  e  dislesamentc  Irallalo  dal  Gu- 
lliero  (i). 

Le  liipidi  N.'  ,  4'  >  4-  c  segg.  sino  al  56  non  oHVouo  nulla  di 
consideicvole  ;  solo  parmi  di  avverlire  clie  al  N.°  45  rullinia  pai'ola  vada 
li'tla  IO\'IANVS  :  al  N.°  4?  i'  no\ero  di  Ire  nicsi  fu  inscrito  dopo  per 
oinissione  dello  scalpdlino  :  e  die  al  N.°  4^  '^  nome  dclla  donna  nia- 
laniente  interpunlo  dal  Rossi  e  dal  Targioni  debba  Icggersi  ARESC\'SAE, 
come  in  marmo  Muratoriano  (2).  Le  due  ai  numeri  5'j  ,  e  Sg  sono 
evidenlcmente  cristiane  ,  qualora  ndla  prima  linea  non  sia  occorso 
sbaglio  per  parte  del  Rossi  die  solo  ce  le  ha  tramandate  ;  qndia  sc- 
gnata  58 ,  e  recentcmeute  trovata  (  cristiana  anch'essa  )  portava  in  fine 
i  nomi  de'  consoli  ,  de'  quali  le  iniziali  NE  .  .  .  indicano  forse  Ncoterio 
die  occupo  tal  carica  nd  3go.  Cristiana  appare  andie  quella  al  N.°  56. 

Colloco  in  fine  ,  come  non  scoperte  in  quesLagro  ,  le  iscriziojni  dei 
due  tabularii ,  o  vogliam  dire  ragionieri  de'  marmi  lunensi,  ddle  quali 
la  prima  e  deU'epoca  de'  Vespasiani  come  dal  nome  de'  due  Liberti  ; 
Muratori ,  Rossi ,  Targioni  dicono  essere  qucsta  a  Sarzana  :  faito  si  e 
die  qucsto  marmo  fu  Irovato  a  Roma  presso  S.  Croce  in  Gerusalemme 
(3)  come  nolo  il  Castiglione  che  fu  il  primo  a  stamparlo  neU'anno  i594 
ne  si  sa  die  mai  sia  stato  di  cola  mosso  ,  che  anzi  un'altra  lapide  ab- 
biamo  ,  Romana  anch'essa,  e  dedicata  da  [icrsonaggio  omonimo  (4),  che 
con  grande  probabilila  possiamo  ci'edcre  essere  lo  stesso  Liberlo  Flavio 
Successo  di  questa  iscrizionc.  E  qu\  giova  osservare  come  dall'  ultima 
linea  aliliia  il  Rossi  voluto  trar  notizia  dcU'acqucdotto  di  Luni,  del  quale 


(1)  Dc  lure  Maniimi  lil).  Ill  cup.  6. 

(a)  CMXLIX  3. 

(3)  Dc  uiitiqiiis  piici-orum  iircciiooiiuilius.  Apud  Grcvium  vol.  11  col.   1073. 

Cl)  FjlMilti  CDXXX  3. 


348  MEMORIE 

lion  v'e  pero  traccia  alcana  ,  ma  sc  la  lapitlc  siava  prcsso  Roma,  ccrto 
uon  vi  si  parla  d'acquctlotto  cl'altra  citta  ;  quesl'ullime  parole  non  es- 
in-iinouo  al  solilo  ,  colla  fonnola  legale  ,  die  la  scrvilu  tli  uno  spazio 
ilovuto  al  trapasso  di  un'acqua  incognita.  Romana  pure  e  la  isciizione 
seguente  del  Tabulario  C.  Arlio,  come  trovata  al  niiglio  8."  delia  via 
Prenestina. 

L' ultima  lapide  fu  gii  nel  museo  Capponl  in  Roma ,  ed  io  la  ripoito 
solo  per  la  menzione  che  vi  si  fa  del  marmo  Lunense  in  un  con  quello 
dell'isola  di  Metelino ,  e  col  Travertino. 

A  quesli  marini  io  non  unisco  que'  latercoli  ne'  quali  sono  scrilli  sol- 
dali  Lunesi,  perche  non  giovano  all' istoria  locale,  solo  notero  alciini 
bolli  di  figuline  trovati  neU'ultimo  scavo ,  e  sono ; 

C  •  CIVICI  ...;...  TERTI  •  PAP  •  ;  LVQ;  L  •  RASINII  •  PR  . . .  OL  ... 

Ne  devo  omettere  due  anelli ,  in  uno  de'  quali ,  che  e  di  bi-onzo ,  leg- 
gesi    nel  castone  : 

PVELLA 
(  vU'at )    V  •  A   (  amor  ) 

ed  uno,  che  e  d'oro  purissimo ,  ha  scr'itlo  nell'orbiculo  FELICITAS  • 
NVMITOR.  cioe  Felicitas  Numitoria  ,  della  qual  donna  per  curioso  ac- 
cidente  si  ha  menzione  alia  seconda  linea  delle  Matrone  nella  lapide 
de'  Dendrofori  di  Luni  al  N.°  3. 

Vi  ho  pur  anche  veduto  un  sigillo  di  bronzo,  nel  quale  leggevasi: 


P  •  VICILII 
VRBICII 


DELLA    CITTA    DI    LL'NI.  3  4n 

CORPO  EPIGRAFIGO  LUNENSR 

N.  D.  Awt'ilo  che  le  si'gmitti  iscriziorti  furoUo  tutlc  dame  copiate  did 
marmi ,  per  quanta  fu,  possibile,  cd  in  mancanza  di  quesli,  dulle 
slanipe  e  dui  nis. ,  sen/pre  colla  maggiore  scntpolosita:  per  quesla 
causa  ho  omesso  il  sif,  cJie  uvrei  dovuto  segnare  troppo  frcqucn- 
ienicnte.  Segno  colC asterisco  quelle  che  copiai  io  slesso. 


N.°  1. 

R'*pcUi-  (Sopra  I'AIpc  A"puatiii  ccc.  in  fine  )  >I;i5sa  in  casa  Sahioni.  Anno  vole.  au. 

T>-  HATERTO  •  AGRIPPA  •  C  •  SVL  •  CALB  •  C°S 
HILARIO   ■  VIL  •  MAG  •  POS  •  COISSVLKS 

ET  •  NOMIXA  •  DECVR 

SISENNA  •  StATlLTO  •  L  •  SCRIBOMO  •  C<^ 

HILARYS  •  VACCIO 

SCARIPVS    •    NERVIYS 

L  •  PONPO  •  FLAG  CO  ■  G  •  C.ECIL'O  •  C' 

TIBVRTINVS  •  PIIILO  ® 

C.\P1T0  •  SOL^'IMAR'S 

CL  •  CAESAR  '"  •  GERMAN  "  •  C"  •  C' 

TIGRANYS   •  FELICIO 

HERAIIPPYS   •  PRIMYS" 

M  •  SILIO  •  L  •  NORBANO   •  C' 

GABNYS  •  OPTATYS 

APOLLOMYS  ■  CAIO 

TEI 

M  ■   f^alerio  •  Messalla  •  M  •  Aurelio  ■  Cotta  ■  Cos 


CI  •  Cacsare"  Druso"  C"  .  Cos 
D  ■  Ilatcrio  •  Jgrippa  •  C  Sul  Galba  ■  Cos 
Serie  II.  Tom.  i.  32 


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25t 


N."  3. 


Muratori  (OXXII.  i.)  Targioni.  Rossi,  ms.  Sarzana  iu  casa  Magoi. 


I 


nCTAVTV  S  TATA 

EPTIVS 

S  DONATV 

S  FALTONB  S  .AFRICAN 

TETTIV 

S  LVCINV 

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MARGR'      S  ACHILLA 

FORTVNATVS                      A^ G 

AQVILIV    S  L\T(^'AR             I 

POMPEIV 

S  AFRICANV 

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IVLIV         S  SALVILLV       S 

AQVILIV 

S  LVN^'ARIV 

s 

VALERIV   S  ^ELOX            S 

FVLVIV 

S  HERAIERO 

s 

LEPIDIV    S  FORTI              S 

AQVILIV 

S  EVCHARISTVS 

PATIDIV    S  THRIPR^          S 

LIVIV 

S  HELIODORVS 

IMxMVN 

FLAVIV 

S  APRILIS 

HERENN         DE:METRI"\'S  IVN. 

AQVILIV 

S  PATROCLVS 

FLAVIV          IVST\               S 

VETTIV 

S  PROFVT^■RVS 

MAT 

OCTAMV 

S  ]MNESTAE^  S 

LEPIDIA-  n  LIA  •  TITIM-i  ■  CRISPIN. 

OCTAVIV 

S  SVCCESSVS 

NV^ilTORIA  •  FELICITAS 

RVTILIV 

S  PROCVLVS 

FILI^- IVLIA  •  PROBITFL- ATHENAIS 

LICLMV 

S  TACITVS 

TETTIVS  ■  GAE.MI!sn  S 

TETTIV 

S  GEMELL^■S 

BOIAELLIVS  •  TIODOTVS 

PEDANIV 

S  LICER.iLIS 

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IVLIV 

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DEIXA    QIT^A   BI    I-UNI. 


353 


N."  o.  * 


Borghcsi  (  Ciorn.  Lignsl.  pag.  553) 

Presto  Sarzjnn,  »ito  d>'Uo   il 

Portone. 

.  .  .  IBOMO  •  PROCVLQ 
.  .  .  R.VRVMETOPERV:\l 


N."  G 


Muratori  (  MCXU  4)  Rossi  ros. 
Targioni  ,   Gori. 


AOCTAMOERONI-  MAIORI 
COLOM  •  ET  •  INQVILIM 


N.'7  *,e  8  » 

A  S..  Lazffto  [vrc^sp  ^nan;;.  Ip^Jita. 


:\iANLn's  •  M  •  L 

EROS 
GRADVM   ■  DEBIT 


AIACERIA^IQVE 
REFECIT  •  :\1A    .  . 


Luni  in  ca^a  4l4  Q    Pic(4v.  IncdiU 

C  •  IVLIVS  •  HE  .  .  . 
ET  •  PORTIA  ........ 

SOLO 


N."  iO  • 

Al  casino  Rcmcili  prcs«o  Li^n.i.   Inci^ita. 


N."  il  * 


.'A  casino  Rcmcdl.   Incilita. 


L   TITIVS-  L  L    PIIILARGVRVS  L  •  IlELMVS  •  L  •  F  •  G*L 

BASIM  •  DAT  POTIMA 


N.°  12  * 

Al  casino  Rcmedi.  Innlita. 

M      TVRTELLIO  •  C  •  F  •  RVFO 

DVO  •  VIRO  •  HI  ■  Tfv  •  :\llL    II 

COLONI  •  ET  .  I^COLAE 


^.°  13  * 

Al  casino  Rcmedi.  Incdita. 


.  .  .  .  O  •  PV15LI 
....  I>Q  •  FLA 
.  .  .  .  ONPRAEFE  . 
.  .  .^U.RAPACIS  •  I 
.  .  .  PASLVNI  •  AVG 
.  .  .  .  T  •  REST  .  .  - 


!l54  MEMORIE 

N."  14. 

Muratori  (  MLV.  3.  ) 

IMP  •  CAES  •  D  •  N 

VALENTI  •  PIO 

FELICI  •  SEMPER  •  AVG 

CIVIT  •  LVN 

MP... 

BIP  •  CAESAERI  •  D 

GRATIANO  •  PIO  •  FEL 

SEMPER  •  AVG  •  DIVI 

VALENTINIAJNI  •  A 

CIVIT  •  LVNEN  -MP... 

IMP  •  CAES  •  DNO  •  VALENTINIANO 

SEMPER  •  AVG 

DIVI  •  VALENTINIA 

CIVIT  •  LVNEN 
MP 

N.°  13  * 

Sarzana  in  casa  Picedi.  Ann.  av.  Cr.  28. 

BIP  .  CAESARI  •  D  •  F 

IMP  •  V  •  COS  •  VI 

III  •  Vffi  •  R  •  P  •  C 

PATRONO 

N.°  16 

Laudiuclli  nis. 

NERONI  •  CLAVDIO  •  DIVI   •  CLAVD 

CAIRIS  •  N  •  CAESARIS  •  AVG  •  PRON  •  DIVI 

CAESARI  •  AVG 

IVS  •  LEG  •  AC  •  C  .  .  .  .  M 

QVINQVE 


DELLA    CITTA    DI    H.'NI. 


255 


K"  17 


Muratori  CCXXX  7.  Anno  volgarc  io5. 

IMP  •  CAES  •  NERVAE 
PLOTINAE        Tj^^i^j^o  .  ^,.(,  .  Gj,j^ji     MARTIA 

AVGVST      D^cicO  •  PONT  •  MAX  •  TR  ^^^  "  ^^^ 
POT  •  TX  •  COS  •  V  •  D  .  D 


N.°  i8 

Ciriaco  (  N.  fragm.  pag.   i5  )  Grulcro  (  CCXLIX.  ) 
Targioni.  Apiano  (  pag.  173.  )  Anno  volg.    i3i. 

BIP  •  CAES  •  DIVI 

TRAIANI  •  PARTHICI 

F  •  DIVI  •  NERVAE  .  NEP 

TRAIANO   •  HADRIANO 

AVG  •  PONTIF  •  ^L\X 

TR  ■  POT  ■  X\1I  •  COS  .  .  . 
N.°  19 

Lami.  (  Nov.  Fiorcnt.   1763. )  Zaccaria.  (  St.  letter,  vol.  VI  ) 
Anno  volg.  '.2o3 

AE  •  PLAV 

LAE  •  AVG  •  SP 

....  SAE  •  DIP   •  CAE 
A^■RELI  •  .ANT 


356 


MEMOtift: 


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DELLA   CITlX   DI    LUKI.  25- 

N."  22 

Apiano.  (  pag.  173  )  Ciriaco  1.  cit.  Grutero  (  XII  3  )  Donali  ( vol.  I  p.  ijG  ) 
(  Anno  volg.  300  ) 

I  •  O  •  M 

PRO  •  SALYTE  ■  IMPP 

L  •  SEPTIMI  •  SEVERI 

ET  •  M  •  AYR  •  ANTONINI 

AVG  •  FR  .  .  .  CLARISS 

ET  •  IVL  •  AYG  •  INIATR 

SVB  •  CVRA  •  FL  •  MYCIANI    ^tuUam 

7  ^^  ^e'-,  alias  S      Fr,  alias  ^Z    I-  Fr 

M  •  FIRMIDns  •  SPECIA      ,,„^.^  3iia.  iu.us 

TVS  •  FR  •  LEG  •  II  •  ITAL  •  P   •  F 

OPTIO  •  CONSECRAVIT 

ITEM  •  DEDICAYIT 

III  •  IDVS  ■  APR  •  SEVERO  •  ET  •  YICTOR 

COSS 

N.»  23 

Ivani  Ictt.  ms.  Ro»si  ms.  Ciriaco.  Gcriiii  ( Memorie  vol.  1  i)ag.  90  ) 
Gori.  Targioni.  Grutero  (XXII  4  )  Apiano.  (  Pag.  i;4  }. 

Sp.  ST  •  JIETTIVS  •  ZETHYS 

lOYI 
'/•  '•  d.  SABAZIO  •  D  •  L  •  D 

i  ■  d  ■  d-  d  L  •  D  •  D  •  D 

N.°  2i 

Muratori  (  CCXLVI  9  )  Rcpotli  pag.   160.  Aqdo  volg.  nj8-ai;. 

.  .  .  E  •  IMP  •  CAES  •  M  •  AYRELI 

.  .  I  •  PII  •  FELICIS    •    AYGYST. 

.  .  AYGVSTAE  •  MATRIS  •  AY 

STRORYM  •  TOTI\  S  •  QYE 

....  NAE  •  ET  •  PRO  •  STATV  •  CI 
CYRIAE  •  LVNAE      SACRAR 

RI  ■  PATRIAE 

Serie  II  Tom.  i.  33 


1 


a58 


MEMOniK 


N.°    25 

Rossi.  Gori  (  vol.  II  pag.  5i )  Muratori  (  XVI  3  ) 

IVNO]NI_ 

IVSTAE  •  N 

VOTO  •  S\  SGEPTO 

PRO  •  SALVTE  •  EIVS 

CLEANTHVS  •  L 

PRIXVS  •  HELLE 

LAR  •  D  D 

N"  26 

Targioni.  Rossi  ms. 

ANTONIVS  •  NEANTHVS  ■   AVGVS 

TALIS  •  D  D  •  GRATIS  •  FATVS 

D  •  S  •  P  •  F 


N.o  27  * 

Boighcsi  1.  cit.  E  in    Sanana 

C  ■  LEPIDIVS 

C    F  PAL 

SECVNDVS 

PRAEF  •  FABR  •  PR 

COH  ■  TR  •  MILIT 

PROMAG   •  XX 

IIEREDIT  •  AVG 

LVNAE  •  D  D 


N."  28 

Rossi,  ms.  Gcrini  ( I  63  ) 

L  •  SVETIVS 

L  •  L  •  AMPH  •  F 

V  •  S  •  L      IM 


N.°    29 

Muiatori  (  LXXXIII  i  ) 

FORTVNAE  •  PLACIDAE 

M  •  VLMGIVS  •  M  •  F    •   LIBER 

TVS  •  EVTICHVS 

PROCVRATOR  •  A  •  RAT 

FISC      CONSTANTINI 

AVG  ■  N  •  ET  •  VINICIA 

TYCHE  •  S      Q      P 

SAC 


N.°   30 

Landlnelli  ins. 

AVFIDIVS      L  •  F  .  HE 
D      D 


DEI.LA    CITTA    Dl    LUKI. 


21 


^9 


N."  31  ■* 

Sai'Zana  in  cu^.i  Piccdi.  lucdita. 

TITINIVS      L  •  F  •  Q      L 

MEMNO 

n      V      S      L  •  M 


N."  32 

Rossi  ms. 

BELLONAE 
STEPHA^'VS  •  IMP  •  VESPASIAM 
CAESARIS  ■  AVG  •  V  •  S  •  L  M 


N.»  33  * 

Lami  (NoTclle  Florentine  i-6j  )  Targieai. 

T  •  AEBVTIVS  C  •  F 
FORTVNAE 

V  •  S  •   L   •   S 


N.°  3i  ■* 

Muratori  (  MCXXX  9.  )    Borghcsi  I.  cit. 
E  ill  Sarzana. 

.  .  .  APPVLEIO,  SEX,  F 
GAL 

sex,  n,  sex,  pro,  n 
fabianvmanTima 

NATO,  VLTbIO,  GENTIS 
SVAE 


N."  35  * 

( Muratoii  MLXXX  3  ).  Targioni.  Gori. 
E  in  Sarzana  in  casa  Magni. 

DM-  ANNIANVS  -MA  ... 
FILIVS  •  FLAVIANVS  •  EXS  . 
PALAESTINA-  ANTONIAE- AG 
CONIVGI  •  KARISSIMAE  •  VI  , 
RELIQVITFILIOSET  .NEPO  . 


N.°  36 

Targioni. 

D  •  M 

TETTIAE  •  CLARAE   ■   VIXIT 

ANNIS  •  XXXIIII 

TETTIVS  •   SECVNDVS 

CONIVGI  •  B  ■  M  ■  F 


N.'  37 

Targioni.  Laudinelli  ms. 

D  •  M 

FABIAE   •   FORTVNATAE 

QV.iE    VIXIT  •  AXN    VIII  •  D  •  II 

M  •  ANTONIVS   •   NEANTHVS 

GRATIS  •  FACT     DSP 


N.°  08  ^ 

Prcsso  Sarzana  in  casa  Grasji.  Incdita. 

D     M 

VLPI.AE  •  FLOREISTI 

NAE  •  COMVGI  •  IXCOXPA 

BILI  •  CVM  •  QVA  •  VIXI  •  SIXE 

VLLA  •  REPRENSIONE  •  VI 

TE  •  ANNIS  •  XXX      ET 

MENSIBVS  •  FORTV 

NATV  S  ■  EX  •  DISPEN 

SATORIBVS  •  BENE 

MERENTI  •  FECIT 


a6o 


MEftlOniE 


N.  59 

Rossi  ms. 

D     M 

CLAVDIAE     .  .  . 

BENEDICTAE    .  . 

ABASCANTVS 

IMPERATORMM 

HOREARIVS 

COMVGI  .  .  SI    . 


N.*40 

Targioni. 


MEMORIAE   •   FELICIS  .  . 

SI  •  QVIS  •  VOLVERIT 

CORPVS  •  ALIENVM  •  PONERE 

CONFERET  •  FISCO  •  SOLIDOS 

QVINQVAGINTA 


N."  41  * 

Presso  Sarzana  in  casa  Piccdi.  Inedita. 

V  •  F 

L  •  TERENTnS  •  PE 

LORVS  •  SIBI  •  ET 

TETTIAE  •  EROTIDI  •   MATRI 

ET  TERENTIO  •   NOBI 

LI  •  NER 


N.°  42  * 

Presso  Sarzana  ia  casa  Picedi.  Inedita. 


H 

T  •  VAL  •  S . 
CVM  •  FILIS 
CVS  •  B  •  M 


N."  43  * 

Prejso  Sarzana  in  casa  Picedi.   lucdita. 

.  .  CALLIRII 
.  .  CONIVNX 
.  .  B  •  MF 


N."  44 

Rossi  ms. 

D       M 

VIBIAE 

PRISCILLAE 

CONIVGI  •  BENE 

IMERENTI 

BOIELLIVS 

FORTIS  •  FECIT 


DEt.I.A    CITTA    DI    I.IM. 


}6l 


Prcsso  S^rz^na  in  casa   Piccili.    Incditu. 

D     M 

IVLIAE 

TETHIDI 

VXORI 

C    •    C^RTIVS 

PROPII  ■  lows 


N.   40 

Targioni.  Landinelli    ms. 

.  .  10  •  AVG  .  .  . 

GRA  •  ISIO  .  .  .  . 

EVIIODIA 

CHARISSIMO 

ELNONIA  •  TIIYCIIE 

FILIA  :  PATRI 

riENTISSIMO 


N.°  47  * 

Prcsso  Sarzana  in  casa    Grassi.    Incdita. 

.  .  INAE  •  QVAE   •   \IXI 
IN  CONNVBIO  •  AN 
NIS  •  XI  •   1«,   DIEBVS  XXIII I 
COIVX  PIISSIMVS 
B  -M  •  MEIMORIA  •  FECIT 


N.  48 

Targioni.  Rossi   ms. 

EROSCO  •  SERVAE • SVAE 

•AE-CVS.yLCARISSIMAEPOSVlT 

L  •  M  P  •  M 


N.°  49 

Rossi  ms. 

.  .  CHILIVS  .  . 
.  X  •  TVTEL . 

.  r:mionae  .  , 


N.°  30 

Targiooi.   Rossi    ms. 

AETIA  .  .  .  P   •   M 
SOROR    •    ATTILIAE 


N.'-oi 

Targioni.    Rossi    ms. 

ATTILIAE  •  C   •  F 
SECVND.^Ji: 
AVI.iE  •  IMATER 


N.°o2 

Targioni,  Rossi     ms. 

C  •  POPPAEI  LIGVRIS 


N.  55 

Targioni.  Rossi    mt. 

C  •  SVLPIT  •  PISO 


N."  34 

Rossi  ms. 

C  •  FVRFICI  •  Q 
SALVE   


N."   33 

Targioni.    Rossi    m.v, 

C  •  VN  ■  SVPSEL 


3()3 


MEMORIE 


N."  oG 

Ivano  ms. 


HOC  •  IN  •  LOCO  •  REQVIESCIT   •   VV    •   ARIMIPOTENS 
DEPOSITVS  •  III  •  KL  •   OC 


N.°  57 

Rossi  ms. 

D  •  O  •  M 

TI  •  CLAVDIO   •    CALISTO 

CLAVDIA    •   RESTVTA 

CONIVGI   •    OPTIMO 

CV.M  •  QVO  •  VIXIT  •  ANNIS 

XXVIII 


N."  58  '^ 

Sanana  in  casa  Remcdi.  liRilita. 

B  •  M 

IN  •  HOC  LOCO  •  SCO  •  IlEQVIES 

CIT  •  IN  PACE  •  VIGILIVS    VC 

QVI  •  VIXIT  •  ANNOS  •  PLAI 

QVADRAGINTAQVINQVE 
.  .  VS  •  EST  •  SVB  •  NE  .  .  . 


N.  59 

Kossi     IDS. 

DOM 

OPPIAE  •  DEMETRIDI 

TEDIA  •   SALBILLA 

MATER  •  FILIAE   •  PIENTISSI 

MAE  •  BENEMERENTI 

FECIT 

N."  60 

Castalion  ( in  Grevio  vol.  II  )  Grul.  (  DXCIII.  5. )   Muratori   (  CMII.  4.  ) 

DlIS  •  MANIB 

T  •  FLAVI  •   FELICIS 

T  •  FLAVIVS 

SVCCESSVS  ■    AVG  •   L 

TABVLARIVS 

MARMORVM 

LVNENSIVM 

LIBERTO  •  KARISSniO 

ANNOS  •  VIXIT  •  X 

MENSIBVS  •  VII  •  DIEBVS  •  XXIII 

IN  •  F  •  P  •  XXV  •  IN  •  AG  •  P  •  XXXXV       ITV 

AMBITV  •  AQVAE  •  PRAESTAND 


BELLA    CITTA    DI    LVNI.  263 

N."  Gl 

Crutero  (  DXCIII   4  ). 

D    •  M 
:  •  ARTIO  •  C  •  L  •  ZETHO 

TABVLARIO 

A  •  RAT  •  MAR  •  LVNENS 

VIX  •  AN  •  LXVlI 

M  •  VIlI  •  Dj_VIlI 

HOR    •    iX 

ARTIA  •  CAPILLATA 

FIL  •  PlISS    POS 


N.°   62 

CaryopUUus.  (De  marmoribue.  pag.   26. ) 

CAECILIAE  ■  SEXT  •  F  •  IVSTAE 
QVAE  •  VIXIT  •  AN  •  XLVII  •  M  •  HI 
CVIVS  •  RELIQVIAS  •   CINERVM 
HIC  •  OSSA  •  SEPVLTA  •  PIE  •  NVNC 
BLANDAE  •  MEMORIAE  •  QVIESC 
TVTE  •  TECTA  •  TIBVRTINO 
LVNENSE  •  LESBIO  •  LAPILLO 
Q  •  V      F  •  ET  •  O  •  ISTO 


264  MEMOniE 

AGOIUIVTA 

delle  Iscrizioni  spiirie  di  Luni  e  Sarzana. 


Dira  taluno  essere  biasiinevole ,  non  die  inutile,  il  ridare  alia  luce 
coileste  mostruose  epigrafi,  monumento  deU'impostura  di  poclii  c  della 
rredulita  di  molti  de'  nostri  maggiori:  ma  mi  vi  spinse  il  pensare  che 
ijueste  isci'izioni  sparse  in  vari  opuscoli  e  citatc  al  bisoguo,  acquistano 
fede  presso  coloro  de'  quali  esse  lusingano  la  gloria  municipale  :  cl>e , 
malgrado  la  presente  ci'itica,  si  videro  pur  riprodotte  da  non  pochi 
autori  di  cpiesto  secolo  :  e  finalmente ,  pcrche  riunendole  in  coi'po  ba- 
sla  ben  soventi  il  dare  un'occhiata  ad  una  di  esse  ,  per  tosto  scoprire 
rillcfjiltima  origine  di  un'altra. 

La  prima  vuolsi  trovala  in  Luni  nel  ]  SaS  ,  ed  io  credo  benissimo 
che  potesse  essere  un  frainmento  coUe  parole  mutile  . . .  lANO  •  PRAE- 
FECTO  .  .  .  foss'egli  un'  OUaviano,  o  Scriboniano  od  altro  tal  cognome 
di  simile  desinenza:  ad  ogni  modo  troppo  quadrava  questo  marmo  col- 
lidea  di  coloro  che  pensavano  essere  stata  questa  citta  fondata  dalla 
Dea  Luna  pretesa  moglie  del  Re  Giano,  onde  supplendo  quanto  man- 
cava  al  marmo ,  vi  si  lesse  la  desiderata  origine. 

La  seconda  si  dice  ora  trovata  negli  scavi  fatti  nella  sclva  Mai'zia 
nel  1777,  quantunque  allora  non  se  ne  parlasse;  cola  era  stato  fugato 
il  console  di  questo  nome  ,  gli  fu  adunque  supposta  la  lapide  sepol- 
crale ,  non  pensando  qual  si  fosse  la  lingua  del  sesto  secolo  di  Roma , 
e  mollo  meno  badando  alle  parole  di  Livio  ,  che  dice  che  il  console 
ex  hostium  agro  evasit. 

L'iscrizione  al  N.°  3  fu  gia  convinla  di  falsita  dall'Oderico:  non  ha 
cgli  pero  notato  come  sia  stata  comi)osta  :  cioe  coUa  seconda  linea  del 
nlarmo  di  Ottavio  Erone  al  N.°  6  deH'appendicc  ,  e  coUe  parole  della 
narrazione  Liviana  della  contesa  tra  Pisani  e  Lunensi  per  gli  agri  oc- 
cupati  aU'anno  582  di  Roma  ;  questa  cpigrafc  fu  veramente  scolpila  in 
marmo  e  fatla  trovare  in  Luni,  ed  e  opera  del  XVI  secolo.  Valendosi 
di  questa,  una  nuova  ne  finse  labaie  Malabaila  ,  che  c  I'Annlo  del 
Piemonle  :  io  la  do    al  N.°   4    come    leggesi    nel    suo   libro   stampato    a 


DEt.l.A    CITTA    ni    I.I'M.  aO.' 

Lione  del  i656  ,  e  quale  la  trovo  in  Lerici  quel  suo  Valeramlo  Tioia. 
Per  fingere  riscrizionc  (|uinta  (die  si  vuole  trovata  in  Luni  e  traspor- 
tata  a  Carrara  )  ,  giovo  il  sopradeUo  manno  tU  Erone  coUe  parole  di 
Lucano  al  lil).  I ,  v.   58o. 

Del  tcmpio  dedicato  ad  Anlonino  Pio  ,  gi^  ho  discorso  in  nola  al 
Capilolo  IV.  II  marmo  al  N.°  'j  (  circa  il  quale  ho  huoiie  ragioiii  per 
credere  che  non  abbia  mai  esislito)  fu  evidentemcnle  compilalo  da  quel 
brano  del,  celebre  Deereto  di  Desiderio  ehe  vedesi  in  Viierbo  .  . .  Aani 
in  Tiiscia  edificavimus  a  fundamentis  vobis  quidcin  .  .  .  Lunac  Sergia- 
Jiuin  .  .  .  il  qual  Decrelo  e  a  tuUi  noto  essere  invenzione  di  Frate  Annio 
di  modo  che  del  inarino  nostro  e  iiuUile  diinostrarne  la  falsita :  solo  noto 
la  data  del  702.  che  I'ignorantc  falsario  vi  appose,  mentrc  che  Desiderio 
non  sail  al  trono  che  nel  ']5'].  Egualinenle  ridicola  e  rultiuia  lapide  , 
la  quale  ,  sccondo  il  compulo  che  vi  si  Jegge ,  dovrel)be  essere  stata 
scrilla  I'anno  558 ,  cioe  un  secolo  dopo  aU'ullimo  sbareo  in  Italia  di 
Genserico  ,  mentreche  la  presa  di  Luni  fatta  dai  Norvegi,  o  Normanni 
e  deiranno  84<J.  Questo  inarmo  csiste  in  tutta  la  sua  iiitegrita  ,  ed  c 
scolpilo  sopra  un  raasso  antico:  i  caratteri  poi  lo  palesano  fattura  del 
secolo  XVI;  in  fine  la  parola  ABI  vi  fu,  con  spirilo  verainente  secen- 
tislico,  ripeluta  a  rovescio. 


Serie  II.  Tom.  i.  34 


a66  MEMORIE 


ISCRIZIONI    SPURIE 


N."  I 

Laiidiiiclli  c  Kossi    nis. 

I</iio  Prae/ecto   Asiae    Lun.ic    Conditovi 
N.°  2 

Rigliclti  pag.   -i'l. 

IJic  icicel  corpus  QuintiL  Martii  Rom.    Coss. 
N."  5 

Rossi  Ills.  Odcrico  (  Lett.   Ligustichc  ), 

Ltiiiae  Hetriiscne  Incolis  Inquilinisq. 

Pop.  Rom.  amicitiam  B.  M.  a  mavi 

ad  alpes  ad  monies    Ligurum 

ad  Jlumen  Apua  agros   imm. 

colere    veciigal  a  viatoribus 

exigere  portus    Erjcinasque 

Stallones   lijem  tenere  concessit 

P  ■  Set  ■  Coss 

N.°  4 

KUIabaila  ^Clypcus  Chit.    Astcnsis  juig.    i3). 

Durnatio   Tanureorwn  Rectori  viro 

integerr.  oh  paceni  inter  Ligures  et 

'J'uschos  de  finib.  contendentes  compo 

sitam.   Terminis  ad  Macram   positis.    Li 

gurum  Resp.    memoriae   ergo    P. 


e 


DELLA     CITTA    DI     LOMI.  ^ 

N.°o 


Kossi  ras.  Gerini  (  vol.  I  pjg.   ,3   ) 

^rimti  Aruspici  loci  Incolae  erejc. 
N."  G 

I-nd„,dl.  ,„s.  TarRioni  (  vol.  X  p.g  4^3  )  Rcpct.i  p.g.   ,Go 

l>ivo  •  Antonino    ■    Pio 

Principi  ■  Fclicissimo 

Patres    ■    Luncnses 

Templuni  ■  dicarunt 

N."  7 

Rossi   ms. 

rirex  longobavdorum 

lit  incolae  Lunenses  sibi 

viileant  adititrices 

hoc   Municipium 

quod  Sergius  extruxit 

Desiderius  adauxit    A    DCCfl 

Sariana.   Locanda    ilella    Posta. 

Fiator  urbem 
(juatn  ceinis  pro 
stratum  Luna 
fuit  a  LucumoHe 
condita  diu  Jlo.   p, 
R.  socia  a   ISo^'ers- 
IS  Liero  duce  max 
a    Vandalis    Gense 
rico   imp.   hodie    C 
agitur  arm.  eve 
rsa   disce   rerum 

vicissitudinem 
ABI  ■  IB  A 


3.  ■*  1  ii  o 


369 
ORIGI]\E 


TRE  ILLUSTRI   DIALETTI   GRECI 

PARAGONAFA  CON  QUELLA  DELL' ELOQUIO   ILLUSTRE  ITALIANO 

DLLL 

AB,  AMEBEO  PEYROIi 


Approvata  neWadunanza  deW  n  dicembre  1837. 


I.  JLteH'origine  della  lingua  Italiana ,  della  sua  dlvisione  in  dialetti 
provinciali,  ed  in  eloquio  illustre ,  non  che  della  formazione  di  questo 
si  parlo  da  molli  in  vario  scnso  ,  ed  alcuni  citarono  I'esempio  della 
lingua  Greca.  L'appello  alia  Grecia  era  storicamente  giustissimo  ,  c 
logica  eziandio  si  era  I'induzione,  che  dalla  parita  del  caso  raccogliere 
si  voleva.  Iu(;ilti  il  Greco  sermone  suonava  sulle  coste  dell'Asia,  e  sui 
lidi  deU'Ellesponlo,  udivasi  lungo  i  monti  della  Ti-acia  ,  e  nella  fiera 
Macedonia ;  volgarissimo  nell'isole  deU'Arcipelago  abitava  come  in  pro- 
pria sede  in  quel  lungo  tratto  dai  due  mari  bagnato,  che  dalla  Tessalia 
scende  al  capo  Tenai-o  ;  parlavasi  in  Zacinto ,  in  Corcira,  e  nelle  isole 
inlerposte;  finalmente  era  la  lingua  nazionale  della  Sicilia  e  della  ma- 
gna Giecia.  Estesamente  diffusa  in  varii  gradi  geografici  mancava  dun 
centro  comune  ossia  politico  ,  ossia  religioso  e  scientifico  ;  che  anzi  le 
svariale  parli  della  Grecia  nutrivano  fra  loro  antiche  gelosie  di  stirpe  e 


370  OniGINE    ECC. 

di  famiglic  ,  che  accresciute  daj^li  interessi  di  inunici])ii  e  di  colonic 
prorupptMo  in  giieire  frequenti,  infino  a  che  quella  del  Peloponncso 
l)ieci[)il6  la  Grecia  in  niiscrande  calamila,  e  quindi  soUo  la  doininazione 
stianieia.  Non  diversainenlc  I'ltalia  al  secolo  XII  e  nei  susscgueiiti , 
it!  cui  nacque  e  crehbe  la  sua  lingua.  Lungatncnle  estesa  da  Susa  ad 
OUanlo  ,  divisa  in  piccoli  stall ,  priva  di  centro  ,  discorde  per  selte  , 
iuleressi ,  ed  invidie,  laccrantesi  con  aspre  e  sempi-c  I'iuascenli  guerre 
|)erde  ranlico  glorioso  imperio  per  servir  sentpre  o  vincitrice  o  viiita. 
Ora  se  taata  e  la  parila  tra  la  Grecia  ,  e  I'ltalia,  non  si  potrcbbe  forse 
coUu  storia  del  Greco  sermone  illustrare  quella  dell'Italiano  eloquio  ? 
Lumanlta  posta  in  pari  circostanze  I'isolve  mai  sempre  in  pari  inodo 
lo  stesso  problema,  purclie  sia  per  lei  determinato.  Iinpcrocche  sc  gli 
errori  dell'iatelletto  ,  la  condiscendenza  della  volonti  alle  passioni  ,  e 
la  liberla  capricciosa  possono  far  si,  che  due  o  piii  uomini  diversamente 
si  governino  in  un  caso  al  lutto  eguale  ,  tali  anomalie  cessano  quando 
si  ragiona  deU'umanita,  i  cui  consigli  derivano  dall'intima  natura  umana, 
e  ne  rappresentano  I'essonza  medesima  quale  usci  dall'  idea  Divina.  E 
se  lui  si  opponga  ,  che  non  del  genere  umano  qui  si  tratta  ,  ma  solo 
della  Grecia  ,  e  dell'Ilalia  ,  io  rispondo ,  die  la  Grecia  al  tempo  della 
sua  independenza  ,  e  I'ltalia  al  I'inascimento  dcUe  lettere  furono  due 
contrade  ,  che  potevano  degnamenle  rappresentare  I'umanita. 

2.  Ma  chi  mai  imprese  a  svolgere  la  storia  della  lingua  Greca  ?  Pa- 
recchi  grammatici  s\  antichi,  che  moderni  ,  diligentemente  raccolsero 
le  variela  dei  tre  principali  dialetti ,  dico  del  Joiiico  ,  del  Dorico  ,  e 
dell'Attico ,  e  quindi  scesei'o  a  parlare  del  comune.  Cio  non  soddisfa 
al  problema,  il  quale,  per  mio  avviso ,  cosi  propoi're  si  dee.  Pindaro , 
Erodoto ,  ed  Eschilo  (  uel  qual  nome  io  comprendo  i  pi'imi  scrittori 
Attici  )  egregi  canoni ,  come  attestano  i  "grammatici  ,  del  loro  dialetto, 
trovarono  essi  il  Dorico,  il  Jonico,  e  I'Atlico  bello  e  fatto  nel  volgare 
sermone  dei  loro  concittadini,  e  negli  scritti  dei  loro  maggiori?  Donde 
nascono  due  investigazioni.  I  Dori,  i  Joni,  e  gli  Attici  quale  specie  di 
dialetto  adoperavano  essi  prima  di  quel  tre  sommi  autori?  E  questi  tre 
scrittori  qual  parte  ebbero  mai  nella  formazione,  o  nel  perfezionamento 
del  loro  dialetto ,  onde  meritarsi  una  fama  cotanta  ?  Vuolsi  dunque  ri- 
salire  ai  tempi  anteriori  a  quel  tre  sommi,  ed  esaminare  colle  testlmo- 
rtianze  della  storia ,  e  collo  studio  dei  documcnti  supersliti ,  la  qualita 
dei  volgari  parlati  dal  popolo,  e  adoperati  dagli  scrittori ;   quiodi    con- 


DI    AMF.DEO    PEVBON  2-1 

frontaniloU  colle  odi  del  sublime  Beoto  ,  colic  Muse  del  padre  della 
sloiia ,  e  coi  drami  del  tragico  Ateniese ,  non  clic  di  Tucidide  ,  notarc 
la  diversila  cd  il  perfezionaiueiilo. 

3.  Priino  fra  gli  antichi  si  prescnta  Omcro ,  it  quale  ,  anzi  che  illu- 
strare  la  genesi  dei  dialctli ,  contraddicc  appunlo  a  quanto  ranlichili 
ci  attesta  ,  ed  i  monuracnti  confermano  intorno  alia  sloria  della  lingua 
Greca.  Per  risponderc  a  talc  obhiezione  io  non  dubito  di  alFcrmare , 
che  I'odienia  lingua  dell'Iliade  e  dell'Odissea  dista  moltissimo  da  quel- 
rantico  dialelto  Eolo-Dorico  ,  in  cui  Omero  delto  i  suoi  canti  ;  i  Ra- 
psodi  Joui  cominciarono  oralmenle  a  vollarlo  nell'  idioma  Jonico  ,  e 
Pisistrato  piimo  raccoglitoic  e  cditore  dclle  Rapsodie  di  gia  ionicizzate 
compi  la  trasformazione.  Eppero  la  lingua  dei  dlvini  poemi  non  vuolsi 
nella  storia  dei  dialetti  estiinare  ,  se  nou  coiue  un  Jonico  dei  tempi  di 
Pisistrato  ,  tribolato  ancora  dappoi  dalle  emendazioni  dei  critici  si  prima 
dei  Lagidi,  che  a'tempi  della  scuola  Alessaudrina.  Tale  opinioue  mcrita 
di  essere  svolta ,  e  con  argomenli  provata. 

4.  Tutta  raalichilu  ed  i  critici  si  accordano  nel  dire  ,  che  la  prima 
forma  del  Greco  sermone  ,  derivato  dalla  favella  Pelasgica,  era  Eolica, 
aspi'a  pero  austera  e  grave.  Quindi  col  progress©  del  tempo  formossi  il 
Jonico  ,  di  cui  distinguonsi  due  specie ,  I'lina  antica ,  che  ancor  teneva 
della  prima  rozza  durezza ,  e  l'  altra  rccente  dolce  molle  per  lusso  di 
vocali ,  come  quella  di  Erodoto.  Tal  e  la  tradizione  costante.  Ora  il 
dialetto  d'Omero  a  qual  genere  appartiene  ?  Esso  nella  massima  sua 
parte  e  Jonico  ,  che  solo  in  alcuni  particolari  di  poco  rilievo  notati 
dall'Heyne  (i)  dillerisce  dall'idioma  di  Erodoto  ,  eppero  e  un  Jonico 
della  seconda  specie.  I  pochi  Dorismi ,  e  certe  singolari  forme  epiche, 
di  cui  parlero  fra  poco,  sono  eccezioni ,  che  confermano  il  carattere 
generale  della  lingua  Omerica  essenzialmente  Jonica.  Ma  il  dialetto  Jo- 
nico, che  il  Dorico  Erodoto  imparo  in  Samo,  e  soUevb,  come  vedremo, 
alia  dignili  d'illustre  idioma  prosaico  ,  poteva  egli  essere  antico  ?  Non 
mai. 

5.  Ed  in  vero  cinque  secoli  separano  I'uno  dall'altro  ;  in  questo  in- 
tervallo  si  foudarono  gli  stati ,  si  crearono  le  leggi,  nacquero  le  scienze 
e  le  arti ,  si  ingentilirono  i  costumi ,  e  crebbe  maravigliosamente  ogni 


(i)  Heyne  Excursus  ad  Iliad.  XXI. 


a'ja  oniGiNF,  ecc. 

luaniera  lU  civ'iUa,  sola  frainmczzo  a  tanli  c  si  generali  incrementi  la 
Jonica  lingua  non  avra  ella  mosso  un  passo,  per  modo  ohe  Ic  Joniche 
forme  il'  lilrodoto  siciio  ancor  cjucile  di  Omero  ?  L'assurdilA  spicca  evi- 
tlente,  inassime  so  lal  Jonismo  si  raHronli  coUa  gi-a:imialica  d'Omero, 
coi  Dorisuii  ,  e  coi  modi  epici ,  die  vi  si  incontrano.  E  quanto  alia 
grammatica  il  Meonio  caiitore  ignorava  rarlicolo  detenninato  d  ;  pos- 
sedeva  ccrli  casi  iisceiiti  in  yj  igiioti  ai  posteriori  dialetli  ;  adopcrava 
particclle  [  x£ ,  riSi,  vu  ,  ofpex.  ecc.  ] ,  e  parole  non  piu  vcduto  nei  sus- 
seguenli  idiomi;  posscdeva  un  ''Atv5,  a  cui  fii  poscia  sosliluito  il  fato  (i); 
non  bene  dislingueva  il  valore  dci  tempi  (a) ;  non  conosccva  molti  vo- 
caboli  d'aUronde  fainiliarissimi,  come  Tu;(r; ,  mrpo; ,  opyh  ,  npdyiJ.K  ,  oc/.Y^t.g , 
<pri<pog  ecc.  ;  usava  un  aspro  digamnia  al  principio  ed  anclic  alia  mcla 
delle  parole  ,  con  cui  talora  suppliva  certe  vocali  (3).  Al  contrario  la 
grammatica  di  Erodoto  gia  possedeva  quanto  maiicaA-a  ad  Omero  ;  gia 
si  era  spogliala  di  quanti  arcaismi  vennero  gcneralmente  sbandiii  da 
lutli  i  dialctti ;  e  gia  I'armonia  ,  lasciata  I'asprezza  del  digamma,  e  delle 
consonanli  o  dure,  o  scontrantisi,  si  era  raddolcita  per  modo  da  ritrarre 
tutta  la  moUezza  dei  Joni.  Eppure  mentre  tali  cangiamenli  opcravansi 
dovremo  noi  credere  clie  siensi  mantenutc  intalte  le  sole  vocali  ?  Son 
pur  esse  per  propria  natura  piii  mutevoli  delle  consonanti  ,  c  di  due 
o  tre  ,  che  insieme  si  accozzano  ,  e  pur  facile  ,  che  in  cinque  secoli 
una  ne  scada  ;  tuttavia  bisogna  credere  ,  clie  niuna  scadde  ,  e  lutte  si 
conservarono.  Inoltre  un  cotal  lusso  di  vocali  troppo  sovente  incontran- 
tisi,  e  la  qualita  delle  piii  dolci  consonanti  predilelle  da  quell' idioma, 
tutta  ci  rivela  la  dilicata  morbidezza  d'un  popolo  ,  il  quale  volendo 
godere  ad  un  tempo  i  piaceri  della  Grecia ,  e  le  volutta  dell'  Asia , 
perde  la  propria  independenza  ,  e  adonto  i  Greci  per  modo  ,  che  gli 
Aleniesi  si  vergognavano  della  Jonica  loro  origine  (4).  Eppure  si  dovia 
credere',  clie  tal  nioUe,  e  direi  quasi  cflcmminalo  dialetto  gia  corresse 
per  le  bocche  dei  valorosi  Joni,  quando  ,  fiorendo  Omero,  conquista- 
vano  nuovi  paesi  sui  vicini  barbari ,  ordinavano  il  governo  federativo 
Panionio ,  e  splendevano  per  ogni  maniera  di  glorie  si  mililari  che  civili. 


(i)  Hcync  Excurs.  I.  ad  Ili.id.  XIX. 

(»)  Heync  Excursus  II  ad  Iliad.  XVII,  ct  I  ad  Iliad.  XXIII. 

(3)  Grac-fcnhan  Grammalica  dialccti  Epicac.  Lipsiac  i»30  p.  i3  de  digammau  vocali. 

(4)  Herodotus  I.   i.',3. 


DI    AMKOEO    Pl'.VnoN.  2-0 

II  (linletlo  ,  clic  porta  l'iiii|n-uuU  dt'l  lusso  e  deiia  UiOrbiilc^za,  nun  puo 
csscr  ([iiello  (Iclla  oprrosa  adok'scciizii  ilella  Junlca  coionia.  Siccomc  la 
mo[[v7.x,a  del  \ivcrc  triipassaiulo  iiella  imisica  cant^io  I'anlico  gelicre  au- 
sl<'i'o  cd  asju'o  della  Jonica  "^iielodia  in  uii  nuovo  lullo  soave  e  lielo(i), 
cos'i  la  incdesima  iiilliiciulo  snl  volgar  sermone  scainhio  la  gi'.)vil:i  dcl- 
I'anlico  Jonico  pnrlai'c;  colla  dolcezza  (k'U'cloquio  ICrodolco. 

G.  Se  noil  che  I'rallo  schiclio  Oiiicrico  Junisnio  d'Erodolo  si  tro\ano 
ipia  e  l:i  intarsiati  Dorismi  non  iiicno  scUictli.  Clic  Omero  li  inscrisse 
jUM-  agtwolarsi  il  niclro,  olla  e  blasfemia  da  heppur  confularsi.  Clie  poi 
auicndue  le  forino  ,  la  Jonica  cine  c  la  Dorica  ,  corrcsscio  volt;ari  e 
ronU'inporance  per  le  hocclie  dei  concilladiiii  d'Oniero ,  non  si  puo 
credei'c.  Infatti  quando  dalla  coinune  madrc  si  staccauo  due  dialetli , 
le  Ibrine  di  questi  due,  diro  cosi,  adolcscenti  )iossouo  ancora  csliinarsi 
comuni  ,  perclic  nol  lore  svolgersi  ondcggiano  ancora  inccrlc  cd  inde- 
rise  ;  laddove  quando  i  lineauicnli  di  due  idiomi  possedono  un  caraUere 
fipiccato,  a])crlainenle  divcrso,  e  generalmcnle  appticalo  allintera  gram- 
inalica  ,  ed  a  Uilto  il  lessico  ,  fa  d'uo|)o  dire  ,  che  essi  gia  loccarono 
alia  virilita  ,  si  die  le  loro  inflessioni  non  possono  piii  cssere  conlein- 
poranee  presso  la  medesinia  na^ione,  giacclie  la  biografia  di  un  dialello 
occupa  qualclie  secolo.  Ben  prevedo,  cite  ]>ossono  essere  quadri  indccisi 
Ira  la  prima  c  la  scconda  nianiera  di  IlaliHello;  ma  su  qual  lavola  niai 
d'uno  slesso  pillorc  si  troveranno  riiniile  figure,  Ic  nne  sul  far  del  Giollo, 
e  le  altre  su  qucllo  di  ISliclicl  Angelo  ?  Esempi-grazia  i  nomi  della 
prima  declinazioue  usccnti  in  *;;  cosi  scmpre  ionicamente  Icrminano 
in  Omero  ,  e  col  Jonico  lusso  di  parecchie  vocali  soavissime  si  decli- 
nano  in  divcrsi  casi ;  se  non  clie  talvolla  il  nomiualivo  doricamcnte  esce 
in  a,  come  in  iTzmzci  NtVrwp,  Quir:'  K-jviiip/ovi.  Sara  forse  pel  metro' 
Non  credo  Omero  si  povero  poeta.  Ma  il  metro  acconsentivagli  pure  di 
scrivere  vi'^clrr^sphr,?  Zeuj,  (T-iponYiyepirr^g  Zsu;,  jjx-ciin;  Zsy;,  evpvircc; 
Z-u;,  perclic  mai  trovo  tali  nominativi  perpeiuamente  termiuali  in  c. 
alia  foggia  Dorica  ,  viffiXrrjipixa.  Zsy;  etc.  ?  Intendeva  cgli  forse  di  cvi- 
tare  lo  scontro  della  sibilante  colla  Z  ?  Doveva  dunque  anche  scrivere 
\\pvjl$y.  Zih;,  eppure  per  cinque  volte  leggo  nell'lliade  Kpo'A^r,^  Zsu;  (2). 


(1)  Eraclidc  Ponlico  prcs^io  Atcneo  Dcipuos.  lib.  XIV.  p.  Gaj  h. 
(1)  Iliad.  H'.ifj  ,  &'.   i/|i  ,  a*.  43i  ,  tp'.  5^0,  0>'.  2.'|i. 

Sekie  II.  Tom.  1. 


T-i  oniciNF.   Ecr. 

Cos\  (liscorrentlo  per  Ic  varie  inflcssioiii  grrtinmalicali  polrci  diniostrai-e, 
clic  il  colore  Jonico  spiccato  e  genenile  iiel  due  poertii  venne  atcune 
voile  violalo  da  schictlissimi  Dovisini  soventc  pel  metro,  e  talora  seiiza 
(•ansa  alcana. 

7.  l^Ia  procediamo  alle  forme  epiche.  Queste  nei  primi  pocli  allro 
non  sono  ,  die  foggic  o  rai-e  ,  o  vigenti  ancora  nella  lore  eti  ;  iaddove 
nri  porti  posteriori  sono  mere  imitazioni  d'uh  dialeito  consccrato  dal- 
I'uso  dci  prcccdcnti  canlori  ,  ma  ignolo  al  popolo  ,  ed  alia  prosa.  Ora 
tnttc  (piellc  forme  [  c  di  inolle  se  ne  contario  ]  che  usale  soltanlo  da 
Omcro  ,  e  dagli  cpici  iinitatori  ,  non  si  incontrano  nolle  jirosc  ,  ed  i 
graminalici  non  pii'i  sapendo  a  cpial  preciso  dialctlo  altviliuire,  sogliono 
regislrarle  in  una  classe  distinta  ,  che  il  Mailtaire  intitolo  Dialectiis 
Poetica  (1),  esse  tutlc  atteslano  I'csistenza  d'un  idioma,  che  cssendo  ai 
tempi  d'Omcro  in  vigore ,  o  di  gia  raro,  caddc  dappoi  iu  disuso.  A  tali 
inflessioni  voglionsi  aggiungcre  i  vocaboli  epici ,  vale  a  dire  proprii  del 
solo  Omero,  e  di  chi  voile  imitarlo;  quesli  furono  materia  di  particolari 
glossarii  ,  che  ed  anlichi  e  moderni  corapilarono  per  illuslrare  i  divini 
poemi.  Nella  sola  classe  delle  parlicellc  io  rammento  r.^i,  yJ,  w ,  o'pfjci, 
vj-f,: ,  Kxr;y,  vj.^.s?,  r^f-Ss  »  <>'■']>,  °  P<^»'  'V-*'''  i"  ^(ETr,?,  o^ptq,  onyxpo? ,  ed 
altre.  Codesta  antica  lingua  andata  iu  disuso  necessariamente  si  con- 
uellc  colla  tradizlone,  la  quale  riferiscc,  che  Omero  fu  Eolo  di  schialta, 
e  che  il  piik  antico  dialctlo  greco  era  rEolico. 

8.  Esistono  dunque  ncH'odierno  Omero  tre  elemenli,  i.°  una  antica 
lingua  pcrdula,  2.°  un'idioma  Dorico  deU'eta  di  Pindaro,  3.°  il  volgare 
d'Erodoto  che  domina  sopra  i  due  primi.  La  coesistenza  di  cpiesli  tre 
ficmcnii  cotanto  ripugna  colle  ragioni  cronologiche  ,  e  colle  biografie 
dei  dialetli ,  quanto  la  riunione  in  un  sol  quadro  di  tutte  le  pittui-e 
del  Campo  Santo  di  Pisa.  Eppcro  la  sincerita  del  dialetto  Omerico  pa- 
rendomi  sospetta  ,  per  non  dire  assurda  ,  io  ricorro  alia  storia  ,  ondc 
vcdcrc  ,  se  il  modo  ,  con  cui  i  divini  poemi  giunsero  a  Pisistralo  ,  e 
quindi  agli  Alessandrini ,  possa  rendirmi  ragione  della  slruna  uiischia 
di  elementi  eterogenei. 

g.  Sebbene  Omero  nei  suoi  due  lunghi  poemi  abbia  esposti  tutti  i  par- 
lli-olari   della  vita  militare  ,  civile  ,  c   religiosa  si  pubblica ,   che  privala 


(r)  Mailijirc  if  dialcclis  ling    Grecac  ed.  Slurj.  pBg.  38;  sq 


Dl    AMEDEO    PEVUON.  2" J 

(li  quel  teit.pi,  tuttayia .  non  inai  acceuno  no  libii  ne  scritlura  (i), 
iicp))iire  pnrlnncio  tlclla  (rrr,).r,,c\ie  sui  scpolcri  solevasi  innalzare.  Quindi 
s(;  I'ai-le  ilclla  scrillura  cli  giu  coiiosccvasi  a' tempi  della  guurra  Ti-oiana, 
la  il'iiopo  dire  ,  che  di  rado  si  pralicassc  ,  ossia  perclie  fossei'o  poclii 
i^li  iiilcudunli  di  letlcrc,  ossia  inassimatnentc  per  la  mancanza  o  soinina 
rarita  delle  uialerie  ,  sii  cui  facilinente  scrivci'e  si  polessc.  Nondimeno 
]>ungasi  i'esislcnza  dua  codice  Oincrico,  c  sia  pur  I'autografo  ;  qiuil  ne 
snra  slala .  la  iScriiUura  ?  II  greco  allabeto  cvideiilcincnte  dcriva  da  quulio 
dellc  liague  Seiniliclie  ,  come  lo  attesla  rordiue  ,  il  valove  auuicrico  , 
cd  il  iiouie  stcsso  di  ciascuiia  lelli-ra  ;  ma  i  Greci  iiell'  ap|)licarlo  alia 
|)L'opria  lingua  come  inai  uc  avranuo  supplitc  le  inancauli  vocali  ?  Pro- 
hal)ilincnle  Irasformando  in  vocali  Ic  tre  coiisonaiiti  Semiticlic ,  clie 
soglionsi  chiamare  iiiadri  della  lezione  ;  cosicche  il  segno  corrispoudentc 
all'alepk  avra  iiistabilinente  nolato  a,  cd  e,  il  vav  avr.'i  segualo  quando 
o  ,  e  quando  u,  il  die  durava  ancora  dopo  i  lenipi  dc'  Pisislralidi  ,  e 
linalmeule  ,iL  iod  sarassi  adoperato  per  i  ,  ed  e.  Queste  Ire  lettere 
essendo  baslalc  agli  orientali  per  iscrivere  di  nioki  libri,  polcvano  eziau- 
dio  essere  suQlcienti  ai  primi  greci  e  ad  Ouiero  quando  la  scritlura 
ancor  rara  appena  possedcva  gli  dementi  neccssari.  Ora  una  tal  Iliadc- 
scritta  cou  tre  sole  vocali  instabili  nel  loro  valore  ,  con  alfabeto  privo 
delle  consonant!  doppie  e  delle  aspirate  ,  una  tal  Iliade  espressa  con 
una  ortograGa  cotanto  incerta  ed  incostante ,  quanlo  uu  epico  ispirato 
dalle  muse  dista  da  ua  freddo  grannnatico  anatomista  di  siUabc,  si  dia 
una  tale  Iliade  ai  Greci  delle  varie  slirpi ,  io  non  dubilo ,  die  I'Eolo  , 
il  Doro ,  il  Jone  pretendera  ciascuno  di  riconoscervi  il  proprio  volgare. 
lufalli  le  dilVcrenze  de'  dialclti  cousistono  per  lo  piii  nclla  divcrsita  delle 
vocali  ,  uello  scambio  de'dittonghi,  nelle  lettere  tenui  od .  aspirate  ,  e 
nellc  doppie ;  ma  tali  varieta  non  potevano  accuratamenle  esprimersi 
nel  codice  Omerico  tra  pel  povero  alfabeto  anzidetto ,  e  tra  per  I'or- 
tografia  instabile.  Eppero  quindi  a  qualclie  secolo  ciascuna  delle  tre 
stirpi  grechc ,  volendo  coU' alfabeto  di  gia  arricchilo  rappresentare  quel- 
I'autografo,  vi  avrebbe  facilmente  trovato  il  suo  particolare  idioma^  ta- 
lendosi  all'uopo  di  qualche  leggera  emcndazione.  Ne  si  dica  die  io  fui 
iroppo  sotlile  neU'alfabeto  conceduto  ad  Omero,  giacche  io  rispondcroi  , 


(i)  Wolf  Prolegom.  ad  Homcrum  p.  LXXXVIII.  s^. 


a-1)  ORIGINE    ECC. 

die  (jualche  sccolo  dopo  Omero  Pisislralo  nou  conosceva  ancora  clio 
cinque  sole  vocali,  |)Oclii  tlittonii;lii ,  uon  posscileva  lellere  cloppie  ,  ed 
una  ortogralla  lennanicnte  stabilita. 

10.  Se  non  die  questo  ejiisodio  fu  da  mc  iutrodotto  solo  per  avver- 
lire  ,  die,  andie  posta  1'  esistenza  dell'  autografo  Omerico,  queslo  nou 
hastava  per  accertare  la  qualitu  dell' idioma  a  clii  dopo  quallro  sceoli 
iuiprcndesse  a  Irascrivei-lo  coll'  alfabelo  giii  crcsciulo  di  vocali ,  di  dil- 
tonglii  ,  e  di  consonanti.  Del  resto  io  soiio  pci'suaso  coU'IIcyne  ,  e  con 
tntti  i  critici,  (i)  che  I'lliade  e  l' Odissca  pervennc  a  Pisistralo  assai 
piu  per  mezzo  del  canto  orale  dei  Rapsodi  ,  clic  non  per  via  di  varii 
codici.  Esaminiamo  pcrlanto  chi  erano  i  Rapsodi ,  e  qual  fu  I'inlcndi- 
uicnto  di  Pisistrato  nel  raccogUere  e  piibblicarc  i  canli  d'Omcro. 

1 1 .  Uomini  di  svegliato  ingegno ,  che  solto  la  disciplina  di  qualdic 
poeta  educandosi  alia  musica,  al  canto,  ed  alia  pocsia  ,  mandavano  a 
memoria  i  canti  d'  altrui  ,  imparavano  a  recitarli  coi  musici  modi  ,  e 
per  lo  piu  acquistavano  ancli'essi  la  facolla  poetica,  tali  erano  i  Rapsodi. 
Nelle  feste  degli  Dei  e  delle  cilta  ,  nelle  reggic  de'Principi,  o  nei  ban- 
clielli  degli  opnleuli,  costoro  accorrcvano  per  ornare  coUe  muse  le  so- 
ieiinila,  e  dilettarc  gli  nditori,  dai  quali  venivano  rimeritali  con  faiiiia,  o 
con  doni.  Ma  per  recar  diletto  ad  ascollanti  non  guari  Iclterali ,  cd  al 
rozzo  popolo ,  prima  condi/.ione  si  era  quclla  di  presentarc  un  leslo  , 
che  ognnno  facilmonte  intcndesse  nella  fuggevole  recilazione.  A  lal  in- 
lelligenza  ,  od  almeno  al  pronto  e  spontaneo  godimento  del  canto,  si 
opponeva  il  dialctto  antiqualo;  epperi)  I'industre  Rapsodo  per  ben  me- 
ritare  del  suo  uditorio  iva  voltando  I'antico  nei  nuovo  volgare.  Sicconic 
poi  i  Joui  iHiono  i  primi ,  die  coUivarono  la  poesia  ,  ed  ingeuldirono 
i  costumi  con  ogni  nianicra  di  civilta  e  di  fesle  ,  quiudi  i  Rapsodi  ap- 
|)artenevano  j>er  lo  pid  alia  stir|>€  Jonica  ,  ed  a  Joni  canlavano  ,  ou- 
decUe  Jonica  riusci  la  trasformazione  d'Omero  da  essi  operala  col  canto. 
Ciie  cssi  abbiano  osalo  di  trusnuitare  la  favella  d'Omero  cc  lo  aUcslano 
quelle  maggiori  olfcse,  con  cni  intaccaroivo  I'autcnaia  e  la  siucerila  de' 
suoi  ])oemi.  DilFatto  la  sloria  del  testo  Omerico  da  Pisistrato  sino  agli 
ultimi  della  scuola  Alessandrina  coutiene  un   lungo  novero   di    edr<!ioni 


fi)  Hcync  Einiri..  II.  scil.  111.  jii  Ilud    XX1\  .  Lclii»  ili;  ArUtaiubi  5lutlii»  Homciicis  DUs.-j  t. 
V.   cap.   I.   cU. 


ni   AMKiir.o    PEvnoN. 


Yiit'iamuiile  emendate  ila  crilici  piii  o  iiieiio  insigni.  Essi  con  severo 
{^iiulizio  jirescro  a  ilisamiiiai-e  rautenzia  dcllc  varie  parti  dci  due  poenii , 
]ioscia  (juclla  di  bnini  jn'mori,  e  ili  sinj^olari  vcrsi  ,  nuindi  I'ordiiie  iu 
ciii  collocare  si  dovevano  ,  cd  ultiinamentc  le  parole  ,  ossia  la  Iczioiie. 
Clii  coiulannava  come  spuria  una  serie  di  piii  versi,  e  chi  I'approvava ; 
altri  oontcntavansi  di  purgarla  solo  da  qualclie  verso  ,  ed  altri  eincnda- 
vanla  col  Ifasporlanie  Ic  paili;  iin  voraholo  disapprovato  da  un  critico 
toileravasi  dall'altro.  Tal  crilica  in  varii  tempi  e  paesi  escrcitata  senza 
conlradditlori  diinoslra  la  gcnerale  pcrsuasione,  clie  i  Rapsodi  avcssero 
iuseriti  cj)isodii  da  loro  creati  ,  congiunti  insicinc  franimenli  che  sepa- 
rare  si  dovevano  ,  traslocali  i  versi ,  e  corrolto  il  lesto.  Disseiitivano 
hoiis'i  fi-a  loro  i  crilii'i  nel  preporre  I'obelo  ,  nell'ordinare  i  versi  ,  nel 
iletcrmiiiare  la  lexioiie ;  ma  fra  tanti  disjiareri  consenlivano  tnlti  nell' 
allermare  ,  rhe  I'lliadc  c  I'Odissca  conscrvataci  dal  canto  orale  de' Ra- 
psodi ,  e  da  alcuni  jiai'ziali  loro  codici  ,  era  slata  alio  stesso  tempo  di- 
sordinala ,  mutilata  e  giiasta  con  agi^iunle.  Tali  coiTompitori  cbbero 
nome  di  otatrzcyaTrat  (i).  Dagli  antichi  non  dissenlono  i  inoderni  editori 
d'  Oinero ,  fra  i  tpiali  1'  Heyne  cosi  scrive  :  nisi  nobis  ipse  imponere 
■voiianus  ,  fulcndiim  est ,  quod  per  totum  decursuin  obscrvationum  in 
singulis  monituni  est ,  multa  inserta  esse ,  quite  cum  summa  carminis 
noti  nfCi'smrio  ,  interdnm  nee  commode  satis  coniuncta  sunt ,  alia  quae 
curani  ac  studium  produnl  ingcniosi  hominis  ,  qtu  subinde  uncinos , 
qnihus  di\'evsa  iungeret  et  conslringcret  ,  hamulos  et  fibulas  admoveret, 
inlerdum  et  lapillos  intevgerinos  interponeret ,  ne  moles  hiaret.  Com- 
missuvas  has  bene  inm  pevspexit ,  et  ad  seriofis  poetae  ingenium  re- 
Jerendain  esse  compagem ,  censuit  perspicacissimus  JT'olfius  in  Piolegom. 
p.  CXXX.  sq.  (2).  Posta  ackinque  cotanta  audacia  de'  Rapsodi  attestata 
dalla  storia  ,  io  dico ,  se  cosloro  ai-dirono  d'  inscrire  e  trasporre  intere 
parti  c  versi  ,  sc  per  tal  fine  osarono  emendarc  il  tcsto  ,  perclie  mai 
non  avraniio  tcnlato  il  incno  ,  di  voltare  cioe  1'  anticpiato  eloqnio  nel 
nuovo  ?  Per  adulare  il  potente  o  la  citta  ,  avanti  cui  canfavano  ,  essi 
i-orrompevano  I'integrila  d'Oinero,  formando  centoni  di  svariatc  parti, 
uiutilando  all'uopo,  ed  inframmetteiido  nuovi  versi,  aflinche   la  materia 


fi)  Wolf  Prolcgom.  ad  Homer,  p.  CLII.  Li^hrs  de  ArisUrdii  >tudiia  Uoni.   Di^strit.  \.  c>f.  I. 
^a)  Biync  Excmsus  II.  sett.  IV.  ad  Iliad.  XXIV. 


a-S  ORJGINE     Et.C. 

liuscisse  appropriata  al  luogo ,  cd  al|le  circjoslmup  j  e  pe^'cliM,  rajcza  si 
Iracolala  avra  poi  MMiciato  Ic  inflessioni  tlcU'  anlica  lingua,  rispctlale 
le  qualila  (lislinlivc  dim  dialello?  La  pcnuulazioiie  di  Cjualtlie  vocnle, 
dillongo,  o  coiisonaiUe,  era  faqillssiina ,  adallava  il  tc^tp  alia  piu  pionla 
iuU'lligcnza  dcgli  udilori  e  del  popolo ,  1'  iid'cdclta  jion  potcva  chiaiirsi 
i)Cr  essci'c  rari  i  codlri  d'Omero  ,  c  forse  conscrvali  jircsso  i  soli  Rap- 
sodi  O'ucridi ; ,  peruht:  inai  saraunosi  astenuli  dall'  oH'cndcu'c  Ic  uscile 
dei  casi ,  i^  ipflessipni  dci  veibi,  inc^i,tie  ardilaincnfc  \iolayai)0  rii)t,e- 
grila  ,  r  {lulcuzin  ,  la  siuceiita  delle  idee  e  del  poeuia  ?  AgU  Oincrifli 
io  riferisco  qucUonoro,  elie  ranonimo  aulor  d'un  epigvamuia  nUribui\a 
ad  un  lal  Coiuela,  il  quale  avendo  trovali  i  cauti  d'Oaicvo  qadeiUi  per 
\etusta  tornoUi  a  fiorente  gioventu ,  radendone,  dic'egli,  VaiUlca  patina , 
ossia  il  dialetto,  jyp«y  jc,^aliy.(;  -tu|«TO  Q-lozipa;  ,  jUpx;  «7ii|u7a;  (i). 

12.  Stando  in  lali  termini  il  teslo  Omerico  ,  Pisistrato  entro  in  pcn- 
siero  di  raccogliere  i  lil)ri  del  Mconio  cantore  ,  primus  IJomeri  libros 
coufusos  antca  sic  disposuisse  dicitur ,  ut  intnc  hahcmus  (a).  Dove  Ci- 
cerone eliiama  confusos  quel  libri,  che  la  greca  Uadizionc  diceva  essere 
^tiar.'j.a\dvvj^ ,  5ir,pr,iJ.ivci'jg,aT:opa.5r,v  x^o[iivou(;;  inollre  clniima.  disposizione 
t]uaDto  gli  anliclii  dicouo  a^poi'^swat ,  m-jzi'ir.vxi  ,  awccyaydv  ,  c-uilvic, , 
e-j-j-ay^wui  ecc.  (3).  Queslo  poi  egli  faccva  ,  scrive  Platonq  (4)  >  con 
intendimento  di  educare  i  cilladini,  onde  diwjiissero  otlimi  suddili  , 
giudicando  da  valcntuomo  qiial  era  di  non  dovere  invidiave  ad  alciuio 
la  sapienza  ;  e,  come  ebbe  ordinali  i  divini  poemi ,  egli  voile,  che 
Rapsodi  succedentisi  gli  uni  agli  altri  li  recitassero  nelle  feste  Pana- 
tenee.  Ora  erano  Joni  quegli  Ateniesi  ,  clie  Pisistrato  intendcva  di 
dirozzare  per  mezzo  dei  due  poemi  epici  ;  Joni  qiianto  alia  schiatta 
erano  Anacreonte  ,  Simonide ,  Onomaerito  ,  i  quali  col  tiranno  d'Atene 
davano  opera  a  ricomporre  il  testo  Omerico  (5);  Joni  ancora  i  Rapsodi 
dalla  cui  bocca  raccoglievansi  i  disgregali  canti  ;  e  Jonici  finalmente 
erano,  qwi  rari  testi  scrilli  ,  clie  i  Rapsodi  in  soccoiso  della  loro  me- 


(i)  Loo  Athliiis  lie  Patria  Homcri  cap.  V.  p.   io6. 
(2)  Cicero  de  Oral.  III.  34. 
•  (3)  Vcdi  tali  passi  dcgli  aitticfai  prcsso  il  Wolf  Prolcgom.  ml  Homer,  p.  CXLIII.  sq. 

(4)  Plato   Hipi>arcliiis  p.  2j8  ,  dove  altribuisce  ad  Ipparco  il  lavoro  ,  di  cui  altri  onorano  Pi- 
liatrato. 

(5)  Vedi  Ic  ciUziooi  prciso  il  Wolf  Prolegom.  ad  Homer,  p    CLV. 


DI  AMF.DEO  PEVnOM  2-() 

nioria  posscduti  avranno.  Pisistrato  cbc  far  doveva?  La  Jonua  trasfor- 
ma/.ionc  d'  Omero  gii  era  avviata  ,  essa  giovava  a  rciitlcrlo  j)iii  iiitel- 
ligibilc  agli  Alcniesi  ;  dunqnc  egli  jnosegui  nellapcrla  \ia,  e  colla  sua 
atitorita  o  per  mezzo  della  scrillnra  compie  e  sanci  la  trasfigurazioiie 
iiicotninciala.  Se  cgU  in  til  eta  cd  in  tali  circostanze  avesse  operosa- 
nionte  risnscitato  il  tcsto  c  rortogWifiii  primitlva,  crrando  in  cronologia 
avrcbbe  scamhiato  il  suo  secolo  con  quelle  di  Erode  Allico.  Conciosia- 
ihc  il  cullo  grauiraaticale  e  filologico  verso  le  forme  dell'  antichit^  ve- 
neranda  pngnava  colla  cpialita  del  secolo  de'Pisistratidi.  Imperocche  men- 
trC  una  lingua  progrcdiscc  verso  la  perfczione ,  le  avilc  forme  teste 
mutate  dai  nipoti  si  considerano  come  ilifetti  emendati  ,  e  le  nuove 
come  un  vero  acrpiisto,  di  cui  ognuno  tosto  si  pregia  di  approfittare ; 
cjuando  poi  dopo  molti  secolt  le  forme  primigcnic  uon  si  possono  piii 
conosccre,  sc  non  per  via  di  crudizionc  squisila  e  di  lunghe  indagini, 
allora  tornano  in  onore  ed  otlengono  cullo.  Per  la  qual  cosa  gli  Ome- 
ridi  e  Pisistrato  crcdettero  di  far  opera  utilissima  rendendo  Omero  par- 
lecipe  dci  progrcssi  della  lingua  ;  laddovc  Erode  Attico  aspiro  ad  olle- 
ncr  fama  di  eruditissimo  deltando  le  sue  iscrizioni  in  quel  piu  antico 
dialetto  greco  ,  die  ei  dopo  molli  studi  peiAcnne  a  conoscere.  Final- 
inciile  a  clie  mirava  il  benigno  tiranno  d'Atene  ?  A  render  popolari 
prcsso  i  rozzi  Ateniesi  le  divine  poesie  ;  se  qucste  erano  vollate  nella 
Jonica  favella,  egli  ottcneva  il  suo  inlendinienlo  ;  se  criidilamcnle  conser- 
vavansi  nellanlico  elorpiio,  il  popolo  avrebbe  lasciati  i  Rapsodi  cantaiv 
al  deserto.  E  come  Tiberio  convivcndo  con  Greci  al  scnlire  Zenone  , 
clip  parlava  con  lingua  srpiisila  ,  interrogo  (jiiaenam  ilia  lam  molesta 
(lialectos  asset  ,  e  quando  inlese  che  era  Dorica ,  confino  alia  Dorica 
Cinaria  il  pcdante  parlatore  (i),  cosi  gli  Ateniesi  avrebbero  dalle  fesle 
Panatenee  sbanditi  od  i  Rapsodi  ,  o  se  niedesimi. 

i3.  A  tali  argomenti  si  aggiunga  resempio  di  tulte  le  antirhe  e  mo- 
derne  nazioni  ,  che  intendano  di  render  popolare  un  icsto  antico  scritto 
in  lingua  ed  ortografia  disusata.  Infatii  i  Romani  cilando  le  leggi  di 
Numa  le  traslalavano  nella  lalinita  del  loro  secolo,  onde  Funcio  (2)  ed 
allri  crilici  si  argomenlarono  dappoi  di  tornarle  al   priino    dialello.    Le 


(1)  Svetoniiis  in  Tiberio  n.  5G. 

(n)  Fuiiciut  dc  Olivine  cl  Pucrilia  laminar  linjujc   p3'^    TiS-lH 


aSo  oniOiNE   E(.<:. 

l<!ggi  tlellc  XII  tavole  sono  sovenle  citale  ncH'clocpiio  tleiraureo  socolo  ; 
V.  Seneca  (i)  riile  ili  ooloro  ,  clie  ex  alieno  surcit/o  /)rfunt  'verba,  at 
XII  tabulae  loquuntur.  Ne  altriinciiti  i  Siranisani  oriliiiarono  per  imb- 
hlico  decrelo  ,  die  fosscro  voltaic  neU'oilienio  dialcUo  le  Icggi  Dioolce 
scrittc  gran  tempo  avanti  nell'anlica  favella  Eolo-Doi-ica  tii  Siraciisn  (2). 
(2osi  Qiiinlo  ]>resso  Cicerone  (3)  dopo  aver  eomineinorale  le  leg£»i  di 
Licurgo,  Solone  ,  Garonda,  Zaleuco  ,  c  delle  XII  lavole,  soggiimge  sed 
le  existiino  ijuuni  populis  ,  turn  etiani  singulis  hodierno  scrnione  leges 
■}<is>endi  et  disciplinain  duturwn.  L'odierno  scrmone  era  diinqne  neces- 
sario  ,  aflinche  i  ])oeini  d'Omero  potessero  gradire  ai  Joiii  ,  ed  iiilinh-e 
suirincivdimenlo  degli  Atcniesi.  Conic  piu  rceciile  escinpio  delia  tras- 
fornnazione  di  iin  teslo  da  iin  dialelto  in  un  altro,  io  cilcrb  rcpigramitia, 
che  i  Megaresi  neU'Olinipiade  XV  incisero  in  onorc  di  Orsippo.  Lo 
scoliastc  di  Tncididc  I.  G  ne  riferlscc  il  priino  dislico  ,  in  cui  di  do- 
nco  si  incontra  il  solo  vocaholo  CfC/.u.a  ,  cssendo  luttc  Ic  allrc  \oci  .lo- 
niclic  ,  o  comuni  ;  eppiire  non  si  puo  dubilare,  che  Megara  fosse  Do- 
rica  ,  c,  sccorido  1' use  di  tulli  i  Greci,  adoperasse  la  j)opolarc  fovella 
nolle  sue  iscrizioni.  Se  iion  die  nell'anno  1769  si  Irovo  in  una  valle 
Megarese  il  nuu-ino  stcsso  di  quell'  epigrainma  ricco  di  tre  distici  (4) ; 
la  lapide  lutlavia  non  era  Tantica  della  XV  Olimpiade,  ma  una  nuova 
die  i  Megaresi  nel  quinto  secolo  incirca  deU'era  crisliana  ristabilirono 
invece  della  prima,  che  forse  andava  in  rovina.  Ora  qual  dillerenza  di 
Dorismo  passa  tra  il  distico  citato  dallo  scoliaslc  di  Tucidide,  e  quello 
<i€lla  lapide?  Ollrc  al  (fCKjj.a,  il  marmo  ci  offre  ancora  le  doriche  forme 
ixvap-v. ,  e  Mv/yor,;.  Ben  allre  molte  ci  oirrirchbe  ,  se  questa  non  fosse 
i'iscrizione  risiamata  nel  quinto  secolo,  ma  la  primitiva  dell'Olimpiade 
XV.  Imperocclie  vi  mancano  i  iota  ,  che  poscia  si  sotloscrisscro  ,  vi 
raancano  i  digammi  ,  gia  vi  si  incontrano  le  vocali  lunghe  ,  le  conso- 
nanti  aspirate  ;  cosicche  ,  se  I'orlografia  fu  emendata  ,  e  pei'die  non 
anche  il  dialetto  ?  Qiiesto  nella  lapide  corrisponde  al  piu  lene  Dorico 
di  Pindaro,  ossia  al  Dorico  dei  cori  tragici  degli  Atcniesi,  e  poco  con- 
corda  con  quel  volgare  Megarese,  che  guasto  dai  copisti  leggiamo  iiegli 


(1)  Seneca  Kpist.  ii^  .id  Liiriliurn. 
(a)  Diodorus  Sicu).  Xill.  35. 

(3)  Cicero  dc  logibus  1.  2a. 

(4)  BoccLh  Corpus  Inscript.  Graccar.  torn.  I.  pag.  553.  n.  io5o. 


Dl   AMKDEO  PEVnON  2,S  i 

Acarni  di  Aristofane ,  e  niollo  mcno  cou  quell' Eolo-Doiico ,  die  cerla- 
meiite  in  qiiegli  anliclii  tempi  sarassi  parlalo  in  Jlcgara,  luviilo  ed  as- 
pro.  Quiiidi  alcuiii  crilici  osservando  colanla  coiifusioiie  di  dialelli  nel 
iiiarmo  del  V  secolo  ,  lo  giudicarono  spurio  ;  io  per  me  credo  ,  che 
ranlico  epigramma  Eolo-Dorico  fu  dai  ristauratori  Uadotlo  nel  Dorico 
blandissimo  <lei  Cori  Auici ,  sifcome  raiilica  ortografia  fu  cangiata  in 
qucUa  dei  loro  tempi.  AH  iscrizionc  d'Orsippo  aggiungere  polrei  la  ce- 
lebre  Sigea  (i),  in  cui  lo  slesso  teslo  si  legge  iiiciso  prima  in  scriltura 
e  favella  Joiiica ,  poi  tradolto  ui  scriltura  e  favella  Allica  ;  ma  I'anti- 
chita  e  sincerila  di  questa  lapide  fu  con  ragioni  per  me  evidcnlissime 
rivocata  in  dubl)io  dal  BoecUli,  e  la  fama,  di  cui  godc  finora ,  tramon- 
leri  ai  pare  della  celebrila  della  nostra  Egiziana  Tavola  Isiaca. 

1 4  Finalmenle  con  qual  inetodo  ci  governiamo  noi  niodcrni  allora- 
quando  vogliamo  render  volgare  uu  teslo  aniico?  Ollre  al  Chaucer  ira- 
dotto  dal  Di"j'den  e  dal  Pope  in  lingua  inglese  intelligibilc  ,  io  potrei 
riferire  i  vaiii  cousigli ,  a  cui  si  appigliano  gli  editori  di  anticlii  codici 
Italiani.  Per  essere  mollissimi  io  ne  cilero  un  solo  ,  nclla  cui  scella  il 
cuore  va  d'accordo  colla  ragione.  Nella  prcfazlone  alle  dicerie  del  Cefli 
cosi  scrive  I'ottimo  editore  Luigi  Biondi  (2)  :  Ma  perche  in  queste  di- 
cerie h  pur  qualche  voce  e  qualche  frase  o  vieta  o  Jiorentinesca  ,  sa- 
rebbe  mio  avviso ,  che  si  stampassevo  riuovumente  ad  uso  della  studiosu 
gioventii,  e  che  via  si  togliesse  cid  che  al  nobite  favellare  non  si  con- 
viene  ,  e  cid  che  ruso  ha  canibiato  .  . .  Potranno  via  togUersi  tutti  gli 
e,  che  segiutano  ai  verbi  accentati;  e  dirsi,  a  cagion  desempio,  ha  /«- 
vece  di  ae  ,  sa  invece  di  sae  ,  ho  invece  di  hoe  ,  e  sinuli  .  .  .  Z'eiie  in- 
vece  di  e  ...  sia  tolto  via  dal  libro  delle  dicerie  . .  .  Ae  sarei  dispostu 
a  misericordia  inverso  quel  ch'ente  invece  di  che  ,  o  quale  .  .  .ne  in- 
verso  quel  leggiere  in  luogo  di  leggiera  .  .  .  Piacerebbemi  che  fosse 
sbandito  U  chiaraamo,  e  il  vivamo,  e  il  venisscmo  ,  e  simili  .  . .  E  vor- 
rei  lasciare  alia  poetica  licenza  lo  stea  ,  il  dea,  il  sanza ,  /'elli ,  l'»\i- 
biendo  ,  surrogandovi  slia  ,  dia  ,  senza ,  egli ,  avendo  .  . .  Leggasi  non 
Irascotanza,  ma  tracotanza  .  . .  Delle  voci  regghiamci  a  menle,  cognosce, 
e  congnosco ,  tengna,  somovcre,  constrelto,  e  io  fosse  in  luogo  di  fossi , 


(x)  Bocckh  Corpus  Inscript.  Graeo.  torn.  I.  pag.   14.  sq. 

(a)  Lc  dicerie  di  Scr  Filippo  Ccfli  pubblicate  da  Luigi  Bioodi  -  Torino  i8'jj  pag.  LI.  w|, 
Serie  H.    To.M.   I.  jG 


a8-l  ORIGIKE    ECC. 

e  megli  in  liiogo  cU  megl'io  . .  .  voglioiio  scriversi  secondo  fuso  modevno. 
Ne  h'ggusi  raveggiano,  ma  riveggiano  .  .  .  Mollo  nierio  laggasi  revereiiti 
cardinali  .  .  .  ma  revcrenili.  Tali  cmciulazioni  pvopone  il  Biondi  a  c\\'i 
dia  im'cdizioiic  del  Cclll  per  la  stiuliosa  gioi'entii.  Che  sc  il  libro  porrc 
si  dovesse  iielle  maiii  del  jioj)olo  Italiano  ,  forse  clie  egli  vi  ainmctle- 
rebbc  eziaiulio  i  vocaboli  dimoro,  offensa,  tribo,  awe/ito,  allege ramento, 
gecchile ,  ubbassanza  ,  exsbanditi ,  e  siinili  ?  Ma  gli  Oinn-idi  canlavano 
sovenle  ayanti  la  j^lebc  ,  owei'o  se  al  cospcllo  di  priiicipi  ,  qiicsii 
iielle  leltere  erano  plcbe  ,  dacclic  un  aiilico  scoliaslc  d'Omei-o  (i)  iioii 
(litbilu  di  dar  per  illilcrati  lulti  gli  Eroi  dclla  Troiaiia  spodiziouc  ;  Pi- 
sistrato  poi  appiuUo  per  dirozzare  la  plcbe  Aleniese  divolgava  i  poenii 
Omei'ici.  Se  adunque  noi  volendo  addoltrinare  la  gioventu  studiosa  v'\ 
governeremmo  secondo  i  consigli  del  Biondi  in  un  secolo  ,  in  cui  fio- 
riscono  gli  studii  deiranlirhila ;  come  mai  Pisistrato  in  tempi  anteriori 
alia  uascila  dei  i^rainuialici  ,  ed  al  cullo  dcirarchcologia  ,  uon  sarassi 
cgli  governalo  con  maggior  intolleranza  contra  gli  arcaismi  ,  e  contro 
qtianto  rendeva  meno  inlelligibile  alia  plebe  il  testo  Omerico  ?  ' 

1 5.  Ma  qui  non  cesso  la  trasfigurazione  d'Omero.  Come  dopo  I'eta 
di  Pisistrato  i  Joni  crearono  le  vocali  luughe  V;  ,  «  ,  i  ditlonghi  u,  r,c, 
ni  ,  C'j  ,  ed  altri ,  poi  le  doppie  consonanti  ^,  ^,  i^,  esse  vennero  in- 
trodotte  nella  scritlura  dei  codici  Omerici  ,  e  poco  stante  le  leltere  , 
rlie  uel  pronitnziare  si  duplicavano  ,  cominciarono  eziandio  a  pingersi 
diu)licatc  colla  scrittura.  AU'incontro  il  digamma,  che  prima  era  comune 
alle  tre  siirpi  greche ,  essendosi  dappoi  ristretto  negli  Eoli  ,  talmente 
venne  cacciato  dall'  Iliade  e  dall'  Odissea  da  non  csservene  piu  rimaslo 
vestigio.  Cosi  a  seconda  dei  progress!  della  scrittura  gli  arcaismi  veni- 
vano  sbauditi  ,  e  le  novita  introdotte.  Se  non  cbe  tulte  queste  innova- 
zioni  potendosi  eseguire  in  modo  da  favoreggiare  piu  Tun  dialetto,  che 
Taltro,  non  v"ha  dubbio,  che  una  nuova  occasione  si  offri  ai  Joni  per 
viemeglio  ionicizzare  colla  scrittura  que'poemi,  che  gia  oralmenie  j)ro- 
ntinziavano  secondo  le  fogge  del  loro  idioma.  Infalli  chi  seco  ripensa  , 
I  he  il  solo  permular  fra  loro  le  vocali  e  i  dittonghi  s,  75,  ei,  r,i  basta 
perche  una  tenninazione  appartenga  a  dialetti  diversi  ,  costui  ricono- 
scera  ,  che  se  rimperfelta  orlogralia  di  Pisistrato  lasciava  non   di    rado 


'^i;  Si'liulu   III   Horn    Odys    \  111-    i6i-  ed.   Mai. 


1)1   AMEDEU    PliVRON  28.') 

(i«l>l)ie/./.e  siilla  qualila  del  dialcllo  Oinciico  ,  I'lulioilu^Luiif  ,  dcllc  Ui- 
lci<^  Jouiclio  nssicuro  all'  Iliadc  luio  scliiclto  ed  iiiduhilalo  .loiiUiiio. 
QuiiKli  iiaccjucro  c^ciandio  inuUe  inulili  couti'ovcrsie  frai  grainniallci.  Gos'i 
iieir  Iliad,  a'.  398  dovrassi  Icggcrc  p.a/K(7«jM«( ,  ovvero  fi.a/iicoiJ.v.i  '  K 
\mi  sollo  V.  098  ohio/iu,  opjnu'c  atvoyuil  Non  si  puo  dubitare,  cLe  aiili- 
caiiicute  vi  slosse  \i.'j:/i'7'i\i.yx  ,  ed  ovy/fj-t ;  laondc  qiieslc  cd  allre  siuiili 
([uistioiii  non  rioadono  sopra  Omero,  ina  sugli  innovalori  dull  ortogralia 
Oiuei'ioa.  E.siccoiuc  quesU  nclle  loro  opinioni  vai'iano  sccondo  le  di- 
verse scuole  e  contrade  ,  od  anchc  non  furono  soUecili  ncl  forniarsi  un 
sisteiua  ,  e  costanti  neirappllcarlo  iedelincnte  ,  pcrcio  siiccede  ,  die 
neiriliade  e  ncllOdissea  regna  la  inassiina  incoslanza  di  graninialicali^ 
sistema.  Del  reslo  e  prudenlissimo  il  canone  sialiilito  dal  Dawes,  e  dal 
J5urgcss  (i),  clie  Omcro  si  debhe  Icggcre  e  giudicaic  sccondo  lanlico 
suo  aUahelo ;  Ic  nole  dcH'IIcyue  sull'Iliade  ne  danno  fclici  applicazioni. 
J  6.  Ollre  airintroduzione  dcUc  leltcre  Joniclie,  la  cacciala  del  digatnma 
somininistro  una  nuova  occasione  per  trasmutore  il  tcslo  dediviiii  poe- 
mi.  Ini'alti  sopprimendosi  un  tal  elcnienlo  ,  che  era  quando  vocale  e 
quaiido  consoiiaute  (a),  si  produssero  allora  nella  prosodia,  ncl  mclro,  e 
nelliato  veri  errori ,  e  talora  solo  sconvenienze.  Agli  crrori  apcrlissimi 
si  ri medio  con  parlicelle,  e  con  altri  mezzi  facili  a  sospeltarsi  (3);  ma 
alle  sconvenienze  non  si  provide  ,  c  queste  adoncstale  j)oi  col  uomr  di 
licenze  pocliche  fccero  si  ,  cLe  Omcro  si  parve  il  piu  licenzloso  di 
lulti  quanti  i  poeli.  Imperocchc  ,  siccome  diinoslra  I'llcnnann  (4)  ,  gli 
epici  posteriori  sdegnaudo  di  giovarsi  di  tuUe  le  liceozc  Omerichc,  ed 
imponeiulosi  pii\  ragionevoli  Icggi  nella  prosodia  ,  nellc  cesurc ,  c  uel- 
I'iato  furono  assai  piu  castigati.  Ma  sc  DcU'Iliade  si  rcsUluiscc  quel  di- 
gainnia  ,  a  cui  i  graramalici  piil  non  badando  o  proclamarono  liccnzc, 
od  inventarono  emeudazioni  inopportune,  allora  Omcro  riauquistera  una 
parte  dcUa  regolarila  pcrduta  :  doctriua  digammatis  optime  quadrat  ad 
versus  Iloniericos ,  quibus  ob  vitia  metrica,  quae  inhaererc  videniur  , 
proscriptio  inlendebatur  ,  iuendos  (5).  Per  queste  ed  altre    simili   con- 


(i)  Ddwcs  Misccll.  Critica  cd.  Bur£»ess  p.  ^iS. 

{7)  GracfcoliJii  Graininatica  Dialccti  Epicac.  Lipsiac   |83G.  p.    ri.  sq. 

(3)  Vedi  le  note  deU'Hcyne  ad  Iliad,  a'.  i.^i.  ao3.  Sgi  etc.  Excursus  IJ.  ad  Ili.id.  I. 

(4)  Hcrraami    do  Aetate  Scriptoris  Argouauticorum  ,  in  Appcndirc  ad  Orphcuni. 

(5)  Gracfcnban  loo.  cit.  pag.  g. 


284  ORICINE     ECC. 

sidcrazioni  i  iiioderni  Ellciiisti  protestano ,  clie  tulla  la  loro  critica  sul 
testo  Oinerico  mira  al  solo  modestissimo  fine  di  rislabilirlo  quale  si 
era  al  tempo  dei  graminatici  Alessandrini  ,  pviscam  autem  rationem 
ante  Alexamlriiios  granimaticos  restituere  nos  posse  Ji-uslra  aliquis  sibi 
persuaserit  (t). 

17.  Se  non  clie  mentre  i  Rapsodi  ivano  oralmente  scainbiando  di 
secolo  ill  secolo  Tantico  dialetto  Omerico  con  quel  nuovo  Joiiico,  die 
sorgeudo  si  educava ,  essi  dovettero  incontrare  gravi  difticoUa  per  parte 
del  metro.  II  penniitare  fra  loro  vocali ,  o  diltonghi  sovenle  non  oll'en- 
deva  la  prosodia  ,  ma  talora  la  violava ,  e  la  violavano  assai  piii  quelle 
proprieta  dell'anlico  dialetto,  le  quali  per  numero  o  quantita  di  sillabe 
differivano  dalle  nuove  fogge  Joniche.  Come  dunque  sarannosi  governati  ? 
lo  dice,  che  quando  la  nuova  forma  Jonica  distruggeva  affatto  il  metro, 
i  Rapsodi  rispettarono  I'antica  lasciandovela;  clie  se  la  Jonica  produccTa 
soltanto  una  scouvenienza  nella  prosodia  da  potersi  scusare  con  mezzi 
termini  anclie  mescliini,  vi  introdussero  la  Jonica,  cacciandone  Tantica 
Omerica. 

18.  Infalti  I'anlico  dialetto  d'Omero  possedeva  casi  terminati  in  (pc  , 
che  andarono  taluientc  in  disuse  da  non  incontrarsi  piii  in  alcuno  dei 
greci  idiomi  conosciuti ;  sempreche  questl  casi  erano  incamati  talniente 
col  metro ,  che  cacciandoli  si  rovinava  il  \erso,  i  Rapsodi  li  consei^va- 
rono;  \  ini  crpcf.rozitv  II.  x'.  347-  volto  m  ani  TTpxroO  dava  iin  anifnnacro 
imperdonabile,  cosi  il  npig  y.ozulr,§ov6!ptv  Od.  e'.  4^3;  i  dativi  Se^irsp-nft 
II.  w'.  284.  <pc(tvoy.ivYi<pt  II.  ('.  6 1 4-  scambiati  in  Si^ni/jYi ,  e  fcnvofxivri 
avrebbero  c^gionata  la  mancanza  d'lina  sillaba  necessaria  al  verso  ;  al- 
Irettanto  si  dica  di  tutti  gli  altri  esempi  di  casi  uscenti  in  (pt,  che  an- 
cora  oggidi  si  inconlrano  in  Omero  (2).  Ma  se  il  perraularli  nelle  Jo- 
niche  terminazioni  produceva  soltanto  anomalie  da  potersi  adoneslare 
<  on  ragioni  anche  meschine,  lo  scambio  fu  esegiiito.  Cosi  le  voci  'IXi'ou, 
cripiov  ,  'ATAyxTMu,  c  simili,  hanno  scmprcmai  nei  due  poemi,  siccome 
aver  debbono  il  iota  breve  ,  e  tali  gcnitivi  danno  «n  dattilo  ,  sc  loro 
succeda  una  parola  cominciante  da  vocale.  Ma  che  dire  ove  sieno  con- 
seguitati    da   un  vocabolo ,   die    cominci    da    consonante  ?   Cio   ad  'iXt'su 


(1)  Ucyne  Excursus  I.  ad  Iliad.  XXIII. 

(t)  Vedili  iu  MjitUirc  dc  Dialcctis  cd.  Sturz  p.  ^4^-  "I- 


Dl    AMF.DF.O   PEVnON  285 

arcade  IL  6.  66,  <p'.  io4,  x'.  6,  ad  a-^picu  II.  /.  3i3,  ad  'A^/XjiTti'tu  li. 
(i'.  73 1.  II  bindolo  fu  tro\ato  dai  gianmialici,  i  qiiali  insegiiaroiio,  rhe 
il  iota  gravato  dallacceato  poteva  allungarsi  (i).  Se  veiamcnte  Omero 
arcetlo  tal  regola,  che  turba  tuUa  quanta  la  prosodia,  fa  d'uopo  con- 
fessare  che  ei  fu  un  meschiiiissimo  verseggiatore ,  che  caiitando  la  gucrra 
d'llio  sempre  abbrevio  il  secondo  iota  di  "Ihov,  c  di  ^llio'j  ,  traune  Ire 
soli  casi ,  nei  quali  il  povero  scolaretto  dope  essersi  inollo  dicervcUato, 
ne  sapendo  come  acconciare  il  verso,  violo  la  costante  prosodia  da  lui 
seguita.  D'altronde  neWuvsijiioiJ  xrajuevsto  II.  0'.  554-  il  iota  dcU'  im,  seb- 
bene  privo  dell'accenlo,  e  pur  luugo,  bcnche  in  aveiiog  sia  breve.  Per- 
laqualcosa  io  credo  col  Beullei ,  che  Omero  avra  le  molte  volte  scritto 
'iXiofi ,  ayptotpt ,  ' i\.iTA\r,mo<fi ,  ave^iofi ;  i  Rapsodi  nel  mondare  Omero  da 
tal  vecchiume  sci-issero  'JXtsy ,  or/piou  ecc. ,  ne  il  metro  pativa  quando 
succedeva  una  vocale;  ma  allorache  conseguitava  una  consonanle  essi 
proseguirono  a  scacciare  il  ft,  lasciando  ai  posteri  di  fare  le  scuse  pel 
principe  degli  Epici. 

ig.  Un  secondo  esempio  di  vocaboli  innovati  ci  viene  somministrato 
dalla  particella  ta;  ,  la  quale  in  Omero  ci  fa  presagire ,  che  la  sua  an- 
tica  forma  al  tutto  difl'eriva  dalla  odierna.  Infatti  per  ben  dieci  voile 
[II.  «'.  193,  x'.  507,  >,'.  4'ij  *•  539,  p'.  106,  (7'.  i5,  f'.  603,  Odyss. 
8'.  120,  £.  365,  4^4]  ^"5  ^  forma  uno  spondeo ;  ed  e  pure  ew;  s  uno 
spondeo  in  £4)j  iyj  Odyss.  5'.  90 ,  £«?  ivi  Odyss.  v'.  3 1 5 ,  Fu;  iK-r,\'iov 
Od.  •/;'.  280 ,  «'.  233  ;  ne  altrimeuti  £«;  {  da  uno  spondeo  in  em;  ?y.ovTO 
Od.  0.  109,  T*.  367.  Ora  come  mai  puossi  credere  che  1' £us  posseda 
questa  ingenita  virtu  di  volgere  in  luaga  la  vocal  breve  scgucnle?  Ep- 
pure  cio  accade  nei  sedici  luoghi  d'Omero  da  me  annoverati.  Arroge  , 
che  r  afliiie  tewj  gode  della  stessa  proprieta  in  ted;  ^hyaioi  II.  -J.  42  , 
dove  T£'j;  «  e  uuo  spondeo.  Una  sola  volta  io  trovo  sta;  cy£  Od.  i.  386. 
formare  un  dattilo  ;  ma  credo ,  che  I'  oy£  sia  una  mera  emendazione  di 
qualche  gramm.atico,  che  corrcsse  cpiesto  luogo  scnza  provvedere  agli 
altri  siuiili  ,  ed  io  vi  restituirci  Eug  0  .  In  tutli  questi  passi  invece  di 
£w;  si  richiederebbe  un  trocheo,  che  colla  breve  seguente  formaudo  im 
dattilo  provvederebbe  alia  salute  del  verso.  Ma  ahrove  come  in  t»  d' 
c-<aj  Od.  p'.  1 48  [vedi  anche  II.  p'.   727.  Od.  ^j!.  327,  -'.  53o  ecc]  170); 


(1)  Hermann  Uoctiiua  uutrica  1.   lo.   i^. 


aSO  onic.ixE  ecc. 

c  uii  inonossilliiljo  lurtgo ;  doveccUc  in  «7:«nt(^ov-ig  la;  a' «<io  Od.  p'.  'jS 
I'sas  e  im  gianabo  ;  caugiulosi  pui  iiella  Ibrma  siwa  trovasi  come  uiio 
spoiuleo  in  veuli  luoglii  tl'Oincro.  Adunquc  I'soos  in  Oiucro  c  un  proteo 
ora  luonossillabo  luiigo,  ed  ora  iin  giainl)o^  qiiando  uii  Iroclieo,  e  (jiiando 
uno  spondeo ;  se  non  clie  essendo^^U  iinpossll>ile  di  larsi  un  U'ocheo  al- 
liinga  la  breve  seguenle.  Tali  errori  di  prosodia  si  possoao  emendare 
se  si  restiluisca  I'anlica  fonna  perduta,  clie  era  ag.  Esichio  ci  conser'vo 
la  glossa  A;,  eoi;  ,  Ssa)5 ,  /^e//"?  &w  ,  e  di  fallo  tal  Dorica  paiiiccUa  si 
trova  adopcrata  in  veue  di  aa;  presso  Pindaro ,  Arislofane ,  le  Tavole 
Eraeleesi,  e  Teocrito  (i).  Essa  primieramente  e  un  monossillabo  lungo 
segnato  coU'accento  cireonflesso,  il  quale  acccnua  una  coutrazione.  Scio- 
glicndo  lale  conlrazioue  in  oisg ,  noi  al)biamo  il  gianibo  in  «£;  x'  dno  Od. 
p'.  78.  Che  se  1'  «£;  si  Uasforuii  in  «?£;,  siccome  da  «£t  si  fa  am, 
avremo  11  trocheo  desiderate  nei  scdeci  luoglii  piu  sopra  cilati.  Final- 
niente  lo  slesso  «(£;  ci  da  eziandio  lo  spondee  da  reslituirsi  nei  venti 
iuoghi  dOiuero,  in  cui  oggidi  leggcsi  d-^g  ;  giacche  in  tutli  questi  venti 
passi  dope  Vttcog  cansoguila  un  vocabolo  che  comincia  da  consonanle 
necessaria  per  allungax-e  V  e;  deW  ahg.  Solamenle  Od.  6.  i53.  si  ha  £?«; 
£v  TjO&tV;  ;  ma  allri  testi  scrivendo  eag  ivt  Tpcir, ,  io  vi  ripongo  oiUg  ivi . 
Dissi  pill  sopra,  che  V  ag  circonflesso  sciogliendosi  si  cangio  in  aig;  in 
vece  di  precisi  esempi  di  antichi  autori,  che  mi  mancano,  no  addurro 
il  seguente  argomento.  Gli  anticlii  glossarii  vanno  d'  accordo  nei  dire  , 
che  «£!  talora  adoprasi  invece  di  sag.  Cosi  Esichio  'Ast  kvtI  tsu  emj;  un 
lessicografo  presso  Bekker  Aiiecdota  Gr.  pag.  346.  21.  us\  ...  h-i  ds 
ono-j   xat   avTi   toU    'iag  ,  xae  [xiy^pt ;  e  Galeno    nei  Lexicon  Hippocr.    'Afl 

cr.lXOLVJH     K5T£    TlV.pU    'IffTO/.paTE!     X«£    TO    £Ug ,    X«(    TiapCA.    iZollolg    T'JV    7l«).«(W  . 

1  Deri  poi  invece  di  «£i  senipre  scrivcvano  uig  ,  e  poeticamentc  anche 
ttiig  (2).  Cio  posto  ,  io  dico  ,  che  lo  scambio  tra  «£(  semper  ,  cd  £«; 
usque  dum  ,  presso  gli  antichi  derivo  appunto  dairaflinila  di  siiono  ,  e 
e  di  scriUura,  che  passa  tra  alg,  ed  aig;  gli  Attici  poi  limilaroiio  il  va- 
lore  di  Ksi  usque  al  solo  idiotisnio  ^fiyp'  aii  usque  adhuc,  Iiactcnus  (3). 
20.  II  vzfBlrr/Ephu  "Lsvg,  che  ho  aecennato  piii  sopra,  mi  somminislra 
nn  teizo  esem)no.   II  Dorico  nominative  in  «  e  richiesto  dal  metro  ncl 


(i)  Gregorius  Corinlh.  cil.  Schccfcr  p.   188.  sq.  Vakkeaacr  cl  Tour  ad  Tlicociil.  111.  XXIX.  lo. 
{1)  Gregorius  Coriuth.  cil.  SchoEfcr.   p.   34G.   sq.   GJS. 
(3,  I'urson  ad  Eurip.  Orcst.  lO^g.  Pliocii.  iii!\ 


DI   AMKBF.O  PKYRON.  287 

yipfiVio;  irniOTCi  Ninap  (i),  ncl  SysW  ' i\y{/.ij.iiJ.vovt  (a),  eil  in  alcuiii  altii 
passi ,  douclc  i  Rapsodl  non  lo  polciono  cacciare ,  giacche  avrehbero 
turbato  il  iiiclio.  Ma  perehe  mai  lo  niaiitennero  nel  i/ESEXn'/sfsra  Zrj;  , 
e  ncir  iupysff*  Zruj ,  dove  la  prosodia  acconsenliva  di  usare  il  Jonico 
nuininativo  in  «;  ?  Forsc  per  evitare  lo  scoiUro  delle  due  sibilanti?  ma 
pur  si  scontrano  iiel  Kfjo'jidr,g  Ziu;.  lo  per  me  credo,  chc  il  vi'^iirrjifAxci. 
Zsu;  essendo  ripctulo  trcnUi  voile  in  Onicro,  c  V  ivowr.a  Zsu;  quindici 
volte,  Mil  tal  siiono  era  per  la  tradizione  divcnuto  talmcnte  soleniie,  cd 
incarnatosi ,  diro  cosl ,  negli  orccchi  de'  Greci ,  che  i  Rapsodi  e  Pisi- 
strato  lo  coiiservarono.  Laddove  il  Kjsovt'Ja  Zsyj  non  godcndo  di  lanto 
solcnne  tradizione,  pcrche  incontrasi  in  soli  cinque  luoghi ,  I'u  voltato 
in  K|04V('(J/;a  senza  ollcndere  ruso  tradizionale.  ii)i,»(.iiii'>  - '(iiij  :>.  nrt 
)  31.  lo  poti'ei  inohiplieare  gli  escmpi  sccgliendo  appunto  cpci  versi, 
ill  cui  la  prosodia  vacilla  ;  giacche  siccome  dall'  iato  si  argonienla  la 
presenza  deU'atitico  digamma  stalonc  caccialo ,  cosi  dagli  errori  di  pro- 
sodia si  possouo  arguirc  i  modi  deU'antico  dialelto ,  rhe  fiirono  scani- 
biati  coi  nuovi  Jouici.  E  tale  permutazionc  lu  cstesa  eziandio  all'  oi-to- 
grafia.  Siane  prova  il  vocabolo  oftj,  il  quale  colla  penultima  limga  si 
leggi;  nt'ir  atiXsv  o'-^tv  II.  tt'.  208.  Non  polendosi  credere ,  che  Omero 
.ibbia  allungato  un  tal  omicron  ,  alcuni  pensano ,  ch'egli  pronunziasse 
osvtv,  od  oTXftv  (3).  lo  osservo ,  che  la  voce  o^tg  si  Icgge  in  questo  solo 
luogo  d'Omero ,  eppero  rara  csser  dovcTa  ai  suoi  tempi;  la  sua  originc 
poco  certa  agli  etimologi  Leuuep  e  Scheid(4)  deriva  senza  alcun  dubbio 
dall'Egiziano  goq  serpe  ,  la  cui  figura  di  frequcnte  si  incontra  nei  ge- 
roglilici  per  nolare  il  suflisso  mascolino  di  terza  j)crsona  sin{<olare  oq . 
Omero  poi  a  ragionc  introdusse  nel  greco  qucsta  glossa  Egiziana,  giac- 
che i  uoiui  degli  aniinali  soglionsi  piendere  da  quelle  contrade,  in  cui 
esclusivamente  vivono ,  ovvero  piii  abbondano ;  ed  il  ^ocffiliaxo;  de'  Greci 
e  nulla  piu  che  la  ti-aduzione  di  ouomo;  serpente  realc  daU'Egiziano  OTpuj 
i-fx  (J)).  Ma  Omero  volendo  iiella  sua  lingua  esprinicre  la  sillalia  go 
c/io  ,    allungo    Vo   dell' ccij  ,  compensando    cosl    la  lettera    asjiirata  g, 


(i)  Iliad.  B'.  336.  433.  601.  ccc. 

(■2)   Iliad.   3'.    107. 

(i)  Hoyiie  ad  lliud.  s'.  ao3. 

(4)  Lcniup  ElyiDolog.  Ling.  GrtKcai:  I.  II  p    711 

(h)  Horapollo  Hieroglyph.  I.  I. 


a88  ORIGINE     ECC. 

inancante  nel  greco.  Egl'i  voile  perlanto  scrivcrc  oipig  con  un  o  lungo ;  ma 
perche  i  Greci  dappoi  usarono  di  proniinziarlo  hrcve,  si  lascio  in  Oinero 
romici-oi),  nienti-e  vi  si  sarebbe  dovulo  sosliluire  I'w. 

2  2.  Le  cose  siuqui  ragioiiate  baslino  a  rcndere  ragione  ,  perche  io 
pigliaiido  a  parlare  dei  greci  dialetli  non  faro  inenzione  dcirOmerico  , 
che  io  credo  essere  fattura  dc'  Rapsodi  compila  da  Pisislrato.  Gia  da 
gran  tempo  io  professava  tacitamente  una  tale  opinione  ;  avendo  poi 
non  ha  guari  lette  queste  poche  parole  del  MuUer  i  Jonismi  del  dia- 
letto  Omerico  mi  seinbrano  introdotd  dalle  scuole  de' Rapsodi  ,  che 
prevalsero  (i),  io  presi  coraggio  a  pubblicare  il  mio  pensicro  ,  corro- 
boraudolo  con  quelle  prove,  che  prime  si  apiiresentarono  ,  e  possono 
venire  accresciule  da  allre. 

23.  Diliberatomi  cosi  dall'incommodo  dialelto  d'Omero  ,  che  perpe- 
luamente  avrebbe  conlraddetto  a  tulle  le  proposizioni  le  meglio  fondale 
suUa  storia  ,  e  suUe  lapidi ,  posso  omai  come  cerlo  slabilii-e  ,  che  la 
prima  lingua  dei  greci  fu  I'Eolica  aspra  ,  e  rozza  (2)  ,  donde  nacque 
ii  Dorico,  il  Jonico,  e  I'Atlico.  E  tal  ordine  appunto  io  seguilero  nella 
storia  de' dialelli  ;  se  non  che  per  essere  TEolico  afliue  al  Dorico  ,  io 
parlando  di  cpiesto  \i  comprendero  pur  qucUo,  imitando  Erodoto  (3), 
che  sotto  il  nome  di  Dori  congiunse  amendue  le  schiatte.  Siccome  poi 
la  natura,  gli  studii,  e  gli  ordini  d'una  nazione  necessariamente  influis- 
cono  sul  suo  parlare  ,  prima  di  scendere  alle  forme  dei  dialetli  gio- 
vera  toccare  delle  essenziali  qualitJi  e  difl'erenze  delle  tre  stirpi  greche. 

24.  Principale  scopo  d'ogni  Dorica  cosliluzione  si  era  Tintrodrn're  in 
singolt  i  suddili  una  tale  uniformita  di  massime  e  d'  opinioni  ,  ed  un 
tal  comune  indirizzamento  di  azioni  ad  un  mcdesimo  fine ,  che  rendesse 
la  nazione  tutla  come  una  sola  persona  morale  ,  che  avesse  una  sola 
volonla,  come  una  sola  mente.  E  siccome  il  formar  I'uorao  intemo  non 
si  aspetta  agli  ordini  eivili ,  ma  all'educazione  morale,  che  previene  il 
giudizio  coUaulorita  delle  massime,  e  conlempera  la  naUua  per  mezzo 
delle  abitudini  ,  percib  gli  ordini  Dorici  contencr  dovevano  un  uielodo 
di  educazione  comune  ,  quasi  di  figliuoli  allevali  sotto  il  letlo  palerno. 


(i)  MuUcr  The  Dorians  vol.  II.  p-  385.  nota  c.  ^roscguir6  a  cilarc  tal  vcraionc  Inglesc  publjli- 
caU  in  Oxford  i83o. 
(a)  Boeckh  Corpus  Inscript.  Grace.  1.  71:.  Mullcr  The  Dorians  1.  i.  sq. 
(3)  Herodotus  I.  56. 


DI    AMEDEO    PEYROM.  289 

lafatti  Sparta  c  Creta  ,  die  jiiii  tcnacemente  consei-varono  intnlla  la 
primitiva  forma  Dorica  ,  ci  si  appresentano  coiiie  Una  famiglia  ,  die 
raccolta  a  ])ranzi ,  ad  esercizii ,  eel  a  ricreazioni  comniii,  rice ve\a  pure 
una  cilucazioiic  distinta  in  varic  dassi ,  fissa  e  progressiva  per  ogni  eta 
senza  cschulcrc  la  vecdiiezza  incdesima.  Silenziosi  i  Dori  vi  udivano  le 
massiine  ,  die  loro  si  inscgnavano  come  preziosa  tradizione  dcgli  a\i  ; 
il  nomc  di  cpirsti  l)aslava  a  eoiisecrarne  la  vcrit'i  ;  e  I'csposizione  del 
pratici  esempi  dali  dai  maggiori  valcva  a  consolare  con  istorici  racconli 
i' aridila  d'un  iiisegnamcnlo  ,  die  iion  aminelteva  discnssione.  Cosl  si 
intrecciaya  una  catena  di  depciidenza  ,  per  cui  no',  varii  gradi  gli  uni 
nbhidivano  agli  altri  ,  insino  a  die  i  supremi  magistrati  dipendevano 
dalle  avite  Iradizioni,  privi  Uilli  di  liijcrla  iiidi\)diialc  non  die  iielle 
azioni  iiia  nel  pensierO  ,  ligii  tulti  all'  anticliita ,  eil  iminoliili  meiitrc 
scorreva  il  Ictnpo  novatore.  Assicurala  per  tal  niodo  rimmobilita  della 
nazione  contra  le  cause  interne  novatrici ,  si  provvide  contra  le  esterne 
si  col  vielare  ogni  eammercio  e  viaggio  ,  e  si  ancora  colia  Senelasia. 
Coraandava  questa  di  escludere  dai  Dorici  territorii  tulte  le  Iribu  e 
razze  ,  die  diversamente  seutissero  e  \ivessero.  Oltraccio  la  religione 
dei  Dori  pendeva  assai  pii\  verso  I'ideale  ,  die  non  verso  i  sens).  Con- 
ciosiadie  consideravano  gli  Dei  non  come  Tapoteosi  dun  ohbiello  fisico 
e  della  natura  estertia  ,  ma  si  d'un  pensiero  ,  o  d'una  umana  azione. 
Tal  cullo  onorevole  agli  Dei ,  cd  approvato  dall' oracolo  d'Ainrnone  (i), 
che  lo  antepose  agli  slarzosi  c  scnsibili  ritl  delle  allre  slirpi  gredie  , 
confermava  vieppiu  i  Dori  nella  natura  mcditativa  c  studiosa  dcllideale. 
Ora  tal  silenzio,  tal  meditazione,  e  tal  tetidcnza  alio  astraltezze  cadcndo 
in  nature  fisicamente  vigorose  dovevano  tanlo  piu  faoilinente  prodnrre 
I'entusiasmo ,  quanto  memo  la  nazione  collivava  la  logica  ,  e  divagavasi 
negli  sludii  tli  lusso  ,  o  nelle  niorbidezze  della  vita  esterna.  E  infatti 
I'entusiasnrio  quel  trfisporto  deU'aniina ,  con  cui  si  sublima  alia  contem- 
plazione  d'una  idea  ,  la  pone  in  ciina  d'ogiii  allro  pensiero ,  la  adora  , 
e  le  oflre  se  medesima  in  olocausto.  Pertanto  se  la  stirpc  Dorica  doveva 
pei  suoi  ordini  civili  e  religiosi  riuscirc  cntusiasta,  e  se  la  lingua  ddl' 
entusiasmo  e  la  lirica,  facilincntc  si  intende,  perclie  i  Dori  sieno  slali 
ab  anlico  c  sempre  i  sovrani  lirici  della  Grecia. 


(1)  Pseudo-Plato  Alcibiad.  U.  p.   i.|8.  MiiUcr  The  Dorians  I.  45'i- 

Serie  II.  Tom.  i.  3^ 


3f)o  omr.iNF.  Ecc. 

ii).  Qui  fi»  fl'uopo  tUslingiicfe  gli  iniii  epioi  ilai  lirici.  Beusi  Oinoro 
ed  altri  Joni  coniposcro  iiiui  nel  loro  dialctlo,  ma  qucsli  in  versi  esa- 
metri ,  oil  eleglaoi  ,  canlali  pero  con  una  musica  n-cilativa  ,  e  scon)|)a- 
"iiali  ila  ogni  inanicra  ili  (laiizc.  Essi  juTclio  narrativi  ,  iliclascaliri  ,  <■ 
pipni  (li  tlescrizioni  lU  obbictli  eslerni ,  o  di  talli,  lueritameiuc  si  delil)oiio 
anche  pi'i-  la  materia  chiamare  inni  cpici.  Tali- sono  gli  iuni  d'Omero  ; 
tal  I'  inuo  ad  Kcatc  ,  die  il  didascalico  Esiodo  inseri  iielia  sua  Teogo- 
nia  (i);  <?  tali  ancora  tpielli  di  Olcno  ,  di  Pamfo  ,  di  Boeo  ,  e  di  Fc- 
monoe  scritti  in  esainetri  >.  nci  quali  iiarravatisi  fiivole  ,  gU  uflizii  degli 
Dei,  e  le  origini  dei  tetnpli ,  e  dei  riti- (2).  Infatli  Tesamelro  e  il  verso 
uarralivo,  clic  da  Omero  vcnne  conseorato  all'epopea,  ne  ebbe  la  pro- 
pria musiea  ,  c  riinase  pero  sempre  slorico  ,  didascalico,  e  proprio  piu 
dei  Joni ,  rhe  non  dei  Deri;  Ma  il  vcro  entusiasmo  rifuggeiido  si  dalle 
iiarrazioni  ,  come  dalla  monotona  uniformila  del  metro  ,  creo  1  inno  li- 
rico.  Qtianlo  tratliene  raninio  nel  mondo  esterno ,  come  i  racconti  dei 
fatti,  e  le  descrizioni  degli  obbielti  sensibili,  tulto  cio  ingombra  e  frena 
linipeto  deU'entusiastno  ,  che  delle  sole  impressioni  interne  occupato 
anela  a  manifestare  fpiauto  senle.  Narrano  forse  i  cori  nelle  tragedie  ? 
Essi  ripptono  i  scntimenti  ,  che  il  drama  dee  destare  negli  spctlalori. 
Pindaro  dcscrive  egli  le  corse  e  i  giuochi  ?  Da  una  idea  trasvola  allallra 
con  transizioni  anzi  menlali  ,  che  scritte  ,  e  deliba  i  senlimenti  sorti 
nel  sno  animo  ,  accennaiido  appcna  quelle  cose  e  qiiei  falti  sensibili  , 
che  li  originarono.  Cos\  gli  inni  lirici  si  occupano  delle  idee  ,  menlre 
gli  epici  raccontano  fatti  e  descrivono  obbielti.  Ma  Ventusiasnio  sdegna 
ancora  la  monotonia  del  metro ,  e  vuole ,  che  il  verso  si  informi  dalla 
varia  armonia  del  pensiero  ;  cppero  Orazio  celebrando  Pindaro  ,  che 
per  audaces  nova  dithjrambos  vei'ba  dc\'olvit,  losto  come  naturale  con- 
seguenza  soggiunge  numerisqiie  fertur  lege  solutis  (3).  Quindi  i  lirici 
studiosamente  escludcvano  dalle  loro  strofe  i  meiri,  che  appartenessero 
ad  altri  generi  di  poesia  ,  conic  a  dire  I'esamelro  eroico  ,  il  giambico 
scenico  ,  il  tetranictro  anapestico  ,  il  trocaico  o  giambico  scenico  c  si- 
mili  ''4).  Nel  disdcgnai-e  poi  i  versi  dcU'epopea,  dell'elegia,  e  dei  drami, 


(i)  Hesioilus  Thcogon.  4"-4-''*- 

(2)  Kicsrl  dc  Hyiiino  ia  Apollincm  Ilomerico.  Beroliui  i83j  pag.    i;.  S'|. 

(3)  Hor.ititis  Od.   IV.  2    to. 

i'5)  6ocL-l.li  dc  nietru  Piiidari  p.  i;5. 


DI  AMEDEO  PEVnON.  2()l 

••ali  «,'  rliiaro  ,  clic  i  lirici  nc  ricusavano  eziaiiilio  la  inusica  ,  eil  una 
niiova  se  nu  foniiai'ono  ,  che  armonica  col  pcusiero  invilava  aiichi;  i 
coi'i  ad  ari'oinpagnarla  co\le  ilanze.  Ed  in  cio  cousiste  I'csrliisivo  camt- 
tcre  di'lla  lirica  Dorica.  Imperocche  sc  per  lirira  si  inteiide  (picUodi'  , 
('III!  sulla  lira  caiUavasi  ,  an(!;lie  ii  Jonico  Auacrcoiite  fu  liricu  con  tin 
metro  a  lui  pcculiare.  Ma  se  a  quosto  carattere  dulla  lirica  noi  aggiiin- 
{;;iamo  quello  ili  csscre  cseguita  da  cori  con  danzc  ,  allora  qucsla  .s|if- 
zie  e  al  liilto  propria  doi  Dori ,  cosiccliu  lirica  Dorica,  ed  Orchesticu  , 
fhc  noi  direinino  hallabile ,  sono  assoliilamentc  sinoniine.  Lo  slfsso 
j^enere  di  poesia  qnando  era  ballalo  ,  e  quando  no  ;  ma  sc  tali  <-arini 
componcvansi  per  venir  esegniti  dai  cori,  non  solainenlc  vi  si  inlrodu- 
cevano  le  slrole ,  le  anlislrolc ,  e  gli  epodi,  ma  ancora  il  Dorisnio  della 
favella  era  piu  frcqiiente,  severe,  cd  antico.  Abbiano  pure  alcuni  po- 
chi  Joni  canlalo  con  Jonica  favcUa  sulla  lira  [  il  solo  Anacrconlc  a  noi 
pervenne  ]  ,  Uitlavia  i  ])iii  di  essi  anclie  nella  lirica  niclica  predilesscro 
il  dialelto  Dorico  ,  e  nella  lirica  orcheslica  niuno  compose  mai  un'  ode 
con  i  cori  scnza  che  I'idioma  fosse  Dorico  ;  quindi  sono  Dorici  i  cori 
nclle  tragcdie  Alliche. 

•26.  Dislinta  cosi  la  lirica  propria  dall'impropria,  e  quclla  orcheslica 
dalla  semplice  melica  ,  dico  ,  che  i  Dori  si  segnalai-ono  nella  prima. 
\lceo  ,  Alcmane  ,  Arifrone  ,  Corinna  ,  Epicarmo,  Ei'iuna  ,  Ibico ,  Sall'o 
Sintonide  ,  Slcsicoro  ,  Telesilla  ,  Pindaro  ed  allri  furouo  lulti  Dori  ; 
mentre  i  Joni  o  componevano  soli  inni  epici  nel  loro  dialello,  od  ana- 
creontiche  ,  ovvero  se  alia  sublime  lirica  si  inualzavano,  cantavano  do- 
ricamcnle  ,  come  Bacchilide  Ceo  (j)  ,  e  gli  Atlici  nci  cori  delle  loro 
iragcdie. 

ar.  Da  talc  studio  dei  Dori  derivano  parecchie  couscguenze,  che  niegho 
illustrano  l' indole  della  nazione.  Nella  lirica  le  idee  si  altingono  alle 
prime  nozioni  altissimc  deU'aninia,  quindi  lo  studio  di  una  (ilosoiia  idea- 
listica  Pilagorica  ,  che  solo  si  occupa  del  mondo  eslerno  per  ricondurlo 
per  via  di  nuuicri  airarmonia  universale.  I  recondili  |)cnsieri  vogliono 
cssere  consolati  ed  illuslrati  coUa  realta  della  vi(a  ;  quindi  lo  sludio 
della  storia  ,  non  gia  di  quella,  che  scientifica  concatcna  le  cause  cogli 
cHetli  ,  ma  della  mitologica,  in  cui  dominano  gli  Dei,  gli  Eroi,  il  fato. 


(i)  BacchylidU  Cci  fiagmcnla  ed.  Ncuc  jiag.  8. 


2C)3  OIUGISE    ECO. 

Perche  iiiai  ,  iliceva  Socrale  acl  Ippia  (i),  iu  doUissiino  tovnasti  dai/a 
ricca  Lacedemone  senza  iin  lucro  alia  tua  sciciiza  corrispondente ! 
Potevi  pure  cola  esporve  il  lito  alto  sapere  iiitonio  agli  aslri  cd  ai  nipti 
celcsti.  Ell  Ippia :  /  Lacedemoni  iion  ioj/ioiio  di  udive  astvonomia. 
Forse ,  rijjigliava  Sociate ,  avranno  amata  iiieglio  la  geomctria  '  Al  quale 
Ij>pia  :  Oibo  ;  a  dirtela  pocld  v'ha  ,  die  sappiano  conteggiave.  E  So- 
crale proseguiva:  Per  awentura  avranno  predUctta  quella  tua  dotirina, 
in  cui  aculisiiino  tuUi  soprawanzi ,  della  qualita  delle  lettere  ,  delle 
sillabe,dei  rltmi,e  delle  armonie?  =  Che  armonia?  die  lettere?  I'ispon- 
deva  Ippia.  AUora  finalmenlc  SocvjXe:  dim  mi  tii  dimque  ,  dacdie  io  nol 
trovo  ,  die  mai  i  Lacedemoni  si  dilellino  a  udire  ?  Ed  Ippia :  Delle 
stirpi  degli  eroi,  e  degli  uomini,  delle  antiche  popolazioni ,  delle  citla, 
come  ab  antico  furono  jhndate ,  ed  insomnia  di  liUta  t antichilk  sentono 
avidamente  a  parlare ,  cosicdie  io  per  amor  loro  fui  obbligato  ad  im- 
parare  e  studiare  sijfutte  cose.  Ho  volute  intero  arrecare  qncsto  passo 
classico  iiUonio  agli  sludii  dei  Lacedemoni,  per  dimostrarc ,  clie  essi 
non  curaiUi  delle  scicnze  posilive,  della  i-ettorica,  e  di  tuUa  la  dottrina 
dei  SoGsti  preiulevaiio  singolar  diletto  della  anlicliila.  E  siccome  in  sul 
crepuscolo  della  sera,  quando  i  giusli  coiifuii  degli  obbieUi  ondeggiano 
ineerti  fra  la  sorgenle  nelibia,  quello  e  il  piii  propizio  tempo  per  vcdere 
realinente  quanlo  piii  giovi  al  meditar  fantastico;  cosi  la  storia  dei  secoli 
anneljbiati  dal  tempo  sommameute  gradiva  all'imaginoso  Doro,  il  quale 
iiou  la  realta  dei  falli  voleva  compassai-e,  ma  bensl  vedervi  quell' idealc, 
che  ei  vezzeggiava  col  pensiero.  II  volgar  cittadino  vi  vedeva  quanto  I'oi"- 
goglio,  gli  inieressi,  e  i  pregiudizii  della  nazione  suggerivano  alia  sua 
fantasia;  il  pocta  poi  canlava  quegli  stessi  argomcnli  suU'antica  iinmu- 
tabil  cetra  di  selte  corde. 

28.  Dalle  cose  sin  qui  ragioiiatc  puossi  concliiudere  ,  che  i  Doii  si 
occuparono  delle  idee  ,  come  i  Joni  delle  cose  e  dei  talti.  Quesli  furono 
slorici,  epici,  e  scriltori  d'iuni  narrativi ;  qucUi  si  occupavano  di  lirica, 
e  di  iilosofia  Pitagorica.  Ognuna  delle  due  razze  corroborandosi  vicpjtiu 
col  tempo  nello  studio  assortito  alia  sua  indole  sanci  inalterabilnienle 
i  mezzi ,  e  gli  accidenli  afiini  ai  componimenli  noedesitni ,  dico  la  mu- 


(1)  PUto  Hlfptas  mai.  285. 


1)1  AMKDRO   PEYRON  2g  3 

sica  ed  il  lUalctto.  Come  non  sarebbcsi  lolleralo  ,  che  un  inno  eiiico 
veiiisse  acrompagnalo  da  musica  Uorica ,  c  viccvcrsa  ;  cosi  il  diulclto 
Jonico  era  richicslo  nogli  imii  e|iici  ,  conic  il  Dorico  nei  lirici  e  nei 
coi'i ;  e  cosi  ancora  la  storia  detlavasi  ncl  volgare  dei  Joni.  Le  idee 
concotnitanti  soguirono  I'idea  principiale.  Esamelro  ,  ek-gia,  musica  Jo- 
iiica  ,  sloria ,  e  dialello  Oinerico  diveiincro  siiioiiimi  e  idee  f'ra  lore 
coniicssc  ;  lirica  ,  musica  Dorica,  e  dialelto  Doi'ico  diveniiero  del  pari 
eqiiivaleiiti.  Jip|)er6  I'Eolo  Esiodo ,  Parmenide  Eleate,  Einpcdocle  Agri- 
gentino,  Teognide  Megarese  scrissero  esametri  didascalici  in  Jotiico  ;  a 
cui  si  possoiio  aggiimgcre  Eiunelo  di  Coriulo  ,  Augca  di  Trczcne  ,  Pi- 
sandro  di  Rodo,  Cinetonc  di  Lacodemono,  Paniasi  d'Alicariiasso  ,  Lesche 
Leshio,  tuUi  Deri,  die  composcro  poesie  epiche  neU'cloquio  d'Omero. 
AH'incontro  Bacchilide  Jouico  ,  pcrch^  lirico  ,  canto  doricamente  ;  cd  i 
tragici  Attici  volcvauo  Dorici  i  cori.  Quindi  aucora  Erodolo  doppiamente 
Dorico  si  per  Alicaniasso  sua  patria  ,  e  si  per  Turio  dove  scrisse  cd 
esule  fece  lunga  dimora ,  detto  uel  vernacolo  dei  Joui  la  sua  storia  ; 
e  prima  di  lui  Ellauico  Lesbio  ,  lasciato  il  volgare  di  Sallo  sua  concit- 
tadina  ,  in  prello  Jonico  compose  le  sue  storie  ,  come  anche  ionica- 
nienle  scrissero  tntti  gli  storici  antcriori  ad  Erodoto.  Gli  Attici  dipoi 
cominciarono  a  deltare  la  storia  nei  proprio  volgare  ,  e  vennero  imitati 
dagli  storici  delle  altre  stirpi.  Se  non  clie  menlre  Tucidide  scriveva  at- 
ticamente  ,  Antioco  Siracusano  ,  eppero  Dorico  ,  ignorando  ancora  il 
nuoNO  dialetto  della  storia,  pubblicava  ncl  Jonico  cloquio  i  nove  suoi 
libri  delle  storie  della  Sicilia  c  dell'Italia  (i). 

2g.  Stabilita  cosi  I'indole  della  slirpc  Dorica,  e  la  sua  letteratura,  si 
intendcra  piu  facilmentc  la  storia  della  sua  lingua.  !Nata  la  greca  favella 
dai  duri  Pclasgi  couscrvo  in  luUe  le  Doriche  nazioni  una  parte  tli  quclla 
asprczza  e  scverita  primiliva,  per  cui  Platone  (2)  aiFermava,  che  Tanlica 
lingua  de'  Greci  paragonata  con  cjuella  de'  suoi  tempi  suonava  come 
barbara.  Amavano  i  Dori  le  piu  gra\i  e  sonore  vocali,  come  !"«,  e  Isj, 
onde  il  loro  largo  pronunziare  a  bocca  aperUi  venne  denominato  -).«- 
Tcfao-jtiog  ;  laddoAC  i  Joni  preferivano  le  vocali  piu  moUi  e  graziose.  Lo 
scontro  di  qiieste  era  evilalo  dai  Dori,  uia  gradilo  ai  Joni ,  i  quali  pero 


(1)  Clinton  F;isli  HcUcnici  pag.  383. 
(a)  Plato  Cvatyliis  p.  4ai. 


31)4  ORIGINE    ECC. 

Ciiroiio  i  pi'iini  a  sojipvimcrc  raspirazionc  Pelasgica  ,  clic  ilagli  Eoli  <■ 
(lai  Dori  conscrvala  cliiamossi  dappoi  Digamma  Eolico  (i).  Per  lo  coii- 
Irario  lo  scout i"0  di  piu  consonanli  odialo  tlallc  allrc  slirpi  grcclic  siio- 
nava  gradito  ai  Dori,  ondc  il  particijiio  riSivc,  i'  Vsvg  in;  c  ])er  lu  slessu 
oagioue  le  preposizioni  x«t«,'i<v«,  nou  perdeVano  I'ultiina  lore  vocale 
auclie  avaiiti  una  Colisonante.  I  Don  prcfcrcndo  le  aspre  alle  dolci  con- 
sonanti  rliiatnavano  spuria  [  X!'j3o'v5)>cv  ]  il  c  [  am  ]  ,  e  lo  evitavaiio  per 
niodo  ,  che  alcuiii  lirici  sci'issero  odi  privc  di  lal  clcnicnlo  ;  ejipei'o  si 
11  V  ,  comic  le  affini  sibilant! ,  le  scainbiavario'  iri  dltre  Icllere  ,  e  singo- 
lat'ineutc  nel  diiro  p,  ovvci'o  sopprlmevaiio  tal  sUdno  talora  scnza  corn- 
jienso  ,  e  talora  soslilucndovi  una  aspirazionc.  A  lal  preferenza  di  aspra 
jironunzia  pare^  che  si  o])ponga  la  loro  parsiuioiiia  nell'  usare  le  letlere 
aspirate  ;  eppure  piu  lunganiente  frai  Dbi'i  conSfervossi  I'liso  del  digamma, 
ilie  non  presso  i  Joni.  Quindi  io  conghietturo,  che  essi  scliivi  del  grazioso 
aspirare  del  Joni,  invece  del  e,  del  yj,  e  siiliili,  scrivessero  le  tenui  n, 
e  /.  per  amore  di  anlicliita,  iiia  pronunziandole  duvamente  quasi  v'inse- 
rissero  un  dij^amma.  Finalnientc  le  parole ,  che  accenluale  snll'  nlliuia 
spiccavano  briose,  i  Dori  le  pronunziatano  boirsiccento  suUa  peniilliina 
oiule  furono  chiamati  ^oipiiyrci  (2). 

3o.  Alia  lingua  niaesiosa  e  sevei'a  corrispondeva  conforme  1'  armo- 
nia  ,  che,  per  testimonianza  di  Platonc  (3),  iiiiitava  le  voci  e  gli  accenti 
dell'uomo,  che  in  una  fazionc  di  guerra,  od  in  qualnnque  forte  fatto, 
Aaloroso  si  cimenta  ad  incontrare  ferile  e  la  morlc  medcsima.  Ed  al- 
trove  (4)  paragona  I'nomo  forte,  probo,  e  lemperante  coll' arnionia  Do- 
rica  ,  che  dice  essere  la  vera  Grcca.  Che  pin?  Aristolele  scrive  (5)  in- 
tnrno  alt  arnionia  Dorica  tutti  confessano  ,  die  essa  e  sedntissima  ed 
lia  modi  virili.  Qnindi  Daraone  inusico  (6)  stando  una  volta  presso  luia 
(laulista,  che  secondo  il  Frigio  modo  suonava  a  certi  giovani  iibbriachi, 
(he  danzavaiio  all'impazzata  ,  coinandolle  di  suonare  doricamente,  e  to- 
slo  i  giovani  ccssarono    da    c[uegli    iucongrui    moli.   Ma    per    conservare 


(1)  Hermann,  ad  Hymn.  Homer  p.  91.   Boeckh  Corpus  insciij'l.  Grace,  p. 
(a)  Reiz  dc  Inclin.  Accenlus  p.  107. 
(3)  Plato  R.publ.  111.  399. 
^4J  Plato  Laches  p.    188. 

(5)  Aristotelcs  Politic.  Vill.  7. 

(6)  Galenus  de  Hippocr    cl  Plat,  dogin    IX.  5 


1)1  AMEDEo  pF.YnoN.  ay!) 

fjucsla  iniisica  i  Dori  ricusnrono  (,U  {(cqettare  i  nuovi  sli'oincnli  Jouici,  ch(^ 
Platone  chiainava  ncciSiig  op-/ayx  del  scherzo;  eppcro  riprovaroiio  le  corde 
die  Friiii  e  Timolco  ayevf^no  aggiiiiilc  allu  su'tle  tlclla  cetra.  E  scljbeiic  il 
(Iccrcto  conlro  Tiniotoo.  non  seinliri  aulcnlico  (i),  lutlavia  esso  ci  puo 
atlcstare.  il  fatlo  ed,  i  piiucipali  tnotivi  della  condanna  di  Timolco,  quali 
volgariiicule  si  supponcvaiio.  Cos!  la  lingua  e  la  musica  dei  Dori  con- 
cordavano  iii'l  carallfi'C  dt'llo  da  Piiuiaro  (7£avc;Ti(T5j  (2)  ^ravissinio.  Tullo 
lie'  Dori  era  vcncrando,  come  Taura  ch<;  .spira  dagli  aiUichi  iiionumenti, 
Uilto  era  coiiciso  a^itorevolc  con(ic  la  voce  dulla  coscienza,  astratto 
quaiilo  i  nuineri  di  Pilagora  ,  e  sublime  come  la  lirica. 

3 1.  l\Ia  r  oiiuipotcuza  del  tempo  deludeudo  ie  Dox'iche  prccauzioui 
per  conscrvarc  iininolj^lc  la  lingua  ,  la  divisc  e  suddivise  in  molti  dia- 
letti.  Altro  e  il  pavlare  del  Crctesi  ,  cosl  Gregorio  CoriDzio  (3),  allro 
qitello  del  Rodii ,  divei'so  il  vernacolo  degli  Argivi,  e  diffkrente  ancora 
quello  dti' Lacedcmoiii.  Ai  (piali  aggiuiigausi  gli  ttoli,  gli  Arcadi,  i  Beoti, 
i  Corinzi,  i  Crctesi,  i  Megaresi,  i  Lesbii ,  gli  Egiiieti,  i  Sicioni,  i  Si- 
riliani  ,  i  Tcssali  ,  i  Bizaiitini  ,  ed  altri ;  le  dillcrenzc  dei  quali  dialetti 
ci  furono  iiotate  dal  Maiitaire  (4)  c  dal  Miiller  (5).  Parecchie  bensi  ci 
rurono  tramandate  dalla  sola  tradizione,  ma  di  molte  possianio  far  giu- 
dizio  uoi  medesiini  leggendo  ,  e  confrontando  le  opere  e  Ic  iscrizioni, 
che  il  tempo  non  c'invidio.  Singolare  e  il  dialetto  Beoto,  di  cui  il  Boeckh 
detto  un  particolaie  trattato  (G) ,  che  compilo  sulla  fede  dclle  iscrizioni 
sinora  conscrvate.  Esso  si  dill'erenzia  dal  Crclese,che  il  lodalo  Boeckh 
prese  pure  a  disaminare  separataniente  (r).  Amendne  si  distinguono  dal 
vnlgare  degli  Elci ,  di  cui  un'anlico  patto  ileH'Olimpiadc  5o  a  noi  per- 
vennc  (8).  Tulti  rpicsti  diileriscono  dal  Lesbio  dclle  odi  di  Sallo  ,  dal 
Megaresc  che  Arislofane  introdussc  in  una  scena  degli  Acarni  v.  ■jag. 
sg. ,  dal  Siracusano  conservatoci  da  Teocrito  in  alcuiii  Idillii.  Cosl  ogni 
provincia  Dorica  aveva  un  particolare  idionia,  come  ogni  provincia  Ita- 


(1)  MuUcr  Dorians  II.  p.  336. 

('j)  Pindjii'i  Scbol.  ad  Olyrap.  I.  aS. 

(3)  Grcgorius  Corinth,  de  Dialcctis  ed.   Schaefcr  p.  394- 

(4)  De  Dialcctis  linguae  Graccac  ,  cd  Sturz. 

(5)  MuUcr  The  Dorians  11.  p.  484. 

(6)  Boeckh  Corpus  Inscript.  Graccar.  I    p.  717.  sq. 

(7)  III.  II.  p.  401. 

(8)  Id.  1.   p.   2f>. 


3g6  ORIGINE    ECC. 

liana  lia  il  siio  gcrgo  speciale.  Tal  lingua  popolare  non  solamenle  ei-a 
adoperata  dai  Dori  nclle  loro  pubbliclie  iscrizioni  ,  di  ciii  alcuiie  sino 
alia  nostra  clh  porvenncro,  ma  aiicora  fu  svolta  e  nobilitata  da  proprii 
scrittori  ;  cosi  Cipscla  scrisse  in  firetto  Crctese  ,  Alcmane  e  Sojvonc 
si  valsero  del  volgare  Laconico  (i).  lipicarmo  ndoperd  tantico  DoHco 
aspro ,  ttunido,  e  difficile  ad  intendersi  (2)  cioe  il  Siciliano,  nella  (jual 
isola  I'u  allevato ;  nel  mcdesimo  dialctto  furono  pure  scrittc  le  Icggi  di 
Diocle  (3).  Sallo  iiso  il  Lesbio  ,  Corinna  il  Bcolo  ,  anzi  il  Taiiagreo  ; 
Dcrcillo  scrisse  nel  sermone  Argolico  (4) ,  c  Chilonc  nel  Laconico  (5). 
!Ne  la  cosa  poleva  osscre  altriinenti.  Iinperocche  la  stirpe  Dorica  non 
aveva,  siccorae  i  Joni  dell'Asia  minora,  o  gli  Atlici ,  una  citla,  che  per 
j>olitiche  institiizioni  sorgesse  centro  della  nazione,  ma  ognuno  dei  va- 
rii  stati  viveTa  nei  suoi  confini ,  anzi  dentro  la  cerchia  del  suo  munici- 
cipio,  venerando  bensi  Sparta,  ma  senza  mantener  con  essa,  o  con  altra 
Dorica  conlrada  rclazioni  di  commercio  ,  di  tributi ,  di  dependenza ,  o 
t\\  lellere.  Iiupcrocclic  Sparta  contenla  aU'avere  distrulte  le  tirannidi 
nelle  altrui  contrade  ,  per  istabilirvi  la  prediletta  Oligarchia ,  niuna  di 
cssa  voile  rendersi  soggetta  o  tribiitaria  (6).  Mancava  adunqne  alia  stirpe 
Dorica  im  centro  politico ;  mancava  eziandio  il  centro  delle  lettere ,  giac- 
che  la  doniinazionc  e  le  armi  danno  per  lo  piu  legge  alle  lingiie  ed 
agli  ingegni.  Ua  ultimo  argomento  pnossi  aggiungere  derivato  dalla  qna- 
lita  delle  lettere  Doriche.  Questa  Stirpe  attcndeva  singolarmcnte  alia  li- 
rida  non  per  urabratile  studio ,  ma  per  le  feste  popolari ,  in  cui  I'ode 
cantavasi  fralle  danze  dei  cori ;  talchc  la  lirica  teneva  del  mnnicipio,  c 
fomputavasi  come  la  piu  eletta  specie  dei  canti  popolari.  Che  se  era 
popolare  il  componimento  ,  popolare  esser  doveva  I'eloquio,  cioe  il  ver- 
iincolo  del  municipio;  eppero  Corinna  di  Tanagra  nelle  sue  odi  adopc- 
rava  il  volgare  Beoto,  dovecche  nei  carini  epici  accostavasi  al  comune 
Dorismo ;  ed  ajipunto  pel  Beoto  dialetto  delle  meliche  sue  poesie  ella 
vinse  al  paragone  Pindaro  medesimo  ,  come  piu  sotto  direuio.   (j ). 


(i)  Grcgor.  Corintii.  p.  3^i. 

(2)  lb.  p.  359  in  notis. 

(3)  Dioilorus  Siculus  XIII.  35. 

(4)  Vairkciiaci*  in  Adoniaz.  Thcocr.  p.  99.  100. 

(5)  Plutarchuii  conviv.  S.  Sap.  c.  4- 
(G)  Thucyilides.  I.   18.   19. 

(7}  Parlando  di  DialcUi  gioyami  conscgnarc  in  qucsla  nota  una  mia  idea  sul  mclodo  df  studiarli. 


DI    AMEDKO    PEYRON.  21)- 

32.  Pertanto  il  fatto  cd  il  carallere  politico  e  morale  tlcUa  nazionc 
coacortlauo  ncl  dimostrarci ,  die  i  Dorici  scriUori  prccctlenti  a  Pimlnro 
atlopcrai'ono  lutti  il  vcrnacolo  clella  loro  conUaila.  Cos!  cziauclio  dugli 
Italiani  anleriori  a  Dante  raolti  atloperavano  nelle  lore  scritturc  la  favella 
clella  loro  provincia.  Infatti  lo  slesso  Dante  ci  attesla  (i),  che  Guiltone 
irArezzo ,  Bonaggiunta  da  Liicoa  ,  Gallo  Pisano ,  ^lino  Sanesc  ,  c  Bru- 
nette Fiorcntino  atloperarono  idionii  noii  cortigiani ,  imi  proprii  delle 
loro  ciUadL  Dei  Siciliani  poi,  Puglicsi ,  Romagnuoli ,  Padovani,  e  Ve- 
neziaui  cita  canzoni  dcttate  ncl  loro  gergo  (2).  Ne  altrimenti  essci-e  po- 
leva  ;  imperocche  ognuno  scn'veva  pe' suoi  concitladiui ,  e  ncl  princi[>io 
delTartc  gli  autori    non    aspirano    ancora    ad   una    gloiia    estesa  ,   ma    si 

ltd  ih 
pel  dialctto  Dorico  io  vorrci ,  die  si  forraassc  un'antologia  dcrivata  dalle  sole  antichc  iscrizioni, 
f:hc  giuuscL'O  sino  a  iioi  ;  la  loro  Iczione  c  ccrtu  ,  ni^  vi  si  possono  sospcltarc  error!  di  scrivani  , 
cOme  uci  tcsti  a  pcnna.  Infatti  chi  pu6  osscr  certo  dfUa  vera  Iczione  dcllc  odi  di  SafTo  ?  e  frai 
loro  diversi  tcsti  cinenduti  dai  critici  quale  si  dovra  sccgliere  come  tipo  sinecro  da  stiidiarst  ,  e 
farvi  fondamento?  Per  lo  conlrario  i  niarrai  a  noi  pervenuti  sono  raallcvadori  dcU'csattczza  dclla 
loro  lezione.  Codestc  iscrizioni  si  dividano  secondo  Ic  varie  provincic  Dorichc ,  cppero  in  Boole, 
Laconi  ,  Di'lfichc  ,  Corcircsi,  Eubcc,  Lcsbie,  Crctesi  ,  c  siniili.  In  ciascuna  classc  sieno  ordinate 
eronoiogicamciite.  Alle  lapidi  d'ogiii  provincia  si  aggiungano  i.®  quelle  osservazioni  sul  dialclto  , 
le  quali  si  ricavano  dalle  iscrizioni  mcdcsiine  ;  a."  le  tradizioni  dci  gramraatici  su  quel  volgare  , 
Ic  quali  comprcndano  si  le  forme  grammaticali  ,  come  i  vocaboli  particolari  di  qucUa  provincia  , 
ossia  le  sue  glosse.  Le  osservazioni  tcst<^  acccnnatc  si  debbono  fare  sn  quelle  sole  iscrizioni  ,  chc 
olTrono  uii  idioma  dilTormc  dal  Pindaricoj  giaccli*^  le  lapidi  sci'i tie  ucl  Dorico  uobilc  apparlcngono 
alia  gramm;ilica,  di  cui  parlero  fra  breve.  Altrcltanto  si  faccia  pel  Jonico  ,  e  per  I'Attico.  Qiiesta 
Antologia  varra  ad  inscgnare  pralieamenle  e  con  certczza  la  storia  della  Imijua  Grcca.  Imperoc- 
che dapprimu  si  vedono  le  varie  specie  d*un  medcsimo  dialello;  Ic  piu  nivido  cd  asprc  ci  avvici- 
nano  alia  primitiva  lingua  nuulre  dci  trc  niaggiori  dialetti;  Ic  altrc  piu  niolli  ci  additauo  il  pro- 
gresso  verso  i  colli  idiomi.  Quindi  dalle  specie  passando  al  gcnerc  si  diciio  It;  Ire  graramaliche 
dci  Ire  nobili  cloquii  ,  Dorico,  Jonico,  cd  Attico  ,  come  essi  si  trovano  in  Pindaro,  Erodoto  , 
Escbilo  ,  Tucidide  ,  e  ncgli  altri  scrittori  dclla  classica  eta.  Se  non  cbc  in  tat  classe  non  si  do- 
vranno  annoverarc  le  scrilture  dettate  in  dialetti  particolari,  come  a  dire  alcuni  IdillH  di  Tco-. 
crito  in  idioma  Siciliano.  Siccomc  un  dialctto  iUustre  rapprcsenta  Pidea  gcncralc,  chc  sommi  in- 
gegni  seppero  dcrivarc  dalle  diverse  specie  ,  cosi  si  potra  ammirare  I'ingegno  crealorc,  c  Ic  cause 
positive,  che  govcrnarono  U  fonnazionc  d'un  nobilc  eloquio.  Rimane  il  dialctto  poetico.  Le  sue. 
prupricla  non  polcntlo  csscre  capricci  di  liccuziosi  scrittori,  neccssariuinontc  debbono  aver  prccipuo 
fondamento  ncllc  forme  antiche  e  disnsate  ;  ma  qucste  non  ci  giun^craniio  nuovc  ,  quauto  plii 
ricca  sara  I'antologia  delle  auliche  iscrizioni.  Cotal  mctodo  di  studiarc  i  dialetti  uella  loro  specie, 
c  nel  gencre  ,  fa  si  ,  cbc  il  filologo  percorra  la  stessa  via  ,  che  tenne  la  piil  colta  nazionc  ncllo 
svolgimenlo  dilla  sua  lingua.  Le  idee  sono  eerie,  coordinate  fra  loro,  e  si  stampano  nclla  mcnte 
come  «n  ragion.imento.  All'incontro  ogni  altro  mctodo  e  imperfetto  ;  nia  sovra  tullo  e  irragiodc- 
volc  il  porre  nclla  mano  degli  studcnti  Omcro  ,  come  aulore  appropriate  per  rinsegnaraento  dei 
dialetti. 

(0  Volgare  Eloq.   I.   i3. 

(!!)  Ibid.  cap.   11.   1^. 

Serie  II.  Tom.  i.  33 


2Q.S  oniGINE    Ere. 

ronlentaiio  cli  quclla  municipale.  Inoltre  cssenclo  Ic  provincic  disgrcgatc 
fra  loro  per  reggimenti ,  ordini  politici,  intei'cssi,  rivalila ,  ed  odii,  noiv 
v'era  motivo  ,  per  cui  un  Siciliano  i-inncgasse  il  suo  idioma  per  adol- 
tare  (piello  di  Romagna,  o  di  Venczia.  Nel  Picinonte  il  dialello  c  \iu 
solo  ,  inqwanlo  alio  spirito  e  all'  indole  generale ,  ma  si  suddivide  in 
tanti  gerghi  ,  quanle  alineno  sono  le  proyincie  ,  onde  il  Piemonte  si 
componc.  Se  per  Icgge  ci  si  intimasse  di  scriverc  nel  nostro  dialellaccio, 
io  noil  dubito,  clic  in  sulle  prime  il  Vercellesc,  il  Canavese,  I'Asligiano, 
il  Torinese,  ed  altri ,  tiitti  adoprerebbero  il  loro  gergo,  massimamente 
se  fossimo  ancora  sottoposti  a  varii  Duclii,  Baroni,  e  (]omuni,  come  nei 
S€coli  XIV,  e  XV.  Cosl  i  Dori  e  gli  Italiani  fecero  come  faremmo  noi. 
33.Ma  ill  qnal  modo  governossi  Pindaro  nel  formare  il  Dorico  illustre  .' 
Sebbene  parecchi  prima  di  lui,  come  altri  prima  dell'Aligliieri  gia  aves- 
sero  tentato  di  creare  un  nobile  elocpiio  ,  tuttavia  siccorae  i  loro  espe- 
riraenti  furono  piii  o  meno  infelici ,  ed  i  loro  poemi  non  levarono  gran 
fama  di  se,  il  nome  di  creatori  venne  attribuito  ai  soli  Pindaro ,  e  Dante. 
Come  tali  io  li  considerero  ,  riscrbandomi  pii\  sotto  a  dimostrare  ,  che 
essi  soltanlo  pcrfezionarono  gli  altrui  tcnlalivi.  Dico  adiinqne,  die  men- 
tre  nella  Grecia  corrcva  il  provcrbio  Bstcort's;  u;  Beoto  maialc,  e  di  que- 
st© nome  ingiurioso  alia  sua  patria  Pindaro  slesso  ne  appellava  ai  suoi 
versi  capaci  di  redimerne  I'insulto,  come  mai  avrebbe  egli  potulo  usare 
alia  presenza  dei  Greci  il  Beoto  sermone?  Quel  sermone ,  che  Aristo- 
faiie  per  isclierzo  introdusse  nei  suoi  Acarni  v.  868-922  ,  gSS-gGo  (i) 
e  die  noi  leggiamo  nelle  iscrizioni  Beote  rozzo ,  scorretto  ,  riboccanle 
di  lanti  u ,  che  yalsero  a  denominare  uj  la  Beozia  ?  Neppur  egli  avrebbe 
potuto  prescegliere  I'Eleo  e  Io  Spartano  aspro  pei  p ;  il  Lacone  intem- 
peranle  nello  scontro  or  di  vocali ,  ed  or  di  consonanti ;  il  Siciliano 
pieno  di  solecismi  (2) ,  tronco  nelle  sue  forme  alia  maniera  contadinesca 
(3) ,  e  duro  ad  intendersi ;  il  dialetto  di  Laso  ,  e  di  altri  lirici ,  dalle 
cui  odi  era  affalto  sbandila  la  lettera  ?  odiata  da  certi  Dori.  Niun  vcr- 
nacolo  poteva  Pindaro  adottare  senza  caderc  in  una  insoffribile    moiio- 


(i)  Siccomc  I'udicroo  tcslo  di  Aiistofane  pcndcndo  verso  il  comune  Dorismo  dista  355.11  dal 
pretto  Bcolo  dcUe  isi-rizioni  ,  io  credo  pcro  che  sia  state  guasto  dui  copisti  coU'iotrodurvi  forme 
Dorichc  mciio  igno(c. 

(1)  Apulcius  Flor.  II.   i3.  Salmasius  de  ling.  Hell.  p.  4^^ 

(!)  Suidu  ad  S>jpi.  Strabo  VIII.  364.  BeUer  Aaecd.  I    38i 


DI  AMEDEO    PEYRON.  2l)q 

Ionia;  impcrocchc,  quando  uii  popolo  prende  a  vezzeggiare  una  \ocaie 
una  consonantc,  un  siiono  qualunque,  qucslo  invade  tutto  quel  voUiare 
per  nioilo  ila  rendei'lo  monotono.  Quiiidi  per  oUencrc  una  varicla  d'ar- 
inonia  Pindaro  dovuva  scegliere  la  sua  lingua  da  lutli  i  diuletli,  scnza 
prcdiligcrnc  uno  particolarinente.  Cos!  pure  govcrnossi  il  Dante ,  il 
tjuale  per  confessioac  di  Gioauni  Villani  (i)  nel  libretto  de  f^ulgari 
Eloqucntla  con  forte  ct  adorno  latino  ,  et  belle  rugioni ,  riprova  lutti 
i  volgari  iritulia.  Imperocche  al  settenUione  d'ltulia  il  Dante  apponeva 
di  parlarc  con  crudo  accento  (2),  ed  il  Passavanti  allerinava  ,  clie  i 
Lombardi  col  votgare  bazzesco  e  croio  incrudiscono  lufavella  (3).  Dei 
Pugliesi  il  Dante  dieeva  ,  clie  per  facerbita  loro  ,  e  de'  loro  vicini  fanno 
brutti  barbarismi  (4)  ,  ed  il  Passavanti  soggiungeva  ,  che  /  Regnicoli 
dimezzando  dividono  il  dire  con  -vocaboli  dubbiosi  ed  ainbigid  (5).  II 
volgare  de'  Romaui  e  chiamato  dal  Dante  un  tristiloquio  e  piii  sotto  U 
pessinio  de' volgari  (6);  il  Passavanti  poi  osser.vava,  che  i  Romani  coif 
accento  aspro  e  ruvido  arruginiscono  il  dire  (7);  (inaltneulc  alTerinava 
il  Dante,  che  i  Toscaiii  nel  loro  brutto  parl-ure  sono  ottusi  (8),  ed  il 
Passavanti,  che  i  Toscanl  malmenando  la  lingua  troppo  la  insudiciano 
ed  abbruniscono.  Fra  i  quali  I  Fiorentini  coi  vocaboli  squarciali ,  e 
smaniosi ,  e  col  loro  parlare  Fiorentinesco  istendendola  ,  e  Jacendola 
rincrescevole  ,  la  intorbidano ,  e  la  riniescolano  (9).  Cosi  Dante  in  va- 
rii  capi  del  libro  primo  dcUa  Volgare  Eloquenza  riprova  ad  uno  ad  uno 
gli  idiomi  dci  Romani,  della  Marca  d'Ancona,  dcgli  Spolctani ,  dei  JMi- 
lanesi,  Bergamaschi,  e  loro  vicini;  poi  rigetta  I'idioma  Siciliano,  e  dei 
Pugliesi  ;  passa  quindi  a  biasimare  il  Toscano  ,  il  Genovese  ,  il  Roma- 
gnuolo  ;  scarta  il  gei-go  dei  Bresciani,  Veronesi ,  Vicentini,  Padovani , 
Bolognesi ;  c  mcritamente  afTastella  la  mia  Torino ,  ed  Alessandria  coa 
Trento,  e  colle  cittii  propinque  ai  termini  d' Italia ,  che  nonponno  avere 


(0  Villani  lib.  IX.  cap.   i34. 

(j)   Dante  Volg.  Eloq.  Ub.  I.  cap.  XI. 

(3)  Passavanti  Spccc.  Pcnil.  cap.  3. 

(4)  Dante  loc.   cit.  cap.  XII. 

(5)  Passavanti  loc.  cit. 

(6)  Dante  loc.  cit.  cap.  XI. 

(7)  Passavanti  loc.  cit. 

(8)  Dante  loc.  cit.  cap.  XUI. 

(9)  Passavanti  loc.  cit. 


3i)0  ORIGINE    ECC. 

pura  loquela.  Ora  per  teslimonianza  del  cilalo  ^  illani  clic  fecb  I'Ali- 
chieri  nel  libretto  dc  Vulgari  Eloquentia  ?  Egli  rifn'owi  tutti  i  volgari 
(I'ltalia.  Dunquc  roilierno  libro  del  Volgai-  Eloquio  csiionc  e  prova 
(luella  slcssa  opiiiione  di  Danle,  chc  fu  allegata  dal  Villani.  Eppero  a 
Viiicenzo  FoUini ,  che  rivocb  in  dubbio  rautenticili  di  (picslo  libro  (i), 
ben  a  ragione  rispondeva  Gino  Capponi,  che,  se  vi  fu  chi  contraffa- 
cesse  t opera  sua ,  e  da  credere ,  che  e'  non  si  discostasse  da  lid  nelle 
opinioni  (2).  Ed  io  non  dubilo  di  soggiungerc,  che  il  conlradatlore  aveva 
per  lo  meno  un  ingegno  si  potente  ed  analitico  ,  quanto  quello  dello 
slesso  Alighieri. 

34.  Aft'crmando  io ,  che  Pindai'o  e  Dante  riprovarono  Tcsclusiva  au- 
locrazia  di  qualsiasi  volgare  materno  Dorico ,  ed  Italiano  ,  non  intendo 
negare ,  che  essi  ne  abbiano  prescello  nno  per  base  principale  ;  cssa 
perb  non  fu  assoluta.  Che  Pindaro  Beoto  non  abbia  prcdiletlo  il  volgare 
dclla  sua  Beozia  gia  Io  avvertii ,  e  per  confcrmarlo  giovami  riferire  le 
due  segucnti  iscrizioni  Beote  posteriori  di  alcuni  anni  all'  eti  del  gran 
Lirico /ou  apyovroi ,  jxirA;  'InnoSpojj.iu  npozpicc/.oiSi ,  im'pxfiSSi  ...  0; 

iiiioyhxv  Tx;  ro'Xisg  Tcvc/.yperM  i^iouTMptScfv a  ^A^aviiw ,  a{i-iv  y.h  ^o- 

yi'ysjj,  zy;  Htj.vj  mxuq  yx;  x»)  Fj[xt'«?  'innx^^iv  xr;  fKJorelixv  ■/.},  ociy'pxHo'y 
y.h  (X70'jlixv  XYj  nolin'ji  [xri  ipxvxq  liijs-ag ,  xyj  xara  yxv  xrj  xara  3iz).aT- 
Tay ,  xr,  tkXXk  nxv:x  [  6niT:x  v.r,  tu]j  otXhji  npo^inq  (3).  Ne  dissimile  e 
la  seguenle  :  Quvxpyjji  apyovro^ ,  jj-uvog  Qst\ov^ic>) ,  ' hpyixpog  Eiiimla  ra- 
p.iceg  Ey|3w),u  'ApyjSxixu  $0)X£«  yptog  xniSa-Ax  xno  to?  aovyypx^ro  mSa  xw 
r.oliixapyuv  xv;  twv  xariTrrawv  ,  avsloixivog  7xg  Gouyypxfcag  rx;  y.tfxivxg 
nxp'  Eiizpovx  x'rt  <PiSlxv  x/i  RxcrUhiv  m  Tifj-ciisilov  ^ay.Bix;  xv?  AaiJ.c-ihrj 
AuffiJa'^i)  y.h  A'ovuyio'J  Kx^tmSopa  XT,pavelx  xairo  <j/X(ptuixx  tw  $xp.a  (4). 
Cosi  in  altre  lapidi  Beote  tro-viaiiio  Si'oj  per  ^soj  ,  rmyxv  per  ruyr.v  , 
iyavlii  per  £/,5J7i,  tu  per  01.  Chi  paragoni  le  forme  di  queslo  volgare 
Gon  quello  delle  odi  Pindariche ,  anche  le  piii  abbondanli  d'Eolisiiii  , 
troverii  colanla  dillerenza  quanta  passa  tra  un  volgare  della  media  Italia, 
e  I'eloquio  illustre  deU'Alighieri.  Alcuni  dissero,  che  Pindaro  aveva  tra- 


(1)  AUi  dcU'Accad    dclla  Crusca  torn    III.  pag.  3;3  sq. 
(a)  Ivi  pag.  4.17 

(3)  BoecLh  Corpus  Inscript.  Graecar.  torn.  I.  p.  735. 

(4)  Boccili  il).  pag.  74a. 


PI  AMEDEO  PEYRON  3oi 

scello  il  dialello  ili  Lesbo ,  coine  base  della  sua  favella  ;  ma  clii  con- 
fronli  le  sue  oili  con  quelle  cli  Saflb  ,  nc  scorgcra  loslo  la  divcrsita. 
Se  uou  che  invecc  d'indagare  la  scclta  fatta  da  Pindaro ,  cgli  c  j)iu 
giuslo  il  dire,  che  Pindaro  tolse  a  base  del  suo  serinone  qucUo  slesso  , 
che  gia  avevano  adoperalo  Simonide  di  Ceo,  Alceo  di  Mililene,  Stesi- 
coro  d'ltnera,  ed  altri  Dori,  che  jtrinia  di  lui  avevano  tcntato  di  crcare 
il  Dorico  ilhistre.  Cos!  Danlc  accello  come  fondo  precijnio  del  suo  elo- 
quio  quclla  lingua,  che  egli  stesso  attesta  csserc  sUita  adojicrata  da  quelii 
autori  Sicilian!,  Pugliesi ,  Toscani ,  Roinagnuoli,  Bologncsi ,  e  di  altre 
provincie,  che  parlilisi  dal  loro  volgare  malerno  eransi  acroslato  al  par- 
lar  corligiano  ed  illiislre.  Siccome  Pindaro  e  Dante,  anzi  che  creare, 
perfezionarono  un'idea  precedcnle ,  e  compirono  un  bisogno  gia  prima 
sentito  dai  loro  nazionnli ,  percib  non  furono  liberi  nella  scelta ,  ma 
seguirono  il  buon  giudixio  dei  loro  prcdecessori.  Circa  al  Dorico  non 
polrei,  se  non  per  via  di  deijolissime  conghiettui'c,  accertare  la  specie 
deU'idioma  predileito  da  Simonide,  Alceo,  ed  altri;  giacche  i  loro  fram- 
nienti  giunsero  a  noi  per  mezzo  di  copisli ,  che  non  dubito  avranno 
ridotto  al  Dorico  Pindarico  lutle  le  speciali  forme  alquanto  singolari. 
Ma  riguardo  allltaliano  posso  francamente  all'ermare,  che  la  base  dell' 
illustre  eloquio  fu  il  dialetto  Toscano.  Infalti  i  coevi  document!  del 
volgare  Fiorentino  assai  piii  si  accostano  alia  lingua  illustre  ,  che  non 
quelii  di  altre  province  Italiane.  Inoltre  esso,  perche  meno  contaniinato 
da  straniere  fogge  ,  e  piii  oinogeneo  e  regolare  degli  altri.  Imperocche 
la  Toscana  non  limitrofa  a  straniere  nazioni,  ne  stata  mai  da  esse  per 
lungo  tempo  invasa,  meno  di  alti-i  stall  Italiani  dovette  ricevere  strani 
vocaboli  e  modi.  Aggiungasi ,  che  governala  con  ordini  poj)olari  ,  dove 
la  lingua  e  struuiento  di  dominazione,  fu  coslrelta  a  svolgcre  per  tempo 
il  suo  volgare.  Cos!  la  Toscana  libera  da  estere  influenze  educando  la 
sua  lingua  coUo  sviluppo  degli  elementi  a  lei  intemi  e  nativi ,  pote 
forinarla  piii  oinogcnea  e  normale.  Finalmente  parmi  di  poter  raccogliere 
qiicsta  stessa  vcrita  dal  libro  medesimo  del  Volgare  Eloquio  di  Dante. 
Cos!  egli  vi  parla  dei  Toscani ;  per  la  loro  pazzia  inseiisati  pare ,  che 
arrogantemente  si  attribulscano  il  titolo  del  volgare  illustre  ,•  ed  in 
tjticsto  non  solamente  I'opinione  dei  plcbci  impazzisce ,  ma  ritrovo  molti 
uoinini  famosi  awrla  avuta  (i).  Danlc   con  fossa  ,  che  alia    sua    ela    non 

(i)  Volgare  Eloq.  I     i3. 


3o3  oniGiNE  t:cc. 

sulamente  11  jiopolo  ilclla  Toscaiia,  ma  ancora  molti  uomini famosi  eve- 
ilevano,  clie  rilluslre  eloquio  fosse  il  Toscano  ;  la  prclensione  ilci  Fio- 
rentini  ,  su|ieriore  a  cjucUa  dcgii  allri  Jtaliaiii ,  c  un  fatlo  storico^  che 
nil  critico  dee  valutare.  L'arroganza  poi  i;  iin  vizio  bciisij  ma  siccome 
iiiun  vizio  od  errore  puo  essere  senza  un  qualclie  fondamento  di  verita 
[  giacche  il  male  assoluto  nou  esistc  ] ,  Danle  viene  a  dire ,  clie  i  Tos- 
cani  arroganli  esagei'avano  una  fondala  realla.  Di  consimilc  esagerazione 
colpevoli  poscia  i  Salviali,  i  Varolii,  e  tanti  altri  dassici  di  parole,  ma 
11011  d'idee ,  ftirono  causa  ,  che  la  quislione  del  dialelto  preemineute 
couiiuciata  ai  tempi  di  Dante  si  perpetuassc  siuo  a'  di  nostri.  Trasmo- 
darono  gli  uni  con  proposizioni  indegne  di  filologi  e  di  fdosoli,  rispo- 
sero  gli  altri  trasmodando,  e  dissei'o  che  una  nobil  lingua  viveva  e  ere- 
sceva  senza  clie  fosse  alcun  popolo ,  il  cpiale  plcbciamente  la  parlasse. 
Quindi  io  tengo  per  fenno,  che  Dante  stomacato  dall'  arroganza  dei 
Toscani  ncgo  la  loro  proposizione  in  quanto  trapassava  i  limiti  del  vero. 
Cosi  pure  noi  in  leggendo  certe  orgogliose  frasi ,  clie  di  soverchio  ani- 
pliflcano  il  magisterio  delle  parole  ,  anche  a  danno  dellc  idee  ,  siamo 
tentati  di  rifiulare  il  magisterio  medesimo.  Iinperocche  gli  uomini  per 
loro  natura  contrastano ,  c  taluni  cziandio  negano  quell'  autorila ,  che 
non  sa  colla  modeslia  e  coi  ragionevoli  modi  farsi  pei'donare  la  premi- 
nenza.  Del  resto  che  Dante  auimettesse  un  dialetto  speciale  ,  e  parlato 
come  fondamento  dell'  eloquio  illustre  ,  cio  apparisce  evidenlissimo  dal 
capo  XV,  in  cui  esalta  1' idioma  Bolognese  come  il  piii  vicino  al  corti- 
giano.  Chi  non  perdona  ad  un  esule ,  il  quale  porta  giudizio  dei  suoi 
concittadini  arroganti?  La  dottrina  dello  studio  di  Bologna  ,  congiunta 
colla  modestia,  facilmente  preoccupo  il  gentile  intelletto  del  fuoruscito. 
35.  Siccome  il  Dante  riprovo  I'csclusiva  autocrazia  di  qualsiasi  volgare 
Italiano,  ma  da  tutti  trascelse  il  piu  bel  fiore ,  cosi  Pindaro  sciolse  il 
sue  dialetto  da  ogni  legame  dei  particolari  vernacoli  Dorici ,  wavTsXwj 
uviirai ,  scrive  Oregorio  Corinzio  (i).  Quindi  nacque  il  disparcre  dei 
grammatici  circa  al  nomc,  che  dar  gli  si  dovessc.  Gregorio  ed  altri  ben 
vedendo  di  non  potere  rassegnare  il  dialetto  Piadarico  in  una  peculiare 
specie  Dorica ,  lo  deuominarono  conmne  (2).  Eustazio  ed  altri  conside- 


(i)  Gregorius  Cor.  p.  37a. 
^)  Jdem.p.  13. 


DI   AMF.DEO    PEirnoiT.  3o3 

randonc  le  parii ,  ondc  formavasi  ,  confessarono  ,  chc  esso  era  Dorico 
bensi ,  ma  Eolico  pure;  chc  anzi  iion  si  discoslava  dagli  altri  dialelti, 
e  ncjipur  dal  comune  ,  aminetlciulo  ad  un  tempo  alcune  \oci  propric 
della  Bcozia  (i).  II  niedesimo  duhbio  del  nome  venue  pure  in  raenle 
al  Dame  ,  e  riflettendo  ,  die  quanlo  gli  eccoUenli  Italiaui  aveyano  prima 
di  lui  composto  J  tullo  primamcnte  era  uscito  dalla  corte  Siciliana  (2), 
fermossi  di  chiamare  aulico  I'eloquio  (Idle  sue  canliche;  lo  appellb  ezian- 
dio  lUustre ,  perchc  illiuniaanle  ed  illuminalo  risplende  ,  e  districato 
dal  plebeo  rende  illuUri  gli  scrittori  (3);  inoltre  esso  e  di  tuttc  le  citta 
Italianc,  e  non  pave  die  sia  di  niuna,  col  quale  i  rioslri  volgari  tutti 
si  hanno  a  misurare  ,  ponderare ,  e  puragonarc  (4).  Epperb  pigUando 
norma  dal  Dante  potrcmnio  dire ,  die  la  lingua  Pindarica  e  un  Dorico 
lUuslre.  A  tal  dcnomlnazione  si  accosta  I'Hermann  scrivendo:  Qid  com- 
munem  linguam  Pindaro  tribucrunt  hoc  dixisse  censendi  sunt ,  diale- 
ctum ,  qua  iititur ,  singnlari  quodam  temperamento  poene  ex  omnibus 
dialectis  mixtam  vidcri.  Id  quo  modo  Jactum  sit  apertum  est.  Est  enim 
Pindari  dialectus  epica ,  sed  colorem  habens  Doricae  ,  interdiim  etiam 
yieolicae  linguae,  /tliis  verbis  ,  fundamentum  Jiuius  dialecti  est  lingua 
epica,  sed  e  Dorica  dialecto  tanlum  adscii'it  Pin  darns ,  quantum  et  ad 
dictionis  splendorem ,  et  ad  nunierorum  commoditateni  idoneuui  -vide- 
retur ,  repudians  ilia  ,  quae  aut  interioris  essent  ,  out  vulgaris  ,  aut 
certis  in  locis  usitati  Dorismi  (5).  A  tal  sentenza  sottoscrisscro  il  Boeckh, 
(6)  ,  lo  Schaefer  (7),  ed  altri.  Pindaro  adunque  tolse  la  sua  lingua  da 
Omero ,  die  color!  doricamente ,  il  Dante  prese  la  sua  dalle  disperse 
corli  d'ltalla  (8)  ;  lo  stesso  principio  tcorico  governo  amendue.  Vale  a 
dire  il  popolo  crea  la  parte  materiale  dclle  lingue  ,  ma  la  buona  con- 
suetudinc  delle  persone  coite  e  quella,  die  le  purga  e  le  riduce  a  certa 
ed  ordinata  ragione.   Consuetudo  sermonis  est  consensus  eruditorum  cosi 


(i)  A'ai  /loiv  £1  xai  Scufii^ft,  av/^  Bxiora  ii  xa)  atok^ti,  i/juoi  ovSi  tcov  aXKav  JioAixrcov  ant- 
X£T«(  Xoyoi  xoiyiii  ,  xaS-aTTff  ovii  yXoaa&v  i&v  iS/o;?.  Etistathius  Commeut.  Pindaric.  Pracfatio 
[  in  Eustathii  Melrop.  Thc&salon.  Opuscul.  pag.  55  ]. 

(a)  Volgare  Eloq.  lib.    I.  cap.  la. 

(3)  Ibid.  cap.   17. 

(4)  Ibid.  cap.   16. 

(5)  Hermann  Observat.  de  dialect.  Pindiiri  p.  IV. 

(6)  BoocUi  dc  nictris  Pind.iri  p.  a88. 
^7)  Ad  Grcgor.  Curinlh.  p.   la. 

(8)  Volgare  Eloq.  I.  cap.  j8. 


3o4  OniGINE    ECC. 

QuiiUiliano  1.6;  no  allrimenli  Zenone  (i)  la  Grecitu  c  unparlare  pur- 
gato  secondo  Vavte ,  c  non  secondo  la  volgare  constieladine.  Niuno  poi 
e  pill  coUo  tlci  pocli,  sopraluUo ,  cosi  il  Ti;\n\.c  coiifessiamo,  che  sicon- 
i'iene  usare  il  J'olgarc  Illusive  cost  jiella  prosa ,  come  iiel  verso.  Ma 
perche  quelll  che  scrk'ono  in  prosa  ,  pigliano  esso  volgare  illiistre  dui 
poeti ,  percio  quello  ,  che  e  in  versi  rimane  fermo  escnipio  alle  prose 
(2).  Quinili  aflerinava,  che  le  canzoni  di  Cino  ,  e  le  sue  «i'ei'rt«o  in- 
nalzato  il  magisterio  e  la  potenza  del  dire  Italiano  ,  il  quale  essendo 
di  tanti  rozzi  vocaboli ,  e  di  tante  perplesse  costruzioni ,  di  tante  dijct- 
tlve  pronunzie ,  di  tanti  accenti  contadineschi ,  era  stato  da  loro  ridotto 
cost  egregio,  cost  districato ,  cosl  perfetto  e  cii'ile  (3).  La  poesia  esseiulo 
la  maestra  dollc  lingue  ,  Piiidaro  prcsc  il  vocabolario  da  Omero  ,  per 
inodo  che  il  Damm  giudico  di  dover  congiungere  amendue  i  Lessici , 
rOmerico  ed  il  Pindarico.  Scrlsse  egli  lya,  yvvri ,  y-'A ,  p.sTK,  napa,  ^po- 
•jog  ecc.  iuvece  dei  Beolici  t'wyy*:,  |3«y«,  x.yi,  ncSoc ,  nap,  ^pmu'B,  ecc,  usali 
da  Corinna  ,  e  dai  monumeiiti  Tebani ,  cosicche  Pindaro  Beoto  allatlo 
scostossi  nel  suo  eloquio  dal  veriiacolo  della  Beozia  [se  non  che  il  niSd 
raro  si  legge  nelle  odi  Eoliche].  Ai  vocaboli  Otnerici  nc  aggiunse  altri  tolii 
dalla  lingua  universale  dclla  Grecia,  c  adopero  le  voci  ayav  ,  niyri ,  opyh , 
npayij-x,  cxph?  ,  aofbg,  nsptTvi;  ,  mipx  ,  T:6p(ji) ,  ntVng  ,  y_pr,7iJ.6g  ,  y^plGi;  , 
ifi-fifsg,  fpovTt?,  anXixrjg,  ivdnltag,  edaltre,  che  non  s'incontrano  in  Oinero, 
avvegnache  spesso  gli  si  fosse  apprescntata  I'idea  di  lali  voci ,  e  il  de- 
slro  d'adoperarle.  lo  non  dubito  ,  che  alia  lingua  'universale  egli  abbia 
aggiunte  glosse  trascelte  dai  vernacoli  della  schiatla  Dorica,  e  forse  an- 
che  dalla  Jonica  e  dall'  Attica  vicina. 

36.  E  nominando  io  il  vocabolo  glossa ,  di  cui  faro  uso  frequente  , 
tanto  pill  deb!)0  dichiararlo  ,  quanto  piii  1' odierno  suo  valorc  si  scosla 
dall'antico,  e  le  glosse  soniniinislrarono  un  facile  c  giuslo  mezzo  per 
creare  le  lingue  illustri.  Ogni  vocabolo  scrive  Aristotele  (4)  ,  e  o  pro- 
prio  [zupis;],  owero  glossa  [yli>7Tc<'\  .  .  .  io  chiaino  propria  quello  di 
cui  tutti  si  servono  ,  e  yXdJS'jz  quello  in  uso  prcsso  altri.  Cosicche  la 
slessa  voce  pud  essere  ad  nn  tempo  e  glossa  e  propria,  ma  non  prcsso 
le  stesse  persone  ;  poiche  il  vocabolo  "ji'yyvov  [  spezie  di  dardo  ]  e  pro- 

(1)  Diogenes  L.Tcrt.   VII.   I.   l\0. 
(1)  Dante  Volg.  Eloq.  lib.  3  cap.  1. 

(3)  Ibid,  lib.l.  cap.    17. 

(4)  Poetica  cap.  11. 


I 


DI    AMEDEO    PEYRON.  3o5 

prio  presso  i  Ciprii ,  laddove  a  noi  e  una  glossa.  Pcrtanto  glossa  noiu 
una  voce  propria  tl'un  vernacolo,  ma  iioii  usata  clagli  altri  vcinacoli  della 
stcssa  nazioiic,  ne  approvala  dalla  lingua  illiislre  e  coiiuine.  Come  esempi 
(li  glossc  cila  Aristolelc  (i)  le  parole  -iloipog,  civvt;,  i'3-jpij/jc,  <x7C('75x').ia, 
3«'y£(V  ,  cd  anclie(3)  OjrtSx'Ai;,  axjxu;,  «c«x£).ic;,  Jotxaruy  ciir.o,  <jizij ,  ^yf).- 
Xs'co;  TTs'oi.  Chi  iieglieri  fedc  ad  Aristotele ,  clie  attcsta  essere  municii^ali , 
e  non  greche  lali  voci  ?  Eppurc  clii  non  le  lia  incoiilrale  si  presso  gli 
Altici  purgalissimi,  e  si  iiella  lingua  comunc?  Talmcnte  le  glosse  diven- 
nero  col  tempo  vocaboli  proprii  e  comuni ,  clic  ora  si  dura  pcna  a 
diuioslrare  la  loro  percgriiiita  ,  ed  a  segnarc  precisaincute  a  qual  mu- 
iiicipio  ciascuna  di  esse  ascrivere  si  itelilja.  Ma  clii  le  rose  comuni?  II 
popolo  e  gli  scrillori.  Che  inlroducendosi  in  un  popolo  un'  invcnzionc 
od  un  institute  di  un  altro  popolo  il  nomc  eziandio  vi  tenga  dictro , 
ella  e  cosa  evidenlissima  (3).  Quindi  gli  Atenicsi  ,  clie  denominavano 
trrparK'/ij  il  loro  capilano,  chiamavano  doricamente  J.o/cr/i;  e  non  yr/rr/o; 
il  colonncUo  Spartauo;  c  noi  Italiani  logliemmo  dagli  Arabi  in  prestito 
la  maggior  jjarle  dci  vocaboli  di  marineria.  Ma  gli  aulori  die  creavano 
un  dialetto  ,  oppure  lo  perfezionavano,  dovettero  per  piu  ragioni  intro- 
durre  glosse.  II  bisogno  d'csprimere  le  idee  non  del  solo  municipio,  ma 
della  Grccia  tutta ;  il  progresso  dcU'analisi ,  clie  scomponendo  le  idee 
nelle  loro  parti ,  e  nei  loro  gradi  vuol  loro  imporre  un  nome  ;  la  con- 
venienza  di  posseder  sinoiiimi  per  variarc  il  discorso  ,  onde  sfuggire  le 
perpelue  ripetizioni  Omeriche  dello  stesso  vocabolo  ,  obbligavano  gli 
scrittori  ad  accettar  glosse.  Aggiungasi  il  giusto  desidcrio  di  render  pe- 
regrina  V  elocuzione ;  imperocche  siccome  gli  uomini ,  cosi  scrive  Aris- 
totele ragionando  appunlo  delle  glosse,  sogUono  amniirare  i  Jbrestieri 
[  ^i»ou^  ],  cost  ammirano  una  dizione  peregrina ,  eppero  bisogna  render 
peregrina  [  ^ivr.v  ]  telocuzione.  II  qual  bisogno  di  peregrinila  ,  eppero 
di  glosse  ,  era  tanto  maggiore  nei  primi  scrittori  delle  illustri  favelle  , 
quanto  piu  desideravano  di  nobilitarle  soUevaudole  oltre  la  trivialita  ple- 
hea.  Omero  stesso  gia  si  era  servito  di  glosse,  cosicche  Democrilo  d  Ab- 
dera  ebbe  a  scrivere  (4)  r.sft  'OtiTtpov  ip^ozntlr^  xat  y).«7ff£i)v  discerneudo 
in  Omei'o  le  voci  rette  e  proprie  dalle  glosse. 

(.)  Rhetor.  III.  3. 

(a)  Poetic,  cap.  ^i. 

(3)  Imponcnda  nova  novis  icbu;  iiomina.  Cicero  de  fiiiib.  III.  i. 

(4)  Diogenes  Laorl.  IX.  -.   i3. 

Serie  II.  Tom.  i.  39 


'^nG  ORIOINE    ECC. 

'^'J.  Segucndo  1"  esempio  ili  lui  o  la  ragionc  sLcssa  io  non  tlnbito , 
rlie  aiiche  Pindaro  abbia  formato  il  Dorico  illustre  con  glossc  prudeii- 
temcntc ,  e  con  isqiiisito  gusto  trasrelte  dai  vernacoli  Dorici  ,  e  singo- 
larmcnte  dal  Booto,  ed  anche  dalla  lingua  deH'Altica  \ioina.  Euslazio 
nolo  ncireloquio  di  Pindaro  forme  EoUclie,  Doriche,  c  di  altri  dialelti , 
non  die  glosse  pai'ticolari  (r)  ;  e  I'llcrmann  illustrando  il  dialctto  Pin- 
darico  osservo  vocaboli  e  modi,  die  gli  sono  alFatlo  proprii  (2);  una 
gran  parte  tuttavia  esscndo  entrata  per  I'autorila  di  Pindaro  nclla  lin- 
gua comune ,  ora  non  si  puo  piu  disceniere.  Cosi  il  Dante  dopo  avere 
riprovati  i  seguaci  delVignoranza,  i  quali  sogliono  ne^  vocaboli ,  e  nolle 
costruzioni  simigliare  la  plche  (3)  ,  o  come  dice  altrove  ,  Impazzano 
t-d'plebei,  iiwece  di  darsi  al  buo'i  volgare  della  corte  (4),  dopo  averc 
dannati  Guittone  d^Arezzo,  Bonaggiunta  da  Lucca,  Gallo  Pisano,  Mino 
Sanese ,  e  Brunette  Fiorentino  furibondi  tutli  in  questa  ebrietb.  del  cre- 
dere illustri  le  plebee  loro  favelle  (5),  dovendosi  formare  un  nuovo  les- 
sico  Icvossi  a  piu  vasto  orizzonte.  E  siccome  Pindaro  innalzandosi  so- 
iira  lutti  i  \olgari  Dorici  parlati  da  Bizanzio  insino  alia  Sicilia  raccolsc 
Ic  comuni  proprieta  di  quel  sennone,  dette  dai  gramatici  z«3o),(x«  I'lJiw- 
\i.'jr:r/.,  dondc  emerse  un  dialello  ,  die  di  tutte  le  specie  partccipa  ,  ed 
a  niuna  aderisce  pienamenle  ;  alio  stesso  modo  il  Dante  slimo  ,  die  la 
lingua  Italica  fosse  sparsa  da  confini  orientali  de"  Genovesi  sino  alia  Si- 
cilia  (6).  Eppei'o  abbandonata  la  sua  terra,  e  vissuto  pellegrinando  fra 
1  Provenzali ,  e  fra  ogni  generazione  Italiana ,  come  Pindaro  viaggio 
jier  tutla  Grecia ,  e  la  Sicilia,  conobbe  il  parlar  gentile  nelle  corti,  ne 
imparb  i  piu  eletti  modi,  lolse  dai  Provenzali  I'antico  Romano  gia  pur- 
gato  dai  poeti,  e  diviso  dalla  rustichezza  del  volgo;  prese  eziandio  dai 
latino  voci  nobilissime,  come  egro ,  Jlagra,  pave,  mancipio,  colo,  iube , 
Jleto,  arto,  prome  ,  primipilo ,  ci\'e,  aprendo  un  fonte  ,  a  cui  attinscro 
poi  i  seguenli  poeti  ,  ed  il  Monti  stesso.  Dei  vernacoli  Italiani  adollo 
parecchi    vocaboli ,  arzana  Veneziano  ,  ancoi  ,  co  ainendue    Lonibardi  , 


(1)  EusUthius  loc.  cit. 

(3)  Hermann  do  Dial.  Piod.  Opusc.  1.  iQo. 

(3)  Volgare  Elo.,    II    6. 

(4)  II..  I.   .3. 

(5)  lb. 

(C)  lb.  I.  8. 


DI    AMEDEO    PEVRON.  3oT 

strupo  Picmontcse,  issa  Lucchese  ,  c  probabilnicntc  caribo  ,  tribu ,  pa- 
rojjia  ,  ed  iiUri  ,  saraiino  pure  stale  glosse.  Atl  esse  vogllonsi  aggiun- 
gerc  quelle  ,  le  cjiiali  laluienle  passarono  iiel  Icsoro  dclla  lingua  ,  clie 
noi  distinguerc  piu  non  le  possiamo:  cosl  niuuo  ora  crederebhe ,  che 
nlluminore  per  miuiare  sia  vocabolo  Fiancese,  se  il  Danle  medesimo 
lion  I'avesse  atlcstato ;  villa  jicr  citla  e  voce  Frani:ese,  c  cosi  altre  egli 
tolse  dai  Provenzali. 

38.  Ben  m'avvedo,  che  prcdicando  le  glosse  m'oppongo  a  due  volgai'i 
pvegiudizii.  II  primo  vuole,  clie  il  Dante  padre  dclla  lingua  abbia  tolla 
tutta  la  favella  da  Fireoze.  La  fdosofia ,  e  I'aualoga  creazione  delle  al- 
Ire  lingue  illuslri  mi  viclano  di  credere  ,  clic  Firenze  gia  posscdesse 
lutto  il  vocabolario  ,  ed  il  poctico  eloquio  dcirAligliieri.  II  solo  posse- 
dcrlo  provcrel)be ,  che  prima  di  Dante  era  vissuto  un  poeta  allissimo 
(juanto  I'Alighieri;  giacche  vocaboli ,  analogia  ,  gramiiialica ,  idee,  civilta, 
leliere  c  subliini  poemi  sono  una  slcssa  cosa.  Pcrchc  mai  Brunello  mae- 
stro di  Dante  scelse  la  parlatura  francesca  ?  perche  I'ltalica  favella,  per 
avviso  di  lui,  non  bastava  ad  csprimere  i  suoi  concetti?  (i)  Perche  mai 
Dante  esalta  le  scritture  dei  Bolognesi?  perche  essi  daglL  Imolesi,  Fer- 
raresi  e  Modenesi  qualclie  cosa  al  loro  proorio  parlare  aggiungevano, 

giacche  tutli  pigliano  did  loro  vicini cosicche  il  loro  parlare  per 

ia  mescolanza  degli  opposid  riinane  di  laudabile  soaviUi  tempcrato  .  . . 
ma  se  stimano  seinpliceincnte  [cioe  non  misto  con  altri]  il  volgare  bo- 
lognese  esser  da  pre/erire  ,  siamo  da  essi  dijjerenli  c  discordi.  Dunque 
Dante  ammetteva  una  pinxdente  mistionc  di  dialetti,  afllnche  la  lingua 
illustre  possedcsse  la  mescolanza  degli  oppositi.  Infatti  ogni  municipale 
idioina  pixscnta  un  aspclto  cziandio  municipale  ,  e  monotono  ;  poiche  , 
<'ome  piii  sopra  avvcrtimuio  ,  tpiaudo  una  provincia  piglia  ad  accarez- 
zare  una  consonanle ,  una  desinenza,  una  maniera  (pialunque  ,  questa 
invade  tutlo  quel  gcrgo  da  renderlo  incapace  d'una  varicta  d'armonia. 
Tal  sapienle  mescolanza  degli  oppositi  si  ammix'a  ncgli  illustri  dialetti 
greci ;  solanieiite  in  Omero  la  misiia  riusci  ad  cssere  un  guazzabuglio. 
La  proposizione ,  Dante  tolse  tutta  la  sua  lingua  da  Fii'enze ,  avrebbe 
fatto  sj)iritai-e  quell'altissimo  poela.  D'allronde  perche  mai  Boccaccio  c 
Pelrarca  a  lui  posteriori  di  pochi  lustri,  e  pur  Toscani  non  accetlarono 


(j^  Tcsor.   Volg.  del  Giamb.  Prefaz.  pag    3. 


3o8  ORIGINE    ECC. 

tutta  la  Toscana  lingua  tleU'Alighicii?  pcrche  loro  parve  cloversi  la  me- 
scolanza  alquanlo  divcrsanionte  coiileinj)crarc. 

II  secondo  |u-egiiulizio  sconimiinica  le  glosse,  vale  a  dire  i  nuovi  vo- 
caboli  tolli  dagli  idioiiii  alliui,  come  una  corruzione  dcila  lingua.  Se 
non  che  il  corrompcre  parmi  sia  un  guastare  cio  clie  c,  non  gia  cio  che 
non  e.  Quegli  che  ad  un  vocabolo  esistente  appicca  im  nuovo  signili- 
calo,  e  sci-ive  escmpi-grazia  j'o/YjVe  per  uscirc ,  cestui  corrompe  la  voce 
sortire ;  ma  clii  introduce  una  nuova  glossa ,  nulla  corronipe  ,  soltaiito 
aggiunge  una  voce  per  amor  d'un'  idea.  Scientificamente  si  ponderi  la 
giustezza  di  questa,  si  consulli  il  tesoro  della  lingua,  e  Tanalogia  dcUe 
pari  forme;  poi  si  badi ,  che  voci  e  idee  vanno  connesse  per  iiiodo,  che 
il  condannar  quelle  e  uno  spegnere  queste. 

39.  Ma  col  nonie  di  peregrine  locuzioni ,  non  solamente  si  inlcndono 
i  vocaboli  trascelti  nei  volgari  afiini,  Arislotele  vi  comprende  ancora  le 
mclafore  scrivendo  l^vtxsv  ^i  Xsyi)  yX'JTT«v  vmi  iJ.£Ta(popa.v  ,  pevegvina  io 
chiamo  la  glossa  e  la  meUifora.  Non  imprendo  ad  enumerare  i  nuovi 
significati  mclaforici  da  Pindaro  aggiunti  alle  voci  Omeriche  ;  soltanto 
iutendo  d'avverlire,  che  il  Danle  anche  per  mezzo  di  peregrini  traslali 
amplio  la  sua  lingua.  II  suo  tetvagono  ai  colpi  di  ventura  (i)  e  una 
vera  glossa  metaforica  tolla  da  Platone  (2),  che  si  compiaceva  di  chiamar 
con  Simonide  I'uomo  probo  XS/oot  t£  ,  x«!  zoui  ,  x«t  1/0'co  zszpa-^avov  per 
mani ,  piedi ,  e  mente  tetragono ;  dove  il  Dante  ripudib  la  notissima 
voce  quadrato  perche  prosaica.  Cosi  [Purgat.  10]  menlre  nella  sua  mente 
ragionava  la  sublime  metafora  Ae.\V Angelica  farfalla  ricuso  di  ripetere 
verme ,  ed  accelto  la  glossa  Entomata.  E  volendo  nel  sense  della  vista 
esprimcre  1' imagine,  che  nella  i-etina  si  pingc  ,  denominoUa  idolo  con 
Platonica  glossa  [Purgat.  3i  ].  Un  freno  nietaforico  per  lui  e  camo 
[Purgat.  i4];  Dio  illuminatore  e  EUos  [  Parad.  i4]-  E  chi  torrassi  di 
enumerare  i  nuovi  significati  metaforici  ,  clie  molli  vocaboli  ricevcrono 
dal  Dante?  In  una  sola  metafora  i  sommi  ingegni  rislringono  quell' idea, 
che  un  retorc  allaghcrebbe  entro  ima  lunga  similitudine.  Finalmcnte 
il  mezzo  piu  ovvio  per  graduare  le  tinte  delFidee  ,  esser  conciso ,  ed 
arricchir  la  lingua,  sta  nel  creare  vocaboli  composli  colle  particelle.  Lungo 


(i)  Paradiso.   17. 
(1)  Prolagor.  p.  344- 


Di  AMF.DFo  rEvnOiX.  3og 

sarebbe  il  rifcrirc  cjuelli  composli  da  Pindaro,  e  die  non  leggonsi  in 
Omero ;  non  meno  lungo  riuscireblie  il  novcro  tli  quelli  del  Daiilc.  Z?/- 
smalare  ,  dismentare ,  disunare  egli  scrisse  ,  rivfuiuare ,  rifij^Uare ,  rim- 
polpavc  ,  ina  siiigolarinenlc  inciiujuare  ,  indiare  ,  iiidoi'arc ,  ingigliare , 
inleare  ,  illuiare  ,  inlibrarc ,  inluare  ,  iiiiiniare  ,  inseinprare ,  incielare  , 
vocaboli ,  che  I'uso  abbaiulono  ,  ina  Pidca  noii  dovrcbbesi  trascumre. 
Egli  scrisse  ])ure  iionpossa  ,  e  nonjhtica  (i),  voci  non  gia  volgari,  ma 
(la  liii  compnste  sul  fare  di  noncuranza ,  ondc  il  Salvini  foggio  dipoL 
noncovrispondcnza,  uoncsercizio ,  giudicando  die  durasse  ancora  ai  suoi 
leinjii  la  facolta  di  comporre  vocaboli  secondo  I'analogia.  Adunque  il  vo- 
cabolario  di  Pindaro  fu  ([ucllo  d'Oniero  arricchito  di  glosse  niunicipali, 
e  pill  ancora  di  nuovi  vocaboli  coniposti  secondo  Tindolc  grcca.  Pari- 
mente  il  lessico  di  Dante  fu  qiicilo  delle  nobili  corli  Ilaliane ,  c  delle 
poclie  poesie  gia  scrittc  in  lal  favella,  amplialo  aacora  colic  glosse  delle 
provincie  d'llalia,  e  dei  pocli  Provcnzali,  e  colic  nnovc  voci,  clie  egli 
o  Irasse  dal  latino ,  o  compose  secondo  riudole  Italiana.  II  paragone 
Ira  lui  e  Pindaro  puo  solamcntc  variare  nel  maggiore  o  minor  numero 
delle  nuove  voci ,  non  gia  nell'idea  della  crcazione  ;  giaccbe  gli  alti  in- 
lellelli  posti  in  pari  circostanze  adoprano  ad  un  modo. 

4o.  Ma  oltre  ai  vocaboli  Pindaro  doveva  provvcdere  alle  loro  forme 
grammaticali.  Ogni  vernacolo  possedeva  le  sue  particolari  ,  e  singola- 
rissime  erano  quelle  dei  Beoti.  Pindaro  riprovo  ogni  specie  muiiicipalc 
ed  il  Beoto  stesso,  quiiidi  sollcvatosi  al  gonere  Dorico  scclse  i  modi  piu 
usitati  ed  accostantisi  al  caraltere  gcnerale  della  favella.  Quindi  egli  non 
iscrisse  mai  viv^sy ,  tj  Sx^v  [  per  ru  5r;,UM  j  ,  auruj  [  per  auTsi;  ]  oczoSi- 
Siuv^i  [I'cr  ar.o5t$iam^^  Ttjj.65iop  per  Tijt/dSsoc ,  <i5i>ap  per  «Jfv«;  ,  i{uv 
per  i[J.o\ ,  dtxi  per  ijXE ,  £ij.,a!  per  dixi ,  e  simili,  die  Teocrilo  dappoi  ado- 
perb.  Le  terze  pcrsone  plurali  del  presenle,  e  le  aflini ,  Pindaro  le  tcr- 
inino  coU'uscita  propria  de'dalivi  singolari ,  come  pure  in  ai;  il  parli- 
cipio  altivo  degli  aorisli  primi.  Non  mai  termino  la  prima  persona  dei 
plurali  in  p.- j ,  ne  gli  infnuti  in  r,v  ,  nc  gli  accusativi  plurali  in  en;  (3). 
Fedclc  nel  conscnare  le  maschie  vocali  dei  Dori  si  attempero  tuttavia 
all'indole  del  suo  secolo  gia  piii  mite  ,  ed  al  bisogno  d'una  varieta  nell' 


(.)  Dlcciic  ai  F.  Clin  pub.  (lal  M.  Bioiidi  pag.  LXVII. 

(3)  HLTuaun  di;  Dial.  I'ind.  iu  Opiucul.  I.  p.  '1J4-  2Jo.  aCG. 


3lO  ORIGINE    ECC. 

armonia ;  quimli  inanleiuie  !'«  Dorico  nei  vci'bi  iii  aw  scriveiido  I'ljya- 
Tiv  ,  p.invxra(t  ,  r('aa7c ,  TcTc'/j.kxs  ,  -p-^jvjvv.ij.iyoi ,  ma  ritennc  Vri  Jonico  e 
comime  uci  vcrbi  in  £co ,  oude  sono  siJoxro-cy  ,  ^EiiiKfitai ,  Snviv  ,  dn'ji/.t;  , 
<i'j}pr,7Z-:xt  ;  per  aiiioi'e  Jclla  slessa  armonia  rifuggl  dallo  scrivere  xpota. , 
xpx-ixfxx ,  e  siinili.  Dirci ,  clie  il  caraltere  genei-ale  dclla  lingua  Dorica 
ila  lui  preso  per  canone,  fu  ancora  sottoposto  all'analogia  grammaticale, 
che  in  un  colto  dialctto  dee  regnare,  iuoltre  aU'ariiaonia,  che  piu  spic- 
cata  si  senlc  ,  sc  vien  cousolata  dalla  varieta  dci  suoiii ,  e  fmalmente 
all'indole  del  suo  tempo  ,  in  cui  la  civilla  in  tulte  cose  soUentrava  in- 
vece  deila  prisca  barbarie. 

4 1-  Ne  allrimenli  si  governo  il  Dante.  Avendo  egli  osservato ,  die  i 
pill  dcgli  autori  disperali  d'ogni  doltrina  scrivevano  con  una  grammatiea 
inccrla ,  mentre  qucsta  debbe  essere  x\\\  inalterabile  conformita  di  par- 
lare  in  diversi  tempi  e  luoghi  pel  consenso  di  inolte geiiti  regolata,non 
soggetta  al  singolav  arbitrio  di  niuno  (i),  prese  a  giudicare  tutte  Ic 
])lebee  coniugazioni  ,  e  ridiisse  la  grainmatica  alle  I'agioni  dcll'origine  e 
deU'aualogia  coudjinate  coUuso.  E  per  rislringernii  alia  Toscana,  il 
Dante  rigetto  1'  ainoiio ,  spcrono  ,  dichiano  ,  arsoro  ,  ebboro  ,  vol  eri  , 
avrebbamo ,  dissamo  ,  ai'ii,  vi'.'avamo ,  sarabbo ,  venissemo ,  fazza ,  e  simili 
de'  Fioreulini  (2);  ne  accello  t  abbuto  ,  avetlono  ,  vii'are  ,  scvivare  dc' 
Sanesij  il  farebbinio,  legghino  de'  Pisani,  ed  alU'C  mille  storpialure  della 
plebe  e  de'  plebei  scriltori,  solite  a  registrars!  frai  modi  crronei  stati 
adoperati.  Ma  singolarmente  Dante  ebbe  a  guardarsi  dalla  inalefica  in- 
fluenza del  Proveuzale  e  del  Franccse.  II  credilo,  di  cui  meritaniente 
godeva  in  Italia  la  letteratura  d'ollremonti  indusse  parecchi  Toscani  a 
voltarne  uel  materno  volgarc  le  migliori  scritture.  Costoro  sedotti  dal- 
i'afiinita  delle  due  lingne  conservavano  lo  stesso  materiale  costrutto  della 
frase  franccse  ,  e  scrivevano  dainiuaggio  per  daniio  ,  seinmana  per  sel- 
ttinana  ,  usaggio  per  uso ,  misavwntura  per  disaweiitura ,  certanamcnte 
per  certamenle ,  certano  per  certo,  ecc.  (3).  Ma  rAligliicri  sebbene  ab- 


(.)  ibia.  I.  9. 

(a)  iS'e  Dante  f  se  bene  fiorentino ^  uso  mat  lioe  ,  hac ,  ccrcoe  ,  poitoe  ,  ma  iasrio  gtiegU  sconct 
modi  alia  plebe  ,  la  quale  ttiUora  sconciamente  se  gti  gude  senzu  invidia  di  coloro  ,  che  /ton  is- 
tudiano  in  tin  dutlcUo^  ma  s'l  net  ftarlare  illustre ,  che  in  ciascuna  ciltu  opparc ,  c  in  niuna  riposa. 
Biondi  Lc  Diceiic  di  T.  Cefli  pag.  LMl. 

(3)  Bcncini  dclle  Viccnde  di  nostra  lingua  negli  .4lti  della  Crusca  loiu.    Jtl.  p.    ay8.   L'autoic 


ni    AMEfir.O    PEYROPJ.  3  I  I 

l)ia  adopcrale  ,  come  piu  sopra  notanimo,  alcunc  voci  francesi ,  tuttavia 
nella  forma  ilei  vocaboli,  c  tlelle  loro  desineuze  ,  sempre  ebhe  in  inira 
quell' luiita  d'aiialogia  ,  che  in  una  lingua  dee  goveinare  i  casi  simili. 
luoltre  egli  lento  di  riaccostare  il  vcrbo  alia  sua  prima  engine  latina, 
c  scv'issc  JcUliiro  ,  passuro ,  -ventur'o  ,  quindi  il  Boccaccio  oso  dire  pe- 
ri/uro,  casuro  ,  rcdUui-o ,  pin'tici|)i  fuluri,  che  sarel)])ero  una  vera  ric- 
(•liczzu  dclla  coniugrtzione  Italiana.  IJcn  e  vero  ,  clie  la  sua  grammatica 
niostrasi  ancora  imperfelta  nclle  canliche,  ed  assai  pii!i  nelle  poche  sue 
prose;  cib  vale  ad  insegnarci,  clie  la  lingua  si  dec  stiniare  dalle  poesie , 
0  gencralmcnte  dalle  opcrc  pcnsale,  c  che  il  primo  entralo  in  una  nuova 
via  nou  aggiunge  niai  alia  pcrfezione.  Anclie  in  Ouiero  la  grammatica 
e  imperfelta ;  ed  il  Maccliiavelli  trascuralo  nelle  sue  lettere  estempo- 
ranee  mostrasi  purgalo  nelle  sue  meditate  scrilture. 

43  Fiualmente  che  il  dialetto  Pindarico ,  siccome  lettcrario  ,  si  sco- 
stassc  dai  vcrnacoli  plehci  si  nelle  voci,  e  si  nclle  forme  grammatical!, 
])Uossi  facilmente  inleudere  dal  giudizio,  che  i  Beoii  medesimi  ne  por- 
larono.  Esso  riusci  loro  gradito  appnnto  come  il  volgar  cortigiano  del 
Dante  piacquc  ai  Beoti  d'llalia.  La  plebe  solila  a  misurare  il  pregio 
di  un'opera  col  metro  dclla  sua  intelligenza  ama  il  suo  volgnre;  e  tanto 
pill  la  plcbe  Dorica,  anzi  il  piii  colto  ceto  esigeva  da  Pindaro  la  Beo- 
tica  favella ,  qiianto  piii  V  immobilitu  e  la  costanza  ncl  ritenere  le  pa- 
trie  usanzc  ,  e  rinlolleranza  d'ogni  noviti  formavano  il  caratlerc  dclla 
Dorica  nazione.  Pindaro  doveva  adimque  venire  stiniato ,  e  condannato 
come  un  soleune  prevaricatore  contro  l"  indole  e  gl'inslituti  dci  Dori. 
Cos'i  fii.  In  fatti  esscndo  Pindaro  venuto  cinque  voile  a  gara  di  poesia 
con  Corinna ,  sempre  parlissenc  vinlo  (i);  loccogU  un  rozzo  uditorio 
dice  Eliano,  laonde  Pindaro  indispeltito  diede  alia  rivale  Tinfamc  noire 
di  c'j;  ;  insulsa  storiaccia  dcgna  del  precursore  de'  novellicri  privi  di 
giusla  critica.  Meglio  assai  Pausania  (2)  cosi  riferisce:  yi  Corinna ,  che 
fa  lu  sola  poetessa  di  Tanagra ,  sorge  in  un  sito  illustre  delta  cilta 
un  monumento , la  sua  testa  vi  e    cinta    con   una   benda   in 


ivi  riferisce  ,  che  il  Salvini  in  due  suoi  volg.irizzamenti  dal  franccsc  adoprro  mina  per  aspetto  , 
rendi'Sviis  per  rendez-vous  ,  piano  per  idea  progeuo ,  bastimento  per  edijizio  ,  ed  ailre  ancora. 
l/jiitorita  d'-l  Salvini  eriiditissimo  ,  ma  luediocre  crilicu,  nou  bast.i  pcrclic  lali  vuci  si  approviou. 

(1I  Ailianiis  Var.  Hist.  XIII.  a5. 

{■»)  Pausanias  IX.  aa. 


3l2  ORIGIN  E    ECC. 

grazia  dclla  vittoria,  cite  ncl  poctitre  ripoi'to  su  Pindavo  in  Tcbe;  rd 
a  me  pare  ,  che  essa  ubbia  vinto  in  ifvuzia  del  dialelto  ,  poiche  canto 
non  gill  nella  fm'clla  Doi'icu,nut  in  /pic/lu,  cite  gli  Eoli  piicfacilntcnte 
avrebbero  intcsa ,  e  si  ancora  pcrche  era  hi  piu  bella  delle  doiine  del, 
suo  tempo,  seppnre  dal  busto  di  lei  si  pud  Jar  conghiettiira.  La  hcl- 
leiza  ,  clie  vince  pcrfiiio  il  ferro  ,  c  lal  ragionc  auacreoiitica ,  a  ciii  i) 
critico  Pausaria  iion  coiiccilcUe  die  il  secoiulo  liiogo  ;  il  vcro  molivo 
sta  ncl  dialctlo  da  aineiuluc  ailopcrato.  Pindaro  cantava  in  una  lingua 
per  cosi  dire  nuova  ,  letteraria  ,  e  da  lui  creata ,  novita ,  chc  spiaccva 
ai  polllici,  siccoine  contraria  al  carattcre  Dorico,  iic  si  riscontrava  coll 
intelligrnza  della  plebc  ,  die  solo  |>regiava  il  suo  vcrnacolo  ;  quindi  e 
dotti ,  e  plebe  dovevano  coiidannarlo  a  paragone  di  Corimia ,  die  can- 
tava neU'Eolico  vernacolo  della  Beozia,  sebben  non  usassc  neppur  luUc 
ie  volgari  indessioni  Beote  [Eoeckh  Corp.  Inscript.  Grace.  I.  '718.  a.].  Una 
ova/.ionc  in  Tcbe  ,  ed  un  monumenlo  in  Tanagra  furono  gli  onori  conse- 
guiti  dalla  poetessa  al  solo  municipio  dcvotajil  tempo  raccoglilore  dclie 
opere  appartenenti  aU'uinanila  non  preservo  i  carini  di  lei ,  ma  il  solo 
nome  per  onore  del  suo  sesso.  Laddovc  Pindaro  sebbene  vinto  in  Tebe  , 
ed  inollre  mullato  perclie  ccld)i-ando  Atenc  cliianiolla  propugnaculo 
della  Grecia  (i),  sopporto  la  doppia  ingiustizia  ,  prese  per  uditorio  la 
Grecia,  e  per  guida  la  ragione  universale,  ed  olteune  compiuti  irloiifi 
nelle  adunanze  dei  Greci,  e  Fautorevole  sauzione  del  tempo,  nella  faina 
del  quale  vivra  sempiterno. 

43.  Cos!  e  non  allrimenti  il  Dante  ebbe  a  combatiere  contra  i  pre- 
giudizi  de'Beoti  d'ltalia ,  a  nome  dei  quali  gli  indirisse  una  lunga  quc- 
rimonia  Gioanni  di  Virgilio  da  Cesena  compiangendo  1' amore  di  lui 
per  la  lingua  volgare  (2).  Bensi  cgli  in  sua  difesa  compose  il  libro  del 
volgare  eloquio ,  che  appunlo  scrisse  in  latino,  aflinclie  si  leggesse  da 
coloro ,  i  quali  tulto  sprezzavano,  che  latino  non  fosse ;  tuttavia  nel  se- 
colo  seguenle  la  fainiglia  de'  pedanti  ancor  gridava  colla  solita  urbanitii 
//  libro  di  Dante  essere  da  dare  agli  speziali  per  fame  cartocci,  ov- 
vero  alii  pizziciignoli  per  porvi  dentro  il  pescc  salato ,  perclie  volgar- 
mente  sci'itto  (3).  Se  non  chc  tali  latrati  cessarono  a  fronte   della    iic- 


(i)  Plndari  Opera  cd.  Boeckh  loin.  H.  p.  II.  pag.  58o. 
(i)  Aiubros.  TraviT.  Pref.  del  Mcbus  f.  32o. 
(3)  Mcbus  Prtf.  Am.  i.  354. 


Dl    AMTDEO    PEYr.ON.  3lJ 

cessita  tli  possedere  una  nobilc  favcUa  volgare  per  I'uso  clcU'cloquenza 
civile  gia  uata ,  e  sempre  piii  crescente  nei  Comuni ,  che  reggcvansi 
con  publifhe  deliberazioni.  Venne  pero  in  cliiara  fama  e  la  lingua  r<l 
il  nonie  ileU'Aligluei'i.  In  piu  colta  eta  fu  ancora  vilupcrato  il  gran  pa- 
dre della  lingua,  perche  i  primi  autori,  che  scoprirono  una  nuova  via, 
sempre  verranno  disconosciuli  da  coloro,  che  impazienli  od  incapaci  di 
j)erfezionare  1' opera  allrui  preferiscono  una  strana  no\il;i  loro  piu  co- 
moda.  Ma  in  difesa  di  lui  sorsero  parecchi ,  e  singolarmente  il  ^lonli , 
il  <[uale  meglio  che  non  si  faccia  con  sottili  ragionamenti ,  dimostro 
rolla  sua  Basvilliana,  che  ia  lingua  della  Divina  Commcdia  e  ancora  quella 
d'oggidi  ])er  chi  sappia  discernere  la  venla  soslanziale  dalle  forme  ac- 
cidenlali;  quella  e  il  patnmonio  dei  secoli,  cpicste  sono  il  marchio,  che 
il    tempo    novatore  imprimc  sulle  produzioni  umane. 

44-  Sijiora  ho  chiamali  Pindaro  c  Dante  padri  dei  loro  illustri  idiomi; 
non  intesi  tullavia  all'crmare,  che  cssi  sicno  slati  i  primi  a  conrcpire  e 
compiere  l'  idea  della  creazione  th  una  lingua  comune  ed  illustre.  Die 
stesso  nel  crear  I'uomo  non  ardi  inventarlo,  ma  lo  creb  a  sua  somiglianza, 
e  si  fu  per  solo  maggior  comniodo  de'mitologi,  che  Minerva  usci  tntla 
aruiata  dal  capo  di  Giove;  laddovc  ogni  ultra  cosa  al  niondo  nasce  da 
lenui  principii ,  donde  lentamente  pi-ogrcdisce  alia  perfczione.  Chi  la 
sollevo  a  tal  grado  riceve  I'onore  dei  fasti,  che  ne  registrano  il  nome ; 
gli  allri  tutti,  che  ne  feccro  sperimenti  piu  o  meno  infelici,  si  trapas- 
sano  inuominati.  Ma  quanto  piii  era  dilhcile  dai  volgari  plcbei  il  ricavarc 
una  lingua  varia  per  armonia  ,  cd  una  per  arwlogia  ,  onde  levarla  alia 
sublime  lirica  ,  tanta  piu  e  cerlo,  ehe  altri  ingegui  prima  di  Pindaro 
e  Dante  vi  si  erano  provati.  Imperocche  quando  un'opcra  qualunque  e 
richiesta  dalle  circostanze  d'una  nazione,  parecchi  setitendo  il  generate 
bisoguo  si  argomentano  di  soddisfiu'vi.  Cosi  fu  della  llngna  Italiana , 
della  quale  parlando  citero  i  soli  poeli ,  perche  questi,  e  non  i  prosa- 
tori,  sono  i  primi  padri  dei  dialetli  illustri;  cosi  ciuscgna  il  ragiona- 
mento  comprovato  dal  falto  in  tutte  le  lingue,  e  cosi  Dante  disse  (jucUi 
die  scrivono  in  prosa  pigliano  esso  volgare  illustre  dai  poeii ,  percid 
quello ,  che  e  in  versi  rimanefermo  esempio  alle  prose  (t).  Gli  Ilaliani 
perlauto  da  priucipio  ammiratori  do'  Provenzali  davano  a  questi  la  pre- 


(i)  Volgar.  Eloq.  lib.  a.  cap.  I. 

Sehie  II.  Tom.  i.  4° 


3  r  \  ORiGiNE  r.r.c. 

feienza  nelle  corli  ile'  graiuli  ,  e  clovunque  fossero  in  prcgio  j^usto  e 
geiitilezza  (i);  cosicchc  se  i  versi  volgari  de' Siciliani  esaminar  vogUanio 
vedremo  iion  csser  quelli  ,  che  un  i/ijbrme  accozzamcnto  del  Proven- 
zale,  e  della  lingua  volgai'e  del  popolo  Siciliano  (2).  Divenuti  poi  cuui- 
lalori  lolsero  bensi  dai  Provenzali  i  mclri,  le  rime,  gli  argomcnli,  c 
siinili,  ina ,  al  dire  del  Ciainpi  (3),  non  avendo  un  Unguaggio  pulito 
cd  unijonne  componci'ano  piultosto  dei  gerghi  in  una  Jiwella  incguale , 
impcvfeUa  ,  c  rozza.  Quiiidi  Guitlon  d'Arezzo ,  Bonaggiunta  da  Lucca , 
Gallo  Pisauo  ,  Mino  Sanese  ,  e  Brunetto  Fiorentiiio ,  per  giudizio  del 
Danle  (4),  credevauo  illuslri  le  plebee  loro  favelle.  Tultavia  remvdazione, 
il  desiderio  di  celebrita,  e  resemplare  stesso  d'un'allra  lingua  gia  piu 
formata  spiiise  i  poeti  a  creare  a  mano  a  mano  il  nobile  eloquio.  Frai 
Siciliani  Dante  atrerma,  che  alcimi  fra  loro  hanno  pulitamente  parlato 
e  posto  nelle  loro  canzone  vocaboli  molto  cortigiani  ^  e  geueralmente 
gli  eloqucnti  natisi  di  quel  paese  [  Puglia  c  Sicilia  ]  partironsi  dal  loro 
volgar-e  (5).  Frai  Toscani  alcuni  conobbero  Veccellenza  del  volgare , 
cioe  Guido  Lapo  ed  un  altro  ,  Fiorentini ,  e  Cino  Pistoiese  (6).  Dei 
Fiorentini  Tommaso  ed  Ugolino  Pucciola  nei  poemi  loro  si  sono  partiti 
dal  propria  volgare ;  e  dei  Padovani  Brandino  si  e  sforzato  dipartirsi 
dal  suo  materno  parlare,  e  ridursi  al  volgare  corligiano  (7).  Sordello 
Mantovano  non  solamente  nei  poemi,  ma  in  ciascun  modo  che parlasse 
[  cioe  anche  nella  prosa]  il  volgare  deila  sua  patria  abbandono  (8).  Fi- 
iialmente  frai  Bolognesi  Danle  cita  il  massimo  Guido  Guinicelli ,  Guido 
Ghislieri ,  Fabrizio,  ed  Onesto  ed  altri  poeti,  die  si  partirono  da  esso 
[  volgar  Bolognese  ] ,  perciocche  furono  dottori  illuslri ,  e  di  plena  in- 
telligenza  nelle  cose  volgari  (9).  Costoro  dispersi  in  diverse  provincie 
sentirono  tulti  lo  stesso  bisogno  di  sollevare  le  plebee  loro  favelle  alia 
diguita  di   esprimere   poeticamente    alte    e   recondite   idee.   Per   tal   fine 


(i)  Ciampi  Mcmorie  dcUa  vila  di  M.  Cino  da  IMstoia  pag.  89. 
(a)  Cicciaporci  Rime  di  Guido  Civalcauti  pag.  33. 

(3)  Loc.  cit. 

(4)  Volgar.  Eloq.  lib.  1.  cap.   i3. 

(5)  Volgar.  Eloq.  I.  cap.  13. 

(6)  Ivi  cap.   i3. 

(7)  Ivi  cap.   14. 

(8)  Ivi  cap.   1 5. 

(9)  Ivi  cap.   iS. 


DI     AMEDEO    PEVROS.  3l5 

lutli  ricorsero  aU'ldea  geiierale ,  che  da  vita  e  forma  alia  lingua  Italiaim, 
ricorsero  alle  corli,  ossia  al  favcllare  dclle  colle  personc,  ricorscro  au- 
rora al  lalino,  cd  al  Provenzale,  Tuno  foiite,  laltro  afliue  della  lingua 
nostra.  Con  tali  mezz.i  ognuno  di  essi  procacciava  di  creare  il  noblle 
eloquio  per  servirsene  nei  suoi  componiinenli  poetici ;  die  anzi  Sor- 
dello  gia  lentava  la  prosa.  Ma  la  fclicitu  della  lore  creazionc  era  in 
ragion  diretta  deU'ingegiio  di  ciascuno ,  c  di  qucsto  si  puo  far  giudizio 
dai  poemi  medesimi.  Pertanto,  siccome  i  loro  componiracnli  non  ieva- 
ronsi  a  gran  fama ,  percio  neppur  1'  eloquio  da  essi  formato  venne  in 
gran  rlputazione.  Laddove  in  Dante  illnstre  riusci  la  lingua,  perchc  po- 
tente  fu  quciriugegno  ,  clie  si  parve  nella  scelta  di  un  vasio  ed  altis- 
simo  argomenlo.  Cosi  essere  doveva ;  imperocche  nell'origine  d'uua  lel- 
teratura  le  parole  vaniio  di  conserva  colle  idee  ,  solamente  nel  cadere 
delle  lettere  Ic  parole  separandosi  dai  concetti,  nascono  i  retori,  i  gram- 
matici,  c  gli  scriltori  piu  soUcciti  de' vocaboli,  clie  non  dei  seutimenli. 
Tutta\ia  ,  siccome  Daute  non  accetto  tutta  la  lingua  di  quei  nobili 
scritlori,  ch'cgli  stesso  lodo  ,  cosi  Boccaccio  e  Pelrarca  non  approva- 
rono  tulta  la  lingua  di  Dante.  Cotanto  e  vero,  che  uu  illuslre  eloquio 
non  si  iucontra  nc  in  un  mercato,  ne  in  un  nobile  crocchio,  ma  quindi 
si  dee  risalire  piu  alto  all'idea,  che  governa  le  lingue  tutte  ,  valendosi 
dei  lore  posilivi  element!,  come  di  materia  primiliva  da  essere  diroz- 
zata  (i).  Infatti  I'illuslre  eloquio  in  ogni  luogo  si  senle  ,  ed  in  ogni 
parte  appare  .  .  .  in  ciascuna  cittii  apparc ,  ed  in  niuna  riposa  .  .  .  pud 
lien  piu  in  una  [citta],  die  in  wialtra  apparire  (a).  In  tal  teorica  chi 
uon  i-awisa  ,  che  un  nobile  idioma  si  compone  eziandio  d  una  parte 
ideale  ? 

45.  Lo  stesso  osserviamo  avvenuto  nel  Dorico  illuslre.  Prova  nc  sono 
quegli  scrittori,  nei  quali  i  critici  osservarono  uu  dialetto  talmenle  in- 
costantc  da  lasciar  dubbio  il  nome  ,  che  dar  gli  si  dovesse.  Gregorio 
Corinzio  p.  S^a.  dopo  di  avcre  notati  alcuni  scriltori  Dori,  che  pocta- 
rono  nei  loro  dialetti  municlpali,  dice:  i  [  o(«).."/t5;  ]  ,aiv  n(>o«:p-i,  /at 
iifAcovto'sy ,  v.rA  B«/.;^uX('5ou  rravrsXws  ctysfrai ,  il  dialetto  di  Pindaro  ,  Si- 
monide,  e  Bacchilide  e  al  tiUto  sciolto  dalle  favelle  locali-  Ai  quali  tre 


(1)  li  Ciampi  ncllc  citatc  Mcmorie. 
(1)  Dante  Volgarc  Eloq.  I.  cap.   iG. 


3lG  OniGlKE    ECC. 

viene  aggiunto  Ibico  da  Gioanni  grarnniatico  [  prcsso  Aklo  liorti  Ado- 
nid.  pag.  343  ].  Si  diibita  perlanto  del  dialetto  d'lbico.  Gioanni  gram- 
matico  lo  parcggia  a  Piiidaro,  Gregorio  Corinzio  11c  lo  distingue,  alcuni 
lo  credono  Jonico  [  Sc/mcidcwin  Ibjci  Reliquiae  p.  G2  ],  i  piuDorico; 
io  per  me  lo  giiulico  uno  di  quelli  ,  clie  si  argorneiitarono  di  creare  il 
Dorico  nobile  ,  ma  non  seppero.  Infatti  Regio  sua  patria  popolata  dai 
Calcidesi ,  e  dai  Mcsseni,  aveva  una  cotal  favcUa  ,  die  suonava  misla 
del  gergo  di  quei  due  popoli  [  Sclineidewin  p.  63  ] ;  ma  Ibico  per  es- 
sere  dimorato  in  Samo,  citla  Jonica,  presso  il  tiranno  Policrate  [^Schnei- 
dewin  p.  i  ■y  ]  facilmcnle  scostossi  dai  patrio  sermone  per  avvicinarsi  al 
•lonii'o  ;  ne  in  Icggendo  i  frammenti  di  lui  conservati  da  Ateneo  puossi 
dubilare ,  clie  Jonico,  o  per  meglio  dire  epico  sia  il  fondo  del  suo 
dialetto;  vale  a  dire  egli  di  gia  adottato  aveva  I'eloquio  d'Omero,  mas- 
siniameute  usando  un  metro  dattilico,  sebbene  non  fosse  I'esametro  deir_ 
epopea.  INIa  il  foudo  Jonico  dei  siioi  carmi  a  quando  a  quando  si  colora 
con  tinle  Doriche  ,  oude  vi  leggiamo  fxalac ,  /xaXi'^sg,  w.jj.oq  ,  (fx[iig,  are- 
pon«g,  e  simili  ;  vi  troviamo  le  prette  forme  Siciliane  OuXt'^y;; ,  pi^oti  , 
piy[j.(x  ,  ed  anche  quella  propria  de'  Regini  (filr,(}i ,  vonai ,  \lyriat  ,  per 
9().;r,  voii ,  liyit,  detta  pero  T/;ii[j.ix  Ij'Buxou  ,  perche  Ibico  frequentementc 

la  adopero  dtx  xov  ixikonodv  ''I|3j>coy  (ptlr,Sr,7ccjr(x  rnoaiTYi  yluaiy/}  (i). 

Alio  stesso  idioma  di  Regio  si  debboiio  probabilmeute  attribuire  i  voca- 
boli  variamente  troncati  oczspnog  per  tx-ipvnvog ,  §ii'fp(X7a.:  per  Stif'^apaai, 
riXtrv-o  per  r^siarjjo ,  Kv(/.pr,g  per  Kua^oipTig ,  che  si  incontrano  nei  suoi 
frainmenti  (2).  Pertanto  Ibico  avendo  sin  daH'Olimpiade  60  incominciato 
ad  innestare  il  Dorismo  sul  Jonico  d'Omero  ,  si  dee  chiamare  uno  de' 
precursori  di  Pindaro  nella  creazione  del  nobile  Dorico.  A  lui  aggiun- 
gere  si  potrcbbero  Stesicoro  ,  Simonide  ,  e  Bacchilide  ,  il  primo  anteriore 
a  Pindaro,  gli  ultimi  due  suoi  contemporanei;  ma  pcrche  nella  bonta 
della  lingua  da  essi  tentata,  e  nel  valore  dei  loro  carmi  non  aggiunscro 
air.iltezza  di  Pindaro,  solo  questi  ebbe  il  nome  di  ottimo  canone  del 
Dorico  ,  come  al  Dante,  e  non  a  Sordello,  od  a  Cino,  fu  conceduto  il 
titolo  di  padre  della  favella  Italiana. 

^Q).  Dalle  cose  sin  qui  discorse  si  raccoglie,  clic  il  Dorico  illustre  fu 


(1)  EuiiUcliius  OJyij.  VII.   197.  pag.   1576.  56.  Aom. 
(»)  Schncidcwin  ib.  p.  70. 


Dl    AMEDEO    PEYFIOX,  SiT 

un  (lialcllo  lettcrario ,  e  tanlo  piA  creato  pei  dolti,  e  per  csprimerele 
aslrallczze  della  menle,  (pianlo  piu  fii  colli vato  pressochu  dai  soli  poeti 
anzi  dai  soli  lirici.  U  popolo  noii  parlava  la  favella  Pindarioa,  delia  quale 
ripctcic  si  puo  cio,  clic  il  Dante  diceva  della  sua  corligiana,  clie  e  di 
tutte  le  citth  Italiche,  e  non  pare,  che  sia  in  Jtiiina  (i).  Ma  la  lingua 
del  Danle ,  non  conlrastata  da  altro  Italiano  dialello  illustrc ,  divcnne 
poco  stanle  comune  ai  dolti  si  poeli ,  clie  prosatori;  si  inlrodusse  quindi 
ncUe  pubblichc  deliberazioni,  e  nelle  sacre  concioni ,  cosicchc  si  rcse 
poco  meno  di  popolarc  in  alcune  provincie  d'llalia.  Laddove  poche  erano 
le  deliberazioni  fra  i  Dori ,  e  le  poche  ancora  brevissime  per  un  Laco- 
nismo  ,  di  cui  gloriavansi;  tanto  die  la  civile  eloquenza  non  sorse  mai 
a  fama  fra  questa  scliialta.  Quis  aiU  Argh'iim  oraioreni ,  aiit  Corin- 
thium,  aut  Thcbanum  scit  fiussc  temporihns  illis  ?  nisi  quid  de  Epami- 
nonda  ,  dodo  homine ,  suspicari  licet.  Lacedacmoninm  vera  usque  ad 
hoc  tempus  audivi  fuisse  nemincm.  Menelaum  ipsitni,  dulcem  ilium  qui- 
dem  tradit  Ilomerus ,  sed  pauca  dicentem.  Brevitnlis  autem  laus  est 
interdum  in  aliqua  parte  dicendi ,  in  universa  eloquentia  laudem  non 
habet  (2).  D'allronde  ci-esceva  ogni  di  piu  1'  Attico  dialetto  illuslre  per 
poeti  e  prosatori ,  potente  per  la  forza  dell'  armi  e  per  1'  amplezza  dell' 
impero  ,  popolarc  perche  tullod\  parlato  e  udilo  nel  foro.  Qual  sorle 
adunque  toccar  doveva  al  Dorico  ?  quella  di  perire  perche  letterario  , 
e  di  essere  sovcrchiato  dall'  Attico  jiopolire  largamente  estendentesi  ia 
tutta  la  Grecia.  La  vita  ,  che  un  dialelto  riceve  da  un'accademia  di 
letterati  ,  e  arlifiziata  ;  1'  artiCzio  dura  c  brilla  ,  come  una  luminaria 
notturna,ma  non  equivale  ai  sole  fecondatore  ,  lie  puo  supplire  la  na- 
tura.  La  niUura  di  una  lingua  consiste  ncU'cssere  popolare  ;  il  popolo 
dovendo  scnza  circonlocuzioni  csprlmere  i  bisogni  tutli  della  vita  estema, 
ed  i  principali  dell' interna,  crea  i  vocaboli  proprii,  e  li  introduce  nel 
commcrcio  della  vita.  Se  i  letterati  partecipando  agli  interessi  popolari 
nc  traltiiio  le  slesse  idee,  awiene  allora  ,  che  coUe  loro  scritture  rido- 
nino  al  popolo  e  le  idee  e  la  lingua  ,  quelle  perfezionate  e  ridoUe  a 
sistema  ,  questa  corretta  aiTinata  e  ricondotta  all'  analogia  ;  nasce  cosi 
un   utilissiuio   avvicendarsi    di    creazione   e    d'  educazione.  Ma  se  i  doUi 


(i)  Volgarc  cloij.  lih.  I.  cap.   iG. 

(a)  Cicero  Brutus  cap.  i3  ,  vedi  atichc  VcIIcio  Palorc.  I.   18. 


;il8  ORICINE    ECC. 

siibliiiiatisi  ail  una  sfera  suiiorioie  d'ussai  a  qiiella  ilel  volgo  discorrano 
ill  accatleiiiia  o  (.riilee  traseendenti  rintclligcuza  ed  i  bisogni  della  na- 
zionc,  o  lii  prccclti  tcoricL  di  lingua,  il  popolo  li  lascia  a  loro  nosta 
j)arlare  ,  c  nulla  ricava  per  sc.  Impcrocclie  ruldila  pralica  e  la  rcalla 
della  Vila  fii  seinpre  lo  scopo  d'uu  po[K)lo ,  fjuello  de'  sapient!  puo  es- 
sere  la  verita  astralbij  ma  perclie  quesla  trapassi  ed  iulluisca  sul  volgo 
fa  d'uopo,  clie  altri  minori,  ma  iililissimi  sapieiiti  procaccino  colle  loro 
opere  di  rendere  popolari  le  teorlcbe  dei  prixni  applicaudole  alia  vila 
reale.  Di  questi  scritlori  intermedii  fra  gli  altissimi  ingegni,  ed  il  volgo 
uon  Iroviamo  alcuno  fra  i  Dori ;  eppcro  il  Dorico  di  Pindaro  non  es- 
scndosi  accoinunalo  col  popolo  cadde  ,  e  caddero  inollre  i  Dorici  vej"- 
nacoll  a  fronte  della  polcnza  deirAtlico  volgare.  La  Sicilia  ce  nc  soni- 
ministi'a  la  piu  evidente  prova.  Avevano  i  Sivaeusaiii  nell'Olimpiade  92 
deputati  alcuni  cittadini,  fia  i  qiiali  Diocle  ,  afliiiche  conipilassero  un 
codice  di  leggi,  che  dal  principalc  nutore  furono  poi  denominate  Dio- 
flee  ;  ma  settant'anni  dopo ,  a'  tempi  di  Timoleone  ,  queste  leggi  abbi- 
sognarono  d' iuterpreti  5<«  zo  tsii;:- vo/aou;  yeyfafx^ivovg  a.pya.ioj.  ^(aXexTi) 
^o-Aivj  5:jixi  o-jT/.aTKVorjTou;  perche  scritte  nelt  antico  dialetlo  senihravatio 
difficili  ad  inlendersi  (i).  Era  adunque  auliqiialo  il  volgare  Siracusano 
iieirOiiiiipiade  log.  Cos!  I  Beoti  tra  rOlLmpiade  i3o,  e  la  i45  cessa- 
rono  dall'adoperare  nelle  pubblicbe  iscrizioni  il  volgar  municipale  (2). 
E  gli  Amfizioni  in  Delfo  nei  loro  decreti  si  servivano  aucora  del  Do- 
rico  ueirOlimpiade  100,  come  raccogliesi  dal  Boeckh  (3),  nia  venticin- 
que  anni  dopo  ,  fiorendo  Demostene ,  gia  avevano  accettato  il  dialelto 
comune.  Cosl  gli  altri  idiomi  Dorici  poco  per  volta,  dove  piii  presto  , 
e  dove  piu  tardi  andarono  in  disuso.  Temperati  col  dialelto  Attico  ,  e 
col  comune  si  trovano  ancora  adoperati  in  eerie  iscrizioni,  che  dirci 
j)opolari,  menlre  altre  pur  contemporanee  si  leggono  dallo  slesso  mu- 
uicipio  dettale  nella  lingua  comune.  CoUa  medesima  varieta  noi  scriviamo 
allre  epigrafi  in  latino,  ed  altre  nel  volgare  Ilaliano,  secondo  1' uffizio 
delle  medesime  ed  il  vario  seulire  dcgli  aulori.  Ma  niun  componimenlo 
lelterario  piu  comparve  nel  Dorico  dialetlo ,  tranne  qualche  raia  poc- 
sia ;  giaccbe  la  prosa  Dorica  ne  prima  di  Pindaro  formossi,  ne  dopo. 


(i)  Diodorus  Sicul.  lib.  XIII.  35. 
(a)  Bocckb  Coi-pus  Inscr.  Grace-  I-  p. 
(3)'  Ibid.  p.  804.  sq. 


D!    AMKDEO    PEVnuN.  3lO 

47.  E  come,  cadulc  Ic  I'mgue  ,  sorgono  i  gramalici,  cosi,  antiquati  i 
^c^llacoli,  nascono  i  glossator!.  Le  glosse  iVi  Crela  furono  spiegatc  da 
ICrmonalle ,  Ic  Italiche  ila  Dioiloro  ,  le  Laconiclic  da  Aiislofane  Bizan- 
lino,  lu  Rodic  da  INlosco,  e  piii  di  treiila  autori  sono  citati  da  Alcneo 
(i)  ,  i  qiiali  proiniscuamcntc  dichiararono  le  glosse  di  Tarie  contrade. 
Di  essi  i  piii  anlichi  a  nni  conosciuti  sono  Fileta  Coo  (2),  Simmia  Ro- 
dio  ,  ed  Aristofane  Rizaiilino  (3),  i  quali  (lorirono  ai  lempi  de'  primi 
Toioinei.  Imperocche  la  scuola  AU-ssandi-ina  piu  crndita,  die  ingegnosa, 
pigliaado  ad  illuslrare  i  poeli  inunicipali  a  gran  cura  raccolti  dai  La- 
gidi  ncUa  Bll)liolcca  ,  doveva  di  necessila  iiilerprclare  le  loro  glosse 
andatc  in  disuso.  Qiiindi  altri  glossatori  srguirono  dappoi,  fra  i  quali  a 
noi  pervennc  Esichio,  che  rnccolse  c  compendio  i  lessici  de'  precedenti 
glossatori,  e  troviamo  ancora  nci  nostri  codici  trattalclli  intitolati  yluv- 
<3'M  y.or.k  niXnz,  Glosse  disposte  per  ordine  di  cilia  (4).  Salito  in  onore 
lo  studio  delle  glosse  per  I'intelligenza  dcUe  antichc  pocsie ,  ebbero  i 
nuovi  poeti  un  mezzo,  onde  all'ispirazione,  che  loro  mancava  spontanea, 
supplire  col  vezzo  d'un  gergo  antiquato ,  e  procacciarsi  fama  con  carmi 
deltati  daU'erudizionc.  Cosi  Teocrito  compose  alcuni  Idillii  in  dialetto 
Siciliano  (5),  mostrandosi  ipocrita  nella  lingua,  come  lo  era  pure  nella 
bucolica  poesia  idcata  fra  gli  agi  della  beutissima  regia  dc'Tolomei.  Cal- 
limaeo  pure  doricamente  scrisse  il  suo  Lavacro  di  Pallade  ,  che  niun 
vero  Doro  avrcbbe  composto  in  un  metro  elcgiaco.  Ma  questi  sforzi  non 
valsero  a  risuscilare  il  passato,  siccome  niun  conato  degli  odicrni  tre- 
centist! potra  fare  indictreggiare  d'alcuni  secoli  I'ltalia,  obbligandola  a 
rinnegarc,  o  travisare  le  nuove  idee  per  amore  dei  ■vocaboli  antichi. 
Quel  volcre  al  passato  gia  defunto  inspirare  una  vita  artifiziata,  cpiasi- 
rhe  con  una  pila  del  ^'olla,  si  e  un  logorare  le  reliquie  della  vitaliti 
travagliandole.  I  Doi-i  immobili  nel  passato,  e  idolatri  dell'anlichita  cad- 
dero  logorando  Tantichita  medesima:  i  vosiri  modi,  cosi  i  Corinzii  ar- 
ringando  dicevano  ai  Lacedcmoni,  sotio  troppo  antichi  a  froiite  degli 
Allici;  mentre  ,  come  nelle  arti,   egli    e  forza  ,  che  la    novith.   vinca. 


(i)  Index  titiilorum  ad  v.  yXSiaaai  in  vol.  IX.  Animadr.    cd.  Schwcigli. 
(a)  Bjrhiua  Pliilctac  Coi  I\<.>liqiu.it-  pag.  68. 

(3)  Valckpnaer  in  Adua.  Thcocrili  p.  121. 

(4)  Bckkcr  Anccdot.  Grace.  III.  1095. 

(5)  Sono  il  3.»,  4.»,  ed  U  15." 


0  30  OniGlNE    FXC. 

Bensl  I'iinmobilitu  giova  ad  ana  cilia  ,  cJte  qiiieli  nellu  pace  ;  ma  chi 
dee  ajj'ronlare  inolti  casi  abbisogna  cziandio  di  mold  nuo\<i  accorgimenti 
[Thucyil.  I.  71].  I  Covinzii  |>ai'larono  al  ileserto.  Nciradolescenza  tVuna  iia- 
ziuiic  rcgua  lealusiasino  per  I'ignoranza  aclle  cause;  e  siceome  rcnlu- 
siasiuo  crea  le  piu  belle  poesie,  perehe  spontanee,  cosi  regge  gli  ordini  e 
gli  iiilercssi  civili.  iMa  cjuanto  piu  la  ragione  si  va  eclucaiido,  laiilo  piii 
scema  riinpcto  cd  il  vigorc  dclla  fantasia ;  fa  pertanlo  d'uopc  cercare  una 
uuova  base  agli  islituli  della  nazione,  ed  accomodarli  alia  qualila  de'tcmpi. 

1  Lacedemoui  ricusarono  di  farlo  ,  persistendo  a  proibirc  ogni  coltura 
intellettuale  al  popolo,  pascendolo  di  sole  odi,  ossia  d'un  ideale  e  d'il- 
lusioiii  contrarie  alia  I'ealta  prcsente ;  peri  per  tal  modo  la  nazione  so- 
verchiata  dal  tempo,  clie  tutto  travolge  di  moto  in  moto  ;  e  peri  il  dia- 
letto  a^operato  solamente  nel  dialogo  plebeo ,  laelle  iscrizioni ,  e  nella 
lirica.  I  tempi  per  la  I'ealta  dei  moltiplici  casi  erauo  divenuti  prosaici; 
tuttavia  i  Dori  rifuggivano  dal  crearsi  una  colta  prosa  sludiando  le 
scienze,  ed  esercitando  I'eloquenza.  La  loro  lingua  pertanto  cadde ,  sic- 
<;ome  quella  chc  piu  non  corrispondeva  ai  bisogni  del  tempo. 

48.  La  storia  sinova  esposta  del  dialetto  Dorico  mi  sara  guida  a  ri- 
ferivc  quella  del  sermone  Jonico,  die  imprendo  ad  illustrarc.  II  pro- 
blema  e  il  medesimo.  I  Joni  qual  dialetto  adoperavano  prima  di  Ero- 
<loto?  Erodoto  quanto  contribui  egli  alia  formazione  del  suo  Jonico,  per 
uieritarsi  il  titolo  di  ottimo  esemplare  di  lal  favella  ? 

Prima  d' Erodoto  il  Jonico  dialetto  giu  gloriavasi  d'Omero,  e  dei  molti 
suoi  imitatori,  tutti  poeti.  Ma  siceome  la  poesia  ,  norma  bensi  della 
prosa ,  con  essa  non  si  dee  confondere ;  cosi  il  Jonico  de'  poeti  poteva 
bensi  sev\ir  di  guida  ai  prosalori,  senza  pero  cssere  il  medesimo.  Ep- 
pero  si  dee  im'csligarc  qual  fosse  il  Jonico  de' prosalori  aiitecedenti  ad 
Erodoio. 

Intorno  alia  lingua  dei  Joni  coiifederati  nel  Panionio  lo  stesso  Ero- 
doto cosi  scrivc  :  Questt  non  adoperano  la  stessa  lingua  [■yXwayav],  ma 
quattro  diversi  moili  di  terminazioni  [  aiJ.a.  vpinov;  rivsepxg  nxpay^r^i'M  ]. 
Milcto  .  .  .  Miunte ,  e  Priene  nella  Caria  hanno  lo  stesso  dialetto  [xara 
rajira  ^tryXey6[i.vjai  o-fi].  EJ'eso ,  Colofone  ,  Lebedo  ,  Teo ,  Clazomene  , 
e  Focea  nella  Lidia  consentono  fra  loro,  nella  lingua  [•/},»ffaw],  e  per 
essa  si  difjerenziano  dalle  precedcnli  .  .  .  I  Chii ,  e  gli  Eritrei  si  ac- 
cordano  nel  dialetto  [xoad  twuto  S:a.li-pv-ct] ;  ma  i  Samli  luaino  soli  un 
loro  propria  dialetto  [It:    s'wyTwv  juouvc!].  Tali  sono  i  quattro   caratleri 


I 


DI    AMEDEO    PE\ROS.  32  1 

della  lingua  Jonica  [/«(5«xrfi/3=;  yXoiijiTics]  (i).  Se  rislrlngcndosi  alia  sola 
Asia  miiiore  I'^rodoto  ci  iiisegno,  clic  Taiilico  Jouico  portalovi  da  Keleo 
gih  si  trovava  a'suoi  tempi  diviso  in  quatlro  dialetti,  quanti  noD  ne  avrebbe 
egli  numerati ,  se  di  lutte  Ic  Jotiichc  colonic  arvesse  parlato  ?  Atenc 
slcssa  ,  donde  parti  il  condoltiero  della  colonia  ,  iiou  aveva  ella  mutali 
i  modi  del  suo  volgaic,  tanto  clie  il  dialetlo  Allico  ne  era  nato  di  verso 
dal  Jonico?  E  gli  allri  Joni  sparsi  per  la  Grecia  ,  c  la  Tracia,  saranno 
essi  soli  andati  esentl  dalle  innovazioni  nella  lingua  prodolte  dal  tempo , 
dal  commei'cio,  dalle  rivollare  politiche,  e  dalla  geografica  situazione? 
I  dialetti  Jouici  erano  dunque  molti  a'  tempi  d'Erodoto. 

49.  Ma  (piale  di  tanti  dialetti  sara  state  prescelto  dagli  autori  Jonici , 
clie  scrivendo  in  pros*  precedei'ono  il  padre  della  storia?  E  per  prosu 
non  iatcndo  le  iscrizioni ,  gU  annali ,  le  cronichc  scritte  per  bisogno , 
o  per  araore  d'un  municipio;  pei'che  queste  sempre  e  dovunqiie  fiirono 
dettate  neiridioiiia  niunicipale  iniino  a  clie  si  ebljc  una  lingua  lellcra- 
ria.  Col  nome  di  prosa  intendo  scritturc  di  giusta  lunghezza ,  dettate 
per  amore  di  scienza,  e  con  qualche  ambizloue  di  fama  letteraria,  qiiali 
furono  le  storie  prosaiche  anterior!  ad  Erodoto ,  ollre  a  qualche  opu- 
scolo  di  filosoGa.  Qual  fu  pertanto  il  Jonico  di  tali  slorie  ?  Dico ,  chc 
fu  quella  specie  di'  Jonico,  che  ogni  scritlore  parlava  nella  sua  patria, 
ossia  il  volgare  Hiunicipale  di  clascuno  degU  slor'.ci  talora  nohilitato  da 
qualclie  inlarsiatura  dell'eloquio  Omerico ,  ossia  poelico. 

50.  Infalti  per  consenso  della  tradizione  Ecalco  di  ^lileto  fu  il  prime 
che  eomponcssc  una  storia  in  prosa  ,  Tip'Zro^  I'srs^tav  tzc^'^;  iqriVs-/x£  (2). 
Fioriva  cgli  av  tempi  di  Dario,  nell'Olimpiade  67,  viaggio  nella  Grecia, 
nell'Asia  ,  nel  Ponto  ,  nellEgitto ,  e  tocoo  pure  le  spiaggie  dcU'Ilalia  , 
cosicchc  di  molti  parlari  greci  e  barbari  pote  intcndere  il  suono  e  le 
foi-me ;  ripati'iato  poscia,  e,  rottasi  neU'Olimpiade  70  la  guerra  Jonica, 
egli  sedeva  a  eonsiglio  con  Aristagova  ,  e  con  i  suoi  conciltadini  (3). 
Ora  egli  in  qual  chaletto  detto  la  sua  storia?  Cc  lo  insegna  Ermogene 
dicendo  rr,  5i'xli)(.-u  «x.^«toj  'Icitii,  nxi  au  (xiixiyixh-f)  •/pr,70(ix;>o; ,  aJSi  y.x'x 
riv  'HpoSozov  norAtXri ,  Yizziv  loriv  ivixx  ys  li^i'j;  -otr,rr/.i;  si  servl  del 
dialetlo  Jonico  pure ,  e  non  iiiisto  ,  e  neppur  vario  ,  come  e  qitello 
d Erodoto,  eppero  nella  sua  dizione  e  meno  poelico.  Fu  adunque  11  suo 

(l)  Herodotus  I.    143. 

(a)  Suidas  ad  V.  'ExttToilO^. 

(3)  Klaitsen  ,  Hccataci  Milcsii  Fr;igiDcnla  p.  9.   sq. 

Si;niE  11.  Tom.  i.  4' 


322  onir.iNE  r.r.c. 

Joiiico  ccApxroi  piiro  e  schielto  ,  qiial  volgarmenlc  era  parlato  ;  inollre 
o\)  nsmyiiivog  non  misto  coU'Omci'ico ,  o  con  altre  specie  di  iiliomi  Jo- 
nici ,  eppcro  il  suo  dire  non  riuscl  ])oelic'o,  ossia  Omcrico,  come  qucUo 
d'Eroiloto ;  fiiialinentc  ov  novAiloq  non  vario,  il  cUe  dcriva  dalla  naiura 
di  tutte  le  favelle  municipali.  Iinperocche  quando  una  ciita ,  od  mia 
provincia  prende  a  careg£;iare  una  vocale ,  una  consonante,  uu'infles- 
sione,  od  una  desiiienza,  ed  altri  peculiari  modi  ^  qiicsti  talmenle  in- 
\adono  tiitta  la  favella,  che  togliendole  la  varieta  la  rcndono  moiiotona. 
Per  correggere  lal  monotonia  fa  d'uopo  scostarsi  dal  ])rctto  volgarC;  ed 
avviciiiarsi  ad  altre  specie  dello  stesso  dialetto  ,  od  anche  ad  altri  ge- 
neri  di  dialelti  dcUa  stcssa  lingua.  In  quest'ultimo  significalo  adoprasi 
il  Tzoiv-iloq  dallo  Pseudo-Plutarco ,  cbe  di  Omcro  cosi  scrive ,  Xi'^tt  di 
-iiztXvj  nsyjir^nivoi  tou;  ani  naa'c;  SiccUktou  riiv  'Elhivuv  )(jxpa.Knpxg  syxa- 
riixi^sv  (Tun  'vario  dire  si  servi  [Oinero],  awndo  insieme  miste  le  forme 
di  tuUi  i  greci  dialetli. 

Qui  io  dovrei  dimostrare  la  veriti  del  giudizio  d'Ermogene  ,  addu- 
cendo  i  frammenti  stessi  d'Ecateo  conservali  dagli  anlichi  ;  ma  questi 
per  lo  pill  non  le  sue  parole  citarono  ,  ma  le  sole  opinioni  ;  e  dove 
pare  ,  die  il  testo  medesimo  d'Ecateo  abbiano  arrecato,  gli  amanuensi 
linirono  per  ridurre  le  forme  Joniche  alle  comuui ,  cosicche  il  Klauseu 
in  38o  frammenti  d'Ecateo  da  lui  raccolli  appena  pole  notare  pochi 
modi  Jonici  (i).  Rimane  perb,  cli'io  mi  rislringa  alle  sole  parole,  che, 
come  peculiari  d'Ecateo,  furono  dai  grammatici  legistrale.  Egli  adoperb 
dj'xg  per  v.pi<y.q  (2),  cu^ov  neulro  pel  mascolino  ai/Ao;  (3),  il  che  sente 
del  suo  municipio.  II  yiyeiog  antico  (4)  e  doppiamente  volgare  si  pel 
raddoppiamento  ysyj  familiare  ai  Joni,  e  si  perche  la  sola  plebe  poteva 
denominare  terrei  gli  antichi ,  quasi  generali  dalla  terra.  L'imVffat  po- 
stere  (5)  da  irzi  pute  talmente  del  plebeo  ,  che  niuno  scritlorc  piu  lo 
adoperb  ,  e  mori  inglorioso  come  il  iJ.izaa7v.t  per  fXEaxtza-zut.  Inollre  il 
xs'/Ssoro^  (6),  che  da  Aristarco  (7)  fu  notalo  come  voce  recente,  gia  leg- 


(i)  Klausen  cit.  loc.  pag.  3-j. 
(3)  Ibid,  fragm.  3Gy. 

(3)  Bekkcr  Anccdot.  p.  36a. 

(4)  Klausen  cit.  loc.  fragm.  366. 

(5)  Ibid,  fragm.  367. 

(6)  Ibid,  fragm.  368. 

(:)  Scbol.  Horn.  IlUd.  XXIV.  228. 


Il 


DI  AMEDEO  PEVROS.  32J 

gevasi  prcsso  Ecatco  quasi  vocabolo  iniligeno  per  segnarc  una  ccsta 
usata  in  Milclo,  clie  gli  AlcssamUini  ingrandirono  poi  ila  farnc  T Area 
del  tcstaniento.  I  Grammatici  citano  ancora  come  adoperali  da  Ecaleo 
'7Aop::t^;7^v.'.  [tcv  I'Attico  ffZE^sfwucr^ai  (i),  ma  tal  voce  piacque  poscia 
anche  a  qualehc  Allico,  ed  uUimamcnte  alia  lingua  comune;  €d  inollre 
dUElfpt'Citv  (a)  vocabolo  da  lui  foggiato  ,  chc  Isoerate  (3)  approvo.  Que- 
sle  poche  voci ,  le  sole  clie  possiamo  dire  cerlaraente  adopcratc  da  Eea- 
teo  ,  sei-vono  ad  avvalorare  la  proposizione  d'Ennogenc  ,  chc  egli  abbia 
scritto  con  lingua  pendente  alia  plebea. 

5 1.  Dopoclie  Ecateo  prese  a  scnvere  storio  in  prosa,  altri  pure  entra- 
rono  nello  siesso  arringo.  Di  undiei  storici  [ollrc  ad  Ecaleo  ed  Erodoto] 
annoverali  da  Dionigi  d'Alicarnasso(4)  come  anteriori  alia  guerra  del  Pe- 
loponneso,  novo  ebbero  i  nalali  nell'Asia  niinore,  o  nelle  isole  adiacenli, 
e  sono  Eugeoue  di  Samo  ,  Ueioco  Proconnesio  ,  Eudemo  di  Paro  ,  Ca- 
roue  Lainpsaceno ,  Anielesagora  Calcedouio,  Ellanico  Lesbio ,  Damaste 
Sigeo,  Scnomede  Cliio ,  e  Sanlo  Lido,  ai  quali  Dionigi  avrebbe  dovulo 
aggiuugcre  Dionisio  Milesio.  Un  tanto  provento  di  storici  prosalori,  che 
lulli  liorirono  nella  stessa  contrada  d'Omero ,  menU'e  le  allre  non  si 
alzavano  ancora  ad  alcuna  fama  di  leltere  ,  ci  moslra  quanta  sia  stata 
I'influenza  d'Omero,  degli  Omeridi,  e  dei  Rapsodi  suUa  Jonia;  le  guerre 
slesse ,  le  lotte  polilichc,  ed  il  comniercio  esteso  manteuendo  il  niolo, 
cioe  la  vita ,  in  quelle  sj)iagge  ne  dcstarono  gli  ingegni  ,  c  li  spiusero 
agli  onorati  studii.  Per  tal  modo  il  dialello  Jonico  iva  dall'altezza  epica 
scentlendo  verso  la  |>rosa,  ovvero,  per  meglio  dire,  il  fraseggiarc  del 
volgo  si  innalzava  vewo  la  diguita  ed  il  rilmo  dcUa  grave  prosa.  Men- 
tre  i  Joni  occupati  della  vita  esterna  procacciavano  di  ibrmarc  la  prosa , 
i  Dori  meditativi  e  liriei  non  possedevano  prosa  alcuna.  Epperi)  quando 
alcuni  fra  essi  voUero  dettare  scriiture  prosaichc  ,  seelsero  il  dialetto 
Jonico  SI  perche  gia  atlazzonato  alia  prosa  ,  e  si  perche  nella  scliiatla 
Jonica  ripromettevausi  uditori  e  fama.  Cosi  Ellanico  nalivo  di  Lesbo , 
isola  Eolica,  anzi  piii  precisamente  di  Mitilene,  la  quale  adoperava  un 
vernacolo  singolare  detto  da  Platone  (5)  fuvrt  ruv  Mivjy.r,vai<ov,  non  delto 


(i)  Klauscn  cil.  1.  fragm.  3^1. 

(2)  Ibid.  fiMgm.  354. 

(3)  Isocratcs  Ae{;iuct.  n.®  i5. 

(4)  Dionysitis  Hal.  dc  Thucydidc  ludiciura  V.  a. 

(5)  Plato  Protagoras  p.  346. 


32'(  onir.iKE   v.r.c. 

gla  Ic  sue  storie  nol  sermonc  Eolico  ,  die  SafTo  ed  Alcco  usarono  nei 
loro  carini ,  ina  scrisse  in  Jonico  (i).  Ippocrate  tli  Coo  Dorica  lasciu 
pure  il  palrio  volgarc  prcsccgliendo  un  Jonico  detlo  clai  grammatici  (2) 
i-Apcf-i;  scjiicllo  e  pnro;  ed  il  Inion  Eliano  (3)  ci  vorrebhc  dai-  a  cre- 
dere, clie  Ippocrate  scrisse  ionicaraente  per  gratificare  a  Democrito 
Abderilu.  Fiualinonte  Erodoto  Dorico  per  Alicarnasso  sua  patria,  e  per 
Turio,  dove  focc  lunga  dimora,  prcdilesse  cziandio  il  Jonico,  che  aveva 
studiato  in  Sarao  (4).  Che  piu?  Dionigi  d'Alirarnasso  (5)  ci  altesta,  che 
tuUi  gli  storici  antcriori*alla  guerra  del  Peloponneso,  ossia  a  Tucidide, 
si  valsero  o  dclla  lingua  Jonica  perche  sommamente  a  que'  tempi  in 
Jlore ,  owevo  delt Attica  antica.  pnco  dalla  Jonica  dissomigliante. 

53.  Ma  a  quale  specie  Jonica  accostavasi  il  dialelto  degli  storici  po- 
steriori ad  Ecateo  ?  E  generale  I'osservazione  de'  grammatlci ,  che  gli 
scriltori  precedenti  ad  Erodoto  scrissero  in  un  Jonico  ay.potrog  schietto , 
pnro ,  ed  Erodoto  fii  il  priino  a  valersi  d'  un  Jonico  iJ.EiJ.r/;j.ivog  x«(  noi- 
xt'Xij  misto  ,  e  svai'iato".  Col  nome  di  av-parog  io  sempre  inlendo  quel 
pretto  volgare  parlato  in  una  citli  ,  od  in  un  contado,  ne  ancora  ela- 
l)orato  da  sapienti  scrittori.  Se  non  che  Dionigi  d'Alicarnasso  piu  spe- 
cialmcnle  qualifica  il  Jonico  di  tali  storici  diccndo  :  usarono  essi  una 
dizione  \}I^tg']  propria  e  non  tropica  ,  cosicche  noji  esornando  la  di- 
zione  neppur  sollevarono  le  loro  sentenze  oltre  at  trito  ,  comune  ,  e 
consueto  vernacolo  [§ic^.l£-/.zog]  di  tutti  (G).  Vale  a  dire  scrivevano  come 
volgarmente  jiarlavano,  donde  gia  nasce  il  sospetto,  che  abbiano  czian- 
dio adopcrato  il  loro  vernacolo.  l\fa  prosegiie  a  dire :  quindi  la  loro 
dizione  [Xe'le;]  e  pura  [x«3«(5a]  ,  chiara ,  e  concisa  ,  anoyfivra;  aa^ousx 
Tov  tdtov  h.d<rcrig  SiaXvAzou  yo(pay.rrif>«  abbondantementc  conservando  il 
privato  carattere  di  ciascun  vernacolo.  Qui  dtd}.£/.-og  si  distingue ,  come 
in  altri  luoghi,  da  li^i?,  giacche  sarebbe  puerile  tautologia  il  dire  li^tg 
(jajbyiya  fiy  )i|£u;  yjxpco<.T}ipoi;  qui  dia'XfXTO?  nota  vernacolo  d'una  cilia, 
o  municipio.  Infatti,  come  Dionigi  awerli  ,  tutti  scrissero  ionicaraente. 


(i)  Hcllanici  fragracnta  ed.  Sturz.  p.  25. 

(2)  Grcgorius  Corinlh.  cd.  Schacfer.  p.  679. 

(3)  Aclianns  Variac  Hist.  IV.  20. 

(4)  Maitlaiio  dc  Dialcctis  p.  XXXIX.  n.  5. 

(5)  Dionysius  Halic.  dc  Thiicyd.  hist,  iudic.  n.  a3. 

(6)  Dionysius  Hal.  ib.  n.  23. 


1)1   AMF.llEO   I'EYIIO.V.  323 

ccco  il  gcnere  della  favcUa ;  per  scgnare  poi  la  specie  avveitc  clic  la 
favclla  nioUo  couscrvava  i/.cfmr,;  $i^Ai-/.rou  cli  ciascun  vernacolo  ,  cioc 
del  veniacolo  tU  ciascuno  sci-iuorc,  ossia  di  ciascuiia  delle  vai-ie  palrie 
degll  scrillori.  L'sxaorKs  evidentcmenlc  nota  le  varie  patrie,  le  diverse 
specie  dei  volgari  Joaici  ,  poiche  iiel  genere  Joiiico  tutli  concordayauo. 
La  frase  di  Dionigi  c  solennc  ])rcsso  i  gramiiialici  iiel  dcOnirc  il  dia- 
Ictto  ;  dicono  cssi  vl  Htdh/.rog  io^i  ^.i^ig  (0(ov  yc/.rycct.-opa  liniiu  iiJ.fv.i'J0-j7«. 
il  dialetto  e  un  parlare  ,  die  manijesta  il  priwito  caratterc  dun  luogo 
(i) ;  cosicclic  il  5(a').£XT5s  dc' greci  cquivale  n^n  sobmcnte  al  noslro 
dialetto  in  genere,  inodo  di  parlare  d'lina  slirpc,  d'una  nazionc  ,  ma 
allrcsi  al  vernacolo  locale  duna  cilta,  o  iiorgalu. 

Airaulorila  degli  anticlji  si  aggiunga  il  seguente  ragionamento  sugge- 
rito  dal  senso  comune,  vale  a  dire  dalla  piu  sublime  (ilosoGa.  Gli  sto- 
rici  ,  di  cui  ragiono ,  erano  o  preslanli  per  ingcgno,  ovvero  mediocri. 
Se  fossero  stati  du  tanto  da  sollevarsi  oUre  il  triviale  scrmone,  e  creare 
un  eloquio.  illuslre ,  Erodolo  non  sarebbe  piu  siato  il  padre  della  slo- 
ria;  giacche  I'ingegno  capace  di  creare  una  lingua  illustre,  se  si  applica 
alia  storia,  crea  pure  I'arle  storica.  Ail'incontro  furono  qucUi  poveri 
storici  ,  e  triviali  disadorni  scrittori  ;  dunque  ncppur  sublimarono  il 
loro  dialetto  ollre  la  sfera  del  quotidiano  vernacolo ,  e  scrissero  come 
parlavano  nel  volgarc  della  loro  citta. 

53.  Ne  cio  allermando  io  inlemlo  di  negare,  clie  allri  prima  d'Ero- 
doto  abbia  tentata  la  creazione  del  Jonico  illuslre;  quauto  nel  ragionare 
del  Dorico  io  dtscorsi  dei  precursor!  di  Pindaro  vuolsi  pure  applicare 
agli  scrillori  precedenti  ad  Erodoto.  Quindi  e  clie  Dionigi  nell'arrecalo . 
passo  avvcrtendo  ,  che  quegli  storici  abbondantemente ,  noa  gia  assolu- 
tamente,  conservavano  il  proprio  caratlere  del  vernacolo  di  ciascuna 
oitta  ,  accenna  cosi ,  che  essi  gia  ammeltevano  voci  e  forme  estranee 
alle  favellc  dei  loro  municipii.  Un  aulorc  per  vezzo  dinovila,  per  amor 
d'armonia  ,  per  maggior  faciliu\  di  cspriinere  i  suoi  concetti  j)rese  ad 
inserire  qua  e  la  glosse  di  altri  municipii,  e  vocoboli  derivati  da  Omero 
familiarissimo  ai  Joni.  Altri  osservando ,  che  i  molti  volgari  Jonici,  figli 
della  stessa  slirpe ,  specie  dello  stesso  genere  ,  non  dovcvano  con  as- 
soluta   intoUcranza   escludere    Tun  I'allro,  avranno   inlravedula  la  pos- 


(i)  Gregorlus  CoriiU.  ed    Scliaefcr  p.  g. 


JaG  ORIGIKE    ECC. 

sibilitii  cU  coiiciliiu'li  ,  e  ne  avrauno  fatlo  espeiimenli.  Ma  la  fusione 
scieiUiilca  foudatu  su  pvinclpiL  razionali  di  analogia ,  e  d'armoiiico  ritino 
fu  eseguila  da  Erodoto. 

54-  i^gli ,  al  Jii"  d -linuogcnc ,  adopero  uu  Joiiico  iJ.iixt-/fj.i)>Cig  -/.m  not- 
xi'Xo;;  i  grammatici  ci  sicno  scorta  neU'inlerpretare  quesli  due  vocaboli. 
"Ew,  cosi  iin  aulico  graminatico  (i),  scrivesi  £<r>tM  non  in  wrtic  di  ilia- 
letto  alcuno ,  ma  per  forma  poetica  ,  ...  ed  Erodoto  ama  sovcnte  tali 
forme  scrivcudo  •AXinTian.s ,  ed  a.yiTAVJ  ,  che  per  niun  modo  sono  Joni- 
che ;  ondc  fissi  manifesto  ,  che  Erodoto  non  iisu  il  Junico  schietio 
[stx/jarsj]  ma  misto  col  poetico  [^aklu.  iJ.£[j.r^ [jlvn  r/i  noirizrA.-^  ].  La  stessu 
oosa  ripele  un  allro  grainmatico  diccudo:  Ippocrate  uso  un  Jonico  puro 
[  OL-Kpatog  ] ,  laddove  Erodoto  lo  mischio  col  poetico  [  oyfff.r/st  auxriV  ro 
7zotriZix.fl  ]  (2).  Ne  allrimenti  Stefano  Bizantino  (3) :  Erodoto  adopera 
costantemenle  un  sermone  poetico,  ditrerenle  da  Gtesia ,  il  quale  nella 
storia  Porsiana ,  come  Fozio  (4)  ci  insegiia  ,  non  sempre  si  servi  del 
dialctto  Jonico  ,  come  fece  Erodoto  ,  ma  solo  in  alcune  voci;  sebbene 
poi  nella  storia  Indiana  abbia  alquanto  piii  ionicizzato.  Se  non  che  lo 
Stesso  Erinogene  iuterpreto  sc  medesimo  dicendo ,  clie  Erodoto  voile 
scegliere  un  dialetto  poetico  ^  imperocclie  poetico  e  il  Jonico  e  soave 
per  sua  fiatura.  Che  se  vi  tramischio  poche  voci  di  altri  dialetti ,  cid 
a  nulla  monta ;  perche  Omero ,  Esiodo  ,  ed  altri  poeti  non  pochi  si 
xervirono  eziandio  di  vocaboli  d' altri  dialetti ,  sebbene  scrivessero  io?ii- 
camente  ,  ed  il  Jonico ,  siccome  dissi,  e  lingua  in  certo  modo  poetica 
e  soave  (5).  Cos!  parlano  i  grammatici,  e  con  essi  Erraogene;  noi  ten- 
tiamo  di  lisalire  a  piii  alti  principii.  Nella  Jonia  regnava  Omero  come 
autore  di  lingua  scientifica  ,  regnavano  eziandio  come  lingua  popolare 
lanti  dialelli,  quanli  Erodoto  riferisce,  e  Dionigi  riconobbe  uelle  varie 
ftivelle  degli  storici  di  palria  divcrsa  anterior!  ad  Erodoto.  Che  fece  il 
padre  dclla  storia  ?  Egli  presc  per  base  c  fondo  principale  del  suo  Jonico 
la  grammatics  cd  il  vocabolario  d'Omero,  siccome  dopo  Dante  tutti  pre- 
sero  lui  solo  per  norma  sovrana.  Quindi  il  dialetto  d'Erodoto  e  chiamato 


(i)  Gregorius  Corinth.  cJ.  Schacfcr  p.  910. 

(i)  Ibid.  p.  C79. 

{3)  Ad  V.  SoCpiDi. 

(4)  Pholius  Biblioth.  cod.  ;a. 

(i)  Hermogcucs  p.  406. 


Dl    AMKDKO    PEYHON  327 

Oiiicnco  dai  grammatici ,  da  Ermogene,  e  da  tutti  gli  anlichi  c  inoderni 
filologi ;  quiiuli  Longino  (r)  dcnomino  Erodoto  'OfJxpfii'JiTcm;  Omericis- 
siino;  qiiiiuli  ancora  Enrico  Slefuuo  cosi  iiitltolu  il  suo  lessico  Erodoleo 
Herodoti  vocabula  Jouica  ,  et  quaedam  loquendi  genera  illi  cum  IIo- 
mero  magna  ex  parte  communia  (2).  ISIa  Erodoto  ilopo  avere  scelto 
Omero  come  tipo  del  sennonc  Jonico,  non  poleva  Irascurare  i  progress! 
ilrlla  lingua,  i  vernacoli  divcrsi  ailora  adoperati  ncU'Asia  minore,  e  I'i- 
dioma  dei  Greci  ai  quali  ainbiva  di  Icggere  i  suoi  lii)ri  in  Olinipia.  Quindi 
le  glossc ,  le  desinenze  di  allri  dialelti ,  die  Ermogene  accenna  essere 
stale  adoperale  da  Erodoto;  quindi  i  modi  peculiari  d'Erodoto  ,  in  cui 
dill'erisce  da  Oinero ,  dei  quali  llh  yne  (3)  diede  un  lireve  saggio;  quindi 
ii  lessico  Erddoteo  compilalo  dallo  Slefano  ,  siccomc  magna  ex  parte , 
lion  gia  al  lutto,  concordaute  coU'Omerico. 

55.  Per  lal  inodo  Erodoto  creo  il  Jonico  iUustre  intcso  in  tutta  la 
Jonia,  e  la  Grecia,  ma  pariato  in  iiiun  luogo ,  e  ncj)pur  in  Sairio,  dove 
pill  specialmente  lo  studio.  Esso  cadde  con  lui  per  non  risorgere  piu 
mai.  Imperocclic  la  Jonia  ando  sempre  piu  rovinando  nei  suoi  ordini 
l^olitici  e  morali;  serva,  o  trihularia,  ora  del  barharo,  ed  ora  d'Atene, 
pcrde  talmeute  la  primiera  riputazione,  clie  gli  Atenicsi  arrossivano  di  de- 
iiominarsi  Joni  (4).  In  tal  decadimento  appena  e  clie  nn  ingcgno,  seppur 
non  ne  trasmigra,  possa  venire  eflicacemente  ispirato,  o  compiere  una 
sua  generosa  ispirazione  ;  le  pochc  lettere  ailora  superstiti  sogliono  o 
trasciaarsi  servili  nella  via  dciriiiiitazione ,  ovvei'o  disviarsi  dal  loro  scopo 
per  convertirsi  in  un  godimenlo  fisico.  Ctesia  di  Cnido,  censore  ad  un 
tempo  ed  imitatore  d'Erodoto,  nella  storia  Pcrsiana  adopero  un  Jonico 
accoslantcsi  alia  lingua  comunc ,  nelllndiana  ionicizzo  assai  piu  (5). 
Vale  a  dire  incostante  nel  dialetto  egli  fu  un  imitatore  d'Erodoto ,  che 
non  aveva  una  giusta  idea  del  sermone  ,  clie  scrivendo  adoperava.  Gli 
imitatori  poi  d'Anacreonte  audaci  fiuo  ad  onorare  con  tal  norae  le  loro 
odi  abbassarono  le  lettere  Joniclie ,  anclie  ad  uso  di  sensuale  volutla. 
D'altronde  Alene,  che  per  la  forza  dell'armi  e  dell'ingegno  ottencva  il 


(i)  Longiniis  de  Subllm.  XIII.  7, 

(a)  Herodotus  ed.  Wcsscling.  pag.  9. 

(3)  Hcyiic  Excursus  ad  Iliad.  XXI. 

(4)  Hcrodolus  I.  143. 

(5)  Pbotius  Bibliolh    cod.  7a. 


3:!8  OniGINE    ECC. 

primato  nella  Grecia  ,  concorse  col  sno  dialelto  c  co'  suol  scrlUori  a 
soperchlare  il  Jotiico  e  gli  aUri  idionii.  L'Attico  cresciuto  nel  foro  di- 
venlo  la  lingua  doi  prosalori  greci;  il  Jonico  per  vciicrazionc  ad  Omero 
conscrvossi  per  la  sola  poesia  afline  all'epopca ;  menlrc  ilDorico  bene- 
raerito  della  lirica  si  inanlenne  per  le  odi,  e  pci  cori. 

56.  Dopo  aver  csposta  la  forniazione  dei  due  illuslri  dialetti  Dorico, 
e  Jonico ,  io  passo  a  riferire  quella  dell'  Altico  ,  il  quale  vinse  i  due 
rivali,  e  morendo  si  trasforino  nclla  coimine  favella.  L' Altico  non  si 
diilerenziava  anticamente  dal  Jonico,  imperocche  la  colonia,  clic  reeossi 
nell'Asia  minore  ,  parLi  appiinlo  dal  Pritaneo  d'Atene  cotnposta  di  At- 
tici ,  di  Miniesi  ,  di  Focesi ,  e  d'altri  popoli  (i).  Amendiic  i  dialelti , 
ipello  del  litorale  Asialico,  e  cpiello  di  Atcne,  crescendo  di  poi  disgiun- 
tamente  ,  eppero  soltoposti  ad  influenze  diverse  ,  riuscirono  a  due  di- 
verse favelle.  Quella  dell'Attica  iva  svolgendosi  a  paro  con  i  costami  , 
che  primieramente  in  Atene  si  ingentilirono  (2)  ,  qitando'  sorse  il  be- 
nefice liranno  Pisislrato.  Quis  doctior ,  cosi  Cicerone  (3) ,  iisdem  Hits 
temporibus ,  aut  cuius  eloquenda  Uteris  instructior  fuisse  traditur ,  quam 
Pisistruti  ?  qui  primus  Homcri  libros  confusos  anlea  sic  disposuisse 
dicitur  ,  ut  nunc  habemus.  Avvertitaitiente  Cicerone  scrisse  disjMsuisse 
dicitur ,  inipcrocche  altri  ne  danno  I'onore  al  suo  figliuolo  Ipparco,  del 
quale  cosl  Platone  :  Ipparco  si  segnalo  con  molte  e  belle  opera  di  sa- 
pienza  ;  egli  il  priino  introdusse  in  questa  cicth  i  canti  d'Omero  ,  ed 
obbligo  i  Rapsodi  succedentisi  gli  uni  agli  altri  a  recitarli  per  ordine 
nelle  feste  Panatenee  ,  il  che  pure  oggidl  si  pratica.  Desideroso  di  pos- 
sedere  in  Atene  Anacreonte  Teio  mandogU  una  nave  di  cinquania  remi; 
voile  pure  awre  presso  di  se  Simonide  Ceo,  e  to  onoro  con  spletididi 
doni.  Questo  poi  egli  faceva  con  intendimento  di  educare  i  cittadvni , 
onde  di\<enissero  ottind  sudditi ,  gindicando  da.  valentuomo  qual  era  di 
non  dover  im'idiare  ad  alcuno  la  sapienza.  Come  egU  ebbe  cosl  educati 
gli  abitatori  della  citlh  e  dei  dintorni ,  e  indottili  ad  ammirare  la  siut 
sapienza  ,  volse  Vanimo  ad  educare  gli  abitanti  della  campagna.  Fece 
pertanto  loro  innalzaj'e  colonne  nelle  strade  della  citta  ,  e  di  iutti  i 
borghi  ;  quindi  delta  sapienza  ,  che  egli  ave^'a  appresa ,  o  trovata,rac- 


(i)  Raoul-Rochettc  Hist.  Criliq.  dcs  colonies  grec(jues  III.  pag.  76. 

(a)  Thucydides  I.  6. 

(3)  Cicero  dc  Oratorc  HI.  3/,. 


ni  AMEDEO   PEYHOS  32Q 

coglicndo  il  pui  scelto  fiore ,  e  questo  esponendolo  in  dlsUci ,  li  fece 
inscrk'crc  sidle  coloniie  . .  .  cost  i  siulditi  qua  e  Ih  trapassando ,  e  net 
Icggerc  gli  inscritti  versi  gustando  la  sapicnza  di  ltd  divennero  capaci 
di  ulturlorc  istruzione  (i).  Questo  jiasso  di  Platonc  mcrita  di  essere  di- 
ligcntcmente  considerato.  Ipparco  avendo  fallo  tesoro  dcile  dottrine  dei 
sapienti,  c  trovate  cgli  stesso  nuovc  vcrila,  venue  in  fama  di  lelterato 
mcrilamcnte  acconsentita  da  tiiUi.  Vencratorc  d'  Omero  non  si  riiiiase 
entro  i  termini  d'una  ammirazioue  oziosa ,  ma  operoso  intcse  a  pre- 
servare  I'integrita  e  sincerili  dc'poemi  Omerici  dai  danni  de'  R<ipsodi. 
Una  corrczione  sapicntetnente  instiluila  ,  e  mallevata  dalla  riputazione 
di  lui,  c  dei  dotti  suoi  convittori ,  ritolse  llliade  e  I'Odissea  dall'essere 
ludibrio  degli  uoinini,  c  preda  del  tempo.  Ma  la  scienza  mirabile  quanto 
Dio  mcdesimo  non  riesco  utile ,  se  uon  quanto  dal  supremo  fonte  si 
deriva  per  irrigare  le  menli  deU'unianita;  a  qucsta  poi  appartengoiio 
non  i  soli  dotti ,  ma  per  piii  ragguardevole  numcro  gli  idioti.  Eppero 
Ipparco  volse  le  sue  cure  ad  crudire  gli  indolti,  e  valendosi  dei  canti 
Omerici  al  lutto  nazionali ,  creo  nelle  festc  Panatenee  una  pubblica 
scuola ,  nella  quale  i  Rapsodi  rccitando  non  le  loro  poesie  imilatrici 
d'un  tipo,  ma  cpielle  del  tipo  medesimo,  educavano  la  nazione  a  sen- 
tire  11  bello ,  e  ne  aflinavano  il  gusto  ed  i  cosiumi.  Sinqui  Ipparco  non 
avrebbe  fatto  die  soUevare  gli  Atlici  al  grado  dei  Joni  connazionali  di 
Omero ;  ma  airistruzione  del  bello  faceva  d'uopo  aggiungcre  quclla 
morale  del  buono.  La  religione  greca  non  somminislrava  alcun  codice 
di  credenze,  o  di  dottrine  morali ;  apostoli  delle  antichc  tradizioni  re- 
ligiose furono  i  soli  poeti ,  die  piii  studiosi  del  bello ,  die  deUouesto , 
le  corruppero.  Quindi  Omero  fu  come  corrompitore  della  religione  e 
morale  condannato  da  Platone  ;  siccome  Empedocle,  die  voUc  Glosofare 
in  esametri  fu  anatematizzato  dai  Pitagorici  perche  guasto  le  doUriiie 
del  maestro  (2).  Laonde  per  ovviare  ai  danni  ,  clie  da  Omero  derivar 
potevano  alia  morale,  Ipparco  inscrisse  distici  di  etica  purgalissima  su 
colonnc ,  die  erano  altrettantc  paginc  dell"  istruzione  popolare  da  lui 
pubblicata  (3).  Per  tali  accorgimenti  Ipparco  provvide  all'educazione.  de- 


(1)  Plato  Hipparchus  p.  3a8. 
(a)  Slurz  Einpedoclrs  A;^rigentinus  pag.  96. 

(3)  DcU'Eniic  di  Ipparco  veiii  Mcursio  Attic.  Lect.    V.    7  ,   c    Pisutr.    la  ,  come    pure   BoriLli 
Corpus  Ifucript.  Grace,  torn.  1.  pag.  3i.  Jove  lifcriscc  ua'iscrizioac  miliarc  d'lpparco. 

Serie  II.  Tom.  i.  4^ 


33o  ORIGINE    ECC. 

gli  Atticl  fondando  la  scuola  del  bcllo  e  del  buono.  Vide  clie  i  Joni 
seguaci  del  bcllo,  e  sovrani  nella  pocsia  Icggiadra,  pei-devano  in  quel 
tempo  la  loro  iiazionalita  vinti  da  Persiani,  e  dalle  interne  discordie  ; 
vide  die  i  Dori  seguaci  del  buono  metafisicavano  con  numeri,  e  nella 
loro  lirica  sublimavansi  a  tanta  aslrattezza  ,  che  non  riscontravasi  ne 
colla  inU'lligenza  del  popolo  ,  ne  colla  qualita  dei  tempi  ogni  di  piu 
posilivi.  Che  fece  egli  pertanto  ?  Ci'co  la  scuola  del  7.alog  v.'A  k'/kSo's  del 
bcllo  congiunto  col  buono,  e  la  creo  non  solo  pei  dotti,  ma  ancora  pel 
Tolgo.  Durava  questa  ai  tempi  di  Pericle,  il  quale  cosi  la  accennava  t^i\o- 
x5t),ou,uey  /lisr'  eutsXeik?,  xal  (pilomipouiJ.sv  avzu  ixalocniag  not  ^teniesi  amiamo 
il  hello  ma  con  parslnionia ,  fdosofiamo  ma  senza  mollezza.  Venne  poi 
la  generazione  dei  Sofisti  predicando  I'utile  ;  ma  Socrale  instaurando  la 
prisca  scuola  iva  nel  foro  d'Atene  svolgendo  la  dottrina  del  x«).o;  xa-ya- 
3sj ,  la  applicava  alle  arli  ,  alia  vita  domestica  e  pubblica ,  aU'interna 
ed  alTcsterna. 

5'y.  Ma  dove  lascio  io  la  lingua  Atiica  ,  di  cut  prcsi  a  ragionare  ?  Mo- 
strando  ,  che  1'  accadcmia  di  Pisistralo  e  d'  Ipparco  sollecita  intendeva 
ad  ampliar  le  idee,  ed  a  farle  trapassare  belle  e  buone  ncl  popolo,  a 
cui  non  s'invidiava  la  scienza,  io  suflicicntemenle  acccnnai  i  maravi- 
gliosi  incrementi  della  lingua.  Infalti  i  vocabolarii  altro  non  sono  ,  cho 
I'inventario  delle  idee  d'un  popolo  ;  crescendo  queste  o  per  nuniero,  o 
per  analisi  delle  loi'o  parli,  crescono  del  pari  i  vocaboli  sempreche  non 
esistano  prcgitidicate  convenzioni.  E  scbbene  queste  sieno  talora  patteg- 
giate  frai  dotti,  come  i  reciproci  encomii  e  la  fama  ,  tuitavia  cessano 
ad  un  tratto  quando  le  idee  si  debbano  rendere  popolari.  Esempigrazia 
una  circonlocuzione  anche  lunga ,  Io  scolorare  nn  pensiero  per  evitar 
vocaboli  non  ancor  benedetti  dai  Sofi  ,  potra  frai  dotti  riscuotere  lodi 
di  purita  verginale,  ma  incontrcra  il  biasimo  del  popolo,  che  seguendo 
il  sense  comune  esige  ,  die  ad  ogni  distinta  idea  corrisponda  un  sol 
distinto  vocabolo.  Un  popolo  educato  ,  che  pai-lando  vuol  esprimere 
cliiare  c  precise  tutte  le  sue  idee  ;  scrittori  educanti  ,  che  purgano  ed 
ampliano  la  lingua  popolare  ;  oratori  coUocati  tra  Io  studio  e  I'azione, 
tra  le  pensate  scritture  ed  il  dialogo  plebco,  veri  canali  per  cui  la  colta 
lingua  fluisce  verso  il  popolo  ;  tutti  e  quanti  infine  cducati,  ed  educa- 
tor! dirctti  da  una  esimia  norma  ,  qual  era  Omero ,  tal  si  fu  Io  stalo 
d'Atene  ,  il  cui  dialctto  non  poteva  a  mcno  di  sollevarsi  a  rairabilc  al- 
tczza.  Se  pei  progi-essi  d'una  lingua  baslassero  gU  scritti  popolari,  cd  il 


DI    AMEDEO    PEVRO\.  33  £ 

foro  dci  pugnaci  oratori ,  Roma  non  aviclihe  cotanto  tanlalo  ad  avere 
i  suoi  Knni  e  Caloni,  per  non  dire  i  suoi  Ciceroni  cd  Orazii.  Di  eia 
Nevio  coiilcmporaneo  dcUa  prima  gucrra  Tunica  scriveva  favole  pel  po- 
polo  (i),  e  da  piu  secoli  reloquenza  demagogica  dc' tribuni  tuona\a 
nel  foro,  e  quella  pacata  dei  padri  arringava  in  Senate  ;  eppure  la  lin- 
gua lalina  rimanevasi  lultavia  rozza ,  e  Iclorpienza  chc  scagliava  argo- 
menti  si  polcva  chiamare  anzi  un  pugilalo,  clie  un'arle.  Donde  cio  ? 
Maucava  un  lipo  del  bello  ;  mancavano  scrittori  educali ;  mancava  un 
educalo  popolo.  ISIa  cpiando  le  lettere  grcclie  si  introdusscro  in  Roma, 
sorsero  allora  i  primi  scriUori  di  qualclie  fama  Nevio,  Ennio,  c  Fabio 
Pitlorc  ;  che  anzi  si  dubita ,  se  Fabio  non  abbia  in  (pialclie  sua  opera 
prescello  I'idioma  grcco,  siccome  poco  stante  fecero  Cincio ,  Numeric 
Fabio,  Scipione,  Acilio  Glabrione  (2),  cd  allri  non  pochi ,  i  quali  ri- 
pudiando  la  lalina  favcUa  ne  atleslarono  la  poverla.  E  ncU'altestare  la 
poverta  della  loro  lingua  confessarono  eziandio  la  povcrta  del  loro  in- 
gcgno  ,  dichiarandosi  meri  copisti ,  incapaci  d'indagare  I'idea  del  greco 
idioma  ,  ed  applicarla  con  prudente  analogia  al  loro  imperfelto  volgare. 
L'ingegnosa  iniitazionc  venne  dappoi;  ma  perclie  i  lipi  greci  non  erano 
popolari ,  c  gli  studii  degli  imitalori  furono  umbratili  e  hniglii ,  la  lin- 
gua latina  duro  gran  tempo  a  svolgersi ,  e  I'educazione  del  popolo  piu 
lenlauieiile  ancora  progrcdiva.  Laddove  in  Alene  e  scrittori,  cd  oratori, 
c  popolo  possedendo  in  Omcro  uno  specchiato  c  nazionalc  modcllo  con- 
dusscro  prestamente  la  lingua  a  inirabile  perfezione. 

58.  Ma  per  conoscere  quanta  parte  si  debba  attribuire  ad  Eschilo  nel 
fbrmare  rAllico  idioma,  fa  d'uopo  indagare  la  qualila  della  lingua,  che 
prima  di  lui  gli  Attici  adoperavano.  Le  anticlie  lapidi  dell'  Attica ,  le 
quali  giunsero  fino  alia  nostra  eta,  sono  i  piii  cerli  testimonii  della  qualita 
dell'idioma  volgarmente  parlato,  massime  se  prosaiclie  ne  sicno  le  is- 
crizioni.  Ora  la  lapide  LXXI  del  Boeckli  (3)  anteriore  d'alcuni  anni 
air  Olimpiadc  83.  3 ,  eppero  scrilta  mentre  Eschilo  fioriva  ,  ci  apprc- 
senta  un  dialclto  generalmente  Attico ,  a  cui  vanno  frammisti  alcuni 
Jonismi.  Tali  sono  zoim  (J.uarr.'jfj ,  cTroTrrYiaiv,  azoXsySsjOTv,  ASnyatotaiv,  ed 
in  femminino  tTi^i  resXcor-',  txvrfiji  per  aurafg;  cd  il  solo    Attico    dativo. 


(i)  Krausc  Vilac  ct  frnjjmcnta  Vcler.  Ilislor.  RomaQorum  pag.  3,^. 

(a)  K.rausc  i1)iJ.  pag.  4^- 

(3)  Corpus  luscript.  Graccar.  i.   p.  107.  si. 


33a  oniGiNE  ecc. 

die  \i  si  legga  ,  e  roi;  iJisi;.  Un'altra  iscrizione  (i)  di  pochi  anni  po- 
steriore  alia  prcccdenle  ha  pure  lo  stesso  dativo  zYim  per  Tcug;  cd  una 
terza  iscrizione  (2)  dcU'Olimpiade  87  ci  di  parimcnte  rotg  xolixiolqvj  per 
raixixt^ .  Dunrpje  I'Atlica  prosa  dei  tempi  d'Eschilo  amraetlcva  aiicora 
le  iiiflcssioni  Joniclie,  eppero  di  esse,  siccome  patrie,  servivasi  Eschilo 
scrivendo  nei  scnarii  ^poroic^i,  ^'JTjZoht,  ^sotcrc  (3),  e  piill  raramente  ado- 
peri)  il  dativo  T,7t  (4).  Pariinente  ncU'csametro  d'Ippia  inscrillo  sopra 
un'Erina  a  noi  pcrvenuta 

£v  iJ.e<70t  yz  Qpug  tb  v.ca   c.^TZog  (xvsp  oS  v;£^p.js 
ossia 

Iv  11(770)  ys  Qpir,g  te  y.cd  ayrsoj  ,  avsp  ,  oS'  ^Epfxr,; 

quest' Erma ,  o  uomo ,  e  posta  a  mezza  via  tra  Tria,  ed  Atene,  io  os- 
servo  Qplrz  ionicamente  per  Qpiv.q  Altico.  Vale  a  dire  nella  prima  de- 
clinazione  la  forma  Jonica  —  in  era  popolare  in  Atcne;  cjnindi  Eschilo 
(5)  in  pari  caso  scrisse  k'Spr,^ ,  Tucididc  1.46  'E(pvp-n ,  e  presso  gli  At- 
tici  conser\'aronsi  i^dpn  ,  ai'^pt) ,  y.6pv  ,  ed  altri  (6). 

5q.  Oltrc  alle  indessioni  Joniche  I'antica  lingua  Attica  aveva  altresi 
particolari  vocaboli.  Parecchi  di  questi  si  incontrano  nolle  leggi  di  So- 
lone,  e  furono  raccolti  dal  INIeursio  (7),  ai  cpiali  si  possono  aggiungere 
/3oS|0uvos  pea-  /3s5/joj,  (Zyjoeup.a  (8)  ,  ed  altri  citati  dai  lessicografi  pub- 
blicati  dopo  Tetri  del  Meursio.  Vuolsi  pur  cpii  commeraorare  I'accusa 
da  Dionigi  apposta  a  Tucidide  (9)  di  essersi  servito  talora  di  voci  au- 
tiquate  ,  onde  apparisce  I'esistenza  d'un  antico  idioma ,  che  lo  storico 
greco  andava  talvolta  risuscitando.  Ed  in  tal  proposito  giova  riferire  la 
tradizione  degli  antichi  grammalici  illustrata  dai  moderni  eritici.  II  dia- 
letto  Atlico  secondo  alcuni  (10)  si  distingue  nell'antico  e  nel  nuovo;  ma 


(i)  BoccUi  ibid.  I.  p.  8g4. 

(a)  Bocckh  Ibid.  I.  pag.   i85.   186.  191. 

(3)  Aeschylus  Promctb.  3o.  38.  4y- 

(4)  Acscbjius  Prom.  3J5.  737.  Pcrs.  4r>8.  Agam.  663.  Cbocj.b.  504-  Vcdi  VaUkenacr  ad  Eurij.. 
Uippol.  1432. 

(5)  Aeschylus  Prom.  201. 

(6)  Mallbiac  Giani.  Grec.  §.  67. 
(;)  Meursius  Solon,  cap.  XXIV. 

(8)  Bekker  Anecdola  Gracca  pag.  85.   i  ,  340.   i6. 

(9)  Dionysius  Hulic.  dc  Idiom.  Thucyd.  p.   i33. 

(10)  Scxlus  Empir.  adv.  Gramm.  I.  nag.  Picrson  ad  Moerid.  praef.  p.  XXVI.  Bernard,  ad  Tboiu. 
Mag.  p.  579. 


DI   AMEDEO  PEVRON.  333 

allri  distinguono  gli  Altici  in  s«).«!0(  anlichi  ossia  npurot  primi,  in  Jsii- 
Tc|0O(  secondi  ossia  pimi  medil ,  ed  in  viurepoi  recenii  (i).  II  Kocn  (2) 
vuole,  die  fra  gli  anlichi  si  annovcrino  Tucidide  ed  i  Tragici,  frai  se- 
condi Senofonte  e  Plalonc,  frai  moderni  Mcuandro,  Fileuione  ed  altri 
comici.  Dovccche  il  Picrson  (3)  pci  primi  iiitende  Onicro  ed  i  seguenli 
scrittori  sine  ad  Aristofane  ,  pci  secondi  Arislofane  ed  i  suoi  conteinpo- 
ranei  ,  pei  terzi  gli  autori  sussegiienti  ad  Aristofane.  lo  per  me  osservo, 
che,  se  gli  Alticisli  non  dcbbonsi  annovei'are  fra  gli  Attici ,  e  se  I'At- 
tico  idioraa  nelle  scrllture  cadde  dopo  Demostene  ,  la  triplice  classe  in- 
dicata  dai  grammaiici  si  puo  cosl  stabilire.  Ullinii  fra  gli  Allici  furono 
Senofonte,  Platone,  e  Demostene,  dei  quali  il  dialclto  si  pareggia;  me- 
dii  Eschilo ,  c  Tucidide;  primi  Solonc,  Tespi ,  Frinico ,  e  gli  altri  au- 
tori preccdenti  ad  Eschilo.  Infutti  prima  di  (piesti  iion  si  conosce  scrit- 
tore  alcuno  di  mediocre  fama ,  a  cui  alludere  potessero  i  grammatici 
sentenziando  sulla  qnalila  del  suo  dialclto:  e,  se  prima  di  Solonc  alcuno 
avesse  scrilto  neirAllica  ,  certamentc  la  sua  lingua  sarebbe  slata  Jonica, 
giacche  da  tale  slirpe  discendevano  gU  Aleniesi.  L'Atlico  dialclto  nolo 
ai  grammatici  allora  veramcnle  inconiincio  cpando  ed  ebbe  scrittori , 
e  questi  scostaronsi  dalle  Joniche  foggc ;  tali  furono  per  mio  avviso 
Solone  ,  Tespi,  Frinico,  e  Ferecide.  Imperocche  siccome  la  preslanza 
d'Eschilo  nella  tragedia  suppone  ,  che  prima  di  lui  furono  Tespi,  Fri- 
nico, ed  altri,  i  quali  calzarono  minor  colunio;  cosi  Icccellenza  d'Es- 
chilo neH'Attico  idioma  suppone  del  pari ,  che  altri  mediocri  scrittori 
lo  precederono  ,  e  meno  fclicemenle  adoperarono  tal  \olgare.  Questi  fu- 
rono i  prccursori  d'  Eschilo  ,  siccome  vedemmo  che  Pindaro  cd  Ero- 
doto  ebbero  eziandio  prcdecessori  ncl  Dorico,  e  ncl  Jonico  illustre.  So- 
lone  dettando  leggi  ad  Atene,  c  i  dramalici  ornandone  le  feste ,  dove- 
\ano  necessariamente  servirsi  dcUa  lingua  del  popolo,  a  cui  parlavano; 
e  quesla  iiel  genere  concordava  coiridioma  d'Eschilo,  ma  ne  difTeriva 
nella  specie.  Eschilo,  siccome  vedremo,  adopero  un  Allico  ancora  scre- 
zialo  di  qualche  Jonismo  ;  dunque  gli  scrittori  della  prima  epoca  usa- 
rono    una    lingua  ,    che   mcno    scostavasi   dal   prisco   Jonico  ,    lasciamlo 


(i)  Picrson  ad  Mocr.  v.  j^o^aSa?.  Dawes  Miscill.    Cril.  rj.  Ilarhsb   p.  338.   38o.  Gramnuticus 
Letdensis  in  Greg,  Gorinlh.  cd.  Schnefcr  p.  G3u. 
{i)  Koirn  aj  Grcgor.  Corinth,  ed.  Schaefcr  p.  G3j. 
<'3)  Picrson  ad  Mocrid.  v.  J^oXoSo^. 


33  {  OBIGINE     ECC. 

diibbiu  sc  Jonica  dcnominar  si  dovesse ,  od  Attica.  Siane  prova  Fere- 
cide.  Questi  vien  chiainato  qiiando  Ateiiiese,  e  qiiaiulo  Lerio  ;  cppcro, 
se  Lcro  fii  la  sua  palria  (i),  egli  acqiiisLossi  il  prcdicalo  di  Atcniesc 
per  la  lunga  dimora  da  liii  falta  in  Atenc ,  dove  compilo  la  sua  sloria 
prosaica  ,  dcttata,  siccoine  credevasi,  nell' Attico  dialctto.  Sc  non  clic 
alciini  critici  avendo  osscrvatc  nci  suoi  rari  frammenli  alriinc  forme  Joni- 
che  (2),  sospettarono,  clie  ionicamcnte  scritta  I'avesse.  lo  per  me  credo, 
che  Ferecide  contemporaneo  d'Eschilo  siasi  servito  dell' Attico,  die  \'ol- 
garniente  correva  prima  die  Escliilo  lo  nobilitasse,  misto  ancora  di  non 
pochi  Jonismi;  quindi  clii  lo  annovera  fra  gli  Altici  scrittori,  e  chi  fnii 
Jonici ,  mentre  dir  si  dovrel)be  Attico  anlico ,  non  meno  di  Solone  ,  e 
del  dramatic!  della  prima  scuola. 

60.  Tal  era  la  condizione  dcU' Attico  volgare  prima  d'Eschilo,  or  vc- 
diamo  qual  parte  cgli  abbia  avula  nella  pcrfezione  del  suo  dialctto.  11 
Brunck  cd  i  critici  sussegiienti  siccomc  enicndarono  i  testi  dci  Iragici 
rispetto  all'arte  metrica,  ed  alia  prosodia,  cosi  correggcndoli  nella  lin- 
gua dovetlero  anzi  tutto  distrurre  I'antico  pregiudizio  ,  per  cui  crede- 
vasi, che  i  tragici  per  esscre  stati  Altici  avcssero  seinprc  mai  atticizzato, 
e  stabilirono,  che  certc  forme  epiche  e  Joniche  conservate  in  molli 
codici  dei  tragici  dovevano  essere  restituile  nei  testi.  Quot  enim  epicae 
et  Jonlcac  forinae  in  senariis  reperiunluv !  lam  tempus  est  mtelligere, 
tragicos  poetas  ,  qui  res  oculis  subliciunt  a  communis  viiae  consuelu- 
dine  longius  rccedentes  ,  graves  et  rariores ,  dicendi  quoque  genus  sibi 
elegisse ,  quod  a  vulgari  paullum  recederet ,  et  multa  ex  epicis  poetis 
hausisse  ,  qui  gravia  canentes  ipsis  praecesserant  (3).  Cosl  lo  Schneider 
nel  suo  trattato  sul  dialetto  de'  tragici ,  al  quale  io  rinvio  colore ,  che 
desiderassero  di  miniitamenle  conoscere  le  varie  fogge  Joniche  ed  epi- 
che, le  quali  usate  primieramente  da  Eschilo  passarono  quindi  ncl  dia- 
letto di  Sofocle  ed  Euripide  suoi  imitatori.  Da  lui  tuttavia  disscntendo 
nelle  ragioni  ,  che  ne  allcga  ,  io  stimo  ,  che  la  rosa  cosi  proccdesse. 
Omero  gran  padre  delta  greca  lingua  se  fu  tolto  da  Pindaro  come  base 
del  suo  Dorico ,  a  miglior  ragione  doveva  servire  di  fondamenlo  ad 
Eschilo ,  che  scriveva  neU'Attico  afiine  al  Jouico ,  cd  inollre  in  Atene, 


(1)  IMicrccydis  fragmcnta  cd.  Slurz  p.  G\.  ^5. 

(■iy  Ibid.  p.   ;4'  7^- 

(3)  Schneider  de  Dialecto  SopboclU  ,  cetcioriimquc  Tragicorum  Craecorum  p.  7. 


DI    AMEDEO  PEYROS  33j 

tlovc,  per  esserc  volgari  i  due  divini  pocini ,  la  loro  lingua  siionava 
familiarlsslma.  Eppero  se  Pindaro  accello  forme  epiche ,  un  maggior 
numci'o  apjirovar  ne  dovcva  il  gran  tragico.  Oliraccio ,  se  le  iscrizioni 
prosaiclic  dei  tempi  d'Escliilo  coiilengoiio  Jonismi  da  me  piu  sopra  citati, 
e  se  la  lingua  dei  precedent!  scrittori  ancor  pendeva  verso  il  Jonico , 
perche  mai  Eschilo  avrcbbc  ricusate  tali  Joniche  inflessioni?  Esse  leg- 
gevansi  nclle  scritture  de'  suoi  prcdecessori ,  apparlenevano  forse  an- 
cora  aU'idioma  volgarc  della  sua  ctu ,  ed  agevolavano  il  metro.  Che  se 
alcune  piu  non  suonavano  nella  bocca  degli  Ateiiiesi ,  ancora  si  scnti- 
vano  familiari  in  alcuni  Demi ,  massimamente  in  quelli  delle  montagne 
ritenentissimi  dei  modi  anticlil  ;  giacclie  sappiamo  ,  die  varie  erano  le 
specie  deirAltico  ju'csso  i  varii  Demi  (i).  Ma  pongasi  ancora,  che  al- 
cuni Jonismi  fossero  stati  sbanditi  dall' Attica  tutta,  si  potevano  tuttavia 
considcrare  come  modi  dcll'idioma  anticpiato,  che  il  creatore  o  ristora- 
tore  d'un  nobile  eloquio  puo  con  finissimo  discernimerito  richiamare  in 
onore.  Athnique  Omero  ,  poi  I'antica  lingua  dell'Attica ,  e  la  contem- 
poranea  ci  danno  sufliciente  ragione  dei  Jonismi  d'Eschilo ,  senza  ricor- 
rerc  ad  un  guazzabuglio  di  dialetti  capi'iccioso ,  e  ripi-ovato  dal  senso 
comune. 

6i  Oltre  alle  Joniche  forme  i  critici  osservano ,  che  Eschilo  si  valse 
di  vocaboli  Dorici  (a) ,  siccome  quegli  che  passo  piii  anni  in  Sicilia. 
Tal  ragione  pienamente  non  mi  soddlsfa;  io  ripeterei  piuttosto  tal  uso 
da  motivi  inlrinscci  alle  voci  medesimc.  Infatti  egli  cd  i  trai^ici  scris- 
sero  loyj/.yo^ ,  o'jpcc/i^ ,  yopT/o; ,  e  adopcrarono  altri  vocaboli  di  musica, 
di  palestra  ,  o  di  milizia,  perche  tali  insiituzioni  essendo  Doriche  col 
Dorico  vocabolo  primamente  si  inlrodussero  in  Atene  ;  e  la  Dorica  or- 
fogralia  si  conscrvo  insino  a  clic  I'orgoglio  nazionale  ,  o  Tamorc  d'ana- 
logia  nella  lingua  persuasero  il  popolo  a  dire  yopcyi; ,  che  Icggesi  in 
Aristofane  (3).  Ma  perche  gli  Atenicsi  non  mai  denominarono  ^0/01  i 
loro  regginienti,  il  Xoyv.yo;  rimase  vocabolo  doricamente  slorico  ,  ne 
mai  cangiossi  in  loyrr/og.  Cosl  gli  scrittori  Italiani  dei  sccoli  XIV  ,  XV, 


(i)  PhilosUalus  V.  Sophist.  II.  i.  i53.  Se.\tus  Ejiii)ir.  c.  Gmiiini.  p.  sG).  Lubeck  AgUopliamus 
p.  8^5.  sq. 

(a)  Parson  atl  Eurip.  Orcst.  v.  -jG.  Schneider  de  Dialccto  Soph.  p.  aa.  Lobcck  ad  Phryuich. 
p.  4'j8.  sq. 

(3)  Aristophanes  Pj\  v.   loaa. 


33f)  ORICINF.    ECC. 

e  XVI  con  latina  ortografia ,  o  provenzale  ,  scrivevano  i  nomi  loUi  da 
quelle  due  lingue.  Per  la  stcssa  ragione  storica ,  c  di  prima  origine,  ii 
Giove  veneralo  nella  Dorica  Egiua  chiamavasi  in  Atciic  Zsu;  'EXXa'vio; 
(i),  siccome  gli  'EXXavsJr/zt  di  Sparta  nou  mai  Irasformaronsi  in  'EXkr,- 
vs5i'x«(  ,  e  per  amore  di  aatichilu  Minerva  suonava  talora  'A^a'va.  Piii 
dilVicile  riesce  lo  spiegarc  ,  perclie  i  tragici  doricamente  scrivessero 
r.psrjT,;  ,  ^aoi,,  s/tart,  '/k'/totoj  ,  Sxto; ,  e  siinili  (2);  tuttavia  osscrvo,  che 
parccchie  di  tali  voci  incontrandosi  presso  Aristofane  ed  i  prosalori,  cs- 
ser  dovevano  popolari  ,  o  proprie  almeno  delle  coltc  personc.  II  ^a/xa 
citato  dal  Lobeck  (3)  come  Dorico  per  p-^|n«  si  pub  derivare  dal  Jonico 
^£^«5;,  clie  gli  Atlici  coiitraevano  nelle  forme  |3;^(Z«,  e  ^E^iy;;  cosicclie  , 
se  da  ^i^rrA.oc  naccpie  ^riixa ,  da  (H^ixx  non  ignoto  agli  Altici  feccsi  pur 
allicamente  ^cHixci.  Ben  e  vei'o  ,  che  Ateneo  (4)  dope  aver  notata  in  Es- 
chilo  la  voce  Siciliana  u^ryi^upo;  soggiunge:  non  e  meraviglia ,  che  Es- 
schilo  per  esser  dlmorato  in  Sicilia  siasi  servito  di  molte  voci  Siciliane ; 
ma ,  a  giudicare  dall'  y.r/io'j^po;  specie  particolare  di  cinghiale ,  io  dii'ei  , 
che  gli  esseri  speciali  d'una  contrada  meritamente  si  denominano  coi 
vocaboli  di  quella  contrada  medesima.  Finalmente  osservo,  che  Eschilo 
tanlo  piu  facilinente  poteva  introdurre  glossc  nelle  sue  scritlure ,  quanto 
meno  gli  Ateniesi  erano  scliizzinosi  ncirarricchire  la  propria  lingua  con 
vocaboli,  vale  a  dire  con  idee  degli  altri  greci,  ed  anche  deibarbari; 
infatti  cosi  scrive  Senofonte  (5)  gli  Ateniesi  seniendo  ogni  specie  di 
lingue ,  da  ognuna  di  esse  fecero  scelta.  LHdioma ,  il  genere  di  vita , 
e  Vabilo  c  pccidiare  presso  i  greci  ;  ma  presso  gli  Ateniesi  e  trames- 
colalo  con  quello  dei  greci  tiitti  e  dei  barbari. 

62.  Epilogando  I'opera,  che  Eschilo  pose  nel  creare  il  suo  nobile 
eloquio ,  io  dico ,  che  egli  nelle  inflessioni  dei  nomi  e  dei  verbi  scosto 
la  grammatica  dai  modi  Jonici,  ammettendone  tuttavia  alcuui  ,  che  fu- 
rono  poscia  riprovati  da  Tucidide  ;  nell'idioma  popolare  cgli  scevero  le 
nobili  voci  dalle  plebee ,  come  si  pub  osservare  confrontando  il  suo  les- 
sico  con  quello  d' Aristofane  ;  da   Omero    tolse    vocaboli   c   modi   cpici  , 


(1)  Aristophanns  Equit,   I2r>3. 

(a)  Lobeck  atl  Phryniciira  p.  4^8.  sq. 

(3)  Ibid.  p.43i. 

(4)  Albenacus  Dcipnos.  IX.  4^2.  c. 

(5)  Xcnophoa  dc  Bcpub.  Athcnicns. 


ni    AMEDEO   PF.VnON.  SSt 

onde  veslire  di  magiilficenza  il  suo  stile ;  torno  a  vila  voci  Auiche  an- 
tiquate  ,  chc  erano  pero  aft'atto  Joniche  ;  arrirchi  con  glosse  la  liiii^ua, 
si  |icr  esjiriinere  uieglio  c  con  varieta  Ic  sue  idee,  c  s\  per  aniore  di 
qnella  modcrala  perejjrinita  ,  clic  loda  Arislotele ;  volendo  essere  con- 
piso  ed  cvidenle  forino  nuove  parole  coinpostc  secondo  Tindole  e  lana- 
loj^ia  della  lingua  ,  la  loro  pompa  lalora  sestjuipedale  fu  dorisa  dal  ro- 
tnantico  Euripid<;  nelie  Kane  (r).  Cotanto  Escliilo  conlribui  nel  creare 
lAltico  illustie. 

63.  Creata  cosi  la  lingua  poelica  dell'Attica  ,  Tucidide  ne  derive  la 
prosaica ,  giacche  la  noSil  prosa  non  puo  nascere  se  non  dopo  I'alta 
poesia.  Per  inlendere  la  qualita  del  dialotto  del  grande  storico  giova  ri- 
ferire  le  accuse  stesse  ,  che  gli  furono  apposle  da  parecchi ,  e  singolar- 
nicnle  da  Dionigi  d' Alicarnasso  accurato  gramniaiico ,  erudito  relore, 
ma  poverissiino  di  crilica  oltre  ogni  credere.  Che  il  dialetto  di  Tucidide 
penda  verso  I'antico  ella  e  sentenza  di  lulti  i  grammatici,  che  lo  anno- 
verarto  fra  gli  scrittori  deU'anlica  lingua.  Ma  perche  niuno  creda  ,  che 
TAtlico  di  Tucidide  ,  bensl  antico  rispetto  a  quelle  di  Scnofonle  ,  cor- 
I'esse  tuttavia  a  que'  tempi  volgarmcnte  nelle  bocclic  del  popolo  ,  Dio- 
nigi ci  avverte ,  che  (2)  nella  scelta  dei  vocaboU  Tucidide  si  attenne 
ai  tropici ,  ai  peregrini ,  ed  allc  glosse  ,  im'ece  dei  commii  e  volgari 
presso  gli  uomini  delta  sua  eth ;  ne  altrimenti  Rlarcellino  (3)  in  Tuci- 
dide si  incontrano  vocaboli  anteriori  ai  siioi  tempi.  Ne  solamente  Dio- 
nigi (4)  ,  e  Marcellino  (5)  accusano  Tucidide  di  essersi  servito  di  pa- 
role disusate ,  e  difficili  ad  intendersi ,  una  ancnra  di  aver  adoperate 
voci  peregrine  e  poetiche  ,  di  averne  formate  alcune  sue  propric  ,  e 
travolte  altrc  nel  loro  significato ;  avvalorano  poi  ogni  parte  dell'  ac- 
cusa  cilando  i  vocaboli  medesimi ,  uei  quali  pretendono  chc  Tucidide 
abbia  errato.  Tuttavia  il  Poppo  (6)  confutando  i  censori  del  grande  sto- 
rico mostra ,  che  le  stesse  parole  ,  e  nei  medesimi  significati  furono 
adoperate  da  altri  autori  susscgucuti  a  Tucidide,  e,  quel  che  e  piii, 
dallo  stesso  censorc  Dionigi ,  che  gliene  diede  carico.  Che  significa    tal 


(i)  Aristophanes  Riinac  v.  8G3. 

(2)  Dionysius  H.  de  Thucyd.  Indicium  n.  34* 

(3)  Vita  Tliiicydidis  verso  il  fine. 

(4)  Dionysius  11.  dc  Tliueyd.  Idiom,  n.  2.  3.  ccc.  de  Thucyd.  ladic.  n.  33.  35.  ecc. 
(."■)  Vit.i  Tbucydidis  I.  cil. 

(6)  Poppo  Thucydidcs  ,  vol.  I.  pag.  33g.  253. 

Serif.  II.  Tom.  i.  4^ 


338  ORIGINE    ECC. 

accusa  ,  e  tal  tlifesa?  Dionigi  eruilitissimo  per  la  IctUua  degll  scrilloi-i 
Atlici  prccedenti  a  Tucidiclc  giustameiile  nolo ,  die  egli  aveva  risusci- 
lati  vieti  vocaholi ,  introdotte  glosse ,  ed  ampliato  il  valore  di  altre  voci; 
il  Poppo  poi  diinoslra,  die  sillalte  novita  lalinenle  piatxjucro,  che  gli 
Attici  posteriori  e  Dionigi  iiiedesimo  approvandole  le  iiitrodussero  nellc 
loro  scrittiu'c.  Tuoididc  adunque  fu  novatore  beiisi,  ma  felicissimo ,  il 
quale  ottenne  i  sufTragii  della  sua  nazione ,  e  dello  stesso  Dionigi  quaiido 
iiel  calore  dello  scrivere  non  pensava  a  pedanterie.  Fa  poi  verameme 
couipassioiie  il  buon  Dionigi  quando  (i)  loda  Demostene  per  non  aver 
imilato  Tucidide  nell'  approvare  voci  peregrine  c  traslatc  ;  imperocche 
Demostene  servendosi  della  lingua  di  Tucidide,  Senofonte,  Plalone,  ed 
altri  sommi  a  dovizia  fornita  d'ogni  mauiera  di  vocaholi  nou  aveva  i>iii 
bisogno  di  creare. 

64.  Se  non  che  Dionigi  essendo  il  retore,  sotto  il  cui  noiiie  riparansi 
i  |)edanti  per  aver  il  diritto  di  pronunziare  classicameutc  solenni  errori, 
giova  qui  toccare  alcuna  cosa  delle  sue  dottriue.  Egli  talinente  band!  la 
crociata  contra  le  glosse ,  die  ,  secondo  lui  ,  la  lingua  Atlica  avrebbe 
dopo  Eschilo  cessato  di  progredire;  chiama  poi  corrompiiori  coloro,che 
o  nuovi  vocaboli  crearono ,  od  ai  vecclii  diedero  un  valore  traslalo.  A 
tal  dottriua  si  oppone  il  senso  coinune  ,  die  e  la  piu  alta  fdosofia.  In- 
fetti  chi  scrive  esempi  grazia  sortire  per  uscire  costui  coiTompe  ,  per- 
clie  guasta  cio  che  e,  trasmutandone  I'essenza  ;  laddove  chi  crea  una 
nunva  voce  quegli  non  corroinpe,  giacche  il  nulla  e  ne  corrutlibile,ne 
incorruttibile.  Eppero  della  glossa  vuolsi  giudicare  come  delT  idea  in- 
dicata  dalla  inedesima.  QueH'idea  ,  0  niodilicazione  d  un'idea  e  ella  giu- 
sta  in  se  considerala  ?  Difetlava  essa  d'un  corrispondente  vocabolo,  ov- 
vero  desiderava  solo  maggior  varieta  di  sinonimi:'  Un  tal  giudizio  dipende 
assai  piu  da  ragioni  filosofiche ,  che  non  dalle  gramniaticali ;  il  tempo 
poi  conferma ,  o  riprova  la  pratica  sentenza  pronuuziata  dallo  serittore. 
Cosi  il  tempo  condanno  lo  strupo  del  Danle  ,  e  non  dubilo  die  risar- 
cira  il  Pienionte  approvando  Valleno  del  Bulla.  Siccoine  poi  nclle  aiti 
e  scienze  per  ottenere  tre  utili  invenzioni  bisogna  sopportare  alineno 
veiiti  mortali  che  esdamano  ixtrycr/.y.  con  Archiinede;  cosi  in  una  lingua 
per  possedere  tre  buone  glosse  dobbianio  toUerare  molti  invenlori  pre- 


(1)  Diunysiub  11.  (!c  Tbucyd.  Itidic.  ii.  53. 


Dl  AMEDEO  PEYRON  33q 

snntuosi.  II  i^roibire  i  nuovi  vocaboli  e  un  proibirc  Ic  idee,  e  un  pro- 
strare  a  terra  lingue  ,  pcnsieri,  ingegui,  aflinclie  nou  ratlano.  Lo  stcsso 
(.licasi  del  valore  traslato  d'una  parola  ;  esso  muove  da  piu  alto  iirincipio 
che  non  e  la  grammatica.  Infatli  roralorc  ,  che  per  mera  pompa  sciive 
uii  discorso  da  recitarsi  ad  uditori  al  tutlo  passivi,  e  fors'aiiche  gia  per- 
siiasi  deila  vcrila  deU'argomento  ,  coslui  pub  sbrainare  la  sua  concupi- 
scenza  di  siinilitudini,  dipiiigendo  con  iunglii  period!  la  Icinpcsta,  I'au- 
i-ora,  il  Hone,  e  quanto  piu  gli  garbi.  Ma  I'oratore,  che  avendo  accanlo 
a  se  una  clepsidra  o  Csica,  o  morale,  paili  ad  ascollanti  o  rivali,  che 
ragioneranno  dopo  lui  o  daranno  il  suilragio,  slrotlo  dal  tempo  e  dal 
bisogiu)  di  persuadcre ,  per  essere  disci-elo ,  raloroso  ,  e  vibrato  ,  egli 
ristringe  in  un  solo  vocabolo  meiaforico  tutta  la  lunga  similiUidine  del 
reiore.  II  letragono  di  Simonide ,  che  piaccpic  al  Dante,  non  compen- 
dia forse  con  fisica  evidenza  una  simililudine,  die  un  rctore  avrebbe 
tiillata  in  uu  mar  di  parole  ?  La  diversa  qualita  deU'eloqucnza ,  poi  dclle 
nazioni,  dei  tempi,  e  dei  caralteri  induisce  sulla  creazionc  dei  vocaboli 
metaforici ;  eppcro  il  giudizio  se  ne  vuol  lasciare  alia  ragionc  universale, 
die  prescrive  bensi  canoni  generali,  ma  toUerante  non  approva  i  coni- 
modissimi  sistemi  proibilivi  ,  e  lascia  che  ognuno  nella  specie  morale 
ahbia  lui  divcrso  carattere  di  stile,  come  nella  fisica  moslra  diversi  li- 
neamenti  del  vollo.  Finalmente  dove  abbondino  codesti  elcrni  litiganli 
suite  parole  si  puo  dire,  che  quella  nazione  o  non  sa  ,  o  non  vuole , 
o  non  puo  vagionare  delle  idee.  INla  tornianio  a  Tucidide. 

65.  Oltre  alle  parole  egli  fermaraenle  slabili  Ic  forme  grammaticali. 
Imperocche  I'AtLica  incostanle  tra  il  priseo  sermone  ,  ed  il  novello  , 
quando  le  forme  Joniche  adoperava ,  e  quando  Ic  Aleniesi.  Dclle  une 
e  delle  allrc  promiscuamcnte  si  serviva  Eschilo  per  agevolare  il  metro 
e  per  variare  I'armonia  ;  e  con  pari  inslabilita  amendue  le  inflessioni 
leggevansi  sulle  lapidi  Attichc.  Ma  Tucidide  formando  la  prosa  doveva 
determinarc  la  gi-ammalica,  ed  introdurre  la  costantc  analogia,  quale 
si  osserva  nella  sua  sloria.  Seguendo  probabilmenlc  I'idioma  ddia  colla 
e  novatrice  Atenc,  anziche  degli  Attici  Demi  ritenentissimi  dell'antichita, 
e^li  nelle  inflessioni  dei  nomi  ,  e  dei  verbi,  scostb  la  grammatica  dai 
modi  Jonici;  tultavia  scrisse  ancora  con  Jonica  ortografia  Sa/3«;,  7:pu77u, 
(J.61(^ ,  ^liv  ,  e  siuiili;  adopero  parecchie  forme  scioUe  con  doppia  vocalc, 
scnza  contrarle  alticamente ;  fu  parco  negli  aumenli  temporali  di  certi 


34©  ORIGINE    ECC. 

verbi  (i);  negli  oUativi  non  distlcgno  le  forme  comuni,  sebbene  anclie 
acloperi  le  Alticlic.  Cresccnilo  cli  poi  (jucsla  Iciulenza  dcU'Altieo  a  se- 
pararsi  dal  Jonico,  nactjuc  I'ulliina  specie  del  ilialelto  d'Alene,  che  fu 
dcnoiiiiiiata,  come  nolai  piii  sopra,  I'Attico  I'ccente,  e  venne  adoperato 
da  Senofoiuc ,  Platone ,  e  Demostenc.  II  Boccaccio  cos\  determino  la 
grammatica  Italiaiia  in  niodo  assai  piu  preciso  e  regolarc,  che  il  Dante 
abbia  fatto. 

66.  Parlaudo  della  creazionc  del  dialetto  prosaico,  non  posso  a  meno 
di  osservare,  che  Tucidide  sta  ad  Eschilo,  come  il  Boccaccio  al  Dante. 
Qnaula  consonanzo  nei  due  poeti^  e  quanta  dilTerenza  nci  due  prosa- 
toril  La  causa  sta  in  questo  assioma,  die  le  parole  c  lo  stile  corrispon- 
dono  fedeli  alle  idee.  L'idea  della  ti-agedia,  e  quella  della  Divina  Com- 
inedia  siccome  arguiscono  nei  due  aulori  una  pari  allezza  di  severo  in- 
geguo,  cost  la  lingua  da  essi  creata  doveva  pareggiarsi  per  nobile  seve- 
rita  ,  per  gravita  maestosa,  per  concisione  ,  ed  ardilezza.  Cifulla  v'ha  di 
pill  simile  e  nella  lingua,  e  nello  stile,  die  Eschilo,  e  I'Alighieri. 
AU'incontro  quanto  il  uovellare  dill'erisce  dalla  storia,  e  1' imaginativa 
dista  dalla  fredda  ragionc,  altrettanlo  il  Boccaccio  si  differenzia  da  Tu- 
cidide ;  perche  diverso  era  I'ingegno,  divciso  lo  scopo ,  eppcro  diversa 
l'idea ,  che  amendue  ispirava.  II  Boccaccio  bello  e  soUazzevole  ingegno 
pigliando  a  novellare  tolse  per  suo  argomento  tutto  il  vastissimo  pos- 
sil)ile,  che  la  fantasia  puo  a  sua  posta  creare  ed  abbellire ;  per  iscopo 
si  prefisse  il  diletto  ,  giacche  niun  intendimento  politico  o  morale  tras- 
pare  nei  licenzioso  Dccamerone  ;  eppero  la  sua  lingua  riuscl  bella,  so- 
iiora,  ed  amena,  ma  la  filosofia  manca  talora  nei  suoi  periodi ,  la  tur- 
gidezza  si  mostra  dove  voile  aggiungere  al  magnifico  ,  ed  in  certe  de- 
scrizioni  prolisso  quaolo  Longo  Sofista  si  lascio  sedurre  dall'  amore  di 
far  parole.  Ben  diversamente  Tucidide.  Una  veinta  speciale  e  positiva 
egli  iniprese  a  narrare  ncUe  sue  cause  ,  e  negli  elFetti.  Per  amor  delie 
cause  diede  uel  primo  libro  un'analisi  della  storia  precedcnle  alia  guerra 
del  Pfloponneso,  censurando  nci  logografi ,  e  peiliiio  in  Oirero,  quel!<' 
nieuzogne  ,  che  la  poesia,  la  vauita  nazionale ,  e  I'impazieuza  d'indagar 
ii  vcro  divolgale  aveva;  suo  scopo  fu  I'ulile  deUumanita  presente  e  fu- 
lui-a,  ricusaiido  assoiuiamcnle  di  rccav  diletto  in  una  fuggevole    lerila- 


(ij  I'i>ppo  Tliutjdides  loui.  I    ji.  3iG.  sij. 


DI  ASIEDEO  PEVnON.  34  < 

zione.  Alia  vcrita  ed  allezza  di  lal  idea  coirispose  la  sua  lingua  ,  e  la 
manieia  tlello  stile,  die  fu  filosofica,  concisa,  sludiata  nelle  parole,  ;i 
Gui  accomandava  lropj)i  pciisieri,  c  bella  talvolla  ,  ma  per  inavvertenza ; 
il  suo  pcriodo  riusc\  quaudo  sempllce  come  la  verila  storica,  e  quando 
inagnifico  come  il  sublime  concelto  del  Icma,  ornate  non  mai  pcrche 
sdeguoso  di  dilettare;  insomma  la  lingua  e  dominata  dalle  idee,  e  le 
parole  gcmono  oppresse  sotio  il  peso  de'  pensieri ,  quindi  oscuriti  ,  ed 
asprczza.  Tucidide  cosi  ebbe  per  legillimi  figliuoli  Deiiiostene,  e  Salu- 
stio  che  lo  emendarono;  il  Boccaccio  gcnero  la  turba  dci  novellieri,  e 
dei  zufolalori  di  parole,  che  lo  delurparono. 

6"].  SuJ)ilila  che  fu  la  lingua  si  poelica,  die  prosaica  ,  dell' Atlica 
proseguiron«i  gli  scriltori  a  battere  la  via  scgnata  da  Esdiilo  e  Tucidide. 
Ampliarono  il  lessico  per  mezzo  di  glosse,  di  parole  nuovamente  com- 
poste,  e  sempre  piA  nc  scostarono  la  gi-ammatica  dalle  inflessioni  e  nia- 
niere  .Toniche  ;  ondechii  Tidioma  si  arrirchi  ad  un  tempo  ,  e  tolse  un 
aspelto  specialmente  distinto  da  quello  delle  allre  greclie  stirpi.  Allora 
si  fu  ,  che  Euripide  pole  omai  cominciare  a  scrivere  con  soli  vocaboli 
e  modi  Attici.  Ben  si  ruba ,  scrive  Arislotele  (i),  se  nno  dalV  usato 
diuleUo  scegliendo  le  parole  ,  pvocacci  di  hen  conuetterle ,  il  che  Eu- 
ripide fece  e  iHOStro  il  primo.  I'arimente  Longijio  (2)  loda  Euripide, 
siccome  quello  ,  che  ,  lasciata  TOmcrica  magniloquenza  segnita  da  Es- 
chilo  e  Sofode  ,  lasciate  le  voci  poeliche ,  scppe  i  soli  conumi  e  popo- 
Itiri  vocaboli  d' Atcnc  [  xc(v«  x«(  dr,u/Ji$r,  6vo!j.cr:c(  ]  cosi  ordinare  e  com- 
])orrt;  fra  loro,  die  I'intera  frasc  si  vest'i  di  grandczza  e  iiiaeslu.  Fu 
adunque  Euripide  il  primo,  che,  seiiza  giovargi  del  dialelto  Omerico 
ed  adottare  glosse,  abbia  scritto  tragedie  coi  soli  vocaboli  dell'  Attica j 
vale  a  dire  una  parte  dell'  doquio  d'Omero  e  ddle  glosse  dogli  scrit- 
tori  precedenii  avcva  talmente  Dlteniita  la  citladinanza  d' Atene ,  die 
tuiii'  le  idee  del  trag'ico  potevano  con  evidenza  e  verita  esprimei-si  senza 
ricorrere  a  siraniere  fonli.  Ma  Euripide  riusri  egli  gradito .'  I  giudizii 
degli  Atcnicsi  si  divisero.  Aiislofane  jiarleirgio  per  lanlica  scuola  ,  e 
I'oise  con  Ini  Ojiinarono  quei  giudiii,  che  jur  cpiattio  volte  negundo  la 
palma  :ul  Euripide  la  diedcro  a  Senocle  (3).  All'incontro  Socrate  ,  che 


(i)  ArisloteU's  Rhetor.  III.  p.    lao.  4- 
{■i)  Loiigliiu!*  (Ir  .Suhlijn.  ^o.   a. 
P)  Adhiniu  V    Hislor,  M.S. 


34:1  oniGiNE  Ecc. 

rade  volte  intcrveniva  ai  tcatri,  non  mancava  mai  cU  assisicre  alle  nuove 
Iragedie  di  Euripidc  (i),  pcrche  ,  dice  il  buoii  novelliere  Eliano,  So- 
crate  no  ainniirava  la  sapienza  ed  il  valore  nei  metri ,  tpiasi  che  Es- 
rhdo  c  Sofocle  gli  fossero  da  niciio  in  qiicstl  due  pregii.  La  cagione 
derivava  da  piu  alto  priiicipio,  che  Sofocle  stesso  cosl  cspresse:  to  rap- 
presetito  gli  uomini  come  convien  farli  \_o''tovi;  ^d  noinv'],  ed  Euripide 
li  nippvesenta  come  sono  [clot'  £tVi]  (?).  Alia  slcssa  idea  teiidc  11  dialogo 
Ira  Esehilo,  ed  Euripide,  che  il  feslivo  Arislofanc  introdusse  nelle  Raiie. 
Vi  si  gloria  Euripide  di  aver  prodotte  suUa  scena  cose  domestiche , 
nsuali  e  familiavi  (3),  persona  che  parlano  umanamente  (4),  cosicche 
gli  spettatori  vi  possono  imparare  la  vita  (5);  I'improvera  poi  all'avver- 
sario  Tidcalc  dei  caratteri ,  c  delle  persone  ,  che  si  sfoi'zo  di  sostencre 
coUa  magniloquenza  di  frasi  e  parole  pouipose.  Colore  aduncjue ,  che 
amavano  I'ideale,  I'arlifiziato,  il  bello  possibile  anfeponevano  Escliilo  e 
Sofocle  ;  ma  Socrate  e  quanti  prediliggcvano  il  reale ,  il  positivo ,  il 
quolidiano  della  vita  aderivansi  ad  Euripide.  Egli  pertanlo  fermatosi  di 
essere  reale  e  popolare  nella  favola  dovette  eziandio  essere  rcale  e  po- 
polare  nelle  parole ,  eppero  nel  dialelto  ,  attenehdosi  al  solo  volgare 
d'Afcne.  Perlacpialcosa  non  fu  gia  uno  scriipolo  di  Allicismo  ,  che  lo 
ritrasse  dalle  glosse ,  ma  bensl  rarinonia ,  che  passar  doveva  tra  la  lin- 
gua ,  e  I'idea  dcUa  tragedia  popolare.  E  Socrate ,  dope  aver  nel  foro  ap- 
plicata  la  fdosoOa  alia  vita  pratica,  ansioso  accorreva  alle  tragedle  d'Eu- 
ripide,  che  di  quella  stessa  vita  positiva  esponevano  un  frammento.  Fu 
Euripide  ,  per  dirlo  di  volo ,  il  prime  romantico ;  lascialo  lo  splendore 
delle  voci  e  delle  frasi,  si  accosto  al  dialogizzare  quotidiauo  (6),  senza 
pero  abbassai'si  al  triviale ;  fedele  a  porre  suUa  scena  la  schielta  realta 
della  vita  ebbe  nelle  Rane  a  sentirsi  il  seguente  rimprovero  da  Esehilo  : 
Si,  per  Giove ,  tu  esponi  sidlu  scena  cose  reali;  ma,  bada,dee  il  poeta 
nascondere  le  cose  caltive,  e  non  gia  produrle  ed  insegnarle  ("])■■■  Di 
quanti  mali  non  e  aiilore  costui !   Egli  introdusse  sul  teatro  mezzani  , 


(0  Ibid.  11.   i3. 

(a)  Aristotelcs  Poetic.  aC. 

(J)  .\ristoplijnes  Ran.  t)<)u.    ioo3.  S(j. 

(4)   Ibid.    logo. 

(.5)  Ibid.   looa.  Sfj. 

(G)  Ibid.  980. 

(;)  n)id.  io33. 


D(  AMF.DEO  PEYtlON.  343 

donne  partorienti  nei  templi ,  giacentl  coi  frateUi ,  e  dicentl  che  il  non 
vivere  e  vivere;  quindl  la  nostra  citta  si  riempi  di  scrivacchianti  [forse 
autoi'i  di  Scene  ,  I'roverbii ,  e  NovellcUe  ]  di  adulatori  purasiti ,  e  di 
scimiotti  sollazzanti  il  volgo  (i).  lo  non  dubito,  che  Aristofane  siccome 
cotnico  abbia  esagerala  la  popolarila  ilelle  romanticbe  tragcdie  d'  Eii- 
lipide  ;  iinpciocche ,  so  cgli  diceva  vero  ,  come  mai  puossi  non  diro 
credun-  nia  solo  sospetlare  ,  che  Socrate  soUecito  accorresse  alia  rap- 
presentazione  dei  Briganli ,  o  d'un  Faust  ? 

68.  Se  il  particolare  intendimento  d'  Euripidc  lo  condusse  a  sei-virsi 
dclTAttica  lingua  qiial  era  ,  gli  allri  scrittori  suol  conteinporanei  pro- 
seguirono  ad  arricchirla  con  vocaboli  nuovi,  e  di  nuova  coinposizionc , 
o  Iraslali ,  del  che  Dionigi  talmente  biasimb  Platone,  che  giudicollo  in- 
feriore  a  Demostene.  A  torlo  tuUavia  ,  giacche  un  oratore  pojtolare  dee 
atlciiersi  ad  una  lingua  popolarc,  se  cgli  desidera  operare  sugli  uditori, 
siccome  Euripide  colic  sue  tragedic  ;  laddove  un  filosofo  scrutatore  dei 
pill  astratti  inisteri  dell'anima ,  che  crea  una  scienza  e  che  scrivc  per 
lettori  dotti ,  non  poteva  essere  Demostenico. 

6g.  Abbiamo  sinora  indagata  la  crcazione  dei  tre  ilUistri  dialeiti  della 
Grecia  ,  dei  quali  furono  padri  Eschilo  ,  Pindaro,  ed  Erodoto.  11  primo 
naque  nell'  Oliinpiade  63.  4  >  Pindaro  nella  65.  3  ,  ed  Erodoto  nella 
•j^.  i.  Questa  coincidenza  di  tempo  dei  tre  crcalori  non  e  fortuita,  ma 
I'i  accenna  una  causa ,  che  doveva  essere  comune  a  tutle  Ic  schiatle 
greche  ;  io  la  chiamerei  il  bisogno  dcUa  sintesi,  che  i  greci  tutti  prova- 
rono  per  la  passata  del  barbaro.  Iiifalli  i  grandi  trovati,  quando  non  ne 
sia  inventorc  il  case,  sempre  si  debljono  ripetere  da  una  sintesi  scicntifica, 
che  ricomponc  Ic  particolari  analisi  per  laddietro  fatle.  Tal  fu  degli  or- 
dini  ,  e  dei  dialetti  della  Grecia.  Dal  gran  padre  EUeno  diramatesi  le 
razze  greche  si  divisero  e  suddivisero  in  varii  stati ,  che  dopo  un  lungo 
vicendevole  guerreggiare  finalmente  quietarono  ,  e  prcsero  a  comporre 
con  legislazioni  i  loro  ordini  civili  e  politic!.  Come  1'  ordine  cresce\a 
in  ogni  contrada ,  gli  uoraini  andavano  dalla  vita  campestrc  e  di  bor- 
gate  riducendosi  in  cilta ,  e  le  citta  associandosi  nascevano  le  metropoli , 
e  formavasi  cosi  la  sintesi  d'uno  stato.  Crcsciuii  "li  stali  d'  una  stessa 
stirpe ,  cominciossi  ad    ambire   il   primalo ;    e    perchc    il   barbaro   aveva 


(i)  Ibid. 


344  ORIGI>E     ETC. 

siiggiogata  I'Asin  minoi'e  ,  e  macchinavn  ili  passivre  a"  tianni  tlella  Gre- 
(.'la,  naqtic  il  desiJerio  ill  protc^gcre  gli  oppress!  rivciuViraiuloli  a  li- 
berta  ,  i;  naquc  ancorn  la  ncressita  ili  pvovvetlere  alia  propria  difesa. 
Ma  alio  scope  del  primato  ,  dilla  protczione,  e  della  difesa  aggiungere 
non  si  poteva  fuoi'cho  piii  slali  si  collegassero  insieme ;  coUcgandosi 
poi,  la  pill  nalurale  allcanza  era  quella  dclle  conlrade  d'una  medesima 
slirpe  ;  qiiindi  la  confcderazionc  Joiiica  ,  c  quella  Dorica,  die  e  qiianto 
dire  la  sintesi  dclle  stirpi.  La  Grecia  pertanto  tendeva  alia  sintesi  d'una 
lorza  tisica  ;  ma  per  ottenere  questa  in  popoli  incivilili ,  liberi,  e  mas 
siinainenle  in  governi  democratici  ,  era  inoltre  ricliiesla  la  forza  iutel- 
leltuale  ,  vale  a  dire  I'eloquenza ,  e  la  parola.  Ma  la  sintesi  della  pai-ola 
adoperata  nelle  varie  contrade  d'una  stessa  schiatta  si  e  la  f'usione  dc' 
diversi  vernacoli  in  un  comune  ed  illustre  eloquio.  Dunque  il  generale 
bisogno  di  sintesi  sincome  negli  ordini  politici  produsse  le  alleanzt-  di 
ciascuna  slirpc  ,  cosi  nei  volgari  idiomi  opero  la  confederazione  dei  me- 
desimi  in  un  solo  eloquio  illustre  ,  onde  quasi  conteniporaneamente  sor- 
sero  i  tre  nobili  dialetli  l' Attico  ,  il  Dorico  ,  ed  il  Jonico.  Ne  vale  il 
dire ,  clic  Erodoto  imito  Pindaro  ,  e  quesli  Eschilo.  Oltrecrhc  I'imita- 
zione  troppo  sovcnle  invocala  dagli  cruditi  non  c  propria  dei  sommi  in- 
gegni  ,  salvo  quanto  il  Dante  imito  \  irgilio  ,  io  osscrvai ,  clic  ,  prima 
di  quei  tre  padri  ,  altri  scrittori  gii  si  erano  provali  nel  creare  le  il- 
lustri  favelle,  il  clie  dimostra  la  generale  inclinazione  della  Grecia  verso 
la  sintesi  de"  vernacoli. 

70.  Pill  sopra  esprimendo  le  cagioni ,  per  cui  il  Dorico  illustre  non 
si  estese  fralle  greche  schiatte  ,  e  neppur  divenne  popolare  IVai  Dori  , 
io  accennai  eziandio  i  motivi ,  che  diedero  la  vittoria  all'  Altico  sopra 
gli  altri  dialutti  rivali.  Quel  popolo,  che  col  potere  signoreggia  altri  stati 
governandone  gli  inleressi ,  e  colle  opere  dell'  ingegno  ne  illumina  le 
menti ,  e  le  costringe  all'ammirazione  ,  quelle  pure  ad  un  tempo  suole 
comunicarc  lore  la  propria  lingua.  Quindi  I'Attico  dialetto  primieraraente 
si  insiiiuo  frai  sudditi  Joni ,  e  divenne  popolai-e  per  mode,  die  xVltiche 
erano  le  iscrizioni  dclle  Joniclie  citta  ,  che  solevano  per  I'addietro  in- 
ciderle  nella  lingua  del  popolo.  Laddove  i  Dori  rivali  conservarono  per 
piii  lungo  tempo  nelle  lajiidi  il  volgare  idioma,  come  ne  fanno  fede  le 
iscrizioni  di  Sparta,  di  Greta  e  di  altre  Dorichc  citta.  Nell'Olimpiade  10.) 
ali  Amfizioni  in  Delfo  ancora  si  servivano  del  Dorico  nei  loro  decrcli, 


DI    AMEDEO    PEYROX.  3X5 

come  scorgesi  ila  quello  rifeiilo  dal  Bocckh  (i);  quindi  a  venlicinque 
anni ,  fiorendo  Demosleuc ,  £;ia  avevano  adollato  I'Allico  dialello.  Ma  la 
Beozia  rivale  cesso  jjiu  tardi  dall'  adopeiare  iielle  iscrizioni  1'  Eolico 
suo  vernacolo,  accostaudosi  al  comunc  ;  cio  avvenne  tra  TOlimpiade  i3o 
e  la  145  (3).  Se  non  die  I'Auico  rijnuliato  dal  popolo  veniva  adonerato 
dai  DoiicL  prosatori ,  i  quali  desidciavano  di  venire  in  faina  presso  i 
Grcci.  Quando  poi  le  urmi  dei  Macedoni,  e  postia  quelle  dei  Uomani 
vinscro  la  Grecia,  e  portando  ncH'Oiiente  e  neU'Egilto  le  greche  scienze 
vi  destarono  gli  ingegiii  a  nol)ile  cmulazione  con  Atene ,  allora  il  coin- 
inercio  delle  idee  inliodusse  una  lingua  comune,  e  cadde  pure  per  oi;ni 
dove  il  Dorisnio  nellc  popolari  iscrizioni.  Tutlavia  il  principale  colore 
che  domina  nel  dialetto  comunc,  si  e  quelle  deU'Altica;  cotanto  e  vero, 
clie  I'ingegno  in  cio  sovrasla  alle  armi. 

71.  Sorgevano  intanto  i  Relori  ed  i  Grammatici.  Questi  disconoscendo 
I'indole  e  la  storia  dellumanila  ,  la  quale  c'inscgna,  che  iilee  e  voia- 
boli  sempre  camminarono  di  pari  passo ,  voUero  soUevare  al  grado  d'in- 
dipendente  scienza  le  mere  e  pure  parole;  laonde  alzarono  un  lamento 
suU'Allicismo  corrollo,  defunto  si  sforzarono  di  risuscilarlo ,  c  pretesero 
di  piantare  le  colonne  d'  Ercole  per  la  lingua  d'  un  popolo ,  die  bene 
o  male  viveva  e  progrediva.  Costoro  avrebbero  voluto  arrestare  il  tempo 
volubile ,  ed  cssenzialmcnte  novalore;  non  potendolo  impresero  a  farlo 
indielreggiarc  ncUe  loro  scritture  povcrissime  .di  pensicri ,  nia  ricche  di 
approvali  vocaboli.  Infalli  gli  Alticisti  muniti  d'  un  buon  indice  di  pa- 
role benedelle ,  toglicndo  occasione  da  un  argomento  qualunque ,  lo  trat- 
tarono  si ,  die  tulta  vi  comparisce  sfogata  la  concupiscenza  di  zufolar 
con  parole  scnza  curare  la  vcrila  c  rulilita  delle  idee.  Per  essi  la  vita 
fu  ridouata  all'Altico  defunto,  come  il  cadavere  la  riceve  dall' eletlro- 
inotore,  E  perclie  la  vita  deiruomo  sta  nel  pensiero  e  nelle  idee,  che 
sono  soslanzc,  dovccche  i  vocal)oli ,  fin  dal  tempo  d'Omcro  alati,  soiio 
contingenti  come  un  rapido  volo  ;  peixio  gli  Alticisti  suonatori  di  lingua 
passarono  come  un  sonoro  clamore,  come  uno  spettro  di  mera  forma. 
Per  tal  mode  il  tempo  si  vendicava  di  clii  disconoscendo  la  sua  onni- 
potenza  gli  avcva  mossa  risibile  gucrra  ;  ma  intanio  quel  tempo  me- 
desimo  sommo  apprezzatore  dollc  idee  salvava  Polibio.  Questi  fulminato 


(1)  Bocckli  Corpus  Inscript.  Grace.  I.  p.  804.  sq. 
(a)  Bocckli  ib.  718.  c  763.  srj. 

Serie   II.   To.M.   I.  44 


34'>  ORrCINE    ECC. 

dai  Retort  come  uno  scritlorc  barbaricamenle  Macedone ,  sentenziato  dai 
Dionigi  (i)  come  autore,  die  niuno  sosten'cl)bc  giammai  dl  leggerlo  in- 
tero ,  pcrvenne  nelle  mani  di  Cicerone,  clic  lo  lesse  e  lo  qualifico  bonus 
auctor  in  primis  (a),  coliocandolo  cosi  accauto  ad  Erodolo  ,  e  Tucidide. 
Poscia  Polibio  lottando  contra  i  secoli  della  barbaric ,  ed  uscendone 
malconcio,  come  i  colleghi  Livio  c  Tacito,  locco  il  rinascimcnto  delle 
lettere ;  allora  in  ttilta  I'Eiiropa  ebbc  ciilto  ed  onore  di  traduzioni,  j>er- 
che  i  pensieri  si  possono  traslatare ,  e  le  parole  no. 

72.  L'esempio  dei  Greci  siuora  da  me  esposto  valga  ad  ammaestrare 
noi  Italiaiii  neilo  stimare  I'opera  ,  che  il  Dante  coUoco  nella  crcazione 
della  nostra  lingua  illustre.  Posto  nelle  slessc  circostanze  di  Eschilo  , 
di  Pindaro ,  e  di  Erodoto  adoperi  alia  stessa  guisa,  perclie  i  sommi 
sempre  si  imilano  per  solo  vigore  di  pari  raziocinio.  Vedemmo,  che  i 
vocaboli  andarono  sempre  congiunli  coUe  idee,  noi  defmiamo  accurata- 
mente  i  primi,  e  facciamo  iin  compiuto  novero  delle  secondc ;  poi  ris- 
contrando  questc  coi  lessici,  osserviamo  ,  se  essi  soddisfacciano  a  tutle 
le  esigenze  delle  nostre  idee.  Per  severo  giudizio  del  tempo  perirono 
i  molti  glossarii ,  che  sulle  opere  di  particolari  autori  compilarono  gli 
crudiii  grammatici  Alessandi'ini ;  ma  vive  ancora  Pollucc ,  che  ogni  arte 
ed  ogni  scicnza  partitamente  considerando  diede  l'  illustre  saggio  d'  un 
dizionario  ordinato  per  classi,  e  specie  d'idee,  anziche  per  vocaboli  ed 
elementi  di  pronunzia.  Giudichiamo  dirittamente  del  modo  con  cui  pro- 
grediscono  gli  idiomi  ,  e  quali  sieno  i  classici  per  sentenza  del  tempo, 
(juali  per  convenzione  dei  grammatici.  Che  se  studiando  la  sioria  delle 
lingue,  le  vediamo  travagliate  dalle  onte  del  temjio,  riflettiamo  che  le 
sostanze  assai  meno  contingenti  delle  forme  resistono  piu  lungamenic  , 
e  morendo  si  trasmutano  in  altre  aflini.  Mori  la  lingua  latina  ,  ma  dalla 
sua  essenza  nacque  I'ltaliana.  L'aflinita  di  questi  due  idiomi  circoscritta 
entro  i  dovuli  limiti  ben  la  comprcse  il  Dante,  e  svolgendola  assodo 
I'indole  dell'Italiano  eloquio,  e  confcrnio  il  marchio  del  suo  intimo  ca- 
rattere ;  con  esso  accordo  e  versi,  cd  armonia ,  e  period!,  c  coslrulti, 
e  grammatica,e  le  origini  dei  vocaboli,  riducendo  il  tutto  all'analogia, 
che  dai  multiplo  d'una  lingua  sa  ricavare  I'unitu.  Non  il  Provenzale  lo 
sodusse  ,  onde  immeschinire  con  fiicilc  imitazioiic  il  suo  idioma;  nun  la 


(1)  Dionysiiis  H.il.  Ac  Compos.  Vcrborum  cjp.  \. 
(5)  Cicero  dc  Ollkii^  III    32, 


1)1    AMEDEO    PEYRON.  347 

lingua  di  Virgilio  lo  alletto  a  trasmodare  in  un  far  grandiose ,  o  con- 
(iso  a  noi  non  acconscntito.  Giusto  c  temperante  cgli  conobbe  e  raf- 
i'ermb  il  carallere  dcUa  lingua  ;  noi  lo  scguitiamo  ricordevoli ,  che  primo 
vincolo  d'  una  nazione  e  la  parola  ,  e  chc  di  tutlo  si  puo  far  iattura , 
tranne  del  cai'attere. 


I 


348 

AmALISI 

DELLA   DISSERTAZIONE 


1 


1.  Parita  dell'Italia  coUa  Grecia  nella  storia  della  lingua. 

2.  Per  conoscere  la  stoiia  della  lingua  Greca  bisogna  investigaie  i.°  gli  idiomi  ado- 

perati  dagli  sciittoii  precedenti  a  Pindaro,  Eichilo,  ed  Erodoto  ,  2."  la  parte, 
cbe  questi  ebbcro  nel  perfezioiiamento  de'loro  dialetti. 

Del  dialelto  d'Omero. 

3.  II  dialetto    dell'Iliade    e  dell'Odissea  odierna  non  e  genuine ,  ma  posteriore  ad 

Omero. 

4.  Esso  e  un  idioma  Jonico  della  seconda  specie  ■, 

5.  Tuttavia  contiene  ancora  reliquie  d'un  autico  idioma  diverso  da  quello  di  Erodoto. 

6.  Contiene  inoltre  Dorisrai  ,  clie  formavano  parte  del  suo  dialetto  , 

7.  E  forme  cpiche  ,  che  al  suo  tempo  esser  dovevano  volgari. 

8.  L'odierna  lingua  d'Omero  si  couipone  di  tre  dementi,  clie  non  poterono  tssere 

contemporanei  ,  cppcro  non  e  genuina. 

9.  Ognuna  delle  tre  stirpi  Greclie  avrebbe  potuto  nell'autografo  d'Omero  [seppur 
egli  scrisse  ]  ravvisare  il  suo  particolare  dialetto. 

10.  Omero  pervenne  a  Pisistrato  per  mezzo  de'  Rapsodi. 

11.  E^si  nel  canto  oralo  andarono  trasformando  il  dialetto  Onierico    in   quello   dei 

loio  uditori  Joni. 

12.  Pisistrato  per  mezzo  della  scrittura  sanci  la  trasformazione  della  lingua    Omc- 
rica  in  quella  Jonica. 

13.  Esempi  delle  altre  nazioni , 

14.  Dell'Italia. 

15.  11  testo  di  Pisistrato  prcse  un  colore  Jonico  piii  dist'mto  quaudo  I'alfabeto  Greco 

fu  ampliato, 


[ 


349 

16.  E  quando  dal  testo  Omcrico  fu  cacciato  i1  digainma. 

17.  In  qiial  modo  i  Rapsodi  nel  trasformare  il  dialctto  d'Omero  al)b'iano  superale 

lo  dillicolta,  clic  nascevuuo  dal  mctio. 

18.  Dei  casi  uscenti  in  fi. 

19.  Delia  paiticcUa  taj?. 

20.  Doi  nomi  in  wg  della  prima  declinazione. 

21.  Del  vocabolo  o'pi?. 

22.  Nel  forinaie  la  storia  dci  dialelti  noii  si  vuol  tcner  conto  dcU'odicrno  dialetio 

dcll'Iliade  e  dell'Odissca ,  siccome  fattura  dci  Rapsodi  perfczlonata  da  Pisistrato. 

23.  La  prima  lingua  del  Grvci  era  una  specie  di  Eolico. 

Del  dialeilo  Dorico. 

24.  Caraltere  dei  Dori  ;  loro  tendenza  alia  lirira. 

2.S.  La  lii'ica  ,  clu:  caiita  il  iiiondo  estoino,  il-  anclie  propria  dei  Joni;  ina  la  vera 
lirica  si  e  quella  ,  chu  matiifesta  le  idee  ,  ossia  il  niondo  interno  ,  ed  i  bal- 
labilc. 

26.  Lirica  orcliestica  coltivata  dai  soli  Dori. 

27.  Filosolia  dei  Dori  spiritualc  -,  la  Storia  da  essi  prediletta  era  la  mitica. 

28.  Esametro  ,  Elegia  ,  Musica  Joiiica  ,  Storia  ,  e  dialetto  Jonico  furono    idee  con- 

nesse  ;  come  pure  Lirica  ,  Musica  Uorica,  e   dialetto  Dorico.  Dori  ,  clie  scris- 
sero  jonicamcnte  ,  e  Joni  clie  scrissero  doricamentc. 

29.  Qualiti)  del  dialetto  Dorico  in  generalc. 
SO.  Armoiiia  Dorica. 

31.  Lc  specie  del  dialetto  Dorico  sono  taiile  ,  quantc  le  provincie  Dorlchc.  Cliscrit- 

tori  preccdenti  a  Piiidaro  scrivevano  nel  veru;u;olo  della  loro  provincia.  Disegiio 
d'un'Antologia  dei  dialetti  Greci. 

32.  Cosi  gli  Italiani  prima  di  Dante  adoperavano  nelle  scritture  I'idioma    del    loio 

muiiicipio. 

33.  Pindaro  e  Dante  riprovarono  tiitte  le  favclle  speciali  delle  provincie ,  e  risalirono 

all'idca  ,  ossia  caratterc  comuiio  a  tutte. 
31.  Tuttavia  per  fondameuto  della  loro  lingua  illustre    ne    prescro    uno  ,    nia   non 
esclusivamente. 

35.  11  Dialctto  di  Pindaro  ,  che  e  la  lingua  d'Omero  colorila  Ddricanientc  ,  c  im 
Dorico   illustre  ;  come  I'eloquio   di  Dante   e   un  Italiano   illustre. 

36.  Cbe  cosa  sieno  le  glosse  -,  loro  uecessita. 

37.  Pindaro  e  Dante  arriccliirono  con  glosse  la  lingua. 

38.  Due  pregiudizii. 

39.  Melafore  ,  e  voci  composte  create  da  F'indaro  e  Dante. 

40.  Forme  grammaticali  del  dialetto  di  Pmdaro. 

41.  Forme  grammaticali  della  lingua  di  Duiile. 

42.  Pindaro  liprovato  dai  Beoti. 


3jo 

43.  Dante  riprovato  da  alcuni  Italiaui. 

44.  Scrittoi-i  ,  clic  prima  di  Dante  tcntaioiio  di  cie.ire   I'oloquio    illustre  ,   suppiati 

da  esso. 

45.  Scrittori  ,  clie  prima  di  Piiidaro  tentaroiio  di  crearc  il  Dorico  illustre ,  supcratt 

da  csso.  J 

46-  II  dialetto  di  Piudaro  rimase  letterario  ,  e  peixLe  -,  dipoi  cadde.  ■ 

47.  Cadiito  il  dialetto  ,  sorsero  i  glossatori.  Vani  sforzi  per  risuscitarlo. 

Del  dialetto  Jonico. 

48.  Nella  sola  Jonia  si  numeravano  quattro  diversi  volgari  Jonici. 

49.  I  prosatori  .Toni  anteriori  ad  Erodoto  adoperavano  il  vernacolo  della  loropatria, 

50.  Cos!  Ecateo  di  Mileto. 

51.  I  Logografi  furono  in  gran  parte  Joni;  i  Dori  scriveudo  storie  si  eervivano  del 

Jonico  idioma. 

52.  II  Jonico  dei  Logografi  era  il  vernacolo  delle  loro  citta. 

53.  Alcuni  tuttavia  gia  tentavano  di  creare  un  Jonico  illustre. 

54.  Erodoto  cre6  il  nobile  Jonico. 

55.  Tal  dialetto  letterario  cadde  vinto  dall'Attico. 

Del  dialetto  Allico. 

56.  L'Attico  antlco  non  si  differenziava  dal  Jonico.  Ipparco  pubblica  i  canti  d'Omero , 

e  fonda  la  scuola  del  bello  e  del  buono. 

57.  Influenza  d'Omero  sul  progresso  del  dialetto  Attico. 

58.  Gli  Attici  nei  tempi  prossinii  ad  EscUilo  adoperavano  ancora  forme  Joniche. 

59.  Tre  periodi  dell' Attico  idioma  ;  Eschilo  appartiene  al  secondo. 

60.  Eschilo  crea  I'Atlico  illustre  ;  suoi  Jonisini, 

61.  Suoi  Dorismi  ,  sue  glosse. 

62.  Metodo  ch'egli  tenne  nel  creare  il  nobile  Attico. 

63.  Tucidide  crea  la  prosa  Attica. 

64.  Dionigi  d'Alicarnasso  povero  critioo. 

65.  Tucidide  stabili  le  forme  grammaticali. 
C6.  Paragone  tra  Tucidide  creatore  della  prosa  Attica,  c  Boccaccio  padre  della  prosa 

Italiana. 

67.  Euripide  fu  il  primo  ,    clie  scrisse  con  soli  vocaboli  Attici  ,  perclie   romantico. 

68.  Platone,  e  Demostcne. 

69.  1  tie  dialetti  illustri  furono  quasi  contemporaneamente  creati  ,  e  perche. 

70.  L'Attico  vinse  i  due  rivali ,  poi  si  cangio  nclla  lingua  comune. 

71.  Vani  sforzi  degli  Attlclsti    e  dei  Grammatici   per   risuscitare    1' Attico    defunto, 

Ic  sole  idee  durano  pei'petue. 

72.  ATvertimento  agli  Italian!. 


35i 
lO/lMMIiS  :%ilTOllII  ARRI 


DE 


LII\GIIA   PIIOENICUHI 


Lecta  die  19  apritis  anni  i838. 


En  gcuerat  lorsquc  jc  rcflcchis  sur  Ic  faible  flcgrc 
(Ic  cerlitudc  que  prcscDtcot  Ics  explications  donncc* 
jusquUci  d*un  asscz  grand  nombrc  dc  Icgcndcs,  dc 
monnaifs  ct  d'inscriptions  phtfolcicnncs  ..  ..  jc  dc 
puis  mc  dcfcndrc  dc  soup^onncr  que  Ic  langage 
dc6  Phcnicicns  ct  cdui  des  Icurs  colonics  nc  s'cloi- 
gucnt  plus  qu^ou  ne  Ic  croit  communcmcnt  de  la 
lanpuc  hcbraiquo.  De  Sact.  Journal  da  Savant. 
JuUUt  1817. 


▼  igiuli  iam  anni  elapsL  sunt  a  quo  vir  summus,  de  cuius  morte  omnes 
rum  lacrimis  nujier  audivimus ,  orientates  pliilologos  admonebat,  non  ita 
facile  in  eonim  iurandum  esse  doclrinam  ,  qui  aiit  nihil  omnino  ,  ant 
tantulo  tantum  gradu,  quern  mirari  non  oporteat,  riioenicum  linguam 
ab  hebraica  differre  dictitabanl.  Aequissimum  sane  optimi  iudicis  moni- 
lum !  Quorsuin  enira  adeo  ingens  opinionum  discrimen  de  tittilo  quodam 
phoeiiicio ,  si  hiiius  lingua  liebraica  sit?  si  vcro  tantarum  opinionum 
origo  non  linguae  Phoenicuni,  sed  linguae  lilteris,  de  quibus  nondum 
certo  constat  ,  adscribas  ,  cur  linguam  ,  cuius  litteras  rectissime  non 
oognoscis  hebraicam  esse  asseris?  Tanta  fuit  a  Barthelemyo  ad  Aker- 
bladum  Phoenicum  linguae  conditio. 

Postea  aulem  nullus  de  lingua  et  litteris  Phoeniciis  data  opera  dispu- 
tavit,  nisi  Hamakerus  ,  vir  de  orientali  philologia  optime  meritus,  qui 
maximum  titulorum  Plioeniciorum,  quos  no\it,  partem  collegit  in  unum 
atquc  illustravit.  Quod  si  eius  Diatribe  atque  Miscellanea  Phoenicia 
omnem  prorsus  dubitandi  causam  ,  quam  in  linguam  pliocniciam  exci- 
taverat  Sylvestre  De  Sacy,  a  philologorum  orienlalium  animis  eliminare 
nequibant,  fiicicbant  lamenj  ut  viri  docli  melius  perciperent  qualis  ad- 


353  DE    MNGUA    PHOENICUM 

hue  ct  quanta  via  ei-at  incuntla  ,  anlcquam  certa  de  Phoenicum   lingua 
sententia  elFciTi  possit. 

Videlicet  id  omnes  tune  oplinie  intellccerunt  duo  in  Iiac  causa  recte 
esse  inter  se  dislinguenda  ,  quae  ,  quamquam  priino  intuitu  arctissiine 
eoniuncta  videantur ,  distiiictuin  lamen  sive  ingeniuui  sive  stadium  a 
docto  viro  cxposlulant.  Aliud  enim  est  litteras  phoenicias  cerlc  dcfinire, 
aliud  vero  recte  dclinitas  iuterpretari.  Ilinc  omnes  una  voce  primam  ac 
praccipuam  diflicultatcm ,  a  qua  indicium  de  vero  linguae  Phoenicum 
arlificio  peiidet,  positam  esse  dixerunt  in  litterarum  potestate ,  turn  in 
titulis  lapideis,  quum  in  numis  acqua  lance  firmanda.  Quandoquidem  in 
anliquis  titulis  Plioeniciis  declarandis  illud  paleologo  viro  contingere  ne- 
quit  quod  in  graecis  Boeckio  ,  Letronnio  ,  Peyronio  aliisque  celeber- 
rimis  interpretibus  contigisse  sciuuis.  Tituli  namque  quos  summi  hi  viri 
ante  oculos  habebant  in  graeca  lingua  exarati  erant  ;  atque  ita  certis- 
simo  Crmissimoque  fundaraento  se  inniti  iutelligebant,  ut,  una  alterave 
vocis  littera  deteeta  ,  integram  statim  vocem  ,  quo  ei-ant  ingenii  acu- 
mine,  arripere  potuerint.  Cur  vero  secus  contingat  in  titulis  plioeniciis, 
lector  infi-a  ediscet. 

Ab  ultimis  Hamakeri  curis  ad  banc  nostram  aelatem  ,  per  integrum 
videlicet  decennium  ,  nulla  prodiit  de  iis  rebus  elucubratio ,  quae,  aut 
Leidensis  philologi  doctrinam  in  omnibus  confirmare ,  aut  in  omnibus 
earn  i-efellere  potuerit.  Quare  tantum  abfuit,  ut  dubia,  quae  de  linguae 
Phoenicum  natura  iamdudum  proposuerat  Sylvestrc  De  Sacy,  cxtingue- 
rentur  ,  ut  immo  potius  magis  magisque  philologorum  contenliones  ex- 
ardescerent:  quasi  cuique,  paucis  exceptis,  privata  sua  opinione  de  hisce 
studiis  sentire  liceret. 

Non  ii  nos  sumus,  qui  singulas  hasce  de  lingua  et  litteris  Phoeniciis 
opiniones  persequi  cupimus,  cas  ucmpe,  quas  qualemcumque  potius  in- 
genii aut  lusum  aut  conatum  dixeris,  quam  sanum  de  Phoenicum  rebus 
indicium.  In  harum  enim  opiniomnn  auctores  digitum  non  intendimus 
cum  doclos  viros  non  una  omnes  de  liisce  studiis  sentire  dicimus;  cos 
videlicet  antiquitatum  scrulatores  diligentissimos  et  in  sanioris  philolo- 
giae  schola  enutritos,  qui  ,  pcrpensis  curis  ,  quas  ante  ipsos  navarunt 
in  studiis  Phoeniciis  eruditi  viri,  certa  a  dubiis,  hacc  a  falsis  secenierc, 
propriasque  opiniones  et  coniecturas  ca,  quae  par  est  scienlia,  exponere 
dibgeuiissime  sategerunt. 

Inter  quos  nuilus    tarn  digne   lamque  laudabiliter  meruit  quam  Ge- 


lOANMS    ANTONir    AnRl.  353 

scii'ms,  vir  celcbeiTiinus ,  ((ui  anno  clapso  cximiiim  opus,  qiioil  plcnaui 
ac  pcrfoctam  inouuincnlonmi  oinnluin  Pliociucioruin  hisloriuiu  iI'k.'cs  , 
cvulgavit  sub  titulo:  Scripturae  littguuequc  Phoeniciae  monumenta  quot- 
quot  supersunt  edita  el  inedita  ad  autograpliorum  opliinoruinque  exem- 
ploruin  Jidern  edidit,  addilisque  da  scriptura  el  lingua  PJioenicum  coin- 
mcnturus  illuslravit  Giiil.  Gcseniiis.  Lypsiae.  iSSt. 

Certc  ,  Gescnil  summa  auclorilas  ia  iis  quae  ad  linguam  liel)rak-ain 
pertinent ,  eius  sedula  cura  in  tiiulis  PUoeniciis  ad  autogra|)horutn  fidem 
vindicandis- ,  eius  denique  diuturna  in  palcographia  Plioi-nicia  exercilalio 
c-uiquc  arguinento  esse  possent  eo  landeni  aliquando  venUnn  esse,  ut  iain 
de  giammatira  ac  dc  paleograpbia  Pboenicia  recle  conslitulis  gralulari 
])0ssinaus.  —  Sed  ne  cum  viro  suinino  de  scientia  aut  ingenio  conlen- 
danius  ,  iios  ,  i'actis  et  inullis  el  aperlissimis  ex  ciusdcra  opcre  educlis 
innixi  ,  rem  pbilologiae  Pboeniciae  ulileni  fucluros  fore  conlidimus  si 
quae  Ibidem  contra  monumeDtorum  fidem  nobis  constituta  videntur,  pro 
viribus  cxponamus. 

Quod  antequam  faciendum  susclplmus  candide  profilemur  non  alio  nos 
consilio  iiasce  nostras  in  Gescnii  opus  observationes  ederc  ,  quam,  ut  si 
quae  ei  proponimus  dubia  atque  emendationes  a  philologis  Phoeniciis  , 
a  Gescnio  in  prirais  ,  novis  argumenlis  refutabunlur ,  maior  inde  evul- 
gatae  doclrinae  de  lingua  et  litleris  Pbocniciis  aiictoritas  accedat.  j\o- 
runt  enim  omnes,  nonnuUa  quidem  jiriucipia  eerto  iam  slatui  posse  de 
Pboeuieum  lingua  [  quod  omnibus  iis  ,  qui  in  liac  scientia  plane  nou 
sunt  hospiles,  abiuide  probatum  est],  plura  autem  perscqui,  plura  do- 
ccre  quae  optimc  pliilologoruni  consensu  confirmari  nequeant,  non  so- 
Imn  id  cum  niagno  cerloruin  principiorum  deU'imento  ,  sed  cum  non 
pauca  etiaui  studiorura  liistoricorum  perlurbalione  fieri. 

Nc  autem  longius  proccdat  dlsputalio  nostra,  reliclis  nunc  tiiulis  JSn- 
uiidicis  et  Aegyptiis  ,  rclictis  numis,  eos  in  unum  colligimus  tilulos 
Phoenlcios,  quos  in  Tabula  representavimus,  qui,  teste  litlerarum  figura, 
unam  camdemque  classcm  iugrediunlur,  plenioreuique  inlerpretationem 
])atiunlur.  —  Moneinus  vero  nos  tamdcra  de  ling\iac  Pboenicum  uatura 
scnlcntiam  scqui,  quam  Gesenius  defendit,  quaeque  omnium  fere  com- 
munis est  opinio,  linguam  videlicet  Phoeniciam  lla  arctius  cum  liebraica 
coniungi ,  ut  ab  ea  vix  secerni  possil ;  alquc  operae  pretium  duciiuus 
has  crilicas  regulas  m  interpretalione  monumentorum  Phoenicionim  scr- 
■vaudas  praemitterc. 

Serie  II.  Tom.  i.  43 


354  "E    LINGUA    PIIOENICUM 

Regula  I. 

Phoenicius  scriptor  ,  qui  mentem  siiam  marmori  commisit,  clave  clis- 
tincteqiie  scripsisse  censendus  est;  ita  ut  quae  ex  eius  verbis  eruitur 
intcrprelatio  dura  et  distincta  sit.  Publicis  enim  in  tilulis  perspicuitatem 
qnacriinus  ,  senlcnliarum  concinnitatem  ,  oralionis  tandem  seriem  ita 
coinpositam  qualem  homo  ratlone  pracdilus,  volens  et  sciens,  exponere 
solet. 

Reg.  II. 

Dictiones  et  verba,  quae  ex  usu  linguae  hebraicae  comprobar'i  nequeunt, 
suspecta  esse  debent.  Etcnim  in  scripto  vel  sententia  quae  publice  ad 
communem  eruditionem  exponuntur,  peregrinae  et  obsoletae  voces  able- 
ganlur;  iis  vcro  utimur  quae  omnibus  ia  usu  sunt. 

Reg.  III. 

Litlerarum  ,  quae  ad  radicem  pertinent ,  praetermissione  aut  permu- 
tatione ;  insuper  err  ore  aut  negligentia  in  litter  is  describendis  caute 
parceque  accusandus  scriptor  Phoenicius.  Quura  enim  de  titulis  marrao- 
reis  agatur  publice  exponendis  ,  rectius  credimus  scriptorem  omnem 
suara  impendisse  operam  ne  lectorum  risu  aut  obiurgalione  castigaretur. 

Reg.  IV. 

Perperam  eodem  in  titulo  eamdem  litteram  quaerimus  duplici  sfjlo 
exaratam  altera  alteri  opposito-  Nam  nihil  absurdius  quam  in  detcrmi- 
nalo  aliquo  alpliabeto  imam  eamdemque  litteram  plurcs  habere  figuras 
inter  se  diversas ,  nihil  vero  magis  incredibilc  quam  scriptorem  ,  qui 
lalem  litteram  tali  niodo  eflingere  solebat  ,  alia  plane  ralione  mox  in 
eadcm  linea  ac  paene  in  eadem  voce  depingerc  potuisse  aut  voluissc. 

Reg.  V. 

Ignotarum  litterarum  potestatem  ex  cognitarum forma  determinabimus , 
duinmodo  tilidi,  ex  quibus  litteras  ad  comparationeni  depromimus,  hand 


lOANNIS    ANTOMI    Alini.  S55 

iiiullo  inter  se  diffevunt  stylo.     Namquc  cum   Plioeniccs    lougc    lateque. 
l>er  orbera  lerrarum  diflusi  cam  iion  semper  sequuli  siut  scribemli  ra- 
lioiicm,   quae    in    communi   patria    omnibus    cominuiiis    crat  ,   lemporis 
dccursu   faclum  est,  iil,  prout  lianc  vel  illam  orbis  parlciu  iiicolcbaiit^ 
phis  minusve  a  palria  scribendi  ralione  defecerint. 

Reg.  VI. 

Insolitam ,  proindeque  incertam  in  titulis  phociiiciis  littcram  cum  ari- 
tiquis  Graecorum  Uttcris  ,  cum  Samaritanis  ,  curn  iis  praccipue  ,  quae 
in  nuiiiis  Machabeoi-uin  conspiciuntur ,  conferemus ;  quibus  collationem 
non  sustinentibus  ,  lilleram  ex  tiluli  oralionis  serie  per  coitiecturam 
definiemus.  Nam  apud  omnes  doclos  viros  certo  constat  Graecos  litte- 
varum  formam  a  Cadino  Phoenicio  accepisse ;  litteras  Phoenicias  c\im 
Samaritanis  arclissinie  olim  coniunctas  fuisse;  hcbraicas  vcro.  quas  nunc 
in  Machabeorura  numis  habcmus,  antiquam  Phoenicum  scripluram,  earn 
saltern  quam  in  litubs  Phoeniciis  cemimus ,  plane  referre. 
.  Quibus  in  anlecessum  uti  oportcbat  conslilutis  ,  ita  iam  omncm  di- 
sputationem  noslraui  parlimur. 

.    1..  Per  ordineni  exponemus   quae  ad  Sardoum  titulum   de   litterarum 
polestate  disputata  fuerunt  a  Gesenio  ;  atque  coliatis  litteris  Sardoi    ti- 
tuli    cum   lilleris    titulorum    Melilae ,    Alhenarum ,  Carlhaginis  aliorum- 
que,  in  ea  auimadvertemus  (piae  nobis  rciicienda  vidcntur. 
.    3.  Gesenii  atque  Bejnary  dc  Sardoo  lilulo  inlerpretationes  refellemus. 

3.  Novas  nostras  in  eumdem  titulum  obsci'vationes  propooemus;  quid- 
que  hodic  de  Phoenicum  lingua  scntire  liceal  diccmus. 

L 

De  litterarum  polestate  in  Sardoo  titulo   Phoenicio 
in  Tab.  N.°  IV. 

Primum  igilur  ait  Gesenius :  «  littei'a  tor  obvia  lin.  V.  litt.  i.  5. 
v  VIII.  lilt.  3  quam  Arrius  sainech  esse  statuit,  uon  talis  est,  sed /ntvM 
»   neque  dillerre  c\lstimundu  est  a  litt.  i.  lin.  I\  »    (i).  Mirandum  sane 

(i)  Scripturiic  linguacque  phoeniciao  monuincnta  pag.   \'xi.   i.iti. 


35(i  BE    LINGIA    PIIOESICUM 

clar.  viriiin  ita  testlinonio  ociiloruiii  valeciixisse  iit,  quae  prinio  intuitu 
inanifcstae  sunt  diversae  inter  se  lillcraruui  figurae ,  ipse  dislinguerere- 
rusaverit.  In  qiiem  qiiidcm  liaiul  iucidlsset  orrorem,  si  regulam  criticam 
Cjuaui  supra  N."  IV.  cxposuimus  incnte  cogitavisset.  Quis  enim  sibi  per- 
suadebit,  Sardoum  scriplorein  Phoenicium ,  qui  litteram  mem  per  si- 
gnum  expressit,  ut  in  Tab.  ]V.°  IX  a,  quemadmodum  cflicla  est  in  titulis 
('ai'llingiuiensibns,  Atheniensibiis,  IMclilcnsilius ,  pauUo  post,  ct  quidem 
cadcui  in  linca  et  quasi  dicam  eadom  in  voce,  canuleni  litteram  per 
signum  in  Tab.  N."  IX  b  representavissc  ,  quod  ceteris  in  titulis  nihil 
aliud  nisi  samech  esse  potest?  Optimo  autein  cuique  persuasum  esse  ve- 
limus  magnum  esse  discrimen  staluendurn  inter  quantulamcuinque  lit- 
terarum  varictatem ,  et  earunulcm  propriara  ,  uti  aiunt  ,  naluram.  Ete- 
uim  elsi  aliqiiando  fieri  potest,  quod  ct  nos  non  difTitemur,  ut  eadem 
litterae  forma  ab  eadem  manu  et  stilo  parumper  diversa  depingi  possit ; 
talis  tamen  uumquara  emerget,  ut,  neglecto  a  scriptore  potissimo,  quod 
in  ipsa  est,  propriae  naturae  indicio  ,  non  propriaui  conservet,  sed  ad 
alterius  litterae  formam  magis  accedat.  Quuni  autem  intima  litterae 
mem  natura  in  hoc  consistat  quod  linea  perpendicularis  aliam  interse- 
fct  in  duos  angulos  rectos  ,  Phocnicius  scriptor  neqne  voluisse  neque 
potuisse  putandus  est  per  signum  in  Tab.  N."  IX  b  ,  in  quo  ne  indi- 
cium quidem  de  litterae  mem  natura  elucet,  ad  hanc  litteram  digitum 
intendisse. 

Hinc  quisque  iudicat  dc  Gesenii  doctrina  ,  qiiam  pag.  i8  operis 
luudati  hisce  verbis  exposuit :  «  etiam  hoc  calligraphiae  quoddam  stu- 
n  dium  redolere  videtur ,  quod  nonnulli  statuarii  in  eodem  monumento 
»  pervariis  eiusdem  litterae  figuris  consulto  usi  sunt  »  .  Quam  etiam 
doctrinam  nulla  sat  firma  auctoritale  comprobirv'it.  Nam  eam  confirmat 
vir  doctissimus  testimonio  j)elilo  c.\  forma  litterarum  iuscriptionis  Ery- 
cinensis  ,  de  qua  pag.  i58  scribere  non  dubilavit:  «  unicumque  hoc, 
»  quod  extat  exemplum  sane  ita  comparalum  est  ut  plenam  totius  rao- 
»  numenti  interprctationem  vix  admittat.  Quam  ipsani  oIj  causam  quae  nos 
»  tentabimus  tamquam  modestum  itigenu  liimm  potius  quam  interprela- 
»  tionem  certam  et  pcrfeclam  eruditorum  iudicio  subiicimus  ».  Atqui 
gencralia  palcographiac  Phoenlciae  principia  non  a  factis  obscuris  de- 
ducenda  sunt ;  verum  a  mullis  iisquc  ccrtis  recleque  expositis. 

Quid  vcro  dicendum  est  ,  si  Gcsenius  ,    qui   in  lilulo  Sardoo  litteras 
ill  Tab.  N."  IX  a  ct  b    pro   una    eademque   interprctabatur  ,    in    tilulo 


I 


lOANNIS    ANTONH    AHnr.  35^ 

Melitcnsi ,  <iuein  detliiiius  in  Tab.  N."  II  easdein  plane  lUteras  cum  Sai- 
dois  reclissiine  iiilcr  sc  distinxil?  Non  eniin  diilert  Sardoa  littcra  [Tab. 
N."  IX  a]  a  lillcia  5  lin.  I  tiluli  hiiius  Melilcnsis,  niliil  Sardoa  liltera  [Tab. 
N.°  IX  i]  a  Mclilcnsi  liltera  a  lin.  II  quam  samecli  Gcsenius  definivit. 
Leve  porro  est,  quod  aiunt,  propviam  lillerae  samech  iialuram  in  linea 
inferius  desccndentc,  quae  littcrae  cauda  appeliari  posset,  ad  dexteram 
jiolius  quani  ad  sinislrain  declinante,  cjuaorendani  esse ;  praelcrquamquod 
eniin  huius  litlerae  cauda  in  titulo  Mtlitensi  [in  Tab.  N."  II.  lin.  II.  litlera  a] 
magis  ad  sinislrain  quam  ad  dexteram  vergil,  quis  feral  litlerae  per  par- 
tem superiorem  prima  fronte  a  caeleris  dislinguendae  naluram  in  cius 
cauda  esse  poncndam  ?  Videanl  hi  nam  in  alpliahclo  Phoenicio  nuper  a 
(iesenio  edito  lilterac  samech  cauda  ita  depicta  sit,  ul  dexlrorsnm  veri^at. 
Multum  porro  auctorilatis  huic  tilulo  Melitcnsi  Iribuenda  est  in  lit- 
leris  Sarilois  dcrniicndis  ;  qiiaiuioquidein  atlcnlc  ins[)iciciili  pateut  utro- 
rumquc  lilulorum  lilleras  inultuni  inter  se  similitudinis  praesci'errc. 
Sed  dolendum  esl  integrum  ad  nos  usque  Melilenscm  liunc  litulum  nou 
pervenissc.  Gesenius  quidem  ilium  interpretatur  pag.    no. 

-     I^D  Z'ii      Cippus  Melch- 
-tC  tDi<  ICN      OsiiiJis   viri  S- 

btzh  '',Q sensis  Baali 

72N     lapis 
ht  nii     ex  voto  Pa- 
's    tris  inei. 

Verum  talis  esse  nequit  tiluli  mens.  Etsi  enim  ferri  possil  littcram  2. 
lin.  I.  tsade  legendam  esse,  nulli  persuadebit  \ir  doct.  tertiam  eiusdem 
liiicae  lilleram  esse  iod ,  quae,  quum  eodem  in  tilulo  postrcnio  loco 
ab  eodem  scriplore  diverse  plane  stylo  picla  sit,  hacc  cum  ilia  similis 
tlici  nequit  ,  quia  in  rcgulam  IV  aperle  olFendatur.  I'raeterea ,  post 
quartam  lilleram  lin.  V.  signum  videre  est,  quod  sive  per  lilterbm  la- 
med ialcr[)rcteris,  sive  iucognitac  litlerae  partem  indices,  talc  tamen  est 
quod  prac'tcriri  nequit,  quodque  propterea  voceui  ^^x  quam  Gcsenius, 
illo  signo  ncgleclo  ,  confinxit  ,  manifesto  deslruit.  Itac[ue  si  invtcem 
reclissime  dislinguuntur  litlerae,  quas  vides  in  Tab.  N.°  IX  c  ex  titulo 
Melilensi  iu  Tad.  N.*  II  depromplas  ;   si  rursus  diversae  suuL  iuicr  se 


358  DE    LINGUA     PHOENICUM. 

lillerae  qnas  rcpracsenlamus  in  Tah.  N.°  IX  d  ex  litulo  in  Tab.  N."  I; 
si  tleiiique  naeilem  ilici  nequeunt  littcrae  in  Tab.  N.*  IX  e ,  quas  et 
Gcscnii  aipliabeto  atl  Ileljreoriiin  iminos  (Icpronisinius,  lolo  eliam  inter 
se  JisUuit  coelo  Sanloae  lillerae  in  Tab.  N."  IX  yi 

Da  quo  quidcin  Melilensi  litulo  in  Tab.  N.  I  eoque  bilingui  et  ce- 
leberrimo  nonnulla  nobis  diccntla  sunt,  quouiain  de  codein  interpreta- 
tio  ,  quain  niuUas  post  doclorum  viroruin  cuims  nupcrrinic  proposuit 
Gesenius  Regulae  I,  nostra  quidetn  sentcnlia,  non  salisfacit.  IJic  porro 
tilulus  graecis  et  plioeniciis  littcris  exaratus  bis  marmorea  in  basi  duoriitn 
candelabroruin  legitur,  quorum  alteium  Parisiis  in  Bibliotlieca  Mazariniana 
asservalur,  ubi  tiUibim  altente  saope  considcravimus,  alternm  Mclitae, 
ubi  ambo  reperia  fuerc.  I'hoenicia  verba  ita  legit  et  interpretatus  est 
Gesenius  pag.  96. 

-ni  v>'s  j"i:r  ^yn  Tiybyd?  ^yy\>6 

Domino  nostra  Melcarlo,  domino  Tyri:  vir  vovens  (est)  serviis  tuus 
(  i.  e.  sum  ego )  Ahdosir  cum  J'ratre  meo  Osirscfiamar  ambo  Jilii 
Osirschamari,Jilii  Abdosiri.  Ubi  audierit  vocem  eorum,  benedicat  eis. 

Si  vir  celeb,  nulla  praeiudicala  opinione  lectionem  suam  considerat , 
facili  negotio  iiitelliget  nonnulla  ibidem  reperiri  non  satis  aeqna  lance 
ad  paleographiae  regulas  cxacta ;  neque  eius  interpretationem  talem 
esse,  quae  homini,  non  casu  aut  feslinanter  ,  sed  consullo  deque  pu- 
blico ac  perenni  monuuiento  cogitanti ,  conveniat. 

Et  ad  paleograpliiam  quod  special,  quum  Gesenius  signum  quartam 
lineae  II  contulit  cum  signo  decimonono  lin.  Ill  et  cum  scptimo  iin. 
IV  ,  non  solum  in  regulam  nostram  IV  ,  sed  in  VI  pecca\it.  Duo 
enim  haec  signa  inter  se  iliversa  unam  eandemcjue  litteram  reprac- 
senlare  nequeunt;  conicctura  vero,  qua  primura  illud  signum  ad  iustam 
ipsius  potestatem  revocari  potest,  talis  sit  oportet,  ut,  quae  inde  emergit 
vot ,  ab  omnl  obscuritale  et  ambagc  libera  sit.  Si  duo  haec  signa  in 
Tab.  N.°  IX  g  similia  dicenda  sunt,  eerie  scriplor  pliocnicius  ,  paruiu 
diligcns  in  liltoris  dcscribendis  ,  errore  accusandus.  Verum ,  praeter- 
quamquod   facilius  antiqui  scriptores  erroris  insimulautur  ,  (piam    quod 


lOASNIS     ANTONII      Annf.  35g 

de  ipsorutn  errorihus  certo  persuadainur ,  lania  iii  nostrum  scriplorem 
iniiiria  ferenila  iioii  est.  Qimiii  enim  l)is  idem  litiiliis  Phoenicius  exa- 
ralus  sit  [et  utnunquc  deilil  Gescnius  Tab.  ^  I  'S."  I  ^  cl  B  ]  tantiim 
abest,  ut  in  allcro,  signum  ,  de  cuius  poteslate  quaerimus,  ad  figurain 
littcrae  decimaenonae  lin.  Ill,  et  septimac  liii.  IV  accedal,  ut  imo  polius 
eandcm  fonnam  liiterae  quarlae  lin.  II  repracsenlct.  Conspiciendum 
enim  ibidem  est  signum  in  Tab.  N.°  IX  li ,  quod  ,  exemplo  ducto  a 
piimo  titulo,  nulla  alia  rcstitui  potest  ralione  (|uam  per  signum  in  Tad. 
N.°  IX  t.  Scriptor  ne  phoenicius  bis  eadem  in  voce  dcpingcnda  enaveiil? 

Quid  vero  lioc  signum  ?  Eo  nondum  v(  iitinn  est  in  pali  ograpliiac 
phoeniciac  scientia ,  ut  de  qualibet  Phocnicuin  liltcra  ccrtum  ac  secu- 
rum  iudicium  ferri  possit.  Igitur  doctorum  \irorum,  Gesenii  in  piimis, 
coniecturis  innixi  illud  exponemus  quod  hodie  datum  nobis  est  de  signo 
illo  Statuere.  In  lilulo  rpiodam  piioenicio  [  apud  Gcs.  Citiensi  X\'III 
lin.  I  ]  conspicilui-  signum  in  Tad.  IS."  IX  k,  quod  aliquam  cum  noslro 
similitudinem  praeferrc  manifeslum  est.  Gescnius  autem  non  unam  lan- 
tum  in  eo,  verum  duas  una  simul  coniunctas  vidit  litteras  scilicet  ni 
\vav  el  mem'\  pag.  146.  Quapropter  cum  ex  liluli  Melitensis  in  Tab. 
N.°  I  oralionis  scric  pateat  ncquu  sermoncm  dircrle  ad  Dcum  j-efcrri  , 
nequc  nninn  tanlum  esse  virum  voM-ntcm,  liinc  fit,  ut  in  signo,  quod 
occuvrlt  in  Tab.  N.°  IX  g  h  i  aut  duae  lillcrae  una  simul  ccniunclae, 
aul  ignotum  nobis  nuraeri  jiluralis  cnm  sullixo  construcli  signum  lateant, 
ila  ut  do  voce  "in^?  rectissimc  cogilai-i  possit. 

Scrupnlum  quoquc  moveri  posset  de  polestate  littcrae  14  lin.  II,  quae 
turn  aliqnantisper  i-ecedit  a  forma  litlerae  iod  codcm  in  titulo  lin.  ul- 
tima litt.  4  conspiciendae  ;  tum  niagis  accedit  ad  figuram  littcrae  in  Tab. 
N.°  IX  I,  quae  in  titulo  Mclit.  [in  Tab.  N."  III.  lin.  II]  manifesto  est  he. 
Scd  quidquid  de  hoc  slatucndum  sit  nullam  plane  in  titulo  facessil  dif- 
iicultatem  sive  legas  iflK  pro  "llN  sive  nns  pro  "TIN  vel  TIN  pro 
Vns  )  quae  quidem  postrema  lectio,  iam  a  Bayero  j)roposila  rectissimc, 
oralionis   indoli  salisfacit.  —  Haec  ex  paleograjiliia. 

Venio  iam  ad  philologiam.  Si  dalivus  li^iisi'  rectus  est ,  ut  nemo 
dubitat,  a  vocibus  "113  tt^Xj  qua  de  causa  quove  consilio  verba  li'itx? 
IX  ^72  mp^oi'  ^  reliquis  dislinxit  Gescnius.'  Si  vero  vcri)a  ilia  cum  sc- 
quenlii)us  coniungunliir,  quanaTU  ipse  auclorilate  hanr  dicendi  rationcin 
~"T:iy  nib  ^Qt<.  ^3f  ^ya  nip^o5'  li'ilNi'  nobis  probabil?  Praccipua  enim  difli- 


36o  DE    I.INGUA    PnOF.NICUM. 

cultas  noil  sita  est  in  vocer^n^y,  quatenus  oa  inullis  in  adiunctis,  in  pri- 
mis  vero  cum  sei'mo  ad  Deum  vel  ad  personam  directus  est,  pronominis 
'D2S  vicein  sustinerc  non  valeat ;  sed  inde  etoritur ,  quod  ,  cum  sermo 
a^j  f)-in^?j  px  direclus  non  sit,  vox  T\Tzy  nuUomodo  \iccm  geril  pio- 
nomiais  'DiN-  Exemplo  res  est  declaranda:  recle  dices  "MNI  ^'^"I'f  "li'ilS 
1^3  Wy  Domine  noster  !  servus  tuns  [ego]  et  J'rater  mcus  fecerimt 
[vel  fecimus]  votum  :  sed  si  per  pracposilionem  ^  vocem  i2»iiN  cnu 
alio  ,  uti  aiunt  ,  regiminc  coninngis  ,  quis  fcrat  hanc  dicendi  valioncni: 
"ni  Ttt?y  "riNT  "n^y  IJOTN^  Domino  noslro  seiviis  tiius  [ego]  et  j'rater 
meus  fecerunt  votum?  Immo  servus  eius. 

Quae  cum  ita  sint,  magnoperc  dubitandum  est  scriptorem  Plioenicinni, 
et  cum  utique  ratione  praeditum ,  incredibili  dc  persona  in  personam 
transitu  ac  inulatione  post  longum  studiura  erumperc  tandem  potuissc 
in  haec  verba:  >i  Domino  iiostro  Melcarto  . .  .  vir  vovens  est  servus  tuns 
»   cum  fratre  meo  .  .  .  ubi  audierit  vocem  eorum  benedicat  eis  ». 

Puto  aulem  verba  o^j?  yb'ttJS,  quae  pro  voti  causa  in  titulo  sunt,  nul- 
lum praesens  tempus  aut  futurum,  sed  praeteritum  manifesto  innuere; 
atque  vocem  D!3"13'  seorsim  ab  hac  causa  legendam.  Et  primum  quidem 
nullum  ex  omnibus  Phocniciis  titulis  volivis,  quos  liabemus,  causa  qua- 
dam  carcrc,  atque  lapides  omnes,  qui  votivi  sunt,  quamdam  gratiarum 
actionem  contincre  ipse  fassus  est  Gesenius.  Vide  lituhun  Melitens.  Ill 
pag.  1 08:  posuit  Malchibaal  ..  .  Baali  solari  lapidem  quwn  exaudwissel 
omnia  verba  mea.  Numidic.  I.  pag.  197  :  Domino  Baali  solari  .  .  .  qui 
exaudi\>it  preces  Hiembalis.  Numidic.  IV.  pag.  207.  Baali  solari  Domino 
qui  exaudivit  voces populi.  Numidic.  V.  pag.  an.  Baali  Domino  ab  Adri- 
clieno  qui  percussit  lurmas  Romanorum.  Itaque  verba  o^p  ya'tt>3  re- 
ctius  declarantur  quwn  exaudivisset,  vel  postquam  exaudivit  i.  e.  quia 
exaudivit.  Quae  quidem  verba  etsi  ad  tiluli  integritatcm  sulficiant,  claudi 
tamen  optime  poterant  fonnula  quadam  orientalil)us  usiiatissima  c^iU' 

i.  e.  Benedicat  eis. 

Bayerus  (i)  ,  Lindbcrgius  (2),  Koppius  (3),  quibus  vox  '^j's  in  sin- 
gulari  numero  accepta  magnain  laciebat  difUcnllatcin,  utpotc  quae  nul- 


(1)  Dei  jir.tbf^Lo  y  Icngua  de  los  Tenices. 
('j)  Dc  inscript.  M:lit.  I'lioenicio-gracca. 
(3)  Bildcr  uiid  Stliriftcn  dcr  VoriciL 


lOANKlS    ASTONII    AHRI  36 1 

lotnodo  cum  toiius  orationis  indole  in  titiilo  noslro  consislcro  posset  , 
e.Tin  inlcrprctati  sunt  jier  quisque  [fralcr]  vel  singtdi  [fralres].  His  au- 
toui  respondit  Gesenius  pag.  Q'j  :  «  nc  dicara  nil  langiiidius  frigidius- 
)i  (pie  cogitai'i  posse  tali  abundantia  quisque  vovit  [sc]  ego  et  Jrater 
n  meus,  cadem  hacc  formula  Icgilur  in  aliis  litulis  volivis  uhi  post  cam 
»  unus  tantum  memoratiir  voti  auctor  ,  et  ita  (piidem,  ut  dc  vera  eiiis 
»  ratione  omnis  scrupiilus  nobis  eximatur  ?  »  Sed  meliorem  verbis  "jCx 
*n3  fortunam  non  adquisivit  vir  doctissimus:  cui  certe  pcrsuasiim  erit 
vocem  'CC?N, '"ite  nomen  ipsum  viri,  baud  minus  languidara  frigidamtpie 
ideo  esse  ceiisendam  non  solum  quia  inutilis,  sed  cliani  quod  distincte 
in  hoc  nostro  casu  duo  memorentnr  fratres  [03  'itC?]  tic  quibus  in  lilulo 
plurali  numero  loquitur  [  c^n  D313'  ]•  Quare  statui  potest  vocem  m^^  in 
titulis  omnibus  Phoeniciis  quos  votivos  nuncupamus  esse  pro  "T^KJ  quae 
quidem  vox  in  f^.  T.  de  sacrificio  aut  oblatipne  igne  cremandis  usurpa- 
lur.  ^'ox  vuro  ^^i  [uo/«]  exj)licativa  est,  ut  sacriGcium  aut  oblalionem 
spontcmeam  naii  non  fuisse  constaret  ,  sed  per  votum  mj  Deo  pro- 
missam. 

Itacpie  universnm  tiluhim  ita  legendum  declarandumque  esse  putamus: 

no^DicN  (i)'nsT  ncNi;y  (r)i2y 
yo^s  iDN-ray  p  ionics  03  o'k? 
«  DD13»  :  D^i? 

Domino   nostt'o   Melcarto   Deo    Tyri  Sacrifwium   [  'vel  ablatio  ]  voti 
Servorum  eius  j4bdosiridis   et  fvatris  eius  Osirschamaris ,  amborum 
fiUorum  Osirschamaris  ,  filii  Abdosiridis  ,  quia    exaudii'it   depreva- 
tionem  eorum.  —  Benedicat  eis. 

Gi-adum  iam  facimus  ad  tilulos  ,  in  fpiibus  eadcm  Icgltur  formula 
^l3tt?X.  Hi  autem ,  qui  vulgo  Ilumbertiani  dicuntur ,  qiiorura  uniim  de- 
dimus  in  Tad.  IN."  Mil  ,  Carlhagine  cffossi  fuenml  ubi  olim  cclebre 
illud  extabat,  uli  credilur,  Deae  coelcstis  templum,  Jiimis  ampliim  ,  om- 
nium Deorum  suorum  aedibus  vallatum.  Apud  Gesenium  Oper.  laud., 
pag.   169. 

Serie  II.  Tom    i.  4^ 


36a  DE    LINGUA    PnOENlCUM. 

Nolum  est  qiiaiilis  dissidiis  qualibusque  conteutioiiiljus ,  Ilatnakeruiri 
praeci|)ue  inlcr  alquc  Geseniuin ,  tituli  locum  deilciinl.  Quae  quidcin 
claiissiinorum  vircnum  couteiilio  philologis  orienlalibus  argiinienlo  fuit 
caute  adinodum  iiiccdendmn  esse  sive  in  lilteris  plieniciis  dtfiiiiciidis  , 
sive  ill  lilidis  declarandis. 

Praetcr  tituli  aucloris  nomen  ,  cpod  pro  diversilatc  personae  diver- 
sum  est,  tituli  hi  onines  eadem  verba  pracbenl ,  quae  sic  legit  alque 
interprelalur  Gescnius  pag.    177: 

yah   1MT\^  nan^  Domlnae  Tanaiti  et  Domi- 

70n  'pvi'?  itHb  "f?  no  nostro  ,  hero  ,  Baali  Solari 

"ip^m37  nJ  V}i<  Vir  voveus  Abd-Melcar- 

i>oi3  73  I33^n  n  thus  ,  Sufes,  filius  Bed-mel- 

:  NJrt  73  nrp  carthi  filii  Hannae. 

In  voce  autem  fiiJl  Tanait  numen  Phoenicium  et  quidein  foemineuin 
vidit  post  Akerbladum  Gesenius ,  cum  Baale  Solare  cullum ;  de  quo 
fidoiu  facit  nomca  Wvdixig  ut  Gracoi  nobis  tradidernnl ,  vel,  ut  alii 
scribuut  Tavairt;.  Quam  quideui  postreuiain  leclioiicm  omnes  fere  una 
voce  ante  Akcrbladuiu  falsain  pulabaul  ,  ac  per  errorena  ab  amanueu- 
sibus  in  Graecorum  libris  illapsara;  atque  in  eadem  liac  causa  haec  olim 
Akerblado  obiiciebat  Silvestere  De  Sacy  :  «  Je  crains  bien  cpie  pour 
relrouver  la  Divinite'  inconnue  de  l' inscription  Plienicienne  [njn]  chcz 
d'autres  nations  tout-a-fait  etrangeres  a  la  Pheuicie  et  a  ses  colonies,  le 
savant  auteur  de  la  lettre  a  M.  Italinski  ne  se  soil  ecarte  des  regies 
ordinaires  de  la  critique.  Nous  savons  a  n'en  pouvoir  douter ,  que  les 
Persans  nomnienl  la  planete  de  Venus,  ou  le  bon  Genie  au  quel  elle 
est  AcsViwe ,  AnaJiid  tXAjiLiI  ou  Nahid  Oyjilj:  d'aprcs  cela  nous  ne  pou- 
vons  douler ,  que  dans  les  ecrivains  grecs ,  ou  on  lit  ,  scion  quclquc 
IDS.  "Yr/yuixi- ^  selon  d'autres  'Ai/ait(j,  cctte  derniere  lecon  ne  doit  etre 
preferee.  Bocbart  a  douc  eu  raison  de  corriger  d'apres  les  nouibrenses 
varianies  tics  ecrivains  Grecs  le  te.tte  de  S.  Clement  d' Alex. ;  el  ce  n'est 
]»as  dans  le  noni  de  celle  Diviuitc  des  Perses  qu'il  faut  clierclier  cclui 
d(;  la  Divinite  Pheniciennc  »  (i).  Sed  lios  videant  rogal  (ieseuius  pag.   ii5 


(t)  Journal  do*  SavaiiU  ,  1017. 


lOAN-MS  ANTONii  Ar.r.i.  3G3 

)i  nc  tctncrnria  manu  genuinae  ot  aiilir[uioris  foi-mac  vcsiigia  (Icluaiii  , 
)i  (juae  et  iu  diversissiinls  sciijUori!)US  mullonnn  coilicuin  aurtoritalc 
)i    nilitur,  ot  in  noslris  inscriplionilnis   iiisignc  j)racs'ulium   Iiahct   u. 

At  vero  qui  nulla  iluciniur  praeiudirata  scnlenlia   pulan;us    quaeslio- 
neni  liic  praccipuam  non  esse    dc    forma   nominis  'Avax-i^   vol    Tkvki'tij 
apiiil  (ji-accos  nsitata.  Fac  ciiiin  pcrsicain  Dcain  iXajJIj,  OyjsLjI  vel  ae£;y]>- 
liacam  I\'y;V3    reapsc    Graccos    dcsij^navissc    per    voccm    Tc/yatri: ,    plura 
adliuc  probanda    supersunt   antequain    voccin  n^n    in    liliilis    plioeniciis 
saepe  obviani,  mi  putat  Gescnius  ,  plioenicimn  numeu    indicarc  suada- 
iiinr  ,  <jnod  rum  Gracrorum  Tavafng  ronftrcndiim    sit.   Etenini   priminn 
dciiionslraiiduiii  osl  IMiocnices  Alhenarum  vcl  Carlhaginc    degentcs    ro- 
Inissc  umquam  Pcrsicos  aiit  Aegypliaros  Deos  in  genere,  in  primis  vero 
Persarum  Deam  <XAJiLi!  vel  Aegypliorum  Nri't^.  Seciuulo  quaerenflnm  est 
an   inter  tot  tantisqne   noirinibus ,  quihiis  Dea  coclestis  CnY\.\\\\^\i\c   olim 
eulta  Alii,  vol  Icve   iiidiciuui  repcrialur  de  voce  aut  Tzva^t;;  anl  Avairtj. 
Terlio  tandem  num  ita  frecjuens  et  pei'spicua   in  litulis  Plioeniciis,  qui 
perstant,  de  Dea  Jijn  occurrat  memoria,  nt  ea  probabili  aliqua  ratione, 
sileiite  cliam  liistoria,  sit  reccnscnda  inter  doniestica  Phoenicum  numina. 
Et  ]>riiiiuni  quidem  non  solum  non  deinonslravil  Gcsenius  scd  ne  tc- 
tigit  quidem:  neque  putamns  virum  ogregium  posse,  ex  omnibus  quae 
habcnius  Dcoruni    Phocniciorum    nominibus ,    unuin  in    medium  aficrre 
cpiod  Pcrsirum    aut  Acgyptiacnm  riumcn  et  nomen  refcrat.    Phoenicium 
eiiiui  ■jn)-|  J  quod   cum   Oman  Persarum  cl  yiiiwwn  Aegipliorum  confert, 
in  Phoenicum    lingua    non  pcregrinum    nomen    est  ,    sed    swum  ibi  ha- 
bet    etymon ;  neque    solem    significat  ,   uti    Oiiian   ]'er?nrum   et  Atmnon 
Aegypliorum  ,   sed   solis  [^y^]  aliribulum  ;  voxque  declaranda  per  Deus 
ignis  [aclherci  aut  tervcni  nunc  non  quaerimus  ]  qui  vel  sol  ipse  est, 
vel  Deus   ille  invisibilis  ,   quem  per  igncm,   a  Phoeniciis  eliam  cultum, 
iiidicare   solebant.    Aegvptia    porro    Dei    'J^^S  n  Plioeniciis   culli    origo 
manifesto    contra    fidem    liisloricam    est  (r).    Aegyplia   vox  >r2  {ui'bs^ , 
quam  in  medium  eliam    adfert  Gesenius ,  ad  rem  non  facit ;  non  enim 
quaerimus  Aegypliae  ne  voces  in  Phoenicum  dialeclura  irrepserint,  sed 
ulrum  Phocniccs ,   Dcos  unqiiam ,  patria  el   nomine  Aegi,'])iios,  in   pro- 
priam    rcligioncm    recepcrint.     Quae    dispula\it    (^icscnius    pag.    ii('   id 

(j)  Vide  ajiud  Gcscuiuiu  Ojicr.  lauil.  pag.  |36  quoiuodo,  rclucloutc  Dajnascio  Syro  ,  fliocuiv-iani 
^ucu  1^\£?S  origincm  dcfvudcntc  ,  buius  acg^liacain  ongiacm  cx  lolilooAii  seatcDtia  dtffnJal. 


36f  DE    LIMiUA     PllOEMCUM. 

tantum  jjrobanl  Tavatrt;  et  'Avamg  ajipcllatioiies  Graecis  scriploribiis 
peregriiias,  Dcatn  Pcrslcain  vcl  yJrmenani  indicare:  quae  ,  quaiiiqiiain 
alujuid  couimunis  liabuerit  cum  "Aprsixti  Graecoritui  vel  rniTtt^y  Plioe- 
ntcuui ,  uumquam  lamcu  inde  deducitur  a  Phoenicibus  sub  nomine 
nin  cultam  fuisse. 

Probat  quidem  0|>Lime  vir  doctissiinus  pag.  1G8-G9  i^^^'n  caclestem 
suinma  religionc  divcrsisque  noiuiuibus  appcUalam  Carlhagine  t'uisse  , 
quod  omnibus  in  comperlo  esl;  sed  de  eo,  quod  secundo  loco  probaii- 
dum  erat,  ibidem  ne  verbum  quidem  retulil.  Elsi  enim  scribal  pag.  168: 
u  l\tnaiudis  appellalionem  in  Carlliagine  romana  omnium  usilalissi- 
»  mam  fuisse  [liocquc  asseral  ex  Y.  Munleri  auctoi'itate  Religion  tier 
n  Carthager  pag.  ^4  j  7*^  ]  >  quamquam  etiam  lunonis  atque  f^eneris 
»  nomiuibus  ibi  saiularelur  »  ;  tantum  tanien  abest  ut  Munterus  eo 
in  loco,  quem  ex  editione  1821  ante  oculos  liabenius ,  usitatissimam 
(beat  in  Carlliagine  Romana  Tanailidis  appellalionem  ,  ut  imo  ibi  altum 
sit  de  voce  silentium.  IMentionem  olim  faciebat  juaesul  eruditissimus 
de  lectione  Djn  deque  Imius  cum  nomine  gracco  Tavainj  similitudine 
ab  .\.kerblado  in  medium  producla ;  sed  Silvestre  De  Sacy  auclorilati 
innixus  illius  respuebat  coniecluram  pag.  65.  Ad  hoc  praelerquam- 
quod  apud  veteres  nullibi  lugilur  nedum  Carthaginc  max.imi  fuisse  usus 
Tanaitis  nomen,  sed  ne  nouiinalum  quidem,  mirari  subest,  quod,dum 
uomen  Gesenius  ait  usitatissimum,  pluriesque  in  titulis  Carthaginensibus 
velnli  numinis  tutelaris  ,  f'eneris  puta  aut  lunonis  nomen  occurrere  , 
in  virorum  nominibus  ,  quae  illos  ipsos  titulos  concomitantur ,  nulla 
Tajxht;  [fUn] ,  sod  yistartis  [TTitWV]  ^^t  menlio  ,  quam  Phoenicum 
Venerem  aut  lunoncm  fuisse  scimus.  Quaproptcr  quod  de  nomine  Ta- 
naitis ait  Gesenius ,  id  de  Jlstartes  nomine  intclligendum  est. 

Urget  philologus  celeberrimus  lapides  Cartliaginienses  in  quibus,  re- 
iecta  per  rationes  paleograpbicas  Dea  xhT\,  quam  clarissimorum  virorum 
aiu;toritas  in  scicntia  etymologica  fere  iam  lecloribus  probaverat ,  vidit 
Deaui  quamdam  Phoeniciam  riifl,  boc  est  Tanith;  in  quo  quidem  nomine 
imllum  plane  etymon ,  sed  sonmn  Graeco  TavatTig  similem  quaerendum 
esse  docuit.  Sed  ne  dicam  banc  argumentandi  rationem  vilio  quodain 
laborare,  utpote  quae  diserte  in  antiquam  historiam  peccat,  certum  ne 
])rorsus  est  in  prima  illorum  litulorum  linea  de  qualibet  Dea  mentio- 
nem  factam  fuisse? 


lOANMS    ANTONIl     AUKI.  3()3 

Piitamus  vero  Deum  ,  cui  lajjidcs  li  consecrati  siiiil,  vocem  sccjui 
IJ^yn  Deo  nostra  ,  qua  tiluli  auclor  ad  j)cculiare  tjuoiltlam  obiuclum  , 
ut  (luisque  sentit ,  ineiUem  suam  leclorisquc  ulteiitioiicm  dirigit;  alqiic 
tilulos  hos  omnes  Carlliag'mienses  ,  uli  omiits  Africauos  volivos  quos 
habemiis  ,  nullum  praeler  •^■0T\  ^'S'Z  i^uatem  I/ainon  Deum  rcsj/icere  ar- 
bitramur.  Fao  enim  adesse  in  prima  liluli  linea  numinis  cuiusdani 
nomen  ,  cuius  maior  fere  quam  Hamonis  sit  aucloritas ,  uti  ait  Gcse- 
uius  pag.  ii5,  Phoenicius  scriptor  non  solum,  sed  quivis  alter,  qui 
.sanum  mentis  cogitatum  acquis  verbis  repraesentare  voluerit,  orsus  es- 
set  per  vorem  lifi^^^i  Domiiiae  noslrae ,  si  ad  hauc  ,  veluli  ad  suuiu 
siipremum  numen  mentera  tantum  convertisset  ;  aut  per  vocem  li'zii' 
Dominis  nostris  si  ad  Dcam  njn  acque  ac  ad  •jon  htl  digituni  iulen- 
disset.  Alque  ita  fecissct  ne  quod  ante  tituli  vocem  li^y;^  [Deo  nostro] 
primo  loco  mcmorabatur  numen  peregrinum  viro  vovenii  videretur. 
Ncqiie  ullam  satis  acquam  caussam  aflfeiTe  poles  qua  Phoenicium  virum 
liaalem  Hamon  appellavisse  dcuni  suuin  ,  non  ita  Tanaitem  ,  tantam 
inquam  ,  Deam  !  credamus.  Ergone  Tanaids  ilia ,  Hamono  fere  nobi- 
lior,  viro  Phoenicio  extranea?  qua  igitur  de  causa  earn  in  titulo  retulit? 
quo  iurc  ci  oblationem  aut  sacrificinni  voverit  ?  Dubitari  ctiam  potest 
iiuiu  homo  Phoenicius  eamdein  oblationem,  votuin  ,  sacrijicium ,  numi- 
nibus ,  cnltu  et  nomine  a  se  invicem  distinctis,  consecrare  potuerit.  Quod 
quidem  diserte  contrarium  est  tilidis  omnibus  votivis  ,  Carthaginensibus 
siinillimis,  in  quibus  de  uno  tantum  Deo ,  videlicet  Baal  Hamon,  men- 
lio  occurrit. 

Quapropter  si  ex  forma  tituli  Melitensis  de  quo  supra  disputavimus 
argumentari  licet ,  initium  tituloruin  Carlliaginiensium  sumendum  est  a 
voce  ^'ih'S^^  Deo  nostro  ;  atquc  ita  legendi 

^an   iiyaii   px^  laiiyai"  Deo  nostro,  Domino,  Baali-Hamon 

"nj    HTOX  sacrificium  voii 

Wn  p  tT'P^Oia  72  USton  mp^OT^y      Abd-Mclcartis    Sui'etis    filii    Bad- 

Alclcarlis  filii   Hannae 

Videlicet,  quum  nuUus  sit  titulus  Phoenicius  pro  gratiarum  aclione 
Deo  consecralus,  in  quo  voti  causae  mentio  facta  non  sit,  argumenlainur 


36G  DF,    I.INCt  A    PIIOENICUM 

liao  quoquc  Carlli;\giiieiiscs  carere  noii  jiossc,  quos  pro  graliarum  aclione 
positos  fiiisse  nemo  iion  viilet.  Haec  porro  causalis  in  prima  titulilinca 
([uaorcnda  est,  quae  propterea  reclissiine  cum  oialionis  sorie  consistit, 
sive  cam   initio  i-eferas ,  sivc  postrcmo  loco   traducas. 

Soil  quill  nam  sibi  volunt  haec  verba  injn^nai^  '  Anlcqnam  iillro 
progrctliamur ,  dioendum  est  lionira  tiluloruin  auclores ,  gradu,  \\l 
vidclur,  el  I'orluna  conspicuos  ,  eadem  omiics  de  causa  ad  lios  lapidcs 
erigendos  pcrniolos  fuisse.  Nostri  eniiu  lilidi  auctor  Siifcs  nuiiruiwlur; 
cuius  filius  qui  Scriha  dicitur,  non  hie  quidem  vilis  cl  ignohilis,  ul  iiol;it 
(.jesciiius,  patris  cxemplum  scqiiutus,  unuin  cliam  aliquando  ex  Carllia- 
t;incnsibus  lilulis  ercvit.  Qiiapropter  causa  quacrcnila  est ,  ae<|ua  ct 
omnibus  tilidorum  aucloribus  communis,  a  qua  pcrmoti  Abd-Melcartlms 
ille,  Safes,  et  lilius  eius  Gad-Astoreth,  Sci'ila ,  caelerique  \iri  lituhuu 
in  vastissimo  illo  templo  Deo  Hamon  consccraverint. 

Putamns  aulem  eos  omncs  per  pul)licum  litulum  tcslari  voluisse  de 
oblatione  aul  sacrificio  in  gratiarum  actionc  Baali  Ihnnoni  solulis 
propter  nactum  in  republica  summum  aliquem  honoris  gradmn  Sufetis, 
puta,  aut  Scribae  aut  cuiuslibet  nobis  ignotae  dignitatis;  \cl  generatim 
pro  donis  a  Deo  acceptis.  Scimus  cnim  maximam  liorum  tiluiorum  par- 
tem de  tituli  causa  non  loqui,  neque  verba  quia  exaiulh'it  Detis  depva- 
cationem  voventis  nos  uUa  docere  ratione  id  de  quo  agitur,  deque  ad- 
junctis  qulbus  lapis  votivus  ereclus  est. 

lam  vero  verba  "ifiiniina"!^  'egi  possunt  irniM^  m3"l^  quae  facile  in- 
terprelantur  propter  multum  Iionore  ,  laude,  celebravisse  eiim,  vel  pro- 
pter multum  dedisse  ei  id  est  pro  collatis  donis.  Eleuiin  vox  fi"l21  >  p>'f> 
minn  infinitum  est  coniugalionis  Hiphil  a  ihemate  nui>  liltera  deliciente 
n  propter  ^  praefixum  ,  quod  causalis  vicem  sustinere  vident  omncs. 
Huius  auteni  ver])i  infiuilum  adverbialiter  adhiberi  quoliescumque  ci 
infinitum  aut  genindium  sequilur,  uti  accidit  in  casu  noslro,  docet  gra- 
inatica  hebraica.  Quod  vero  sequitur  infinitum  est  riliil,  cuius  praefixum 
^3  in  o|)timo  est  regimine  cum  voce  niain.  Porro  vox  mifi  vel  est  a 
themate  Piin  laudc  et  hoiiore  celebravit  ,  vel  a  nifl  dedit ,  donavit. 

nine  arbilramur,  titulum  Carthaginensem  ,  de  quo  supra  diximus , 
legcndum  esse  ; 


lOAXMS     ANTONri     ARRI.  361 

inon^  mai^  Propter  ipsiiin  ad  suinmiun    horto- 

rem  extulisse  vel  propter    niidtum 
ei  dedisse,  id  est  pro  collatis  donis 

7on  by^b  T^vh  ^^byzb         Deo  nostra,  Domino,  Deo  Ilamon 
lii  TWH  sacrificium  voti 

mpSiOiaiS  03^n  nipisoiay    Mdmelcnrtis  Sufetis,fdii Badmelcarlis 
san   p  Jilii  Channac  (i). 

Sicque  liluli  oinnes  volivi  Carlliaglnenses  declarandi  sunl. 

Summopcrc  autem  philologorum  allemioni  cominendamus  quod  ex  lit- 
tcris  inan^n^l^  i-mergil  factum,  ^'idt■licet  liltcram  ^  quae  juo  causali 
accipitur  saepissinac,  infanlum  gubernare,  quod  reapse  sequilur  in  voce 
mmn  —  hoc  veibum  construi  cum  praepositione  ^  ,  quae  in  titulo  sta- 
tim  subsequitur  —  denique  infinitum  quod  constanler  ab  hac  praepositione 
regitur  quandocumque  de  verbo  quaestio  est ,  nianifeslissimum  esse  in 
voce  min.  Haecne  omnia  casu  contigisse  dicenda  sunt?  Sed  ad  facta 
paleographica  iam  venimus.  —  Monumenta  phoenicia,  in  quibus  vestigia 
Dcae  T'M'A-t^  vidit  Gesenius  sunt  ,  juaeler  tilulos  Carthaginenses  de 
quibus  iam  loquuti  sumus  i.°  Titiilus  Git.  29  ubi  ex  litteris  in  Tab.  N.° 
JX  m  vocem  fijn  confinxif.  2.°  Numi  Sevtorum  ubi  litleras  in  Tab. 
N.°  IX  n  Ugit  Din :  3.°  Multa  praeterea  turn  virorum  turn  rcgioniuji  no- 
inina  in  <juibus  Phoeniciam  vocem  nin  latilare  arbitratur,  ideoque  men- 
lionem  de  Dea  T«i/a?r(j.  Ait  enim  TfVvv;;  esse  pro  nimay  ;  —  Mutten 
ct  MjUonus  pro  njnno;  — Masintlm  et  Masinissa  pro  nO  'tf?yo  ;  —  TOv*;; 
pro  non.  Quidquid  statuendum  sit  de  noniinibus  ])ropriis  ,  quae  phoe- 
uiciis  litteris  scripta  non  habemus,  ad  facta  vcnienlcs,  quae  anie  om- 
nium sunt  oculos,  negamus  in  litteris,  quas  rcprcseutamus  in  Tab.  N.°IX  m 
tituUGiiicnsis  29  Icgi  posse  Din  •  primum  enim  ct  ultimum  signum  toto 
inter  so  distant  coclo;  de  medio  autem,  teste  Gescnio,  pag.  117,  non  satis 


(1)  Jnna  ({uidcin  legit  Gesenius  ;  lies  vero  dc  Icctionc  dnbitamus  \  cUnirn  post  littcrjs  S^r! 
4ii;nuiii  5cqui>iii-  dd  rurmnm  litl<Tac  lamed  aiit  nun  aliquaDli»pcl'  acccdcns  ,  aul  salUoi  adhiic  iguo- 
ttjiii  ,  i[uod  (a(.s<j[ui  ici'liuucm  iu  dubiuffl  revocal. 


368  DE    LINGl'A    PHOENICUM 

L'ouslat.  Ad  Nmnos  porro  Sevtorum  quoil  spectat,  arbilramur  nullis  un- 
qiiatn  philologis  prohari  posse  leclionem  rijri)  penitus  reluclaiUe  forma 
litterae  in  Tad.   N."  IX  o  ,  quae  est  caf. 

rirmius  fundaineiiluna  vocis  fijn  ,  atquc  adco  Deae  Tavainj  depromit 
vir  doctisstmus  ex  tilulo  bilingui  Phocnicio  neitipe  et  draeco,  Athenis 
reperto  ,  iamdudum  ab  Akcrblado  edito  ,  a  nobis  vcro  in  Tab.  N.*  V 
consignato.  Graeca  lituli  verba  sunt  APTEMIAOPOJS  HAIOAQPOT  iIA2- 
INIOi.  Phoenicia  autem  ila  deraum  legit  atque  interpretatur  Gesenius  , 
pag.    1 1 3. 

Cippus  memoriae  inter  vivos  Abd-Tanitho  [Arteniidoro]y7//o  Abd-Sclte- 
mescU  [Ilcliodori]  Sidonio.  Itaque  quod  Graeci  appellant  ''ApT^ixig,  Phoe- 
nices  niDj  Persae  vXAiiLi!,  Aegyptii  Td-ndHT,  omnes  videlicet  TavKi'nj. 

Hie  vero  leclorera  ablegamus  ad  ea  quae  supra  pag.  862  ex  Silvestre 
De  Sacy  senlenlia,  de  eodein  hoc  titulo  disputant! ,  attulimus.  Dubltabat 
tunc  acerriini  ingenii  vir  de  Dea  Tavu'ktg  in  Phoenicum  religioueni  il- 
lapsa  ;  neque  ea  quae  in  contiarium  nuper  disputavit  Gesenius  novis 
uionumentis  innixus ,  dubitationem  omnino  extinguunt.  Nullibi  enini  le- 
gitur  apud  totam  antiquitatem  de  Dea  Tanith  a  Phoeniciis  culta,  nullibi 
porro  in  superslitibus  monumentis  Phoeniciis  certo  defendi  potest  lectio 
riin   Tanith. 

Miruin  praeterea  est  quod  in  graphide  tituli  nostri,  in  Tab.  N."  V,  a 
Gesenio  editi ,  liltera  17  lineae  I  [media  in  voce  nifl  ]  niagis  figura 
accedat  ad  formam  litterae  sextae  eiusdem  lineae  quae  est  caf ,  quain 
ad  formam  litterae  decimae  lineae  II  ,  quae  est  mm. 

Sed  iam  tempus  est  in  Tiam  redire.  «  Lin.  II,  ait  Gesenius,  lilt.  5 
«  nuUomodo />/*«  esse  potest,  sed  nianifestum  (!)  est  iod  n.  Quae  do- 
ctissimi  viri  sententia  nulli  ,  ut  nobis  videtur  ,  innititur  aucloritali  : 
manifesto  vero  adversatur  reclis  paleographiae  phoeniciae  praeceptis. 
Iod  enim  littera  eodem  in  Sardoo  titulo  piclam  babes,  ut  in  Tab.  N.*  IX 
p,  quae,  utrum  cum  littera  in  Tab.  N.°  IX  q  aliquid  habeat  communis 
iudicct  lector.  Postremum  hoc  signum  ,  utl  alias  animadvertimus,  fere 
peregrinum  est  in  monumentis  Phoeniciis  :  atquc  nniltiplicis  inter  iod 
formas,  ubi  referendum  signum  nostrum  arbitratur  Gesenius,  nonnisi  bis 
talcm  reperimus  quae  ad  signum  nostrum  accedat.  Immo  altera  ex  dua- 


lOANNIS    ANTONIl    AI\RI.  3^0 

bus  hisce  formls,  signuin  ipsurn  est  Sardoi  liliili  tie  cuius  viilore  disiiiio 
Ullur;  altera  vcro  sigmini  reprnesciUat  lertiiiin  in  vasi  Panorinilaiii  tilnlo, 
qiicin  tiiuUmus  in  Tab.  N.*  VII  ,  queaujue  Geseniiis  legi  posse  piiiat 
piig.    iGo. 

Verum  si  pali.-ogiaphica  praeccpla    Phoenicia    tanti    lialjeii    posscnt  , 
fpiisqiie  ad  snain  sentcntiainPhoenicios  litulas  faciUinicconlorqncbit.   Quis 
enim    pntat,  signuiii  in  Tad.  TV.°  IX  r ,  ad  /timed  liltcram  ,  in  Tab.  N.* 
IX  s,  bis  eodcm  in  litiilo  niaiiifcstam,  rcfcrri  posse?  Neque  propius  ad 
\'critatem  aceedit  vie  clarissinms  quuni,  rcvocata  liltcra  ad  formam  in  Tab. 
N.°  IX  t  earn,  flagilanle  paene,  lUi  ait,  sentenlia  lamed  [in  Tab.  N."  IX 
s.]  legendani  docet  ;  de   lituli  nainque  senlciUia  ,  lis  adluic    sub    iudice 
est  ,  necfuo  pro  \oluntale  restilnla  forma  ad  liltcram  lamed  uiagis    ac- 
eedit. Mirntn  praeterea  est  quotl  de  signo  nostro  ait  \ir  clar. ;  videlicet 
HE  esse  posse  per  rationes  paleographicas ,  sed  adwrsari  linguae  tisiini 
qui  articiUuin  ante  nomen  proprium.  non  fert.  Etenim  si  tanluin  de  si- 
gno in  Tab.  N.°  IX  r  iubent  palcograjiUica  praeccpta,  igilur  he  legendiini 
est  ;  quae  si  littcra  per  linguae  praeccpta  numquain  nomen    proprium 
compositnm  anlevertit ,  igitur  tale    esse    nequit   quod    serpiilur    nomen. 
Praecipuuni  vero  fimdamentuin  paleographicuni    cui    innilitur   Gescnius 
ut  terlium  huins  lituli  signmn,  in  Tab.  N."  IX  u,  iod  esse  sibi  pcrsuadeal, 
in  eo  consislit  quod  hac  ipsa  ligura  [in  Tab.  jN."  IX  ^]  obviuni  rcpcriatur 
in  Sardoo  titulo  lin.  V.  Itaque  si  signum,  in  Tab.  iS."  IX  u,  nli  est  in  vase 
Panormitano  ,  lilteram  phe  esse,  nulla  vcro  ralione  iod ,  probaveriimis  , 
idem  cliam  aperlissinie  constabil  de  signo  Sardoi  liliili ,  in  Tab.  N.°  IX  c/. 
De  operc  lictili  scrmo  est  in  Sicilia  elaborate,  vel  saltern  iiii  rcperto. 
Apud  Phoenices  autem  cpii  Siciliam  aliquando  incolcbant  Cgiilinani  ai-- 
-tem  viros  natione  Phoenices  exercuisse  vidit  ex  titulo  quodam  sepulcrali 
Gescnius  ipse,  (pii  ilium  legil  Sepulcram  Muzori  figiili  (i).  A  quo  cliaiu 
titulo  f|uadanlenus  doccmur  figulinam  aiteni   tanti  olim   apud    Phoenices 
habitam  fuisse,  ut  de  ea  publicis  in  litidis  nientionem  facere  non  recii- 
saverinl.  lani  vcro  qinim  ex  littcris  3.  3.   4  tituli  luiius  [IhTab.  N."  VH] 
vox  -lay  haberi  possit ,  quae  a  clar,  Lancio  iam  proposita  ,    non  solum 


(i)  Opri'.  Itiutl.  p-t^.   iGi. 

Si.Rn:  li.  Tom.  i. 


3^0  DE    LINGUA    PKOESIOI'M 

probahiliiis  clefemlitur  per  ralioues  paleograpliicas,  sed  aptissiiue  iiiest 
iti  tilulo  vasi  ficlilis  ,  iicsciimis ,  cur  ah  ea  recedendum  sit.  Ex  voce 
eniin  i^y  argil/a,  terra,  cogllalione  ducimur  ad  viri ,  cuius  legimus 
noincn ,  arliGciuin  vel  ollicinum  ;  quae  in  operi!)us  eorum  veteres  re- 
cenliorcsque  arlifices  indicare  sategerunt. 

Prima  aulom  tituli  littcra  loiigc  distat  a  lillcra  he  ;  quae  efformata 
nil  in  Tab.  N.°  IX  /•  ad  scripturam  spcctaret  Numidicain  ,  .1  qua  tiluli 
uostri  litterae  lolo  distant  coelo.  Quaproptcr  pulamus  signuin  hoc  in  Tab. 
K'  IX  /•  esse  pro  signo  ,  Tab.  N."  IX  11 ,  id  est  it  ^  quod  legtndum  it 
■«el  itj  scilicet  ht  i  atque  tituli  verba  declarandu 

f/ucc  est  argilla  Baalis  [vcl  Domini]  Bcnmaslech.  Ila  ut  vas  nostrum 
ollictum  I'uerll  ex  terra  vel  argilla  quae  in  oflicina  huius  figuli  elabo- 
rahalur. 

Sed  iam  origo  invesliganda  est  litterae,  in  Tad.N.'.IX  u,  quam  in  \\qc 
litulo  plie  Icgcndam  esse  staluimus.  Inter  litleras,  quas  a  Cadmo  Graeci 
acceporunt,  littcra  phe  reccusclur,  quae  stylo  orientali  eflingehalur  uli 
in  Tab.  N."  IX  x\  quaeque  in  recentiorem  foriuam  ppslea  pcrlransivit,  ut 
in  Tad.  K.°  IX  j.  Itaquc  ab  hac  haud  multum  dissiiuilis  esse  debuit  Cadmaea 
ilia  litterae  phe  forma,  a  qua  graeca  originem  duxit.  Iam  vero  cerlo  no- 
l)is  (xnistut  lilleram  phe  in  Ilebreorum  nuniis,  quorum  scriptura  paeue 
eadein  est  cum  Phoenicia  ilia,  quam  per  snperstites  litulos  noviinus  , 
hanc  ferre  figxiram  in  Tab.  N."  IX  ;:.  Samarilae  porro  eadem  nsi  sunt  lit- 
terae phe  figura,  quamquam  hac  ratione,  uti  est  Tab.  N.°  IX  aa ,  earn 
collocare  solerent,  cum  qua  convenit  forma  in  Tab.  N.°  IX  hb,  quam  Ge- 
scuiu-s  ad  litteram  phe  in  alphahelo  Phoenicio  retulit-  Quodsi,  monumeu- 
lis  Phoeniciis  ,  quae  supersunt ,  facem  praebcntibus,  litterae  phe  origi- 
nem apud  Graecos  percpiirimus,  quidaam  clarius  palehit  quam  ei  lltteras 
Phoonicias,  in  Tab.  N.°  IX  q  u,  formam  dcdisse  ?  Ad  quamnau)  litteram 
Phoeniclam  prudentius  revocahiuius  liueram  in  Hehrcorum  nuniis,  in  Tab. 
iS".°  IX  z,  quam  ad  lilteras  Phocnicias ,  in  Tab.  N.°  IX  q  u1 

Quod  teniporis  decursu  penes  Phocuices  in  diversis  orbis  partibus  de- 
gentcs  forma  litterae,  in  Tab.  N.  IX  (7  11  z,  conccsseril  in  formas,  in  Tab. 
N.*  IX  cc  ,  hoc  fieri  potuit  propter  simililudinem  enunciationis  litterae 
phe  [F]  cum  liltera  vav  [\]   quae    aliquiindo    fere  nihil  inter  sc  figura 


lOANKIS    AKTOMl    Al.HI.  3^  t 

iliflerunl.  Ex  quo  fit,  ul  saepe  diflTicile  dictu  sit  iilruin  signum,  ii)  Tab. 
iN.°  IX  (Id,  Icgentliiin  jjolius  sit  plic  ,  cj\iain  vtw:  iili  acciilit  in  lin.  Ill 
Hi.  3  tiluli  ^lelilensis  qiiein  dediiuus  in  Tau.  N.°  III.  Signum  eniin  illiid 
S\>intonus  et  Tychscnius /jZ/c  iudicnnint ,  vav  vcro  Koppius  et  Driim- 
mondus.  Iloruni  aiiteni  philologonun  litiili  hiiius  inlorprelaiiones  hue 
referre  luhet,  ut  videat  loclor  iurc  iic  rcgulann  nostj-am  primani  in  iii- 
terpretatione  litulorum  Plioeniciorum  scrvaudam  proposueriinus. 
Swinlonus  lianc  nobis  dcdil  lectioncm. 

Pcnelrale  domus  saeculi  sopulnnnn  dcj)Ositi 

clari  [viri]  consuininationii)us  [/.  e.  oinnino]  donnieiilis.  Dili- 

gciis  [euinjcoinmotus  est  populus,  quuui  ponerelur  [sepclirctui']  Haiini- 

hal  filius  Baruieleci. 

Tvchsenitis ; 
Conclave  in  abscondito  est  scpulcruni.  DeposiUis  fuit 
purus  consuniniata  sua  ]iulchi'iludine.  Odor 
refocillalionis  e  tumulo  Hanni- 
bal is  niii  Barineleci. 

Koppius : 
Penetrale  in  abscondito  sepulcri  polbili 
purgatum  est.  Quo  profecto  incnistavit 
exlensioiiens  cius  populus  scpeliendo  Clien- 
balial  fdium  Barmelecb. 

Drummondus :        •^s<\ii^ 
Penetrale  sancluarii  sepulcri  Hannibalis. 
Illustris  in  consuminatione  calamitatis   dileotns  est. 
LanienUibalur  populus  cum  slrueretur  [acies]   Hanni- 
bal lilius  Barmclech. 

Ita  denium  lilulum  legit  et  interpretatui*  Gesenius   pag.   io5. 

^73J  "Qp  D^jy  na  'v.'n     Conclave  domus  actcrnac  [est]  sepiilcrum. 

Deposltus  est 
m  rrvn  th'^z  np3     pius  in  hoc  claustro.  Spiriius 
nin  riTtJa  ds  i^ia     remissionis[est]  mater  ignominiae.Hanni- 
li>a-i3  p  iiy     bal  ilUus  Barmclech. 


373  PB    LIKCDA    PnOEMCUM 

Qiiao  cjuiilc'i'n  ccleberrimi  viii  inlerjiretalio  hand  minus  pcccal  in  le- 
gulain  uoslram  priiiioni:  aUjue  cjiiam  longo  a  scriptoris  Phoenicii  mentc 
(lislcl  ,  ex  lioc  nil"  ijnisque  cilisctl.  Viilelicet  veilja  t)W2  DN  IHIO  m 
inturprotaliis  est  Gescnius  spiritiis  i-eniissiortis  [  \cl  i>ip;vitiae  est]  mater 
i'frnoininiae  ;  in  qiiil)xis  vcr])is  prm-erbium  vel  «r,6f^t/iJ.x  viitit  vir  clar. 
t/uod  in  tleliciis  erat ,  dum  vwebat ,  Hannihali  nostro.  —  Scd  al)  hac 
seiUeiilia  se  abslinuisset  vir  doctissimus  ,  si  in  iiilerprctalione  tiliili  XI 
(j:>rlliai»ineiisis,  quoin  nos  dediiniis  in  Tau.  N."  \l,  eadeni  ouniino  verba 
ibi  <-b>re  dislincteque  scripla  repcriri  recognovisscl,  quae  in  litido  Me- 
Htensi  anofSry/jia  Ilaunibab  illi  in  deliciis  esse  pulabat.  Elenini  in  lilulo 
Cbartagincnsi  in  Tab.  N."  VI  liu.  A    ct  "\'I  nianileslo  babes 

...  n;c . ?3^<3^cm . . . 

quae  eaedeni sunt  litlerac  ...  rr^J^aNSIom. . .  ibuli  Melitensis,  in  Tab. 
N.°  III  bn.  II  el  III.  Ex  quo  facto  cerlo  coUiges  Carlbaginensem  tilubim 
Tad.  Hi."  \l  jnnlibun  esse,  quoniam  vel  ad  linem  lin.  V  vcl  ad  initiuin 
lin.  VI  deficit  btlcra  2:  proindoque  despex-andiim  de  plena  ac  perfecla 
buius  lituli  interpretalione. 

Iain  vero  si  sibi  constans  fuisset  Gesenius  qui  in  titulo  Melilensi  in  Tab. 
N."  Ill  ex  litteris  rl^20S2^^m  composuil  voces  ri'5:>2  DN  ^TIO  m 
debejjat  ex  iisdem  litteris  eodein  in  adiuncto,  in  titulo  nempe  sepuicrali 
occurrentibus,  eamdeni  exproraere  seuteu'llam.  Quo  quidem  in  casu  coii- 
iecturae  non  indulsisset  de  proverbio  illo  aut  K7:(5^3'£7fJ.«  >  4"'^  "^o"  ^*^" 
Inm  absurduni  est  idem  fiiisse  in  deliciis  proverbium  iisdem  viris  Me- 
lilae  altero ,  altero  Carlliagine  degentibus,  vcrum  absurdius  sane  iUud 
in  utrorumque  titulo  sepuicrali  consignatvim  I'uisse. 

(jiiapropter  putamus,  et  nobiscum  id  omnes  qui  nulla  ducuntur  prac- 
iudicata  opinionc  sentient  ,  in  litteris  videlicet  nt£^3DN3iarn  'n  ntro- 
iriie  titulo  nianifestissimis  quamdam  lalitare  depn-calionis  lorniulani  in 
lilibus  Pbocniciis  morluariis  usitatam  ,  de  cuius  valore  non  ita  facile 
in  lanla  rerum  Phoeniciarum  pauperlaie  certe  conslabit.  Atque  ne  plus 
aequo  cxcresrat  coniecluraruin  numerus  a  tilulonmi  Cartliagiiiensis  XI 
et  Melitensis  II  [nobis  in  Tab.  JX."  IU  VI]  interprelatioue  Ubenter  snper- 
sedemus  ,  palcographiae  Phoenipi,ae  sludiosos  monentes,  litteram,  qiiam 
Gesenius  legit  ;o/ie,  posse  etiain  ,  sive  raliones  paleograpbicas,  de  qui- 
bus  supra  loquutt  sumus  ,  speclent ,  sive  philologoruni  aucloritatem  con- 
siderent  ,  ihw  legi. 

Prosequitur  Gesenius  «  Lin.  4  ''^t.  IV,  quae  est  mm,  Arrius  non 
j>    dcbebat  addita  lincoia  tcmere  mutare  in  beih  ». 


1 


lOANNIS    A?»rOMI    ARRI.  3-3 

111  quo  (juidem  negolio  si  quid  temeritatis  iiicsl,  in  cum  nos  coiifcreii- 
iluni  esse  ])ulatnus,  qui  ah  graphiile  rcccdil  a  viro  confecla,  de  cuius  di- 
ligeiilia  in  liiscc  rebus  nemo  unquam  duhitavit.  Alquc  Icclorcs  ul  nrac 
oculis  tcneaiU  iterum  rogainus,  reapse  siguum,  dc  quo  disputalur ,  talc 
in  inonuinento  ipso  videri  ,  ut,  eius  superior  pars  per  cavitatcm  quain- 
datu  ollensa  ca  repraescnlct  lincaruui  vestigia,  quae  in  grapliidc  nostra 
per  puncta  fuerunt  indicala.  liaec  ad  |jalcograpliicaiii  speciabant  Ijdern , 
quae  sine  piaculo  praetermitti  iion  poterant.  Quod  si  nos  in  littera  de- 
finieuda  erravimus ,  inlerpretis  quidem  non  vero  paleologi  ceiisendus 
error,  qui  per  sanioreni  tiluli  intcrprelationein  cmendari  facile  potest , 
ita  tamen  i\L  semper  constel  de  liltcrae  vilio.  iNeque  cnim  licet  propria 
nostra  coniectura  iitteras  Icctoribus  deGnire,  qui  fidelitcr  monendi  sunt 
dc  singulis  adiunclis  quae  monumentum  concomitanlur .  ut  cis  recta 
apcriatur  via  ad   fcliciorcm   tiluli  intcrprelationein. 

Inquit  demum  Gcsenius  «  Lin.  VIll  lilt,  a  dillerl  a  ghimel  bis  prac- 
»  terca  obvio  lin.  II  lilt,  a  ct  lin.  VII  lilt.  5  ,  et  phc  esse  videlur.  n 
Verum,  si  vir  clai-issimus  uullo  tenebatur  scrupulo  quum  pro  una  ea- 
demque  in  eodem  Sardoo  litulo  litlcras  nccipicbat,  in  Tab.  N.°  IX  a  b 
el  p  q,  (piid  est  <piod  in  eodeni  titulo  Iitteras,  in  Tab.  >"."  IX  ee,  adeo 
diligenter  al)  invicem  distinguat  ?  Scd  quisque  videt,  quod,  si  cpia  inter 
jiostrcriia  hacc  signa  adinittenda  est  distinctio  ,  talis  sit  oportet  ,  ut  si- 
gnuni,  in  Tab.  N."  IX  dd,  non  iam  plie  littera  censeatur,  [cuius  ex  hoc 
titulo,  et  ex  vaso  Panorniitano  figuram  dedinuis  in  Tab.  >."  IX  a  ii\  scd 
-»(i\'  in  eodcni  titulo  .Sardoo  a  ghimcl  lin.  II  lilt,  a  cl  lin.  VII  lilt.  5 
idco  distincta ,  tjuod  non  in  angidum  ,  sed  in  lincam  supernc  curvam 
desiii.-il. 

Dicendura  quoque  nobis  est  ,  quod  litleram  tcrtiam  Sardoi  tiluli  lin. 
Tl,  quam  nos  legebanius  resell,  pro  dalelli  lillcra  hahuit  Gescnius  ,  cui 
elsi  adversari  vidcatur  eiusdem  litlerae  ligura  eodem  in  titulo  perspicna 
lin.  HI  lilt.  4,  quoniam  tatncn  'm\.^^:  resch  vl  daleth  saepc  talis  cxsislil 
siuiilitudo,  ut  ah  invicem  nonnisi  dilUcile  et  per  conicclnrain  ex  tilidi  sensu 
conficlain  distinguantur  ,  Gesenii  lectionem  non  respnendam  esse  cen- 
semus  si  inde  aptior  emergat  sentcntia. 


3^4  ^^    LINGUA   PHOENICUM 

ir. 

Gesenii  de  Sardoo  titiUo  interprelatio. 

Qiiamquam  ex  iis  quae  Iiuc  usque  de  Sardoi  lituli  litterarum  poteslato 
(lispuUvinuis,  titnli  interprclatloncin,  quam  proposuil  Gesenius,  ad  mo- 
iiunieiiti  (idem  exactain  iion  esse  fluat,  iiominlla  tainen  supersunt  adliur 
quae  summi  viri  sentenliam  reiicieudam  esse  suadent.  Quae  nos  liben- 
ter  exponemus,  non  eo  consilio  ducti  ut  intcrpretationeni  a  nobis  olim 
cditam  usquequaqne  tucamur  ,  sed  iie  intacta  de  pretioso  hoc  titulo 
proinulgeiur,  scque  in  lectonim  animos  insinuct  falsa  doclrina,  quae  a 
vera  tituli  mente  studiosos  proliibere  possit.  Videt  lector  in  litteris  Sar- 
doi tiluli,  in  T/vn.  N.°  IV  lin.  I  VI  VII,  puncta  distinctissime  inscripta. 
Haec  auteiu  de  iilis  punclis  iudicavit  Gesenius,  pag.  i56:  «  Etiam  Arrius 
1)  [pag  8,9  (i)]  de  his  piuictis  agens  rede  ooniicieljat  ca  nominibus  pro- 
«  priis  indicaudis  inservire ,  in  quam  rem  Aegyptiorum  movem  regum 
»  DeorutTKjue  noniina  propria  niarginibus  includendi  recle  quidem  con- 
»  fercbat:  sod  ut  sibi  conslaret  interprelatio  sua,  non  in  lilleras  priinas 
^1  atqiie  cxlrcinas  nominum  propriorum  imniissa  putaljat,  sed  in  eas  lit- 
»  tcras  cpiae  noniina  propria  anteirenl ,  veluti  'U^'K?"iri3  "ii3  'D3^^  , 
»    qua  ratione  ulilissimac  observationis  usus  ci  intercidit  ». 

Vcrum  ,  si  puncta  ,  Gesenio  adprol)ante,  consult©  a  scriptore  Phoe- 
nicio  in  litteris  immissa  sunt ,  baud  satis  mirari  possumus  manifestissi- 
mum  illud  ia  littera  tituli  prima  nihili  factum  a  sagacissimo  interprete, 
qui  probe  novit  nos,  si  evidentissima  adiuncta  adque  tituli  integritatem 
S}»eclantia  silenlio  praeterimus  ,  ut  quomodocumque  inlerpretationem 
nostrara  lectoribus  probemus ,  interpretis  quidem  ingenium  non  vero 
iidem  ostendcre.  Quod  si  huic  facto  sua  stat,  uti  oportet,  auctoritas,  si 
puncta  nominibus  propriis  iiidicandis  inserviunt,  nequimus  quin  primum 
illud  ad  eanidem  revoccmus  legem.  Ait  quidem  Gesenius,  hoc  de  jirinio 
illo  dici  non  posse,  cui  allerum  non  subsequitur  punclum,  intra  quae 
nomeu  proprium  claudi  oportet;  sed  prudeiis  quisque  ex  hoc  ipso  facto 
coUiget  erroneam  esse,  saltern  hoc   in   titulo,  de  nominibus  intra  puncta 


(i)  Dicluarazione  delta  Itipide  Feiticin  di  Nora  in  Sardcgmi   inter  Mciiwrie  delta  It.  Jcaidrniuz 
dclU  Scienze  di  J'uriao,  Tom.  38  .  pag.  60.  6j. 


lOANNIS   ANTONII    ARRI.  3h;> 

iiiclusis  sententiam.  Puncta  nainquc  iioinina  propria  designanl;  puiictiim 
manileslissimutn  est  in  prima  lituli  litlcra,  neque  alterum  ci  subseijuilur. 
Nequc  hoc  solum  ex.  facto  Geseuii  intcrprelalio  cutu  lituli  fiilc  liauil 
ronstare  inanifcstum  est;  sod  ex  aliis  eliam  tjiiae  vir  cloctissimus  pliilo- 
logis  non  Ita  facile  persuadebit.  Ita  vcro  tilulum  legit  atque  interppclalur 
pag.    1 56: 

Mi  y?"i  nn     Domus  capitis  [i.  e.  dormiloiium] 

Nutcy  I3i     principis  ,  qui  [erat]  pa- 
V)  ',  "JTW  a     tcr  Sardorum.  Pacis  a- 
'?\D  sn  D^     mans  ille  ,  pax 

a  83'  D     conlingat  re- 
1  p  :  psii     giio  nostro.  Ben- 
l3i  iz  ^0     Rosch  ,  filius  Nagidi , 
'Vsb     L-ensis 

Primus  Gesenii  error,  qui  punclum  in  llttcra  prima  pro  niliili  haben- 
dum esse  iudicavit,  ad  alterum,  a  quo  tota  eius  iudicari  potest  interpre- 
tationis  slabililas  ,  doclissiraum  adduxit  virum.  Inquit  cnim  «  ;£)t  213 
)>  domus  capitis  scilicet  locus  capitis  alicuius  nihil  aliud  esse  potest 
w  quam  locus  ubi  requiescit  caput  alicuius,  i.  e.  dormitorium,  habitatio, 
catpje  h.  I.  iiclcrna  >i.  Cfti  "quidem  inductionum  seriei  ut  a  domo  capi- 
tis ad  domus  aeternae  notionem  ,  dcindc  ad  scpulcrum  vcniamus ,  nos 
ideo  non  subscribimus,  quia  scriptori  Phocnicio,  (pii  lot  tantisque  voci- 
bus,  in  optimum  usuiu  receptis,  uli  polerat,  id  in  uicntera  venire  neqiii- 
bat,  quod  a  recto  hominis  conceptu  longe  distal.  Ait  quidem  Gesenius 
«  pauUo  rariorcm  et  insolentiorem  loculioneni  de  sepulcro  [v?xi  n'3l 
11  lituli  auclorcm  nidla  alia  de  causa,  quam  propter  verboruin  lusum, 
))  areessivisse  »  ;  verum  huiusmodi  \crborum  lusus  ,  sensu  carens  ,  a 
loci  sanclitate  abhorrere  censcndus  est,  atque  ob  id  praecipue  elimiuan- 
iliiS  a  tilulo  nostro  ,  quod  nihil  praelerea  in  uuiverbo  titulo  occurrit  , 
quod  Icclorem  moucut  sepulcralem  tiluluui  inlendisse  scriptoreu). 

Quae  nostrum  esse  putavimus  faclis  innixi  ex  paleogiaphia  dcduclis, 
in  Gesenii  de  Sardoo  titulo  lectioncm  iiolarc,  cadem  eliam  de  leclione 
<juain  Renai-jus  proposuit(i)  dicendasunt,  qui,  si  demas  terliam  litleram 


(l)  .J4l)r(^^fc  r'ut   lvi!T,n>'4al<lirib<  Kiitif.  ^uli 


Z'lG  DK    MNUU.V    PnOENICUM 

iiii.  II  .  qiiiim  ,  iili  iios  facicbanius,  legit  resch  ,  reliqiias  liliili  lilienis 
ex  Gcsenii ,  iit  ila  (llc;umis  ,  alphabelo  de/inU'it.  Legit  cniin  tituluui 
nostrum 

quae  ila  iiilor|irclatiir -. 

«  Tartcssi  oxpulsus  liic  iu  Sarilis  iucolumis  liic  incolumis  iiigredialur 
»  regiium  nostrum  sive  pauper  sit,  sivc  princeps  iiisui  meo  »  vel,  si  ti- 
tuhun  sepulcralem  tlesitlcras  « Tartessi  expulsus  hie,  in  Sardis  pacificus 
)i  hie:  pav  veniat  super  Malchiten  filium  Roscli  ,  filii  Nagliitl  Lafmile- 
»    num  ». 

Ex  quibus  lectionibus  alleiutram  taniquaiii  tiiiico  veram  pioposuit  vii- 
iloctus  ,  hanc  etiam  ob  causam  quod  poettcum  dctcxit  luoduni  quo  sin- 
giUi  tituli  versus  a  Sardoo  scriptore  pocta  enunciati  fuerunt.  —  Sect 
haec  rclulisse  sulViciat  —  Hoc  potius  iterum  asserimus  ,  qiiod  iam  in 
connnentariolo  prinnmi  a  noliis  de  eodem  titulo  edito  diximns  ,  vocem 
videlicet  tO^'Tl^  pro  ;/;?U?"iM?3  talem  esse  ex  usu  linguae  hchraieai-  <li- 
etionem  ,  quae  inanifesUnn  sapil  errorem. 

Quae  in  verilalein  inlerprelalionis  nosUac  historicam  noLaveruiit  (Je- 
senius  et  Benaryus  aequissinia  sunt,  ac  taiia,  quae  nos  iit  opiuioni  no- 
strac  valediceremus  efficerent,  nisi  vix  edila  nostra  dlssertatiuncula,  nos 
ipsos  emissac  sententiae  de  titulo  Sardo  patri  coaevo  taederet.  Atque 
vix  dnm  sunimopere  laetantes  ea  excepimus  quae  in  Diario  Tauvinensi 
cui  titulns  //  Subalpino  (t)  a  viro  anonymo  ,  sed  docttssimo,  nobis  ob- 
sei-rata  fuerunt  de  insolenti  usu  ad  quem  revocavimus  vocem  'tf^-ijj,  de- 
que incredibili  errore  gcographico  cui  locum  dederamus,  nostrum  esse 
duximus  iterum  itcruniquc  titulum  meditarc  ,  diliora  nobis  adminioula 
paleographica  comparare  ,  anliquac  denique  historiae  prudentius  con- 
sulere  ,  ul  si  per  vires  ct  tempus  licuisset  novam  praestantissimi  liluli 
interpretationem  doctorum  virorum  indicio  subiiceremns. 


(i)    Tjurini  ,  mensc  novi;mb.  ,  ;in.   i83G. 


lOAWMS    ANTONIl    AHRI.  ^nn 

III 

Noi'ae  in  SarJnum  lilultuu  observationes. 

roslqiiam  vero  eximiuni  Gcseiiii  opus  viiliimis,  (ulqiic  noslvarn  ulilita- 
tem  ijisius  doflrinain.  Plioeuk'iam  dilic^eiUcr  jjcrjiemliiniis  ,  [ncqiic  enitii 
(litioi-a  hal)cinns  Phoenicia  lexica  anl  grammaticas]  allirmare  posstimas. 
talem  esse  Sartlouin  lilnliiin  de  (jiio  ir.ullae  j)roj)oiii  possuiit  conieclnrap, 
quia  ccrto  constet ,  oiniiihusquc  aequo  persuasuin  sil  de  vera  litiili 
meiite.  Venim,  quamquam  id  huic  lilulo  cum  caeteris  tiliilis  Phoeniciis 
fere  commune  sit,  quacdam  lamen  peculiaria  elucent  in  hoc  noslro  lilulo 
argumenta  sive  interna  sivc  externa,  quae  nos  ,  in  genere  salti-iii  .  de 
ipsius  mcnte  ccrliores  reddcre  possiinl. 

Et  ad  argumenlii  quidem  interna  quod  atlinet ,  si  plane  constwt  puii- 
cla  in  litteris  immissa  nomiuibus  propriis  signandis  inservire  ,  nuUus 
est  qui  in  prima  lituli  liiiea  nomcu  proprium  'C/"\£?"in  no"  videat.  ]N'ol)i- 
scum  iia  vidit  Ueyaarius.  Neque  aliler  a  nobis  sentit  Geseiiius  de  le- 
clione  yr\'[Q  iJ<n  j  'loc  tantum  dlscrimine  quod  nos  vocem  pi^O  viri  no- 
men  putamus  ex  vocilnis  p  itt?  [priuceps  cousilii]  composilara;  ipso  vero 
\oceui  putat  Aramaeoruiu  more  positam  ])ro  C'Tiy?-  Praeterea  post 
punclum  lin.  VI  seqvuinlur  littcrae  13  ex  quibus  manifcslissimnm  noinen 
cuieigil  antiquac  iliius  legioiiis  uiii  lilulus  scriplus  et  collocalus  fnii. 
Talia  enim  antiqua  monunieula  ,  nisi  pcculiaris  alicpia  causa  aliter  s<ia- 
deat  ,  scripla  et  collocala  ceiiscnlur  ea  in  rei^ioue  iibi  elfossa  sunt. 
Porro  ts.  vocibus  "jD^IDa  "ii3  lice  est  clarius  scriptorein  Phocnicium 
[.(jui  per  puucta  Icctorem  admonebat  nomina  ,  quae  piinclo  subscquun- 
lur  non  ad  etymon  esse  exigenda,  sed  taUa,  uti  scriptn  sunt,  Icgendaj 
apposuissc  puuctum  ante  ipsum  nomon  projjrium,  ila  ut  nonicn  slatini 
punctum  sequalur.  IJiuc  {piod  videlur  punclum  lin.  N  11  nonien  pro- 
prium indicat  in  voce  JC^ii  vel  'ci^.  In  qua  quidem  voce  ,  es.  tcrmina- 
tione  eius  gentilitia,  omnes  nomcu  proprium  priuio  videnl  intuitu.  Quid 
vero  'C1^  dillicilc  diclu  est.  'c^^  cnim  thema  helnaicum  non  est ;  ncque 
in  i>ntiqua  historia  vox  inveuitur  quae  quomodocuniquc  banc  nosUam 
reprcsentct.  Per  coniecturam  quidem  slatui  posset  radicem  Z'h  penes 
Phoenices  aliquid  communis  habuisse  cum  rodicibus  hebraicis  yip  el  '(S'P 
harbare  loquutus  est;  verum  clsi  iu  dialeclo  hcbraica  etaramacis  lillera  ~ 
Sf.kie   II.   Tom.  i.  48 


3-S  i>E  UNGUA  pnOENirrM 

conimutabilis  sit  cum  lilleris  :r  ct  i  ;  clsi  Gcsenius  avbitretur  Phoeui- 
ces  aliquando  scripsissc  n^s  pro  "IST ,  "H"*'  tamen  nos  Icctoribus  evi- 
«lenter  prob.irc  ucquinius. 

Fa  arguuienlis  inteinis  hoc  eliam  praelcrivi  neqiiil  qnod,  quamcumquc 
tituli  huius  lectioncm  proponere  quis  vclit ,  nihil  unquam  iiide  dcducet 
quod  litulum  sepulcralcin  esse  innnat.  Impossibilc  eiiim  est  aliqiiam  ex 
vocibus  componerc  -i^n  nuXO  ;  "ulKim  Numinis  iiomcn  ;  nnlhi  deniquc 
orantis  verba  pro  defuncli  salute.  Nam  in  Goscnii  Icctione,  qui  litulum 
sepulcralem  pulat,  nulla  defuncto ;ot7X ,  quod  est  animadvertcndum  ,  se<l 
superstitibus  civibns  precaturj  quara  verp  supra  Malchitemim  precalam 
dicit  Beiiaryus  ( inDiso  W  D^U?  )  sine  intormedio  isy  vcl  ^,  pracceden- 
til)us  voce  •drvH  ,  q"ac  construilur  cum  h ,  et  voce  ^<s'  quae  raro  el 
nonnisi  apud  poetas  ,  et  cum  sermo  est  de  sufhxis  ,  construilur  cum 
accusalivo  ,  ad  eum  jiervenirc  nequil.  —  Inter  argnmcnta  externa  intdta 
sunt  qiiae  doctornm  virorum  attentioncm  exposlulant,  nipole  quae  casu 
orla  dici  ncqueunt.  Et  [uimura  quidem  omnibus  nota  sunt  quae  de  an- 
tiqua  Nora,  urbe  olim  Sardiniae  principe  ,  nobis  scripta  reliquere  an- 
liqui  historic!,  qnam  a  Noracc  quodam  Ibero  nomen  accepissc  traduiil. 
Sed  vetercs  illi  srriplores  luculcnlissimum  factum  prae  oculis  non  ha- 
huerunl  quod  Noram  urbem  a  viri  cuiuslibel  nomine  appcUari  non  po- 
tnisse  abunde  confirmat.  Etenim  tpi  nunc  lemporis  ea  qua  par  est  diU- 
Jicnlia  Sardoas  antiquitates  perscrutantur  non  in  Nora  lantum  nomina 
aut  Nuj-n  ofTendunt,  sed  mullae  praeterea  eis  oecurrunl  locorum  appella- 
tioues  in  quibus  radix  Nor  vel  Nur  sic  praccipuam  partem  tenet,  ut 
quod  cnm  ipsa  cnmponitur  nomen  in  virum  tamqnam  nominis  auctorem 
refeiri  ncqueat.  Huiusmodi  sunt  Nur-ri  ,  Nur-aghus  ,  Nur-aminis , 
Nur-allao  ,  Nnr-eci  etc.  Quae  omnia  nos  ccrlos  reddunt  de  facto  ali- 
quo  in  illarum  gentium  usibus  frequentato ,  quod  non  tantum  late  per 
Sardiniam  antiquam  evulgatum  fuit ,  sed  in  vicinas  eliam  Baleares  in- 
sulas  concessit  ,  ubi  Celebris  olim  fuit  insula  Nura  ;  ad  quam  quidem 
vocem  D.  G.  Ramisins  (i),  vir  doctns  ,  illud  iain  observabat  quod  nos 
de  voce  Nor  in  Sardinia  notissima  dicenduui  esse  statuimus.  Quae  si 
veteres  illi  expendissent ,  a  sententia  se  procul  dubio  abstinuissenl  de 
Norace  ,  nominis  Norae  tirbis  auctore  ,  cum   incredibile  dictu  sit,  atque 


(i;    I'idt    Ml  niorie   drlla   I\     Age:  Jiuiij  liillf   Sui'-uzc   di   Torino    Tom.  XXXVUI  paj     ■  il> 


10AT<N1S    ANTOMI    ARM,  3-<) 

per  TiniversaiTi  vcterum  hisloriain  inniidituni  viri  noiueii ,  quuntunivis 
spectalissiini  ,  loeis  et  rebus  atleo  imillis  et  inter  se  tllvcrsis  iiidiluiri 
fuisse. 

Sed  liaec  veterum  opinio  a  recenlioiihiis  I'etccla  fuit  ,  a  15otliarlo  in 
primis  (i),<i«i  Nornm  non  n  iVorace,  sed  a  locorum  nudilatc  ac  sicci- 
tate  diotam  arbilralus  est.  Ail  eiiiua  S(  ribcnduui  esse  -"<>;,  quae  vox,  a 
Tjiy,  locu  mala  arboribiis  destituta  significat.  Noniinis  oiiginem  ,  qua- 
lein  Boi'hai'lus  confinvit  in  medium  rciiii([uirnus,  atquc  faclis  el  inullis  et 
fide  dignis  innixi  asseriinus  cc  vocibus  Nura,  Nora,  Nuv-ri,  Nur-cci,Nur- 
timinis,  JSur-allao,  ]Sur-hiip;h,  manirestissiiiiain  eincrc;ei'e  radicein  i^i  ">j 
(juae,  in  orientaliljus  Unguis  priniidva  uti  aiunl ,  igiiein  sigiiillcal.  (^uas 
quideni  omnes  apptdlaliones  oi-igineiu  a  cultu  ignis  in  veteri  OrienU- 
iisitalissimo  repetere  peouliaris  nostra  est  seiitentia,  de  qua  nonnulla  iani 
dixiinus  (a\  pKira  daturi  qiiuin  de  anliqnis  Sabaeorum  sacris  et  templis 
liisius  agemus. 

Quod  si  haec  Sardoa  iiomina  al>nnde  probant  Norae  urbis  romen  , 
*^13  vei  '^i  eU'erendiun  esse  ,  quinn  ude  nonien  nianifestum  sit  in  ti- 
tuio  nostro,  el  (piidcm  stalini  post  punclum  ,  quae  noininibns  propriis 
indicandis  apposita  fuisse  divinms,  quum  praelerea  lapis  in  Nora  scri- 
plus  al(|ue  collocatus  fuerit ,  iiescinnis  qua  nam  anctoritate  et  iudicio 
recedenduni  sit  a  Iccliane  No/'  -^i   lin.  M.' 

•Sed  ad  alia  externa  arguiiionla  graduin  faciannis.  Sardiniam  a  Sardo 
dietam  fuisse  veterum  reccntioruui<pic  opinio  est:  Sardum  vero  ,  teste 
Pausania,  natione  Libycum,  antiquissimum  esse,  tum  paiet  ex  eius  pa- 
renle  quem  Herculetn  praedicant,  lam  ex  Sardoo  risti  coinmuni  adagio 
iam  Homeri  teinporibus  evulgalo.  Quod  quidem  adagiuni  sive  cuiusdani 
herbae  virluli  adscribas  quae  hominibus  in  Sardiniam  mortem,  uti  docel 
Pausanias ,  inter  ridendum  comparabat ;  sive  a  barbaro  more  deducis 
quo  senes  parentes  laeti  ac  paene  ridenles  Salurno  immolabantur,  ar- 
gumenlo  esl   Sai'donis    colouiani    ante   •Graecorum    poelam    in    insula m 


(i)  Gcograpliia  Clianaan.  CaJoini  i6(G  pag.  G3/|. 

[i)  yide  niciiioric  dcUa  R.  Accadcniia  dcllu  Scicnze  di  Torino  Tom.  XXXYIII  pag.  loJ.  io.|.  — 
LcUora  inloMio  ai  Nurhagcs  della  Sardegna.  Torino  i835.  —  LcUrc  sur  unc  Inscription  Lalino- 
puniquc.  Joiiriuil  asialiqnc.  .\out  iS3G.  —  Essai  philologiqiic  cl  hisloriquc  sur  Ics  temples  iln  feu 
uientionnci  dans  la  Bible.  Annates  de  philosophic  Chrcticnnc.  Tom.  XIV.  Janvier   iSSj. 


38o  DE    LINOl'A    PnOENICUM 

Inter  lol  vero  colonianun  auclores  tjui  in  SarJiuiain  ajipuleruul  iiul- 
lus  est  qui  maiori  in  lauile  halMtus  fiieiit  quam  Sardus  ;  cuius  a.ileo 
peirrebuil  fama  ,  ila  laiulaliaiilur  facinora,  ut  in  minorum  Dcoruin  ten- 
sum  allquando  adscriplus  fuerit.  Sadopatoris  eniin  J'aimni  anliquilus  in 
Sardinia  nolissimiini  in  Sardonis  cuUum  sat  dare  innuil;  clarius  vero 
cius  slatua  iu  Apollinis  tcmplo  ,  docente  Paiisania  ,  Dtlpliis  oustodita. 
Aliqiid  quidem  diflicidtalls  facessit  Libycum  aiil  lleroain  aul  Deum,  Li- 
byii  llcrculis  filium  ,  in  Graccoruin  templo  cusloditum  fuissc;  sed  per 
coniccturaiu  slalui  potest  barbaros  illos  ,  qui  ad  occidcnteni  Sai-diuiam 
inoolcbaut,  auctores  ,  ul  dicunlur  ,  slatuae  illius  ,  Graecos  fuisse;  quV, 
Sardonis  origineni  ignorantes,  cum  vel  Deum  vel  Ileroam  graecxun  pu- 
laverunt.  Et  cum  Graecis  ali(juid  communis  habuisse  Sardonis  divuni 
parentcm  innuit  Pausauias,  qui  il/ace/'Wew,  videlicet /^e/fw/e/w,  ad  Deb 
phuni  aliquando  iler  suscepisse  Iradit. 

Ex  voce  Sdi-dopater  ,  quam  raox  exposuimus  ,  satis  aperte  colligitur 
Sardonum  nostrum  titulo  Patris ,  parentis  inquam  Sardoruin  et.  Surdi- 
niae  ,  lUstinclum  fuisse.  Quae  quidem  velerum  de  Sardo  patre  tradilio 
firmissima  elucet  in  numis  iis  sardo-romanis,  in  quibus  Sardonis  efligies 
ccrnilur  una  cum  titulo  Sardus  Pater,  aere  perenni  a  Romanis  coiisignata 
paucis  ante  Ciir.  anuis,  imperanlc  videlicet  Octaviano  Augusto,  cuius  Alius 
Balbus  ,  cui  numi  ii  inscripti  sunt,  avus  ci'at  ex  raalre.  Sed  multo  iaca 
ante  lioc  tempus  ,  ct  a  saeculo  quidem  ante  Christum  V,  in  Carthagi- 
nienslum  dilionem  Sardiniam  cessisse  ,  diulius  in  ea  Carlhaginenses 
oommoralos  fuisse  ,  Sardoos  cives  Carlhaginicnsibus  magis  quam  lloma' 
pis,  iam  inde  a  L.  Cornebo  Scipione  prope.;\SOS  se  se  ostendisse  ,  immq 
Sardoos  ipsos  cives  a  Poenis  adinixto  4froruin  gencre  natos  Ciceronem 
divisse,  imllus  est  qui  in  dubiuiu  revocct.  Porro  a  Carlhaginensibus 
tituhim  nostrum  scriptum  fuisse  docet  lilterarum  Cgura  ,  quae  paenc 
eacdem  sunt  cum  lilteris  tilulorum  Carthaginensium,  alque  cum  iis  quae 
in  litulls  Mclilensibus  coospiciuntur.  Quuji  vero  Sardonus,  poster  ab 
antiquis  scriploribus  natione  Libycus  censoiilur  ,  inde  infjrimus  nullis 
umquam  ex  omnibus  coionis  qui  in  Sardlniuin  uppulerunt  magis  rordi 
fiiissc  quam  Carthaginiensibus  ,  uL  de  memoria  Sardonis  conservancra 
cogitarcnt.  Ac  in  primis  Carliiaginenses  iur©  pQlerant  ^Avi^o\mm  pat  rem 
appellare  cuius  bcnefica  facinora  ad  Herridis  Pliocnicii  ,  ad  Libycae 
^enlis  lioiiorcni  pracdicabaulur ,  cum  qua  Pocni  aut  iidem  censcndi 
sunt,  aut    cum    ea  moribus ,    religiouc    el   lingua   quammaxime   afiincs. 


lOAMNis  AWTONii  Anni.  ;i8i 

Qiiaproptcr  si  Romani  non  solum  Sardonis  mernoriam  adeo  soleinniler 
conservaiulaiii  curaruiU,  seJ  iiiSHpcr  Sardonis  nornen  tilulo  palris  coii- 
(lecoraniiU ;  si  Sardoi  illi  cives  qui  lcni|)hiin  Sardono  noslro  aliouando 
couiiccraruiii  non  soluu)  corum  auclori  divinos  houorcs  IriliueruiU ,  sed 
liUilo  praeterea  patris  ,  clTicto  Safdopatris  nomine  ,  earn  proscqur.ti 
sunt;  (juis  pulct  Carlluigiivenses  jiuirupiam  do  Sardonis  mcmoria  ad  po- 
sleros  luillenda  cogilavissc' Qnis  credct  lilulunip«/m  quem  Sardnni  no- 
slro exterac  paenc  gentes  adco  libenter  concedcl)ant,  ci  Carlhagincnses 
dcncgavisse  ? 

Ilaec  argunienla  ,  silenle  liisloria  ,  ncgativa  atque  nullius  pondcris 
videi'i  posseni  ;  sed  qui  tituluiu  Phoenicium  nacli  fuiuius  in  Xora  urhc 
olini  a  Carlhagincnsibus  conscri]>lnm;  cpiem  nullo  iure  tamquam  scpuU 
rralcm  liudum  liabere  possumus  ;  titulum  ,  iuquam ,  ubi  manifeslissima 
sunt  verba  yxyii}  2N  Puter  Sardon,  iniurii  cssemus  in  anliqitam  hisloriani 
si  lianc  loculioncm  ad  firinissiuiam  Sardorum  Iradilionem  exigcrc  rccu- 
saverimns. 

Pulamus  itaque  tiluluvn  nostrum  historicum  esse,  a  Cartliagincnsihus 
conscriptum.  Et  quamquam  diflicile  sit  tcI  scriptionis  tempus  definire  , 
;»ul  adiunclum  diviuare  in  quo  ille  crectns  fuil;  non  dubitanjiis  tamcn 
(|uin  publico  ali(|uo  monumento  consociatus  Phoeniciam  traditionem  de 
Sai-tiii»ac  auctorc,  quod  Boinani  per  numos  fecernnt,  leclores  dociierit: 
ita  ut  hoc  nostrum  inonumentum  de  Sardmiis-patris  mcmoria  cmn  iis 
coniangemlum  sit,  quae  iam  nobis  praebent  turn  Sardopatris  teinphun, 
trim  Sardonis  statua  in  lompio  Deiphico ,  tnm  dcnt(j[ue  numi  romani 
Sardopati'i  inscripti- 

Scd  quae  nam  tandem  proponi  debet  huius  tituli  interpretation  Gra- 
vissiinum  hoc  opus!  alquc  in  hisce  rehus  tanta  adluic  est  privalae  cu- 
ius vis"  jjhilologi  Phoenicii  sententiae  pars,  ut  diflicile  sit  iiiterpretationem 
omnibus  persuaderc.  Quapropter  nobis  probavissp  suflicint  Sardoum  ti^ 
tuluni  nulla  posse  ratione  tamquam  s<'puliralem  titulum  liabrri;  nouiinu 
Tarsis  ,  Paler  Sardon,  j\or ,  sive  iutcrna  sive  e\lerna  tiluli  adiuncta 
considercs  ,  jiaene  ccrta  esse  :  caotcra  tempus  docebit. 

Nemo  autcm  mirabilur  ingeulem  adeo  dillicultatcm  iu  lilulii  Pltoe- 
niciis  explanandis.  Cum  cnim  I'liocnicum  linguae  naluram,  quam  he- 
braicam  esse  putamus  ,  invcsligare  cogamur  ope  Icxici  hebraici,  ncque 
ill  hoc  omnem  linguam  habemus  hebraicam  ,  ncque  de  omnium,  quae 
ibidem  sunt  ,    vocum  polcslate  evidenler  prorsus  constat.  Quare    sacpe 


382  DE    LINGUA    PHOENlCUM 

contingit  ul  quae  post  longiim  stiuliuin  componiinns  c\  titulo  Plioenicio 
nomiiia  ,  liebraico  lexico  peregrina  siiU  :  saepius  vero ,  lit  (piae  dcrniim 
proponilur  lectio  Phoenicia  litleris  hebraicis  expressa,  a  viris  quanliiin- 
vis  liebraice  pciitis  ,  li;uul  inteUigaliir  ,  nisi  intcrpretis  presto  fiset 
cominenlarioUun. 

Quod  si  quaeslionem  lumc  tandem  de  vero  I'lioenicuni  linguae  arli- 
(icio  in  indicium  post  amplissinias  Gesenii  curas  advocainus ,  non  ila 
facile  lis  ilcfniitur,  sivc  vetci'uni  auctorilatcni  diligcntius  perpendainus  (i), 
sive  tiluioi'um  PhoenicLorum  linguani  qualcni  nos  dociiit  Gosenins  ad 
tt'utinam  revocemus. 

Divus  enim  Hieronimus  atque  D.  Augustiniis  ,  iile  orientalis  pliilolo- 
giae  quantum  lemponmi  conditio  ferebat  peritissiinus  ,  doclissiinus  alter 
:*tque  in  antiquts  Poeuorum  rcgionibus  tliu  coinnioratus  ,  ali<piando  de 
Poenorum  lingua  sententiam  dixerunt.  Atojue  Augustinus ,  qui  pluries 
linguas  Hebraeam  et  Punicam  hand  uniltuni  inter  se  diflcrre  scripsit  , 
aperte  demuni  docuit  cognafas  esse  inter  se  linguas  Ilebracani,  Punicam 
et  Sjrain.  Ilieronimus  vero  linguam  Plioeniciani  Hebraeae  magna  ex 
parte  coiifinem  esse  docuit:  atque  illam  de  Hebraeorum  fontibus  manavisse. 
lam  vero  si  quis  hac  nostra  aetate,  quantumvis  cognalae  et  aflines  sint 
inter  se  lingaae  Ilebraica,  Chaldaica,  et  Syriaca,  ad  tituli  Syriaci  aut 
Chaldaici  interpretationem  ope  lexici  hebraici  accederet  ,  per  amplissi- 
mum  spattum  a  tituli  mente  errabit  ;  etsi  fieri  possit ,  ut  quoi-umdam 
verbornm  potestatem  cum  hebraeis  plane  similliniaui  arripiat.  Sed  inter- 
pret! ,  ut  quisque  sentit ,  cresceret  diflicultas  ,  si  titulus ,  quem  decla- 
randum  suscipit,  ei  olFerat  litteras  ad  certam  paleographicam  rationem 
nondum  exaclasi. 

Itaque  etsi  nulla  ratione  definire  possumiis  quanto  Iramlte  Phoenicum 
lingua  ab  Hcbraea  recedat,  prudentcr  tamen  ,  veterum  testimonio  innixi 
afliruiamus  Phoenicum  linguam  ,  quamquam  dialectorum  cognatarum 
Arabicae,  Syriacae ,  Chaldeae,  Sanoarilanae  forniis  infecta  non  fiierit  ; 
ita  nihilouiinus  ab  Ilebraca  recessisse,  ut  sua  ipsius  natura  peculiarem 
dialeclum  Jlebraeae  aflinem  constitueret,  atque  ab  Hebraea  fere  distasse, 
irfi  ab  hac  dialectum  Syriacam  scimu«. 


(i)  Apud  Gcscniuin  optrr.   laud.  pag.   33 1  iff]. 


lOANMS  ASTONn  AP.nr.  383 

Si  porro  argunienlamur  ex  lilulorum  I'hoenicioruin  lingua  rjualciii 
niiper  earn  nobis  exposuil  Geseniiis  ,  edoceinur 

I."  Phoenices   adlubuisse    lilleram    n   pro   'tt?,   D    pro  T  ,   7    pro   H, 

n  pro  ': 

a.°  Articulurn  ,  arabico  more,  ^}<,vel  etiam  in  solam  lilterani  x  ton- 
traclnin  vcl  ad   hcbraicam  rationcin  in  liltcram  ri: 

3."  Foemininani  nouiiniiin  forraam  nunquam  indicavisse  per  lllleraiu 
n  ,  scd  per  n  ,  et  aliquando  per  n  : 

4-°  Compluribus  nominilnis,  quae  in  lingua  Hebraea  focminina  sunt, 
uiascnlinmn   gcnns  tribuissc  : 

5.°  Pliiralein  Tnimernm  per  lerminationein  C'  el  ■?'  designavisse. 

Intorj)reli  practerea  licere  de  vocis  Phocniciac  potcstale  extra  linguani 
hebraicani  quaerere  :  uti  Gcsenius  fecit  ex.  ca  .  in  Toce  ^yjj  quae  lu 
hcbraica  lingua  signilicat  eiectus ;  reicctus  est  ;  quainque  ipse  euin  sy- 
riaca  et  arabica  voce  JLR.=k.  [posuit]  contiilit,  ut  vocem  Piioeniciain  ad 
significationem  sepulliis  est  advclieret  pag.    io5. 

Quae  omnia  si  rectissime  ex  titulis  Phoeniciis  fluunt,  talis  inde  emer- 
jjit  dialeclus  Pliocnicia  ,  quae  ,  quamquam  cum  hebraira  lingua  qua- 
dam  aflinitate  coniuncta  dicenda  sit  ,  ab  ilia  tamen  propria  natura  ,  et 
cum  reliquis  dialcetis  semiticis  baud  confundcnda ,  seiungatur.  Atqne 
Pliooiiifuni  lingnam  ox  ouniibns  dialectis  semiticis  nalam  potius  dices, 
ipiaii)   ab   licbraica  directe   profluisse. 

Rede  quidem  argunienlamur  ex  nominum  propriornin  ai-tificio  linguani 
Phoeniciam  arclissime  olim  cum  hcbraica  coniunclam  fuissc:  scd  linguar 
Phoeniciae  vestigia,  quae  supersunt,  sequiorem  linguae  aelatem  ,  adqim 
eius  cxtinctionem  propiorem  redolere  sciraus;  ne<pie  ignoramus  locoruni 
ftul  personarum  uomiiia  antiquam  formam  tunc  etiam  consei"varc  posse, 
quum  iam  lingua,  ex  qua  olim  originera  duxcrimt,  ant  multum  vitiata, 
ant  penitus  mutata  fiierit.  Fac  enim  quondam  Phoenicum  linguam  paene 
eamdcm  cum  lingua  hcbraica  fuissc,  cum  ea  ,  inqunm  ,  quae  nunc  in 
Bibliis  I'onservatur  ,  id  tamcn  semper  prac  oculis  habendum  est ,  sive 
vcteres  scriptores  tantiihim  discrinien  inter  utramque  linguam  cogno- 
visse  ,  sive  reccnliores  idem  fateri  coactos  esse.  Quod  quidem  discrimen 
ex  diverse  ulriusque  nationis  Ilebracae  ct  Phocniciac  fato.  Icniporis  dc- 
cursu  ,  a  Cadmo  ,  pula,  ad  titulorum  Phoeniciorum  acliitcm  ,  atqnc 
ab  hac  ad  linguae  cxtinctionem  ,  magis  pcrcrcbuit. 

Ilaque  concludimus  discrimen  alicjiiod  admittendum  esse  inler  Hcbrai- 
cam t'l  Pliocniciani  superstitura  lilulorum  dialectum,  quod,   iu  quo  coa- 


38. f  BF.    LINGDA    PnOENICCM    ANTONII    ARRr. 

sistat  ,  oinnino  asscrere  necjuinuis.  Et  cjuamquam  dubiis  ,  quae  in  lin- 
guae Phoenicuni  arlificium  iam  indc  a  viginli  annis  excilaverat  Silvestre 
De  Sacy  ,  nondiim  a  pliilologis  oricntalibus  plene  satisfactnm  sit ;  ilii 
tamen  concors  est  ilc  utroniniqiie  dialectorum  afjlnilnte  scnleiilia,  ndeo 
nndla  cl  i>espiciia  liuius  verilatis  argunienta  iios  docnit  Gesenius  ,  ut 
novaloris  not;im  non  ellugcre  dicendus  sit  qui  ,  relicta  hebraica  dialecto 
tituloruin  Phoeniciorum  intcrpretationem  ineat  ope  lexici  Syrinci ,  aiit 
Aral)iri  ,  ant  Caldaici.  Quod  si  ncquc  facem  praefercnte  hcbraica  lin- 
gua ,  titulorum  Plioeniciorutn  iuterpretationem  certo  omnibus  prol)arfi 
possurnus  ,  hoc  non  viae  vitio  tribuendum  est  ,  sed  monumentorum 
Phoeniciorum  numcro,  ev  quorum  paucitate  fit,  ut  neque  lilteras  Phoe- 
nicius  omni  in  adiuncto  cvidenter  definire  A'aleamus,  nequc  linguae  I'a- 
lionem  qua  late  oporteret  ita  assequi,  ut  omnibus  occurramus  dillicuila- 
tibus. 

Sed  dum  ditiorCm  monumentorum  Phoeniciorum  copiam  desidera- 
mus(i),  quae  nos  a  tantis  liberent  ambagibus,  summorum  virorum  con 
iecturas  laeto  e'icipimus  animo,  illorum  in  primis,  qui,  lingnam  Phoenicum 
tantisper  tantum  ab  hebraica  dillcrre  cxistimanles,  praeceplisque  palen- 
grapliicis  doclc  prudenlerque  consulentes  ,  in  studiis  Pboeiiiciis  setlulaui 
navant  operaiu.  litcnim  in  hisce  rebus  nonnlsi  per  gradus  ,  atfjnc  ,  ut 
ita  dicamus  ,   negativa  ratione  ad  veritatem  detegendam   pervcnitur 

Quapi'opter  non  solum  maxima  laude  Gesenii  memoratum  opus  digninn 
existimamus  ;  sed  tantum  praeterea,  ut  pliilologi  omnes  Phoenicii  eorum 
erga  doctissimum  virum  gratum  animum  teslificari  debeant ,  quod  tarn 
docle  abundcque  docuerit  quid  iam  nostris  hisce  diebus  de  studiorxim 
Phoeniciorum  conditione  sentire  liceat. 


(i)  Albertus  Dclla-Mnrniora,  Vir  clar.  ,  niilu  luipcr  liltclis  ab  Orti  Sardiniae  datis  dio  G  inaii 
nuucialiat  f  siiuulquc  j)ci'  grapliidflli  rc-pracsontahat  brevcm  pbocniciuin  titnlum  ab  ipso  Pulae  ^ 
quae  vttcMuni  est  Nora,  dclcclciiii.  Mutllus  qiiidcin  csl  tllulus  ,  iiovem  lalilum  sigiiis  onialus.; 
nobis  tarncD  dignus  virb:tiir  qui  cum  pbilu)o^is  plioctiiciis  communicrlnr  vixdiim  liltei'aruin  forma 
-omnino  ad  monutuenti  Gdeiu  cxacta  crit.  Quod  optime  praestobii  ditigeutissiinus  lituii  iuvcnlor. 


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385 

CRONOLOGIA 

DE'  PRIKCIPI  DI  SAVOIA 

BETTIFlCiTA 


LViei  CniRAR30 


jipprovata  neW adunanzn  del  17  maggio  i83ft. 


Xja  cronologia  de'Principi  di  Savoia  quale  appariva  dalle  cronache  « 
dagU  scrittori  era  molto  disordinata  e  confiisa  quando  Samuele  Guichenon 
accintosi  alia  grand'opera  dclla  stor'ia  gcnealogica  della  Real  Casa  la 
purgo  da  non  poclii  error!  c  Ja  ridusse  a  miglior  forma. 

II  Guichenon  lutto  inteso  a  disj)orre  i  veri  fondamcnli  dclla  nostra 
storia  ,  iuceppato  tra  Ic  gravi  dillicolla  del  coininciare ,  lontano  dal 
pacsc  di  cui  scrivea ,  e  percib  obbligato  a  scguilar  la  fedc  dcllc  copie 
che  gli  cran  mandate,  si  tliliingo  sjiesse  voile  dal  vcro;  ma  gli  error!  e 
le  imperfezioni  che  allri  han  notale  ,  e  cli'io  vcrro  notando  nou  gli 
torranno  il  merito  d'esserc  slato  ii  fondatore  della  nostra  storia,  come 
il  fu  un  sccolo  dopo  della  critica  storiua  Gian  Tommaso  Tcrraneo. 

Tultavia  nella  storia  d'una  lamiglia  Sovrana  nclla  cui  niano  slettero 
pill  d'una  volta  i  deslini  d'lt.ilia,  parvcmi  di  troppa  importanza  la  rclli- 
Gcazione  dellc  date ,  perch'io  non  m'accingessi  a  riconoscere  sui  docu- 
ment! quelle  die  il  Guichenon  assegnava  alle  nascilc,  a!  matrimonii  eJ 
allc  morli  de'  nostri  Priucipi.  (jI!  error!  c  Ic  ommissioi:!  da  me  scopc'.'le 
nella  cronologia  Guichenoniana  sono  ,  il  confesso  ,  in  maggior  niuncro 
ch'io  non  avre!  creduto.  Gia  prima  d'ora  ho  dinioslrato  the  Maria  ili 
Braljante  sopravvisse  ad  AmeJeo  V  sue  marilo  ,  c  che  per,  .o  queslo 
Serie  II   Tom.   i.  4y 


386  CnONOLOGlA    ecc. 

j>rincij)e  nou  conilusse  la  terza  inoglie  clic  Guiclienon  gli  assegna;  die 
Aiinone  inon  il  :>2  e  iion  il  2^  di  giugno  del  i343  ;  die  il  grande 
Amedt'o  \l  inaueo  di  \ita  il  i  »■  uoii  il  2  di  inarzo  del  1 383;  lio  asse- 
gnalo  la  vera  ragione  della  iiiorle  del  eonle  Rosso  ,  ed  ho  in  inolle  parli 
rcttilicalo,  in  inolte  ainpUalo  la  cronologia  de'principi  coUalerali,  come 
si  vede  nelle  tavole  gcuealogiche  con  molta  diligenza  ed  erudizionc 
dcscrille  dal  niarcliese  di  S.  Tommaso ;  inlcUctto  perspicace  c  gentile  (i). 
Lc  ricerchc  da  ine  eontiiiuate  dopo  la  pubblicazione  di  qucllopera  mi 
guidarouo  a  nuove  scoperle,  delle  quali  terro  brevissiuio  ragionaraealo. 

BONA  DI  BORBONE 

Mo"lie  di  Amedeo  \I. 

II  Guiclienon  dice  die  questa  principessa  maiuo  di  vita  il  1 9  di  gen- 
naio    i4oa. 

Credo  die  delj!)a  Icggersi  i4o3,  perche  nel  conto  di  Giovanni  Fabri 
tesorier  generale  di  Savoia  trovo  sul  finir  di  gennaio  i4t>3  la  inemoria 
delle  spese  fatte  per  I'acquisto  de'panni  per  il  liitto  della  medesiina. 

ANTONIO 

Fu  questo  prlucipe  il  prinio  fiutto  del  matrimouio  d'  Ainedeo  VlTI 
con  Maria  di  Borgogna.  AJ Ji  2  dotlobre  del  1 4o5  essendo  il  contc  di 
SaVoia  a  Rivoli  n  eliLc  il  lieto  annunzio,  e  coatrassegao  la  sua  conlen- 
tezza  con  copiose  limosine. 

Lo  stesso  anno  ai  12  di  dicemhre  Antonio  Monsignore  [cosi  cliiaina- 
vansi  allora  i  figliuoli  deuostri  principi]  era  sepolto  in  Altacoiiiba  (2). 
ISiuuo  nenostri  sloricl  n'ebbe   notizia. 

MARIA 

Figliuola  d'Ainedco  VIII  ,  moglie  di  Filippo  Maria  Visconti  duca  di 
Milano. 


(i)  TaTole  gencalogicbc  della  Real  Casa  di  SaToia  descritlc  cd  illustrate. 
(j)  Conlu  di  Gio.  di  riitillieu  Icsoricre  generale  dal  1407  al  i^io  fol.  449- 


DI    LUIGI    CIBRARIO  387 

Guichenon  non  Segna  I'anno  della  sua  nascita,  Nacque  in  principio 
di  gennaio  del  i4n   (')• 

AMEDEO 

Figliuolo  d'Amedeo  VIII.  Fu  il  primo  chc  portasse  il  litolo  di  Prin- 
cipe di  Piemonte.  Non  si  era  nolato  ancoia  I'anno  della  sua  nascita. 
Trove  a'  6  d'Aprile  del  i4i2  registi-ala  la  spesa  di  tre  fiorini  dati  it 
joljr  terns  e  ad  altri  due  menestrelli  quia  seruierunt  die  baptisatioiiis 
domini  Amedei  fdii  domini  (2). 

MARIA  DI  BORGOGNA 

Duchessa  di  Savoia,  moglie  d'Amedeo  VIII.  La  inorle  d'l  questa  prin- 
cipessa  e  assegaata  dal  Pingone  al  i4o8,  dal  Guichenon  al  G  d'otlobre 
del  1428. 

La  data  Pingoniana  non  ha  bisogno  di  confutazlone.  Ma  uon  e  ]>iii 
veritiera  quella  del  Guichenon;  perocche  Maria  di  Borgogna  manco  di 
vita  il  2  o  3  d'otlolire  del  i^ii,  come  si  ha  dalla  seguente  partita  di 
spese :  expense  dicti  Johannis  [  Lyobardi  ]  familie  et  tvium  equorunt 
suorum  praedictorum  Jade  diebus  sabbati  terlia  dominico  qiutrta  et 
tunc  quintu  mensis  octobris  [1422]  eundo  a  ihonono  gebemias  pro  lor- 
chiis  intcvramenti  corporis  bone  memorie  domiiic  nostre  duc/iissc  Su' 
baudie  quondam  prouidendis  ect.  IIII  florcnos  p.  p.  (3). 

BONA 

Figliuola  d'Amedeo  VIII ,  fidanzata  di  Francesco  di  Bretlagna  conte 
di  Monforte  ;  mon  prima  che  il  matriinonio  potesse  aver  elTctto. 


(1)  Libraiiit  dictc  besanczon;)  de  Cliambcriaco  octflri<:i  t-t  quo»  domiiuu  t-idt^m  besaoczona  gra- 
riose  donauit  lam  suis  rxigeiitibus  [servitiis  illustri  domiiic  consorti  domini  liouitcr  fai'lis  in 
parlu  Marie  doiuiccUc  S  tbautlic  quam  pro  suis  cxpcii&is  liciidis  reccdciultt  d«  Ihouoii  Cbaiubcria- 
cum    (18  gcniiaio  i.|ii)  XXX  flor  p.  p.  Cotilo   di  Jacopo  di  t'islillicu  tcs,  gcii.  ijiu,  i^n  ^^^-  ^'>- 

(a)  Conto  di  Guigonctu  Marchiatldi  tosor.  gc'Oi'rjIe  dal  lo  novcuibrc  i^ii  al  lo  norcriibrc  i.|i3 
■fol.   171. 

(3)  Conto  di  Giovauai  Lyobard  luoguteaculc  del  tcsohcrc  generate  dal  3  novcniLre  1431  al  i5 
luglio  14131,  Tol.  4'°' 


3RS  cnoNOLOciA  ecc. 

La  data  ilcUa  mortc  non  era  nola.  Dal  conto  d\  Micliclc  tie  Ferro- 
tesorier  generalc  ,  rilevasi  cU'ella  ]>ass6  in  settembre  del  i43o. 

II  35  ed  il  2G  di  detto  inosc  il  corpo  di  lei  fii  esposlo  iicl  castello 
di  Ripaglia,  il  3'^  fn  condoUo  ad  AUacomha ,  dove  fu  seji|)clliLo  aU'iu- 
domaiii  cou  gran  poinpa  ed  inlervento  di  Vescovi  e  d'Abali  (i). 

FILIPPO 

Figliuolo  d'Amcdeo  VIII,  contc  di  Ginevra.  Guichenon  no  riferisce  la 
morte  al  t^'>2.  Invcce  manco  di  vita  un  martcdi  ,  3  di  marzo  j444 
alia  ore  sei  italianc,  c  fu  sepolto  il  6  dello  stesso  luesc  nclla  bndia 
d'Altacomba  con  intcrvento  del  cai'dinalc  Vai'anibon  ,  del  ])alriarca  di 
GerusalemiTic  e  d'allri  prciati  ,  coir.e  si  rarcoglie  dal  conto  dcgli  eredi 
di  Giovanni  Marechal  tesoriere  generalc  per  gli  anni   i44*5,   i447  ('-^)- 

ANNA  DI  CIPRO 

Duchessa  di  Savoia  moglie  di  Lodovico. 

II  Giiiclicnon  scrive  che  il  malrimonio  di  qucsta  Prlncipcssa  fa  ce- 
lebrato  in  febbraio  del  i433.  lo  trovo  ncl  conto  di  Miclicle  dc  Ferro 
tesoriere  generale  che  in  febliraio  1 433  solumcnte  I'araldo  Savoia  fu 
mandato  a  Venezia  pro  apparalii  nauium  matrimonii  Chyppri  e  die 
Siinonlno  dal  Pozzo  fu  capitano  della  galera  in  cui  gli  ambasciiulcri  di 
Savoia  andavauo  a  leviir  la  sposa.  E  trovo  similmcnte  che  in  novembi'c 
dell'anno  medesimo  Nicodo  de  Chissy  e  sua  moglie  andarono  ad  incon- 
trar  Anna  di  Cipro  a  Nizza  ,  ed  eljlser  dono  di  dugento  fiorini  per 
vestirsi  orrevolincnte;  dal  che  conciiiudo  die  Guichenon  ha  torto  di  ri- 
prender  chi  scrissc  che  la  solenniLa  dcUc  nozze  si  fcce  in  febbraio 
dd  1434  (3). 


(1)  Folio   190. 

('i)  Librutc  TiCtc  ad  caussam  intumulacioiiis  corporis  illiistris  bone  mcmoric  doniini  roniitis  gr- 
bcanensis  —  A  dio  in.trli^j  tcrtia  iiurcii  anno  dumiui  jnillusimo  (|u;iLuOL'Cculcsiinu  i|ii:ijia^e&irau 
quarto  qua  die  idem  daminu:i  ab  buinanis  dcccssit  in  ciultatc  gcbcuuc  dr  mane  circa  Loraoi  sex- 
tam  borulogit  usque  ad  diem  :>cptiiuam  exclusive  dicti  mens,  niarcii  anno  codcm  ct  in  qua  qui- 
dcm  sepultura  iiitcrfucrunt  tam  in  ciuiUlc  gcbcunc  quam  in  loco  altccumbc  dominus  cardinalis 
Varambonii  caidiaalis  S.  I^IarccUi  PutrijicUa  Hycrusalcm  Arcliicpiscoptu  Augu^lc  ccc.  f,  ^^^. 

(3)  Ful.   17a  ,  ct  alibi. 


W    LDICI    CIBnABlO  oa 


Con  Anna  c1.  Cpro  ,  o  postcriormcnte  per  ragione  di  quella  rcnne 
alia  cortc  un  nugolo  di  Ciprlolti  ,  cnoion  pnuripaie  dellc  calamila  che 
travn.;l.nono  per  Inngo  volj^.-r  d'anni  la  monarcina  di  Savoia.  Vcnnero 
fra  gl.allr.  LanccUollo  di  Lusignano,  chiamato  il  cardinal  di  Cipro  zio 
della  duc.l.cssa,„.alamonlc  notninalo  dagli  slorici  Ugo,  11  quale  niori  nel 
mese  d.  agosto  del  ,44.  (,);  ed  Agno,-e  sorella  di  lui,  cLe  n,on  a  Ve- 
nasea  ne  pn.ui  giorni  di  marzo  dd  ,459  e  A,  sopoUa  a  Pinorolo  (.) 
Gh  stone,  d.  Cipro  nc  assegnano  crroneamemc   la  inorte  al   .480 


MARIA 


Tra   la   numeroslssima  figliuolanza  di  Ludoviro  c   d'Anna  di   Cipro  il 

Gu..  .cnon  annovera  Maria  che  ando  sposa  a  Luigi  di  Luec.Lurio  ncl 

400     „,a  Ludov..o  chhe  dne  Tglie  di  cp.es.o  no.c;  la  pri„,ogcnUa  da 

tutu  linora  di.nenl.cata  nar.pK-  in  marzo  del   ,436  (3)   e 

•1  2   gionio  di  dicembre  del  1437  (4). 


mon    il 


GIACOMO 

E  qnos.o  „n  al.ro  figliuolo  di  Ludovico  dimentirato  dagli  slorici  e 
a.verso  dd  Gia.-omo  conte  di  llo.nont;  trovo  che  «,ori  a  Ginevra  ve^so 
1  aurora  do  g.orno  di  do.,eni..a  .,0  di  giugno  del  .4^5  e  che  fu  se- 
poltoalu.ulo.naui. a  Altaeo:nba  con  inle.ve.Uo  delpalriarca  di  Grado(5). 

GIAN  LUDOVICO 

Figli„ol,>  di  Ludovico  dura  di  Savoia,  vescovo  di  Ginevra.  Kacnoe 
m  feb..-a,o  od  i:.  n.a.-zo  del  ,  ^  j,  ,  perocehc  in  qucst'ullimo  u.esc  A.!na 
sua  ma,l,c  era  duns  s.r  gcsinc.  Fu  tenuto  ai  sacri  fouti  dal  s.re  di  Cha- 
fllon  a  ..o:ne  del  Delano  Viennese  [Ludovico  XIj  (0)  j  morl  a  Torino 
in  giugiio  del   1482. 


(i)  Coiilo  (li  Slefano  Rnssdli  tcsor.  Rcnemlc. 

(a)  Conlo  d'L'rnbcilo  I'^bii   i^.-.S.   ,4.„j,  fj. '^35 

(3)  Coulo  .li  C„a.lo„,co  Cl..boJ  U.».,icr  gc.eralc  ,^35  .   ,430,  f„l.  5,3 

W  C.nlo  .lAn.oa.o  Bolo:„y^r  u-sor.  gc-n.  ,437.  ,433,  fol.  ao6. 

(5)  Ca.,lo  ,1  (jli  ,rc,li  di  Gio.  Marcchal  tcwr.  gen.  ,  f  4^5 

tfi)  L3aLj  Jc  .li  .r.Ji  di  Gio.  M.rccUuI  tc».  gca. ,  r„l.  458 


Ot>0  CRONOLOGIA    Ef.C. 

AMEDEO  IX 

Ei-ano  frequcnti  a  queirela  gli  sponsali  fra  principi  c  pviiicipessr 
ancora  in  iasee.  Secoiulo  quel  costume  i  parenti  crAmedco  lo  fulaiiza- 
rouo  nel  1436  a  Yolant  o  Violante  figliuola  di  Carlo  VII  re  di  Fiancia. 
Oli  sposi  contavano  allora  circa  tre  anni  d'ela.  Guiclienoii  osuto  nel 
rifrrire  le  dale  di  questi  sponsali  noii  dice  che  Violante  fosso  cdurala 
in  Savoia.  Era  qiiesla  uu'altra  usanza  ed  assai  lodevole  de'  iiiczzi  tempi 
d'allevar  la  sposa  nel  pacse  in  cui  era  destinata  a  viverc  finclie  fosse  in 
eta  da  mai'ito.  Gio.  di  Seyssel  sire  di  Barjat  giiuise  con  Violante  a  Clia- 
lillon   en  Dombes  il   27   di  settembrc  del    i436  (i). 

Otto  anni  dopo  Amiabella  di  Scozia  fidanzata  il  i4  dirembre  i'|44 
a  Ludovico  secondogenito  del  duca  di  Savoia,  fu  condotta  <la  quel  paese 
rimoto  in  Savoia  e  giunsc  il  4  d'otlobre  dell'anno  seguenle  a  Borgo  in 
Bressa  in  compngnia  di  Lanrellotto  di  Lniricns,  cavalicre  ,  governatore 
di  Nizza  ,  e  di  Jaropo  della  Torre  dottor  di  Icggi,  che  avevano  avuto 
niandato  di  siringere  quel  parentado.  II  matrimonio  poi  non  ebbc  elFello 
e  Ludovico  condussc  in  nioglie  Carlotta  di  Cipro  (2). 

II  Guichenon  assegna  la  morte  del  beato  Ainedeo  alia  vigilia  di  I'asqiia 
del  1472-  Siccome  la  Pasqua  cadeva  in  qucU'anno  al  29  di  marzo  ,  il 
santo  duca  sarebbe  dun  que  passalo  il  ventolto. 

Id  trove  invece  esser  vero  ch'  egli  mori  lunedi  sccondo  giorno  di 
Pasqua  ,  3o  di  marzo  deuers  matin  entre  dix  et  onze  Iieures  on  grnjit 
retoge  ,  e  che  i'u  sepolto  in  S.  Euscbio  di  Vercelli ,  mcrcolcdi  jirinio 
d'aprile  di  detto  anno    1472   (3)- 

Sei  anni  dopo  la  valorosa  duchessa  Yolant  ando  a  raggiungere  il  ducii 
suo  marito  poiche  trespassa  on  chasteau  de  Montcriuel  le  uimedi  XXIX 

c 

jour  da  mois  dnust  Ian  M  1 1 II  f, XX nil  entre  deux  et  trots  heiires  de- 
it)  Conto  di  Bartolomco  Cbabod  tes.  ijcn.  i^,'p-4^>  '"'•  ^^^  '  *'?• 
(1)  Canto  licsjli  eicdi  di  Gio.  Marccbal  i/|4r)-46,  fol.  38i   c  seg. 

(1)  Lcs  traictcs  pour  la  sepulture  do  mon  trcs  rcdouljle  Scii;ncur  nmc  due  de  Savoyc  le  quel 
alat  de  Tic  a  trcspassiment  au  cliasteaiil  de  Verceil  le  londi  XXX  jour  du  moys  de  mars  Ian  mil 
III!  LXXII  deuers  matin  entre  dix  et  onze  licures  an  grant  i-cloge  et  le  quieul  a  csle  enseueli  au 
dit  lieu  de  Vcrccil  en  lu  cglise  calbcdrale  de  saint  ytcbe  le  monrcdi  ensuyuaiil  prenjiei-  jour  du 
inoya  dauril.  Conto  di  Giovanni  Lolticr  tcsor.  gcu.  i47',  •4;'^  INella  tie  du  bienhcwcut  arm  Jua 
111  de  Savoye  par  un  perc  de  la  Campagnic  de  Jesus  slampata  a  Parigi  nel  iGig  la  morte  del 
Itcato  c  rifvrita  con  vcrita  al  3o  di  marzo. 


Di  LUici  cionAivio.  3qi 

ucrs  Ic  vespre  dit  grant  rcloge  ct  fust  ganlce  morte  an  (lit  cJiasteau 
lie  Monlcrauel  /usi/ue  Ic  mcicredj  ensiijiuint  second  jour  du  niojs  de 
scpteinbre  deucrs  matin  que  on  lempourta  a  grant  magnificence  et  nombre 
de  gens  a  verseil  en  lesglise  de  saint  jsobie  pour  cnseuelir  en  la  dile 
esglise  on  pies  de  feu  mon  tres  redouble  seigneur  amie  due  de  Sa\'oj'e 
son  mari  cui  dieu  ait  larme.  Amen  (i)» 

BERNARDO 

Figliuolo  d'Amcdeo  IX;  Guichenon  lie  riferisce  la  rnorlc  al  3  di  no- 
vemhre  1467.  Vha  eiroie  foise  di  slampa,  e  dee  leggcrsi  3  di  seUera- 
bre  ,  come  lo  prova  la  uota  die  segue  del  conlo  di  Giovanni  Lolliei- 
les.  geii.  s'ensujuent  Ics  choses  avhetees  a  Pinerol  pour  le  seuelemenl 
de  feu  bernard  monseigneur  fl  de  nion  tres  redouble  seigneur  le  due 
et  de  ma  tres  redouble  dame  la  ducliesse  le  quel  ala  de  uie  a  tres- 
passement  a  Pinerol  le  jeudi  lit  jour  du  mojs  de  septembre  M  IHI 
LXf^'II.  Fu  seppcUilo  lo    slesso  gionio  in  S.  Francesco  di  Pinei'olo. 

FILIBERTO  I. 

Le  cause  dclla  morlc  di  qiiesto  duca  sono  variamcnte  racconlale  dagli 
storici.  La  vcrila  e  clie  Filiberto  fin  da  hanibiiio  era  Iravagliato  dalla 
i-encUa  ,  e  gia  nel  iiiarzo  i47'  s'era  falto  vcnir  da  Grenoble  uu  valente 
chiriirgo  cUiamnto  Niccolo  di  S.  Dier  ;  il  quale  adoperava  per  guarirlo 
acqne  aperilivc  e  scioglieuli,  e  gli  facca   prendere  bagni  medicali    (a). 

A  malaltia  siffalla  i  violciili  esercizii  del  corpo  non  convcnivano  per 
nissun  verso;  e  Filiberto  amava  appassioualameute  la  caccia,  e  v'allen- 
deva  di  continuo.  Dopo  la  sua  morte  aecaduta  a  Llone  il  23  d'aprile 
del  1482  avendone  i  medici  apcrto  il  corpo  trovarono  iiella  vescita  uu 
calcolo  clie  fu  maiidato  a  Ciamberi  (3).  Nel  conlo  che  ne  porgc  nolizia 
di  questo  falto  trovasi  eziandio  registrata  la  partita  dl  spese  fatte  in 
quello  stcsso  mese  d'aprile  per  mercede  di  sei  medici  e  di  due  chirurglii 


(i)  Conto  di  Alcssdndrn  Richnrdon  Ics.  s^n.  i^j'^-'jSy  fol.  75. 

(a)  Coato  yi:i  citato  di  Gio.  Liilticr  tes  g. 

(3y  Li]>rauit  Coliuo  dicto  Cbastcau  Rcguaulil  <iui  apporUucrat  liUcrji  taiuioai  ct  Ijfidcm   io- 


393  CnONOLOCIA   ECC. 

pour  ce  quails  ont  visite  mon  dit  seigneur  lujr  estant  malade  en  ceste 
vUle    de  Lyon  da  la  grauclle  (i). 

[ANNA 

Figliuola  d'Amcdeo  IX ,  moglic  di  Federigo  d'Aragona  principe  di 
Taranlo,  poi  re  di  Napoli.  Era  stata  allcvata  apprcsso  a  CarloUa  di  Sa- 
voia  regina  di  Francia  sua  zia.  Mori  probabilmenlc  in  febbi'aio  del  1 480, 
poiclie  Irovo  clie  il  9  di  inarzo  di  qucU'anno  si  celcbrarono  in  S.  Fran- 
cesco di  Ciambcrl  solenni  fimcrali  per  I'eterno  riposo  della  principcssa 
di  Taranto  ,  sorella  del  duca  (2), 

CIACOMO  LUIGI 

Conte  di  Ginevra,  c  marchese  di  Gex,  Cgliuolo  d'Amedco  IX.  Doveva 
cssere  registrato  dopo  Bernardo,  e  non  primaj  poiche  era  ualo  in  prin- 
cipio  di  luglio  del  1470  (3). 

GIOVANNI  CLAUDIO  GALEAZZO 

Questo  principe  di  cui  gli  storlci  accennano  solamente  clie  morisse 
nel  1473,  nacquc  in  agosto  del  1472  e  cosi  dopo  la  inorle  del  padre. 
Perclo  avrebbe  il  Guiclienon  dovuto  registrarne  il  nome  dopo  quelle 
delle  principcsse  Anna  ,  e  Maria 

Fu  teuulo  ai  sacri  fonti  il  27  di  settembre  in  S.  Ensebio  di  Vercelli 
da  Sforza  secondo  duca  di  Bar  ,  a  nome  del  duca  di  Milano  suo  fra- 
tello  (4). 

Mori  il  7  di  novcmbre  1472  e  fu  sepolto  in  S.  Eusebio  il  9  apprcsso 
al  duca  suo  padre  (5). 


cisionb  corporis  illustris  nunquam  dclcndc  mcmoric  domini  nostri  domtiii  PhillberLi  Sabaudie  ducu 
in  cius  cor|)orc  per  cirui';;icos  cl  medicos  inciso  compcrlum  111  sculos  auri.  CoaLo  d'AlcssandJO 
Rtchardon  tt'sor.  gen.  ,  f.  i45. 

(i)  Ivi  fol.  iSa. 

(a)  Cuuto  d'Alcssandi'o  Richardon  tcs.  gen. 

(3)  Conto  di  Gio.  Loltier  tcs.  gen.   1470-71,  fol.  187. 

(4)  Cjnlj  di  Giovaoui  Lottier.tci.  gen.  fol.  31,7. 

(5)  Ivi  fol.  218. 


Di  i.uici  cionAnio. 


CARLO  I. 


3y3 


Gli  spiriti  guerrieri  e  riiulolc  risolula  tli  Carlo  I  duca  di  Savoia  co- 
minciavaiio  a  rislorarc  la  monanliia  di  (juel  che  aveva  soU'eito  nei  de- 
boli  e  travagliati  regni  dei  Ire  ullimi  suoi  predecessoii  ,  qiiando  una 
malattia  lenla,  creduta  da  alcuni  fehbrc  quarlana,  da  altri  creduta  ef- 
fetlo  di  veleno  ,  lo  tolse  di  vita  in  sul  primo  fiore  dell'eta. 

NeU'assegnme  I'epoca  di  sua  nioile  discordavano  gli  storici ;  pcrciocche 
gli  uni  la  rifeiivano  al  1488  allri  al  1/190.  Ma  il  Guiciienon  ripieiiden- 
doli  tutli  airermo,  che  questo  duca  era  mancato  di  vita  il  i3  di  marzo 
1489  ,  e  perche  I'iscrizione  posta  sul  suo  sepolcro  in  S.  Francesco  di 
Pincrolo  assegnava  la  nioile  al  1490,  soggiuiise  clic  in  quella  iscrizionc 
'^  y  "  JMi-te  en  la  date  dc  I'annee  car  par  divers  tilres  ,  nous  appre- 
jioiis  t/u'H  etait  deja  decede  au  inois  davril   1489. 

Questi  documenti  che  il  Guicheuon  nou  ha  citato  ,  e  per  virtu  de' 
quali  accusa  d'errore  I'iscrizione  jiosta  sopra  la  pietra  sepolcrale,  e  due 
scrillori  oonleinporanei  Gioveiialc  d'Acquino,  e  Maccanco,  niuno  linora 
li  ha  saputi  trovare. 

Ho  bensi  rinvenuto  nel  conto  di  Ruflino  dc  Murris  tcsorier  generalc 
[dal  I  d'oltobre  i488  al  i5  niaggio  1490]  riscontri  alti  a  provare  che 
la  vera  data   della   morte    di    Carlo  I    e    quelhi   segnata    nell'  iscrizionc. 

Trovo  dapprima  die  in  aprile  del  1489  e  cosi  dopo  I'epoca  a  cui 
Guichenon  riferisce  la  morte  di  Carlo  I ,  questo  principe  era  a  Lione 
dove  per  leltera  del  2  di  quel  mese  facea  pagare  1 4  scudi  d"  oro  a 
Stefano  Berlerio  segretario  del  capitolo  di  S.  Giovanni  di  quella  cilti 
pio  iure  sibl  spectante  ad  causam  njjicil  canonicatus  dicte  ecclesie  in 
quo  hodie  a  canonicis  ipsius  receptus  Jiiil  pro  iure  palronalus  eidem 
ibidem  spectante  occasione  comitatus  sui  de  villariis.  Dal  che  si  vede  che 
i  duchi  di  Savoia  avcvano  nel  capitolo  nictropolitano  di  Lionc  lo  stesso 
privilegio  che  i  re  di  Francia,  e  che  in  virlii  del  inedesimo  Carlo  I 
piglio  possesso  del  suo  canonicato  il  2  di  aprile  del  1489.  In  giugno 
il  duca  era  ad  Auiboyse  e  con  sue  lettere  dcirultimo  giorno  di  quel 
mese  facea  dono  di  10  scudi  d'oro  a  Ugueto  de  Rivaiga  arciere  della 
guardia  ducale. 

In  scttembre  era  a  Torino  c  conccdca  lettere  patenti   di   consiglierc 
Serie  II.  Tom.   i.  5o 


3q\  croxoi.ocu  r.rc. 

a  Gerolarao  Cara  dottor  ili  leggi,  fralello  forse  ,  o  parente  lUl  celebre 
Pieiro  Ciira  rollaterale  iicl  coiisiglio  residenle  a  Torino. 

In  otlobre  Anna  de  Guigino,  vedova  di  P.ighin  o  de'conti  di  Valpcrga 
consigliere  e  niaggiordomo  del  duca,  goveinaliice  illuslrium  filiorum 
ducalium  ne  riceveva  dono  di  5o  fiorini  di  picciol  peso.  BasLino  ccrta- 
luente  queste  uolizie  a  far  cadere  I'opinione  del  Guichenon  ;  ma  del 
giorno  in  ini  segiu  la  morle  del  duca  abbiamo  dal  medesinio  tesorierc 
inagglori  cUiarczze.  Vi  si  legistra  infatti  la  spesa  falla  neUalbergo  della 
rrore  bianca  di  Pinerolo  da  maistre  jacquemin  Ic  medecin  despuis  le 
XXf'  jour  (he  mots  de  Jevricr  Ian  mil  I  III  LXXXK  au  soupper  le 
quel  vint  an  dit  pitieyrol  visiter  feu  monsigneur  le  due  Charles  e  poi 
si  notano  le  spese  di  due  altri  medici  maestro  Filippo  di  Torino  ,  e 
maestro  Domeiiico  di   Vercelli. 

Alc[uanli  fogli  dopo  trovasi  un'  altra  partita  di  credito  die  comincia 
nel  segueute  teiiore  il  est  dehu  par  mon  tres  redouble  seigneur  monsei- 
gneur  le  due  de  Su\<oj-e  a  son  tres  humble  seruiteur  et  conseilier  mes- 
sire  monel  dosseiis  confesseur  defeu  monseigneur  le  due  Charles  Jehan 
ame  pour  les  messes  ausmones  et  aultres  distribucion  Jaites  pour  len- 
terremcnt  du  dit  faa  le  due  Charles  le  quel  trespassa  le  XIII  jour  de 
mars  mil  IIII  nonante. 

Per  cio  che  si  raccoglie  da  questa  e  da  altre  partite  di  spese  fatte 
per  la  morte  di  Carlo  I  si  prova  cli'egli  passo  il  i3  di  marzo  ;  che  il 
suo  corpo  fu  esposlo  nella  capella  del  castello  di  Pinerolo  il  i5  ;  che 
fu  portato  alia  sepoltnra  in  S.  Francesco  il  i8;  nel  qual  giorno  furono 
celebrate  Soq  messe  ;  e  ne  furono  cantate  tre  graiidi  dai  Vescovi  di 
Mondovi  ,  Moriana  e  Vercelli.  II  giorno  della  sepoltura  era  il  prime  della 
iiovena  che  secoudo  I'usanza  di  que'  tempi  si  faceva  in  sullragio  dell'a- 
iiima  del  defunto.  In  ciascuno  dei  giorni  seguenti  si  canto  in  quella  chiesa 
una  messa  grande  dall' abate  di  Cavour  ,  o  dal  Vescovo  di  Calla,  e  ne 
furono    lette  circa   lyo.  L'ultimo  giorno  si  rinnovb  la  solennita  del  primo 

m  c 

«  v'ebbe  aumosne  generale  faite  -a  tons  venans  on  Jiirent  IIII  IX 
XXVII  poures  cinscun  de  quali  ebbe  due  niezzi  grossi  di  Savoia. 

Circa  alia  causa  della  morte  non  ho  trovalto  di  che  fondare  coa 
qualche  sicurezza  la  mia  opinione.  Pingonc  e  Guichenon  sembrano  ac- 
rostarsi  a  Filippo  di  Bergamo  che  lo  disse  morto  di  veleno.  Anzi  il 
Guichenon  accenna  die  al  ritorno  di  Francia  un  gcnliluomo  dei  Fieschi 


Di  Luiei  r.fiRAnio.  3qj 

chc  inesceva  al  duca,  cd  il  inaresciallo  di  Miolans  morirono  della  slcssa 
iiialallia.  h>  noa  so  di  clie  luorlc  morisscro  ,  ina  tiovo  nel  conio  nic- 
<lesiino  clie  messwe  phiUppe  du  Fiecz  i/uc  dieu  absoluc  Irespussa  au 
dit  lieu  de  Turin  le  XXI  jow  doctobve  mil  II J  I  II II  et  IX  vt  fust 
enterre  en  lesglise  des  freres  prescheuis  de  saint  Dontimque  en  la  dite 
wile  de  Turin;  che  monsegneur  de  Mj-vlans  mareschal  de  Savoye  est 
frcspasse  a  Carmaigne  le  XXIIII  jnnr  de  deccmbre  Ian  mil  HI  I  I/II 
el  IX  e  che  da  Caramagna  fu  porlato  a  S.  Pierre  d'  Albigny  c  cola 
sepollo  il  26.  Che  iufine  il  12  di  febbraio  1490  fu  sepolta  in  S.  Fran- 
cesco di  Piiierolo  Marguerite  fdlc  de  fen  inonseigneur  le  mareschal 
Auselme  seigneur  de  Miolans.  Ma  <la  silFalto  morli  scguite  in  tempi 
divcrsi  e  Ionian! ,  io  nou  saprei  ([uale  argomento  si  possa  irarre  a  so- 
stencr  un'  opinione  che  nasreva  a'  quei  tempi  Ira  I  popolo  con  sover- 
I'liia  facilila  ad  ogiii  niorlc  ino|>inala  e  prematura  d'  iin  gran  pcrSo- 
naggio. 

CARLO  GIOVANNI  AMEDEO 

II  Guichcnon  non  contento  d'avcr  anticipata  d'un  anno  la  morle  di 
Carlo  I  voile  eziandio,  contro  I" opinione  del  I'ingon  e  d'altri  scriltori 
anticipar  Mmilmenle  d'un  anno  il  nascinriento  di  Carlo  Giovanni  Ame- 
deo  ligliuolo  di  lui  ,  c  Io  riferi  al  24  dl  glugno  1488  ,  dicendo  che 
Carlo  I  n'ebbe  notizia  a  Tours  dove  si  trovava  a]ii>rcsso  al  Re  Carlo 
VIII;  die  qucsto  monarca  Io  tcnnc  al  sacro  fonte  per  mezzo  del  Sire 
di  Clery,  ma  che  il  battesimo  non  ebbe  laogo  che  addi  23  giugno  del 

Ma  il  vero  si  e  che  Carlo  Giovanni  Amedeo  nacque  il  24  o  -■'  f^' 
giugiio  del  1489;  che  suo  padre  n'ebbe  la  niiova  dal  nobile  Roberto 
Clauelli,  non  a  Tours,  ma  sibbcnc  ad  Amboise  ;  che  il  battesimo  ebbe 
luogo,  non  in  giugno,  ma  in  agoslo  dell'anno  medcsimo,  polche  Monsi- 
gnor  di  Clery  o  Clcricux,  come  si  ha  nel  conlo,  non  giunse  a  Torino 
che  r  ultimo  giorao  di  luglio  le  quel  est  veiiu  pour  porter  baptiser 
pour  le  roj  de  france  monseigncur  le  prince  de  Picmond  premier  fili 
de  Titnu  tres  redouble  seigneur. 

Dei  molli  luoghi  del  conto  da  me  vcduto  per  ciii  si  piio  provar 
quanlo  aflcrino  ne   rileruo    due    soli  .  il   priino    e    rintilolazione    dclie 


3g6  CRONOLOGIA    KCC. 

spese  fatte  par  Aiithoyne  girard  Chamhrier  de  ma  (res  redoublee  dame 
madame  la  duchesse  necessajrcs  a  cause  de  sa  gcssine  tant  pour  elle 
comine  pour  monseigneur  le  prince  son  fd  le  XXFII  jour  du  mois  de 
juing  de  fan  mil  IIII  LXXXIX.  II  secondo  accenna  I'invio  f'alto  il 
26  di  giugno  1489  di  Ludovico  de  Ballian  scudiere  par  doners  mon- 
segneur  le  contc  \dc  Bauge]  et  ailleurs  jusquau  pajs  de  Vaml  pour 
notifficr  la  jojeuse  nefssance  de  monseigneur  le  prince.  E  alcuni  fo^li 
dopo  c  registrata  la  spesa  di  247  I'asi  di  taffeta  rosso  e  bianco  com- 
prato  per  parare  la  camera  in  cui  era  nato  il  principe  di  Piemonte. 

Breve  e  stato  veramente  il  passo  dalla  cuUa  alia  toinba  per  Carlo 
Giovanni  Amcdeo  ,  mancato  ai  vivi  in  Moncalieri  un  salibato,  16  d"a- 
prile,  i49'-'j  e  seppcililo  nella  cliiesa  di  S.  Maria  della  Scala  il  giovedi 
seguente  21  dello  stesso  mese  (i).  Ma  io  penso  chc  errassero  gli  storici 
nel  riferir  la  causa  di  quesla  raorte  ad  una  caduta ,  chi  dice  da  uno 
sgabello  ,  chi  dal  proprio  letto. 

Dal  eonlo  di  Sebasliano  Ferrero  tesorier  generale  die  comincia  il 
iG  d'aprile  1496  ^  linisce  il  7  di  novembre  non  si  ha  il  nienomo  in- 
dizio  di  si  fatto  accidente. 

Invece  si  raccoglie  chc  Carlo  Giovanni  Amedco  fin  dall'agoslo  dell' 
anno  precedente  facea  iiso  pressoche  conlinuo  d'unguenli  per  le  reni,  di 
farina  di  fave ,  di  polveri  cordiali ,  d'olio  di  camoniilla  ,  di  polvere  di 
sandal,  d' erraodalcs ,  di  pozioni  d'oro,  di  perle  e  di  gemine  stempe- 
rate  ,  coi  qnali  argomenti  si  studiava  Nicolo  Monaci  suo  medico  di  con- 
fortare  (pell'esienuata  iiatura,  a  cui  venia  ineno  la  vita.  Ai  12  di  inarzo 
la  Duchessa  Bianca  inquieta  per  la  salute  del  figliuolo  mando  un'ofFerta 
di  quatlro  e  piu  rubbi  di  cera  alle  cliicse  di  S.  Giovanni  di  Torino  e 
di  S.  Maria  di  Moncalieri.  Ai  i3  d'aprile  si  regislra  la  spesa  falta  pro 
uno  puluere  cordiali  fragmentorum  jacinli  rubini  granule  margaritaruni 
orientalium  anixi  cinnamomi  et  aliis  pro  ipso  domino  nostra. 

Altre  medicine  furono  dale  al  duca  il  giorno  stesso  in  cui  inori  e 
dal  inimcro  dellc  medesiiue  si  pub  congetlurare  chc  mancasse  verso 
sera.  All'indomani  per  sostener  le  forze  dell'addolorata  madre  le  si  pro- 
pinarono  tre  grossi  d'osso  de  corde  cerui.  Lunedi,  18  d'aprile,  il  paggio 
Forax  fu  mandato  en  Sa<,'oje  vers  monseigneur  Ic  due  [cioe  a  Filippo 


(i)  CoDto  di  Scbastiann  Fcrrcro  les.  gen.   i.'i'jC  ,   i49",  fo'    258. 


Di  LUici  ciBnAiiio  So"? 

legittimo  succcssorc  del  dcfunlo]  pour  sauoir  sil  voloit  qnon  lui  fjoi- 
tast  lespee  dhoneur. 

Ai  19  il  corpo  del  real  fanciullo  fu  aperlo  cd  inibulsaiiiato,  e  poscia 
esposto  nella  gran  sala  del  caslello  di  Moncalieri  ,  in  uljito  e  con  he- 
rello  di  vellnlo  chermisino.  E  aJdi  21  dcllo  slesso  inese  fu  con  gran 
ponipa  seppellilo  in  Sanla  Maria  di  Moncalieri ,  dove  c  da  nolare  c-lio 
contra  1'  odicrna  usanza  ,  sebbene  non  avesse  compiuli  i  setle  anui ,  il 
paramenlo  della  chiesa  e  del  catafalco  fu  nero. 

RENATO 

Figliuolo  d'amore  del  duca  Filippo  II  ,  celebrc  nelle  storie  di  que' 
tempi.  Guiclienon  lo  crede  figliuolo  d'una  Bona  di  Romagnano  o  d'una 
dama  della  casa  Valperga  di  cui  non  dice  il  nonic.  Ma  ei  piglia  inganno 
perocche  nel  conto  di  Sebasliauo  Ferrero  tes.  g.  per  gli  anni  i49i)  i 
1 5oo  si  legge  :  librauit  spectabili  domine  Libere  Porlonerie  malvi  illu- 
stris  doniini  Reynerii  de  Sabaudia  comilis  de  villariis  locumtenentis  ^'c- 

ne?'aUs  Sabaudie  pro  sua  pensione    huius    amii    iionagesimi   iiorii    1 1 II 
Jlorenos  parui  ponderis.  Sorella  di  lui  fu  Giovanna,  moglie  di  Giovanni 
Grimaldi  signor  di  Monaco,  morta  in  giugno  o  luglio  del   i5oo,  come 
si  raccoglie  dal  medesimo  conto. 

VIOLANTE  LIIBOVICA 

Figlia  di  Carlo  I,  prima  moglie  di  Filiberlo  il  iicllo  dura  di  Savoia. 
Guichenon  ne  assegna  la  niorte  al  i5oo.  Ella  mori  invece  prima  della 
mela  di  settembre  del  i499)  come  si  vode  nel  conto  gia  citato  di  Se- 
bastiano  Ferrero  [fol.  128]  dove  si  regislrano  le  spcse  fatte  pour  la 
sepulture  et  nouvaine  de  feu  ma  tres  redoubtee  dame  madame  la  duchessc 
Volant  Lojse  la  queulle  fut  enteree  a  S.  Francois  de  genesue  la  dj- 
niancke  Xl^I  jour  du  mois  de  septembrc  Ian  mil  IIII  LXXXXIX. 

Trovo  poi  il  giorno  preciso  della  niorlc  di  Violante  che  fu  il  13  di 
detlo  mese  di  scttcmbrc  in  uno  slato  dcgli  annivcrsarii  de'  prinripi  di 
Savoia  annesso  a  lettere  patent!  d'Emauuele  Filiberto  dale  in  Kizza  il 
j.°  di  maggio  del  i56o,  colle  quali  quel  piissimo  principc,  in  confor- 
iTiita  di  cio  die  avca  ordinate  per  sue  lettere  date  a  Brussellcs  il  5  di 


3;)8  cnoKotoGiA  Ecc. 

maggio  1 554,  comauJa  A\e  i(  giorno  anniversario  della  inorte  di  cias- 
cun  principe  sc  iie  faccia  la  cominemorazione  con  soknne  sacrificio 
della  messa  secomlo  l  anlica  e  lodevolc  consueludine  in  ccchsia  sen 
ecclcsiis  locornm  tibi  nos  adesse  contigerit.  Nell"  elenco  dcqli  annivcr- 
sarii  annesso  a  delle  lettere  patenti  ,  perlanto  si  legge  obitus  domine 
Volant  uxoris  Pldlibertl  ducis  Sabaudie  gebennis  die  XII  septembrii 
anno  inillesimo  quatuorcentesimo  nonagesimo  nono. 

CARLO  III. 

La  morte  di  Carlo  III,  padre  di  Emmanuelp  Filiberlo,  era  slala  did 
Guiclienon  riferita  al  16  di  seltembre  del  i553,  dal  \'eniazza  suUa 
fede  della  vita  del  Pingone ,  opera  dello  stesso  Piiigone  al  iG  d'agosto. 
Che  questa  morle  dolorosa  e  lagriiuevole  per  gli  acridenli  da  c\\\  fa 
accoinpagnata  seguisse  prima  del  20  d'agoslo  no  fanno  induljitala  fedc 
varie  IcUere  del  marcsciallo  di  Challant  ,  del  Prior  di  Barktia  ,  c  di 
Gaspare  Vescovo  d'Asti  che  conforto  qneirinfclice  priiicipe  al  gran  pas- 
^^SS'o  >  c  '-■lis  scriveva  ad  Einmanuele  Filiberto:  che  rendendo  lo  spi- 
riin  in  sue  ultimo  parole  s'aricomando  a  Dio  taninia  sua  con  lal  bona 
disposilione  che  si  dee  sperar  esser  mancato  et  finita  la  viLa  sua  in 
gratia  di  Dio. 

Ma  il  giorno  vcro  dtlla  sua  morle  fu  il  17,  come  si  vede  neU'eleiico 
degli  anniversarii  gia  citalo  ;  obitus  Caroli  ducis  Sabaudiae  Vcrcellis 
die  XVII  augusti  anno  milles.  quingentcs.  quinquagcsimo  lertio.  In  allre 
mcmorie  di  que' tempi  da  me  vedule  ho  trovato  sempre  esser  niorlo  il 
17.  IIo  detlo  essero  stala  dolorosa  e  lagrimevole  quella  morle  non  solo 
per  essere  quel  buon  principe  spoglialo  quasi  inlcramciite  dcgli  avili 
dominii  e  coU'unico  figlio  lontano ,  ma  per  gli  accidenti  che  aceonipa- 
gnarouo  qwel  caso.  Leggesi  infatli  in  un  discorso  M.  S.  del  macs'. ro 
Duollo  sopra  le  cose  di  Monsignor  di  Brcssieu  ,  che  Carlo  il  btjonn  a 
un  ora  di  nolle  la  sera  era  disposto  e  sano  c  passeggiava  per  Ic  slrade 
di  Vorcalli  e  all'indomani  doveva  andar  a  caccia  a  Casal  Bcrlramo.  La 
notte  caddc  e  dctlc  la  testa  nel  miiro.  II  barbiere  ehe  dormiva  appresso 
spaveiiUilo  corse  a  doinandar  Monsignor  di  d'cssiou  ,  il  quale  accorse 
<;  non  mando  a  chiamare  il  Me<lico.  II  duca  mori  a  nn'  ora  dopo  )a 
raezzanolte.  Avanli  che  fosse  levato  il  corpo  dalla  camera  fu  rnbafa  la 
coperla  di  domioasco  lurchino  sopra  il  suo  letlo  ;  gli  furono  iuvolati  gli 


nr  Luici  ciDRAnio.  3nn 

orillni  dal  coUo  ,  cd  una  smeraldo  con  cssi  :  ue  al  farlo  ajirire  ,  ne 
ncU'incassiirlo  fii  prcseiite  alcuno  de'  suoi  caimirlenglii;  ue  si  fcce  alto. 
Ln  esccfuic  diiraroao  trc  gioriii  ;  c  tulla  la  cilia  vesll  a  luUo  ;  poiche 
il  popolo  c  fedele  alia  sventura   de"  Priiirijti. 

Questt;  sono  le  nuovc  rettiiicazioiii  che  iiii  lungo  studio  de'  roiili  dci 
tesoiieri  gcncrali  mi  lia  posto  in  grado  di  polcr  fare  alia  cronologia 
de'nostri  I'rincipi.  Di  mollc  allri  iinporlanli  nolizic  toUe  dagli  st<  ssi 
purissinu  fonli  s'anicchira  ,  a  Dio  piacendo  ,  la  storia  della  nioiiarchia 
di  Savoia  ,  clie   slo  preparaiido. 


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INDICE 


JTrogrammi  per  preinii  posli  a  concorso pag. 

Osservazioni  intorno  alia  discesa  ed  alia  irruzione  de'  Cimhri  in 
Italia;  del  conte  Gianfranccsco  Galleani  Napione  di  Cocco- 
nato        >'  I 

Rapporto  della  giunta  incai'icata  di  csaminare  lo  scrillo  iiiviato  al 
concorso  del  premio  proposlo  dalla  classe  con  suo  programnia 
del  29  maggio   i836 ;  steso  dal  Cav.  L.  Sauli     .     .     .     .     n        23 

Memorie  ragguardanti  alia  storia  ci\ile  del  Piemonte  nel  secolo 
XVII,  tratte  da  documenli  edili  ed  inediti,  dal  conle  Alessandro 
PiNELI.I »        33 

Congetlui'e  intorno  ad  una  statuina  di  bronzo  del  gabinello  par- 
ticolare  di  S.  M.  il  Re  Carlo  Alberto;  del  professore  Costanzo 
Gazzera »      lag 

Documenti  autentici  die  servonn  alia  storia  della  reggenza  di  Cri- 
stina  di  Francia,  duchessa  di  Savoia,  c  de'  principi  Maurizio  e 
Tommaso,  suoi  cognati,  tratti  dalle  srrillure  di  monsignor  Ga- 
sparo  Cecchinelli,  vescovo  di  Monlcfiasconc  e  Cornelo,  Kunzio 
Apostolico  alia  coi-le  di  Torino  negli  anni  i64i,  1642,  iG43 
e  iti44j  I'elazione   di  Federigo  Sclopis        n      i45 


DeU'antica  citt'i  d'l  Luni  c  (k'l  suo  sUlo  pi'escntc ,  memorie  rac- 
colte  da  Carlo  Promis  arcliilctlo,  ispeltore  dc'monumenli  d'an- 
tlclnla  lie"  RR.  Slati,  aggiuntovi  il  corpo  epigrafico  Liinense  pag.      i65 

Origine   dci   trc  illuslri   dialolli  groci  paragonata  con    quella    dcl- 

reloqiiio  illuslre  ilaliano;  doUab.  Aincdoo  Peyron     ...»      269 

loannis  Aiitonii  Arri  de  lingua  Plioenicuni »      35i 

riponologia  de'  Principi  di  Savoia  rettificala  da  Luigi  Cibrario     »      385 


^ 


v."  Si  stampi: 
Conic  ALESSANDRO  di  SALUZZO 

PRESIDEKTE    DEI.LA  REALE   ACCADEMIA    DELLE   SCIENZE. 


Il